< Domanda sulla Bibbia tratta da Michea
D: Qual è il punto centrale del libro di Michea?
R: Come molti altri libri profetici minori, Michea si rivolge principalmente ai ribelli, nella speranza che cambino e si pentano. Affronta due domande: dove ci troviamo ora e dove possiamo andare da qui in avanti?
D: Nel libro di Michea, quali sono le somiglianze con il libro di Isaia?
R: Michea e Isaia vissero nello stesso periodo, ed è probabile che si conoscessero e si ascoltassero a vicenda. Sebbene non vi siano citazioni esatte, vi sono numerose somiglianze nelle espressioni e nel pensiero.
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Michea |
Isaia |
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Michea 1:8 a piedi nudi e nudo |
Isaia 20:2-4; 47:3 nudi |
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Michea 3:4 Dio non ascolta il loro grido |
Isaia 1:15, Dio non ascolterà le numerose preghiere di chi ha le mani sporche di sangue |
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Michea 4:1 gli ultimi giorni |
Isaia 2:2-4; 24-27 |
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Michea 4:1-2 molti verranno al Monte Sion |
Isaia 51:11 I redenti torneranno a Sion cantando |
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Michea 4:3 trasformeranno le spade in aratri e le lance in falci… né si addestreranno più alla guerra |
Isaia 2:4 trasformeranno le spade in vomeri e le lance in falci… e non si addestreranno più alla guerra |
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Michea 4:5 cammineranno nel nome di Dio per sempre |
Isaia 59:21; 26:4; 40:8; 60:21; 65:18 Confidate, vivete, gioite per sempre |
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Michea 5:2 Le origini sono antiche, fin dai giorni dell’eternità |
Isaia 9:6 Il Messia chiamato “Padre Eterno” o “Padre dell’Eternità” |
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Michea 5:1 colpire con una verga sulla guancia il giudice d’Israele |
Isaia 53:3-7: il servo sofferente fu ferito |
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Michea 4:12: essi non conoscono i pensieri del Signore né comprendono il suo disegno |
Isaia 40:13, non comprendono la mente del Signore. Isaia 55:8-12, i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri |
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Michea 4:10 la figlia di Sion è in travaglio |
Isaia 54:1-3: la donna sterile darà alla luce un figlio |
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Michea 5:5 pastori insorti contro l’Assiria |
Isaia 10:24; 36-37: giudizio [presente] contro gli Assiri |
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Michea 4:10: futuro esilio a Babilonia |
Isaia 39: futuro esilio a Babilonia |
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Michea 5:13 Dio eliminerà le immagini scolpite |
Isaia 2:18-20 Il popolo si libererà dei propri idoli |
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Michea 6:1-2: rivolgersi alle montagne |
Isaia 41:1; 49:1: rivolgersi alle isole |
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Michea 7:1 Michea dice: «Guai a me!» a causa dei peccati del popolo |
Isaia 6:5 Isaia dice: «Guai a me!» a causa dei propri peccati e di quelli del popolo |
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Michea 7:20 i nostri padri, compreso Abramo |
Isaia 51:2, Abramo tuo padre |
Michea conta 105 versetti, quindi c’è un parallelo ogni 7 versetti. In confronto, il Libro dell’Apocalisse presenta un parallelo con il resto della Bibbia ogni 5 versetti.
Al contrario, ecco un elenco più breve di parallelismi con Geremia.
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Michea |
Geremia |
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Michea 1:1 Moraset si trovava a 25 miglia a sud-ovest di Gerusalemme |
Geremia 1:1 Anatot si trovava a 3 miglia a nord-est di Gerusalemme |
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Michea 3:4 Dio non ascolta il loro grido |
Geremia 11:11 |
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Michea 3:11 Profeti che operano per denaro |
Geremia 6:13; 8:10 tutti sono avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, tutti praticano l’inganno |
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Michea 3:7 Il popolo si vergognerà |
Geremia 3:25 Corichiamoci nella nostra vergogna |
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Michea 4:10 futuro esilio a Babilonia |
Geremia 20:4, ecc. |
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Michea 7:1 Michea dice: «Guai a me!» a causa dei peccati del popolo |
Geremia 4:19; 9:1-2 Geremia è chiamato il profeta piangente |
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Michea 7:5 la donna che giace accanto a te |
Geremia 9:4 non fidarti dei tuoi parenti più stretti |
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Michea 6:1-2 rivolgersi alle montagne |
Geremia 9:10 pianto e lamenti per le montagne e i pascoli |
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Geremia 26:18 menziona Michea come Micaia. |
D: In Michea 1, quando è stato scritto questo libro?
R: Poiché Michea menziona la città di Samaria, e questa città esisteva già intorno all’880 a.C., Michea deve essere stato scritto dopo quella data. Poiché Samaria fu distrutta nel 722 a.C., almeno una parte di Michea fu scritta prima di quella data. Michea visse all’incirca nello stesso periodo di Isaia. Michea 3:12 fu citato un secolo più tardi, ai tempi di Geremia, in Geremia 26:18. Michea afferma che il libro fu scritto durante il regno di tre re, il che lo collocherebbe tra il 750/740 e il 687/686 a.C.
D: In Mi 1,1, questo Michea potrebbe essere lo stesso di Michea, che profetizzò ad Achab in 1 Re 22,8?
R: No. Sebbene «Michea» sia una forma abbreviata di «Micaia», Micaia profetizzò intorno all’854 a.C., mentre il Michea di cui si parla qui visse oltre un secolo dopo.
D: In Michea 1:1, dove si trovava Moraset?
R: La città natale di Michea si trovava a circa 40 chilometri, ovvero 25 miglia, a sud-ovest di Gerusalemme. Non sappiamo con esattezza dove si trovasse questo piccolo villaggio, ma la direzione lo collocherebbe vicino alla città filistea di Gat.
D: Perché in Mi 1,1 si menziona la città di Samaria, visto che i samaritani apparvero solo un secolo dopo, in seguito all’esilio?
R: Sebbene i samaritani non esistessero fino all’esilio, la città di Samaria era già presente prima di loro. La città di Samaria era la capitale del regno settentrionale di Israele fin dai tempi di Omri, che la costruì intorno all’880 a.C. (1 Re 16:24).
D: In Michea 1:2, in che senso Dio è testimone contro alcune persone?
R: Dio vede tutto e sa tutto. In quanto giudice dell’umanità, Dio è testimone delle parole e delle azioni malvagie delle persone. Tuttavia, questo versetto sottolinea che Dio è testimone contro di loro. Chi compie il male preferirebbe che Dio non sapesse ciò che fa. Sebbene la Settanta possa essere tradotta come «testimone tra» o «testimone contro», il contesto indica che Dio è testimone contro il peccato.
Una questione è: contro chi è Dio testimone? I versetti seguenti parlano solo di Giuda e della Samaria. Se Dio non sta accusando tutte le nazioni, allora sta accusando Giuda e la Samaria, e tutte le nazioni devono ascoltare e prestare attenzione.
D: In Michea 1:4, quando le montagne si scioglieranno e si spacceranno in due?
R: Questo, insieme a Michea 4, avverrà negli ultimi giorni. Zaccaria 14 descrive in modo più dettagliato come il Monte degli Ulivi si spaccerà in due.
D: In Michea 1:5, perché Michea definisce il loro peccato «la trasgressione di Giacobbe»?
R: Come vediamo in Michea 1:10-15, Michea è molto preciso nei termini e nelle espressioni che usa. Michea usa il nome «Giacobbe» per ricordare loro le origini e chi sono. Spesso, quando si rimprovera qualcuno per il proprio peccato, è bene ricordargli chi è e da dove viene. Il rimprovero può essere forte e aspro; ma può anche essere pacato e ponderato.
D: In Michea 1:6, in che modo Samaria sarebbe diventata come un cumulo di detriti in un campo e come le piantine di una vigna?
R: Queste metafore sono promemoria visibili dei rifiuti e del materiale inutile precedentemente ripuliti. Per i cristiani, 2 Timoteo 2:20-21 e 2 Pietro 1:8 ci ricordano che dobbiamo stare attenti che la nostra disobbedienza non ci renda inutili.
D: In Michea 1:7, Dio onora mai le offerte che Gli vengono date con denaro ottenuto con mezzi illeciti?
R: Dio è libero di fare ciò che desidera con il denaro ottenuto con mezzi illeciti. Tuttavia, non dovremmo mai offrire a Dio i nostri guadagni illeciti; d’altra parte, non dovremmo nemmeno avere guadagni illeciti in primo luogo. Dio vuole che gli offriamo il frutto del nostro lavoro onesto e dignitoso. Persino Davide, in 2 Samuele 24:24, non volle offrire al Signore un sacrificio che non gli fosse costato nulla. Davide insistette per pagare Arauna per ciò che stava per sacrificare. In Marco 12:41-44, Gesù lodò la generosità della vedova che donò con spirito di sacrificio. Il denaro ottenuto con mezzi immorali o illegali, o sfruttando gli altri, è inutile come cosa gradita a Dio.
