< Domanda biblica tratta da Matteo

Le domande comuni sia a Matteo che agli altri Vangeli vengono trattate nella sezione dedicata a Matteo oppure nella sezione «I Vangeli».

D: In Matteo, quali sono alcuni degli elementi distintivi di questo Vangelo?

R: Matteo pone l’accento su Cristo, il Re promesso, che inaugura il regno di Dio ed è il compimento della Legge. Cristo è la speranza realizzata. Tra tutti gli autori dei Vangeli, Matteo è colui che mostra maggiormente come le profezie dell’Antico Testamento si siano adempiute in Cristo. Circa un terzo del Vangelo di Matteo è costituito da discorsi, e il Vangelo sembra articolato attorno a cinque grandi discorsi.

Per quanto riguarda la lingua, Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, affermò che il Vangelo di Matteo fu scritto originariamente in ebraico/aramaico. Gesù è il «tipo» di Israele, e alcuni ritengono che Matteo utilizzi tecniche midrashiche familiari agli ebrei di quell’epoca.

Per quanto riguarda le false religioni, Matteo 20,1-16 è un ottimo brano per spiegare ai mormoni e ai Testimoni di Geova il concetto di grazia. Anche Matteo 18,21-35 è utile per mostrare ai mormoni che non c’è modo di poter nemmeno iniziare a ripagare Gesù per la Sua grazia con le nostre buone opere.

D: Nel Vangelo secondo Matteo, in che modo sono state menzionate alcune delle profezie relative a Cristo contenute in questo libro?

R: Prima di rispondere alla domanda, elenchiamo alcune delle profezie in questione.

1. Dio che chiama i figli d’Israele fuori dall’Egitto (Osea 11:1; Matteo 2:15)

2. Rachele che piange per i suoi figli a Rama (Geremia 31:15; Matteo 2:18)

3. La profezia su Zabulon e Neftali (Isaia 9:1,2; Matteo 4:15-16)

4. Il pagamento di trenta monete d’argento a Zaccaria e la loro consegna al vasaio (Zaccaria 11:12-13; Geremia 32:6-9; Matteo 27:9-10)

La risposta: il Vangelo secondo Matteo, più degli altri Vangeli, è stato scritto per un pubblico ebraico che conosceva bene l’Antico Testamento e i metodi midrashici. Papia, uno degli scrittori della Chiesa primitiva, scrisse che il Vangelo secondo Matteo era stato originariamente redatto in ebraico, non in greco. Matteo, nel riferirsi ai figli che escono dall’Egitto, a Rachele che piange per i propri figli, ecc., sta compiendo qui un’azione deliberata. Sta mostrando come la vita del Messia d’Israele sia parallela alla vita dei figli d’Israele. Potremmo pensare alla profezia semplicemente come a singoli dettagli predetti che si avverano, ma si tratta di una visione troppo limitata. Matteo dimostra che la vita dei figli d’Israele, nel suo insieme, costituiva una profezia di Gesù.

Si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pp. 344-345, e *Bible Difficulties and Seeming Contradictions*, p. 168, per ulteriori informazioni.

D: Nel Vangelo secondo Matteo, a differenza degli altri Vangeli, [presumibilmente] si cerca sempre di descrivere Gesù come un Signore quasi impassibile che spesso nasconde le proprie emozioni, mentre il resto dei Vangeli ritrae Gesù come un uomo con tutte le Sue emozioni, reazioni e, apparentemente, i Suoi difetti. Perché?

R: La premessa di questa domanda è errata. Gesù non è «freddo come il ghiaccio» né nasconde le Sue emozioni quando si lamentava per Gerusalemme in Matteo 23:37-38. Quello non è affatto «freddezza». Non vedo in nessuno dei Vangeli alcuna indicazione di «difetti» di Gesù. Gesù aveva fame, piangeva, provava sentimenti ed era in agonia sulla croce. Tuttavia, quelli non erano difetti, ma espressione della Sua natura umana.

D: In Mt 1,1-17, qual era lo scopo della genealogia che risale a Davide attraverso la discendenza di Giuseppe, dato che Maria era vergine quando nacque Gesù?

R: Risalire a Davide era importante per stabilire il diritto di Gesù di essere re d’Israele. Sebbene Giuseppe non fosse il padre biologico di Gesù, egli era a tutti gli effetti il padre legale di Gesù. Pertanto, le promesse fatte a Davide si adempirono sia in senso legale (padre/figlio), sia in senso biologico attraverso la discendenza di Maria riportata nel Vangelo di Luca. La Guida alla Bibbia di Asimov, a pag. 780, solleva questa questione. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 18, e *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1203-1204.

D: In Mt 1,2-17 perché si contano 27 generazioni da Davide a Gesù, mentre Lc 1,3,23-31 ne indica 42?

R: Sebbene non vi sia necessariamente lo stesso identico numero di generazioni nell’albero genealogico di Giuseppe e in quello di Maria, Matteo presenta indubbiamente alcune lacune. Poiché il termine «figlio» può indicare i discendenti maschi, non sussiste alcun problema in questo caso. Jeconiah (Jehoiachin) regnò intorno al 604 a.C., pertanto vi furono 14 generazioni da Davide a Jeconiah in circa 400 anni, ovvero 29 anni per generazione. Dal 604 a.C. al 4 a.C. ci si aspetterebbe 20 generazioni e mezza, mentre Matteo ne indica solo 13, ovvero 46 anni per generazione.

Forse Matteo non ha menzionato più di 14 generazioni successive all’esilio perché non ne conosceva gli altri nomi e ha scritto solo ciò che sapeva. In alternativa, potrebbe aver utilizzato tre serie di quattordici nomi come ausilio mnemonico.

L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 69, ci parla della «coincidenza» secondo cui il nome di Davide nel testo masoretico ebraico (dwd) dà come somma 4 + 6 + 4 = 14.

D: In Mt 1,3,5,6, perché vengono menzionate quattro donne: Tamar, Rahab, Ruth e la moglie di Uria (Betsabea)?

R: Innanzitutto, nel mondo antico era estremamente insolito includere le donne nella genealogia che si tramandava per linea maschile. Sebbene non conosciamo il motivo esatto di Matteo, né quello di Dio, possiamo osservare una serie di aspetti.

Famose: Queste quattro donne erano «famose» in quanto erano conosciute da tutti gli ebrei.

Straniere: Rahab e Ruth erano entrambe straniere che si unirono al popolo di Dio; ciò sottolinea quindi che Gesù aveva origini miste. Betsabea era ebrea ed era sposata con Uria, un ittita.

Imbarazzanti: Tamar si finse una prostituta per sedurre Giuda. Rahab era un’ex prostituta. Betsabea e Davide commisero adulterio, e Davide commise un omicidio. Se Dio può avvalersi di queste persone nella discendenza legale (di Giuseppe) e di tutte, tranne Betsabea, nella discendenza biologica (di Maria), allora Dio può avvalersi di chiunque, indipendentemente da quanto gravemente abbia sbagliato. D’altra parte, Giacobbe era un ingannatore e Manasse era un re profondamente malvagio, che in seguito si pentì.

Un silenzio curioso: Matteo avrebbe potuto menzionare tre donne illustri: Sara, Rebecca e Rachele, ma le tralascia e si concentra invece su queste.

Si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 724; «Il Nuovo Testamento greco dell’Expositor», vol. 1, pag. 63; «Il Commentario biblico dell’Expositor», vol. 8, pag. 66; e «Il Commentario sulla conoscenza della Bibbia: Nuovo Testamento», pag. 18 per ulteriori informazioni.

D: In Mt 1,5, poiché la nonna di Davide era Ruth la Moabita, come poteva Davide far parte della congregazione, visto che Dt 23,3 afferma che un Moabita non può entrare nella congregazione fino alla decima generazione?

R: Innanzitutto ciò che probabilmente non è la risposta, e poi la risposta.

Probabilmente non è questa la risposta: anche se la presenza di Davide nella congregazione fosse stata contraria a Deuteronomio 23:3, la Bibbia riporta comunque che Davide era con il popolo e adorava insieme a loro. Le persone potevano compiere azioni sbagliate per ignoranza. Ad esempio, Giosuè stipulò un patto con i Gabaoniti, e ciò era contrario alla Legge di Dio. Una volta stipulato, tuttavia, Dio volle che onorassero il patto. Infatti, Dio, nella Sua provvidenza, permise loro di commettere questo errore e in seguito si servì dei Gabaoniti.

La risposta: si può sostenere che in questo caso Davide non abbia disobbedito a Deuteronomio 23:3.

1. Le persone facevano risalire la propria discendenza dalla linea paterna, non da quella materna. È quindi possibile (ma non certo) che Deuteronomio 23:3 fosse inteso come applicabile agli antenati di sesso maschile.

2. Ruth «cambiò popolo». Disse a Naomi: «Il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio». Mentre oggi le persone possono cambiare cittadinanza se sia loro che il popolo del nuovo paese sono d’accordo, in quel caso si trattò di un evento ancora più significativo; Dio le permise, come a Rahab, di diventare una degli eletti di Israele.

D: In Mt 1,8, Joram era il padre di Uzzia, oppure era il bis-bisnonno di cui si parla in 1 Cr 3,11-12?

R: In realtà entrambe le cose, se si comprende correttamente il modo in cui venivano usate le parole. Gli ebrei intendevano il termine «padre» anche nel senso di «antenato» (come in Atti 7:19; 1 Re 15:24; 22:50; 2 Re 15:38), proprio come «figlio» significava anche «discendente».

Il re Joram era il quadrisavolo del re Uzzia. Per ulteriori informazioni, si vedano *Bible Difficulties and Seeming Contradictions*, pag. 58, e *When Critics Ask*, pag. 325.

D: In Matteo 1:9, perché Uzzia era il padre di Iotam, mentre 2 Re 15:1-7 e 1 Cronache 3:12 indicano che Azaria era il padre di Iotam?

R: Uzzia era un altro nome di Azaria, come attestano 2 Re 15:32,34 e 2 Cronache 26:1-23; 27:2; Isaia 1:1; 6:1; 7:1. Molti re avevano sia un nome proprio che un nome regale acquisito in seguito. Ma sia per i re che per i non re, ciò non sarebbe considerato anomalo nei casi di: Abram/Abramo, Sarai/Sara, Giacobbe/Israele, Ben-Oni/Beniamino, Zaphenath-Paneah/Giuseppe, Osea/Giosuè, Gedeone/Ierubbaal, Ammiel/Eliam, Betsabea/Bath-shua, Azaria/Uzzia, Abijam/Abia, Jehoahaz figlio di Giosia/Sallum, Eliakim/Jehoiakim, Jehoiachin/Jeconiah/Coniah, Zedekiah/Mattaniah, Hananiah/Shadrach, Mishael/Meshach, Azariah/Abednego, Daniel/Belteshazzar, Simon/Pietro, Giuseppe/Barnaba e Saul/Paolo.

Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pagg. 325-326, e *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pagg. 316-317.

D: In Mt 1,11.16, perché la genealogia indica che Gesù discende da una stirpe maledetta di Jeconiah/Jehoiachin, come affermano Ger 22,28-30 e Ger 36,30? (Si veda anche 1 Cr 3,16). Jeconiah (Jehoiachin) e suo padre Jehoiakim furono entrambi maledetti da Dio stesso, il quale affermò che nessuno dei due avrebbe avuto discendenti sul trono di Davide. Come potrebbe Gesù essere il Messia, destinato a regnare per sempre sul trono di Davide, se discendesse da uno di questi due uomini?

R: La genealogia di Giuseppe riportata in Matteo mostra effettivamente che Giuseppe discendeva da una stirpe maledetta. Ciò costituirebbe un vero problema se Giuseppe fosse il padre biologico, poiché Geremia profetizzò che Jehoiachin non avrebbe avuto discendenti sul trono. Tuttavia, la genealogia di Maria riportata in Luca mostra che Gesù NON discendeva biologicamente da Jeconiah e Jehoiakim, poiché gli antenati di Maria si erano separati dalla linea regale. Guardando indietro, possiamo notare che a Davide e Salomone furono fatte promesse leggermente diverse. Solo Giuseppe discendeva da Salomone, mentre sia Giuseppe che Maria discendevano da Davide.

A proposito, in Matteo 1,16 l’espressione «di cui», almeno in inglese, sembra poter significare «di Maria», «di Giuseppe» o «di entrambi». Ma in greco «di cui» è specificamente al singolare femminile, quindi significa che Gesù discendeva esclusivamente da Maria.

Storicamente, Ireneo, vescovo di Lione in Gallia, rispose a questa obiezione sulla genealogia di Giuseppe in Matteo nel suo *Contro le eresie*, libro 3, cap. 21.9, pagg. 453-454, scritto tra il 182 e il 188 d.C.

Si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 18, e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1204, per ulteriori informazioni.

D: In Mt 1,17, si trattava davvero di 3 × 14 = 42 generazioni, oppure solo di 41 generazioni, come sostengono un ateo (Capello) e la guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, pagg. 777-778?

R: Vi sono tre serie di 14 nomi, ma non sono sommabili, poiché la prima lista va da Abramo fino a Davide compreso, mentre la seconda va da Davide fino all’esilio. Ora, avremmo un problema se Matteo avesse affermato che vi fossero 42 generazioni, ma Matteo non ha mai detto che la somma fosse 42. Presumibilmente, Matteo menzionò di sfuggita tre serie di 14 nomi come ausilio mnemonico. È stato inoltre notato che la somma dei valori numerici delle lettere del nome «Davide» è pari a 14.

Il primo autore cristiano di cui siamo a conoscenza ad aver individuato questi tre «intervalli mistici» fu Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) negli *Stromata*, libro 1, cap. 21, p. 334

Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pag. 326, e *The Expositor's Bible Commentary*, vol. 8, pag. 69.

D: In Mt 1,17, come mai sono stati omessi così tanti nomi?

R: La Scrittura non lo dice, ma molti nomi sono stati omessi. Ad esempio, tra Nahshon ed Hezron vi erano solo due nomi, e l’intervallo di tempo era di 400 anni. Parte della ragione potrebbe semplicemente essere che Matteo non conoscesse i nomi. Tuttavia, avrebbe potuto ricavarne altri dal primo libro delle Cronache, se lo avesse desiderato. Forse la sua intenzione non era quella di perdersi nei dettagli di ogni singolo nome, ma di includerne un numero sufficiente a dimostrare che il padre adottivo di Gesù discendeva effettivamente da Davide e che, di conseguenza, Gesù aveva un diritto naturale a essere re d’Israele. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 1, pagg. 64-65.

D: In Mt 1,17 e Lc 1, perché le due genealogie divergono dopo Salomone, per poi ricongiungersi in Salatiele?

R: Ne parla la guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 939. Matteo 1,12 menziona Jeconiah (Jehoiachin), Shealtiel e Zorobabele, mentre Luca menziona Neri, Shealtiel e Zorobabele. La ragione diretta di questa differenza è indicata in 1 Cronache 3,17-19. La discendenza reale, che quasi sempre passava di padre in figlio, passò invece da Shealtiel a Zorobabele, figlio di Pedaia, fratello di Shealtiel.

Il motivo non viene specificato, ma si presume che Shealtiel non avesse figli maschi, o almeno figli maschi in vita, al momento della sua morte. Pertanto, è probabile che Shealtiel abbia adottato il figlio di suo fratello. Gli studiosi ritengono che o Pedaiah fosse morto e Shealtiel avesse adottato Zerubbabel in quanto orfano, oppure che Shealtiel abbia trasmesso la discendenza reale a Zerubbabel semplicemente perché non aveva figli maschi.

D: In Mt 1,18-19, perché Giuseppe avrebbe preso in considerazione l’idea di divorziare da Maria se non fossero già sposati?

R: Probabilmente Giuseppe ragionò che sarebbe stata una vergogna per lui se gli altri avessero pensato che avessero avuto rapporti sessuali prima del matrimonio, oppure una vergogna per entrambi se Giuseppe avesse permesso a Maria di frequentare altri uomini. Pertanto, si può comprendere perché Giuseppe volesse sciogliere il fidanzamento.

Ma perché avrebbero dovuto divorziare se non erano ancora sposati? Le loro usanze erano diverse dalle nostre. Un uomo e una donna erano legati dal fidanzamento, sebbene non avessero rapporti sessuali fino a dopo il matrimonio. Nella loro cultura, un fidanzamento poteva essere ufficialmente sciolto solo tramite divorzio.

Il periodo di attesa di un anno avrebbe potuto dimostrare che la donna era fedele e non era incinta di un figlio che non fosse di suo marito. Ma quando l’angelo apparve a Giuseppe, questi accolse immediatamente Maria nella propria casa.

Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1205; il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 20; e l’«Expositor’s Bible Commentary», vol. 1, pagg. 68-69.

D: In Mt 1,18, Maria fu concepita dallo Spirito Santo, oppure Gesù era il frutto dei lombi di Davide, come riportato in Atti 2,30?

R: La Vergine Maria era vergine; la Bibbia afferma che lo Spirito Santo «coprì con la sua ombra» Maria, non in senso sessuale. Giuseppe era solo il padre legale e adottivo di Gesù, non il padre biologico. Tuttavia, Gesù discendeva biologicamente da Davide attraverso Maria, poiché Luca 3:23-37 riporta la genealogia di Maria. Altri versetti che affermano che Gesù è figlio (discendente) di Davide sono Mt 12:23; 15:22; 20:30; 21:9,15; Marco 10:47-48; 12:35; Luca 18:38-39; 20:41; Giovanni 7:42; 2 Timoteo 2:8; Apocalisse 5:5; 22:16.

D: In Mt 1,20; 2,12; 2,13; 2,19; 2,22; 27,19, perché Matteo menziona i sogni mentre gli altri evangelisti non lo fanno, come osserva la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 795?

R: Matteo menziona solo quattro o cinque sogni:

Tre o quattro durante l’infanzia di Gesù: Matteo 1,20 (prenda Maria come sua moglie); 2,12 (non torni da Erode); 2,13 (si rechi in Egitto); 2,19 (ritorni a Nazaret); 2,22 (non si rechi in Giudea). Matteo 2,22 potrebbe essere un sogno a sé stante, oppure lo stesso sogno di Matteo 2,19.

Durante il processo a Gesù, la moglie di Pilato in Matteo 27:19.

Marco e Giovanni non parlano dell’infanzia di Cristo, quindi non ci si aspetterebbe che riportassero questi sogni. Poiché Luca non dice nulla sui Magi e (quasi) nulla su Giuseppe, non ci si potrebbe aspettare che riportasse quei sogni.

Rimane quindi un unico caso in Matteo (la moglie di Pilato) che costituisce un dettaglio non riportato negli altri Vangeli.

Tuttavia, sulla base di ciò, non si può concludere che gli altri autori fossero contrari alla trascrizione dei sogni. In Atti 16:9, di notte Paolo ebbe una visione di un uomo della Macedonia che lo supplicava di andare ad aiutarli.

D: Matteo 1,23 traduce erroneamente Isaia 7,14 utilizzando il termine «vergine», come sostiene la Guida scettica alla Bibbia di Asimov a pag. 781?

R: No. Non solo il termine ebraico può significare sia «vergine» che «giovane fanciulla», ma lo stesso Asimov, a pag. 780, ha riconosciuto che la Settanta traduceva questo termine con «parthenos», che significa vergine. Naturalmente, Asimov non crede in alcun miracolo della Bibbia, quindi non sceglierebbe di credere che Isaia si riferisse a una vergine.

D: Il nome «Emmanuele» in Matteo 1,23: in quale punto dei libri dei profeti o dell’Antico Testamento compare? In che modo è collegato a Gesù? E perché non lo troviamo nel resto dei Vangeli?

R: Il titolo “Emmanuele” si trova nella profezia messianica di Isaia 7,14. Tra tutti gli autori dei Vangeli, Matteo è colui che sottolinea maggiormente l’adempimento della profezia, pertanto non sorprende che ne faccia menzione.

Anche i seguenti otto primi cristiani scrissero di Isaia 7,14 come di un passo messianico: Giustino Martire (circa 138-165 d.C.), Ireneo di Lione (182-188 d.C.), Tertulliano (207-220 d.C.), Origene (225-253/254 d.C.), Novaziano (250-257/258 d.C.), Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.), Atanasio di Alessandria (circa 318 d.C.) e Lattanzio (circa 303-325 d.C.). Si vedawww.biblequery.org/history/churchhistory/WhatEarlyChristianTaughtOnDoctrine.html (o .docx) per le citazioni.

D: In Mt 1,23 e Lc 1,26-35, come può Gesù, nato da una vergine, discendere da Davide?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Gesù non era il figlio biologico di Giuseppe. Se lo fosse stato, Geremia 29,32 sarebbe una falsa profezia.

2. Gesù era il figlio di Giuseppe agli occhi della legge. Oggi, un uomo che sposa una donna con un figlio diventa il padre del bambino agli occhi della legge, sebbene non ne sia il padre biologico.

3. Gesù era il figlio biologico di Maria, discendente di Davide.

Gesù apparteneva alla casa di Davide agli occhi della legge attraverso Giuseppe, ed era biologicamente discendente di Davide attraverso Maria.

D: In Mt 1,23, perché è così fondamentale che Gesù sia «Emmanuele», ovvero Dio con noi?

R: Questo è un punto importante di questo capitolo, che non viene messo in evidenza in modo così marcato nel resto del Vangelo secondo Matteo. Vi sono due fattori da considerare.

Dio si è incarnato come essere umano. Gesù era l’Emmanuele, «Dio con noi». In un modo che nessuno sulla terra può definire appieno, Dio ha scelto di abbassarsi fino a noi e di vivere come un essere umano a tutti gli effetti (Ebrei 2:6, 14, 17), con un vero corpo umano, che aveva veri bisogni umani (Giovanni 19:28) e veri sentimenti umani (Luca 22:42). Gesù non sembrava semplicemente essere umano; era invece umano al 100%, umano proprio come voi o me, con la sola differenza che Gesù era senza peccato (Ebrei 4:15). Eppure, sulla terra, allo stesso tempo, Gesù era ancora al 100% Dio. Gesù poteva essere tentato, ma non avrebbe mai peccato (Ebrei 4:15, Matteo 4:3-12; Marco 1:13; Luca 4:2-13). Come afferma il «Tony Evans Bible Commentary» a pag. 865, Gesù era «la divinità in un pannolino».

Gesù vive dentro di noi. Gesù è anche adesso l’Emmanuele, «Dio con noi». Per mezzo dello Spirito Santo, Cristo vive in noi. Dio non solo ci dice cosa fare e cosa dire, ma Filippesi 2:13 afferma che è Dio stesso ad operare in noi. Quando ci siamo convertiti a Cristo, Dio non ci ha dato una pacca sulla spalla dicendoci: «Ottimo lavoro finora, ora cavatevela da soli». Si tratta piuttosto dell’inizio di una relazione più intima persino di un rapporto coniugale, per sempre con lo Sposo della Chiesa, Cristo.

D: In Matteo 1:25, poiché Isaia aveva detto che sarebbe stato chiamato Emmanuele, perché lo chiamarono Gesù?

R: «Gesù» in ebraico corrisponde a Giosuè, che significa «il Signore salva». Gesù è un nome appropriato, ma loro (e noi) chiamiamo Gesù “Dio con noi”. Un mio amico cristiano cinese era preoccupato per questo. Aveva sia un nome cinese che un nome inglese. Così gli ho spiegato che sua madre gli aveva dato il nome cinese, ma che in America viene chiamato con il nome inglese. Non è raro che una persona abbia due nomi, oppure un nome e un titolo.

D: In Mt 1,25, Maria ebbe altri figli?

R: L’ultima frase di questo versetto risulterebbe priva di significato e fuorviante se Giuseppe e Maria non avessero mai avuto rapporti intimi.

Oltre a questo versetto, anche Matteo 12,46; 13,55-56; Marco 6,3; Giovanni 7,3-5; Atti 1,14; 1 Corinzi 9,5; Galati 1,19 e (implicitamente) Giuda 1 riportano che Gesù aveva dei fratelli. Anche la Storia ecclesiastica di Eusebio (318 d.C.), ai capitoli 2, versetto 23 e 3, versetto 20, afferma che i quattro fratelli di Gesù erano Giacomo (detto il Giusto), Iose (o Giuseppe), Giuda e Simone.

Una risposta cattolica è che Giuseppe avesse avuto figli da un precedente matrimonio, ma non Maria. Tuttavia, non vi è alcuna prova nella storia della Chiesa che Giuseppe fosse stato sposato in precedenza, né che alcuno dei fratelli di Gesù non fosse figlio di Maria e Giuseppe. Se Gesù avesse avuto un fratellastro maggiore da parte di Giuseppe, allora sarebbe stato il fratellastro maggiore ad avere diritto al trono, non Gesù. Si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 299 per ulteriori informazioni.

Un’altra risposta cattolica è che nelle culture mediterranee il termine «fratelli» potesse indicare cugini e parenti stretti di età simile, e non solo fratelli diretti. Tuttavia, applicare agli Israeliti ciò che potrebbe essere vero per gli italiani di epoca successiva e per altri popoli è problematico.

Dopo la Bibbia, i primi scrittori cristiani noti ad affermare che Maria avesse avuto figli furono Egesippo (170-180 d.C.), Origene (un insegnante controverso) (225-253/254 d.C.) ed Eusebio di Cesarea (318-325 d.C.). Egesippo ci fornisce un dettaglio interessante: egli menziona un fratello di Gesù di nome Giuda, che «subì per la fede in Cristo al tempo di Domiziano» (Cinque libri di commenti sugli Atti della Chiesa, sezione 1, p. 764). Eusebio di Cesarea (318-325 d.C.) afferma che i quattro fratelli di Gesù erano Giacomo (detto il Giusto), Giuseppe (o Giose), Giuda e Simone. *Storia ecclesiastica* di Eusebio, 2,23; 3,20. Dopo il Concilio di Nicea, anche Elvidio/Elvetio (prima del 383 d.C.) insegnò ciò.

Dopo la Bibbia, i primi scrittori cristiani noti ad affermare che Maria fosse sempre stata vergine, o qualcosa di simile, furono Ippolito (225-235/236 d.C.), Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) e, implicitamente, Origene (uno strano maestro) (225-253/254 d.C.). Ecco cosa afferma Origene nel 246-248 d.C.: «Alcuni sostengono, basandosi su una tradizione contenuta nel Vangelo secondo Pietro, come viene intitolato, o nel “Libro di Giacomo”, che i fratelli di Gesù fossero figli di Giuseppe avuti da una precedente moglie, che egli aveva sposato prima di Maria. Ora, coloro che sostengono ciò desiderano preservare l’onore di Maria nella verginità fino alla fine,… E ritengo che sia in armonia con la ragione che Gesù fosse il primogenito tra gli uomini della purezza che consiste nella castità, e Maria tra le donne; poiché non sarebbe pio attribuire a nessun’altra se non a lei il primogenito della verginità». Commento di Origene al Vangelo secondo Matteo, libro 10, cap. 17, p. 424

Dopo il Concilio di Nicea, Atanasio (331 d.C.), Ambrogio di Milano (340-397 d.C.) e Girolamo (383 d.C.) insegnarono che Maria era sempre stata vergine. Tuttavia, Ambrogio affermò chiaramente che Gesù non aveva bisogno di alcun aiuto per mediare tra l’uomo e Dio, e che Maria non doveva essere adorata (De Spirito Santo, libro 3, cap. 11, n. 80, 381 d.C.). Egli disse: «E nessuno attribuisca ciò alla Vergine Maria; Maria era il tempio di Dio, non il Dio del tempio. E pertanto deve essere adorato solo Colui che operava nel Suo tempio».

Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 81, e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1206.

D: In Matteo 2:1-4, 9-12, quanti magi c’erano esattamente?

R: La Scrittura non lo dice mai. Spesso si pensa che fossero tre semplicemente a causa della canzone «We Three Kings of Orient Are» e del fatto che vi fossero tre doni, ma il numero dei magi avrebbe potuto essere qualsiasi. Si vedano *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 865; *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 726; *The New Unger’s Bible Dictionary*, pag. 799; e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 21, dove si trova sostanzialmente la stessa risposta.

L’idea che fossero tre re risale a Origene (225-253/254 d.C.), ma la maggior parte delle altre tradizioni inventate sui Magi risalgono al VI secolo e ai secoli successivi. Le idee secondo cui i loro nomi fossero Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, o che provenissero dall’Etiopia, o che uno appartenesse a ciascuna razza, sono tutte invenzioni successive. Se fossero stati «Magi», una tribù di sacerdoti zoroastriani, allora probabilmente sarebbero stati originari della Persia (l’odierno Iran) o della Mesopotamia (l’odierno Iraq). Tuttavia, se il termine «Magi» indicasse semplicemente un funzionario religioso, allora avrebbero potuto provenire anche da altri luoghi.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 85; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 73; e *Matthew 1-7: A Commentary* di Ulrich Luz, pag. 140.

D: In Mt 2,1, quando giunsero i Magi?

R: La Scrittura indica solo che ciò avvenne qualche tempo dopo la nascita. Gesù nacque in una stalla (che avrebbe potuto essere una grotta). Ma quando i Magi giunsero, in Matteo 2,11, si trovavano in una casa. Matteo utilizza il termine «bambino piccolo» (paidion), anziché la parola «neonato» (brephos). Poiché Erode fece uccidere tutti i bambini maschi di Betlemme di età pari o inferiore a due anni, ciò avvenne prima che Erode si rendesse conto che i Magi non sarebbero tornati da lui. Pertanto, potrebbero essere trascorsi mesi o persino circa un anno dalla nascita. Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 20.

Come nota a margine, questa usanza di portare doni a un re non era inaudita. Quando Nerone era imperatore di Roma, il re Tiridate d’Armenia si recò a Roma nel 66 d.C. portando doni a Nerone. Per ulteriori informazioni, si veda Ulrich Luz, Matteo 1-7: Un commentario, pag. 131.

D: In Mt 2,1-4.9-12, chi erano i Magi?

R: I Magi erano uomini religiosi del Medio Oriente che praticavano l’astrologia. Sebbene la Bibbia non specifichi che fossero tre, esistono tre interpretazioni su chi fossero i «Magi di Natale».

In origine, così come i Leviti costituivano una tribù di sacerdoti tra gli Israeliti, secondo Erodoto i Magi successivi erano la tribù dei sacerdoti tra i Medi. Ciò è analogo al fatto che i Leviti fossero una tribù di sacerdoti tra gli Israeliti. I Magi offrivano sacrifici davanti al fuoco, interpretavano i sogni e praticavano l’astrologia. Sebbene il termine inglese «magician» (mago) derivi da «Magi», ad eccezione di un passo in Erodoto non vi è alcuna prova che praticassero la magia. I Medi erano politeisti (non zoroastriani). Quando Daniele 5:11 parla dei Magi, si riferisce proprio a questi Magi.

In seguito, dopo che un Mago chiamato «falso Bardiya» assunse il controllo del trono persiano per sette mesi nel 522 a.C., il re Cambise sostituì molti dei Magi medi con Magi persiani. I Magi persiani erano zoroastriani. Gli zoroastriani credevano in esseri divini uguali e opposti, uno buono e rappresentato dalla luce e uno malvagio e rappresentato dall’oscurità. Durante e dopo il IV secolo a.C., gli zoroastriani credevano nella resurrezione. I Greci affermavano in genere che i Magi fossero zoroastriani. Clemente di Alessandria riteneva che i Magi giunti a Betlemme fossero zoroastriani. La Guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 788, menziona solo questi come i Magi.

All’epoca di Cristo, i Greci definivano «Magi» anche i Caldei che praticavano l’astrologia. Molti astrologi si recarono in Occidente per insegnare, tra cui il babilonese Berosso, che insegnò sull’isola greca di Cos dopo il 281 a.C. Tacito afferma che i Magi praticavano la stregoneria, mentre Plinio sostiene che la magia abbia avuto origine con Zoroastro. Lo scrittore della Chiesa primitiva Origene, tra le sue numerose critiche all’eretico Celso, affermò che Celso non riuscì a distinguere tra i Magi e i Caldei nell’opera di Origene *Contro Celso*, libro 1, cap. 58, pag. 422. Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 612, li menziona come i Magi.

A prescindere dalla precisa origine mediorientale dei «Magi di Natale», i Magi praticavano l’astrologia. Si vedano il *Wycliffe Bible Dictionary*, pagg. 1067-1068, e in particolare il capitolo sui Magi in *Persia and the Bible*, pagg. 467-491, per ulteriori informazioni.

D: In Mt 2,2, si afferma che altri sovrani abbiano avuto segni celesti?

R: Si dice che una cometa sia apparsa al momento della nascita di Nerone (15 dicembre 37 d.C.), secondo Svetonio (De Divinatione 1.47), e del re Mitridate del Ponto (135 a.C.). Le comete visibili ad occhio nudo si verificano circa da 2 a 5 volte per secolo. La cometa di Halley appare ogni 75 anni, compresi l’87 a.C. e il 11 dicembre a.C. Per ulteriori informazioni, si vedano Ulrich Luz, Matteo 1-7: Un commentario, pag. 131, e The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 83.

D: In Mt 2,2, quali erano alcuni «segni» celesti in quel periodo?

R: Ecco alcuni fenomeni naturali.

La cometa di Halley si manifestò l’11 dicembre a.C. (Lagrange ne fece menzione, ma si tratta di una data troppo precoce per essere rilevante).

Una congiunzione dei pianeti Giove (che rappresenta la regalità) e Saturno (che rappresenta gli ebrei) avvenne nel 7/6 a.C. Keplero (prima del 1630 d.C.) fu il primo a menzionarla, sebbene preferisse la teoria della supernova.

Una cometa o una nova menzionata dagli astronomi cinesi nel 5/4 a.C.

Tuttavia, ciò che sembrava essere una stella li precedette e si fermò sopra la casa in Matteo 2:9-10. Sebbene il termine greco possa semplicemente indicare la città, e non la casa, secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 88, una congiunzione planetaria di Giove e Saturno, così come una cometa, non può compiere tale azione. Indipendentemente dal fatto che inizialmente avessero notato o meno una congiunzione o una cometa, quando giunsero in Palestina un angelo li stava guidando in modo soprannaturale mediante una luce.

Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor's Bible Commentary*, vol. 8, pag. 85, e Ulrich Luz, *Matteo 1-7: A Commentary*, pag. 132.

D: In Mt 2,6 perché si dice «non piccola», dal momento che in Mi 5,2 si legge «piccola» nel testo masoretico e «molto piccola» nella Settanta?

R: Furono gli scribi ad affermarlo e, sebbene potessero semplicemente essersi sbagliati — in particolare se stavano traducendo oralmente —, in questo caso il loro significato era corretto. Michea 5:2 recita: «Tu, Betlemme Efrata, che sei la più piccola tra le migliaia di Giuda, da te uscirà Colui che sarà il mio principe, per regnare su Israele…» (Traduzione letterale di Green) Il punto centrale di Michea 5:2 è che, sebbene Betlemme fosse piccola per dimensioni, sarebbe diventata grande per importanza. Pertanto, i dottori della legge non si sbagliavano, in quanto Betlemme avrebbe avuto una grande importanza, nonostante le sue piccole dimensioni.

Si vedano *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pagg. 318-319, e *When Critics Ask*, pag. 327, per ulteriori approfondimenti.

D: In Mt 2,6, come si pronuncia «magi»?

R: Si pronuncia «MA-ji», con entrambe le vocali lunghe, secondo il *Wycliffe Bible Dictionary*.

D: In Mt 2,6 perché si parla di «governatori/sovrani», dal momento che in Mi 5,2 si legge «migliaia» nel testo masoretico e nella Settanta?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1) Michea 5:2 recita: «Tu, Betlemme Efrata, che sei la più piccola tra le migliaia di Giuda, da te uscirà Colui che sarà il mio sovrano in Israele…» (Traduzione letterale di Green). Il punto è che, sebbene Betlemme fosse piccola per dimensioni, sarebbe diventata grande per importanza.

2) Il termine ebraico per «migliaia» (plurale) in Michea 5:2 è ‘alapim. L’equivalente greco è chiliasin. Il termine ebraico per governatori/principi (plurale) è ‘allupe. L’equivalente greco è hegemosin. Mentre le parole greche sono completamente diverse, quelle ebraiche sono quasi identiche, fatta eccezione per le vocali. L’Antico Testamento fu originariamente scritto senza vocali; queste furono aggiunte solo intorno al 700 d.C. Ciò indica che non stavano leggendo dalla Settanta greca, ma dall’ebraico, dall’aramaico o, forse, da un’altra traduzione greca.

3) Queste parole furono pronunciate dai sacerdoti e dai dottori della legge. Potrebbero aver commesso un errore, oppure potrebbero aver citato a Erode una traduzione greca diversa dalla Settanta. È tuttavia più probabile che stessero traducendo oralmente dall’ebraico all’aramaico o al greco man mano che parlavano.

4) In realtà, però, i sacerdoti e i dottori della legge non commisero alcun errore nel trasmettere il significato: la piccola Betlemme NON è la meno importante per il sovrano che ne uscirà.

Si vedano l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pp. 318-319, il Commentario biblico dell’Expositor, vol. 8, p. 88, e il Testamento greco dell’Expositor, vol. 1, p. 72 per risposte complementari.

D: In Mt 2,8.12, Dio ordinò forse ai Magi di non mantenere la parola data a Erode, dal momento che era stato loro detto di non tornare da lui?

R: Erode era preoccupato, poiché, in primo luogo, non era mai stato designato per diventare re. Suo padre era un edomita, sua madre un’araba, ed egli stesso era solo un convertito al giudaismo. Quando divenne re nel 40 a.C., ci vollero tre anni e l’aiuto dei Romani per sedare le rivolte contro di lui. Quando Erode chiese ai Magi di tornare da lui, a quanto pare aveva già un piano per distruggere questo re e cercò di coinvolgere i Magi nel suo piano malvagio. Probabilmente a Erode non venne in mente che, pur essendo arrabbiato con i Magi per averlo ingannato, era stato lui per primo a cercare di ingannarli dicendo di voler adorare anche Gesù. A proposito, Betlemme si trovava a sole 5 miglia (9 km) a sud-sud-est di Gerusalemme. Per quanto riguarda i Magi, come afferma il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1207: «Nessuno che incontri Cristo con cuore sincero torna mai indietro per la stessa strada».

Il tempo verbale della domanda non significa «dov’è colui che alla fine diventerà il re dei Giudei», ma piuttosto «dov’è colui che è ora il legittimo re dei Giudei», secondo quanto riportato nel *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 86.

Tre punti da considerare nella risposta.

1. Matteo 2 non afferma mai che i Magi promisero a Erode che sarebbero tornati.

2. Matteo 2 non afferma mai che i Magi abbiano detto a Erode di avere intenzione di tornare. Anche se lo avessero fatto, dopo il sogno la loro intenzione era cambiata.

3. Anche se avessero promesso a Erode, una promessa non deve necessariamente essere mantenuta se:

3a) La promessa fosse stata fatta in circostanze ingannevoli,

3b) si promette qualcosa che è in diretto contrasto con la volontà di Dio;

3c) Mantenere la promessa comporti la morte di una persona innocente.

Ad esempio, supponiamo che un uomo Le chieda di chiamarlo quando una donna esce di casa perché, a suo dire, vuole lasciarle dei fiori sulla soglia, e Lei prometta di farlo. In seguito scopre che quell’uomo ha svaligiato diverse abitazioni e intende svaligiare anche quella della donna. Quando vede la donna uscire di casa, dovrebbe chiamare il ladro, poiché è ciò che ha promesso? No!

Si vedano «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pagg. 21-22; «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1207; «Matthew 1-7: A Commentary» di Ulrich Luz, pag. 136; «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 84; e «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pag. 69 per ulteriori informazioni.

D: In Mt 2,11, dato che l’astrologia è errata, perché i Magi seguirono la stella?

R: Innanzitutto approfondiamo un po’ la figura dei Magi, per poi vedere cosa questo ci insegna su Dio.

I Magi erano una tribù di sacerdoti mediani, in qualche modo simili ai sacerdoti israeliti discendenti da Levi. Potete approfondire la conoscenza dei Magi leggendo l’eccellente libro *Persia and the Bible*. I Magi erano noti per praticare l’astrologia.

La profezia di una stella che sarebbe sorta da Giuda risale addirittura a Balaam in Numeri 24:17.

L’astrologia è contraria alla Bibbia: molto probabilmente i Magi non sapevano che l’Antico Testamento afferma che l’astrologia è sbagliata (Lev 19:26; 20:27; Dt 18:11-14; 2 Re 17:16; 21:3,5; 2 Cr 33:3-6). D’altra parte, la stella non predisse la venuta di Cristo, ma la annunciò.

Ecco cosa scrisse Tertulliano (198-220 d.C.), scrittore della Chiesa primitiva, a proposito degli astrologi in *De idolatria*, cap. 9 (vol. 3), pag. 66: «Voi non sapete nulla, astrologo, se non sapete che dovreste essere cristiano. Se lo sapeste, avreste dovuto sapere anche questo: che non dovreste più avere nulla a che fare con quella vostra professione che, di per sé, preannuncia i momenti cruciali della vita altrui e potrebbe istruirvi sul proprio pericolo. Non c’è parte né sorte per voi in quel vostro sistema. Non può sperare nel regno dei cieli chi abusa del cielo con il proprio dito o con la propria bacchetta».

Dio non ha mai affermato di essere limitato all’uso esclusivo di mezzi buoni per attirare le persone a Sé. A volte Dio ricorre a mezzi davvero malvagi, come l’esercito babilonese (Abacuc 1:6,13). Dio può avvalersi di malattie, persone malvagie e persino di peccati involontari (come nel caso dei Magi) per attirare le persone a Sé.

La cosa più strana di tutte è che Dio abbia utilizzato il peccato deliberato e volontario dei credenti per salvare proprio quegli stessi credenti. Potete leggere tutto al riguardo nel racconto di Giuseppe e dei suoi fratelli, in Genesi 37 e 50, e in particolare in Genesi 50:20. Di fatto, Dio può far concorrere tutte le cose al bene (Romani 8:28) e ai Suoi propositi (Efesini 1:11).

In conclusione, così come il fatto che Dio abbia utilizzato il rapimento di Giuseppe per i Suoi scopi non giustifica il rapimento, il fatto che Dio utilizzi l’astrologia per i Suoi scopi non giustifica l’astrologia.

Per ulteriori approfondimenti, si vedano: *Il libro completo delle risposte bibliche*, pag. 55; *I detti difficili della Bibbia*, pagg. 353-354; *Enciclopedia delle difficoltà bibliche*, pagg. 317-318; *Quando i critici chiedono*, pagg. 326-327; e *Quando i membri delle sette chiedono*, pag. 93.

D: In Mt 2,11, i doni hanno un significato particolare?

R: I doni avevano un grande valore economico, il che era importante per sostenerli in Egitto per due anni. Ma al di là di ciò, la Bibbia non attribuisce alcun significato particolare. Alcuni hanno ipotizzato che l’oro fosse appropriato poiché rappresenta la regalità. L’incenso faceva parte della miscela utilizzata dai sacerdoti. La mirra è una sostanza amara, preziosa nella preparazione dei corpi per la sepoltura. Esistono anche altre interpretazioni. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor's Bible Commentary*, vol. 8, pag. 89, e *Matthew 1-7: A Commentary* di Ulrich Luz, pag. 138.

D: In Mt 2,15 e Os 11,1, in che modo l’espressione «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» costituisce una profezia su Cristo?

R: Osea 11,1 fu inizialmente applicato al popolo israelita. Matteo utilizza non solo Osea 11,1, ma molti altri versetti dell’Antico Testamento per mostrare che la vita di Cristo era parallela a quella del popolo israelita (tranne che per il peccato). Matteo scrive a ebrei ben versati nell’Antico Testamento e, a quanto pare, utilizza quelle che gli studiosi ebrei dell’epoca avrebbero riconosciuto come tecniche midrashiche. Egli ricorreva all’interpretazione midrashica ebraica per scovare il significato e l’applicazione nascosti dietro ogni parola.

Per inciso, Filone afferma che ai suoi tempi, intorno al 40 d.C., in Egitto vivevano circa un milione di ebrei.

Per ulteriori informazioni, si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 22; *The New International Bible Commentary*, pag. 1122; e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 90, 91-92.

D: In Mt 2,16, esiste qualche altro racconto in cui re Erode il Grande fa massacrare i bambini a Betlemme?

R: Betlemme era una piccola città; il numero dei bambini uccisi potrebbe essere stato di poche decine, una cifra esigua se paragonata alle altre esecuzioni per cui Erode era più noto.

Ci sono molti eventi di cui non sapremmo nulla, né come si siano verificati, se non fosse per un’unica testimonianza storica. Ad esempio, non disponiamo di alcuna testimonianza della conquista della Gallia da parte dei Romani, né di come essa sia avvenuta – se non per un’unica fonte, gli scritti di Giulio Cesare. Allo stesso modo, non esistono resoconti non cristiani che attestino la crocifissione di Gesù; vi è solo un accenno di sfuggita al fatto che Cristo fu giustiziato (ovvero, subì la pena capitale).

In questo caso, oltre alla Bibbia, altri autori che menzionano il massacro dei bambini da parte di Erode il Grande prima del Concilio di Nicea sono:

Giustino Martire, nel *Dialogo con Trifone*, cap. 78, p. 238 (circa 138-165 d.C.), menziona i Magi in visita da Erode e il massacro di tutti i bambini di Betlemme da parte di Erode.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) afferma che [Dio] «rimosse quei bambini appartenenti alla casa di Davide, ai quali era toccata la sorte felice di essere nati in quel momento, affinché potesse mandarli prima nel Suo regno»; Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 16.4, pag. 442

Origene (225-254 d.C.) afferma che Erode uccise tutti i neonati di Betlemme e delle zone circostanti nella speranza di uccidere il Re dei Giudei. *Contro Celso*, libro 1, cap. 61, p. 423

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) (implicito, senza menzione di Erode) menziona che alla nascita di Cristo furono uccisi, a causa di Cristo, i bambini di età pari o inferiore a due anni. Lettera 55, cap. 6, p. 349

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) menziona i bambini massacrati da Erode a causa di Cristo. Epistola canonica, Canone 13, pag. 277

Dopo il 325 d.C.

Egemonio (metà del IV secolo) afferma che, all’epoca di Gesù, Erode uccise «ogni [bambino] maschio tra gli ebrei». La disputa con Mani, cap. 44, pag. 220

In sintesi: «È vero che Giuseppe Flavio, la nostra fonte sulla storia ebraica, non dice nulla riguardo al massacro degli innocenti; ed è anche vero che i passaggi nelle opere degli storici che effettivamente menzionano questo evento sono così tardivi e così probabilmente derivati dal Vangelo di Matteo da avere scarso valore. Ma l’argomento del silenzio è in questo caso del tutto privo di peso. Senza dubbio, dal nostro punto di vista, il massacro di bambini piccoli costituirebbe una forma particolarmente atroce di omicidio, che dovrebbe essere menzionata in qualsiasi resoconto dettagliato degli avvenimenti dell’epoca — persino, forse, a Chicago! Ma nell’antichità, quando l’abbandono dei neonati era una pratica comune — a cui si allude, ad esempio, in uno dei papiri non letterari, nel modo più casuale possibile come un aspetto ordinario della vita di quel tempo,1 — l’omicidio dei bambini probabilmente non sarebbe stato considerato con particolare orrore. Inoltre, non dovremmo esagerare il numero dei neonati che sarebbero stati uccisi. Se Betlemme era un piccolo villaggio, come probabilmente era, allora il numero dei bambini maschi al di sotto dei due anni non avrebbe superato forse i venti o i trenta. Nelle orgie di sangue e crudeltà che segnarono gli ultimi anni del regno di Erode, l’eliminazione di una ventina di bambini in un villaggio sconosciuto avrebbe potuto benissimo sfuggire all’attenzione del nostro unico storico. Ma anche se Giuseppe Flavio fosse stato a conoscenza dell’episodio, e anche se lo avesse ritenuto di per sé degno di nota, in questo caso vi era una ragione particolare per il suo silenzio. L’episodio riguardava le speranze messianiche ebraiche; e senza dubbio Giuseppe Flavio evitò di proposito di menzionare tali argomenti nella storia che scrisse per i lettori romani. Non vi è quindi alcun motivo di supporre che, se il massacro degli innocenti fosse realmente avvenuto, Giuseppe Flavio lo avrebbe necessariamente incluso nella sua opera storica.

Ma occorre anche aggiungere qualcosa di più concreto. Sebbene il massacro degli innocenti non sia direttamente attestato dalla storia laica, esso è perfettamente in linea con ciò che sappiamo del carattere di Erode nei suoi ultimi anni. Erode il Grande fu un monarca capace, ma negli ultimi anni del suo regno intraprese una condotta crudele che rasentava la follia. Le sue azioni nel far giustiziare i propri figli e la sua amata moglie, nonché il suo piano (interrotto solo dalla sua morte) di massacrare tutti i cittadini più in vista di Gerusalemme nel teatro, possiedono proprio quella qualità di selvaggia e inutile sete di sangue che traspare dal massacro degli innocenti a Betlemme. Mai una storia è stata più perfettamente in linea con il carattere di quel personaggio di questa. In generale, si può affermare che la difficoltà riscontrata nel silenzio della storia secolare riguardo al fatto sanguinario di Betlemme non ha alcun fondamento.” J. Greshem Machen, *La nascita verginale di Cristo*, cap. 10, pag. 239

Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1208, e il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 94.

D: In Mt 2,16, a parte l’uccisione dei bambini a Betlemme, Erode il Grande si è mai dimostrato crudele nei confronti di qualcun altro?

R: Sì. La *Asimov’s Guide to the Bible*, pag. 799, afferma che è difficile credere che il massacro di Erode sia mai avvenuto. Tuttavia, poiché il XX secolo, ritenuto più civilizzato, ha visto Pol Pot in Cambogia, Idi Amin in Uganda, Hitler, Stalin e Mao Tse-Tung, non è difficile credere che Erode potesse compiere un gesto del genere.

Si veda la domanda precedente per i sei scrittori pre-niceni che hanno riferito del massacro dei bambini da parte di Erode. A proposito, non confonda Erode (il Grande), che regnava quando nacque Gesù, con Erode (Antipa), che Gesù incontrò proprio prima di essere crocifisso.

Il carattere di Erode il Grande era tale che, nei 36 anni del suo regno, fece uccidere molte persone. Erode giustiziò o fece assassinare sua moglie Mariamne e i due mariti di sua sorella Salomè. Fece annegare nel Giordano suo cognato e uccidere sua suocera Alessandra. Fece uccidere Ircano, l’ultimo della dinastia degli Asmonei. Fece uccidere molti farisei e molte famiglie nobili. I rabbini ebrei Jehuda ben Saripha e Mattathias ben Margoloth furono bruciati vivi. Erode fece uccidere i propri figli Alessandro e Aristobulo. Fece in modo che centinaia di leader ebrei fossero uccisi il giorno della sua morte. Poiché Erode, come la maggior parte degli ebrei, non mangiava carne di maiale, ciò spinse l’imperatore romano a scherzare dicendo che avrebbe preferito essere la scrofa (femmina del maiale) di Erode piuttosto che suo figlio. In greco la parola «scrofa» è huos e la parola «figlio» è huios. Cinque giorni prima della sua morte, Erode fece uccidere suo figlio Antipatro. (Tre figli più giovani, Archelao, Erode Antipa e Filippo, gli sopravvissero). Non vi è alcun dubbio che Erode avesse la mancanza di integrità morale necessaria per uccidere i neonati. Considerate tutte le altre “notizie” che Erode generò, l’uccisione di neonati in una piccola città potrebbe sembrare meno degna di nota.

Dopo la morte di Erode nel 4 a.C., scoppiò una rivolta e Archelao inviò truppe a Gerusalemme, uccidendo 3.000 persone in un solo giorno. Quando Archelao ed Erode Antipa si recarono a Roma, Sabino, un funzionario del Tesoro imperiale, giunse per verificare le imposte. Prelevò 400 talenti dal tesoro del Tempio. Nel 9 d.C. scoppiò una rivolta, che fu sedata dalle truppe siriane al comando di Quintilio Varo.

Il libro 17, cap. 213 [ix.3] delle «Antichità giudaiche» di Giuseppe Flavio e l’opera «The Bible as History», pag. 358, riportano che alla morte di Erode il Grande si verificò un’eclissi lunare, il che collocherebbe la data del decesso tra il 12 e il 13 marzo del 4 a.C.

Per ulteriori informazioni, si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 23, e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 84.

D: In Mt 2,16, gli altri re erano malvagi quanto Erode?

R: Si potrebbe dire che Erode non fosse diverso da molte persone di oggi; non lasciava spazio a nessun altro re se non a se stesso e avrebbe utilizzato ogni mezzo a sua disposizione per assicurarselo, indipendentemente da chi altro ne avesse risentito.

Alcuni re erano migliori di altri, ma alcuni erano davvero malvagi. Ad esempio, il re partico Fraate IV uccise suo padre Orote II nel 37 a.C. I Romani gli inviarono una schiava italiana di nome Musa. Fraate ebbe da lei un figlio, Fraatace (= Fraate V). Musa avvelenò il marito Fraate IV nel 2 a.C. Successivamente sposò il proprio figlio nel 2 d.C. Fraate V fu esiliato nel 4 d.C. Ciò è riportato nell’Enciclopedia Britannica del 1972.

D: In Mt 2,18, in che modo la profezia di Geremia su Rachele si adempie in Gesù?

R: In Genesi 35,16-19, Rachele morì dando alla luce Beniamino. Quando Geremia scrisse queste parole su Rachele, moglie di Giacobbe, ella era già morta da oltre 1.000 anni. Le parole di Geremia non hanno due significati, ma piuttosto un unico significato con due adempimenti, oltre a un terzo adempimento risalente alla Genesi. Il significato di Geremia è che, proprio come Rachele avrebbe pianto la morte e la schiavitù della sua discendenza, sia per mano degli egiziani che dei babilonesi, così avrebbe pianto la morte della sua discendenza per mano di Erode. Ai tempi di Geremia, il profeta ripeté quelle parole per profetizzare gli stessi sentimenti di dolore per la perdita degli ebrei esiliati in Babilonia, vicino alla tomba di Rachele.

Allo stesso modo, Matteo utilizza le stesse parole per esprimere il dolore per la morte dei bambini maschi di Betlemme, che si trovava vicino alla tomba di Rachele.

Se uno scettico dovesse avere un problema con il fatto che Matteo utilizzi le parole di Geremia, potrebbe avere un problema analogo con il fatto che Geremia utilizzi parole tratte dalla Genesi. Il nocciolo della questione è questo: proprio come gli ebrei ai tempi di Geremia comprendevano l’interpretazione secondo cui la cattività si ricollegava al dolore di Rachele nella Genesi, così gli ebrei ai tempi di Gesù avrebbero compreso questo tipo di interpretazione midrashica utilizzata da Matteo.

Si vedano *The Tony Evans Bible Commentary*, pp. 866-867; *The Expositor's Bible Commentary*, vol. 8, pp. 91-92; e *The Expositor's Greek Testament*, vol. 1, pp. 75-76 per ulteriori informazioni.

D: In Mt 2,22, dato che i figli di Erode il Grande regnavano sia in Giudea che in Galilea, perché Giuseppe avrebbe deciso di recarsi in Galilea anziché in Giudea?

R: La guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 800, fornisce due osservazioni utili al riguardo.

1. Archelao, che regnò come re in Giudea a partire dal 4 a.C., potrebbe aver sentito parlare di Gesù, un re bambino, ed essere stato ansioso di ucciderlo a sua volta. Erode Antipa, che era tetrarca della Galilea, potrebbe invece aver avuto un atteggiamento diverso.

2. Asimov sottolinea che Archelao era talmente ostile che ebrei e samaritani, nemici tra loro, si unirono nell’appello a Roma affinché Archelao fosse destituito. Alla morte di Erode, il regno di Archelao durò solo dieci anni. D’altra parte, Erode Antipa regnò pacificamente in Galilea per oltre quarant’anni.

Tuttavia, in Luca 2,39 vi è una ragione ben più evidente. Giuseppe era originario di Nazaret, non di Betlemme. Non solo Giuseppe si stava recando nel territorio del sovrano più mite, ma stava semplicemente tornando al luogo da cui proveniva.

D: In Matteo 2:23, dal punto di vista archeologico, è vero che non vi sono prove dell’esistenza di una città chiamata Nazaret, come ha affermato un ateo?

R: No. L’ateo Frank Zindler lo ha affermato in un articolo intitolato «Where Jesus Never Walked» («Dove Gesù non ha mai camminato»), secondo quanto riportato in *The Case for Christ*, pag. 102 (pagg. 137-138 nell’edizione tascabile). Il Talmud menzionava altre 63 città della Galilea (ma non Nazareth), e Giuseppe Flavio ne menzionava altre 45 (ma non Nazareth). Nazareth viene menzionata all’inizio del IV secolo d.C. e nella letteratura ebraica a partire dal VII secolo d.C. circa.

Tuttavia, gli archeologi hanno rinvenuto a Nazareth resti risalenti al 900 d.C. (dopo l’inizio del regno di Salomone) e che si estendono attraverso i periodi greco-romano e bizantino. Nel 1962 fu rinvenuta a Cesarea un’iscrizione riguardante la rotazione dei sacerdoti. L’iscrizione ha conservato: «... Mamliah ... Nazareth ... Akhlah ... Migdal [Magdala]» Il libro *The Case of Christ*, a pagina 103, menziona che, dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., gli archeologi hanno rinvenuto un elenco in aramaico di sacerdoti che erano stati trasferiti, e uno di essi risultava essersi trasferito a Nazareth. Appena fuori da Nazareth sono state scoperte tombe risalenti al I secolo. Infine, nel 1955 sono stati rinvenuti resti precristiani sotto l’odierna Chiesa dell’Annunciazione a Nazareth.

Nazareth era inoltre considerata con disprezzo poiché, secondo *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 23, ospitava la guarnigione romana per le zone settentrionali della Galilea.

Per ulteriori informazioni, si vedano https://www.ministrymagazine.org/archive/1975/12/nazareth-attested-in-caesarea-fragments e il *New International Bible Commentary*, pag. 1123.

D: In Mt 2,23, secondo gli archeologi, quali erano le dimensioni effettive di Nazareth?

R: Secondo *The Case for Christ*, pagg. 103-104, Nazareth era una cittadina di importanza trascurabile. Si estendeva su una superficie di circa 60 acri, con una popolazione massima di circa 480 abitanti all’epoca della nascita di Gesù.

D: In Mt 2,23, dove è profetizzato che Gesù sarebbe stato chiamato Nazareno?

R: Innanzitutto forniremo la risposta dello scrittore della Chiesa primitiva Tertulliano (che è probabilmente errata) e poi la risposta più plausibile.

Lamentazioni 4,7 (Settanta) Tertulliano, nel 207 d.C., rispose a questa domanda nella sua opera *Contro Marcion*, libro 4, capitolo 7. Mentre il testo masoretico di Lamentazioni 4,7 recita: «I suoi principi erano più bianchi della neve», la Settanta recita: «I suoi nazirei erano più bianchi della neve». Tertulliano menziona questo punto indicando che il termine si riferisce sia ai «nazirei» (coloro che fanno voto a Dio di astenersi dall’alcol, dai cadaveri e da altre impurità), sia ai «nazarenoi», ovvero coloro che provengono da Nazaret.

Tertulliano affermò: «Il Cristo del Creatore doveva essere chiamato Nazareno secondo la profezia; per questo motivo anche gli ebrei ci definiscono, proprio per questo, Nazareni, a sua immagine. Poiché noi siamo coloro dei quali è scritto: “I suoi nazirei erano più bianchi della neve”»;

Il Germoglio: Il Messia è indicato come «il germoglio» in Isaia 11:1, Geremia 23:5, 33:5 e, probabilmente, in Zaccaria 3:8 e 6:12. Le consonanti della parola «germoglio» sono identiche a quelle di «nazareno», e l’Antico Testamento ebraico era originariamente scritto senza vocali. Inoltre, il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 23, menziona che «germoglio» veicolava l’idea di un inizio insignificante, e la reazione dei farisei dimostrava che Nazaret aveva la stessa connotazione.

Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pag. 328, e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 97.

D: Era errato affermare, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, alle pagg. 801-802, che il fatto che Gesù fosse originario di Nazaret adempisse l’Antico Testamento (Isaia 11:1, Zaccaria 6:12 e altri passaggi)?

R: Assolutamente no. Innanzitutto, ecco cosa afferma Asimov, e poi la risposta.

La guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, alle pagine 801-802, menziona che «Matteo potrebbe vedere qui una somiglianza con “Nazareno”». (In realtà, le due parole sono identiche in ebraico, poiché le vocali non venivano scritte.) Asimov, a pag. 802, afferma che «Matteo si sta lasciando andare, nella migliore delle ipotesi, a un gioco di parole, e non si riferisce ad alcuna profezia effettiva secondo cui il Messia sarebbe un abitante di Nazaret».

La risposta è che l’Antico Testamento afferma che il Messia sarebbe stato chiamato il «germoglio» senza specificarne uno o più motivi. Matteo 2:22 non impedisce a Gesù di essere anche il «germoglio» di Dio da cui sarebbe cresciuta la Sua Chiesa.

D: In Mt 3,1-4, come veniva concepito il deserto?

R: Si trattava di un luogo arido e secco, ma non come il deserto del Sahara. Non era possibile coltivare senza un’irrigazione estesa, ma si potevano allevare pecore e capre se vi fossero stati luoghi dove abbeverarle. Non era un luogo di comfort ed eccitazione, bensì un luogo vuoto, solitario e tranquillo, lontano dalla civiltà. Gli Israeliti si trovavano nel deserto mentre preparavano la generazione successiva ad entrare nella Terra Promessa. Paolo si trovava nel deserto in Arabia prima di iniziare il suo ministero.

Oggi, talvolta, Dio conduce i credenti nel deserto. Non è un luogo di eccitazione, ma di quiete. Potrebbe non essere un luogo di ministero attivo, sebbene nel caso di Giovanni fosse un luogo di ministero e, per il popolo, un luogo di pentimento e di consacrazione. Può essere un luogo di preparazione.

Per ulteriori informazioni, si veda «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 867.

D: In Mt 3,4 e Mc 1,6, le locuste che Giovanni Battista mangiava erano cibo puro o impuro?

R: Esistevano sia locuste pure che impure, e i Vangeli non lo specificano. Tuttavia, possiamo supporre che Giovanni, essendo un ebreo obbediente, mangiasse quelle pure. Gli animali puri includevano gli «insetti saltatori» dotati di ali e zampe articolate, tra cui locuste e cavallette, secondo Levitico 11:21-22 e Deuteronomio 14:21. Gli animali impuri includevano gli «insetti volanti», secondo Numeri 11:20,23 e Deuteronomio 14:19. Ancora oggi, le persone più povere catturano le locuste pure, ne rimuovono le ali e le zampe, le lessano e le mangiano.

Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor's Greek Testament*, vol. 1, pag. 80.

D: In Mt 3,4 e Mc 1,6, Giovanni Battista mangiava insetti chiamati locuste, oppure ciò significa che mangiava i frutti dell’albero di locusta?

R: Ecco cosa dicono le fonti antiche e moderne riguardo al termine greco che indica le locuste: akrides.

Gli Ebioniti (un’antica setta) cercarono di dipingere Giovanni come un vegetariano. Pertanto, affermarono che si trattasse di «torte al miele», egkrides, anziché di locuste.

Tatiano redasse una sintesi dei quattro Vangeli denominata «Diatessaron» e utilizzò il termine «latte» anziché «locuste».

Teofilatto 173 elenca una serie di possibilità, tra cui la pianta melagron.

Diversi monaci hanno definito il carrubo «albero del pane di San Giovanni», poiché ritenevano che si trattasse di un «albero delle locuste».

Teodoro di Mopsuestia, forse in risposta a chi sosteneva che si trattasse di qualcos’altro, affermò che si trattava di locuste dotate di ali.

Il problema di queste interpretazioni è che apparentemente non esistono manoscritti biblici che indichino che si trattasse di qualcosa di diverso dalle «locuste». I primi cristiani, come Clemente di Alessandria, scrissero in merito a Matteo 3:4 e non videro alcun motivo per considerare le locuste come qualcosa di diverso dagli insetti.

Tra i riferimenti moderni che affermano che le locuste sono insetti figurano la NIV Study Bible, pag. 1445, il Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 104, l’Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 102, e il New Bible Dictionary, pag. 744.

Le informazioni relative alle interpretazioni alternative provengono dal libro di Ulrich Luz, *Matthew 1-7: A Commentary* (Augsburg Fortress, 1989) e da *The Expositor's Greek Testament*, vol. 1, pagg. 80-81.

D: In Mt 3,4; Mc 9,3 e Atti 22,20 (KJV), cosa si intende per «raiment» e chi è un «fuller»?

R: «Raiment» significa «abiti» e un «fuller» è una persona il cui lavoro consiste nel lavare i vestiti.

D: In Mt 3,6, perché Giovanni battezzava gli altri?

R: Era consuetudine che una persona si battezzasse da sola, in una vasca appositamente destinata a tale scopo, quando si convertiva al giudaismo. Tuttavia, questo è il primo caso di cui si abbia notizia in cui qualcuno battezzasse un’altra persona. Nell’Antico Testamento, l’aspersione dell’acqua a scopo di purificazione è menzionata in Ezechiele 36:25-27, mentre l’effusione dello Spirito di Dio è citata in Ezechiele 39:29 e in Gioele 2:28.

Giovanni affermò di battezzare in vista del pentimento, per ricondurre le persone a Dio e preparare la via al Messia. Quando un re terreno si apprestava a visitare una città lontana del proprio regno, gli operai stradali partivano con mesi di anticipo per sistemare la strada. Allo stesso modo, Giovanni era lì per preparare il sentiero nei cuori delle persone in vista della venuta del Messia.

Per ulteriori informazioni, si vedano The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 24, e The Expositor’s Bible Commentary, vol. 9, pag. 286.

D: In Mt 3,7-9, perché Giovanni parlò in modo così severo ai farisei e ai sadducei?

R: Giovanni esortava le persone a pentirsi, a confessare i propri peccati e ad abbandonare il loro vecchio modo di agire. Sebbene i farisei e i sadducei si presentassero, egli sapeva che la maggior parte di loro non veniva per quello scopo. Nel peggiore dei casi, venivano per indagare su un maestro eccentrico e forse per trovare un motivo per sbarazzarsi di lui. Anche nel migliore dei casi, cercavano di cogliere qualche suggerimento da aggiungere al loro modo di agire già consolidato. Giovanni non sta dicendo che debbano semplicemente ampliare le loro conoscenze; devono pentirsi e abbandonare la loro dipendenza da un luogo, dalle tradizioni, dalle loro organizzazioni o dalle posizioni che ricoprono all’interno di esse. Di fronte a un incendio che si propaga rapidamente, i serpenti cercheranno di fuggire; tuttavia, è difficile per loro allontanarsi molto. È come fuggire dall’ira di Dio senza pentirsi. Ma Giovanni non disse che non potessero restare ad ascoltare. Se i farisei e i sadducei fossero stati sinceri nel voler pentirsi, avrebbero potuto scegliere di farsi battezzare anch’essi.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Tony Evans Bible Commentary*, pagg. 867-868; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pagg. 82-83; e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 103.

D: In Mt 3,9, perché Giovanni ha usato l’espressione «non dite a voi stessi», e in che modo alcune persone mentono a se stesse oggi?

R: Giovanni sta affrontando il tema della menzogna, ma chi è che mente? I demoni possono mentirci, e altre persone possono mentirci, ma oltre a ciò, spesso ci sono menzogne che raccontiamo a noi stessi. Si tratta comunque di una menzogna, anche se siamo gli unici ad ascoltarla. Possiamo mentire dicendo «quel peccato non è poi così grave» oppure «Dio capisce che io rimanga qui», quando invece Dio ci sta chiamando a pentirci e ad agire. Altre menzogne sono «c’è sempre tutto il tempo» oppure «sono fondamentalmente una brava persona, quindi non ho bisogno di cambiare».

D: In Mt 3,9, come potrebbe Dio far nascere figli di Abramo dalle pietre, se lo volesse?

R: Dio Onnipotente può fare qualsiasi cosa, persino trasformare pietre inanimati in figli con copie dei geni di Abramo. Inoltre, qui è presente un gioco di parole. Sia in ebraico che in aramaico, la parola che indica «pietre» è molto simile a quella che indica «figli».

Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 103.

D: In Mt 3,10, quale era il significato delle parole di Giovanni Battista quando affermò che «la scure è già posta alla radice dell’albero»?

R: Alcune cose nella vita sono irreversibili, come ad esempio l’abbattimento di un albero. Una volta iniziato, non è possibile annullare ciò che è stato intrapreso. Allo stesso modo, quella era la loro ultima possibilità prima di essere recisi. Il loro tempo era scaduto.

D: In Mt 3,11, in che modo l’ammissione di Giovanni di non fornire un quadro completo si applica alla nostra testimonianza?

R: Giovanni era un precursore necessario, per ricondurre il popolo a Dio prima della venuta di Gesù. Giovanni non voleva che le persone credessero alle sue parole e pensassero che fosse tutto ciò che dovevano fare. No, Giovanni era solo l’«antipasto» e Gesù era il «piatto principale». Eppure, anche allora, nella storia vi sono alcune persone che ignorarono le parole di Giovanni in questo contesto. Si tratta dei seguaci della religione mandאית, professata dagli arabi delle paludi nel sud dell’Iraq. Essi credono che Giovanni Battista provenisse da Dio, ma che Gesù non lo fosse.

Oggi dobbiamo condividere il Vangelo con le persone partendo dal punto in cui si trovano. Se non credono che Dio esista, o che vi sia un solo Dio, dobbiamo concentrarci su questo aspetto. Forse la condivisione di altri punti — ovvero che siamo tutti peccatori, che Gesù è morto sulla croce per i nostri peccati e che dobbiamo accettare Gesù come nostro Signore e Salvatore — verrà in un secondo momento. Tuttavia, quando dobbiamo rimandare la condivisione di una parte del Vangelo, sia per motivi di tempo sia per la situazione spirituale in cui si trova la persona, dovremmo dirle che ciò che abbiamo detto non è l’intera storia; c’è ancora altro da raccontare.

D: In Mt 3,11, in che modo Gesù battezza i cristiani con lo Spirito Santo e con il fuoco?

R: Il messaggio di Giovanni ci ricorda Gioele 2:28-29, che promette lo Spirito Santo, e la purificazione menzionata in Malachia 3:2-5. I credenti vengono battezzati con lo Spirito Santo nel momento in cui credono per la prima volta in Cristo. Sebbene l’espressione moderna «battesimo di fuoco» indichi una dura prova, non è questo il significato in questo contesto, poiché è Gesù, e non i persecutori, a compiere il battesimo, ed è con il fuoco, non mediante il fuoco.

Esistono tre interpretazioni sul significato del termine «fuoco».

(improbabile) Un secondo battesimo mediante lo Spirito Santo: vi è una sola preposizione, ovvero si dice «mediante lo Spirito Santo e il fuoco», non «mediante lo Spirito Santo e mediante il fuoco». Pertanto, ciò probabilmente non si riferisce a un secondo evento.

(improbabile) La Pentecoste: agli apostoli apparve una fiamma sul capo mentre predicavano durante la Pentecoste, e questa interpretazione implicherebbe che Giovanni Battista stesse profetizzando la Pentecoste. Il Trattato sul ribattesimo (250-258 d.C. circa), cap. 2, pag. 668, sostiene questa interpretazione. La NIV Study Bible, a pag. 1446, afferma: «Dimostrato in modo spettacolare durante la Pentecoste (At 1,5.8; 2,1-13; 11,16), sebbene qui il termine “fuoco” possa riferirsi al giudizio a venire (cfr. v. 12)». Ma probabilmente non si riferisce alla Pentecoste per lo stesso motivo per cui non si riferiva alla prima. Il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1211, aggiunge che ciò è improbabile poiché nel versetto successivo il fuoco viene equiparato al giudizio.

(improbabile) Opera purificatrice dello Spirito Santo: la *New Geneva Study Bible*, pag. 1508, e l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 727, sostengono questa interpretazione. Anche Origene (225-254 d.C.) sosteneva questa interpretazione nel *Commentario su Giovanni*, libro 6, cap. 16-17, pagg. 366-367. Tuttavia, ciò è improbabile poiché la pula viene bruciata con fuoco inestinguibile in Matteo 3:12. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pagg. 104-105, sostiene che si tratti di questa interpretazione, poiché la preposizione singola in greco indicherebbe non due battesimi (lo Spirito per i credenti e il fuoco del giudizio per i non credenti), ma un unico battesimo (lo Spirito e il fuoco purificatore)

(improbabile) Il fuoco del giudizio per l’opera di un cristiano era l’interpretazione di Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.) in *Sullo Spirito*, cap. 15.36, pag. 22.

Il fuoco dell’inferno per coloro che rifiutano Gesù: si veda il *Manuale odierno per risolvere le difficoltà bibliche*, pagg. 150-152, per l’interpretazione secondo cui ciò significa che Gesù battezzerà i credenti con lo Spirito Santo e coloro che rifiutano Gesù con il fuoco del giudizio. Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.) insegnò questa visione nelle «Omelie sul Vangelo di Matteo», Omelia 11, capitoli 6-7, pagg. 71-72, sottolineando la continuità con gli altri moniti di Giovanni sul fuoco. Il «New Testament in Greek for Expositors», vol. 1, pag. 84, afferma che Giovanni si concentrò su tre elementi: l’acqua, il vento/spirito e il fuoco. Giovanni battezzava con l’acqua, il Messia avrebbe battezzato i credenti con lo Spirito, e un battesimo di fuoco avrebbe distrutto nel giudizio coloro che non erano stati coinvolti con l’acqua e lo Spirito. Ireneo di Lione (182-188 d.C.) utilizza questo versetto per parlare del giudizio di Dio sui non credenti in *Contro le eresie*, libro 4, cap. 4.3, pag. 466. Tertulliano (198-220 d.C.) afferma che il battesimo con l’acqua è per la salvezza, mentre la fede simulata e debole viene battezzata con il fuoco, in vista del giudizio (Sul battesimo, cap. 10, pag. 674).

Il fuoco del giudizio della fine dei tempi al ritorno di Gesù. Il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1211, sostiene questa interpretazione.

Significati multipli: Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 25, afferma che ciò si riferisce sia al giudizio che alla purificazione dei credenti. Teodoto, probabilmente montanista, pag. 124 (circa 240 d.C.), sostiene che il fuoco sia semplicemente l’elemento distruttivo, che purifica i credenti dal male e (come egli sottintende) distrugge gli altri.

Non specificato: I seguenti autori hanno citato questo versetto senza menzionare una visione particolare.

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) in *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 49, pag. 219

Ippolito (222-234/5 d.C.) nel *Discorso sulla Santa Teofania*, cap. 3, p. 235

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) in *I trattati di Cipriano*, Trattato 12, cap. 1.12, pag. 511

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) tratta questo versetto, ma non menziona una particolare interpretazione (Armonia dei Vangeli, libro 2, cap. 12.26, pag. 117).

Si veda la nota a piè di pagina della NET Bible su Matteo 3:11 per ulteriori approfondimenti sulle diverse interpretazioni.

D: In Mt 3,12, come avviene la vagliatura?

R: Quando si miete il grano, la maggior parte di ciò che si raccoglie è immangiabile. Si ha il seme buono circondato dalla pula, che è attaccata allo stelo. Innanzitutto si procede alla trebbiatura, in cui i buoi calpestano il grano per separare i semi, che sono più densi, da tutto il resto. Successivamente si può utilizzare un forcone o una pala da vagliatura, detta anche ventaglio da vagliatura, per lanciare il miscuglio in aria in modo che il vento spazzi via la pula non commestibile dai semi commestibili.

L’immagine che ne emerge è che la mietitura del grano fornisce una grande quantità di materiale, ma solo una piccola parte di esso è effettivamente utile. Sì, tagliare gli steli di grano è importante e richiede tempo, ma separare il grano dalla pula è altrettanto importante e richiede tempo. Indurre le persone ad avere una risposta positiva al messaggio evangelico è importante, ma ciò rappresenta al massimo solo metà del lavoro necessario per fare discepoli di tutte le nazioni.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 84; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 868; e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 105.

D: In Mt 3,14, perché Gesù avrebbe voluto farsi battezzare e perché Giovanni avrebbe voluto impedirglielo?

R: Naturalmente, Gesù non aveva alcun peccato di cui pentirsi, ma si è identificato con noi in ogni cosa. Poiché seguiamo l’esempio di Gesù, Egli si è fatto battezzare. In questo modo, Gesù ha anche convalidato il ministero di Giovanni.

Ma esaminiamo nuovamente questi versetti dal punto di vista di Giovanni. Lo scopo guida della vita di Giovanni era predicare il pentimento e indurre le persone a impegnarsi pubblicamente a pentirsi e a seguire Dio attraverso il battesimo in acqua. Giovanni era pieno dello Spirito Santo fin dalla nascita e sapeva che la sua comprensione era corretta. Sapeva che Gesù era il Messia senza peccato. Pertanto, Giovanni era perplesso riguardo al fatto che Gesù volesse essere battezzato.

Il punto di vista di Giovanni era corretto, tranne per il fatto che era eccessivamente semplificato. Giovanni vedeva che Gesù non aveva bisogno di pentirsi e trovava assurdo che il semplice precursore dovesse battezzare il Messia stesso. Di per sé, Giovanni aveva argomenti validi. Ma ciò che Giovanni non vedeva era che, per adempiere ogni giustizia, Gesù si identificò con noi in ogni modo. Gesù era più grande di Giovanni il Battista; Gesù non lo negava. Ma Gesù si umiliò e venne per servire, così nel versetto 15 il Signore in sostanza ordinò a Giovanni il Battista di consentire a Gesù di assumere la posizione più umile in quella occasione.

Qui viene rivelato qualcosa di prezioso riguardo al cuore di Giovanni. Giovanni, sebbene non avesse ragione al 100%, vedeva la sua unica missione di vita nel predicare e battezzare coloro che avevano bisogno di pentirsi. Il battesimo di Gesù non rientrava nella percezione che Giovanni aveva dell’opera della sua vita. Quindi, per Giovanni era più importante servire Dio adempiendo a ciò che egli considerava il proprio scopo dato da Dio, oppure seguire e obbedire al Signore ovunque Egli lo conducesse? Anche se Giovanni non aveva una chiara comprensione di ogni cosa, almeno fino a più tardi, scelse la seconda opzione. Anche noi non dovremmo limitarci a seguire Dio, ma seguire Dio senza precondizioni.

Si vedano: «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 868; «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pagg. 85-86; «The Evangelical Commentary on the Bible», pag. 727; «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1212; e «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pagg. 107-108 per ulteriori informazioni.

D: In Mt 3,16, perché «ahimè, il povero Gesù (la pace sia su di lui) dovette attendere TRENTA ANNI dopo la sua nascita per ricevere il dono dello SPIRITO SANTO al momento del suo battesimo per mano di Giovanni Battista», quando il dono dello Spirito Santo «è così a portata di mano che 75.000.000 di “RINATI” cristiani d’America si vantano anch’essi di possederlo» e in Lc 1,15 Giovanni Battista era pieno di Spirito Santo fin dalla nascita? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Innanzitutto, per fare una digressione, Maometto attese QUARANTA anni prima di affermare di essere un profeta. Deedat confonde il concetto di «gratuito» con quello di «a buon mercato», e sembra aver dimenticato l’insegnamento biblico sulla divinità di Cristo. Deedat non ha mai ricevuto il dono dello Spirito Santo, pertanto non conosce la differenza tra il dono dello Spirito Santo e lo Spirito Santo che discende visibilmente su Gesù sotto forma di colomba.

Gratuito ma non a buon mercato: il dono è stato molto costoso, è costato la morte di Gesù. Ma Dio lo dona gratuitamente a tutti coloro che crederanno nel Suo Vangelo.

La divinità di Cristo: il «povero» Gesù non ha dovuto attendere trent’anni; non solo la grazia di Dio era su Gesù fin da bambino (Luca 2:40), ma Gesù è Dio stesso, e il Padre era in Lui. Gesù non aveva bisogno di essere riempito dello Spirito Santo come noi; il Padre e Gesù hanno mandato lo Spirito Santo a noi.

Il discendere dello Spirito Santo su Gesù non è il dono dello Spirito Santo: Deedat interpreta erroneamente che Gesù fosse stato riempito dello Spirito Santo al momento del Suo battesimo; non si dice che Gesù fosse stato riempito dello Spirito Santo al momento del Suo battesimo. Piuttosto, lo Spirito Santo discese su Gesù in forma corporea, visibilmente come una colomba. Quando i cristiani sono riempiti dello Spirito Santo, lo Spirito Santo non discende su di loro come una colomba, quindi si tratta di qualcosa di diverso.

Infine, mettiamo a confronto l’esperienza di Gesù con quella di Maometto.

1. Maometto, secondo quanto riportano gli hadith, in quanto profeta fu vittima di un incantesimo malvagio.

1a. Labid bin el-Asim, l’ebreo, sottopose Maometto a un incantesimo. Ibn-i-Majah, vol. 5, n. 3435, pagg. 60-61

1b. Maometto fu sottoposto a un incantesimo malvagio secondo il Sahih Muslim, vol. 3, libro 24, nn. 5428-5429, pagg. 1192-1193; Sahih Muslim, vol. 2, libro 4, n. 1888, pag. 411. Si vedano inoltre Bukhari, vol. 8, libro 73, cap. 56, n. 89, pag. 57 e Bukhari, vol. 8, libro 73, cap. 59, n. 400, pag. 266.

2. Maometto temeva per sé stesso il tormento della tomba.

2a. Una donna ebrea disse a Maometto: «Che Allah vi protegga dal tormento della tomba». In seguito, Maometto pregò per ottenere rifugio dal tormento della tomba. Sunan Nasa’i, vol. 2, n. 1479, pp. 281-282

2b. «‘A’isha riferì: Il Santo Profeta (la pace sia su di lui) entrò in casa mia mentre una donna ebrea era con me e lei stava dicendo: “Sai che sarai messo alla prova nella tomba?”. Il Messaggero di Allah (la pace sia su di lui) tremò (nel sentire ciò) e disse: “Sono solo gli ebrei che saranno messi alla prova”. ‘A’isha disse: Trascorsero alcune notti e poi il Messaggero di Allah (la pace sia su di lui) disse: «Sapete che mi è stato rivelato: “Sarete sottoposti a prova nella tomba”?». ‘A’isha disse: «Sentii il Messaggero di Allah (la pace sia su di lui) cercare rifugio dal tormento della tomba dopo ciò». Sahih Muslim, vol. 1, libro 4, n. 1212, pag. 290

2c. Abu Huraira riferì: «Ho sentito il Messaggero di Allah (la pace sia su di lui) cercare rifugio dal tormento della tomba dopo ciò (dopo la rivelazione)». Sahih Muslim, vol. 1, libro 4, n. 1213, p. 290

2d. «Lei (‘Ai’isha) disse: “In seguito non lo vidi mai (il Santo Profeta) se non mentre cercava rifugio dal tormento della tomba nella preghiera.”» Sahih Muslim, vol. 1, libro 4, n. 1214, p. 290

2e. «Masruq riferì questo hadith per autorità di ‘A’isha, la quale disse: “Non ha mai recitato una preghiera dopo quell’evento in cui non lo abbia sentito cercare rifugio dal tormento della tomba.”» Sahih Muslim, vol. 1, libro 4, n. 1215, p. 291

2f. Maometto cercò rifugio dal tormento della tomba. Sunan Nasa’i, vol. 2, n. 2065, pag. 535; vol. 2, n. 2069, pag. 537; vol. 2, n. 2071, pag. 538

Ora, un musulmano potrebbe essere d’accordo, in disaccordo o, più probabilmente, non essere a conoscenza di ciò che affermano questi hadith. A prescindere da ciò, tuttavia, non si tratta di essere d’accordo o in disaccordo con me, poiché mi limito a riportare ciò che affermano gli hadith sunniti autorevoli.

