< Domanda biblica tratta dal Vangelo secondo Marco

Le domande che si riferiscono a più di un Vangelo vengono trattate nel primo Vangelo in cui compaiono oppure nella sezione dedicata ai Vangeli.

D: Nel Vangelo secondo Marco, quali sono alcuni degli elementi distintivi di questo Vangelo?

R: Il Vangelo secondo Marco è un vangelo d’azione. Marco usa spesso la parola «subito». Esso pone l’accento su Cristo come servitore. Egli guariva, sfamava, scacciava i demoni e offrì la propria vita come riscatto per molti. Nel Vangelo secondo Marco sono riportati tredici miracoli. Cristo è la speranza per le persone semplici. Un passo chiave è Marco 10,45.

Per quanto riguarda il linguaggio, alcuni ravvisano somiglianze tra le parole di Pietro e quelle di Marco. Marco, infatti, era l’interprete di Pietro. Marco possiede il vocabolario più semplice tra i Vangeli.

Per quanto riguarda le somiglianze, circa il 90% dei versetti di Marco presenta un parallelo in Matteo.

Per quanto riguarda le false religioni, Marco 1:9-11, così come Matteo 3:16-17, sono passaggi utili per dimostrare ai pentecostali dell’Unicità che il Padre, il Figlio e lo Spirito non sono identici né semplicemente tre «modi» di una sola persona.

D: Nel Vangelo secondo Marco, cosa sappiamo della figura di Marco?

R: Marco era l’interprete di Pietro, e quindi il Vangelo di Marco, in un certo senso, potrebbe essere definito «il Vangelo di Pietro». Tuttavia, Marco stesso era probabilmente un testimone oculare, e ne siamo ragionevolmente certi sulla base di un dettaglio che nessun altro avrebbe colto. Marco 14:51 narra del giovane nel Giardino del Getsemani che fuggì nudo. Anche i primi cristiani riconoscevano che Marco fosse l’autore di questo Vangelo.

Marco contiene un numero maggiore di parole latine rispetto agli altri Vangeli, quali «censimento», «denario», «legione» e «pretorio». Marco è un nome latino, mentre Giovanni è un nome ebraico. Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 99, afferma che in Marco 5:9; 6:27; 12:15,42; 15:16,39 sono stati utilizzati termini latini al posto dei loro equivalenti greci. In due frasi, in Marco 3:6 e 14:65, Marco utilizza una costruzione latina anziché greca, come se il latino fosse la sua lingua madre e avesse appreso il greco in un secondo momento. In Marco 6:48 e 13:35 viene utilizzato il sistema di misurazione romano. Espressioni aramaiche sono tradotte in greco in Marco 3:17; 5:41; 7:11,34; 9:43; 10:46; 14:36; 15:22,34.

D: Nel Vangelo secondo Marco, perché non vi è alcuna genealogia come invece si trova in Matteo e Luca?

R: Gli scopi di Marco nella stesura del Vangelo sembrano essere in qualche modo diversi da quelli di Matteo e Luca.

Matteo è scritto principalmente per gli ebrei, che attribuivano grande importanza alla genealogia, e Matteo sottolinea l’aspetto regale di Cristo, per il quale la genealogia è fondamentale.

Marco sottolinea che Cristo era un servitore e pone l’accento sulle Sue azioni e sul Suo ministero.

Luca ha posto l’accento sull’umanità di Gesù ed è stato indubbiamente scritto per un pubblico prevalentemente greco. Luca riporta il maggior numero di parabole.

Giovanni sottolinea che Gesù è Dio e si concentra sui sette segni compiuti da Gesù.

D: Marco, con il suo uso del termine «subito», dà l’impressione che il ministero di Gesù sia durato solo pochi mesi, dalla raccolta del grano durante il raccolto in Marco 2 alla Pasqua nel capitolo 11. *Jesus, Interrupted*, p. 42

R: Ho letto tutta la letteratura cristiana pre-nicena, ad eccezione di due libri, e gran parte della letteratura gnostica ed ebionita giunta fino a noi, e non ho trovato un solo autore pre-niceno, cristiano o gnostico, che ritenesse che Marco indicasse che il ministero di Gesù fosse durato solo pochi mesi. Gli studiosi dovrebbero prestare attenzione a non proiettare le proprie teorie innovative negli scritti antichi. Sono certo che persone diverse possano ricavare ogni sorta di impressione dalla Bibbia, se si impegnano a sufficienza.

D: In Mc 1,2, Marco aggiunge qui qualcosa a Mal 3,1?

R: Marco ha parafrasato Malachia, proprio prima di fare riferimento a Isaia.

Nel testo masoretico, Malachia 3,1 recita: «Ecco, io mando il mio messaggero, ed egli preparerà la via davanti a me…» (Traduzione letterale di Green)

Nella Settanta, Malachia 3:1 recita: «Ecco, io mando il mio messaggero, ed egli ispezionerà la via davanti a me…» (Sir Lancelot C.L. Brenton)

Marco 1:2 recita: «Ecco, io mando il mio messaggero davanti al Vostro volto, il quale preparerà la Vostra via davanti a Voi.» (Traduzione letterale di Green) Si noti l’aggiunta di «davanti al Vostro volto» e di «Vostro/Voi» al posto di «mio/Me».

Due punti da considerare nella risposta.

1. Marco ha modificato i pronomi, il che in questo caso non altera il significato.

2. Poiché «davanti a me» è la frase finale, l’aggiunta di «davanti al Suo volto» a scopo di enfasi ripetitiva non modifica il significato.

D: Mc 1,2 dice «nei profeti» o «nel profeta Isaia»?

R: In questo punto è presente una variante manoscritta.

«Nei profeti» è presente nei seguenti manoscritti: Alessandrino, siriaco, copto bohairico, armeno, etiopico, Ireneo e altri manoscritti. Soprattutto, lo stesso riporta il Lezionario bizantino.

«Nei profeti Isaia» o «Nel profeta Isaia» è presente nella maggior parte degli altri manoscritti, tra cui il Sinaitico, il Vaticano, il copto sahidico, il gotico, il Bezae Cantabrigiensis, ecc., che menzionano Isaia. Nel Nuovo Testamento greco (Aland et al., 3ª edizione) a questa variante viene assegnato un grado di incertezza «A», il che significa che «il testo è praticamente certo» che Isaia sia stato menzionato.

Si tratta di un punto interessante in cui il Textus Receptus si discosta dalla famiglia dei testi bizantini, eppure la KJV e la NKJV seguono il Textus Receptus.

D: In Mc 1,2, Isaia ha davvero detto tutto questo?

R: No, si tratta di un elenco di tre profezie (Esodo 23:20 (LXX), Malachia 3:1 (Masoretico) e Isaia 40:3 (LXX)). Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 102, afferma che ciò riflette una pratica comune di citare diversi passaggi accomunati da un tema unificante. Ciascuna profezia unisce l’aspettativa piena di speranza di un precursore a un monito in caso di disobbedienza. Ciò viene definito una «catena di testimonianze».

D: In Mc 1,2, quali sono le differenze tra questi versetti dell’Antico Testamento nel testo masoretico e nella traduzione della Settanta (LXX)?

R: Marco 1,2 è una catena di testimonianze (detta anche «fusione») composta da tre versetti.

Esodo 23:20 nel testo masoretico recita: «Ecco, io manderò un angelo davanti a voi per custodirvi lungo il cammino e per condurvi nel luogo che ho preparato». La traduzione della Settanta (LXX) recita: «Ed ecco, io mando il mio angelo davanti al tuo volto, affinché ti conduca nella terra che ho preparato per te».

Malachia 3:1 nel testo masoretico recita: «spianate la via», mentre la traduzione della Settanta (LXX) recita: «ispezionate la via».

Isaia 40:3 nel testo masoretico recita: «colui che grida… una strada diritta nel deserto». La traduzione della Settanta (LXX) recita: «uno che grida… i sentieri diritti».

La traduzione ebraica è tratta dalla «Traduzione Letterale» di Jay P. Green. La versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di «La Settanta: greco e inglese».

D: In Mc 1,4, che cosa si intende esattamente per «remissione dei peccati»?

R: La remissione dei peccati equivale al perdono dei peccati. Prima dell’epoca di Gesù, gli Israeliti effettuavano ripetute abluzioni rituali a scopo di purificazione. A Gerusalemme vi erano molti «mikvah», ovvero vasche cerimoniali destinate al lavaggio. Gli ebrei praticavano inoltre «battesimi» una tantum per i convertiti gentili, al fine di lavare via la loro impurità pagana. Il battesimo in acqua è un atto che compiamo come segno della nostra salvezza. È anche una garanzia di buona coscienza nei confronti di Dio (1 Pietro 3:21).

Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 404-406, per una risposta più approfondita.

D: In Mc 1,4.9 e Lc 3,3, poiché il battesimo era finalizzato al perdono / alla remissione dei peccati, perché Gesù fu battezzato, visto che era senza peccato secondo Ebrei 4,15; 2 Corinzi 5,21, Giovanni 8,46 e 1 Pietro 1,19?

R: A quanto pare, Giovanni Battista aveva in mente la stessa domanda quando chiese a Gesù perché si facesse battezzare in Matteo 3:14. Gesù accennò alla risposta in Matteo 3:15-16. Gesù non disse che Lui stesso fosse stato battezzato per il perdono, ma affermò che fosse per «adempiere ogni giustizia». Noi dobbiamo seguire l’esempio di Cristo, e Cristo fu battezzato.

D: In Mc 1,5, poiché tutta la Giudea usciva per vedere Giovanni, significa forse tutti?

R: No. Non si dice ogni singola persona, ma significa piuttosto che molte persone provenienti da ogni parte della Giudea uscirono per vedere Giovanni.

D: In Mc 1,8, in che modo Gesù battezza con lo Spirito Santo?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Quando una persona si pente e crede in Cristo, viene rigenerata in Cristo e battezzata con lo Spirito Santo.

2. A quel punto lo Spirito Santo dimora in essa.

3. Tutti i cristiani possiedono lo Spirito Santo. (Romani 8:10, 11, 15)

4. Il ricevere lo Spirito Santo avviene prima del battesimo con acqua, come dimostra Atti 10:44-48.

D: In Mc 1:10, poiché lo Spirito Santo scese dal cielo sotto forma di colomba, ciò dimostra forse che lo Spirito Santo non è una persona, come potrebbero pensare i Testimoni di Geova?

R: No. Il fatto di poter apparire sotto forma di colomba non limita in alcun modo l’intelligenza, le emozioni o altre caratteristiche dello Spirito Santo. Analogamente, nell’Antico Testamento, il fatto che Dio apparisse come un roveto ardente non sminuiva in alcun modo la sua natura divina.

D: In Mc 1,12, perché lo Spirito Santo mandò Gesù nel deserto per essere tentato?

R: La Scrittura non lo dice. Forse era necessario affrontare questa prova prima che Gesù potesse iniziare il Suo ministero. Se Lei è cristiano, ci sono tentazioni sulle quali deve costantemente avere la meglio prima che Dio possa utilizzarla in modo più significativo?

D: In Mc 1,14, il «Vangelo del regno di Dio» è lo stesso del «Vangelo di Cristo»?

R: Sì, tranne per il fatto che in quel momento Gesù non predicava ancora della Sua morte, della Sua risurrezione e della Sua seconda venuta. Quindi ciò che Gesù stava predicando in questo contesto era una parte del Suo messaggio finale.

D: In Mc 1,14-15, perché Marco ha iniziato con il ministero in Galilea, tralasciando il primo ministero in Giudea descritto in Giovanni 1,1-4,54?

R: Gesù iniziò il Suo ministero in Galilea. Giovanni 1:43-2:12 si svolge in Galilea. Giovanni 2:13-4:3 si svolge in Giudea, mentre Giovanni 4:4-42 si svolge in Samaria. Marco non riportò quelle parti. Sebbene Marco non ne indichi il motivo, è possibile che non fosse con Gesù durante la fase iniziale del ministero e che non abbia riportato ciò che Pietro disse al riguardo.

Per inciso, la Galilea era larga solo 30 miglia e lunga 60 miglia. A titolo di confronto, la Galilea è leggermente più grande dello Stato del Rhode Island (37 miglia di larghezza per 48 miglia di lunghezza) e del Lussemburgo (35 miglia di larghezza e 57 miglia di lunghezza).

D: In Mc 1,15, in che senso il regno di Dio poteva essere vicino?

R: Il regno di Dio era vicino, è qui in noi e verrà.

Era vicino: Gesù è il re dei re, e dove Egli è si può dire che il regno di Dio sia vicino.
È qui in noi: il regno di Dio è oggi all’interno dei credenti. Tuttavia, non si è ancora manifestato in alcuna forma visibile sulla terra. Chi crede in Cristo è diventato cittadino del regno di Dio.

Verrà: il regno di Dio non si realizzerà visibilmente in questo mondo finché il Messia non tornerà e non instaurerà il Suo regno sulla terra.

D: In Mc 1,16-18, in che modo conquistare discepoli è simile alla pesca?

R: Entrambe sono un’arte. Entrambe richiedono pazienza, abilità, discernimento, perseveranza e tranquillità. Tranquillità significa mettersi in secondo piano e mettere Cristo in primo piano.

D: In Mc 1,16-45, quali sono le cinque affermazioni di autorità che Gesù ha fatto in Marco 1?

R: Ecco i cinque modi in cui Gesù ha affermato la Sua autorità in questo passo.

Mc 1,16-20 Gesù rivendica l’autorità di chiamare le persone a diventare Suoi discepoli.

Mc 1,21-22 Gesù rivendica l’autorità nel Suo insegnamento.

Mc 1,23-28 Gesù rivendica l’autorità sugli spiriti impuri.

Mc 1,29-34 Gesù rivendica l’autorità sulle malattie, sia sulla febbre che sulle malattie in generale

Mc 1,39-45 Gesù rivendica l’autorità specificamente sulla lebbra.

D: Nel Vangelo di Marco vediamo che Gesù mantiene segreto il Suo messianismo (Mc 1,24; 1,34; 5,43; 8,30; 9,9), mentre negli altri Vangeli Lo vediamo solitamente attirare apertamente l’attenzione delle persone su di Sé come Figlio di Dio, attraverso le Sue parole o le Sue opere. Perché?

R: All’inizio del Suo ministero presso gli ebrei, Gesù si presentò come colui che compiva le opere di Dio, per poi rivelarsi in seguito come il Messia, il Figlio di Dio. Questa iniziale riservatezza non è propria solo di Marco, ma non si trova alcun riferimento al fatto di essere il Messia o il Figlio di Dio nemmeno in Matteo 5:1-11:24. Dopo l’uccisione di Giovanni Battista, si vede Gesù rivelarsi maggiormente a partire da Matteo 11,27. In Luca 6,5 Gesù affermò di essere il Signore del sabato, ma non andò oltre finché il Padre non compì il miracolo della trasfigurazione in Luca 9. Naturalmente, quando Gesù chiese a Simone Pietro chi gli uomini dicessero che Egli fosse, Gesù divenne più diretto.

D: In Mc 1,24, perché i demoni hanno riconosciuto pubblicamente Gesù?

R: La Scrittura non lo dice. Forse volevano rivelare troppo presto il segreto di Gesù, ovvero che Egli era il Messia, ma questa non è una motivazione molto plausibile. È più probabile che sperassero che, se avessero riconosciuto Gesù, Egli avrebbe lasciato in pace i demoni, in modo che questi potessero rimanere all’interno delle persone. Forse questa era la logica dei demoni, oppure, in alternativa, i demoni non agiscono necessariamente sempre in modo razionale.

D: In Mc 1,24-26, c’era un solo demone o ce n’erano molti all’interno di quell’uomo?

R: Potrebbe essere in entrambi i casi. Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Quando Marco 1,24 usa il «noi», potrebbe riferirsi a più demoni, a un demone e all’uomo, oppure a personalità multiple nell’uomo o a un solo demone.

2. In Marco 1,25-26, Gesù si rivolse al demone come a un unico soggetto.

3. Il demone potrebbe essere stato uno solo, ma potrebbe essersi presentato come se fossero molti.

4. Nulla afferma che un demone debba essere un individuo come un animale. Nulla nella Scrittura proibisce che alcuni demoni siano simili a piante o a cellule che si dividono, sebbene la Scrittura taccia su questa ipotesi.

D: In Mc 1,34; 3,11-12; Lc 4,34-35 e Lc 4,41, perché Gesù non permise ai demoni di parlare?

R: Tutte queste occasioni risalgono agli inizi del ministero di Gesù. Marco 1,34 afferma che ciò avvenne perché i demoni sapevano chi fosse Gesù. A un uomo guarito all’inizio del ministero di Gesù fu ordinato di non dirlo a nessuno (Marco 1,44-45). Quando Pietro confessò che Gesù era il Cristo, Gesù ordinò in quel momento ai discepoli di non dirlo a nessuno (Matteo 16:20; Marco 8:30). Pertanto, il motivo era probabilmente che Gesù non voleva ancora che si rendesse pubblico il fatto che Egli fosse il Messia. Desiderava che le persone osservassero la Sua vita, i Suoi insegnamenti e i Suoi miracoli e avessero il tempo di decidere autonomamente.

Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 406-408, per ulteriori approfondimenti sul motivo per cui Gesù volesse che ciò rimanesse segreto in quel momento.

D: In Mc 1,37, poiché «tutti» cercavano Gesù, ogni singola persona stava cercando Gesù?

R: Quasi ogni persona nella zona circostante cercava Gesù per un motivo o per l’altro. Purtroppo, ciò non significa che tutti cercassero la salvezza in Gesù. Molti potrebbero semplicemente aver cercato Gesù per l’emozione di assistere a un miracolo.

D: In Mc 1,38, perché Gesù non rimase a lungo nello stesso luogo?

R: A quanto pare, Gesù non contava sulla ripetizione per attirare le persone a sé. Una volta che le persone avevano informazioni sufficienti per prendere una decisione riguardo a Lui, Gesù passava ad altre che non Lo avevano ancora visto.

D: In Mc 1,40-41, che tipo di dubbio nutriva il lebbroso?

R: Il lebbroso non dubitava che Gesù avesse il potere di Dio per guarirlo, ma dubitava che Gesù volesse guarirlo. Alcuni scettici oggi dubitano del potere di Dio. Altri invece dubitano dell’amore di Dio o del fatto che Egli voglia prendersi cura di noi.

Gesù dimostrò di prendersi cura personalmente di quell’uomo. Secondo la legge, chi toccava un lebbroso diventava impuro. Gesù non si limitò a pronunciare la guarigione del lebbroso, ma lo toccò.

D: In Mc 1,40-44, il lebbroso era una persona buona o no?

R: Il lebbroso cambiò. Non era né del tutto buono né del tutto cattivo prima o dopo il miracolo, ma cambiò dopo il miracolo. Prima del miracolo, il lebbroso si recò umilmente da Gesù con fede, credendo nel potere di Cristo. Tuttavia, il lebbroso sembrava nutrire dei dubbi sul fatto che Gesù volesse guarirlo o meno. D’altra parte, il lebbroso offrì a Gesù una via d’uscita cortese, nel caso in cui Gesù non volesse guarirlo in quel momento. Dopo questo grande miracolo, il lebbroso sentì il desiderio di raccontarlo a tutti. Normalmente si potrebbe pensare che fosse una cosa positiva. Ma Gesù chiese al lebbroso di obbedire in un unico, semplice modo: non raccontare a tutti di questo miracolo – almeno non ancora. Il lebbroso non riuscì nemmeno a obbedire in questa unica, semplice cosa.