D: In Michea 1:8-9, qual è il significato della presenza congiunta dello sciacallo e del gufo? In che modo ciò si collega a Michea?
R: Entrambi sono animali che si muovono (ed emettono suoni) di notte. Possono emettere suoni spaventosi, ma non si vedono. Forse, in modo simile, Michea piangerà su di loro, indipendentemente dal fatto che lo vedano o meno. Allo stesso modo, Dio li sta ammonendo riguardo al loro peccato, e loro devono ascoltare anche se non vedono Lui, né gli effetti del loro peccato — almeno per ora.
D: In Michea 1:9; 2:10 e Geremia 30:12,15, quando le ferite spirituali delle persone sono incurabili da parte di Dio?
R: Per alcune persone, alcuni peccati sembrano più facili da pentirsi rispetto ad altri. Sebbene Dio sia Onnipotente, ci sono certe cose che Egli sceglie di non fare. Quando qualcuno non vuole che Dio lo guarisca dal proprio male e rifiuta Dio, Dio non ha alcun obbligo di imporgli ciò che non desidera. In questo caso, la ferita è incurabile, come in Osea 5:13.
D: In Michea 1:10-14, perché questo profeta ricorre a giochi di parole in una situazione così grave?
R: Questi giochi di parole non sono umorismo, ma un espediente letterario della poesia ebraica antica. Era utile che le profezie fossero trasmesse in modo facile da ricordare, poiché così le persone avrebbero richiamato alla mente quelle parole quando la profezia si fosse avverata. Michea non era un caso isolato, poiché la prima volta che Dio concesse una visione a Geremia, la fece sotto forma di gioco di parole.
Sebbene questi giochi di parole, le parabole e i detti ripetuti possano fungere da ausilio mnemonico, dire che si tratta semplicemente di un ausilio mnemonico è riduttivo. Ogni volta che le persone sentivano il nome di queste città familiari, ricordavano questo poema e il giudizio che stava per arrivare. Inoltre, non si trattava semplicemente di un giudizio che avrebbe colpito la campagna in generale, ma proprio queste città specifiche (così come le altre) ne sarebbero state colpite.
D: In Michea 1:10a e 1:15b, in che modo questi versetti fungono da “bookends” e qual è il loro significato?
R: Michea 1:10a non è un testo originale di Michea. Egli sta citando 2 Samuele 1:20, quando Saul e Gionatan furono uccisi dai Filistei. Michea 1:15b menziona Adullam, dove Davide si nascose da Saul in una caverna in 1 Samuele 22:1. Questi versetti sono in ordine cronologico inverso.
D: In Michea 1:13, in che senso alcuni peccati sono simili al comando di «attaccare i cavalli al carro»?
R: Alcuni peccati, una volta commessi, sono sostanzialmente conclusi. Altri peccati creano maggiore dipendenza e crescono, come un cancro. Ma altri ancora possono essere definiti «peccati di passaggio». Proprio come la marijuana può essere una droga di passaggio verso sostanze più pesanti, alcuni peccati abbattono le barriere o consentono alla persona di commettere ulteriori peccati. Ad esempio, rubare e ricavarne denaro può consentire alla persona di ubriacarsi, pagare una prostituta, assumere droghe o fare altre cose. Alcuni peccati sono proprio come imbrigliare i cavalli del proprio carro.
Lachish era una grande città nella Shephelah, la pianura di Giuda, nota per la sua scuderia di cavalli. Deuteronomio 17:16-17 afferma che il re non deve accumulare un gran numero di cavalli o di mogli. Tuttavia, a partire da Salomone, i re d’Israele e di Giuda possedevano grandi mandrie. Ma i cavalli sono più importanti nella guerra d’offensiva e meno importanti nella difesa di una città. Sennacherib era così orgoglioso di averla conquistata che ne fece realizzare un rilievo sul suo palazzo a Ninive. Non ci fu mai, invece, un’immagine di Gerusalemme.
D: In Michea 1:16, perché si rasavano il capo in segno di lutto?
R: Non piangevano la perdita delle loro case o delle loro ricchezze, ma quella dei loro stessi figli, che erano morti o erano stati portati in schiavitù e non erano mai più stati rivisti.
D: In Michea 1:16, dato che si parla di calvizie come quella dell’aquila, c’erano aquile calve in Palestina?
R: In Palestina non c’erano uccelli della specie che chiamiamo “aquila calva”, poiché questi uccelli vivono in Nord America. Michea 1:16 dice: “Rendetevi calvi come un’aquila”, e la parola ebraica per “aquila” può significare anche “avvoltoio”.
Gli avvoltoi neri, chiamati anche falchi pescatori, erano calvi sulla testa e sul collo, come molti altri uccelli che si nutrono di carcasse.
Anche le aquile gier, dette anche avvoltoi egiziani, hanno la testa calva, con piume gialle sul collo.
Gli avvoltoi grifoni, chiamati anche semplicemente aquile, hanno il collo calvo o ricoperto da una sottilissima peluria bianca.
Le due vere aquile presenti in Palestina, l’aquila imperiale e l’aquila reale, non hanno né la testa né il collo calvi.
La calvizie impedisce alle piume di aggrovigliarsi a causa della coagulazione del sangue quando l’uccello si tuffa a testa in giù nelle viscere dell’animale morto.
D: In Michea 2:1, che cosa significa «tramarre il male nei propri letti»?
R: Non solo le persone compivano il male quando venivano tentate in una determinata situazione, e non solo commettevano il male in modo premeditato, ma rimanevano persino sveglie nei loro letti di notte a tramare su come compiere il male. Forse questo è uno dei motivi per cui il Salmo 4:4 esorta le persone: «Sul tuo letto, scruta il tuo cuore e resta in silenzio» (Berean Standard Bible).
D: In Michea 2:1-2, in che modo le persone possono tramare il male finanziario oggi?
R: Michea 2:2, 4, 9 parla specificamente di appropriarsi di campi, di frodare uomini e donne delle loro case e di dare campi ai traditori. Oggi ciò può includere anche l’appropriazione degli investimenti, dei risparmi e delle pensioni delle persone, sia con mezzi illegali, sia con mezzi legali ma senza scrupoli.
Ecco un esempio semplificato. Immaginate una società di investimento senza scrupoli che gestisca 8 fondi, ciascuno dei quali investe tutto il proprio capitale in operazioni rischiose quanto quelle di Las Vegas. La probabilità di ottenere un rendimento del 48% era del 50%, mentre quella di perdere tutto era del 50%. In media, metà dei fondi ha perso tutto ed è scomparsa in silenzio. La metà dei fondi ha guadagnato il 40% (trattenendo l’altro 8% per le commissioni di gestione e i bonus). Ora ripetete questo scenario per altri due anni. In media, un fondo avrebbe un rendimento annuo del 40% per tre anni consecutivi, il che sembra un track record estremamente impressionante. Non si sente mai parlare degli altri fondi, con una strategia quasi identica, che scompaiono.
Un esempio più realistico è quello di un servizio di newsletter di investimento che ho seguito per alcuni mesi. Quando dicevano che un titolo sarebbe salito, di solito saliva – circa un terzo delle volte. Circa un terzo delle volte scendeva. E circa un terzo delle volte non cambiava di valore. Quindi, in realtà, seguire i loro consigli era come lanciare i dadi. Tuttavia, potevano pubblicizzare i titoli vincenti che avevano previsto correttamente, e tacere sugli altri due terzi.
D: In Michea 2:2b, in che modo una persona può privare qualcuno della sua eredità?
R: Ai tempi dell’Antico Testamento la terra veniva tramandata all’interno del clan. Anche se la terra veniva venduta, avrebbe dovuto tornare al proprietario originario nell’Anno del Giubileo, che ricorreva ogni cinquanta anni (Levitico 25:10-13). Tuttavia, in quel periodo Israele e Giuda erano come le nazioni circostanti e non lo facevano. Disobbedivano alla legge e conservavano per sempre terre che non avrebbero dovuto tenere. Oggi le persone possono appropriarsi di cose senza scrupoli attraverso il sistema giudiziario, se intentano costose cause legali o ricorrono a falsi testimoni.
D: In Michea 2:3, cosa c’è di sbagliato nel «camminare con tanta superbia» o nel «camminare a testa alta»?
R: Essere orgogliosi può indicare che ci si affida più a se stessi che a Dio. Può far sentire superiori agli altri. Qualcuno una volta ha detto che in inglese la lettera centrale sia in «sin» (peccato) che in «pride» (orgoglio) è la «I». Quando qualcuno attribuisce a se stesso, o alla propria importanza, un valore maggiore rispetto all’amore per Dio e per il prossimo, sta disobbedendo ai due comandamenti più importanti dati da Gesù.
D: In Michea 2:3, che dire di coloro che sostengono che il Signore non si adiri né provi ira?