In sintesi, Gesù ci ha inviato lo Spirito Santo. La mia speranza è che possiate liberarvi dal potere del male, liberarvi dalla paura del tormento della tomba e chiedere a Dio di ricevere lo Spirito Santo.

D: In Mt 3,16 e Mc 1,10 chi vide la colomba?

R: Sia Matteo 3,16 che Marco 3,16 dicono che Gesù vide la colomba, e Giovanni 1,32 afferma che anche Giovanni Battista vide la colomba. Questi versetti non specificano chi altro abbia visto la colomba, quindi anche la folla potrebbe averla vista.

D: Molti sostengono che «non esiste racconto su Gesù senza teologia». Pertanto, nell’episodio del Battesimo, ad esempio, vediamo Gesù che viene battezzato, lo Spirito simile a una colomba che discende su di lui e la Voce dal cielo: «Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11). Questo episodio forse non si è verificato esattamente come è riportato nei Vangeli, cioè tutto in una volta, ma gradualmente, nel corso della vita, della morte e della risurrezione di Gesù. Pertanto, lo Spirito che discese su Gesù si riferisce all’era futura che sta per arrivare. Inoltre, il cielo aperto, la discesa dello Spirito, la voce del Padre e la presenza del Messia indicano che gli ultimi giorni hanno cominciato a spuntare e che la salvezza è vicina. Cosa ne pensa a riguardo? Ritiene che il battesimo di Gesù fosse allegorico o simbolico? Perché? O perché no?

R: Innanzitutto, non ho mai sentito dire che «non esista una storia su Gesù senza teologia». La domanda suona quasi come un’accusa rivolta agli autori dei Vangeli di essere disonesti e di fuorviare le persone; credo che gli eventi abbiano avuto luogo proprio come sono riportati nei Vangeli. Ritengo che gli autori dei Vangeli ci abbiano fornito resoconti veritieri, con il grado di precisione necessario. Se affermano che Gesù fu battezzato da Giovanni Battista e che ciò avvenne, allora ritengo che fossero onesti e che ciò sia realmente accaduto. Raccontare parabole va bene, ma se qualcuno presenta come fatto storico qualcosa che non è vero, allora ciò è fuorviante, non è la verità.

Chi ha posto la domanda non ha fornito alcuna motivazione per il proprio desiderio di mettere in dubbio la veridicità degli autori dei Vangeli, pertanto non posso affrontare le ragioni del suo dubbio se non vengono fornite.

D: Matteo 3,16-17 avvalora l’affermazione secondo cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tre persone distinte, come sostengono i mormoni (Talmadge, 1977, pp. 39-40)?

R: No. Questo passo dimostra che essi sono distinti, ma non dimostra che siano separati. Anziché essere contrario alla Trinità, questo passo è importante proprio a sostegno della Trinità, in quanto afferma che i tre sono distinti. Questo passo si oppone tuttavia al modalismo e al «pentecostalismo unitariano». Per ulteriori informazioni, si veda When Cultists Ask, pp. 93-95.

D: In Mt 4,2, cosa c’è di così ironico nel ministero di Gesù secondo Matteo?

R: Qui Gesù ha fame (Matteo 4:2), eppure ha sfamato gli altri (Matteo 14:13-21; 15:29-39).

Gesù si stancò (Matteo 8:24), eppure offre riposo agli altri (Matteo 11:28).

Gesù è il Figlio del Re (Matteo 17:24-26), eppure paga le tasse (Matteo 17:27).

Gesù viene accusato di usare il potere del diavolo (Matteo 12:24), eppure scaccia i demoni (Matteo 12:22-23).

Gesù muore come un criminale e un peccatore (Matteo 27:37-38), eppure ci salva dai nostri peccati (Matteo 1:12).

Gesù viene venduto per trenta monete d’argento (Matteo 26,15), ma offre la propria vita come riscatto per molti (Matteo 20,28).

Gesù rifiuta di trasformare le pietre in pane (Matteo 4:3-4), ma simbolicamente offre il proprio corpo come pane per il Suo popolo (Matteo 26:26).

Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 112.

D: In Mt 4,3 e Lc 4,3-4, Gesù aveva fame e il Padre non lo aveva sfamato; cosa ci sarebbe stato di sbagliato nel fatto che Gesù preparasse il pane da solo?

R: Gesù si era impegnato a digiunare, e il Padre avrebbe potuto sostenerlo, poiché una persona deve nutrirsi entro 40 giorni per sopravvivere. Tuttavia, Gesù era terribilmente affamato e avrebbe potuto usare il Suo potere soprannaturale per nutrirsi, se lo avesse voluto. Ma Gesù non intendeva usare il Suo potere soprannaturale né compiere alcuna azione al di fuori della volontà del Padre. E il Padre, alla fine, mandò degli angeli a prendersi cura di Gesù, come riportato in Matteo 4:11.

Per ulteriori informazioni, si vedano «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 869, e «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pagg. 88-89.

D: In Mt 4,5-6 e Lc 4,9-12, in cosa consisteva questa tentazione?

R: Innanzitutto, ciò dimostra che Satana conosce le Scritture e può persino cercare di utilizzarle a proprio vantaggio per indurre le persone a cadere nel peccato. Essendo Gesù il Figlio di Dio, Egli sapeva che sarebbe stato protetto se si fosse gettato giù. Dal punto di vista geografico, il Tempio si affacciava sulla valle del Cedron, e il dislivello tra il punto più alto del Tempio e il fondo della valle del Cedron sarebbe stato di circa 450 piedi.

Questa tentazione è interessante in quanto non avrebbe violato alcuna legge dell’Antico Testamento e avrebbe anzi favorito la causa di convincere le persone che Egli fosse il Messia. Quindi, piuttosto che portare a qualcosa di negativo, si trattava di una «scorciatoia disapprovata da Dio» per raggiungere un fine positivo. Naturalmente, avrebbe anche assecondato l’orgoglio di Gesù nel mettersi in mostra e accrescere la sua popolarità. Inoltre, sarebbe stato come mettere Dio con le spalle al muro, per costringerLo a proteggerLo. Sappiamo, naturalmente, che Dio non vuole che compiamo azioni riprovevoli: «il fine non giustifica i mezzi» quando si utilizzano scorciatoie per compiere azioni positive. Quindi, se siete in ritardo per andare in chiesa, dovreste andare a tutta velocità? Se desiderate donare più denaro al ministero, dovreste evadere le tasse e utilizzare quei soldi? Come afferma il «Tony Evans Bible Commentary» a pag. 869: «Dio non ha bisogno dell’aiuto di Satana per condurvi dove desidera che andiate».

Per ulteriori informazioni, si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 729, e il «Testamento greco dell’Expositor», vol. 1, pagg. 89-90.

D: In Mt 4,8 e Lc 4,6-8, come ha potuto Satana offrire il mondo a Gesù, dal momento che Gesù era Dio e possedeva già il mondo, come sostiene un ateo (Cappello)?

R: Si tratta di una domanda interessante. Nella risposta occorre considerare quattro punti.

1. Gesù era pur sempre Dio, ma si è volontariamente spogliato della propria gloria quando è venuto sulla terra, come dimostrano Filippesi 2:7 e Giovanni 17:5.

2. Dio è effettivamente «padrone» del mondo, come dimostra il Salmo 24:1. Tuttavia, quando Gesù si spogliò della propria gloria e venne sulla terra, i «suoi» non lo accolsero, come mostra Giovanni 1:10-11.

3. Pur conservando il potere supremo, Dio ha concesso all’umanità il dominio su questo mondo, secondo quanto riportato in Genesi 1:28.

4. Sebbene Dio sia il legittimo proprietario, sin dalla Caduta a Satana è stato temporaneamente concesso un ampio controllo su questo mondo, come dimostra 1 Giovanni 5:19. Secondo 2 Corinzi 4:4, il dio di questo mondo è Satana. Satana è il principe di questo mondo in Giovanni 12:31; 14:30, 16:11; Efesini 6:12 e Colossesi 1:13.

5. Infine, Satana è il grande ingannatore, pertanto non è possibile fondare alcuna dottrina su ciò che egli ha affermato, e di conseguenza questo versetto non risponde alla domanda. Sebbene Satana sia il sovrano del mondo, e su questa base si potrebbe pensare che egli abbia potuto pronunciare queste parole, Satana non può fare nulla se non ciò che Dio gli permette; pertanto, potrebbe non disporre di tale libertà. Ma poiché i demoni e la tentazione hanno infranto così tante promesse fatte alle persone, non vi è alcun indizio che Satana possa «diventare onesto» in questo caso e che il padre della menzogna possa anche solo tentare di mantenere ciò che prometteva.

Sintesi: Dio detiene il diritto di proprietà sia in virtù della Creazione passata sia della Sua eterna sovranità. Gesù rinunciò temporaneamente alla seconda quando venne sulla terra. Tuttavia, sin dalla Caduta, Satana detiene il dominio, sebbene non il controllo assoluto, su questo mondo.

Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Greek Testament, vol. 1, pagg. 90-91.

D: In Mt 4,10 e Mt 12,26, la ribellione di Satana fu insegnata solo dopo l’esilio degli ebrei, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, pag. 779?

R: No. Anche Isaia 14,12-15, scritto prima dell’esilio, parla della ribellione di Lucifero.

D: In Mt 4,14-16, Isaia 9,1 e Isaia 9,2 vanno considerati insieme, oppure Matteo ha sbagliato a metterli insieme?

R: Appartengono alla stessa sezione perché Isaia 9,1 funge da transizione tra le due parti.

La guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 816, afferma che Isaia 9,1 appartiene alla sezione precedente ed è in realtà indicato come Isaia 8,23 nelle moderne Bibbie ebraiche e nella New Jerusalem Bible. Isaia 8,22 e 9,1 sono effettivamente collegati, poiché Isaia 8,22 parla di un popolo che vive nelle tenebre, mentre Isaia 9,1 afferma che non ci saranno più tenebre.

Tuttavia, Isaia 8:22 parla di persone che saranno scacciate nelle tenebre, Isaia 9:1 afferma che non ci saranno più tenebre per Zabulon e Neftali, mentre Isaia 9:2-7 descrive come il popolo che era nelle tenebre vedrà una grande luce.

È interessante notare che Asimov stia cercando di affermare che coloro che erano nell’oscurità ma che ne saranno liberati in Isaia 9:1 non abbiano alcun nesso con coloro che erano nelle tenebre e hanno visto una grande luce nel versetto immediatamente successivo.

Per ulteriori informazioni, si veda *When Critics Ask*, pag. 329.

D: In Matteo 4,15-16, in che modo la profezia su Zabulon e Neftali contenuta in Isaia 9,1-2 si riferisce a Gesù?

R: Si collega in due modi.

Infanzia: Gesù trascorse gran parte della sua infanzia in Galilea, a ovest del Mare di Galilea.

Inizio del ministero: l’inizio del ministero di Gesù ebbe luogo in Galilea, principalmente a ovest del Mare di Galilea. Questa regione era la terra ancestrale di Zabulon e Neftali.

Il termine greco qui utilizzato per «sorse», aneteilen, non significa che la luce risplendesse altrove per poi spostarsi in Galilea. Piuttosto, la luce risplendette per la prima volta proprio lì in modo splendente. Ciò è riportato in The Expositor's Bible Commentary, vol. 8, pag. 117.

D: In Mt 4,18-22 e Mc 1,16-20, cosa possiamo imparare da questi pescatori?

R: Gesù si trovava in Galilea già da un po’ di tempo, ed essi erano stati chiamati alla salvezza in precedenza, in Giovanni 1:35-42. Qui furono chiamati al servizio. Questi pescatori non smisero mai di pescare. È solo che ciò che Gesù disse loro di pescare era diverso. Come afferma il *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 870, se non state pescando, allora non state seguendo. Potreste obiettare di non essere chiamati a essere evangelisti o pastori (a prendervi cura degli altri) perché non siete stati chiamati al ministero a tempo pieno. Considerate questo: ogni cristiano è chiamato al ministero a tempo pieno, sebbene non necessariamente a un ministero retribuito a tempo pieno. Potreste essere chiamati, a tempo pieno, a prendervi cura di vostra madre o della vostra famiglia, a servire i poveri e le persone che vi circondano, a essere un esempio di pietà e a guidare gli altri nel servizio.

Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1214.

D: In Mt 5,4, per cosa devono piangere le persone in questo contesto?

R: Non si specifica se si tratti di lutto per la sorte dei perduti, di lutto per una perdita personale o di altro tipo di lutto. Indipendentemente da ciò, può riferirsi alla tristezza per le cose che rattristano il cuore di Dio. Lo scrittore cristiano A.W. Tozer ha affermato: «Una descrizione abbastanza accurata del genere umano potrebbe essere fornita a chi non lo conosce prendendo le Beatitudini, capovolgendole e dicendo: “Ecco il vostro genere umano”». (The Believer’s Bible Commentary, pag. 1216)

Oggi molte persone non hanno alcuna concezione del lutto; un’espressione comune, che non è biblica, è «senza rimpianti». In secondo luogo, questo e i seguenti comandamenti di Gesù non trovavano davvero alcun posto nella giustizia farisaica.

Per ulteriori informazioni, si vedano The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 29, e The Tony Evans Bible Commentary, pag. 870.

D: In Mt 5,5; Mt 11,29; Mt 21,5; 1 Pt 3,4, che cosa si intende esattamente per mitezza?

R: La mitezza è legata alla gentilezza e al non insistere sulla propria volontà. Significa essere disposti a servire, non solo a essere serviti. Gesù era mite.

Ma la mitezza non è debolezza. Pensate a un cavallo selvaggio che è stato «domato». Il cavallo è ancora forte e veloce, ma invece di fare semplicemente ciò che vuole, obbedirà al cavaliere e acconsentirà a farsi cavalcare. Di solito, se un lupo o un grande felino riesce a salire in groppa a un cavallo, a meno che il cavallo non se lo scrolli di dosso rapidamente, quella è la fine del cavallo. Ma il cavallo possiede sia la fiducia che l’obbedienza necessarie per permettere a una persona di cavalcarlo.

Per ulteriori informazioni, si vedano «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 871, e «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 29.

D: In Mt 5,6, cosa si intende qui per «fame» e «sete»?

R: Avete appetito, una passione, per la crescita spirituale? Oppure non riuscite a crescere, non perché non mangiate, ma perché riempite il vostro stomaco con le cose sbagliate?

Esistono diversi modi di interpretare questo passo. In primo luogo, si riferisce metaforicamente a coloro che nutrono un forte desiderio di giustizia, per se stessi, per gli altri, per la propria chiesa, per la propria nazione e per il mondo. In secondo luogo, può riferirsi fisicamente a coloro che devono fare a meno di cibo e acqua per compiere l’opera di Dio. In terzo luogo, può riferirsi a coloro che digiunano per queste cose. Il digiuno non implica generalmente l’astensione dal bere acqua, pertanto il primo è il significato principale.

Per ulteriori informazioni, si vedano: «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 871, ; «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1216, ; «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 134; e «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pagg. 98-99.

D: In Mt 5,7, che cosa si intende per «misericordia» in questo versetto?

R: La misericordia può significare esentare qualcuno dalla punizione, ma in questo contesto significa aiutare chi ha bisogno di aiuto e non è in grado di provvedere a sé stesso. Si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1217, per ulteriori informazioni.

D: In Mt 5,8; 1 Gv 3,2 e Ap 22,4, in che modo le persone pure vedranno Dio, dal momento che Es 33,23 e altri versetti affermano che nessun uomo può vedere Dio e rimanere in vita?

R: A partire dalla Caduta, nessun uomo mortale e peccatore può vedere Dio e rimanere in vita. Tuttavia, vedremo Dio faccia a faccia in Paradiso. Nel frattempo, ci sforziamo con tutte le nostre forze di condurre una vita buona e autentica sulla terra. Come afferma *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 135: «I puri di cuore vedranno Dio – ora con gli occhi della fede e infine nello splendore abbagliante della visione beatifica, nella cui luce non può esistere alcun inganno». Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pagg. 403-404, e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 871.

D: In Mt 5,9, quali sono alcuni modi efficaci per essere operatori di pace oggi?

R: La pace è necessaria tra le persone, sul posto di lavoro, all’interno di un gruppo, tra gruppi, in politica e tra i paesi. Una delle prime cose da fare è imparare da persone devote che sono operatori di pace. Prestate attenzione non solo a ciò che dicono, ma anche a ciò che avrebbero potuto dire e hanno scelto di non dire. Ricordate alle parti ciò che hanno in comune e chiedete loro se le loro differenze siano davvero così grandi da giustificare una separazione. Gesù disse che il mondo riconoscerà che siamo Suoi dal nostro amore (Giovanni 17:21).

All’interno del Corpo di Cristo abbiamo il comandamento (attivo) di «conservare l’unità dello Spirito mediante il vincolo della pace» (Efesini 4:3), separandoci al contempo da coloro che perseverano nel peccato (1 Corinzi 5:13) e respingendo qualsiasi maestro che insegni l’eresia (1 Timoteo 6:5 e 2 Timoteo 3:5).

D: In Mt 5,13, in che modo i cristiani possono essere sale?

R: Il sale viene aggiunto al cibo in piccole quantità per svolgere una delle cinque funzioni seguenti. È interessante notare che non siamo il contenitore del sale, che dispensa il sale di Cristo. Piuttosto, siamo noi stessi il sale. Allo stesso modo, i cristiani sono il sale di questo mondo in quattro ambiti.

Vita – Il sale è essenziale per la nostra vita. Nella città di Timbuctù, nell’Africa occidentale, dove l’oro era abbondante, una libbra di sale veniva venduta al prezzo di una libbra d’oro. Poiché i cristiani hanno in sé la vita di Cristo, devono manifestare tale vita a questo mondo. Dio utilizza la nostra predicazione, il nostro amore e il nostro servizio per condurre gli altri a Lui e donare loro la vita.

Sapore – Il sale aggiunge sapore al cibo e lo rende gustoso. Allo stesso modo, noi siamo il profumo di Cristo (2 Corinzi 2:15-16) per coloro che sono salvati. Anche Dio guarda dall’alto ed è compiaciuto nel vedere i cristiani in questo mondo che Lo seguono.

Conservante – In assenza di refrigerazione, il sale è importante anche per conservare il cibo, inibendo la proliferazione dei batteri. Allo stesso modo, i cristiani devono essere sale e luce in questo mondo, esercitando un effetto conservante e opponendosi al peccato.

Sacrificio – In Levitico 2:13 i sacrifici dovevano essere conditi con il sale. Anche noi dobbiamo vivere la nostra vita come un sacrificio per Dio.

Sete – Il sale fa venire sete, ed è per questo che molti bar servono cibi salati. Con la nostra vita dovremmo anch’io suscitare nelle persone la «sete» di conoscere la speranza che è in noi: Cristo.

Come affermò lo scrittore romano laico Plinio il Vecchio (morto sul Vesuvio nel 79 d.C.) nella *Storia Naturale* 31.102: «Nulla è più utile del sale e della luce del sole». Molte volte i soldati romani venivano pagati mensilmente in sale. Potevano utilizzare quanto desideravano e vendere facilmente il resto. «Sal» è la parola latina che significa «sale», e la loro paga era chiamata «salarium», da cui deriva la parola inglese «salary».

Si vedano: *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 872; *Now That’s a Good Question*, pagg. 248-249; *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 430-431, *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 29, *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 138, *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 101, *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 729, e *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1217-1218 per ulteriori informazioni.

D: Matteo 5:13 si riferisce forse a persone che riconoscono la propria divinità e aiutano anche gli altri a riconoscere la loro, come sostengono alcuni esponenti della New Age? (Spangler, 1981, 80).

R: Assolutamente no; il sale non è divinità. Affermare che potremmo diventare come Dio è stata solo una delle più antiche menzogne raccontate all’umanità, nel Giardino dell’Eden. Siamo stati creati per amare e servire Dio per sempre, non per diventare né dei separati, da adorare, né una parte di Dio, da adorare.

Questa strana visione sembra dimenticare che Gesù era ebreo e che l’ebraismo era una religione monoteista. Si veda la domanda precedente per sapere cosa rappresenta il sale e il libro *When Cultists Ask*, pagg. 95-96, per una risposta più approfondita.

D: In Mt 5,14a siamo noi la luce del mondo, oppure è Gesù la luce del mondo, come afferma Giovanni 9,5?

R: Entrambe le cose: Gesù ha portato la luce nel mondo e noi abbiamo la responsabilità di essere riflettori della luce di Gesù. Paolo ne parla in 2 Corinzi 4:6-7. In Giovanni 9:5 Gesù disse di essere la luce del mondo «finché sono nel mondo». Il corpo di Gesù ora è in cielo, non in questo mondo, ma la presenza di Gesù è ancora nel mondo attraverso lo Spirito Santo che è in noi. Cosa fa esattamente la luce? Non fa altro che risplendere. Ma mentre risplende, illumina gli altri e indica la direzione del cammino. Quindi siate voi stessi e risplendete. Per ulteriori informazioni, consultate *When Critics Ask*, pag. 329; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 872; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 29; e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1218.

D: In Mt 5,15, che cos’è la luce sul candelabro?

R: Siamo noi e la nostra testimonianza di Gesù, la luce del mondo. A meno che non vi sia persecuzione, non dobbiamo nascondere il fatto di essere cristiani e dovremmo essere sempre pronti a condividere la speranza che è in noi (1 Pietro 3:15). Non dobbiamo tenere la verità solo per noi, ma dobbiamo condividerla con gli altri. Matteo 5:15 non dice semplicemente «lasciate che la vostra luce risplenda», ma «lasciate che risplenda davanti agli uomini». Purtroppo, è fin troppo facile per i credenti trovare scuse per non condividere il Vangelo. Dobbiamo stare attenti a non cercare scuse.

Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1218, e «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pag. 103.

D: In Mt 5,17 e in Atti 10,10-16, poiché Gesù disse che non avrebbe abolito nulla della Legge, perché i cristiani non seguono le leggi alimentari dell’Antico Testamento come presumibilmente fanno i musulmani?

R: Sebbene né i cristiani né i musulmani osservino le leggi alimentari dell’Antico Testamento, i cristiani non lo fanno perché ascoltano Gesù. Cinque punti da considerare nella risposta.

A quel tempo, i seguaci di Gesù osservavano le leggi alimentari dell’Antico Testamento. Gesù affermò infatti che nemmeno un iota o un apice sarebbe venuto meno finché tutto non fosse stato compiuto.

Il fatto della risurrezione di Gesù ha cambiato radicalmente il modo in cui Dio si rapportava con i Suoi figli. In Atti 10:9-16 un angelo informò Pietro, l’apostolo di Gesù, che Dio aveva reso puri tutti gli alimenti. Si noti che non si dice che questi animali fossero sempre stati puri, ma piuttosto che Dio li aveva resi puri.

Persino i musulmani che sollevano questa obiezione devono ammettere che alcune leggi alimentari dell’Antico Testamento non devono essere seguite. I musulmani ritengono di poter mangiare carne di cammello (e Maometto lo faceva), eppure Levitico 11:3-8 e Deuteronomio 14:6-8 ne vietano il consumo.

Ascoltate Gesù in Matteo 15:10, 17-20 e Marco 7:14-15. Gesù disse che è ciò che esce dall’uomo a renderlo impuro, non ciò che vi entra. Marco 7:19 mostra che con ciò Gesù dichiarò puri tutti gli alimenti. Se chiamiamo Gesù profeta, dovremmo ascoltare le Sue parole.

Una voce dal cielo ordinò a Pietro di mangiare in Atti 10:10-16, mostrandogli che le leggi alimentari erano in vigore solo fino al sacrificio di Gesù, non dopo. Dovremmo obbedire alla voce dell’angelo di Dio e dell’apostolo di Gesù.

In conclusione, non dovremmo ignorare ciò che hanno detto i profeti di Dio, ma ascoltarli.

D: In Matteo 5:17, poiché Gesù disse che non avrebbe abolito nulla della Legge, perché le festività ebraiche non vengono più osservate?

A: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. I precetti morali della Legge dell’Antico Testamento valgono per tutti gli uomini e sono immutabili.

2. Si può affermare che i sacrifici siano oggi destinati a tutti gli uomini in un certo senso, poiché Gesù è il nostro sommo sacerdote ed Egli ha compiuto tutti i sacrifici necessari.

3. Le festività, che erano destinate al popolo ebraico e comportavano sacrifici, non vengono più osservate dai non ebrei dopo la morte di Cristo.

4. Se un musulmano solleva questa obiezione, si potrebbe chiedergli perché i musulmani non osservino nemmeno le festività di Dio previste nell’Antico Testamento, se ritengono che i cristiani debbano seguire le festività ebraiche dell’Antico Testamento.

Per ulteriori informazioni, si vedano *Bible Difficulties and Seeming Contradictions*, pagg. 234-235; *When Cultists Ask*, pagg. 96-98; e *When Critics Ask*, pagg. 329-330.

D: In Mt 5,18, cosa sono una jota e un apice?

R: Nella scrittura ebraica, una «jot», o «yod», è la decima e più piccola lettera dell’alfabeto ebraico. Si tratta fondamentalmente di un punto con una piccola linea curva che parte dalla parte superiore e una piccola linea curva che parte dalla parte inferiore. Un «tittle» è un piccolo segno. In inglese, un “tittle” è l’unico elemento che distingue una F maiuscola da una E maiuscola, e una P da una R. Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1218.

D: In Mt 5,20, chi sono gli scribi e i farisei e quale livello di giustizia possiedono?

R: In Mt 5,20, gli scribi appartenevano solitamente al partito dei sadducei, mentre i farisei erano loro oppositori. Dal punto di vista politico, i sadducei facevano parte di quei giudei che favorivano un compromesso con Roma, mentre i farisei vi si opponevano. I farisei costituivano un piccolo gruppo, composto da 5.000 a 6.000 persone, ma erano molto influenti poiché il popolo li ammirava. I sadducei in genere negavano la risurrezione fisica e sostenevano che solo i primi cinque libri costituissero la Scrittura. Anche Atti 23,8 afferma che i sadducei negavano l’esistenza degli angeli e degli spiriti. È significativo che Gesù rimproverasse i sadducei per non conoscere né la Scrittura né la potenza di Dio. Non rimproverò mai i farisei per la loro ignoranza delle Scritture.

Mentre gli scribi e i farisei cercavano di dare l’impressione di essere giusti, Gesù non li avallava né affermava che fossero giusti. Gesù non disse che non ci fosse nulla di buono in loro, ma piuttosto che non fossero abbastanza buoni. Anzi, affermò che le persone avevano bisogno di una giustizia maggiore di quella che possedevano per entrare nel Regno dei Cieli. Ciò implica tre cose:

a) Gli scribi e i farisei non possedevano la giustizia necessaria per entrare nel Regno dei Cieli

b) I seguaci di Gesù dovevano essere più giusti di loro

c) In realtà, nessuno possiede, di per sé, una giustizia sufficiente per entrare nel Regno dei Cieli. Gesù accenna a questo aspetto più approfonditamente nei capitoli 6 e 7. I discepoli alla fine compresero questo punto in Marco 10,26-27.

d) Se nessuno è abbastanza giusto, non guardate dall’alto in basso chi è peccatore, poiché anche voi siete peccatori. Con grande costernazione dei farisei, Gesù mangiò con molti pubblicani e peccatori in Matteo 9,9-12.

Ireneo, nella sua opera *Contro le eresie* (182-188 d.C.), libro 4, cap. 13, p. 477, fornisce una risposta complementare. Ecco una parafrasi dei suoi quattro punti:

1) Mentre gli scribi e i farisei credevano nel Padre, noi dobbiamo credere anche nel Figlio.

2) Non dobbiamo limitarci a dire, ma dobbiamo anche agire; poiché gli scribi e i farisei dicevano ma non agivano.

3) Non dobbiamo solo astenerci dalle azioni malvagie, ma anche dai desideri che le generano.

4) Gesù non ci ha insegnato cose che si opponevano alla legge, ma cose che la adempivano. Gesù non ha distrutto la legge, ma l’ha adempiuta, ampliata e le ha conferito una portata più ampia.

Per ulteriori informazioni, si veda «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pagg. 146-147.

D: In Mt 5,21, perché si uccidono persone, animali, criminali, ecc., dal momento che Gesù ha detto di non uccidere?

R: La versione di Re Giacomo ha tradotto questo termine con «uccidere», mentre la parola greca phoneuo può significare «omicidio». Chi compie tale atto, un phoneus, è un omicida o un assassino, non un boia o un macellaio di animali. Se qualcuno pensasse davvero che il «Non uccidere» dell’Antico Testamento si riferisse agli animali e all’esecuzione dei criminali, la sua errata interpretazione di questa parola renderebbe l’intero sistema sacrificale dell’Antico Testamento un mistero insondabile ai suoi occhi.

D: In Mt 5,22, perché Gesù ci ha detto di non chiamare nessuno «stolto», visto che Lui stesso e altri lo hanno fatto in Mt 23,17; Lc 24,25; 1 Cor 15,36; Gal 3,1?

R: Gesù non disse «stolto» o «sciocco», ma in realtà utilizzò un termine gergale aramaico che significa «testa vuota», simile al termine gergale americano «airhead». Gesù definisce inoltre le persone «stolte», «guide cieche» (Matteo 23:16) e persino «ladri e briganti» e «vipere». Gesù sceglieva con cura le Sue parole e non denigrava le persone.

Per ulteriori informazioni, si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 358-359.

D: In Mt 5,22 Gesù disse: «CHIUNQUE dirà: “Stolto”, sarà in pericolo di finire nel fuoco dell’inferno». Eppure egli stesso lo fece ripetutamente, come dimostrano Mt 23,17, Lc 11,40 e Lc 12,20. Non dovrebbe essere anche lui in pericolo di finire all’inferno? Dopotutto, ha infranto la propria legge!

R: No, per due ragioni.

a) Non dovremmo permettere che gli altri ci chiamino «Signore», né consentire che ci adorino, e ciò vale proprio per Gesù. Pertanto, ciò che Gesù ha insegnato a noi non è sempre applicabile a Lui stesso. A un livello più banale, quando stabilisco una regola per il mio uccellino domestico, ad esempio che possa mangiare solo dalla mangiatoia, devo seguire anch’io quella regola?

b) In realtà Gesù non disse «stolto» (questa è una parafrasi); il termine effettivo era «raca», che si traduce al meglio con «testa vuota». Gesù definì alcune persone «stolte», nel senso di «stolte» come nei Proverbi, ma non intendeva dire che le loro teste (o le loro vite) non valessero nulla.

D: In Mt 5,25-26, perché spesso è così difficile raggiungere un accordo con il proprio avversario?

R: Spesso ciò implica che una o entrambe le parti debbano ammettere la propria colpa, o che abbiano sbagliato; l’orgoglio delle persone è riluttante a farlo.

Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1220.

D: Matteo 5,26 avvalora la dottrina cattolica romana del purgatorio, come insegnava il teologo cattolico Ludwig Ott?

R: No, per sette ragioni.

Nessun accenno alla vita dopo la morte: questo passo non menziona il purgatorio né tantomeno alcunché riguardo alla vita dopo la morte.

Persino alcuni cattolici, come l’ex cardinale Ratzinger (Papa Benedetto XVI), non sarebbero d’accordo. Ecco cosa ha affermato: «Il Purgatorio non è una sorta di campo di concentramento ultraterreno in cui si è costretti a subire punizioni in modo più o meno arbitrario. Si tratta piuttosto del processo di trasformazione interiormente necessario attraverso il quale una persona diventa capace di Cristo, capace di Dio [cioè, capace di piena unità con Cristo e Dio] e quindi capace di unità con l’intera comunione dei santi» (dal libro di Ratzinger *Eschatologia* (1990), p. 230. Parte di questo testo è citata anche in *When Cultists Ask*, pp. 98-99)

Ebrei 10,10-15 insegna due cose: 1) Cristo ha già compiuto la Sua offerta in Ebrei 10-12, e 2) Cristo ci ha resi perfetti per sempre attraverso la Sua offerta in Ebrei 10,13-15. Non diciamo a Cristo che la Sua offerta non era abbastanza buona, abbastanza completa, o che non ha portato a termine l’opera che la Lettera agli Ebrei ci dice che Egli ha portato a termine.

Romani 8:1 recita: «Pertanto, non c’è ormai alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù…» (BSB)

2 Pietro 1:11 afferma che dopo la morte riceveremo un’accoglienza ricca o abbondante in Paradiso. (Non un’accoglienza tiepida, né un’accoglienza ardente tra le fiamme). Il Purgatorio non sarebbe un «portico» molto invitante verso il Paradiso.

2 Corinzi 5:8 recita: «Siamo dunque fiduciosi e preferiremmo essere lontani dal corpo e a casa con il Signore.» (BSB) Allo stesso modo, Filippesi 1:23 afferma che Paolo rimarrà in vita nella carne oppure «partirà per essere con Cristo». Saremo con Dio non appena moriremo, non nel Purgatorio con la promessa del Paradiso rimandata.

I primi cristiani, prima del Concilio di Nicea, non avevano mai sentito parlare del purgatorio e certamente non vedevano nulla di simile al purgatorio in questo versetto. In oltre 5.235 scritti che possediamo anteriori al Concilio di Nicea, questa interpretazione di Matteo 5:26 e l’idea di qualsiasi tipo di purificazione ardente dei credenti dopo la morte sono totalmente assenti.

Per ulteriori informazioni, si veda *When Cultists Ask*, pagg. 98-99.

D: In Mt 5,27-29, quanto è estesa la proibizione contro l’adulterio?

R: Non si tratta di qualcosa che solo una persona sposata possa commettere. Al contrario, Gesù dice «chiunque». Non si tratta solo di commettere l’atto; si tratta piuttosto anche di guardare con desiderio qualcuno, o un’immagine o un video di qualcuno, inclusi, ma non limitatamente a, la pornografia e gli strip club. Per ulteriori informazioni, si veda *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 873.

D: In Mt 5,29, l’Inferno è un luogo di tormento cosciente o semplicemente la tomba?

R: È entrambe le cose. Il termine greco «Hades» è analogo al termine ebraico «Sheol». In Matteo 5:29 si tratta ovviamente di un luogo in cui non si vorrebbe andare, quindi il contesto è quello dell’«Inferno», dove finiscono coloro che muoiono lontani da Dio.

Luca 16:22-23 mostra che ci saranno tormenti (basanois in greco) (Luca 16:23,28), coscienza (Luca 16:23) e sofferenza tra le fiamme (Luca 16:24,25). I non credenti non si limitano a trovarsi lì; vi subiscono anche una punizione eterna. Matteo 25:41,46; Apocalisse 14:9-11; ~19:3; ~22:15

Matteo 13:40-42,50 afferma che ci saranno pianto e stridore di denti ALL’INTERNO della fornace ardente. (Il termine greco «ekei» significa «là», «in quel luogo», non «là» nel senso di «accadrà lì»).

2 Tessalonicesi 1 insegna che si tratta di una distruzione eterna; l’esclusione dalla presenza del Signore e dalla sua maestosa potenza.

Apocalisse 14:9-11: coloro che adorano la bestia saranno torturati con fuoco e zolfo (zolfo ardente) alla presenza dell’Agnello e dei suoi angeli.

I non credenti hanno una coscienza dolorosa dopo la morte (Apocalisse 20:10; Luca 12:5; 13:28; 16; Ezechiele 32:31-32; Matteo 3:12; 5:21; 13:42,50; 22:13; 25:41; Isaia 50:11).

I non credenti periranno (Luca 13:3,5; Giovanni 3:16; 2 Tessalonicesi 2:9) e saranno annientati (2 Tessalonicesi 1:9; 2 Pietro 3:16; Matteo 10:28; 1 Corinzi 3:17; Filippesi 1:28; Giacomo 4:12; Apocalisse 11:18).

Per ulteriori informazioni, si vedano *When Cultists Ask*, pagg. 99-100, e *When Critics Ask*, pagg. 331-332.

D: In Matteo 5:34, perché Gesù ha posto l’accento proprio sul prestare giuramenti?

R: Gli ebrei ai tempi di Gesù e in seguito avevano una visione particolare dei giuramenti. La Mishnah Shebuoth ne tratta. La Mishnah Sanhedrin 3,2 e la Mishnah Tosephta Nedarim 1 (originariamente da SBK 1:321-336). I giuramenti non erano vincolanti se si giurava «per il cielo e la terra», «per l’oro del tempio» o «per Gerusalemme». Erano invece vincolanti i giuramenti prestati «sul tempio» o «verso Gerusalemme». Il Deuteronomio 6:13 afferma che, quando si prestano giuramenti, questi devono essere fatti nel nome di Dio. Ma Gesù qui sta cambiando questa prassi. Gesù sta dicendo di smettere del tutto di prestare giuramenti; che il vostro «sì» sia «sì» e il vostro «no» sia «no». Anche gli Esseni evitavano di prestare giuramenti.

Per inciso, anche molti greci disapprovavano il ricorso ai giuramenti. Sofocle, Coerilo l’Epico, Plutarco, Epitteto (da evitare il più possibile) e Quintiliano erano contrari al ricorso ai giuramenti. Pitagora raccomandava di ricorrere ai giuramenti solo raramente, e in seguito i pitagorici si rifiutarono di prestare giuramento. Durante il Medioevo e la Riforma, i valdesi e molti anabattisti si rifiutarono di prestare giuramento. Si veda Ulrich Luz, Matteo 1-7: Un commentario, pagg. 314, 316, 320 per ulteriori informazioni al riguardo.

Si vedano The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pp. 153-154 e il Believer’s Bible Commentary, p. 1222 per ulteriori informazioni.

D: In Mt 5,34 non dobbiamo giurare, oppure dobbiamo giurare nel nome di Dio come indicato in Dt 10,20?

R: Quando si studia la Bibbia, è importante conoscere il contesto generale; in questo caso, distinguere tra Antico Testamento e Nuovo Testamento. Gesù ha esplicitamente abrogato o modificato cinque comandamenti dell’Antico Testamento e un detto in Matteo 5:21-48. Ecco una sintesi di ciò che disse Gesù.

Versetti

Antico Testamento

Ma Gesù disse

Matteo 5,21-26

Non uccidere

Inoltre, non siate adirati contro il vostro fratello né dite: «Stupido»

Matteo 5:27-30

Non commettete adulterio

Inoltre, non guardate una donna con desiderio nel vostro cuore

Matteo 5:31-32

In caso di divorzio, rilasciate un certificato

Al contrario, non divorziate se non in caso di infedeltà

Matteo 5:33-37

Non venite meno ai vostri giuramenti

Al contrario, non prestate alcun giuramento, ma limitatevi a dire «sì» o «no»

Matteo 5:38-42

Occhio per occhio

Al contrario, porgete l’altra guancia, percorrete un miglio in più, ecc.

Matteo 5:43-48

Amate il vostro prossimo e odiate il vostro nemico

Al contrario, amate anche i vostri nemici

A proposito, anche Giacomo 5:12 fa eco a Matteo 5:34, secondo cui oggi non dobbiamo prestare giuramenti.

Gesù ha inoltre dimostrato che tutti gli alimenti sono ora puri in Marco 7:19, come ribadito in Atti 10:9-16.

D: In Mt 5,39-40, in che modo i cristiani dovrebbero porgere l’altra guancia?

R: Essere schiaffeggiati sulla guancia non solo è doloroso, ma costituisce anche un insulto. Il trattato ebraico Mishnah Baba Kamma 8:6 affronta questo argomento. Tuttavia, i cristiani non devono vivere in modo naturale, bensì soprannaturale. Dobbiamo permettere a noi stessi di essere vulnerabili (senza però riporre una fiducia avventata nei malfattori), riconoscendo che possiamo confidare in Dio affinché vegli su di noi e sulla nostra famiglia. Talvolta i musulmani e altri ridicolizzano questo insegnamento di Gesù. Tuttavia, a prescindere da ciò, noi, proprio come questo insegnamento, dobbiamo distinguerci in un mondo vendicativo e peccaminoso.

Per ulteriori informazioni, si vedano *Now That’s a Good Question*, pagg. 522-524, e *The Expositor's Bible Commentary*, vol. 8, pag. 136.

D: In Mt 5,39, perché i cristiani resistono al male?

R: Nessun versetto della Bibbia afferma che i cristiani non debbano opporre resistenza al male. Piuttosto, Matteo 5:39 dice specificamente di non opporre resistenza a una persona malvagia che vi sta facendo del male. Non dobbiamo cercare vendetta né vendicarci. Dobbiamo resistere al diavolo, come indicato in Giacomo 4:7 e 1 Pietro 5:9. Come Geremia in 7:6 e 22:16, dovremmo prendere le difese degli oppressi. Nell’Antico Testamento, Proverbi 28:4 afferma che i giusti «contendono» con gli empi che abbandonano la legge. Levitico 5:1 afferma che è peccato rifiutarsi di testimoniare in tribunale riguardo a un male di cui siamo stati testimoni. Dobbiamo guardarci dai falsi maestri (1 Giovanni 2:26; 3:7; 4:1; 2 Giovanni 7-8; Apocalisse 2:16; 2 Pietro 2:2; Atti 20:28-29). Dobbiamo confutare i falsi maestri (1 Timoteo 1:3; Tito 1:9-11; Giuda 3). Dobbiamo lottare per la fede (Filippesi 1:27; 4:3).

Per ulteriori informazioni, si veda il New International Bible Commentary, pag. 1127.

D: In Matteo 5:42 e Luca 6:29-30, i cristiani dovrebbero dare a chiunque chieda loro qualcosa?

R: Sì: questo insegnamento non è difficile da comprendere, ma è impegnativo da mettere in pratica. I cristiani devono considerare gli altri come ancora più importanti di se stessi (Filippesi 2:3). Dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi, quindi ovviamente non dobbiamo dare a una persona qualcosa che le farebbe del male (come la droga), anche se ce lo chiedesse. Ma se vediamo qualcuno in autentico bisogno, dovremmo cercare di provvedere affinché i suoi bisogni siano soddisfatti. Ciò vale indipendentemente dal fatto che la persona bisognosa sia un fratello cristiano o meno.

Amare il prossimo come noi stessi implica che sia giusto amare anche noi stessi. Tuttavia, molte persone peccano nell’amare se stesse più degli altri, dando meno di quanto dovrebbero, oppure nell’amare se stesse troppo poco e nel dare più di quanto dovrebbero.

Si veda «When Critics Ask», pagg. 332-333, per una risposta complementare.

D: In Mt 5,43, dove si dice: «Amate il vostro prossimo e odiate il vostro nemico»?

R: Questo non si trova nell’Antico Testamento, e Gesù non ha mai affermato che vi fosse. «Ama il tuo prossimo» si trova in Levitico 19,18, ma non vi è alcun riferimento all’«odia il tuo nemico». Tuttavia, il popolo ebraico lo aveva spesso udito perché si trattava di una tradizione degli scribi, secondo la *New Geneva Study Bible*, pag. 1513, nonché *When Critics Ask*, pag. 333, che aggiunge che Gesù non affermò che fosse presente nell’Antico Testamento per un ottimo motivo: semplicemente non vi era.

Nella setta di Qumran, il loro «Manuale di Disciplina» stabiliva che i membri dovessero giurare di amare i Figli della Luce (ovvero la setta di Qumran) e di odiare per l’eternità i Figli delle Tenebre. Si veda *Understanding the Dead Sea Scrolls*, pag. 165, per ulteriori informazioni.

Il filosofo ateo Friedrich Nietzsche riteneva che l’amore per i nemici fosse una debolezza e una disonestà. Sigmund Freud riteneva che l’amore per i nemici «sia un tentativo del super-io culturale di trasformare il bisogno di aggressività in sensi di colpa e quindi di combatterlo, un tentativo che ha effettivamente avuto successo ma che è ostile alla felicità». Sigmund Freud, «La civiltà e i suoi malcontenti», in Edizione standard delle Opere psicologiche complete di Sigmund Freud, vol. 21, pagg. 57-145. Mao Tse-tung affermò: «Non possiamo amare i nostri nemici, non possiamo amare i mali sociali, e il nostro obiettivo è sterminarli». Mao Tse-tung: *Antologia dei suoi scritti*, pag. 260. Queste citazioni sono tratte da Ulrich Luz, *Matteo 1-7: Un commentario*, pagg. 350, 351. Alcuni autori non accolsero di buon grado l’insegnamento di Gesù di amare i propri nemici.

D: In Mt 5,48, possiamo essere perfetti?

R: Come un diamante brilla in modo diverso a seconda dei diversi angoli da cui lo si osserva, la Bibbia mostra quattro sfaccettature di questa questione. Le risposte semplici a questa domanda di ampio respiro sono: sì, sì, no e sì.

Sì dopo la morte: dovremmo meditare sulla verità che in Paradiso saremo privi di peccato, perfettamente santi; dovremmo attendere con ansia quel momento, e se pensate con rammarico di lasciarvi alle spalle alcuni dei vostri peccati, allora c’è qualcosa che non va nel vostro cammino spirituale. Dopo la morte, e solo dopo la morte, realizzeremo pienamente Matteo 5,48.

Sì dal punto di vista giudiziario: Dio Padre ci ha dichiarati perdonati e la colpa del peccato è stata dichiarata rimessa grazie alla morte di Gesù sulla croce. Ebrei 10:14 ci dice specificamente che sulla croce Gesù «ha reso perfetti» coloro che vengono santificati. Romani 4:17 ci ricorda che il nostro Dio chiama le cose che non sono, come se fossero. Sebbene abbiamo peccato contro Dio e siamo meritevoli dell’Inferno, se Dio promette il nostro perdono e una vita senza peccato in Paradiso, le promesse di Dio sono certe al 100%. In un certo senso, tutti coloro che hanno riposto la propria fiducia in Cristo, nella Sua morte e nella risurrezione del Suo corpo, sono stati dichiarati come aventi raggiunto Matteo 5:48.

Nessuno lo è ora sulla terra, ma continuiamo comunque a provarci: non saremo perfetti e senza peccato sulla terra, e chiunque pensi di aver raggiunto tale stato sta ingannando se stesso, come afferma 1 Giovanni 1:8. Nemmeno Paolo era perfetto, come si legge in Filippesi 3:12. Sebbene non raggiungeremo la perfezione senza peccato sulla terra, dobbiamo comunque sforzarci di tentare di raggiungere tale perfezione e la somiglianza con Cristo, senza però scoraggiarci quando non ci riusciamo, come ancora accade a tutti i credenti. Pertanto, il comandamento di Gesù in Matteo 5:48 non era semplicemente una promessa futura né una dichiarazione, ma un comandamento che dobbiamo seriamente cercare di adempiere oggi.

Sì, possiamo essere perfettamente nella volontà di Dio: possiamo essere credenti «perfetti», nel senso di essere completi e di trovarci esattamente dove Dio vuole che siamo. Ma proprio come un bambino «perfetto» non è destinato a rimanere tale per sempre, la perfezione in questo contesto significa semplicemente: «Stiamo raggiungendo le tappe fondamentali del nostro cammino per assomigliare sempre di più a Cristo in questa vita?». Il termine «perfetto» è usato in questo senso in 1 Giovanni 2:5 e in Filippesi 3:15. Pertanto, pur dovendo cercare di obbedire pienamente a Matteo 5:48 nella nostra vita odierna, e sebbene inevitabilmente non riusciremo a raggiungere la perfezione, possiamo comunque provare gioia e godere della pace perfetta dimorando in Dio fin da ora.

Si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 33, per ulteriori informazioni, e *When Cultists Ask*, pagg. 100-101, per una risposta complementare.

D: In Matteo 6:1-4, dobbiamo compiere opere buone in segreto, oppure far risplendere la nostra luce davanti agli uomini come dice Matteo 5:16?

R: Entrambe le cose. Dobbiamo essere diligenti nel compiere opere buone. Tuttavia, non dovrebbero essere le nostre opere, ma piuttosto Gesù, Colui che vive in noi, che gli altri vedono quando guardano a noi. Dobbiamo essere riflessi di Cristo. È la nostra luce che deve risplendere, non noi.

È un privilegio che Dio ci abbia scelti per rendere gloria operando attraverso di noi. Per ulteriori informazioni, si vedano «Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni», pagg. 233-234.

D: In Mt 6,1-4, quando si tratta di offrire a Dio, in che modo i cristiani devono evitare che la mano destra sappia ciò che fa la sinistra?

R: Proprio come non dobbiamo dare troppo risalto alle nostre opere di bene verso gli altri, non dobbiamo darne troppo risalto nemmeno davanti a Dio. Non si rompa il braccio dandosi pacche sulle spalle troppo forti. ;-) Non pensate di stare facendo un favore a Dio. Non pensate erroneamente di arricchire Dio, che comunque possiede ogni cosa, né di quanto Dio sia fortunato ad avervi salvato. Siamo salvati non per alcun nostro merito, ma perché Dio ha visto quanto fossimo indifesi e, nella Sua grazia, ci ha amati comunque. Si veda *Now That’s a Good Question*, pagg. 581-582, per una risposta diversa ma complementare.

D: In Mt 6,1-4, poiché non dobbiamo fare l’elemosina davanti agli uomini, perché i cristiani dichiarano le donazioni di beneficenza ai fini fiscali e perché alcuni hanno edifici o altri monumenti a loro nome?

R: «Davanti agli uomini» (al plurale) significa davanti al pubblico; pertanto, dichiarare le donazioni di beneficenza a fini fiscali è lecito. Tuttavia, se qualcuno dona denaro affinché venga costruito un edificio o un monumento a suo nome, allora riceve la propria ricompensa già in questa vita. Se invece qualcuno erige un monumento a nome di un’altra persona, e la prima persona non ne è a conoscenza o non ha fatto nulla per incoraggiarne la costruzione a proprio nome, allora questo versetto non si applica a lei.

D: In Mt 6,5-6, poiché dobbiamo pregare in segreto, perché molti cristiani desiderano che si preghi pubblicamente nelle scuole?

R: La Bibbia fornisce molti esempi di preghiera privata e personale. Tuttavia, offre anche esempi di preghiere di gruppo, come in Giosuè 7:6-9. È possibile avere una preghiera collettiva in cui parla una sola persona, come in 1 Re 8:22-53. In questi esempi di preghiera pubblica, tutti sono coinvolti nella preghiera, indipendentemente dal fatto che parlino o meno.

In Atti 16:25-26, Paolo e Sila pregavano insieme e cantavano in un luogo dove altri potevano vederli. Tuttavia, trovandosi in prigione, non avevano alcuna possibilità di scegliere il luogo in cui trovarsi.

I cristiani potevano vedersi l’un l’altro mentre pregavano in comunità, come si legge in Atti 2:42; 12:12; 13:3; 14:23; 20:36, quindi ciò è accettabile.

Ciò che non vediamo approvato è pregare pubblicamente per mettersi in mostra, oppure pregare pubblicamente in presenza di persone che non partecipavano, forse perché non credono in Dio.

Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1224.

D: In Matteo 6:5-7, Gesù sta condannando ogni forma di preghiera pubblica?

R: No, questo versetto non afferma ciò. Piuttosto, Egli condanna le preghiere che sono solo di facciata. Di fatto, Gesù pregò pubblicamente in Giovanni 11:41-42.

Nell’Antico Testamento Salomone recitò una preghiera molto pubblica in 1 Re 8:22. Gesù non è contrario alla preghiera pubblica, ma alla preghiera «ostentata», ovvero alla preghiera recitata per essere visti in pubblico. Per ulteriori informazioni, si veda When Critics Ask, pagg. 333-334.

D: In Matteo 6,7, dovremmo mai ripetere le preghiere?

R: È lecito ripetere le preghiere, purché abbiano un significato per voi nel momento in cui le recitate. Se non le recitate con convinzione, allora è meglio non recitarle affatto. All’interno della preghiera o durante il culto, la ripetizione di una frase è lecita, come avveniva in alcuni Salmi. Per ulteriori informazioni, si vedano *Now That’s a Good Question*, pagg. 207-210, e *Today’s Handbook for Solving Bible Difficulties*, pagg. 411-412.

D: In Mt 6,7-8, non dobbiamo ricorrere a vane ripetizioni, oppure dovremmo pregare continuamente, come ci ha insegnato l’esempio della vedova in Lc 18,5.7?

R: Pregare continuamente non significa necessariamente ricorrere alla ripetizione. È possibile esprimere contenuti diversi nelle proprie preghiere.

Gesù non ha detto che la ripetizione fosse sbagliata, ma solo se si tratta di una ripetizione vana o priva di significato. Una certa ripetizione è accettabile se è significativa. A titolo di esempio, si veda il Salmo 118:1-4. Pertanto, se durante una funzione religiosa si utilizzano alcune delle stesse espressioni ogni settimana, ciò è accettabile purché sia significativo. Per ulteriori informazioni, si veda *Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni*, pagg. 236-237.

D: In Mt 6,7-8, perché molti cristiani, specialmente quelli delle tradizioni più liturgiche (cattolici, episcopali, anglicani, luterani, ecc.), ripetono molte delle stesse cose più e più volte ogni domenica?

R: Ripetere più volte la stessa cosa va bene se per loro ha un significato ogni volta. Gesù qui non ha criticato la ripetizione in sé, ma la ripetizione vana (priva di significato). In alcuni Salmi, come il Salmo 136, si ricorre alla ripetizione. Gesù ci ha avvertito che la ripetizione può essere priva di significato, ma ciò non significa che ogni ripetizione sia priva di significato.

Le «Ave Maria» non sono buone preghiere, poiché sono rivolte a Maria, non a Gesù. Ma anche se avessimo delle analoghe «preghiere Ave Gesù», non sarebbero comunque valide, e ciò presupporrebbe che otterremmo la benedizione in base alla frequenza con cui recitiamo frasi imparate a memoria.

Per ulteriori informazioni, si veda Ulrich Luz, Matteo 1-7: Un commentario, pag. 366.

D: In Mt 6,9 e in Gc 3,9, il popolo ebraico chiamava spesso Dio «Padre nostro»?

R: Era certamente una pratica comune. Una famosa opera ebraica intitolata «Le diciotto benedizioni», completata intorno al 110 d.C., contiene 44 brevi preghiere rivolte a Dio, ciascuna delle quali inizia con «Padre nostro, Re nostro». Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Greek Testament, vol. 4, pag. 453.

D: In Mt 6,9-13 e Lc 11,1-4, cosa insegnava Gesù nella preghiera del Signore?

R: Ecco una brevissima sintesi.

Padre nostro: preghiamo Dio Padre. Gesù è Dio (Ebrei 1:8-9), quindi anche le preghiere rivolte a Gesù sono corrette, come fece Stefano in Atti 7:59.

Che sei nei cieli: sebbene Dio sia ovunque allo stesso tempo, non dimenticate mai che Dio è trascendente. Il Suo trono è più lontano da noi delle stelle.

Sia santificato il vostro nome: non pensate che Dio sia semplicemente un amico o un «compagno». Ricordate chi è Dio.

Venga il vostro regno: questo tipo di preghiera viene spesso trascurato al giorno d’oggi. Oltre alla lode/adorazione, alla confessione, al ringraziamento e alla supplica per se stessi e per gli altri, c’è la preghiera affinché il Regno di Dio venga presto. 1 Tessalonicesi 4:18 è solo uno dei versetti che mostra come dobbiamo desiderare ardentemente il Suo regno. I versetti che indicano che dobbiamo vegliare e attendere il Suo Regno includono 1 Tessalonicesi 4:18, 2 Pietro 3:13 e 1 Pietro 4:7.

Questa espressione non denota un atteggiamento indifferente. Al contrario, con essa esprimiamo un fervido desiderio di vedere presto l’avvento del Regno di Dio.

Sia fatta la Sua volontà: dobbiamo pregare affinché si compia la volontà di Dio, non solo per soddisfare i nostri desideri egoistici (Giacomo 4:3). Quando desideriamo ciò che è meglio per il Regno di Dio, chi pensiamo sia più adatto a stabilirlo: noi o Dio?

Come in cielo così in terra: non dobbiamo pregare affinché la volontà di Dio sia fatta in cielo, dove non vi è tentazione, ma dobbiamo pregare affinché la volontà desiderata di Dio Onnipotente sia fatta sulla terra. Il cielo è il nostro punto di riferimento per quanto desideriamo che la volontà di Dio sia obbedita.

Dacci oggi: Dobbiamo pregare per ricevere ciò di cui abbiamo bisogno, non solo ciò che desideriamo. Sebbene i ricchi empì possano ottenere finanziariamente tutto ciò di cui hanno bisogno e anche di più senza pregare, noi dobbiamo ignorare questo aspetto e pregare Dio per i nostri bisogni. (Vedi Proverbi 30:7-9.) A quanto pare, non è previsto che si preghi in un solo giorno per ciò di cui abbiamo bisogno per l’intera settimana, in modo da poter tralasciare del tutto la preghiera nei sei giorni successivi.

Il nostro pane quotidiano: pregate ogni giorno per i nostri bisogni, non per le nostre avidità. Non limitatevi a pregare una sola volta per tutti i bisogni della vostra vita, ma pregate quotidianamente. In questa preghiera non vi è alcuna richiesta relativa ai nostri desideri e alle nostre ambizioni egoistiche, come mostra Giacomo 4:3. Si tratta di una preghiera per ciò di cui abbiamo legittimamente bisogno.

Perdonaci i nostri peccati: abbiamo bisogno di perdono per le parole, le azioni e le omissioni esteriori. Inoltre, abbiamo bisogno di perdono per i nostri pensieri e di purificazione dai nostri desideri peccaminosi interiori. Alcuni sostengono erroneamente che non dovremmo pregare affinché Dio ci perdoni, una volta che siamo diventati cristiani e siamo già stati perdonati. Questa preghiera dimostra il contrario. Anche Giacomo 5:16 indica di pregare per un credente affinché i suoi peccati siano perdonati (tempo futuro). Il perdono dei peccati si fonda sulla morte di Cristo sulla croce, non sulle nostre parole; tuttavia, il perdono ha un aspetto passato, presente e futuro, che riconducono tutti alla croce. Secondo il *New International Bible Commentary*, pag. 1127, la traduzione più appropriata in questo contesto è «peccati»; limitarsi a definirli «trasgressioni» non è del tutto accurato.

Così come noi perdoniamo coloro che peccano contro di noi, il perdono di Dio per coloro che si pentono e si rivolgono a Lui è completo. È così che dovrebbe essere il nostro perdono verso gli altri.

Per inciso, il Padre Nostro è citato anche nel *Diatessaron* di Tatiano, sezione 9:32-41, pag. 58, e negli scritti paleocristiani: *Sulla preghiera* di Origene, cap. 18.1, pag. 65, e *La Didaché*, cap. 8, *ANF* vol. 7, pag. 379. La *Didaché* aggiunge che dovrebbe essere recitata tre volte al giorno.

Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pp. 1224-1225, e Ulrich Luz, *Matteo 1-7: Un commentario*, p. 369.

D: In Mt 6,9-13 e Lc 11,2-4, perché dovremmo pregare?

R: La preghiera non serve a informare un Dio onnisciente, a conferire potere all’Onnipotente o a cambiare il cuore di un Dio infinitamente amorevole. Si tratta piuttosto di un comandamento, di un privilegio di dialogare con Dio e di una promessa che Dio ascolterà le nostre preghiere. La preghiera è straordinaria, in quanto un Dio onnipotente non solo ha acconsentito, ma ha addirittura dato origine all’idea di permettere che le nostre preghiere «siano efficaci» (Giacomo 5:16) nel determinare il cambiamento delle cose da parte di Dio.

Si vedano il *Manuale odierno per risolvere le difficoltà bibliche*, pagg. 299-302, e il *Libro completo delle risposte bibliche*, pag. 160, per ulteriori approfondimenti.

D: In Mt 6,10 e Lc 11,2, può spiegare perché nella KJV compaiono due «in» e i termini «cielo» e «terra» sono invertiti, mentre nel greco e in altre traduzioni compaiono «su» e «in»?

R: Matteo 6:10 nella KJV recita: «Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra, come in cielo».

In Matteo 6:10 non vi sono varianti significative nei manoscritti, e il greco è proprio come lei dice. In Luca 11:2 esiste una variante manoscritta, ma non corrisponde nemmeno alla KJV.

Ad ogni modo, il greco recita «in» cielo e «sulla» terra. È così nella NKJV, nella NIV, nella traduzione letterale di Green e praticamente in tutte le altre versioni tranne la KJV. Non so perché la KJV abbia tradotto «in» in entrambi i casi, anche se posso ipotizzare che all’epoca «in terra» potesse significare lo stesso di «sulla terra» oggi. Non so perché siano state invertite; forse i traduttori della KJV hanno ritenuto che le parole potessero suonare meglio se invertite, ma non vi è alcuna giustificazione per ciò nel greco. Sebbene si tratti di un caso in cui la KJV risulta meno precisa di quanto dovrebbe essere, non si tratta in realtà di un errore, poiché il significato rimane comunque chiaro.

Ritengo che la KJV sia stata una buona traduzione, realizzata da uomini devoti oltre 400 anni fa, ma oggi disponiamo di traduzioni migliori.

D: In Mt 6,13, perché dovremmo pregare affinché Dio non ci conduca in tentazione, quando in Gc 1,13 si afferma che Dio non tenta nessuno?

R: Il significato è reso meglio dal modo in cui molti britannici recitano questa preghiera: «salvateci nell’ora del bisogno». Dio non ci tenta, ma permette che siamo tentati, come lo fu Gesù e come Paolo fu tentato di cadere nella disperazione in 2 Corinzi 1. Dio ci mette alla prova, ma non permette che siamo tentati oltre ciò che possiamo sopportare (1 Corinzi 10:13a). Quando siamo tentati e pensiamo di essere vicini al limite di ciò che possiamo sopportare, possiamo pregare Dio, ed Egli troverà un modo per farci sfuggire alla tentazione o per rafforzarci. Si veda «When Critics Ask», pag. 334, per una risposta complementare.

D: In Matteo 6,14-15, dobbiamo perdonare le trasgressioni degli altri o tutti i loro peccati?

R: Il termine «offese» qui indica i peccati, quindi non vi è alcuna differenza.

D: In Mt 6,16-18, i cristiani dovrebbero digiunare?

R: Sì, il digiuno è un modo in cui i credenti esprimono l’intensità dei propri sentimenti verso Dio.

Dovremmo digiunare per adorare (Atti 13:2-3); per pregare e chiedere aiuto (Isaia 58:3-9; Atti 14:23; Salmo 35:13; Neemia 1:4; Ester 4:3,16; 1 Re 21:27; Esdra 8:23) e per il pentimento individuale e collettivo (Neemia 9:1; Daniele 9:3; Gioele 1:14; 2:12-15; Giona 3:5).

Non dovremmo digiunare per tradizione (Zaccaria 7:5) o per apparenza (Matteo 6:16-18).

Seguire una dieta per dimagrire va bene, ma non si tratta di digiuno poiché lo scopo principale è diverso. L’alternanza tra abbuffate e digiuno non è particolarmente salutare né conforme alle Scritture.

Per ulteriori informazioni, si vedano *Now That’s a Good Question*, pagg. 229-230; *New Dictionary of Christian Ethics and Pastoral Theology*, pagg. 377-378; e *1001 Bible Questions Answered*, pagg. 463-464.

D: In Mt 6,19-21, perché i cristiani possiedono denaro e altri tesori sulla terra?

R: Offrire a Dio non è facoltativo per i credenti (Malachia 3:10-12). Dobbiamo contribuire all’opera del Signore (2 Corinzi 8:1-8; 9:6-11; Proverbi 3:9,10; 11:24; 1 Corinzi 16:2; Tito 2:13). È importante per noi aiutare i poveri e incoraggiare gli altri a fare altrettanto (Proverbi 11:24-25; 14:21; 24:11-12; 28:22; 29:7; 31:9,20; 2 Corinzi 9:6-7).

Numerosi versetti della Bibbia ci esortano a donare ai poveri e agli altri: Proverbi 11:24-25; 14:21; 19:9-10,17; 21:13; 22:9; 24:11-12; 29:7; 31:9,20; Salmo 41:1; Isaia 58:7-8,10; Geremia 5:28; 22:16; Matteo 6:2-4; 19:21; Galati 2:10; Efesini 4:28; 1 Timoteo 6:18-19; Giacomo 1:27; Deuteronomio 15:11; Salmo 68:5; Giobbe 29:12-13; 1 Giovanni 3:17-19; Atti 4:32-35

Tuttavia, si riconosca anche che le ricchezze possono essere una benedizione di Dio, secondo Proverbi 28:20. Per i cristiani, è opportuno agire come segue.

a) Possedere beni personali (2 Timoteo 4:13).

b) Dobbiamo provvedere alla nostra famiglia (1 Timoteo 5:4,8; Proverbi 31:13-15; Marco 7:10-13; ~Luca 15:18-30).

c) Provvedere ai nostri ministri (1 Corinzi 9:4-12; 1 Timoteo 5:18; Galati 6:6)

d) Provvedere a noi stessi (Tito 3:14).

e) Pagare le tasse (Matteo 22:17; Romani 13:7).

f) Accumulare provviste per il futuro (Proverbi 6:6-8; 10:5; 31:16; Luca 15:18-30; Tito 3:14).

g) Lasciare un’eredità ai nostri figli (Proverbi 13:22; 17:2; 19:14; Salmo 17:14).

h) Dobbiamo prenderci cura dei nostri beni (il che a volte richiede denaro aggiuntivo) (Proverbi 12:10, 11, 27). Dobbiamo conoscere lo stato delle nostre ricchezze, poiché queste possono andare perdute a causa della negligenza (Proverbi 27:23-24).

Tuttavia, non è corretto agire per avidità o per paura. Se si è assicurati a tal punto da poter provvedere meglio alla propria famiglia da morti che da vivi, le proprie priorità sono completamente sbagliate. Si veda la trattazione su Proverbi 3:9 per un’analisi più approfondita sugli atteggiamenti e gli usi corretti e scorretti del denaro.

D: Matteo 6:22 può riferirsi a una sorta di «terzo occhio» spirituale, come sostengono alcuni esponenti del movimento New Age?

R: Nessun cristiano dei primi tempi, né tantomeno uno moderno, ha mai interpretato questo passo in tal modo. Se questo fosse stato il vero significato, come sostengono alcuni, allora Dio non sarebbe riuscito a comunicare in un modo comprensibile a qualsiasi cristiano. Quando interpretiamo un passo, non dobbiamo chiederci: «Posso attribuirgli questo o quel significato?», ma piuttosto: «Cosa intendeva comunicarci Dio?». Molte persone adottano il primo approccio perché esistono peccati dell’intelletto così come peccati della volontà e del cuore. Si veda *When Cultists Ask*, pag. 101, per una risposta complementare.

D: In Mt 6,24, cosa afferma Matteo riguardo a Dio e al denaro?

A: Qui si parla di padroni. Dio, in quanto padrone, esige da noi servizio e obbedienza totali. Anche la ricerca del denaro richiede un servizio totale nei suoi confronti.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 178-179; *The New International Bible Commentary*, pag. 1128; e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 33.

D: In Mt 6,25-26, perché, secondo lei, Dio ci dice di non preoccuparci della nostra vita?

R: Questi versetti non ci stanno dicendo di non pensare mai alla nostra vita, né di non fare progetti, ma di non preoccuparcene. Gli uccelli, infatti, lavorano molto duramente: costruiscono i nidi, si prendono cura dei propri piccoli, ecc., eppure non se ne preoccupano.

D: In Mt 6,26, poiché il fatto che Dio osservi gli uccelli è un esempio della Sua cura, che tipo di aiuto possiamo aspettarci da Dio?

R: Questo versetto non significa «non pensate mai a», ma piuttosto «non preoccupatevi di». Dio sostiene gli uccelli del cielo mentre essi partecipano attivamente alla ricerca del cibo. Ecco cinque punti da considerare nella risposta.

1. Nulla accade se non ciò che Dio permette (Giobbe 1:12; 2:6).

2. Avremo delle tribolazioni (2 Timoteo 3:12; Giacomo 1:2; Giovanni 16:33 e seguenti), ma Dio ci rafforzerà e ci consolerà nelle nostre tribolazioni (2 Corinzi 1:4-5).

3. Dio non permette che i credenti siano tentati oltre le loro forze (1 Corinzi 10:13).

4. Alcuni credenti subiranno persecuzioni e alcuni addirittura la morte (1 Pietro 1:6).

5. Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei Suoi santi (Salmo 116:15). Anche se dovessimo subire una morte ingiusta e dolorosa, Dio continuerà comunque a prendersi cura di noi in Paradiso, e le nostre sofferenze attuali non sono nulla in confronto alle gioie del Paradiso (cfr. 1 Corinzi 2:9)

Per ulteriori informazioni, si vedano: «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 179; «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 876; e «The Believer’s Bible Commentary», pagg. 1226-1227.

D: In Matteo 6:33, cosa sta dicendo Gesù in questo passo?

R: Gesù non sta dicendo che essi non abbiano cercato anche altre cose buone. Ma Gesù sta dicendo di cercare prima il Regno di Dio. Come afferma *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 867, nel baseball si può toccare la seconda base, la terza base e la casa base senza essere eliminati, ma se si salta la prima base, non importa: si è fuori.

D: Matteo 6:33 insegna che dovremmo considerare la nostra presunta divinità interiore una priorità assoluta, come sostengono alcuni esponenti del movimento New Age?

R: No, non possediamo alcuna divinità interiore. Siamo stati creati a immagine di Dio, e i credenti (sia uomini che donne) sono figli di Dio, ma non possediamo alcuna divinità propria. Questo versetto non dice nulla riguardo alla nostra divinità, né a qualsiasi altra cosa che ci appartenga. Ci insegna invece a cercare il Suo regno e la Sua giustizia. Non c’è altro Dio se non l’Unico, come vi direbbe qualsiasi monoteista ebreo, e Gesù era ebreo e affermò che esisteva un solo vero Dio, alle cui parole dobbiamo obbedire. Dobbiamo sottometterci alle Scritture, anziché distorcerle per adattarle alle nostre opinioni. Si veda «When Cultists Ask», pagg. 101-102, per una risposta più approfondita.

D: In Mt 7,1-2; Lc 6,37; Gv 7,24, come possiamo non giudicare gli altri, dal momento che ci viene detto di giudicare in Gv 7,24, 1 Cor 5,12 e 1 Cor 6,2-5?

R: La Bibbia approva il giudicare le azioni, ma non il giudicare le persone. 1 Corinzi 6,5 utilizza un termine greco diverso, «diakrinai», rispetto agli altri passaggi in cui si parla di «giudicare». Si riferisce a un arbitro cristiano che pronuncia un giudizio su una questione civile tra cristiani.

Il termine greco utilizzato negli altri passaggi, krinete, ha una gamma di significati. Matteo 7,1-2 e Luca 6,37 affermano che non dobbiamo giudicare gli altri (senza menzionare il non giudicare le cose o le azioni). In altre parole, non dobbiamo giudicare il valore delle altre persone, né valutare quanto siano buoni come cristiani o quanto siano cattivi come peccatori. Lasciamo che sia Dio a farlo; non spetta a noi giudicare. Tuttavia, pur dovendo prima togliere la trave dal nostro occhio prima di cercare di togliere la pagliuzza dall’occhio del nostro fratello, dovremmo comunque cercare di togliere la pagliuzza dall’occhio del nostro fratello. Ci sono due aspetti da considerare qui. Il primo è l’ipocrisia di preoccuparsi della pagliuzza del proprio fratello più che della trave che si ha negli occhi. Il secondo è che non si riesce a vedere la pagliuzza abbastanza bene da toglierla se si ha una trave negli occhi. Sebbene Gesù abbia usato un’iperbole, è comunque sorprendente, nella vita reale, come le persone possano vedere un difetto in qualcun altro e tuttavia essere totalmente cieche di fronte allo stesso difetto in se stesse.

Anche Giovanni 7:24 utilizza il termine krinete, affermando: «Smettete di giudicare in base alle apparenze esteriori e iniziate a giudicare con giustizia» (BSB).

È irresponsabile affermare che Matteo 7:1 insegni a rinunciare a ogni giudizio, in modo da disobbedire al resto di Matteo 7. Dobbiamo riconoscere i cani e i maiali (Matteo 7:6) e dobbiamo essere ispettori dei frutti in Matteo 7:16-20.

Per quanto riguarda l’omicidio altrui, l’Olocausto, le persone che hanno rapporti sessuali con animali e bambini, ecc., alcuni potrebbero affermare che non dovremmo imporre la moralità, o in sostanza non giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questo non è ciò che insegna la Bibbia.

Si vedano *Now That’s a Good Question*, pagg. 163-164, *Today’s Handbook for Solving Bible Difficulties*, pagg. 369-371, *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 33, *New International Bible Commentary*, pag. 1129, *Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1227-1228, *Evangelical Commentary on the Bible*, pagg. 730-731, e *New Geneva Study Bible*, pag. 1515 per ulteriori approfondimenti.

D: In Mt 7,1-5, i cristiani non dovrebbero giudicare, oppure dovremmo giudicare come afferma 1 Cor 6,2-5?

R: Non dobbiamo giudicare le altre persone, compreso il loro valore, ma dobbiamo discernere le azioni buone da quelle cattive, come insegna 1 Corinzi 6,2-5. Sebbene alcune parole siano le stesse in greco (derivate da krino), il contesto è diverso.

D: In Mt 7,6, cosa intendeva Gesù con l’espressione «non gettare le vostre perle davanti ai maiali»?

R: Non date ciò che è prezioso a chi non lo apprezza e potrebbe usarlo per rivoltarsi contro di voi e attaccarvi. Questo concetto di non gettare le perle si ritrova in Proverbi 9,7-9, dove ci viene detto di non cercare di correggere uno schernitore o un uomo malvagio. Gesù non compì molti miracoli davanti a persone non credenti. Inoltre, è meglio che una persona non conosca la via della verità, piuttosto che conoscerla e voltarle le spalle, come afferma 2 Pietro 2:20-22.

Esaminiamo l’ampia gamma di possibili interpretazioni, per poi restringere il campo e individuare la scelta o le scelte migliori che rispecchino il significato inteso.

«Casting» potrebbe significare:

C1. “Non lanciare” potrebbe significare “non forzare”.

C2. Non assillate.

C3. Non si faccia alcuno sforzo per insegnare.

C4. Si presti molta attenzione a non rivelarlo mai.

In questo contesto il verbo «gettare» è attivo, quindi Gesù non intendeva dire di nascondere le vostre perle, di nascondere il fatto di essere cristiani o di non lasciare alcuna perla per terra. Pertanto, non si tratta del punto C4.

«Perle» potrebbe significare:

P1. L’insegnamento divino

P2. Il messaggio del Vangelo

P3. Qualsiasi cosa di valore, privilegi speciali o partecipazione a cose sacre. Il libro «Hard Sayings of the Bible», alle pagine 370-371, sostiene questa interpretazione.

P4. Potrebbe anche significare che, quando la Chiesa è perseguitata, non si devono esporre altri cristiani rivelando i loro nomi a chiunque.

Gesù impartiva apertamente insegnamenti morali, quindi probabilmente non si riferisce al significato P1.

«Davanti ai maiali» potrebbe significare:

S1. Coloro che non apprezzano queste cose («Hard Sayings of the Bible», pagg. 370-371).

S2. Coloro che non sono pronti ad apprendere (The NIV Study Bible)

S3. I non credenti che non desiderano attivamente imparare.

S4. I non credenti che rifiutano di imparare

S5. I gentili (secondo la scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, pp. 833-835). Tuttavia, Matteo menziona i non ebrei che credevano, quindi non si riferisce ai gentili in generale.

«Maiali» era un termine dispregiativo, pertanto è molto probabile che i significati intesi includano coloro che si rifiutano di imparare.

Pertanto, la scelta migliore potrebbe essere C1 + C2 + C3, P2 + P3 e S1 + S2 + S3 + S4.

Si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 370-371, e *Now That’s a Good Question*, pagg. 585-586, per risposte complementari.

D: In Mt 7,7-11, perché le persone non ottengono tutto ciò che desiderano?

R: Dio è molto più di un semplice Babbo Natale cosmico. Le persone non ottengono sempre ciò che desiderano per almeno cinque ragioni.

1. Le persone non lo chiedono (Giacomo 4:2)

2. Bisogna pregare Dio, non un altro. (~Deuteronomio 5:6-7)

3. Bisogna pregare nello Spirito e nel nome di Gesù (Colossesi 3:17; Giovanni 14:13-14; 15:16; 16:26).

4. Dio non ascolta i malvagi (Proverbi 15:29; 1 Pietro 3:12; Isaia 1:15; Geremia 11:14; 14:12; Michea 3:4).

5. Essi combattono contro il popolo di Dio (Salmo 18:41; 1 Samuele 22:16-17; 28:6).

Si veda anche la risposta alla domanda successiva.

D: Poiché in Mt 7,7-8 si afferma che chi chiede riceve e chi cerca trova, perché in Am 8,12 essi cercano la parola del Signore e non la trovano?

R: Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta e poi la risposta.

Non è questa la risposta: Gesù pronunciò queste parole secoli dopo Amos, e la situazione ai tempi del Nuovo Testamento era diversa rispetto a prima. Inoltre, c’è stato un periodo di silenzio di 400 anni, durante il quale non fu data alcuna Scrittura, proprio prima della venuta di Gesù. Infine, la conoscenza che Gesù ci ha donato non era accessibile nemmeno alle persone devote che vissero prima di Lui. Tuttavia, sebbene queste tre affermazioni siano tutte vere, esse tralasciano la verità senza tempo e l’ammonimento che costituiscono il punto centrale di Amos 8:12-14.

La risposta: vi sono due livelli di risposta.

Nello specifico, Amos 8:12-14 si riferiva a coloro (principalmente samaritani) nella terra [di Israele] che seguivano sia gli idoli del regno del nord sia Dio. Finché avessero cercato di seguire entrambi, non avrebbero trovato la parola di Dio.

In generale, Amos 8:12-14 costituisce un monito per tutti gli uomini. Matteo 7:7-8 non significa chiedere a chiunque; significa che dovete rivolgervi all’Unico Vero Dio. Se volete unire la verità di Dio alla falsità degli idoli e delle altre religioni, avrete una carestia di verità, non un appagamento della verità. Dovete cercare Dio con tutto il vostro cuore, non con una parte del vostro cuore che cerca Dio e un’altra che cerca gli idoli.

D: In Mt 7,7-11, perché i cristiani non ottengono sempre ciò per cui pregano Dio nel nome di Gesù?

R: Dio risponde ad alcune preghiere con un «sì», ad altre con un «no» e ad altre ancora con un «aspetta». Quando non c’è risposta, o non è quella che desideriamo, è bene riflettere sul perché. Non possiamo conoscere ogni singolo caso specifico, ma in generale vi sono almeno 21 ragioni che riguardano noi stessi, le circostanze e Dio.

Noi:

1. Preghiamo il Dio sbagliato, un idolo. 1 Re 18,26-29

2. Le richieste non dovrebbero riguardare spese legate alle nostre passioni. Giacomo 4:3

3. Le richieste devono riguardare cose buone. Matteo 7:11

4. Non è volontà di Dio che ciò avvenga. Marco 14:36

5. Dobbiamo aspettare. Daniele 10:12-14

6. Le nostre preghiere sono semplicemente vane ripetizioni. Matteo 6:7

7. Eppure dobbiamo perseverare [in modo significativo]. Luca 11:5-10, 18:1-7

8. Nutriamo il peccato nei nostri cuori (Salmi 66:18-19), facciamo orecchie da mercante nei confronti dei poveri (Proverbi 21:13) o siamo malvagi (Proverbi 15:29, Isaia 59:1-3). Dio non ci ascolta quando scegliamo di non ascoltare Dio (Zaccaria 7:11-14 e implicitamente in Proverbi 28:9).

9. Abbiamo bisogno di autocontrollo. 1 Pietro 4:7

10. Abbiamo peccato, ad esempio con il divorzio. Malachia 2:13-14

11. Ignoriamo Dio e la Sua legge. Zaccaria 7:13; Proverbi 28:9

12. Ignoriamo il grido dei poveri. Proverbi 21:13

13. Siamo sconsiderati nei confronti delle nostre mogli. 1 Pietro 3:7

14. Dio non ascolterà se continuano ad adorare anche gli idoli. Ezechiele 8:8-18

15. Le loro mani sono intrise di sangue. Isaia 1:15

16. Dio sa quali sono le prove migliori. 2 Corinzi 12:7-9

17. Dio ci disciplina. 2 Samuele 12:16-18; 22-24

Circostanze:

1. A suo tempo, Dio potrebbe esaudire la preghiera, ma ora non è ancora il momento giusto. Abacuc 2:3

2. Potrebbe essere che noi dobbiamo cambiare in qualche modo, oppure che qualcun altro debba cambiare. 1 Samuele 1:10-12; Esodo 2:23-24

Dio:

1. Dio potrebbe rispondere alla nostra preghiera con un «no»

2. Dio potrebbe permetterci di essere messi alla prova.

A volte, come dimostrano il libro di Giobbe e Daniele 10:2-3,12-14, non abbiamo assolutamente idea di tutto ciò che sta accadendo dietro le quinte. Ma sappiamo che la nostra pazienza e la nostra perseveranza glorificano Dio.

D: In Matteo 7:12a, quali sono gli esempi della regola d’oro?

R: Si noti che qui non si parla di «fratelli», ovvero di altri credenti, ma di vicini, sia credenti che non credenti. Nel mondo degli affari, trattate fornitori, clienti, colleghi, superiori e subordinati nel modo in cui vorreste e vi aspettereste di essere trattati se la situazione fosse invertita. Per quanto riguarda i concorrenti, potete essere un concorrente agguerrito, ma comunque leale e onesto. Una volta conclusa una situazione, una vendita o una transazione, vi sentireste a vostro agio nel dire all’altra parte che siete cristiani, oppure vi sentireste imbarazzati e in imbarazzo nel dirglielo?

La regola d’oro era stata enunciata, in forma negativa, da Hillel un secolo prima, da Filone di Alessandria, in Tobia 4,15 e da Confucio (Legge, Chinese Classics, vol. 1, pag. 191 e segg.).

Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, p. 1129; il *Believer’s Bible Commentary*, p. 1229; l’*Evangelical Commentary on the Bible*, p. 731; e *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pp. 131-132.

D: In Mt 7,13-14, perché ritiene che la porta che conduce alla perdizione sia ampia, mentre quella che conduce alla vita eterna sia stretta?

R: Le due porte conducono a destinazioni diverse. Satana conduce il mondo lungo un percorso che, in ultima analisi, è egoistico e distruttivo. Dio, invece, ha un percorso diverso, e noi dobbiamo scegliere se seguire la massa o seguire Dio.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 34; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1229; e Ulrich Luz, *Matteo 1-7: A Commentary*, pag. 435.

D: Matteo 7:20 ci indica come distinguere quale gruppo religioso rappresenti la vera religione?

R: Sì e no. In ogni religione vi sono persone che affermano di appartenere a quella religione, ma non ne seguono gli insegnamenti. Vi sono molti cristiani «di facciata», musulmani «di facciata», indù «di facciata», ecc. Questo passo si rivolge a singoli individui, in particolare ai falsi maestri. Pertanto, questo versetto è applicabile ai fondatori di una setta o di una religione. Si veda *When Cultists Ask*, pag. 103, per una risposta diversa.

