Nuovo Testamento
Domanda biblica dal Nuovo Testamento
D: Se Gesù è l’unica via per il paradiso, perché è stato crocifisso così tanto tempo dopo l’inizio della storia? Se Egli è l’unica via, perché non è stato mandato sulla terra dopo il primo peccato per essere crocifisso per i peccati del mondo?
R: Lei pone una domanda importante, ma mi permetta di ampliarla ulteriormente. Perché Gesù fu mandato proprio in quel momento specifico, e non prima né dopo? Romani 5:6 afferma: «Infatti, al momento opportuno, [...] Cristo morì per gli empi». Tuttavia, sebbene la Bibbia non spieghi perché quello fosse il momento migliore, possiamo avanzare alcune ipotesi.
Non troppo presto: una volta qualcuno mi ha chiesto: «Perché Dio non scende semplicemente sulla terra e si mostra a tutti?». Ho risposto che se Dio scendesse in tutta la Sua gloria, verremmo distrutti. Ma Dio è Onnipotente e potrebbe scendere velando a sufficienza la Sua gloria, in modo che la Sua presenza diretta non ci distruggesse. Se scendesse in un modo tale da costringerci a credere, come potremmo allora avere fede o libero arbitrio per prendere una decisione non dettata dalla coercizione? Ma se Dio scendesse in modo tale da velare parte della Sua gloria, dando prova di chi fosse senza renderlo così ovvio da costringere tutti a credere, volenti o nolenti, quante volte dovrebbe farlo? E se lo avesse fatto una sola volta, 2.000 anni fa?
Il 90% della popolazione successiva: si stima che siano state circa 32 miliardi (+/- 6 miliardi) le persone che abbiano mai vissuto sulla terra. Oltre il 90% di loro ha vissuto dopo l’epoca di Cristo.
Equità verso coloro che sono venuti prima: Dio giudica le persone in base alla verità di cui dispongono; il peccato non viene imputato dove non c’è legge (Romani 4:15; 5:13). Pertanto, le persone che hanno vissuto prima di Cristo, come Abramo, Davide, ecc., potevano essere salvate attraverso Cristo, anche se Cristo non era ancora venuto.
Un’epoca più pacifica: l’epoca di Cristo fu un periodo di relativa pace rispetto ai tempi precedenti, caratterizzati dalle conquiste romane, e a quelli successivi, segnati dalle guerre tra Romani e Parti e dall’invasione dei barbari europei nell’Impero Romano. Se siete interessati, consultate il sito www.BibleQuery.org/History/Calamities/Wars.html per ulteriori informazioni sulle guerre di quei tempi.
Il momento ideale per l’espansione: i Romani costruirono una vasta rete stradale e, se Gesù fosse venuto prima di quel periodo, sarebbe stato molto più difficile diffondere il Vangelo in terre diverse.
Conservazione dei materiali: se fosse avvenuto molto prima, potremmo disporre di un numero molto inferiore di manoscritti a testimonianza dell’affidabilità del Nuovo Testamento. Se fosse avvenuto secoli più tardi, potremmo averne di più, ma anche così disponiamo di oltre 10.000 manoscritti e frammenti greci del Nuovo Testamento. Il più antico, tra l’altro, è il papiro John Rylands, datato tra il 110 e il 138 d.C. Ecco altri manoscritti di cui disponiamo.
110/117-125/138 d.C. | p52 (= papiro John Rylands) | Giovanni 18:31-33, retro 18:37-38 -4 versetti |
100-150 d.C. | p. 104 | Matteo 21:34-37, 43, 45(?) -5,5 versetti |
100-150 d.C. | p. 46 (=Chester Beatty II) | 70% delle lettere di Paolo e della Lettera agli Ebrei -1.680 versetti |
circa 125 d.C. | p. 87 – grafia simile a quella del p. 46. | Filemone 13-15, 24 (in parte), 25b con lacune – 4 versetti |
II secolo | Papiri di Magdalen | Mt 26,7-8, 10, 14-15, 22-23, 31-33 – 10 versetti |
100/125-150/175 d.C. | p66 (= Bodmer II) p14/15, p75 | 92% del Vangelo di Giovanni -808,5 versetti |
125-150 d.C. | p. 64, p. 67 (stesso manoscritto) | (p. 67) Mt 3,9,15; 5,20-22,25-28 -19 versetti (p. 64) Mt 26,7-8, 10, 14-15, 22-23, 31-33 |
Dall’inizio alla metà del II secolo | p. 4 – grafia simile a quella di p. 64 e p. 67 | Luca 1:58-59; 1:62-2:1,6-7, ecc. -95 versetti |
circa 170 d.C. | Unziale 0212 | Frammenti del Diatessaron: Mt 27; Mc 15; Lc 23; Gv 19 |
circa 175 d.C. | p90 | Giovanni 18:36-19:7 -12 versetti |
177 d.C. - 97% (855/878) del Vangelo di Giovanni, 70% delle Lettere di Paolo e dell’Epistola agli Ebrei (persecuzione di Aurelio) | ||
Utilizzando esclusivamente i manoscritti che ancora possediamo, redatti prima della persecuzione di Marco Aurelio nel 177 d.C., disponiamo del 97% del Vangelo di Giovanni (855/878 versetti) e del 70% delle Lettere di Paolo e della Lettera agli Ebrei.
La Storia ecclesiastica di Eusebio (318 d.C.), libro 1, cap. 2, pag. 84, fornisce una risposta diversa ma complementare. Egli afferma semplicemente che il Vangelo non era stato predicato prima perché l’umanità peccatrice non era ancora pronta per accoglierlo. Padri niceni e post-niceni, seconda serie, vol. 1, pag. 84
Una questione correlata riguarda il fatto che, anche per le persone vissute dopo Gesù, se sono morte prima di aver ascoltato il Vangelo, per loro è come se avessero vissuto prima di Gesù. Che ne è di loro? Per ulteriori approfondimenti al riguardo, si veda www.BibleQuery.org/Doctrine/NeverHeardTheGospel/WhatAboutThoseWhoDiedBeforeHearingTheGospel.html.
D: Come potrebbe Dio morire?
R: Gesù era pienamente umano e pienamente divino. Gesù si è incarnato per adempiere alla Sua missione di morire per i nostri peccati. L’umanità di Gesù è stata messa a morte sulla croce. Molte cose possono essere spiegate ricorrendo ad analogie con la natura, ma non esiste alcun analogo naturale all’incarnazione, quando Dio è venuto sulla terra per vivere come uomo.
Storicamente, a questa obiezione, sollevata dai pagani, fu data risposta nell’opera di Arnobio *Contro i pagani* (297-303 d.C.), libro I, cap. 60, pagg. 430-431.
D: Ho dato una rapida occhiata al Suo articolo intitolato «Gesù è Dio». Devo ammettere di non aver trovato nulla che contraddicesse il chiaro, ripetuto e formale insegnamento messianico e apostolico secondo cui Gesù è ontologicamente un uomo –
Giovanni 8:40 ma ora voi cercate di uccidermi, un uomo [ἄνθρωπος] che vi ha detto la verità che ho udito da Dio.
Atti 2:22, 23 «Uomini [Άνδρες] d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret, un uomo [ἄνδρα], a voi attestato da Dio con opere potenti, prodigi e segni che Dio compì per mezzo di lui in mezzo a voi, come voi stessi sapete — 23 questo Gesù, consegnato secondo il piano prestabilito e la prescienza di Dio, voi lo avete crocifisso e ucciso per mano di uomini senza legge»
1 Cor 15:21 Infatti, come per mezzo [δι’] di un uomo [ἄνθρωπος] è venuta la morte, così per mezzo [δι’] di un uomo [ἄνθρωπος] è venuta anche la risurrezione dei morti.
1 Timoteo 2:5 Poiché c’è un solo Dio e c’è un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo [ἄνθρωπος] Cristo Gesù,
Ho una domanda che, a mio avviso, può arrivare al cuore della questione:
Gesù può agire pienamente e in modo indipendente SENZA una divinità incarnata (proprio come facciamo io, lei e tutti gli uomini)?
R: La Bibbia non lo afferma esplicitamente, ma esistono alcuni concetti teologici generali che guidano il nostro ragionamento.
Gesù non era per metà uomo e per metà Dio. Piuttosto, era al 100% Dio e al 100% uomo. Colossesi 1:19 indica che Gesù possedeva la «pienezza» della divinità. Ebrei 4:15 insegna che Gesù era un uomo che poteva essere tentato in ogni modo e che possedeva tutto ciò che possediamo noi, tranne il peccato.
D’altra parte, non esistono due Gesù: uno umano e uno divino. C’è un solo Gesù.
Per quanto riguarda tutti i dettagli su come ciò sia avvenuto, Dio non ce li ha rivelati; questo fa parte del mistero dell’Incarnazione.
D: Chi ha ucciso esattamente Gesù?
R: Per quanto riguarda chi abbia ucciso Gesù, vi sono due risposte.
1. Alcuni soldati romani al servizio di Ponzio Pilato uccisero Gesù. Ora, in ogni gruppo etnico ci sono persone buone e persone cattive, e il semplice fatto che un governatore italiano abbia ordinato la morte di Gesù non costituisce una scusa per nutrire odio nei confronti degli italiani. Inoltre, un sommo sacerdote ebreo malvagio (insediato dai Romani) fece arrestare Gesù e lo condusse davanti al Sinedrio. Fu il Sinedrio a consegnarlo ai Romani. A proposito, Paolo, Pietro, Giovanni, Matteo, Giuda e Giacomo erano tutti ebrei. Affermare che un particolare piccolo gruppo di ebrei fosse malvagio non è più antisemita di quanto lo sia dire che Hitler e i suoi scagnozzi fossero malvagi e che ciò sia antitedesco. (Sarò il primo ad affermare che l’intero nazismo fu uno strumento estremamente malvagio di Satana, e io sono in parte tedesco. Vorrei tuttavia sottolineare anche che molti tedeschi-americani si arruolarono nell’esercito e combatterono contro Hitler.) Allo stesso modo, alcuni ebrei erano malvagi, ma altri, come Pietro e Paolo, erano buoni. Persino alcuni ebrei che non divennero cristiani, come Giuseppe Flavio, nutrivano comunque rispetto per Gesù e per il suo fratellastro Giacomo.
2. L’altra risposta, altrettanto importante, è che voi, io e tutti gli altri abbiamo ucciso Gesù. Gesù sapeva cosa stava accadendo e avrebbe potuto darsi alla fuga dal Giardino del Getsemani. Nessuno avrebbe ucciso Gesù, poiché Egli avrebbe potuto facilmente fuggire e scomparire. Ma Gesù scelse deliberatamente di restare e di morire in modo orribile su quella croce come sacrificio per i nostri peccati. Quindi, se volete incolpare qualcuno per quella morte crudele e ingiusta che ci ha donato il meraviglioso dono della vita eterna, incolpate Gesù!
«Fissiamo lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta dinanzi, sopportò la croce, disprezzandone l’ignominia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.» (Ebrei 12:2 BSB)
D: Quando si è iniziato a datare gli eventi in base all’anno in cui si suppone che Gesù sia nato?
R: In precedenza, in genere si datavano gli eventi in base all’anno di regno di un re. Altri facevano risalire le date al presunto anno della creazione di Adamo, il 1° settembre 5509 a.C.
La guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 786, afferma che ai tempi di Gesù i Romani contavano gli anni in termini di «A.U.C.», ovvero anni dalla fondazione della città [di Roma]. Roma fu fondata nel 753 a.C. A pag. 787 Asimov afferma che si riteneva erroneamente che Cristo fosse nato nell’anno 1 d.C., secondo il monaco-astronomo scita Dionigi l’Esiguo di Roma, morto intorno al 544 d.C. Il volume *Manoscritti della Bibbia greca*, a pag. 49, afferma che la datazione a partire dalla nascita di Cristo fu introdotta da Ippolito nel III secolo. Tale sistema non fu universalmente accettato, poiché alcuni scribi bizantini non lo adottarono fino al XIV secolo. Inoltre, nella Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 46, pag. 178, sebbene non si tratti di un sistema di datazione ufficiale, si menziona che Gesù nacque 150 anni fa.
D: Nel Nuovo Testamento, da dove derivano i termini «Antico e Nuovo Testamento»?
R: A quanto pare, Tertulliano fu il primo a coniare questi termini, in latino, nel 207 d.C. nella sua opera *Contro Marcion*, libro IV, capitolo 6.
D: Come posso difendere questa affermazione: i Vangeli contengono una parte di verità, tuttavia gli scribi del II secolo aggiunsero inserti per creare un Gesù che i cristiani del I secolo non avevano mai conosciuto. In altre parole, la risurrezione fisica e l’idea di Gesù come “Figlio di Dio” furono aggiunte in un secondo momento, ben lontano dagli eventi che ebbero luogo.
R: Permettetemi innanzitutto di riformulare la vostra domanda, per poi rispondervi. Gli scettici affermano spesso che gli autori non abbiano scritto ciò che hanno scritto, anche quando non vi è alcun fondamento per sostenerlo. Quindi, come potrebbe una persona obiettiva sapere se l’espressione «Figlio di Dio» fosse o meno nota ai cristiani del I secolo?
a) Innanzitutto, occorre rendersi conto che l’onere della prova spetta a coloro che mettono in dubbio l’autenticità del testo. Se non sono in grado di fornire alcuna prova, allora possiamo fermarci qui.
b) In secondo luogo, dovrebbero aggiungere l’espressione «Figlio di Dio» in molti punti, poiché è comune nel Nuovo Testamento. Oltre a Mc 1,1, essa ricorre in questi passaggi solo nei Vangeli, nell’Apocalisse e nelle lettere non paoline.
Mt 3,17; 17,5; Mc 1,11; Lc 9,35; 2 Pt 1,17 (Il Padre dice: «Questo è il mio Figlio prediletto»)
Mt 4,3.6; 8,29; 14,33; 16,16; 26,63; 27,40.43.54
Mc 3,11; 5,7; 15,39
Lc 1,32.35; 4,3.9.41; 8,28; 22,70
Gv 1,18, 34, 49; 3,16, 17, 18, 35; 5,23 (implicito); 5,25; 6,69; 9,35; 10,36; 11,4, 27; 17,1 (implicito); 19,7; 20,31; 1 Gv 1,3.7; 2,22.23 (implicito); 3,8.23; 4,9.10.14.15; 5,5.9.10 (2 volte), 11.12.13 (2 volte), 20; 2 Gv 3.9; Ap 2,18.
c) Tuttavia, non dobbiamo fermarci qui. Quali prove potremmo avere a sostegno del fatto che i cristiani credessero che Gesù fosse il Figlio di Dio, dal momento che non disponiamo di copie della Bibbia fino al 117 d.C.? Abbiamo gli scrittori della Chiesa primitiva.
«Ma riguardo al Suo Figlio il Signore disse così: “Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato”». 1 Clemente, cap. 36, p. 15. Clemente di Roma scrisse tra il 96 e il 98 d.C.; siamo certi della data. Il I secolo terminò alla fine del 100 d.C., quindi ciò confuta tale affermazione.