D: In Mc 1,44-45, perché l’uomo disobbedì a Gesù e raccontò a tutti della sua guarigione?

R: La Scrittura non lo dice, ma oggi possiamo osservare persone che desiderano le benedizioni e le cose positive del cristianesimo, ma che non hanno alcun concetto di obbedienza o responsabilità. Al di fuori del cristianesimo questo fenomeno potrebbe essere più diffuso. Alcuni vedono il fascino della New Age e di altri movimenti spirituali nella promessa di una spiritualità priva di qualsiasi obbligo.

Non si trattava di un caso di psicologia inversa; Gesù non voleva che quell’uomo lo raccontasse agli altri prematuramente.

D: In Mc 2,4, come fecero a scoprire il tetto e a calare l’uomo?

R: Le case comuni di allora erano tipicamente costruite con paglia, fango essiccato e un po’ di legno. Dovevano solo rimuovere la paglia e scavare attraverso il fango essiccato.

Ciò potrebbe essere stato imbarazzante sia per il paralitico che per i suoi amici, ma probabilmente non ci stavano pensando, desideravano solo che il loro amico fosse guarito. Sareste disposti a passare attraverso il tetto per un amico?

D: In Mc 2,7, perché gli scribi conclusero che Gesù stesse bestemmiando quando disse che i peccati di quell’uomo erano stati perdonati?

R: Gli ebrei erano consapevoli del fatto che, affinché ci fossero il perdono e la riconciliazione, chi aveva commesso il torto doveva chiedere perdono a colui che aveva offeso, e quest’ultimo doveva concederglielo. Quando Gesù concesse il perdono, Egli si poneva al posto di Dio. Il semplice fatto di «peccare» non costituirebbe un torto nei confronti di Gesù stesso – a meno che Gesù non fosse Dio.

In Marco 2,8-9, sebbene sia altrettanto facile dire una cosa piuttosto che un’altra, è altrettanto impossibile per un semplice essere umano compiere un’azione piuttosto che un’altra.

D: In Mc 2,10, sarebbe stata una bestemmia se Gesù avesse detto che i suoi peccati erano perdonati, qualora Gesù non fosse Dio?

R: In questo contesto, sì. Tuttavia, Gesù in seguito proclamò il perdono di Dio per coloro che si pentono e si rivolgono a Cristo, e noi possiamo proclamare nel nome di Dio ciò che Egli ha proclamato. Pertanto, è lecito sia per i protestanti che per i sacerdoti proclamare che i peccati di una persona sono perdonati, poiché non stanno affermando di possedere essi stessi tale potere, ma stanno proclamando ciò che Dio ha detto. Si tratterebbe certamente di una parola difficile da accettare per alcuni degli ascoltatori di Gesù. A volte, però, Dio ci offre parole difficili, affinché le assimiliamo e giungiamo a una nuova e più profonda comprensione di chi Egli sia.

D: In Mc 2,15, Gesù aveva una casa propria?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. La madre di Gesù viveva da qualche parte e la «base» di Gesù era a Cafarnao, quindi forse Gesù aveva una casa lì.

2. Il termine «sua» qui si riferisce più probabilmente a Levi, non a Gesù, quindi si sta parlando della casa di Levi, non di quella di Gesù.

3. Naturalmente, in un senso diverso, Gesù, in quanto Dio, possiede tutte le case del mondo. Tuttavia, non è questo il significato della «sua» casa in questo contesto.

D: In Mc 2,17, perché Gesù disse che non stava chiamando i giusti?

R: Gesù non stava escludendo nessuno, come dimostra Romani 3,3-10; 23-24, poiché nessuno era giusto. Ciò che Gesù intendeva dire in questo contesto era che non stava salvando coloro che si ritenevano così giusti da non aver bisogno di un salvatore.

D: In Mc 2,18-20, perché i discepoli di Gesù non digiunavano?

R: Molti ebrei digiunavano per consuetudine e tradizione, non per devozione verso Dio, e i discepoli non avevano bisogno di digiunare per quel motivo. I cristiani digiunano ancora oggi per concentrare le proprie preghiere e come ulteriore modo per esprimere il proprio dolore o la sincerità delle proprie richieste a Dio.

Su una nota più leggera, si può osservare qualsiasi cristiano che abbia bisogno di perdere qualche libbra di peso e vedere in lui una persona che possiede un potenziale meraviglioso per esprimere le proprie preghiere attraverso il digiuno.

Seriamente, i cristiani digiunano anche per avvicinarsi maggiormente a Dio. Gesù non era contrario al digiuno, ma poiché i discepoli erano già con Lui, in quel momento non avevano bisogno di digiunare a tale scopo.

D: In Mc 2,21-22 e Mt 9,16-17, qual è il significato delle due parabole dei vestiti e degli otri?

R: I farisei sostenevano che in quel momento si dovesse seguire la tradizione del digiuno, mentre Gesù affermava che il Vangelo era una novità radicale.

Esternamente, talvolta le cose nuove non possono essere applicate a quelle vecchie, poiché le vecchie non sono in grado di reggerle.

Internamente, talvolta i nuovi contenuti non possono essere racchiusi nelle vecchie forme senza che queste ultime si rompano.

In particolare per quanto riguarda il Vangelo, non è possibile semplicemente applicarlo a ciò che già si conosce dell’Antico Testamento; non si tratta solo di una riformulazione di quanto contenuto nell’Antico Testamento, ma di un «mistero» che era stato solo accennato fino alla venuta di Cristo.

A proposito, vi è una certa incertezza sul fatto che il termine «vecchio» in queste due parabole si riferisse all’Antico Testamento o all’Antico Testamento insieme alle tradizioni dei farisei che vi erano state aggiunte. Indipendentemente dalle tradizioni ebraiche o di altre fedi che una persona possa avere, la Buona Novella non è qualcosa che si possa semplicemente aggiungere a una tradizione preesistente. Infine, mantenete i vostri cuori ricettivi verso Dio; Egli potrebbe voler mostrarvi cose nuove che non vi aspettate.

D: In Mc 2,22, in che modo le organizzazioni diventano come otri vecchi e perdono la loro capacità di adattarsi alle novità?

R: Quando confondono gli scopi con gli obiettivi. Sebbene gli obiettivi possano inizialmente essere validi per corrispondere allo scopo, essi possono diventare obsoleti, oppure possono emergere obiettivi più importanti. A quel punto continuano a seguire gli obiettivi originari per rispetto della tradizione o per attenersi al processo. Tuttavia, anche con obiettivi nuovi e validi, questi ultimi, pur inseriti in un buon processo, non possono coprire tutti i casi. Quando le organizzazioni e le persone perdono la flessibilità necessaria per adattarsi e la capacità di scendere a compromessi su questioni secondarie, allora possono perdere la loro utilità.

D: In Mc 2,23-24, cosa sarebbe considerato sbagliato nel raccogliere il grano?

R: L’Antico Testamento non afferma che vi fosse nulla di sbagliato in ciò. Tuttavia, i farisei consideravano qualsiasi raccolta di grano, per quanto piccola, come mietitura. Poiché mietere il grano era un lavoro, lo proibivano durante il sabato.

D: In Mc 2,26, si trattava dei tempi di Abiatar o di suo padre Achimelech?

R: La guida scettica di Asimov alla Bibbia, a pag. 909, sostiene che si tratti di un «errore fattuale», ma in questo caso si sbaglia. Sia Abiatar che Achimelech erano vivi all’epoca, sebbene il padre di Abiatar, Achimelech, fosse stato ucciso poco dopo. Secondo l’*Enciclopedia delle difficoltà bibliche*, a pag. 362, l’espressione greca qui riportata, *epi Abiathar archiereos*, significa semplicemente «al tempo di Abiatar, il sommo sacerdote». Abiatar non solo era vivo all’epoca, ma era anche presente quando ciò avvenne. Questa espressione equivale a dire «al tempo di Davide, il sovrano d’Israele», anche se Davide divenne sovrano d’Israele in seguito.

In sintesi, si trattava del periodo di Abiatar, che in seguito divenne sommo sacerdote. Come conclude *When Critics Ask* a pag. 370: «Si trattava del periodo di Abiatar, ma non durante il suo mandato».

D: In Mc 2,27, poiché il sabato è stato fatto per l’uomo (anthropos in greco), ciò significa che tutta l’umanità deve osservare il sabato?

R: No, per tre ragioni.

1) Anche se a tutta l’umanità fosse stato comandato di osservarlo, dopo la risurrezione di Gesù il Nuovo Testamento afferma, in Colossesi 2,16-17, che i sabati (così come le nuove lune e le leggi alimentari) non devono più essere osservati. L’Antica Alleanza è ormai obsoleta secondo Ebrei 8,13.

2) Anche ai tempi dell’Antico Testamento, Dio non comunicò a nessuno, se non agli ebrei, che dovevano osservare il sabato. I sabati, le feste e le lune nuove erano un’ordinanza perpetua per Israele, secondo 2 Cronache 2:3.

3) In Marco 2:27 il termine anthropos è semplicemente un termine generico per indicare il genere maschile (o l’uomo). Tuttavia, non si può attribuire un significato eccessivo al fatto che anthropos si riferisca esclusivamente ai maschi, poiché anche le donne erano tenute a osservare il sabato. Tuttavia, il sabato non fu mai comandato a nessuno se non agli ebrei, poiché era un segno esclusivo tra Dio e Israele, secondo Esodo 31:12-13. In cielo e ora, il riposo sabbatico di Ebrei 3-4 (che è ogni giorno, ora e in futuro) per tutti i credenti menzionati in Ebrei è offerto a tutti.

In generale, noi e gli Avventisti del Settimo Giorno possiamo concordare (o almeno dovremmo concordare) sul fatto che:

a) Se fossimo stati ebrei ai tempi dell’Antico Testamento, avremmo dovuto osservare il sabato.

b) Tuttavia, anche se fossimo ebrei ai tempi del Nuovo Testamento, dopo la risurrezione di Cristo dai morti, dovremmo obbedire a Paolo (così come agli altri scrittori del Nuovo Testamento e a Gesù stesso).

c) Quando il Nuovo Testamento modifica, abroga o aggiunge qualcosa rispetto all’Antico Testamento, il Nuovo Testamento ha la priorità assoluta.

d) Dovremmo preoccuparci maggiormente di ciò che Dio ha insegnato e comandato nella Bibbia, piuttosto che delle cose di cui Dio non ha parlato.

D: In Mc 3,6, cosa c’è di così ipocrita nei farisei e negli erodiani (noti anche come sadducei) in questo passo?

R: Si può essere «rispettosi della legge» e tuttavia malvagi (alcuni avvocati penalisti lo sanno bene). Gli ebrei avevano leggi che vietavano di uccidere animali durante il sabato, ma poiché non esisteva una legge scritta che proibisse di complottare nel giorno di sabato per uccidere il proprio Messia, a quanto pare ritenevano che ciò fosse lecito. Ci troviamo all’inizio del ministero di Gesù e, anche se non volevano accettare Gesù come loro Messia, stavano complottando per uccidere un uomo che, dal loro punto di vista, non aveva infranto alcuna legge che meritasse la morte.

I farisei avevano cuori ostinati, nel senso che avevano scelto di non lasciarsi istruire. Molte volte, anche oggi, le persone non si lasciano istruire. A volte non è una scelta, ma altre volte lo è.

Poiché il re Erode aveva fatto giustiziare Giovanni Battista, forse speravano di poter persuadere Erode a fare lo stesso con Gesù.

D: In Mc 3,11-12, perché Gesù non avrebbe accettato una testimonianza veritiera su di Lui, pur provenendo dai demoni? Esiste oggi una testimonianza che Dio non accetta?

R: La risposta si articola in un paio di punti.

I demoni si appropriano del messaggio: quando la gente sentiva i demoni lodare Gesù, poteva sembrare che essi fossero dalla Sua parte. Dopo che Gesù se ne era andato, la gente avrebbe potuto essere ancora disposta ad ascoltare quei demoni, perché, dopotutto, stavano lodando Gesù. Paolo scacciò un demone da una ragazza in Atti 16,16-19 per un motivo simile. Oggi i leader delle sette spesso onorano verbalmente Gesù, ma poi insegnano cose che dimostrano di non credere a ciò che Gesù ha insegnato e comandato.

Dio conosce il cuore: Gesù non ha mai accettato la testimonianza dei demoni. Per quanto riguarda le persone, 1 Samuele 16,7 afferma che gli uomini guardano all’apparenza esteriore, mentre Dio guarda al cuore. Dio si preoccupa meno delle parole che pronunciamo che del nostro cuore nel pronunciarle. Oggi alcuni possono lodare Dio con finzione, ma non con sincerità.

D: In Mc 3,14.19, poiché Gesù nominò dodici discepoli, come mai uno di loro, Giuda Iscariota, in seguito tradì Gesù?

R: Atti 2:23 afferma che Gesù fu consegnato alla morte secondo il disegno prestabilito e la prescienza di Dio. Fu una scelta di Giuda quella di tradire Gesù, ma Giuda fu posto in una situazione tale da poter esercitare la propria scelta.

Molte persone potrebbero essersi sentite tradite da Gesù in Giovanni 13:21. Potrebbero interpretare i suoi miracoli e le sue affermazioni come se egli avesse il potere di scacciare i Romani, eppure avesse scelto di non provarci. Se pensate che Dio sia lì per servire i vostri scopi, prima o poi probabilmente vi sentirete traditi anche da Dio, almeno finché non vi renderete conto che siamo qui per servire i Suoi scopi, e non il contrario.

D: In Mc 3,14-19, perché Gesù voleva avere dodici discepoli?

R: Non lo sappiamo con certezza, ma possiamo individuare almeno tre ragioni.

Affinché potessero imparare stando a stretto contatto con Lui.

Affinché Gesù potesse mandarli a predicare

Affinché avessero il potere di guarire i malati e scacciare i demoni.

D: In Mc 3,14-19, perché pensa che Gesù non abbia scelto alcun esperto delle Scritture né persone che già predicassero?

R: Dei dodici discepoli, quattro erano pescatori, uno era un esattore delle tasse e uno era uno zelota. Degli altri sei non sappiamo nulla. Ma agli occhi del mondo, sembravano tutti uomini comuni. Ciò che conta non è chi siete quando vi avvicinate a Cristo, bensì chi Cristo vi rende.

D: In Mc 3,17, in che modo la parola «boanerges» significa «figli del tuono»?

R: Questo soprannome è stato loro attribuito a causa del loro carattere irascibile. Il termine «boanerges» è una traslitterazione greca dell’aramaico «benai regesh», che significa «figli dell’ira». Tuttavia, il passaggio da «regesh» a «nerges» non è molto diretto.

D: In Mc 3,27, cosa o chi sono i «possedimenti di Satana» di cui si parla qui?

R: Si tratta di persone intrappolate nella schiavitù di Satana. A nessuno piace che qualcuno interferisca con ciò che ritiene proprio, e nemmeno a Satana piace. Ma noi dobbiamo prendere ciò che Satana ritiene suo e condurlo a Dio.

D: In Mc 3,31-35, perché Gesù menzionò qui sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle?

R: Gesù amava e stimava indubbiamente la Sua famiglia, ma la Sua famiglia non aveva la priorità rispetto alla sequela di Dio e al ministero di Gesù. La Sua famiglia percorse circa 30 miglia da Nazaret a Cafarnao per riportare indietro Gesù, ma Gesù non aveva intenzione di andare con loro. Anche noi dovremmo avere l’atteggiamento corretto. Dobbiamo obbedire ai nostri genitori nel Signore, ma vi sono momenti in cui dobbiamo disobbedire a un loro comando diretto o andare contro i loro desideri impliciti, se ciò che vogliono non è la volontà di Dio.

D: In Mc 3,31-35, Gesù stava peccando non onorando Sua madre in quella occasione?

R: No, perché non stavano chiedendo a Gesù di interrompere la sua predicazione per andare a trovarli in quel preciso momento, e Gesù sapeva che Dio Padre voleva che predicasse proprio in quel momento. La famiglia di Gesù pensava che Egli fosse fuori di sé in Marco 3,20-21. Ipoteticamente parlando, se Sua madre avesse chiesto a Gesù di smettere di predicare definitivamente, Gesù avrebbe dovuto disobbedire a questo (ipotetico) comando per obbedire al comando di Dio.

D: In Mc 3,31-35, perché Giuseppe non era presente?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, la tradizione della Chiesa afferma che Giuseppe fosse molto più anziano di Maria e che potesse essere già morto a quel tempo.

D: In Mc 4,10-20, perché Gesù spiegò il significato di queste parabole solo ai dodici discepoli?

R: La Scrittura non spiega perché le folle non abbiano ascoltato ogni spiegazione, ma Gesù desiderava in particolare che i suoi discepoli non fraintendessero. Naturalmente, chiunque tra la folla lo desiderasse poteva diventare discepolo di Gesù ed essere istruito anche da Lui e dai Dodici.

In un certo senso, le cose stanno così anche oggi. Tutti possono ascoltare qualcosa sul Vangelo, ma se vogliono davvero comprenderlo appieno, devono studiare la Parola di Dio e imparare insieme ad altri cristiani.

Ma anche per i credenti può essere un impegno scavare nelle Scritture per scoprire il significato voluto da Dio. A quanto pare, Dio a volte vuole che ci impegniamo per apprendere la Sua verità; forse in questo modo la ricorderemo meglio. Proverbi 25:2 dice: «È gloria di Dio nascondere una cosa, e gloria dei re scoprirla».

Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 417-419, per una risposta diversa ma complementare.

D: In Mc 4,11-12, perché Gesù avrebbe deliberatamente oscurato il Vangelo parlando per parabole, in modo che le persone non capissero, non si convertissero e non fossero perdonate? Non è forse venuto affinché tutti gli uomini potessero essere salvati? (Ahmad Deedat ha sollevato questa questione.)

R: Gesù si riferiva a Isaia 6:9,10. Gesù parlava per parabole per essere misericordioso! Ecco quattro punti a sostegno della risposta.

1) Dio desidera che tutti siano salvati (2 Pietro 3:9; Ezechiele 17:23).

2) Tuttavia, alcuni hanno scelto di rifiutare la parola di Dio e ciò comporta delle conseguenze in questa vita. Questo tipo di persone si indurisce nell’ascolto, indurendo il proprio cuore (Esodo 8:15,32; 9:17,34; Proverbi 28:14; Romani 1:18-20; Ebrei 3:12-15; Zaccaria 7:12).

3) Per coloro che rifiutano Dio, è meglio non conoscere la verità piuttosto che conoscerla e voltarle le spalle, secondo 2 Pietro 2:20-22.