D: In Mt 7,21-23, come è possibile che alcuni si ritengano salvati e tuttavia finiscano all’inferno?

R: Esiste un concetto importante chiamato «conversione contraffatta». Le persone non solo possono ingannare gli altri, ma possono anche ingannare se stesse. Nulla qui indica che avessero insegnamenti eretici. Tuttavia, se il frutto della loro fede e della loro vita non è in linea con quanto insegna il Nuovo Testamento, allora dovrebbero esaminare la propria fede, come dice Paolo in 2 Corinzi 13:6. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 878; *The New International Bible Commentary*, pag. 1129; *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1229-1230; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 34; e Ulrich Luz, *Matteo 1-7: A Commentary*, pag. 442.

D: In Matteo 7:24-29, in che modo questo si applica alla nostra vita?

R: Tony Evans porta l’esempio di una crepa nel suo muro che aveva riparato molte volte, ma che ricompariva sempre. Il problema non era il muro; no, era qualcosa di più grave. Il problema era nelle fondamenta. Se nella nostra vita, spiritualmente, c’è una crepa che continua a ricomparire, forse non dovremmo considerare la crepa come la causa principale. La causa principale potrebbe essere un problema alle fondamenta. Tecnicamente questa parabola non riguarda due fondamenta; piuttosto, riguarda il luogo in cui costruire le proprie fondamenta. Si vedano «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 878; «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1230; «The Expositor’s Greek New Testament», pagg. 135-136; e «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pagg. 34, 36 per ulteriori informazioni.

D: Matteo 7:24-29 dimostra che solo coloro che riconoscono la loro presunta «divinità interiore» possono resistere alle tempeste della vita, come sostengono Spangler e alcuni altri esponenti del New Age?

R: No, si veda la risposta relativa a Matteo 6:33. In questo passo non vi è alcun riferimento alla nostra divinità; sono i seguaci del New Age a attribuirlo al testo. La questione riguarda piuttosto se la nostra vita (la nostra casa) sia costruita sulle fondamenta di Dio o sulla sabbia. Per ulteriori informazioni, si veda *When Cultists Ask*, pag. 103.

D: In Mt 8,2, perché il lebbroso formulò la sua domanda in questo modo?

R: Il lebbroso nutriva dei dubbi sulla capacità di Gesù di purificarlo. Il lebbroso non era sicuro della volontà di Gesù di purificarlo.

La lebbra è anche una buona metafora del peccato. Ha un aspetto ripugnante, si diffonde sul corpo della persona, è contagiosa per gli altri ed era umanamente incurabile.

Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1231.

D: In Mt 8,4, perché il lebbroso doveva offrire il sacrificio come testimonianza ai sacerdoti?

R: Ciò sarebbe servito come testimonianza per mostrare ai sacerdoti che era stato miracolosamente purificato, e sarebbe stata anche una testimonianza per i sacerdoti del fatto che Gesù continuava a osservare la legge. Probabilmente pochissimi lebbrosi si recavano dal sacerdote chiedendo di essere esaminati, dato che ora erano guariti. Il sacerdote, se fosse stato attento, avrebbe potuto indagare su chi fosse questo guaritore; tuttavia, non vi è alcuna menzione del fatto che il sacerdote abbia approfondito la questione. Questo potrebbe essere stato il motivo per cui Gesù «mise alla prova il sacerdote», facendo sì che fosse lui il primo a esaminare l’uomo.

Un altro motivo era che Gesù desiderava per quell’uomo non solo la guarigione fisica, ma anche il reinserimento nella società. Se il sacerdote avesse saputo da altri che quell’uomo era «puro» nonostante non si fosse presentato da lui come prescritto dalla Legge mosaica, allora, per ripicca, avrebbe potuto rifiutarsi di dichiararlo puro.

In seguito, secondo Atti 15,5, alcuni farisei si convertirono al cristianesimo. Nonostante i loro numerosi difetti, molti farisei conservavano ancora la virtù di prendere sul serio la parola di Dio e di credere a ciò che Egli aveva detto riguardo alla resurrezione e alla vita ultraterrena.

Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1231; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 138; e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 36-37.

D: In Mt 8,5-13 il centurione si recò personalmente da Gesù, oppure mandò degli altri, come riporta Lc 7,1-10?

R: Esistono due possibili risposte.

1) Il centurione mandò avanti degli altri e poi si recò sul posto di persona.

2) Quando il centurione «venne», ciò non significa necessariamente che sia venuto di persona. Ad esempio, quando in Giovanni 19:1 si dice che Pilato fece flagellare Gesù, ciò non significa che Pilato lo abbia fatto con le proprie mani.

Per ulteriori informazioni, si vedano *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pagg. 174-175, e *When Critics Ask*, pag. 334.

D: In Matteo 8:10 e Luca 7:9, perché Gesù si meravigliò del centurione?

R: Gesù si meravigliò del contrasto che osservò. Il centurione non era ebreo e non era stato educato secondo la Legge per tutta la vita, eppure aveva più fede di molti ebrei. Il centurione pensava che Gesù potesse comandare alle malattie proprio come comandava ai suoi soldati. Avere fede non dipende semplicemente dall’ambiente in cui si vive e dall’educazione ricevuta. Il centurione potrebbe aver affermato di non esserne degno, sia a causa delle usanze ebraiche, sia, più probabilmente, perché riconosceva il potere e l’autorità di Gesù. Il centurione potrebbe essere stato a conoscenza della precedente guarigione descritta in Giovanni 4:46-54, e ciò gli diede speranza e coraggio per avvicinarsi a Gesù.

Per ulteriori informazioni, si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pagg. 731-732; «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pag. 139; il «New International Commentary on the Bible», pag. 1130; e il «Tony Evans Bible Commentary», pagg. 878-879.

D: In Matteo 8:12, si fa riferimento a una punizione temporanea o a una punizione eterna?

R: Il versetto in sé non lo specifica. Tuttavia, l’espressione «pianto e stridore di denti» in altri passaggi si riferisce non solo all’agonia, ma anche all’onore, al privilegio e alla gioia perduti per sempre; pertanto, molto probabilmente si tratta di una punizione eterna.

D: In Mt 8,12; 22,13; 25,30 l’Inferno è un luogo di tenebre, oppure un luogo di fuoco come in Ap 20,14; Mc 9,48?

R: Entrambe le cose. Innanzitutto una risposta breve, poi una più articolata.

Risposta breve: Questo fuoco non è un semplice fuoco terreno, e Dio potrebbe plasmarlo come meglio crede. Dio ci sta descrivendo qualcosa che non abbiamo mai visto sulla terra e, sebbene non sappiamo quanto il fuoco terreno sia simile o diverso dal fuoco dell’Inferno, è abbastanza simile da consentire a Dio di utilizzarlo come metafora descrittiva.

Risposta approfondita: scientificamente, il fuoco è luminoso perché emette fotoni di luce nello spettro visibile (dal rosso al viola). Lo percepiamo come caldo perché ci irradia anche con fotoni di luce in altre parti dello spettro, principalmente nell’infrarosso proveniente dal fuoco, mentre la luce solare che attraversa l’atmosfera contiene più raggi ultravioletti. Come descriverebbe qualcosa che emette principalmente raggi X o raggi gamma? Ciò potrebbe bruciare qualcosa molto più rapidamente, ma apparirebbe scuro all’occhio umano. Lasciando da parte i fotoni, una stella di neutroni emetterebbe la maggior parte della propria energia sotto forma di neutroni, come quelli emessi da una bomba atomica, ma risulterebbe scura se i fotoni fossero pochi. Ora, non sappiamo se l’Inferno sia caldo a causa dei fotoni, dei neutroni o di qualcosa di completamente diverso, ma queste osservazioni terrene dimostrano semplicemente che esistono molte possibilità su come potrebbero essere l’oscurità e il fuoco dell’Inferno.

Si vedano *When Cultists Ask*, pagg. 104-105, e *When Critics Ask*, pag. 335, per altre risposte.

D: In Mt 8,13, qual è il significato dell’espressione usata da Gesù in questo passo?

R: Non è riportato che Gesù abbia detto questo a nessun altro. Il centurione aveva una fede così grande che Gesù disse queste parole e sua figlia fu guarita.

D: In Mt 8,14 e 1 Cor 9,5, il fatto che Pietro fosse sposato smentisce la pratica cattolica secondo cui i sacerdoti non possono sposarsi?

R: Parlando da protestante, questo versetto in particolare non dimostra né smentisce tale punto. Pietro era sposato prima di diventare discepolo. Allo stesso modo, nel XX secolo ci sono stati sacerdoti episcopali sposati che si sono convertiti al cattolicesimo, e la Chiesa cattolica ha permesso loro di continuare a essere sacerdoti cattolici sposati e di proseguire come prima nella loro vita coniugale.

D: In Mt 8,15, cosa c’è di interessante riguardo alla guarigione dalla febbre descritta in questo passo?

R: Di solito, quando una persona supera la febbre, è debole e ha bisogno di tempo per riprendersi. Ammalarsi di febbre non era raro, a causa della malaria. La suocera di Pietro non ebbe bisogno di alcun tempo per riprendersi prima di iniziare a servirli.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 37; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1232; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 204; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pagg. 140-141; e *The New International Bible Commentary*, pagg. 1158-1159.

D: In Mt 8,17, Isaia 53,4 si riferisce alla sofferenza per noi o alla nostra guarigione?

R: Isaia 53:4 potrebbe riferirsi a entrambe le cose.

Il Messia sarà ferito: come mostra Isaia 53:5, questo passo si riferisce al Messia (il Servo Sofferente) che soffre per noi. Analogamente, Isaia 53:6 afferma che il Signore ha fatto ricadere sul Servo Sofferente la nostra iniquità.

Il popolo di Dio sarà guarito. Sia Isaia 53:5 che 53:4 mostrano che uno dei benefici del Messia sarà la nostra guarigione. Nulla in Isaia 53 specifica che si tratti esclusivamente di guarigione spirituale o fisica. Certamente, Dio ha utilizzato gli esempi di guarigione fisica per indicare, al di là di essi stessi, la maggiore importanza della guarigione spirituale resa possibile attraverso la croce.

Si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pagg. 204-206 per una trattazione più approfondita.

D: In Matteo 8:20 e in altri passi, Gesù potrebbe riferirsi a qualcuno diverso da Se stesso quando dice: «Figlio dell’uomo»?

R: No, Marco 14:41b dimostra che Gesù si riferiva a Se stesso. Nel Giardino del Getsemani, proprio prima del Suo arresto, Gesù in Marco 14:41b dice: «State ancora dormendo e riposando? Basta così! L’ora è giunta. Ecco, il Figlio dell’uomo viene tradito nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo. Ecco, colui che mi tradisce si avvicina!» (BSB). Si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pagg. 209-213 per un’approfondita trattazione del termine «Figlio dell’uomo».

D: In Matteo 8:20 e in altri passi, perché Gesù si definisce spesso il Figlio dell’uomo?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1) Gesù riteneva che questo termine fosse molto significativo. Gesù ha usato questa espressione 32 volte in Matteo, 14 volte in Marco, 26 volte in Luca e 12 volte in Giovanni.

2) Mentre il titolo «Figlio di Dio» viene utilizzato per sottolineare la divinità di Gesù, «Figlio dell’uomo» sottolinea anche la sua piena umanità. Tuttavia, proprio come «Figlio dell’uomo» implica la piena umanità di Gesù, «Figlio di Dio» sottolinea la sua piena divinità.

3) Daniele 7:13-14 parla profeticamente del Figlio dell’Uomo. Probabilmente Gesù voleva che tornassero indietro e leggessero questo passo. Vi si legge: «Nella mia visione notturna continuai a guardare, e vidi Uno simile al Figlio dell’Uomo che veniva con le nuvole del cielo. Si avvicinò all’Antico dei Giorni e fu condotto alla Sua presenza. E gli furono dati dominio, gloria e regno, affinché i popoli di ogni nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto.» (BSB)

Si vedano *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pp. 322-324; *When Critics Ask*, pp. 335-336; *When Cultists Ask*, pp. 105-106; e il *New International Commentary on the Bible*, pp. 1130-1131 per risposte più approfondite.

D: In Mt 8,21-22, perché Gesù disse all’uomo di lasciare che i morti seppellissero i propri morti?

R: Gesù stava dicendo che c’erano molte persone spiritualmente morte intorno a loro pronte a seppellire i morti, e che non bisognava lasciarsi legare da cose prive di significato eterno. Il problema risiedeva nella richiesta dell’uomo: «Signore, prima lasciami…».

Non vi è alcuna indicazione che il padre di quell’uomo fosse già morto. L’uomo avrebbe potuto intendere: «Aspetti finché il mio anziano padre non muoia, e magari finché non riceva l’eredità, e poi la seguirò». Quindi l’uomo voleva seguire Gesù, ma desiderava farlo secondo i propri tempi. Gesù gli rispose di no. In netto contrasto con questo episodio, quando a Matteo, l’autore del Vangelo, fu chiesto di seguire Gesù, Matteo partì immediatamente e lo seguì (Matteo 9:9).

Si vedano *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pag. 324; *When Critics Ask*, pag. 336; *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1232-1333; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 38; *The New International Commentary on the Bible*, pag. 1130; e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 879 per risposte più approfondite.

D: In Mt 8,24-25, come poté Gesù dormire durante quella grande tempesta?

R: Il termine greco qui utilizzato, *seismos*, può riferirsi a un terremoto, ma in questo contesto indica un violento «sconvolgimento» del mare. Gesù aveva vinto le malattie umane e non nutriva alcun timore nemmeno nei confronti degli elementi naturali. Esistono due possibilità.

Naturale: Gesù era stanco dopo aver predicato e dormiva profondamente. A quei tempi non esistevano microfoni né impianti audio, quindi chi parlava in pubblico doveva alzare molto la voce. Si ricordi inoltre che Gesù non nutriva alcuna ansia riguardo al raggiungimento dell’altra sponda. Se Gesù riusciva normalmente a dormire su una piccola imbarcazione, allora dormiva semplicemente anche in presenza di onde più alte e vento forte.

Soprannaturale: se la tempesta fosse stata così violenta da impedire a chiunque di dormire, allora forse il Padre fece sì che Gesù fosse immerso in un sonno molto profondo per mettere alla prova la fede dei discepoli nel fatto che Dio avrebbe protetto Gesù.

Per ulteriori informazioni, si vedano il «Commentario evangelico della Bibbia», pag. 732, e «Il Testamento greco dell’Expositor», vol. 1, pag. 143.

D: In Mt 8,24-27, cosa possiamo applicare di questo passo alla nostra vita?

R: Tutti affrontano delle tempeste, alcune così gravi da poter far affondare la nostra barca. Tuttavia, la visione che Gesù ha della tempesta e la nostra visione di una tempesta potrebbero essere radicalmente diverse. I discepoli erano pescatori e sapevano che i pescatori potevano morire in tempeste come quella. Come afferma Matthew Henry, Gesù non li rimproverò per averlo svegliato per chiedere aiuto, ma piuttosto per le loro paure e la loro mancanza di fede. I discepoli non si rendevano conto che non dovevano temere che la loro barca affondasse, con Gesù a bordo. I discepoli avevano fede, ma non una fede su cui poter contare. La tempesta era davvero violenta, ma la cosa da fare era chiedere a Gesù di placarla. Nella nostra vita possiamo affrontare tempeste che non solo sembrano violente, ma lo sono davvero. Dobbiamo chiedere a Gesù di placare la tempesta.

Gesù rivolse qui due rimproveri: uno al vento e alle onde, e uno ai discepoli per la loro poca fede. È come se non si rendessero pienamente conto, o non ricordassero davvero, chi fosse sulla barca con loro. Forse dobbiamo pentirci quando dimentichiamo chi è con noi sulla barca della nostra vita. Un aspetto positivo delle prove nella nostra vita è che ci introducono nuovamente a una migliore comprensione di chi sia Gesù.

Infine, quando il vento si placa, l’acqua rimane ancora molto agitata per un po’. Ma i discepoli rimasero stupiti perché Matteo 8:26 dice che non solo il vento, ma anche le onde si calmarono. Una barca non sarebbe stata al sicuro finché le onde non si fossero calmate, quindi Dio placò anche le onde.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 38-39; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 215; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1233; e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 880.

D: In Matteo 8:28, c’erano due uomini posseduti dai demoni nel paese dei Gergesenes, o solo uno secondo Marco 5:1-4 e Luca 8:26-33?

R: Sebbene possano esserci stati due eventi distinti, è più probabile che si trattasse dello stesso evento e che in Matteo vi sia stato un errore di trascrizione. Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, scrisse che Matteo originariamente redasse il suo Vangelo in ebraico/aramaico. Il libro *When Critics Ask*, a pag. 337, aggiunge che «se vi fossero due uomini, allora entrambi i racconti sarebbero corretti, poiché esiste una legge matematica fondamentale…: ovunque vi siano due, ve n’è sempre uno. Non vi sono eccezioni!». Avremmo un problema se Marco e Luca affermassero che vi fosse un solo uomo, ma la parola «solo» non compare nel testo.

D: In Mt 8,28, quale città si trovava esattamente vicino all’uomo posseduto dai demoni?

R: Si tratterebbe o di Gadara o di Gerasa. La difficoltà sta nel fatto che esistevano tre città con nomi piuttosto simili. Inoltre, se il testo fosse stato trascritto dall’ebraico, le lettere ebraiche che indicano la «r» e la «d» sono molto simili.

Gergesenes (di Gergesa), l’odierna Khersa, è la città citata nella maggior parte dei manoscritti. Si trova sulla sponda orientale del Mare di Galilea, e le colline digradano bruscamente verso il mare.

Gadarenes (di Gadara), l’odierna Um Qeis, si trovava a sole 5-8 miglia a sud-est del Mare di Galilea, e la «terra dei Gadarenes» arrivava effettivamente fino al Mare di Galilea, come dimostrato dal riferimento di Giuseppe Flavio e da una moneta di Gadara raffigurante una nave. Il Vaticano, il testo dell’Efraem Rescriptus e alcune copie del Diatessaron riportano questa città.

X I Geraseni (di Gerasa) (l’odierna Jerash) si trovano a circa 30 miglia dal Mare di Galilea, pertanto non si tratterebbe di quella città. Questo nome compare solo nei manoscritti in corsivo, nella Vulgata, a margine (non nel testo) del siriaco di Harcleo e nel copto sahidico.

X Gersa, in Galaad, si trova a 20 miglia a est del fiume Giordano

X Gaxarenes non è una città mai esistita. Questo evidente errore ortografico è presente solo nel manoscritto originale Siniaticus, e uno scriba successivo lo ha corretto nel manoscritto Siniaticus in Gergasenes.

Si veda *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pp. 324-326, "Hard Sayings of the Bible", pag. 373; "When Critics Ask", pagg. 336-337; "The Bible Knowledge Commentary: New Testament", pag. 122; "The Greek New Testament" di Aland et al., pag. 29; "The Expositor’s Greek Testament", vol. 1, pagg. 144-145; e "The Expositor’s Bible Commentary", vol. 8, pagg. 219-220 per ulteriori informazioni.

D: In Mt 8,28-29, cosa possiamo trarne per la nostra vita?

R: Innanzitutto, le tombe dovrebbero essere un luogo tranquillo, privo di qualsiasi forma di vita nei dintorni. Tuttavia, è proprio nel regno dei morti che operano i demoni. Gli indemoniati non avrebbero dovuto trovarsi lì; avrebbero dovuto vivere insieme a tutti gli altri. Non sappiamo perché si trovassero lì: forse perché avevano scelto di evitare le persone, perché erano stati cacciati dalla società, per saccheggiare le tombe, per derubare o uccidere chi si avvicinava, o per qualche altra ragione. Ma sarebbe sorprendente che qualcuno andasse a rendere omaggio alla tomba di una persona e poi, all’improvviso, comparissero questi due uomini posseduti dai demoni.

Nella nostra vita e in quella delle persone che ci circondano, potrebbero esserci cose morte nel nostro passato che non dovrebbero essere rivisitate, tirate in luce o persino ricordate volontariamente. Ma all’improvviso, per qualsiasi motivo, qualcosa che non dovrebbe più esserci si presenta comunque. Dobbiamo essere risoluti nell’affermare che ciò non può avvenire; che deve essere scacciato, nel Nome di Gesù. Siamo una nuova creazione; ciò significa, tra l’altro, che ciò che è vecchio e peccaminoso deve morire – e rimanere morto.

Per ulteriori informazioni, si veda il «Commentario biblico di Tony Evans», pag. 880.

D: In Mt 8,29, cosa intendevano i demoni con «tormentarci prima del tempo»?

R: I demoni sapevano che sarebbero stati mandati nell’abisso (Giuda 6; Apocalisse 20:1-2) e successivamente nel lago di fuoco (Apocalisse 20:14-15).

D: In Mt 8,32, perché Gesù acconsentì alla richiesta dei demoni di entrare nei maiali?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, sembra che entrare nei maiali, che annegarono immediatamente, non abbia portato alcun beneficio ai demoni. È interessante notare che gli abitanti del paese fossero più preoccupati per i 2.000 maiali annegati che per i due posseduti. Essi attribuiscono più valore alla perdita economica che al guadagno spirituale. Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1233; il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 219; e il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 880.

D: In Mt 9,1; Mc 6,45 e Gv 6,17, perché Gesù trascorse del tempo qui a Cafarnao, che Luca definisce «la sua città»?

R: Ricordate che gli abitanti di Nazaret (a circa 20 miglia di distanza) avevano cercato di uccidere Gesù in Luca 4:29-31, e che gli Gergesenesi chiesero espressamente a Gesù di andarsene dopo che 2.000 maiali erano annegati; pertanto, Gesù fece di Cafarnao la propria dimora. È molto probabile che si tratti dell’odierna Tell Hum, situata a circa 2,5 miglia a sud-ovest del punto in cui il fiume Giordano sfocia nel Mare di Galilea, sulla sponda nord-occidentale. Simone Pietro, Andrea e Filippo erano tutti originari di Betsaida (Giovanni 1:44; 12:21), che si trovava nelle immediate vicinanze. Da adulti lavoravano nella città lacustre di Cafarnao, insieme a Giacomo, Giovanni e Matteo (Marco 1:29). Per ulteriori informazioni, si vedano il Wycliffe Bible Dictionary alle pagine 66, 226 e 310 e il Believer’s Bible Commentary a pagina 1234.

D: In Mt 9,2-6, cosa si potrebbe considerare sbagliato nel fatto che Gesù perdonasse i peccati?

R: Le persone peccavano contro Dio e ragionavano correttamente che Gesù avrebbe dovuto essere Dio per poter perdonare i peccati commessi contro Dio. Si noti che Gesù non disse: «Dio mi ha autorizzato o approvato a dire che i vostri peccati sono perdonati». Piuttosto, Gesù si limitò a pronunciare: «I tuoi peccati sono perdonati». Sebbene gli ebrei dovessero aspettarsi un Messia, non si sarebbero aspettati che fosse il Messia stesso a perdonare i peccati. Sia il perdono dei peccati che la guarigione delle malattie sono menzionati nel Salmo 103:3, ma entrambi sono specificamente compito del Signore.

Da un punto di vista naturale, dire all’uomo «i tuoi peccati sono perdonati» sarebbe stato altrettanto assurdo quanto ordinare a un paralitico di camminare.

Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1131; l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 732; il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1234; e *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 148.

D: In Mt 9,9 (KJV), cosa significa «ricevuta doganale»?

R: Significa riscuotere le tasse.

D: In Mt 9,9-10, qual è il contesto relativo a Matteo e ai suoi amici?

R: Matteo (che significa «dono di Dio» o, forse, «fedele») è la stessa persona conosciuta come Levi nel Vangelo secondo Marco. Entrambi sono nomi ebraici. L’episodio si svolgeva alle porte di Cafarnao, dove era di stanza una guarnigione romana. Un esattore delle tasse in quel luogo avrebbe dovuto parlare correntemente sia l’aramaico che il greco, sebbene anche il latino sarebbe stato d’aiuto. Non sappiamo con certezza quale fosse la lingua principale parlata durante il banchetto, né se l’aramaico venisse parlato quasi per nulla. In ogni caso, nessun fariseo o ebreo che si rispetti si sarebbe fatto vedere lì, a mangiare con i «peccatori».

Gli esattori delle tasse erano disprezzati perché riscuotevano le imposte per conto degli occupanti romani. Inoltre, ci si aspettava che applicassero tariffe superiori a quelle richieste dal governo e che trattenessero la differenza. Le occasioni per applicare tariffe ancora più elevate e approfittare degli altri erano così numerose che sarebbe stata una tentazione difficile da resistere.

Dato che c’erano molti ospiti, forse la casa di Matteo era spaziosa, oppure la cena potrebbe essersi svolta in un cortile esterno della casa. Probabilmente durante la cena gli ospiti furono invitati a diventare anch’essi discepoli. (Gesù aveva molti discepoli oltre alla cerchia ristretta dei Dodici.) Come afferma il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1234 riguardo a Matteo: «Perse un lavoro agiato, ma trovò un destino. Ha perso un buon reddito, ma ha trovato l’onore. Ha perso una comoda sicurezza, ma ha trovato un’avventura che non avrebbe mai nemmeno sognato». Immaginate se Matteo avesse detto «no» quando Gesù glielo chiese. Matteo non sarebbe diventato un apostolo, non avrebbe scritto il Vangelo e avrebbe invece semplicemente trascorso i suoi giorni come un uomo senza scopo, abbastanza benestante ma disprezzato e in seguito dimenticato, un uomo anonimo.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 39; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 223-224; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pagg. 150-151; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 733.

D: In Mt 9,12, cosa intendeva dire Gesù quando affermò che solo i malati hanno bisogno di un medico?

R: Tutti sono malati, ma solo coloro che si rendono conto di esserlo cercano un medico. Quindi, in un certo senso, l’accusa che mossevano a Gesù era assolutamente vera. Ma mangiando con i farisei, o con chiunque altro del resto, Gesù avrebbe mangiato anche con i peccatori! Poiché Gesù aveva appena dimostrato di poter perdonare i peccati del paralitico, poteva perdonare anche i peccati degli esattori delle tasse. Se qualcuno afferma di non voler andare in chiesa perché è piena di persone imperfette e peccatrici, rispondetegli che ciò non dovrebbe fermarlo, poiché la chiesa ha sempre posto per un’altra persona! Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1234-1235, e «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pag. 152.

D: In Mt 9,13, perché Gesù menzionò il fatto che Dio desidera la misericordia e non il sacrificio?

R: Gesù fa riferimento a Osea 6,6. Sebbene Dio avesse comandato sia il sacrificio che la misericordia, Egli era più interessato a che avessimo un cuore misericordioso piuttosto che al sacrificio stesso. Proprio come ai tempi di Osea, anche ai tempi di Gesù alcune persone religiose si curavano poco degli altri ed erano più preoccupate di frequentare le persone “giuste”. Gesù si preoccupava dei pubblicani e dei peccatori smarriti e li rimproverava perché non riconoscevano che tutti sono peccatori davanti a Dio e che non avevano alcun motivo di ritenersi migliori degli altri peccatori. Gli scribi e i farisei rivelarono il loro vero cuore perché non accusarono mai Gesù di essere un pubblicano o un peccatore, ma di frequentare quelle persone. Per ulteriori informazioni, si vedano *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pagg. 118-119, e *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 152.

D: In Mt 9,14, perché i discepoli non digiunavano?

R: Gesù non disse che i suoi discepoli non avrebbero mai digiunato, ma piuttosto che non avevano bisogno di digiunare finché Gesù fosse rimasto con loro nella carne. Per i veri scopi del digiuno, si veda la discussione su Matteo 6:16-18. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pp. 226-227.

D: In Mt 9,16-17 e Mc 2,21-22, qual è il significato delle analogie relative agli abiti e agli otri?

R: Anche nel mondo naturale non è sempre possibile adattarsi gradualmente a qualcosa di nuovo. A volte è necessario «rompere gli schemi», cambiare paradigma o ricominciare da capo. Gesù stava dicendo qui che, per accettare il Suo insegnamento, la rottura era talmente radicale che occorre rinascere (Giovanni 3:5-7) e diventare una nuova creazione (2 Corinzi 5:16-17). Si veda anche la discussione su Mc 2,21-22.

Purtroppo, nell’antichità, le persone contro cui Paolo si espresse nella Lettera ai Galati, chiamate giudaizzanti, cercavano proprio di fare questo: mescolare la grazia e gli insegnamenti di Gesù con la Legge e i comandamenti dell’Antico Testamento. In modo diverso, anche alcuni avventisti del settimo giorno agiscono così.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 227; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 40; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 153; e *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1235-1236.

D: In Mt 9,20, cosa c’è di speciale nell’orlo di un indumento?

R: Probabilmente si trattava delle nappe sul bordo dell’abito. Queste potevano essere considerate una parte più sacra dell’abito, poiché le nappe con un filo blu al centro erano prescritte in Numeri 15:38 e seguenti; Deuteronomio 22:12.

La donna sembrava molto riservata al riguardo. Secondo Levitico 15,19-33, il suo flusso continuo di sangue l’avrebbe resa impura, pertanto non avrebbe dovuto mescolarsi alla folla in spazi ristretti per avvicinarsi a Gesù.

Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1131; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 154; e l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 733.

D: In Mt 9,20-22, Mc 5,27-34 e Lc 8,43-49, perché Gesù chiamò pubblicamente la donna affetta da emorragia?

R: La guarigione fisica non era il motivo per cui Gesù era venuto sulla terra. Gesù era più interessato alla fede della donna che alla sua semplice malattia fisica. Come ha osservato con arguzia un pastore a proposito di questo miracolo pubblico: «Alla fine della nostra corda c’è l’orlo della veste di Gesù».

D: In Mt 9,20-22 e Mc 5,27-34, è la quantità di fede che possediamo a determinare se le nostre preghiere vengono esaudite?

R: È un fattore determinante. Per le preghiere che sono conformi alla volontà di Dio, dobbiamo avere fede quando preghiamo. Giacomo 1,6-7 afferma che dobbiamo chiedere senza dubitare, poiché una persona indecisa non otterrà ciò che chiede. Tuttavia, se crediamo, ma nutriamo ancora qualche dubbio, possiamo chiedere, pur riconoscendo onestamente la nostra incredulità come fece l’uomo in Marco 9,24, e Dio esaudirà la nostra preghiera. È inoltre confortante sapere che lo Spirito Santo intercede per noi nella preghiera, come indicato in Romani 8,26-27.

Naturalmente, anche se chiediamo qualcosa con più fede di quanta chiunque abbia mai avuto nel chiedere qualcosa prima d’ora, e non è volontà di Dio concedercela, allora Dio non lo farà, come dimostra Giacomo 4:3. Questo è un aspetto di una questione più ampia: quando Dio risponde alla preghiera e quando, secondo le Scritture, non lo fa. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Matteo 7,7-11 e «Hard Sayings of the Bible», pagg. 419-421.

Si veda la sezione dedicata ai Vangeli per le domande sulla figlia di Giairo.

D: In Mt 9,23-26, perché ricorrere a piangitrici professioniste?

R: Le piangitrici a pagamento erano una pratica comune, in modo da avere il tempo di occuparsi di tutti gli ospiti presenti al funerale. Secondo la Mishnah Ketuboth 4:4, anche una famiglia povera avrebbe dovuto pagare due suonatori di flauto e una piangitrice professionista. Alcuni hanno definito questo fenomeno «dolore artificiale». La morte è un grande business, allora come oggi. Per ulteriori informazioni, si vedano The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 231, e il Believer’s Bible Commentary, pag. 1236.

D: In Mt 9,28-31, perché questi due ciechi, che avevano la fede per credere in Gesù, non ebbero l’obbedienza necessaria per astenersi dal diffondere la notizia agli altri?

R: Si tratta di una questione interessante. Questi ciechi «videro» che Gesù era il Figlio di Davide, cioè il Messia, meglio della maggior parte di coloro che vedevano. Questi uomini ebbero la fede di rivolgersi a Gesù quando non c’era altra alternativa. Tuttavia, sebbene si fossero rivolti a Gesù con fede per le cose importanti, non Gli obbedirono in questa piccola questione. Forse pensavano che diffondere la notizia in quel momento sarebbe stato utile, e presuntuosamente ritenevano di sapere meglio di Gesù cosa fosse utile.

Ecco la situazione interessante ma triste di persone dotate di discernimento spirituale, che avevano grande fede in Gesù, ma che poi scelsero deliberatamente di disobbedirgli. La saggezza e la fede non servono a molto senza l’obbedienza. Sì, essi riacquistarono la vista, ma Gesù non ricevette in questa occasione dei servitori obbedienti.

Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1236-1237, e il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pagg. 232-233.

D: In Mt 9,38, dovremmo pregare oggi affinché ci siano più operai per la messe?

R: Sì, questa è una preghiera spesso trascurata. Preghiamo per la messe, ovvero affinché le persone vengano a Cristo e diventino Suoi discepoli, ma dovremmo anche pregare per un maggior numero di mietitori che Dio possa utilizzare per evangelizzare i non cristiani, poiché Gesù afferma che gli operai saranno pochi, nel senso che saranno troppo pochi. A volte, quando i tempi sono difficili e le condizioni economiche sono avverse, anche coloro che svolgono il ministero pastorale e operano nel campo missionario possono sentirsi scoraggiati e desiderare di andarsene. Gli operai sono inviati da Dio, ma dovrebbero rimanere in missione finché Dio non li chiami a svolgere un altro compito. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1237.

D: In Mt 10,1, i discepoli potevano già guarire prima di allora?

R: Indipendentemente dal fatto che avessero già guarito alcune malattie in precedenza, in questo passo Gesù stava conferendo loro il potere su ogni malattia. A proposito, Matteo 10:2 è la prima volta in cui vengono chiamati apostoli.

D: In Mt 10,3 (KJV), chi è «Lebbaeus»?

R: Si tratta della stessa persona di Taddeo.

D: In Mt 10,4 e Mc 3,18, come poteva Simone il Cananeo essere uno dei discepoli di Gesù, dato che Simone [presumibilmente] non era ebreo?

R: La KJV e la NKJV riportano «Canaanita», con la NKJV che presenta una nota a piè di pagina in cui si precisa che il testo maggioritario è «Cananaeo». Le prime edizioni della NASB e della NRSV riportano «Canaaneo». La BSB e la NASB 2020 riportano «zelota».

Che Simone non fosse affatto ebreo o lo fosse solo in parte non è questo il punto. Gesù poteva chiamare a sé discepoli di qualsiasi nazionalità. Per inciso, in Marco 3:8 molti abitanti delle città pagane di Tiro e Sidone vennero a trovare Gesù. Tiro distava circa 35 miglia dal Mare di Galilea, mentre Sidone si trovava a 25 miglia da Tiro.

Il termine greco Kananaios potrebbe essere una traslitterazione dell’aramaico qan’an, che significa “zelota”. Luca 6,15 e Atti 1,13 lo chiamano “Simone lo Zelota”. Lo stesso affermano l’Expositor’s Bible Commentary, volume 8, pagg. 237 e 239, l’Asimov’s Guide to the Bible, pag. 840, e l’Expositor’s Greek Testament, vol. 1, pag. 158. Ciò solleva tuttavia un punto interessante. Se uno dei discepoli di Gesù fosse stato un zelota e un altro, Matteo, un esattore delle tasse, essi sarebbero stati politicamente diametralmente opposti, almeno prima di convertirsi a Cristo. Si veda l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 734, per ulteriori approfondimenti al riguardo.

D: In Mt 10,4; Mc 3,19; Lc 6,16; Gv 6,71, cosa significa «Iscariota»?

R: Il padre di Giuda si chiama Simone in Giovanni 6,71 e 13,26, quindi non si tratta del nome di suo padre. Esistono due interpretazioni sul significato di «Iscariota».

1. «Iscariota» potrebbe significare «uomo del pugnale».

2. Potrebbe significare «uomo (ish) di Kerioth», che era il nome di due città della Giudea. Per ulteriori informazioni, si consultino varie fonti, tra cui l’Enciclopedia Archeologica della Terra Santa, pag. 212, e il Commentario Biblico dell’Expositor, vol. 8, pag. 239.

D: In Mt 10,5-6, perché Gesù ordinò esplicitamente ai Suoi discepoli di non recarsi nei villaggi samaritani?

R: Si trattava di una questione di tempistica, poiché Gesù aveva esplicitamente ordinato loro di recarsi in Samaria in Atti 1,8.

Gesù fu inviato prima in Israele e poi nel resto del mondo. Gli apostoli si recarono dapprima in Giudea, poi in Samaria e infine fino ai confini della terra. Quando Paolo si recava in una nuova città, anche lui seguiva lo schema di predicare prima nella sinagoga. In molte situazioni odierne potrebbe esserci un tempismo che Dio desidera che anche noi seguiamo.

D: In Matteo 10,5-6, che ne è da pensare dell’affermazione dei musulmani ahmadiyya secondo cui pagheranno 20.000 dollari a chiunque riesca a trovare la prova che Gesù sia venuto per tutti gli uomini e non solo per gli ebrei?

R: La Bibbia, dall’Antico Testamento all’Apocalisse, è coerente nell’affermare che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, non solo degli ebrei. Immagini per un istante che il messaggio di Gesù non fosse destinato ai gentili. Avrebbe allora detto a tutti i circa mezzo milione di cristiani dei primi tre secoli dopo Cristo: «Non dovete seguire gli insegnamenti di Gesù; Dio vuole che torniate ad adorare i vostri idoli pagani!» – naturalmente no, è assurdo! – proprio come lo è questa domanda. Ma esaminiamola comunque in dettaglio.

Da un lato possiamo distinguere tra il ministero di Gesù prima della Sua crocifissione, il messaggio di Gesù e Gesù dopo la Sua risurrezione. Ma in tutti e tre i casi, Gesù non era destinato solo agli ebrei. Durante il Suo ministero terreno, Gesù stesso si rivolse principalmente (ma non esclusivamente) alle «pecore smarrite della casa d’Israele» (Matteo 15:24). Egli annunciò la Sua salvezza innanzitutto e principalmente agli ebrei. Ma inoltre:

a) L’Antico Testamento profetizzava che Gesù fosse destinato a tutti i popoli.

b) Gesù si recò dai samaritani, che erano per metà ebrei

c) Gesù era destinato anche ai gentili (non ebrei); si recò persino a trovare i gentili al di fuori di Israele.

d) Gesù affermò che il Suo messaggio era destinato a tutti, non solo alla nazione ebraica.

e) Gesù non ha mai affermato che il Suo Vangelo fosse limitato agli ebrei.

f) Infine, gli apostoli di Gesù sarebbero stati nella posizione migliore per comprendere ciò che Gesù insegnava.

Ecco le prove.

a) Dio nell’Antico Testamento affermò che il Messia era destinato a tutti i popoli

Isaia 9:1-7 è una famosa profezia messianica. In Isaia 9:1b si legge: «Ma in futuro Egli onorerà la Via del Mare, oltre il Giordano, la Galilea delle nazioni».

Isaia 42:1-9 è una profezia messianica. Isaia 42:6 recita: «Io, il Signore, vi ho chiamati per uno scopo giusto, e vi prenderò per mano. Vi proteggerò e vi nominerò alleanza per il popolo e luce per le nazioni [i Gentili], per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire i prigionieri dalla prigione e coloro che giacciono nelle tenebre dalla casa di reclusione».

Anche Isaia 49:1-7 è messianico, ma si presti particolare attenzione a Isaia 49:6: «Egli dice: “Non basta che tu sia il mio Servo, per risuscitare le tribù di Giacobbe e per ricostituire i protetti d’Israele. Ti renderò anche una luce per le nazioni, per portare la mia salvezza fino ai confini della terra”».

b) Gesù si recò dai Samaritani, che erano per metà ebrei

In Giovanni 4:1-42 Gesù predicò non solo alla donna al pozzo, ma anche agli altri abitanti del villaggio samaritano. I samaritani chiesero a Gesù di rimanere con loro, e così Gesù rimase con loro per due giorni. «E molti altri credettero grazie al Suo messaggio. Dissero alla donna: “Ora crediamo non solo per le tue parole; abbiamo udito noi stessi e sappiamo che quest’uomo è veramente il Salvatore del mondo”».

Ma Luca 17,11-18 mostra che i samaritani erano ancora considerati stranieri e non ebrei.

c) Gesù si recò dai gentili a est e a nord di Israele

Marco 7:24-30 Gesù si recò nella regione di Tiro (a nord di Israele, in Fenicia) e guarì la figlia di una donna. Ora, quella donna non era una donna ebrea che viveva fuori da Israele. Piuttosto, il testo afferma esplicitamente che era greca, di origine siro-fenicia. Poiché si sosteneva che Gesù fosse solo per gli ebrei, e non semplicemente principalmente per gli ebrei, questo singolo caso da solo confuta l’affermazione «solo».

Matteo 8:28-34 Gesù guarì gli indemoniati di Gadara. Il territorio dei Gadarenesi si trovava sul lato orientale del Mare di Galilea, nella regione non ebraica, di lingua greca e dedita all’allevamento dei maiali, chiamata Decapoli. Si vedano anche Marco 5:1-20 e Luca 8:26-39. Proprio come la donna siro-fenicia, questi non erano semplicemente dei non ebrei che si trovavano casualmente presenti. Gesù si recò deliberatamente fuori da Israele per predicare e trasmettere il Suo messaggio di salvezza a questi non ebrei.

Marco 7:31-37 Gesù compì pubblicamente un miracolo nella Decapoli, termine greco che significa «dieci città». Si trattava di una regione popolata da coloni greci nell’odierna Siria e Giordania; nessuna parte della Decapoli si trovava in Israele.

Marco 8:1-10 Dopo aver sfamato la folla di cinquemila persone in Israele, Gesù attraversò in seguito il Mare di Galilea, dirigendosi verso est, nella zona dei gentili, e sfamò i quattromila. Anche questo avvenne nella Decapoli, le dieci città dei coloni greci.

d) Il Vangelo di Gesù era destinato a tutte le nazioni

Gesù disse ai Suoi discepoli di diffondere il Suo messaggio a «tutte le nazioni», non solo alla nazione ebraica.

Luca 24:45-47 «Allora Egli [Gesù] aprì loro la mente affinché comprendessero le Scritture. E disse loro: “Ecco ciò che è scritto: il Cristo dovrà soffrire e risorgere dai morti il terzo giorno, e nel Suo nome saranno proclamati a tutte le nazioni, a cominciare da Gerusalemme, il pentimento e il perdono dei peccati”». Qui non si dice semplicemente “in tutte le nazioni”, ma piuttosto “a tutte le nazioni”.

Matteo 28:18-20 «Allora Gesù si avvicinò a loro e disse: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente”». Qui non si dice semplicemente «fate discepoli in tutte le nazioni», ma piuttosto «fate discepoli di tutte le nazioni».

Matteo 8:11-12 Dopo aver guarito il servo del centurione, Gesù disse: «Vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente per partecipare al banchetto con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esterne, dove ci saranno pianto e stridore di denti». Si veda anche Luca 7:1-10 per quanto riguarda il servo del centurione e Luca 13:28-30 per gli altri che partecipano al banchetto. Gesù NON sta semplicemente dicendo che il popolo ebraico verrà da altre terre, poiché i figli del regno sono gli ebrei, mentre i non-figli provenienti dall’oriente e dall’occidente verranno.

Marco 3:7b-8 «… una grande folla proveniente dalla Galilea, dalla Giudea, da Gerusalemme, dall’Idumea, dalla regione al di là del Giordano e dai dintorni di Tiro e Sidone. La grande folla si recò da Lui quando udì quali grandi cose Egli stava compiendo». Se qualcuno tentasse di sostenere che dovessero essere venuti solo ebrei provenienti da quei luoghi (altrimenti l’argomento del «solo» verrebbe meno), la predicazione di Gesù alla donna greco-siro-fenicia a Tiro smentisce tale affermazione.

Luca 2:32 Quando Gesù era ancora un neonato, il profeta Simeone profetizzò che Egli sarebbe stato «una luce, per rivelazione alle nazioni e per gloria del Suo popolo Israele». Mentre l’ultima parte della frase indica che Gesù era destinato anche agli ebrei, la parte sottolineata mostra che Gesù era una «rivelazione» per le nazioni, e le nazioni sono i non ebrei.

Luca 3:14 Alcuni soldati romani chiesero a Giovanni Battista cosa dovessero fare, ed egli lo disse loro. Perché Giovanni Battista avrebbe dato istruzioni a questi occupanti non ebrei su cosa fare se Gesù non fosse stato destinato anche a loro?

Giovanni 1:4 «In Lui [il Verbo] era la vita, e quella vita era la luce degli uomini». Giovanni avrebbe potuto usare qui la parola «ebrei», ma non lo fece; Giovanni usò la parola «uomini».

Giovanni 1:9-12 «La vera Luce, che illumina ogni uomo, stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e sebbene il mondo fosse stato creato per mezzo di Lui, il mondo non Lo riconobbe. Egli venne tra i Suoi, ma i Suoi non Lo accolsero. Ma a tutti coloro che Lo accolsero, a coloro che credettero nel Suo nome, Egli diede il diritto di diventare figli di Dio».

Giovanni 1:29 «Il giorno seguente Giovanni vide Gesù venire verso di lui e disse: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!”». Giovanni avrebbe potuto dire «che toglie i peccati degli ebrei», ma disse: «che toglie il peccato del mondo».

Giovanni 3:15b-17 «affinché chiunque crede in Lui [il Figlio dell’uomo] abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Suo unico Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio infatti non ha mandato il Suo Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma per salvare il mondo per mezzo di Lui».

e) Gesù dimostrò che il Suo Vangelo non era destinato solo agli ebrei

È necessario comprendere che inizialmente Gesù disse di attendere a Gerusalemme, ma poi disse di andare nel mondo.

Atti 1:4-5 «E mentre erano riuniti, Egli [Gesù] diede loro questo comando: “Non allontanatevi da Gerusalemme, ma aspettate il dono che il Padre ha promesso, di cui mi avete sentito parlare. Giovanni infatti battezzava con acqua, ma tra pochi giorni voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”». Ma poi, in Atti 1:8, Gesù disse: «Riceverete però potenza quando lo Spirito Santo scenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra».

Matteo 25,31-46: Quando Gesù tornerà nella gloria, tutte le nazioni si raduneranno davanti a Lui, e Gesù separerà le persone in pecore e capre. Le pecore, in senso figurato, hanno dato da mangiare, da bere, hanno accolto e vestito Gesù, mentre le capre, in senso figurato, non lo hanno fatto.

In Giovanni 5:22-23 è Gesù a parlare: «Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio proprio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato».

Matteo 21:43: Gesù disse: «Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a un popolo che ne produrrà i frutti».

Matteo 12:50: Gesù disse: «Chiunque infatti fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, è mio fratello, mia sorella e mia madre». Si veda anche Marco 3:34-35. Gesù non disse «gli ebrei che fanno la volontà del Padre mio», ma «chiunque fa la volontà del Padre mio».

Matteo 16:25: «Chiunque infatti vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».

Giovanni 8:12a «Io [Gesù] sono la luce del mondo». Gesù fece forse un’affermazione falsa dicendo di essere la luce del mondo, se fosse stato solo una luce per gli ebrei? No, Gesù non ci ha ingannati!

Giovanni 10:16 Gesù disse: «Ho altre pecore che non sono di questo ovile. Devo condurle anch’esse, ed esse ascolteranno la mia voce. Allora ci sarà un solo gregge e un solo pastore».

Giovanni 12:32 «“E io [Gesù], quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me.” (12:33) Disse questo per indicare il tipo di morte che avrebbe subito». Gesù disse forse allora: «Stavo solo scherzando! Attirerò solo gli ebrei»? – Certamente no.

Giovanni 12:46 «Io [Gesù] sono venuto nel mondo come luce, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre». Quante volte ancora Gesù dovrà ripetere che la Sua luce o il Suo messaggio sono per tutti, prima che cominciamo a prendere sul serio il fatto che sono davvero per tutti?

Giovanni 14:6 «Gesù rispose: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me’». Quante altre vie ha creato Dio affinché le persone potessero giungere a Lui, oltre a Gesù? A proposito, i cristiani affermano che anche le persone devote precedenti a Cristo sono giunte in paradiso attraverso Gesù. Sebbene non sapessero ciò che noi sappiamo di Gesù, esse attendevano con speranza il Messia che sarebbe venuto, offrendo sacrifici animali che coprivano temporaneamente i loro peccati, mentre noi guardiamo indietro al Messia, il quale con il Suo sacrificio ha espiato definitivamente i nostri peccati.

Giovanni 17:20 «Io [Gesù] non prego solo per loro [i discepoli], ma anche per coloro che crederanno in Me grazie al loro messaggio». Pertanto, se un non ebreo credeva nella testimonianza degli apostoli (come hanno fatto tutti i cristiani), allora è incluso tra coloro per i quali Gesù sta pregando. Sebbene sia vero che molti ebrei fossero tra i primi cristiani, a partire dall’epoca del martire Stefano, sempre più non ebrei divennero a loro volta cristiani.

Giovanni 18:37 Gesù afferma: «Chiunque appartiene alla verità ascolta la mia voce». Ascoltare, o non ascoltare, la voce di Gesù, il Suo messaggio, il Suo Vangelo è una questione molto seria. Gesù non disse: «Solo gli ebrei che appartengono alla verità ascoltano la mia voce; i gentili che appartengono alla verità non mi ascolteranno». No, Gesù disse che «chiunque» appartiene alla verità ascolta la Sua voce.

f) Ciò che i discepoli di Gesù dissero riguardo al Suo ministero

Pietro disse in Atti 4:12: «Non c’è salvezza in nessun altro, poiché non c’è sotto il cielo alcun altro nome dato agli uomini mediante il quale possiamo essere salvati». Sebbene sia vero che Pietro si rivolgesse al popolo ebraico, egli disse loro che non c’è alcun altro nome 1) sotto il cielo, 2) dato agli uomini.

1 Giovanni 2:1b-2: «Gesù Cristo, il Giusto. Egli stesso è il sacrificio espiatorio per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per i peccati di tutto il mondo».

Perché l’apostolo Giovanni si recò in Asia Minore, Tommaso andò verso est, probabilmente fino in India, Andrea andò in Scizia e gli altri apostoli si recarono in altri luoghi, per condividere il Vangelo con i non ebrei? Proprio loro, più di chiunque altro, sapevano a chi Gesù volesse che fosse predicato il Suo messaggio, e lo predicarono in tutto il mondo.

Conclusione

Non è corretto tralasciare di leggere, o comunque ignorare, tutti questi versetti, pronunciati in momenti diversi, e considerare solo un singolo versetto riferito a un periodo specifico. Non si può utilizzare Matteo 15:24 per sostenere che Gesù, la luce del mondo, fosse destinato solo alle pecore smarrite di Israele in quel momento del Suo ministero, così come non si può utilizzare Matteo 16:20: «Allora ammonì i discepoli di non dire a nessuno che Egli fosse il Cristo». (Cristo significa Messia). Gesù intendeva dire che non dovevano dire a nessuno che Egli era il Cristo IN QUEL MOMENTO, poiché in seguito disse loro di andare in tutto il mondo, ed è proprio questo che essi compresero. Allo stesso modo, Gesù fu mandato principalmente alle pecore smarrite di Israele IN QUEL MOMENTO (prima della sua crocifissione), e non solo si recò allora presso alcuni gentili, ma disse ai discepoli di diffondere il Suo messaggio in tutto il mondo.

Le prove che Gesù sia venuto per tutti gli uomini sono coerenti, cumulative e schiaccianti. Secondo qualsiasi criterio giuridico (preponderanza delle prove, al di là di ogni ragionevole dubbio, ecc.), la testimonianza della Bibbia e della storia dimostra che Gesù è venuto per tutti i popoli. Solo un giudice o una giuria di parte potrebbero giungere a una conclusione diversa.

Tutte le citazioni sono tratte dalla BSB. Per ulteriori informazioni, si veda *When Critics Ask*, pag. 339.

D: In Mt 10,5-6; 15,24-26, Gesù era forse un razzista venuto solo per gli ebrei? (Il musulmano Ahmad Deedat sosteneva proprio questo.)

R: Assolutamente no, come si può constatare leggendo questi 24 passaggi: Matteo 2:1; 3:9-10; 4:15-16; 5:13-16; 8:1-13; 8:18-28; 10:18; 21:43; 24:14; 25:31-46; 28:16-20; Marco 7:24-30; 7:31-37; 8:1-10 (sponda orientale del Mare di Galilea); Luca 8:22-33; 24:45-47; Giovanni 1:9,29; 3:17; 10:16; 12:46; 14:6; 17:20; 18:27; Atti 1:7-8. Tuttavia, Gesù aveva il senso del tempismo.

Prima della Sua risurrezione, Gesù annunciò il Vangelo innanzitutto al popolo di Dio, gli ebrei. Anche in Atti 1:8, Gesù diede l’ordine di essere Suoi testimoni a Gerusalemme, in Giudea e in Samaria, e poi fino ai confini della terra. Ciononostante, prima della Sua morte e risurrezione, Gesù non solo si occupò della donna siro-fenicia in Matteo 15:24-26, ma si occupò anche dei Samaritani in Giovanni 4:1-42, nonché dei gentili a est del Mare di Galilea.

Dopo la Sua risurrezione, in Matteo 28:19-20, Gesù disse: «Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente». Il messaggio fu ribadito da Dio in Atti 10.

Come nota a margine, anche i musulmani ahmadiyya sostengono che Gesù sia venuto solo per il popolo ebraico.

Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pagg. 244-245.

D: In Mt 10,10; Mc 6,8; Lc 9,3; 22,35-36 e 1 Sam 17,40 (KJV), che cosa si intende per «scrip»?

R: Questa espressione della versione di Re Giacomo indica una borsa o un borsellino, solitamente contenente denaro.

D: In Mt 10,12 (KJV), cosa significa «salutare una casa»?

R: Questa espressione della versione di Re Giacomo significa chiedere la benedizione di Dio sulla casa e su coloro che vi si trovano.

D: In Mt 10,13, cosa significa che la benedizione dei discepoli si posi su una casa oppure ritorni a loro?

R: La «casa» qui si riferisce a coloro che vi risiedono. Essi non dovevano preoccuparsi di benedire «accidentalmente» qualcuno che in realtà non li accoglieva. La benedizione proviene da Dio, non da alcuna magia delle loro parole.

D: In Mt 10,14 e Mc 6,11, perché i discepoli dovevano scrollarsi la polvere dai piedi nei confronti di coloro che non li accoglievano?

R: Si trattava di una testimonianza contro di loro. In altre parole, le persone inospitali avrebbero potuto riconsiderare il proprio comportamento dopo aver assistito a tale rimprovero. Inoltre, sarebbe stata una testimonianza a Dio contro coloro che respingevano il Suo messaggio.

D: Matteo 10,14 e Marco 6,11 significano che non dovremmo mai discutere con nessuno, ma semplicemente andarcene?

R: No, per una serie di ragioni: occorre considerare l’intero incarico speciale affidato in quel momento ai Dodici, e non vi si dice di andarsene se qualcuno si oppone a loro. Piuttosto, di scrollarsi la polvere dai piedi come segno nel momento in cui se ne vanno, qualora nessuno li accolga. Infine, gli apostoli Pietro e Paolo discussero con altri, e anche Apollo, che non era un apostolo, discusse con altri.

Incarichi speciali in quel momento:

Matteo 10:5-20 descrive probabilmente lo stesso evento di Marco 6:11, ed è necessario considerare l’intero brano, non solo una parte di un versetto. Ai dodici discepoli era stato chiesto di non portare con sé né bastone né denaro e di non soggiornare nelle case altrui. Questo non costituisce il modello da seguire per tutta l’opera di evangelizzazione successiva. Il fatto che non dovessero rimanere in un unico luogo a discutere e dibattere (a differenza di quanto fece in seguito Paolo nella Sala di Tiranno in Atti 19:9-10) è ragionevole, poiché inizialmente stavano diffondendo il messaggio.

Anche in quel caso non dovevano andarsene se qualcuno si opponeva a loro. Dovevano invece soggiornare nella casa di chi li accoglieva. Se nessuno in città li accoglieva, allora se ne andavano, scrollandosi la polvere dai piedi.

Scuotere la polvere QUANDO se ne vanno

Il testo greco qui non dice in realtà loro di andarsene. Piuttosto dice di scuotere la polvere dai piedi QUANDO se ne vanno. Sia loro, i futuri cristiani, sia noi, ci troveremmo in situazioni in cui, nello stesso luogo, alcune persone si opponevano a loro e altre li sostenevano. In 2 Corinzi 10:3-6 Paolo dice: «Infatti, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne. Le armi della nostra guerra non sono quelle del mondo. Anzi, hanno il potere divino di abbattere le fortezze. Demoliamo i ragionamenti e ogni presunzione eretta contro la conoscenza di Dio; e rendiamo ogni pensiero prigioniero per renderlo obbediente a Cristo». (BSB)

Gesù in discussione con gli altri

Gesù discusse con i farisei ponendo loro delle domande in Matteo 22:41-46 e in altri passaggi.

In seguito, Gesù cambiò atteggiamento e rivolse un rimprovero molto severo in Matteo 23:1-37.

Gesù disse ai farisei che avrebbero potuto commettere il peccato imperdonabile di bestemmia contro lo Spirito Santo in Matteo 12:22-33.

Gesù ricorse a epiteti offensivi! Definì quegli ebrei «una generazione malvagia e adultera» in Matteo 12:39-41. Definì coloro che si opponevano a Lui «figli dell’inferno» in Matteo 23:15.

Gesù disse esplicitamente ai sadducei che erano in errore perché non conoscevano le Scritture né la potenza di Dio in Matteo 22:29-32.

Pietro, Paolo, Stefano e Apollo discussero con altri

Oltre a Gesù, Paolo stava dimostrando che Gesù era il Cristo ad Antiochia in Atti 9:19-25. Stava riscuotendo sia successo che opposizione. Non se ne andò finché gli ebrei non tentarono di ucciderlo.

Quando Elima si oppose a Paolo in Atti 13:8-12, Paolo lo rimproverò e non se ne andò.

Quando a Efeso scoppiò una rivolta contro Paolo, questi volle parlare con la folla, come riportato in Atti 19:30.

A Gerusalemme, Paolo si rivolse alla folla ostile in Atti 22, 2-22.

Pietro discuteva con i non credenti negli Atti, e Paolo lo faceva ancora più spesso. Affinché nessuno possa affermare che ciò fosse riservato esclusivamente agli apostoli, si consideri che Apollo non era un apostolo, eppure discuteva. Tuttavia, non è corretto presumere che ogni singolo credente sia in grado di discutere con gli altri.

I primi cristiani pre-niceni

I primi cristiani pre-niceni, che Dio utilizzò per trasformare il mondo romano, ricorrevano ampiamente alla persuasione e all’argomentazione nella loro testimonianza. Si andava da un dialogo amichevole e prolungato tra Giustino Martire e Trifone il Giudeo, ad altri come Aristide, Teofilo di Antiochia, Matete a Diogneto e Tertulliano, che descrivevano in dettaglio i presunti atti vergognosi delle divinità greco-romane, fino a Ireneo e Ippolito che confutavano ampiamente tutte le numerose e variegate scuole di gnosticismo. Arnobio ricorse a una satira molto spiritosa nei confronti del paganesimo greco-romano. Lattanzio dimostrò perché la filosofia greca fosse errata. È possibile consultare un elenco all’indirizzo

www.BibleQuery.org/History/ChurchHistory/WhatEarlyChristiansTaughtOnExperienceandPractice.html (o .docx). Effettuate la ricerca a partire da “r1” in minuscolo.

Infine, se non siete d’accordo con me e con altri che vivono nella stessa città, e continuate a ritenere che non si debba persuadere o discutere con chi non la pensa come voi, ma che si debba invece lasciare la città, posso chiamarvi un furgone per il trasloco, se lo desiderate. ;-)
Seriamente, ciò solleva in realtà due domande importanti: in che modo Gesù e i primi cristiani discutevano con chi non era d’accordo con loro, e a che punto dovremmo smettere di discutere e andarcene? Le prossime due domande affrontano questi argomenti.

D: In Mt 10,14 e Mc 6,11, quando dovremmo smettere di discutere con un non cristiano e andarcene semplicemente?

R: Vi sono almeno tre considerazioni da fare.

Pericolo immediato

Se la vostra vita, quella della vostra famiglia o quella di altri cristiani è in pericolo immediato a causa della vostra presenza, potreste valutare se Dio desideri che ve ne andiate. Paolo fuggì da Antiochia quando tentarono di ucciderlo, e i cristiani fuggivano spesso quando venivano perseguitati. Da un lato, dovremmo essere disposti a morire per Cristo, ma dall’altro Dio potrebbe volere che viviamo ancora un po’ per diffondere maggiormente il Vangelo, e la nostra fuga potrebbe essere il mezzo scelto da Dio per preservarci.

Rendimento decrescente contro altre opportunità

Sono giunto al punto in cui non riesco più a dedicare tutto il tempo possibile a testimoniare il più possibile a ogni persona che mi scrive via e-mail, pur avendo ancora tempo per dormire, stare con la mia famiglia e svolgere il mio lavoro regolare. Ad alcune persone potrei dare solo risposte rapide, oppure rifiutare alcune opportunità di ministero, al fine di avere tempo per dedicarmi a ciò che ritengo più importante per me. Una volta Paolo si recò in una città, e alcune persone avevano già accettato Cristo. Paolo avrebbe potuto scegliere di compiere un’opera buona e trascorrere il resto della sua vita in quella città cercando di convertire tutti gli altri abitanti. Invece, Paolo proseguì verso altre città. Non lasciate che il compiere opere buone vi impedisca di compiere opere grandi.
D’altra parte, ho continuato a discutere con persone appartenenti a sette per le quali nutrivo pochissime speranze di pentimento. L’ho fatto perché lì c’erano altri non cristiani e volevo che fossero avvertiti di non unirsi a loro.

Se le vostre discussioni o la vostra predicazione potessero risultare dannose o indurre le persone a chiudere le orecchie

Esito a menzionare questo aspetto perché la maggior parte delle persone ha il problema opposto, ovvero non essere abbastanza audaci nel predicare il Vangelo. Gesù disse di pregare affinché vi fossero più operai per la messe, e Paolo in Filippesi 1:14 era lieto che le sue sofferenze incoraggiassero altri credenti a predicare con maggiore coraggio e senza timore. Inoltre, 2 Corinzi 2:15 afferma che (se agiamo correttamente) emetteremo l’aroma della morte per coloro che stanno perendo. Il Vangelo è scandaloso, e se le nostre parole non scandalizzano mai, non stiamo facendo il nostro dovere. Tuttavia, per quanto il Vangelo possa risultare scandaloso per alcuni, non dobbiamo aggiungere ulteriore scandalo. Dobbiamo dire la verità nell’amore, come recita Efesini 4:15. Soprattutto nella cultura moderna, possiamo esprimere la verità in modo sgradevole o insensibile e allontanare le persone inutilmente. Possiamo condividere il Vangelo così frequentemente con le stesse persone che il nostro insistere può diventare fastidioso. Non vogliamo aumentare l’offesa del Vangelo, ma non vogliamo nemmeno attenuarne l’effetto.

D: In Matteo 10,14-15, 40-42, perché Gesù insegnò che accogliere una persona giusta fosse così importante?

R: Accogliere una persona giusta comportava molte cose. Non significava solo darle il benvenuto, ma anche fornirle aiuto, sostegno e, nei decenni a venire, rifugio dalle autorità che la perseguitavano. Accogliere una persona giusta implicava anche accettare il suo insegnamento ed essere disposti a imparare da lei. Comportava inoltre consentirle di avere una piattaforma per insegnare agli altri.

D: In Mt 10,15, perché nel Giorno del Giudizio sarà più tollerabile per Sodoma e Gomorra che per coloro che non hanno accolto i discepoli nelle loro case?

R: La Scrittura non lo dice, ma Dio giudica le persone in base a ciò che erano in grado di sapere (Romani 4:15; 5:13). Sebbene gli abitanti di Sodoma e Gomorra fossero molto malvagi, sapevano ben poco di Dio. Coloro che non sono così malvagi ma conoscono molto bene Dio, eppure rifiutano i Suoi discepoli, dovranno affrontare un giudizio severo.

D: In Mt 10,16, in che modo essi (e noi) dobbiamo essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe?

R: Molto semplicemente, dobbiamo essere consapevoli degli inganni e delle potenziali trappole che gli altri potrebbero tendere, ma non dobbiamo mai ricorrere noi stessi a stratagemmi malvagi.

D: In Mt 10,19, in che modo lo Spirito Santo dona ai cristiani le parole da pronunciare quando sono perseguitati?

R: Che un cristiano sia o meno oggetto di persecuzione in un determinato momento, a volte lo Spirito Santo fa semplicemente affiorare nella mente di una persona le parole da pronunciare. In secondo luogo, Dio può farvi vedere o sentire cose quotidiane intorno a voi che si ricollegano al messaggio che dovete trasmettere. Ad esempio, proprio prima di parlare agli Ateniesi, Paolo vide molti idoli, oltre a un altare dedicato a un dio sconosciuto. Inoltre, la lettura della Bibbia ci ricorda la verità. Anche se un cristiano conoscesse perfettamente ogni storia e ogni insegnamento della Bibbia, sarebbe comunque importante leggere la Bibbia per ricordarsi della verità.

D: In Mt 10,19-20, quando lo Spirito Santo suggerisce ai cristiani le parole da pronunciare, ciò significa che in quel momento le parole sono inerranti (prive di errori) o infallibili (prive di errori teologici significativi)?

R: A meno che lo Spirito Santo non stia fornendo parole esatte e si possa essere certi che la persona le abbia udite senza errore, è possibile che un cristiano obbediente possa comunque pronunciare parole errate.

D: In Mt 10,21-22, 35-36, perché i membri di una famiglia cristiana si ribellerebbero contro un cristiano?

R: È un male che i familiari di un adoratore di Dio si ribellino contro di lui o contro di lei. Mi è stato raccontato di un ragazzo algerino che si è convertito dall’Islam al Cristianesimo. Quando si rifiutò di abiurare, sua madre stessa gli mise del veleno per topi nel cibo.

D: In Mt 10,23, perché Gesù disse ai cristiani di fuggire dalla persecuzione, dal momento che Dio li protegge?

R: Dio può proteggerci in qualsiasi modo desideri, e un modo per proteggerci è dirci quando fuggire.
Da un lato, non c’è alcuna vergogna nel fuggire, come fecero molti cristiani dopo che Stefano fu lapidato in Atti 8:1-8. Dall’altro lato, vi sono momenti in cui Dio non vuole che fuggiamo, ma che restiamo saldi e soffriamo per Lui. In diverse occasioni, sia Gesù che Paolo si recarono deliberatamente a Gerusalemme, sapendo cosa li attendeva lì.

D: In Matteo 10:23, la venuta di Gesù non si è mai concretizzata, poiché Egli sarebbe venuto prima che essi avessero percorso tutte le città d’Israele? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: No, perché nella loro fuga non avrebbero attraversato tutte le città di Israele prima che Gesù venisse, e non hanno mai attraversato tutte le città di Israele. Questo evento futuro avverrà molto probabilmente durante la tribolazione.

D: In Mt 10,23, cosa significa che Gesù verrà prima che abbiano finito di attraversare tutte le città di Israele?

R: Innanzitutto, cosa non è la risposta; poi alcuni fatti; infine, la risposta.

Non è questa la risposta: si dice che Gesù «verrà», quindi non può riferirsi alla Sua ascensione, quando Gesù se ne andò. Alcuni pensano che si riferisca al giudizio di Gesù sulla distruzione di Gerusalemme, ma qui non viene menzionato nulla riguardo al tempio.

Alcuni fatti: non disponiamo di prove che i discepoli abbiano subito persecuzioni prima della crocifissione di Gesù. Sebbene la distruzione del tempio sia avvenuta nel 70 d.C., se Gesù fosse venuto in modo segreto e invisibile in quel momento, nessuno nella Chiesa primitiva ne avrebbe avuto la minima idea. Infatti, dopo il 70 d.C., circa 14 primi cristiani scrissero del ritorno di Cristo come di un evento futuro.

Due punti nella risposta: in primo luogo, in Matteo 10:21-22 Gesù non sta parlando della predicazione del Vangelo, bensì dell’andare di città in città per sfuggire alla persecuzione. Pertanto, la fuga dalla persecuzione «fa partire il conto alla rovescia», per così dire. A quel tempo i cristiani non rimarranno senza città in cui rifugiarsi prima del ritorno di Cristo. Ciò avverrà in futuro, probabilmente durante la tribolazione.

In secondo luogo, indipendentemente da quando ciò avverrà, non vi è alcuna prova che gli apostoli siano riusciti a visitare ogni città di Israele; pertanto, ciò non è ancora avvenuto.

D: In Mt 10,23 il Vangelo sarà predicato in ogni città, oppure non sarà predicato in Mt 24,14?

R: È importante leggere attentamente i versetti per non fraintenderne il significato. Matteo 24:14 afferma che il Vangelo sarà predicato a tutto il mondo come testimonianza a tutte le nazioni. Ciò non significa che ogni singolo individuo sia costretto ad ascoltarlo; tuttavia, grazie alla televisione, alla radio e a Internet, oggi il Vangelo è stato predicato a quasi tutto il mondo, ad eccezione forse di alcune aree tribali isolate.

Matteo 10:23 non specifica se il Vangelo sarà predicato in ogni città di Israele o meno. Piuttosto, parla della fuga dalla persecuzione, e un cristiano non rimarrà senza città in Israele in cui rifugiarsi prima del ritorno di Cristo.

D: In Mt 10,25, Mc 3,22 e Lc 11,15-19, chi è «Beelzebub»?

R: È il nome di un demone conosciuto con tale appellativo dagli ebrei. «Beelzebub» deriva da Baal, che significa «Signore», e da zebub, che significa «mosche».

D: In Mt 10,26, cosa significa che nulla è nascosto che non debba essere rivelato?

R: Alla fine tutto verrà rivelato. In particolare, nel Giudizio Universale, Dio giudicherà ogni azione (Apocalisse 20,13), ogni parola oziosa (Matteo 12,36-37) e conoscerà persino tutti i nostri pensieri (Salmo 139,2.4).

D: In Mt 10,28, è Dio o Satana che si deve temere per la distruzione sia del corpo che dell’anima all’Inferno?

R: Questo passo si riferisce a Dio.

D: In Mt 10,28, in che modo i corpi fisici vengono distrutti all’Inferno?

R: Il termine greco qui utilizzato è «Gehenna», che indica l’Inferno, ma tale termine si riferisce anche a un grande cumulo di rifiuti situato appena a sud di Gerusalemme. Indipendentemente dal luogo in cui il primo corpo di una persona malvagia venga distrutto, il suo corpo risorto finirà nel Lago di Fuoco e verrà distrutto poiché essa rifiuta di accettare Gesù Cristo come proprio Signore e Salvatore.

D: In Mt 10,33, se un cristiano, in un momento di debolezza, rinnegasse Cristo davanti agli uomini, quel cristiano verrebbe rinnegato da Gesù e andrebbe all’Inferno?

R: Pietro lo fece, ma Pietro fu perdonato. Rinnegare Cristo e pentirsi non è un peccato imperdonabile, poiché nessun peccato è imperdonabile, eccetto la bestemmia contro lo Spirito Santo (Matteo 12:31,32; Marco 3:28-30; Luca 12:10-11).

D: In Matteo 10:34, in che modo Gesù, il principe della pace, è venuto non per portare la pace, ma una spada?

R: Gesù non ha brandito una spada contro nessuno (almeno non fino alla Sua seconda venuta), eppure le famiglie si sono divise e molti cristiani sono stati uccisi a causa del nome di Gesù. Gesù sta dicendo qui che, sebbene Egli sia il Principe della Pace, non si deve presumere che sia già qui per portare la pace sulla terra, anche se Gesù porta ora la pace nei cuori dei credenti, secondo Efesini 2:14-17 e Filippesi 4:6-7.

D: In Matteo 10:37, perché dobbiamo amare Dio più della nostra stessa famiglia?

R: In Marco 12:29-30 Gesù disse che amare Dio era il primo comandamento. Dio ci ha creati e ci ama più di chiunque altro, ed è a Dio che dobbiamo la nostra massima fedeltà.

D: In Matteo 10,41, in che modo riceviamo la ricompensa di un profeta o di una persona giusta accogliendo un profeta o una persona giusta?

R: Ciò è vero almeno in due modi.

1. Quando una persona li accoglie e ne accoglie il messaggio, può convertirsi al cristianesimo e diventare a sua volta una persona giusta.

2. Quando accogliamo un cristiano nel nome di Gesù, compiamo un atto di giustizia, ed è come se accogliessimo Gesù stesso, come afferma Matteo 25,33-40.

D: In Mt 11,3, perché Giovanni chiese a Gesù se fosse il Messia promesso, dal momento che aveva visto lo Spirito scendere su di Lui come una colomba in Gv 1,32?

R: Giovanni Battista si trovava in prigione nella fortezza di Machaerus, presso il Mar Morto, secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio in «Antichità giudaiche», libro 18, cap. 119 (v. 2). Forse Giovanni non aveva sentito parlare dei miracoli e del ministero di Gesù. Oppure forse Giovanni si stava chiedendo se Gesù lo avrebbe liberato in modo soprannaturale dalla prigione. Esistono almeno quattro possibilità complementari:

Dubbio: forse Giovanni stava attraversando un momento di dubbio in quel momento. Lo scrittore della Chiesa primitiva Tertulliano (198-220 d.C.) fu il primo a suggerire questa interpretazione.

Confusione: forse Giovanni vedeva adempiersi le profezie relative alla prima venuta e si interrogava sulle profezie relative alla seconda venuta.

Impazienza: William Hendriksen afferma che «Forse la difficoltà di Giovanni non era la sua fede, ma la sua pazienza. Giovanni prese una decisione molto saggia quando, invece di tenere per sé la sua perplessità riguardo a Gesù, o di discuterne con altri ma non con la persona giusta, la portò davanti a Gesù» (Il Vangelo secondo Matteo, 1973, p. 84).

Sollecitare Gesù: Allo stesso modo, forse Giovanni stava sollecitando Gesù a mostrare maggiore potenza, o entrambe le cose.

D: In Mt 11,3-6, perché Gesù non si limitò a rispondere sì o no?

R: È facile affermare di essere il Messia. Un’altra cosa è sostenere tale affermazione fornendo prove miracolose. Gesù stava ricordando sia a Giovanni che ai Suoi ascoltatori le prove che Egli stesso aveva fornito.

D: In Mt 11,3, ci sono stati momenti nella sua vita in cui stava testimoniando e vivendo per Dio, e si è sentito confuso o deluso?

R: Giovanni Battista predicava la Parola con coraggio e seguiva Dio fedelmente. Per il suo impegno perseverante, Giovanni finì per passare dalla libertà del deserto alla reclusione in prigione, dove in seguito sarebbe stato giustiziato. Ma lo fece per il grande Messia, che avrebbe compiuto opere spettacolari e molto presto si sarebbe rivelato nella sua potenza – solo che ciò non sembrava accadere, almeno secondo i tempi previsti da Giovanni. Giovanni Battista era confuso e voleva semplicemente accertarsi che tutto ciò per cui aveva lavorato e sofferto non fosse stato vano.

Anziché rimproverare Giovanni, in privato o in pubblico, per aver nutrito qualche dubbio, Gesù mandò a dirgli che le cose stavano per accadere e che poteva già osservare i miracoli, utilizzando il linguaggio di Isaia 35,5-6. Poi lo confermò pubblicamente, nonostante il suo dubbio.

Giovanni poteva essere confuso, ma ci sono momenti in cui anche noi possiamo esserlo. A volte il cambiamento in meglio non avviene secondo i nostri tempi. A volte può sembrare che tutto ciò che abbiamo fatto sia stato vano. A volte, come Giobbe, non abbiamo idea del perché stiamo seguendo Dio fedelmente eppure ci accadono così tante cose brutte.

D: Matteo 11,11 e Luca 7,28 insegnano che Giovanni Battista sia andato all’inferno, come sostiene il «Principio Divino» del Rev. Moon a pag. 161?

R: No. Giovanni 10,41-42 mostra che la testimonianza di Giovanni ha portato molti a credere in Gesù. Dobbiamo essere cauti nel condannare un martire che è morto per Dio come se avesse fallito e offeso Dio. Quando Gesù afferma che il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di [Giovanni Battista], si riferisce al fatto che Gesù non aveva ancora aperto la via verso il cielo e che Giovanni Battista era in realtà l’ultimo profeta dell’Antica Alleanza. Inoltre, se Giovanni Battista avesse fallito nel suo insegnamento, perché allora in Matteo 21:32 Gesù disse che il popolo doveva credere a Giovanni Battista?

D: In Mt 11,11 e Lc 7,28, cosa significa che chi è il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di Giovanni Battista?

R: Ciò non significa che Giovanni non fosse salvato o che fosse una persona malvagia, poiché nella prima parte del versetto Gesù lo loda vivamente e, in quanto precursore prescelto, Giovanni occupava un posto che nessun altro nella storia aveva mai avuto. Tuttavia, il Regno dei Cieli non era ancora giunto sulla terra, pertanto Giovanni Battista fu ucciso prima di poterne far parte. Inoltre, la comprensione spirituale dei credenti sarebbe stata superiore a quella di Giovanni Battista.

Esistono anche tre ulteriori punti di vista, e tutti potrebbero essere veri.

Idioma ebraico: questa espressione è molto simile a un detto rabbinico di Johanan ben Zakkai, uno dei più rispettati studiosi del I secolo, che si definiva «il più piccolo» tra gli ottanta discepoli di Hillel; tale affermazione non intendeva sminuire lo status di Giovanni, ma esaltare quello dei suoi contemporanei.

Nessuno prima di Gesù: nemmeno Giovanni Battista era ancora nel Regno dei Cieli. Nessuno lo era, finché Gesù non aprì la via attraverso la Sua morte e risurrezione.

Posizione relativa in cielo: Si ricordi che Giovanni Battista era pieno di Spirito Santo fin da prima della nascita. Si ipotizza che forse i credenti in cielo, che hanno dovuto essere rigenerati dopo la nascita, avranno una posizione più elevata rispetto a chi non ha dovuto passare attraverso questo processo.

D: In Mt 11,12-13, in che modo il Regno dei Cieli ha subito violenza?

A: Dal momento dell’imprigionamento di Giovanni Battista (e della sua successiva esecuzione) fino ad oggi, vi è stata e vi sarà violenza contro il Regno dei Cieli. Gesù affermò ciò dopo che Giovanni Battista, all’epoca imprigionato da Erode, gli aveva inviato un messaggio. Molti ritengono che la violenza e gli uomini violenti o prepotenti non siano un elemento positivo, bensì negativo. Tuttavia, altri lo considerano un aspetto positivo.

D: In Mt 11,12-13, fin dai tempi del Nuovo Testamento, in che modo gli uomini energici hanno fatto progredire, o hanno cercato di far progredire, il Regno di Dio?

R: Entro 50 anni dal Concilio di Nicea I, i membri della Chiesa perseguitavano gli altri per far progredire la Chiesa. Potrebbe sorprendere alcuni cristiani il fatto che Satana e i demoni NON stiano dedicando tutti i loro sforzi al tentativo di distruggere la Chiesa. Perché distruggere qualcosa se è possibile appropriarsene in gran parte e utilizzarla come strumento per i propri scopi malvagi? La distruzione è solo una delle tattiche di Satana; l’infiltrazione ne è un’altra. Sebbene l’Inquisizione spagnola sia l’esempio più noto, vi sono innumerevoli crociate e persecuzioni contro valdesi, ebrei, protestanti e altri.

D: In Mt 11,14; 17,12; Mc 9,11-13 e Lc 1,17, in che senso Giovanni Battista era nello Spirito e nella potenza di Elia? Era forse la reincarnazione di Elia?

R: No. Egli venne nello spirito e nella potenza di Elia, ma Giovanni non era la reincarnazione di Elia. Nella prima venuta di Gesù, Giovanni aveva lo scopo e la missione di Elia. Naturalmente, Elia stesso (non Giovanni) apparve brevemente durante la trasfigurazione. Molti ritengono che Elia sarà uno dei due testimoni che appariranno proprio prima della settima tromba in Apocalisse 11:3-12.

Il primo autore di cui si abbia notizia ad aver trattato questo versetto è Giustino Martire (circa 138-165 d.C.), il quale osservò che il concetto di possedere lo spirito di un altro non è esclusivo di Elia e Giovanni Battista. Dio promise che Giosuè avrebbe avuto lo spirito di Mosè. (Dialogo con Trifone il Giudeo, cap. 49, p. 220). Anche Eliseo ricevette una doppia porzione dello spirito di Elia in 2 Re 2:9-10.

Giovanni aprì la strada a Gesù, poi si fece da parte per lasciargli il posto.

D: In Mt 11,16-17 e Lc 7,32, in che senso quella generazione era simile a bambini capricciosi nella piazza del mercato?

R: I bambini possono ascoltare con scarsa attenzione, hanno la memoria corta e a volte possono essere molto irragionevoli. Possono avere difficoltà a vedere qualsiasi prospettiva che non sia la propria. Gesù spiega perché ha detto questo in Luca 7,33-35: da un lato, criticavano Giovanni Battista perché non beveva vino né mangiava cibi normali, e poi, voltandosi, criticavano Gesù perché beveva vino e mangiava cibi normali.

Ho assistito a una situazione simile a Salt Lake City mentre svolgevo il mio ministero tra i mormoni. I mormoni mi chiedevano se fossi mai stato mormone, e io rispondevo «no». Dato che non ero mai stato mormone, come avrei potuto comprendere ciò che insegnavano? Facevano la stessa domanda ai cristiani ex-mormoni, e questi rispondevano «sì». Come potevano ascoltare qualcuno che era apostata e aveva abbandonato la loro chiesa? A quanto pare, con alcune persone è impossibile comunicare.

D: In Mt 11,20, perché Gesù denunciò queste città nominandole espressamente?

R: Il termine greco qui utilizzato per «denunciare», oneidizein, indica un rimprovero o un’indignazione molto forte. Gesù non si limitava a dire che, se non Lo avessero accettato come il Messia, sarebbero andati perduti. Ma, in modo ancora più forte, Gesù sta affermando che nel giudizio finale sarà meglio per città malvagie e empie come Sodoma e Gomorra che per queste città. Il grado di punizione tiene conto delle opportunità concesse. In secondo luogo, Gesù era indignato dal fatto che non credessero che Egli provenisse da Dio, anche dopo aver compiuto quei miracoli nelle loro città.

Come nota a margine, non sappiamo con certezza dove si trovi Corazin, ma probabilmente si trattava del sito dell’odierna Khirbet Kerazeh, che si trova a due miglia a nord-est di Cafarnao.

D: In Mt 11,23-24, perché Sodoma sarebbe disposta a pentirsi in questo contesto?

R: Gesù sta usando qui un’iperbole per dire che se il popolo di Sodoma avesse avuto la conoscenza di Dio che possedevano gli ebrei, non sarebbe stato così malvagio da meritare la distruzione. Persino gli Assiri si pentirono quando Giona andò da loro, ma alcuni abitanti della Galilea non volevano pentirsi nemmeno quando Dio stesso si presentò loro.

D: In Mt 11,25-26, perché Gesù ringraziò il Padre per aver nascosto la verità ai cosiddetti saggi?