Riferimento a «Suo Figlio, secondo il rapporto/l’economia che sussiste tra loro». Mathetes a Diogneto, cap. 8, pag. 28 (circa 130-200 d.C.)
«Ha dato il proprio Figlio come riscatto per noi…» Mathetes a Diogneto, cap. 8, pag. 28 (circa 130-200 d.C.)
«Colui che, essendo eterno, è oggi chiamato/considerato il Figlio» Mathetes a Diogneto, cap. 11, p. 29
«per mezzo del Suo Figlio unigenito Gesù Cristo» Il Martirio di Policarpo, cap. 20, pag. 43
«Gesù Cristo… essendo al tempo stesso Figlio dell’uomo e Figlio di Dio». Lettera di Ignazio agli Efesini, cap. 20, pag. 58 (Non sappiamo quando Ignazio, discepolo dell’apostolo Giovanni, abbia scritto questo testo, ma morì nel 107 o nel 116 d.C.)
Gesù dichiarò di essere il Figlio di Dio. Epistola di Barnaba, cap. 7, pag. 141 (70-130 d.C. circa). Si vedano anche il cap. 5, pagg. 139 e 140, e il cap. 12, pag. 145
«Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, e Gesù Cristo stesso, che è il Figlio di Dio, …» Lettera di Policarpo ai Filippesi, capitolo 12, pag. 35. Non sappiamo quando Policarpo abbia scritto questo testo, ma egli subì il martirio nel 155 d.C. Ireneo, che scrisse tra il 182 e il 188 d.C., menziona la Lettera di Policarpo ai Filippesi nel suo libro *Contro le eresie*, libro 3, cap. 3.4, pag. 416.
«Cristo, che era chiamato Figlio di Dio prima dei secoli, … affinché potesse purificarci mediante il Suo sangue, … presentandoci come figli puri al Suo Padre». Ireneo di Lione (182-188 d.C.) nel Frammento 39, pag. 575
Credevano che Gesù fosse Dio?
La vera questione qui è se i primi cristiani considerassero o meno Gesù come Dio. Ecco alcune prove che lo dimostrano:
Ignazio (morto nel 107 o 116 d.C.) parlava spesso di Cristo come di Dio. Ad esempio, nel capitolo 1 della sua lettera agli Efesini scrisse del «sangue di Dio».
Mathetes a Diogneto (circa 130-200 d.C.), un discepolo degli apostoli, nel capitolo 7 della sua opera *Mathetes a Diogneto* scrisse di Cristo inviato come Re, Dio, uomo e salvatore.
Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.)
«Il Verbo della Saggezza, che è Egli stesso questo Dio generato dal Padre di tutte le cose, …» Dialogo con Trifone, cap. 61. Si vedano i capitoli 55, 56, 59, 62-64, 66, 74-78.
Melito di Sardi (morto nel 180 d.C.) affermò, a proposito della crocifissione, che «Dio è stato ucciso».
Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.): «Poiché la stessa Scrittura divina ci insegna che Adamo disse di aver udito la voce. Ma cos’altro è questa voce se non il Verbo di Dio, che è anche Suo Figlio?». Lettera ad Autolico, libro 2, cap. 22.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) scrisse in *Ireneo contro le eresie*, libro 3, cap. 19.2, p. 449: «Gesù è Egli stesso, a pieno titolo, [...] Dio e Signore, [...]».
Persino i nemici del cristianesimo testimoniano che i cristiani adoravano Gesù come Dio.
Plinio il Giovane (governatore e persecutore dei cristiani nel 112 d.C., scrivendo all’imperatore Traiano): «Essi [i cristiani] erano soliti riunirsi in un determinato giorno prestabilito prima dell’alba, quando cantavano a versi alternati un inno a Cristo, come a un dio, e si impegnavano con un solenne giuramento a non compiere alcuna azione malvagia…»
Luciano (satirico del II secolo): «I cristiani, come sapete, adorano ancora oggi un uomo — l’illustre personaggio che introdusse i loro nuovi riti e che per questo motivo fu crocifisso… Vedete, queste creature fuorviate…» (La morte di Peregrino 11)
Ciò è significativo, poiché un’indagine ufficiale romana afferma che i cristiani adoravano Cristo come Dio già nel 112 d.C.
D: «In breve, con il passare del tempo, la concezione apocalittica della resurrezione del corpo si trasforma nella dottrina dell’immortalità dell’anima. Ciò che emerge è la fede nel paradiso e nell’inferno, una fede che non si ritrova negli insegnamenti di Gesù o di Paolo, ma che fu inventata in epoche successive dai cristiani che si resero conto che il regno di Dio non sarebbe mai giunto su questa terra. Questa fede divenne un insegnamento cristiano standard, nei secoli dei secoli.» *Jesus, Interrupted*, p. 266
A: Ho riletto i passaggi relativi a questa citazione per assicurarmi di aver compreso correttamente che Ehrman ritiene che i primi cristiani non credessero né nel paradiso né nell’inferno. Non è del tutto chiaro se Ehrman stia anche affermando che i cristiani successivi abbiano inventato anche l’immortalità dell’anima, ma, in ogni caso, egli sostiene che tali concetti fossero sconosciuti a Gesù, a Paolo o, presumibilmente, ai primi cristiani.
Forse non avrei dovuto, ma sono rimasto scioccato dall’apparente ignoranza di ciò che ha affermato questo presunto esperto del Nuovo Testamento. Parliamo innanzitutto dell’immortalità dell’anima. Molto tempo prima dell’epoca di Mosè, gli egizi imbalsamavano i propri cadaveri trasformandoli in mummie, poiché credevano nell’immortalità dell’anima. Gli antichi Sumeri, nel loro mito di Inanna e Dumuzi, manifestavano una credenza consolidata nell’immortalità dell’anima. Anche il poema sumero di Dilmun, risalente al 2400 a.C., menziona un luogo in cui dimoravano gli dei, chiamato Dilmun, dove vivevano gli dei e Ziusudra, un essere umano che aveva raggiunto l’immortalità. Molti scritti ebraici precedenti a Gesù, tra cui 2 Maccabei 12,44 e 1 Enoch, parlano dei morti come esseri coscienti. Nell’Antico Testamento, in Isaia 53,8-9, il servo sofferente fu separato dai viventi e «gli fu assegnata una tomba tra gli empi», eppure in 53,10 si legge: «Egli vedrà la sua discendenza, prolungherà i suoi giorni». Persino la Prima Lettera ai Corinzi, un libro che Ehrman riconosce come opera di Paolo, dedica un intero capitolo alla risurrezione dei morti (capitolo 15). Paolo tratta inoltre della nostra immortalità in 2 Corinzi 5,1-8. Persino gli gnostici, tanto cari a Ehrman, credevano in un aldilà trascendente e immateriale per le persone spirituali.
Per quanto riguarda il paradiso e l’inferno, i Greci e i Romani avevano i Campi Elisi per i beati e il Tartaro per i maledetti. Gli scritti ebraici precedenti a Cristo, come 1 Enoch, parlano di due compartimenti dello Sheol (la tomba): la prigione per i malvagi e il paradiso per i giusti. Gesù nei Vangeli, in realtà, parlò dell’Inferno più che del Paradiso. È interessante notare che Gesù utilizzi il termine noto di «paradiso» nel colloquio con il ladrone sulla croce. 1 Pietro 3,19 menziona gli spiriti in prigione.
In sintesi, molti pagani credevano nell’immortalità dell’anima e in una forma di Paradiso e Inferno. Gli ebrei prima di Cristo credevano in una prigione e in un paradiso. Le prime lettere di Paolo insegnavano l’immortalità, il Paradiso e l’Inferno. Persino gli gnostici credevano in un aldilà immateriale per se stessi. Eppure, incredibilmente, Ehrman sostiene che l’immortalità dell’anima e un Paradiso e un Inferno immateriali siano «invenzioni successive» dei cristiani.
D: Oltre ai manoscritti biblici, quali prove esistono del fatto che i primi cristiani credessero che Gesù fosse morto come riscatto per i nostri peccati?
R: Sebbene l’onere della prova spetti a coloro che sostengono l’esistenza di alterazioni, affinché forniscano prove a sostegno della loro accusa, ecco alcune testimonianze tratte dagli scrittori cristiani primitivi che dimostrano come i primi cristiani credessero che Gesù fosse morto come riscatto per espiare i nostri peccati.
«Quanto è prezioso per Dio quel sangue [di Gesù], che, essendo stato versato per la nostra salvezza, ha posto la grazia del pentimento davanti al mondo intero». 1 Clemente, cap. 7, p. 7 (96-98 d.C.)
«Ha dato il proprio Figlio come riscatto per noi…» Mathetes a Diogneto, cap. 8, p. 28 (circa 130-200 d.C.)
«…Signore Gesù Cristo, che per i nostri peccati ha sofferto fino alla morte, [ma] “il quale Dio ha risuscitato dai morti, sciogliendo i legami della tomba”». Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 1, pag. 33 (Policarpo fu martirizzato intorno al 155 d.C.)
Si veda www.BibleQuery.org/History/ChurchHistory/WhatEarlyChristiansTaughtOnDoctrine.html (o .docx) per le citazioni anteriori al 325 d.C. di Melito di Sardi (170-180 d.C.), Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.), Tertulliano (198-220 d.C.), Ippolito (225-235/6 d.C.), Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) e Atanasio (318 d.C.). Esistono inoltre altre citazioni relative a Gesù che soffre per noi e muore per noi.
D: Oltre ai manoscritti biblici, quali prove esistono del fatto che i primi cristiani credessero che Gesù fosse risorto dai morti?
R: Spetta a coloro che ritengono che si tratti di aggiunte alla Bibbia l’onere di dimostrare, fornendo prove concrete, che tali testi siano stati inseriti in un secondo momento. Tuttavia, ecco alcune testimonianze degli scrittori cristiani primitivi che dimostrano come i primi cristiani credessero che Gesù fosse risorto dai morti.
«Consideriamo, diletti, come il Signore ci dimostri continuamente che ci sarà una futura risurrezione, di cui Egli ha reso il Signore Gesù Cristo il primo frutto risuscitandolo dai morti». 1 Clemente, cap. 24, p. 11 (96-98 d.C.)
Gesù è risorto dai morti. Lettera di Barnaba, cap. 15, pag. 147 (70-130 d.C. circa)
«…il Signore Gesù Cristo, che per i nostri peccati ha sofferto fino alla morte, [ma] “il quale Dio ha risuscitato dai morti, sciogliendo i legami della tomba”». Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 1, pag. 33 (Policarpo fu martirizzato intorno al 155 d.C.)
«Gesù Cristo, … nella Sua sofferenza e nella Sua risurrezione». Lettera di Ignazio agli Efesini, cap. 20, pag. 57
La nascita, la passione e la risurrezione di Gesù. Lettera di Ignazio ai Magnesi, cap. 11, p. 64
Ireneo, Contro le eresie 5,7,1. (182-188 d.C.) «Allo stesso modo, quindi, come Cristo risuscitò nella sostanza della carne e mostrò ai Suoi discepoli i segni dei chiodi e l’apertura nel Suo costato (poiché questi sono i segni di quella carne che risuscitò dai morti), così “anche Lui”, si dice, “ci risusciterà con la Sua stessa potenza”.»
D: Alcuni critici liberali ritengono che, mentre sette delle lettere di Paolo siano state scritte dallo stesso autore (Rom, 1 e 2 Cor, Gal, Fil, 1 Tess, Filem), altre sette siano opera di autori diversi (Ef, Col, 2 Tess, 1 e 2 Tim, Tt ed Eb). Naturalmente la Lettera agli Ebrei non afferma di essere stata scritta da Paolo.
R: Essi adducono quattro ragioni a sostegno di tali affermazioni. Nessuna di queste ragioni, tuttavia, regge.
Lunghezza delle frasi estese (Ef e Col): il testo greco originale del Nuovo Testamento non presentava segni di punteggiatura, pertanto è problematico stimarne la lunghezza. Ma supponendo che gli studiosi non nutrano alcun dubbio, Efesini 1:3-6, 1:7-10, 1:11-12 e 13-14 non costituiscono un’unica frase, bensì quattro frasi distinte, secondo quanto riportato da Aland et al. in *The Greek New Testament*, 4ª edizione riveduta (1998). Lo stesso afferma il *Novum Testamentum Graece* di Nestle-Aland (1993). Ehrman non ha mai indicato la fonte sulla base della quale ha affermato con certezza che si trattasse di una sola frase. Tuttavia, 23 anni prima, nella terza edizione del 1975 del *The Greek New Testament* di Aland et al., tali passaggi erano riportati come un’unica frase; presumo quindi che Ehrman stesse utilizzando una versione molto più vecchia e ormai superata. Tuttavia, anche in questo caso, il greco originale era privo di punteggiatura; pertanto, basare un’argomentazione su dove, secondo l’opinione degli studiosi della fine del XX secolo – prima che cambiassero idea – dovessero essere inseriti i punti, costituisce, nella migliore delle ipotesi, un’argomentazione poco solida.
Lunghezza media delle frasi (Ef e Col): secondo il modo in cui gli studiosi moderni cercano di suddividere le frasi, la lunghezza media delle frasi in Efesini e Colossesi (rispettivamente 37,3 e 35,2 parole) è superiore alla lunghezza media delle frasi in altri libri (25,8, 23,4, 26,0, 21,7, 26,7, 29, 31,7, 22,7, 23,2, 24,2 e 25,8) delle altre lettere di Paolo, in ordine. Tuttavia, la lunghezza media delle frasi è rispettivamente di 35,8, 35,6 e 32 parole in Romani 1-5, 1 Corinzi 1 e 2 Corinzi 6-10. Pertanto, vi è poca differenza tra i libri più brevi ma profondi di Efesini e Colossesi e Romani 1-5, 1 Corinzi 1 e 2 Corinzi 6-10.
Parole diverse (2 Tessalonicesi, 1 e 2 Timoteo, Tito): Si potrebbero esaminare i miei scritti sui manoscritti del Nuovo Testamento, sulle pratiche di culto e sul rapporto con Dio, e utilizzare lo stesso metodo per concludere che io fossi tre persone diverse. Le persone usano parole diverse quando trattano argomenti diversi. Solo quando esistono varie scelte lessicali per la stessa cosa, e si preferiscono scelte lessicali diverse, ciò potrebbe essere significativo. Ad esempio, nelle lettere precedenti indirizzate a intere comunità vengono menzionati più nomi. Quindi, i nomi dovrebbero essere esclusi dal conteggio? Nelle lettere pastorali Paolo parla della madre e della nonna di Timoteo, e di Timoteo e Tito che nominano anziani e diaconi; pertanto, tali discussioni dovrebbero essere escluse? Dopo che la persecuzione era andata avanti per un certo periodo, Paolo parla maggiormente della cura delle vedove nelle lettere pastorali rispetto alle lettere precedenti. Quindi, questo aspetto dovrebbe essere escluso? – e così via.