4) Una parabola è appropriata perché coloro che desiderano seguire Dio possono essere guidati a comprenderne il significato, mentre una parabola non sarà compresa da coloro che non vogliono seguire Dio.

Se qualcuno ha già respinto la verità che conosce su Dio, Dio non è tenuto a fornirgli ulteriore verità.

D: In Mt 13,1-23; Mc 4,14-20 e Lc 8,5-15, nella parabola del seminatore, in che modo le persone sono simili ai quattro tipi di terreno?

R: Ecco alcuni esempi.

1. Alcuni non si interessano affatto al Vangelo fin dall’inizio. Satana agiva in modo che il Vangelo non potesse attecchire nel terreno duro sin dall’inizio. Alcune persone sono fortemente contrarie al cristianesimo. Altre non lo sono, ma, come ho sentito dire, «verranno allo studio biblico solo se non avranno di meglio da fare».

2. Alcuni desiderano accettare il Vangelo all’inizio, ma si allontanano quando incontrano difficoltà o persecuzioni.

3. Alcune persone crescono nel Vangelo, ma vengono soffocate dalle preoccupazioni di questa vita o dalle tentazioni della loro società. Il materialismo, l’esposizione all’immoralità e alla violenza, e l’alcolismo sono alcune delle «spine» più insidiose da tenere d’occhio nella società occidentale. Se il diavolo non riesce a fermarvi con le difficoltà, vi soffocherà con le distrazioni.

4. Alcuni rispondono e perseverano. Tra questi, i diversi individui producono frutti variabili. A quei tempi un raccolto di 10 a 1 era considerato molto buono, secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 118.

D: In Mc 4,14-20, nella parabola, il seminatore non era forse troppo incurante con il seme?

R: Non incurante, no; generoso con il seme, sì. Non esiste un «quinto tipo» di terreno che avrebbe potuto essere fecondo, se non fosse stato che il seminatore si è dimenticato di seminare lì. La verità è che nessun terreno potrebbe addurre la scusa: «Sarei stato un terreno fecondo, ma posso incolpare il seminatore per non avervi gettato il seme». Si potrebbe accusare il seminatore di essere «troppo generoso con il seme», dando a ogni terreno una possibilità anche se si trattasse di una causa persa. Tuttavia, nessuno può giustamente accusare il seminatore di essere troppo avaro con il seme.

D: In Mc 4,21-25; Mt 5,14-16; Lc 8,16-17, in che modo dovremmo «risplendere» oggi?

R: Una volta che ci siamo avvicinati a Cristo, rimaniamo comunque sulla terra come testimoni dell’amore di Dio che risplende attraverso di noi, affinché le persone possano vedere Cristo attraverso le nostre parole, le nostre azioni e la nostra vita. Siamo una lettera di Cristo al mondo, come recita 2 Corinzi 3,3. Anzi, potremmo essere l’unica lettera che alcune persone leggeranno. 2 Corinzi 3,7-18 paragona la gloria che risplende in noi oggi a una gloria più grande di quella che risplendeva attraverso Mosè, al punto che egli dovette coprirsi il volto con un velo. Pertanto, quella luce deve risplendere da noi, come afferma 2 Corinzi 4,6. Dobbiamo risplendere come stelle nel cielo nero del mondo, come dice Filippesi 2,15-16.

D: In Mc 4,21-25, quali sono alcune cose, come il cesto, che rubano, nascondono o spengono la luce?

R: Esistono due tipi di «cestini».

Il più delle volte il «cesto» che nasconde la luce è ciò che gli stessi credenti scelgono di mettere sulla propria luce. Non vogliono dire alle persone che sono cristiani, oppure non vogliono parlare della propria vita e di ciò che Gesù ha fatto in essa. Un piccolo e semplice passo per superare questa situazione consiste nel condividere con un altro cristiano, in modo che le persone possano sentirlo per caso.

A volte, però, c’è un cesto che ci viene imposto dalla società, e noi ci adeguiamo passivamente a ciò. Quando il male viene lodato e le cose buone, così come le persone buone, vengono sminuite, dovremmo semplicemente tacere? Oppure, nei momenti opportuni e nei modi appropriati, dovremmo far sentire la nostra voce, difendere gli oppressi, aiutare chi ha bisogno di sostegno?

D: In Mc 4,22, quali cose verranno manifestate in seguito?

R: Ogni azione, buona o cattiva che sia, verrà manifestata nel giorno del giudizio. Dovremo rendere conto di ogni parola oziosa che pronunciamo, secondo Matteo 12,36-37. Dio è un giudice del carattere, e qualcuno una volta ha detto che il carattere è ciò che si è quando si pensa che nessuno stia guardando.

D: In Mc 4,22, Lc 6,38 e in altri versetti, cosa significa che la misura che si usa o si dà sarà la misura con cui si riceverà?

R: Tutti questi versetti dicono in sostanza: «usatelo o lo perderete», ma vi sono tre applicazioni.

Marco 4,24 sottolinea che più si utilizzano la saggezza e i doni di Dio, più vi saranno dati. Se non si utilizza quel poco che si ha, anche quello vi sarà tolto.

Luca 6:38 è simile, ma pone l’accento su ciò che si dona agli altri, che si tratti di cose buone o di perdono e misericordia, come menziona Luca 6:37.

Matteo 18:35 e 6:12 insegnano che Dio ci perdonerà nella misura in cui noi perdoniamo gli altri. La misura della misericordia e del perdono che concediamo agli altri indica ciò che riceveremo.

In sintesi: alcuni aspetti del giudizio di Dio alla fine dei tempi e della benedizione durante questa vita sono assoluti e costanti per tutti. Altri aspetti dipendono dalla conoscenza che una persona possiede (Romani 4:15; 5:13; 2 Pietro 2:21-22, ecc.). Alcuni aspetti di ciò che una persona riceve dipendono da ciò che essa dona agli altri.

D: In Mc 4,26 qual è il significato di questa parabola?

R: Questa è l’unica parabola che si trova esclusivamente nel Vangelo secondo Marco. Né chi semina il seme, né il terreno che lo accoglie si rendono conto di ciò che sta accadendo mentre il seme cresce. Vedono solo il risultato e il beneficio.

Una volta c’era un ragazzino che piantò un seme di pisello in una tazza piena di terra. Lo innaffiò e gli diede il sole, ma la pianta di pisello non spuntò mai. Non capiva perché. Ogni giorno estraeva il seme per vedere come stava. A volte ci concentriamo troppo sui risultati che possiamo vedere immediatamente, rischiando di perdere di vista le cose più importanti.

D: In Mc 4,31, perché si dice che il seme di senape sia il più piccolo di tutti i semi, visto che ne esistono di più piccoli?

R: I semi di senape sono estremamente piccoli; circa 725-760 di essi pesano un grammo. Tuttavia, non sono i semi vegetali più piccoli che esistano al mondo. Erano i semi più piccoli che le persone seminavano nei campi ed erano i semi più piccoli che le persone di quel tempo conoscessero.

D: In Mc 4,32, perché la pianta di senape è la più grande di tutte le erbe, visto che esistono erbe più grandi?

R: Gesù non stava cercando di impartire una lezione di botanica in questo passo. Gesù parlava per il bene dei Suoi ascoltatori e utilizzava termini che essi potessero comprendere. La pianta di senape era la più grande tra tutte le piante che essi riconoscevano come erbe.

D: In Mc 4,33, gli uccelli sono qui considerati buoni o cattivi?

R: Mentre in Marco 4,4 gli uccelli erano considerati negativi, in questo contesto sono neutri. Rappresentano le persone che traggono beneficio dai rami dell’albero, senza aver compiuto alcuno sforzo per piantarlo.

D: In Mc 4,34, perché Gesù insegnava tutto per mezzo di parabole?

R: Utilizzando questa particolare forma di insegnamento, Gesù poteva istruire coloro che desideravano imparare, tenendo il messaggio nascosto a coloro che non volevano seguirLo.

D: In Mc 4,38, come poteva Gesù dormire sulla barca durante una tempesta?

R: Gesù poteva essere stanco dopo tutta la Sua predicazione. Inoltre, forse il Padre desiderava in modo particolare che Gesù fosse immerso in un sonno profondo in quel momento, al fine di dimostrare ai discepoli la necessità di chiedere.

D: In Mc 4,39, come è possibile che il vento si sia placato così all’improvviso?

R: Il vento è il risultato delle differenze di pressione tra due zone. Sebbene il vento possa cessare improvvisamente in modo naturale, questo passo indica che la cessazione del vento fu un miracolo. Il termine tradotto in inglese con «be still» (pephimoso in greco) è tradotto più precisamente con «essere imbavagliato», come in Marco 1,25. Si tratta di un termine tecnico per privare un demone del suo potere, secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 122, e l’*Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 656.

D: In Mc 4,39 le burrasche erano piuttosto pericolose, e i pescatori sapevano di trovarsi in grave pericolo, se non fosse stato per la persona con cui erano seduti. Nelle tempeste che incontriamo nella vita, come possiamo essere certi di essere «sulla barca» con Gesù?

R: Ci sono due aspetti.

Entrare a far parte del Suo gruppo: innanzitutto, assicuriamoci di seguire davvero Gesù là dove Egli ci sta guidando, e non limitiamoci a chiedere a Gesù di aiutarci ad andare dove noi stessi desideriamo. Quando Dio chiude una porta, potete sforzarvi di riaprirla, e talvolta ci riuscite. Ma il risultato finale non sarà il successo, bensì il fallimento.

Lasciatelo entrare nella vostra barca: in secondo luogo, non limitatevi a invitare Gesù nella vostra vita, ma invitatelo in ogni aspetto della vostra vita. Ci sono aspetti della vostra vita che non avete affidato a Dio, ma per i quali avete detto a Dio: «Va bene, di questa parte me ne occuperò da solo»? Ci sono aspetti della vita in cui Dio desidera che voi stessi valutiate diverse alternative e impariate a prendere decisioni sagge. Ma proprio come i vostri figli a volte prendono decisioni sbagliate (si spera di lieve entità) e imparano dai propri errori, il vostro Padre celeste può permettervi di prendere decisioni sbagliate e di imparare da esse. Tuttavia, date a Dio l’opportunità di parlarvi e lasciate che Egli, con gioia, prevalga sulle vostre decisioni.

D: In Mc 5,1, dove si trova il paese dei Gadareni?

R: Si tratta della zona vicino alla città di Gerasa, che sorgeva a circa 35 miglia a sud-est del Mare di Galilea, nell’odierno territorio della Giordania. A un miglio a sud dell’odierno villaggio di Khersa si trova una ripida collina a 40 iarde dalla riva. A due miglia di distanza si trovano delle tombe scavate nella roccia che, a quanto pare, venivano utilizzate anche come abitazioni.

D: In Mc 4,39, Gesù ha trattato in modi molto diversi i discepoli che Lo mettevano in discussione e i demoni e le persone che Gli si opponevano. Come dovremmo comportarci con le persone che ci mettono in discussione o si oppongono a noi in modi diversi?

R: Ecco sei passaggi da prendere in considerazione.

Passo 1: Prima di affrontare chiunque altro, dobbiamo innanzitutto confrontarci con noi stessi e con l’eventuale orgoglio che potremmo nutrire. Alcune persone ritengono che qualsiasi critica alle loro azioni o decisioni costituisca un attacco alla loro persona. Non comprendono, in un contesto conflittuale, il concetto di «opposizione leale». Alcuni pensano di dover sempre prendere la decisione corretta e, qualora non lo facessero, temono che qualcuno possa scoprire che hanno commesso un errore. Assicuratevi di essere a vostro agio nel mostrare agli altri che commettete errori prima ancora di provare a rapportarvi con loro. Infine, ascoltate attentamente. A volte la persona con cui state parlando ha torto e NON dovreste seguire il suo consiglio, ma nel mezzo del suo suggerimento errato potrebbe esserci un granello di verità che dovreste comunque prendere in considerazione. Siate in grado di individuarlo.

Fase 2: Si renda conto che non tutte le persone con cui parla hanno completato a loro volta la fase 1. Cerchi di capire se tenderanno a interpretare ogni critica come un attacco personale nei loro confronti. Quando parla, riconosca il loro punto di vista, sottolinei l’azione o la decisione che hanno sbagliato e cosa fare ora al riguardo.

Fase 3: Quando le persone vi danno un consiglio che sapete di non dover seguire, spiegate cortesemente perché non lo seguirete, almeno finché vi lasciano parlare. Non permettete che ciò che sapete essere buono venga presentato come male, come dice Romani 14:16.

Fase 4: Quando le persone vi danno un consiglio che dovreste seguire, acconsentite prontamente, ringraziatele per avervi istruito o aiutato, e poi seguitelo. Non c’è bisogno di discutere su ciò che sapete essere giusto, solo per salvare la faccia. Se la persona che formula il buon suggerimento è un bambino, o si trova in una posizione inferiore alla vostra, non ha importanza. Se è un buon consiglio, seguitelo comunque.

Passo 5: Quando ritenete che il consiglio non sia né particolarmente buono né particolarmente cattivo, siate disposti a scendere a compromessi. Se l’altra persona è fermamente convinta della propria posizione, valutate quanto male o danno causerebbe se voi vi adeguaste su una questione che per voi è irrilevante. Ciò è particolarmente utile nel matrimonio.

Passo 6: Quando la persona si trova in una posizione superiore alla vostra, come un capo, un funzionario pubblico o vostro marito, e il suo ordine o consiglio non è valido, la situazione può rivelarsi difficile. Cercate innanzitutto di spiegargli i vantaggi dell’alternativa opposta. Tuttavia, se continua a non ascoltarvi, potrebbe essere perché vi sbagliate, oppure perché avreste ragione, ma vi sfugge un elemento di cui lui è a conoscenza. D’altra parte, potrebbe essere che stia prendendo una decisione avventata. Dopo averla avvertita, come è (di solito) vostro dovere, a volte dovete assecondarla.

D: In Mc 5,3-4, come poteva quell’uomo posseduto dai demoni essere così forte da spezzare catene e ceppi?

R: È noto che anche persone non possedute dai demoni siano state capaci di compiere grandi imprese di forza in situazioni di stress, in cui era in gioco la vita o la morte. Ho sentito parlare di un allarme per un’imminente esplosione in un impianto chimico (che fortunatamente non si è verificata), e di un operatore che ha scavalcato una recinzione a maglie metalliche alta otto piedi. Quando è tornato all’impianto, ha guardato quella recinzione con stupore, quasi non riuscendo a credere a ciò che aveva fatto.

Ho anche sentito parlare di una donna che, quando un’auto parcheggiata stava per schiacciare suo figlio, sollevò un angolo della vettura.

D: In Mc 5,6, perché un uomo posseduto da un demone correva verso Gesù per adorarlo?

R: Sebbene le Scritture non lo dicano, ecco una possibile ipotesi. Se il demone pensava che Gesù stesse venendo a prenderlo e che non potesse sfuggirgli, forse voleva correre per primo da Gesù per supplicarlo di risparmiarlo. Il demone sapeva che Gesù stava arrivando e, in preda alla disperazione, rese omaggio a Gesù chiedendogli di smettere di tormentarlo, anche se era proprio il demone a tormentare quell’uomo.

Come nota a margine, mentre la storia precedente dimostrava il potere di Gesù sulla natura utilizzata dai demoni, questa illustra direttamente il potere di Gesù sui demoni.

D: In Mc 5,9 e Lc 8,30, perché il nome del demone era «Legione»?

R: Una legione romana era composta da circa 5.000-6.000 soldati. In altre parole, quest’uomo non aveva un solo problema con un demone, ma ben 5.000 o 6.000 problemi con i demoni. A Dio non importa quanti problemi abbiamo: il Signore può risolverli tutti.

Ci si può chiedere se ogni demone attualmente esistente abbia avuto o meno un’esistenza indipendente fin dai tempi del Giardino dell’Eden. Forse i demoni potrebbero moltiplicarsi (un po’ come i germi) sia al di fuori che all’interno del terreno fertile di una persona. Si tratta tuttavia solo di una speculazione.

D: In Mc 5,10-14 e Lc 8,32, perché Gesù sembrava «stringere un patto» con i demoni?

R: Sebbene Gesù avesse la libertà di agire in tal senso, la Scrittura non afferma in realtà che Egli abbia fatto altro che concedere loro il permesso. Gesù non ha necessariamente fatto alcun favore ai demoni; i maiali sono annegati.

D: In Mc 5,10-14, i cristiani dovrebbero mai stringere accordi con i demoni al giorno d’oggi?

R: Non vi è alcuna prova che dovremmo farlo. Non disponiamo della conoscenza che aveva Gesù. Dato che i demoni vedono in una dimensione diversa dalla nostra, potrebbero essere più intelligenti, e non vi è alcuna garanzia che siano onesti o affidabili; non sembra esserci alcuna necessità impellente nemmeno di parlare con un demone, se non per ordinargli di essere legato o di andarsene.

D: In Mc 5,12 e Lc 8,30-33, perché i demoni volevano entrare nei maiali?

R: La Scrittura ci offre solo un brevissimo scorcio del pensiero che si cela nella mente di un demone. A quanto pare, essi ritennero che entrare nei maiali fosse preferibile all’andare nell’abisso in quel momento.

La Scrittura non dice se i demoni abbiano causato deliberatamente l’annegamento dei maiali, se lo abbiano causato accidentalmente o se sapessero addirittura che i maiali sarebbero annegati. Infine, la Scrittura non dice se i demoni e Satana siano completamente lucidi o talvolta folli.

D: In Mc 5,13, cosa dovrebbe sapere chiunque riguardo alla possessione demoniaca alla luce di questo evento?

R: Uno degli scopi dei demoni che possiedono qualcuno è quello di distruggere i propri ospiti, che si tratti di maiali o di persone. Le persone che hanno affermato di comunicare con i demoni hanno spesso avuto una vita più breve. Se qualcuno si diletta con l’occulto, o lo prende più sul serio, è necessario chiedergli: «Perché lo fa?». Si immette regolarmente del veleno nel proprio sangue? Se non vuole farlo, allora perché vorrebbe conversare con i demoni, che lo ucciderebbero proprio come hanno ucciso un maiale?

D: In Mc 5,13, perché Gesù avrebbe distrutto 2000 maiali per guarire un solo uomo? (Ahmad Deedat ha sollevato questa questione.)

R: Due punti da considerare nella risposta.

a) Presumo che Deedat concorderebbe sul fatto che noi valiamo più di molti maiali. Gli esseri umani, sia in Arabia Saudita, sia in India, sia in Occidente, uccidono continuamente molti animali per nutrirsi. Questi maiali, allevati dai non ebrei che vivevano sulla sponda orientale del Mare di Galilea, erano destinati all’alimentazione, poiché, a differenza delle pecore o delle mucche da latte, non vi è altro scopo nell’allevamento dei maiali.

b) Furono i demoni, non Gesù, a uccidere i maiali. Quando la legione di demoni uscì dall’uomo, entrò nei maiali, e ciò provocò l’annegamento degli animali.

c) Trovo sorprendente che Deedat finga compassione per questi maiali, quando il Corano narra di un profeta di Dio, più saggio di Mosè, che si limitò ad avvicinarsi a un ragazzino e a spezzargli il collo, uccidendolo. (No, il ragazzo non fu resuscitato né nulla del genere in seguito; rimase semplicemente morto.) Ciò è riportato nella Sura 18:63-82. Negli hadith, Bukhari, vol. 1, libro 3, n. 124, pag. 92, approfondisce la storia di al-Khidr. Abu Dawud, vol. 3, nn. 4688-4690, pag. 1319

giustifica questo episodio affermando che il ragazzo ucciso da al-Khidr era nato miscredente. Quindi, agli occhi di un musulmano, il semplice fatto di essere un ragazzino che non credeva in Dio è sufficiente per meritarsi di avere il collo spezzato?