R: Non sarebbe strano se le persone più intelligenti e coloro che possono permettersi un’istruzione superiore fossero, per il solo fatto della loro conoscenza, più graditi a Dio o più vicini al Cielo? Non è così; vi è parità di condizioni per quanto riguarda l’intelligenza e l’istruzione. Coloro che sono disposti a riconoscere davanti a Dio la propria impotenza sono vicini a Dio, come dimostra la parabola del fariseo e del pubblicano.

D: In Mt 11,25-26, in che modi Dio impedisce alle persone di comprendere la Sua saggezza?

R: Le persone che erano così intelligenti da ritenere di poter comprendere la vita indipendentemente da Dio. Essere saggi non è un male, ma confidare nella propria saggezza anziché in Dio lo è.

D: In Mt 11,25-26, dovremmo mai ringraziare Dio per aver nascosto la verità?

R: È meglio semplicemente ringraziare Dio per la verità e per il modo in cui l’ha rivelata. Gesù sta dicendo che le persone più intelligenti non hanno alcun vantaggio rispetto a quelle meno intelligenti nel trovare la verità su Dio. La verità è stata nascosta in modo tale che le persone non possano trovarla con la propria saggezza, a prescindere da Dio. Eppure, paradossalmente, coloro che desiderano conoscere la verità la troveranno, anche se sono solo bambini piccoli.

D: In Mt 11,27, in che modo tutte le cose sono affidate a Gesù?

R: Tutte le cose sono consegnate a Gesù in diversi modi. Tutti si prostreranno davanti a Gesù, Gesù giudicherà gli uomini e Gesù ci ha salvati.

Tuttavia, il punto principale che Gesù sta sottolineando qui non è che Gesù sia «un» salvatore, ma piuttosto che non vi sia salvezza se non attraverso Gesù che ci salva. Un adulto di oggi, un neonato o una persona morta in epoche precedenti, prima che Cristo fosse loro conosciuto, o va in Paradiso attraverso Gesù, oppure non vi va affatto.

D: In Mt 11,27, in che senso nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e coloro ai quali il Figlio rivela il Padre?

R: Ciò è vero non solo in un modo, ma in due modi.

Conoscenza: se Dio lo avesse voluto, avrebbe potuto nascondersi, in modo tale che non fossimo in grado di sapere quasi nulla di Lui. Dio ha scelto di rivelarsi, in parte attraverso Abramo e i profeti, ma la rivelazione più completa di Sé è avvenuta con la venuta di Gesù Cristo sulla terra.

Salvezza: Tutti coloro che sono stati salvati, e tutti coloro che saranno salvati, sono salvati attraverso il Messia, Gesù. Anche le persone che seguivano il Dio vero prima della nascita di Gesù, e che non conoscevano il nome di Gesù, sono salvate attraverso Gesù. Atti 4,12 afferma che la salvezza non si trova in nessun altro. Filippesi 2,9-11 dice che al nome di Gesù ogni ginocchio si piegherà, nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore.

D: In Matteo 11:27, perché Gesù afferma che nessuno conosce il Padre se non il Figlio e chiunque il Figlio scelga di rivelarglielo, dal momento che il Salmo 145:18 afferma che Dio è vicino a tutti coloro che Lo invocano?

R: Il libro «Le nove domande che la gente pone sull’ebraismo», alle pagine 86-87, solleva questo argomento. Nella risposta occorre considerare tre punti.

Tutti coloro che Gesù sceglie: Gesù non ha mai affermato che solo Lui avrebbe conosciuto il Padre. Piuttosto, Gesù ha detto che solo Lui e coloro che Gesù sceglie conosceranno il Padre.

Periodo di tempo: Gesù non specificò se ciò avvenisse nel futuro, in occasione del giudizio finale, nel presente, nel passato o in tutti questi casi. Questa affermazione è vera in riferimento al futuro, poiché alla fine tutti compariranno davanti a Cristo, che è il nostro giudice, come dimostra Giovanni 5,22-23. Le parole di Gesù erano vere anche ai Suoi tempi, poiché in Giovanni 8:24 Egli disse agli ebrei che, se Lo avessero respinto, sarebbero davvero morti nei loro peccati. Ciò potrebbe sembrare ingiusto a chi pensava che andare in Paradiso consistesse semplicemente nel leggere le Scritture e nell’affidarsi alle parole, piuttosto che nell’obbedienza. Tuttavia, in Giovanni 14:6 Gesù affermò di essere la via, la verità e la vita, e che nessuno sarebbe giunto al Padre se non attraverso di Lui. Tuttavia, in un certo senso, le parole di Gesù erano vere anche prima del Suo tempo. Non solo Egli era con gli Israeliti nel deserto, secondo 1 Corinzi 10:4, ma la Sua crocifissione e risurrezione, che hanno portato la vita a tutti i credenti, sia quelli vissuti prima che dopo Cristo, erano state pianificate fin dalla fondazione del mondo, come riportato in Atti 2:23.

Rapporto speciale: Detto tutto ciò, Gesù e lo Spirito Santo hanno effettivamente un rapporto speciale con il Padre che nessun altro possiede.

D: In Matteo 11:28, in che modo Gesù ci dona riposo?

R: Possiamo applicare questa verità alla nostra vita in almeno cinque modi.

Libertà dalla paura: Dio si prenderà cura di noi e non ci accadrà nulla se non ciò che Dio permette. 1 Pietro 1:6-9 e 1 Corinzi 2:9 mostrano che le glorie del Cielo faranno sembrare insignificanti le sofferenze che sopportiamo sulla terra.

Libertà dall’ansia e dalle preoccupazioni: nel Discorso della Montagna, Gesù sottolinea in modo specifico il nostro valore agli occhi di Dio, nonché l’inutilità e l’inopportunità di preoccuparsi. Filippesi 4,6-7 afferma che non dobbiamo essere in ansia per nulla, ma presentare le nostre richieste a Dio.

Libertà dal proprio lavoro, dai propri obiettivi e dalle proprie ambizioni: quando diventiamo cristiani, il nostro metro di misura del successo viene ridefinito. Il successo non consiste solo nel realizzare ciò che Dio vuole che realizziate, ma nell’essere tutto ciò che Dio vuole che siate. Non è altro che questo. Non dobbiamo più preoccuparci di avere successo agli occhi degli altri o di essere all’altezza degli ideali culturali.

Libertà dalla preoccupazione per il Giudizio: nel Giorno del Giudizio, i cristiani potranno presentarsi senza timore. Cristo giudicherà i cristiani in base alle loro ricompense (o alla perdita delle stesse), ma i cristiani possono avere la certezza della salvezza e di sfuggire al Lago di Fuoco.

Libertà eterna: la nostra libertà inizia proprio ora sulla terra, in modo limitato. Ma avremo la libertà come figli del Re dei Cieli, per sempre.

Il libro *When Critics Ask*, a pag. 342, riassume bene il concetto: «La vita di un credente è “facile” in quanto porta “riposo alle vostre anime” (Matteo 11:29), ma è dura per la “carne”, che spesso ha bisogno della mano disciplinante di Dio per tenerla in riga. La salvezza porta «pace con Dio» (Romani 5:1), ma porta anche conflitto con il mondo (1 Giovanni 2:15-17; Galati 5:17)».

D: In Mt 11,29-30, qual è la differenza tra un giogo e un fardello?

R: Un giogo traina un carro, che trasporta un carico. Un giogo si porta insieme ad altri. Un giogo, e il carico che serve a trainare, possono essere leggeri o pesanti, e Gesù afferma che il Suo giogo è leggero.

Un contadino deve assicurarsi che il giogo sia ben regolato, che eventuali imbottiture siano al posto giusto, ecc. A volte ci si chiede se sia più facile o più difficile per un contadino mettere insieme i buoi sotto il giogo o per Dio unire i cristiani sotto il Suo giogo. Se un bue è morto o si rifiuta di muoversi, non serve a nulla che il contadino lo metta al giogo. Se Dio offre ai cristiani un’opportunità unendoli in un giogo, ma un cristiano si rifiuta di muoversi perché Dio non soddisfa le sue aspettative, ciò non giova agli altri cristiani a cui è unito. O, peggio ancora, se il cristiano decide di andare in una direzione diversa da quella in cui Dio vuole arare, allora la situazione può diventare difficile.

A volte i cristiani si aspettano che, se seguono e obbediscono a Dio, ciò porterà la massima benedizione e prosperità nella loro vita. Dio non ha mai promesso questo. Le lapidazioni e le percosse possono tendere a menomare una persona, e le percosse e le lapidazioni subite da Paolo non lo hanno benedetto fisicamente. Probabilmente Paolo avrebbe potuto essere più prospero se avesse dedicato più tempo alla fabbricazione di tende e meno tempo a fare «cose economicamente dispendiose» come predicare il Vangelo. Se Paolo non poteva aspettarsi di stare meglio fisicamente e finanziariamente seguendo Dio, allora non possiamo farlo nemmeno noi. L’obiettivo di Dio è manifestare la Sua gloria sulla terra, non il nostro massimo benessere. La gloria di Dio comprende il fatto che noi diffondiamo il Vangelo, formiamo altri discepoli e viviamo una vita degna (Mt 10,37-38; Lc 20,35; Fil 1,27; 2 Ts 1,5.11), ma non necessariamente il nostro godimento continuo. Un bue potrebbe non sapere cosa significhi arare in cerchi concentrici; sa solo seguire la guida del proprio padrone. Se riusciamo ad abbandonare le nostre aspettative su ciò che Dio dovrebbe fare per noi e a seguire semplicemente la Sua guida, allora sarà più facile per Dio metterci sotto il Suo giogo.

D: Mt 11,29 sostiene in qualche modo lo yoga, come insegnato da Mark ed Elizabeth Prophet in *The Lost Teachings of Jesus 3* (1988), pp. 273-274?

R: Assolutamente no. Gesù dice di prendere su di sé il mio «giogo», non lo «yoga». Il termine greco qui utilizzato, zugon, indicava l’atto di aggiogare i buoi per il lavoro nei campi e implica il servire Gesù, non il praticare attività fisiche particolari o il controllo del respiro.

D: In Mt 11,29-30, come possiamo prendere su di noi il giogo di Gesù oggi?

R: Sottomettetevi alla volontà di Cristo e affidategli tutta la vostra vita; lasciatevi guidare da Gesù, siate miti e umili come Lui.

D: In Mt 12,1-5 i discepoli di Gesù hanno infranto o meno il sabato ebraico?

R: In questo caso non violarono il sabato secondo la Legge mosaica, sebbene avessero infranto l’interpretazione che ne davano i farisei. Sebbene Esodo 34,21 proibisse la mietitura durante il sabato, essi non avevano falci e disponevano solo di poche spighe. Cogliere le spighe senza falce era consentito secondo Deuteronomio 23,25.Non abbiamo alcuna testimonianza che i discepoli o Gesù abbiano violato la Legge mosaica durante il ministero di Gesù sulla terra prima della Sua risurrezione. Si noti che il disaccordo non riguardava le diverse interpretazioni della legge, bensì l’approccio fondamentale alla legge stessa.

È interessante notare che gli stessi ebrei non erano d’accordo sul fatto che cogliere il grano durante lo Shabbat fosse sbagliato. «Mietere il grano» era uno dei trentanove tipi di lavoro proibiti nella Mishnah Shabbath 7.2.9.c secondo le loro tradizioni. Tuttavia, essa prevedeva anche delle eccezioni per il servizio nel Tempio. Un’eccezione è concessa anche quando è in gioco la vita, come indicato nella Mishnah Yoma 8:6; Mek Esodo 22:2; 23:13. La Mishnah Shabbath 10.2 non tratta della raccolta casuale del grano. In un periodo successivo, la Gemara consente specificamente di raccogliere il grano a mano; vieta solo l’uso di uno strumento.

D: In Mt 12,1-8 e Mc 2,27, ciò che Gesù afferma qui riguardo al sabato rappresenta un cambiamento nella Legge di Dio, oppure Gesù stava spiegando come avrebbero dovuto praticarla anche ai tempi dell’Antico Testamento?

R: Gesù non sta apportando alcuna modifica in questo contesto. La raccolta delle spighe era già espressamente consentita dalla Legge. Sebbene la Legge stabilisse che non si potesse lavorare di sabato, era possibile raccogliere il grano per nutrirsi, purché non si effettuasse una vera e propria mietitura riponendolo in un sacco.

Gesù stava sottolineando che occorre considerare la Legge nel suo insieme, poiché la Legge prevedeva anche una disposizione speciale per i sacerdoti. Inoltre, Gesù sottolinea che durante l’emergenza di Davide, la sua sopravvivenza e la necessità di sfuggire a Saul avevano la precedenza sul pane dell’offerta. Quanto più, allora, il Messia dovrebbe avere la precedenza sulle tradizioni farisaiche?

Infine, Gesù affermò che lì era presente qualcosa di più grande del Tempio di Dio. Una cosa più grande del Tempio di Dio è Dio stesso.

D: In Mt 12,3-5 e Mc 2,25-27, perché era lecito prendere i pani dell’offerta, e in che modo ciò si collega all’osservanza del sabato?

R: Il principio chiave qui è la gerarchia dei comandamenti, e la loro obbedienza ultima doveva essere rivolta a Dio, non al sabato. Solo i sacerdoti potevano mangiare i pani dell’offerta, mentre Davide e i suoi uomini erano in missione per conto di Dio, si trovavano in una situazione di emergenza (in fuga da Saul) e, dopo averne discusso con il sacerdote, ne mangiarono in 1 Samuele 21:3-6.

Per i farisei, il sabato era diventato di fatto il loro idolo! Non perché il sabato fosse in qualche modo negativo, ma piuttosto perché si preoccupavano più del sabato che di Dio. Erano uomini di regole, ma non uomini di Dio.

Ireneo (182-188 d.C.) scrisse: «Davide era stato nominato sacerdote da Dio, sebbene Saul lo perseguitasse. Infatti tutti i giusti possiedono il rango sacerdotale. E tutti i discepoli del Signore sono sacerdoti, poiché non ereditano né terre né case. Piuttosto, servono Dio e l’altare continuamente… I Suoi discepoli possedevano il sacerdozio del Signore. Pertanto, per loro era lecito, quando avevano fame, mangiare le spighe di grano». Ireneo, Contro le eresie, libro 4, cap. 8.3, p. 471

D: In Mt 12,5, in che modo i sacerdoti profanavano ogni sabato senza incorrere in colpa?

R: La Legge imponeva ai sacerdoti di compiere ciò che non era lecito agli altri nel giorno di sabato, in cui essi dovevano lavorare. Il punto sollevato da Gesù non era che i sacerdoti dovessero smettere di fare ciò che Dio aveva loro comandato. Piuttosto, Gesù intendeva dire che, se si considerano le istruzioni di Dio ignorandone il contesto, si possono incorrere in ogni sorta di problemi. Un legalista è colui che guarda alle leggi senza tener conto del contesto.

Tertulliano (198-220 d.C.), nei *Cinque libri contro Marcione*, libro 4, capitolo 12, pagg. 362-363, espone un’osservazione interessante sul primato dell’obbedienza a Dio rispetto all’osservanza rituale del sabato. Il primo esempio di un popolo che violava il sabato pur continuando a obbedire a Dio fu quando Dio ordinò loro di marciare intorno a Gerico. Dio ordinò agli Israeliti di marciare intorno a Gerico per otto giorni consecutivi; essi marciavano anche durante il sabato. Pertanto, anche questo è un esempio di come il comando diretto di Dio prevalga sul sabato.

D: In Mt 12,5, quando Gesù disse: «O non avete letto nella Legge che nel giorno di sabato i sacerdoti nel tempio violano il sabato e tuttavia sono innocenti?», perché questa non era una citazione dalla Legge?

R: Gesù non affermò che si trattasse di una citazione di alcunché. Gesù stava facendo una deduzione logica secondo cui, in base alla Legge, i sacerdoti svolgevano il loro ministero sacerdotale nel giorno di sabato e ciò era comunque corretto e gradito a Dio.

D: In Mt 12,3-8 e Mc 2,25-28, qual era lo scopo di queste illustrazioni?

R: Seguire Dio non significa solo osservare le regole, ma anche stabilire delle priorità. Seguire Gesù come proprio Signore è ciò che costituisce l’obbedienza, non solo le regole, nemmeno quelle di Dio. Altri passaggi dimostrano che seguire Dio implica ben più che semplici regole e priorità, ma in questo caso Gesù stava spiegando il concetto in modo elementare. Gesù ebbe la pazienza di fornire una spiegazione semplice ai farisei ostili, e lodiamo Dio perché Egli è paziente anche con noi.

D: In Mt 12,8 e Mc 2,28, cosa significa che il Figlio dell’uomo è anche Signore del sabato?

R: Siamo stati creati per Dio, non per una legge e non per il sabato. Il comandamento di riposare nel giorno di sabato è stato dato per aiutare l’uomo, non per ostacolarlo. Dio è il Signore della Sua legge.

D: In Mt 12,8.12, quando, se mai, dovremmo infrangere la lettera della legge al giorno d’oggi?

R: Occasionalmente possono verificarsi situazioni in cui dovremmo farlo. Il nostro obiettivo principale non è obbedire a «la» o a «una» legge. E non è nemmeno l’evangelizzazione. Il nostro obiettivo principale è glorificare e compiacere Dio. Ciò include l’obbedienza a Lui, compreso il Suo comandamento di condividere il Vangelo e molte altre cose. Dobbiamo stare attenti a non infrangere ciò che Dio ci ha comandato nel Nuovo Testamento, perché troppo spesso ciò può diventare semplicemente una scusa per peccare, sfuggire alla persecuzione o scegliere la via più facile. Detto questo, però, come Gesù ha insegnato in questo passo, vi sono momenti in cui l’obbedienza a Dio non consiste nel seguire una regola. Per fare un semplice esempio: se avete un amico affidato alle vostre cure che sta per morire e state correndo per portarlo in ospedale, dovreste assicurarvi di non superare il limite di velocità? Se un governo approva una legge che vi obbliga a riferire ciò che fanno i vostri vicini (come in Corea del Nord) e alcuni vicini stanno tenendo uno studio biblico, dovreste segnalarlo al governo?

Infine, Gesù ci mostra che questa idea secondo cui Dio desidera alcune cose più dei sacrifici o di altre leggi non è un insegnamento nuovo da Lui impartito, ma è implicita nell’Antico Testamento in Osea 6,6, che Gesù cita in Matteo 12,7.

D: In Mt 12,10-14 e Mc 3,3-6, cosa avrebbero considerato sbagliato i farisei riguardo alla guarigione durante il sabato?

R: I farisei avrebbero considerato la guarigione un atto creativo e, quindi, un lavoro. Tuttavia, gli stessi ebrei del I secolo discutevano di ciò che era consentito nella cura dei malati nella Mishnah Eduyoth 2,5 e nella Mishnah Shabbath 6,3; Mek Esodo 22,2; 23,13.

D: In Mt 12,10-14, perché Gesù rispose in questo modo ai farisei?

R: Gesù stava mettendo in evidenza la loro incoerenza. Immaginate lo strano umorismo della situazione. Ecco alcuni uomini che insegnavano le proprie aggiunte alla parola di Dio come se fossero la parola di Dio stessa, dicendo a Dio stesso che non poteva fare qualcosa. Poiché il miracolo proveniva da Dio, avrebbero anche potuto dire a Dio che doveva ritirare quel miracolo!

D: Matteo 12:18 è un riferimento alla Trinità?

R: Sì, una volta compreso che il Servo è Dio. Il Servo è mandato, e lo Spirito di Dio è posto in Lui.

D: In Mt 12,31-32; Mc 3,28-30 e Lc 12,10-11, che cosa si intende per bestemmia contro lo Spirito Santo?

R: Gesù non difendeva spesso la propria autorità nell’agire, ma in questa occasione ritenne importante difenderla quando fu accusato di operare per conto di Satana. Il contesto indica che si tratta di vedere l’opera miracolosa diretta di Dio, rifiutare il Vangelo e affermare che tali opere provengano da Satana. Normalmente va bene porre domande o esaminare attentamente qualcosa, ma quando si contesta ciò che è palesemente indiscutibile, in realtà si sta rifiutando ciò che si sa essere vero.

Non si tratta semplicemente di chiedere allo Spirito Santo di allontanarsi dalla propria vita. Conosco una studentessa universitaria cristiana che ha chiesto a Dio di allontanarsi dalla sua vita. Dopo circa un mese si è sentita così infelice che si è pentita ed è tornata a Cristo. Se qualcuno commettesse una bestemmia contro lo Spirito Santo, non vorrebbe mai tornare a Cristo.

D: In Mt 12,31-32; Mc 3,28-30 e Lc 12,10-11, perché la bestemmia contro lo Spirito Santo è molto più grave della bestemmia contro Gesù?

R: Gesù non lo ha specificato. Tuttavia, se qualcuno rifiuta Gesù, lo Spirito può operare in modo tale che quella persona cambi idea e in seguito accetti Gesù. Se invece qualcuno rifiuta definitivamente la presenza dello Spirito Santo nella propria vita, e lo Spirito Santo rispetta tale desiderio, quella persona non si avvicinerà mai a Cristo né andrà in Paradiso.

D: In Matteo 12,31-32, la bestemmia contro lo Spirito Santo significa forse detestare la luce negando le manifestazioni di Dio (come Bahá’u’lláh), come insegnano i bahá’í in *Some Answered Questions*, pagg. 127-128?

R: No, si tratta di un ragionamento circolare che presuppone che l’affermazione secondo cui Bahá’u’lláh è la luce dimostri che Bahá’u’lláh fosse effettivamente la luce. Tuttavia, anche per quanto riguarda Gesù, si noti che in Matteo 12,32 Egli affermò che coloro che parlano contro Gesù saranno perdonati; pertanto, parlare contro un profeta di Dio NON costituisce blasfemia contro lo Spirito Santo.

D: In Mt 12,32, il fatto che la bestemmia contro lo Spirito Santo non venga perdonata in questa vita non avvalora in qualche modo la credenza nel Purgatorio, come ha affermato lo scrittore cattolico Ludwig Ott?

R: No, anche la *New Catholic Encyclopedia*, vol. 11, pag. 1034, afferma: «La dottrina del Purgatorio non è esplicitamente enunciata nella Bibbia». Matteo 12,31-32 non offre alcun sostegno al Purgatorio per tre ragioni:

1) Secondo l’insegnamento cattolico, il Purgatorio purifica il credente dai peccati veniali (minori), non da quelli mortali (più gravi o fatali), e la bestemmia contro lo Spirito Santo è considerata un peccato mortale.

2) Gesù non sta parlando dei credenti, bensì degli scribi e dei farisei che Lo hanno respinto.

3) Questo versetto non dice nulla riguardo alla durata, alla gravità, alla natura o al luogo della punizione o della purificazione; non dice nulla affatto riguardo alla punizione o alla purificazione. Parla piuttosto del fatto di non essere perdonati da Dio.

D: In Mt 12,34, cosa afferma Gesù riguardo ad alcune persone?

R: Non sta semplicemente dicendo che sono una stirpe di vipere, né che pronunciano parole malvagie. Piuttosto, Gesù sta descrivendo una condizione del tipo «se… allora». Dato che sono una stirpe di vipere e malvagi, allora possono uscire da loro solo cose malvagie. Ciò vale per alcune persone anche oggi. Per alcuni, dato lo stato del loro cuore, non sono in grado di dire nulla di buono su qualcosa, ma solo cose cattive. La cosa sorprendente è che, come i farisei, essi stessi sono solitamente ciechi riguardo al fatto di avere un cuore malvagio. Non è perché non siano abbastanza intelligenti da capirlo, ma perché non hanno mai pensato di chiedersi dove si trovi il loro cuore.

In realtà non è che i farisei non capissero. Piuttosto, è che non volevano capire. Gesù si mise di mezzo e fece apparire in cattiva luce il loro «grande» programma.

Naturalmente, in quanto credenti, dovremmo assicurarci di non comportarci allo stesso modo. A volte, se una persona usa un linguaggio volgare, potrebbe giustificarsi dicendo: «Mi dispiace, mi è sfuggito». Ma allora, perché mai quella parola si trovava lì dentro, in primo luogo! Dobbiamo assicurarci di non avere parti del nostro cuore «indiscusse» che siano anch’esse malvagie. 2 Corinzi 13:5 dice che dobbiamo esaminare noi stessi. Ma chiediamo aiuto! Nel Salmo 139:23-24, il salmista chiese a Dio di scrutare il suo cuore e di rivelargli qualsiasi cosa di malvagio vi fosse in esso.

Purtroppo, alcune persone non sono cambiate, nemmeno in presenza diretta di Gesù. Alcuni non cambieranno, indipendentemente da ciò che diciamo loro; ma possiamo rivolgerci a coloro che sono disposti ad ascoltarci.

D: In Mt 12,38-39 e Mt 16,1-4, quando i farisei chiesero un segno, Gesù disse che avrebbero avuto solo il segno di Giona, oppure non ci fu alcun segno, come afferma Mc 8,11-13?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Avevano appena visto un segno; in realtà stavano chiedendo «ancora un altro segno». Ma a cosa sarebbe servito un altro segno, dal momento che avevano visto Gesù scacciare il demone e avevano dichiarato che quello era un segno proveniente dall’inferno? A cosa sarebbe servito qualsiasi segno se avessero semplicemente affermato che proveniva da Satana? Ricordate che, in Matteo 12,14, avevano già iniziato a tramare su come distruggere Gesù.

2. Matteo 12,38-39 rappresenta la prima richiesta di un segno, mentre Matteo 16,1-4 e Marco 8,11-13 costituiscono la seconda richiesta di un segno.

3. In tutti i casi, Gesù disse che non avrebbero visto alcun segno dal Cielo, oppure che avrebbero visto solo il segno che videro gli ascoltatori di Giona.

4. Gli ascoltatori di Giona non videro mai alcun segno miracoloso, ma solo il profeta Giona. Giona non compì mai alcun miracolo riportato nella Bibbia.

D: In Mt 12,38-39; Lc 11,30, i versetti relativi al segno di Giona erano inautentici e probabilmente aggiunti nel VII secolo d.C., come sostengono Stendahl, Peake e G. Schmitt in «Das Zeichen Jona», ZNW [1978] [pp. 120-123]?

R: No. La sezione 16,1-4, p. 68 del Diatessaron cita questi versetti e fu redatta intorno al 172 d.C. A questi versetti fanno riferimento Giustino Martire (138-165 d.C.), Ireneo (182-188 d.C.) e Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.). I manoscritti biblici Vaticanus (325-350 d.C.) e Sinaitico (340-350 d.C.) riportano questo testo.

D: In Mt 12,39-40, in che senso una generazione può essere malvagia e adultera?

R: Gesù non sta dicendo che si tratti solo di alcuni farisei e dottori della legge, ma dell’intera cultura del popolo ebraico in quel particolare periodo storico. Le persone tendono a seguire la propria cultura e, a quel tempo, la loro cultura non lasciava spazio a un Messia.

D: In Mt 12,45, cosa insegna Gesù riguardo alle persone e ai demoni?

R: Gesù insegna due punti.

In particolare, quando si costringe un demone ad abbandonare una persona, se quest’ultima rimane in uno stato di vuoto spirituale, il demone può tornare, accompagnato da altri demoni ancora più malvagi.

In genere, le persone non rimangono in un vuoto spirituale per molto tempo. Se non sono riempite da Dio, i demoni verranno a riempire loro, la loro cultura e la loro società.

D: In Mt 13,1, perché Gesù si sedette su una barca e parlò alla gente?

R: Probabilmente Gesù parlò da una barca perché, in una giornata serena, il suono della Sua voce si propagava bene sull’acqua. Si tratta di uno dei cinque discorsi principali del Vangelo secondo Matteo rivolti alle folle, e la barca serviva ad amplificare il suono affinché la folla potesse udirlo. Non vi è alcun accenno a un significato nascosto, apocalittico o di altro tipo.

D: In Mt 13,1-23, cosa cambia: il seme o il terreno? E in che modo ciò riguarda noi oggi?

R: Il seme (il messaggio evangelico) era lo stesso. Ma ciò che differiva era la capacità del terreno, innanzitutto di accogliere il seme e poi di farlo crescere. Alcune persone non riescono ad accogliere il messaggio evangelico. Altre riescono ad accoglierlo, ma in loro non avrà una crescita duratura. Tuttavia, il Vangelo non è qualcosa che dovremmo seminare in modo selettivo solo su ciò che riteniamo essere terreno fertile. Dovremmo seminarlo ovunque, e il terreno lo accoglierà, se ne sarà in grado. Ma non dovremmo illuderci pensando che, se condividiamo il Vangelo con il mondo, allora il mondo intero si convertirà a Cristo. Infine, questa parabola indurrebbe il lettore a riflettere: «Agli occhi di Dio, che tipo di terreno sono io?»

D: In Mt 13,1-58, cosa c’è di insolito in queste parabole?

R: David Wenham è stato il primo studioso moderno a riconoscere che Matteo 13:3-52 costituisce un chiasmo. Tuttavia, non si tratta di un chiasmo perfetto.

13,1-2 Gesù si presentò

- 13,3-9 Parabola del seminatore, rivolta alle folle

-- 13,10-12 I discepoli chiedono e Gesù risponde

--- 13,10-17 Lo scopo delle parabole (per chi non appartiene alla comunità)

----13,18-23 Interpretazione della parabola del seminatore

-----13:24-33 Altre tre parabole rivolte alle folle: «Il Regno dei Cieli è simile a…» (la zizzania, il granello di senape, il lievito)

digressione

--- 13:34-35 Lo scopo delle parabole (per i discepoli)

---- 13:36-43 Interpretazione della parabola del grano e della zizzania

fine della digressione

-----13:44-48 Altre tre parabole rivolte ai discepoli: «Il Regno dei Cieli è simile a…» (il tesoro, la perla, la rete)

---- 13:49-50 Spiegazione

-- 13:51 Gesù chiede e i discepoli rispondono

- 13:52 Parabola del tesoro nuovo e di quello vecchio

13:53 Gesù se ne andò

All’interno di questa struttura, anche Matteo 13,13-17 costituisce un chiasmo.

D: In Mt 13,6-7, qual è la differenza tra il sentiero, il secondo terreno roccioso e il terzo terreno spinoso?

R: Il primo terreno aveva una profondità sufficiente e non presentava spine che ostacolassero la luce del sole. Tuttavia, semplicemente non accoglieva il seme fin dall’inizio. I semi germogliarono negli altri tre terreni, ma nel primo non ebbero nemmeno la possibilità di germogliare.

Il seme, sia nel secondo che nel terzo terreno, germoglia e all’inizio sembra promettente. Ma le piante non possono sviluppare radici sane in un terreno privo di profondità. Quando il clima è secco, non riescono a trovare l’acqua necessaria per sopravvivere nel terreno inaridito in superficie. Avevano un buon accesso al sole, ma semplicemente non c’era una profondità sufficiente del terreno affinché quelle piante potessero continuare a crescere.

Per quanto riguarda il terzo terreno, il suolo era buono, forse pari a quello fertile. Tuttavia, c’erano così tante altre cose, con le spine, che impedivano alle piante di ricevere la luce del sole. Anche il secondo terreno ha ascoltato con gioia, ma non il terzo terreno, sovraccarico. Il terzo terreno aveva una profondità sufficiente, ma c’erano semplicemente troppe altre cose che ne bloccavano l’accesso al sole. Inoltre, mentre alcune piante spinose possono essere evidenti, altre possono essere più sottili. Potreste non notare subito le spine.

Il quarto terreno non è speciale né «magico». Piuttosto, non è affatto diverso dalle migliori caratteristiche del secondo e del terzo terreno messi insieme. Come fu il primo a sottolineare Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.), non esiste un’unica via che conduce alla rovina; vi sono molteplici vie che conducono alla rovina.

La differenza nei risultati non è dovuta al seme, ma al terreno. Quanto fertile ritiene Dio il vostro cuore?

Per inciso, il sentiero di cui si parla qui è un viottolo, come quelli che si snodano tra i campi, non un’autostrada.

D: In Mt 13,10-13, perché Gesù spiegò questa parabola ai Suoi discepoli e non alla folla?

R: La risposta si trova in Matteo 13,14-15. Gesù aveva molti discepoli (compresi i 70) e non solo i dodici. In quel momento, alle folle veniva offerto un assaggio dell’insegnamento di Gesù, in modo tale che potessero provare il desiderio di saperne di più. In questo caso Gesù fu selettivo; fornì la spiegazione solo ai Suoi discepoli. Naturalmente, anche le persone tra la folla potevano scegliere di diventare discepoli di Gesù. Inoltre, ciò adempì Isaia 6:9-10.

Ma è errato pensare che lo scopo di queste parabole fosse «affinché tutti potessero cogliere più facilmente la verità». Allo stesso modo, oggi potremmo voler dire alcune cose che solo coloro che desiderano conoscere la verità potranno comprendere.

D: In Mt 13,10-11, in che misura la nostra presentazione del Vangelo dovrebbe avere un carattere misterioso?

R: Nell’Antico Testamento, un mistero era qualcosa di segreto, nascosto o velato, che veniva rivelato in seguito. Gesù non parlò di misteri finché la nazione ebraica non lo ebbe respinto.

Gesù e il Vangelo sono realtà che l’umanità non sarebbe mai stata in grado di comprendere se Dio non ce le avesse rivelate. Non dovremmo dare per scontato che Dio avrebbe potuto lasciarci nell’oscurità, ma Egli ha scelto di illuminarci. La Passione e la storia di Dio in generale sono drammatiche, e dovremmo mettere in risalto questo dramma quando le raccontiamo.

D: Che cosa significa Mt 13,10-16?

R: Coloro che non nutrono amore per la verità non hanno diritto alla luce della verità. Anzi, gli «uccelli» potrebbero portar via la luce che già possiedono. In questo brano vi sono diversi punti importanti.

13,10 Dopo che Gesù ebbe esposto la parabola del seminatore (in realtà la parabola dei terreni) in Matteo 13,1-9, i discepoli si avvicinarono e gli chiesero perché parlasse per parabole. La domanda non si limitava alla parabola del seminatore, ma riguardava il motivo per cui Gesù parlasse per parabole in generale.

13:11 La maggior parte delle persone non avrebbe acquisito né conservato la conoscenza del regno dei cieli.

13:12 Coloro che possiedono la conoscenza cresceranno in essa. Coloro che non la possiedono, vedranno sottratta loro anche la poca conoscenza che hanno.

13:13 Perché Gesù avrebbe parlato alla gente in parabole, invece di spiegare tutto come faceva con i suoi discepoli? Cerchiamo la risposta in 2 Pietro 2:21 e in Romani 4:15; 5:13. Se qualcuno sceglie di non seguire la verità su Dio di cui è a conoscenza, allora meno ne sa, meglio sarà per lui nel giudizio finale.

Il versetto 13:14 mostra che le persone avrebbero effettivamente ascoltato tutta la verità, ma non l’avrebbero compresa. Ciò NON significa che occorra essere particolarmente intelligenti per essere cristiani; ciò sarebbe in contrasto con 1 Corinzi 1:26-28. Piuttosto, il loro problema di comprensione – anche tra i farisei intelligenti e altamente istruiti – sta nel fatto che non hanno spazio per la parola di Gesù (Giovanni 8:37), e il messaggio della croce è semplicemente follia per coloro che sono saggi secondo la saggezza di questo mondo (1 Corinzi 1:18-25). Ho visto persone astute inventare scuse ingegnose e argute per spiegare perché non vogliono credere a ciò che è chiaramente scritto nella Bibbia.

13:15 Ciò dimostra un indurimento del popolo. I cristiani hanno discusso se fosse Dio o il Faraone il responsabile dell’indurimento del cuore del Faraone nei confronti di Mosè e degli Israeliti. La Bibbia afferma che il Faraone indurì il proprio cuore in otto occasioni e che Dio lo indurì in altre otto. Uno dei giudizi di Dio contro coloro che induriscono il proprio cuore consiste nel farli indurire ancora di più.

Infine, la stessa opera di Dio può avere effetti opposti su due persone diverse. Uno scrittore ecclesiastico lo spiegò in questo modo: «Come la cera che si scioglie e il fango che si asciuga per lo stesso calore; così la stessa operazione, compiuta per mezzo di Mosè, dimostrò da un lato la durezza del Faraone, frutto della sua malvagità, e dall’altro la docilità della moltitudine mista di egiziani che partì insieme agli ebrei». Rufino (374-406 d.C.) nella traduzione del De Principiis di Origene (225-254 d.C.), libro 3, cap. 1.11, pag. 311.

13:16 A proposito, sebbene Gesù avesse 12 discepoli appositamente scelti, Egli non aveva solo 12 discepoli; aveva anche un gruppo più ampio di 70, oltre ad altri discepoli. I discepoli di Gesù furono benedetti sia dal privilegio di conoscere queste verità, sia dal fatto che non si erano guadagnati né meritati di apprenderle. Dio avrebbe potuto scegliere semplicemente di nasconderci tutto; ma Dio ha voluto rivelarci queste cose.

Il versetto 13:17 va oltre e afferma che persino i profeti devoti dei tempi dell’Antico Testamento desideravano apprendere queste cose, ma Dio non le aveva ancora insegnate; Dio ha atteso di rivelarle fino alla venuta di Gesù.

A volte le persone pensano erroneamente che Dio abbia il dovere di fare tutto il possibile per insegnare a tutti la verità. In realtà, però, se qualcuno rifiuta la verità su Dio di cui già dispone, Dio non ha alcun obbligo di cercare di imporgli ulteriori verità. Anzi, meno conoscono la verità, meglio è per loro (2 Pietro 2:21). Ma per coloro che desiderano seguire la verità, Dio si compiace nel mostrarci sempre di più.

In che modo, esattamente, le persone non ascoltano e perdono la verità? Gesù lo spiega in Matteo 13:18-23.

D: In Mt 13,12, Dio è stato ingiusto nel togliere a coloro che non avevano per dare a coloro che avevano?

R: Dio non è stato ingiusto, ma occorre considerare l’interazione tra conseguenza e scopo successivo. Vi sono tre contrapposizioni da prendere in esame: giustizia contro uguaglianza, meriti contro doni, e soddisfare i bisogni contro elargire ricompense.

Giustizia contro uguaglianza: Dio è giusto verso tutti, ma non è tenuto a trattare tutti in modo identico, come illustra Romani 9, 6-18.

Salario contro dono: nella parabola delle mine (Luca 19:11-27), se il re non avesse corrisposto i beni che doveva a qualcuno, ciò sarebbe stato ingiusto. Ma quando si investe il denaro del proprio datore di lavoro, questi non è tenuto a restituirvi tutto quel denaro; vi deve solo lo stipendio e ciò che si è impegnato a darvi per contratto. Il re della parabola non doveva alcuna città ai suoi servi. Quando ne diede di più a colui che ne aveva ottenute di più, si trattò di un dono gratuito e generoso, e il re (così come Dio) può fare ciò che desidera.

Soddisfare i bisogni contro elargire ricompense: il re si prese cura di tutti i suoi servi prima ancora che alcuno di loro fosse incaricato di governare una città. Le città erano ricompense, o bonus. Dio soddisferà abbondantemente tutti i bisogni in cielo per chiunque vi si trovi (1 Corinzi 2:9), ma oltre a ciò Dio elargirà ricompense in cielo ad alcuni ma non ad altri. Potete leggere a riguardo in 1 Corinzi 3:8-15.

D: In Matteo 13:15, non è forse un atteggiamento piuttosto duro da parte di Dio il fatto di non ammorbidire i loro cuori e non aprire i loro occhi?

R: Niente affatto. Dio sta dicendo che, se si rivolgessero a Lui, il Signore li guarirebbe certamente. Tuttavia, essi sono responsabili del fatto che il loro cuore sia indurito, il che porta al risultato che non si rivolgeranno a Dio.

Dio apre gli occhi dei ciechi, ma di solito non apre gli occhi di coloro che li tengono ben chiusi. Dio ammorbidisce i cuori delle persone, ma non ha alcun obbligo di ammorbidire il cuore di chi ha già deciso di indurirlo.

D: In Mt 13,24, in che modo il regno dei cieli è simile a questa situazione, dato che il Cielo è perfetto?

R: Il regno dei cieli non è simile all’uomo, ma alla situazione. La risposta a questa domanda fa parte del punto centrale del discorso di Gesù. Il regno dei cieli non è solo qualcosa di perfetto in cui andremo dopo la morte. Il regno dei cieli è qualcosa che si trova anche nei nostri cuori di credenti in questo preciso momento. Nel regno dei cieli in questo mondo, il grano e la zizzania crescono uno accanto all’altro.

D: Matteo 13,28-30 significa forse che dovremmo permettere agli eretici di rimanere nella Chiesa?

R: Assolutamente no. In Matteo 13,38 il «campo» non è la Chiesa, ma il mondo. Ci saranno chiese eretiche, ma dovremmo scomunicare coloro che professano dottrine eretiche o praticano azioni malvagie, a meno che e fino a quando non si pentano. Affermare che dovremmo permettere alle persone con dottrine eretiche, o con azioni empie e impenitenti, di rimanere nelle nostre chiese è contrario all’insegnamento di Dio in 1 Timoteo 1:3-4; 6:3-5; 2 Timoteo 2:16-17; 3:1-5; 2 Giovanni 10 e alla prassi descritta in 1 Corinzi 5:11-13 e Apocalisse 2:20. Purtroppo, Agostino di Ippona, nell’opera «Ai donatisti», fu uno dei primi a confondere la Chiesa con il mondo. Coloro che peccano (nelle azioni o nell’insegnamento) devono essere rimproverati alla presenza di tutti, secondo 1 Timoteo 5:20.

In sintesi, se si interpreta erroneamente un elemento di una parabola in un senso (la Chiesa), mentre Gesù ha specificatamente indicato qualcos’altro (il mondo), ci si può davvero perdere nei meandri dell’interpretazione!

D: In Mt 13,30, a cosa si riferisce esattamente Gesù quando parla della zizzania?

R: Queste erano ben note agli ascoltatori di Gesù. Esistono quattro tipi di zizzania, e la «zizzania» qui indicata è quasi certamente un’erbaccia chiamata loglio barbuto (lolium temulentum), che da giovane assomiglia al grano e, talvolta, le cui radici possono intrecciarsi, per cui non è davvero possibile estirpare una pianta senza strapparne un’altra. Curiosamente, sia la loglio che il grano non riescono più a crescere bene diffondendosi spontaneamente, ma necessitano che un agricoltore ne sparga i semi. I rabbini sapevano che si trattava di grano corrotto e, in alcuni luoghi, viene chiamato «falso grano»; intorno al 2000, il 10% del raccolto di grano dell’Etiopia era in realtà loglio. Le moderne macchine selezionatrici, tuttavia, sono in grado di separare efficacemente i semi di grano da quelli di loglio. La zizzania è spesso infettata da un fungo che, quando le persone ne mangiano i semi, provoca uno stato di ebbrezza. Per ulteriori informazioni, consultate il sito https://www.atlasobscura.com/articles/wheats-evil-twin-has-been-intoxicating-humans-for-centuries.

D: In Mt 13,30, quale è il significato della zizzania raccolta prima del grano?

R: In agricoltura è logico diserbare un campo prima di mieterlo. Il Giudizio separa gli empi dal Cielo. Non è che veniamo allontanati dall’universo a cui la zizzania appartiene naturalmente. Piuttosto, è la zizzania che viene allontanata dall’universo di Dio, a cui i figli di Dio appartengono in modo soprannaturale. Quando i discepoli ascoltavano insieme alla folla la parabola del grano e della zizzania, mi chiedo cosa stesse pensando Giuda Iscariota?

D: In Mt 13,32 e Mc 4,30-34, in che senso il seme di senape è il più piccolo di tutti i semi?

R: Innanzitutto, in Palestina esistevano due tipi di semi di senape: la senape nera, che veniva coltivata, e la senape selvatica. Gesù si riferiva alla senape nera, poiché parlava esclusivamente di semi coltivati, e in Palestina non si seminavano semi più piccoli di quelli di senape. Inoltre, nell’opera rabbinica ebraica M Niddah 5:2 (cfr. SBK 1:669) il seme di senape era un simbolo proverbiale di piccolezza.

Il seme di senape è di dimensioni insignificanti ed è il più piccolo tra tutti i semi delle colture presenti in terra di Palestina. Un unico cespuglio di senape nera può produrre 1.200 semi. Gesù si rivolgeva alle persone menzionando i semi delle colture presenti nella loro terra.

Tuttavia, per chi ama i dettagli, il termine greco che indica «il più piccolo» sia in Matteo 13:32 che in Marco 4:30-34 è «microteron», che può significare «piccolo» in termini di dimensioni o, in senso figurato, di dignità. Il termine che indica «seme» in entrambi i passaggi, «spermaton», può significare «ciò che viene seminato». Indipendentemente dal fatto che Gesù parlasse aramaico o greco, Egli si riferiva comunque ai semi che venivano seminati.

D: In Mt 13,32 e Mc 4,30-34, come può una pianta di senape sostenere un nido di uccelli?

R: Sebbene un uccello possa costruire un nido in un piccolo cespuglio se necessario, questa non è la risposta. Un seme di senape può crescere fino a diventare un albero alto fino a dieci piedi, che è certamente abbastanza grande da consentire a un uccello di costruirvi un nido. In altre parole, le dimensioni attuali non sono indicative della grandezza futura. Gesù non sta sottolineando tanto la futura grandezza del Regno quanto i suoi esordi modesti sulla terra.

D: In Mt 13,33, quale è il significato del lievito in questo contesto?

R: Gesù affermò che il lievito in questa parabola è positivo poiché rappresenta il Regno dei Cieli, mentre in altre parabole il lievito è negativo. Il principio interpretativo fondamentale da comprendere in questo contesto è che non è possibile necessariamente prendere il significato di un simbolo in una parabola e applicare lo stesso significato a quel simbolo in tutte le altre parabole.

Alcuni considerano erroneamente il lievito e gli uccelli come elementi negativi, il che altera l’intero significato della parabola, poiché come simbolo il lievito è considerato negativo o mondano in tutti gli altri passaggi della Bibbia. Tuttavia, alcuni vedono gli uccelli e il lievito come elementi malvagi, mentre altri li considerano una benedizione positiva.

Il lievito è positivo in questa parabola. In questo capitolo non vi è alcuna indicazione che sia negativo, ed è in linea con le altre parabole presenti in questo capitolo.

Una terza interpretazione è che le parabole del granello di senape e del lievito siano di carattere molto generale, mentre gli uccelli e il lievito siano da considerarsi neutri.

Sintesi: il regno dei cieli è buono, non cattivo. Matteo 13,33 afferma che il lievito rappresenta il regno dei cieli, quindi il lievito in questa parabola è buono. Sebbene la conclusione non sia altrettanto ovvia per quanto riguarda gli uccelli, è lodevole che la pianta di senape possa fornire un nido.

D: In Mt 13,33, in questa parabola, perché la donna nascose il lievito in tre misure di farina?

R: Tre pagnotte di farina di grano costituiscono un pasto completo per una famiglia. Tre misure (o “sata” in greco) equivalgono a un efa dell’Antico Testamento, e si tratta di una grande quantità di impasto, pari a circa 56 libbre o 23 litri. È la quantità che Sara preparò per i tre visitatori in Genesi 18:6 e quella che Gedeone offrì all’angelo in Giudici 6:19. Basta una piccolissima quantità di lievito per alterare la natura dell’intera pasta. Il punto è che gli stessi ebrei sapevano che basta una minuscola quantità di lievito per far lievitare anche una grande quantità di impasto.

D: In Matteo 13:34, in che modo Gesù parlava solo per parabole, dal momento che in altri passaggi, come il Discorso della Montagna, non ricorreva alle parabole?

R: Matteo 13,34 precisa che ciò avveniva quando Gesù parlava alle folle. Quando si rivolgeva ai Suoi discepoli, Gesù spiegava ogni cosa. Sebbene anche le folle ascoltassero, il Discorso della Montagna era rivolto ai discepoli. Inoltre, Matteo 13,34 si riferisce all’insegnamento di Gesù in quel momento specifico, non necessariamente prima o dopo quel periodo del Suo ministero.

D: In Mt 13,38, tutti sono figli del Regno?

R: No. Come mostra questo versetto, prima di convertirci a Cristo non siamo figli del Regno. Efesini 2:3 afferma che noi (compreso Paolo) eravamo figli dell’ira prima di convertirci a Cristo.

D: In Mt 13,44, nella parabola, perché l’uomo nel campo non avrebbe semplicemente dissotterrato di nascosto e portato via il tesoro?

R: Secondo la legge ebraica, se qualcuno scopriva un tesoro in un campo, il tesoro apparteneva al proprietario del campo, come spiega Derrett (Law, pp. 1-16). Naturalmente, se il tesoro fosse stato sepolto dai proprietari e questi ne fossero a conoscenza, non avrebbero venduto il campo a un prezzo irrisorio. Ma se il tesoro non fosse stato loro, come dimostrato dal fatto che ne ignoravano l’esistenza, allora il bracciante avrebbe potuto acquistare il campo e ottenere il tesoro.

D: In Mt 13,44, chi è l’uomo e qual è il tesoro?

R: Innanzitutto ciò che non è la risposta e poi la risposta:

Non è la risposta: Gesù e gli ebrei. Alcuni scritti dispensazionalisti sostengono che Gesù sia l’uomo e che il tesoro sia il residuo degli ebrei negli ultimi tempi. Tuttavia, Gesù non ha dato tutto ciò che possedeva (la divinità, ecc.) né è morto sulla croce solo per il residuo degli ebrei. In secondo luogo, nessuno tra coloro che ascoltavano la parabola l’avrebbe interpretata in tal modo; pertanto, se questo fosse il vero significato, nulla di tale significato sarebbe stato comunicato.

La risposta: ogni singolo individuo e la salvezza nel Regno dei cieli. Una persona dovrebbe essere disposta a rinunciare a tutto ciò che possiede per ottenere un tesoro così prezioso come quello che Gesù sta offrendo. Queste parabole riguardano tutte il Regno dei cieli, secondo Matteo 13:52. L’acquisto del campo è una decisione che l’uomo deve prendere, altrimenti non otterrà alcun tesoro.

D: In Mt 13,45-46, qual è il significato della parabola della perla?

R: Innanzitutto, ciò che non è la risposta, e poi la risposta.

Non è questa la risposta: Gesù è il mercante e la perla è la Chiesa. Tuttavia, ancora una volta, Gesù ha forse «venduto» tutto, compresa la Sua divinità, per la perla, e a chi l’ha venduta?

La risposta: ogni persona che cerca Dio è il mercante, e la perla è la salvezza. Gli studiosi cristiani concordano generalmente sul fatto che l’operaio e il mercante in entrambe le parabole siano la stessa persona, e che il tesoro e la perla siano la stessa cosa.

Entrambe le parabole condividono lo stesso concetto. Gesù disse in Matteo 13,52 che entrambe queste parabole riguardavano il regno dei cieli. Tuttavia, mentre l’uomo riconobbe il tesoro, questa parabola sottolinea in realtà che il mercante deve riconoscere il valore di questa perla rispetto alle altre perle, e non perseguire le altre perle per dedicarsi esclusivamente a questa.

D: In Mt 13,47, qual è il significato della parabola della rete da pesca?

R: Si tratterebbe di una rete molto grande, trainata tra due barche oppure fissata alla riva e a una barca. È molto simile alla parabola del grano e della zizzania. Tutti i pesci fanno parte del mondo, ma alla fine dei tempi ci sarà una separazione tra i pesci buoni e quelli cattivi. Lei è un pesce buono?

D: In Mt 13,51, i discepoli avevano ragione a dire «sì», affermando di aver compreso queste parabole?

R: Sì e no. Sì, i discepoli comprendevano le parabole di base e il simbolismo che vi si celava. Tuttavia, non avrebbero avuto alcuna idea di tutte le ramificazioni storiche del grano, della zizzania e del granello di senape. Ma avevano ragione a rispondere di sì, perché avevano compreso correttamente ciò che Gesù voleva che capissero in quel momento.

D: In Mt 13,51, ci sono momenti in cui si è sicuri e si ha ragione nel ritenere di avere una comprensione di base di qualcosa che Dio vi sta insegnando, ma in seguito si scopre di non avere idea di ciò che ciò comporterà?

R: Un semplice esempio potrebbe essere il matrimonio. Potreste pensare di sapere chi sposerete e di sapere di volerlo sposare. Tuttavia, con il passare degli anni, vi rendete conto di aver saputo davvero ben poco di quella persona rispetto a quanto ne sapete ora. Si spera che le vostre sorprese siano state per lo più piacevoli.

Allo stesso modo, se Dio vi chiama a svolgere un’opera di ministero per Lui, potreste avere una comprensione di base di ciò che Egli desidera e desiderare di farlo. Ma mentre svolgete il ministero, vi rendete conto di non aver avuto quasi alcuna idea di ciò che tale ministero avrebbe comportato, e nemmeno di come vi avrebbe cambiato.

D: In Mt 13,52, perché Gesù menzionò uno scriba che possedeva tesori nuovi oltre a quelli antichi?

R: Questo era un modo gentile per dire che avrebbero dovuto continuare a dare valore alla verità appresa in precedenza, oltre che alle nuove cose dette da Gesù. Gli «scribi» qui non sono una classe speciale di cristiani. Piuttosto, il termine «scriba» è un riferimento positivo a qualsiasi credente che sia uno studioso serio delle Scritture.

D: In Mt 13,52, in che modo il nostro cuore è simile a un magazzino di tesori?

R: Il magazzino qui (thesauros in greco) è un luogo in cui conserviamo ricordi, decisioni, emozioni e valori che riteniamo importanti, indipendentemente dal fatto che Dio li consideri buoni o importanti.

Si parla di un intero magazzino di tesori, non solo di una scatola o di uno scrigno in cui riporre un unico oggetto al buio. Un magazzino può contenere molti tesori, che possono essere visti, non solo nascosti in una scatola.

Due compiti che un cristiano deve svolgere sono: a) identificare e gettare via le cose presenti nel nostro magazzino che Dio non vuole che vi siano, e b) riempire il nostro magazzino con le cose buone che Dio ci insegna.

D: In Mt 13,53-58, Gesù non era forse un profeta, poiché «la profezia può esistere in Israele solo quando il territorio è abitato dalla maggioranza degli ebrei del mondo»? All’epoca di Esdra (circa 300 a.C.), quando la maggioranza degli ebrei si rifiutò di trasferirsi da Babilonia in Israele, la profezia cessò con la morte degli ultimi profeti: Aggeo, Zaccaria e Malachia.» (Un ebreo ha sollevato questa obiezione)

R: Ciò è errato per tre motivi:

1) Non vi è alcun versetto nella Bibbia che lo affermi; questa regola è inventata.

2) Daniele ed Ezechiele furono profeti durante l’esilio. All’epoca la maggioranza degli ebrei del mondo non viveva in Palestina. Infatti, Daniele ed Ezechiele furono profeti che vissero al di fuori di Israele, sebbene Daniele abbia vissuto in Giuda durante la sua giovinezza.

3) Non dovremmo cercare di dire a Dio Onnipotente ciò che, secondo noi, Egli può o non può fare!

A prescindere dal fatto che molti ebrei vivessero effettivamente in Palestina al tempo di Cristo (non so se fossero la maggioranza o meno), ciò non ha importanza, poiché Dio Onnipotente può inviare un profeta ogni volta che lo desidera.

La Bibbia (sia l’Antico che il Nuovo Testamento) afferma una serie di cose che Dio non fa (cambiare idea in Numeri 23:19; 1 Samuele 15:29, ecc.), ma in tutta la Bibbia vi sono solo quattro cose che, secondo quanto vi è scritto, Dio NON PUÒ fare. (Per leggerle, però, occorre consultare il Nuovo Testamento.) Queste quattro cose sono: Dio non può essere tentato dal male (Giacomo 1:13), Dio non può mentire (Ebrei 6:18), Dio non può giurare per qualcuno più grande di Lui stesso (Ebrei 6:13) e Dio non può rinnegare se stesso (2 Timoteo 2:13). A parte questo, non intendo dire ciò che Dio non può fare; mi limiterò a consultare la Bibbia per apprendere con umiltà ciò che Dio ha scelto di fare e ciò che ha scelto di non fare.

D: In Matteo 13,54-58, l’insegnamento di Gesù era polarizzante; quando, quindi, il nostro insegnamento dovrebbe essere polarizzante?

R: L’insegnamento di Gesù sembrava dividere le persone in due fazioni: coloro che Lo seguivano e coloro che Gli si opponevano con forza. Non vediamo nessuno che, ascoltando il messaggio di Gesù, dica: «Non male, solo così così». Non dovremmo limitarci a condividere il Vangelo e a insegnare la verità di Dio nello stesso modo in cui si insegnano la matematica o la storia antica. Dovremmo anche insegnare l’importanza del Vangelo per il loro destino eterno e l’urgenza del Vangelo affinché non rimandino la fede. Se ci accorgiamo di essere meno apprezzati da alcuni quando lo facciamo, ciò significa semplicemente che stiamo svolgendo il nostro compito.

D: In Mt 13,55, come è possibile che Gesù avesse fratelli e sorelle, dal momento che (secondo la Chiesa cattolica) Maria rimase sempre vergine?

R: Matteo 1,25 risponde a questa domanda in modo succinto: «Ma egli [Giuseppe] non ebbe rapporti con lei [Maria] finché ella non diede alla luce un Figlio. E gli diede il nome di Gesù». Quindi, Maria era vergine quando nacque Gesù, ma in seguito Maria e Giuseppe ebbero altri figli.

I cattolici rispondono in genere che in molte culture mediterranee anche i cugini possono essere chiamati fratelli e sorelle.

Tuttavia, non vi è alcun passo nella Bibbia che insegni che Maria sia sempre stata vergine. Al contrario, vi sono altri passaggi in cui vengono menzionati i fratelli o le sorelle di Gesù: Giovanni 7,5; Galati 1,19; Marco 3,31; Giovanni 2,12; e Atti 1,14. Sarebbe strano che, se fossero stati solo cugini, in almeno uno di questi sei passaggi non fosse stata utilizzata la parola «cugini».

A titolo di nota storica, gli unici due passaggi precedenti al Concilio di Nicea in cui Maria viene definita «sempre vergine» sono:

Ippolito, vescovo di Portus (225-235/6 d.C.), definì Maria «sempre vergine». Contro Berone ed Elice, frammento 8, p. 234

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.): «di Dio, e sempre vergine, e, in verità, di Maria, Madre di Dio»; Frammento 5.7, p. 282

Maria fu ufficialmente definita «sempre vergine» al Concilio di Costantinopoli II (553 d.C.), cap. 2, p. 312. Lo stesso anno Papa Vigilio affermò lo stesso nella sua lettera, p. 322.

D: In Mt 13,55, di cosa si occupava esattamente un falegname?

R: I falegnami costruivano edifici. Lavoravano quindi sia con la pietra che con il legno. In quel periodo i Romani stavano costruendo una nuova città, destinata principalmente ai gentili, chiamata Sefforis, appena a nord di Nazaret; pertanto, in quel periodo c’era molto lavoro per i falegnami. Pertanto, quando Gesù parlò di costruire su fondamenta solide in Luca 6,49 e 14,29, potrebbe aver avuto un’esperienza pratica in materia di fondamenta.

D: In Matteo 13,55-57, perché un profeta non era onorato nella sua città natale?

R: Ricordate che l’ultima volta che Gesù parlò nella Sua città natale, vollero gettarlo giù da un precipizio. In questo caso Gesù non stava impartendo un comando né una profezia, ma piuttosto facendo un’osservazione. I profeti non erano tenuti in grande considerazione tra le persone con cui erano cresciuti. Per chi è cresciuto nello stesso luogo e ha vissuto molte delle stesse esperienze, può essere difficile credere che Dio possa usare persone comuni in modo straordinario. Purtroppo, c’è del vero nel detto secondo cui «la familiarità genera disprezzo». Lo scrittore greco Pindaro aveva un adagio simile sulla fama che svanisce nel focolare familiare. (Odi di Pindaro, Ode 12:3)

Un aspetto correlato è che sembravano più interessati alla fama e alla popolarità di un «ragazzo del posto» piuttosto che prestare attenzione a ciò che Gesù aveva effettivamente da dire. Una caratteristica della natura umana è che è fin troppo facile per le persone in generale, noi compresi, concentrarsi su cose secondarie o banali, perdendo di vista il punto principale e importante.

D: In Mt 13,58, in che modo la mancanza di fede della gente limitò le opere potenti di Gesù?

R: Questo versetto non afferma che Dio Onnipotente fosse incapace di compiere un miracolo in quella occasione. Piuttosto, Gesù scelse di non compiere alcun miracolo in quel luogo a causa della loro mancanza di fede. Non è che Gesù non potesse compiere miracoli: dopotutto, camminò sulle acque, risuscitò Lazzaro, risuscitò dai morti, ecc., senza che nessuno credesse che Gesù avrebbe compiuto quelle cose. Piuttosto, perché Gesù avrebbe dovuto benedire delle persone che non avevano alcun desiderio di essere benedette da Lui?

D: In Matteo 14, perché la morte di Giovanni Battista è collocata proprio in quel punto del Vangelo di Matteo?

R: Sebbene non venga specificato, e Matteo avrebbe potuto collocare questo flashback in qualsiasi punto, forse il motivo per cui lo ha inserito proprio qui è quello di suggerire il motivo per cui Gesù volesse ritirarsi dalla vita pubblica in quel momento. Gesù sapeva che sarebbero venuti a ucciderLo, e voleva attendere di aver portato a termine le altre cose prima di essere crocifisso. Inoltre, da questo punto in poi, Matteo e Marco presentano lo stesso ordine degli eventi riportati in entrambi i Vangeli.

D: In Mt 14,3-4, perché esattamente Giovanni Battista denunciò Erode Antipa?

R: Innanzitutto il contesto genealogico e poi la risposta.

Contesto:

Erode Antipa (= Erode il Tetrarca): figlio di Erode il Grande e di Malthace, una delle sue dieci mogli. Erode Antipa governò la Galilea e la Perea sotto l’impero romano dal 4 a.C. al 39 d.C. Desiderava essere titolato re, il che lo mise in conflitto con l’imperatore Caligola.

Aretas IV il Nabateo: Erode Antipa era sposato con la figlia, Phasaelis, di Aretas IV, re degli arabi nabatei nell’odierna Giordania. Divorziare da lei per sposare Erodiade rappresentava una vera e propria mina politica, ma almeno conviveva con Erodiade. In seguito, ci furono scontri tra Erode Antipa e il re Aretas, con Aretas che ebbe la meglio fino all’intervento dei Romani.

Filippo: figlio di Erode il Grande e di Mariamne II.

(Filippo viveva a Roma e non va confuso con un altro figlio di Erode il Grande, chiamato Filippo il Tetrarca di Iturea e Traconitide in Luca 3:1)

Aristobulo: figlio di Erode il Grande e di Mariamne I.

Erodiade: figlia di Aristobulo e di sua moglie Berenice. Divorziò dal primo marito per stare con Erode Antipa.

La risposta: Erode Antipa era il mezzo zio di Erodiade, ma ciò era lecito secondo Levitico 18:1-17 e 20:12,14. Divorziare dalla propria moglie era lecito ai tempi dell’Antico Testamento. Il problema era che Levitico 18:16 proibisce espressamente di sposare la moglie del proprio fratello, ed Erodiade era la moglie di Filippo, fratello di Erode Antipa, e Filippo era ancora in vita.

Come afferma *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 670: «Erodiade sapeva che “l’unico luogo in cui il suo atto di matrimonio potesse essere redatto in tutta sicurezza era il retro della sentenza di morte di Giovanni”» (da T.W. Manson, *The Servant Messiah*, pag. 40).

In seguito, quando i Nabatei sconfissero l’esercito di Erode nel 36 d.C., Giuseppe Flavio scrisse in *Antichità giudaiche*, libro 18, cap. 119.2, che gli ebrei ritenevano che si trattasse di una punizione divina inflitta a Erode Antipa.

D: In Mt 14,6-12, perché questo racconto raccapricciante è presente nella Bibbia?

R: A volte le persone possono avere una visione artificialmente rosea della vita sulla terra. La vita a volte è raccapricciante quando il potere è nelle mani di persone malvagie. Da questo episodio possiamo imparare che anche i credenti, come Giovanni Battista, possono subire conseguenze ingiuste in questa vita.

In secondo luogo, si noti il contrasto tra il coraggio di Giovanni Battista nel denunciare il sovrano e la vigliaccheria di Erode, che non voleva né liberare Giovanni né giustiziarlo. Erode sembra un po’ simile al re Acab, che era al tempo stesso malvagio e debole.

Dopo questo evento si nota un cambiamento nel ministero di Gesù. Gesù si concentrò sull’istruire i discepoli in vista della sua morte, e non abbiamo alcuna testimonianza di altre azioni compiute da Gesù per convincere i capi e il popolo ebraico che Egli fosse il Messia.

D: In Mt 14,6-12, portare una testa mozzata non avrebbe rovinato l’atmosfera festosa?

R: Alcuni hanno accusato Matteo e Marco di essere inaffidabili per aver riportato questo episodio. Tuttavia, ciò è tipico delle vite raccapriccianti dei reali. Ad esempio, Cicerone si opponeva politicamente a Marco Antonio. Quando la testa dell’oratore Cicerone fu portata a Fulvia, moglie di Marco Antonio, ella vi sputò sopra e ne trafisse la lingua con uno spillo. Un secondo esempio è quando Alessandro Ianneo, re asmoneo e sommo sacerdote, organizzò un banchetto pubblico con le sue concubine e ordinò che 800 ribelli fossero crocifissi, dopo aver ucciso pubblicamente le loro mogli e i loro figli.

D: In Mt 14,15, dato che si trattava di un deserto, perché nel versetto 19 si parla di erba?

R: Non si trattava di un deserto arido, bensì di un luogo deserto. Inoltre, la Palestina ha due stagioni: quella umida e quella secca, e probabilmente ci si trovava nella stagione umida. La stagione umida non era caratterizzata da monsoni come quelli del Sud-Est asiatico, ma il fiume Giordano era troppo in piena per poterlo attraversare in quel periodo e vi era molta erba verde in luoghi che, durante la stagione secca, ci apparirebbero come un deserto.

Inoltre, il termine greco opsios, tradotto con «sera», indica qualsiasi momento compreso tra il pomeriggio inoltrato e il periodo immediatamente successivo al tramonto.

D: In Mt 14,24-32, in che modo i cristiani dovrebbero affrontare le tempeste?

R: Questo brano è istruttivo su come affrontare le tempeste e su come NON affrontarle.

1. Non lasciatevi prendere dal terrore quando Dio compie un’opera inaspettata (14,25-26).

2. Quando Gesù ci dice di fare coraggio, dobbiamo fare coraggio e agire con coraggio (14,27-28).

3. Dobbiamo obbedire a Gesù, sapendo che Egli non solo è più grande dei pericoli che ci circondano, ma anche delle nostre paure, dei nostri dubbi e delle nostre debolezze (14:29).

4. Rivolgete lo sguardo a Gesù, non al vento e alle onde, né ad altri possibili pericoli (14:30). I pericoli non sono immaginari, ma rivolgete comunque lo sguardo a Gesù.

5. Quando commettiamo un errore o siamo in preda al dubbio, dobbiamo invocare Gesù affinché ci salvi (14:30-32).

6. Una volta al sicuro, non dimenticate di rendere lode a Dio (14:33).

D: In Mt 14,25, a che ora corrispondeva la quarta veglia della notte?

R: Mentre gli antichi ebrei dividevano la notte in sole tre veglie, i romani la dividevano in quattro veglie, e la quarta veglia andava approssimativamente dalle 3:00 alle 6:00 del mattino.

D: In Mt 14,29-31, perché la fede di Pietro era così forte e poi così debole?

R: Pietro era disposto a obbedire per un istante, e in quel momento la sua fede era abbastanza forte da credere, guardare Gesù e scendere dalla barca. Ma quando quella fede dovette continuare per camminare sulle acque, allora si verificò quell’esitazione.

D: In Mt 15,1-3, Gesù era contrario al lavarsi le mani?

R: No. Sebbene Gesù non fosse contrario all’igiene, era contrario a elevare il lavaggio delle mani a cerimonia religiosa. Oggi, altre pratiche salutari, quali una buona alimentazione, le erbe medicinali e l’esercizio fisico, sono accettabili, ma anch’esse possono diventare idoli se le persone adorano la propria salute anziché Dio.

D: In Mt 15,3-6, da dove ha origine l’idea di qorban/corban (in greco korban)?

R: La parola stessa, così come il concetto di dedicare qualcosa a Dio, si trovano in Levitico 1:2-3, 2:1, 3:1 e Numeri 7:12-17. Tuttavia, i farisei permettevano a qualcuno di sottrarsi alla responsabilità di prendersi cura dei propri genitori dedicando a Dio l’aiuto che avrebbero dovuto fornire loro.

In questo caso i farisei avevano priorità confuse. Consentire a qualcuno di dedicare delle cose a Dio era considerato più importante che fare ciò che Dio desiderava, il che include prendersi cura dei propri genitori. Ciò può accadere quando le persone sono più preoccupate di obbedire a una tradizione che di obbedire a Dio.

D: In Mt 15,7, che cosa si intende esattamente per «ipocrita»?

R: In origine non era un termine dispregiativo. Era un termine greco che indicava un attore in una rappresentazione teatrale. Tutti gli attori indossavano maschere e recitavano la propria parte in una commedia, in una tragedia o in qualunque genere previsto dal copione in quel momento. Questa è la prima volta che Gesù definisce ipocriti i farisei e i dottori della legge. Gesù usa questo termine in senso dispregiativo, affermando che le persone indossano una maschera per fingere di essere devote a Dio, ma interiormente stanno semplicemente mettendo in scena una recita.

D: In Mt 15,8, perché le persone scelgono di avvicinarsi a Dio con le labbra, quando i loro cuori sono lontani da Lui?

R: Le persone si avvicinano alla religione, e nominalmente a Dio, per ogni sorta di motivo, e non tutti sono dei buoni motivi. Alcuni lo fanno per ricevere l’apprezzamento degli altri, altri per denaro, altri ancora per trovare un marito o una moglie.

Alcuni desiderano una carriera che permetta loro di aiutare il prossimo, e questo è il loro scopo principale, non l’amore per Dio. In tal caso, esistono molte ottime organizzazioni benefiche, come la Croce Rossa, il Corpo di Pace, Goodwill o l’UNICEF. Dovrebbero unirsi a queste, anziché fingere di amare Dio solo perché desiderano operare attraverso una chiesa cristiana.

Per inciso, la Bibbia afferma che i cristiani devono aiutare i poveri, gli svantaggiati, gli orfani, ecc. Ciò non significa che dovremmo donare denaro solo alle organizzazioni cristiane. È bene sostenere anche le organizzazioni comunitarie di beneficenza non legate a una religione.

D: In Mt 15,9, quando le tradizioni degli uomini sono buone e quando sono cattive?

R: Le tradizioni trasmettono credenze e opinioni del passato alle dottrine e alle leggi delle generazioni successive. Possono essere buone, oppure cattive se mascherano la Parola di Dio. Ci sono quattro punti da considerare nella risposta.

Male: se la tradizione del passato era errata o cattiva, allora si stanno imparando e imitando errori e forse peccati. La Bibbia parla di tradizioni peccaminose come la «Regina del Cielo» in Geremia 44:17-19.

Vane: più comunemente, le tradizioni sono semplicemente prive di valore (Colossesi 2:16-19). Se prese sul serio, queste tradizioni possono indebolire la devozione verso Dio. La Bibbia parla di tradizioni vane e ingannevoli in Colossesi 2:8 e 1 Timoteo 1:4.

Corban: Anche se l’opinione o la pratica del passato non fosse contraria alle Scritture, le persone tendono a equiparare la tradizione umana alle Scritture, e ciò che un tempo era un’opinione umana diventa ora, agli occhi della gente, «Dio dice», mentre la pratica umana, forse molto appropriata per un determinato tempo e determinate circostanze, diventa presumibilmente «la Legge di Dio» per tutti i tempi e tutte le circostanze. Per alcune persone la tradizione prevale addirittura sulla Parola di Dio, come nel caso di coloro che praticavano il «Corban» in Marco 7:10-13.

Legge di Dio: dovremmo seguire ciò che Dio ha comandato, come il battesimo in acqua e la Cena del Signore. Tuttavia, non dovremmo seguirlo perché è una tradizione cristiana, ma perché Dio vuole che lo facciamo. Dobbiamo stare attenti a non elevare il simbolo al di sopra della realtà. Non dobbiamo limitarci a seguire le regole (Marco 7:6-7), ma serviamo secondo il nuovo modo dello Spirito, non secondo il vecchio modo della legge scritta (Romani 7:6; 2:29; Colossesi 2:14).

D: In Mt 15,10-20 e Mc 7,15-23, perché Gesù ha invalidato in questi passi i precetti alimentari dell’Antico Testamento?

R: Gesù non ha invalidato i precetti alimentari dell’Antico Testamento, ma li ha sostituiti. Vi sono quattro punti da considerare in questo contesto.

1. Sebbene Gesù e i Suoi discepoli a volte infrangessero le tradizioni create dall’uomo dei farisei, essi stessi vivevano in obbedienza alla Legge dell’Antico Testamento.

2. Anche nell’ambito dell’Antico Testamento, Dio si preoccupava della loro obbedienza, e la loro alimentazione era solo uno dei modi, ma non l’unico, con cui potevano dimostrare la propria obbedienza.

3. Dopo che la risurrezione di Gesù inaugurò una nuova era, i discepoli non scelsero di mangiare ogni tipo di carne. Un angelo di Dio scese e ordinò a Pietro, che era riluttante, di mangiare (Atti 10,11-16). Chi era Pietro per contraddire un angelo del Cielo?

4. I musulmani non dovrebbero avere alcun problema con questa risposta, poiché Maometto avrebbe fatto la stessa cosa. Egli parlò di leggi abrogate (sebbene l’abrogazione sia un concetto leggermente diverso da quello della Nuova Alleanza attraverso Gesù). Inoltre, dimostrò che i musulmani potevano mangiare carne di cammello, e l’Antico Testamento considera la carne di cammello alla stregua della carne di maiale (Levitico 11:4,7,26; Deuteronomio 14:7,8).

D: In Mt 15,11, 17-18, come mai è solo ciò che esce a contaminare?

R: Il contesto è illustrato in Matteo 15:20, dove i farisei erano preoccupati di mangiare con le mani non lavate, mentre Gesù si preoccupava della purezza interiore.

Se steste cucinando qualcosa in un recipiente e vi venisse aggiunto e prelevato del liquido a poco a poco, assaggereste il liquido in entrata o quello in uscita per verificare se all’interno la temperatura fosse corretta e conforme alle specifiche? Naturalmente, dovreste assaggiare il liquido in uscita. Allo stesso modo, Gesù stava dicendo di non fissarsi troppo sull’alimentazione, poiché è ciò che esce da voi che può contaminarvi.

D: In Mt 15,12, non sarebbe strano che alcuni farisei uscissero da Gerusalemme per cercare Gesù solo per chiedergli un parere sull’igiene personale?

R: Non era di questo che si trattava. La domanda era solo un pretesto per cercare di mettere Gesù in difficoltà. La questione non riguardava l’igiene personale; essi non conoscevano la teoria dei germi patogeni. Si trattava piuttosto delle loro aggiunte alle norme relative alle abluzioni cerimoniali. Consideravano Gesù una minaccia alla loro preminenza nel comunicare alle persone quale fosse la volontà di Dio per loro.

D: In Mt 15,12, perché Gesù non si preoccupava di far sentire in imbarazzo i farisei?

R: Gesù ne era consapevole, ma era più interessato a far emergere la verità che a ciò che pensavano i farisei. Tuttavia, al di là di ciò, Gesù era preoccupato; voleva che si sentissero in imbarazzo. In particolare in Matteo 23, Gesù li rimproverò aspramente per due ragioni distinte. Poiché avrebbero ascoltato il rimprovero, forse alcuni si sarebbero fermati, avrebbero riflettuto sulle parole di Gesù e si sarebbero pentiti. In secondo luogo, indipendentemente dal pentimento dei farisei, le folle avrebbero ascoltato e avrebbero capito di non doversi fidare dei farisei che avevano respinto Gesù.

D: In Mt 15,14, perché Dio a volte permette che i ciechi siano guidati da altri ciechi?

R: Come ha detto qualcuno, non c’è nessuno più cieco di chi rifiuta di vedere. Dio permette alle persone di andare dove vogliono. Una domanda più appropriata è: perché i ciechi permettono, o addirittura preferiscono, di essere guidati da altri ciechi?

D: In Mt 15,21-29 e Mc 7,24, perché Gesù si recò a Tiro e a Sidone?

R: A prima vista, queste città non ebraiche sembrano davvero fuori dal percorso di Gesù. I versetti successivi mostrano che Egli doveva scacciare un demone (Marco 7:29) e che molte persone provenienti dalla costa fenicia ascoltarono Gesù. Tiro si trovava sulla costa a circa 35 miglia (56 km) dal Mare di Galilea, mentre Sidone era anch’essa sulla costa, a 25 miglia (40 km) da Tiro e a 60 miglia (96 km) a nord-nord-ovest del Mare di Galilea.

D: In Mt 15,21-28, quando la «donna di Canaan» chiese a Gesù di avere pietà di lei, Gesù disse: «Non sono stato mandato se non alle pecore smarrite della casa d’Israele». Perché lo troviamo solo in Matteo? E anche il comando di Gesù ai Suoi discepoli: «Non andate per la via dei Gentili, e in nessuna città dei Samaritani non entrate; andate piuttosto alle pecore smarrite della casa d’Israele» (Mt 10,5-6)? Queste due affermazioni di Gesù sono davvero autentiche, sebbene contraddicano il Suo messaggio di salvezza universale? Oppure sono un’invenzione o una creazione delle prime comunità ecclesiali?

R: No, non vi è alcun motivo di dubitare di Dio e di pensare che Egli abbia permesso che la Sua parola venisse «sostituita» da invenzioni o creazioni delle prime comunità ecclesiali. Queste due affermazioni, in realtà, si inseriscono chiaramente nel ministero di Gesù. Prima della Sua crocifissione, al popolo ebraico fu offerta l’opportunità di accogliere il proprio Messia e di aprire la strada a tutti i gentili. Anche nel ministero di Paolo, egli si recava prima nella sinagoga ebraica e solo in seguito dai gentili.

Tuttavia, se si osserva una mappa, la regione di Tiro e Sidone si trova ben al di fuori del territorio di Israele. Pertanto, Gesù fece una deviazione notevole per recarsi da quella donna cananea (o siro-fenicia). Così, recandosi da quella donna, Gesù dimostrò che il Suo messaggio sarebbe stato rivolto anche ai non ebrei.

D: In Mt 15,21-22 e nei Vangeli in generale, troviamo che Gesù promette la salvezza a tutte le persone senza alcuna differenziazione o discriminazione tra loro, siano essi ebrei, nazioni o pagani; tuttavia, in Matteo notiamo che l’attenzione è rivolta agli ebrei per quanto riguarda la salvezza. Cosa ne pensa?

R: Esamini la cronologia degli eventi. Vi sono tre punti da considerare.

1) In tutti i Vangeli, non solo in Matteo, prima della crocifissione Gesù predicava principalmente agli ebrei, per dare al popolo ebraico l’opportunità di accogliere il Messia.

2) Dopo la risurrezione di Gesù, il Vangelo doveva essere predicato a tutti gli ebrei e ai gentili. L’ordine impartito da Gesù in Atti 1:8 era: «Gerusalemme, poi tutta la Giudea (dove si trovavano gli ebrei), poi la Samaria (i semi-ebrei) e infine fino ai confini della terra».

3) Tuttavia, sebbene i gentili e i samaritani non fossero i gruppi prioritari da raggiungere prima della crocifissione, Gesù continuava comunque a condividere il Vangelo con loro ogni volta che li incontrava. Ad esempio, non solo la donna di Tiro e Sidone (Marco 7:24-30), ma anche l’indemoniato di Gerasa, che si trovava sulla sponda orientale (non ebraica, dedita all’allevamento dei maiali) del Mare di Galilea, in Marco 5:1-20. Gesù sfamò 5.000 persone sulla sponda ebraica (occidentale) del Mare di Galilea in Matteo 14,13-21; Marco 6,30-44; Luca 9,10-17; Giovanni 6:8-12; inoltre, Gesù compì una seconda moltiplicazione dei pani per 4.000 persone sulla sponda non ebraica (orientale) del Mare di Galilea in Matteo 15:32-38 e Marco 8:2-9.

Ma ora dobbiamo condividere il Vangelo con tutti, indipendentemente dal fatto che siano ebrei, arabi, europei, asiatici o chiunque altro.

D: In Mt 15,21-22, riguardo alla donna cananea, Gesù stava apparentemente dicendo che dovevano amare solo gli ebrei e coloro che adoravano Dio nel modo approvato? (Anche il musulmano Ahmad Deedat solleva questa questione.)

R: No, è difficile sostenere tale tesi, poiché Gesù si è spinto ben oltre il suo percorso per recarsi nella regione di Tiro e Sidone.

Gesù fu inviato innanzitutto alle pecore smarrite di Israele, ma in seguito attraversò il Mare di Galilea (più volte). Il significato di ciò è che sul lato occidentale del Mare di Galilea vivevano principalmente ebrei, mentre sul lato orientale vivevano i gentili, compresi gli allevatori di maiali pagani. Tuttavia, anche prima di ciò, i samaritani non adoravano Dio nel modo approvato, e Gesù parlò alla donna samaritana all’inizio del Suo ministero.

D: In Mt 15,24, Gesù era destinato solo agli ebrei e non a tutti?

R: No. Gesù si rivolse innanzitutto alle pecore d’Israele, ma in Giovanni 10:16 affermò anche di avere altre pecore, non di questo ovile. Quando pronunciò le parole di Matteo 15:24, Gesù si recò ben al di fuori di Israele, nella regione di Tiro e Sidone, per visitare una donna siro-fenicia. Inoltre, molti samaritani credettero in Gesù, come riportato in Giovanni 4:39-42. In seguito Gesù predicò a quei non ebrei e li sfamò sulla sponda orientale del Mare di Galilea. Più tardi Gesù affermò che avrebbe attirato tutti gli uomini a Sé in Giovanni 12:32. Il modo in cui Gesù inizialmente predicò prima agli ebrei fu seguito anche da Paolo, il quale in genere annunciava la Parola di Dio prima agli ebrei e poi ai gentili.

D: In Matteo 15:24-26, Gesù fu razzista per aver paragonato la donna cananea (siro-fenicia) ai cani? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat)

R: Poniamoci a nostra volta una domanda. Dove si trovava Gesù quando affermò di essere stato mandato solo alle pecore smarrite della Casa d’Israele? La risposta è che aveva lasciato Israele e aveva percorso oltre 30 miglia (in linea d’aria) attraversando o aggirando le montagne per recarsi a Tiro, che non era e non era mai stata una città israelita. Gesù si recò lì per parlare non con una donna ebrea che viveva fuori da Israele, ma con una donna chiaramente identificata come gentile. Tuttavia, avendo fatto quel passo in più (o meglio, quelle 30 miglia), Gesù voleva che lei fosse certa di non pensare di ricevere qualcosa a cui aveva diritto, ma qualcosa per grazia. A proposito, il termine greco per «cane» qui in Matteo 15,26 ha il significato di «cucciolo» o «cagnolino da compagnia», e non di cane selvatico.