Descrizione della fede: È stato affermato che nelle lettere precedenti di Paolo la fede significhi l’accettazione fiduciosa della morte di Cristo, mentre nelle lettere successive indichi un insieme di credenze e idee dogmatiche. In realtà, essa significa entrambe le cose in entrambe le serie di lettere. Significa un insieme di credenze e idee in Gal 1,23; Ef 4,5; Ef 4,13
Significa accettazione della morte di Cristo in 2 Timoteo 1,5; 2 Timoteo 3,15; Tito 3,15
La fede intesa come credenze dottrinali nelle prime lettere di Paolo
Gal 1,23: «Avevano solo sentito dire: “L’uomo che un tempo ci perseguitava ora predica la fede che un tempo cercava di distruggere”».
Ef 4,5 «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo»
Ef 4,13 «finché tutti giungiamo all’unità nella fede e nella conoscenza del Figlio di Dio, raggiungendo la piena maturità della statura di Cristo».
La fede intesa come accettazione fiduciosa nelle lettere successive di Paolo
2 Tim 1,5 «Mi viene in mente la vostra fede sincera, che abitava prima nella vostra nonna Lois e nella vostra madre Eunice, e sono convinto che sia anche in voi».
2 Timoteo 3:15 «che sono in grado di renderla saggia per la salvezza mediante la fede in Cristo Gesù».
Tito 3:15 «Salutate coloro che ci amano nella fede».
La fede può essere intesa in uno o entrambi i modi
1 Cor 15,1-2.14.17 «Ora, fratelli, voglio ricordarvi il Vangelo che vi ho predicato, che avete ricevuto e nel quale rimanete saldi. Per mezzo di questo Vangelo siete salvati, se rimanete saldi nella parola che vi ho predicato. Altrimenti, avete creduto invano. (14) E se Cristo non è risorto, la nostra predicazione è vana, e vana è anche la vostra fede. In tal caso, risultiamo anche falsi testimoni riguardo a Dio. Infatti abbiamo testimoniato riguardo a Dio che Egli ha risuscitato Cristo dai morti. … (17) E se Cristo non è risorto, la vostra fede è vana...» (Ciò sottolinea le dottrine della risurrezione di Cristo così come della sua morte.)
Gal 3:7 «coloro che hanno fede»
Gal 3:12 «la legge non è basata sulla fede»
Gal 3,23 «prima che venisse la fede»
Ef 1:15 «avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù»
Ef 2:8 «per grazia siete stati salvati mediante la fede»
2 Tim 2:18 «si sono allontanati dalla verità. […] minano la fede di alcuni»
Tito 1:4 «figlio nella nostra comune fede»
Pertanto, l’autore non ha cercato di dimostrare alcuna base per separare le lettere di Paolo, se non quella di fare appello agli studiosi critici, i quali non sono riusciti a dimostrare alcuna base per una differenza. Tuttavia, non sarebbe sufficiente dimostrare che esistono delle differenze; occorrerebbe piuttosto dimostrare che tali differenze vanno oltre quanto ci si aspetterebbe, tenuto conto di un pubblico diverso, di argomenti diversi e di un periodo successivo nella vita di Paolo.
D: In cosa consiste la critica biblica dei Vangeli? Che cosa si intende per critica testuale? Qual è la differenza tra critica superiore e critica inferiore? Quali di queste forme sono attualmente accettate?
R: Esistono due forme di critica testuale: la cosiddetta critica inferiore e quella superiore. Vedremo innanzitutto in che modo esse si rapportano al cristianesimo e alla Bibbia, per poi applicare gli stessi concetti all’Islam e al Corano.
La critica testuale «bassa» della Bibbia riconosce l’esistenza di varianti manoscritte nelle Scritture e cerca di individuare quella più accurata, poiché non disponiamo degli originali. Siamo abbastanza certi del 97% di ogni parola del Nuovo Testamento, e la maggior parte delle restanti sono differenze insignificanti di una o due parole che non alterano il significato. È possibile consultare le incertezze presenti nei manoscritti del Nuovo Testamento all’indirizzo www.biblequery.org. Cercate le «Domande e risposte» relative a ciascun libro; in fondo alla pagina troverete un link alle variazioni tra i manoscritti. Ad esempio, le varianti nel Vangelo secondo Matteo sono disponibili all’indirizzo www.biblequery.org/Matthew Manuscripts.html (o .doc).
La critica testuale superiore della Bibbia è destinata agli scettici che mettono in discussione quali libri o parti debbano essere inclusi nelle Scritture. I cristiani affrontano le varianti delle Scritture in modo diverso dai musulmani, poiché per i cristiani è il significato ad essere importante, non le singole parole. Per i musulmani, invece, sono le singole parole e le consonanti ad avere importanza.
Anche il mondo musulmano conosce la critica testuale inferiore e quella superiore.
La critica testuale inferiore del Corano si interroga sul fatto che la recita di Warsh o quella di Hafs siano le più vicine all’arabo originariamente parlato. Ecco in che consiste la «critica testuale inferiore» per il Corano. Nello Yemen sono state scoperte oltre 15.000 pagine di antichi testi coranici. Secondo un articolo apparso sull’Atlantic Monthly del gennaio 1999 (pagg. 43-56): «Alcune delle pagine di pergamena del tesoro yemenita sembravano risalire al VII e all’VIII secolo d.C., ovvero ai primi due secoli dell’Islam: si trattava, in altre parole, di frammenti di quelli che potrebbero essere i Corani più antichi esistenti. Inoltre, alcuni di questi frammenti rivelavano piccole ma intriganti discrepanze rispetto al testo coranico standard. Tali discrepanze, sebbene non sorprendenti per gli storici del testo, sono in preoccupante contrasto con la credenza musulmana ortodossa secondo cui il Corano, così come ci è pervenuto oggi, è semplicemente la Parola di Dio perfetta, eterna e immutabile». È possibile osservare alcune di queste differenze all’indirizzo www.QuranText.org
Critica testuale superiore del Corano: ecco due esempi ricorrenti, più uno particolarmente significativo.
‘Ubai bin Ka’b, uno dei segretari di Maometto, possiede sure aggiuntive e omette circa 12 sure presenti nell’odierno Corano (The Fihrist, p. 61, note 43-48). Anche Abu Musa, di Bassora, possedeva un testo identico a quello di ‘Ubai (Suyuti, Itqan I, p. 65; Ibn Abi Dawud, Masahif, pp. 180-181; cfr. anche Noeldeke, Geschichte des Quran’s, pp. 33-38).
La sura 114 è assente nella versione di Ibn Mas’ud (The Fihrist, p. 57). Ibn Mas’ud era segretario personale di Maometto. Maometto disse ad altre persone di imparare il Corano da Ibn Mas’ud e da altri tre (Bukhari, vol. 6, n. 521). L’omissione delle sure 113 e 114 non fu casuale. Si narra che Ibn Mas’ud abbia affermato: «Le due sure amuleto [113, 114] non appartengono al Libro di Dio!» [www.answering-islam.org/Quran/Text/distortion.html]
Quelli che i musulmani chiamano «versetti satanici» si trovano nella sura 53. Secondo le seguenti fonti, Maometto recitava originariamente la sura 53:19-20 come segue: «Avete visto Lat, e ‘Uzza, e un’altra, la terza (dea), Manat? Queste sono le esaltate gru (intermediarie) La cui intercessione è da sperare.» (originale) contro «Avete visto Lat, e ‘Uzza, E un’altra, la terza (dea), Manat? Che cosa! Per voi il sesso maschile, E per lui, quello femminile? Ecco, ciò sarebbe davvero una divisione Molto ingiusta.»
Ecco alcuni scrittori musulmani del passato che hanno documentato questo fatto.
Al-Wahidi/Wakidi (morto nel 207/823 d.C.) scrisse *Asbab al-Nozul*.
Ibn Sa’ad/Sa’d (morto nel 230/845 d.C.) era a conoscenza dell’opera di al-Wahidi, ma egli stesso era un biografo che scrisse il Kitab al-Tabaqat al-Kabir, un’opera in 15 volumi.
Ibn Isaq/Ishaq (morto nel 145/767 o nel 151/773 d.C.) era un sunnita shafi’ita che in seguito fondò una propria scuola, di breve durata. Scrisse il *Sirat Rasullallah* (La vita del Profeta di Allah).
Ibn Jarir al-Tabari (morto nel 923 d.C.) era un sunnita shafiita che scrisse una Storia islamica del mondo in 38 volumi fino al 915 d.C. È stato definito «lo sceicco dei commentatori». Egli scrive nel volume 6, pagg. 108-110:
Abu Ma’shar del Khorasan (787-885 d.C.)
Ibn Abi Hatim
Ibn al-Mundhir
Ibn Hajar di Asqalaan (773-852 A.H.)
Ibn Mardauyah
Musa ibn ‘Uqba
Il famoso commentario di Zamakhshari sulla Sura 22:52. (1070-1143 d.C.)
I primi sei sono tratti da *Il Libro delle Classi Principali*, tradotto da S. Moinul ‘Haq.
D: Perché la critica biblica era [presumibilmente] assente nella Chiesa primitiva? Oppure esistevano questioni e problemi critici, simili a quelli che riscontriamo nell’epoca moderna, ma all’epoca rivestivano un’importanza marginale?
R: Non era così. Ciò servirà sia a rispondere a tale domanda sia a confrontarla con la situazione nell’Islam. Per rispondere alla domanda occorre considerare tre aspetti: l’attenzione dei primi cristiani per il contenuto delle Scritture, la loro preoccupazione per l’accuratezza delle Scritture e quali fossero alcune questioni critiche di rilievo diverse da quelle che abbiamo oggi.
1. Contenuto delle Scritture: i cristiani acquisirono una profonda consapevolezza dell’importanza del contenuto delle Scritture quando l’eretico Marcione iniziò a diffondere la propria Bibbia. Marcione morì intorno al 170 d.C. Ecco come la pensava Tertulliano al riguardo. Si noti che una «spugna» veniva utilizzata, proprio come la nostra gomma moderna, per rimuovere l’inchiostro.
Tertulliano (205 d.C.) «Poiché, attraverso la figura della permanenza di un patto umano, egli difendeva il testamento divino. “Le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua discendenza. Egli non disse: “alle discendenze”, come se fossero molte; ma, come se fosse una sola: “alla tua discendenza”, che è Cristo”. Vergogna alla spugna di Marcione! Ma in verità è superfluo soffermarsi su ciò che egli ha cancellato». Cinque libri contro Marcion, libro 5, cap. 4, p. 435
2. Trasmissione delle Scritture. Anche i cristiani erano preoccupati per l’accuratezza delle Scritture. Ne avevano motivo, poiché i non credenti potevano (e lo fecero) falsificare alcune cose. Ecco alcuni esempi.
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) afferma che gli ebrei citarono erroneamente il Salmo 96 perché omisero la frase «dal bosco». In realtà, è Giustino a sbagliare in questo caso, e il testo masoretico ebraico non contiene «dal bosco». *Dialogo con Trifone, un ebreo*, cap. 73, pag. 235
Giustino il Martire (138-165 d.C. circa) «Amici miei, ora mi riferisco alle Scritture così come le hanno interpretate i Settanta; poiché quando in precedenza le ho citate nella versione in vostro possesso, vi ho messo alla prova [per accertare] quale fosse il vostro atteggiamento». *Dialogo con Trifone, un ebreo*, cap. 87, p. 268
Ireneo di Lione (182-188 d.C.): «Questa interpretazione [dei Settanta] delle Scritture fu redatta prima della discesa del Signore [sulla terra] e vide la luce prima della comparsa dei cristiani — poiché il Signore nacque intorno al quarantunesimo anno del regno di Augusto; ma Tolomeo visse molto prima, sotto il cui regno le Scritture furono interpretate; —[poiché le cose stanno così, io dico,] in verità si dimostra che questi uomini sono sfacciati e presuntuosi, i quali ora manifestano il desiderio di realizzare traduzioni diverse, mentre noi li confutiamo sulla base di queste Scritture e li costringiamo a credere nell’avvento del Figlio di Dio». Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 21.3, p. 452
Gaio (190-217 d.C.) afferma che gli eretici falsificarono sfacciatamente le Scritture. cap. 3, p. 602 «Ma quanto a quegli uomini che abusano delle arti dei miscredenti per affermare la propria dottrina eretica e, con l’astuzia degli empi, adulterano la fede semplice delle divine Scritture, che bisogno c’è di dire che costoro non sono vicini alla fede? È per questo motivo che hanno osato mettere le mani sulle Sacre Scritture, sostenendo di averle corrette. E che io non affermi ciò a loro sfavore falsamente, chiunque lo desideri può verificarlo. Infatti, se qualcuno decidesse di raccogliere e confrontare tutte le loro copie, troverebbe molte discrepanze tra di esse. Le copie di Asclepiade, ad ogni modo, risulteranno in contrasto con quelle di Teodoto. E tali copie sono numerose, poiché i loro discepoli si sono dimostrati molto zelanti nell’inserire le cosiddette «correzioni», ovvero le alterazioni apportate da ciascuno di loro. Inoltre, le copie di Ermofilo non concordano con queste; quanto a quelle di Apollonio, non sono coerenti nemmeno tra loro. Infatti, se si confrontano quelle da loro redatte in precedenza con quelle che sono state successivamente alterate con uno scopo preciso, si riscontreranno numerose discrepanze. E per quanto riguarda la grande audacia insita in questo reato, è improbabile che persino loro stessi ne siano all’oscuro. Infatti, o non credono che le Sacre Scritture siano state dettate dallo Spirito Santo, e sono quindi infedeli; oppure si ritengono più saggi dello Spirito Santo, e in tal caso che cosa sono se non posseduti dal demonio? Né possono negare che il crimine sia loro, poiché le copie sono state scritte di proprio pugno; né hanno ricevuto tali copie delle Scritture da coloro dai quali furono inizialmente istruiti nella fede, e non possono esibire copie dalle quali queste siano state trascritte. E alcuni di loro non hanno nemmeno ritenuto opportuno alterarle; ma, negando semplicemente la Legge e i Profeti per amore della loro dottrina illegale e empia, con il pretesto della grazia, sono sprofondati nell’abisso più profondo della perdizione».
Tertulliano (198-220 d.C.) afferma che gli eretici hanno corrotto le Scritture. In *Prescrizione contro gli eretici*, cap. 17, p. 251.
Origene (235-245 d.C.) discute le varianti manoscritte nelle «Omelie su Geremia», omelia 14, cap. 3.1, pag. 137, e omelia 16, cap. 10.1, pag. 177
Origene (235-245 d.C.) discute una variante nella Settanta su Geremia 16,17. «Omelie su Geremia», omelia 16, cap. 5.2, pag. 172
Origene (circa 227-240 d.C.) cita Ester 4,22 (Septuaginta) come «nell’Ester della Septuaginta»; Commento di Origene al Vangelo secondo Giovanni, libro 2, cap. 7, pag. 330.