D: In Mc 5,17 e Lc 8,37, perché la folla chiese a Gesù di andarsene?

R: Queste persone vedevano chiaramente la bontà e la potenza di Gesù, eppure Gli chiedevano comunque di andarsene. Allevavano maiali, per i quali non ci sarebbe stato alcun mercato tra il popolo di Dio che seguiva la Sua legge.

Un malinteso comune è che le persone debbano cambiare se stesse prima di avvicinarsi a Cristo. Non è così, perché non ne sono capaci con le proprie forze. Sarà Gesù a trasformarle. Tuttavia, cosa accade se non vogliono essere trasformate? Allora non vorranno avvicinarsi al vero Gesù.

Oggi, una reazione comune da parte di persone profondamente malvagie che vedono la bontà e l’amore puro di Dio è quella di cercare di allontanarli. Ciò vale in particolare per coloro che oggi, spiritualmente, «vendono maiali». Ma queste persone erano diverse; non sembravano avere nulla contro Gesù personalmente (a differenza degli scribi e dei farisei). Piuttosto, Gesù, per quanto fosse affascinante e potente, rappresentava un ospite troppo oneroso per il loro attuale stile di vita.

D: In Mc 5,18-20, perché Gesù non permise all’uomo di accompagnarlo?

R: Gesù senza dubbio capiva che l’uomo, ormai libero dall’indemoniato, rimanendo tra coloro che lo conoscevano avrebbe svolto un ministero più efficace rispetto a un gentile, ormai normale, che si recasse presso ebrei che non lo conoscevano e che avevano già assistito ai miracoli di Gesù.

Oggi potremmo naturalmente avere la tendenza a voler svolgere i ministeri più «appariscente», ma Dio potrebbe avere uno scopo più grande per noi nel mandarci altrove o nel tenerci dove siamo. Anziché chiedervi perché Dio non vi metta in un ministero altrove, dovreste invece chiedervi come potete essere più efficaci dove vi trovate.

D: In Mc 5,27-34, quando la donna affetta da emorragia toccò Gesù, perché Gesù chiese pubblicamente chi lo avesse toccato?

R: Ci sono due possibili risposte.

1. Poiché Gesù, quando venne sulla terra, assunse alcune qualità umane limitanti, come il non essere onnisciente, Egli sinceramente non sapeva chi fosse stato miracolosamente guarito toccandolo.

2. Indipendentemente dal fatto che Gesù sapesse chi fosse, desiderava che lei si facesse avanti. C’era una questione in sospeso: Gesù voleva parlare con lei e dichiarare che la sua fede l’aveva guarita, affinché potesse andarsene in pace e liberarsi dalla sua sofferenza.

D: In Mc 5,30-33, dato che Gesù poteva conoscere ciò che era nel cuore di una persona, perché le ha posto quella domanda?

R: Gesù glielo chiese per il suo bene, non per il proprio. Voleva offrirle aiuto, ma desiderava che fosse lei a chiederlo per prima.

D: In Mc 5,35 e Lc 8,49, perché dissero di non disturbare Gesù una volta che la figlia di Giairo era morta?

R: Sebbene Gesù potesse guarire i malati, probabilmente pensavano che nemmeno Lui potesse risuscitare i morti.

D: In Mc 5,39 e Lc 8,52-53, perché Gesù disse che la figlia di Giairo non era morta, ma dormiva?

R: Ci sono due possibili risposte.

Coma: Forse la figlia non era davvero morta, ma si trovava semplicemente in coma, in uno stato prossimo alla morte. La Scrittura, in realtà, non afferma che fosse morta. Piuttosto, Luca 8,49 dice che gli altri affermavano che fosse morta, Luca 8,53 dice che «sapevano» che fosse morta, e Luca 8,55 dice che il suo spirito «tornò in lei». Tuttavia, la risposta successiva è più probabile.

Morte: In realtà era morta. Tuttavia, la morte è considerata uno stato fisico definitivo, e Gesù usò la metafora secondo cui la fanciulla stava semplicemente dormendo, poiché sapeva che l’avrebbe risuscitata.

D: In Mc 5,41 e Lc 8,54, perché Gesù disse: «Ragazzina, alzati»?

R: Se Gesù avesse semplicemente detto «alzati», forse tutti i morti sarebbero risorti. Non sarebbe stato opportuno che Gesù dicesse «alzati», che tutti i morti risorgessero e che poi Gesù aggiungesse: «ripensandoci…»

D: In Mc 5,42 e Lc 8,56, perché Gesù disse ai genitori della fanciulla di non raccontare a nessuno di questo miracolo?

R: La questione qui potrebbe riguardare il tempismo; forse Gesù non voleva che quel miracolo venisse divulgato mentre si trovava in città. La gente lo avrebbe sicuramente scoperto prima o poi, ma Gesù non voleva che altre persone cercassero di seguirlo «solo per fare scena».

D: In Mc 5,41 e 7,34, perché Marco spiega ai suoi lettori le espressioni aramaiche?

R: Il Vangelo di Marco fu scritto in greco e, sebbene molte persone in Palestina parlassero entrambe le lingue, Marco prevedeva che molti dei suoi lettori greci non avrebbero compreso i termini aramaici. Al contrario, Papia afferma che il Vangelo di Matteo fu inizialmente redatto in ebraico. Tuttavia, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pp. 11-12 per quanto riguarda l’ambiguità di questa affermazione.

L’opera scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 911, offre un commento utile al riguardo. Asimov afferma che lo stile di Marco sembra più vicino all’aramaico persino di quello di Matteo. «In effetti, parte dell’imperfezione del greco di questo Vangelo sembra derivare dal fatto che esso contenga numerose forme di espressione aramaiche, tradotte letteralmente, come se Marco scrivesse in greco, ma pensasse in aramaico».

D: In Mc 5,41, Gesù parlava aramaico o greco?

R: Gesù parlava certamente l’aramaico, come dimostrano le Sue espressioni in aramaico. Tuttavia, molti in Galilea e nella Decapoli parlavano entrambe le lingue, ma si trovavano più a loro agio con il greco. Poiché Gesù era originario di quelle zone, è probabile che si rivolgesse alle persone in entrambe le lingue.

Di seguito sono riportate alcune espressioni specifiche in aramaico

A1. «Figli del tuono» Marco 3:17

A2. «Ragazzina, io ti dico: alzati!» Marco 5,41

A3. «Si apra / Si apra completamente» (ephphatha) Marco 7:34

A4. «testa vuota» Matteo 5:22

A5. «Abba, Padre» Marco 14:36

A6. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Matteo 27:46; Marco 15:34

A7. «Se avrebbe guarito di sabato, in modo da poter trovare un motivo di accusa contro di lui» (Luca 6:7) è un’espressione greca con una struttura grammaticale peculiare (un infinito complementare dipendente) che potrebbe suggerire una sfumatura aramaica, secondo A Wandering Aramean, pp. 12-13.

Gesù parlò in ebraico nella visione di Paolo in Atti 26:13-15.

Ecco quattro elementi che indicano che Gesù utilizzava anche il greco.

G1. Matteo 16,15-18 (Petros, Petra)

G2. I nomi Filippo e Andrea erano greci. Il nome Bartimeo è un ibrido aramaico-greco, secondo il *Dictionary of Jesus and the Gospels*, pag. 316.

G3. Quando Gesù si recò a nord della Palestina, a Tiro, e parlò con la donna siro-fenicia in Marco 7,24-29, è estremamente probabile che ella parlasse solo greco.

G4. Infine, sarebbe difficile credere che, con almeno tre Vangeli originariamente scritti in greco e con Paolo e altri che scrivevano lettere in greco, Gesù non conoscesse la lingua che conoscevano persino i pescatori galilei.

Anche la guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 911, tratta delle espressioni aramaiche di Gesù.

D: In Mc 6,1, qual era la «sua terra»?

R: Si trattava della regione intorno a Nazaret, in Galilea.

D: In Mc 6,1-6, perché molti nella città natale di Gesù non credevano in Lui?

R: Alcuni credevano. Tuttavia, molte persone avevano difficoltà a concepire che qualcuno che un tempo era stato un bambino, cresciuto vicino a dove erano cresciuti loro, potesse essere grande, tanto meno il Messia.

D: In Mc 6,1-6, in quali modi le persone oggi danno Gesù per scontato, senza però rifiutarlo apertamente?

R: Sia i non credenti che i credenti possono dare Gesù per scontato.

I non credenti possono dare Gesù per scontato sapendo che Egli è sempre stato lì. Quando si stancano della vita che conducono, pensano di potersi sempre rivolgere a Lui. Ma non sappiamo quando la nostra vita finirà e, in realtà, non sappiamo con certezza se avremo un domani.

Anche i credenti, che hanno già affidato la propria vita a Cristo, possono dare Gesù per scontato. Il loro amore può raffreddarsi, e possono pensare di poter sempre pentirsi e tornare a Lui. Ma, ancora una volta, in realtà non sappiamo con certezza se avremo un domani. Il momento migliore per riconciliarsi con Dio è proprio ora.

D: In Mc 6,3, come potreste incoraggiare le persone a non dare Gesù per scontato?

R: Pregate per loro e cercate di indurli a guardare a Gesù con occhi nuovi. Riflettete su ciò che Egli ha sopportato per amor nostro (Ebrei 12:2-3). Considerate il motivo per cui Gesù ha voluto farlo, come indicato a metà di Ebrei 12:2. Infine, «tenete gli occhi fissi sul premio» e ricordate l’obiettivo di stare con Gesù in Paradiso per sempre.

D: In Mc 6,5, il fatto che Gesù non fosse in grado di compiere alcun miracolo dimostra forse che Egli non è Dio, come sostengono i Testimoni di Geova in *Ragionare dalle Scritture*, pag. 150 (1989)?

R: No. Due punti da considerare nella risposta.

Sulla terra, Gesù si svuotò volontariamente assumendo la forma di uno schiavo, come dice Filippesi 2:6-7. Gesù sperimentò l’obbedienza, la sofferenza e il dolore fisico mentre era sulla terra.

Scegliere di non compiere un miracolo è diverso dall’essere fisicamente incapaci di compierlo. A prescindere dal fatto che Gesù si fosse spogliato di sé stesso, Dio Padre avrebbe potuto scegliere di far compiere un miracolo, ma, data la loro mancanza di fede, non ha scelto di farlo.

D: In Mc 6,5, perché Gesù non fu in grado di compiere alcun miracolo potente nella Sua città natale?

R: Poiché la gente, nel complesso, si rifiutava di credere in un ragazzo del posto, compiere un miracolo non avrebbe accresciuto la loro fede. Ciò potrebbe anche essere stato un atto di misericordia da parte di Gesù. 2 Pietro 2, 21-22 afferma che è meglio per una persona non conoscere la via della verità, piuttosto che conoscerla e voltarle le spalle.

D: In Mc 6,8-9, perché i discepoli non potevano portare con sé una borsa, del pane o del rame [denaro] nelle loro cinture?

R: Semplicemente perché il Signore aveva ordinato loro di non farlo. Possiamo ipotizzare che Egli volesse che facessero affidamento su Dio e sugli altri, e non sulle proprie risorse finanziarie.

D: In Mc 6,10 e Lc 9,4-5, perché non dovevano recarsi in più case nella stessa città?

R: Gesù non lo ha detto, ma possiamo individuare una serie di ragioni pratiche per non recarsi in più case.

1. Vi era un rischio maggiore che le persone si sentissero offese, che sorgessero malintesi o che si creassero contese tra la gente riguardo a chi avrebbe ospitato gli ospiti.

2. Sarebbe stato fonte di distrazione per la gente, per non parlare dei discepoli, doversi preoccupare continuamente di dove alloggiare.

D: In Mc 6,11, se viveste a quei tempi e aveste una profezia su ciò che avrebbe fatto Giuda Iscariota, dovreste accogliere Giuda nella vostra casa?

R: Sì, se sapeste che era ciò che Gesù voleva che faceste. Il fattore più importante da porsi in qualsiasi decisione è: «Cosa vorrebbe che faceste Gesù?»

D: In Mc 6,14-29, perché alcune persone, come Erode in questo caso, compiono azioni malvagie che sanno di non voler compiere?

R: Erode si trovava in un dilemma. Gli piaceva tenere Giovanni in vita come prigioniero. D’altra parte, però, non voleva dare pubblicamente l’impressione di venir meno alla propria parola davanti ai suoi ospiti. Erode aveva ucciso molte persone in qualità di re, e ucciderne ancora una probabilmente non gli sembrava una cosa così grave.

È onorevole mantenere la parola data, ma alcuni ritengono che sia sempre onorevole mantenerla al di sopra di ogni altra cosa. Erode non voleva compiere alcun gesto che potesse apparire disonorevole. Jefte potrebbe aver provato lo stesso sentimento quando compì l’atto malvagio di uccidere sua figlia per mantenere la parola data.

D: In Mc 6,14-29, sebbene Erode non abbia realmente respinto Giovanni Battista, in che modo il fatto che Erode dia Giovanni Battista per scontato differisce dal modo in cui altri danno Gesù per scontato?

R: Erode aveva un rapporto di amore-odio con Giovanni Battista. Odiava il fatto che Giovanni fosse libero di criticarlo apertamente e di poter eventualmente fomentare disordini. D’altra parte, gli piaceva conversare con Giovanni Battista, e a Erode piaceva poter tenere questo potenziale fomentatore di disordini rinchiuso e sotto il suo controllo. Gli piaceva avere Giovanni Battista, o meglio, gli piaceva avere Giovanni Battista proprio dove poteva controllarlo. Alcuni oggi apprezzano Gesù, amano conoscere Gesù, ma non gradiscono che Gesù imponga delle esigenze alla loro vita e voglia che siano sotto il controllo di Cristo.

D: In Mc 6,17-18, perché non era lecito che Erode Antipa avesse la moglie di suo fratello?

A: Giovanni conosceva bene l’Antico Testamento. Il fatto che Erode avesse sposato la moglie di suo fratello mentre questi era ancora in vita era contrario a Levitico 18:16; 20:21.

D: In Mc 6,20, in che modo Erode Antipa temeva e rispettava Giovanni, dal momento che in seguito lo uccise?

R: Considerata la dedizione di Giovanni nel rinunciare a una vita agiata per condurre un’esistenza nel deserto, nonché il suo coraggio nel predicare la verità a qualsiasi costo, Erode nutriva un sincero rispetto per Giovanni. Per quanto grande fosse il rispetto di Erode, il giuramento avventato fatto alla figlia adottiva e il timore di essere considerato un uomo che aveva infranto il proprio giuramento si rivelarono più forti del suo rispetto e del suo desiderio di agire rettamente, come dimostra Marco 6,22-28.

Per quanto possa sembrare strano, il desiderio di alcune persone di non venir meno alla propria parola e di apparire giuste è più forte del loro desiderio di essere effettivamente giuste.

D: In Mc 6,21; Mt 14,6-10 e Gn 40,20-22, dato che Erode fece uccidere Giovanni Battista nel giorno del proprio compleanno e il Faraone fece uccidere il capo dei panettieri nel giorno del proprio compleanno, questi versetti implicano forse che non dovremmo festeggiare i compleanni, come sostengono i Testimoni di Geova in *Ragionare dalle Scritture*, pagg. 68-69 (1989)?

R: No. Erano Erode e il Faraone ad essere malvagi, non il compleanno. L’occasione in sé non era né buona né cattiva. Il fatto che entrambi questi eventi siano avvenuti al chiuso non implica nemmeno che non dovremmo mai stare al chiuso.

D: In Mc 6:30-34, perché avevano bisogno di riposare, ed era essenziale?

R: I discepoli erano così indaffarati che non avevano nemmeno il tempo di mangiare. Avevano bisogno di tempo non solo per mangiare, ma anche per rilassarsi e distendersi.

Tuttavia, il loro bisogno di relax era subordinato alle folle che li seguivano. Poiché l’erba era verde, ciò significa che l’evento avvenne alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera. Questo miracolo non sarebbe avvenuto se i discepoli avessero seguito il programma e si fossero semplicemente riposati, come ci spiega il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1336.

D: In Mc 6,30-32, quale è il ruolo del riposo nella vita cristiana?

R: A volte Dio desidera che dedichiamo del tempo, che altrimenti potremmo impiegare per il ministero, a rilassarci e ad avvicinarci a Lui.

Tuttavia, ciò non giustifica vacanze lussuose per i leader cristiani, come ci ricorda il «Believer’s Bible Commentary» alle pagine 1335-1336.

D: In Mc 6,38 e Mc 8,5, perché prima di ciascuno dei due pasti Gesù chiese quanto cibo fosse disponibile?

R: A posteriori, la quantità di cibo di cui Gesù disponeva all’inizio non sembrava rilevante. Gesù avrebbe potuto sfamare tutti anche con una sola briciola, se lo avesse desiderato. Piuttosto, Gesù voleva che vedessero che il cibo non era sufficiente per sfamare tutti, che alla fine c’era più cibo che all’inizio, e l’uso dei numeri significativi 12 e 7 dimostra semplicemente che le quantità in questione non erano frutto del caso.

Questi pani erano piccoli; secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 763, in un solo pasto si potevano consumare diversi pani interi. I villaggi vicini di Cafarnao e Betsaida contavano solo da 2.000 a 3.000 abitanti, secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 675. Sarebbe stato quindi difficile per i villaggi circostanti sfamare tutte quelle persone.

D: In Mc 6,38, perché Gesù ordinò l’impossibile?

R: Quando Gesù ordinò ai discepoli di sfamare la folla, nel testo greco l’enfasi è posta sulla parola «voi» (plurale). Certamente non sarebbe stata l’ultima volta che Dio avrebbe ordinato a qualcuno di compiere un’impresa impossibile con le sole forze umane, ma tutto è possibile con la potenza di Dio.

D: In Mc 6,38-44, quale lezione spirituale possiamo trarre dai pani?

R: La fonte di questo miracolo era Gesù, che è il Pane della Vita. I pani originari, prima di essere benedetti da Dio e prima di essere spezzati, non erano sufficienti per il bisogno del momento. Ma era tutto ciò che avevano, e Dio li prese comunque. Ma con la benedizione di Dio, furono spezzati. E grazie alla benedizione e alla loro frantumazione, non solo soddisfarono il bisogno del momento, ma ne avanzò persino una parte. E non solo ne avanzò una parte, ma ce n’era addirittura più di quanto avessero all’inizio. Dio non sfamò direttamente queste persone, bensì diede il cibo al Suo popolo, i discepoli, affinché fossero loro a sfamarle. Ce n’era più che a sufficienza per tutti, ma non sprecarono nulla, poiché raccolsero gli avanzi.