D: In Mt 15,21-29 e Mc 7,27-29, cosa stavano dicendo esattamente Gesù e la donna siro-fenicia?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Dopo che Gesù si recò sulla costa fenicia, la donna gli chiese una cosa sola: che scacciasse il demone da sua figlia. Si noti che non vi era alcuna prova che questa donna di etnia siro-fenicia, definita «greca», si fosse convertita al giudaismo, né tantomeno che credesse nel vero Dio.

2. Dopo aver percorso tutta quella strada, a miglia di distanza da Israele, Gesù le disse senza mezzi termini che il messaggio di Dio era stato trasmesso tramite gli ebrei, i quali dovevano essere guariti per primi (Marco 7:27). In altre parole, Gesù non avrebbe esaudito la sua richiesta senza che lei si impegnasse a credere nel messaggio di Dio, così come era stato trasmesso agli ebrei.

3. Ella acconsentì umilmente a rivolgersi a Gesù alle sue condizioni, e non a quelle di nessun altro. Anche noi dobbiamo avere fede nella grazia di Dio.

4. Sebbene né i gentili né i cani fossero tenuti in grande considerazione dagli ebrei, in questo contesto Gesù non utilizzò il termine usuale per indicare il cane. Questa parola si traduce meglio con «cagnolino» o «cucciolo». I Romani e i Greci, infatti, avevano grande stima dei cani. Gesù ha utilizzato un «doppio senso»: da un lato la scarsa considerazione da parte degli ebrei, dall’altro la grande stima e l’affetto dei gentili, paragonandola a un animale domestico affettuoso. Tuttavia, Gesù ha comunque chiarito che il Suo messaggio era rivolto innanzitutto agli ebrei. Se Dio ha benedetto grandemente qualcun altro, e non noi, dovremmo comunque essere felici per le benedizioni che Dio ha concesso a noi.

In sintesi, il lungo cammino di Gesù, unito alle Sue parole secche, illustra magnificamente il paradosso secondo cui Gesù percorrerà grandi distanze per raggiungerci, ma noi dobbiamo andare a Lui senza orgoglio, secondo le Sue condizioni, non le nostre.

D: In Mt 15:24, queste «pecore smarrite d’Israele» si riferiscono alle persone che, secondo quanto insegnato dal mormone Joseph Fielding Smith in *Doctrines of Salvation* (1975, vol. 3, pag. 214), sarebbero emigrate da Israele in America all’epoca dell’Esilio?

R: No. Tale interpretazione era del tutto sconosciuta sia agli ebrei che ai cristiani. Gesù non stava parlando di persone che si erano smarrite geograficamente, bensì di coloro che si erano smarriti spiritualmente. Gesù era un salvatore, non un GPS. Gesù disse ai suoi discepoli: «Andate piuttosto alle pecore smarrite di Israele…» (Matteo 10,6-7), e essi adempirono tale incarico nei giorni successivi attraversando Israele, non salendo su un aereo per volare in America.

D: In Mt 16,1.4, perché era sbagliato chiedere a Gesù un segno dal cielo?

R: Ai discepoli deve essere sembrato strano che i farisei e i sadducei chiedessero un segno proprio dopo che Gesù aveva compiuto tutti quei miracoli, molti dei quali alla presenza degli stessi farisei e sadducei. A quanto pare, stavano cercando di dire che tutti i segni e i miracoli precedenti non erano sufficienti, ma che solo un altro, forse, avrebbe potuto soddisfare i loro standard. Il termine greco che qui indica «prova» – nel senso che volevano mettere alla prova Gesù – è lo stesso termine usato in Matteo 4,1 per descrivere Satana che tenta Gesù. I miracoli di Gesù avevano già aiutato gli zoppi, i ciechi e gli indemoniati, mentre i farisei chiedevano un segno dal cielo che non avrebbe aiutato nessuno. Gesù si rifiutò di compierlo su loro richiesta.

D: In Mt 16,2-4, che cosa ha a che fare il ciclo della sera e del mattino con i segni dei tempi?

R: Il ciclo prevedibile del giorno e della notte è una verità molto semplice che persino i bambini possono osservare. Gesù sta dicendo che esistono anche altri cicli, come i segni della Sua venuta, seguiti dalla Sua venuta stessa. Gesù tornerà una seconda volta, e molti dei segni che hanno preceduto la prima venuta saranno presenti anche prima della seconda venuta. Gesù non stava dicendo che i farisei e i sadducei fossero ciechi in questo caso, né che non fossero intelligenti. Anzi, li lodò per la loro capacità di osservare il tempo e di fare due più due per prevedere il tempo. Ma queste stesse persone non riuscivano a fare due più due spiritualmente riguardo ai segni dei tempi. O non ne erano capaci, oppure, forse, semplicemente non volevano farlo.

D: In Mt 16,3-4, quali sono altri casi in cui una persona può vedere tutti i fatti e i dettagli, ma rimanere comunque cieca di fronte al significato e alle conclusioni?

R: Un esempio è dato dal fatto che, nonostante le frequenti rivolte, il malcontento generale della popolazione nei confronti dei governanti romani e l’insensibilità degli imperatori, i sadducei e i farisei continuavano a non rendersi conto che la fine della Giudea, così come la conoscevano, era vicina. Nel 70 d.C. l’intera popolazione di Gerusalemme fu uccisa o ridotta in schiavitù. Nel giro di quindici anni da allora, i sadducei si estinsero.

Un altro esempio è il grande tsunami al largo della costa occidentale di Sumatra. Quando le acque dell’oceano si sono ritirate, molti animali non hanno compreso cosa stesse accadendo e sono fuggiti verso l’entroterra. Tuttavia, alcuni turisti, che dovrebbero essere più intelligenti degli animali, si trovavano lì fuori con le macchine fotografiche a immortalare l’oceano che si ritirava.

Durante l’uragano di categoria 5 in Florida, un uomo possedeva due auto di lusso, del valore complessivo di 500.000 dollari USA. Aveva una settimana di tempo per mettere al sicuro le auto, ma invece le lasciò semplicemente nel garage. Il garage fu distrutto, le auto furono ribaltate e andarono distrutte.

Una domanda che dovremmo porci è questa: se qualcun altro osservasse la nostra vita, magari 30 anni dopo, cosa potrebbe sorprendere di scoprire, ovvero tutti quei segnali che noi potevamo vedere, ma di cui non avevamo la minima idea che si sarebbero verificati? Ciò può riguardare l’aspetto fisico (alimentazione, mancanza di esercizio fisico), relazionale (il modo in cui trattiamo il nostro coniuge) o spirituale (la leggerezza con cui prendiamo alcune delle responsabilità che Dio ci ha affidato).

D: In Mt 16,4, qual era esattamente il segno del profeta Giona?

R: Il punto era che non vi era alcun segno miracoloso se non la testimonianza di quest’uomo pio.

D: In Mt 16,7-11 e Mc 6,52, quale era il significato dei cinque pani e dei 5.000, e dei sette pani e dei 4.000?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

Gesù è il Pane della Vita. Poiché Egli era in grado di sfamare così tante persone, esse non devono preoccuparsi se hanno preso o meno dei pani.

In generale, Gesù si è preso cura di loro, e non dovrebbero temere che Dio non sia in grado o non voglia prendersi cura di loro in futuro.

Si ripete la stessa lezione poiché, secondo Marco, i discepoli non avevano compreso il significato del miracolo della moltiplicazione la prima volta.

Qui potrebbero essere contenuti due messaggi: da un lato, che Dio nutre gli ebrei, e dall’altro che Dio nutre anche i gentili.

Molte persone più povere si preoccupavano di come procurarsi il cibo ogni giorno. Se un pescatore, che lavorava sei giorni alla settimana, un giorno non pescava nulla, quel giorno non avrebbe guadagnato nulla. Eppure, anche dopo aver visto Gesù sfamare i 5.000 e poi i 4.000, continuavano a preoccuparsi di avere cibo a sufficienza. A volte le vecchie abitudini e i modelli di pensiero, come la scarsità o il dolore, continuano a influenzare la nostra mente, anche quando i tempi sono cambiati. Ciò denota una mancanza di fiducia nel fatto che con Gesù le cose siano diverse e che Dio possa cambiare le cose. «Poco è molto se Dio è in esso».

D: In Mt 16,7-11 e Mc 8,19-20, quale significato attribuisce Gesù a questi numeri?

R: Alcuni potrebbero vedere un significato mistico nei cinque pani, nei 5.000 e nei cinque libri della Legge per gli ebrei nel primo miracolo della moltiplicazione dei pani, e nei 7 pani (un numero perfetto) e nei 4.000 (dove il 4 rappresenta forse i quattro angoli della terra) nel secondo miracolo, rivolto principalmente ai gentili.

Tuttavia, esiste una spiegazione molto più semplice. Con Gesù, un numero molto esiguo di pani può sfamare un numero molto elevato di persone.

D: In Mt 16,8, perché Gesù disse che in quel caso avevano poca fede?

R: Non erano preoccupati per il cibo a causa dei limiti della loro conoscenza, visto tutto ciò che avevano osservato. Piuttosto, erano concentrati sui loro problemi a breve termine e avevano perso di vista ciò che Dio è in grado di fare.

A volte, anche oggi, i cristiani possono essere ansiosi, non perché non abbiano imparato abbastanza, ma perché sono così concentrati sui propri problemi da perdere di vista Dio.

D: In Mt 16,11-12, in che modo l’insegnamento dei farisei e dei sadducei è simile al lievito nel pane?

R: Può trattarsi di un additivo molto piccolo, che tuttavia ha un grande effetto su tutta la pagnotta. Allo stesso modo, alcuni insegnamenti possono essere un piccolo additivo, ma avere un grande effetto negativo.

Indubbiamente i farisei e i sadducei insegnavano alcune cose buone; entrambi credevano in un solo Dio e nel fatto che Egli avesse creato tutte le cose, per esempio. Ma la parte negativa poteva permeare a tal punto il loro insegnamento che Gesù non disse di distinguere tra il bene e il male, prendendo il bene e scartando il male. Piuttosto, anche il piccolo «lievito» presente nel loro insegnamento era tale che Gesù disse di stare completamente alla larga da loro.

I sadducei possedevano una parte di verità poiché accettavano la Torah. Tuttavia, chi imparava dai sadducei tendeva a dubitare della parola di Dio, poiché i sadducei negavano il resto dell’Antico Testamento e, secondo Atti 23:8, negavano la risurrezione, gli angeli e gli spiriti.

D: Matteo 16,11-12 indica forse una data di composizione tardiva, poiché l’autore non sarebbe stato in grado di distinguere tra farisei e sadducei?

R: Contrariamente a quanto sostengono alcuni critici liberali, non è affatto così. I sadducei scomparvero come gruppo entro 15 anni dalla distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C. Un autore avrebbe probabilmente fatto riferimento ai sadducei solo se avesse avuto familiarità con gli eventi precedenti a tale data. Se Matteo non avesse mai fatto riferimento ai sadducei, il fatto stesso di non menzionarli indicherebbe una data di composizione tardiva. Sebbene in tutta la letteratura disponiamo al massimo di poche pagine che descrivono i sadducei, Matteo ne avrebbe avuto conoscenza e avrebbe saputo se essi avessero fatto causa comune con i farisei contro Gesù, un po’ come in epoche molto successive, quando romani e visigoti fecero causa comune contro gli Unni, o cattolici e protestanti fecero causa comune contro l’esercito turco. Matteo scrive di loro anche in Matteo 3,7; 16,1, 6, 11, 12. Dire di diffidare degli insegnamenti di due gruppi non significa che l’autore non fosse in grado di distinguere tra i due gruppi. Dal punto di vista politico, oggi dovremmo diffidare degli insegnamenti dell’estrema sinistra e dell’estrema destra. Ma ciò non significa che siano la stessa cosa.

D: In Mt 16,13-14 e Mc 8,27-29, perché Gesù voleva sapere chi gli altri dicevano che fosse?

R: Gesù non si prese la briga di chiedere chi i farisei e i sadducei pensassero che fosse Gesù; non aveva senso farlo. Piuttosto, Gesù chiese chi la gente tra la folla pensasse che Egli fosse. Il luogo in cui pose la domanda ai discepoli era Cesarea di Filippo, una città situata a nord della Galilea, nell’odierna Siria, su una pianura immediatamente a sud del Monte Hermon, a circa 25 miglia a nord del Mare di Galilea e a 5 miglia a est del fiume Giordano. Esistevano due città chiamate Cesarea, e questa si trovava nel territorio governato da Erode Filippo, fratello di Erode Antipa. Questa Cesarea ospitava un tempio dedicato al defunto imperatore romano Cesare Augusto. Se la gente del posto onorava Augusto, un uomo comune che non compiva miracoli, come un dio, cosa diceva la gente di Gesù? Questo si chiama metodo socratico di insegnamento, basato sul porre domande. Spesso è utile porre una domanda di cui si conosce già la risposta. Ciò può rivelare ciò che pensa l’interlocutore e persino aiutarlo a organizzare i propri pensieri. Quando Gesù chiese: «Chi dite che io sia?», il «voi» era plurale, quindi Gesù si rivolgeva a tutti i discepoli insieme. Tuttavia, sappiamo solo che fu Pietro a rispondere.

D: In Mt 16,16-17, in che modo Pietro poté sapere questo solo grazie allo Spirito Santo?

R: A quanto pare, Pietro non aveva ancora sentito Gesù affermarlo esplicitamente. Pietro non disse: «Penso che…» o «Spero che…», ma ne era certo. Inoltre, una cosa è che qualcuno comunichi a Pietro questa affermazione, un’altra è che Pietro vi creda di propria iniziativa.

D: In Mt 16,18, su cosa possono concordare cattolici e protestanti riguardo a questo versetto?

R: Vi sono sette punti su cui cattolici e protestanti dovrebbero poter concordare.

1) Pietro è la roccia su cui è edificata la Chiesa. La Chiesa è certamente costruita sulla «roccia» di questo apostolo; dopotutto, secondo Efesini 2,20a, la Chiesa è costruita sul fondamento di tutti gli apostoli e dei profeti. Pietro è uno dei fondamenti principali della Chiesa, ma non è l’unico, poiché Apocalisse 21,14 afferma che vi sono dodici fondamenti della città della Nuova Gerusalemme, i quali rappresentano i dodici apostoli di Gesù.

2) Qui non si parla di successori di Pietro. Matteo 16:16-18 non dice nulla riguardo a eventuali successori di Pietro. In realtà, nessun versetto biblico menziona i successori di Pietro.

3) Gesù, non Pietro, è la pietra angolare. Pietro non è una «roccia» più importante di Gesù stesso, la pietra angolare, come afferma Efesini 2:20b. Come una roccia saldamente posata sopra un’altra, Pietro stesso ci ha detto che la roccia o pietra angolare è Gesù in Atti 4:10-11 e 1 Pietro 2:6-7, così come fa Paolo in 1 Corinzi 10:4. Pietro non ha mai scritto di essere egli stesso una «roccia» o la pietra angolare, ma Paolo affermò in Efesini 2:20 che tutti gli apostoli costituivano il fondamento, sebbene Cristo fosse la pietra angolare. Tuttavia, pur essendo Gesù la pietra angolare, in Matteo 16:16-18 Egli non sta parlando di Se stesso come della roccia.

4) Pietro non era irreprensibile in ciò che diceva o faceva, né prima della risurrezione (Matteo 16:22-23) né dopo (Galati 2:11-14).

5) Ciononostante, Pietro parlava con autorità in qualità di apostolo (1 Pietro 1:1 e Atti 1:15-22) e noi dobbiamo riconoscere il suo insegnamento come tale. Come i primi cristiani, dobbiamo dedicarci all’insegnamento degli apostoli, secondo quanto riportato in Atti 2:42.

6) A Pietro furono date le chiavi del regno dei cieli, del legare e dello sciogliere, in Matteo 16:19. In effetti, a tutti gli apostoli e alla Chiesa fu conferito lo stesso potere di legare e sciogliere, in Matteo 18:18.

7) Nessuna dottrina del cristianesimo può essere più fondamentale della confessione che Pietro fece in questa occasione. Se una persona non riconosce che Gesù è il Messia promesso, il Figlio del Dio vivente, e se non riconosce che Gesù è morto per i nostri peccati ed è risorto dai morti (1 Corinzi 15:1-11), allora la sua fede è vana e non la condurrà in cielo.

D: In Mt 16,18, che cosa o chi è la roccia di cui si parla?

R: Molti trascurano il fatto che Pietro sia associato a una “roccia” non una, ma ben due volte nel Vangelo secondo Matteo, capitolo 16. In Matteo 16:18 Pietro è associato a una roccia “buona”, una pietra angolare. In Matteo 16:23 Pietro è associato a una roccia “cattiva” (un “scandalo” in alcune traduzioni), ma letteralmente a una pietra d’inciampo. Come può Pietro essere entrambe le cose? Si tratta di metafore. Esistono due interpretazioni principali, ed entrambe potrebbero essere vere.

La roccia è la confessione di Pietro riguardo a Cristo. In questo contesto non vi era una sola parola greca per «roccia», bensì due diverse. Simone fu chiamato Pietro, «roccia», perché fu il primo a confessare che Gesù è il Cristo. Gesù si rivolse a Pietro in seconda persona («tu»), ma «questa roccia» è in terza persona. Gesù e i discepoli, essendo originari della Galilea, molto probabilmente parlavano greco. Indipendentemente dall’interpretazione che un cristiano dia di questo particolare versetto, 1 Giovanni 4:1-3 e 2 Giovanni 7-10 dimostrano che chiunque non riconosca che Gesù è venuto nella carne non dovrebbe essere accettato né accolto. 1 Corinzi 15:1-4 dimostra che chiunque non creda che Gesù sia morto per i nostri peccati e sia risorto fisicamente dai morti crede invano. 1 Corinzi 12:3 insegna che nessuno può dire che Gesù è il Signore se non per mezzo dello Spirito Santo. In pratica, la Chiesa è fondata sulla confessione di Gesù Cristo.

La roccia è Pietro stesso. Gesù e i discepoli conoscevano senza dubbio l’aramaico, e quindi Gesù potrebbe aver parlato in aramaico in questo contesto. Le due parole sono diverse in greco perché una è femminile e l’altra è un nome proprio maschile. Tuttavia, l’aramaico non presenta desinenze maschili, femminili e neutre. Inoltre, Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, afferma che il Vangelo secondo Matteo fu scritto inizialmente in ebraico [forse intendendo l’aramaico] e successivamente tradotto in greco. In aramaico verrebbe utilizzata la stessa parola: «kepha». I cattolici ritengono generalmente che la roccia qui sia Pietro, poiché credono che ciò confermi che la Chiesa sia fondata su Pietro. Aggiungono poi che Pietro abbia trasmesso il ruolo di Papa ai suoi successori. Sebbene nella Bibbia non vi sia alcun accenno a quest’ultima parte, non vi è alcun problema per i protestanti nell’interpretare anch’essi Pietro come la roccia in questo passo. Indipendentemente dall’interpretazione che un cristiano dia di questo versetto, le fondamenta solide sono costituite dalla roccia, e tutti gli apostoli e i profeti sono il fondamento della Chiesa in Efesini 2:20. In termini pratici, la Chiesa è edificata sulla Bibbia, che è l’insegnamento degli apostoli e dei profeti.

Poiché Pietro è associato a due tipi di roccia, un non cattolico romano potrebbe facilmente riconoscere che entrambi gli aspetti sono veri e importanti. Pietro è una pietra angolare della Chiesa, e l’innovazione secondo cui i papi sono i successori di Pietro ha rappresentato un ostacolo per i cattolici romani.

D: Cosa non dice Mt 16,18?

R: Ci sono almeno otto cose importanti che NON dice.

1. Non afferma che la pietra angolare su cui è stata edificata la Chiesa fosse Pietro. Se lo facesse, contraddirebbe il fatto che Cristo sia la pietra angolare, come indicato in Efesini 2:20b.

2. Non esclude Pietro, né gli altri apostoli, dall’essere la roccia su cui è edificata la Chiesa. Se lo facesse, contraddirebbe l’affermazione secondo cui la Chiesa è edificata sul fondamento (le rocce) degli apostoli e dei profeti in Efesini 2:20a, e andrebbe contro Apocalisse 21:14.

3. Non indica che Pietro avesse dei successori come apostolo, né menziona un Papa. Infatti, già a Nicea erano riconosciute quattro chiese principali: Gerusalemme, Costantinopoli, Roma e Alessandria.

4. Sebbene affermi che le porte dell’Inferno non prevarranno contro la Chiesa, non dice che Satana non riuscirà a introdurre la corruzione nella Chiesa. Infatti, papa Formoso fu processato per eresia, dopo la sua morte, dal papa che gli succedette, e condannato. Questi papi furono processati:

a) i papi Zefirino e Callisto I, accusati di eresia sabelliana

b) Stefano VI (896-897) e il sinodo dei cadaveri. Fece tagliare le dita al cadavere di papa Formoso. In seguito fu assassinato.

c) Celestino V (1294-1296). Quasi tutti i suoi atti ufficiali furono annullati dal suo successore, lo spietato Bonifacio VIII. Celestino fu assassinato dopo aver rassegnato le dimissioni. Bonifacio ordinò una crociata contro la famiglia Colonna.

d) Bonifacio VIII (1294-1303) fu coinvolto in numerose guerre. Scrisse la bolla «Unam Sanctam». Morì di «disperazione» poco dopo la sua incarcerazione.

e) Benedetto XI (1303-1304) revocò la bolla papale Unam Sanctam del 1302 emanata da Bonifacio VIII.

f) Clemente V (1305-1314) processò Bonifacio VIII per eresia e sodomia.

g) 1328: l’imperatore Ludovico IV di Baviera depone il papa Giovanni XXII con l’accusa di eresia

h) 1328 – Marsilio da Padova, in seguito arcivescovo di Milano, perseguì il clero cattolico fedele a Giovanni XXII

5. Non garantisce che la successione dei vescovi di Roma sia ininterrotta. Un papa apparteneva alla fazione che aveva assassinato il papa precedente. Se ciò non interrompe la successione papale, allora la successione papale è priva di significato.

I tre punti seguenti sono tratti dall’opera del cattolico romano Karl Keating.

6. La persona sbagliata non sarebbe diventata papa. *The Francis Feud*, pagg. 82-83. Si legga di Alessandro VI, Bonifacio VIII, Giulio II, che attaccarono città in Italia, o di Benedetto IX, che vendette la carica papale.

7. Cattivi esempi: uomini violenti, malvagi, immorali e nepotisti non avrebbero ricoperto la carica di papa

8. I papi hanno fallito nel sostenere il corretto insegnamento. *Catholicism and Fundamentalism*, pag. 227

D: In Mt 16,18, Gesù stava sostanzialmente affermando che Pietro fosse il primo Papa, come sostiene la Chiesa cattolica?

R: Questo passo fu utilizzato per la prima volta a sostegno della successione papale da papa Damaso nel 382 d.C. Come scrive Dave Hunt in *A Woman Rides the Beast*, pag. 101: «Uno dei primi esempi di papi multipli fu determinato dall’elezione simultanea, da parte di fazioni rivali, dei papi Ursino e Damaso. I seguaci del primo riuscirono, dopo numerose violenze, a insediarlo come papa. In seguito, dopo una sanguinosa battaglia durata tre giorni, Damaso, con l’appoggio dell’imperatore, ne uscì vincitore e continuò a ricoprire la carica di vicario di Cristo per 18 anni (366-384). Quindi la ‘successione apostolica’ attraverso una ‘linea ininterrotta che risale a Pietro’ sarebbe stata assicurata con la forza delle armi? Davvero?»

Dallo stesso libro, alle pagine 135-136, il vescovo Joseph Hefele di Rottenburg afferma: «“Ma in tutti quei documenti [storia e insegnamenti della Chiesa] non ho mai visto la dottrina [dell’infallibilità papale da una fonte credibile].”… Von Döllinger, una delle massime autorità dell’epoca in materia di storia della Chiesa, concordava pienamente con Hefele. Il suo libro (vietato da Roma) metteva in guardia dal prossimo tentativo di Pio IX di far approvare il dogma dell’infallibilità e ricordava ai vescovi che si sarebbero riuniti per deliberare su questa decisione fondamentale: «Nessuna delle antiche confessioni di fede, nessun catechismo, nessuno degli scritti patristici redatti per l’istruzione del popolo, contiene una sola sillaba sul Papa, tanto meno un accenno al fatto che tutta la certezza della fede e della dottrina dipenda da lui»».

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) affermò: «Su questa roccia, dunque, Egli [Gesù] disse: “Su questa roccia che tu hai confessato, edificherò la mia Chiesa”. Poiché la Roccia (petra) è Cristo; e su questo fondamento fu edificato lo stesso Pietro». Agostino prosegue poi citando 1 Corinzi 3,11 e afferma che la Chiesa è rappresentata in Pietro, la roccia. (Commento al Vangelo di Giovanni, Trattato 124, cap. 21, par. 5, vol. 7, p. 450.)

D: In Mt 16,18, in che senso «la roccia» è stato il gioco di parole più significativo di tutta la storia?

R: Qualcuno ha affermato: «È stato il gioco di parole più influente di tutta la storia». In un certo senso questa osservazione è corretta, poiché queste parole sono state utilizzate per secoli a sostegno dei papi.

Tuttavia, sebbene si debba concordare sul fatto che Gesù intendesse che Pietro e gli altri apostoli avessero la massima autorità sulla terra riguardo alla Chiesa, Gesù non disse mai nulla riguardo a presunti successori. Pertanto, non furono le parole in sé, bensì la loro estensione ingiustificata ai papi a renderle il gioco di parole più influente di tutta la storia.

Tuttavia, se Gesù parlasse in aramaico, «kephas/cephas» (roccia massiccia) non sarebbe un nome proprio comune, ma in questo contesto non funziona come gioco di parole.

A proposito, un lettore ha fatto notare che il gioco di parole potrebbe essere stato in ebraico e NON in greco. In ebraico avrebbe potuto essere «pietra» (eben) e «edificherò» (ebneh). Ad esempio, George Howard fa riferimento a un trattato ebraico del XIV secolo scritto da un rabbino di nome Shem-Tob Ben Shaprut, il cui testo ebraico recita: «Tu sei una pietra (eben) e su di te edificherò (ebneh) la mia casa di preghiera». Per ulteriori informazioni, si vedawww.jerusalemperspective.com/Default.aspx?tabid=27&ArticleID=1859 .

D: In Mt 16,18, il nome Pietro è stato rinvenuto a Qumran tra i Rotoli del Mar Morto?

R: No. Vi era una segnalazione in una traduzione di una trascrizione di John Allegro in quello che oggi è denominato rotolo 4Q432. Tuttavia, Martin Abegg della Trinity Western University, in una e-mail, afferma che non è presente nel 4Q432.

D: In Mt 16,18, quali tre aspetti complementari potrebbe indicare questo versetto riguardo alle porte dell’Ade?

R: Qui vi sono tre contesti distinti e, in tutti e tre i casi, le porte dell’Ades non prevarranno sulla Chiesa.

Al momento della risurrezione, quando Cristo risuscitò, portò con sé in cielo i santi dell’Antico Testamento, come riportato in Efesini 4,8-10.

Sulla terra, oggi, le porte dell’Ades non possono impedire la diffusione del regno di Dio.

Al Rapimento, il popolo di Dio risorgerà e i loro corpi non rimarranno nella tomba.

D: In Matteo 16:19, che cosa si intende per «legare e sciogliere»?

R: Immaginate i cristiani di oggi che cercano di distinguere i membri delle sette dai cristiani fuorviati, e gli insegnamenti eretici da quelli divini, se non avessero il Nuovo Testamento. Questa era la situazione nella Chiesa primitiva. Dio concesse agli apostoli la capacità di discernere e l’autorità di stabilire quale fosse il giusto insegnamento. L’autorità di legare e sciogliere concessa a Pietro in Matteo 16:19 è estesa a tutta la Chiesa in Matteo 18:18. Qualcosa di simile a questo «legare e sciogliere», ovvero il potere di perdonare o trattenere i peccati, è stato conferito da Gesù a tutti gli apostoli in Giovanni 20:23. In un certo senso gli apostoli lo fanno ancora oggi, in forma scritta, attraverso il Nuovo Testamento. Ma prima che il Nuovo Testamento fosse interamente messo per iscritto, era di fondamentale importanza che essi lo facessero direttamente.

Alcuni sostengono che non si trattasse di determinare la colpevolezza o l’innocenza, ma di annunciarla, così come Pietro dichiarò Anania e Saffira colpevoli di aver mentito allo Spirito Santo in Atti 5:1-10.

Altri sostengono che i termini «legare» e «sciogliere» fossero espressioni familiari provenienti dal giudaismo rabbinico. Tali termini indicavano il potere di autorizzare o vietare vari tipi di attività.

D: In Matteo 16:19, cosa erano esattamente le chiavi del Regno dei Cieli?

R: Innanzitutto, si noti che si parla delle chiavi del Regno dei Cieli, non della Chiesa. Si fa menzione di più chiavi, e si dice che l’Ade abbia più porte. Qui non è coinvolto alcun metallo né oggetto fisico. Potrebbe trattarsi del messaggio del Vangelo, ovvero di Pietro che apre la porta del Vangelo agli ebrei (Atti 2) e successivamente ai gentili in Atti 10, come afferma la NIV Study Bible a pag. 1466.

Gesù disse inoltre che gli scribi e i farisei chiudevano il Regno dei Cieli in faccia agli uomini in Matteo 23:13. In Luca 11:52, gli esperti della Legge sottrassero la chiave della conoscenza.

D: In Mt 16,19, queste chiavi del Regno dei Cieli potrebbero essere trasmesse?

R: La Scrittura non accenna mai, nemmeno vagamente, al fatto che delle «chiavi» possano essere trasmesse, se non per quanto riguarda quelle che Gesù ha dato a tutti gli apostoli. Tuttavia, il fatto che Gesù abbia detto agli apostoli, in senso metaforico, che essi possiedono le «chiavi» non significa che egli abbia rinunciato a possederle egli stesso, poiché Gesù detiene ancora «le chiavi della morte e dell’Ades» in Apocalisse 1,18.

Ipoteticamente parlando, anche se un Papa dei primi tempi possedesse queste chiavi e fosse in grado di trasmetterle, ciò non implicherebbe la successione papale qualora tale successione fosse stata interrotta. L’idea che un Papa riceva le chiavi in seguito alla destituzione del Papa precedente appare ridicola. Se un Papa fosse totalmente immorale, come ad esempio Alessandro VI (1492-1503 d.C.), ciò interromperebbe ugualmente la successione papale. Naturalmente, da quel momento in poi, non si può trasmettere ciò che non si è mai posseduto.

Quanto erano malvagi alcuni Papi? Secondo la *Topical History of Christianity* di Austin, pag. 148,

«In seguito [dopo il 904] ebbe inizio la cosiddetta “pornocrazia”, durante la quale Teodora e le sue due figlie, Teodora la Giovane e Marozia, controllavano di fatto Roma e la Chiesa stessa. Prostitute seducenti, queste donne avevano venduto i propri corpi in cambio di cariche, titoli e terre, acquisendo così un potere esteso. Marozia ebbe una relazione illecita con papa Sergio III, dalla quale nacque un figlio che in seguito divenne papa Giovanni XI. Quando Marozia tentò di farsi incoronare imperatrice, il suo figlio minore, Alberico, rapì e imprigionò la madre, rinchiuse in carcere il fratellastro, il papa, e si proclamò imperatore. Regnò dal 932 al 954, esercitando un controllo assoluto sul papato. Dopo la morte di Alberico, suo figlio Ottaviano fu eletto papa con il nome di Giovanni XII e si rivelò il membro più odioso di questa famiglia depravata.

b. I regni di Ottone. Nel 962, il malvagio Giovanni XII incoronò il re tedesco Ottone I imperatore del Sacro Romano Impero. Credendo di avere trovato un alleato nella depravazione, Giovanni scoprì ben presto che il nuovo imperatore era un uomo di carattere, dedito a riportare il papato alla dignità e all’onore. Quando Ottone convocò un sinodo per discutere della destituzione di Giovanni, il papa minacciò tutti di scomunica, ma essi lo destituirono comunque. Tre mesi dopo Giovanni convocò un altro sinodo che annullò quanto fatto dal sinodo di Ottone. Pertanto Ottone decise di ricorrere alla forza per liberare il papato dal suo malvagio sovrano.

... I successivi quarantadue anni [dopo il 1004] della storia papale furono caratterizzati da intense rivalità, mediocrità opportunistica, impotenza spirituale, vizi e corruzione. Sembrò raggiungere il suo punto più basso con l’elezione di un ragazzino degenerato di dodici anni, papa Benedetto IX (1032-1045), il quale, dopo una vergognosa dissolutezza e un’amministrazione incostante, vendette la sacra tiara (ovvero la carica papale) al miglior offerente. Egli era noto come Gregorio VI (1045-1046)....”

Il professore di seminario cattolico Pacwa e altri cattolici hanno una risposta che lascerebbe sbalorditi molti protestanti. Concordano con i protestanti sul fatto che molti papi fossero uomini empì e che probabilmente siano finiti all’inferno. Tuttavia, poiché erano papi, dobbiamo obbedirgli comunque.

Se un Papa viene imprigionato con la forza e deposto, il nuovo Papa, ostile al precedente, ha allora l’autorità e il diritto di successione del vecchio Papa? I cristiani di allora avrebbero dovuto temere la minaccia di scomunica di Giovanni? I cristiani avrebbero dovuto sostenere i preparativi di Ottone per la guerra contro il Papa? In quali circostanze chi acquista il titolo di Papa può essere considerato successore di San Pietro? Certamente, chi è stato paragonato a Simone in Atti 8,13-25 non dovrebbe essere obbedito se ha comprato la carica di Papa???

D: In Mt 16,20 e Mc 8,30, perché Gesù non voleva che i discepoli dicessero agli altri che Egli era il Cristo (ovvero il Messia) in quel momento?

R: Innanzitutto, si noti che Gesù non disse mai loro di mentire e di negare che Egli fosse il Messia, ma solo di non parlarne. Vi sono almeno due possibili ragioni.

1. A questo punto del Suo ministero, Gesù voleva che ascoltassero le Sue parole prima di decidere se fosse o meno il Messia. A volte è meglio lasciare che chi ascolta il Vangelo senta direttamente le parole di Gesù piuttosto che dedicare troppo tempo a «contestualizzare» e «adattare ai tempi moderni» il Vangelo.

2. Come mostra Matteo 16:21, i discepoli dovevano prima avere la massima chiarezza su chi fosse Gesù prima di parlarne agli altri.

Gesù lo annunciò pubblicamente con l’ingresso trionfale della Domenica delle Palme. Naturalmente, dopo la risurrezione, Gesù disse loro di annunciarlo al mondo intero in Matteo 28, 18-20 e in Atti 1, 8.

D: In Mt 16,21 e Mc 8,29, perché la confessione di Pietro rappresentò una svolta fondamentale nel ministero di Gesù?

R: A partire dal momento in cui riconobbero che Gesù era il Messia, Gesù iniziò a insegnare loro che doveva recarsi a Gerusalemme per morire. Dovevano credere in chi fosse Gesù prima di poter comprendere perché Gesù dovesse morire per i loro peccati.

D: In Mt 16,21 e Mc 8,31, proprio in quel preciso momento del Suo ministero, e non prima, perché Gesù iniziò a dire loro che avrebbe sofferto e sarebbe stato respinto?

R: Gesù non disse che avrebbe sofferto e sarebbe stato ucciso finché almeno uno dei Suoi discepoli non avesse riconosciuto e creduto che Gesù fosse il Messia promesso.

D: In Mt 16,21, perché Gesù avrebbe aspettato fino a quel momento per dire ai Suoi discepoli che avrebbe sofferto, sarebbe morto e sarebbe risorto dai morti?

R: Era importante che i discepoli riconoscessero innanzitutto che Egli era il Messia, il Figlio di Dio. Ma non appena lo compresero, Gesù passò alla fase successiva: il Messia avrebbe dovuto soffrire, morire e risorgere. È anche possibile che Gesù non volesse che giungessero a conclusioni affrettate e errate riguardo al trionfo immediato del Messia su Roma. Gesù aveva già accennato alla Sua morte in precedenza (in Matteo 9,15; 10,38; 12,40; Giovanni 2,19; 3,14), ma questa era la prima volta che lo dichiarava apertamente.

D: In Mt 16,21; 17,22; 20,19; Mc 8,31, poiché Gesù sarebbe risorto dopo tre giorni o il terzo giorno, ciò significa che rimase morto per almeno 24 × 3 = 72 ore?

R: No, poiché Luca 24:21 afferma che il giorno della risurrezione fu il terzo giorno. Gesù morì venerdì pomeriggio e risuscitò domenica all’alba. L’espressione «dopo tre giorni» era un’espressione idiomatica ebraica ben nota che indicava una parte o l’intero arco di tre giorni. Ecco altri cinque esempi di questa «espressione idiomatica dei tre giorni».

1. In Genesi 42:17, Giuseppe imprigionò i suoi fratelli per tre giorni. Ma nel versetto 18 ne liberò nove il terzo giorno.

2. Roboamo, in 2 Cronache 10:5, disse al popolo: «Tornate da me tra tre giorni». Eppure, in 2 Cronache 10:12, il popolo tornò «il terzo giorno».

3. In 1 Samuele 30:12 uno schiavo egiziano malato disse a Davide che non aveva mangiato né bevuto nulla per tre giorni e tre notti. Eppure una persona non potrebbe sopravvivere all’aperto nel deserto senza acqua per 72 ore. Indubbiamente lo schiavo intendeva dire «una parte di tre giorni».

4. In Ester 4:16 Ester chiede di digiunare per lei «per tre giorni, notte e giorno», e che lei avrebbe fatto lo stesso. Tuttavia, Ester 5:1 afferma che «il terzo giorno» Ester organizzò un banchetto; si tratta quindi di un periodo di tempo equivalente.

5. Riferendosi alla morte e alla risurrezione di Cristo, Gesù stesso in Matteo 12:40 dice: «tre giorni e tre notti»; in Marco 8:31 dice: «il terzo giorno risorgerà»; in Marco 14:58 dice: «per tre giorni»; in Giovanni 2:19 dice: «in tre giorni»; e in Luca 24:21 dice: «Questo terzo giorno è oggi».

In sintesi, abbiamo dimostrato che questa espressione idiomatica ebraica può significare «entro tre giorni» e che tale espressione era comunemente riconosciuta dal tempo di Roboamo fino all’epoca di Gesù.

D: In Matteo 16:22-23 e Marco 8:32-33, perché Gesù rimproverò Pietro in questa occasione, dicendogli: «Vattene via da me, Satana»?

R: Pietro aveva in mente le cose degli uomini, non quelle di Dio. Satana si servì di Pietro, l’amico intimo di Gesù, per tentare Gesù. Tuttavia, Gesù riconobbe la tentazione per ciò che era. Gesù non stava dicendo che Pietro fosse posseduto da un demone o controllato da Satana. Piuttosto, Gesù riconobbe che dietro quel suggerimento c’era Satana. Quando Dio vuole che facciamo qualcosa per Lui e noi abbiamo o pensiamo invece a un suggerimento che ci indichi la via più facile, dovremmo riconoscerlo per quello che è: una tentazione di Satana. Anche se la persona ha buone intenzioni ed è un nostro fratello nella fede, dovremmo riconoscere che potrebbe comunque darvi un suggerimento che è una tentazione di Satana. Satanà nel deserto, e Pietro in questo caso, suggerirono entrambi che Gesù potesse ottenere la regalità senza la sofferenza. Oggi, se cerchiamo di fare di Gesù il nostro Re e Salvatore senza la croce o senza riconoscerne la necessità, stiamo minando il messaggio di salvezza di Dio.

D: In Mt 16,22-23 e Mc 8,33, come ha potuto Pietro avere l’audacia di correggere e rimproverare Gesù?

R: Gesù scelse un discepolo audace quando scelse Pietro. L’audacia di per sé non è né buona né cattiva. L’audacia nel seguire Dio è buona, ma l’audacia di seguire la propria strada di solito non lo è.

D: In Mt 16,22, perché Pietro stava rimproverando Gesù in modo sconsiderato?

R: Pietro pensava che Gesù avesse bisogno di essere corretto e di ricevere consigli. Ancora oggi, alcuni possono assumere l’atteggiamento di ritenersi più saggi di Dio.

D: In Mt 16,23 e Mc 8,33, in quali modi le persone oggi possono avere in mente le cose dell’uomo invece delle cose di Dio?

R: Possiamo sostituire la saggezza di Dio con quella dell’uomo. Possiamo decidere di agire a modo nostro quando ciò è in contrasto con la via di Dio. Possiamo dimenticare che la nostra speranza è in Dio, non nella nostra forza o nella nostra saggezza. Possiamo ricorrere ai nostri metodi terreni. Infine, possiamo essere così ansiosi di adempiere rapidamente ai nostri «doveri» da non goderci appieno la presenza di Dio e preferire un’adorazione di tipo «fast-food» piuttosto che dedicarci a Dio con devozione.

Non avete detto «sì» a Dio con tutto il cuore a meno che non abbiate detto anche «no» a voi stessi.

D: In Mt 16,24, perché Gesù menzionò la croce in questo punto, prima di dire ai Suoi discepoli che sarebbe stato crocifisso?

R: Gesù sapeva che sarebbe stato crocifisso prima ancora di dirlo ai Suoi discepoli. Tutti loro conoscevano già la crocifissione, poiché i Romani crocifiggevano spesso ribelli e ladri. La crocifissione avrebbe costituito un incentivo per gli altri a rimanere in riga. Così come i rivoluzionari zeloti rischiavano la crocifissione per una causa piccola e terrena, i discepoli avrebbero dovuto essere disposti a rischiare la crocifissione per una causa celeste che era ben più degna. Alla fine, tutti e dodici gli apostoli subirono il martirio per la loro fede, tranne Giovanni, che fu esiliato a Patmos e morì di morte naturale.

D: In Mt 16,27, Gesù verrà nella gloria del Padre o nella propria gloria, come afferma Gv 1,14?

R: Giovanni 1:14 afferma che essi videro parte della gloria di Gesù. Ad esempio, ne videro parte durante la Pentecoste. Matteo 16:27 si riferisce a un evento in un futuro lontano, quando Gesù tornerà. In altre parole, non avete ancora visto nulla!

D: In Mt 16,27, questo versetto si riferisce forse non alla fine del mondo, ma alla manifestazione suprema di Bahá’u’lláh, come insegnano i bahá’í nel libro *Bahá’u’lláh e la Nuova Era*, pagg. 268-269?

R: No, legga il versetto con maggiore attenzione. Esso afferma che il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli e ricompenserà ciascuno secondo le sue opere. Le persone non videro alcun angelo accanto a Bahá’u’lláh, e Bahá’u’lláh non ricompensò né i fedeli bahá’í che furono esiliati o morirono, né i musulmani che lo perseguitarono.

D: In Mt 16,28 e Mc 9,1, cosa intendeva dire Gesù quando affermò che alcuni non avrebbero gustato la morte finché non avessero visto il regno di Dio venire con potenza?

R: Innanzitutto, ecco cosa non è la risposta, e poi cosa è.

X1. Non vi è alcuna prova che Gesù abbia insegnato che i discepoli sarebbero rimasti in vita a lungo. In realtà, dalla storia della Chiesa sappiamo che 11 dei 12 apostoli morirono da martiri. Solo uno, Giovanni, morì di morte naturale. Tuttavia, anche lui subì l’esilio sull’isola di Patmos.

X2. NON si riferisce al Regno millenario di Apocalisse 20:1-6.

X3. Non può riferirsi alla reincarnazione, prima che vedano il Figlio dell’Uomo venire nel Suo regno. Non solo la reincarnazione non è vera, ma anche se lo fosse, le persone che si reincarnano vedrebbero comunque la morte.

X4: Alcuni ritengono che si tratti della trasfigurazione, avvenuta poco dopo. Quando in 2 Pietro 1:16-18 Pietro parla di essere stati testimoni oculari della Sua maestà, il libro «1001 Bible Questions Answered», alle pagine 299-300, afferma che ciò indica che Pietro lo interpretava in questo modo.

La risposta: Si riferisce al momento in cui Gesù «conquistò» il Suo regno mediante la crocifissione, come dimostrato dalla risurrezione. Egli entrò nel Suo regno dopo aver trionfato su Satana. I cristiani non sono d’accordo sul fatto che il giorno di inizio sia stato la risurrezione o la Pentecoste, ma si tratta di un punto di secondaria importanza.

Matteo pone un’enfasi particolare sul regno dei cieli. Il Regno dei Cieli avrebbe avuto un inizio visibilmente piccolo come un granello di senape (Matteo 13:31); come il lievito, non sarebbe stato visibile, ma i suoi effetti sarebbero stati evidenti nell’impasto del mondo (Matteo 13:33); tuttavia, alla fine, gli angeli elimineranno dal Regno dei Cieli tutto ciò che causa il peccato e tutti coloro che compiono il male (Matteo 13:41-42). Il Regno dei Cieli è come un tesoro sepolto che si trova in segreto (Matteo 13,44), ma è estremamente prezioso, come un mercante che vende tutto per acquistare una perla preziosa (Matteo 13,45-46). Così come mostra la parabola della rete in Matteo 13, 47-50, il Regno dei cieli è qualcosa che in questa vita contiene sia pesci buoni che cattivi, ma trova anche il suo compimento definitivo alla fine dei tempi. Il Regno di Dio era dentro di noi (Lc 17, 21).

A Pietro, in Matteo 16, 19, e in seguito agli altri apostoli furono consegnate le chiavi del Regno.

Durante l’Ultima Cena, Gesù disse che non avrebbe più bevuto del frutto della vite finché non lo avesse bevuto di nuovo con loro nel Regno del Padre (Matteo 26,29). Gesù mangiò e bevve con i discepoli dopo la Sua risurrezione.

Sintesi: I discepoli, che vissero una vita di durata normale, affermano che il Regno dei Cieli giunse sulla terra dopo la risurrezione di Gesù. Mentre gli ebrei avrebbero potuto aspettarsi un regno militare che rovesciasse i Romani, Gesù insegnò che il Regno era simile a un granello di senape, al lievito o a una perla di grande valore. Era piccolo, difficile da vedere all’inizio, di grande valore e avrebbe avuto effetti straordinari.

D: In Mt 17,1-8, perché Gesù fu trasfigurato?

R: Sebbene la Scrittura non lo specifichi, potrebbe trattarsi di una combinazione di ragioni, relative sia ai discepoli che a Gesù stesso.

1. Per i discepoli questa rivelazione fu un segno per confermare la loro fede, nonché per incoraggiare e rafforzare i tre discepoli che ne furono testimoni. Forse era opportuno rafforzare la fede di questi tre prima della crocifissione.

2. Ha designato i tre discepoli come guide degli altri.

3. Il Padre e lo Spirito avrebbero potuto avvalersi di questo evento per rafforzare Gesù e istruirlo su cosa fare nel periodo che precedeva la crocifissione, nonché su cosa fare tra la crocifissione e la risurrezione dai morti.

4. Potrebbe trattarsi di una testimonianza del fatto che Gesù fosse stato riconosciuto come l’uomo perfetto e senza peccato, e che la conversazione successiva riguardasse la Sua crocifissione.

Gesù aveva già dato numerose prove della Sua potenza prima di allora. Ma tutti quei miracoli rappresentano ciò che Gesù fece, o era in grado di fare, non semplicemente chi Egli fosse. A volte abbiamo bisogno di prenderci una pausa dal ministero e dalle altre attività, per trascorrere semplicemente del tempo da soli con il Signore, concentrandoci su chi Egli sia.

Naturalmente, Dio non è tenuto a spiegarci le ragioni di ogni cosa.

D: In Mt 17,1, su quale montagna li condusse Gesù?

R: Probabilmente si trattava del Monte Meron, alto circa 3.926/3.963 piedi, ovvero 1.204 metri. Probabilmente non si trattava del Monte Hermon (9.232 piedi), che era innevato e non avrebbe avuto senso trascorrervi la notte. Probabilmente non si recarono sulla cima del Monte Tabor (1.900 piedi, come pensavano Cirillo di Gerusalemme e Girolamo), poiché sulla sua cima sorgeva un forte romano.

Il Monte Meron richiede un’escursione di cinque-otto ore di media difficoltà. Spesso in inverno la cima è innevata, ma non nel resto dell’anno.

D: In Mt 17,1-8, la trasfigurazione fu una risurrezione o una visione?

R: Non era esattamente né l’una né l’altra. Mosè ed Elia erano effettivamente presenti, almeno in spirito, e parlavano con Gesù. La Scrittura non precisa se la loro apparizione avvenisse in forma corporea o meno. Mosè ed Elia giunsero in una nuvola luminosa e poi se ne andarono. Elia salì al cielo in un turbine (2 Re 2,1) e, sebbene Mosè fosse morto, il suo corpo non fu mai ritrovato (Deuteronomio 34,6); inoltre, il diavolo contese all’arcangelo Michele il corpo di Mosè (Giuda 9).

D: In Mt 17,2 e Mc 9,3, perché le vesti di Gesù divennero così bianche?

R: La Scrittura non spiega perché le vesti siano diventate bianche (o abbiano brillato intensamente) quando si manifestò la gloria. Altri esempi di vesti bianche nella gloria sono gli angeli che apparvero.

D: In Mt 17,3-4 e Mc 9,4, come facevano Matteo e Marco a sapere che si trattava di Mosè ed Elia?

R: Probabilmente perché Pietro, o Giacomo, e Giovanni glielo dissero. Come facevano Pietro, Giacomo e Giovanni a saperlo? O avevano sentito Gesù rivolgersi a loro per nome, oppure Gesù lo disse loro in seguito, oppure il Padre lo comunicò loro direttamente.

D: In Mt 17,9 e Mc 9,9, perché Gesù non voleva espressamente che i discepoli parlassero a nessuno della trasfigurazione fino a quando Gesù non fosse risorto dai morti?

R: Molti ebrei rifiutavano Gesù come Messia; come avrebbero mai potuto credere alla trasfigurazione? È essenziale credere che Gesù fosse il Messia, il Figlio di Dio. Non era essenziale conoscere o credere a questioni secondarie come la trasfigurazione. Se qualcuno non accettava Gesù come Messia dopo aver visto i miracoli, è improbabile che avrebbe creduto solo sulla base di un racconto sulla trasfigurazione. Dopo la risurrezione di Gesù, chi credeva in Lui non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad accettare la trasfigurazione.

Allo stesso modo, quando parlate agli altri di Cristo, specialmente la prima volta, tra tutte le cose di cui potreste parlare, assicuratevi di dedicare quel tempo prezioso a parlare di ciò che è più importante.

Pietro, Giacomo e Giovanni avrebbero potuto andare in giro a raccontare a tutti della trasfigurazione, e forse più persone avrebbero messo in dubbio la loro sanità mentale piuttosto che credere loro. Ma questa testimonianza di seconda mano non sarebbe stata molto significativa rispetto alla risurrezione che sarebbe avvenuta di lì a poco. A volte, quando condividiamo con gli altri, non vogliamo menzionare aspetti «poco convincenti» del cristianesimo invece di quelli «fortemente convincenti».

D: In Mt 17,11-13, in che senso Giovanni Battista era l’Elia che doveva venire?

R: Per prima cosa parleremo di Elia, e poi di Giovanni Battista.

Elia stesso era presente alla trasfigurazione. In Matteo 17,11, Gesù afferma che il ripristino di tutte le cose da parte di Elia è espresso al futuro, e che Elia stesso apparirà prima della Seconda Venuta di Gesù. Alcuni ritengono che Elia sia uno dei due testimoni di Apocalisse 11,3-12.

Giovanni Battista è venuto nello Spirito e nella potenza di Elia, ed è proprio a Giovanni Battista che Gesù si riferisce metaforicamente in Matteo 17,12-13.

In uno spettacolo teatrale, qualcuno può sostituire un attore durante le prove, mentre l’attore stesso appare durante lo spettacolo.

Conclusione: durante la Prima Venuta Giovanni Battista ha ricoperto il ruolo di Elia, ma ciò non impedisce che Elia stesso appaia prima della Seconda Venuta.

D: In Mt 17,12 e Mc 9,11-13, in che modo Giovanni Battista adempì la profezia su Elia? Era forse la reincarnazione di Elia?

R: No, poiché la reincarnazione è errata, come dimostrano Ebrei 9:27 e Romani 9:11. Nella prima venuta di Gesù, Giovanni aveva lo scopo e la missione di Elia. Naturalmente, Elia (non Giovanni) stesso apparve brevemente durante la trasfigurazione. Molti ritengono che Elia sarà uno dei due testimoni che appariranno proprio prima della settima tromba in Apocalisse 11:3-12. Quando Gesù venne (la prima volta), non fu perché Elia e Mosè non erano presenti che il regno non fu pienamente inaugurato sulla terra in quel momento. Essi si presentarono.

D: In Mt 17,14-16 e Lc 9,37-39, perché i demoni spesso fanno del male alle persone che possiedono?

R: Una ragione potrebbe essere semplicemente l’odio verso le persone. Ma una seconda ragione potrebbe essere simile ai motivi per cui le persone malvagie spesso fanno del male a coloro che le hanno aiutate. Per una spiegazione logica, anzi crudelmente logica di ciò, il famigerato libro di Machiavelli, *Il Principe*, parla di casi in cui un capo mercenario è pericoloso mentre è al servizio di un principe, e lo è ancora di più se tradisce. Egli scrisse che spesso la soluzione più sicura è l’assassinio, anche se la persona si è dimostrata sempre leale in passato! Se qualcuno si allea con il male, non dovrebbe sorprendersi quando subisce un male da parte di coloro che stava aiutando.

D: In Mt 17,15 il termine usato per indicare l’epilessia è letteralmente «colpito dalla luna». Esiste una correlazione tra le crisi epilettiche e le fasi lunari?

R: A quanto pare gli antichi lo credevano, dato che utilizzavano quel termine. Ai giorni nostri non ne siamo certi, in un senso o nell’altro. Un articolo del 2008 pubblicato sulla National Library of Medicine da Sallie Baxendale e Jennifer Fisher, intitolato «Moonstruck? L’effetto del ciclo lunare sulle crisi epilettiche”, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18602495/. Le autrici hanno studiato 1.571 crisi epilettiche e hanno riscontrato una correlazione tra l’oscurità del cielo notturno e le crisi. Il fattore determinante era l’illuminazione del cielo notturno, non la fase lunare, poiché hanno tenuto conto della copertura nuvolosa. D’altra parte, un articolo del 1999 di C. L. Raison e altri, disponibile all’indirizzo https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10363673/, non ha riscontrato alcuna correlazione. Gli autori hanno suggerito che potrebbe esserci una correlazione tra le crisi epilettiche e la mancanza di un buon sonno notturno. Naturalmente, se ci si trovasse all’interno di una casa con tende pesanti, l’illuminazione della luna potrebbe non avere alcuna rilevanza.

D: In Mt 17,15-21; Mc 9,17-18, 28-29 e Lc 9,40, perché i discepoli non riuscirono a scacciare quel demone?

R: Non era a causa di chi fossero i discepoli, né di alcun limite del potere di Dio. Piuttosto, in quel momento davano per scontata la capacità di scacciare i demoni e non pregavano né digiunavano, forse per orgoglio o compiacimento. Oggi, alcuni cristiani non ottengono i risultati che dovrebbero perché non dedicano tempo alla preghiera e al digiuno.

D: In Mt 17,15-21; Mc 9,17-18, 28-29 e Lc 9,40, dovremmo imporre le mani quando scacciamo un demone, o si tratta solo di un gesto simbolico?

R: Le nostre mani non sono magiche. Tuttavia, proprio come assumere diverse posizioni possa aiutarci nella preghiera, è lecito e biblico imporre le mani su una persona posseduta dal demone. Non è un’azione necessaria, nel senso che «il demone non possa essere scacciato se non riusciamo a imporre le mani».

D: In Mt 17,15-21, lo spirito maligno scacciato tornerà indietro per attaccare la persona più debole del gruppo che sta cercando di scacciare il demone?

R: I demoni non possiedono un vero credente, ma possono opprimerlo e, in tal modo, attaccarlo attraverso tentazioni più intense, paura, depressione e altri mezzi volti a distogliere il suo sguardo da Gesù. Pertanto, i membri del gruppo dovrebbero mantenere uno stretto rapporto con il Signore.

A proposito, esiste un altro pericolo nell’espulsione dei demoni. Se la persona da cui è stato espulso il demone non desidera accogliere Cristo nel proprio cuore, allora i demoni possono tornare e persino portarne altri con sé. Si vedano Matteo 12,43-45 e Luca 11,24-26.

D: In Mt 17,15-21, alcune chiese seguono la prassi secondo cui la famiglia deve portare la persona posseduta dal demone in chiesa, senza recarsi a domicilio. Ciò è dovuto al fatto che è più sicuro scacciare un demone in chiesa piuttosto che a casa di qualcuno?

R: Ritengo che sia la chiesa che la casa vadano bene. Tuttavia, se possibile, eviterei di farlo in una casa in cui siano presenti idoli (Buddha, ecc.) o in cui si pratichino l’astrologia o la divinazione.

D: In Mt 17,15-21, se una donna non cristiana è posseduta da uno spirito maligno e il marito inizialmente non si oppone, ma dopo 2-3 visite cambia idea e non accoglie più il gruppo, né impedisce loro di venire, mentre la moglie continua a ricevere il gruppo, qual è la nostra posizione? Deve obbedire al marito?

R: Si tratta di una situazione difficile. Le mogli sono tenute a obbedire ai propri mariti, ma devono obbedire innanzitutto a Dio. Pertanto, se il marito ordina alla moglie di fare qualcosa di non biblico, la moglie deve disobbedire al marito su questo punto. Dovrebbe comunque obbedirgli su altri aspetti. Tuttavia, se la moglie desidera che i cristiani vengano a trovarla, non ritengo che sia posseduta da un demone; potrebbe però essere sotto l’attacco di un demone. La moglie è disposta a venire a visitare la chiesa? Se il marito non vuole che la moglie frequenti i credenti, e Ebrei 10:25 ci comanda di non abbandonare le nostre riunioni, il dovere della moglie è quello di obbedire innanzitutto a Dio.

D: In Matteo 17:15-21, cosa accadrebbe se la persona posseduta si ferisse o si gettasse da una finestra durante il momento di ministero, e un familiare decidesse di presentare un reclamo o di intentare un’azione legale nei confronti del responsabile del gruppo o del gruppo stesso? Qual è la posizione della chiesa?

R: Si tratta di una possibilità concreta; le persone possono intentare cause legali incolpando gli altri praticamente per qualsiasi cosa. A prescindere da ciò, tuttavia, i membri della chiesa dovrebbero adottare le precauzioni necessarie per la sicurezza della persona coinvolta.

D: In Matteo 17:15-21, dobbiamo informare i pastori e chiedere la loro approvazione prima di recarci presso una persona posseduta da un demone?

R: Consiglio vivamente di informare il proprio pastore o gli anziani in merito. Ebrei 13:17 afferma che dobbiamo obbedire a coloro che ci governano, e ciò si riferisce ai pastori e agli anziani.

D: In Matteo 17:17, perché e con chi era esasperato Gesù?

R: Gesù parlò di questa «generazione» incredula e perversa, che potrebbe indicare un gruppo di persone che vivevano in quel periodo, oppure un popolo specifico come gli ebrei. Tuttavia, a prescindere da ciò, questo rimprovero si riferisce anche ai nove discepoli. Ai discepoli era già stato conferito il potere di guarire, ma, con grande imbarazzo, essi si erano poi tirati indietro e non erano riusciti a compiere questa guarigione. Gesù lamentava la generale mancanza di fede delle persone di quella cultura, di cui i discepoli facevano parte. «Poca fede» non si riferisce a un «piccolo frammento» di fede, ma piuttosto a una povertà di fede.

D: In Mt 17,17, in quali modi, secondo lei, Dio potrebbe oggi essere esasperato dalla mancanza di fede dei credenti?

R: Potrebbero esserci molteplici modi. A volte la nostra preoccupazione e la nostra ansia potrebbero rivelare una mancanza di fiducia in Dio. A volte i cristiani sono più riluttanti a compiere la volontà di Dio se intravedono un rischio per la propria sicurezza, per quella dei propri cari o per il proprio patrimonio. A volte i cristiani si limitano a fare le cose «a metà», per così dire per non esporsi troppo, invece di impegnarsi a fondo. A volte i cristiani vorranno impegnarsi per compiere la volontà di Dio utilizzando i metodi del mondo, poiché, nella loro mancanza di fede, sentono di doverlo fare. A volte si tratta di una mentalità del tipo «posso cavarmela da solo» e del mancato ricorso alla guida del Signore.

D: In Mt 17,25-27, perché Gesù disse che i figli sono esenti dalle tasse, eppure Lui stesso pagò le tasse?

R: Immagini di poter vedere Gesù e di porgli qualsiasi domanda. La domanda più scottante che le verrebbe in mente sarebbe: «Lei paga la tassa del tempio?» Sembra quasi comico che al Creatore e Signore della terra venga chiesto di pagare le tasse. Ciononostante, Gesù lo fece con gentilezza, senza lamentarsi, per non dare adito a scandalo. Sebbene il versetto 24 non specifichi il tipo di tassa in questione, l’importo, due dracme (mezzo siclo), indicherebbe una tassa annuale, a carico di tutti i maschi ebrei di età pari o superiore a vent’anni, sia in Israele che all’estero, destinata al tempio ebraico e dovuta nel mese di marzo, non una tassa al governo romano. Questa era l’imposta in vigore ai tempi di Gesù, secondo Giuseppe Flavio in *Antichità giudaiche*, libro 3, nn. 193-196; libro 18, cap. 312 e la *Mishnah Shekalim*. Tuttavia, il versetto 25, riferito ai re della terra, si riferisce inequivocabilmente all’imposta romana.

Oltre a questo esempio, anche Romani 13,6-7 ordina ai credenti di pagare le tasse al governo, persino a un governo corrotto come l’Impero Romano.

Alcuni potrebbero erroneamente interpretare le parole di Gesù come vaghe, poiché Egli stava affermando che, ipoteticamente, mentre tutto ciò che spetta a Cesare dovrebbe essergli dato, in realtà nulla dovrebbe andare ai Romani. Tuttavia, se questo fosse ciò che Gesù intendeva, chiedere loro di produrre un denaro sarebbe stato o inutile, o peggio ancora, fuorviante.

D: In Matteo 17,25-27, anche gli altri discepoli pagarono la tassa del tempio?

R: La Scrittura non lo dice. Presumibilmente lo fecero, oppure ne sarebbero stati esenti se avessero avuto meno di 20 anni. Molti dei discepoli vissero per 30 o 40 anni dopo la risurrezione di Gesù, quindi Gesù potrebbe aver scelto dei giovani.

D: In Mt 17,27, perché a volte ci sentiamo esasperati dagli altri e come dovremmo reagire in tali occasioni?

R: Il fatto che qualcuno compia un’azione riprovevole, quando ce lo aspettavamo, di solito non ci fa arrabbiare più di tanto. Ciò che può farci infuriare è quando nutriamo standard o aspettative più elevati nei confronti di una persona, o di un gruppo di persone, e queste ci deludono o ci tradiscono. Prima di perdere le staffe e di arrabbiarci, però, dovremmo ricordare come a volte potremmo far infuriare Gesù. In secondo luogo, dobbiamo ricordare che saranno loro a dover rendere conto al proprio Signore – e noi non siamo il loro Signore, ma lo è Dio. Infine, avremmo dovuto nutrire queste aspettative fin dall’inizio? Anziché limitarci a «reagire» alle emozioni scaturite dalla nostra delusione, «rispondete» in modo appropriato a ciò che è meglio in questa situazione. Se una risposta chiaramente non funziona, allora potreste voler fermarvi e reagire in modo diverso. Infine, ricordate Giacomo 1:20: «Poiché l’ira dell’uomo non produce la giustizia di Dio».

D: In Matteo 18,1-6, quando qualcuno, specialmente un cristiano, si concentra sul porre la domanda sbagliata, come lo si reindirizza?

R: Con pazienza e tatto. Un rimprovero potrebbe non essere d’aiuto in questo caso, poiché il loro ragionamento potrebbe essere troppo confuso per poterlo comprendere. In questo caso, non era che la loro domanda fosse illogica o priva di senso, ma che le loro priorità fossero sbagliate. Limitarsi a dire a qualcuno che le sue priorità sono sbagliate non è di per sé molto utile; dovreste dirgli, o meglio ancora, mostrargli, quali dovrebbero essere le sue priorità.

D: In Mt 18,1-6, cosa si dovrebbe fare quando si rileva rivalità tra i credenti?

R: Ci sono sette passi che possiamo compiere.

1) Pregare per loro, o per entrambe le parti, affinché vedano la loro situazione così come la vede Dio e abbiano il cuore e il coraggio di cambiare rotta e seguire la guida di Dio.

2) Cercate di comprendere la loro mentalità, il motivo per cui ritengono di dover provare quei sentimenti.

3) Si noti che Gesù non li ha condannati per aver posto la domanda, e nemmeno voi dovreste disprezzarli. Ma come disse Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.): «Non siamo in grado di comprendere nemmeno i difetti dei Dodici; non ci chiediamo chi sia il più grande nel Regno dei Cieli, ma piuttosto chi sia il più grande nel Regno della Terra: il più ricco, il più potente». (Omelie su Matteo, omelia 58, NPNF1, p. 360)

4) Assicuratevi di dare l’esempio e di coltivare un cuore di servitore, considerando gli altri più importanti di voi stessi (Filippesi 2:3).

5) Cercate di aiutarli a riconoscere la loro rivalità come un peccato che devono correggere.

6) Incoraggiateli a collaborare.

7) Dovremmo tutti essere come bambini (in senso positivo), poiché siamo tutti figli di Dio.

D: In Mt 18,5 e Mc 9,35-37, in che modo accogliere un bambino nel nome di Gesù equivale ad accogliere Gesù stesso?

R: Gesù sottolineava l’assenza di distinzione tra l’accoglierLo calorosamente nella carne e l’accogliere gli altri nel nome di Gesù. Nell’antichità, un emissario del re veniva trattato con tutti gli onori regali in quanto rappresentante del re.

D: In Mt 18,8 e Mc 9,43.47, dovremmo tagliarci la mano o cavarci l’occhio se ciò ci induce a peccare?

R: No, per il semplice motivo che le nostre mani e i nostri occhi non ci inducono a peccare. Gesù sta dicendo che il peccato è così grave che sarebbe meglio ricorrere a un provvedimento drastico, come privarsi di questi arti, piuttosto che peccare. È meglio tagliare un arto piuttosto che morire di cancrena. Di tanto in tanto, tutti noi abbiamo bisogno di fare un «bilancio della situazione» su noi stessi. Chiediamoci: il nostro rapporto con Cristo sta migliorando, oppure ci stiamo allontanando?

D: In Mt 18,9 e Mc 9,43-44,48, i riferimenti al fuoco inestinguibile dimostrano l’esistenza di una punizione eterna?

R: Essi implicano la verità della punizione eterna, ma non la dimostrano, poiché potrebbe essere che il fuoco fosse eterno, mentre le persone che vi sopravvivono non lo fossero. Naturalmente, in tal caso, il fuoco dovrebbe avere qualche altro combustibile o mezzo per essere alimentato.

D: In Mt 18,10, Dio Padre ha un volto?

R: No. Non ci si aspetterebbe che Gesù fornisse qui un insegnamento dettagliato sulla vicinanza e sulla percezione angelica nelle dimensioni del Cielo. Piuttosto, Gesù ha semplicemente utilizzato una metafora per dire che gli angeli che vegliano su questi piccoli hanno accesso diretto al Padre. Tuttavia, nulla esclude che anche altri angeli abbiano accesso diretto al Padre.

D: In Mt 18,14, poiché Dio non vuole che nessuno di questi piccoli perisca, perché le persone periscono?

R: Si tratta di due domande in una: perché muoiono i bambini e perché le persone vanno all’Inferno.

I neonati muoiono, così come tutti noi alla fine moriremo, in quanto facciamo parte di una razza decaduta. Viviamo in un mondo in cui regnano il male e l’ingiustizia, ma Dio metterà ogni cosa a posto nel Giorno del Giudizio.

I neonati e i feti hanno una natura peccaminosa, ma il fatto che un feto muoia non dimostra che esso sia colpevole di peccato, non più di quanto la morte di un gattino dimostri che esso fosse colpevole di peccato.

Le persone vanno all’Inferno, secondo 2 Tessalonicesi 1:8, dove si afferma che coloro che non obbediscono al Vangelo del Signore Gesù Cristo saranno condannati; pertanto, l’obbedienza al Vangelo è un dovere che incombe a tutti noi. La morte di Gesù sulla croce è stata sufficiente per tutti. Tuttavia, Dio permette comunque a coloro che rifiutano l’Unico Vero Dio di subire le conseguenze delle scelte di cui sono responsabili.

D: Matteo 18:15-18 significa che non dovremmo mai criticare la dottrina di un leader cristiano?

R: Assolutamente no. Sebbene Matteo 18:15 riguardi i credenti, e non i non credenti, Matteo 18:15-18 tratta del comportamento e non della predicazione pubblica di falsità o eresie. Sebbene sia opportuno contattare una persona in privato, per cercare di convincerla prima di rendere pubblica la questione, se la falsità è stata predicata pubblicamente, allora essa deve essere corretta pubblicamente. Se la correzione viene effettuata dalla persona che ha formulato e in precedenza creduto alle false affermazioni, tanto meglio. Ma in caso contrario, deve essere corretta da qualcun altro. Ciò, tuttavia, non deve avvenire con spirito di animosità o di odio nei confronti di chi ha espresso l’errore, bensì con amore e con il desiderio di mostrare la verità.

D: In Mt 18,17, cosa significa «trattarlo come un pagano o un esattore delle tasse»?

R: Il termine «voi» qui è al singolare, quindi indica che l’individuo dovrebbe dissociarsi dalla persona che commette il torto. Un pagano o un esattore delle tasse, presumibilmente avido e disonesto, erano ovviamente al di fuori della sfera del Regno di Dio e della Chiesa. Non date a nessuno l’impressione di avere la stessa salvezza o fede di quella persona. Anche se la persona è in realtà un credente che ha smarrito la retta via, non sappiamo se sia davvero un santo che pecca o se invece non sia mai stato veramente salvato.

D: In Mt 18,18 cosa significano «legare» e «sciogliere»?

R: «Legare» significa fermare, limitare o proibire, mentre «sciogliere» significa consentire di procedere. Alcuni sostengono che «legare» e «sciogliere» fossero espressioni idiomatiche ebraiche per indicare che ciò che viene annunciato sulla terra era già stato predeterminato in precedenza in cielo. Questo potere di legare e sciogliere fu conferito a tutti gli apostoli.

D: In Mt 18,21-22, in che modo la generosità di Gesù nel dire alle persone di perdonare gli altri settanta volte sette si confronta con altri insegnamenti?

R: I sadducei e molti rabbini insegnavano che si dovesse perdonare il proprio fratello solo tre volte. Tuttavia, non è affatto generoso da parte di qualcuno come Gesù dire a qualcun altro di perdonare. Ciò che fu estremamente generoso fu il fatto che Gesù perdonò noi, coloro che lo inchiodarono alla croce (Luca 23,34), e morì per i nostri peccati.

D: In Mt 18,28-31, a quanto ammontavano le somme di denaro citate?

R: Diecimila talenti erano una somma ingente. Davide donò tremila talenti d’oro e settemila talenti d’argento per costruire il tempio a Gerusalemme. I principi donarono cinquemila talenti d’oro e diecimila talenti d’argento, secondo 1 Cronache 29:4,7. Alcuni hanno stimato tale somma in 12 milioni di dollari, ma una cifra più attendibile potrebbe essere poco meno di un miliardo. In Matteo 18:28, 100 denari corrispondevano all’incirca a 100 giorni di salario di un operaio comune o di un soldato di fanteria. Uno schiavo davvero valido poteva valere un talento, ma la maggior parte degli schiavi valeva un decimo di talento. Era inoltre contro la legge che un uomo venisse venduto come schiavo per una somma superiore al debito che aveva contratto.

D: In Mt 18,32-35, Dio revoca mai la remissione dei peccati o smette di perdonarli?

R: No. Il debito non è stato rinnovato; piuttosto, il perdono non è stato applicato. Il padrone aveva perdonato il debito del servo, ma quando il servo malvagio afferrò per la gola un altro servo per riscuotere il proprio debito, il padrone si adirò per questa ingiustizia e riapplicò il debito. Dio ha perdonato liberamente e con grazia i nostri peccati, sebbene non ne fossimo degni, ma il fatto che il perdono venga applicato o meno dipende dalla nostra risposta. Ebrei 4:2 afferma che il Vangelo non è stato di beneficio ad alcuni perché non lo hanno unito alla fede. Romani 11:29 afferma che i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili.

D: In Matteo 18,32-35, questa parabola potrebbe significare che il padrone mandò il servo malvagio in prigione per debiti successivi, invece di riaddebitargli il debito precedente?

R: No, non è questo il punto, poiché la parabola indica che il padrone ha consegnato il servo malvagio ai carcerieri a causa della mancanza di misericordia da parte di quest’ultimo.

D: In Matteo 18,35, alcune opere, come il perdono dei nostri fratelli, sono necessarie per la salvezza?

R: Né il perdono degli altri né qualsiasi altra opera aiuterà una persona a ottenere la salvezza. Piuttosto, se una persona possiede la salvezza, sarà in grado di perdonare gli altri per qualsiasi cosa abbiano fatto. Se abbiamo sperimentato la grande misericordia di Dio, perdonare gli altri è per noi una cosa di gran lunga più semplice.

D: In Mt 19,3-9 e Mc 10,11-12, in quali circostanze è consentito il divorzio?

R: Ai tempi dell’Antico Testamento (Dt 24,1-4, ecc.) il divorzio era consentito per quasi qualsiasi motivo, poiché il cuore delle persone era indurito, ma Gesù ha eliminato tale motivazione. Il divorzio non è ammissibile se non nelle seguenti circostanze:

1. Il coniuge non credente desidera separarsi (1 Corinzi 7:12-15).

2. È consentito quando uno dei coniugi ha commesso adulterio (Matteo 5,31-32).

3. Molti cristiani considerano il divorzio inevitabile in caso di abbandono, poiché uno dei coniugi ha di fatto già «divorziato».

4. Naturalmente dobbiamo seguire anche il resto della Parola di Dio, e molti cristiani ritengono che il divorzio sia giustificato se la vita di un coniuge o di un figlio è in pericolo a causa dell’altro coniuge.

Chuck Swindoll, nel suo opuscolo *Divorce*, individua solo tre circostanze in cui è lecito per un cristiano risposarsi dopo il divorzio:

4a. Matrimonio e divorzio precedenti alla salvezza

4b. Un coniuge immorale e impenitente

4c. Abbandono/divorzio da parte di un non credente

Si noti che la morte di un coniuge non equivale a un divorzio, e Romani 7:3 insegna che il nuovo matrimonio è lecito dopo la morte di un coniuge.

Questi versetti invitano a non divorziare, se non per questi motivi; ma cosa accade se non è Lei a divorziare, bensì è il coniuge a chiedere il divorzio? Proprio come nel caso della morte di un coniuge, nulla impedisce il nuovo matrimonio quando è stato il coniuge a chiedere il divorzio.

Ai tempi di Gesù, i maestri ebrei avevano diverse opinioni sul divorzio. La scuola di Hillel sosteneva che un uomo potesse divorziare dalla moglie per qualsiasi motivo, compreso il fatto che la moglie bruciasse il pasto! Giuseppe Flavio seguiva Hillel ed era divorziato. Successivamente, il rabbino Akiba, della scuola di Hillel, affermò che una moglie potesse divorziare dal marito per «sguardo vagante» verso donne più belle (M Gittin 9:10). La scuola di Shammai sosteneva che un uomo non potesse divorziare dalla moglie per nessun motivo se non per «indecenza». Tuttavia, se il divorzio avveniva per un motivo errato, secondo la scuola di Shammai il nuovo matrimonio era comunque consentito (Mishnah Eduyoth 4:7-10). Oppure, come dicono alcuni oggi, «non si possono rimettere insieme le uova già strapazzate». Il piccolo gruppo di Qumran sosteneva che il divorzio non fosse consentito per nessun motivo in assoluto (11QTemple 57:17-19). I commentatori ebrei non prendevano in considerazione il caso in cui una donna divorziasse dal marito. Forse a Gesù fu posta questa domanda per verificare con quale gruppo fosse d’accordo, e forse per allontanare da Gesù i seguaci dell’altra scuola. Una seconda ragione per porre la domanda a Gesù è che (secondo Giuseppe Flavio) Erodiade divorziò dal marito Erode II per sposare Erode Antipa, e la risposta di Gesù, qualunque essa fosse, non lo avrebbe fatto apparire in buona luce agli occhi delle autorità.

D: In Mt 19,8-9, il fatto che Gesù modifichi le leggi sul divorzio implica che Dio abbia ispirato delle Scritture con cui Egli non era d’accordo?

R: Nell’ambito dell’Antica Alleanza, Gesù affermò che il divorzio era consentito perché i loro cuori erano induriti. Ciò dimostra che Dio permette, per un certo periodo, cose che Egli non desidera. Tuttavia, nell’ambito della Nuova Alleanza, un uomo non dovrebbe divorziare dalla propria moglie, se non in caso di adulterio. Ma oggi non dovremmo avere cuori induriti. Dovremmo assicurarci che il nostro matrimonio non sia tenuto insieme solo da una colla scadente, ma da un cemento divino.

Per inciso, la nostra parola «sclerosi» deriva dal termine greco che qui significa «duro»: «skleros». La parola completa è «sklerokardian».

D: In Mt 19,9, perché un uomo che divorzia dalla propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio, dal momento che la poligamia era consentita?

R: No, la poligamia non è adulterio. L’insegnamento di Gesù in questo caso è lo stesso, indipendentemente dal fatto che si tratti di monogamia o poligamia. Ci sono cinque punti da considerare nella risposta.

Il punto di vista di Dio sul divorzio è chiaramente espresso in Malachia 2:16: Dio lo detesta. Ai tempi della Legge mosaica Dio lo permetteva solo perché i loro cuori erano induriti, secondo Matteo 19:8. Nel Nuovo Testamento non è consentito divorziare dal proprio coniuge, salvo in caso di adulterio.

Tuttavia, se un coniuge non credente insiste nel volersi separare da voi, Dio ci comanda di acconsentire, poiché Dio ci ha chiamati alla pace, come afferma 1 Corinzi 7:15. Obbedire al comando di Dio di consentire [a malincuore] al coniuge di separarsi da voi è, dal punto di vista biblico, diverso dal disobbedire al comando di Dio scegliendo di separarsi dal proprio coniuge.

Il punto di vista di Dio sulla poligamia. Adamo ed Eva erano un modello di due persone (non più) che diventavano una sola carne (1 Corinzi 6:16). La poligamia era consentita sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Tuttavia, nel Nuovo Testamento era vista con disapprovazione, poiché i leader della Chiesa non possono essere poligami.

Più importante del modello divino per il matrimonio monogamico è il comandamento di Dio sul divorzio. Quando i missionari cristiani predicano tra i popoli primitivi, dicono agli uomini poligami di non divorziare dalle proprie mogli, poiché ciò priverebbe le mogli del sostegno economico; tuttavia, scoraggiano i mariti dal prendere altre mogli.

Pertanto, è stata la scelta di infrangere il voto matrimoniale a costituire la causa dell’adulterio, non la poligamia. Indipendentemente dal fatto che un uomo avesse più di una moglie o meno, se un uomo sceglie peccaminosamente di divorziare, cosa che Dio detesta, allora Dio non vuole che egli si risposi.

D: In Mt 19,9 esistono manoscritti in cui non compare l’espressione «salvo in caso di fornicazione»?

R: Tutti i manoscritti riportati da Aland et al. (3ª edizione) recitano «salvo in caso di fornicazione» o «se non per fornicazione», ad eccezione del manoscritto 1574. Il manoscritto 1574 fu redatto nel XIV secolo, poco prima della fine del Medioevo.

Inoltre, Tertulliano, che scrisse tra il 198 e il 220 d.C., affermò che il divorzio non è consentito se non per fornicazione sia nel libro 2, cap. 2, p. 45 di *A sua moglie*, sia nel cap. 16, p. 92 di *Sulla modestia*. Pertanto, questa clausola non fu aggiunta dopo l’epoca di Tertulliano. Non vi è alcuna prova che permetta di dubitare che la frase fosse originariamente presente.

D: In Mt 19,12, in sintesi, si insegna forse che un uomo possa rendersi eunuco per il regno di Dio, come sostiene un ateo (Capello)?

R: No. Esaminiamo entrambe le possibilità. Poiché la castrazione chirurgica comporterebbe anche il celibato, la questione è se questo versetto si riferisca solo al celibato, oppure al celibato ottenuto tramite la castrazione. Siamo d’accordo?

Poiché la castrazione fisica è in contrasto con Deuteronomio 23,1, interpretarla come celibato è molto simile a 1 Corinzi 7,2.7, e poiché i primi cristiani la intendevano universalmente come celibato, dovremmo interpretarla in modo coerente con l’Antico Testamento, il Nuovo Testamento e con il modo in cui i cristiani l’hanno interpretata uniformemente. Si veda la domanda successiva per una risposta più approfondita.

D: In Mt 19,12, Gesù afferma: «... e vi sono eunuchi che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi è in grado di comprenderlo, lo comprenda». Qui avremmo [presumibilmente] l’approvazione da parte di Cristo dell’autocastrazione. Mi chiedo quanti uomini cristiani dimostrerebbero la loro fedeltà a Dio compiendo un gesto del genere? Curiosamente, questa approvazione della castrazione contraddice Dt 23,1.

R: Qui si parla di celibato, non di castrazione. Ma esaminiamo entrambe le possibilità.

Celibato: Gesù era abituato a ricorrere a iperboli nel suo discorso (vuol dire che mi sono cavato l’occhio e mi sono tagliato la mano per nulla!), e apparentemente non temeva che questi ebrei, che conoscevano la Legge, potessero fraintenderlo. I sadducei e i farisei criticavano Gesù per molte cose, ma su questo punto non lo criticavano, poiché l’iperbole veniva compresa.

Castrazione fisica: se questo versetto si riferisse anche alla castrazione fisica, sarebbe in contrasto con l’Antico Testamento, in particolare con Deuteronomio 23:1, e nulla nella Scrittura o negli scritti della Chiesa primitiva indica che Gesù abbia insegnato qualcosa di contrario alla Legge dell’Antico Testamento, ad eccezione delle norme alimentari, dove era meno restrittivo, e del divorzio e dell’amore, dove Gesù aveva standard più elevati.

Se Gesù avesse davvero inteso la castrazione, in questo versetto non ci sarebbe alcuna differenza tra coloro che sono stati resi eunuchi dagli uomini e coloro che hanno scelto il celibato o la castrazione per il regno di Dio.

Inoltre, questo insegnamento di Gesù è molto simile a quello di Paolo in 1 Corinzi 7,2.7, dove Paolo parla chiaramente del celibato (sia per gli uomini che per le donne) per il regno di Dio.