Metodio (270-311/312 d.C.) «Poiché, dunque, è chiaro, e tutti lo testimoniano, che coloro che nascono dall’adulterio giungono alla perfezione, non dobbiamo immaginare che lo Spirito insegnasse riguardo ai concepimenti e alle nascite, ma piuttosto, forse, riguardo a coloro che adulterano la verità, i quali, corrompendo le Scritture con false dottrine, generano una saggezza imperfetta e immatura, mescolando il loro errore con la pietà». Il banchetto delle dieci vergini, discorso 2, cap. 3, p. 314
3. Questioni critiche: La Chiesa primitiva affrontava alcune questioni diverse rispetto alla Chiesa moderna. Per loro era fondamentale proteggere il gregge da gravi persecuzioni, rispondere alle argomentazioni dei vari correnti della filosofia greca, replicare ad almeno trenta diversi gruppi gnostici e dimostrare come il paganesimo greco-romano e altre forme di paganesimo fossero falsi.
La situazione nell’Islam
Nel mondo musulmano, esaminiamo la critica al Corano fin dai tempi più antichi, gli studiosi successivi e la situazione odierna.
Fin dai primi tempi, ‘Aisha, una delle mogli di Maometto, era preoccupata per l’accuratezza. Sura 2:238: Abu Yunus, lo schiavo liberato di ‘Aisha, trascrisse una copia del Corano per ‘Aisha. La Sura 2:238 presentava alcune differenze. «Abu Yunus, lo schiavo liberato di ‘Aisha, disse: ‘Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) mi ordinò di trascrivere una copia del Corano per lei e disse: “Quando arriverai a questo versetto: ‘Osservate le preghiere e la preghiera di metà giornata’ (2:238), avvisatemi’; così, quando vi giunsi, la avvisai e lei mi dettò (in questo modo): ‘Osservate la preghiera, la preghiera di metà giornata e la preghiera del pomeriggio, e alzatevi in piedi in vero obbedienza ad Allah’. ‘A’isha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: “È così che ho sentito dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui)”. Sunan Nasa’i, vol. 1, n. 475, p. 340
Bukhari, vol. 6, libro 60, cap. 9, n. 8, pag. 10: «‘Umar disse: “Il nostro miglior recitatore del Corano è Ubai e il nostro miglior giudice è ‘Ali; e nonostante ciò, tralasciamo alcune delle affermazioni di Ubai perché Ubai dice: “Non tralascio nulla di ciò che ho udito dall’Apostolo di Allah”, mentre Allah ha detto: “Qualunque versetto (Rivelazione) abroghiamo o facciamo dimenticare, ne portiamo uno migliore o simile ad esso” … (2:106)»
Il compendio di letteratura islamica del X secolo intitolato *Al-Fihrist* (p. 62) afferma: «Secondo quanto dichiarato da Ubayy ibn Ka’b, il numero totale dei versetti del Corano è 6.210. Il numero totale delle sure del Corano, secondo quanto affermato da ‘Ata ibn Yasar, è 114; i suoi versetti sono 6.170, le sue parole 77.439 e le sue lettere 323.015. Secondo quanto affermato da ‘Asim al-Jahdari, le sure sono 113. Il numero totale dei versetti del Corano, secondo quanto dichiarato da Yahya ibn al-Harith al-Dhamari, è 6.226, mentre le sue lettere sono 321.530.” [Nella citazione originale i numeri erano scritti per esteso.]
Oggi il Corano conta circa 78.090 parole arabe; per ulteriori dettagli, si veda www.isos.org. Rispetto alle 77.439 parole, si tratta di una differenza di almeno 651 parole.
‘Ubai bin Ka’b, uno dei segretari di Maometto, possiede alcune sure in più e omette circa 12 sure presenti nell’odierno Corano (Il Fihrist, p. 61, note 43-48). Anche Abu Musa, di Bassora, possedeva un testo identico a quello di ‘Ubai. (Suyuti, Itqan I, p. 65; Ibn Abi Dawud, Masahif, pp. 180-181, nonché Noeldeke, Geschichte des Quran's, pp. 33-38.)
Oggi esistono due testi arabi standard, denominati Warsh e Hafs, e attualmente non sembrano destare particolare preoccupazione le piccole differenze. Tuttavia, storicamente i musulmani nutrivano maggiori preoccupazioni riguardo a modifiche più significative nel testo.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di differenze tra Warsh e Hafs.
Sura 2:119 «e non chiedete!» (Tradizione di Warsh. Approvata dal Ministero degli Affari Religiosi e delle Fondazioni dell’Algeria) contro «e non vi viene chiesto» (Tradizione di Hafs. Complesso Re Fahd… Arabia Saudita) (www.QuranText.org/qiraat.html)
Sura 3:83 «Voi sarete ricondotti» (Tradizione di Warsh. Approvata dal Ministero degli Affari Religiosi e delle Dotazioni dell’Algeria) contro «Essi saranno ricondotti» (Tradizione di Hafs. Complesso Re Fahd… Arabia Saudita) (www.QuranText.org/qiraat.html)
Ma per i cristiani è il messaggio che conta, non le parole esatte. Quindi, ad esempio, se un esercito conquista una città e fa prigioniere molte donne, dovrebbero chiedersi: «In che modo Dio vuole che io sia santo e Gli sia gradito?», non: «Esiste qualche incertezza riguardo alle consonanti?».
D: Nel Nuovo Testamento, perché dovremmo credere nella Trinità, dal momento che il termine non compare nella Bibbia?
R: Anche le parole «Antico Testamento», «Nuovo Testamento», «espiazione» e «Cena del Signore» non compaiono nella Bibbia, ma crediamo comunque in tali concetti. È meglio non discutere sulle parole, ma considerare ciò che viene insegnato. Se il concetto della Trinità è insegnato nella Bibbia, dovremmo crederci. Se il concetto della Trinità è contrario alla Bibbia, non dovremmo crederci. D’accordo?
Per quanto riguarda ciò che il concetto di Trinità comporta, si veda la discussione su Matteo 28:19.
A titolo di nota a margine per i mormoni, il termine “progressione eterna” non compare nel Libro di Mormon.
Come nota a margine per i musulmani, sebbene il Corano contenga termini che indicano l’uno (wahed, wihdanea, ahd, fard, wahdo), nemmeno la parola Tawheed (unicità), un principio teologico centrale nell’Islam, è presente nel Corano stesso. Tuttavia, proprio come non è possibile utilizzare tale fatto per dimostrare o confutare il Tawheed ai musulmani, non è possibile utilizzare l’assenza di un termine teologico specifico nella Bibbia come prova o confutazione della Trinità. Altri concetti musulmani che non compaiono nel Corano sono:
Il Corano non afferma mai che Ismaele fosse stato quasi sacrificato da Abramo. Piuttosto, menziona un figlio senza nome.
L’idea musulmana moderna secondo cui Maometto fosse senza peccato non è presente nel Corano.
Per i musulmani sunniti, l’intero concetto della Sunna e il seguire gli hadith accettati, alcuni dei quali sono riconosciuti dai musulmani come contraddittori, non è presente nel Corano.
L’idea che i non musulmani debbano essere uccisi se si recano alla Mecca non è presente nel Corano.
L’idea che gli ebrei debbano essere espulsi dalla Mecca o dall’Arabia Saudita non è presente nel Corano.
Per i musulmani sciiti, l’intero concetto di Imam, secondo cui per obbedire a Dio è sufficiente obbedire all’Imam, è assente nel Corano. Naturalmente, i martiri di ‘Ali e Husain non sono presenti nel Corano.
Né la Bibbia né il Corano contengono il termine «monoteismo», ma il fatto di non utilizzare tale parola non dimostra certamente che il monoteismo sia errato.
D: Nel Nuovo Testamento, da dove deriva il termine «Trinità»?
R: La prima persona di cui si abbia notizia ad aver utilizzato il termine Trinità (Trias in greco) fu il vescovo Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) nella sua Lettera ad Autolico, libro 2, cap. 15, pag. 101.
Anche Clemente di Alessandria parlò della «Santa Trinità» negli Stromati (193-202 d.C.), libro 5, cap. 14, pag. 468.
Tertulliano (circa 213 d.C.) fu il secondo di cui abbiamo notizia ad aver utilizzato il termine «Trinità» (Trinitas in latino), nella sua Lettera contro Prassea.
Ippolito (225-235/6 d.C.) nell’opera Contro l’eresia di Noeto afferma: «E con ciò Egli dimostrò che chiunque omettesse uno qualsiasi di questi elementi, non riusciva a glorificare Dio in modo perfetto. Poiché è attraverso questa Trinità che il Padre viene glorificato».
Origene (225-254 d.C.) menziona la Trinità nel Commento al Vangelo secondo Giovanni, libro 6, cap. 17, pag. 366.
Novaziano (250/254-256/7 d.C.) di Roma scrisse un’opera di 32 capitoli, il *Trattato sulla Trinità*.
Cipriano di Cartagine (256 d.C.), dopo aver citato le parole di Gesù in Matteo 28,18-19, afferma: «Egli [Gesù] allude alla Trinità, nel cui sacramento le nazioni dovevano essere battezzate». Lettere di Cipriano, Lettera 72, cap. 5, pag. 380.
Firmiliano di Cesarea in Cappadocia, in una lettera a Cipriano di Cartagine (256 d.C.), menziona la Trinità. Epistole di Cipriano, Lettera 74, cap. 11, p. 393
Il vescovo Munnulo di Girba menziona la Trinità e cita Matteo 28,19: «…nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 567
Eucrazio, vescovo di Tene, cita Matteo 28,19: «…nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 568
Gregorio Taumaturgo (240-265 d.C.) nella *Dichiarazione di fede*, pag. 7, menziona il Padre e il Figlio e fa riferimento alla «Trinità» per tre volte.
Una «Dichiarazione di fede per sezioni» (circa 240-265 d.C.) (probabilmente di Gregorio Taumaturgo, ma non è specificato) menziona la Trinità nel cap. 5, pag. 41; nel cap. 7, pag. 42; nel cap. 18, pag. 45; nel cap. 20, pag. 45
Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.) menziona la Trinità per nome due volte nella Lettera 4, cap. 8, pag. 93.
Dionigi, vescovo di Roma (259-269 d.C.): «Poiché questi [veri discepoli] sanno infatti a ragione che la Trinità è proclamata nella Sacra Scrittura, ma che la dottrina secondo cui vi sono tre dei non è insegnata né nell’Antico né nel Nuovo Testamento». Dionigi di Roma, Contro i sabelliani (ANF vol. 7), cap. 1, pag. 365
Metodio (270-311/312 d.C.) «Poiché il regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è uno, così come è una la loro sostanza e uno il loro dominio. Perciò, con un’unica e stessa adorazione, rendiamo culto all’unica Divinità in tre Persone, che sussiste senza inizio, increata, senza fine, e alla quale non vi è alcun successore. Poiché né il Padre cesserà mai di essere il Padre, né il Figlio di essere il Figlio e il Re, né lo Spirito Santo di essere ciò che Egli è nella sostanza e nella personalità. Poiché nulla della Trinità subirà alcuna diminuzione, né per quanto riguarda l’eternità, né la comunione, né la sovranità». Orazione sui Salmi, cap. 5, p. 397. (Si veda anche Il banchetto delle dieci vergini, discorso 8, cap. 10, p. 338 e cap. 11, p. 339)
Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) afferma che il terzo giorno dopo la Sua morte Gesù risuscitò, portandoci la conoscenza della Trinità. Lettere sull’eresia ariana, Lettera 5, pag. 302
Riferimento quasi esplicito in Giustino il Martire (Prima Apologia, 147-151 d.C.): «…e noi Lo adoriamo [Gesù] a ragione, avendo appreso che Egli è il Figlio del vero Dio stesso, e ponendolo al secondo posto, e lo Spirito profetico al terzo, e lo dimostreremo». Prima Apologia di Giustino il Martire, cap. 13, pagg. 166-167
Riferimento simile in Atenagora (177 d.C.) «Chi, dunque, non rimarrebbe stupito nel sentire che uomini che parlano di Dio Padre, di Dio Figlio e dello Spirito Santo, e che dichiarano sia la loro potenza nell’unione sia la loro distinzione nell’ordine, vengano definiti atei? Né il nostro insegnamento, per quanto riguarda la natura divina, si limita a questi punti; ma riconosciamo anche una moltitudine di angeli e di ministri,…» Difesa dei cristiani, cap. 10, pag. 133
Riferimento quasi completo in Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) (frammentario) «il Creatore e Signore di ogni creatura visibile e invisibile, il Figlio unigenito, e il Verbo coeterno con il Padre e lo Spirito Santo, e della stessa sostanza con essi, secondo la Sua natura divina, il nostro Signore e Dio, Gesù Cristo, …» frammento 5, pag. 282
Conclusione: Questi riferimenti, provenienti da Antiochia, Roma, Alessandria e altri luoghi, dimostrano che il termine «Trinità» era già ampiamente diffuso più di cento anni prima del Concilio di Nicea del 325 d.C.
Come nota a margine, si può segnalare un «caso limite»: sebbene Ignazio (morto nel 107 o nel 116 d.C.), discepolo dell’apostolo Giovanni, non utilizzi il termine «Trinità», egli spesso definisce Gesù «Dio». Nella Seconda Lettera di Ignazio agli Efesini, capitolo 9, egli afferma: «E voi siete preparati per l’edificazione di Dio Padre, e siete elevati in alto mediante lo strumento di Gesù Cristo, che è la croce; e siete tirati dalla fune, che è lo Spirito Santo; e la vostra carrucola è la vostra fede, e il vostro amore è la via che conduce in alto a Dio» (Padri ante-niceni, p. 101)
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.), nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, capitoli 57-65, fornisce anch’egli un’ottima spiegazione della Trinità e del motivo per cui dovremmo adorare Gesù, senza però utilizzare effettivamente il termine «Trinità».
D: Lo scettico Bart Ehrman afferma: «Ai tempi di Gesù c’erano molti uomini santi, come Hanina ben Dosa e Honi il disegnatore di cerchi. C’erano uomini santi pagani, come Apollonio di Tiana, un filosofo che, secondo quanto si dice, era in grado di guarire i malati, scacciare i demoni e risuscitare i morti. Si dice che fosse nato in modo soprannaturale e che, alla fine della sua vita, fosse asceso al cielo. Vi suona familiare? C’erano semidei pagani, come Ercole, che potevano anch’essi riportare in vita i morti.» (Jesus, Interrupted, p. 172)
R: Non mi risulta alcun riferimento antico che affermi che Ercole potesse riportare in vita i morti. Non c’erano «molti santi», ma solo Hanina, Honi e Apollonio di Tiana. Maometto venne 600 anni dopo, e per la maggior parte dei musulmani non sarebbe appropriato che Gesù compisse miracoli mentre Maometto non ne compisse alcuno. Pertanto, rimangono solo Hanina, Honi e Apollonio.
L’unica cosa che Honi fece fu pregare affinché piovesse, tracciare un cerchio e dire a Dio che non avrebbe varcato il cerchio finché non avesse piovuto. Alla fine piovve.