D: In Mc 6,48, perché Gesù stava per passare oltre senza fermarsi?

R: Gesù, camminando sulle acque, procedeva più velocemente dei discepoli che remavano controvento. Ciononostante, Gesù non si stava dirigendo verso la barca, ma camminava per superarli, finché essi non Lo chiamarono.

Oggi Gesù e le benedizioni di Dio potrebbero venire verso di noi, ma ci passeranno accanto, a meno che non invochiamo Dio affinché venga da noi, e non semplicemente ci passi accanto. Viviamo la nostra vita in modo tale da non voler essere troppo lontani da Dio, oppure viviamo desiderando di essere il più vicino possibile a Lui?

D: In Mc 6,53-56, cosa sappiamo della regione di Gennesaret?

R: A differenza dei luoghi remoti menzionati in precedenza, Gennesaret era una terra molto fertile situata sul lato occidentale del Mare di Galilea e, pertanto, piuttosto densamente popolata, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 676. Nella zona erano presenti diverse sorgenti minerali e gli infermi vi si recavano in cerca di sollievo e speranza.

D: In Mc 6,53-56, si potrebbe interpretare che Gesù fosse visto semplicemente come una fonte di sostentamento. Perché Gesù agì comunque in questo modo, e cosa fece per mitigare tale percezione?

R: Molti non venivano in primo luogo per seguire Gesù, né tantomeno per imparare dai Suoi insegnamenti. Venivano per ciò che Gesù poteva fare per loro. Gesù voleva dimostrare chi fosse, ma forse uno dei motivi per cui si spostava così spesso era proprio quello di allontanare, dopo aver dimostrato chi fosse, coloro che cercavano solo cibo o una guarigione. Tuttavia, essi continuavano comunque a seguirlo ovunque andasse.

Oggi i responsabili della chiesa devono prestare attenzione a coloro che vengono in chiesa solo per un pasto o per ciò che essa può fare per loro. La loro motivazione potrebbe forse cambiare in meglio in seguito. Ma i responsabili della chiesa devono trovare un equilibrio tra il mostrare amore e il non farsi semplicemente sfruttare.

D: In Mc 7,2-5, cosa sarebbe considerato sbagliato nel mangiare con le mani non lavate?

R: I farisei estendevano il concetto di puro e impuro dell’Antico Testamento a molti ambiti. Ciò andava bene, ma quando equipararono le loro opinioni alla parola di Dio, fu allora che si verificò lo scontro con Gesù. 1 Corinzi 4:6 e Proverbi 30:5-6 dimostrano che è sbagliato andare oltre la parola di Dio.

Ai tempi di Gesù si trattava solo di tradizione orale, ma intorno al 200-300 d.C. le numerose tradizioni furono messe per iscritto nella Mishnah ebraica. Secondo il *New International Bible Commentary*, pag. 1165, non solo Gesù, ma anche i sadducei respingevano la tradizione dei farisei.

D: In Mc 7,6-8, i farisei sarebbero rimasti piuttosto sorpresi dalla risposta di Gesù. In che modo i farisei, e altre persone oggi, praticavano l’arte dell’autoinganno?

R: L’autoinganno è un fenomeno fin troppo facile da mettere in atto al giorno d’oggi, e in molteplici modi. Può essere involontario o intenzionale; può consistere nel vedere cose che in realtà non ci sono, nel non vedere cose che invece ci sono e nel negare ciò che si vede realmente. A volte, quando le persone inizialmente ingannano gli altri, e non se stesse, finiscono per credere a ciò che in origine sapevano essere una menzogna.

È stato condotto uno studio in cui ai partecipanti è stato chiesto di guardare un video e di provare a contare quante volte qualcuno faceva rimbalzare un pallone da basket. Il video mostrava una festa con persone che parlavano e una persona in primo piano che palleggiava con un pallone da basket. A un certo punto, qualcuno vestito da gorilla attraversò il centro della festa. Al termine del video, ai partecipanti fu chiesto di indicare il numero che avevano contato e se avessero notato qualcosa di insolito durante la visione. Tutti risposero di no. I loro occhi erano così concentrati sul pallone da basket che non videro nemmeno la persona vestita da gorilla che attraversava la festa!

A volte l’autoinganno è più deliberato. Quando una persona decide cosa è vero in base a ciò che desidera che sia vero, allora ignorerà completamente, o almeno minimizzerà, le prove contrarie. Un’estate ero in viaggio missionario nello Utah per testimoniare ai mormoni. Circa la metà dei cristiani del gruppo era composta da ex mormoni, mentre l’altra metà (me compreso) non lo era. È stato affascinante porre domande agli ex mormoni riguardo al periodo in cui erano mormoni. Una delle domande era: «Come riusciva a dormire la notte, con tutte queste numerose contraddizioni presenti nel mormonismo?». Egli rispose che, da mormone, riusciva a dormire benissimo. Sì, era a conoscenza di alcune di queste contraddizioni e sapeva di non poterle risolvere, ma ciò non lo preoccupava perché pensava che nella Chiesa mormone ci fosse qualcuno in grado di farlo. Da mormone, alla fine capì che nessuno poteva risolvere quelle contraddizioni e in seguito se ne andò.

I farisei soffrivano di quella che viene definita «dissonanza cognitiva». Essi «sapevano» di essere gli unici maestri d’Israele e di non sbagliarsi. Ma ecco che arrivò quest’uomo, Gesù, che stava sconvolgendo la loro visione del mondo insegnando con autorità e compiendo miracoli che solo qualcuno mandato da Dio poteva compiere. Questa grande tensione poteva essere risolta solo smascherando Gesù come un impostore, rendendosi conto che la loro precedente «certezza» era errata, oppure eliminando ciò che causava la tensione e facendo uccidere Gesù.

D: In Mc 7,7-8, come si fa a sapere se una regola proviene da Dio o dall’uomo?

R: Se non si leggono personalmente le Scritture di Dio, può essere molto difficile capirlo.

Un cattolico di nome Paul, che era un cristiano autentico, faceva parte di un piccolo gruppo di studio biblico che guidavo un anno fa. Mi sembrava curioso che spesso sollevasse argomenti molto elementari e mi chiedesse se fossero tratti dalla Bibbia. (Nella maggior parte dei casi lo erano.) In seguito, mi spiegò il motivo per cui mi poneva tutte quelle domande. Mi disse che aveva appreso quelle nozioni crescendo in una scuola cattolica, dove non veniva fatta alcuna distinzione tra ciò che insegnava la Chiesa cattolica e ciò che Dio insegnava nella Bibbia.

Quando un insegnante cristiano, di qualsiasi gruppo, non riesce a distinguere tra la Parola di Dio e il proprio insegnamento che va oltre la Parola di Dio, egli esalta l’importanza del proprio insegnamento a scapito dei propri discepoli, che finiscono per chiedersi quali siano le cose che Dio ha realmente detto. Sia 1 Corinzi 4:6 che Proverbi 30:5-6 ammoniscono tutti i cristiani a non aggiungere nulla alla Parola di Dio. Forse questo è uno dei motivi per cui, secondo Giacomo 3, 1-2, gli insegnanti sono sottoposti a un giudizio più severo.

D: In Mc 7,7-8, non dovremmo forse seguire alcuna regola stabilita dagli uomini?

R: Certamente no; come dimostrano Romani 13:1 e 1 Pietro 2:13-18, dobbiamo obbedire alle autorità umane. Anzi, Marco 7:10-14 mostra che Gesù era fermamente contrario a disobbedire alle leggi di Dio per osservare quelle degli uomini.

D: In Mc 7,11, perché il «corban» era considerato un atto riprovevole, e in che modo alcune persone compiono oggi azioni simili nei confronti dei propri genitori?

R: «Corban» significa che era dedicato a Dio, presumibilmente per essere offerto nel Tempio. Tuttavia, ciò NON significava necessariamente che sarebbe stato consegnato al Tempio. La persona poteva comunque utilizzarlo per sé stessa, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 678-679, e nel *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1337.

Se qualcuno dona una grande somma di denaro a Dio ma continua a provvedere alla propria famiglia, compresi i propri genitori, ciò va bene. Ma se qualcuno omette di provvedere alla propria famiglia, pur potendolo fare, Paolo afferma in 1 Timoteo 5:8 che è peggiore di un non credente. Anche la maggior parte dei non credenti provvede alla propria famiglia.

D: In Mc 7,15, quando Gesù affermò che nulla di ciò che entra nell’uomo può contaminarlo, stava forse riferendosi a un principio valido ai tempi dell’Antico Testamento, oppure a un nuovo insegnamento?

R: Si tratta di una ripetizione di Matteo 15,10-20.

Gesù non ha invalidato i precetti alimentari dell’Antico Testamento, ma li ha sostituiti. Vi sono quattro punti da considerare in questo contesto.

1. Sebbene Gesù e i Suoi discepoli a volte infrangessero le tradizioni create dall’uomo dei farisei, essi stessi vivevano in obbedienza alla Legge dell’Antico Testamento.

2. Anche nell’ambito dell’Antico Testamento, Dio aveva a cuore la loro obbedienza, e la loro alimentazione era solo uno dei modi, ma non l’unico, con cui potevano dimostrare la propria obbedienza.

3. Dopo che la risurrezione di Gesù inaugurò una nuova era, i discepoli non scelsero di mangiare ogni tipo di carne. Un angelo di Dio scese e ordinò a Pietro, che era riluttante, di mangiare (Atti 10,11-16). Chi era Pietro per contraddire un angelo del Cielo?

4. I musulmani non dovrebbero avere alcun problema con questa risposta, poiché Maometto avrebbe fatto la stessa cosa. Egli parlò di leggi abrogate (sebbene l’abrogazione sia un concetto leggermente diverso da quello della Nuova Alleanza attraverso Gesù). Inoltre, dimostrò che i musulmani potevano mangiare carne di cammello, e l’Antico Testamento considera la carne di cammello alla stregua della carne di maiale (Levitico 11:4,7,26; Deuteronomio 14:7,8).

D: In Mc 7,18, perché Gesù si sorprese della loro mancanza di comprensione?

R: Non si trattava delle folle, bensì degli stessi discepoli di Gesù che non capivano. Gesù aveva pensato che a quel punto avessero ormai compreso che nel Nuovo Regno non era il cibo esteriore a contare, bensì ciò che era dentro una persona.

D: In Mc 7,18, dato che i discepoli non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo prima della Pentecoste, ci si poteva aspettare che comprendessero ciò che Gesù diceva?

R: A volte le persone fraintendono ciò che lo Spirito Santo fa e ciò che non fa. Lo Spirito Santo convince il mondo del peccato e ci illumina sulla verità, ma le persone possono comunque cogliere una parte della verità anche senza lo Spirito Santo.

D: In Mc 7,18-23, in che modo Gesù dichiarò puri tutti gli alimenti?

R: Innanzitutto, cosa non è la risposta e poi la risposta.

Non è questa la risposta: molti cibi proibiti nell’Antico Testamento erano il nutrimento di animali spazzini (come i maiali e i crostacei) e carnivori. Se non ben cotti, tali alimenti avrebbero contenuto più malattie e parassiti rispetto a quelli che potevano mangiare. Ma questo non coglie il punto. Il punto era che Dio aveva dato loro delle leggi da seguire e che essi potevano compiacere o dispiacere a Dio osservando o meno i Suoi comandamenti.

La risposta: Gesù, essendo Dio incarnato, decretò che d’ora in poi tutti gli alimenti fossero dichiarati puri. Ciò fu ribadito a Pietro in Atti 10:11-16. Anche Paolo ne parlò in Colossesi 2:16. Un punto fondamentale è che Gesù non dichiarò «tutto» puro; Egli dichiarò puri solo tutti gli alimenti che entrano nel nostro corpo. Le cose malvagie che possono uscire dal nostro cuore non sono mai state pure e non lo sono tuttora.

D: In Mc 7,26, perché la donna viene definita «siriano-fenicia»?

R: Dal punto di vista amministrativo, la Fenicia faceva parte della provincia romana della Siria. Forse Marco ha utilizzato questo termine per distinguerla dai Libico-Fenici, che provenivano dal Nord Africa.

D: In Mc 7, cos’è meglio: cercare di vivere una vita pulita e pura, oppure cercare di stare vicino a Gesù?

R: In realtà desideriamo entrambe le cose. Tuttavia, se un credente conduce una vita pura ma desidera rimanere lontano da Gesù, non diventerà più simile a Cristo. D’altra parte, se un credente vive nel peccato, ma desidera pentirsi e avvicinarsi a Gesù, allora diventerà più puro e più simile a Cristo.

D: In Mc 8,10, dove si trova Dalmanutha?

R: Si troverebbe a sud-ovest del Mare di Galilea. Per molto tempo gli studiosi non ne hanno individuato la posizione esatta. Tuttavia, a sud della pianura di Gennesaret è stata rinvenuta una grotta denominata «Talmanutha».

D: In Mc 8,11-12, perché Gesù non obbedì ai farisei né, almeno, assecondò le loro richieste, fornendo loro un segno dal cielo come da loro richiesto?

R: Ciò avvenne poco dopo che Gesù aveva sfamato i 4.000. Cosa avrebbe dimostrato ai farisei un altro miracolo in quella circostanza? Essi non avevano voluto recarsi ad ascoltare Gesù, ma avrebbero comunque saputo di quel miracolo. Si noti che la loro richiesta non scaturiva dalla fede, bensì era motivata dall’incredulità. I farisei sembravano dare per scontato che Gesù dovesse rispondere a tutte le loro domande. Ma Gesù non era tenuto a dimostrare loro nulla. Gesù sta di fatto dicendo loro: «Non vedrete un segno su richiesta, avete già visto e udito».

D: In Mc 8,15, perché certi insegnamenti errati sono paragonati al lievito?

R: Basta un pizzico di lievito, l’ambiente giusto (l’impasto) e un po’ di tempo, e l’intero ambiente viene trasformato. Il politicamente corretto è un tentativo di impedire che l’ambiente venga modificato (o riportato allo stato precedente), definendo determinati punti di vista o argomenti come «fuori limite». Se volete conoscere Dio, dovete seguire i farisei. Era un dato di fatto che tutti comprendevano. In epoche successive, se si vuole seguire Dio, si deve seguire tutto ciò che dice il sacerdote. Sebbene i cristiani biblici siano stati accusati di avere un «papa di carta» e di limitarsi a seguire un Libro, in realtà desideriamo semplicemente seguire Dio e le parole che Egli ci ha dato. Qualsiasi figura religiosa meramente umana, anche se buona, e qualsiasi credo o concilio, anche se valido, non può comunque sostituirsi a Dio e alla Sua parola.

D: In Mc 8,17-21, quale potrebbe essere il significato di questi numeri?

R: Gesù li aveva appena messi in guardia dai farisei e dai sadducei, ma i discepoli ignoravano ciò che stava dicendo; erano concentrati sulla mancanza di pane. Così, Gesù li ha affrontati partendo dalla loro situazione e da ciò su cui erano concentrati. Chiede loro quali fossero i numeri: cinque pani per dodici «cestini da pranzo» in Israele; sette pani per sette «cestini» tra i gentili. Vi sono due risposte complementari.

In generale, Gesù stava sottolineando che alla fine erano rimasti più avanzi di quanti ne avessero all’inizio. Pertanto, non devono preoccuparsi che Gesù non sia in grado di procurare il pane.

Nello specifico, il sette è spesso un simbolo di completezza, o di pienezza in Dio, nella Bibbia. Sebbene il numero dodici nella Bibbia si riferisca spesso alle dodici tribù, in questo caso non è così. Ci sarebbero stati dodici apostoli, e gli apostoli erano destinati a tutte le nazioni. Il cinque e il dodici erano semplicemente numeri diversi dal sette e dal sette, e i cestini da pranzo e i cesti erano contenitori di dimensioni diverse, a indicare che si trattava di eventi distinti e a dimostrare che Gesù era il dispensatore della salvezza sia per gli ebrei che per i gentili.

D: In Mc 8,22-26, quali sono i tre tipi di cecità spirituale?

R: L’uomo era cieco e, in seguito, parzialmente cieco dal punto di vista fisico, mentre i discepoli erano ancora parzialmente ciechi dal punto di vista spirituale.

Non intenzionale: le persone possono essere fisicamente cieche perché nate così, come in Giovanni 9,1-2, perché sono diventate completamente cieche in seguito, oppure perché sono parzialmente cieche. Spiritualmente, molti non credenti sono ciechi in quanto ignorano la luce e la verità di Cristo.

Coscienza: gli schernitori e i miscredenti ostinati rifiutano Cristo perché si rifiutano di vedere la verità che è già stata loro rivelata. I farisei non erano stupidi; erano abili nel trovare obiezioni e ragioni per scegliere di non vedere. Proprio come una persona normodotata non può parcheggiare la propria auto in un posto riservato ai disabili e poi bendarsi gli occhi, esiste una differenza tra cecità intenzionale e cecità involontaria.

I credenti: Anche i credenti, che hanno affidato la propria vita a Gesù, possono essere parzialmente ciechi di fronte alla verità. In questo caso, persino i discepoli non riuscivano a vedere.

D: In Mc 8,23-25, perché Gesù sembrò guarire il cieco per fasi?

R: La Scrittura non lo dice. Forse l’uomo aveva più di un problema, o forse c’è una lezione più profonda per noi. Così come la cecità fisica dell’uomo fu guarita per gradi, a volte anche la cecità spirituale di una persona viene guarita per gradi.

Proprio come quell’uomo era parzialmente cieco fino alla fine, anche alcune persone possono essere parzialmente cieche dal punto di vista spirituale. Vedono alcune cose correttamente e presumono di vedere tutto correttamente, senza rendersi conto di essere ancora parzialmente cieche. Ad esempio, alcuni vedevano Gesù come un profeta, ma non come il Messia. Alcuni oggi vedono Gesù come Salvatore, ma non come Signore. Alcuni vedono Dio come amore, ma non anche come giustizia e ira.

D: In Mc 8,24, perché l’uomo cieco guarito inizialmente vedeva le persone come alberi che camminavano?

R: Forse i nervi ottici dell’uomo non ricevevano chiaramente la luce. Potrebbero esserci state diverse cause della cecità, a livello di pupilla, iride, cornea e nervo ottico.

In alternativa, l’uomo avrebbe potuto avere inizialmente una vista perfetta, ma il suo cervello non era allenato a elaborare tali immagini. Il cervello umano, infatti, riceve un’immagine capovolta del mondo. Il nostro cervello si allena a capovolgere l’immagine. In un filmato della Moody Science, a un uomo è stato fornito un paio di occhiali speciali che capovolgevano l’immagine. Dopo averli indossati per un periodo sufficientemente lungo, il cervello dell’uomo si è adattato perfettamente e non ha avuto alcun problema a camminare o a orientarsi – almeno fino a quando gli occhiali non sono stati rimossi, momento in cui il cervello dell’uomo ha dovuto rieducarsi nuovamente.