R: Stanno trascurando un aspetto fondamentale del carattere di Dio. Non hanno mai letto l’Apocalisse? Non hanno mai letto i libri dell’Antico Testamento, a parte il Cantico dei Cantici, Ruth ed Ester? Ogni libro dell’Antico Testamento, eccetto questi tre, menziona l’ira e la collera di Dio. Del resto, ogni libro del Nuovo Testamento menziona l’ira e la collera di Dio, eccetto i seguenti: Filippesi, 1 e 2 Timoteo, Tito, Filemone, 1 Pietro, 1, 2 e 3 Giovanni. Ecco un elenco parziale di riferimenti.
Dio è un Dio geloso. Esodo 20:5; 34:14; Deuteronomio 4:24; 5:9; 6:15; Giosuè 24:19; Naum 1:2; Zaccaria 8:2; 1 Corinzi 10:22
Dio punisce. Genesi 3:14-19; 4:13; 15:14; Esodo 32:34; Levitico 18:25; 26:18,28; Deuteronomio 22:18; 1 Samuele 15:2; 2 Samuele 7:14; Giobbe 21:19; 37:13; Salmo 59:5; 89:32; 94:10; Isaia 10:12; 13:11; 24:21; 26:21; 27:1; Geremia 5:9,29; 6:15; 9:9,25; 11:22; 14:10; 21:14; 23:34; 27:8; Ezechiele 5:8-10; Zaccaria 10:3; (implicito) Sofonia 3:15; Matteo 25:46; Atti 7:7; 2 Corinzi 10:6; 1 Tessalonicesi 4:6; 2 Tessalonicesi 1:8-9; Ebrei 2:2; 10:29; 12:6; Giuda 7; Apocalisse 17:1; punire Babilonia Geremia 25:12
Dio non si lascia beffare. Galati 6:7
Dio vendica. Deuteronomio 32:35,43; 1 Samuele 24:12; 2 Re 9:7; Isaia 1:24; 65:6; 66:6; Geremia 5:9,29; 9:9; 15:15; 51:6b,36; Romani 12:19; 2 Tessalonicesi 1:6; Ebrei 10:30; Apocalisse 6:10; implicito in Salmo 79:12; 94:2; Lamentazioni 3:64
Dio ha ira. Esodo 15:7; 22:24; 32:10-12; Levitico 10:6; Numeri 11:33; 16:46; Deuteronomio 9:7-8,22; 11:17; 29:23,28; 1 Samuele 28:18; 2 Re 22:13,17; 23:26; 1 Cronache 27:24; 2 Cronache 12:7,12 (ira scongiurata); 19:2,10; 24:18; 28:11,13; 29:8,10; 30:8; 32:25-26; 34:21,25; 36:16; Esdra 5:12; 8:22; 10:14; Neemia 13:18; Giobbe 14:13; 21:20,30; 32:2; Salmo 2:5,12; 21:9; 59:13; 78:31,38,49; 79:6; 89:46; 90:7,11; 95:11; 102:10; 106:23,40; 110:5; 124:3; Proverbi 11:4; Isaia 9:19; 10:6; 13:13; 14:6; 60:10; Geremia 7:29; 10:10; 18:20 (allontanare l’ira); 21:5; 32:37; 50:13; Lamentazioni 3:1; Ezechiele 7:12,14,19; 21:31; 38:19; Osea 5:10; 13:11; Amos 1:11; Naum 1:2; Abacuc 3:2,8; Sofonia 1:15,18; Zaccaria 7:12; 8:14; Matteo 3:7; Luca 3:7; 21:23; Giovanni 3:36; Romani 1:18; 2:5; 9:22; Efesini 2:3 (figli dell’ira); 5:6; Colossesi 3:6; 1 Tessalonicesi 1:10; Ebrei 3:11; 4:3; Apocalisse 6:16-17; 11:18; 12:12; 14:8,10,19; 15:1,7; 16:1,19; 18:3; 19:15
Dio si adira. Esodo 4:14; Numeri 11:10; 12:9; 22:22; 25:3-4; 32:10; Deuteronomio 4:25; 6:15; 7:4; 9:18-19; 13:17; 29:20,23-24,27-28; 31:17,29; 32:16,21-22; Giosuè 7:1,26; 23:16; Giudici 2:12,14,20; 3:8; 10:7; 2 Samuele 6:7; 24:1; 1 Re 11:9; 14:9,15; 15:30; 16:2,7,13,26,33; 21:22; 22:53; 2 Re 13:3; 17:11,17-18; 21:6,15; 22:17; 23:19,26; 24:20; 1 Cronache 13:10; 2 Cronache 25:15; 33:6; 34:25; Esdra 9:14; Neemia 4:5; 9:5,13; Salmo 2:12; 6:1; 7:6,11; 21:9; 27:9; 38:3; 56:7; 69:24; 74:1; 76:7; 78:21,49,50; 79:5; 80:4; 85:3-5; 90:7,11; Ecclesiaste 5:6; Isaia 1:4; 5:25; 9:12,17,21; 10:4-5,25; 12:1; 13:3,9,13; 42:25; 48:9 (Dio rinvia la Sua ira); 63:3,6; 65:3; 66:15; Geremia 3:12; 4:8,26; 12:3; 15:14; 17:4; 18:23; 21:5; 23:20; 25:37-38; 30:23; 32:37; 33:5; 36:7; 42:18; 44:3,6; 49:37; 51:45; 52:3; Lamentazioni 1:12; 2:1,3,6,21-22; 4:11,16; Ezechiele 5:13,15; 7:3,8; 13:13; 20:8,21; 22:20; 25:14; 43:8; Daniele 9:16; Osea 8:5; 11:9; Giona 3:9; Michea 2:3; 5:15; Naum 1:6; Sofonia 2:2-3; Zaccaria 10:3
Lento all’ira (ma comunque capace di provare ira). Gioele 2:13b; Giona 4:2; Naum 1:3
Non rimane adirato per sempre. Michea 7:18
Dio distrugge [nell’ira] Genesi 6:13 (il diluvio); 19:12-13 (Sodoma e Gomorra); Amos 6:11; 9:8; Abdia 8,15; Abacuc 1:5-11; Aggeo 2:22; Malachia 1:3; 2:16; Marco 12:9; 1 Corinzi 3:17; 10:8; Giacomo 4:12; 2 Pietro 2:4-9,12
L’ira di Dio. Daniele 9:16
L’indignazione di Dio. Malachia 1:4
Dio può essere provocato all’ira. Salmo 78:58; 106:29; Geremia 7:18-20; 8:19; 11:17; 25:6-7; 32:29-32; Ezechiele 8:17; 16:26
Dio può essere provocato alla gelosia. 1 Corinzi 10:22
Dio è l’essere più amorevole dell’universo, ma è anche colui che possiede la collera più grande.
D: In Michea 2:9, come può qualcuno privare per sempre un bambino della gloria di Dio?
R: Nelle nostre volontà, e persino nel modo in cui cresciamo e diventiamo, abbiamo un certo grado di interdipendenza con coloro che ci circondano.
D: In Michea 2:11, perché è appropriato che i falsi profeti profetizzino vino per questo popolo?
R: Un profeta del genere profetizzerebbe sia ciò che il popolo desidera, sia ciò che sta per ricevere. Non era necessario alcun dono soprannaturale per una profezia che il popolo avrebbe fin troppo volentieri realizzato da sé. 2 Timoteo 4:3 parla di persone che hanno «orecchie pruriginose» e ascoltano solo i predicatori che dicono ciò che vogliono sentire.
D: In Michea 2:11, perché le persone tendono a credere a ciò che è piacevole per loro?
R: Questo è un tratto comune della natura umana decaduta; le persone hanno una versione decaduta della speranza. Vogliamo credere a cose che speriamo siano vere e possiamo ingannare noi stessi. Le persone vogliono definire come totalmente incerte le cose spiacevoli che sono quasi certe, e come certe le cose piacevoli che sono molto incerte. Se contassi il numero di volte in cui nei notiziari qualcuno ha affermato qualcosa come un fatto quando non poteva sapere che fosse un fatto, arriveresti a un numero molto elevato.
D: In Michea 2:12-13 non viene fornita assolutamente alcuna motivazione per queste parole di promessa contenute in Michea 1-2:10. Perché pensi che Dio prometta questo?
R: Non ha nulla a che vedere con il popolo in sé. Ha in parte a che vedere con Dio e in parte con il rapporto di Dio con il popolo. Dio ha fatto promesse ad Abramo, a Davide e ad altri, e manterrà la Sua promessa a prescindere da tutto. Ma Dio ama anche i discendenti di Abramo, e lo farà proprio per il Suo amore verso di loro. Nulla, però, indica che se lo meritino.
D: In Michea 2:12 e Isaia 34:6, dove si trova Bozra?
R: Si trovava in Edom, secondo Amos 1:12. Bozra era la capitale di Edom; corrisponde all’odierna Buseirah, situata tra le 25 e le 30 miglia a sud del Mar Morto.
D: In Michea 3:1-2, perché alcuni capi odiano il bene e amano il male?
R: Il male può essere ciò che fanno i criminali, ma può anche essere di natura politica, legale e religiosa. Alcuni leader possono essere dei “simbionti”, rendendosi conto che il loro potere deriva solo dal favorire ingiustamente alcuni a scapito di altri.