Ecco un elenco dei miracoli di Hanina. Sebbene tali miracoli non possano essere verificati, anche se fossero veri non sarebbero in alcun modo paragonabili ai miracoli di Gesù.
1) Hanina pregò per due malati, uno dei quali aveva la febbre, ed entrambi guarirono.
2) Una volta Hanina pregò affinché la pioggia cessasse e questa cessò immediatamente. Quando tornò a casa, pregò affinché la pioggia tornasse, e ricominciò a piovere.
3) Hanina e sua moglie non avevano pane, così accesero comunque il forno per non farlo notare ai vicini. Quando un vicino si avvicinò, nel forno c’era miracolosamente del pane.
4) La moglie di Hanina lo convinse a chiedere subito una parte della sua ricompensa eterna, così Dio fece scendere una gamba d’oro per il tavolo. Sua moglie ebbe poi un sogno in cui in paradiso le persone mangiavano su tavoli a tre gambe, ma quello di Hanina ne aveva solo due; pregò quindi Dio di riprendere la gamba, e Dio la fece scomparire.
5) Un tavolo si allontanò da Hanina finché egli non versò la decima sulle spezie contenute nel cibo.
6) L’asino di Hanina non voleva nemmeno mangiare cibo non sottoposto alla decima.
7) Hanina voleva portare a Gerusalemme una grande roccia levigata. Cinque operai apparvero misteriosamente per trasportarla insieme a lui in cambio di cinque monete. La trasportarono istantaneamente a Gerusalemme e poi scomparvero.
Ciò che è significativo riguardo a Hanina è che questi miracoli sarebbero avvenuti nel I secolo d.C. Questi episodi potrebbero essere stati inventati dal popolo ebraico per contrastare i miracoli di Gesù.
Non sappiamo quasi nulla di Apollonio di Tiana, se non ciò che il suo biografo, Flavio Filostrato, scrisse tra il 170 e il 247 d.C. circa. Egli ricevette l’incarico di redigere questa biografia dalla moglie di un imperatore che stava cercando di sradicare il cristianesimo. Ecco una breve sintesi dei presunti miracoli di Apollonio.
Apollonio vede le catene di Prometeo e scaccia un folletto. Successivamente, a Efeso, scoppia una pestilenza. Apollonio identifica un vecchio mendicante come il demone della pestilenza e ordina agli abitanti della città di lapidarlo a morte. Parla con il fantasma di Achille, esorcizza un demone, predice eventi futuri e salva un uomo da una vampira. Sotto Nerone, una pergamena che elencava le accuse contro Apollonio viene misteriosamente cancellata. In seguito ha la meglio su un satiro etiope. Guarisce un uomo dal suo amore per una statua di Afrodite. In seguito, mentre si trovava in prigione sotto Domiziano, Apollonio si liberò miracolosamente dalle catene. Dopo essere stato assolto, Apollonio si recò in Asia Minore, dove assistette miracolosamente all’assassinio di Domiziano. Lasciò questa terra ascendendo da un tempio a Creta. In seguito, apparve a un uomo in sogno, dimostrando che le anime sono immortali.
I cristiani furono perseguitati sotto l’imperatore Settimio Severo nel 202 d.C. I primi martiri cristiani britannici di cui si ha notizia furono uccisi nel 209 d.C. Filostrato fu membro della corte imperiale romana di Settimio Severo dopo il 202 d.C. e accompagnò l’imperatore e sua moglie in Britannia, dove l’imperatore combatté contro i Pitti fino alla sua morte, avvenuta nel 211 d.C. La moglie di Settimio Severo, Giulia Domna, fu la sua protettrice fino alla sua morte, avvenuta nel 217 d.C. Fu proprio lei a commissionare espressamente a Filostrato la stesura di una biografia di Apollonio di Tiana, vissuto 150 anni prima. È molto probabile che l’opera sia stata scritta per contrastare l’espansione del cristianesimo. La storia è raccontata interamente attraverso il diario di Damis, discepolo e compagno fedele di Apollonio. Tutti concordano sul fatto che questo «Damis» fosse un personaggio interamente fittizio. Si tratta, quindi, di una biografia inventata per contrastare il cristianesimo, raccontata attraverso un discepolo che si riconosce come fittizio; questi fatti sono stati irresponsabilmente trascurati da Ehrman nel tentativo di sollevare dubbi sui miracoli di Gesù.
Per quanto riguarda le testimonianze manoscritte di questo racconto immaginario, esistono solo 25 manoscritti. Il più antico risale all’XI secolo, il successivo al XII e i restanti vanno dal XIV al XVI secolo, secondo quanto riportato in *The Resurrection of Jesus*, pag. 178.
D: Esistevano scritti che si ritiene provenissero da Gesù stesso? Mi sembrava di aver sentito parlare di alcuni che la Chiesa aveva condannato.
R: Il Libro dell’Apocalisse è la «Rivelazione di Gesù Cristo», pertanto alcuni ritengono che sia stato (verbalmente) attribuito da Gesù, sebbene, naturalmente, sia stato l’apostolo Giovanni a metterlo per iscritto. Dobbiamo concordare con Efesini 2:20, che afferma che la Chiesa è «edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti, con Cristo Gesù stesso come pietra angolare». Il cristianesimo «si rifà all’insegnamento di Gesù» attraverso i profeti e gli apostoli (compreso Paolo) che Gesù stesso scelse.
A parte l’Apocalisse, nei miei studi non sono a conoscenza di alcun scritto antico che affermasse di essere stato redatto da Gesù stesso. Esistono alcuni scritti moderni che sostengono di essere opere perdute di Gesù, ma naturalmente la Chiesa primitiva non li ha mai denunciati, poiché non erano ancora stati scritti.
Ciò a cui potrebbe riferirsi è una serie di opere che sostenevano di essere state scritte da vari apostoli e da altri, ma che erano in realtà falsi. Gli gnostici, in particolare, utilizzavano il Vangelo di Tommaso, sebbene ne avessero diverse versioni. Inoltre, ecco un elenco parziale di altri libri che erano falsi e che la Chiesa ha respinto:
Il Vangelo dello Pseudo-Matteo (il suo nome moderno)
La Storia di Giuseppe il falegname
Il Vangelo arabo dell’infanzia del Salvatore
Il Vangelo di Nicodemo
Il Vangelo di Tommaso (gnostico) (140-200 d.C.)
Il resoconto di Ponzio Pilato
La resa di Ponzio Pilato
Atti dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
Atti di Paolo e Tecla
La Lettera di Ponzio Pilato riguardante il nostro Signore Gesù Cristo = Gli Atti di Ponzio Pilato (oggi non più esistenti, ma citati da Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) e da Tertulliano (198-220 d.C.))
Gli Atti di Barnaba (da non confondere con il falso medievale denominato Vangelo di Barnaba)
Gli Atti di Filippo
Atti di Andrea e Mattia
Atti di Pietro e Andrea
Il Libro di Giovanni riguardante il Passo a miglior vita di Maria
La dipartita di Maria
Uno dei miei «preferiti» è il Libro degli Atti di Pietro. Se ricordo bene, Pietro si recò in una locanda e la sua stanza era piena di cimici, che gli impedivano di dormire, mentre il giorno successivo avrebbe dovuto predicare. Così ordinò alle cimici di lasciare la stanza, e queste obbedirono. La mattina seguente aprì la porta e vide una fila di cimici in attesa di rientrare nella stanza. Pietro ordinò loro di tornare nel letto, e così fecero.
Uno dei motivi per cui possiamo essere certi dell’autenticità degli scritti, così come degli insegnamenti e del carattere di Gesù, al di là della Bibbia, sono i primi cristiani.
Clemente di Roma scrisse una lettera ai Corinzi tra il 96 e il 98 d.C. Il suo messaggio fondamentale era: «Perché non state facendo ciò che Paolo vi disse di fare 50 anni fa?». La lettera di Clemente è molto profonda ed è talmente valida che alcuni cristiani pensarono erroneamente che dovesse far parte delle Scritture. Non ho trovato nulla di falso nella lettera, tranne che per un punto. Clemente sembra credere che la leggenda della fenice araba, che vive per mille anni, poi si consuma nelle fiamme e infine risorge dalle ceneri, sia vera. Anche Ignazio scrisse molto, ed era un discepolo dell’apostolo Giovanni. Papia era un altro discepolo dell’apostolo Giovanni che scrisse molti volumi, purtroppo tutti andati perduti. Disponiamo solo di alcuni estratti conservati da Eusebio di Cesarea (fl. 325 d.C.). Il martire Policarpo, vescovo di Smirne, era un altro discepolo dell’apostolo Giovanni, e aveva a sua volta un discepolo, Ireneo di Lione (182-188 d.C.), autore dell’opera *Contro le eresie*, in cui documentò le oltre 30 diverse scuole gnostiche. Egli riportò circa 1.800 citazioni e riferimenti tratti da ogni libro del Nuovo Testamento (ad eccezione di Filemone e 3 Giovanni) e i suoi scritti dimostrano che i libri del suo Nuovo Testamento erano gli stessi che abbiamo oggi.
Esiste una terza categoria di letteratura, costituita da opere più recenti che sono riuscite a essere considerate autentiche agli occhi di alcuni. Una di queste raccolte di scritti è denominata «Le false decretali». Queste furono redatte nel IX secolo e probabilmente hanno origine nel regno dei Franchi. In esse si affermava, ad esempio, che Pietro avesse tramandato le chiavi del Paradiso a un «Papa» che gli sarebbe succeduto. Un’altra opera è il Vangelo di Barnaba, scritto da colui che si ritiene fosse un monaco scontento convertitosi all’Islam. Esso non tiene conto del fatto che la cultura dell’epoca di Gesù non era quella dell’Italia medievale, con cavalieri, lacci delle scarpe e simili. Inoltre, sebbene contenga insegnamenti che i cristiani considerano eretici, presenta anche insegnamenti che l’Islam ortodosso considererebbe anch’essi eretici. Ciononostante, poiché in esso Gesù profetizza la venuta di Maometto dopo di lui, ho sentito dire che sia il libro religioso più venduto in alcuni paesi musulmani.
Sebbene la Chiesa post-apostolica primitiva non abbia «scritto» le Scritture, le siamo debitori per averci indicato quali fossero le Scritture. Ogni singolo libro del Nuovo Testamento era citato dagli scrittori della Chiesa primitiva, prima del 150 d.C., con la possibile eccezione di due libri molto brevi, Filemone e 3 Giovanni.
Ireneo, in *Contro le eresie*, pag. 428, capitolo 11, versetto 8 (scritto tra il 182 e il 188 d.C.), afferma che, proprio come le quattro zone del mondo e i quattro venti principali, non vi sono né meno né più di quattro Vangeli. In altri passaggi li menziona come Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
D: Lo scettico Bart Ehrman avanza l’affermazione infondata secondo cui «Se Matteo, che scrisse circa venticinque o trenta anni dopo Paolo, abbia mai letto una delle lettere di Paolo, di certo non le trovò stimolanti, figuriamoci ispirate». Jesus, Interrupted, pag. 89 «Paolo riteneva che i seguaci di Gesù che cercavano di osservare la Legge corressero il rischio di perdere la salvezza. Matteo riteneva che i seguaci di Gesù che non osservavano la Legge, e lo facevano addirittura meglio degli ebrei più religiosi, non avrebbero mai raggiunto la salvezza». Jesus, Interrupted, pag. 90
R: Matteo, nel suo Vangelo di Gesù Cristo, non scrisse di Paolo perché il suo argomento era Gesù Cristo. Si potrebbe anche avanzare un’argomentazione altrettanto inefficace sul fatto che nemmeno Luca, nel suo Vangelo, sapesse nulla di Paolo, ma solo se non sapessimo nulla del libro degli Atti.
D: Lo scettico Bart Ehrman scrive: «Per alcuni lettori è una sorpresa apprendere che questo tipo di antigiudaismo non esistesse nel mondo romano, greco o in qualsiasi altro mondo prima dell’avvento del cristianesimo e che sia quindi un’invenzione cristiana. Certo, alcuni autori romani e greci diffamavano gli ebrei per quelle che sembravano usanze bizzarre… Ma gli autori romani e greci diffamavano chiunque non fosse greco o romano, e gli ebrei non venivano presi di mira in modo specifico. Fino alla comparsa del cristianesimo.» (Jesus, Interrupted, p. 244)
R: Questa affermazione, proveniente da una figura riconosciuta come studioso, è davvero piuttosto sorprendente. Ciò costituirebbe certamente una sorpresa per gli ebrei uccisi dal seleucide Antioco IV Epifane, per gli ebrei che videro il romano Pompeo profanare il Santo dei Santi nel 63 a.C. Furono solo gli ebrei ad essere espulsi da Roma sotto Claudio.
Ehrman sbaglia su così tanti fronti in questo caso che mi chiedo come mai commetta un errore così grave e sia ancora considerato un esperto di storia ebraica antica.
a) I cristiani non erano antisemiti più di quanto fossero «anti-italiani» o «anti-greci». Affermare che una religione non è corretta non significa essere contro il popolo. Ad esempio, vi furono 17 scrittori cristiani pre-niceni che scrissero che l’ebraismo era errato. (Senza contare Clemente di Alessandria, che mise in guardia solo contro i farisei.) Ma vi furono 19 scrittori cristiani pre-niceni che affermarono che gli dei greco-romani fossero errati. Affermare che alcune persone credono in qualcosa di errato non significa odiarle o nutrire pregiudizi nei loro confronti. Ehrman sostiene che i cristiani conservatori abbiano torto. Ma la critica nei confronti dei cristiani conservatori implica automaticamente che qualcuno debba odiarci? Se egli negasse ciò, allora non si potrebbe utilizzare l’argomento secondo cui gli ebrei credevano in qualcosa di errato per definirlo pregiudizio.
b) Non vi sono casi di persecuzione degli ebrei da parte dei cristiani pre-niceni. Il primo caso di persecuzione degli ebrei da parte dei cristiani risale all’imperatore Costantino, il quale chiuse in modo non violento sia le sinagoghe ebraiche che i templi pagani, per incoraggiare i propri sudditi a recarsi invece nelle chiese. A quanto pare ciò funzionò in larga misura, e alcuni hanno affermato che da allora il cristianesimo non si sia più pienamente ripreso.
c) Paolo e gli altri amavano gli ebrei. Paolo afferma, in Romani 10,1: «Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per gli israeliti è la loro salvezza». Egli è ancora più deciso, tuttavia, in Romani 9,1-4a: «Dico la verità in Cristo; non mento, come attesta la mia coscienza nello Spirito Santo. Provo un profondo dolore e un’angoscia incessante nel mio cuore. Infatti vorrei essere io stesso maledetto e separato da Cristo per amore dei miei fratelli, la mia stessa carne e il mio stesso sangue, il popolo d’Israele». Con il suo esempio, Paolo ci mostra l’amore che dovremmo nutrire per il popolo ebraico. Per quanto riguarda un presunto «status di seconda classe» del popolo ebraico, Paolo si esprime contro di esso in Galati 3:28: «Non c’è né Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù».
d) L’antisemitismo esisteva già prima dei Romani.