Si veda http://www.answersingenesis.org/docs/4146.asp per alcuni interessanti esempi contemporanei di persone in grado di vedere fisicamente ma che inizialmente non riescono a riconoscere le cose.

D: In Mc 8,26, perché Gesù disse all’uomo di andare direttamente a casa e non in paese?

R: La Scrittura non lo dice, ma a quanto pare l’uomo e la sua famiglia provenivano da un’altra città oppure vivevano fuori città. Tuttavia, Gesù fu molto esplicito in questa occasione. Innanzitutto Gesù condusse il cieco fuori dalla città, senza ancora guarirlo. Poi lo guarì gradualmente e infine ordinò espressamente all’uomo di non tornare nel villaggio.

Il *New International Bible Commentary*, a pag. 1166, ipotizza che fosse opportuno che l’uomo lo raccontasse prima ai propri parenti, piuttosto che i parenti lo venissero a sapere per primi da qualcun altro. In alternativa, Gesù non voleva che i farisei del paese lo vedessero, poiché aveva appena detto loro in Marco 8,11 che non avrebbero visto alcun segno da parte sua. Oppure, potrebbero esserci state altre persone che Gesù non voleva assistessero al miracolo. Infine, Gesù potrebbe non aver voluto che alcune persone assistessero alla guarigione in più fasi.

D: In Mc 8,38 lo scettico Bart Ehrman sottolinea che Gesù non si identifica esplicitamente come il Figlio dell’Uomo (Jesus, Interrupted, p. 159).

R: In questo caso non era necessario che lo facesse. Si era già identificato come Figlio dell’Uomo in Marco 2,5-12. Gesù disse in Marco 2,8a-12: «Perché pensate queste cose nei vostri cuori? … Che cosa è più facile: dire a un paralitico: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, oppure dire: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”? Ma affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha autorità sulla terra di perdonare i peccati…» Disse al paralitico: «Ti dico: alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua». E subito l’uomo si alzò, prese il suo lettuccio e uscì davanti a tutti. Di conseguenza, tutti rimasero sbalorditi e glorificarono Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»» (BSB) Gesù utilizzò questo termine 81 volte nei Vangeli. Perché Ehrman ritiene significativo il fatto che Gesù non lo abbia specificato nuovamente in questo punto?

D: In Mc 8,38, cosa significa che Gesù si vergognerà di coloro che si sono vergognati di Lui in questa vita?

R: Gli esegeti hanno due punti di vista al riguardo.

1. I credenti eletti che si vergognano di Gesù subiranno un biasimo quando arriveranno in Paradiso. Questa è l’opinione espressa dal *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1341. Alcuni cristiani credono sinceramente, ma si sono lasciati coinvolgere troppo dal mondo per difendere Gesù o per condividere il Vangelo.

2. I cosiddetti cristiani che si vergognano di Gesù scopriranno che non andranno affatto in Paradiso. Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 141-142, e la «NIV Study Bible», a pag. 1510, sostengono questa interpretazione. Anche 2 Timoteo 2:12 afferma che se rinneghiamo Cristo Gesù, Egli rinnegherà noi. Alcune persone rifiutano di accettare Gesù per vari motivi emotivi. Giuda, a quanto pare, era deluso dal fatto che Gesù non intendesse intraprendere alcuna azione militare in quel momento. Alcuni sostengono che le persone siano così buone da non aver bisogno di essere salvate, oppure che sia «troppo primitivo» affermare che abbiamo bisogno di un sacrificio per noi. Altri non vogliono che qualcuno guardi dall’alto dal Cielo per giudicare ciò che fanno.

Naturalmente entrambe le affermazioni sono probabilmente vere, poiché Gesù non ha specificato quel «grado di vergogna» in questo versetto. È una cosa seria credere in Gesù, rinnegarlo e pentirsi (come fece Pietro), ma è una cosa ancora più grave non aver mai affidato la propria vita a Lui in primo luogo.

D: In Mc 9,1-2, perché ritiene che Dio abbia permesso che avvenisse la trasfigurazione?

R: Innanzitutto, si noti che fino alla morte di Gesù nessuno ne era a conoscenza, tranne i discepoli. Pertanto, ciò non fu di aiuto a nessun altro, almeno non fino alla morte e alla risurrezione di Gesù. Sebbene le Scritture non spieghino il motivo per cui ciò avvenne, possiamo individuare almeno sei ragioni.

1) Avrebbe rafforzato la fede dei discepoli. I discepoli avrebbero intravisto la gloria suprema di Gesù.

2) Sarebbe stato di incoraggiamento per Gesù stesso, prima di andare verso la croce. Forse anche Elia e Mosè dissero a Gesù alcune cose che erano necessarie.

3) Per adempiere alla profezia: Malachia 4:5-6 afferma che Elia sarebbe venuto prima del grande giorno del Signore. Mentre Giovanni Battista era nello spirito e nella potenza di Elia, Elia stesso si presentò fisicamente durante la trasfigurazione.

4) Due testimoni, Mosè ed Elia, vennero a stare con Gesù, almeno per un breve periodo. Elia non morì mai (2 Re 2:11), e sebbene Mosè morì, il suo corpo non fu mai ritrovato (Deuteronomio 34:6). Ci saranno due testimoni proprio prima della seconda venuta di Gesù in Apocalisse 11, e questo potrebbe essere un presagio di ciò.

5) Per noi che viviamo dopo la risurrezione, ciò rafforzerebbe la convinzione che Dio avesse il controllo e sapesse fin dall’inizio cosa sarebbe accaduto con la crocifissione e la risurrezione.

6) Infine, ciò ha adempiuto la profezia pronunciata da Gesù in Marco 9:1

D: In Matteo 17:1, Marco 9:2 e Luca 9:28-29, su quale montagna avvenne la trasfigurazione?

R: La Scrittura non lo specifica, ma ecco ciò che sappiamo. Innanzitutto, si trattava di una montagna alta, e il Monte Tabor si trova a soli 1.843 piedi sul livello del mare (circa 5 campi da football), quindi non può essere considerata una montagna alta. Si trovava a dieci miglia a sud-ovest del Mare di Galilea e non era vicina a Cesarea di Filippo. Inoltre, a quel tempo sulla cima del Monte Tabor sorgeva una fortezza romana.

Il Monte Hermon, alto oltre 9.000 piedi, è la montagna più alta della regione e l’evento potrebbe essersi verificato lì. Tuttavia, si trova piuttosto lontano, a nord delle Alture del Golan, al confine tra Siria e Libano. Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1400, sostiene questa tesi.

Il Monte Meron / Jebel Jermaq, a ovest del Mare di Galilea, è alto 3.926/3.962 piedi, e W. Liefield ha avanzato questa ipotesi.

D: In Mc 9,7 sgg., tra tutte le cose che Dio avrebbe potuto dire, è stata riportata solo questa frase. Perché ritiene che fosse così importante che i discepoli lo sapessero?

R: Il cristianesimo non riguarda principalmente le leggi, la dottrina o il ministero. Sebbene tali aspetti siano presenti, non costituiscono l’elemento principale. L’elemento principale non è nemmeno la nostra esperienza, la comunione o la preghiera. L’unica cosa fondamentale è amare Gesù. Ma i credenti possono dimenticarlo. Paolo afferma in 2 Corinzi 11:2-3: «Sono geloso di voi con una gelosia divina. Vi ho infatti promessi a un unico sposo, per presentarvi come una vergine pura a Cristo. Temo però che, proprio come Eva fu ingannata dall’astuzia del serpente, le vostre menti possano essere sviate dalla vostra semplice e pura devozione a Cristo».

D: In Mc 9,14-16, come possiamo resistere alla tentazione di rimanere troppo a lungo sulla cima del monte, quando Gesù vuole che scendiamo?

A: Ricordate che non si tratta di noi, delle nostre conoscenze e delle nostre esperienze, ma di Dio. Dio vuole che serviamo il prossimo. Al giudizio del bema, Gesù non ci chiederà quanto abbiamo imparato o cosa abbiamo vissuto, ma piuttosto cosa abbiamo fatto e come abbiamo vissuto. Un’esperienza di vetta è utile per radicarci, farci crescere e rinvigorirci, in vista della battaglia spirituale per conquistare i cuori e le menti delle persone in questo mondo. Un allenatore di una squadra non sa che farsene di un giocatore di talento che si rifiuta di competere.

D: In Mc 9,18, 28-29, cosa ci dice questo passo riguardo al potere di un cristiano privo di fede?

R: In quel momento, i discepoli conoscevano Dio meglio di qualsiasi altro mortale sulla terra. I discepoli avevano incontri personali con Gesù ogni giorno. I discepoli (almeno tutti tranne uno) credevano e mettevano in pratica ciò in cui credevano. Avevano fede, ma non ne avevano una abbastanza forte da scacciare quel demone.

D: In Mc 9,18.28-29, in che modo oggi diamo per scontati il potere e la saggezza di Dio?

R: I non credenti possono dare per scontate la sicurezza, la pace, la salute e la prosperità come cose a cui ritengono di avere diritto. Persino alcuni credenti possono pensare che non affronteranno momenti difficili proprio perché sono cristiani. Dare per scontati i doni di Dio è l’opposto della gratitudine.

D: In Mc 9,19, perché pensa che Gesù abbia detto: «O generazione di increduli» invece di «O discepoli increduli»?

R: Gesù vide che l’incredulità dei discepoli rifletteva la società in cui erano cresciuti. In una certa misura, anche come credenti, le nostre convinzioni e la nostra fede sono plasmate dalla nostra generazione, ovvero dalla nostra cultura e dalla nostra società. Come credenti dobbiamo riconoscerlo con umiltà e sincerità, e sforzarci di trascendere e liberarci da ciò.

D: In Mc 9,24, perché il padre pronunciò un ossimoro?

R: Un ossimoro è una figura retorica che utilizza affermazioni o immagini contraddittorie per esprimere una verità complessa. Il padre provava sentimenti contrastanti dentro di sé. Disse: «Credo» perché credeva sinceramente, ma aggiunse anche: «Aiutate la mia incredulità» perché sapeva di nutrire anche dei dubbi autentici.

Anche noi dovremmo essere onesti riguardo ai nostri sentimenti davanti a Dio. Dio è abbastanza grande da gestire i nostri dubbi e, quando portiamo alla luce i nostri sentimenti confessandoli a Lui, Dio può occuparsi più facilmente di ciò che Gli ammettiamo.

D: In Mc 9,24, cosa pensa che Dio faccia con una fede imperfetta, come quella del padre?

R: Dio si è servito della fede del padre del ragazzo; una fede imperfetta, ma onesta e sincera. Ciò è preferibile a una fede ipocrita e disonesta, che si manifesta solo in apparenza. Siate onesti riguardo alla vostra fede in Dio, affinché Egli possa farla crescere, purificarla e rimuovere le scorie che non le appartengono.

D: In Mc 9,25, il più delle volte Gesù si limitava a dire allo spirito maligno di uscire, ma questa volta perché disse sia di uscire sia di non entrare più?

R: In Luca 11,24-26 Gesù disse che quando uno spirito maligno esce da una persona, può cercare di tornare con altri sette. Pertanto, è importante che, quando una persona posseduta dai demoni viene liberata dalla schiavitù, si rivolga a Cristo affinché i demoni non tornino con forza maggiore.

D: In Mc 9,33, perché, proprio in quel momento, subito dopo la grande trasfigurazione, ritiene che i discepoli abbiano discusso su chi fosse il più grande tra loro?

R: A prima vista ciò sembra assurdo. Subito dopo aver ricevuto per grazia il grande privilegio di assistere a questo evento straordinario, invece di andare a proclamare quanto fosse grande Gesù, stavano discutendo su quanto fossero grandi loro stessi. Anziché concentrarsi interamente su Gesù e su come potessero servire per glorificarlo, stavano usando Gesù per mettere se stessi al centro dell’attenzione.

Questo quadro è assurdo. Certamente, se qualcuno avesse voluto dipingere un’immagine idilliaca e edulcorata dei santi discepoli di Gesù, avrebbe sicuramente tralasciato questo episodio! È semplicemente un’immagine negativa. Eppure, dopo aver creduto in Gesù, aver assistito ai miracoli e aver visto la trasfigurazione, ecco come si comportavano ancora. La pazienza di Gesù nei loro confronti è sorprendente.

D: In Mc 9,33, come dovremmo comportarci con un fratello nella fede che sta cercando di mettere in mostra la propria grandezza?

R: Non provate rancore nei loro confronti, ma pregate per loro, desiderando ardentemente che si pentano di ciò. Non dovremmo liquidarlo come un miscredente nascosto, o come un apostata caduto e irrimediabile, poiché Gesù non ha mai liquidato i discepoli. Dovrebbero essere ammoniti per il loro stesso bene, e la loro influenza nel incoraggiare altri a fare lo stesso dovrebbe essere ridotta al minimo.

D: In Mc 9,34, i discepoli avrebbero dovuto spiegare a Gesù il motivo della loro discussione, oppure avrebbero dovuto tacere, come hanno fatto?

R: Probabilmente hanno taciuto per imbarazzo o vergogna. Dio conosce ciò che pensiamo e diciamo, che lo confessiamo o meno, ma è meglio dirgli ciò che abbiamo nel cuore, anche se è marcio o orgoglioso. In questo modo Dio può purificarlo molto più rapidamente se siete disposti a riconoscerlo.

D: In Mc 9,35, cosa ne pensa della frase: «La grandezza deriva dal servizio»?

R: Non è del tutto vero. Innanzitutto, bisogna servire la persona giusta. Non servire la propria ambizione, non servire la Chiesa, ma il proprio servizio principale dovrebbe essere rivolto a Dio. In secondo luogo, bisogna servire con le giuste motivazioni. Tuttavia, tenendo conto di queste precisazioni, l’affermazione è sostanzialmente corretta.

D: In Mc 9,38-40, perché Giovanni e gli altri discepoli impedirono a qualcuno di scacciare i demoni, e chi era quest’uomo?

R: Innanzitutto osserviamo la peculiare sequenza degli eventi qui descritta. In primo luogo, i discepoli si trovarono incapaci di scacciare un demone. Poi, stavano discutendo su chi fosse il più grande. Ma nonostante non fossero riusciti a scacciare il demone, stavano impedendo a qualcun altro che credeva in Cristo di scacciare un demone nel nome di Gesù, proprio dopo che loro non ci erano riusciti.

Poiché quell’uomo non faceva parte della loro comunità, i discepoli presero per scontato che Dio non potesse servirsi di lui. Oggi, talvolta, i credenti commettono lo stesso errore, pensando che altri cristiani autentici, che non fanno parte della loro chiesa, non siano utilizzati da Dio o lo siano solo in misura minore.

D: In Mc 9,38-40 e in altri passaggi, quanto è «reale» il diavolo e la sua influenza? Vi suggerisce pensieri nella mente?

R: Il diavolo e i suoi demoni sono esseri reali dotati di pensieri e sentimenti. Possono suggerire pensieri, ma non possono «possedere» i credenti. Sebbene possano suggerire pensieri, noi abbiamo il potere di dire di no e di andare avanti. Sebbene siano potenti, e il loro potere non debba essere sottovalutato, la nostra protezione sotto il sangue di Cristo è ancora più potente. Ad esempio, ho sentito parlare di uno stregone che maledisse un cristiano, e la maledizione si ritorse contro lo stregone stesso. In un esempio non correlato, ho sentito parlare di un altro stregone che aveva pronunciato una maledizione secondo cui un missionario cristiano sarebbe morto entro 30 giorni. Il trentesimo giorno, morì lo stregone.
In quanto figli di Cristo, non abbiamo alcun motivo di negoziare con il diavolo, di schernirlo o persino di voler tentare in alcun modo di comunicare con lui o con i demoni.

D: In Mc 9,38-40, come si gestisce qualcuno che sta compiendo la volontà di Dio, ma non è “autorizzato” dalle persone?

R: Innanzitutto, si chieda se sia davvero necessario ottenere l’autorizzazione da parte delle persone. Se è la volontà di Dio, forse non lo è. Se ritiene che ciò stia creando divisioni, si assicuri innanzitutto che non siano lei e il suo gruppo a essere fonte di divisione. D’altra parte, se sta suscitando contese o causando legittimamente divisioni, dovrebbe parlare con loro, cercare di ragionare con loro e pregare affinché possano raggiungere un’intesa con lei.

D: In Mc 9,42, cosa ritiene che sia così grave nel far peccare i bambini?

R: Sebbene la società di allora spesso guardasse con disprezzo ai bambini, Marco 9:42 afferma che sarebbe meglio per qualcuno non essere mai nato piuttosto che indurre un bambino a peccare. Quando guardate un bambino piccolo, che potrebbe comportarsi in modo sciocco e che non sa molto, ricordate che Dio si prende cura di loro tanto quanto di un adulto, e che essi sono altrettanto importanti agli occhi di Dio.

L’evangelista D.L. Moody una volta disse a qualcuno che durante un incontro erano state salvate due persone e mezzo. La persona gli chiese: «Intende dire due adulti e un bambino?» «No», rispose Moody, «due bambini e un adulto».

D: In Mc 9,48, perché i vermi non morirebbero all’Inferno?

R: La metafora di Gesù non si riferisce a piccoli animali, bensì alla decomposizione e alla distruzione dell’Inferno. Il libro *When Critics Ask*, a pag. 372, fornisce una risposta diversa. Poiché si dice «il loro verme» e non «il verme», si tratta di una metafora del corpo fisico di chi va all’Inferno.

D: In Mc 9,49, cosa significa «salato con il fuoco»?

R: Esistono tre interpretazioni principali riguardo a chi si riferisca questo versetto

I credenti, che subiscono sofferenza e purificazione

I perduti, che vanno all’Inferno

Tutti coloro che vengono messi alla prova e giudicati. Questa interpretazione può comprendere le altre due.

In conclusione, i versetti 43-48 parlano dell’Inferno, mentre il versetto 50 si riferisce ai credenti. Il versetto 49 funge da transizione, e l’espressione «tutti» si riferisce sia ai perduti menzionati immediatamente prima, sia ai credenti menzionati immediatamente dopo.

D: In Mc 9,49-50, in che modo l’espressione «essere salati con il fuoco» si collega al «perdere la propria salinità»?

R: I farisei di quel tempo sostenevano che Israele fosse il sale tra le nazioni per purificarle. Il sale era un importante conservante. L’espressione «salato con il fuoco» significa conservare il cibo mediante il fuoco, ad esempio essiccando la frutta. Se persino il fuoco può avere un effetto conservante, il sale può perdere gran parte del proprio potere conservante se viene lisciviato con l’acqua o se viene diluito con altre sostanze.

D: In Mc 10,1-2 e Mt 19,3-9, cosa insegna Gesù riguardo al divorzio?

R: Prima di rispondere alla domanda, dovremmo innanzitutto comprendere cosa insegnasse Gesù riguardo al matrimonio.