Alcune persone praticano il male per nessun altro motivo se non il proprio guadagno o la propria sicurezza. Ma questo non significa necessariamente amare il male. Altri invece vogliono avere come alleati persone «astutamente malvagie», sapendo che aggireranno le regole quando ciò andrà a loro vantaggio. Altri ancora provano un piacere personale nel far cadere gli uomini retti o nel vederli afflitti.
D: In Michea 3:2-4, si parla di vero e proprio cannibalismo?
R: No. Si tratta di divorare le anime delle persone per amore del denaro. Michea usa un linguaggio così duro e vivido per trasmettere la profondità e l’ostinazione del male dei capi politici, legali e religiosi.
D: In Michea 3:4, Dio nega mai la Sua benedizione a chi la chiede?
R: Spesso lo fa. Bisogna chiedersi perché le persone chiedono le benedizioni di Dio. Quando le persone desiderano le benedizioni di un rapporto intimo con Dio, evitando però un rapporto intimo di obbedienza a Dio, non sempre ottengono ciò che vogliono. Giacomo 4:3 parla di persone che chiedono a Dio e non ricevono perché chiedono per soddisfare i propri desideri.
D: In Michea 3:5-7,11, perché Dio a volte risponde solo con il silenzio a chi dice di volerLo ascoltare?
R: I falsi profeti «proclamano la pace mentre masticano con i denti» (Michea 3:5); cioè, mordono gli altri mentre parlano di pace. Il termine ebraico per «masticare» o «mordere», nasak, può significare il morso dei denti, il morso di un serpente e gli interessi su un prestito.
D: In Michea 3:9, qual è la differenza tra non curarsi della giustizia e disprezzare la giustizia?
R: Prima un po’ di contesto, poi la risposta. Il termine ebraico per «disprezzare», ta’ab, è molto forte e significa «aborrire». A partire dal 701 a.C., la leadership a Gerusalemme era molto debole. Il re fu deportato poco più di cento anni dopo, nel 597 a.C., e il Tempio fu distrutto nel 586 a.C.
Alcuni leader hanno a cuore la giustizia per tutti, anche per coloro che non li hanno sostenuti. Ad altri leader non importa davvero se venga fatta giustizia o meno, purché ottengano ciò di cui hanno bisogno. Forse preferiscono non pensare all’ingiustizia. Altri ancora credono che «il fine giustifichi i mezzi» e che qualsiasi mezzo, giusto o meno, sia giustificato per ottenere ciò che vogliono. Alcuni vogliono una cosa specifica, come vincere un’elezione. Altri vogliono tutto ciò che possono ottenere, per sé stessi e per i propri fedeli sostenitori, e cercare di soddisfare tali bisogni non è mai abbastanza da far loro pensare: «Ora posso smettere».
D: In Michea 3:9, quali sono alcuni esempi storici di leader che hanno disprezzato la giustizia?
R: La vigna di Nabot
Le false decretali
Le false decretali sono 100 lettere che stabiliscono l’autorità dei papi. In esse, Pietro afferma di aver ricevuto l’autorità di guidare la Chiesa di Cristo sulla terra. Pietro trasmise questa autorità al papa successivo, e così via.
La maggior parte delle false decretali sono «pseudo-isidoriane», dal nome di un uomo che si definiva «Isidoro Mercatore», il quale apparentemente le scrisse in Francia e le portò a Metz, in Francia, tra l’847 e l’859 d.C. Esse si presentano come lettere di papi e concili ecclesiastici dal 78 al 731 d.C. Vi sono molte citazioni plagiate, ma nel complesso lo stile è quello di un’unica persona.
A quanto pare, il motivo principale alla base delle decretali era quello di garantire maggiore indipendenza ai vescovi locali, affermando che essi non fossero responsabili nei confronti dei metropoliti, dei sinodi o dello Stato, ma solo del papa. Le false decretali ebbero il profondo effetto di elevare i papi a una posizione superiore a quella di chiunque altro su questa terra.
Le decretali furono utilizzate nei sinodi di Worms (868), Colonia (887), Metz (893) e Tribur (895). La Chiesa ortodossa non le accettò mai, e in Occidente furono respinte come falsi intorno al 1100 d.C. Due problemi insormontabili sono che nessuno ne aveva mai sentito parlare prima dell’850 d.C. e che presentano numerosi anacronismi storici, ad esempio: «Come mai i papi citavano persone nate dopo la loro morte?». Ciononostante, persino nel 1580 il Corpus Juris cattolico utilizzò le false decretali per dimostrare la correttezza del cattolicesimo. Nel 1628 era ancora necessario che il protestante David Blondel confutasse i falsi.
Il carattere di alcuni papi:
Dovremmo unirci all’esercito di papa Giulio II (il «papa guerriero», 1503-1513) per conquistare, uccidere e saccheggiare le città italiane al fine di ampliarne il «Regno di Dio», ovvero lo Stato Pontificio?
Quanto erano malvagi alcuni papi? Secondo la *Topical History of Christianity* di Austin, p. 148,
«Allora [dopo il 904] ebbe inizio la cosiddetta “pornocrazia”, durante la quale Teodora e le sue due figlie, Teodora la Giovane e Marozia, controllavano di fatto Roma e la Chiesa stessa. Come seducenti prostitute, queste donne avevano venduto i propri corpi in cambio di cariche, titoli e terre, acquisendo così un potere esteso. Marozia ebbe una relazione illecita con papa Sergio III, dalla quale nacque un figlio che in seguito divenne papa Giovanni XI. Quando Marozia cercò di farsi incoronare imperatrice, il suo figlio minore, Alberico, rapì e imprigionò la madre, rinchiuse in carcere il suo fratellastro, il papa, e si proclamò imperatore. Regnò dal 932 al 954, esercitando un controllo assoluto sul papato. Dopo la morte di Alberico, suo figlio Ottaviano fu eletto papa con il nome di Giovanni XII e si rivelò il membro più odioso di questa famiglia depravata.
b. I regni di Ottone. Nel 962, il malvagio Giovanni XII incoronò il re tedesco Ottone I come imperatore del Sacro Romano Impero. Credendo di avere trovato un alleato nella depravazione, Giovanni scoprì ben presto che il nuovo imperatore era un uomo di carattere, dedito a riportare il papato alla dignità e all’onore. Quando Ottone convocò un sinodo per discutere della destituzione di Giovanni, il papa minacciò tutti di scomunica, ma essi lo destituirono comunque. Tre mesi dopo Giovanni convocò un altro sinodo che annullò quanto fatto dal sinodo di Ottone. Pertanto Ottone decise di ricorrere alla forza per liberare il papato dal suo malvagio sovrano.
... I successivi quarantadue anni [dopo il 1004] della storia papale furono caratterizzati da intense rivalità, mediocrità opportunistica, impotenza spirituale, vizi e corruzione. Sembrava aver toccato il fondo con l’elezione di un ragazzino degenerato di dodici anni, papa Benedetto IX (1032-1045), il quale, dopo una vita di vergognosa dissolutezza e un’amministrazione incostante, vendette la sacra tiara (cioè la carica papale) al miglior offerente. Era conosciuto come Gregorio VI (1045-1046)….”
D: In Michea 3,11-12, perché alcuni che ignorano Dio continuano a confidare in Lui affinché li protegga?
R: Invece di affidarsi al Signore, alcuni cercano di rimodellare Dio a loro immagine.
Le persone si illudono quando considerano il cristianesimo nient’altro che un’assicurazione contro gli incendi. Spesso ritengono Dio importante, ma non considerano importante la propria obbedienza. Una canzone americana recita «Dio benedica l’America», ma è stato affisso un cartellone pubblicitario che poneva la domanda: «L’America benedice Dio?»
D: Perché pensi che Michea 4:1-3 sia quasi identico a Isaia 2:2-4?
R: Ciò indica che si riferisce allo stesso evento. Non ci sarà solo pace, ma non ci sarà alcuna minaccia di guerra; non ci sarà bisogno di complessi fortificati né di città murate. Indipendentemente da quanta prosperità ci sarà, ce ne sarà abbastanza per tutti.
D: In Michea 4:9-13, chi è la donna in angoscia?
R: Si tratta di un’allegoria del popolo di Giuda e di Israele. Lei piange a causa della sua perdita. È anche come una donna in travaglio, poiché dopo l’esilio i rimpatriati hanno dato nuova vita alla loro nazione.
D: In Michea 4,10, questo riferimento a Babilonia dimostra che, a meno che non si trattasse di una visione profetica del futuro ispirata da Dio, il libro di Michea sia stato scritto in epoca successiva?
R: Due punti da considerare nella risposta.
1. Babilonia non divenne la potenza mondiale dominante se non quasi un secolo dopo la distruzione di Samaria.
2. Sebbene si tratti di una profezia di ispirazione divina, qui è presente anche un riferimento storico passato. Subito dopo che gli Assiri furono respinti alle porte di Gerusalemme, il re Merodach-Baladan di Babilonia inviò ambasciatori in Giuda per stringere un’alleanza. Il re Ezechia mostrò loro tutto ciò che è riportato in 2 Re 20:12-15 e 2 Cronache 32:31. Dio si servì di Isaia per dire a Ezechia che il popolo sarebbe stato esiliato a Babilonia, come riportato in 2 Re 20:16-18.