Infine, dovremmo chiederci non come le persone, 2.000 anni dopo, potrebbero interpretare questo versetto nella cultura moderna, ma come lo avrebbero letto i primi cristiani. Giustino Martire, nella sua Prima Apologia, capitolo 14, cita questo versetto e parla di coloro che si sono sposati due volte. Sebbene sia discutibile se Giustino si riferisca alla poligamia, al nuovo matrimonio dopo il divorzio o al nuovo matrimonio dopo la morte di un coniuge, in ogni caso Giustino sta parlando di celibato, non di castrazione. Tertulliano, nel capitolo 27 del trattato *Sulla risurrezione della carne*, utilizza questo versetto e parla della «splendida bellezza della carne non sposata» (ovvero, il celibato in generale).

In sintesi, coloro che guardano alla Bibbia come guida per la propria vita, sia che vivano nel II secolo sia nel XXI, possono comprendere il significato di queste parole.


D: In Mt 19,14, in che senso il Regno dei Cieli appartiene ai bambini?

R: Ciò potrebbe essere vero in diversi modi.

a) Dobbiamo riconoscere la nostra dipendenza infantile da Dio per essere salvati. Dio aiuta coloro che riconoscono davanti a Lui la propria impotenza.

b) Dio si prende cura dei bambini che muoiono prima dell’età della responsabilità. La Bibbia suggerisce che essi si trovino in Paradiso, sebbene senza alcuna ricompensa.

Sia gli stolti che i bambini ignorano molte cose, ma almeno i bambini sanno di non sapere molte cose.

Per inciso, portare i bambini a ricevere la benedizione dai rabbini e dagli anziani era una pratica comune ai tempi di Gesù. Se ne fa menzione, ad esempio, in Genesi 48:14; Numeri 27:18; Atti 6:6; 13:3; Matteo 9:18,20; Marco 10:16.

D: In Mt 19,14, il calvinismo, per essere coerente, insegna che tutti coloro che muoiono da neonati vanno all’inferno?

R: No, questa è un’accusa infondata che ho sentito. Sebbene Ambrogio di Milano, Agostino, Prospero d’Aquitania e alcuni altri insegnassero che tutti i neonati non battezzati che muoiono vanno all’inferno, essi non erano calvinisti, ma per lo più agostiniani.

I calvinisti credono nella visione biblica secondo cui, in ultima analisi, è Dio ad avere il potere di salvare; non sono il battesimo, le nostre opere o la nostra fede. Dio può scegliere di salvare attraverso Cristo come meglio crede. Ecco cosa affermano gli stessi calvinisti.

«Tutti coloro che muoiono in tenera età fanno parte degli eletti», secondo Lorraine Boettner in *The Reformed Doctrine of Predestination*, pp. 148, 149. La Seconda Confessione Scozzese (1580 d.C.) afferma: «Abhorriamo e detestiamo il suo [del papa] crudele giudizio contro i neonati che muoiono senza battesimo». C.H. Spurgeon, richiamandosi (erroneamente) a Ezechiele 16:21, riteneva che i neonati che muoiono vadano in Paradiso. Tra gli altri calvinisti che condividevano questa posizione figurano Charles Hodge, W.G.T. Shedd e B.B. Warfield. Il calvinista Curt Daniel, nella sua tesi *The History and Theology of Calvinism* (La storia e la teologia del calvinismo), pp. 336-339, dedica una sezione intitolata «I neonati che muoiono sono salvati».

Ecco cosa disse lo stesso Calvino nelle *Istituzioni della religione cristiana*, libro 4, capitolo 16, pag. 2:541: «Ma come, si chiedono, vengono rigenerati i neonati, se non possiedono alcuna conoscenza né del bene né del male? Noi rispondiamo che l’opera di Dio, sebbene al di là della portata della nostra comprensione, non è per questo nulla. Inoltre, i neonati che devono essere salvati (ed è certo che alcuni lo siano a quell’età) devono, senza dubbio, essere stati preventivamente rigenerati dal Signore. Infatti, se portano con sé la corruzione innata fin dal grembo materno, devono essere purificati prima di poter essere ammessi nel regno di Dio… Ma per zittire questa categoria di oppositori [critici], Dio fornì, nel caso di Giovanni Battista, … una prova di ciò che avrebbe potuto fare in altri».

D: In Mt 19,16-17, Gesù stava negando di essere buono o di essere Dio?

R: No, Gesù qui non sta affrontando tale questione. Per la risposta, si veda la discussione nei Vangeli su Mt 19,16-17.

D: In Mt 19,17, che cosa è il bene?

R: In Genesi 1 e 2, Dio dichiarò che tutta la creazione era buona prima della Caduta dell’umanità. Gesù disse in Marco 10,18 e Luca 18,19 che nessuno è buono se non Dio solo. Dio è la fonte della bontà, ma, come sottolineò Tommaso d’Aquino, definire Dio come buono solo perché Dio è la fonte del bene non è più valido che definire Dio come un corpo fisico solo perché Dio è la fonte di tutti i corpi fisici.

Per noi, la bontà è ciò che corrisponde al carattere e alla volontà desiderata di Dio. In 1 Timoteo 6,18 ci viene comandato di fare il bene, quindi possiamo essere buoni in senso limitato. Dio è buono in modo superiore, poiché 1) Egli è la fonte di ogni bontà, che Egli ci dona; 2) Egli è il criterio in base al quale si misura la bontà; 3) e nulla è totalmente buono se non Lui (Marco 10:18; Luca 18:19).

D: In Matteo 19,23, è vero che i ricchi non possono andare in paradiso?

R: No, altrimenti Abramo si troverebbe in difficoltà, e Paolo, Giacomo e l’autore della Lettera agli Ebrei, per non parlare di Gesù, avrebbero torto a considerare Abramo un eroe della fede. Anche Giobbe, dopo che Dio lo aveva benedetto con le ricchezze, si troverebbe nei guai. È piuttosto l’amore per le ricchezze e la fiducia riposta in esse a rendere difficile per una persona andare in Paradiso. Una persona potrebbe possedere grandi ricchezze, come Abramo, senza però amarle né riporre fiducia in esse. Il termine greco qui utilizzato per «triste», lypoumenos, significa afflitto o profondamente triste.

D: In Mt 19,24; Mc 10,25 e Lc 18,25, cosa intendeva Gesù con l’espressione «un cammello che passa attraverso la cruna di un ago»?

R: Alcuni ritengono che «l’ago» fosse un soprannome per indicare una porta stretta a Gerusalemme. Tuttavia, sebbene Gerusalemme e altre città avessero effettivamente alcune porte molto strette, non ci risulta l’esistenza di alcuna porta denominata «l’occhio dell’ago». Il termine greco qui utilizzato, rhaphidos, può significare solo un ago da cucito o da chirurgia, non una sorta di porta all’interno di un’altra porta.

È più probabile che Gesù stia ricorrendo qui a un’iperbole. È assolutamente impossibile che un cammello, specialmente se carico, possa passare attraverso la cruna di un ago. Gesù ha utilizzato questa analogia buffa per esprimere proprio questo concetto. Gli autori ebrei del Talmud babilonese (Berakoth babilonese 55b) utilizzano un’iperbole simile: «un elefante che passa attraverso la cruna di un ago». (Gli elefanti erano più comuni a Babilonia, e il fatto che l’analogia sia stata utilizzata a Babilonia dimostra che non si trattava di una porta di Gerusalemme.)

a) è naturalmente impossibile che un uomo che si ritiene ricco possa mai andare in Paradiso, e

b) tutte le cose, persino che un uomo ricco vada in Paradiso, sono possibili con Dio (Matteo 19:26; Marco 10:27; Luca 18:27).

D: In Mt 19,27.30, qual è la questione fondamentale in questo versetto e in questo capitolo?

R: Innanzitutto, cosa non è. Non si tratta di sapere se la loro mente creda alla parola di Gesù: tutti credevano, persino il giovane ricco. Non si tratta nemmeno di sapere se abbiano deciso di voler seguire Gesù. Lo fanno già, e Gesù ha persino respinto alcuni che dicevano di volerLo seguire. Si tratta piuttosto del vostro cuore. Siete disposti a lasciare ogni altra cosa per seguire Gesù? Forse si tratta di scegliere di rimanere in una situazione coniugale (che siate celibi o sposati), quando un’opzione che Dio non vi ha lasciato aperta sembra al momento più allettante. Forse si tratta di scegliere una situazione economica meno remunerativa, quando siete abbastanza certi che potreste andare contro Dio e ottenere molto di più (o anche solo un po’ di più) in termini di denaro. Se Dio possiede la vostra mente e la vostra volontà, è fantastico. Ma Dio possiede anche il vostro cuore?

D: In Mt 19,27.30, quali sono alcuni modi per capire se qualcosa occupa una parte maggiore della devozione del vostro cuore rispetto a Dio?

R: Spesso è possibile scoprire a cosa è rivolta la propria devozione osservando il tempo, il denaro e il proprio cuore.

Tempo: se il tempo che dedicate a qualcosa è superiore a quello che dedicate all’adorazione, alla preghiera e al servizio di Dio, allora c’è qualcosa che non va. Una volta ho incontrato un uomo che si era preso tutta la primavera e l’estate libere per assistere a ogni singola partita di baseball, in casa e in trasferta, della sua squadra del cuore. A prima vista si potrebbe pensare che la sua dedizione fosse lodevole. Ma a ben vedere, non lo è affatto. Pensava forse di non avere nulla di meglio da fare nella vita che guardare il baseball per tutto il tempo? Non c’era nulla di meglio che potesse fare?

Denaro: esamini il Suo estratto conto ogni mese. Ci sono spese necessarie che deve sostenere, come l’affitto o il mutuo, il cibo di base e altre spese. Ma che ne è del resto del denaro? In quale categoria spende di più rispetto a quanto dona a Dio? Ci sono cose, come vacanze frequenti, cibo raffinato o abiti eleganti, che assorbono una parte eccessiva del Suo budget?

Cuore: Il titolo di un film dice tutto: «Il paradiso può aspettare». Se non desiderate ancora andare in Paradiso, perché qualcosa vi attrae di più qui sulla terra, è probabile che la vostra devozione verso quella cosa sia maggiore di quella verso Dio. Se c’è qualcosa di chiaramente affermato nelle Scritture che avete dichiarato di non poter seguire, ciò potrebbe avere una presa più forte sul vostro cuore rispetto a Dio. Anche se lo razionalizzate dicendovi che «Dio capisce» o che «siamo tutti peccatori comunque, quindi non importa», state semplicemente ingannando voi stessi.

D: In Mt 19,28 e Lc 22,28-30, poiché i discepoli siederanno su dodici troni, siederà anche Giuda Iscariota?

R: No. Innanzitutto, Luca 22,28-30 non menziona dodici troni, ma solo dodici tribù. In realtà, Matteo 19,28 NON afferma che i dodici discepoli siederanno su dodici troni. Piuttosto, dice: «… anche voi che mi avete seguito vi siederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d’Israele». Quindi si afferma che ci saranno dodici troni, ma non si dice che i dodici discepoli vi siederanno. Piuttosto, Gesù ha promesso questo solo a «voi che mi avete seguito». Giuda non continuò a seguire Gesù e abbandonò il suo posto di discepolo dopo averlo tradito, come riporta Atti 1,20. In Matteo 19,28, Gesù ha promesso questo solo a «voi che mi avete seguito».

D: In Mt 19,29, in che modo le persone avranno cento volte più padri, madri, ecc. in questa vita?

R: Questo versetto si applica sia a questa vita che alla vita futura. Immaginate di avere case in tutto il mondo pronte ad accogliervi, e persone di tutte le razze del mondo che sono i vostri cari fratelli e sorelle. Questo è ciò che abbiamo, o dovremmo avere, nella comunità cristiana che chiamiamo Chiesa. Inoltre, in Paradiso avremo in forma perfetta ciò che abbiamo in forma imperfetta sulla terra.

D: In Mt 19,30, Mc 10,31 e Lc 13,30, in che modo coloro che sono i primi saranno gli ultimi e viceversa?

R: Alla fine potremmo benissimo rimanere stupiti nel vedere chi sarà il primo e chi l’ultimo. Le cose saranno diverse almeno sotto quattro aspetti:

Orgoglio: Coloro che in questa vita erano orgogliosi saranno umiliati, mentre gli umili saranno esaltati (Giacomo 4,6; Luca 1,51-52).

Ricchezza: in linea generale, molte persone che possiedono grandi ricchezze non vedono la necessità di avvicinarsi a Dio, come suggerisce Proverbi 30:8-9 e come illustra l’esempio riportato in Luca 16:19-21. Paolo afferma in 1 Corinzi 1:26-31 che pochi membri della chiesa di Corinto erano saggi secondo i criteri del mondo, né influenti. Giacomo 2:5 dimostra che ciò era vero nella maggior parte delle prime chiese. Si vedano anche Luca 1:53 e Giacomo 5:1-6.

Ricompense: Dio giudicherà i credenti in base a ciò che è stato loro dato. A chi è stato dato molto, molto sarà richiesto.

Il servizio: i credenti più grandi, agli occhi di Dio, sono i servitori degli altri, come dimostrano Marco 9:35-37, Luca 9:46-48 e Matteo 18:1-4.

Fate attenzione a non cercare di negoziare il vostro ingresso in paradiso o di contrattare per ottenere ricompense. Poiché Dio conosce le motivazioni, coloro che all’apparenza sembrano essere i primi possono rivelarsi gli ultimi.

D: In Matteo 20,1-16, il Padrone è giusto in questa parabola?

R: Il Padrone rappresenta Dio, e Dio è giusto secondo i Suoi criteri. Non posso rispondere se Egli sia ingiusto secondo i vostri criteri, poiché alcune persone hanno idee molto strane riguardo alla giustizia. Dio ci sta insegnando che il Suo criterio di giustizia consente comunque una generosità speciale.

Dio è giusto e ha pagato correttamente a ciascun lavoratore ciò che aveva promesso.

Il primo gruppo ha contrattato la propria paga. Gli altri gruppi hanno semplicemente lasciato che il padrone pagasse quanto riteneva opportuno. Preferiremmo ricevere la grazia di Dio piuttosto che cercare di contrattare con Lui. Quando si può scegliere tra equità e grazia, si preferisce la grazia.

D: In Matteo 20,1-16, tutti ricevono la stessa ricompensa in Paradiso?

R: No. Sebbene Matteo 20:1-16 possa sembrare indicare il contrario, 1 Corinzi 3:12-15 insegna esplicitamente che non dobbiamo pensare che tutti ricevano la stessa ricompensa in Paradiso.

D: In Matteo 20,1-16, perché questa è un’ottima parabola da approfondire con i mormoni (LDS)?

R: Questa falsa religione pone l’accento sulle opere, e la salvezza si basa su ciò che ci si merita. Il mormonismo insegna che esistono tre cieli: quello più alto per i mormoni virtuosi; quello intermedio, leggermente migliore della terra, per i mormoni peccatori e i cristiani virtuosi; e il cielo più basso, leggermente peggiore della terra, per la maggior parte del resto dell’umanità. Sebbene il Libro di Mormon affermi: «Sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo aver fatto tutto ciò che possiamo» (2 Nefi 25:23), questa è solo una copertura per «tutto ciò che potete fare». Tralasciando le questioni relative al fatto che abbiate davvero fatto tutto ciò che potevate fare, o al significato di «dopo», quanto meno questa affermazione combina le opere e la grazia nel processo di salvezza. Questa parabola ha poco senso all’interno del mormonismo, o anzi nella maggior parte delle religioni basate sulle opere.

D: In Matteo 20:17-19, come può Dio Onnipotente permettere che il Suo profeta Gesù venga consegnato ai gentili per essere schernito e ucciso?

R: A volte è necessario essere disposti a sembrare inizialmente sconfitti per ottenere la vittoria finale.

D: In Mt 20,20-28, poiché i grandi cristiani sono servitori e non dominatori sugli altri, perché alcuni leader cristiani sembrano dimenticarlo?

R: Il potere può corrompere, e molti uomini empì si definivano credenti. Potete leggere alcuni dei tristi esempi che Dio ci ha insegnato nei libri dei Re e delle Cronache.

D: In Mt 20,22, quale aspetto della loro richiesta Gesù sottolinea come frutto di ignoranza?

R: Chiesero solo della ricompensa. Proprio come alcune persone oggi, come afferma il “Believer’s Bible Commentary” a pag. 1280 : «Volevano una corona senza croce, un trono senza l’altare del sacrificio, la gloria senza la sofferenza che vi conduce». Gesù non rimproverò il loro desiderio. È giusto desiderare grandi ricompense in cielo, ma non se non si è disposti e in grado di compiere ciò che conduce a tali ricompense. Tutti gli apostoli morirono da martiri, tranne Giovanni, che morì di morte naturale. Come disse Robert Little: «Giacomo morì da martire, Giovanni visse da martire».

Gesù non si limitò a esigere il sacrificio; ne diede anche l’esempio. Tuttavia, alcuni ritengono che, sebbene Gesù abbia scelto il servizio sacrificale, in qualche modo sentano di doverne essere esentati.

Gli altri dieci discepoli si indignarono nei confronti di questi due. Ciò non era tanto dovuto all’orgoglio che essi stessi avrebbero potuto provare, quanto piuttosto alla gelosia per il fatto che quei due potessero superarli con una semplice richiesta.

D: In Mt 20,28, cosa possiamo imparare dall’esempio di Gesù in questo passo?

R: Gesù, che esiste da sempre come Figlio di Dio nella gloria, è venuto sulla terra non per essere servito, ma per servire. Come seguaci di Gesù, dobbiamo chiederci quanto siamo seri. Riteniamo di essere qui per «ricevere» ed essere serviti, oppure siamo su questa terra principalmente per «dare» e servire Dio e il prossimo?

D: In Mt 20,30, si trattava di due ciechi o di un solo cieco di nome Bartimeo, come riporta Mc 10,46-52?

R: Potrebbero trattarsi di due eventi distinti, poiché tutti i ciechi di Gerico avrebbero voluto vedere Gesù. Tuttavia, poiché in entrambi i Vangeli furono gridate le parole «Figlio di Davide, abbi pietà di me/di noi», è più probabile che si trattasse di un unico evento. Bartimeo sarebbe quindi il nome di uno dei due ciechi. Marco, che molto probabilmente aveva sentito questo racconto da Pietro, era a conoscenza solo di un cieco, ma ne conosceva il nome. Matteo, che era presente, vide entrambi i ciechi.

D: In Mt 20,32, perché Gesù chiese all’uomo, che era palesemente cieco, cosa volesse che Lui facesse?

R: Potrebbero esserci due ragioni distinte.

In primo luogo, Gesù voleva che l’uomo lo chiedesse a voce prima di ricevere il dono della vista, e gli stava dando l’opportunità di farlo.

In secondo luogo, non tutti coloro che sono affetti da disabilità desiderano essere guariti. Si sono verificati casi di persone nei lebbrosari che hanno deliberatamente contagiato i propri figli affinché questi potessero essere mantenuti per il resto della loro vita.

Quando avete un bisogno, avete bisogno di un miracolo o piangete di tristezza per la malvagità che vedete nel vostro cuore, non lasciate che nessuno o nulla vi distragga dal gridare a Gesù.

D: In Mt 21,1-3; Mc 11,2-3; Lc 19,30-31, perché Gesù disse ai suoi discepoli di prendere un asino?

R: Quando un re entrava in una città, lo faceva a cavallo, un animale da battaglia, per simboleggiare che era un conquistatore. Quando un re o un giudice entrava a dorso di asino, ciò simboleggiava che giungeva in pace, senza il proprio esercito. Ciò adempiva anche Zaccaria 9,9-10.

Un punto fondamentale di questo brano è che Gesù proclamò, in modo del tutto evidente, di essere il Messia. Se i capi ebrei avessero deciso di ucciderLo, non sarebbe stato perché ignoravano che Gesù affermasse di essere il Messia.

Inoltre, l’accettazione da parte del proprietario e la sua mancanza di sorpresa nel vedere i discepoli prendere l’asino indicano che il proprietario era già d’accordo sul fatto che Gesù lo utilizzasse. Quando Gesù si fermò brevemente a Betania, appena fuori Gerusalemme, ciò avrebbe dato il tempo alla notizia di diffondersi e alle folle di radunarsi.

D: In Mt 21,1-46, come reagiscono oggi le diverse persone quando Gesù e il Suo insegnamento entrano nelle loro vite?

R: Alcuni accolgono con favore l’opportunità di osservarlo da vicino e camminano con Gesù. Altri cercano di ignorarlo. Altri ancora nutrono ostilità, chiedendo: «Chi si crede di essere, per venire a dirci cosa dobbiamo fare?». Stia attento alle persone con cui frequenta. Se frequenta o si associa spesso con l’ultimo gruppo, stia attento a non diventare sempre più simile a loro.

D: In Mt 21,12-13, Mc 11,12-19 e Lc 19,43-48, perché Gesù era adirato con i cambiavalute?

R: Queste persone si trovavano nella Casa di Dio senza alcuna intenzione di adorare Dio. Rappresentavano sia un elemento di distrazione che di scoraggiamento per coloro che venivano ad adorare Dio. Dio prende molto sul serio la nostra adorazione.

Le Mishnah ebraiche riportano episodi di speculazione sui prezzi degli animali. (Le prime Mishnah furono redatte intorno al 200 d.C.) Se una persona doveva portare un animale da sacrificare al Tempio e i prezzi per l’acquisto di un animale erano ingiustamente elevati, allora i poveri sarebbero stati esclusi dalla possibilità di adorare Dio in modo adeguato.

È piuttosto curioso che alcuni, che sembravano così insistenti sulla correttezza religiosa, criticassero Gesù per aver permesso ai bambini di dire «Osanna», ma non avessero alcun problema con i cambiavalute che realizzavano profitti esorbitanti a spese dei fedeli.

È interessante notare che, per le offerte, essi insistevano nel cambiare la moneta romana con monete tirie. Alcuni avevano pensato che ciò fosse dovuto al fatto che le monete romane recavano immagini di divinità e di imperatori che si proclamavano divinità. Tuttavia, anche le monete tirie recavano immagini di divinità.

D: In Mt 21,14-15, che significato ha il fatto che i ciechi e gli zoppi si recassero da Gesù per essere guariti?

R: Era molto difficile essere ciechi, zoppi o comunque incapaci di lavorare nella società antica. Non ci si aspettava che alcun governo potesse aiutare queste persone. Sebbene le comunità ebraiche e le famiglie aiutassero i poveri, era comunque difficile ottenere l’aiuto finanziario necessario. Sebbene ciò non fosse prescritto nell’Antico Testamento, la maggior parte delle autorità ebraiche proibiva ai ciechi o agli zoppi di offrire un sacrificio, sebbene fosse loro comunque consentito l’accesso al Tempio. Gesù li aiutò guarendoli.

A differenza della prassi ebraica comune, che consisteva nel fornire un aiuto limitato e nel lasciare che i bisognosi mendicassero al Tempio per il resto del proprio sostentamento, la comunità di Qumran (1QSa 2,5-22; 1 QM 7,4-5) riteneva che tutte le persone invalide fossero escluse dalla comunità ebraica o dal banchetto messianico della fine dei tempi.

D: In Mt 21,16-17, dato che dovremmo adorare solo Dio, perché Gesù accettò le lodi?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Gesù non solo accettava complimenti e lodi, ma in Giovanni 9:38 accettò anche l’adorazione. (Il termine greco proskuneo in questo contesto implica molto più di un semplice ringraziamento o rispetto.)

2. È bene rendere onore e lode ai capi devoti (ma non adorarli), come dimostra Filippesi 2:29. Tuttavia, si deve adorare solo Dio (Matteo 4:9-10; Luca 4:7-8; Apocalisse 19:10; 22:8-9)

3. Non solo gli uomini (Matteo 2:2), ma anche gli angeli adorano Gesù come Dio in Ebrei 1:6.

4. Gesù è Dio (Giovanni 1:1; Ebrei 1:8,9), ed è il nostro Signore e il nostro Dio (Giovanni 20:28-29).

D: In Mt 21,18-19 e Mc 11,14,20-21, perché Gesù sembrò così severo da far appassire un fico privo di ragione?

R: È quasi come chiedere quante piante di grano siano state crudelmente uccise affinché Lei potesse mangiare la Sua fetta di pane. La risposta è nessuna, poiché le piante, prive di pensiero, non possono essere crudelmente uccise. Inoltre, se un albero non produce germogli e frutti nel momento previsto dal punto di vista botanico, ciò indica che è malato, il che costituisce una descrizione appropriata dell’establishment religioso ebraico.

Gesù non era preoccupato per i sentimenti inesistenti della pianta. Piuttosto, in Marco 13:28-29 Gesù ci dice di osservare la parabola del fico. Quando spuntano i rami e le foglie, allora l’estate è vicina. Allo stesso modo, quando il Messia verrà a Gerusalemme, la redenzione dell’uomo sarà vicina. Eppure questi capi sembravano spiritualmente fecondi, ma in realtà erano sterili.

I fichi mettono le foglie proprio prima di produrre i fichi verdi. Le foglie di fico senza i fichi sono una sorta di «pubblicità ingannevole». Ma se ora non ci sono fichi precoci, non ci saranno fichi maturi in seguito. Sulle rive del Mare di Galilea i fichi erano presenti per dieci mesi all’anno, sebbene il periodo fosse più breve nei dintorni di Gerusalemme.

Dopo aver compiuto questo gesto, Gesù utilizzò l’illustrazione del fico in Matteo 24:32.

Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 441-442, attingendo da un articolo intitolato «Il fico sterile» di W.M. Christie, fornisce ulteriori dettagli. Vi si legge che verso la fine del mese di marzo iniziano a spuntare le foglie sui fichi e crescono delle piccole protuberanze chiamate *taqsh* in arabo palestinese, delle dimensioni di mandorle verdi. Questi cadono, poiché non sono veri fichi, ma i contadini li mangiano quando hanno fame, sebbene non abbiano un sapore molto gradevole. Tuttavia, se le foglie di fico compaiono senza taqsh, allora non ci saranno fichi.

D: In Mt 21,21-22 e Mc 11,24, dato che nella preghiera possiamo chiedere qualsiasi cosa, perché i cristiani non chiedono che tutti diventino cristiani, e ottengono che ciò avvenga? Inoltre, ho una lunga lista di desideri...

R: Dio può fare qualsiasi cosa (tranne mentire, lasciarsi tentare dal male, rinnegare Se stesso o giurare per qualcuno più grande di Lui), ma un’impossibilità logica non esiste. Dio non può creare persone che scelgano liberamente di amarlo e obbedirgli senza che esse siano in grado di scegliere liberamente di amarlo e obbedirgli.

Persino Gesù stesso pianse per il rifiuto che Gerusalemme gli aveva riservato in Matteo 23, 37-39. Anche ai farisei fu concesso di «rifiutare il disegno di Dio per loro stessi» in Luca 7, 30.

Per quanto riguarda le lunghe liste di desideri, si veda la discussione su Matteo 7,7-11 per comprendere come Dio, come un Padre saggio, ci conceda solo le cose buone che chiediamo nel modo giusto. Sia lodato Dio perché non ci dice sempre «Sì»!

D: In Mt 21,21-22 e Mc 11,24, quando si prega e si crede, si ha la garanzia di ottenere sempre ciò per cui si prega?

R: No, questo versetto afferma che bisogna credere veramente in ciò che si chiede. Se si nutre il peccato nel proprio cuore (Salmo 66,18), si fa orecchie da mercante nei confronti dei poveri (Proverbi 21,13), si è malvagi (Proverbi 15,29; Isaia 59:1-3), se rifiutate di ascoltare Dio (Zaccaria 7:11-14 e, implicitamente, in Proverbi 28:9), o se pregate per soddisfare i vostri desideri egoistici (Giacomo 4:3), Dio, come un Padre saggio, non ve lo concederà.

D: In Mt 21,23, quanto era grande il cortile del Tempio?

R: Prima del ministero di Gesù, Erode il Grande aveva ampliato il cortile del Tempio portandolo a circa 330 iarde per 500 iarde (300 metri per 460 metri). È lì che si trovava Gesù quando scacciò i cambiavalute e predicò.

D: In Matteo 21:23-24, perché Gesù non rispose semplicemente alla loro domanda sul fatto che fosse il Messia?

R: La risposta era ovvia per coloro che volevano sapere. Tuttavia, anche dopo tutti i miracoli, non era possibile fornire una risposta che essi avrebbero accettato, poiché si erano ostinatamente rifiutati di credere. Pertanto, Gesù parlò in modo tale che, se avessero risposto onestamente alla Sua domanda, avrebbero risposto anche alla propria. Purtroppo, quando furono interrogati a loro volta, cercarono la risposta più conveniente, non quella vera.

D: In Mt 21,24-27, Mc 11,33 e Lc 20,7-8, perché Gesù si rifiutò di dire loro con quale autorità compiva quelle cose?

R: Due punti da considerare nella risposta.

1. Gesù non era tenuto a rispondere alle domande di nessuno, specialmente a quelle poste non per scoprire la verità, ma per tenderGli una trappola.

2. Conoscevano già la risposta. Gesù aveva già affermato di provenire da Dio compiendo quelle opere. In quel momento desideravano semplicemente una dichiarazione esplicita da parte Sua.

Poiché diffondiamo la verità, non dobbiamo mentire, ma a volte è lecito rifiutarsi di rispondere, specialmente se chi pone le domande non vuole conoscere la verità, ma cerca solo di tenderLe una trappola.

D: In Mt 21,33-41, poiché Dio è simboleggiato dal padrone della vigna, capita talvolta che Egli non sappia cosa sta accadendo?

R: Il proprietario simboleggia effettivamente Dio, ma Egli sa bene cosa sta accadendo, come dimostra il fatto che Gesù abbia raccontato questa parabola. Dio è davvero molto paziente e longanime; questa parabola ci mostra che Egli è persino disposto a permettere la disobbedienza e l’ingiustizia continue, e persino la morte di Suo Figlio, per il bene dei perduti. Ciò affinché essi possano venire a Lui. La tolleranza di Dio ha tuttavia un limite: il Giorno del Giudizio, quando tutto sarà rimesso a posto.

In questa parabola il padrone è così gentile eppure severo. È così gentile, quasi al punto da sembrare stolto. Ma alla fine, i vignaioli subiscono la severa ira che meritano.

Dio è il padrone di casa, i messaggeri erano i profeti dell’Antico Testamento e il Figlio è Gesù.

D: In Mt 21,43, in che modo alcuni hanno gravemente frainteso questo passo riguardo agli inglesi?

R: Quando si afferma che il Regno di Dio sarà tolto a voi (plurale) [cioè agli ebrei] e dato a un’altra nazione (singolare, ethnei in greco), alcuni hanno elaborato uno strano errore denominato «british-israelismo». Nella variante principale di questa teoria, si sostiene che le dieci tribù perdute, invece di essere assimilate dagli altri popoli del Medio Oriente, siano migrate tutte insieme verso le Isole Britanniche, e che quindi il popolo britannico discenda dagli ebrei biblici (nonostante le prove genetiche dimostrino il contrario). A quanto pare, gli Angli, i Sassoni, i Juti, i Danesi e, in seguito, i Normanni, che si insediarono tutti in Gran Bretagna, non devono aver avuto alcun discendente! Ma sapevate che esistono marcatori genetici che indicano se una persona ha origini anglosassoni? Circa il 25-40% dei geni dei britannici è di origine anglosassone. Per ulteriori informazioni scientifiche, consultate https://www.nature.com/articles/ncomms10408 (10 dicembre 2022).

Ad ogni modo, questa teoria è stata resa popolare da un libro intitolato *A View of the Hebrews*, scritto poco prima di Joseph Smith, Jr., il fondatore del mormonismo. Il britannico-israelismo è sostenuto dai mormoni e dalla Worldwide Church of God di Herbert W. Armstrong.

La nazione/il popolo a cui si fa riferimento qui è la Chiesa, e i cristiani di ogni origine etnica e provenienza geografica ne fanno ugualmente parte.

D: In Mt 21,46, Gesù era davvero un profeta o il popolo Lo considerava semplicemente tale?

R: Il fatto che «lo considerassero un profeta» non dimostra se lo fosse realmente o meno. Egli proveniva da Dio, pronunciava le Parole di Dio e prediceva il futuro; pertanto era un profeta, e molti lo consideravano tale.

D: In Mt 22,13-14, in che modo Dio, che è amore infinito, può allontanare qualcuno e gettarlo nelle tenebre?

R: Chi ha detto che Dio è onnipotente? La Bibbia non lo afferma. Come dice Romani 11:22, occorre considerare sia la bontà che la severità di Dio. Dio è l’essere più amorevole dell’universo. Tuttavia, Egli non è amorevole secondo la definizione che alcuni attribuiscono all’amore, se tale definizione contraddice i Suoi altri attributi di santità, giustizia e ira.

D: In Matteo 22,14, la frase «molti sono chiamati, ma pochi sono eletti» si riferisce forse a variazioni e gradi di fede e di certezza, come insegnano i bahá’í in *Some Answered Questions*, pagg. 129-131?

R: No. Se si legge l’intera parabola in Matteo 22,1-14, essa suddivide le persone in due categorie: coloro che entrano al banchetto nuziale reale e coloro che non vi entrano. «Molti sono chiamati, ma pochi sono eletti» si riferisce a coloro che sono stati invitati a entrare ma hanno rifiutato, e a un uomo che voleva entrare indossando abiti inadeguati. È possibile che, dopo essere stato invitato, egli si sia dedicato alle proprie faccende senza prepararsi per le nozze e che, quando l’ora si è avvicinata, non abbia avuto il tempo di tornare a casa a cambiarsi. È un po’ come alcuni che desiderano seguire Cristo, ma non apportano alcun cambiamento alla propria routine per farlo. Dobbiamo «cambiarci d’abito» per Cristo.

A proposito, questa è una parabola diversa da quella di Luca 14,16-24, che riguarda un banchetto privato e ha un significato diverso.

Qui c’è una lezione per tutti. Non si può semplicemente leggere un singolo versetto della Bibbia, ignorando ciò che è scritto prima o dopo, e aspettarsi di interpretarne correttamente il significato.

D: In Matteo 22:21, cosa afferma Gesù riguardo alle tasse e al governo?

R: Innanzitutto un po’ di contesto, poi la risposta.

Molti ebrei provavano risentimento per il fatto di dover pagare le tasse ai romani gentili, idolatri e prepotenti. Infatti, alcuni zeloti sostenevano che un ebreo disonorasse Dio quando pagava la tassa ai romani. Una moneta romana recava l’iscrizione «Tiberio Cesare Augusto, figlio del Divino Augusto». I farisei pagavano le tasse perché costretti, ma non ne erano affatto contenti. Pertanto, se si sosteneva il pagamento delle tasse, si perdeva il loro appoggio. Naturalmente, se si sosteneva il mancato pagamento delle tasse, coloro che interpellavano Gesù potevano correre immediatamente dai Romani e riferirglielo. Così cercarono di mettere Gesù tra l’incudine e il martello.

Gesù non si pronunciò sulla loro disputa politica riguardo alla legittimità o meno del potere romano. Tuttavia, Gesù disse di dare alle autorità civili al potere, giuste o meno che fossero, ciò che era loro dovuto, e di dare a Dio ciò che era dovuto a Lui. Anche Romani 13:1-6 afferma che dobbiamo pagare le tasse e sottometterci alle autorità governative.

Gesù ha inoltre trasmesso un secondo messaggio in questa occasione. Con la Sua risposta, Gesù indicò che la libertà, l’indipendenza nazionale e il patriottismo non erano il fine primario per un cristiano; lo è invece seguire Dio. Un terzo messaggio che Gesù sottintese in questa occasione è che possiamo essere cittadini del Regno di Dio e al contempo sottometterci ai governi civili secolari. I Romani, specialmente in seguito sotto Nerone, furono governanti orribili che resero la corruzione una pratica normale. Eppure, non vi è alcuna testimonianza che Paolo o uno qualsiasi degli altri apostoli abbia cercato di dare inizio a una ribellione o a un movimento indipendentista.

D: In Mt 22,29, perché Gesù disse ai sadducei, che avevano ovviamente studiato le Scritture, che erano in errore perché non conoscevano né le Scritture né la potenza di Dio?

R: Secondo i primi scrittori cristiani, i sadducei ritenevano che solo i primi cinque libri dell’Antico Testamento (dalla Genesi al Deuteronomio) costituissero le Scritture, e non il resto della Bibbia. Anche Giuseppe Flavio affermò che essi osservavano solo ciò che era contenuto nella Torah. Atti 23,8 afferma che i sadducei negavano la risurrezione, gli angeli e gli spiriti. Ancora oggi, le persone possono leggere e studiare la Bibbia, ma scelgono comunque di ignorare la potenza di Dio e il significato della fede nelle Scritture.

D: Matteo 22:30 significa forse che in cielo non avremo corpi fisici, poiché saremo come gli angeli e gli angeli sono spiriti (Ebrei 1:14)?

R: No. Il paragone riguarda il matrimonio. Non significa che saremo come gli angeli sotto ogni aspetto, ma solo in questo senso.

D: In Mt 22,30, Mc 12,25 e Lc 20,34-35, ciò significa che non ci sono matrimoni in cielo, o semplicemente che non vi sono nuove cerimonie nuziali, ma che alcuni matrimoni terreni permangono in cielo?

R: Sappiamo che in cielo non esistono matrimoni leggendo Romani 7:2. Una donna non può essere sposata con più di un uomo. Tuttavia, se l’uomo muore, ella è libera dal vincolo matrimoniale e può risposarsi. Pertanto, in cielo non è più sposata.

Per inciso, la falsa religione del mormonismo ritiene che alcuni «matrimoni nel Tempio» siano eterni. Tuttavia, se il marito muore, la moglie può risposarsi. È solo che non può avere due matrimoni nel Tempio per il tempo e per tutta l’eternità. Da una prospettiva mormone, cosa penserebbe l’uomo nel Paradiso mormone mentre sua moglie «se la spassa» con un matrimonio convenzionale dopo la sua morte?

D: In Mt 22,30, questo versetto sostiene in qualche modo i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, come sostiene la setta denominata «Famiglia dell’Amore» (precedentemente «Figli di Dio»)?

R: Assolutamente no. Affermare che in cielo non avremo rapporti coniugali significa semplicemente ciò che Gesù ha detto, ovvero che in cielo non ci sarà bisogno del matrimonio. Non significa che sulla terra dovremmo essere sessualmente promiscui o totalmente casti senza matrimonio. È interessante notare come, con questo tipo di affermazioni, alcuni possano spingersi fino a cercare di leggere nella Bibbia le proprie opinioni, che in realtà non vi sono contenute.

D: In Mt 22,30; Mc 12,25 e Lc 20,34-35, Salve. Mio padre è appena venuto a mancare. Mia madre sta vivendo molto male questa perdita e vorrebbe sapere se in Paradiso sarà ancora sposata con lui. Non so come rispondere alla sua domanda. So che Matteo 16,19 afferma che ciò che è legato sulla terra sarà legato in cielo e ciò che è sciolto sulla terra sarà sciolto in cielo. Tuttavia, ho sentito dire che «in cielo non esiste il matrimonio». Non ho un versetto a sostegno di questa affermazione, ma l’ho sentita dire. Potrebbe aiutarmi a capire?

R: Le porgo le mie condoglianze a lei e alla sua famiglia per la scomparsa di suo padre. Non credo che Matteo 16:19 fosse inteso in riferimento al matrimonio, ma piuttosto alla libertà di andare in Paradiso. Matteo 22:23-32, invece, si riferisce proprio a questo. I sadducei, che negavano la risurrezione, pensavano di screditare sia Gesù che i farisei sostenendo che, se in Paradiso i matrimoni fossero come sulla terra, che ne sarebbe stato di una donna rimasta vedova più volte?

In Matteo 22:30 Gesù rispose che in cielo le persone non si sposano né vengono date in matrimonio, ma sono come gli angeli di Dio, e gli angeli, presumibilmente, sono sempre celibi. Alcuni hanno cercato di interpretare questo passo nel senso che in cielo non ci siano matrimoni, ma che le persone che erano sposate rimangano sposate. Tuttavia, questa non è un’interpretazione valida di questo versetto, perché se fosse solo questo ciò che Gesù intendeva, l’argomentazione dei sadducei non sarebbe stata confutata. In termini moderni, se una vedova dovesse risposarsi, allora:

1) Il suo primo marito in cielo avrebbe appena perso una moglie, oppure

2) Lei avrebbe due mariti in cielo, oppure

3) se non fosse sicura della salvezza del marito, non saprebbe se fosse ancora sposata o non sposata fino alla sua morte, poiché presumibilmente una persona in paradiso non sarebbe sposata con una persona all’inferno.

No, come recitano solitamente i voti nuziali: «finché morte non ci separi». Se in seguito vostra madre decidesse di risposarsi, non ci sarebbe nulla di sbagliato in ciò, come insegna Paolo in Romani 7:1-3. All’inizio potrebbe persino sembrarvi strano vederla con un altro uomo, ma dovreste abituarvi: ciò che Dio ha espressamente dichiarato ammissibile, non dovremmo definirlo sbagliato.

Detto questo, ciò non significa che lei non possa trascorrere migliaia e migliaia di anni con il suo ex marito, come cari amici in paradiso. Mi aspetterei che in paradiso, quando saremo perfetti, suo marito la ami ancora più di quanto l’amasse sulla terra, e lei ricambi questo amore. Naturalmente, entrambi ameranno Dio ancora di più.

D: In Mt 22,31-32 e Mc 12,26, Gesù ha ragione a sostenere questa tesi basandosi sul tempo verbale del verbo «sono»?

R: A quanto pare sì, poiché i sadducei non contestarono a Gesù il tempo verbale della parola ebraica.

Inoltre, non avrebbe senso menzionare Abramo, Isacco e Giacobbe se essi non esistessero e se Dio avesse intenzione di abbandonare gli altri al momento della loro morte. I sadducei avrebbero potuto solo dire: «Dio non è più il loro Dio, poiché sono morti». Ma Gesù, così come i farisei, affermò che Dio è ancora il loro Dio.

D: In Mt 22,35-36 e Mc 12,28-29, perché Gesù non ha rimproverato chi gli ha posto questa domanda, come aveva fatto con la precedente domanda sul matrimonio?

R: La domanda precedente sulla donna che aveva avuto sette mariti non era volta a cercare la verità, ma a mettere in difficoltà Gesù. Questa domanda, invece, era motivata dal sincero desiderio di chi la poneva di ascoltare ciò che Gesù aveva da dire. È lecito porre qualsiasi domanda su Dio con rispetto, purché lo si faccia per conoscere la verità e seguirla.

Gesù non fu l’unico a cui venne posta questa domanda; i rabbini ne discutevano tra loro. La «regola d’oro negativa» di Hillel fu formulata quando i gentili gli chiesero di spiegare l’intera legge nel tempo in cui riusciva a stare su una gamba sola. Egli disse che il riassunto era: «Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi», e che il resto della legge ne costituisce il commento. D’altra parte, la Mekilta Esodo 6 e il Sifre Deuteronomio 12:8; 19:11 affermano che tutti i comandamenti della legge sono ugualmente importanti.

D: In Mt 22,37-40 e Mc 12,30, Gesù aggiunse effettivamente qualcosa a Deuteronomio 6,4, oppure lo parafrasò senza aggiungervi nulla?

R: I Vangeli spesso parafrasano ciò che Gesù disse e non riportano necessariamente le parole esatte. Matteo 22,37-40 menziona cuore, anima e mente. Marco 12,30 menziona cuore, anima, mente e forza. Il testo masoretico dell’Antico Testamento recita «cuore, anima, forza», ma secondo la NIV Study Bible, pag. 1475, alcuni manoscritti della Settanta aggiungono la parola «mente», quindi Gesù non fu il primo ad aggiungere «mente». (Gli scritti di Filone l’Ebreo che ci sono pervenuti non fanno riferimento a Deuteronomio 6:4. Il Rotolo del Mar Morto 4Q43 (=4QDt(p)) contiene Dt 6,4-11, ma non ne ho visto la traduzione.)

Inoltre, nel pensiero ebraico cuore, anima e mente non sono categorie separate, ma si sovrappongono.

D: In Mt 22,37, per quanto riguarda il comandamento più grande, si tratta solo di «cuore, anima e mente», oppure si include anche la forza, come afferma Mc 12,29-30?

R: Vi sono due possibili risposte.

1. Gesù avrebbe potuto esprimersi in modi diversi, quindi potrebbero essere entrambe le cose.

2. I racconti evangelici riportano ciò che Dio ha fatto ricordare agli evangelisti. Non vi è alcun problema nell’adottare un’interpretazione conservatrice delle Scritture e nell’affermare che in questo caso la memoria di Matteo fosse imprecisa, poiché egli dimenticò la «forza».

Quale delle due risposte è vera? In realtà non ha importanza, come dimostra la risposta alla domanda successiva.

D: In Mt 22,37, perché un Dio sovrano ha permesso che il «comandamento più grande» fosse tramandato in modo impreciso, in due modi diversi, come «cuore, anima e mente» in Mt 22,37 e come «cuore, anima, mente e forza» in Mc 12,29-30?

R: La ragione per cui Dio ha deliberatamente permesso ciò potrebbe essere indicata in 2 Timoteo 2:14. È fin troppo facile per le persone fissarsi sulle parole esatte e trascurare di credere e mettere in pratica il punto principale.

La Bibbia è interamente accurata e vera, ma non è stata scritta e preservata con la massima precisione possibile. Dato che la Bibbia è stata scritta e tramandata con tutta la precisione richiesta da Dio (ed è estremamente precisa in alcune parti), le imprecisioni che osserviamo nella Bibbia rivestono, agli occhi di alcune persone, un’importanza maggiore di quanta ne abbiano per Dio.

Dio avrebbe potuto preservare questo comandamento e altre parti della Bibbia in modo più preciso, ma è probabile che le imprecisioni siano state deliberate da parte di Dio. Dio ha sottolineato con quanta serietà dobbiamo obbedire alle Scritture, ma quando iniziamo a discutere sulle imprecisioni, iniziamo a non obbedire alle Scritture, come indicato in 1 Timoteo 6:4 e 2 Timoteo 2:14.

D: In Matteo 22:40, in che modo tutta la Legge e i Profeti dipendono da questi due comandamenti?

R: Tutta la Legge riguardava il modo in cui compiaciamo Dio e ci relazioniamo con Lui, nonché il modo in cui amiamo e ci relazioniamo con le altre persone. Naturalmente, la Legge aveva altri effetti benefici, quali la riduzione delle malattie, un accampamento più igienico, famiglie più solide, ecc., ma gli Israeliti non ne conoscevano necessariamente tutti gli effetti positivi.

D: In Mt 22,41-45, Matteo stava forse confutando l’affermazione che Gesù fosse il figlio di Davide facendo riferimento al Salmo 110?

R: Assolutamente no, poiché Matteo si riferiva specificamente a Gesù come Figlio di Dio in Matteo 4,3.6; 8,29; 14,33; 16,16; 26,63; 27,40,43,54. Inoltre, in Matteo 2:15; 3:17; 17:5; 22:45 si allude implicitamente a Gesù come Figlio di Dio. Gesù fu chiamato Figlio di Davide in Matteo 1:1; 9:27; 15:22; 20:30,31; 21:9,15; 22:42. Gesù stava proponendo ai farisei un enigma, al quale essi non avrebbero potuto rispondere finché non Lo avessero accettato. Il fatto che Gesù concordi con il Salmo 110 e lo citi per dimostrare che questa persona è il Signore di Davide non nega il fatto che Gesù concordasse con il Salmo 110 e lo citasse anche per affermare che questa persona fosse anche un figlio di Davide.

A proposito, quando Gesù, che non aveva frequentato alcuna scuola rabbinica, poneva una domanda alla quale tutti coloro che avevano frequentato la scuola rabbinica non sapevano rispondere, ciò si rifletteva in modo piuttosto negativo su di loro e sulle loro scuole.

Adamantio (circa 300 d.C.) rispose a questa obiezione di Bardesano fornendo altri esempi in cui venivano sollevate delle domande. «Il “come” non è una negazione, ma un’interrogazione. Infatti, questa parola ricorre nelle Scritture, non una sola volta, ma spesso, per esprimere non una negazione, bensì un’interrogazione. Ad esempio: “Come può uno inseguire mille?” [Dt 32,30 LXX]. Ancora: “Come è diventata prostituta Sion, la città fedele?” [Isaia 1,21 LXX]. E: “Come è caduto dal cielo Lucifero, che al mattino sorgeva?” [Isaia 14,12]. Cristo non disse “come” per negare, ma per porre un’interrogazione». Dialogo sulla vera fede, quinta parte, F13, p. 164.

D: Matteo 22,42 dimostra la reincarnazione, indicando che Gesù, figlio di Davide, fosse la reincarnazione di Davide, come sostiene la (erroneamente denominata) Unity School of Christianity?

R: No. Il termine «figlio di» può significare sia «figlio diretto» che «discendente di». Gesù era un discendente di Davide. Non vi è alcuna prova della reincarnazione nelle Scritture, ma vi è un insegnamento contrario alla reincarnazione. Ebrei 9:27 afferma che è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, per poi affrontare il giudizio. Inoltre, l’idea che si possa riprovare più e più volte, forse fino a quando non si ottiene il risultato «giusto», è in totale contraddizione con la dottrina secondo cui le persone, dopo la morte, vanno in Paradiso o all’Inferno.

Lo scrittore cristiano delle origini Minucio Felice (210 d.C.) riassume bene il concetto. Egli afferma che l’idea che le anime degli uomini tornino in forma di bestie sia una «oscenità da buffoni». L’Ottavio di Minucio Felice, cap. 34, pag. 194

D: In Mt 23, Gesù aveva ragione ad essere così polemico?

R: Sebbene discutere sia lecito (come faceva Paolo), in questo capitolo Gesù non sta discutendo. Sta semplicemente dicendo le cose come stanno e rimproverando con forza i farisei. Se l’idea che Gesù rimproveri con forza qualcuno è estranea alla vostra teologia, forse la vostra teologia deve cambiare per allinearsi a ciò che farebbe Gesù. Come afferma il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1288, Gesù stava «mettendo in guardia contro chi parla in modo altisonante ma agisce in modo meschino».

D: In Mt 23,5-7, in che modo alcune persone oggi assomigliano ai farisei, esprimendo il proprio orgoglio e mascherandolo al contempo?

R: I farisei erano tutti «posti a fare scena»; si distinguevano nel far sapere agli altri quanto fossero religiosi. Ma i loro grandi filatteri, per adempiere letteralmente a Deuteronomio 6:8, erano solo un modo per dire a tutti gli altri quanto fossero religiosi, un po’ come indossare una croce estremamente grande. Oggi le persone possono fare cose per mostrare agli altri quanti soldi possiedono, quale livello di istruzione hanno raggiunto o quanto siano popolari. Fate attenzione alla tentazione di definire il vostro valore personale in base a queste cose.

Immaginate di andare a fare volontariato per aiutare persone affamate e di indossare, mentre le aiutate, una grande croce d’oro a 14 carati tempestata di diamanti. C’è qualcosa di sbagliato in questa immagine? Immaginate di donare una grande somma di denaro a un’istituzione e che questa non vi chieda di intitolare un edificio in vostro onore, ma che siate voi a insistere affinché l’edificio venga intitolato a voi.

D: In Mt 23,9, in breve, poiché non dovremmo chiamare nessuno “padre”, possiamo chiamare così il nostro padre terreno?

R: Sì. Gesù non era contrario a riferirsi al rapporto fisico e ancestrale diretto con un padre, poiché Egli stesso usò quella parola in questo contesto in Luca 11,47 e Giovanni 6,58. Gesù era contrario all’uso dei titoli religiosi di padre, maestro, dottore, rabbi, come facevano gli ebrei.

Questi aspetti possono essere considerati in tre modi diversi, e tutti e tre sono corretti. Non chiamate nessuno “Padre” come se potesse sostenere la vostra vita spirituale. Non chiamate nessuno “maestro infallibile”. E nessuno dovrebbe essere il vostro “direttore spirituale”; il vostro rapporto con Dio è stretto quanto quello di qualsiasi altra persona.

I rabbini esistevano almeno fin dai tempi di Hillel, una generazione prima di Gesù. Dopo la compilazione della Mishnah, avvenuta intorno al 217 d.C., una persona doveva obbedire al proprio rabbino senza discutere, non poteva camminare al suo fianco o davanti a lui, né salutarlo finché il rabbino non l’avesse salutata per primo.

D: In Mt 23,9, cosa intende Gesù quando dice: «Non chiamate nessuno “padre”?». Ovviamente, possiamo chiamare «padre» i nostri padri biologici. Inoltre, possiamo chiamare «padre» i nostri guide spirituali — i pastori. Lo stesso Paolo si riferiva alle guide spirituali come «padre». 1 Cor 4:15 Anche se aveste diecimila tutori in Cristo, non avete molti padri; poiché in Cristo Gesù io sono diventato il vostro PADRE per mezzo del Vangelo. Atti 7:2 E Stefano disse: «Fratelli e PADRI, ascoltatemi! Il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo mentre era ancora in Mesopotamia, prima che si stabilisse a Haran». Alla luce di questi passi delle Scritture, i cattolici romani hanno ragione a chiamare i propri sacerdoti «padre»?

R: No, i cattolici contravvengono a questo versetto quando chiamano i sacerdoti «padri». Tuttavia, se la Chiesa cattolica dovesse semplicemente rinominare «padre» in «piuma», ciò da solo non risolverebbe nulla. Ritengo che vi siano alcuni aspetti più fondamentali in cui essi non seguono questo versetto.

Si tratta di una buona domanda che tocca un argomento molto importante nel cristianesimo: in che modo esattamente Dio è nostro Padre, in un modo in cui nessun essere umano potrebbe mai esserlo? Vediamo innanzitutto quale non è la risposta, e poi la risposta stessa.

Matteo 23:9 NON significa tre cose

Il legame biologico o di adozione non deve essere negato. La Bibbia afferma che tal dei tali era il padre di tal dei tali, utilizzando il termine «padre» sia per indicare il padre diretto sia per l’antenato, come in Isaia 38:5. Gesù parlò di legame biologico quando si riferì specificatamente al padre e alla madre terreni delle persone in Matteo 10:37.

Non ci si può sottrarre alle responsabilità familiari. 1 Timoteo 5:8 afferma che se qualcuno non provvede ai propri parenti, specialmente alla propria famiglia più stretta, ha rinnegato la fede ed è peggiore di un non credente. In Marco 7:11 Gesù lo confermò parlando del peccato di definire «corban» – ovvero «consacrato a Dio» – l’aiuto che altrimenti si sarebbe dato alla propria famiglia.

Qualcuno che vi ha condotto a Cristo. Probabilmente Paolo non adottò Timoteo; è invece molto più probabile che Paolo chiamasse Timoteo suo figlio per averlo condotto a Cristo (1 Timoteo 1:2, 18; 2 Timoteo 1:2; 2:2; Filippesi 2:22). Questo è anche il senso di 1 Corinzi 4:15-17. C’è un punto qui che alcuni cristiani potrebbero aver dimenticato. Proprio come non lascereste cadere un bambino vero e proprio, non “abbandonate” spiritualmente nemmeno i nuovi neonati in Cristo. Per quanto possibile, fate in modo che si integrino in una Chiesa che crede nella Bibbia. Aiutateli teologicamente e, se necessario, materialmente, e assicuratevi che siano ben nutriti con il latte della Parola di Dio.

Matteo 23:9 si applica a quattro aspetti:

Per quanto riguarda l’autorità e il ruolo, non attribuite a nessun uomo sulla terra il ruolo di Dio Padre. Egli è, in ultima analisi, la nostra fonte di salvezza, la nostra fonte di verità e la nostra fonte suprema di autorità. Mentre alcuni ebrei pensavano che fosse stato Mosè a fornire la manna, il pane dal cielo, Gesù dovette ricordare loro che NON era stato Mosè, ma Dio a dare loro il nutrimento celeste in Giovanni 6:32. Il libro *When Critics Ask*, a pag. 356, aggiunge che non dovremmo considerare alcun semplice essere umano come nostro maestro spirituale infallibile, ma è lecito avere mentori umani di cui comprendiamo la fallibilità.

In questo contesto, Dio è la fonte della salvezza, e non un uomo mortale. Il fatto che diventiamo figli di Dio non è determinato dalla discendenza naturale o da mezzi umani, ma nasciamo da Dio, come afferma Giovanni 1:13. Un cristiano ha affermato: «Dio non ha nipoti. O si è figli diretti di Dio oppure no (1 Giovanni 3:1-2), ma non si può essere semplicemente nipoti di Dio». Se poteste avere un paio di santi potenti che intercedessero per voi davanti a Dio, ciò vi salverebbe? Geremia 15:1 afferma che anche se i profeti Mosè e Samuele intercedessero davanti a Dio per il popolo ebraico, ciò non li salverebbe. Nessuno può portare una persona in Paradiso se non Dio, e non c’è modo di andare in Paradiso se non conoscendo Dio.

Al contrario, osservi la grande stima che i discepoli ebrei nutrivano per i loro rabbini, e non attribuisca una così alta considerazione ai Suoi maestri religiosi umani. Gli ebrei riponevano le loro speranze in Mosè (Giovanni 5:45-46). Ora, Mosè era un uomo grande e pio, ma nonostante ciò, la nostra speranza dovrebbe essere riposta solo in Dio.

In termini di denominazione, il fatto di poter chiamare Dio «Padre» è un privilegio prezioso, come si legge in Efesini 3:14. Tra i numerosi versetti che definiscono Dio nostro Padre, ne citiamo alcuni: Malachia 1:6; 2:10 e Isaia 63:16. Gli ebrei si definivano figli di Abramo in Giovanni 8:39a. Gesù non negò i fatti genealogici in Giovanni 8:39b-40, ma di fatto negò che i legami ancestrali garantissero legami spirituali. Giovanni Battista disse ai farisei e ai sadducei: «E non osate dire tra voi: “Abbiamo Abramo come nostro padre”. Perché vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. La scure è già posta alla radice degli alberi, e ogni albero che non produce frutti buoni sarà tagliato e gettato nel fuoco» (Mt 3,9-10 BSB).

Il libro *When Critics Ask*, a pag. 356, riassume bene il concetto quando afferma che, oltre a Dio e alla Sua Parola, non abbiamo maestri spirituali mortali infallibili, ma riconosciamo l’esistenza di mentori spirituali fallibili.

Ma che dire di…

Giobbe 29:16 recita: «Ero un padre per i bisognosi». Ciò non implica semplicemente che Giobbe li aiutasse necessariamente dal punto di vista spirituale, ma piuttosto che intervenisse per far fronte agli obblighi finanziari della famiglia, anche per coloro con cui non aveva legami di parentela. Allo stesso modo, il Salmo 68:5 mostra che dobbiamo essere un padre per gli orfani.

Isaia 51:2 dice di volgere lo sguardo ad Abramo, vostro padre, e a Sara, che vi ha dato alla luce. Abramo e Sara, insieme, dimostrano che ciò si riferisce a un legame ancestrale. Dio sta dicendo di guardare a questi antenati, che voi ammirate, di emulare la loro fede e di vedere come sono stati benedetti. Nulla in Isaia 51 suggerisce tuttavia che Abramo (o Sara) possa fare qualcosa per voi ora; è Dio che ci salva.

2 Re 2:12 Eliseo chiamò Elia gridando: «Padre mio, padre mio». Probabilmente ciò non indica solo uno stretto rapporto di discepolato. Sebbene molti (tra cui il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 540) ritengano che Eliseo considerasse Elia il suo padre spirituale, Gesù in Matteo 23:9 afferma che oggi non dobbiamo considerare le persone in questo modo.

1 Cor 4:15-17 «Anche se aveste diecimila tutori in Cristo, non avete molti padri; poiché in Cristo Gesù io sono diventato vostro padre per mezzo del Vangelo.» (16) Vi esorto dunque a imitare me. (17) Per questo vi ho mandato Timoteo, il mio amato e fedele figlio nel Signore.» Ciò si riferisce al fatto che Paolo li abbia condotti a Cristo, non a un ruolo. Paolo era un apostolo nella Chiesa; nella Chiesa non esisteva il ruolo di «padre». Per quanto riguarda i ruoli nella Chiesa, si vedano 1 Corinzi 12:28-29; Atti 6:1-4; 1 Timoteo 3:1-13; Tito 1:5-9.

In Atti 7:2, quando Stefano si rivolse a loro chiamandoli «fratelli» e «padri», vi sono due possibilità. La prima è che Stefano stesse semplicemente mostrando rispetto per i più anziani di quella società, senza avallarne le convinzioni. Una seconda interpretazione è che Stefano abbia sbagliato a rivolgersi a loro in questo modo in quella occasione.

In 1 Giovanni 2:12, 13, 18 Giovanni si rivolge ai suoi lettori come «figli» e «miei cari figli» in 1 Giovanni 2:1. Giovanni era un uomo anziano per rivolgersi a loro come a dei figli. Ebrei 13:17 afferma che i leader della Chiesa hanno autorità e dovranno rendere conto a Dio della loro supervisione. Pertanto, sebbene in 1 Giovanni non vi sia alcun riferimento a qualcuno che chiamasse Giovanni «padre», Giovanni considerava le persone a cui prestava il suo ministero come suoi figli.

1 Giovanni 2,13-14 si rivolge ai «padri» in relazione ai giovani e ai bambini. Sebbene questo passo poetico possa riferirsi anche alle relazioni volte a condurre le persone a Cristo, esso non avvalora l’esistenza di un ruolo ecclesiale di «padre», a meno che non esista anche un ruolo ecclesiale di «giovane» e di «bambino».

In conclusione, i cattolici sbagliano a chiamare “padre” i sacerdoti, ma non perdiamoci in cavilli lessicali. Il vero problema sta nell’affidarsi a sacerdoti fallibili piuttosto che alla Parola inerrante di Dio, e nel riconoscere l’autorità di papi e concili ecclesiastici talvolta molto malvagi al di sopra di Dio stesso nella Sua Parola.

Avvertenza: Infine, non pensate che aver compreso una verità della Bibbia significhi che possiate smettere di cercare altre verità nella Bibbia. L’intero brano di Matteo 23,5-13 mostra come i leader della Chiesa debbano praticare una leadership al servizio degli altri, in contrasto con i farisei e altri che dominavano sugli altri.

D: In Mt 23,13-39, perché Gesù pronunciò questi «guai»?

R: Non si tratta di maledizioni, ma di espressioni di grande dolore. Sono ammonimenti di rimprovero, una sorta di opposto delle beatitudini di Matteo 5:3-11. Cerchiamo di comprendere i sentimenti di Gesù in questo contesto, che culminano in Matteo 23:37-39. Gesù era profondamente addolorato dal fatto che le persone che desideravano seguire Dio si imbattessero in questi individui, che in apparenza sembravano proprio il tipo di persone che avrebbero dovuto cercare. Eppure queste persone li avrebbero condotti solo verso un insieme di regole, allontanandoli dall’amore di Dio. Non si trattava solo del fatto che questi maestri non avessero compreso il vero significato, ma erano le persone peggiori a cui ci si potesse rivolgere, ostacolando la salvezza degli altri.

D: In Mt 23,13-39, qual è la struttura di questi «guai» e sono 7 o 8?

R: I manoscritti antichi ne riportano solo sette perché non contengono Matteo 23,14. (Si tratta del Sinaitico, del Vaticano, del Bezae Cantabrigiensis, di alcuni manoscritti italici, della Vulgata, del siriaco sinaitico, del copto sahidico, dell’armeno e del georgiano). Altri manoscritti collocano Matteo 23,14 prima del versetto 13 (Vangeli di Freer) o dopo il 13 (famiglia f13, alcuni manoscritti italici, Vulgata Clementina, apparentemente copto bohairico). Se vi sono solo sette «guai», essi formano un buon chiasmo.

23:13 Primo «guai» – precludono l’accesso al regno dei cieli (non riconoscendo il Messia

- 23:15 Secondo guaio – apparire giusti, ma fare più male che bene

- - 23:16-22 Terzo guaio – uso improprio delle Scritture

- - - 23:23-24 Quarto guaio – fraintendere completamente il senso delle Scritture

- - 23:25-26 Quinto guaio – uso scorretto delle Scritture

- 23:27-28 Sesto guaio: apparire giusti, ma causare più male che bene

23:29-32 Settimo guaio: eredi di coloro che non riconobbero i profeti, ma li uccisero.

D: In Mt 23:13-33; 21:45; 16:4, perché Gesù rivolse parole di rimprovero agli anziani del Suo popolo? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat)

R: Prima di rispondere a questa domanda, rendiamola più complessa. Gesù non solo rimproverò i farisei, gli esperti della Legge e altri capi religiosi che Lo respingevano, ma li avvertì che sarebbero finiti all’inferno. Gesù, tuttavia, non si limitò alle sole parole. Ricorse persino a una frusta e rovesciò per ben due volte i tavoli dei cambiavalute nel tempio. È evidente che Egli respinse pubblicamente l’autorità di coloro che, in primo luogo, avevano permesso la presenza dei tavoli dei cambiavalute all’interno del tempio.

La risposta si articola in tre parti.

1) Gesù possedeva un’autorità superiore alla loro. Anche se avessero seguito Dio con obbedienza (cosa che non facevano), Gesù, in quanto Messia e Figlio di Dio, poteva dire loro ciò che voleva fosse fatto. Dio ha il diritto di modificare e stravolgere i nostri piani quando e come desidera. Perché Dio a volte rimproverava i capi religiosi? — Dio ha il diritto di farlo. Gesù affermò di avere anch’Egli il diritto di farlo, e lo fece – se era Dio.

2) In Matteo 23:15 Gesù respinse espressamente l’autorità di coloro che non solo sarebbero andati all’inferno, ma avrebbero condotto anche altri all’inferno. Al contrario, pur essendo superiore ad Abramo, a Mosè e all’Antico Testamento, Gesù ne riconobbe espressamente l’autorità e il rispetto.

3) Oggi ci viene comandato di non prestare attenzione a coloro che detengono autorità e che rifiutano la verità (Tito 1:14). Dobbiamo respingere coloro che seminano divisione, come indicato in Tito 3:9-10. Infatti, un problema ricorrente nel corso della storia è stato che molti si sono dimostrati fin troppo disposti a seguire qualcuno che è empio, solo perché si tratta di un leader religioso. Ma in contrasto con ciò, la Bibbia ci dice anche di obbedire e di sottometterci all’autorità dei capi devoti (1 Tessalonicesi 5:12-23; 1 Pietro 5:2-5; Ebrei 13:17)

D: In Matteo 23:14 e Marco 12:40, in che modo gli scribi divoravano le case delle vedove?

R: Forse in modo simile a come agiscono oggi i falsi maestri. Quando esortano le persone a donare al proprio ministero, spinti da motivi egoistici di ricevere qualcosa in cambio in questa vita, potrebbero indurle a contribuire a un ministero al quale Dio potrebbe non volere che contribuiscano.

D: In Matteo 23:16-22, in quali circostanze, se mai ve ne fossero, si dovrebbe dire qualcosa che dia l’impressione di stipulare un accordo vincolante, quando in realtà non è così?

R: Quando si sottintende intenzionalmente che si tratti di un accordo vincolante, mentre la propria intenzione è che non lo sia, si ricorre all’inganno per raggirare la persona che coglie ciò che si sottintende. Si dovrebbero abbandonare i «giuramenti evasivi» ed essere «chiari e diretti», e lasciare che il proprio sì sia sì e il proprio no sia no, come disse Gesù in Matteo 5:37.

D: In Matteo 23:17, perché Gesù definì le persone «stolte», dato che in Matteo 5:22 ci aveva detto di non farlo?

R: Ci sono due punti da considerare nella risposta, sebbene il secondo sia più importante.

Il termine usato per «stolto» in Matteo 5:22, raca, è un’espressione gergale dispregiativa che letteralmente significa «testa vuota». L’espressione inglese «airhead» è molto simile. Gesù non ha ridicolizzato in modo dispregiativo le persone usando questa parola in Matteo 23:17 e noi non dobbiamo chiamare le persone in quel modo. Gesù utilizzò un termine per indicare lo stolto che era descrittivo ma non gergale: «meroi». Inoltre, dobbiamo considerare le persone come esseri di grande valore, creati a immagine di Dio, e non come esseri privi di valore.

D: In Mt 23,23-28, in che modo questi «guai» differiscono dagli altri?

R: Gli altri «guai» criticavano ciò che i farisei insegnavano e dicevano. Questi «guai» criticano chi sono nel loro intimo e il loro esempio. Il loro esempio non è buono, ma non è nemmeno malvagio al 100%. È di bell’aspetto all’esterno, ma pieno di malvagità all’interno; e le persone riescono a vedere oltre le apparenze. Gesù indica una sequenza consigliata di progressione in Matteo 23,26. Egli afferma che occorre preoccuparsi innanzitutto dell’interno, e allora anche l’esterno risulterà puro. Non ha molto senso purificare l’esterno se la sporcizia interiore continua a riversarsi all’esterno. Il rituale senza realtà è peggiore dell’assenza di rituale e di realtà.

D: In Mt 23,24, in che modo le persone oggi filtrano il moscerino e ingoiano il cammello?

R: Innanzitutto, le persone di solito lo fanno inconsapevolmente. Infatti, in aramaico si tratta di una sorta di gioco di parole, poiché la parola che indica il moscerino, “qamla’”, è molto simile a quella che indica il cammello, “gamla’”. L’equivalente più vicino in inglese sarebbe “filtrare un moscerino e ingoiare un pipistrello”.

Le persone agiscono in questo modo o perché non hanno idea di cosa sia importante e cosa non lo sia, oppure perché scelgono deliberatamente di concentrarsi su cose piccole e irrilevanti, il cui esito non ha grande importanza, piuttosto che su questioni importanti sulle quali preferiscono non soffermarsi. Alcuni desiderano semplicemente ignorare i problemi in cui non ottengono buoni risultati e concentrarsi su ciò che riescono a fare bene. Altre volte, invece, vogliono cercare il pelo nell’uovo anche nei problemi più insignificanti degli altri, ignorando ciò che gli altri fanno bene.

Una semplice domanda da porsi è: se ci fossero due questioni, quali criteri utilizzerebbe per affermare che una è più importante dell’altra, al di là delle sue sensazioni emotive del momento?

D: In Mt 23,25, qual è il significato della coppa pulita?

R: In linea con il versetto precedente sul filtrare il moscerino, i farisei erano in disaccordo proprio su questa questione. I seguaci della scuola di Hillel (più influente dopo il 70 d.C.) ritenevano che una coppa fosse pulita se se ne puliva solo l’interno. I seguaci della scuola di Shammai (più influente prima del 70 d.C.) ritenevano invece che la coppa non fosse pulita finché non se ne pulivano sia l’interno che l’esterno. Gesù affermò che, nella pratica, essi pulivano l’esterno ma non l’interno.

Si veda Jacob Neusner, «First Cleanse the Inside», in NTS 22 [1976], pp. 486-496, Mishna Kelim 2:1; 25:1, 7-9, e Berakoth 8:2.

D: In Mt 23,27-29, qual è il significato delle parole di Gesù riguardo alle tombe imbiancate?

R: La calce è una vernice bianca che ha un bell’aspetto, ma che inizierà a staccarsi alla prima pioggia. Durante il mese di Adar, a marzo, quando iniziava la stagione secca, gli ebrei applicavano la calce alle tombe per migliorarne l’aspetto. Ciò che va bene per una tomba piena di morte non è appropriato per un credente che dovrebbe essere pieno di vita.

Ai tempi di Gesù, Erode era molto dedito alla costruzione e alla ristrutturazione delle tombe, sebbene avesse anche fatto saccheggiare alcune di esse; il pubblico di Gesù avrebbe potuto intuire che tali parole si riferissero anche a Erode.

D: In Mt 23,35 e Lc 11,51, chi era, in breve, Zaccaria (o Zacharias)?

R: Non si trattava del profeta Zaccaria. Si trattava piuttosto di Zaccaria il sacerdote, che Joas uccise in 2 Cronache 24,20-21. Il secondo libro delle Cronache era l’ultimo libro dell’Antico Testamento nell’ordine delle Bibbie ebraiche; pertanto, quando Gesù fece riferimento ai martiri da Abele a Zaccaria, stava menzionando il primo martire fino all’ultimo nell’Antico Testamento.

D: In Matteo 23,35, lo Zaccaria che morì era il figlio di Berechia, oppure il figlio di Jehoiada che fu ucciso tra il tempio e l’altare in 2 Cronache 24,20-21?

R: Di seguito sono riportate quattro interpretazioni dei cristiani, seguite dai fatti a sostegno di ciascuna di esse.

1. Zaccaria, figlio di Jehoiada

Questa interpretazione è coerente con tutto il resto, a condizione che si ritenga che l’espressione «figlio di Berechia» sia un’aggiunta degli scribi

2. Zaccaria, figlio di Berechia

Questa interpretazione è coerente con ogni elemento, a condizione che si ritenga che Cristo ci stia fornendo nuove informazioni su come morì il profeta Zaccaria.

3. Jehoiada aveva due nomi: Berechiah potrebbe essere un soprannome che significa «benedetto da Dio». Questa interpretazione risale a Girolamo (373-420 d.C.).

4. Antenato: forse lo Zaccaria figlio di Jehoiada era il nonno/antenato di Zaccaria ed erano la stessa persona.

Fatti a sostegno delle varie interpretazioni:

Zaccaria, figlio di Berechiah, svolse il suo ministero dal 520 al 480 a.C. Fu uno degli ultimi scrittori dell’Antico Testamento in ordine cronologico, e l’Antico Testamento non riporta come sia morto.

Zaccaria, figlio del sacerdote Jehoiada, fu ucciso intorno all’800 a.C., prima dell’esilio. Suo padre Jehoiada visse 130 anni e fu sepolto con i re a Gerusalemme, secondo 2 Cronache 24:15-16. A causa delle date, non vi è alcuna possibilità che questi due Zaccaria siano la stessa persona.

La Settanta chiama il figlio di Jehoiada «Azarias, figlio del sacerdote Jodae», e l’autore del libro «Zaccaria, figlio di Barachia, figlio del profeta Addo». Pertanto, la Settanta non mostra alcuna differenza in questo caso, se non nella pronuncia dei nomi.

Il Targum di Lamentazioni 2:20 e [apparentemente] Giovanni Crisostomo affermano che il profeta Zaccaria, figlio di Berechiah, fu ucciso tra il tempio e l’altare. (Non sono tuttavia riuscito a confermare in modo indipendente quanto affermato da Giovanni Crisostomo al riguardo.)

La tomba di Zaccaria era un punto di riferimento importante a Gerusalemme al tempo di Cristo.

Zaccaria era un nome comune. Nella Bibbia si contano infatti 32 personaggi diversi chiamati Zaccaria.

Al di fuori della Bibbia, secondo Giuseppe Flavio in *La guerra giudaica* 4:334-344, un Zaccaria, figlio di Baruch/Baris/Bariscaeus, fu ucciso da due zeloti. Fu ucciso nell’area del tempio, ma probabilmente non tra il tempio e l’altare; si tratta quindi di una pista errata, soprattutto poiché *La guerra giudaica* è stata scritta dopo l’epoca di Cristo.

Il Secondo Libro delle Cronache era l’ultimo libro nell’ordine dell’Antico Testamento ebraico. Sebbene il figlio di Jehoiada non fosse l’ultimo martire in ordine cronologico, menzionare Abele fino a Zaccaria, figlio di Jehoiada, era un po’ come se un cristiano dicesse «dalla Genesi all’Apocalisse».

Luca 11,51 non contiene l’espressione «figlio di Berechia».

Ireneo (182-188 d.C.) in *Contro le eresie*, libro 5, cap. 14.1, p. 541, cita Matteo 23:35 dicendo: «Zaccaria, figlio di Barachia». Pertanto, se si trattasse di un’aggiunta di uno scriba, essa era comunque presente già prima che Ireneo scrivesse la sua opera. Anche il *Diatessaron* di Tatiano (circa 172 d.C.) riporta Zaccaria, figlio di Berechia (sezione 41). A quanto pare esiste un manoscritto greco antecedente al Sinaitico e al Vaticano che riporta Matteo 23,35. Si tratta del p77 (metà-fine del II secolo) e anch’esso riporta «figlio di Barachia». Pertanto, se «figlio di Berechia» fosse un’aggiunta, avrebbe dovuto essere inserita molto presto, prima del 170 d.C. circa.

Anche Origene (225-254 d.C.) fa riferimento a questo versetto e menziona Zaccaria, figlio di Barachia, in Origene ad Africanus, cap. 9, p. 389.

D: In Mt 23,35, è giusto che i farisei vengano puniti per i peccati dei loro padri, dal momento che Ez 18 e Dt 24,16 affermano che le persone non saranno colpevoli dei peccati dei propri padri?

R: Le persone non sono ritenute colpevoli per ciò che hanno fatto i loro padri. Tuttavia, se a) non disapprovano i peccati dei loro padri e b) commettono essi stessi gli stessi peccati, allora saranno puniti a causa della loro stessa colpa per aver commesso gli stessi peccati dei loro padri.

D: In Matteo 23, 37-40, poiché Gesù desiderava radunare Gerusalemme, perché ciò non è avvenuto, dato che Dio è Onnipotente, Onnisciente e [presumibilmente] Onniamante?

R: Nelle ultime parole pubbliche di Gesù rivolte al popolo ebraico, si percepiscono sia il dolore che il giudizio. Dio non è solo amore. Il fatto che Dio sia amorevole non significa che Dio sia nient’altro che amore, né che Dio sia solo amore, così come il fatto che Dio sia irato non significa che Dio sia nient’altro che ira, né che Dio sia solo ira. Lo stesso vale per la mitezza o la gelosia. Dio è l’essere più amorevole dell’universo, ma il Suo amore non esclude i Suoi altri attributi.

Dio ha scelto di crearci dotati di libero arbitrio e, quando essi hanno rifiutato Cristo, con le relative conseguenze eterne, Dio ha scelto di non costringerli ad accettare Cristo, ma di rispettare la loro decisione, sebbene ciò avvenisse tra le lacrime di Gesù.

D: Matteo 24:3-44 dimostra che Gesù sia tornato in modo invisibile nel 1914, come hanno insegnato i Testimoni di Geova?

R: No. Il termine greco utilizzato in questo contesto, “parousia”, può significare sia “venuta” che “presenza”, e la “Traduzione del Nuovo Mondo” dei Testimoni di Geova lo interpreta come “presenza”. Se Cristo fosse tornato nel 1914, nessuno lo avrebbe visto, ciò non avrebbe avuto alcuna conseguenza e sarebbe in contraddizione sia con Apocalisse 1:7 — dove si afferma che ogni occhio lo vedrà — sia con Atti 1:11. Prima che Gesù torni realmente, ci saranno molte false affermazioni secondo cui Cristo sarebbe già tornato, come riportato in Matteo 24:5. Sebbene i Testimoni di Geova non abbiano effettivamente affermato «di essere Cristo», le affermazioni di persone che sostenevano di essere Cristo, come il reverendo Moon, Guru Maharaj Ji, Jim Jones e altri, si sono tutte verificate dopo quel periodo.

D: In Mt 24,19-20, perché ciò sarà particolarmente terribile per le donne incinte e le madri che allattano?

R: Una ragione potrebbe essere individuata nel film cristiano *A Distant Thunder*. Coloro che non avranno ricevuto il marchio della bestia attraverseranno un periodo difficile.

Negli ultimi tempi ci saranno persone non credenti e, prima di ricevere il marchio della bestia, dovranno compiere una scelta.

D: In Mt 24,20, che importanza ha se questa fuga avviene di sabato?

R: Si noti quando ciò avverrà. Negli ultimi tempi, molti ebrei si convertiranno a Cristo, come affermano Zaccaria 12:10-12 e Romani 11. Gli ebrei continueranno a obbedire alle leggi dell’Antico Testamento e a osservare il sabato.

D: In Matteo 24:20, dobbiamo quindi osservare il sabato (dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato) oggi?

R: I cristiani hanno due risposte.

1. Esiste un piccolo numero di cristiani autentici, come ad esempio i Battisti del Settimo Giorno, che rispondono di sì.

2. Una seconda risposta è «no», poiché questo versetto si riferisce agli ebrei che stanno cercando Dio. A quel punto il rapimento potrebbe già essersi verificato.

D: In Mt 24,22, in che modo Dio può «abbreviare» i giorni a venire?

R: Ciò non significa che i giorni avranno meno di 24 ore, ma piuttosto che si tratterà di periodi di tempo più brevi, o di un numero minore di giorni, per questo periodo di grave persecuzione.

D: In Mt 24,23-27, perché Dio permetterebbe che le persone che cercano Cristo vengano ingannate da un falso Cristo?

R: A volte le persone affermano di essere alla ricerca di una risposta, ma accetteranno solo una delle risposte prestabilite che avevano già deciso.

Sarebbe difficile rispondere a questa domanda se Dio non avesse mai fornito alcun modo per distinguere il vero Cristo dai falsi cristi. Dio ha fornito almeno sette modi per discernere se un gruppo religioso sia o meno una contraffazione spirituale.

1. Accettano e insegnano ciò che Dio afferma nella Bibbia, oppure vi si oppongono? Ora, se un gruppo non è corretto su ogni singolo punto secondario, ciò non significa che sia una contraffazione spirituale, come dimostrano Romani 14 e 1 Corinzi 8:9-11. Tuttavia, se sbaglia su ciò che Paolo definì «le cose principali» in 1 Corinzi 15:1-5, o se nega che Gesù il Messia sia venuto nella carne (1 Giovanni 4:1-3), o se predica un Gesù diverso (2 Corinzi 11:1-15), o propugna un Vangelo diverso (Galati 1:6-10), allora tenete voi e la vostra famiglia lontani da loro.

2. A questo proposito, non negano tanto la Bibbia quanto si rifiutano di affermare le cose importanti che essa insegna? 2 Timoteo 3:5-7 afferma che non dobbiamo avere nulla a che fare con coloro che hanno l’apparenza della pietà ma ne rinnegano la potenza.

3. La loro esperienza religiosa è inesistente o bizzarra? Dedicano tempo alla preghiera e alla lettura della Parola di Dio? Hanno strane pratiche religiose che non si trovano nella Bibbia?

4. Vivono la loro vita in accordo con quanto insegna la Bibbia? Se qualcuno afferma di essere cristiano, ma vive la propria vita in modo contrario a Dio in alcuni ambiti fondamentali, 1 Corinzi 5:9-13 e 2 Tessalonicesi 3:10,14 dicono che non dovremmo stare con loro.

5. Unirsi a loro dal punto di vista religioso costituirebbe un chiaro caso di «adorare con i demoni» o di essere in giogo con i non credenti? 1 Corinzi 10:20 e 2 Corinzi 6:14-17 ci mettono in guardia da ciò e ci esortano a uscirne.

6. Se qualcuno affermasse di essere il Cristo ritornato, è davvero sceso dal Cielo sulle nuvole, ha rapito i cristiani e ha adempiuto le profezie contenute nei Vangeli e nell’Apocalisse?

7. Anche i credenti possono pregare il vero Dio, ed Egli ci aiuterà a discernere ciò che è giusto. Un mio amico cristiano mi ha raccontato che, subito dopo aver abbracciato la fede, alcuni missionari mormoni vennero a parlargli. Si rese conto che, data la sua limitata conoscenza della Bibbia in quel momento, non aveva idea se i mormoni avessero ragione o torto. Così pregò Dio affinché lo aiutasse, poi aprì la Bibbia per leggere. Proprio sulla prima pagina che ha sfogliato, ha letto Matteo 7:15! Il versetto recita: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci».

D: In Matteo 24:23-27, se qualcuno seguisse un falso Cristo o un’altra contraffazione spirituale e, per innocente ignoranza, non sapesse come distinguere se fosse falso, perché Dio permetterebbe ciò?