Non so se Bart Ehrman conosca un imperatore seleucide di nome Antioco Epifane. Antioco tentò di sradicare con la violenza il giudaismo, e la rivolta dei Maccabei fu la reazione ebraica a ciò. Il libro di Ester parla dell’antisemita Haman e del popolo persiano che acconsentì a uccidere gli ebrei.
e) L’antisemitismo esisteva già prima del cristianesimo. Ponzio Pilato fu nominato alla sua carica grazie all’influenza del suo mentore, l’antisemita Seiano. Seiano fu giustiziato da Tiberio il 9 ottobre del 31 d.C. Pilato, che governò dal 26 al 36 d.C., fu il quinto governatore romano della Giudea dal 6 d.C. in poi, secondo il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 874.
f) Esisteva l’antisemitismo da parte dei non cristiani. Un greco di nome Apione scrisse un libro intitolato *Contro gli ebrei*, e la *Storia* di Giuseppe Flavio costituiva in parte una risposta al libro di Apione.
D: Ehrman scrive: «Per Paolo, fede significava accettare con fiducia la morte di Cristo al fine di essere riconciliati con Dio. Si tratta di un termine relazionale, che significa qualcosa di simile a “fiducia”. Nelle Lettere pastorali, invece, la parola assume un significato diverso: l’insieme delle credenze e delle idee che costituiscono la religione cristiana (Tito 1,13). Non si tratta di un termine relazionale, bensì di un termine che specifica un insieme di insegnamenti cristiani, il contenuto di ciò che deve essere creduto – ed è così che il termine viene utilizzato nei contesti cristiani successivi. Si tratta quindi di un esempio di come le Lettere pastorali sembrino derivare da un contesto successivo e non paolino» (Jesus, Interrupted, p. 130).
R: Galati 1:23; Efesini 4:13 e altri versetti dimostrano che Ehrman non sa di cosa sta parlando sotto un primo aspetto, mentre 2 Timoteo 1:5; 2 Timoteo 3:15 e Tito 3:15 dimostrano che Ehrman ha torto sotto un secondo aspetto. Paolo illustra entrambi gli aspetti della fede sia nelle sue lettere (epistole) più antiche sia in quelle successive, le lettere pastorali.
A. La fede intesa come credenze dottrinali:
A1. Le prime epistole di Paolo (contrariamente a quanto sostiene Ehrman)
Gal 1,23 «Avevano solo sentito dire: “L’uomo che un tempo ci perseguitava ora predica la fede che un tempo cercava di distruggere”».
Ef 4,5: «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo»
(Ehrman concorda sul fatto che i libri citati di seguito insegnino che la fede è un insieme di credenze dottrinali)
Ef 4,13 «finché tutti giungiamo all’unità nella fede e nella conoscenza del Figlio di Dio, raggiungendo la piena maturità della statura di Cristo».
A2. Le epistole pastorali di Paolo (Ehrman sarebbe d’accordo)
1 Tim 4,6 «… parole di fede»
Tito 1:13 «Perciò li rimproveri severamente, affinché siano saldi nella fede e non prestino attenzione alle favole giudaiche né ai precetti di uomini che hanno rinnegato la verità».
Tt 2,2 «saldi nella fede»
Conclusione: Esistono versetti in cui il termine «fede» indica la verità o la dottrina sia nelle prime lettere di Paolo che nelle epistole pastorali.
B. Il significato di «fede» come fiducia in generale
B1. Le prime epistole di Paolo (Ehrman sarebbe d’accordo)
Rom 1,17 «vivrà per fede»
Rom 3:25 «fede nel Suo [di Gesù] sangue»
Rom 4: Abramo giustificato per fede
Gal 2,16 «giustificati per fede in Cristo»
Gal 3,2b «l’annuncio della fede»
Gal 3:8 «giustificare le nazioni mediante la fede»
Gal 3:9 «coloro che hanno fede»
Gal 3,11 «Il giusto vivrà per fede»
Gal 3,22 «promessa mediante la fede in Gesù Cristo»
Gal 3:24 «giustificati per fede»
Gal 3:25 «ma la fede che viene»
Gal 3:26 «per mezzo della fede in Cristo Gesù»
Gal 5:5 «speranza di giustizia che viene dalla fede»
Ef 1:1 «fedeli in Cristo Gesù»
Ef 1:15 «la vostra fede nel Signore Gesù»
Ef 3,17 «affinché Cristo dimori nei vostri cuori per mezzo della fede»
B2. Le epistole pastorali di Paolo (contrariamente a quanto sostiene Ehrman)
2 Tim 1:5 «Mi viene in mente la vostra fede sincera, che abitava prima nella vostra nonna Lois e nella vostra madre Eunice, e sono convinto che sia anche in voi».
2 Tim 3:15 «che sono in grado di renderla saggia per la salvezza mediante la fede in Cristo Gesù».
Tito 3:15 «Salutate coloro che ci amano nella fede».
C. La fede può essere intesa in uno dei due modi o in entrambi
C1. Le prime epistole di Paolo
1 Cor 15:1-2,14,17 «Ora, fratelli, voglio ricordarvi il Vangelo che vi ho predicato, che avete ricevuto e nel quale rimanete saldi. Per mezzo di questo Vangelo siete salvati, se rimanete saldi nella parola che vi ho predicato. Altrimenti, avete creduto invano. (14) E se Cristo non è risorto, la nostra predicazione è vana, e vana è anche la vostra fede. In tal caso, risultiamo anche falsi testimoni riguardo a Dio. Infatti abbiamo testimoniato riguardo a Dio che Egli ha risuscitato Cristo dai morti. … (17) E se Cristo non è risorto, la vostra fede è vana...» (Ciò sottolinea le dottrine della risurrezione di Cristo così come della sua morte.)
Gal 3:7 «coloro che hanno fede»
Gal 3:12 «la legge non è basata sulla fede»
Gal 3:23 «prima che venisse la fede»
Ef 1:15 «avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù»
Ef 2,8 «per grazia siete stati salvati mediante la fede»
C2. Le epistole pastorali di Paolo (queste possono essere interpretate in entrambi i modi)
2 Tim 2:18 «si sono allontanati dalla verità. […] minano la fede di alcuni»
Tito 1:4 «figlio nella nostra comune fede»
D: Poiché Dio non ha un corpo fisico, come può Gesù essere il Figlio di Dio? I musulmani sostengono che questo sia un errore fondamentale del cristianesimo.
R: I cristiani NON credono che Gesù fosse il Figlio di Dio in senso fisico o sessuale in senso stretto. Piuttosto, questo termine è un’espressione dal significato profondo che indica come Gesù sia diverso da ogni essere creato. I musulmani sciiti hanno un concetto leggermente simile. Quando dicono che ‘Ali è il dito di Dio, non credono che Dio abbia dieci dita come le persone. Piuttosto, per loro si tratta di un’espressione dal significato più profondo.
D: Mi infastidisce una risposta che Lei ha fornito nella Sua rubrica “Domande sulla Bibbia”, in cui afferma che Gesù è Dio, cosa che semplicemente non è vera. Gesù non ha mai affermato di essere Dio. Egli è il Figlio di Dio, il Messia. È sbagliato da parte Sua fuorviare gli altri, poiché così facendo mette a repentaglio la loro salvezza. La prego di leggere questi passi delle Scritture e di modificare la Sua risposta.
Gv 14,1-4 evidenzia una differenza tra il Padre e il Figlio.
In Lc 18,19 Gesù stesso afferma che nessuno è buono se non Dio solo, quando qualcuno lo definisce «buono». Egli si è nuovamente distinto.
In Mc 13,32 e Mt 24,36 Cristo stesso afferma che nessuno sa quando verrà la fine, se non Dio, e nemmeno lui.
In Mt 23,8-10 Cristo stesso traccia una netta distinzione tra un maestro, un capo e il Padre.
Matteo 5,16 afferma che il Padre è nei cieli.
Atti 4,12 afferma che la salvezza avviene per mezzo di Cristo, ma è Dio che ci ha dato Cristo.
Eb 13,21; 1 Pt 2,19-25; 1 Gv 2,2-6 e 1 Gv 2,23 distinguono tutti tra Dio e Cristo. Dio è il Padre, il Donatore, il Creatore. Cristo è il Messia, il Sacrificio, il Figlio.
In Esodo 20:3, Deuteronomio 6:4-5 e Deuteronomio 32:39 Dio afferma che non dovete avere altri dei all’infuori di Lui. È peccato fare di Cristo un dio o chiamare Cristo «Dio». Dio è Dio solo e Cristo è il Messia. Egli è l’Agnello di Dio. È il Figlio di Dio che è stato creato per dare un esempio di come dovrebbe essere una persona perfetta. L’umanità aveva bisogno di un esempio incarnato di perfezione e amore. Gesù è quell’esempio. Era un essere umano perfetto dotato di conoscenza divina e Dio dimorava in lui. Quando disse che «il Padre e io siamo una cosa sola», intendeva dire che ciò avveniva perché egli dimorava in Dio e Dio dimorava in noi. Egli era in perfetta unione con Dio ed è stato mandato a noi per farci sapere che anche noi potremmo essere in perfetta unione con Dio. Non ha mai affermato di essere il Padre celeste ed è un grave peccato indurre gli altri a pensarlo. Vi sono molti passi delle Scritture che tracciano una netta distinzione tra Dio e Cristo, eppure non ricordo di aver mai letto in alcun passo che Cristo abbia affermato di essere Dio.
R: Apprezzo il suo messaggio schietto. Non voglio certamente indurre in errore gli altri riguardo alla loro salvezza. Speriamo di essere «smossi» laddove ci troviamo nella menzogna e di trovare riposo quando concordiamo nella verità. Lei ha sollevato così tanti punti nel suo breve messaggio. Vorrei esaminare i suoi 11 punti uno alla volta, in modo da poter vedere su quali punti possiamo essere d’accordo o in disaccordo.
1. Non dobbiamo avere altri dei, come lei ha menzionato, secondo quanto comandano Esodo 20:3; Deuteronomio 6:4-5; 32:39. Romani 1:23,25 afferma che uno dei peccati delle persone senza Dio era quello di adorare e servire le cose create anziché il Creatore. Non dovremmo adorare né servire come Dio alcun angelo o altro essere creato. Supponendo che Gesù non fosse Dio e che qualcuno lo chiamasse Dio, concorda sul fatto che ciò costituirebbe un peccato molto grave?
2. L’apostolo Tommaso chiamò Gesù «Dio» in Giovanni 20:28. Tommaso andò addirittura oltre. Giovanni 20:28 riporta infatti che Tommaso disse a Gesù: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù rispose a Tommaso: «Perché mi hai visto, hai creduto; beati coloro che non hanno visto eppure hanno creduto». Gesù non mostra alcun accenno di rimprovero nei confronti di Tommaso. Anzi, l’unica cosa vagamente negativa che Gesù disse è che coloro che non hanno visto Gesù di persona e credono (in Lui) sono più beati di coloro che hanno visto Gesù e credono in Lui. Ora, o
a) Tommaso aveva torto, e ha peccato definendo Gesù Dio, e forse Gesù ha peccato accettando ciò senza rimproverare Tommaso, oppure
b) Tommaso aveva ragione, e Gesù ha fatto bene ad avallare ciò che Tommaso ha detto.
Concordate sul fatto che Tommaso debba aver avuto ragione in questo caso?
3. Distinti ma non separati: alcune cose possono essere separate, senza alcun elemento in comune. Altre possono essere distinte, con alcuni aspetti diversi e altri in comune. Ad esempio, le tre foglie di un trifoglio sono distinte, in quanto costituiscono tre lobi. Tuttavia non sono separate, poiché sono unite al centro. (Questa illustrazione risale originariamente a Patrizio d’Irlanda, un credente davvero esemplare vissuto intorno al 400 d.C.) Ad ogni modo, concordo sul fatto che molti dei versetti da Lei citati mostrino effettivamente una differenza tra il Padre e il Figlio. Dimostrare che il Padre e il Figlio sono due persone distinte non significa che siano totalmente separate. Come minimo, condividono un nome, poiché siamo battezzati nel nome (non nei nomi) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come riportato in Matteo 28:19.
Lo scrittore cristiano Ambrogio di Milano (378-381 d.C.), nella sua opera *De Spirito Santo*, libro 1, capitolo 13, ha approfondito ulteriormente la questione della condivisione dei nomi divini. Per ulteriori informazioni, si veda *The Nicene and Post-Nicene Fathers*, 2ª serie, pagg. 110-111.
a) Essi hanno la stessa natura (Filippesi 2,6)
b) Spetta loro lo stesso onore (Giovanni 5:23)
c) Il Padre e Gesù «possiedono» tutto in comune. Giovanni 16,15; 17,10.
d) Sulla terra il Padre dimorava in Gesù. Giovanni 10,38; 14,10-11.
e) Sulla terra Gesù era nel Padre. Giovanni 10:38; 14:11
f) Se conoscete veramente Gesù, allora conoscete il Padre e avete visto il Padre. Giovanni 14:7-9
g) Nessuno viene al Padre se non attraverso Gesù. Giovanni 14:6; 6:45; ~8:24; Atti 4:12
h) Entrambi sono giustamente adorati (Ebrei 1:6)
i) Entrambi sono giustamente chiamati Dio (Giovanni 1:1; 20:28, Ebrei 1:8,9)
j) A entrambi si rivolgono preghiere (Atti 7:59-60)
k) Tutto ciò che esiste nel mondo è stato creato per mezzo di entrambi (Giovanni 1:3, 10; Colossesi 1:16)
l) La pienezza della divinità è in Gesù (Colossesi 1:19).
m) Essi sono uno nello spirito, nell’amore e nello scopo. Obbedire veramente all’uno significa obbedire all’altro.
Pertanto, concorda sul fatto che essi siano distinti, ma che abbiano comunque alcuni aspetti in comune in cui non sono separati?
4. Il pentecostalismo unitariano è errato: il punto precedente è importante, poiché esiste un’eresia chiamata modalismo, di cui il pentecostalismo unitariano è una forma moderna, che insegna che il Padre, il Figlio (Cristo) e lo Spirito sono identici sotto ogni aspetto. I versetti sul battesimo di Gesù, così come quelli da Lei citati (Giovanni 14:1-4, Matteo 5:16, 1 Giovanni 2:23, ecc.), dimostrano che il pentecostalismo unitariano è errato. Credo che su questo possiamo essere d’accordo.
5. Cristo, nostro Maestro, non confuta la Trinità: non sono del tutto d’accordo con la Sua conclusione su Matteo 23:8-10, poiché, se Cristo è il nostro Maestro, ciò significa forse che dobbiamo rifiutarci di imparare qualsiasi cosa dallo Spirito Santo o da ciò che Dio Padre ha rivelato nella natura o nella Parola di Dio? Naturalmente possiamo concordare sul fatto che non sia così. Tuttavia, ritengo che Lei stesse cercando di rafforzare la Sua tesi secondo cui esiste una differenza tra il Padre e il Figlio, e su questo punto sono già d’accordo con Lei.