In sintesi, la visita dei babilonesi, unita alla profezia pubblica di Isaia in questo momento dell’esilio di Giuda, non renderebbe Michea anacronistico.
D: Perché Michea 4:11-13 rappresenta una giustizia poetica per le nazioni radunate contro Gerusalemme?
R: Si erano radunate per divorare e ottenere il bottino di guerra. Ma Dio aveva un’idea diversa. Finiscono per radunarsi per essere divorate e diventare esse stesse bottino di guerra.
D: In Mi 5,2, perché Michea menzionerebbe “Efrata” proprio qui?
R: C’erano due Betlemme, una a nord e una in Giuda; Betlemme Efrata era la Betlemme in Giuda. Come afferma Walter Kaiser in *Hard Sayings of the Bible*, pp. 335-336: «Efrata è il nome più antico di Betlemme. Deriva dalla parola “essere fecondo”, e quel nome è particolarmente appropriato per il luogo di nascita di colui che avrebbe portato la salvezza sulla terra». Betlemme è chiamata Efrata in Genesi 35:19 e 48:7.
Inoltre, una delle mogli di Caleb si chiamava Efrat. Hur era il loro figlio, Salma era figlio di Hur, e in 1 Cronache 2:19, 50-51 si dice che Salma fosse il padre di Betlemme.
D: In Michea 5:2, cosa c’è di sorprendente riguardo a Betlemme?
R: Sebbene Betlemme si trovasse a sole 5 o 6 miglia a sud-sud-ovest di Gerusalemme, era ben lontana da essa in termini di importanza. Era così piccola e insignificante che non veniva nemmeno menzionata tra le città in Giosuè 15 e Neemia 11. Poiché Davide era nato a Betlemme, essa era chiamata la Città di Davide. Se non fosse stato per questo, sarebbe stata praticamente sconosciuta, poiché lì non era accaduto quasi nulla di rilevante.
D: In Michea 5:2b, in che senso le origini del sovrano d’Israele risalgono «da tempo immemorabile»?
R: L’ebraico qui significa letteralmente «giorni di tempo incommensurabile». Gesù esisteva fin dai tempi antichi (Giovanni 1:1; 17:5; Ebrei 7:3). Prima ancora del primo secondo del tempo, Gesù era già stato generato da Dio Padre.
D: Poiché Michea 5:2 dice «migliaia» nel testo masoretico e nella Settanta, perché Matteo 2:6 dice «governatori/sovrani»?
R: Indipendentemente da ciò che dice Michea 5:2, questo è ciò che, secondo quanto riferito, i sacerdoti e i dottori dissero a Erode. Esaminiamo quattro punti che potrebbero spiegare perché affermarono ciò.
1) Michea 5:2 dice: «Tu, Betlemme Efrata, che sei la più piccola tra le migliaia di Giuda, da te uscirà Colui che sarà il mio sovrano in Israele…» (Traduzione letterale di Green). Il punto è che, sebbene Betlemme fosse piccola per dimensioni, sarebbe diventata grande per importanza.
2) La parola ebraica per «migliaia» (plurale) in Michea 5:2 è ‘alapim. L’equivalente greco è chiliasin. La parola ebraica per governatori/sovrani (plurale) è ‘allupe. L’equivalente greco è hegemosin. Mentre le parole greche sono completamente diverse, quelle ebraiche sono molto simili, se si tralasciano le vocali. L’Antico Testamento era originariamente scritto senza vocali; queste furono aggiunte solo intorno al 700 d.C. Ciò indica che non stavano leggendo dalla Settanta greca, ma dall’ebraico, dall’aramaico o forse da un’altra traduzione greca.
3) Queste parole furono pronunciate dai sacerdoti e dai dottori della legge. Potrebbero aver commesso un errore, oppure potrebbero aver citato a Erode una traduzione greca diversa dalla Settanta. È più probabile, tuttavia, che stessero traducendo oralmente dall’ebraico all’aramaico o al greco man mano che parlavano.
4) In realtà, però, i sacerdoti e i dottori della legge non commisero alcun errore nel trasmettere il significato: la piccola Betlemme NON è la meno importante per il sovrano che ne uscirà.
D: In Michea 5:3, dove si profetizza che Israele sarebbe stato abbandonato fino all’arrivo del Messia, perché pensi che Dio abbia agito in questo modo?
R: Sebbene la Scrittura non lo dica, potrebbe essere come un drammaturgo che imposta il ritmo della storia, creando una calma prima della scena culminante.
D: In Michea 5:4-5a, pensi che questa sia una promessa di cui possiamo avvalerci oggi, o è riservata solo a quando andremo in paradiso?
R: Si parla di «terra», quindi si adempie sulla terra. Sebbene si adempia definitivamente nel Millennio e nei nuovi cieli e nuova terra, è una promessa che possiamo rivendicare in una certa misura già ora. Oggi Dio ci sostiene con la Sua forza. Michea 5:5a dice che questa sarà la nostra pace, e Colui di cui si parla è Gesù. Oggi dobbiamo dimorare in Dio e glorificare il Suo nome fino ai confini della terra.
D: In Michea 5:5, perché si dice «sette pastori, anzi otto capi del popolo»?
R: I governanti in Medio Oriente venivano spesso chiamati pastori. Questa tecnica letteraria di accoppiamento dei numeri si ritrova anche in Amos 1:3, 6, 9, 11, 13; 2:1, 4, 6 e in Proverbi 30:15, 18, 21, 29. Ciò significa che il numero esatto non è importante; ciò che conta è la grandezza del numero. Quindi, in contrasto con la mancanza di leader devoti, o addirittura di leader in generale, ai tempi di Michea, ci sarebbero stati leader sufficienti per guidare il popolo.
D: In Michea 5:7, in che modo il popolo di Dio è simile alla rugiada del Signore?
R: La rugiada non è appariscente, ma innaffia ovunque. In Palestina, durante la stagione secca, la rugiada era il mezzo principale con cui le colture ricevevano umidità. La rugiada non si concentra selettivamente su pochi luoghi; si diffonde ovunque. Poiché siamo testimoni per il mondo, potremmo non essere appariscenti, ma i cristiani dovrebbero andare ovunque. Siamo come una lettera di Cristo (2 Corinzi 3:3), e l’unica lettera di Cristo che alcune persone vedono.
D: In Michea 5:12, perché le persone praticano la stregoneria e lanciano incantesimi, e in che modo Michea 5:12 si collega a Michea 5:11 e 5:13?
R: Alcuni lo fanno perché pensano che possa funzionare, altri forse non ne sono sicuri, ma lo fanno per precauzione e perché pensano che non possa fare male. Alcuni vogliono manipolare la natura, le forze spirituali, ecc., per ottenere ciò che vogliono. Un’altra parte del motivo è la sensazione di avere il controllo sulle forze soprannaturali. Alcune persone chiedono aiuto ad altri per ottenere qualcosa, come un partner o per maledire altre persone. A volte chi offre sacrifici agli idoli o si dedica all’occulto non vuole nulla, se non essere lasciato in pace dai demoni. Ha paura delle forze malevole.
Ma ancora peggio di queste sono le persone che lo fanno solo per guadagnare denaro, incoraggiando altre persone a seguire il loro esempio.
D: In Michea 5:12, perché pensi che Dio sia così contrario alla stregoneria e ai chiromanti?
R: In sostanza, significa ammettere di credere nel soprannaturale, riconoscere di aver bisogno di aiuto e rivolgersi a qualcun altro invece che a Dio. Immagina le settimane prima del ballo di fine anno del liceo, e un ragazzo che chiede a una ragazza di accompagnarlo. Come pensi che si sentirebbe se lei dicesse: «Voglio davvero andare al ballo, e non ho nessuno con cui andarci, e preferirei andare con chiunque altro piuttosto che con te». Potrebbe essere un po’ come ciò che le persone dicono a Dio quando vogliono rifiutare il Suo aiuto e la Sua protezione, e scegliere invece di affidarsi ai demoni malvagi.
D: In Michea 6,1-2, perché Michea si rivolgeva alle colline e alle montagne?
R: Si tratta di un uso poetico di una figura retorica chiamata personificazione. Dio chiamava le colline e le montagne a testimoniare la Sua fedeltà verso gli Israeliti e la loro infedeltà nei Suoi confronti. Per inciso, anche Isaia, che visse nello stesso periodo, utilizzò figure retoriche simili.
D: In Michea 6:3, in che senso alcuni sono stanchi della religione e stanchi di Dio? Qual è la differenza?
R: Alcuni pensano di essere stanchi di Dio, ma non si rendono conto di essere stanchi della religione. Sono stanchi di fare sempre le stesse cose, che per loro non hanno senso, e non vedono alcun risultato. Ma Dio dice che anche quando Gli chiediamo qualcosa, con il dubbio invece che con la fede, non otterremo nulla (Giacomo 1:6-7). Alcuni sono effettivamente stanchi di Dio, perché considerano l’obbedienza a Dio come un ostacolo al piacere che desiderano davvero provare. Non si rendono conto che molti dei comandamenti di Dio non sono solo per la Sua gloria, ma anche per la nostra protezione e il nostro bene.