R: Ci sono due risposte complementari.

Dio è attivo: Egli può disporre gli eventi in modo che un cristiano possa entrare in contatto con quella persona per mostrarle la verità. A quel punto la persona dovrà decidere se ama di più la propria organizzazione o se ama di più la verità. Qualsiasi dio che non sia il Dio della verità non merita di essere servito. Ho sentito parlare di missionari in Africa e in Asia che sono stati avvicinati da persone le quali affermavano che Dio avesse parlato loro e avesse detto che il missionario proveniva da Dio. Non dobbiamo preoccuparci che Dio non se ne curi o che non sia attivo. Dobbiamo però incoraggiare i cristiani a essere premurosi e attivi.

Dio è giusto: Dio giudica le persone in base a ciò che sanno (Romani 4:15; 5:13), e il peccato non viene imputato dove non c’è legge. Chiunque oggi non abbia avuto sinceramente alcuna opportunità di ascoltare il Vangelo potrebbe trovarsi in una situazione simile a quella di un gentile prima di Cristo che non aveva mai sentito il Vangelo, o a quella di un neonato che è morto.

D: Matteo 24:23-24 insegna che ognuno di noi ha un «Cristo cosmico» dentro di sé, come sostengono alcuni seguaci della New Age?

R: Assolutamente no. Questo versetto insegna che ci saranno molti che affermeranno falsamente di essere Cristo. Gesù è il Cristo, e sebbene dobbiamo sforzarci di vivere in modo più simile a Cristo, nulla in questo versetto, né in nessun altro punto della Bibbia, dice che dobbiamo cercare di appropriarci della gloria e dell’onore che appartengono a Cristo e rivendicarli per noi stessi. I cristiani dimoreranno con Dio per sempre nella gloria, ma non diventeremo Dio, né tantomeno piccoli dei.

D: In Mt 24,24, come potrebbero essere ingannati gli eletti (le persone destinate al Paradiso)?

R: Molto facilmente. Il termine «eletti» indica sia coloro che sono già salvati, sia coloro che non lo sono ancora ma che lo saranno. Numerosi cristiani sono ex mormoni, ex Testimoni di Geova ed ex membri di altre false dottrine spirituali.

D: In Mt 24,27, il lampo che balena da est a ovest ha a che fare con il Messia bahá’í, chiamato Bahá’u’lláh, e con l’avvento del telegrafo nello stesso anno (1863)?

R: No. Sebbene i bahá’í mi abbiano affermato che il telegrafo adempia questa profezia di Matteo, ciò è errato per almeno cinque ragioni.

1. Il telegrafo non rappresenterebbe nemmeno un adempimento così vicino come il tuono, l’elettricità, un’esplosione nucleare o qualcosa di visibile. Si noti che Matteo 24:27 recita: «Poiché, proprio come il lampo proviene dall’oriente e balena fino all’occidente…»

2. Il vero Cristo tornerà visibilmente sulle nuvole (Atti 1:11; Apocalisse 1:7), e Bahá’u’lláh non si è mai trovato né è mai venuto su alcuna nuvola, a meno che non si consideri tale un pensiero confuso. ;-)

3. Inoltre, Bahá’u’lláh non è il Cristo ritornato, poiché il suo insegnamento definisce menzogna l’insegnamento di Cristo. Il vero Cristo affermò che non vi era altra via per giungere al Padre se non attraverso di Lui.

4. Inoltre, le profezie relative al ritorno di Cristo, tra cui il Rapimento dei cristiani, la morte di un quarto della popolazione mondiale per mano della spada, della carestia e della peste, nonché gli altri eventi descritti nel Libro dell’Apocalisse, non si sono ancora avverate.

5. Matteo 24 afferma inoltre che, prima che il vero Cristo ritorni, ci saranno dapprima molti falsi cristi.

D: In Mt 24,28 e Lc 17,37, cosa significa l’affermazione secondo cui «dove c’è un cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi»?

R: Per dirla senza mezzi termini, così come gli avvoltoi riescono a trovare le carcasse, ovunque esse si trovino, la vendetta di Dio raggiungerà coloro che Lo rifiutano e sono spiritualmente morti. È interessante notare che Gesù utilizzi qui l’analogia degli uccelli; gli uccelli sono menzionati anche in Apocalisse 19:17-21.

D: In Matteo 24:29, come è possibile che il sole si oscuri e le stelle cadano dal cielo?

R: Sebbene Dio abbia il potere di modificare la luce emanata dal sole e di far muovere o distruggere le stelle, ciò potrebbe invece riferirsi al fatto che il sole si oscuri e che le stelle diventino invisibili agli osservatori sulla terra. Molte cose possono causare questo fenomeno, come l’inquinamento, i vulcani, i pozzi di petrolio in fiamme e le esplosioni nucleari.

D: In Mt 24,30 le nuvole sono elementi contrari alle vie e ai desideri degli uomini, come insegnano i bahá’í in *Bahá’u’lláh e la Nuova Era*, pagg. 280-281?

R: No. Non solo tutti vedranno Gesù quando tornerà sulle nuvole e i popoli della terra lo piangeranno (Apocalisse 1:7), ma lo stesso Gesù tornerà sulle nuvole esattamente nello stesso modo in cui se ne andò, secondo Atti 1:9-11.

D: In Matteo 24:31, qual è la Sua opinione personale sul Rapimento? (Me lo ha chiesto un cristiano)

R: Sono favorevole. ;-) Scherzi a parte, le illustrerò le posizioni più comuni che i cristiani adottano riguardo alla tempistica del Rapimento e, alla fine, le esporrò la mia.

Pre-Ira: Il Rapimento avviene durante la tribolazione, ma proprio prima che l’ira di Dio si riversi. Il principale sostegno a questa visione è una deduzione: i credenti obbedienti spesso devono subire l’ira degli uomini, ma non devono mai subire l’ira di Dio. Marvin Rosenthal ha scritto un libro a sostegno di questa visione. In precedenza era un sostenitore della teoria pre-tribolazione.

Pre-tribolazione: il Rapimento avviene immediatamente prima dell’inizio della tribolazione. Oltre alle argomentazioni a sostegno della visione precedente, la Chiesa non viene menzionata nel libro dell’Apocalisse dopo le lettere alle sette chiese. I sostenitori della visione pre-tribolazione ritengono che il Rapimento avvenga in Apocalisse 4:1, quando Dio dice a Giovanni: «Sali qui». Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament» (p. 79), pur essendo di orientamento pre-tribolazionista, non ritiene che Matteo 24 si riferisca al Rapimento. Il «Tony Evans Bible Commentary» (p. 910), anch’esso di orientamento dispensazionalista, afferma che ciò si riferisce al periodo della Tribolazione successivo al Rapimento e che, pertanto, non coinvolge la Chiesa rapita.

Poiché nessuno conoscerà l’ora di cui si parla in Matteo 24, se le persone sapessero quando ha inizio la Tribolazione, i credenti potrebbero dedurre quando avverrà il Rapimento, qualora la posizione post-tribolazione fosse vera.

Una frase ricorrente tra i sostenitori della teoria pre-tribolazione è: «Il prossimo evento nel calendario profetico è il Rapimento della Chiesa». Il loro principale argomento a sostegno è che 1 Tessalonicesi 5:2 afferma che il Signore verrà come un «ladro nella notte». Tuttavia, in contrasto con questa visione, 2 Tessalonicesi 2:1-3 afferma che il «raduno» non avverrà finché non si verificherà la ribellione e non sarà rivelato l’uomo dell’illegalità. Pertanto, i prossimi due eventi del calendario profetico sono la ribellione e la rivelazione dell’uomo dell’illegalità, NON il Rapimento. (Naturalmente, i sostenitori della teoria pre-tribolazione potrebbero obiettare che il Rapimento potrebbe avvenire immediatamente dopo che questi eventi si saranno verificati, e che la tribolazione non avrà inizio fino a quel momento.)

I sostenitori della teoria «a metà della tribolazione» ritengono che il Rapimento avvenga forse poco prima del «pre-ira», con argomentazioni simili.

I sostenitori della teoria «post-tribolazione» ritengono che il Rapimento avvenga alla fine della tribolazione. Il loro principale fondamento è 1 Corinzi 15:52, dove si afferma che saremo trasformati «all’ultima tromba». Tuttavia, secondo altre interpretazioni, si tratterebbe dell’ultima tromba che i credenti udiranno, non dell’ultima tromba che verrà suonata.

No-trib: Molti preteristi ritengono che non vi sarà alcuna tribolazione. Essi devono interpretare Matteo 24:31 e gran parte dell’Apocalisse in modo molto simbolico. Si raccomanda tuttavia di diffidare di qualsiasi tipo di interpretazione che privi di significato i passaggi della Bibbia o che affermi che una persona comune, leggendo un passo biblico, venga generalmente indotta in errore da ciò che legge.

Pan-trib: Dio può far avvenire il Rapimento in qualsiasi momento Egli desideri, e nelle Scritture non indica chiaramente quando ciò avverrà. Una persona può definirsi «pan-trib» se, alla fine, tutto andrà a buon fine.

Io propendo per la teoria del «pre-ira», ma resto comunque un sostenitore della dottrina pan-tribolazionista. Per conoscere prospettive diverse, potreste leggere «Il Rapimento: pre-, medio- o post-tribolazionista» e «Il Rapimento della Chiesa prima dell’ira».

D: In Mt 24,31, 1 Ts 4,16 e 1 Cor 15,52, quale suono di tromba è l’ultima tromba?

R: 1 Tessalonicesi 4:16 parla di una tromba squillante, ma 1 Corinzi 15:52 la identifica con l’«ultima tromba» di Dio. Sette trombe risuonano in Apocalisse 8:6-9:21 e 11:15; tuttavia, come afferma il libro «1001 Bible Questions Answered» alle pagine 270-271, non è necessario che l’«ultima tromba» sia una delle sette trombe: potrebbe trattarsi di un’altra.

D: In Matteo 24:32, cosa rappresenta il fico?

R: Potrebbe trattarsi di un’analogia del giudizio, in cui il fico che non produce frutti rappresenta Israele, destinato ad appassire.

Naturalmente, non è possibile esaminare ogni dettaglio di una parabola e attribuirgli un significato distinto e a sé stante. Il significato della parabola del fico è quello di vegliare e stare all’erta per il futuro, e Gesù «utilizza la propensione del fico a fiorire e a dare frutti come un’indicazione positiva per guardare al futuro».

D: In Mt 24,34 e Mc 13,30, poiché «questa generazione» non passerà finché Gesù non verrà, come può essere possibile? (L’umanista liberale Albert Schweitzer sollevò questa obiezione)

R: I cristiani danno tre risposte diverse.

a) Il termine greco per «generazione», genea, può di per sé implicare il concetto di «razza». Secondo il Lessico greco del Nuovo Testamento di Thayer (p. 112), genea significava:

a1) uomini della stessa stirpe, o una famiglia: Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 4.8.7 (scritto intorno al 93-94 d.C.), Settanta, Genesi 31:3, ecc.

a2) discendenti successivi: Filone

a3) un’epoca: Erodoto 2,132, Eraclito in Plutarco, Atti 14:16. In 1 Qp (Pesher) Abacuc 2:7; 7:3 il termine «ultima generazione» può indicare diverse vite.

b) Vi è solo una differenza di una lettera tra questo termine e una parola greca simile che può significare esclusivamente «razza», ovvero «gonea», pertanto potrebbe trattarsi di un errore tipografico. Tuttavia, tutti i manoscritti del Nuovo Testamento di cui disponiamo attualmente riportano «genea».

c) L’espressione greca che indica tutte queste cose, panta tauta, significa che questa generazione era quella che aveva visto i segni precedenti. (Difficoltà nella Bibbia, pagg. 173-174; Ecco una bella domanda, pagg. 495-496)

D: Matteo 24:34 e Marco 13:30 significano che tutte queste cose avverranno entro una generazione dal 1914, come insegnava la rivista «La Torre di Guardia» dei Testimoni di Geova, vol. 15, febbraio 1986, pag. 5?

R: No. I Testimoni di Geova hanno insegnato che Gesù Cristo è tornato in modo invisibile nel 1914 e che gli eventi descritti in Matteo 24 sarebbero avvenuti entro una generazione da quella data. Tuttavia, se il presupposto di base, ovvero che Gesù sia tornato nel 1914, è errato, allora anche la loro argomentazione è errata. Questo è un esempio di ciò che viene definito «eisegesi», ovvero l’interpretazione delle Scritture in base al significato che si desidera attribuire loro, anziché «esegesi», che consiste nel ricavare dalle Scritture ciò che esse effettivamente dicono.

D: In Mt 24,36 e Mc 13,32, dato che Dio è onnisciente, perché Gesù non aveva conoscenza dell’aldilà, come sostiene Ahmad Deedat?

R: Deedat non è sincero in questo caso. Mentre Gesù era sulla terra, questo versetto afferma che Egli non conosceva il giorno del Suo ritorno. È una menzogna affermare che questo versetto indichi che Gesù non avesse alcuna conoscenza dell’aldilà. Deedat credeva davvero che il Gesù dei Vangeli non avesse alcuna conoscenza del paradiso, dell’inferno e, in assoluto, «nessuna conoscenza dell’aldilà»? Dubito che lo stesso Deedat credesse davvero alle proprie parole in questo caso.

D: In Mt 24,36 e Mc 13,32, dato che Dio è onnisciente e Gesù è Dio, come mai Gesù non conosceva il giorno del Suo ritorno?

R: Gesù si spogliò di molti degli attributi di Dio mentre era sulla terra, come dimostrano Filippesi 2,6-8 e Giovanni 17,5. Pertanto, anche se questa frase non fosse presente in Matteo, sarebbe ragionevole che Gesù non sapesse tutto mentre era sulla terra. Tuttavia, in cielo, in quanto parte della Trinità, Gesù è onnisciente.

Atanasio (331 d.C.) afferma che Gesù, in quanto Dio, conosceva tutte le cose, ma nella Sua umanità era soggetto all’ignoranza e non conosceva secondo la carne. Man mano che Gesù cresceva nella conoscenza secondo la carne, nella Sua umanità non ne era ancora a conoscenza. Quattro discorsi contro gli ariani, Discorso 3, cap. 28, 42-58, pagg. 416-425.

Atanasio scrive inoltre: «E Lui [Gesù] sapeva dove giaceva Lazzaro, eppure lo chiese; poiché il Verbo di Dio, il Santissimo, che sopportò ogni cosa per amor nostro, agì così affinché, assumendo la nostra ignoranza, potesse concederci la conoscenza del Suo unico e vero Padre, e di Se stesso…» Quattro discorsi contro gli ariani, discorso 3, cap. 27, n. 38, pag. 414.

Ecco ciò che scrisse il vescovo cristiano Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.): «Le opere di Dio, quindi, vanno oltre la comprensione della nostra natura umana e non si conciliano con il nostro processo razionale di pensiero, poiché l’operato di un’eternità illimitata richiede una comprensione infinita per misurare le cose. Pertanto, non è una conclusione della ragione, ma un limite di potenza quando Dio si è fatto uomo, quando l’Immortale muore, quando l’Eterno viene sepolto. D’altra parte, però, non dipende dal nostro modo di pensare, ma dall’onnipotenza il fatto che Egli appaia come Dio da un uomo, come immortale da colui che è morto e come eterno da colui che è sepolto. Per questo siamo resuscitati da Dio in Cristo attraverso la Sua morte». Sul libro della Trinità, libro 1, cap. 13, pag. 44

D: In Mt 24,36, molto brevemente, lo Spirito Santo sapeva quando Gesù sarebbe tornato?

R: Sebbene i cristiani concordino sul fatto che Gesù, mentre era sulla terra in quel momento, non fosse a conoscenza di questa informazione, essi hanno due punti di vista riguardo alla conoscenza che ne aveva lo Spirito Santo. Ritengo che il secondo punto di vista sia quello corretto.

1) Lo Spirito Santo non lo sapeva/non lo sa

Dio nella Trinità conosce ogni cosa, e lo Spirito Santo stesso conosce ogni cosa tranne questo unico fatto. La data predestinata del ritorno è nota solo al Padre in questo momento.

2) Lo Spirito Santo non è qui in questione.

Parole come «tutti» (in Romani 3, ecc.) e «nessuno» nella Bibbia si riferiscono alle persone, salvo nei casi in cui il contesto indichi il contrario. Pertanto, se gli angeli non fossero menzionati, non si saprebbe se essi ne fossero a conoscenza o meno. Gesù non aveva ancora insegnato riguardo allo Spirito Santo, e pertanto lo Spirito Santo non viene menzionato in questo contesto. Pertanto, questo versetto non menziona lo Spirito Santo né come ignaro né come informato. Per una situazione analoga, si veda Matteo 11:27. Vi si afferma che nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio. Lo Spirito Santo conosce il Padre e il Figlio, ma in questo contesto non è oggetto di riferimento.

D: In Mt 24,36, lo Spirito Santo in quel momento conosceva o meno il momento del ritorno di Gesù? (La domanda è stata posta da un cristiano.)

R: Innanzitutto cerchiamo di comprendere la domanda. Esiste una variante manoscritta di questa frase, ma le prove indicano che la lettura standard, che recita «né il Figlio», è quella corretta. Gesù, che si è spogliato di sé stesso (Filippesi 2,7) e ha rinunciato alla Sua gloria (Giovanni 17,5), non lo sapeva mentre era sulla terra. Questo versetto non affronta la questione se Gesù e lo Spirito Santo lo sappiano ora. Ma la domanda è specificamente: lo Spirito Santo lo sapeva nel momento in cui Gesù pronunciò quella dichiarazione?

Esaminiamo tutte e tre le possibilità.

Sì, lo Spirito Santo lo sapeva:

Y1: Pertanto: «nessuno… né il Figlio» si riferisce a tutte le creature e a Gesù, ma non allo Spirito Santo, del quale Gesù non aveva ancora parlato, e che essi non comprendevano come distinto dal Padre.

Y2: Lo Spirito Santo scruta ogni cosa, persino le cose profonde di Dio, come afferma 1 Corinzi 2:10.

Y3: Il fatto che Dio conosca ogni cosa significa che ciascun membro della Trinità, in cielo, conosce ogni cosa.

No, lo Spirito Santo non lo sapeva:

N1: «Nessuno tranne il Padre» include anche lo Spirito Santo.

N2: Pertanto, il fatto che Dio sappia ogni cosa significa solo che almeno un membro della Trinità sa ogni cosa. Questa visione dovrebbe riconoscere che è possibile che il Padre sappia qualcosa e che gli altri lo sappiano solo in un secondo momento.

N3: Lo Spirito Santo scruta tutte le cose, ma le scruta piuttosto che conoscerle tutte in una volta. In quel momento non aveva ancora completato lo scrutinio di questo fatto.

Non dice:

D1: Gesù stava parlando delle creature, del Padre e di Se stesso; lo Spirito Santo non era qui in questione.

D2: Potrebbe comunque trattarsi semplicemente di un errore di trascrizione.

D3: Pertanto potrebbe essere sì o no.

Conclusione: Nessuno tra coloro che camminano sulla terra sapeva quando Gesù sarebbe tornato. Non si dovrebbe fondare una dottrina sullo Spirito Santo sulla base della semplice assenza di un riferimento in un unico versetto. Questa è una di quelle cose che potremo scoprire quando arriveremo in cielo.

D: In Mt 24,42, perché Gesù disse: «in quale giorno il vostro Signore verrà» invece di «in quale giorno io verrò»?

R: Non conosciamo le parole esatte di Gesù, poiché gli evangelisti hanno parafrasato ciò che Egli disse. Marco 13,34-36 riporta queste parole nel contesto di una breve parabola, e quindi, naturalmente, sarebbero in terza persona. In Luca 21,36, Gesù utilizzò il termine «figlio dell’uomo», che spesso impiegava per riferirsi a Se stesso, sempre in terza persona.

Il termine qui utilizzato per «vegliate» può anche essere tradotto con «siate vigili» ed è lo stesso termine impiegato in 1 Tessalonicesi 5,6.

D: In Matteo 24,42, poiché non sappiamo quando Gesù tornerà, perché cerchiamo i segni della Sua venuta?

R: Per due motivi.

1. Purtroppo, molte persone credono erroneamente di poter stabilire con precisione quando Gesù tornerà.

2. La Bibbia indica che possiamo osservare dei segni per riconoscere il «tempo» del ritorno di Gesù. Notare come le cose non corrispondano è un modo per riconoscere i falsi cristi. Molti ritengono che, a partire da questa parte, Matteo 24 si riferisca al Rapimento, che secondo loro precede la Tribolazione. Si veda anche la discussione su Apocalisse 22:6, 7, 10, 12, 20.

D: In Mt 24,45-47 il servo fedele e prudente si riferisce all’Organizzazione dei Testimoni di Geova «Torre di Guardia», come sostiene il loro libro *Ragionare dalle Scritture*, pag. 205 (1989)?

R: No. Il servo fedele e discreto è rappresentato da tutti i cristiani autentici, che seguono obbedientemente Cristo e attendono il Suo ritorno. Certamente non si riferirebbe a un’organizzazione che ha formulato molte false profezie.

D: In Mt 24:51, un Dio amorevole “faccia davvero a pezzi le persone”?

R: Dio è ancora più severo di quanto suggerisca questa metafora; Egli getta le persone all’Inferno. Per ulteriori informazioni, consulti la pagina “L’ira giusta di Dio” www.BibleQuery.org/Doctrine/WrathOfGod/TheJustWrathOfGod.html.

D: In Mt 25,1, dato che i cristiani dovrebbero condividere, le cinque vergini sagge hanno fatto bene a non condividere con le cinque stolte?

R: I cristiani sono tenuti a condividere, ma non nelle seguenti situazioni:

1. Le cose che non siamo in grado di condividere, come la giustizia e la santità.

2. Beni materiali con coloro che si rifiutano di lavorare (2 Tessalonicesi 3:10).

3. Accogliere o ospitare nella propria casa un falso maestro che non ha Dio.

4. Insegnare a persone che calpesterebbero la verità come fanno i maiali (Matteo 7:6).

Se le vergini sagge avessero condiviso il loro olio con quelle stolte, forse nessuna avrebbe avuto olio a sufficienza. Naturalmente, le vergini stolte avrebbero potuto spegnere le loro torce e riaccenderle in seguito, se avessero pensato in anticipo. Tuttavia, non è possibile attribuire un significato specifico a ogni dettaglio di una parabola; in questo caso, però, le vergini stolte chiesero ciò che quelle sagge non potevano dare, in senso allegorico. Il padrone di casa non fece entrare le vergini stolte, perché non voleva imbucati alla festa.

D: In Mt 25,1-13, le cinque vergini stolte sono cristiane che non sono state obbedienti e che quindi hanno perso il Rapimento?

R: No. Tutti i credenti parteciperanno al Rapimento. Tuttavia, le cinque potrebbero essere persone che si consideravano cristiane.

D: In Mt 25,24-26, in che senso Dio è un «uomo severo» che miete dove non ha seminato?

R: Il padrone della parabola non concorda con il servo sul fatto di essere un uomo severo. Piuttosto, sta dicendo: «Se pensavi che fossi un uomo severo, perché non hai almeno fatto qualcosa di facile e semplice?». In questa parabola, Dio viene paragonato al padrone. Alcune persone potrebbero pensare che Dio sia una persona severa perché:

1. Dio concede alle persone quantità diverse di «talenti»

2. Dio si aspetta che lavoriamo con ciò che ci ha dato, e il Suo regno raccoglierà i frutti del nostro duro lavoro. (Naturalmente, qualsiasi cosa buona possiamo fare, la facciamo perché Dio ci ha resi capaci di farlo. Tuttavia, questo aspetto verrebbe trascurato da chi si chiede perché Dio tragga beneficio dal nostro lavoro.)

3. Dio non ha remore a sottrarre ai credenti, o ad altri, ciò che essi non utilizzano, utilizzano in modo improprio o impiegano egoisticamente.

Se qualcuno volesse definire un essere che agisce in questo modo come «un uomo severo» nella parabola, allora Dio sarebbe come un uomo severo.

D: In Mt 25,24-30, avete mai osservato oggi come, temendo che potesse accadere qualcosa di negativo, qualcuno abbia preso decisioni avventate che ne hanno determinato l’avvenimento?

R: Una volta, mentre un’azienda stava effettuando numerosi licenziamenti, un giovane dipendente era talmente stressato che si è semplicemente dimesso senza avere un altro lavoro in vista. L’ha definita una «mossa preventiva».

Come afferma il Commentario evangelico sulla Bibbia a pag. 754: «La tragica ironia è che egli [il servo infedele] subì proprio ciò che temeva: l’ira del padrone. Anche un’obbedienza parziale sarebbe stata preferibile alla pura disobbedienza (v. 27). Avendo trascurato l’opportunità, ora ne è privato».

D: In Mt 25,26-27 e Lc 19,23, perché all’uomo con un talento fu detto di depositarlo in banca e di riscuotere gli interessi, dal momento che agli Israeliti era stato comandato di non riscuotere interessi gli uni dagli altri (Es 22,25; Lv 25,35-37; Dt 23,19; Sal 15,5)?

R: La risposta si articola in tre punti.

a) Si trattava solo di una parabola, e Gesù non ci stava comandando di essere né come il servo pigro né come il padrone.

b) La parabola non afferma mai che il padrone o il servo fossero ebrei. In Palestina, ai tempi di Gesù, c’erano molti gentili.

c) Gli israeliti non dovevano applicare interessi al proprio popolo, ma potevano concedere prestiti con interessi ad altri, come afferma Deuteronomio 23,20.

D: In Mt 25,26-27, se si lasciano sfuggire troppe opportunità, queste ultime, insieme ai talenti e ai doni, possono andare perdute. Come pensa che possa manifestarsi oggi l’«atrofia spirituale»?

R: Una caratteristica del servo pigro era «un’eccessiva cautela». Ma la verità è che semplicemente non voleva utilizzare ciò che gli era stato dato. Un atleta forte, che smette di allenarsi e di esercitarsi, non è più un atleta forte. Allo stesso modo, una persona dotata di un talento o di un dono spirituale, se smette di esercitarlo, potrebbe non esserne più così forte, oppure potrebbe perderlo del tutto.

Esiste un secondo modo di considerare la questione: il dono delle opportunità che ci vengono concesse. Se abbiamo l’opportunità di condividere il Vangelo con qualcuno, o di contribuire alla crescita spirituale di una persona, tale opportunità può svanire prima di quanto potremmo aspettarci.

D: In Mt 25,28-29, è giusto che Dio tolga il talento al servo che ne possedeva uno per darlo a colui che ne aveva di più?

R: Questa è una domanda a trabocchetto! I servi non hanno mai posseduto nessuno dei talenti; erano solo amministratori del padrone.

Certo, Dio è giusto in questo caso, a meno che non ci si dimentichi che i talenti non sono mai stati veramente nostri in primo luogo! Un amministratore è colui che protegge e fa fruttare fedelmente i beni altrui per conto loro, anche quando nessuno lo sta osservando. Dio ha prestato a tutti loro i talenti, in primo luogo. Ancora oggi, un gestore di investimenti ritirerebbe il denaro da investimenti poco redditizi per investirlo in quelli più redditizi. A volte dimentichiamo che Dio ci ha «prestato i talenti». Essi non sono di nostra proprietà permanente e non abbiamo il diritto di usarli come meglio crediamo.

Quando Dio ci ha donato talenti naturali, doni spirituali e opportunità, è fin troppo facile per noi considerarli come nostri. Non lo sono. Appartengono a Dio e Dio ce li ha semplicemente «prestati».

D: In Mt 25,31-46, sembra che l’unica distinzione tra le pecore e le capre sia ciò che hanno fatto e ciò che non hanno fatto. È vero?

R: No. Non trascurate il fatto che le pecore erano pecore e le capre erano capre. Gesù ha sottolineato le azioni «tipiche delle pecore» che le pecore hanno compiuto e che le capre non hanno compiuto, dimostrando così che le pecore erano pecore. Al giudizio non sono state trasformate in pecore e capre, ma sono state riconosciute come tali.

Per inciso, le pecore hanno in genere più lana delle capre e quindi necessitano di meno riparo. Pertanto, separarle per la notte e lasciare che le capre rimangano in una grotta, in una stalla o in un luogo riparato, sarebbe una pratica comune in determinati periodi dell’anno.

D: In Mt 25,31-46, poiché la chiave [presumibilmente] era aiutare il prossimo, non andranno forse tutti coloro che aiutano il prossimo in Paradiso?

R: No. Si trattava di atti di compassione compiuti per Gesù attraverso l’aiuto agli altri. Se non fosse stato fatto per Gesù, allora non è per Gesù. Ad esempio, «anche i peccatori amano coloro che li amano» in Luca 6:32-34. 1 Corinzi 13:3 afferma che anche se donassimo tutto ciò che abbiamo ai poveri, ma non avessimo amore, non ne trarremmo alcun beneficio.

D: Matteo 25:46 dimostra che non esiste una punizione cosciente per i malvagi, come hanno insegnato i Testimoni di Geova?

R: Assolutamente no. I Testimoni di Geova lo insegnavano nella sezione 111 del libro *L’uomo più grande che sia mai vissuto* (1991). Essi ritengono che l’espressione «punizione eterna» sia meglio tradotta con «essere recisi». La risposta si articola in due punti.

Il termine greco indica “punizione”. I nostri corpi mortali sono solo un involucro, e il fatto che accada qualcosa al nostro corpo dopo la morte non costituisce una punizione. I Testimoni di Geova credono che i malvagi vengano annientati, e non vi è più punizione per qualcosa che non esiste.

L’interpretazione dei Testimoni di Geova è in totale contrasto con l’insegnamento di Gesù sull’esistenza cosciente sia dei giusti che degli empi in Luca 16:22-28. Le persone piangerebbero e digrignerebbero i denti in Matteo 8:12; 22:13; 24:51 e 25:30; perché mai, quindi, dovrebbero preoccuparsi di quando non esisteranno più?

Poiché la Bestia e il Falso Profeta vengono gettati «vivi» nel lago di fuoco all’inizio dei mille anni in Apocalisse 19:20, e poiché essi continuavano a esistere e si trovavano ancora lì al termine dei mille anni (Apocalisse 20:10), ne consegue che almeno alcuni esseri continuano a esistere mentre si trovano nel lago di fuoco. Siete d’accordo? E se si dimostrasse che alcuni esseri esistono nel lago di fuoco, e non vi fosse alcun passo scritturale che affermi che gli esseri nel lago di fuoco non esistano più, allora non vi è alcuna necessità che le persone nel lago di fuoco non esistano più.

Ciò solleva inoltre la domanda: quale sarebbe il senso di un fuoco eterno e inestinguibile, come descritto in Marco 9:43-48 e in altri passi, dove i corpi dei malvagi non moriranno (Luca 12:4-5) se lì non ci fossero anime?

D: In Mt 25,46, cosa hanno in comune tutte e tre le parti di Mt 25?

R: Non si tratta semplicemente di ammonimenti; tutte e tre le parti descrivono una situazione di separazione causata da un servo stolto, sia a causa dell’arrivo inaspettato del padrone, sia per aver ignorato ciò che il Padrone desiderava. Al termine del Suo ministero terreno, Gesù sottolinea qui non una nuova dottrina, ma l’urgenza di essere preparati e di prendere le decisioni giuste prima che sia troppo tardi per voi. Quando condividiamo il Vangelo con gli altri, non solo condividiamo la verità (cioè i fatti reali), ma dobbiamo anche trasmettere loro l’urgenza di decidere di seguire la verità.

D: In Mt 26,3-4, quali sono altri esempi di leader che agiscono in modo contrario a ciò per cui erano stati chiamati, e perché?

R: Un secondo esempio si trova subito dopo, proprio tra i discepoli, in Matteo 26,6-7. Il nostro obiettivo primario nella vita è amare, adorare, obbedire e glorificare Dio, e poi amare gli altri. Ungere Gesù è coerente con il nostro obiettivo. Il nostro obiettivo primario non è procurarci e accumulare denaro (a meno che non siate Giuda, ovviamente).

Sembrerebbe naturale che i capi religiosi ebrei, in una posizione originariamente stabilita da Dio stesso, fossero i primi a riconoscere Gesù. Invece furono i primi a volerLo uccidere. Ma perché le persone avrebbero agito in questo modo?

Avevano dimenticato il loro scopo, il motivo per cui si trovavano lì. Non erano lì per accrescere il proprio potere, né per mantenere la propria posizione, né per preservare i propri beni. Erano lì per guidare il popolo nel seguire e adorare Dio. Pensavano che il loro scopo riguardasse loro stessi, non il popolo né Dio.

Anche oggi è fin troppo facile per i leader dimenticare il motivo per cui ricoprono la loro carica. Alcuni potrebbero non prendere la propria posizione abbastanza sul serio. Altri potrebbero ritenere che la loro posizione riguardi loro stessi, non il popolo, e non ciò che Dio vorrebbe che facessero in quella posizione.

Come disse lo Scià dell’Iran: «Sono nato per governare». Ma il popolo iraniano pensava forse che fosse nato per essere governato da lui? Qualcuno ha affermato che Hillary Clinton dovrebbe essere la nostra presidente, perché «se lo merita». A prescindere dai suoi meriti, la carica presidenziale è forse ridotta, agli occhi di alcune persone, a un semplice posto di prestigio politico, a una mera ricompensa, e non a ciò che è meglio per il popolo americano?

A titolo di controesempio, se mai qualcuno potesse nascere con «il cucchiaio d’argento in bocca», quello sarebbe il milionario William Borden (1887-1913), appartenente alla famosissima famiglia responsabile del marchio Borden Milk. Ma i suoi genitori gli impartirono una solida educazione cristiana, e lui accettò Cristo all’età di sette anni. Frequentò il corso di laurea presso l’Università di Yale, dove all’epoca non vi era molta influenza spirituale. Tuttavia, già durante il suo ultimo anno di studi, i gruppi di preghiera e di studio biblico da lui organizzati contavano 1.000 partecipanti. Si dedicò inoltre ad aiutare gli alcolisti dei quartieri poveri e altre persone in difficoltà; quando si presentò la necessità di una nuova sede per la missione, poté semplicemente pagarla in contanti e acquistarla. Entrò a far parte della China Inland Mission, con l’obiettivo specifico di diventare missionario tra i milioni di musulmani presenti in Cina. Si recò in Egitto per studiare l’arabo e, mentre si trovava lì, contrasse ben presto una meningite cerebrale e morì all’età di 25 anni. Scrisse nella sua Bibbia: «Nessuna riserva, nessuna ritirata, nessun rimpianto». Eppure i leader della Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti, nel 1969, redassero una dichiarazione ufficiale della loro denominazione in cui negavano l’inerranza della Bibbia. Questa denominazione, in qualità di membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese, donò denaro a Robert Mugabe, dittatore dello Zimbabwe, che uccise missionari cristiani.

D: In Mt 26,7; Mc 14,3 e Lc 7,37, cosa sappiamo dell’alabastro?

R: Nell’antichità, con il termine «alabastro» si indicavano due minerali diversi.

L’alabastro è di per sé morbido (durezza = 2) e può essere graffiato con l’unghia del pollice. Si presta bene all’intaglio ed è una varietà di gesso. È di colore chiaro, ma può presentare macchie di vari colori. Si forma solitamente nelle grotte. L’alabastro era un materiale comunemente utilizzato per conservare gli unguenti, secondo quanto riportato nel libro 13, capitolo 3, della *Storia Naturale* di Plinio il Vecchio.

Anche il marmo veniva chiamato alabastro. È leggermente più difficile da intagliare (durezza = 3) ed è in realtà calcite o aragonite. Si tratta di calcare ricristallizzato.

D: In Mt 26,7-11, quando la donna versò il costoso profumo sul capo di Gesù, Gesù si mostrò troppo egocentrico? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat)

R: Prima di rispondere alla domanda di Deedat, rendiamo la questione ancora più complessa. Non solo Gesù lodò il suo gesto in questa occasione, ma accettò anche l’adorazione come Dio da parte degli angeli e delle creature celesti (Ebrei 1:6; Apocalisse 5:12). Gesù accettò inoltre l’adorazione come Dio da parte degli uomini (Matteo 21:15-16; 28:9; Giovanni 9:38).

Potrebbe sorprendervi sapere che su questo punto siamo in parte d’accordo con Deedat. Possiamo constatare che la visione di Deedat riguardo all’importanza di Gesù e quella di Gesù stesso riguardo alla Sua importanza sono molto diverse. Accettare che le venisse versato sul capo il costoso vaso di profumo – un atto di adorazione – oltre ad accettare l’adorazione, quando tutti gli ebrei sapevano che solo Dio doveva essere adorato, sarebbe stato andare troppo oltre – A MENO CHE GESÙ NON FOSSE DIO.

D: In Mt 26,11 Gesù non sarebbe stato sempre con loro, oppure Gesù sarà con loro per sempre, fino alla fine dei tempi, come afferma Mt 28,20?

R: Entrambe le cose. Non avrebbero più avuto la presenza fisica di Gesù con loro, ed è per questo che era opportuno che la donna ungesse Gesù mentre Egli era ancora fisicamente con loro. Ma Gesù sarebbe stato con loro spiritualmente anche dopo la Sua ascensione al Cielo. Per ulteriori informazioni, si veda «When Critics Ask», pag. 359.

D: In Mt 26,21-22, cosa pensa che provasse Giuda quando Gesù disse di sapere che uno di loro lo avrebbe tradito?

R: Probabilmente Giuda ebbe la sensazione che il suo cuore si fosse fermato. Forse si rimproverò silenziosamente, pensando di non aver coperto abbastanza bene le proprie tracce. O forse nutrì un barlume di speranza, pensando che, poiché Gesù non aveva menzionato pubblicamente un nome, forse non sapeva con certezza che sarebbe stato proprio lui. Ma anche se Giuda avesse nutrito quest’ultimo pensiero, non lo avrebbe fatto a lungo, poiché Gesù, intingendo il pane nel piatto, indicò chi fosse. Così Giuda apprese, con certezza, che le intenzioni del suo cuore segretamente oscuro erano chiare come il sole agli occhi di Gesù.

Eppure, pur rendendosi conto di ciò, in Giovanni 13:30 Giuda si recò comunque dai sommi sacerdoti e tradì Gesù. A volte le persone sono così prese da una direzione peccaminosa che pensano: «Ormai non si può più tornare indietro». Ma se state camminando verso un vulcano attivo, potete sempre tornare indietro, finché siete ancora in grado di camminare. Se state andando in una direzione peccaminosa, «proprio ora» è sempre il momento migliore per tornare indietro. Lasciate che sia Dio a occuparsi delle conseguenze; voi dovete solo preoccuparvi di obbedirgli.

Avete mai visto qualcuno che fosse così sicuro e convinto di ciò che voleva fare, al punto che nulla al mondo avrebbe potuto fargli cambiare idea? È quasi come se dicesse: «Non confondetemi con i fatti».

D: In Mt 26,27; Mc 14,23; Lc 22,17.20 e 1 Cor 11,25, devono tutti usare lo stesso calice eucaristico?

R: Erano tutti distesi (non seduti) attorno a un unico tavolo, in un gruppo di dodici più Gesù, con un traditore in mezzo a loro. Proprio come oggi non è necessario che facciamo queste cose, non è necessario che utilizziamo lo stesso calice.

Conosco un pastore, che ritengo sia un cristiano autentico, il quale ritiene che tutti debbano usare lo stesso calice durante la comunione. Tuttavia, occorre distinguere tra la cerimonia che dobbiamo seguire e gli aspetti secondari che venivano osservati in quel momento, come il fatto che tutti fossero distesi a un unico tavolo.

D: In Mt 26,28 e Mc 14,24, la parola «alleanza» o «testamento» dovrebbe essere preceduta dal termine «nuovo»?

R: Probabilmente no.

In Matteo 26,28

il termine «nuovo» è presente nell’Aleksandrinus (450 d.C. circa), nell’Efraemi Rescriptus (V secolo), nel Bezae Cantabrigiensis, nei Vangeli di Freer, nel copto sahidico (III/IV secolo), nel copto bohairico (III/IV secolo), nel Lezionario bizantino, nella famiglia f1, nella famiglia f13, nell’armeno, nell’etiopico, ecc.

Il termine «nuovo» è assente nel p37 (metà del III secolo), nel Sinaitico (340-350 d.C.), nel Vaticano (325-350 d.C.), ecc.

In Marco 14:24

Il termine «nuovo» è presente nell’Aleksandrino, nel copto sahidico, nel Diatessaron, nel Lezionario bizantino, nella famiglia f1, nella famiglia f13, nell’armeno, nell’etiopico, ecc.

Il termine «nuovo» è assente nel Sinaitico, nel Vaticano, nell’Efraemi Rescriptus, nel Bezae Cantabrigiensis, nei Vangeli di Freer, nel copto bohairico, ecc.

In generale, queste due varianti sono interessanti per illustrare due tendenze relative alla correlazione tra le varianti.

1. I manoscritti alessandrini, tra cui il Sinaitico, il Vaticano, il copto, ecc., sono in genere più brevi rispetto alle varianti bizantine.

2. Non vi è una forte correlazione che indichi tendenze teologiche. Ad esempio, il Bezae Cantabrigiensis, i Vangeli di Freer, l’Ephraemi Rescriptus e il copto bohairico non presentano correlazioni con queste varianti, mentre gli altri sì.

D: In Mt 26,30, quale inno potrebbero aver cantato?

R: La Scrittura non lo specifica, quindi potrebbe trattarsi di qualsiasi inno, compreso uno di nuova composizione. Tuttavia, era consuetudine, dopo il pasto pasquale, cantare i versetti dei Salmi 113-118, 114-118 o 115-118.

D: In Mt 26,31-35, 69-72, che consiglio darebbe a un cristiano che ha assunto grandi impegni per servire Dio e che poi ha fallito miseramente?

R: Pietro non disse ciò perché non fosse sincero o perché non conoscesse Gesù; Pietro lo disse perché non conosceva il proprio cuore.

Gesù aveva avvertito Pietro in anticipo, sebbene non vi sia alcuna indicazione che Pietro abbia accettato le parole di Gesù in quel momento. Ma in seguito, quando Pietro cadde, riuscì a ricordare ciò che Gesù gli aveva detto in precedenza. Successivamente, dopo la risurrezione di Gesù, Egli si rivolse specificatamente a Pietro, alla presenza degli altri, per ristabilirlo personalmente in Giovanni 21, 15-18. Gesù pronunciò parole gentili di riconciliazione e di scopo, non parole di condanna del tipo: «Per voi è finita». Pietro non avrebbe mai potuto cancellare i suoi tre rinnegamenti, ma poteva rialzarsi in piedi e proseguire da lì.

D: In Matteo 26:39,42, poiché Gesù è Dio e possiede la mente di Dio, come poté pregare: «Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice»?

R: Filippesi 2,6-7 mostra che Gesù si svuotò volontariamente di molti dei Suoi poteri e attributi divini quando venne sulla terra. Ad esempio, Gesù si stancava (Giovanni 4:6) e imparò l’obbedienza (Ebrei 5:8), cosa che presumibilmente non aveva motivo di conoscere in cielo. Inoltre, sulla terra Gesù non sapeva tutto, poiché non conosceva il giorno né l’ora del Suo ritorno, come riportato in Matteo 24:36 e Marco 13:32.

In questo caso, Gesù non sta affermando di conoscere un’altra via. Piuttosto, Gesù si rende conto che la strada che lo attende sarà estremamente dolorosa e sta chiedendo a Dio Padre se il Padre intravede qualche altra via.

A questa domanda fu data risposta già nel 246-265 d.C., quando Dionigi, vescovo di Alessandria, fornì sostanzialmente la stessa risposta nel «Frammento esegetico 3» contenuto in *The Ante-Nicene Fathers*, vol. 6, pag. 108

D: In Mt 26,52 Gesù è contrario a ogni forma di guerra e alla pena capitale (esecuzione)?

R: Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta, e poi la risposta stessa.

Non è questa la risposta: quando Gesù tornerà, Egli ha insegnato che ucciderà coloro che si sono opposti a Lui in Matteo 24,5-7,31; Marco 13,7-8; e Apocalisse 19,15,17-21. Tuttavia, ciò non risponde alla domanda, poiché ciò che Dio fa e ciò che ci viene comandato di obbedire non devono necessariamente coincidere.

La risposta: no, per quattro motivi.

1) Gesù non poteva intendere che i credenti non debbano mai portare una spada; altrimenti, perché solo poche ore prima di questo episodio Gesù aveva detto a coloro che non avevano una spada di andare a comprarsene una in Luca 22:36-38? Inoltre, dopo che gli apostoli dissero di avere due spade, Gesù non disse loro di sbarazzarsene, ma disse: «Questo è sufficiente».

2) In quella situazione Gesù si rivolgeva a Pietro, subito dopo che questi aveva colpito lo schiavo del sommo sacerdote, affinché non colpisse nessun altro con la sua spada.

3) Gesù parlava di coloro che «vivono di spada», non di tutti coloro che possiedono una spada. Ciò può riferirsi sia a coloro che si guadagnano da vivere uccidendo le persone, sia a coloro che considerano l’uccisione come la soluzione ai propri problemi.

4) La seconda parte del versetto è un’osservazione, non un comando.

Altri versetti che dimostrano che le spade sono ammesse sono Romani 13:1-4; Luca 14:31; 19:27; 20:14-16; Atti 25:11; 1 Corinzi 9:7. Quando i soldati chiesero a Giovanni Battista cosa dovessero fare in Luca 3:14, Giovanni ebbe l’occasione perfetta per dire loro di lasciare l’esercito, ma non lo fece. Allo stesso modo, in Atti 10 il centurione Cornelio era un uomo devoto. L’esecuzione degli assassini non solo era consentita, ma era anche comandata ai tempi dell’Antico Testamento in Numeri 35:31,33 e, prima della Legge mosaica, in Genesi 9:6.

Altri versetti che affermano o implicano che non dobbiamo vivere secondo la spada sono: 2 Corinzi 10,4-5; Matteo 5,25; Giovanni 18,36; e Romani 12,17.

Sebbene Gesù in Luca 22,36 e il Nuovo Testamento in generale insegnino l’uso difensivo della spada, nonché l’uso della spada da parte dello Stato in Romani 13,1-4, non viene mai sostenuto l’uso aggressivo della spada, né l’uso della spada da parte dello Stato contro gli eretici. Nessun cristiano dei primi tempi sosteneva l’uso della spada da parte dello Stato contro i non credenti. Storicamente, questa dottrina non biblica fu insegnata per la prima volta da Firmico Materno nel 346/348 d.C. e successivamente, intorno al 386 d.C., da Agostino di Ippona.

D: In Matteo 26,52, quando (se mai) dovremmo ricorrere a mezzi fisici al servizio del regno di Cristo?

R: Nel corso della storia abbiamo visto che ciò è stato tentato numerose volte, e i risultati sono stati disastrosi. Non è che siano state tutte fallimentari dal punto di vista militare; si ricordi che le Crociate furono un successo in Medio Oriente per un paio di secoli, e lo furono anche nel saccheggio di Costantinopoli. Piuttosto, furono tutte catastrofi spirituali, nel senso che si rivelarono molto utili a Satana per i suoi scopi. Si potrebbe tuttavia obiettare che le battaglie difensive, come la battaglia di Tours e la respinta dell’attacco turco a Vienna, siano state dei successi.

Pertanto, dal punto di vista difensivo, potrebbe essere accettabile disporre di una guardia di sicurezza in una chiesa o avvalersi della protezione della polizia. Ma un’azione violenta di natura offensiva soffoca il messaggio evangelico. Se non avete più alcun messaggio da trasmettere, allora perché passare all’offensiva in primo luogo?

D: In Mt 26,53, a quanti corrispondono dodici legioni di angeli?

R: Una legione romana, al completo, era composta da 6.000 uomini, quindi sarebbero 72.000 angeli. Poiché in 2 Re 19:35 un solo angelo uccise 185.000 soldati assiri in una sola notte, 72.000 angeli sarebbero sufficienti… per i sistemi solari vicini!

D: In Matteo 26:64, come poté Gesù parlare davanti al Sinedrio, dal momento che Isaia 53:7 afferma che il Messia non avrebbe aperto bocca?

R: Ciò non significa che Gesù sarebbe nato incapace di parlare per tutta la vita. Piuttosto, Isaia 53 precisa questo concetto dicendo «come una pecora che tace davanti a chi la tosa». Gesù parlò effettivamente quel giorno, ma quando i suoi accusatori parlarono contro di lui davanti a Ponzio Pilato, Pilato rimase stupito e sbalordito dal fatto che Gesù non parlasse in quel momento né rispondesse a una sola accusa, come riportano Matteo 27,14 e Marco 15,4-5.

D: In Mt 26,64, in che modo Caifa avrebbe visto il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza e che veniva sulle nuvole del cielo?

R: Apocalisse 1:7 afferma che ogni occhio vedrà Cristo tornare sulle nuvole, compresi coloro che Lo hanno trafitto. Pertanto, anche coloro che erano già morti potranno assistere a questo evento. Inoltre, Gesù rivolse queste parole a Caifa in veste ufficiale, nel suo ruolo di sommo sacerdote che rappresentava la nazione di Israele, non solo a titolo individuale. Pertanto, anche tutto Israele ne sarà testimone.

D: In Matteo 26:65, perché il sommo sacerdote si strappò le vesti in questa occasione?

R: Strapparsi le vesti era un gesto grave; non potevano più essere indossate, e all’epoca gli abiti erano piuttosto costosi. Si ricorreva a questo gesto solo quando si udiva una bestemmia contro Dio (Mishnah Sanhedrin 7:5), oppure in caso di grande indignazione o dolore (2 Re 18:37; Giuditta 14:19; 1 Maccabei 11:71; Atti 14:14). Si trattava di una testimonianza del fatto che non avevano alcuna parte nella bestemmia contro Dio e che la disapprovavano. Pertanto, il sommo sacerdote voleva dimostrare che, in quanto buon ebreo, non poteva tollerare ciò che definiva blasfemo. Tuttavia, un attimo di riflessione. Levitico 21:10 e seguenti stabilisce che al sommo sacerdote era vietato strapparsi le vesti. Pertanto, il sommo sacerdote, nel suo zelo di dimostrare quanto lui avesse ragione e quanto Gesù avesse torto, in questo caso ha egli stesso infranto la Legge dell’Antico Testamento.

D: In Matteo 26,69-75, come ha potuto Pietro, apostolo di Gesù, mentire per paura?

R: Pietro peccò in questa occasione, come egli stesso si rese amaramente conto in Matteo 26:75; Marco 14:72 e Luca 22:62. Pietro riponeva la sua speranza in Gesù e, sebbene Gesù li avesse avvertiti in anticipo, gli apostoli fuggirono spaventati quando Gesù fu arrestato. Gesù perdonò espressamente Pietro per averlo rinnegato tre volte in Giovanni 21:15-19.

D: In Mt 26,73 e Mc 14,70, quali erano le caratteristiche dell’accento galileo?

R: Sebbene non lo sappiamo con certezza, in Galilea e nella vicina Decapoli vivevano molti Greci ed Ebrei di lingua greca, e forse si trattava di caratteristiche mutuate dalla lingua greca. Oltre alla pronuncia delle parole, ciò poteva includere anche espressioni idiomatiche e la scelta lessicale.

D: In Matteo 26,74 e Marco 14,71, perché Pietro bestemmiò in quel momento?

R: Sebbene la Scrittura non lo specifichi, potrebbero esserci due ragioni.

Paura: potrebbe essere stato perché Pietro aveva paura.

Per fare effetto: potrebbe essere stato per cercare di «dimostrare» agli ebrei che non era un discepolo di Gesù.

In ogni caso, l’imprecazione di Pietro, proprio come il suo rinnegamento, non costituisce un esempio da seguire oggi. Non dobbiamo usare un linguaggio volgare, secondo Efesini 5:4, e saremo giudicati per ogni parola oziosa, secondo Matteo 12:36.

D: In Mt 27,1, perché si riunirono nuovamente durante il giorno?

R: Potrebbe non essersi trattato tanto di una riunione a sé stante, quanto piuttosto della necessità che apparisse come tale. Le riunioni del Sinedrio dovevano comunque tenersi durante il giorno. Non era possibile emettere un verdetto di colpevolezza dopo una sola riunione. Secondo la legge ebraica, potevano pronunciare una sentenza di pena capitale solo durante il giorno, e dovevano riunirsi due volte per esserne certi. Inoltre, la riunione notturna potrebbe essere stata solo una sottocommissione del Sinedrio, mentre quella diurna potrebbe aver visto la presenza di tutto il consiglio.

Tuttavia, il Sinedrio ebraico non poteva giustiziare nessuno sotto il dominio romano (ad eccezione dei casi di profanazione dei terreni del Tempio); è quindi interessante che si siano rivolti proprio ai Romani, che odiavano, per giustiziare qualcuno che odiavano ancora di più. Naturalmente, per il Sinedrio sarebbe stato anche più vantaggioso che fossero i Romani a condannare Gesù e non solo gli ebrei.

D: In Mt 27,2, cosa sappiamo di Ponzio Pilato?

R: Ponzio Pilato era un governatore romano; più precisamente era un «prefetto». I prefetti governavano regioni piccole e turbolente. Non erano molto potenti, meno dei legati imperiali e dei proconsoli; tuttavia, nella loro area di competenza, godevano dello stesso potere di questi ultimi nelle decisioni giudiziarie. Detenevano il potere di infliggere la pena capitale, contro la quale si poteva ricorrere in appello solo rivolgendosi a Cesare, qualora il prigioniero fosse un cittadino romano.

Prima dell’ottobre del 31 d.C., secondo Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, libro 18, cap. 3-4, pagg. 379-381 e Guerre giudaiche, libro 2, pagg. 169-177, figg. 2-4), Pilato era privo di senso di giustizia o di timore di Dio, era ingiusto, non amava gli ebrei e non li comprendeva appieno. Ciò è confermato anche da Filone di Alessandria in *Sull’ambasciata a Gaio*, capitoli 38-40, pagg. 784-786. Pilato portò deliberatamente a Gerusalemme gli stendardi romani, con le effigi dell’Imperatore. Saccheggiò il tesoro del Tempio per costruire un acquedotto. Luca 13,1 afferma che Pilato uccise dei Galilei e mescolò il loro sangue con i loro sacrifici. A quel punto il popolo di Gerusalemme insorse e Pilato fece uccidere molti di loro dai propri soldati. Pilato collocò scudi di bronzo, con l’effigie dell’imperatore, nel Tempio di Gerusalemme proprio per irritare gli ebrei. Il popolo sollevò un tale clamore che lo stesso imperatore romano scavalcò Pilato, ordinando che gli scudi fossero rimossi. Pilato ottenne questa carica grazie al suo mentore a Roma, Seiano, amico intimo e confidente dell’imperatore Tiberio. Secondo Filone, l’obiettivo di Seiano era quello di annientare gli ebrei. Tuttavia, nell’ottobre del 31 d.C. Seiano fu giustiziato con l’accusa di tradimento nei confronti di Tiberio e, in seguito a ciò, Tiberio promulgò leggi contro l’antisemitismo.

Dopo l’ottobre del 31 d.C., Pilato probabilmente si rese conto di trovarsi in una situazione precaria nei confronti dell’imperatore Tiberio. I rapporti con lui e con gli ebrei peggiorarono ulteriormente a partire dal 33 d.C. circa, e Pilato fu richiamato nel 36 d.C. dopo aver ucciso un gruppo di samaritani che si erano radunati per osservare alcuni vasi sacri. I samaritani si appellarono a Vitellio, il legato di Siria, il quale ordinò a Pilato di rendere conto delle sue azioni all’imperatore.

Durante il processo a Gesù, Pilato appare un po’ più favorevole nei confronti di Gesù rispetto ai capi ebrei. Probabilmente a Pilato non importava minimamente di Gesù in sé, ma si opponeva semplicemente al Sinedrio. Tuttavia, quando i sacerdoti ebrei giocarono la loro «carta vincente», minacciando di andare a riferire all’imperatore che egli tollerava qualcuno che si autoproclamava Re dei Giudei, Pilato, uomo pragmatico, cedette alle richieste del Sinedrio. In un certo senso, la schiena di Gesù fu lacerata dalla frusta a causa della mancanza di spina dorsale di Pilato.

D: In Mt 27,3-5, cosa possiamo imparare sulle persone da Giuda?

R: Proprio come Giuda in seguito si pentì profondamente di ciò che aveva fatto, alcune persone malvagie provano un profondo rimorso, talvolta al punto da cadere nello sconforto, per le loro azioni. Giuda avrebbe potuto riflettere su come si sarebbe sentito riguardo alle sue azioni prima di compierle, ma non lo fece. Allo stesso modo, alcune persone malvagie, che attualmente provano un profondo rimorso per le loro azioni, avrebbero potuto riflettere su ciò prima di compierle, ma non lo fecero.

Giuda era schiavo del denaro, e lui stesso provava orrore per ciò che la sua schiavitù lo aveva indotto a compiere.

D: In Mt 27,5, Giuda si impiccò o il suo corpo si squarciò, come riporta Atti 1,18-19?

R: Atti 1,18-19 afferma che Giuda cadde a capofitto su un campo, il che implicherebbe una caduta da una certa altezza. Mettendo insieme questi versetti si ottengono due possibilità. In entrambi gli scenari, Giuda si impiccò, molto probabilmente a un albero, forse a strapiombo su una scarpata.

L’impiccagione fallì: mentre Giuda era ancora in vita, la corda si spezzò ed egli cadde a capofitto sul campo, e il suo corpo si squarciò.

L’impiccagione andò a buon fine e Giuda morì per l’impiccagione. Tuttavia, se nessuno fosse salito a tirarlo giù, prima o poi il corpo sarebbe caduto, in un modo o nell’altro.

In entrambi i casi, vi fu un tentativo di impiccagione, una corda spezzata e un corpo squarciato.

D: In Mt 27,7 e in Atti 1,18, furono i sacerdoti o Giuda Iscariota ad acquistare il campo?

R: I sacerdoti erano «troppo devoti» per dispiacere a Dio utilizzando denaro insanguinato. Inoltre, poiché Giuda aveva scagliato il denaro in una zona del tempio accessibile solo ai sacerdoti, il denaro, per quanto possa sembrare strano, poteva essere considerato da loro «sacro» poiché aveva toccato un luogo sacro. Giuda era già morto, quindi i sacerdoti effettuarono questa transazione in qualità di rappresentanti di Giuda utilizzando i «suoi» trenta denari. In modo macabro, Giuda prese personalmente possesso del campo. In Matteo 27,6, i sacerdoti non volevano che i 30 pezzi d’argento tornassero nel tesoro del tempio.

D: In Mt 27,9-10, in che modo ciò costituisce un adempimento di Geremia, dal momento che Geremia ne disse solo una parte e Zaccaria ne disse un’altra?

R: I cristiani hanno sei risposte.

Errore del copista, nessun profeta specificato – Agostino di Ippona affermò che molti manoscritti non riportano il nome di un profeta, sebbene ritenesse che i manoscritti migliori recassero la dicitura «Geremia». (Armonia dei Vangeli di Agostino, libro 3, cap. 7, 30-31, pagg. 191-192

Errore del copista per quanto riguarda Zaccaria – Alcuni manoscritti greci riportano effettivamente «Zaccaria» anziché «Geremia».

Errore di traduzione: Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, riferisce che Matteo scrisse originariamente il suo Vangelo in ebraico. Se ciò fosse vero e il testo fosse stato tradotto in greco, questo dettaglio potrebbe essere stato modificato in seguito.

Una profezia non riportata di Geremia. Lo stesso Zaccaria 1,4 cita Geremia 18,11. Zaccaria 7,7 menziona che egli sta pronunciando parole di profeti precedenti.

Una catena di testimonianze (chiamata anche catena): una pratica midrashica consisteva nel citare diverse profezie e metterle in relazione tra loro in quella che chiamiamo una «catena di testimonianze». Probabilmente anche Marco 1:2-3 è una catena di testimonianze. Pertanto, alcuni sostengono che se un’opera ha due autori e vi è solo un breve accenno al secondo autore, è consuetudine menzionare solo il primo autore. Le catene di testimonianze (chiamate anche catene) erano comuni, non solo nella Bibbia ma anche negli scritti cristiani primitivi. È consuetudine menzionare solo l’autore più famoso, e dovremmo considerare la letteratura antica alla luce delle loro pratiche, non delle nostre.

Solo il profeta più importante in una catena testimoniale, come avviene anche in Marco 1,2-3. Geremia fu posto a capo di questa sezione dell’Antico Testamento, secondo il Talmud babilonese (Baba Bathra 14b).

D: In Mt 27,15 e Mc 15,6, perché Pilato liberò un prigioniero in occasione della festa?

R: A quanto pare, questa era sua abitudine. A quanto pare, pensava che gli ebrei lo avrebbero considerato più giusto o umano se lo avesse fatto. Anche l’opera ebraica successiva, la Mishna Pesahim 8:6, suggerisce l’amnistia per un prigioniero durante la Pasqua ebraica. Ovviamente, le sue idee di giustizia e misericordia differiscono dalle nostre odierne, e la Bibbia non approva le sue idee.

D: In Mt 27,19, cos’altro sappiamo della moglie di Ponzio Pilato?

R: La Bibbia non dice altro. Secondo la tradizione ecclesiastica, il suo nome era Claudia Procula; in seguito divenne una cristiana clandestina e la Chiesa greco-ortodossa la considera una santa.

D: In Mt 27,22; Mc 15,14; Lc 23,23 e Gv 19,14, Gesù dovette subire una morte lenta e dolorosa sulla croce, oppure avrebbe potuto morire in modo meno doloroso per mano di una spada o a causa di una malattia? (Mia moglie si è posta questa domanda)

R: La Scrittura riporta solo ciò che è accaduto, e non l’intera gamma di possibilità di ciò che avrebbe potuto accadere. Quando Satana indusse il popolo a uccidere Gesù, a quanto pare gli inflisse la morte più dolorosa che gli uomini sapessero infliggere a quel tempo. Gesù subì la punizione più terribile, per offrirci il dono più prezioso.

D: In Mt 27,24, in che modo le persone oggi cercano talvolta di «lavarsi le mani» per convincere gli altri di non aver avuto alcun ruolo in qualcosa, quando in realtà ne hanno avuto uno?

R: I politici possono sembrare desiderosi, e abili, nel prendere le distanze da esiti fallimentari o da politiche sbagliate o ormai impopolari che avevano votato. Quando si sente un politico affermare di aver «ereditato» un problema, ciò potrebbe essere vero, ma ci si può comunque chiedere cosa abbia fatto per risolvere il problema durante il suo mandato.

Pilato era quasi ridicolo nel tentativo di seguire una «via di mezzo», mantenendosi neutrale riguardo a Gesù. Anche oggi molti cercano di seguire una via di mezzo, ma in realtà non possono farlo. O Gesù era un impostore bugiardo, un pazzo illuso, oppure era il Signore. Non c’è via di mezzo in questo caso.

Erano già state preparate tre croci, quindi Pilato aveva già deciso in precedenza di giustiziare tre prigionieri. Ma Gesù prese il posto di Barabba sulla croce centrale.

D: In Mt 27,25, perché avrebbero voluto che il sangue di Gesù ricadesse su di loro e sui loro figli?

R: Nella risposta occorre prendere in considerazione quattro punti.

1. Pilato, quantomeno in apparenza, sembrava molto riluttante ad assumersi la responsabilità, e la folla avrebbe potuto ritenere che egli non avrebbe pronunciato la condanna a morte contro Gesù se non si fosse mostrata disposta ad assumersi tale responsabilità.

2. Inoltre, sebbene la moglie di Pilato lo avesse ammonito a non avere nulla a che fare con la morte di quell’uomo, Pilato si era dimostrato incline a versare sangue in altre occasioni non riportate nella Bibbia. A prescindere da ciò, Pilato avrebbe voluto che la folla dichiarasse di assumersi la responsabilità, sollevandolo in tal modo, in un certo senso, dalla responsabilità esclusiva della condanna a morte di Gesù. Potreste semplicemente aver istigato la folla per tutelarsi, in modo che le parole della folla giustificassero la sua decisione qualora ebrei o romani l’avessero messa in discussione in seguito.

3. I genitori non possono scegliere se attribuire o meno la propria colpa personale ai propri figli o discendenti. Purtroppo, Hitler e altri nazisti definivano gli ebrei del loro tempo «assassini di Cristo» e utilizzavano tale espressione per cercare di giustificare i loro orribili crimini. Lo stesso Hitler ordinò la scomparsa di molti sacerdoti cattolici e di altri cristiani. Naturalmente i Romani erano italiani, e Hitler si alleò con l’Italia. Sì, i peccati dei Romani e degli ebrei hanno portato Gesù sulla croce, ma sono i peccati di tutti noi che hanno realmente portato Gesù sulla croce.

4. In definitiva, coloro che sono coperti dal sangue di Gesù vedono i propri peccati lavati via, ma, naturalmente, non è questo ciò che la folla intendeva in questo contesto.

D: In Mt 27,28-29, la tunica di Gesù era scarlatta o era porpora come in Gv 19,2-3?

R: Esistono due risposte diverse, ed entrambe potrebbero essere vere.

Porpora rossastra: in inglese, il «porpora rossastra» può essere considerato una variante del porpora o dello scarlatto. Nel greco antico, vi è maggiore incertezza riguardo all’esatta gamma dello spettro luminoso di ciascun colore. Quando l’ebraico/aramaico viene tradotto in greco, come indica Papia nel caso di Matteo, l’incertezza è ancora maggiore.

Multicolore: Sarebbe davvero strano se una costosa veste regale fosse di un solo colore. Antichi disegni a colori raffiguranti persone in Egitto mostrano colori multipli. Vesti di molti colori erano disponibili per la gente comune almeno fin dai tempi di Giuseppe, 1900 anni prima di Gesù.

D: In Mt 27,29, perché misero una corona di spine a Gesù e gli diedero una canna?

R: Lo fecero per creare una finta corona con cui deriderLo, mentre la canna fungeva da finto scettro. Le spine potrebbero essere state rivolte verso l’interno per ferire Gesù, oppure verso l’esterno per assomigliare a una corona, con alcune spine rivolte in entrambi i sensi. Alcune persone provano grande piacere nel deridere gli altri. Ma Gesù indossò una corona di spine affinché noi potessimo indossare una corona di gloria. Esempi di soldati romani che si divertivano a deridere i prigionieri si trovano nella Storia di Cassio Dione 15,20-21 e in Filone, In Flaccum 6,36-39.

Inoltre, lo scopo potrebbe non essere stato solo quello di deridere Gesù, ma, attraverso Gesù, di deridere anche la nazione ebraica

D: In Mt 27,32 e Mc 15,21, perché Simone di Cirene dovette portare la croce di Gesù?

R: Gesù era troppo debole per portare la trave trasversale e, naturalmente, i Romani non avevano alcuna intenzione di portarla loro stessi. I Romani non facevano alcuna finta di essere equi in questa occasione. Per inciso, i rabbini successivi proibirono la crocifissione in quanto troppo orribile, e i Romani la consentivano solo su ordine diretto dell’imperatore.

Gli archeologi hanno rinvenuto un ossario, ovvero un deposito di ossa, appartenente a ebrei provenienti da Cirene. Uno di questi ossari è dedicato ad «Alessandro, figlio di Simone», ma Alessandro e Simone erano nomi comuni, quindi probabilmente non si trattava dello stesso Simone. Si veda N. Avigad, «A Depository of Inscribed Ossuaries in the Kidron Valley», in IEJ 12 [1962] 1-12.

D: In Mt 27,32, Simone di Cirene che portò la croce era lo stesso Simone il lebbroso di Mt 26,6?

R: È possibile, ma altamente improbabile. Simone era un nome molto comune.

D: In Mt 27,34.48 e Mc 15,36, perché qualcuno mise dell’aceto mescolato con fiele e mirra su una spugna per darla a Gesù?

R: Gesù disse di avere sete, e i soldati romani erano soliti bere una bevanda, chiamata posca, a base di aceto annacquato. Secondo una tradizione, le donne di Gerusalemme aggiungevano del fiele, un narcotico analgesico, all’aceto annacquato. Ma Gesù rifiutò il fiele, poiché sapeva di dover sopportare appieno il dolore per noi. Due ladri furono crocifissi accanto a Gesù, adempiendo inconsapevolmente la profezia di Isaia 53:12, secondo cui Gesù sarebbe stato annoverato tra i trasgressori.

D: In Mt 27,40-42, perché lo esortavano a scendere dalla croce?

R: Gesù non poteva scendere di sua spontanea volontà, poiché era inchiodato lì. Essi non credevano in Gesù e lo stavano nuovamente deridendo. Affermavano che avrebbero creduto in Gesù se questi fosse sceso dalla croce.

Innanzitutto, non erano sinceri, poiché non credettero nemmeno quando Gesù risuscitò Lazzaro dai morti, né credettero quando lo stesso Gesù risuscitò dai morti in seguito. Non è forse questo un miracolo più grande che scendere dalla croce?

In secondo luogo, secondo Deuteronomio 21:23, chi moriva appeso a un albero era maledetto, e sarebbe stato offensivo credere a qualcuno che Dio aveva lasciato che fosse maledetto morendo sulla croce. I capi ebrei non volevano screditare Gesù come Messia, poiché ritenevano già che Egli non lo fosse. Piuttosto, i capi ebrei volevano rendere chiarissimo al mondo che Gesù non era idoneo a essere il Messia.

Satana stava usando questo come tentazione. Gesù avrebbe potuto porre fine a tutto ciò in qualsiasi momento, chiamando le Sue dodici legioni di angeli. Ma se lo avesse fatto, la Sua espiazione per noi non avrebbe avuto luogo.

Molti musulmani ritengono che Gesù non potesse morire sulla croce perché Allah non avrebbe permesso che ciò accadesse a un profeta. Ma essi guardano solo a questo mondo e non sanno che Gesù è molto più di un profeta.

Come disse William Booth: «Essi sostenevano che avrebbero creduto se Egli fosse sceso; noi crediamo perché Egli è rimasto lassù».

D: In Mt 27,46-47 e Mc 15,36, perché qualcuno disse che Gesù stava invocando Elia?

R: Le persone tra la folla parlavano latino, greco, aramaico/ebraico e probabilmente alcune altre lingue. Quando Gesù diceva «Eli, Eli», alcuni pensarono che potesse dire «Elia». Si ricordi che né l’ebraico né il latino romano possedevano il suono «j». Inoltre, poiché dal Suo corpo veniva prelevato del liquido per riempire il pericardio che circonda il cuore, Gesù doveva avere molta sete e potrebbe aver avuto difficoltà a parlare chiaramente.

D’altra parte, alcuni potrebbero aver udito correttamente ciò che Gesù stava dicendo, ma avrebbero deliberatamente travisato le sue parole per deriderlo.

D: In Mt 27,46 e Mc 15,34, cosa intendeva Gesù dicendo: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato»?

R: Il dolore fisico era solo una parte dell’espiazione di Gesù. La parte più grande del dolore era rappresentata dal fatto che Dio Padre stesso abbandonò Gesù, quando i peccati del mondo furono posti su di Lui. Non si trattava di una tranquilla questione teologica, bensì di un grido di agonia. Era un grido di dolore emotivo, non solo fisico. In un modo che forse non riusciamo a comprendere appieno, il Padre voltò le spalle a Gesù, che portava sulle spalle il peso di tutti i nostri peccati.

D: In Mt 27,46 e Mc 15,34, ciò dimostra forse che Gesù non è Dio, come insegna il falso leader religioso Rev. Moon?

R: No. Innanzitutto, ecco ciò che ha affermato il falso Messia, il reverendo Moon, e poi la confutazione.

Principio Divino (quinta edizione, 1977), pagg. 210-212: «… Gesù, in quanto uomo che ha adempiuto lo scopo della creazione, è un solo corpo con Dio. … Tuttavia, egli non può in alcun modo essere Dio stesso. … Gesù, essendo un solo corpo con Dio, può essere definito un secondo Dio (immagine di Dio), ma non può in alcun modo essere Dio stesso. … Gesù era un uomo che aveva portato a compimento lo scopo della creazione, e ciò non significa che fosse il Creatore stesso. … Inoltre, quando leggiamo che Gesù disse sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», diventa chiaro che Gesù non è Dio stesso».

Tuttavia, Gesù è Dio secondo Ebrei 1:8,10 e Tito 2:13; Egli possiede la pienezza della divinità in Colossesi 1:19. Altri versetti che dimostrano che Gesù è Dio sono Romani 9:5, Giovanni 5:23 e 1 Giovanni 5:20. Il discepolo Tommaso si rivolse a Gesù chiamandolo «mio Dio» in Giovanni 20:28. Giovanni 1:3, 10, 11, 14 e Colossesi 1:16 dimostrano che Gesù non era semplicemente un uomo perfetto, poiché tutte le cose nei cieli e sulla terra sono state create per mezzo di Gesù e per Gesù.

La confusione può derivare dal fatto che il termine «Dio» è utilizzato in più di un senso nella Bibbia. Certamente, almeno sulla terra, il Padre ha ricoperto il ruolo di Dio di Gesù, poiché Gesù sulla terra ha imparato l’obbedienza (Ebrei 5:8).

D: In Matteo 27:51 e Marco 15:38, quale era il significato dello strappo in due del velo del Tempio?

R: Il velo separava il luogo santissimo di Dio dal resto del Tempio. Lo strappo significava l’obsolescenza del rituale del Tempio e della legge che lo regolava. Lo strappo dimostrava che, grazie al sacrificio espiatorio di Gesù, la barriera era stata abbattuta e noi potevamo avere un rapporto intimo con Dio. Se il velo del Tempio fosse stato rosicchiato dagli insetti e si fosse gradualmente indebolito fino a non poter più sostenere il proprio peso, si sarebbe strappato da un lato all’altro. Invece, il velo si è strappato dall’alto verso il basso, il che non avrebbe alcuna spiegazione naturale.

Il velo del Tempio simboleggiava il corpo di Gesù, e il fatto che si sia squarciato rappresenta la nostra possibilità di entrare noi stessi nel Santo dei Santi, secondo Ebrei 10:19-20

Inoltre, poiché le autorità ebraiche e i capi religiosi avevano respinto Gesù, quel Tempio non sarebbe più stato visitato da Dio.

D: In Matteo 27,51, esiste qualche testimonianza extra-biblica dello strappo del velo del Tempio?

R: Si trova un episodio simile in b Yoma 39b (p. 580). Vi si afferma che le porte del Tempio si aprirono da sole, 40 anni prima che il Tempio venisse distrutto nel 70 d.C.

D: In Mt 27,51 è vero che non vi sono prove di questo terremoto al di fuori del Vangelo di Matteo?

R: No, ciò è falso. O gli scettici hanno ragione e Matteo ha inventato una storia con un messaggio ispiratore, che la Chiesa primitiva fu indotta a credere fosse reale, oppure ci fu davvero un terremoto, le tombe si aprirono, alcuni morti risuscitarono e, presumibilmente, salirono al Cielo dopo la risurrezione di Gesù. Inoltre, il Monte del Tempio sorge su una faglia geologica, pertanto ci si potrebbero aspettare alcuni terremoti.

L’affermazione secondo cui nessuno ne abbia mai fatto menzione al di fuori del Vangelo di Matteo è errata. Disponiamo di studi geologici moderni, di due fonti extra-bibliche non cristiane e di cinque fonti extra-bibliche cristiane che menzionano questi eventi.

Geologia moderna: sono state studiate carote di sedimenti profonde venti piedi prelevate da tre siti intorno al Mar Morto. Sono emersi strati sismici che sono stati ricondotti a terremoti storici. È stato registrato un terremoto sconosciuto risalente al I secolo. I ricercatori hanno contato gli strati annuali a partire dal terremoto documentato del 31 a.C. e sono giunti a una datazione del terremoto del I secolo nel 31 d.C. con un margine di errore del ±5%. Il terremoto è indicato come «33 d.C.» in diversi articoli di ricerca tecnica. Per ulteriori informazioni, si veda: «High resolution geological record of historic earthquakes in the Dead Sea basin» (Istituto di Scienze della Terra, Università Ebraica di Gerusalemme; Dipartimento di Geofisica, Università di Tel Aviv): Journal of Geophysical Research, vol. 106, n. B2, pp. 2221-2234, 2001. «Tabella 3… 33 d.C. Le segnalazioni provenivano dalla regione della Giudea. Il Tempio di Gerusalemme subì danni.»

«Un terremoto avvenuto all’inizio del I secolo nel Mar Morto», International Geology Review, DOI:10.1080/00206814.2011.639996.

Visibile non solo nei campioni di carotaggio, ma anche nei canaloni vicino al Mar Morto. Per un’immagine dello strato lasciato dal terremoto del 33 d.C., si veda http://logosresearchassociates.org/Documents/Austin_33%20AD%20Seismite%20Ze'elim.pdf, figura 13. (14 giugno 2013)

Flegone era uno scrittore greco originario della Caria (in Asia Minore), il quale scrisse poco dopo il 137 d.C. che nel quarto anno della 202ª Olimpiade [33 d.C.] si verificò «la più grande eclissi di sole» e che «si fece notte alla sesta ora del giorno [mezzogiorno], tanto che nessuna stella apparve nei cieli». Si verificò un grande terremoto in Bitinia e molte cose furono rovesciate a Nicea.» (The Case for Christ, pag. 111.) Origene, Contro Celso, libro 2, cap. 14, pag. 437; libro 2, cap. 33, pag. 445; libro 2, cap. 59, pag. 455.

Talete (o Tallus) era uno storico palestinese citato da Giulio Africano (attivo tra il 232 e il 245 d.C.). Giulio afferma: «Tallus, nel terzo libro della sua Storia, definisce questa oscurità, a mio avviso senza motivo, un’eclissi di sole». (I Padri ante-niceni, volume 6, pag. 136.) Il contesto è quello in cui Giulio discute di come il periodo che va dal decreto di Artaserse alla crocifissione di Cristo abbia adempiuto Daniele 9. (Non disponiamo tuttavia di alcuna prova che Talete abbia menzionato un terremoto.)

Ireneo (182-188 d.C.), in «Frammenti dagli scritti perduti», cap. 28, pag. 573 (negli «Padri ante-niceni»), menziona che «quando Gesù discese, molte anime ascesero e furono viste nei loro corpi». Egli scrive inoltre, in *Contro le eresie*, libro 4, cap. 34, pag. 512: «E i segni relativi alla passione del Signore, che erano stati predetti, non si sono avverati in nessun altro caso. Infatti, né alla morte di alcun uomo tra gli antichi il sole tramontò a mezzogiorno, né il velo del tempio si squarciò, né la terra tremò, né le rocce si spaccarono, né i morti risuscitarono, né alcuno di questi uomini [dell’antichità] fu risuscitato il terzo giorno, né fu accolto in cielo… Pertanto i profeti non parlarono di nessun altro se non del Signore, in cui concorsero tutti questi segni sopra menzionati».

Ignazio (prima del 116 d.C.), discepolo dell’apostolo Giovanni, nella sua Lettera ai Magnesi, capitolo 9, menziona coloro che Gesù risuscitò.

Clemente di Alessandria, negli Stromati (193-202 d.C.), libro 6, cap. 6, p. 491, afferma: «“Ma coloro che si erano addormentati, scesero morti, ma risorsero vivi”. Il Vangelo dice: “che molti corpi di coloro che dormivano risorsero” – chiaramente come se fossero stati traslati in uno stato migliore. Si verificò, quindi, un movimento e una traslazione universali per opera dell’economia del Salvatore».

Questi primi scrittori furono «ingannati e raggirati» nel ritenere che ciò fosse accaduto, secondo il ragionamento di alcuni scettici. Lo stesso vale per altri miracoli, compresa la risurrezione: o i primi cristiani furono ingannati e raggirati nel ritenere che ciò fosse realmente accaduto, oppure no. Non disponiamo di ulteriori testimoni oculari, quindi o crediamo a quanto hanno affermato gli autori dei Vangeli, oppure no. Lo stesso vale per Paolo, il quale affermò in 1 Cor. 15,13-19 che, se la risurrezione non fosse avvenuta, la sua predicazione sarebbe stata vana, egli sarebbe stato un falso testimone, la nostra fede sarebbe stata vana e i cristiani sarebbero stati da compatire più di tutti gli uomini. Come l’apostolo Paolo, non vedo alcuna via di mezzo.

Origene (225-254 d.C.) menziona l’oscurità che avvolse la terra e le tombe che si spalancarono nell’opera *Contro Celso*, libro 2, capitolo 33, pag. 445.

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.) menziona il terremoto riportato nel Vangelo secondo Matteo. Lettera al vescovo Basilide, canone 1, pag. 94.

Riassumendo, abbiamo motivo di ritenere attendibile il racconto della risurrezione di alcuni individui selezionati perché:

1. La nostra fiducia negli autori dei Vangeli e nella loro testimonianza su altri fatti.

2. Gli scrittori della Chiesa primitiva ne hanno effettivamente fatto menzione

3. Ciò sarebbe comunque impossibile da verificare per chi non conoscesse la persona defunta, pertanto gli scrittori ebrei e romani non ne sarebbero a conoscenza.

4. Gli scrittori ebrei non avrebbero avuto alcun motivo per menzionarlo,

5. L’evento della resurrezione di alcune persone sarebbe stato messo in secondo piano dalla resurrezione di Gesù.

Sono parzialmente d’accordo con quanto ha affermato riguardo ai terremoti. Tuttavia, piuttosto che affermare che gli autori dei Vangeli utilizzino questi eventi catastrofici per simboleggiare l’enorme importanza e le conseguenze dell’intervento di Dio, ritengo che sia stato Dio stesso a servirsi di tali eventi. Oltre ai Vangeli, non dimentichi i terremoti citati nell’Apocalisse, né l’episodio della morte di Uzzia in Isaia 6. Inoltre, nella storia della Chiesa, quando Giovanni Crisostomo fu esiliato da Costantinopoli nel 403 d.C., si verificò un terremoto. Non ci si aspetterebbe che gli scrittori antichi riportassero terremoti di minore entità. Per quanto riguarda i terremoti minori verificatisi in questa regione, dispongo di dati solo per la Grecia e la Turchia. L’Enciclopedia Britannica riporta, per la Grecia e la Turchia, che:

Tra il 1902 e il 1946 si verificarono 58 terremoti

Tra il 1947 e il 1966 si sono verificati 82 terremoti

Tra il 1967 e il 1976 si sono verificati 45 terremoti

Tra il 1977 e il 1981 si sono verificati 9 terremoti

Un’altra osservazione è che gli scavi archeologici a Qumran dimostrano che nel 31 a.C. (prima di Cristo) si verificò un terremoto devastante, eppure nessun autore antico, ad eccezione di Giuseppe Flavio, riporta questo evento.

Conclusione: sembrano esserci due possibilità (e nessuna via di mezzo)

1. Nessun terremoto: gli autori dei Vangeli potrebbero avere ragione nei loro nobili insegnamenti morali, ma hanno riportato terremoti che non si sono verificati. Non possiamo fidarci di ciò che affermano, almeno per quanto riguarda gli eventi del mondo reale.

2. Terremoto: ci si può fidare di quanto affermano gli autori dei Vangeli, i quali hanno riportato terremoti che si sono effettivamente verificati.

D: In Mt 27,52-53, come hanno potuto i morti uscire dalle loro tombe?

R: Dio Onnipotente ha il potere di fare qualsiasi cosa Egli scelga, compresa la resurrezione dei morti. Alcuni scettici sostengono che ciò violerebbe le leggi della natura; ebbene, è Dio che ha stabilito le leggi della natura.