6. La salvezza è opera di Dio! A proposito, in base ad Atti 4,12 e 1 Giovanni 2,2-6, la nostra salvezza è opera dell’uomo o opera di Dio? La nostra salvezza è un dono di Dio. Sarebbe opera dell’uomo, dato che Gesù era un uomo, se Gesù fosse stato semplicemente un uomo.
7. Gesù e Dio: ritengo di aver dimostrato in modo sufficiente che, sebbene il Padre e Gesù siano diversi, ciò non costituisce un problema. Tuttavia, ciò non risponde ancora alla distinzione tra Gesù e Dio evidenziata in Ebrei 13,20-21 e in altri versetti. (Non ritengo che 1 Pietro 2:19-25 lo dimostri, ma altri versetti sì, quindi si tratta di un punto controverso.) Ricordate che il termine elohim (Dio/dio) ha almeno quattro significati diversi nella Bibbia. Gesù riconobbe che vi era più di un significato in Giovanni 10:34-39, dove cita il Salmo 82:6. Ecco i significati presenti nella Bibbia:
Coloro che sono chiamati «dei», persino gli idoli. 1 Corinzi 8:5-6; Genesi 31:30,33
Il Padre. Galati 1:1, Efesini 1:2-3,17, Ebrei 1:9 (seconda occorrenza) ecc.
Gesù. Ebrei 1:9 (prima occorrenza); Giovanni 1:1,18; Osea 1:7; Isaia 7:14; 1 Giovanni 5:11,12 e 21; Colossesi 2:9 e Matteo 1:23
Lo Spirito Santo. Romani 8:9-16; Luca 1:35; 1 Giovanni 4:12,13,15-16; 1 Corinzi 3:16 rispetto a 1 Corinzi 6:19; Atti 5:4
8. Versetti che dimostrano che Gesù è Dio: Lei afferma di non riuscire a ricordare un solo passo scritturale in cui Gesù abbia dichiarato di essere Dio. Oltre a Tommaso che lo afferma in Giovanni 20:28, lo afferma anche l’autore della Lettera agli Ebrei in Ebrei 1:8,9, e l’apostolo Giovanni che chiama Gesù «Dio» alla fine di Giovanni 1:1. Gesù stesso affermò di essere Dio in Giovanni 8:58. Gesù rispose: «Prima che Abramo nascesse, io sono!». L’espressione «Io sono» era il nome divino di Dio. Ora, o gli ebrei compresero correttamente il messaggio di Gesù quando raccolsero le pietre per lapidarlo, oppure fraintesero il suo messaggio. È d’accordo?
9. Solo Dio è buono: in Luca 18:19, poiché quell’uomo usava la parola «buono» con tanta disinvoltura e non riconosceva Gesù come Dio, Gesù gli chiese perché usasse quella parola «buono» con tanta libertà. Gesù si definì il Buon Pastore in Giovanni 10:11. Lei stesso ha affermato che Gesù era un esempio di perfezione e di amore, nonché un essere umano perfetto. Poiché Gesù era buono, e Luca 18:19 non costituiva una smentita del fatto che Gesù fosse buono, Luca 18:19 non costituiva nemmeno una smentita del fatto che Gesù fosse Dio. È d’accordo?
10. Gesù, mentre era sulla terra, non sapeva quando sarebbe tornato. In Marco 13:32 e Matteo 24:36, lei osserva che nemmeno Gesù conosceva il momento in cui sarebbe tornato. Questo è vero per Gesù, mentre era sulla terra. Filippesi 2:7-8 afferma che Gesù si spogliò volontariamente di sé stesso quando venne sulla terra. Sulla terra, Gesù non fece uso del proprio potere né della propria conoscenza, ma dipese da Dio Padre. Gesù pregò persino affinché gli fosse restituita la Sua gloria, come riportato in Giovanni 17:5.
11. I primi cristiani insegnavano che anche Gesù era Dio. È sbagliato fuorviare gli altri riguardo alla verità (o alla falsità) della divinità di Gesù. Verrebbe da pensare che una questione così importante sarebbe stata chiarita dagli apostoli. Il fatto che Gesù sia Dio non è semplicemente «una novità» inventata dalla gente moderna. Ignazio, discepolo dell’apostolo Giovanni, nella sua lettera a Policarpo (cap. 3) scrive riguardo alla seconda venuta del Signore: «Cercate Colui che è al di sopra dei tempi, Colui che non conosce i tempi, Colui che è invisibile, Colui che per amor nostro si è reso visibile, Colui che è impalpabile [al di là del tatto], Colui che è impassibile [al di là delle passioni], Colui che per amor nostro ha sofferto, Colui che ha sopportato ogni cosa in ogni forma per amor nostro». Ignazio comprendeva quindi che Dio Figlio era l’apparenza visibile e temporale dell’invisibile e eterno Dio Padre. In Efesini 7 Ignazio parla di Cristo come di Dio incarnato. Egli prosegue affermando che Gesù «nacque da Maria così come da Dio, dapprima soggetto alla sofferenza e poi al di là di essa»
Allo stesso modo, anche Ippolito (225-235/6 d.C.) scrisse a questo proposito. Ecco cosa affermò in *Contro l’eresia di Noeto*, capitolo 14, pag. 228: «Se, dunque, il Verbo era con Dio ed era anche Dio, cosa ne consegue? Non parlerò certo di due Dei, ma di uno solo; di due Persone, tuttavia, e di una terza economia (disposizione), vale a dire la grazia dello Spirito Santo. Infatti il Padre è Uno, ma vi sono due Persone poiché vi è anche il Figlio; e poi vi è la terza, lo Spirito Santo».
Concorda sul fatto che, a prescindere dalla Bibbia, l’insegnamento secondo cui Gesù è Dio fosse già stato trasmesso fin dai tempi dei discepoli degli apostoli?
Infine, se non sbaglio, credo di aver risposto a ogni singolo punto da Lei sollevato. La prego di farmi sapere se ho tralasciato qualcosa o se ritiene che la mia logica fosse errata su qualche punto. Concordo con Lei sul fatto che sarebbe un peccato chiamare Dio Cristo, se Cristo non fosse effettivamente Dio. Tuttavia, concorda sul fatto che sarebbe un peccato affermare che Cristo non è Dio se, in realtà, Cristo fosse Dio?
D: Come possono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo essere tutti Dio, dal momento che l’Antico Testamento sottolineava con tanta forza che esiste un solo Dio?
R: Innanzitutto, la descrizione completa del rapporto tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non solo è qualcosa che Dio non ci ha ancora rivelato, ma, se lo avesse rivelato completamente, probabilmente andrebbe oltre la nostra comprensione. Immagini per un istante che esistessero esseri che vivono in un mondo bidimensionale e che Lei potesse comunicare con loro. Come descriverebbe se stesso? Per cominciare, potrebbe dire di essere qualcosa che essi potrebbero comprendere, ma non comprendere appieno. Ad esempio, potreste protendere quattro delle vostre dita nel loro mondo e dire che quei quattro cerchi che vedono sono in realtà collegati. Gli scettici di quel mondo bidimensionale potrebbero girare attorno a ciascuno dei quattro cerchi e, poiché le dita non si uniscono secondo la loro comprensione, concluderebbero che state mentendo. All’estremo opposto, altri potrebbero dire che, poiché sono collegate, la distinzione delle quattro dita è un’illusione e che in realtà non avete dita distinte. Altri potrebbero voler avere un’immagine di voi, quindi disegnerebbero strani disegni di quattro cerchi, oppure quattro cerchi collegati. Voi direste loro di non preoccuparsi dei disegni, poiché non sarebbero neanche lontanamente una rappresentazione adeguata di voi.
Forse non siamo in grado di comprendere tutto ciò che riguarda il Dio Trino, ma fortunatamente non dobbiamo nemmeno provarci. Dobbiamo solo imparare ciò che il Signore ha rivelato: c’è un solo Dio, e noi dobbiamo adorare, glorificare e pregare solo Dio, non le creature che Egli ha creato. Eppure la Bibbia mostra sia gli angeli che gli uomini che adorano, glorificano e pregano Gesù, e che Gesù viene adorato in modo appropriato.
Ecco uno schema che potrebbe esservi d’aiuto. Disegnate un cerchio al centro, con la scritta «Dio». Disegnate tre cerchi attorno a quel cerchio, con la scritta «Il Padre» in alto e «Il Figlio» e «Lo Spirito» su ciascun lato. Collegate ciascuno dei cerchi esterni al cerchio centrale utilizzando tre linee. Contrassegnate ciascuna linea con la scritta «è». Collegate ciascun cerchio esterno agli altri cerchi esterni e contrassegnate le tre linee con la scritta «non è».
Come accennato nella mia precedente e-mail, a volte quando nella Bibbia viene usata la parola “Dio”, essa si riferisce a Dio Padre. Come lei sottolinea, quando Gesù pregava Dio, e nel Giardino del Getsemani, Gesù NON stava pregando se stesso. Trovo piuttosto divertente il fatto di leggere proprio ora la Sua lettera su questo argomento, poiché solo due giorni fa stavo scrivendo un breve articolo in cui menzionavo il falso insegnamento del pentecostalismo unitariano, in cui sostengo esattamente la stessa tesi che Lei sta esponendo. La parola «Dio» significa effettivamente «Dio Padre» in molti passaggi della Bibbia, compresa l’espressione «il tuo Dio» in Ebrei 1:9, così come l’espressione «quando Dio» in Ebrei 1:6.
Tuttavia, la parola «Dio» significa «Dio Figlio» anche in molti altri punti. Esaminiamo nuovamente Ebrei 1:8-9. Ebrei 1:8 recita: «Ma riguardo al Figlio Egli dice: “Il tuo trono, o Dio,…”».
Non ritengo che le persone abbiano semplicemente iniziato ad adorare Cristo per errore, poiché gli stessi angeli senza peccato adorarono l’Agnello (Gesù) in Apocalisse 5:12, dicendo: «Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere potenza, ricchezza, sapienza, forza, onore, gloria e benedizione!». Inoltre, l’apostolo Giovanni aveva un discepolo, Ignazio. Ignazio ha lasciato alcuni scritti, nei quali sembra aver sottolineato ciò che gli era stato insegnato, ovvero che Gesù era Dio.
Ora, nella Sua precedente lettera, Lei ha affermato che Esodo 20:3; Deuteronomio 6:4-5, 32:39 dimostrano che non dovremmo adorare altri dei. Nella Sua ultima lettera, Lei fatica a superare il concetto presente nell’Antico Testamento secondo cui esisteva un solo Dio. Ebbene, La prego di non andare oltre. Si aggrappi a quella verità! Tuttavia, anche l’Antico Testamento suggerisce che questa non sia la fine della storia. Il Salmo 110:1 (il versetto dell’Antico Testamento più spesso citato nel Nuovo Testamento) recita: «Il Signore disse al mio Signore: “Siedi alla mia destra finché io non abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”» (BSB). Chi è questo “Figlio”, questo “secondo” che dovremmo chiamare anch’egli Signore? Naturalmente, si tratta di Gesù.
Sospetto che il punto su cui si trova in difficoltà sia questo: quando nella Bibbia vengono utilizzate le parole «Dio» e «Signore», riferite al vero Dio e al vero Signore, la Bibbia le impiega sempre nello stesso modo, oppure si tratta di parole come «giudice» e «perfetto», che hanno diversi significati a seconda del contesto? Finché riterrà che «Dio» (quando non si riferisce agli idoli) abbia sempre lo stesso significato, e che «Signore» abbia sempre lo stesso significato, si troverà in difficoltà nel leggere certi versetti. Ritengo invece che «Dio» e «Signore» abbiano significati diversi a seconda del versetto.
Ora giungiamo a un paradosso. Poiché esiste un solo Dio da adorare, e gli angeli e gli uomini hanno adorato Gesù in modo appropriato, come è possibile? L’unica risposta che tenga conto di tutti i «versetti che glorificano Gesù» è che Gesù è l’unico vero Dio degno di adorazione.
Una questione strettamente correlata è quella per cui la Bibbia afferma che per noi c’è un solo Signore (Efesini 4:5). Ma il nostro Signore è Gesù Cristo (Romani 10:9; 1 Corinzi 8:6; 12:3; Giovanni 20:25,28), oppure il nostro Signore è lo Spirito (2 Corinzi 3:17), oppure il nostro Signore è il Padre (Ebrei 7:21, 1 Pietro 1:25, ecc.)?
1 Corinzi 7:35 afferma che dobbiamo avere una devozione totale al Signore. Ciò significa forse che dobbiamo essere devoti a Gesù e dimenticare Dio Padre? – Certamente no. L’unica risposta è che Dio Padre è il nostro «unico Signore», ma anche Gesù Cristo e lo Spirito fanno parte del nostro «unico Signore».
Ecco un altro paradosso presente nella Bibbia. Poiché Gesù è l’Unico Vero Dio, eppure Gesù pregava il «Suo Dio», chi è il Dio degno della nostra adorazione? Vi sono quattro possibilità:
Solo il Padre. Ciò non può essere corretto, altrimenti gli angeli avrebbero sbagliato a glorificare Gesù, Stefano avrebbe sbagliato a pregare Gesù, Tommaso avrebbe sbagliato a chiamare Gesù «Mio Signore e mio Dio» e Gesù avrebbe sbagliato a non correggerlo.
Solo Gesù. Ciò non può essere corretto, altrimenti Gesù, pregando Dio [il Padre] e chiamandolo Dio, avrebbe sbagliato.
Entrambi sono Dio e vi sono almeno due dei. Ciò non può essere corretto, poiché Dio ha voluto che l’Antico Testamento ci sottolineasse che esiste un solo vero Dio.
Entrambi sono Dio, e c’è un solo vero Dio. Questa risposta è la più difficile da accettare, poiché non esiste un’analogia esatta sulla terra. La Sua analogia tra Lei e i Suoi genitori va bene fino a un certo punto, ma non mi piace in quanto rende «Dio» una sorta di cognome di famiglia, mentre credo che i Tre siano Uno in un modo molto più intimo di così. Tuttavia, il fatto di non avere un’analogia perfetta con Dio sulla terra non rende questa risposta errata. Infatti, nessun’altra risposta che io abbia visto riesca a fare di più che «spiegare via tutti i versetti biblici»; questa, invece, include tutti i versetti biblici. Il concetto della Trinità sottolinea la distinzione dei Tre, sottolinea anche l’inseparabilità dei Tre, eppure sottolinea anche che esiste un solo Dio.