D: In Michea 6:4-5, qual è il rimedio quando ci sentiamo stanchi di servire Dio?
R: Avvicinati a Dio in un momento di preghiera.
Ricordate ciò che Dio ha fatto per gli altri in passato; leggete la Sua Parola.
Ricordate ciò che Dio ha fatto per voi.
Pianifica come ricominciare a servire Dio meglio d’ora in poi.
D: Cosa dice Michea 6:6-8 riguardo ai sacrifici nell’Antico Testamento?
R: Qui non c’è alcun comando di interrompere i sacrifici. Cinque punti da considerare nella risposta.
1. Chi parla in questo brano poetico è Michea, e non Dio.
2. Neanche Michea dice mai che smetterà di offrire i suoi sacrifici. Continuerà a prostrarsi davanti a Dio e a portare olocausti.
3. Michea stesso si chiede se il Signore sarebbe soddisfatto di offerte stravaganti, che Dio non ha chiesto, come migliaia di montoni, diecimila fiumi d’olio o il sacrificio umano del suo primogenito. La risposta implicita è, ovviamente, no.
4. Alcuni potrebbero non rendersi conto che qui Michea sta parlando di priorità. Le offerte volontarie più sontuose che si possano immaginare non sono gradite a Dio quanto agire con giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con Lui.
5. Il contesto storico immediato qui è probabilmente l’enorme sacrificio compiuto da Ezechia in 2 Cronache 30:24, che comprendeva 1.000 tori e 7.000 pecore. Michea stava in qualche modo “smorzando” l’entusiasmo per questa situazione. Per quanto impressionante potesse sembrare questo sacrificio, Dio sarebbe stato più colpito dal fatto che il popolo camminasse obbediente con Lui piuttosto che da questa ostentazione esteriore.
D: In Michea 6:6-8, perché «camminare» è più importante dei sacrifici?
R: Il sacrificio senza obbedienza è inutile e fastidioso per Dio, come dice Isaia 1:14. Se stai compiacendo Dio con obbedienza, vorrai compiere i sacrifici che Dio desidera. Dio ha a cuore il tuo cuore tanto quanto le tue azioni. Gesù ha mostrato in Matteo 5:23-24 che se tuo fratello ha qualcosa contro di te, rimanda il tuo sacrificio finché non avrai prima risolto la questione con lui.
D: In Michea 6:6-8, in che modo il popolo doveva ottenere la salvezza?
R: Sebbene le persone ottengano la salvezza perché Dio la dona loro, Michea 6:6-8 non parla di salvezza. Piuttosto, rivolgendosi a chi è già credente, Michea chiede:
1) Cosa dovrebbe offrire a Dio
2) Di cosa Dio si compiacerebbe
3) Che cosa Dio ha mostrato essere buono e che cosa il Signore richiede.
È interessante notare che alle prime due domande si risponde con le seguenti domande.
1) Per sapere cosa dovresti offrire a Dio, dovresti chiederti cosa farebbe piacere a Dio.
2) Invece di immaginare ciò che potrebbe piacere a Dio, chiediti cosa Dio ha dimostrato essere buono e cosa Dio richiede.
3) Dio ha mostrato che dobbiamo agire con giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con Dio.
D: In Mi 6,8, cosa c’è di significativo riguardo all’oggetto della frase?
R: La parola ebraica qui, «adam», significa «uomo». Pertanto, questo messaggio non è certamente rivolto solo a Israele, ma a tutte le persone.
D: In Michea 6:6-8, perché alcune persone si fanno idee sbagliate su come compiacere Dio?
R: Quando qualcosa ti sembra sensato a prima vista, sei più incline a crederci; anche se non è corretto.
Insegnamenti errati ricevuti da altri: o hanno sentito solo cose sbagliate, oppure hanno sentito sia cose giuste che sbagliate e hanno scelto di credere a quelle sbagliate.
Più facile da definire: dire che Dio vuole semplicemente che tu obbedisca alle leggi ha un certo senso. Dopotutto, Dio ha dato molte leggi. Inoltre, Dio è un giudice, e queste leggi sono SMART: specifiche, misurabili, attuabili, realistiche (o pertinenti) e limitate nel tempo. È una questione più chiara e definita rispetto all’avere una relazione con Dio.
Quasi impossibile fallire: dire che basta provare sentimenti d’amore verso Dio sembra più allettante. Non c’è lotta né responsabilità, e suona bene. Quando qualcuno osserva persone religiose che si preoccupano solo di obbedire alle regole, a volte può reagire andando all’estremo opposto e pensare che i comandi di Dio non siano altro che semplici suggerimenti.
Ci si sente meglio quando si raggiungono risultati: in Matteo 7:21-23 molti cercheranno di raccontare a Cristo ciò che hanno realizzato, ma Cristo dirà di non averli mai conosciuti e li definirà «operatori di iniquità». Alcuni possono concentrarsi solo sull’evangelizzazione, o sull’evangelizzazione e sul discepolato, e se si impegnano abbastanza, allora la loro mancanza di obbedienza a Dio non ha importanza. Si diceva che Robin Hood avesse come modus operandi quello di prendere dai ricchi per dare ai poveri. In altre parole, se dai un po’ di denaro ai poveri, questo ti giustifica nel derubare i ricchi. Nel Medioevo e in seguito, la penitenza divenne un mezzo attraverso il quale, se pagavi qualcosa alla Chiesa o rinunciavi a qualcosa, il tuo peccato veniva perdonato.
C’era un asilo nido che aveva un problema con i genitori che venivano a prendere i propri figli in ritardo. Il personale non poteva tornare a casa all’ora prevista. Così, hanno iniziato a far pagare i genitori quando arrivavano in ritardo. Il problema è peggiorato invece di migliorare, poiché i genitori non provavano più alcun senso di colpa per aver preso i propri figli in ritardo, dato che pagare una somma di denaro avrebbe sistemato tutto.
Infine, una delle ragioni è che, in ultima analisi, il loro obiettivo non è quello di compiacere Dio, ma hanno come obiettivo principale qualcos’altro.
D: In Michea 6:10-12, in che modo le persone ingannano gli altri dando loro meno del dovuto?
R: A quei tempi, i mercanti pesavano il grano, i metalli o altre merci utilizzando pesi standard, ovvero barre di peso noto. Tuttavia, se avessero deliberatamente reso alcune barre più leggere o più pesanti, avrebbero ingannato gli altri. Sarebbe un po’ come una pompa di benzina in cui, ogni volta che indicava di aver erogato un gallone, in realtà ne venivano erogati solo 0,95. Sarebbe come vendere una casa o un’auto sapendo che c’era un problema ma senza rivelarlo all’acquirente.
D: In Michea 6:11, che cos’è un «peso falso»?
R: Si tratta di un peso che un commerciante presenta ingannevolmente come avente un determinato peso, oppure come equivalente a un altro peso, come mostra Deuteronomio 25:13. Ad esempio, un commerciante disonesto, quando pesa qualcosa per venderla, usa un peso contrassegnato come un chilogrammo che in realtà è di 0,95 chilogrammi. Quando pesa qualcosa per acquistarla, usa un peso contrassegnato come 1 chilogrammo che in realtà è di 1,05 chilogrammi.
D: In Michea 6:13-15, in che modo Dio ridurrà la loro prosperità e felicità?
R: «Mangeranno, ma non saranno sazi». Curiosamente, Dio continuerà a dare loro cibo e ricchezza. Tuttavia, non sapranno conservare né utilizzare bene né il cibo né la ricchezza. Se pensano che la risposta alla felicità suprema sia un’abbondanza di cibo e ricchezza, Dio glielo dimostrerà concedendo loro quelle cose, ma senza che ne traggano soddisfazione.
C’è una somiglianza tra chi accumula beni e chi fa un passo in più, ricorrendo alla disonestà per accumulare ricchezze. Questi non usano pesi falsi, non rubano e non ottengono tesori di dubbia provenienza perché muoiono di fame. Probabilmente sono già benestanti, ma vogliono accumulare ancora di più.
D: In Michea 7, perché Dio prima non mostra misericordia e poi la mostra?
A: Tre punti da considerare sulla misericordia di Dio.
1. La misericordia è immeritata. Nello specifico, la misericordia consiste nel non subire le cose negative che ci si meriterebbe.
2. Dio non ha alcun obbligo di concedere misericordia a nessuno. Tuttavia, Dio è molto misericordioso e si compiace nel mostrare misericordia.
3. Dio non è tenuto a concedere la stessa misura di misericordia a tutti. Come mostra Romani 9, Dio fu giusto sia verso Esaù che verso Giacobbe, ma riservò a Giacobbe una misericordia speciale che non concesse a Esaù.
D: In Michea 7:1, cosa c’è di male nel mangiare i frutti d’estate?