Il matrimonio, secondo Marco 10,7 e Genesi 2,24, consiste nel diventare «una sola carne». Quando un giovane o una giovane sta per sposarsi, deve rendersi conto che, di conseguenza, diventerà una persona diversa. Come minimo, uno studio condotto negli Stati Uniti dimostra che gli uomini sposati vivono in media un po’ più a lungo rispetto a quelli che non si sono mai sposati. Ancora più importante, il proprio coniuge può, e probabilmente lo farà, contribuire in modo significativo ad avvicinarvi a Dio o ad allontanarvi da Lui. Il matrimonio non consiste semplicemente nell’essere innamorati o nel provare sentimenti, ma rappresenta un impegno davanti a Dio e agli altri. È come se, metaforicamente, non foste più due organismi, ma piuttosto un unico organismo.

Dividere l’«organismo» non è naturale e non è ciò che Dio desidera. Sebbene in Matteo 19:9 sia consentito divorziare dal coniuge qualora questi commetta immoralità sessuale, non è necessariamente obbligatorio farlo. Paolo insegna che non è consentito divorziare da qualcuno perché professa o ha acquisito una fede diversa, ma se è il coniuge a dare inizio al divorzio, è consentito assecondarlo, come indicato in 1 Corinzi 7:12-15.

E se il coniuge diventasse tossicodipendente? È difficile immaginare che qualcuno possa cadere in questa situazione ed essere un cristiano autentico. Tuttavia, in questa difficile situazione, se non è disposto a smettere, potete denunciarlo alla polizia. Se è un non credente e desidera divorziare da voi in seguito, allora va bene.

E se il coniuge minacciasse di usare violenza nei Suoi confronti o nei confronti della famiglia? La cosa più prudente da fare è separarsi per motivi di sicurezza e, ancora una volta, è difficile immaginare che qualcuno possa comportarsi in questo modo ed essere un cristiano autentico. Anche questa è una situazione difficile. A volte potrebbe essere meglio denunciarlo alla polizia.

D: In Mc 10,1-2, perché ritiene che i farisei abbiano posto a Gesù questa domanda sul divorzio?

R: Potrebbe essere per una o più delle tre ragioni seguenti, e nessuna di queste ragioni era che il fariseo avrebbe seguito una particolare posizione a causa di ciò che Gesù avrebbe detto.

1) Per verificare se Gesù fosse più vicino alla scuola di Hillel, che consentiva il divorzio, o a quella di Shammai, che lo vietava, salvo in caso di adulterio. Tra i seguaci del famoso rabbino ebreo Hillel, il divorzio era consentito nella Mishnah Gittin 1:1-3; 7:2.

2) Verificare se Gesù avrebbe insegnato qualcosa di diverso rispetto a quanto riportato nell’Antico Testamento, in Deuteronomio 24:1-4 (e Gesù lo fece).

3) Sperare che Gesù affermasse il divieto di divorzio, il che lo avrebbe portato a criticare il sovrano Erode Antipa e sua moglie Erodiade, che avevano già divorziato. Secondo la legge ebraica, la moglie non poteva avviare la procedura di divorzio, ma poteva farlo secondo la legge romana, come fece Erodiade. Gesù si trovava in quel momento in Perea, governata da Erode Antipa.

D: In Mc 10,5, perché Dio, per mezzo di Mosè, avrebbe permesso alcune cose a causa della durezza dei loro cuori?

R: Sebbene Dio non abbia bisogno di venire incontro a noi e ai nostri cuori induriti, talvolta sceglie di farlo. Ai tempi dell’Antico Testamento, la maggior parte dei credenti non aveva lo Spirito Santo che dimorava in loro. Ma ai tempi del Nuovo Testamento, con lo Spirito Santo che dimora in noi e la legge scritta nei nostri cuori, abbiamo uno standard più elevato rispetto ai santi dell’Antico Testamento in questo ambito.

D: In Mc 10,13, perché i discepoli rimproveravano le persone che portavano i loro bambini da Gesù?

R: I discepoli hanno sbagliato a farlo. Forse hanno ragionato erroneamente che, poiché i bambini non potevano comprendere intellettualmente l’insegnamento di Gesù come gli adulti, non avrebbero dovuto far perdere tempo a Gesù. Gesù non si è limitato a correggere, ma ha rimproverato coloro che avevano erroneamente rimproverato gli altri.

Secondo il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1346, George MacDonald affermò di non credere nella fede cristiana di un uomo se non si vedessero mai ragazzi o ragazze giocare davanti alla sua porta.

D: In Mc 10,13-15, perché Gesù voleva che i bambini venissero da Lui?

R: L’unica ragione indicata da Gesù era che «a costoro appartiene il regno di Dio». Gesù stava usando i bambini come esempio concreto, per mostrarci che tutti noi dobbiamo possedere l’umiltà e la disponibilità all’apprendimento tipiche dei bambini per avvicinarci a Dio. Non possiamo avvicinarci a Dio con orgoglio, ma dobbiamo ammettere che da soli non siamo sufficienti. Dobbiamo essere disposti a riconoscere che Dio ne sa più di noi, che abbiamo bisogno di Lui e che siamo disposti a crescere.

Inoltre, indubbiamente a Gesù piacevano i bambini e vedeva che il valore dell’anima di un bambino era pari a quello di un adulto. Gesù sarebbe un ottimo insegnante di catechismo per bambini!

D: In Mc 10,18 e Lc 18,19, Gesù non era forse «buono», dal momento che mise in discussione l’uomo che Lo definiva buono?

R: Gesù è buono in ogni senso del termine. Gesù mette in discussione chi Lo definisce «buono», poiché quell’uomo non aveva ancora riconosciuto che Gesù era il Messia e sembrava usare il termine «buono» con troppa disinvoltura.

Analogamente, in Giovanni 8:7, quando Gesù disse agli accusatori della donna peccatrice: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra», Gesù non scagliò alcuna pietra, ma ciò non dimostra che Gesù avesse peccato. Gesù era senza peccato secondo Ebrei 4:15.

D: In Mc 10,18 e Lc 18,19 Gesù chiede: «Perché mi chiami buono? […] Nessuno è buono, se non Dio solo». Poiché Gesù non stava negando la propria bontà né la propria divinità, cosa intendeva dire?

R: Gesù pone una breve domanda che, a prima vista, sembra molto semplice: perché lo chiamate buono? Tre semplici punti, seguiti da alcune considerazioni.

a) In questo contesto Gesù non ha né affermato né negato di essere buono. (Altri passi ci dicono invece che lo era.)

b) Gesù si è limitato a porre una domanda. In questo contesto non ha né affermato né negato di essere Dio. (Altri passaggi ci dicono però che lo era.)

c) Gesù sembrava profondamente interessato a ciò che quest’uomo era disposto ad affermare e a ciò in cui credeva.

Passiamo ora a questa discussione, dopodiché vedremo cosa affermate e cosa siete disposti a credere.

Nessun altro nei Vangeli, credente o meno, è mai stato riportato come se avesse chiamato Gesù «buon maestro». Colui che poneva la domanda intendeva semplicemente essere cortese e lusinghiero, oppure, come chiese Gesù, stava affermando qualcosa di più?

Che cos’è una «persona buona», agli occhi di un Dio Santo? È «buono» un esattore delle tasse peccatore, che ha ingannato molti per tutta la vita, ma implora Dio di avere pietà di lui? No, egli si è pentito del proprio male, ma era comunque malvagio. D’altra parte, siamo forse migliori di quell’esattore delle tasse? No. Secondo i criteri di Dio, definire «buono» un semplice uomo sulla terra è una falsa presunzione.

Del resto, che cos’è il bene? Una cosa è buona quando le persone la votano, quando la società la accetta, o quando una persona pensa nella propria mente che sia buona, anche se le menti degli altri la pensano diversamente? No, non abbiamo alcun criterio di bene, se non Dio e ciò che Egli dichiara essere buono. Nessuno è, in ultima analisi, buono, tranne Dio.

Alla luce di tutto ciò, affermate che Gesù fosse buono?

D: In Mc 10,18 e Lc 18,19, Gesù era Dio, dal momento che nessuno era buono se non Dio solo?

R: In questo passo Gesù non disse all’uomo se fosse Dio o meno. Piuttosto, stava dicendo che l’uomo stava usando la parola «buono» con una certa leggerezza. Dio è la fonte della bontà, la definizione stessa di bontà, e tutte le cose minori che chiamiamo buone sono semplicemente ombre della bontà di Dio.

Sapete, i cristiani, gli ebrei, i musulmani e persino gli idolatri romani che uccidevano i cristiani cercavano tutti di essere buoni, almeno secondo la loro concezione del bene. Potrebbe essere uno shock per molti occidentali, ma non tutte le religioni condividono questa visione, secondo cui si dovrebbe cercare di fare del bene. Nell’induismo, molti cercano di raggiungere l’illuminazione, la vera comprensione, sperimentando sia il bene che il male. Ecco perché, se un uomo religioso indù commette un’appropriazione indebita o un furto, alcuni potrebbero rimanere scioccati dalla sua presunta ipocrisia, ma potrebbe non trattarsi affatto di ipocrisia. Per lui, potrebbe non esserci alcun conflitto tra il cercare di raggiungere l’illuminazione, la coscienza cosmica o qualsiasi altra cosa, e il voler sperimentare il male. Non tutti gli indù sarebbero d’accordo, tuttavia; alcuni darebbero maggiore importanza al «karma».

D: In Mc 10,18 e Lc 18,19, in che modo le persone del passato applicavano questi versetti?

R: Si tratta di una coppia di versetti «polivalenti» che offrono numerose valide applicazioni.

Un esempio per noi

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) nell’opera «Chi è il ricco che potrà salvarsi?», cap. 4, pag. 592, utilizza questo passo per dimostrare che dobbiamo essere buoni e fare elemosina ai poveri piuttosto che riporre fiducia nelle ricchezze.

Tertulliano (198-220 d.C.) affermò che Dio è buono e misericordioso, e che allo stesso modo è opportuno per noi essere buoni, avere pietà degli altri ed essere operatori di pace. («Sulla modestia», cap. 2, pag. 75)

Contro lo gnosticismo

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) afferma che, poiché Gesù si rivolse al Padre definendolo «buono», Egli è veramente buono. (Ireneo, *Contro le eresie*, libro 1, cap. 20, p. 345)

Ippolito, allievo di Ireneo (225-235/6 d.C.), analogamente, nella *Confutazione di tutte le eresie*, libro 5, cap. 2, pag. 50, e libro 7, cap. 20, pag. 113, utilizza questo argomento per dimostrare l’erroneità di Marcione e dello gnosticismo. Se il Padre che ha creato le cose è buono, allora l’intero gnosticismo e l’eresia di Marcione crollano.

Gli Ebioniti riconoscono Gesù come Figlio del Padre, ma affermavano che Gesù fosse Dio solo in senso figurato. Poiché insistevano inoltre nel seguire le pratiche dell’Antico Testamento, si può immaginare che fossero fortemente contrari agli gnostici, i quali sostenevano che il Dio dell’Antico Testamento fosse malvagio o fuorviato. Anche nell’Omelia Clementina 3 (data incerta), cap. 57, pagg. 248-249, essi utilizzarono questo versetto contro coloro che definivano malvagio il Dio dell’Antico Testamento. Tuttavia, nella letteratura clementina e in tutti gli scritti ebioniti che ci sono pervenuti, non hanno mai utilizzato questo versetto per negare che Gesù fosse Dio.

Contro l’idolatria

Origene (225-254 d.C.) afferma che se Cristo si sottometteva a Dio Padre, a maggior ragione il sole si rifiuterebbe di essere adorato e venerato da chiunque. Origene aggiunge poi che dovremmo pregare il Verbo di Dio e, ancor più, il Suo Padre. (Contro Celso, libro 5, cap. 15, pag. 548)

La divinità di Cristo

Novaziano (250/254-256/7 d.C.) «Inoltre, il Signore stesso: “Perché mi chiedi ciò che è bene? Solo Dio è buono.” … “Ma nelle stesse Scritture si afferma che anche Cristo è buono. Non vi è, dunque, se essi concludono correttamente, un solo bene, ma ben due beni. Come mai, allora, secondo la fede scritturale, si afferma che vi sia un solo bene? Ma se essi non ritengono che possa in alcun modo interferire con la verità che vi è un solo Signore, che anche Cristo è Signore, né con la verità che uno è il nostro Maestro, che anche Paolo è il nostro maestro, né con la verità che uno è il bene, che anche Cristo è chiamato bene; con lo stesso ragionamento, comprendano che, dal fatto che Dio è uno, non sorge alcun ostacolo alla verità che anche Cristo è dichiarato Dio». (Sulla Trinità, cap. 30, pagg. 642-643)

Contro l’arianesimo

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) scrisse che quando gli ariani citano Isaia 65,16; Marco 10,18; 1 Timoteo 6,15, ciò non lascerebbe alcuna verità, bontà o potenza al Figlio.

Gregorio di Nissa (382-383 d.C.) scrisse: «È facile, tuttavia, dimostrare che nemmeno la parola “uno” separa il Padre dal Figlio. … Poiché Egli dice: “Io e il Padre siamo uno”. [Giovanni 10,30] Se, dunque, il bene è uno, e si contempla un particolare tipo di unità nel Padre e nel Figlio, ne consegue che il Verbo, attribuendo la bontà all’«uno», rivendicò sotto il termine «uno» anche per Sé il titolo di «buono», Egli che è uno con il Padre e non separato dall’unità di natura». Contro Eunomio, libro 11, cap. 2, pp. 232-233, in Padri niceni e post-niceni, Seconda serie, vol. 5.

D: In Mc 10,19, perché Gesù menzionò solo sei dei Dieci Comandamenti?

R: In questo caso Gesù non intendeva essere esaustivo, ma si limitava a fornire degli esempi. La sua concisione in questa occasione non costituisce un pretesto per negare ciò che sia Gesù che i Suoi apostoli hanno insegnato in altri contesti.

D: In Mc 10,21-22 e Lc 18,20-23, perché Gesù disse all’uomo di vendere tutti i suoi beni?

R: A quanto pare, quell’uomo amava le sue ricchezze tanto quanto amava Dio, e Gesù gli disse che doveva porvi rimedio.

D: Mc 10,21-22 insegna anche a tutti gli altri di vendere tutti i propri beni?

R: No, perché, per quanto ne sappiamo, Gesù non disse a nessun altro di vendere i propri beni. Persino Paolo possedeva beni personali, come il suo mantello menzionato in 2 Timoteo 4:13. In Atti 5:4, quando Anania fu punito, si afferma espressamente che non fu punito per aver trattenuto parte del proprio denaro, ma piuttosto per aver mentito a Dio e aver affermato di non aver trattenuto nulla. Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 151, afferma sostanzialmente la stessa cosa.

Tuttavia, questo versetto rappresenta ancora oggi una sfida per noi. Quando si è trattato di scegliere tra Cristo e le ricchezze, quest’uomo, per il resto apparentemente virtuoso, non è stato disposto a preferire Cristo alle ricchezze. Se e quando qualcuno si comporta in questo modo oggi, allora quella persona è stata colpita dalla maledizione di possedere troppo denaro. Legga Proverbi 30:7-9 per ulteriori informazioni.

Quando decidete quanto donare all’opera di Dio, il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1347, nel commentare Marco 10, fornisce un elenco di aspetti su cui potreste voler riflettere.

1. Migliaia di persone muoiono ogni giorno di fame

2. Moltissime persone non hanno mai sentito la buona novella.

3. Il nostro denaro può essere utilizzato per venire incontro a questi bisogni.

4. Cristo ci insegna che dovremmo diventare poveri affinché altri possano diventare ricchi (2 Corinzi 8:9).

5. Poiché la nostra vita sulla terra è così breve, quando Gesù tornerà sarà troppo tardi.

D: In Mc 10,23-24, è impossibile per le persone benestanti andare da Gesù?

R: C’è una sola risposta, ma si articola in due parti.

No. Chi possiede ricchezze può sempre avvicinarsi a Dio. Abramo era molto ricco, sia secondo gli standard antichi che secondo quelli moderni. Tuttavia, le persone benestanti devono essere disposte in qualsiasi momento a rinunciare per Dio a ciò che è loro più caro – come fece Abramo con suo figlio Isacco.

Sì: se i vostri beni o la vostra ricchezza vi possiedono, e amate il denaro più di Dio, dovete scegliere l’uno o l’altro, e il vostro destino eterno dipende dalla vostra scelta.

È inoltre curioso che questo passi subito dopo il brano sui bambini. Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1347, osserva che «i cristiani che accumulano tesori sulla terra pagano generalmente il prezzo della loro disobbedienza attraverso la vita dei propri figli».

D: In Mc 10,29, a tutti coloro che hanno lasciato ogni cosa per seguire Gesù sono garantite queste benedizioni, oppure non ne traggono alcun beneficio se compiono queste azioni ma non possiedono l’amore, come afferma 1 Cor 13,2?

R: Gesù fa qui una promessa, ma le condizioni sono implicite. È sufficiente seguire Gesù e continuare a seguirlo. Per seguire Gesù è necessario amare Dio e il prossimo, e non si può amare Dio se non si amano gli altri.

È curioso che solo qui, nei Vangeli sinottici, Gesù si rivolga ai discepoli definendoli «figli». Ciò avviene subito dopo che Gesù li aveva rimproverati per non aver permesso ai bambini di avvicinarsi a Lui.

D: Si possono interpretare Mc 10,29-30 e Lc 18,29-31 come una promessa di prosperità economica in questa vita?

R: No. Questa promessa era rivolta ai primi cristiani tanto quanto lo è a noi. Non possiamo aspettarci maggiori garanzie di prosperità economica rispetto a Paolo, agli altri apostoli e ai primi cristiani, che erano per lo più schiavi e poveri. Il libro *When Cultists Ask*, alle pagine 135-136, aggiunge che questo versetto non parla di ricchezze, ma di famiglia e di casa.

D: In Mc 10,30, come si ottengono tutte queste cose in questa vita?

R: Ciascuno di noi, individualmente, non possiede 100 case e 100 campi come beni personali. Ciascuno di noi non ha 100 fratelli e sorelle biologici e 100 madri biologiche come parenti. Piuttosto, in quanto fratelli e sorelle in un unico corpo – la Chiesa – disponiamo collettivamente di tutte queste cose da condividere gli uni con gli altri, come mostra Marco 3:33-35.

D: In Mc 10,30, cosa c’è di curioso riguardo a una di queste ricompense?

R: Possono essere raggruppate in cinque categorie: case, famiglia, terreni, persecuzione e vita eterna. La maggior parte delle persone non desidera una di queste: la persecuzione. Ma dobbiamo renderci conto che anche la persecuzione è una ricompensa. I primi cristiani lo fecero, come dimostra Atti 5,41.

D: In Mc 10,34, Gesù doveva risorgere il terzo giorno o dopo tre giorni?

R: I manoscritti di Marco presentano divergenze.

Dopo tre giorni: Sinaitico, Vaticano, Ephraemi Rescriptus, Bezae Cantabrigiensis, copto sahidico, copto bohairico

Il terzo giorno: Alessandrino, Lezionario bizantino, gotico, armeno, etiopico, georgiano, Origene.

D: In Mc 10,35-37, furono Giacomo e Giovanni a rivolgersi a Gesù chiedendo di sedersi alla Sua destra e alla Sua sinistra, oppure fu la loro madre in Mt 20,20?