C’è una cosa che si può dire a favore degli dei idolatri. Questi “piccoli esseri”, impostori con capricci meschini e debolezze fin troppo umane, sono molto più semplici da comprendere per l’uomo naturale rispetto al Dio Santo e Onnipotente che riempie i cieli e la terra. Ritengo infatti che, nel corso del tempo, molte persone si siano allontanate da ciò che Dio ha rivelato di Sé nella Bibbia. Ecco un altro schema per voi. Disegnate un triangolo e contrassegnate i tre vertici con le diciture «Un solo Dio», «Tre Persone», «Natura uguale». Ora, all’esterno del triangolo, sulla linea opposta a «Un solo Dio», scrivete l’eresia opposta: «politeismo». Allo stesso modo, all’esterno del triangolo, sulla linea opposta a «Tre Persone», scrivete «eresie dell’unicità». Infine, sulla linea opposta a «Natura uguale», scrivete «Ebioniti». Gli Ebioniti erano una delle prime eresie che cercava di combinare le usanze ebraiche con il cristianesimo. Riconoscevano Gesù come il Messia, ma non lo riconoscevano come Dio.
Ora, una questione che occorre sollevare è la seguente: dato che essi sono inseparabili sotto certi aspetti e distinti sotto altri, in che modo sono inseparabili e in che modo sono distinti?
Sono una cosa sola nell’amore, nello scopo e nell’obbedienza. In altre parole, non è possibile obbedire a uno disobbedendo all’altro.
Sono uno nel nome, come abbiamo già discusso.
Sono uno nella natura. Né il Padre, né il Figlio, né lo Spirito Santo sono esseri creati. Analogamente al fatto che io posso creare oggetti, ma i miei figli provengono da me e da mia moglie, il Figlio è stato generato dal Padre, non creato da Lui.
Il Padre è più grande del Figlio? Dobbiamo rispondere a questa domanda in tre contesti diversi.
Natura e onore: il Padre e il Figlio sono uguali tra loro. Filippesi 2:6 mostra che hanno la stessa natura. Giovanni 5:23: «affinché tutti onorino il Figlio proprio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato».
Sulla terra, Gesù era inferiore al Padre. Gesù si spogliò volontariamente di gran parte della Sua gloria (Filippesi 2:7; Giovanni 17:5). Gesù imparò l’obbedienza (Ebrei 5:8), si stancò (Giovanni 4:6), non sapeva tutto, come ad esempio l’ora del Suo ritorno (Matteo 24:36; Marco 13:32), ecc.
Anche in cielo, il Padre ha un ruolo più importante del Figlio. Ad esempio, nel matrimonio il marito e la moglie sono uguali e hanno lo stesso valore, ma hanno ruoli diversi, e il marito ha il ruolo di guida a cui la moglie deve obbedire. Anche in una famiglia il genitore ha un ruolo diverso da quello del figlio. Pertanto, anche in cielo, come un padre è il capo di un figlio, Dio è il capo di Cristo. (Sì, con «Dio» qui si intende Dio Padre). (1 Corinzi 11:3) Dio Padre è anche chiamato il Dio del nostro Signore Gesù Cristo in Efesini 1:17. Finora non abbiamo parlato molto dello Spirito, ma lo Spirito Santo ha il ruolo di intercedere presso il Padre per noi (Romani 8:26-27), e non è il Padre a intercedere presso lo Spirito.
A proposito, una volta qualcuno mi ha chiesto se la Trinità di Dio sia solo una cosa temporanea. Dopo che Satana sarà gettato nel lago di fuoco, la distinzione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito scomparirà? La risposta è che le distinzioni all’interno della Trinità sono permanenti, poiché Ebrei 13:8 afferma: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre» (BSB).
Ora ritengo che ciò che Dio ha rivelato riguardo alla Trinità mi sia chiaro, ma il punto è che sia chiaro anche a voi. Una cosa che potrebbe aiutare è assicurarsi di mettere in pratica la verità che conoscete. Poiché gli angeli cantavano e lodavano Gesù in Apocalisse 5:9,10; 5:12; 7:10; 11:15, dedicate del tempo a cantare a Gesù, lodandolo. Poiché gli angeli adorarono Gesù in Ebrei 1:6, i Magi adorarono Gesù in Matteo 2:11, i discepoli Lo adorarono in Matteo 14:33, le donne adorarono Gesù in Matteo 28:9 e il cieco adorò Gesù in Giovanni 9:38, anche voi dovreste adorarLo. Pertanto, adorate Gesù come fanno gli angeli e gli altri, lodatelo con il canto, pregate Gesù (come fece Stefano in Atti 7:59) e chiedete a Dio di aiutarvi a vedere e a comprendere tutto ciò che Dio ha rivelato nella Sua meravigliosa Parola.
D: Quali sono alcune differenze tra la cultura greca e quella romana?
R: Gli atleti greci gareggiavano nudi, erano molto tolleranti nei confronti dei comportamenti omosessuali e vantavano una lunga storia culturale ad Atene e in altre città. Combattevano spesso tra loro e non riuscirono mai veramente a unirsi fino a quando i macedoni (tecnicamente) non greci non li conquistarono tutti. D’altra parte, i Romani erano più inclini a ricorrere alla tortura, meno attenti all’equità e ammiravano la cultura greca, nonostante avessero conquistato i Greci. Entrambe le civiltà avevano soldati coraggiosi, ma i Romani erano più inclini ad assimilare chi li circondava e a creare un impero unificato.
D: Quanti versetti e quante parole contiene il Nuovo Testamento?
R: Secondo Wick Allison in *That’s In the Bible? - The Ultimate Learn-As-You-Play Bible Quiz Book* (Dell Trade 1994), pag. 18, il Nuovo Testamento della versione di Re Giacomo conta 7.959 versetti e 198.000 parole in inglese. Si noti che la versione di Re Giacomo contiene alcuni versetti che non figurano nella maggior parte dei manoscritti greci.
D: Quali sono le testimonianze manoscritte relative al Nuovo Testamento?
R: Per i dettagli, si veda la pagina dedicata ai manoscritti del Nuovo Testamento all’indirizzo http://www.BibleQuery.org/NewTestamentManuscripts.html.
D: Quali autori antichi si riferivano al Nuovo Testamento chiamandolo proprio «Nuovo Testamento»?
R: Ecco l’elenco. Se uno scrittore menziona l’Antico Testamento, ma non il Nuovo, allora si sottintende il Nuovo Testamento. Se è solo sottinteso, il nome non è in grassetto e viene indicato con la dicitura «Sottinteso».
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) menziona «come il Nuovo Testamento, che Dio aveva precedentemente annunciato» nel *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 51, pag. 221.
Melito di Sardi (170-180 d.C.) (implicito) menziona l’«Antico Testamento». Ciò implica l’esistenza di un Nuovo Testamento. Frammento 4 dal Libro degli Estratti, vol. 8, pag. 759
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) menziona il Nuovo Testamento e l’Antico Testamento in *Contro le eresie*, libro 5, cap. 34.1, pag. 563. Ne parla anche a pag. 564.
Il Canone Muratoriano (circa 170 d.C.), cap. 3, pag. 603, menziona l’Antico Testamento, il che implica l’esistenza di un Nuovo Testamento.
Clemente di Alessandria (193-202 d.C.): «Poiché Dio è la causa di tutte le cose buone; ma di alcune in modo primario, come dell’Antico e del Nuovo Testamento»; *Stromati*, libro 1, cap. 5, pag. 305
Tertulliano (circa 213 d.C.): «Egli ci è chiaramente definito in tutte le Scritture: nell’Antico Testamento come il Cristo di Dio, nel Nuovo Testamento come il Figlio di Dio». Contro Praxeas, cap. 24, pag. 620
Tertulliano (198-220 d.C.) menziona il Nuovo Testamento nei Cinque libri contro Marcion, libro 4, cap. 1, p. 346.
Ippolito (225-235/6 d.C.) fa riferimento al Nuovo Testamento nei «Frammenti dai Commentari», Commento alla Genesi 49,11, p. 165
Asterio Urbano (circa 232 d.C.) «temendo di poter sembrare a qualcuno come se aggiungessi qualche nuova parola o precetto alla dottrina del Vangelo del Nuovo Testamento», *L’Esordio*, vol. 7, cap. 1, p. 335
Commodiano (circa 240 d.C.) (implicito): «La prima legge di Dio è il fondamento della legge successiva. A Lei, infatti, è stato affidato il compito di farvi credere nella seconda legge. Né le minacce provengono da Lui stesso, ma da essa, e hanno potere su di voi. Ora, sbalorditi, giurate che crederete in Cristo; poiché l’Antico Testamento proclama riguardo a Lui: È infatti necessario solo credere in Colui che era morto, per poter risorgere e vivere in eterno». Istruzioni di Commodiano, cap. 25, pag. 207
Origene (225-254 d.C.) parlò del Nuovo Testamento e affermò che vi fossero solo quattro Vangeli. Commento di Origene al Vangelo secondo Giovanni (225-231 d.C.), libro 1, cap. 1, pag. 299.
Origene (240 d.C.) fa riferimento al Nuovo Testamento. Commento al Cantico dei Cantici, prologo, pag. 56
Novaziano (250-257 d.C.) menziona l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento nel suo *Trattato sulla Trinità*, cap. 7, pag. 617. Egli menziona inoltre la verità sia dell’Antico che del Nuovo Testamento nel cap. 17, pag. 627.
Il *Trattato sul ribattesimo* (250/4-256/7 d.C.), cap. 3, pag. 668, menziona il Nuovo Testamento.
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) menziona l’Antico Testamento, riferendosi ad esso così come lo intenderemmo oggi, in molti punti. Egli afferma: «Che fosse stato promesso un altro Profeta come Mosè, vale a dire uno che avrebbe dato un nuovo testamento e al quale si dovrebbe piuttosto dare ascolto». Cita poi Deuteronomio 18,18-19 come «Deuteronomio». Trattati di Cipriano, Trattato 12, 18, pag. 512
Dionigi di Roma (259-269 d.C.) afferma che la Trinità è presente nella Scrittura, ma che la dottrina dei «tre dei non è insegnata né nell’Antico né nel Nuovo Testamento». Contro i sabelliani, cap. 1, vol. 7, p. 365
Anatolio di Alessandria (270-280 d.C.) (implicitamente) fa riferimento all’«Antico Testamento», il che implica l’esistenza di un Nuovo. Il Canone pasquale di Anatolio di Alessandria, cap. 8, p. 148
Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) menziona l’Antico e il Nuovo Testamento nel suo Commento all’Apocalisse di San Giovanni, pag. 345. Egli elenca le lettere di Paolo come Romani, Corinzi, Galati, Efesini, Tessalonicesi, Filippesi, Colossesi, Timoteo e cita 1 Timoteo 3:15 nel cap. 16, pag. 345. Prosegue poi citando 1 Corinzi 15,53 a pag. 346.
Metodio (270-311/312 d.C.) (Implicito) «Vi presenterò, o vergini, dall’Antico Testamento, una profezia scritta tratta dal Libro dei Giudici, per dimostrare che dico la verità», Banchetto delle dieci vergini, Discorso 10, cap. 2, pag. 348
Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) «E oltre alla pia opinione riguardante il Padre e il Figlio, noi professiamo un solo Spirito Santo, come ci insegnano le Sacre Scritture; il quale ha consacrato sia i santi dell’Antico Testamento, sia i divini maestri di ciò che è chiamato Nuovo». Lettere sull’eresia ariana, Lettera 1, cap. 12, pag. 296
Lattanzio (circa 303-325 d.C.) «e regolò tutte le cose relative alle istituzioni del Nuovo Testamento; e una volta compiuto ciò, una nuvola e un turbine Lo avvolsero e Lo rapirono dalla vista degli uomini verso il cielo». Il modo in cui morirono i persecutori, cap. 2, pag. 311
Eusebio (318-339/340 d.C.)
Dopo Nicea
Egemonio (IV secolo) afferma che non esistono né due Antichi Testamenti né due Nuovi Testamenti. (Parla il cristiano Diodoro) «Disputa con Mani», cap. 45, pag. 220
Atanasio (367 d.C.) menziona il «Nuovo Testamento» nella Lettera festiva 39 di Atanasio, cap. 5, pag. 552
Canone di Cheltenham (= Catalogo di Mommsen) (ca. 360-370 d.C.)
Efraim/Efrem (350-378 d.C.)
Basilio di Cappadocia (357-379 d.C.) fa riferimento al Nuovo Testamento nella Lettera 42, cap. 3, pagg. 144-145.
Cirillo di Gerusalemme (ca. 349-386 d.C.) menziona l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento nella Lezione 2.4, pag. 8, e nella Lezione 3.6, pag. 15.
Il Sinodo di Laodicea (in Frigia) (343-381 [o 363] d.C.), nel canone 59, pag. 158, menziona l’Antico e il Nuovo Testamento.
Il Sinodo di Laodicea (in Frigia) (343-381 d.C.), nel canone 60 a pag. 159, elenca i libri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento. Il canone 59 a pag. 158 stabilisce che in chiesa possano essere letti solo i libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Gregorio di Nissa (382-383 d.C.) (implicitamente) menziona l’Antico Testamento nell’opera *Contro Eunomio*, libro 11, cap. 5, pag. 238.
Ambrogio di Milano (370-390 d.C.) menziona l’Antico e il Nuovo Testamento nell’opera *De fide christiana*, libro 1, cap. 8.57, pag. 210.
Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.)
Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) menziona il Nuovo Testamento nell’opera *Sui penitenti*, cap. 4.1, pag. 74
Didimo il Cieco (398 d.C.) fa riferimento all’Antico e al Nuovo Testamento. «Commento a Zaccaria» 8, pag. 201
Libro siriaco dei Gradini (Liber Graduum) (350-400 d.C.)
Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) menziona l’Antico e il Nuovo Testamento. *Il Panarion*, sezione 3, scolio 1 e 5, pag. 334
Commento di Rufino al Credo degli Apostoli (374-406 d.C.)
Giovanni Crisostomo (martirizzato nel 407 d.C.)
Concilio di Cartagine (393-419 d.C.)
Girolamo (417-420 d.C.) menziona il Nuovo Testamento nella lettera 53.9 (394 d.C.), pag. 101.
Agostino di Ippona (388-430 d.C.) menziona il Nuovo Testamento in *La Città di Dio*, libro 17, cap. 4, pag. 341; libro 17, cap. 6, pag. 344
Agostino di Ippona (388-430 d.C.) menziona il Nuovo Testamento nel «Commentario ai Salmi», pag. 405, 521, 531, 681
Giovanni Cassiano (419-430 d.C.) Il Nuovo Testamento è citato per nome nelle “Istituzioni” di Giovanni Cassiano, libro 1.1, pag. 201, e nella “Conferenza dell’abate Paphnutius”, cap. 15, pag. 327
Vincenzo di Lerino (circa 434 d.C.)
Socrate (circa 400-439 d.C.) La Storia ecclesiastica di Socrate
Teodoreto di Cirro (423-458 d.C.)
Concilio di Calcedonia (451 d.C.)
Papa Leone I di Roma (440-461 d.C.)
Tra gli eretici e i libri apocrifi
Marino (circa 300 d.C.) (implicitamente) un bardesano, nel discutere con Adamantio, fece riferimento all’«Antico Testamento» e definì Davide un profeta. Dialogo sulla vera fede, cap. 862a 20, p. 173
Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) fa riferimento per nome al Nuovo Testamento, citando Mt 28,2-3. Commento a Zaccaria, cap. 1, pag. 331