R: Non è ancora tempo di raccolto. I frutti possono essere piccoli, amari e verdi. Anche così, mangiarne un po’ adesso significa averne molto meno al momento del raccolto. Tuttavia, le persone potrebbero comunque farlo, ipotecando il proprio futuro, se fossero alla disperata ricerca di cibo in questo momento.
D: In Michea 7:1, in che modo le persone mangiano i frutti estivi oggi?
R: Le persone ipotecano il proprio futuro in vari modi.
In modo drastico, danneggiano il proprio corpo con dipendenze da droghe, alcol e fumo.
In modo più sottile, possono ipotecare la propria salute futura con un sonno cronicamente insufficiente, la mancanza di esercizio fisico e una dieta scorretta. Occasionalmente, le persone possono ipotecare la propria salute futura con un eccesso di esercizio fisico o con attività pericolosamente adrenaliniche.
Dal punto di vista finanziario, si può ricorrere a un “mutuo inverso”, in cui la banca versa denaro ogni mese per un determinato numero di anni e, alla scadenza, diventa proprietaria dell’intera casa. A volte, però, una persona potrebbe recuperare solo il 50% di quanto ha investito, il che renderebbe questo investimento terribile, a meno che la persona non sia disperata.
Nelle relazioni, si può tradire o distruggere un’amicizia di lunga data per un guadagno immediato oggi.
Dal punto di vista spirituale, può lasciarsi coinvolgere dall’occultismo o da altre cose che tendono a far sì che i demoni esercitino una “presa” su di lui per il resto della sua vita.
Dal punto di vista del carattere, possono lasciarsi coinvolgere dalla pornografia, da uno stile di vita festaiolo o da altre cose che possono anch’esse dare ai demoni una “presa” su di loro per il resto della loro vita. Ecco perché è così importante crescere bene i propri figli nel Signore.
D: In Michea 7:3, cosa significa «fare il male con entrambe le mani»?
R: Non si accontentavano semplicemente di compiere qualche male per ottenere un guadagno materiale. Volevano ottenere un guadagno maggiore compiendo ancora più male.
D: In Michea 7:3, l’ultima frase significa letteralmente “intrecciare tutto insieme”. In che modo alcuni oppressori al potere intrecciano la loro rete oggi?
R: Gli oppressi vengono colpiti da più fronti: leggi ingiuste, un sistema giudiziario troppo costoso per loro e persone che applicano l’ingiustizia con le leggi. Alcuni li feriscono violentemente, li derubano o li opprimono illegalmente, e loro non hanno alcun ricorso.
D: In Michea 7:4, in che modo alcune persone sono simili a rovi o spine?
R: Alcune sono come belle rose, ma quando ci si avvicina ci si punge con le spine. Altre hanno un aspetto brutto e hanno anche le spine. Gli animali si feriscono la bocca se le brucano.
D: In Michea 7:5, a chi si riferisce la donna menzionata qui?
R: Questa donna sarebbe la moglie di chi ascolta. Il linguaggio qui è insolito, e implica una distanza o una separazione. Non solo suggerisce una mancanza di comunicazione, ma indica che ci sono ragioni legittime per nasconderle informazioni e per non fidarsi di lei. Si tratta di un triste commento su un matrimonio, quando questa situazione è reale. I matrimoni sarebbero così in questi tempi di disobbedienza.
D: In Michea 7:5-6, perché spesso ci sono conflitti all’interno di una famiglia?
R: I membri della famiglia spesso si aspettano una lealtà incrollabile e incondizionata. Può essere uno shock per i membri della famiglia vedere che si dà più valore a un’eredità o al denaro che alle persone con cui sono cresciuti. Anche le dipendenze possono essere fonte di conflitti.
D: In Michea 7:7-8, in che modo alcuni credenti attendono Dio nelle tenebre, sperando nella luce della loro salvezza e della loro giustificazione?
R: Potrebbero essere messi sotto pressione dagli altri. Oppure potrebbero affrontare tribolazioni legate alla salute o alle finanze. Oppure potrebbero provare uno scoraggiamento che li porta a chiedersi se il loro lavoro e il loro ministero siano davvero importanti, quando un falso profeta diffonde menzogne.
D: In Michea 7:14, perché il bastone del pastore è importante, e in che senso Dio possiede metaforicamente un bastone?
R: Il bastone ha una curva che permette al pastore di sollevare una pecora da una situazione difficile. Può anche essere usato come mazza contro i predatori.
D: In Michea 7:16, cos’è il senso di vergogna, e perché a volte le persone lo provano, mentre altre volte ne sono prive?
R: Le persone provano vergogna quando si sentono in imbarazzo per ciò che hanno detto, fatto o persino per chi sono. Nella cultura cinese la vergogna significa «arrossire». Ma alcune persone hanno una coscienza talmente ottusa da non provare più alcun senso di vergogna.
D: In Michea, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?
R: I rotoli del Mar Morto: (300-200 a.C.) Tra i rotoli del Mar Morto ci sono due copie di Michea, denominate 4Q81 (=4QXIIf) e 4Q82 (=4QXIIg). Esiste anche un commento su Michea denominato 1Q14 (=1QpMic).
Il 4Q81 contiene Michea 5:1-2
4Q82 contiene Michea 1:7,12-15; 2:3-4; 3:12; 4:1-2; 5:6-7; 7:2-3,20
Nahal Hever è una grotta nei pressi di Engedi, in cui è stato rinvenuto un frammento dei dodici profeti minori in greco (8 Hev XIIgr). Si ritiene che sia stato scritto tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Fu nascosto durante la rivolta di Bar Kokhba contro Roma. Si tratta di una revisione della Settanta, realizzata in Giudea, e quasi identica al testo masoretico. Contiene Michea 1:1-8; 2:7-8; 3:5-6; 4:3-10; 5:1-6 [LXX 2-7].
Il rotolo di Wadi Murabb’at (MurXII) risale al 132 d.C. circa. Contiene Michea 1:1-16; 2:1-13; 3:1-12; 4:1-14; 6:1-7,11-16; 7:1-20.
Nel complesso, nei rotoli del Mar Morto, a Nahal Hever e nel wadi Murabb’at sono conservati i seguenti versetti di Michea: 1:2-5,6,7,8,9,12-15; 2:2-3,6,10-11; 3:12; 4:1-2,13; 5:1-2, 6-7,14-16; 7:2-3,11,20.
I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a circa il 350 d.C., contengono l’Antico Testamento, compreso Michea. Il libro di Michea è completo sia nel Vaticanus (325-350 d.C.) che nell’Alexandrinus (circa 450 d.C.), dove i libri dei Dodici Profeti Minori erano collocati prima di Isaia.
Osea, Amos e Michea non erano presenti nel Sinaitico (340-350 d.C.).
Il Nuovo Testamento cita Michea due volte: Matteo 2:6; 10:35-36.
D: Quali autori antichi fecero riferimento a Michea?
R: Gli autori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti di Michea sono:
Giustino il Martire (138-165 d.C. circa) menziona Michea come uno dei dodici [profeti minori]. *Dialogo con Trifone l’Ebreo*, cap. 108, p. 253
Melito/Meleto di Sardi (170-177/180 d.C.)
Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) (implicitamente) menziona l’«Antico Testamento» ed elenca i libri. Non elenca i dodici profeti minori singolarmente, ma li chiama «I Dodici». Frammento 4 dal Libro degli Estratti, vol. 8, p. 759
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) citò Michea
Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 20.4, p. 451, citò erroneamente Michea 7,9 attribuendolo ad Amos.