Gli angeli in cielo devono considerare le parole degli scettici in modo simile a come noi consideriamo le parole di molti scettici ai tempi dei fratelli Wright, i quali affermavano che «l’uomo non potrà mai volare». La portanza aerodinamica può prevalere sulla legge di gravità; quanto più, quindi, il Creatore è in grado di prevalere sulle leggi della Sua creazione!

D: In Mt 27,52-53, quando le persone uscirono dalle loro tombe in occasione della risurrezione di Gesù, ciò dimostra la probabilità che Maria sia stata assunta in cielo con il corpo, come insegna un autore cattolico?

R: No. Ludwig Ott ha presentato questo fatto, non come una prova, ma come argomento a sostegno nella sua opera *Fondamenti del dogma cattolico* (1960), pag. 209. Ciò non avvalora affatto l’ipotesi che Maria sia stata assunta in cielo con il corpo, per due ragioni:

a) Non è chiaro se le persone uscite dalle loro tombe fossero state resuscitate nei loro corpi mortali (come avvenne per Lazzaro) o se fossero risorte.

b) Maria era ancora in vita (Giovanni 19,27; Atti 1,14) quando Gesù morì e risuscitò dai morti, pertanto non rientrerebbe in questo gruppo.

D: In Mt 27,54, il centurione romano disse «un Figlio di Dio» o «il Figlio di Dio»?

R: I soldati erano presenti nel caso in cui qualcuno avesse tentato di entrare per liberare i condannati. Il greco prevede l’articolo determinativo (the in inglese), che in questo caso non è stato utilizzato. Tuttavia, l’ordine delle parole indica che si tratta di un riferimento determinato, ovvero «il Figlio di Dio», secondo il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1310. D’altra parte, l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 758, indica che potrebbe essere inteso in entrambi i modi.

D: In Mt 27,57-59, Giuseppe d’Arimatea fu coraggioso nel chiedere il corpo di Gesù?

R: Tecnicamente, il corpo di un criminale giustiziato sarebbe stato di proprietà di Roma. Spesso i Romani lasciavano i corpi sulla croce a marcire e a diventare cibo per gli uccelli. Tuttavia, secondo la legge ebraica non era consentito lasciare il corpo appeso durante la notte della Pasqua ebraica. Pertanto, se un funzionario romano fosse stato d’accordo, sarebbe stato ragionevole chiedere il permesso romano per prelevare il corpo e seppellirlo. A volte il funzionario romano lo concedeva in cambio di denaro, sebbene non vi sia alcuna indicazione che Pilato lo abbia fatto in questo caso. Normalmente non era considerato insolito che qualcuno, magari un parente, chiedesse il corpo per seppellirlo. Tuttavia, quando Giuseppe, che non era un parente, chiese espressamente il corpo, dopo essersi opposto alla condanna a morte di Gesù, si distinse come non più solo un seguace segreto di Gesù. Come afferma il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1310: «In senso stretto, Giuseppe si seppellì economicamente, socialmente e religiosamente quando seppellì il corpo di Gesù. Questo atto lo separò per sempre dall’establishment che aveva ucciso il Signore Gesù». Normalmente il corpo di un criminale condannato veniva gettato nella Valle di Hinnom, una sorta di discarica cittadina, dove sarebbe stato consumato dal fuoco o dagli animali selvatici. Ma Giuseppe desiderava una sepoltura dignitosa. Probabilmente Giuseppe non sapeva di stare adempiendo Isaia 53:9, secondo cui Gesù sarebbe stato con i ricchi nella Sua morte.

D: In Mt 27,65, come facciamo a sapere che «metteranno una guardia» si riferisce a 4-16 soldati romani, anziché a soldati del Tempio?

R: Il greco potrebbe essere interpretato in entrambi i modi.

Indicativo: avete già una guardia

Imperativo: prendete questa guardia romana che vi concedo Ecco le tre possibili interpretazioni, con i pro e i contro di ciascuna.

Avete già una vostra guardia del Tempio: a favore di questa ipotesi vi è il fatto che furono proprio le guardie del Tempio ad arrestare Gesù. Poiché il corpo del criminale crocifisso era ormai di proprietà romana, dovevano chiedere a Pilato il permesso di custodirlo. A sfavore di questa interpretazione vi è il fatto che il sigillo dei sacerdoti ebrei avrebbe avuto scarso valore, mentre il sigillo dell’Impero Romano, realizzato con corda e cera, sarebbe stato difficile da manomettere. Chiunque lo avesse rotto avrebbe rischiato la morte.

Vi è già stata assegnata una guardia romana: forse ai sacerdoti era già stata assegnata una guardia romana.

Prendere una guardia romana: a sfavore di questa interpretazione non vi è alcun esempio chiaro dell’uso del verbo echein nel senso di «prendere» né nel greco classico né in quello ellenistico.

D’altra parte, potrebbe trattarsi di guardie ebraiche, come dimostra il fatto che in seguito riferirono ai capi dei sacerdoti e non a Pilato. Ma anche le guardie romane sarebbero state riluttanti a tornare da Pilato senza alleati ebrei, poiché ciò avrebbe potuto significare la loro stessa condanna a morte.

D: In Mt 28,9, Gesù apparve per primo a Maria Maddalena o per primo a Pietro (Cefa), come suggerisce Paolo in 1 Cor 15,5?

R: Maria Maddalena fu la prima persona a vedere Gesù, ma Pietro fu il primo apostolo a vederlo. In realtà Paolo non affermò che Pietro fosse la prima persona alla quale Gesù fosse apparso. Tra le persone elencate da Paolo, Pietro era il primo nella sua lista ad aver visto Gesù risorto, seguito dagli altri discepoli e poi da oltre 500 persone. Da un lato, forse Paolo ha deliberatamente omesso di menzionare le donne perché, come si legge in *When Critics Ask* alle pagine 365-367, all’epoca in un tribunale la testimonianza di una donna non veniva presa in considerazione. Dall’altro lato, forse Paolo potrebbe semplicemente aver dimenticato che le donne erano state presenti prima di Pietro. In ogni caso, non vi è alcuna contraddizione, poiché Paolo non ha mai affermato che nessuno avesse visto Gesù prima di Pietro.

D: In Mt 28,11-15, i capi dei sacerdoti dovettero corrompere le guardie e da dove proveniva il denaro?

R: Probabilmente i capi dei sacerdoti non avevano bisogno di corrompere le guardie, poiché queste ultime temevano che la notizia potesse trapelare. Ma i capi dei sacerdoti erano probabilmente in preda al panico e ritennero che corrompere le guardie e offrirsi di «placare» Pilato, come riportato in Matteo 28, 14, fosse la linea di condotta più sicura. A quanto pare, si ritenevano molto esperti nel corrompere le persone. Il denaro per le tangenti proveniva dalle offerte che gli ebrei versavano al Tempio sotto forma di tassa del Tempio.

D: In Mt 28,12-15, quali sono altri esempi di persone pagate profumatamente per diffondere una menzogna, e perché le persone agiscono in questo modo?

R: Le persone diffondono una menzogna per denaro per una serie di ragioni. In questo caso i soldati lo fecero per paura di perdere la vita. Altri lo fanno perché attribuiscono più valore al denaro che alla propria integrità. Una terza ragione è il desiderio di sostituire un evento soprannaturale con una spiegazione naturalistica. Ma «tenetevi forte», perché ecco alcuni esempi di menzogne molto influenti raccontate nel corso della storia.

Le False Decretali sono circa 100 lettere che «dimostravano» che Pietro avesse affermato di aver ricevuto l’autorità di guidare la Chiesa di Cristo e di poter trasmettere tale autorità al prossimo papa, ecc. Dimostravano inoltre che i vescovi non fossero soggetti né al governo locale né ad altri leader ecclesiastici, ma solo al Papa. Si sosteneva che fossero state redatte da autori tra il 78 e il 731 d.C., ma in realtà furono scritte intorno all’847-859 d.C., per lo più da Isidoro Mercatore in Francia. Sebbene non fossero mai state accettate dalla Chiesa ortodossa orientale, nella Chiesa cattolica romana furono utilizzate per stabilire il diritto ecclesiastico nei sinodi di Worms (868), Colonia (887), Metz (893) e Tribur (895). Quasi tutti concordavano sul fatto che si trattasse di falsi già tra il 900 e il 1100 d.C. Ad esempio, perché i papi avrebbero dovuto citare persone nate dopo la loro morte? Tuttavia, quando fu accertato che si trattava di falsi, essi avevano già svolto la loro funzione di consolidamento del potere e della ricchezza della Chiesa cattolica romana.

I Protocolli degli Anziani di Sion: si tratta di un testo falso presumibilmente redatto da anziani ebrei su come mandare in bancarotta gli uomini d’affari non ebrei e, in ultima analisi, impadronirsi del potere. In realtà fu scritto da un russo antisemita non ebreo, probabilmente Sergei Nilus, tra il 1901 e il 1903. Anche dopo che un quotidiano britannico ne smascherò la falsità, continuò a essere utilizzato per tentare di dimostrare l’esistenza di una cospirazione ebraica mondiale, e in seguito alla sua pubblicazione ebbero inizio in Russia i pogrom volti a uccidere gli ebrei e a confiscarne i beni. Divenne lettura obbligatoria per gli scolari tedeschi dopo l’ascesa al potere dei nazisti nel 1933.

Fumo: All’inizio degli anni ’50 alcuni studi medici dimostrarono un nesso causale tra il fumo e il cancro ai polmoni. Tuttavia, le aziende produttrici di tabacco misero vigorosamente in dubbio tali affermazioni. Ancora nel 2005, nel caso McTear contro Imperial Tobacco in Scozia, si sostenne che non fosse possibile dimostrare che il fumo di una persona causasse il cancro ai polmoni. Per inciso, gli Stati Uniti incassano circa 32 miliardi di dollari all’anno dalle imposte sul tabacco.

Vaccini MMR: Nel 1998 Andrew Wakefield pubblicò un articolo sulla rivista medica britannica *Lancet* in cui collegava le vaccinazioni all’autismo. In seguito a ciò, i tassi di vaccinazione con il vaccino MMR subirono un drastico calo in Gran Bretagna. Altri studi tentarono di replicare i risultati di Wakefield, ma non riuscirono a individuare alcuna correlazione. Wakefield omise di rivelare di aver ricevuto finanziamenti da avvocati che avevano intentato cause contro i produttori di vaccini, i quali avrebbero potuto utilizzare il suo studio a sostegno delle proprie argomentazioni. Wakefield sostiene che non vi fosse alcun fine di lucro, ma avrebbe comunque guadagnato 43 milioni di dollari dalla vendita di kit di analisi. Dopo che la vicenda è venuta alla luce, l’articolo di Wakefield è stato formalmente ritirato da Lancet e gli è stato vietato di esercitare nuovamente la professione medica in Gran Bretagna. Si è quindi trasferito negli Stati Uniti per esercitare la professione medica e nel 2016 ha realizzato il film: Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe.

Contro i cattolici nell’Odisha: Lakshmanananda Saraswati, un popolare leader indù, è stato assassinato dai maoisti, che in seguito hanno ammesso il fatto. Cinque cattolici, un dipendente di World Vision e un paio di maoisti sono stati infine arrestati. Si sono verificati disordini contro i cattolici e cinque indù sono stati arrestati per aver appiccato il fuoco a un’abitazione cattolica. Tutti sono stati tuttavia prosciolti dal tribunale. Per ulteriori informazioni, consultate il sito https://en.wikipedia.org/wiki/Murder_of_Lakshmanananda_Saraswati.

Contro i cristiani in India: A proposito, sapevate che intorno al 10 febbraio 2022, a Frisco, in Texas, la Global Hindu Heritage Foundation (GHHF) ha organizzato una raccolta fondi destinata, tra le altre cose, a finanziare la demolizione di chiese in India che, secondo l’organizzazione, sarebbero state «costruite illegalmente»?

La diffusione di menzogne a scopo di lucro non si è fermata.

Per ulteriori informazioni, consultate quanto segue. (18 marzo 2023)

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Protocols_of_the_Elders_of_Zion, https://en.wikipedia.org/wiki/Vaccine_hesitancy

https://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Wakefield

https://en.wikipedia.org/wiki/Tobacco_politics

https://www.thequint.com/us-nri-news/hindutva-fundraiser-frisco-texas-global-hindu-heritage-foundation-demolition-of-illegal-churches-tirupati-ghar-wapsi.

D: In Mt 28,19, come possiamo fare in modo che tutte le nazioni diventino “discepoli”, anziché limitarsi a essere semplici ascoltatori o convertiti?

R: Innanzitutto pregate e predicate il Vangelo, ma questo è solo il primo passo. Quando qualcuno ripone la propria fede in Cristo, il vostro lavoro non termina; al contrario, il percorso di discepolato ha appena inizio. Qualcuno deve dedicare del tempo, magari ogni settimana, a quella persona, sia individualmente che in gruppo, insegnandole i fondamenti della fede e come dovrebbe vivere per Cristo nel proprio ambiente. Limitarsi a predicare, o predicare e vedere le persone salvarsi, è più facile di ciò che Gesù ci chiede di fare in questo caso. In un mestiere come quello dell’idraulico, dell’elettricista, ecc., vi sono in genere tre livelli: apprendista, operaio qualificato e maestro. Un maestro, o più probabilmente un operaio qualificato, formerebbe un apprendista, e un maestro potrebbe a sua volta formare un operaio qualificato. Nella Chiesa abbiamo bisogno di una formazione di base per i cristiani più recenti e di una formazione più matura per i cristiani «operai qualificati». Ma in entrambi i casi, quando è stata l’ultima volta che avete formato spiritualmente qualcuno?

D: In Mt 28,19, poiché esiste un solo Dio, come può Gesù essere Dio e come può la Trinità essere vera?

R: Può esserci una “pluralità” nell’unico Dio senza che vi siano dei separati. Anche nel Corano, quando Allah parla, vengono utilizzate le parole “noi” (Nahnu) e “io”.

Dio non è soggetto ai limiti dell’uomo e può rivelarsi a noi come meglio crede.

Nelle Scritture si riscontra una triplicità: Matteo 28:19; 1 Pietro 1:2; Efesini 2:18; Apocalisse 4:8; 2 Corinzi 13:14; Giovanni 15:26.

Esiste un solo Dio indivisibile. Deuteronomio 4:35-39; 6:4; Isaia 43:10-12; 44:6,8; 45:5-6,14,21; 46:9; 1 Timoteo 1:17; 6:15-16.

Tre persone distinte: Matteo 3:16-17; Luca 3:21-22; Giovanni 1:1; 6:38; 14:31; 15:26; 16:28; 17:5; Atti 5:31-32; Marco 10:38-40

Gesù è Dio. Giovanni 1:3; Colossesi 1:16-17; Ebrei 1:6-9; Giovanni 9:38; 2 Corinzi 11:3; Giovanni 20:28-29; Apocalisse 5:8-9; 22:20

Lo Spirito è Dio. Romani 8:9-16; Luca 1:35; 1 Giovanni 4:12-16; 1 Corinzi 3:16 contrapposto a 1 Corinzi 6:19; Atti 5:4

Essi sono uguali per natura, gloria e onore. Giovanni 5:18; 5:23; Colossesi 2:9-10; (Isaia 44:6; Apocalisse 1:8 contrapposto ad Apocalisse 1:17-18; 22:13)

Essi differiscono per ruolo e rango. 1 Corinzi 11:3; 1 Corinzi 15:25-28; Matteo 12:18; Efesini 1:3,17; Giovanni 1:33; 14:16,26,28; Romani 8:26-27.

A proposito, il fatto che Gesù faccia parte della Trinità non significa che Gesù sia un terzo di Dio, non più di quanto l’altezza di un tavolo sia un terzo del tavolo stesso. Non è possibile spiegare Dio con la matematica, ma se ci si provasse, la Trinità non sarebbe 1 + 1 + 1 = 1, bensì 1 per 1 per 1 = 1.

D: In Mt 28,19; Mt 24,36 e Mt 3,16-17, che cos’è il modalismo e perché è errato?

R: La Trinità insegna che esiste un unico Dio inseparabile in tre persone distinte. Il modalismo insegna che esiste un unico Dio che è sia inseparabile sia una sola persona. Esistono in realtà due tipi di modalismo. Il patripassianesimo sostiene che il Padre sia il Figlio, il quale è lo Spirito. Il modalismo dinamico sostiene che il Padre sia diventato il Figlio, il quale a sua volta sia diventato lo Spirito. Entrambe le forme di modalismo sono errate per i seguenti motivi.

1. Gesù disse: «Il Padre è più grande di me» in Giovanni 14:28. Sebbene Gesù si fosse spogliato della Sua gloria sulla terra quando pronunciò queste parole, resta il fatto che, se il Padre era più grande di Lui, allora esiste una distinzione tra il Padre e il Figlio.

2. Se il modalismo fosse vero, Gesù avrebbe dovuto essere un ventriloquo, un mago e, in definitiva, un bugiardo al momento del Suo battesimo (Matteo 3:16-17; Marco 1:10-12; Luca 3:21-22). Durante la Sua permanenza sulla terra, Gesù era sottomesso al Padre (Ebrei 5:7-8). Ciò non avrebbe alcun senso se non ci fosse nessun altro a cui Gesù fosse soggetto.

3. Allo stesso modo, Gesù fece ciò che il Padre gli aveva comandato (Giovanni 14:31). In Ebrei 5:8 si afferma che Gesù imparò l’obbedienza al Padre.

4. Matteo 24:36 afferma che nessuno conosce il giorno o l’ora in cui Cristo sarebbe tornato, nemmeno il Figlio, ma solo il Padre. Pertanto, almeno mentre Gesù era sulla terra, vi era una differenza tra ciò che il Padre sapeva e ciò che Gesù sapeva. Sebbene alcuni manoscritti greci non riportino l’espressione «né il Figlio», i migliori manoscritti greci, nonché la maggioranza di essi, riportano proprio «né il Figlio».

5. Gesù fu mandato da qualcun altro, se Giovanni 5:36-37; 6:29,38 hanno un significato. Il cielo non era vuoto quando Gesù venne.

6. Poiché il Padre ha concesso qualcosa al Figlio e ha conferito al Figlio l’autorità in Giovanni 5:22, 26, 27, ciò dimostra che il Padre e il Figlio sono distinti.

7. Perché Gesù avrebbe dovuto pregare il Padre, o chiedere qualcosa al Padre, in Giovanni 17:5, Giovanni 14:16, 26, 28 e in altri passi, se Gesù stesse semplicemente parlando a se stesso? Inoltre, poiché le preghiere di Gesù sono descritte come un dialogo con qualcun altro, la Bibbia risulterebbe fuorviante se non ci fosse nessun altro con cui Gesù stesse parlando.

8. Chi è Colui per il quale lo Spirito intercede a nostro favore in Romani 8:26-27?

9. Se Gesù fosse un servitore, di chi era servitore in Matteo 12:18?

10. Chi fu colui che abbandonò Gesù sul Calvario, come riportato in Marco 15:34 e Matteo 27:46?

11. Altri versetti che evidenziano tale distinzione sono Giovanni 1:33; 1 Corinzi 11:3; 15:25-28; Efesini 1:3, 17; Ebrei 1:9

Di seguito sono riportate alcune citazioni di Witness Lee, fondatore della chiesa locale. La chiesa locale dispone di gruppi studenteschi denominati «Cristiani nel Campus». In genere le loro chiese prendono il nome di «La Chiesa di [nome della città]».

«Così le tre Persone della Trinità diventano i tre passi successivi nel processo dell’economia di Dio». W. Lee. L’economia di Dio, Living Stream, 1968, p. 10.

«Allo stesso modo, il Padre, il Figlio e lo Spirito non sono tre Dei, ma tre fasi di un unico Dio che noi possiamo possedere e di cui possiamo godere». W. Lee. Riguardo al Dio Trino, Living Stream, senza data, p. 31

«Nei cieli, dove l’uomo non può vedere, Dio è il Padre; quando Si manifesta tra gli uomini, Egli è il Figlio; e quando entra negli uomini, Egli è lo Spirito. Il Padre si è manifestato tra gli uomini nel Figlio, e il Figlio è diventato lo Spirito per entrare negli uomini. Il Padre è nel Figlio, e il Figlio è diventato lo Spirito: i tre sono un unico Dio». W. Lee. Riguardo al Dio Trino, *Living Stream*, senza data, pagg. 8-9

Dopo la morte e la risurrezione, Egli [il Figlio] divenne lo Spirito soffiato nei discepoli. W. Lee. Riguardo al Dio Trino, Living Stream, senza data, p. 8

«…il Figlio è diventato lo Spirito affinché noi potessimo berlo come acqua di vita…». W. Lee. Riguardo al Dio Trino, Living Stream, senza data, p. 8

«... Sappiamo che il Signore è il Figlio e che Egli è chiamato anche Padre... Ora leggiamo che Egli è lo Spirito. Pertanto, dobbiamo avere ben chiaro che anche Cristo, il Signore, è lo Spirito». W. Lee. Lo Spirito onnicomprensivo di Cristo, Living Stream, 1969, pp. 4, 6, 8

Si noti che ciò è confutato dai versetti riportati all’inizio di questa risposta.

D: In Mt 28,19, cosa significa esattamente «nel nome di»?

R: Il Nuovo Testamento è stato scritto in greco, con l’eccezione che, secondo Papia, il Vangelo secondo Matteo fu redatto nella lingua degli ebrei. Dobbiamo quindi chiederci quale fosse il significato di questa espressione in quelle lingue.

Nella letteratura greca, «nel nome di» indica un’entità finanziaria o contabile, come ad esempio «questo denaro è depositato a nome del titolare del conto».

Nella letteratura ebraica il termine ha una gamma di significati molto più ampia rispetto al greco, sebbene includa anche il significato greco. In ebraico stabilisce una relazione con qualcosa o qualcuno. Ad esempio, quando un ebreo acquistava uno schiavo, talvolta questi veniva battezzato «nel nome della schiavitù». Se un ebreo liberava uno schiavo, questi veniva battezzato «nel nome della libertà». Per gli ebrei, quale sarebbe la differenza tra il semplice macellare un animale e il sacrificarlo a Dio? Essi uccidevano l’animale «in nome dell’olocausto» (o dell’offerta per il peccato, o di altro tipo di offerta), «in nome dei fuochi dell’altare», «in nome del profumo soave», «in nome di Dio» o «in nome del beneplacito di Dio».

Pertanto, quando un credente veniva battezzato, queste espressioni erano equivalenti:

«nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19)

«nel nome di Gesù Cristo» (Atti 2:38; 10:48),

«nel nome del Signore Gesù» (Atti 19:5)

«in Cristo» (Galati 3:27)

«in Cristo Gesù» (Romani 6:3-4)

D: In Mt 28,19, poiché il modalismo è errato, ma il Padre e il Figlio sono molto vicini, quanto sono vicini esattamente?

R: Sebbene la Scrittura non fornisca molti dettagli, ecco sei cose che possiamo affermare.

1. Come Gesù è nel Padre, così noi siamo in Gesù e Gesù è in noi

Esiste un legame tra queste relazioni: Padre-Gesù, Gesù-noi, noi-Gesù. Giovanni 14:20; 17:23; 6:57

Tuttavia, la Trinità non si limita a questa semplice relazione analogica. Matteo 28:19; Giovanni 1:1,18; Filippesi 2:6-7; Colossesi 1:15

Il Padre, Gesù e tutti noi condividiamo alcune cose, come la vita eterna. Giovanni 16:13-15

Il Padre e Gesù «possiedono» tutto in comune. Giovanni 16:15; 17:10. Lo Spirito Santo ce lo rivela. Giovanni 16:14-15

Tuttavia, il Padre non possiede alcune cose che noi condividiamo con Gesù dopo la Sua nascita umana. Ebrei 1:6-10; 2:14; 7:3

2. Poiché il Padre e Gesù sono Uno, noi dobbiamo essere Uno

Dobbiamo essere uno gli uni con gli altri in alcuni modi simili al Padre e a Gesù. Giovanni 17:11, 21-22

Tuttavia, Essi sono Uno in modi in cui noi non possiamo essere uno. Giovanni 5:23

3. Il Padre vive in Gesù

Sulla terra il Padre dimorava in Gesù. Giovanni 10:38; 14:10-11. Gesù era pieno dello Spirito. Luca 4:1, 18

Se conoscete veramente Gesù, allora conoscete il Padre e avete visto il Padre. Giovanni 14:7-9

Tuttavia, il Padre non è diventato, non si è evoluto né si è trasformato in Gesù. Ebrei 13:8; 1:9; Giovanni 14:10,24,26; 15:1; 16:27-28,32; 17:5

4. Gesù vive nel Padre

Sulla terra Gesù era nel Padre. Giovanni 10:38; 14:11

Tuttavia, essi sono distinti; Gesù non era un ventriloquo. Matteo 3:16; Giovanni 8:18. Gesù fu abbandonato sul Calvario. Marco 15:34; Matteo 27:46

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Gesù. Giovanni 14:6; 6:45; Atti 4:12

Tuttavia, per quanto fossero vicini sulla terra, Gesù sarebbe comunque andato al Padre. Giovanni 14:12; Marco 16:19; Giovanni 20:17

Gesù è chiamato «Padre Eterno», il che potrebbe riferirsi al fatto che Egli è la fonte della vita eterna. Isaia 9:6

Ciononostante, Gesù non è diventato, non si è evoluto né si è trasformato nel Padre. Ebrei 13:8; Giovanni 20:17; 14:10,24,26; 15:1

5. Dio/il Padre/Cristo/lo Spirito è in noi

Le persone vedono Dio attraverso di noi e in noi.

Tuttavia, Dio non vive esclusivamente in noi, così come le stelle non esistono esclusivamente nei telescopi. 1 Timoteo 6:16; Geremia 23:24; Apocalisse 19:11

Il Padre/Gesù/lo Spirito dimora effettivamente e ha la propria dimora in ogni credente. Giovanni 14:17,23; 17:26; Romani 8:9-11; Galati 4:6; 1 Corinzi 6:19; 1 Giovanni 4:15-16; 2 Timoteo 1:14

Tuttavia, Dio/il Padre/Cristo/lo Spirito non si sono trasformati in noi, né si sono trasformati in uomini peccatori. Giacomo 1:13; Ebrei 4:15; 1 Pietro 2:22; 1 Giovanni 3:5

Dio opera e agisce in noi e attraverso di noi. Filippesi 2:13; esempi: 1 Corinzi 15:10; Romani 15:18-19

Il popolo di Dio, la Chiesa, costituisce insieme il corpo di Cristo. 1 Corinzi 6:15; 10:17; 12:27; Efesini 4:12; Colossesi 1:24.

Tuttavia, non siamo il corpo fisico di Cristo. Colossesi 1:22. Dio non è limitato ad agire attraverso di noi. Genesi 1; Atti 9:1-6; Apocalisse.

Aiutarci o non aiutarci equivale ad aiutare o non aiutare Gesù Cristo. Matteo 25:35-45; Giovanni 13:20; Atti 9:4-5; 22:7-8; 26:14-15.

Ciononostante, le persone possono lodare o bestemmiare Dio direttamente senza compiere alcuna azione nei confronti dei credenti. Romani 1:18-32; Apocalisse 9:20-21

6. Viviamo in Dio/nel Padre/in Cristo/nello Spirito

Noi siamo in Gesù e nel Padre. Giovanni 17:21; Colossesi 2:6,12; 3:3-4; 1 Giovanni 4:12,15-16; 5:20.

Dobbiamo rimanere in Gesù Cristo e nel Suo amore. Giovanni 15:1-9; 1 Giovanni 2:27

Tuttavia, al momento non siamo pienamente con Dio; dobbiamo ancora andare per essere con Lui. 2 Corinzi 5:8; 1 Corinzi 13:12; Filippesi 1:23

Poiché Gesù vive, noi vivremo. Giovanni 14:19; Colossesi 3:4; 1 Corinzi 15:12-22

Tuttavia, non diventiamo, non progrediamo, non ci evolviamo né ci trasformiamo in Dio o in Cristo; piuttosto diventiamo simili a Dio e a Cristo. Isaia 42:8; 43:10; Romani 8:29; 1 Giovanni 3:2; Filippesi 3:21

Siamo nuove creature in Cristo. 2 Corinzi 5:17. Abbiamo la mente di Cristo. 1 Corinzi 2:16.

Tuttavia, non diventiamo zombie; dobbiamo comunque conservare le nostre menti e personalità (rinnovate). 1 Corinzi 6:2-6; 11:13; 13:11+14:20; Romani 14:5-6

D: In Matteo 28:19, questo versetto è stato alterato all’epoca del Concilio di Nicea, dato che Eusebio lo cita 18 volte prima di Nicea senza menzionare la Trinità, mentre lo cita con la formula trinitaria solo dopo Nicea? Victor Paul Wierwille, fondatore di The Way, lo ha affermato nel suo libro *Jesus Christ is Not God* (1981), pagg. 19-20.

R: Questo argomento basato sul silenzio è infondato per una serie di ragioni. Sebbene Eusebio di Cesarea fosse principalmente uno storico, e non tanto un teologo, persino Wierwille ammette che Eusebio lo cita dopo Nicea.

In secondo luogo, e soprattutto, molti scrittori cristiani, secoli prima di Eusebio, avevano citato questo versetto per esteso.

La Didaché (60-120 d.C. circa), cap. 7, pag. 379, lo riporta così: «Dopo aver detto tutte queste cose, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in acqua viva [cioè acqua corrente]. Ma se non avete acqua viva, battezzate in altra acqua; e se non potete in acqua fredda, in acqua calda. Ma se non avete né l’una né l’altra, versate tre volte l’acqua sul capo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Ireneo (182-188 d.C.) lo citò così: «Andate e insegnate a tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». (Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 17.1, p. 444)

Tertulliano (198-220 d.C.) parafrasa leggermente questo versetto come segue: «Egli [Gesù] comandò agli altri undici, al momento del Suo ritorno al Padre, di “andare e insegnare a tutte le nazioni, che dovevano essere battezzate nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo”». In Prescrizione contro gli eretici, cap. 20, p. 252.

Tertulliano lo esprime in modo leggermente diverso in *Sul battesimo*, cap. 13, pag. 676: «Dio, Egli [Gesù] dice: “Insegnate alle nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”».

Ippolito (222-235/6 d.C.) lo cita così: «Andate e istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Contro l’eresia di Noeto, cap. 14, p. 228

Trattato contro Novaziano (254-256 d.C.), cap. 3, p. 658: «Andate e predicate il Vangelo alle nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cioè, quella stessa Trinità che operò in senso figurato ai tempi di Noè attraverso la colomba, ora opera spiritualmente nella Chiesa attraverso i discepoli».

Trattato sul ribattesimo (circa 250-258 d.C.), cap. 7, pag. 671: «Andate, istruite le nazioni; battezzatele nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 567. Munnulo di Girba disse: «… soprattutto nella Trinità del battesimo, come dice il nostro Signore: “Andate e battezzate le nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”».

Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 569. Vincenzo di Thibaris disse: «Andate e istruite le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Victorinus di Petau (-307 d.C.) lo cita così: «Egli [Gesù] mandò gli apostoli, dicendo: “Andate, istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”». Commento all’Apocalisse, dal primo capitolo, n. 15, p. 345

Perché allora Wierwille cerca di confondere le acque cavillando sulle date in cui Eusebio citò quelle parti, quando disponiamo di tutti questi altri scrittori precedenti che furono molto chiari?

Infine, si veda la domanda successiva per altre affermazioni dei primi cristiani riguardo alla Trinità.

D: In Mt 28,19, quali erano alcuni degli insegnamenti della Chiesa primitiva sulla Trinità?

R: Eccone alcuni.

Mathetes a Diogneto (130-200 d.C. circa)

«Come un re manda suo figlio, che è anch’egli re, così Egli lo ha mandato; come Dio(1) lo ha mandato; come agli uomini lo ha mandato; come Salvatore lo ha mandato, ...» cap. 7. La nota a piè di pagina (1) precisa che «Dio» qui si riferisce alla persona mandata.

Giustino Martire (138-165 d.C. circa)

«Poiché quando pronunciamo una parola, generiamo quella parola; tuttavia non per separazione, in modo tale da diminuire la parola [che rimane] in noi quando la pronunciamo; e proprio come vediamo accadere anche nel caso di un fuoco, che non si riduce quando ne ha acceso [un altro], ma rimane lo stesso;... Il Verbo della Sapienza, che è Egli stesso questo Dio generato dal Padre di tutte le cose, e Verbo, e Sapienza, e Potenza, e Gloria di Colui che lo ha generato, renderà testimonianza a mio favore...» Dialogo con Trifone, cap. 61. In realtà, tutti i capitoli dal 57 al 63 trattano della divinità di Gesù.

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.)

«Allo stesso modo anche i tre giorni che precedettero i luminari [sole, luna e stelle] sono simboli della Trinità (in greco triade), di Dio, del Suo Verbo e della Sua saggezza». A Autolico, libro 2, cap. 15, p. 101.

Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.)

«Poiché la stessa Scrittura divina ci insegna che Adamo disse di aver udito la voce. Ma cos’altro è questa voce se non il Verbo di Dio, che è anche Suo Figlio?» Teofilo ad Autolico, libro 2, cap. 22, p. 103

Ireneo (182-188 d.C.)

«Ma che Egli [Gesù] sia di per sé, a pieno titolo, al di sopra di tutti gli uomini che siano mai vissuti, Dio, Signore e Re Eterno, nonché il Verbo incarnato, proclamato da tutti i profeti, dagli apostoli e dallo Spirito stesso, può essere compreso da tutti coloro che hanno ottenuto anche solo una piccola parte della verità.» (Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 19.2, p. 449).

«Sappiate che ogni uomo è o vuoto o pieno. Infatti, se non possiede lo Spirito Santo, non ha conoscenza del Creatore; non ha ricevuto Gesù Cristo, che è la vita; non conosce il Padre che è nei cieli;...» (Ireneo, Contro le eresie 3,16)

«Anche lei [la Chiesa] crede in questi punti [di dottrina] proprio come se avesse un’unica anima... Infatti le Chiese che sono state fondate in Germania non credono né tramandano nulla di diverso, né quelle in Spagna, né quelle in Gallia, né quelle in Oriente, né quelle in Egitto, né quelle in Libia, né...»

Clemente di Alessandria parlò della «Santa Trinità» negli Stromati (193-202 d.C.), libro 5, cap. 14, p. 468.

Tertulliano (circa 213 d.C.)

«Il Verbo, quindi, è sempre nel Padre, come Egli stesso afferma: “Io sono nel Padre”; ed è sempre con Dio, secondo quanto è scritto: “E il Verbo era con Dio”; e non è mai separato dal Padre, né è altro dal Padre, poiché “Io e il Padre siamo uno”». Contro Prassea, capitolo 8.

Ippolito (170-235/6 d.C.), dopo aver citato parte di Giovanni 1,1

«Se, dunque, il Verbo era con Dio ed era anche Dio, cosa ne consegue? Si direbbe forse che egli parli di due Dei? Io non parlerò certo di due Dei, ma di uno solo; tuttavia parlerò di due Persone e di una terza economia (disposizione), vale a dire la grazia dello Spirito Santo. Infatti il Padre è Uno, ma vi sono due Persone poiché vi è anche il Figlio; e poi vi è la terza, lo Spirito Santo. Il Padre decreta, il Verbo esegue e il Figlio si manifesta, per mezzo del quale si crede nel Padre. L’economia dell’armonia riconduce a un unico Dio; poiché Dio è Uno. È il Padre che comanda, il Figlio che obbedisce e lo Spirito Santo che dona la comprensione; il Padre è al di sopra di tutto, il Figlio è in tutte le cose e lo Spirito Santo è in tutti. E non possiamo concepire in altro modo l’unico Dio, se non credendo nella verità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Contro l’eresia di Noeto, capitolo 14.

Atanasio (296-373 d.C.)

«Uniti senza confusione, distinti senza separazione. Indivisibili e senza gradi». Sermone su Luca 10,22 «Poiché è solo sulla croce che un uomo muore con le mani distese. Perciò era opportuno che anche il Signore sopportasse questo e distendesse le Sue mani, affinché con l’una potesse attirare il popolo antico e con l’altra quelli delle genti, e unisse entrambi in Sé». Incarnazione 25,3

Basilio di Cappadocia (329-379 d.C.)

«mentre invece dovrebbero confessare che il Padre è Dio, il Figlio è Dio e lo Spirito Santo è Dio, come è stato loro insegnato dalle parole divine,...» Lettera 8 ai Cesarei (p. 116)

Ilario (355-367/368 d.C.)

«Le opere di Dio, quindi, vanno oltre la comprensione della nostra natura umana e non si conciliano con il nostro processo razionale di pensiero, poiché l’operato di un’eternità illimitata richiede una comprensione infinita per misurare le cose. Pertanto, non è una conclusione della ragione, ma un limite di potenza quando Dio si fa uomo, quando l’Immortale muore, quando l’Eterno viene sepolto. D’altra parte, non dipende dal nostro modo di pensare, ma dall’onnipotenza il fatto che Egli appaia come Dio da un uomo, come immortale da colui che è morto e come eterno da colui che è sepolto. Perciò siamo resuscitati da Dio in Cristo attraverso la Sua morte». Sulla Trinità, libro 1, cap. 13, p. 44

«Poiché, a meno che le cose non siano della stessa natura, non viene mai loro accordato uguale onore, e l’uguaglianza di onore non comporta una separazione tra coloro che vengono onorati. Ma il mistero della nascita esige uguaglianza di onore.» (su Giovanni 5,23)

Gregorio di Nissa (335-394 d.C.)

«Quando affermiamo che la Divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è una sola, e tuttavia vietiamo agli uomini di dire “ci sono tre Dei”?» Da «Non tre Dei»

Ambrogio di Milano (340-397 d.C.)

«Queste parole, dunque, sono scritte riguardo a Dio, il cui Nome ha dignità e verità comuni [sia al Padre che] al Figlio». Della fede cristiana 3:3:17.

Sintesi

La Chiesa non contava tra le sue file alcun non trinitario. Gli gnostici, gli ariani e altri eretici venivano esclusi dalla Chiesa. Le dottrine dei Testimoni di Geova, dei mormoni e di altri sono invenzioni moderne.

D: In Mt 28,19, cosa credeva la Chiesa primitiva riguardo alla Trinità?

R: I seguenti leader della Chiesa primitiva e post-nicena insegnavano le dottrine della Trinità. È interessante notare che la pubblicazione della Torre di Guardia dei Testimoni di Geova, intitolata «Dovreste credere nella Trinità?», cita la maggior parte di questi scrittori della Chiesa primitiva nel tentativo di dimostrare che essi non credevano nella Trinità.

Guidatore

Riferimenti

Dichiarazioni e credenze

Ignazio: discepolo dell’apostolo Giovanni, morto nel 107 o nel 116 d.C.

17 passaggi: Lettera a Policarpo, capitolo 3; Efesini 7

«Gesù è Dio»

«Dio incarnato»

Anonimo, 130 d.C. circa

A Diogneto, cap. 7

Cristo inviato come Re, Dio, uomo e salvatore.

Giustino Martire, 138-165 d.C. circa

Dialogo con Trifone, capitoli 55-56, 59, 61-64, 66, 74-78

«Meritevole di essere adorato come Dio e Cristo». Cadde in errore nel ritenere che esistesse un tempo precedente a Cristo.

Teofilo di Antiochia, 168-181/188 d.C.

A Autolico, libro 2, cap. 22

cos’altro è questa voce [nel Giardino dell’Eden] se non il Verbo di Dio, che è anche Suo Figlio? (Fu il primo, a nostra conoscenza, a utilizzare il termine Trinità)

Ireneo: discepolo dell’apostolo Giovanni. 182-188 d.C.

Contro le eresie, libro 3, cap. 19.2, p. 449

«Gesù è Dio e Signore di per sé...»

Clemente di Alessandria scrisse tra il 193 e il 217/220 d.C.

*Stromata* (193-202 d.C.), libro 5, cap. 14, *L’Istruttore*

«la Santissima Trinità»

Inno in lode di Gesù: «Signore di ogni tempo e spazio; Gesù, Salvatore del nostro genere umano;»

Tertulliano, 213 d.C. circa

L’intero libro Contro Praxeas

Secondo autore di cui si abbia notizia ad aver utilizzato il termine «Trinità».

Ippolito, discepolo di Ireneo, 225-235/6 d.C.

Contro l’eresia di un certo Noeto

«Figlio di Dio che, essendo Dio, si è fatto uomo». Dopo aver citato Giovanni 1,1-3, afferma: «Vediamo quindi il Verbo incarnato, e conosciamo il Padre per mezzo di Lui, e crediamo nel Figlio, (e) adoriamo lo Spirito Santo».

Origene di Alessandria scrisse dal 225 al 254 d.C.

De Principiis, libro 1, cap. 3.8

Origene fu una figura molto controversa ai suoi tempi, ma le sue opinioni sulla Trinità non furono messe in discussione.

«La potenza della Trinità è una e la stessa». Origene cadde in errore riguardo alla preesistenza delle anime e all’universalismo umano finale

Novaziano, 210-280 d.C.

Trattato sulla Trinità

Libro in 32 capitoli sulla Trinità

Atanasio 296-373

Sermone su Luca 10,22

Uniti senza confusione, distinti senza separazione, indivisibili senza gradi

Basilio di Cappadocia 357-379 d.C.

Lettera 8 ai Cesarei, Sullo Spirito

Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito è Dio. Tratta della controversia ariana

Gregorio di Nissa 335-394 d.C.

Sulla non triplicità degli Dei, Contro Eunomio

la natura del Padre e del Figlio è la stessa

Ilario 355-367/368 d.C.

Scrisse un libro sulla Trinità

Non occorre aggiungere altro.

Ambrogio di Milano 340-397 d.C.

Sulla fede cristiana

Il «Santo, Santo, Santo» di Apocalisse 4,8 si riferisce alla Trinità.

Giovanni Crisostomo, 392-407 d.C.

Omelia 3 su Giovanni 1,1

L’eternità del Verbo come persona; non creato

Agostino di Ippona, 354-430 d.C.

Libro: Sulla Trinità

Non accettava alcuna differenza di rango

Nestorio: Concilio di Efeso, 431 d.C.

Diede inizio al cristianesimo nestoriano

La sua convinzione che Gesù fosse Dio non fu mai criticata

Cirillo di Alessandria, 431-444 d.C.

Principale oppositore di Nestorio al Concilio di Efeso

Iniziò a porre l’accento su Maria, madre di Dio. (purtroppo)

Patrizio d’Irlanda, circa 389-461 d.C.

Non scrisse molto. Scrisse la Lettera a Corotico.

Famosa analogia del trifoglio per illustrare la Trinità

D: In Mt 28,19, poiché il termine «Trinità» non compare nella Bibbia, come può la Trinità essere biblica e quindi vera?

R: Né le parole “Antico” e “Nuovo Testamento”, “rapimento”, “missioni”, “discepolato” o “evangelizzazione” si trovano nella Bibbia. Il termine “Unità”, tawhid in arabo, non si trova nemmeno nel Corano. Il semplice fatto di attribuire etichette ai concetti biblici non li rende né più né meno veri. Come si chiamano i Tre che condividono il Nome comune nel quale dobbiamo essere battezzati?

Per i musulmani, sebbene la parola «Trinità» non sia presente nella Bibbia, nemmeno la parola che indica l’unità, tawhid, si trova nel Corano. Per i mormoni della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, le parole «progressione eterna» non compaiono nemmeno nel Libro di Mormon.

D: In Mt 28,19, perché non riesco a immaginare la Trinità nella mia mente?

R: Non è necessario che ve la immaginiate. Non potete nemmeno immaginare Dio come Onnipotente, onnipresente o eterno, ma le limitazioni dell’umanità non limitano Dio. Vi aspettereste forse di comprendere appieno ogni aspetto del Dio infinito? E in che modo la vostra mente può determinare e limitare ciò che Dio è, del resto? Possiamo tuttavia comprendere ciò che Dio ha rivelato di Sé stesso.

Bisogna ammettere che la Trinità può creare confusione per tre motivi.

1. La verità di Dio è spesso fonte di confusione per chi non è salvato.

2. I falsi maestri hanno contribuito ad aumentare la confusione. Ad esempio, i Testimoni di Geova non accettano la Trinità, ma spesso essi stessi o travisano la Trinità che rifiutano, oppure non sanno nemmeno in cosa consista la Trinità che rifiutano. Sebbene alcuni mormoni affermino di rifiutare la Trinità, ho incontrato molti mormoni che dicono di accettarla. Tuttavia, quelli con cui ho parlato non sapevano di cosa si trattasse. La Trinità è molto più che il semplice fatto che i tre siano uno nell’amore, nello spirito e nello scopo.

3. Non possiamo limitarsi a incolpare le sette. Molti cristiani autentici sono essi stessi impreparati a spiegare chiaramente la Trinità.

D: In Mt 28,19, la Trinità semplicemente non corrisponde alla mia immagine di Dio.

R: Deve scegliere se seguire Dio, a prescindere dai propri preconcetti, oppure se seguire solo la propria immagine, il proprio idolo o il proprio dio.

D: In Mt 28,19, se la Trinità è vera, Gesù è 1/3 di Dio?

R: No, questa errata interpretazione della Trinità è frutto del ragionamento umano, e per giunta non è nemmeno un ragionamento molto valido. L’altezza di una scrivania non è pari a 1/3 della scrivania stessa.

Gesù possiede la pienezza di Dio secondo Colossesi 2:9. Proprio come è ridicolo affermare che, poiché il sole dona luce, non possa donare calore, il fatto che Gesù possieda la pienezza di Dio non significa che anche il Padre e lo Spirito non possano possedere la pienezza di Dio.

D: In Matteo 28:19, il concetto di Trinità deriva dalle religioni babilonesi e assire, che presentavano triadi di divinità?

R: No. Quando Gesù disse di battezzare nel ____ del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Egli disse «Nome», non «nomi». Una triade è politeismo, con tre esseri distinti e tre divinità separate. La Trinità è un unico Dio indivisibile e tre persone distinte.

D’altra parte, se fossero state semplicemente tre parti di un unico essere, il greco avrebbe potuto dire «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», ma in realtà non è così. Il testo riporta «nome» al singolare, sottolineandone l’unicità, ma presenta anche l’articolo «il» prima di Padre, Figlio e Spirito, sottolineandone la distinzione.

D: In Mt 28,19, perché non dovremmo rifiutarci di adorare un padre che ha mandato il proprio figlio a subire torture e a morire al posto suo, come ha affermato un predicatore pentecostale dell’Unicità?

R: È un peccato rifiutarsi di adorare Dio, se non alle proprie condizioni. Il Padre non solo ha mandato Gesù a morire volontariamente per noi, ma ha anche chiesto ad Abramo se fosse disposto a sacrificare Isacco.

D: In Mt 28,19, il Credo niceno fu formulato per la prima volta a Nicea nel 325 d.C.?

R: In realtà, risale a un periodo precedente. Molti non ne sono a conoscenza, ma secondo il volume 7, pag. 524, dei Padri ante-niceni, il Credo niceno di Nicea costituiva una leggera modifica del vecchio Credo di Gerusalemme. È inoltre molto simile al Credo di Neocaesarea del 315 d.C.

D: In Mt 28,19, furono apportate delle aggiunte al Credo niceno?

A: Sì. Ecco il Credo niceno originale del 325 d.C. (Traduzione tratta da *Ante-Nicene Fathers*, volume 7, pag. 524.

L’originale, redatto a Nicea e firmato da 318 vescovi nel 325 d.C.

Noi crediamo in un solo Dio, il Padre Onnipotente, Creatore di tutte le cose, visibili e invisibili:

e in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito, cioè della stessa sostanza del Padre,

per mezzo del quale sono state create tutte le cose, sia quelle nei cieli che quelle sulla terra:

Il quale, per noi uomini e per la nostra salvezza, discese, si incarnò e si fece uomo:

Egli ha sofferto ed è risorto il terzo giorno:

ed è asceso al cielo:

e tornerà per giudicare i vivi e i morti.

E nello Spirito Santo.

[l’anatema]

E coloro che affermano che vi fu un tempo in cui Egli non era, o che prima di essere generato Egli non era, o che Egli fu creato dal nulla; o coloro che affermano che il Figlio di Dio sia di qualsiasi altra sostanza, o che Egli sia mutevole o instabile, — questi la Chiesa cattolica e apostolica li anatematizza.

Addenda autorizzati dal Concilio di Costantinopoli del 381 d.C. e ratificati dal Concilio di Efeso (431 d.C.)

Del cielo e della terra.

Generato dal Padre prima di tutti i mondi.

Per opera dello Spirito Santo, dalla Vergine Maria.

Fu crocifisso anche per noi, sotto Ponzio Pilato,

ed è stato sepolto.

Siede alla destra del Padre,

il cui regno non avrà fine.

Il Signore, Datore di vita,

che procede dal Padre;

che insieme al Padre e al Figlio è adorato e glorificato;

che ha parlato per mezzo dei profeti:

in una sola Chiesa, santa, cattolica e apostolica.

Riconosciamo un solo battesimo per la remissione dei peccati.

Aspettiamo la risurrezione dei morti,

e la vita del mondo a venire. Amen.

[L’anatema era assente]

Secondo il volume 1, pagg. 24-29, di *Creeds of Christendom*, alcune di queste frasi sono state rinvenute nei due credi di Epifanio e nel credo di Cirillo di Gerusalemme del 350 d.C.

Una seconda modifica al Credo fu l’inserimento di «e il Figlio», affermando che lo Spirito Santo era stato mandato dal Padre e dal Figlio. Ciò apparve per la prima volta nel Terzo Concilio di Toledo nel 589 d.C. Fu formalmente aggiunto al Credo dalla Chiesa cattolica e costituì l’occasione di una scissione formale con la Chiesa ortodossa sotto il patriarca ortodosso Fozio intorno all’879 d.C.

D: In Mt 28,19, poiché «loro» nell’espressione «fate discepoli di tutte le nazioni, insegnando loro» si riferisce alle nazioni, e le nazioni non possono essere immerse nell’acqua, ciò significa che questo passo non può essere inteso come un riferimento al battesimo con acqua?

R: No. Neanche una «nazione» può essere discepolata o istruita, ma con «nazioni» si intendono i popoli delle nazioni. Ciò era evidente per i primi cristiani, poiché essi interpretavano Matteo 28,19 come un riferimento al battesimo con acqua. Ecco le prove.

Didaché (circa 125 d.C.), cap. 7, pag. 379: «Battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in acqua viva. Ma se non avete acqua viva, battezzate in altra acqua; e se non potete in acqua fredda, in acqua calda. Ma se non avete né l’una né l’altra, versate tre volte dell’acqua sul capo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Tertulliano (198-220 d.C.) ha dedicato un’intera opera intitolata *Sul battesimo*. In un punto Tertulliano afferma: «Ma ora che la fede si è ampliata ed è diventata una fede che crede nella Sua natività, nella Sua passione e nella Sua risurrezione, al sacramento è stata aggiunta un’amplificazione, vale a dire l’atto di sigillatura del battesimo; il rivestimento, in un certo senso, della fede che prima era nuda e che ora non può esistere senza la propria legge. Infatti è stata imposta la legge del battesimo ed è stata prescritta la formula: “Andate”, Egli dice, “insegnate alle nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”». *Sul battesimo*, cap. 13, p. 676

Ippolito, vescovo di Portus (222-235/6 d.C.), afferma che si deve battezzare nel nome del «Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Egli menziona brevemente Cornelio. Contro l’eresia di Noeto, cap. 14, p. 228

Nel *Trattato contro Novaziano* (254-257 d.C.), cap. 3, pag. 658, si afferma che si deve battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Trattato sul ribattesimo (254-257 d.C.), cap. 7, pag. 671: «battezzateli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.): «Poiché il Signore, dopo la Sua risurrezione, mandando i Suoi discepoli, li istruì e insegnò loro in quale modo dovessero battezzare, dicendo: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”». Egli indica la Trinità, nel cui sacramento le nazioni dovevano essere battezzate. Marcion sostiene dunque la Trinità? Afferma dunque lo stesso Padre, il Creatore, come facciamo noi? Conosce lo stesso Figlio, Cristo nato dalla Vergine Maria, che come Verbo si è fatto carne, che ha portato i nostri peccati, che ha vinto la morte morendo, che per primo ha dato origine alla risurrezione della carne e ha mostrato ai Suoi discepoli di essere risorto nella stessa carne? La fede di Marcione è profondamente diversa e, per di più, quella degli altri eretici; anzi, in loro non vi è altro che perfidia, bestemmia e contesa, ostili alla santità e alla verità. Come può allora chi viene battezzato in mezzo a loro sembrare di aver ottenuto la remissione dei peccati e la grazia della misericordia divina mediante la propria fede, se non possiede la verità della fede stessa?» Lettere di Cipriano, Lettera 72, cap. 3, pp. 380-381

D: In Mt 28,19, originariamente si diceva: «battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»?

R: Un sito web sostiene che non fosse così. A sostegno di tale tesi cita un manoscritto copto di cui non viene indicato il nome e il Vangelo di Matteo in ebraico (ebionita) risalente all’inizio del VII secolo. La versione ebionita è un’opera diversa, che costituisce una versione abbreviata del Vangelo di Matteo.

A sfavore di questa tesi, ecco le prove che dimostrano che tale formulazione era presente nell’originale.

La Didaché (60-120 d.C. circa), vol. 7, cap. 7, pag. 379, la cita così: «Dopo aver detto tutte queste cose, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in acqua viva [cioè acqua corrente]. Ma se non disponete di acqua viva, battezzate con altra acqua; e se non potete farlo con acqua fredda, fatelo con acqua calda. Se però non disponete né dell’una né dell’altra, versate tre volte l’acqua sul capo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Non esisteva una «formula» precisa, poiché nella Didaché sono presenti sia il battesimo «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (cap. 7, pag. 379), sia quello «nel nome del Signore» (cap. 9, pag. 380).

Ireneo (182-188 d.C.) «E ancora, conferendo ai discepoli il potere della rigenerazione in Dio, Egli [Gesù] disse loro: “Andate e insegnate a tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”». Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 17.1, p. 444.

Tertulliano (198-220 d.C.) parafrasi leggermente questo versetto come segue: «Egli [Gesù] comandò agli altri undici, al momento della Sua dipartita verso il Padre, di “andare e insegnare a tutte le nazioni, che dovevano essere battezzate nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo”». *Prescrizione contro gli eretici*, cap. 20, p. 252.

Tertulliano lo esprime in modo leggermente diverso in *Sul battesimo*, cap. 13, pag. 676: «Dio, Egli [Gesù] dice: “Insegnate alle nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”».

Ippolito (222-235/6 d.C.) lo cita così: «Andate e istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Contro l’eresia di Noeto, cap. 14, p. 228

*Trattato contro Novaziano* (254-256 d.C.), cap. 3, p. 658: «Andate e predicate il Vangelo alle nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cioè, quella stessa Trinità che operò in senso figurato ai tempi di Noè attraverso la colomba, ora opera spiritualmente nella Chiesa attraverso i discepoli».

Trattato sul ribattesimo (circa 250-258 d.C.), cap. 7, pag. 671: «Andate, istruite le nazioni; battezzatele nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 567. Munnulo di Girba disse: «… soprattutto nella Trinità del battesimo, come dice il nostro Signore: “Andate e battezzate le nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”».

Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 569. Vincenzo di Thibaris disse: «Andate e istruite le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Vittorino di Petau (-307 d.C.) lo cita così: «Egli [Gesù] mandò gli apostoli dicendo: “Andate, istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”». Commento all’Apocalisse, dal primo capitolo, n. 15, p. 345

D: Quali prove ci sono che Matteo abbia scritto il Vangelo secondo Matteo?

R: La Chiesa primitiva accettava universalmente che l’apostolo Matteo avesse scritto il Vangelo secondo Matteo. In realtà vi sono numerose prove.

Papia (95-110 d.C.) fa riferimento per nome ai libri di Matteo e di Marco. Frammento 6 della Storia ecclesiastica di Eusebio, libro 3, cap. 39.

Claudio Apollinare (160-180 d.C.) menziona Matteo, i Vangeli e la Legge. Padri ante-niceni, vol. 8, cap. 772

Ireneo (182-188 d.C.) cita Mt 1,1 come opera di Matteo. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 16.2, p. 440

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.): «E nel Vangelo secondo Matteo, la genealogia che ha inizio con Abramo prosegue fino a Maria, madre del Signore». Stromati, libro 1, cap. 21, p. 334

Tertulliano (198-220 d.C.) afferma: «Mi riferisco ai Vangeli di Giovanni e di Matteo – mentre quello che Marco pubblicò può essere attribuito a Pietro, di cui Marco era l’interprete. Infatti, anche la versione del Vangelo di Luca viene solitamente attribuita a Paolo. E può benissimo sembrare che le opere pubblicate dai discepoli appartengano ai loro maestri». Tertulliano, Cinque libri contro Marcion, libro 4, cap. 5, p. 350

Tertulliano scrisse: «… che il Testamento evangelico ha come autori gli apostoli, … e anche uomini apostolici … Tra gli apostoli, quindi, Giovanni e Matteo ci infondono per primi la fede; mentre, tra gli uomini apostolici, Luca e Marco la rinnovano in seguito». Cinque libri contro Marcion, libro 4, cap. 2, p. 347

Giulio Africano (232-245 d.C.) menziona «l’evangelista Matteo» e «Luca» nel confrontare le due genealogie di Gesù nella sua Lettera ad Aristide, cap. 3, p. 126

Origene (225-254 d.C.) menziona Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Origene, *Contro Celso*, libro 5, cap. 56, p. 568.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) menziona «Il Vangelo secondo Matteo» citando Matteo 5,23-24 nei Trattati di Cipriano – Testimonianze, cap. 3, pag. 533. Si veda anche I Trattati di Cipriano, Trattato 12, terzo libro, 1.40.

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.): «Fu “alla fine del sabato”, come ha detto Matteo; fu “di buon’ora, quando era ancora buio”, come scrive Giovanni; fu “molto presto al mattino”, come afferma Luca; e fu “molto presto al mattino, al sorgere del sole”, come ci racconta Marco. Pertanto nessuno ci ha indicato chiaramente l’ora esatta in cui Egli risuscitò». Lettera 5 al vescovo Basilide, p. 94

Adamantio (circa 300 d.C.) «Sarete d’accordo se dimostrerò, sulla base dei Vangeli, che essi non sono invenzioni?» … «Li scrissero i discepoli di Cristo: Giovanni e Matteo; Marco e Luca». *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, «b 5», p. 41

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) menziona il Salmo, Matteo, Isaia e Daniele. Commento sulla creazione del mondo, p. 342

Dopo il 325 d.C.

Egemonio (IV secolo) «Lo Spirito nell’evangelista Matteo si preoccupa inoltre di riportare queste parole del nostro Signore Gesù Cristo: “State attenti che nessuno vi inganni; poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’, e inganneranno molti. Ma se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui’, oppure ‘È là’, non credetegli. Sorgeranno infatti falsi Cristi, falsi apostoli e falsi profeti, e compiranno grandi segni e prodigi; al punto che, se fosse possibile, ingannerebbero persino gli eletti. Ecco, ve l’ho detto in anticipo. Se vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; se vi diranno: “Ecco, è nelle stanze segrete”, non credeteci». Disputa con Manete, cap. 35, pag. 209

D: Quando fu scritto il Vangelo secondo Matteo?

R: Tutto ciò che possiamo affermare è che il Vangelo secondo Matteo fu scritto dopo il 33 d.C. e, con altissima probabilità, prima del 70 d.C. Alcuni studiosi liberali ritengono che, poiché credono che Gesù non potesse predire eventi futuri, la sua stesura debba essere avvenuta tra il 70 e il 100 d.C.

D: Nel Vangelo secondo Matteo, come facciamo a sapere che ciò che abbiamo oggi costituisce una conservazione attendibile di quanto fu scritto in origine?

R: Vi sono almeno tre validi motivi.

1. Dio ha promesso di preservare la Sua parola in Isaia 55:10-11; Isaia 59:21; Isaia 40:6-8; 1 Pietro 1:24-25 e Matteo 24:35.

2. Le testimonianze della Chiesa primitiva. Molti autori citarono o fecero riferimento al Vangelo di Matteo. Alcuni dei primi sono i seguenti.

Clemente di Roma (96-98 d.C.) cita Matteo 6,12-15; 7,2; 15,8. Sebbene Matteo 15,8 (cap. 5, pag. 9) corrisponda a Marco 7,6 e Isaia 29,13.

Ignazio, nella sua Lettera agli Smirnesi 1,1 (90-116 d.C.) e nella Lettera a Policarpo, cap. 2, pag. 94, cita Matteo 10,16b.

La Didaché (= L’Insegnamento dei Dodici Apostoli) (120-150 d.C.), cap. 8, pag. 379, cita il Padre Nostro tratto da Matteo 6,5,9-13. Si tratta sicuramente di Matteo e non di Luca, secondo la nota 24.

2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 3, pag. 252, cita Matteo 10,32 come parole di Gesù e allude anche a Matteo 22,37.

2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 4, pag. 252, parafrasi Matteo 7,21.

2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 5, pag. 252, cita Matteo 5,28 come se fosse stato pronunciato da Gesù.

2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 9, pag. 253, parafrasi Matteo 12,50 come se fosse di Gesù

La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), capitolo 5, cita Matteo 20,16 (e anche 22,14). La nota a piè di pagina a pag. 139 dell’opera *I Padri ante-niceni* indica che si tratta della prima citazione preceduta dalla formula autorevole «è scritto».

La Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 2, pag. 33 (110-155 d.C.), cita per intero Matteo 7,1: «Ma tenete presente ciò che il Signore ha detto nel Suo insegnamento: “Non giudicate, affinché non siate giudicati”».

Policarpo cita Matteo 6,13a nella Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 7, pagg. 34-35

Policarpo cita Matteo 26,41b nella Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 7, pagg. 34-35

Il «Mathetes a Diogneto», cap. 9, pag. 28 (circa 130 d.C.), allude a Matteo 6,25, affermando che il Salvatore ci ha insegnato a confidare in… affinché non ci preoccupiamo del vestiario e del cibo.

Il «Mathetes a Diogneto», cap. 8, pag. 28 (circa 130 d.C.), allude a Matteo 19:17

Papia (95-110 d.C.) fu uno dei primi scrittori ad aver parlato personalmente con Pietro, Giacomo, Giovanni, Matteo e altri (secondo il frammento 1). Nel frammento 6 egli affermò che Matteo raccolse gli oracoli [di Gesù] in lingua ebraica.

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) fa riferimento a Matteo (quasi 38 volte), più spesso di quanto non faccia agli altri Vangeli. Si veda il volume 1 dei Padri ante-niceni, pag. 591, per un confronto con i riferimenti di Giustino agli altri Vangeli. Si tenga presente che numerosi riferimenti presenti in Luca sono comuni sia a Luca che a Matteo. Egli cita o parafrasi Matteo 1,21; 3,11-12,17; 4,9,10; 5,20,28,29,32; 5,34,37,44,45,46; 6,1,16,19,20,21,22,25,26,33,41; 7:15, 16, 19, 21, 22; 8:11; 9:13; 10:28; 11:12-15, 27; 12:38 e seguenti; 13:3, 42; 15:22-28; 16:21, 26; 17,12; 19,6,12,17,26,28; 21,13; 22,17,19-21,37; 23,15,23,24,27; 24,11; 25,41; 26,39

Il Canone Muratoriano menziona il Vangelo di Matteo (circa 170 d.C.) insieme agli altri tre Vangeli.

Il Pastore di Hermas (circa 160 d.C.), libro 1, Quarta Visione, cap. 2, pag. 18, cita un quarto di Matteo 26,24: «Sarebbe stato meglio per loro non essere mai nati».

Il Pastore di Hermas (circa 160 d.C.), libro 2, cap. 6, pag. 30, allude a una parte di Matteo 10:28: «Temete Colui che ha tutto il potere, sia di salvare che di distruggere».

L’eretico Tatiano (circa 172 d.C.) scrisse un’armonia dei quattro Vangeli chiamata Diatessaron. In essa fa riferimento a 839,12 versetti di Matteo, contando per frazioni di versetto. Ciò corrisponde al 78,4% dell’intero Vangelo.

Claudio Apollinare (160-180 d.C.) menziona Matteo, i Vangeli e la Legge. Padri ante-niceni, vol. 8, cap. 772

Apollonio di Efeso (circa 210 d.C.) cita Matteo 10,9 come parola del Signore nell’opera *Sul montanismo*, cap. 4, pag. 776. Egli cita inoltre Matteo 12,33 nello stesso testo, cap. 4, pag. 776

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) cita Matteo 5,28 come «la voce del Vangelo» in *Teofilo ad Autolico*, libro 3, cap. 3, p. 115

Ireneo (182-188 d.C.) fa numerosi riferimenti a tutti e quattro i Vangeli, ma anche lui ricorre maggiormente a Matteo. Egli cita, integralmente o in parte, 223 versetti di Matteo. Ireneo afferma che questo Vangelo è stato scritto da Matteo in *Contro le eresie*, libro 3, cap. 16, pag. 441. Di seguito è riportato un elenco dei versetti che egli cita o parafrasi nei primi nove capitoli di Matteo: 1,1; 12-16; 18; 20; 23; 2,15; 16; 3:3, 7, 9-12, 16; 4:3, 7, 9, 10; 5:5, 8, 13a, 14a, 16, 18, 20-28, 33-35, 41, 44, 45; l’ultimo terzo di 5:12 e il terzo centrale di 7:7; 6,12a, 19, 24, 27; 7,1-2, 5; 8,9, 11-13; 9,2a, 6, 8, 29

Ireneo allude inoltre a Matteo 2,16; 5,39; 7,15,19,25; 9,17; 11,9; 12,18,31; 13,25,38,44; 17,3,7,27

Non ho ancora verificato tutti i riferimenti di Ireneo ai capitoli 10 e seguenti del Vangelo secondo Matteo.

Clemente di Alessandria, negli *Stromata*, libro 1, cap. 21, p. 334 (193-202 d.C.): «E nel Vangelo secondo Matteo, la genealogia che ha inizio con Abramo prosegue fino a Maria, madre del Signore». Egli cita anche molti altri passaggi di Matteo.

Tertulliano (198-220 d.C.) sottolinea la paternità di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, dell’Apocalisse e di molte delle Lettere di Paolo in *Cinque libri contro Marcion*, libro 4, cap. 5, p. 350. Egli cita numerosi versetti di Matteo.

Ippolito (225-235/6 d.C.) cita Matteo 7,21 e Matteo 21,31 come parole del Salvatore. «Confutazione di tutte le eresie», libro 5, cap. 3, pag. 54. Egli cita anche molti altri versetti del Vangelo secondo Matteo.

Teodoto, probabilmente montanista (circa 240 d.C.), cita Matteo 12,50 come parole del Signore. Estratti da Teodoto, cap. 20, pag. 25

Giulio Africano (232-245 d.C.) menziona «l’evangelista Matteo» e «Luca» nel confrontare le due genealogie di Gesù nella sua *Lettera ad Aristide*, cap. 3, pag. 126

Origene (225-254 d.C.) cita ampiamente da Matteo, poiché ha redatto un intero commento al Vangelo secondo Matteo. Le citazioni di Origene includono Matteo 24,23-27.

Novaziano (257 d.C.), nell’opera *Sulla Trinità*, cap. 8, pag. 617, cita Matteo 10,29-30 affermando che è opera di Gesù. Nel capitolo 12 cita anche Matteo 27,20, affermando che è opera di Gesù. Novaziano cita Matteo 1,23 (pag. 635); 5,8 (pag. 639-640); 10,28a (p. 636); 10,29-30 (p. 617); 12,32b (p. 641); 16,16 (p. 637); 16,16 (p. 637); 28,20b (p. 621)

Il Trattato contro Novaziano cita quattro versetti di Matteo: 7,2a (p. 661); 7,22,23 (p. 659), 10,33 (p. 659), 23,12a (p. 661); forse altri

Il “Trattato sul ribattesimo” (250-259 d.C. circa) riporta citazioni da Matteo 3,11b (cap. 2, pag. 668) e 9,2b (cap. 18, pag. 677); 10,32 (cap. 11, pag. 673), 12,37 come «nel Vangelo» (cap. 13, pag. 675), 16,22-23 (cap. 9, pag. 672); 24,4, 23, 24 (cap. 12, pag. 674), 26,70 (pag. 672), 28,19 (cap. 7, pag. 671)

Cipriano, vescovo di Cartagine (circa 246-258 d.C.) «Nel Vangelo secondo Matteo: “A chiunque dirà una parola contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parlerà contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonato, né in questo mondo né nel mondo a venire”». Trattati di Cipriano, Trattato 3, cap. 28, p. 542

Cipriano, vescovo di Cartagine (circa 246-258 d.C.), cita Matteo 5,43-45, menzionando ciò che Gesù dice «nel Suo Vangelo» nei Trattati di Cipriano, Trattato 10, cap. 15, p. 495.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita Matteo 15,13 come detto dal «Signore nel Suo Vangelo», Lettera 48,4, p. 326

Moyses e altri a Cipriano (Lettera 25), cap. 4, pag. 303 (250-251 d.C.) citano Matteo 10,37-38 come parole del «nostro Signore, come con la tromba del Suo Vangelo»

Cornelio a Cipriano (circa 246-256 d.C.) cita Matteo 5,8 come «la parola evangelica»; Lettera 45, cap. 2, pag. 323

Firmiliano di Cesarea a Cipriano (256 d.C.) cita Matteo 16,9 come pronunciato da Gesù (Lettera 74, cap. 16, p. 394)

Al Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.) Lucio di Castra Galbae affermò: «Poiché il Signore nel Suo Vangelo disse: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale ha perso il suo sapore, con che cosa sarà salato?”» p. 566

Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) cita parte di Matteo 15,11 come pronunciata dal Salvatore. Epistola canonica, canone 1, pag. 18

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.): «Fu “alla fine del sabato”, come ha detto Matteo; fu “di buon’ora, quando era ancora buio”, come scrive Giovanni; fu “molto presto al mattino”, come afferma Luca; e fu “molto presto al mattino, al sorgere del sole”, come ci racconta Marco. Pertanto nessuno ci ha indicato chiaramente l’ora esatta in cui Egli risuscitò». Lettera 5 al vescovo Basilide, p. 94

Anatolio di Alessandria (270-280 d.C.) fa riferimento a Matteo 26,17 nel suo Canone pasquale, cap. 8, p. 148, e a Matteo 26,38 come a parole «del Signore stesso» nel cap. 10, p. 149

Adamantio (circa 300 d.C.): «Sarete d’accordo se dimostrerò, sulla base dei Vangeli, che essi non sono invenzioni?» … «Li scrissero i discepoli di Cristo: Giovanni e Matteo; Marco e Luca». *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, «b 5», p. 41

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) menziona il Salmo, Matteo, Isaia e Daniele nel «Commentario sulla creazione del mondo», pag. 342

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) cita Matteo 21,6 e 6,24 come parole del Signore nella «Epistola canonica», canone 12, pp. 276-277. Egli allude inoltre a Matteo 2,13-16 nel Canone 13, pag. 277, e cita Matteo 2,22-23 nel Canone 13, pag. 277

Metodio (270-311/312 d.C.) «Ora, l’intera mediazione spirituale delle Scritture ci viene offerta come sale che punge per apportare beneficio e che disinfetta, senza il quale è impossibile che un’anima, per mezzo della ragione, sia condotta all’Onnipotente; poiché “voi siete il sale della terra”, disse il Signore agli apostoli». [Matteo 5,13] Il banchetto delle dieci vergini, libro 1, discorso 1, cap. 1, pag. 311

Il *Martirio di Habib il diacono* di Teofilo cita Matteo 10,39 e Matteo 7,6 entrambi come «Scrittura» a pag. 694.

Atanasio di Alessandria (circa 318 d.C.) non fece riferimento a Matteo nell’opera *Contro i pagani*. Tuttavia, nell’*Incarnazione del Verbo* fece riferimento a Matteo 19:4 (cap. 2.6, pag. 37), Matteo 1:23 (e anche Isaia 7:14) (cap. 33.3, pag. 54), a Matteo 11:13 (cap. 40.4, pagg. 57-58) e a Matteo 26:64 (cap. 56.4, pag. 66). Sebbene Atanasio non abbia fatto riferimento ad altri versetti di Matteo prima del 325 d.C., dopo tale data ha citato numerosi altri versetti di Matteo.

Alessandro di Alessandria (321 d.C.) cita Matteo 11,27b come parole del Salvatore. Lettere sull’eresia ariana, cap. 5, pag. 293

Alessandro di Alessandria (321 d.C.) cita Matteo 3:17 come «nel Vangelo». Lettere sull’eresia ariana, cap. 8, pag. 294.

Alessandro di Alessandria (321 d.C.) cita Matteo 11,12 come «pronunciato da Cristo». Lettere sull’eresia ariana, cap. 12, p. 295

Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) allude a Matteo 14,22-26 nel trattare del cammino di Gesù sulle acque. Le Istituzioni divine, libro 4, cap. 15, pag. 116. Lattanzio allude anche a Matteo 5,44; 7,15; 18,7; e ai capitoli 14, 19 e 21. Egli cita Isaia 7,14 come «da Isaia», che corrisponde anche a Matteo 1,23.

Eusebio di Cesarea (318-325 d.C.) cita integralmente Mt 5,38-40 nell’opera «Dimostrazione del Vangelo», libro 1, cap. 6, pag. 11

La *Storia ecclesiastica* di Eusebio (318 d.C.), libro 3, cap. 24, pag. 152, tratta dei quattro Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. *Padri niceni e post-niceni*, seconda serie, vol. 1, pag. 152

Si veda la domanda successiva per sapere quali versetti e frazioni di versetti siano stati citati e quali no.

Prove relative agli eretici e ai libri apocrifi

L’eretico encratita Tatiano (circa 172 d.C.) scrisse un’armonia dei quattro Vangeli intitolata *Diatessaron*, che significa «attraverso i quattro». In essa egli fa riferimento a 839,12 versetti del Vangelo secondo Matteo. Ciò corrisponde al 78,4% dell’intero Vangelo secondo Matteo.

L’eretico manicheo Fausto-Milevis (383-400 d.C.) cita Matteo 1,1 come opera di Matteo. Risposta di Agostino a Fausto il Manicheo, libro 23, cap. 1, Padri niceni e post-niceni, Prima Serie, vol. 4, p. 313

3. I manoscritti più antichi di Matteo di cui disponiamo presentano piccole variazioni manoscritte, ma nessun errore teologicamente significativo. I manoscritti del Nuovo Testamento ancora esistenti, copiati prima del 325 d.C., contengono il 91,7% di Matteo, ovvero 982,07 versetti su 1071. Si veda https://biblequery.org/Bible/BibleReliability/EarlyChristianNTQuotes.xlsx per i dettagli al riguardo.

p1 (= Papiro di Ossirínco 2) Mt 1,1-9,12,14-20; (non 2,14) (circa 200 d.C.) Testo alessandrino

Di seguito sono riportate le date pubblicate relative a questo manoscritto.

III secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento

III secolo - 1975 - Aland, 3ª edizione

III secolo - 1990 - Comfort, Manoscritti antichi e traduzioni moderne del Nuovo Testamento

III secolo - 1998 - Aland, 4ª edizione riveduta

Metà del III secolo, simile al p69 - 1999 - Comfort, Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento

È presente una copertina con una scritta. Mentre O’Callaghan ritiene che possa trattarsi di Matteo 2,14, Philip Comfort, in *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento*, a pag. 29, sostiene che non lo sia, poiché è scritto con una grafia diversa e il margine sopra le tre linee spezzate è più ampio rispetto al resto del Vangelo di Matteo. Questo testo potrebbe essere stato un sottotitolo descrittivo o un titolo.

p. 19 (= Papiro di Ossirínco 9) Mt 10,32-11,5

Testo prevalentemente occidentale

IV o V secolo – 1968 *The Text of the New Testament*

p. 21 (= Papiro di Ossirinchus 10) Mt 12,24-26; 31-33 (concorda con il Bezae Cantabrigiensis e con il Sinaitico corretto)

p. 25 (= Papiro 16388, ora perduto. Si trovava a Berlino prima della Seconda Guerra Mondiale) Mt 18,32-34; 19,1-3, 5-7, 9-10

Fine del IV secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento. Testo occidentale

p. 35 Mt 25,12-15, 20-23 (III secolo)

Probabilmente IV secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento. Tra il testo alessandrino e quello occidentale

p. 37 (= Ann Arbor 1570) Mt 26,19-52 (metà del III secolo) La grafia è simile a quella delle lettere di Heroninos (256 e 260 d.C.)

III/IV secolo – 1969 –

p. 45 Chester Beatty I (tutti e quattro i Vangeli e gli Atti) (100-150 d.C.) (precedentemente ritenuto risalente alla fine del II o all’inizio del III secolo d.C.) (Mt 20,24-32; 21,13-19; 25,41-26,39, parti di Marco, Luca e Giovanni) Il rotolo originale contava circa 220 fogli, di cui ne possediamo 30. Due di questi 30 fogli provengono da Matteo.

p53 (= Papiro Michigan Inv. 6652) Mt 26,29-40 e Atti 9,33-38; 3 lettere delle 124 presenti in 9,39; 9,40-10,1. (circa 260 d.C.) La datazione si basa sulle somiglianze con le lettere di Heronino, databili al 260 d.C. circa. Si tratta di un testo misto.

p64 (Papiro di Magdalen), p67, ca. 200 d.C. Il papiro p64 ha conservato Matteo 26,7, meno della metà delle lettere del versetto 8; 26,10, 14-15, 22-23, 31-33 (su tre frammenti). Il P64 fu acquistato in Egitto nel 1901, ma fu reso accessibile agli studiosi solo nel 1953. Il P67 ha conservato Matteo 3,9,15; 5,20-22,25-28.

Il p70 (= Papiro di Ossirínco 24) contiene Matteo 2:13-16; 2:22-3:1; 11:26-27; 12:4-5; 24:3-6,12-15. (III secolo) Il p70 presenta una lettera epsilon nettamente diversa, e la grafia appare simile a quella del P. Medici 13 (dell’Ecclesiaste) risalente al III secolo.

III secolo – 1968 Il testo del Nuovo Testamento.

Il p. 71 (= Papiro di Ossirínco 2385) contiene Mt 19,10-11,17-18 (IV secolo)

IV secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento. Concorda con il Vaticano

p. 77/p. 103 contiene Mt 23,30-39 (p. 77); 13,55-57; 14,3-5 (dalla metà alla fine del II secolo)

p. 83 contiene Mt 20,23-25,30-31; 23,39; 24,1,6 (VI secolo)

p. 86: Mt 5,13-16, 22-25 (circa 300 d.C.)

p. 101 (= Papiro di Ossirinchus 4401), III secolo, contiene Mt 3,10-12; 3,16-4,3

p. 102 (= Papiro di Ossirinchus 4402), 300 d.C. circa, Mt 4,11-12; 22-23

p. 103 (= Papiro di Ossirinchus 4403) contiene Mt 13,55-57; 14,3-5 (dal II al III secolo)

p. 104 (= Papiro di Ossirinchus 4404) (dall’inizio alla metà del II secolo) contiene Mt 21,34-37, 43, 45?

p. 110 (= Papiro di Ossirinchus 4494) contiene Mt 10,13-14, 25-27 (IV secolo)

pAntinoopolis 2.54, III secolo, contiene il Padre Nostro. Mt 6,10-12. Sembra che questo manoscritto originariamente contenesse solo il Padre Nostro.

Il manoscritto 0171 (circa 300 d.C.) contiene Mt 10,17-23, 25-32

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.) e il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) contengono l’intero Vangelo secondo Matteo.

L’Alexandrinus [A] (circa 450 d.C.) ha conservato solo Matteo 25,7 fino alla fine.

Copto bohairico [Boh] III/IV secolo

Copto sahidico [Sah] III/IV secolo

Siriaco Peshitta [Syr P] 400-450 d.C.

Efraemico Rescriptus [C] V secolo

Armeno [Arm] dal V secolo

Georgiano [Geo] dal V secolo

Etiope [Eth] dal 500 d.C. circa

Gotico 493-555 d.C.

Per ulteriori informazioni sui primi manoscritti di Matteo, si veda www.BibleQuery.org/Matthew Manuscripts.html.

D: Nel Vangelo secondo Matteo, quali versetti e frazioni di versetti sono stati citati dagli scrittori preniceni (prima del 325 d.C.)?

R: Prima del 325 d.C. gli scrittori ecclesiastici citarono circa l’87,5% dei versetti del Vangelo secondo Matteo. Si tratta di 937,31 versetti. In altre parole, sono stati citati tutti i 1071 versetti del Vangelo secondo Matteo, ad eccezione di 133,69 versetti. Si veda https://biblequery.org/Bible/BibleReliability/EarlyChristianNTQuotes.xlsx per tutti i dettagli. Il Diatessaron di Tatiano fa riferimento a 839,12 dei 1071 versetti di Matteo.

D: Esistono datazioni più antiche per i manoscritti di Matteo ancora conservati oggi?

R: La datazione del Manoscritto di Maddalena (p. 64 + p. 67) è oggetto di controversia.

La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che sia stato scritto prima del III secolo d.C., in ragione dello stile con cui è redatto su papiro, che non era più in uso dopo l’inizio del III secolo.

Datazione più antica (circa 50-64/65 d.C.) Questa è l’opinione di Carsten Thiede, un papirologo tedesco. Vi sono tre punti a sostegno di questa tesi.

1) Unziale: il papiro di Magdalen era un papiro «unziale» (scritto interamente in maiuscolo), utilizzato fino alla metà del I secolo d.C.

2) Confronto calligrafico con testi della metà del I secolo d.C. rinvenuti a Pompei ed Ercolano

3) A titolo di ipotesi, è possibile che i cristiani, desiderosi di preservare le proprie Scritture, abbiano iniziato a utilizzare i codici in anticipo.

La notizia è apparsa sulla rivista *Time* (23 gennaio 1995). Si veda *The Real Jesus*, pag. 78, per una discussione su questo argomento, che non implica necessariamente un’approvazione.

Manoscritto del Nuovo Testamento di data successiva (II secolo d.C.). L’*Expositor’s Bible Commentary*, volume 8, pag. 20, afferma che oggi prevale l’opinione secondo cui il Vangelo secondo Matteo sia stato scritto tra l’80 e il 100 d.C.

Codice: Sembra provenire da un codice (libro) e gli scribi passarono dall’uso dei rotoli a quello dei libri nel corso del II secolo.

A titolo di ipotesi, forse alcuni unciali come questo furono realizzati in epoca successiva. Il libro scettico di Burton Mack, *Who Wrote the New Testament?* a pag. 9-10, pur essendo molto critico nei confronti della datazione di Thiede, afferma che gli scritti in onciale potrebbero essere stati realizzati fino all’85 d.C. Questa affermazione è di difficile comprensione, poiché *The Greek New Testament* di Aland et al., quarta edizione riveduta, mostra che i manoscritti in onciale furono utilizzati anche fino al IX secolo, molto più tardi. Forse Mack si riferiva allo stile particolare dell’onciale su papiro.

Conclusione: sebbene non si sappia quando siano stati realizzati i primi codici, anche gli studiosi più conservatori ritengono che la data si collochi a metà del I secolo.

Footnotes

  1. Cfr. Milligan, *Selections from the Greek Papyri*, 1910, p. 35. 238.

    ↩