Il Canone Muratoriano (190-217 d.C.), pag. 603 (frammentario), menziona «le Scritture dell’Antico Testamento»
Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) «Tali sono coloro dei quali il profeta Michea dice: “Ascoltate la parola del Signore, o popoli che vivete nell’angoscia”». Stromati, libro 4, cap. 26, p. 440
Tertulliano (198-220 d.C.): «Pertanto, poiché i figli d’Israele affermano che noi sbagliamo nell’accogliere il Cristo, che è già venuto, oppongiamo loro un’obiezione attingendo dalle stesse Scritture, nel senso che il Cristo di cui si parlava nelle profezie è venuto; sebbene, in base ai tempi della profezia di Daniele, abbiamo dimostrato che il Cristo di cui si parlava nell’annuncio è già venuto. Ora, era necessario che Egli nascesse a Betlemme di Giuda. Poiché così è scritto nel profeta: “E tu, Betlemme, non sei la più piccola tra i capi di Giuda; poiché da te uscirà un Capo che pascerà il mio popolo Israele”» [Michea 5,2]. Risposta agli ebrei, cap. 12, p. 169
Tertulliano (207/208 d.C.) «Riguardo al perdono dei peccati, anche Michea dice», e cita Michea 7,18-19. Cinque libri contro Marcion, libro 4, cap. 10, p. 358
Ippolito (222-235/236 d.C.) «per mezzo del quale il Verbo di Dio, che non può soffrire, si è sottoposto alla sofferenza, come mi testimoniano anche i profeti. Poiché così dice il beato Michea:» e cita Michea 2,7-8. Contro l’eresia di Noeto, cap. 13-14, p. 228
Ippolito (222-235/236 d.C.) «Poiché così dice il beato Michea: “La casa di Giacobbe ha provocato l’ira dello Spirito del Signore. Queste sono le loro azioni. Le Sue parole non sono forse buone per loro, e camminano forse rettamente? Eppure si sono sollevati in ostilità contro il Suo volto di pace e hanno spogliato la Sua gloria”». Contro l’eresia di Noeto, cap. 15, p. 229
Origene (240 d.C.) cita Michea 2,9 come «ciò che esprime la Sacra Scrittura». Omelie su Geremia, omelia 28, cap. 5, p. 264 (tradotto da Girolamo)
Origene (240-254 d.C.) (greco) «Dopo aver parlato brevemente in merito all’ispirazione divina delle Sacre Scritture, è necessario passare alla (considerazione del) modo in cui esse devono essere lette e comprese, ...» poi fa riferimento a Zaccaria 9,10; Isaia 7,15; Isaia 11,6-7; Geremia 15,14; Esodo 20,5. Cita 1 Samuele 15,11; Isaia 45,7; Amos 3,6; Michea 1,12 e parte di 1 Samuele 16,14; 18,10. Poi Origene dice: «e innumerevoli altri passaggi come questi — non hanno osato non credere che fossero le Scritture di Dio»; Origene, Contro Celso, libro 6, cap. 47, p. 595
Origene (225-254 d.C.) «il profeta Michea lo dimostrerà quando dirà», e cita Michea 6,8. *De Principiis* [in greco], libro 3, cap. 1.6, p. 305
Trattato contro Novaziano (circa 248-258 d.C.), cap. 12, p. 661, cita Michea 7,8-10 come ispirato dallo Spirito Santo.
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita Michea 6,6-9; 7,14-18 come opera di «Michea» nel Trattato 12, terzo capitolo, 20, p. 541.
Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) fa riferimento a Michea come a Scrittura.
Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.) cita Michea 4,4 attribuendolo a Michea. *Il banchetto delle dieci vergini*, discorso 10, p. 350
Atanasio (circa 318 d.C.) cita metà di Michea 4,3 (che è identico a Isaia 2,4). Sull’Incarnazione del Verbo, cap. 52
Lattanzio (ca. 303-ca. 325 d.C.): «Poiché Michea annunciò che Egli avrebbe dato una nuova legge, in questi termini: “La legge uscirà da Sion e la parola del Signore da Gerusalemme. Egli giudicherà tra molti popoli e rimprovererà le nazioni potenti”». Le Istituzioni divine, libro 4, cap. 17, p. 118
Dopo Nicea (325 d.C.):
Atanasio di Alessandria (367 d.C.) (Implicito poiché menziona i dodici profeti) «Ci sono, dunque, nell’Antico Testamento, ventidue libri in tutto; … poi i Profeti, i dodici dei quali sono considerati come un unico libro…». Atanasio, Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.
*Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C.)
Efraim il Siro (350-378 d.C.)
Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.) cita metà di Michea 2,7. Sullo Spirito, cap. 50, p. 31
Cirillo di Gerusalemme (ca. 349-386 d.C.) menziona i libri dei Profeti, sia quelli dei Dodici che degli altri. Michea 3,8 come in Michea; Gioele 2,28 come in Gioele; Aggeo 2,4 come in Aggeo; Zaccaria 1,6 come in Zaccaria. Lezioni catechetiche, Lezione 16.29, p. 122
Ambrogio di Milano (370-390 d.C.)
Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.)
Didimo il Cieco (398 d.C.) cita Michea 7,1-3 attribuendolo al profeta Michea. Commento a Zaccaria 12, p. 294
Epifanio di Salamina (360-403 d.C.)
Rufino (373-406 d.C.)
Giovanni Crisostomo (-407 d.C.) fa riferimento a Michea 6,1 attribuendolo a Michea. Commento alla Lettera ai Romani, Omelia 5, p. 366
Girolamo (373-420 d.C.) tratta i libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, il Pentateuco, Giobbe, Gesù figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, Samuele e i Re (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia. Lettera 53, cap. 7-8, pp. 99-101.
Concilio di Cartagine (393-419 d.C.) (implicito)
Agostino di Ippona (388-430 d.C.) cita Michea 6:6-8 in *La Città di Dio*, libro 10, cap. 5, pag. 183. Egli menziona Michea in *La Città di Dio*, libro 17, cap. 30, pag. 376.
Tra gli eretici e i libri apocrifi
Tatiano (morto nel 172 d.C.) cita Michea.
Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) scrisse un intero commento su Michea, che conserviamo ancora oggi.
Dopo Nicea ci sono anche altri autori.
D: In Michea, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?
R: Ecco alcune delle differenze di traduzione da Michea 1:1-10; la prima è in ebraico e la seconda dalla traduzione greca della Settanta, salvo diversa indicazione.
Mi 1,1 «di Moreshet» (Masoretico) contro «figlio di Moreshet» (Settanta)
Mi 1:2 «Che i popoli ascoltino» (Masoretico) vs. «ascoltate [queste] parole, o popoli» (Settanta)
Mi 1,2 «testimonierà contro di voi» (Masoretico) contro «tra voi come testimonianza» (Septuaginta)
Michea 1:4 «le montagne si scioglieranno» (Masoretico) contro «le montagne saranno scosse» (Settanta)
Mic 1:4 «le valli si spaccano» (Masoretico) contro «le valli si sciolgono» (Settanta)
Mi 1,6 «rovine dei campi» (Masoretico) contro «deposito dei frutti dei campi» (Settanta)
Michea 1:7 «le immagini scolpite saranno ridotte in pezzi» (Masoretico) contro «tagliere a pezzi tutte le immagini scolpite» (Settanta)
Mic 1:7 «tutti i suoi doni [o la sua prostituzione] saranno bruciati con il fuoco» (Masoretico) contro «tutto ciò che lei ha guadagnato con la prostituzione, lo bruceranno con il fuoco» (Settanta)
Mic 1:7 «ritorneranno alla ricompensa di una prostituta» (Masoretico) contro «ha accumulato [ricchezze] con i proventi della fornicazione» (Settanta)
Mic 1:8 «Io gemerò e ululerò; andrò spogliata e nuda; emetterò un lamento simile a quello degli sciacalli» (Masoretico) contro «lei si lamenterà e gemerà, andrà a piedi nudi e, [essendo] nuda, emetterà un lamento simile a quello dei serpenti» (Settanta)
Mi 1,8 «figlie di struzzi» (Masoretico) contro «figlie di sirene» (Settanta)
Mi 1,9 «Le sue ferite sono incurabili» (Masoretico) contro «La sua piaga è diventata grave» (Settanta, siriaco, Vulgata)
Mic 1,10 «Non annunciatelo a Gat; non piangete amaramente nella casa di Leafra, non rotolatevi nella polvere». (Masoretico) contro «Voi (plurale) che siete a Gath, non esaltatevi, e voi Enakim, non ricostruite dalle [rovine della] casa in segno di scherno: spargete polvere [al posto] delle vostre risate.» (Settanta)
Mic 2:6 «Non renderanno insulto per insulto» (Masoretico) vs. «Egli non rimuoverà i rimproveri» (Settanta) vs. «Egli non accetterà la vergogna» (Vulgata)
Mic 3:2 «Li taglierò a pezzi come in una pentola» (Masoretico) contro «Li taglierò a pezzi come carne in una pentola» (Settanta)
Mic 4:10 «e io» (Masoretico) contro «e [voi]» (Settanta, siriaco, Targum)
Mic 5:5 «Gli Assiri [...] calpesteranno i nostri palazzi» (Masoretico) contro «Gli Assiri [...] calpesteranno il nostro suolo» (Settanta)
Mic 6:13 «avete fatto ammalare» (Masoretico) contro «avete iniziato» (Settanta, Teodozio, siriaco, Vulgata). (Tecnicamente non si tratta di una variante manoscritta, poiché le consonanti sono le stesse e originariamente le vocali non venivano scritte.)
Mi 6,14 «La fame sarà in mezzo a voi» (Masoretico) contro «Prenderete possesso» (Targum, Vulgata) contro «ci sarà tenebra su di voi» (Settanta)
Mic 6:16a «gli statuti/le leggi di Omri sono osservati» (Masoretico) contro «avete osservato gli statuti/le leggi di Omri» (Settanta, siriaco, Vulgata, Targum)
Mi 6,16b «vergogna/disprezzo del mio popolo» (Masoretico, Targum, Vulgata) contro «vergogna/disprezzo delle nazioni» (Settanta)
Mi 7:19 «gettare via tutti i loro peccati» (Masoretico) contro «gettare via tutti i nostri peccati» (Settanta, siriaco, Vulgata, Targum)
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta da *Literal Translation* di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di *The Septuagint: Greek and English*. Sono stati utilizzati anche *The Expositor's Bible Commentary* e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.
Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte da *The Holy Bible, Berean Standard Bible* (BSB), che è stata resa di dominio pubblico: https://berean.bible