R: La guida scettica di Asimov alla Bibbia, a pag. 858, pone questa domanda. La risposta si trova proprio in Matteo 20,20, dove si dice che la loro madre si presentò «con i suoi figli». Erano insieme quando fu rivolta la richiesta a Gesù.

Giuseppe Flavio, in *Antichità giudaiche*, libro 6, 11.9, mostra che il posto alla sinistra era il secondo più importante dopo quello alla destra, secondo *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 152.

D: In Mc 10,36.51, perché le persone vogliono che Gesù faccia alcune cose per loro, ma non altre?

R: Ancora oggi, alcuni credenti desiderano fare di Gesù il Signore di una parte della propria vita, ma mantenere il controllo su altre parti. Si tratta di una mancanza di fede nel confidare che, se si fa di Gesù il Signore di tutta la propria vita, questa ne trarrà beneficio. Non è possibile avere Gesù come Signore solo in parte.

D: In Mc 10,38, a quale calice e a quale battesimo si riferiva Gesù?

R: Il calice e il battesimo non erano la Cena del Signore e il battesimo in acqua (Gesù era già stato battezzato da Giovanni). Piuttosto, Gesù si riferiva a ciò che queste cose rappresentavano. Il sangue di Gesù stava per essere versato sulla croce, cosa simboleggiata dal calice, e Gesù stava per essere sepolto e risorgere, cosa simboleggiata dal battesimo.

D: In Mc 10,38-40, poiché Gesù prima aveva indicato loro il prezzo da pagare per esaudire la loro richiesta e poi [presumibilmente] l’aveva respinta, perché dovevano comunque pagare quel prezzo?

R: Gesù non respinse la loro richiesta, ma disse che non spettava a Lui concederla o respingerla. Quindi Gesù disse loro ciò che avrebbero fatto, ma lasciò al Padre il compito di concedere tale privilegio.

Questo è un versetto eccellente per dimostrare un punto riguardo alla Trinità. Sebbene il Padre e il Figlio siano inseparabilmente uno, questo versetto dimostra che esiste una distinzione tra loro, in contrasto con il modalismo, come insegnato dal pentecostalismo unitariano e dalla chiesa locale.

D: In Mc 10,45, la morte di Gesù sulla croce fu un riscatto per ogni singola persona, oppure per alcune persone ma non per altre?

R: Ecco cosa afferma la Bibbia riguardo agli aspetti universali e limitati.

Aspetti universali:

È stato comandato a tutti di obbedire al Vangelo (Atti 17:30; 2 Tessalonicesi 1:8)

Chiunque crede in Lui (Giovanni 3:16)

Si è manifestato a tutti (Tito 2:11)

Dio desidera che tutti siano salvati (1 Timoteo 2:4)

Riscatto per tutti gli uomini (1 Timoteo 2:6)

È stato offerto [onestamente e sinceramente] a tutti (Atti 2:38-40, Ebrei 4:2)

Sacrificio espiatorio per il mondo intero (1 Giovanni 2:2)

Gesù attirerà tutti gli uomini a Sé (Giovanni 12:32)

Aspetti definitivi:

Nessuno può venire a Gesù se non è il Padre ad attirarlo (Giovanni 6:65)

Dio può scegliere di concedere la Sua misericordia ad alcuni, come Giacobbe, mentre non la concede ad altri, come Esaù, pur rimanendo giusto verso tutti (Romani 9:14-18).

Il Vangelo non ha alcun valore per coloro che non lo uniscono alla fede (Ebrei 4:2).

I farisei respinsero il disegno di Dio per loro stessi (Luca 7:30).

Alcuni hanno rinnegato il Signore che li ha riscattati (2 Pietro 2:1). Il termine «Signore» è despotes ed è lo stesso utilizzato in Giuda 4, dove si riferisce a Gesù.

Dio non solo sapeva in anticipo che le persone avrebbero accettato, ma conosceva in anticipo ogni singolo individuo che avrebbe accettato. Dio ha scelto (predestinato) coloro che avrebbero accettato.

Se ci si riflette, tutti i cristiani, sia non calvinisti che calvinisti, dovrebbero concordare sul fatto che il riscatto presenta aspetti sia universali che definitivi. Tuttavia, ciò non oscura una differenza fondamentale tra calvinisti, arminiani e altri non calvinisti.

La differenza fondamentale tra calvinismo e non-calvinismo (compreso l’arminianesimo wesleyano, il cosiddetto «calvinismo a quattro punti» e tutte le posizioni intermedie) consiste nel fatto che Dio, onnipotente, sovrano, amorevole e giusto, abbia scelto che coloro che andranno all’Inferno siano:

Non calvinista: cause perdute, in cui Dio ha liberamente concesso a tutti ciò che era necessario per andare in Paradiso, ma la salvezza di Gesù non è riuscita a salvare alcuni. Essi si sono perduti a causa della propria colpa, esercitando il libero arbitrio.

Calvinisti: dannazione voluta, poiché la salvezza di Gesù era efficace per il 100% di coloro a cui era destinata, e Dio ha liberamente scelto di non fornire alcuna via di salvezza agli altri. Non c’è mai stata una sola cosa che i reprobi avrebbero potuto fare, o avrebbero voluto fare, per cambiare il desiderio di Dio che essi non avessero alcuna possibilità di sfuggire alla Sua volontà segreta.

Non calvinista: Se la salvezza è potenziale per tutti ma inefficace per alcuni, allora sarebbe inefficace perché alcuni potrebbero rifiutarla oppure perché sarebbe necessario abbinarla alla fede. I non calvinisti sostengono che questo sia esattamente ciò che affermano Luca 7:30 ed Ebrei 4:2. I calvinisti risponderebbero che ciò farebbe dipendere la salvezza in parte dall’uomo e renderebbe la fede quasi un’opera necessaria per la salvezza. I non calvinisti risponderebbero che il calvinismo confonde il dono gratuito della salvezza, che proviene da Dio, con l’accettazione di tale dono gratuito, che è responsabilità dell’uomo. La fede non è un’opera, come dimostra Efesini 2,8-9, e alcuni calvinisti non dovrebbero seguire l’esempio dei cattolici nel tentativo di equiparare le opere meritorie alla «virtù vuota» della fede e nel riconoscere la nostra impotenza dinanzi a Dio.

Calvinista: Se la salvezza è solo potenziale per alcuni, ed è effettiva per tutti coloro per i quali è potenziale, allora per alcuni non vi è mai stata alcuna opportunità. Si risolve così il problema sgradevole delle «cause perse», ma al costo della perdita dell’amore e di una giustizia inspiegabile. In 2 Tessalonicesi 1,8, Dio riterrebbe le persone responsabili di non aver obbedito a un Vangelo che Dio non ha mai dato loro affinché obbedissero. Una persona all’Inferno potrebbe dire: «Sono venuto qui perché credevo che Dio non mi amasse abbastanza, che Gesù non fosse morto per i miei peccati, che Dio alla fine avesse voluto che io rimanessi un peccatore malvagio, e mi trovo qui perché credevo nella verità». Una persona riprovata potrebbe anche cercare di trovare la salvezza attraverso l’ultima setta di moda, poiché l’opportunità di trovare la salvezza e l’amore di Dio attraverso quella setta è per lei altrettanto grande quanto trovarla attraverso il cristianesimo.

D: In Mc 10,51, perché Gesù chiese al cieco cosa volesse che Lui facesse per lui?

R: Gesù desidera che glielo chiediamo, anche se sa già ciò che vogliamo. Naturalmente, a volte ciò che vogliamo e ciò che è meglio per noi non coincidono sempre. Il cieco dovette chiedere espressamente di riacquistare la vista, e Gesù esaudì questa richiesta dopo che egli l’aveva formulata. A volte, Dio attende di esaudire le nostre richieste proprio oggi, finché non gliele rivolgiamo in modo specifico.

Per inciso, l’espressione «Figlio di Davide» era considerata messianica anche nei Salmi di Salomone, precedenti al cristianesimo.

D: In Mc 10,51, quando un ebreo cieco riuscì a vedere ciò che i farisei vedenti non riuscivano a vedere, quali altri esempi esistono in cui un eccesso di informazioni può rendere qualcuno cieco di fronte a ciò che è ovvio?

R: È interessante riflettere sul motivo per cui gli ebrei che vedevano bene potessero rimanere ciechi riguardo al fatto che Gesù fosse il Messia dopo aver assistito a tutti quei miracoli, mentre un ebreo cieco riuscisse a riconoscere che Gesù era il Messia. Vi sono altre occasioni in cui un eccesso di informazioni può rendere qualcuno cieco di fronte a ciò che è ovvio. Pur essendo cieco, Bartimeo riusciva comunque a vedere più cose importanti rispetto ai farisei.

D: In Mc 10,52, perché fu la fede dell’uomo, e non quella di Gesù, a guarirlo?

R: In quest’ultimo miracolo riportato da Marco, è interessante notare che Gesù abbia specificatamente affermato che fu la fede dell’uomo a guarirlo. Sebbene Dio non sia limitato ad agire attraverso la nostra fede, Egli sceglie spesso di operare proprio attraverso di essa, come dimostrano Efesini 2,8 e Romani 4,3.16.

D: In Mc 10,52, perché Gesù disse che era stato «guarito» invece di limitarsi a dire che poteva vedere?

R: Non solo i suoi occhi e le altre parti del corpo funzionavano normalmente, ma l’uomo, un tempo cieco, era ora spiritualmente integro in Cristo.

D: In Mc 11,8-10, perché stesero i propri mantelli e i rami di palma davanti all’asino?

R: Questa usanza era un segno di grande rispetto e ammirazione. Forse era simile all’antica cavalleria europea, secondo cui un uomo stendeva il proprio mantello su una pozzanghera di fango affinché una dama di corte potesse calpestarlo e attraversare la pozzanghera.

D: In Mc 11,8-10, come si comportano con le persone che desiderano lodare e servire Dio quando sanno che hanno preconcetti molto errati su di Lui?

R: Apparentemente sembrano salvati, ma potrebbe non essere così. Potrebbero trovarsi ancora nella fase precedente all’acquisizione della nuova vita in Cristo. Alcuni potrebbero rifiutare Gesù una volta che si renderanno conto che Egli potrebbe non essere all’altezza delle loro aspettative. Dovreste correggere con delicatezza le loro idee errate e pregare per loro. Non vogliamo che le persone si avvicinino a Cristo con false pretese.

D: In Mc 11,13, poiché non era ancora tempo di fichi, Gesù nei Vangeli era forse all’oscuro della stagione, come sostiene Ahmad Deedat?

R: No, Deedat ha completamente frainteso il significato di questo passo. Il fico rappresentava Israele, e si trattava di una profezia secondo cui la nazione rappresentata dal fico sarebbe stata sterile di frutti e sarebbe appassita spiritualmente.

D: In Mc 11,13, 23, 30, dato che chi ha fede può smuovere le montagne, perché Gesù non avrebbe potuto far fruttificare un fico?

R: Gesù avrebbe potuto farlo, ma scelse di non farlo. Non erano i fichi e i fichi che preoccupavano Gesù; in quel momento Gesù stava insegnando ai discepoli. Il fico era una rappresentazione della nazione di Israele, e Gesù maledisse il fico per mostrare cosa sarebbe accaduto a loro se, come il fico, non avessero portato il frutto della fede quando Gesù fosse venuto da loro.

D: In Mc 11,14, come mai alcune persone sembrano poter essere molto utili e feconde, ma alla fine si rivelano inutili?

R: Il fico occupava spazio dove avrebbero potuto crescere altri fichi. I braccianti si prendevano cura del fico e lo coltivavano. Lo innaffiavano e forse lo concimavano, con l’aspettativa che il fico ricambiasse, fornendo loro dei fichi. Alcune persone vogliono solo prendere e non restituiscono mai nulla.

Forse alcuni non possono ricambiare spiritualmente, perché non hanno in sé la vita spirituale. Professavano di essere fecondi, ma in realtà non lo erano. C’era la promessa di frutti, senza che questa si realizzasse.

Dal punto di vista materiale, tuttavia, vi sono persone che avrebbero bisogno del vostro aiuto ma che non sono in grado di ricambiarvi o ripagarvi per il vostro lavoro. Ma noi dobbiamo comunque amarli e aiutarli.

D: In Mc 11,15-18 e Lc 19,45-46, perché le autorità ebraiche non arrestarono immediatamente Gesù, uno straniero armato di frusta?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Le folle avevano appena lodato Gesù come il Messia durante l’Entrata trionfale in Matteo 21,1-11, nonché in Matteo 21,15-16; Marco 11,1-10 e Luca 19,28-40.

2. Gesù stava guarendo miracolosamente le persone, ed è difficile procedere a un arresto in mezzo a una folla di persone che vengono da Lui guarite.

3. In precedenza, la folla aveva appreso che Gesù aveva risuscitato Lazzaro dai morti, secondo Giovanni 12:9-11, 17-19.

4. Soprattutto, a causa delle ragioni sopra esposte, Marco 11,18 afferma che, mentre i sacerdoti e i dottori cercavano un modo per uccidere Gesù, Lo temevano perché l’intera folla era stupita da Lui. I sacerdoti non volevano una rivolta, né la rappresaglia romana che ne sarebbe derivata. Luca 19,47-48 riporta qualcosa di simile, e in Giovanni 12,19 i farisei si lamentavano perché pensavano che il mondo intero stesse seguendo Gesù.

D: In Mc 11,16, perché Gesù non permetteva a nessuno di portare vasi (pentole o contenitori) nel tempio?

R: Gesù non stava interferendo con i sacrifici legittimi, ma con coloro che trasportavano vasi pieni di denaro.

D: In Mc 11,17, in che modo le persone presenti nel tempio si comportavano da ladri?

R: In almeno tre modi:

Speculazione sui prezzi: vendevano oggetti nel tempio a prezzi gonfiati.

Istituzionalizzazione: i sacerdoti non accettavano animali con imperfezioni, come ad esempio un taglio che poteva verificarsi durante il viaggio, pertanto le persone erano costrette ad acquistare gli animali a prezzi gonfiati.

Derubare Dio nelle offerte: i venditori e i fedeli erano concentrati sulle transazioni finanziarie anziché sull’adorazione di Dio.

D: In Mc 11,23, perché Gesù menzionò una fede in grado di smuovere le montagne?

R: Gesù stava insegnando che bastava solo un po’ di fede autentica nella potenza di Dio, applicata alla preghiera, per smuovere le montagne. La fede è come un seme: può crescere. Inoltre, Gesù disse questo nei pressi di Gerusalemme e, negli ultimi giorni, il Monte degli Ulivi, situato a mezzo miglio a est di Gerusalemme, si spaccerà in due, secondo Zaccaria 14:4.

D: In Mc 11,23 Gesù ha promesso di concederci assolutamente tutto ciò che chiediamo con fede?

R: Dio ci concede tutto ciò che chiediamo, a condizione che siano soddisfatte le seguenti condizioni:

Una cosa: Dio non può concedere una «cosa» che non sia una cosa, come ad esempio una contraddizione logica, quali l’acqua che non è bagnata, un oggetto mobile che non possa essere mosso, ecc.

Con fede: Dio non ci concederà ciò che viene chiesto con dubbio, come in Giacomo 1:6-7, né ciò che viene chiesto non per fede, ma per assecondare le nostre passioni, secondo Giacomo 4:3. Dobbiamo chiedere secondo la volontà di Dio, come indicato in 1 Giovanni 5:14. «Con fede» implica dimorare in Dio e che Dio dimori in noi, secondo Giovanni 15:7.

Se perdoniamo: Marco 11,25 aggiunge questa condizione. Doni buoni: prima di Marco 11,23, Gesù insegnò che Dio è un padre buono, che ci dona cose buone e non cose cattive, secondo Matteo 7,9-11 e Luca 11,11-13. Pertanto, talvolta, quando un credente obbediente chiede con fede, Dio risponde «no» o «aspetta», come nel Libro di Giobbe; in Filippesi 2,25; in 2 Timoteo 4,20; e in 2 Corinzi 12,8-9.

D: In Mc 11,25-26, se un cristiano autentico non perdona, andrà all’inferno?

R: In un certo senso si tratta di una questione irrilevante, poiché un cristiano autentico perdonerà. Nessun vero cristiano rifiuterebbe mai di perdonare qualcuno, poiché ciò dimostrerebbe che non ha mai scelto di ricevere il perdono di Dio e che, pertanto, non è un vero cristiano. Inutile dire che è molto importante perdonare tutti.

D: In Mc 11,29-33, perché Gesù non rispose direttamente alla domanda su quale autorità avesse?

R: Probabilmente intendevano tendergli una trappola. Se Gesù avesse detto di avere l’autorità da Dio per entrare a Gerusalemme, scacciare i cambiavalute e maledire il fico, allora lo avrebbero accusato di blasfemia. Se avesse detto di averla ricevuta dagli uomini, allora non si sarebbe trattato né delle autorità romane né di quelle del Tempio. Ma Gesù non aveva alcun obbligo di rispondere a nessuna domanda. Sebbene in generale Gesù rispondesse alle domande della maggior parte delle persone, non rispondeva direttamente alle domande di coloro che non cercavano la Sua risposta, se non per tentare di metterLo in difficoltà. Gesù avrebbe potuto semplicemente dire: «Non ho bisogno della vostra autorità perché possiedo l’autorità del Padre, come dimostrano le numerose guarigioni che sto compiendo». In realtà, però, lo avrebbero potuto capire già da soli.

D: In Mc 11,29-33, in quali casi non dovremmo rispondere alla domanda di qualcuno, anche quando conosciamo la risposta?

R: In breve, quando non vogliono conoscere la verità. Se non erano in grado di accettare ciò che già sapevano riguardo a Giovanni, allora non hanno bisogno di ascoltare la verità su Gesù, poiché la rifiuterebbero comunque.

Se ci stanno ponendo domande esclusivamente per metterci in difficoltà, dovremmo stare attenti a ciò che diciamo. Se non stanno cercando di metterci in difficoltà, ma ci chiedono qualcosa per un altro motivo piuttosto che per mancanza di reale interesse, non siamo tenuti a rispondere. Se qualcuno Le pone una domanda su Dio o sulla Bibbia e Lei sospetta che possa trattarsi di un «diversivo» volto semplicemente a distoglierla dall’affrontare la verità, può porgli questa domanda: Se dovessi rispondere a questa domanda in modo soddisfacente per lei, ciò la avvicinerebbe all’accettazione di Gesù come suo Signore e Salvatore personale? Se la risposta è «no», allora congratulazioni: ha appena smascherato un diversivo. In tal caso, potrà chiedere: «Cosa la avvicinerebbe all’accettazione di Gesù come suo Signore e Salvatore?»

D: In Mc 12,1-9, qual è il significato di questa parabola?

R: Dio donò la terra, la Terra Promessa, agli ebrei. Tuttavia, essi non offrirono a Dio l’obbedienza, l’adorazione incondizionata, le decime e i sacrifici che Egli aveva comandato. Egli inviò loro dei profeti, che essi maltrattarono e uccisero. Infine, Dio mandò Suo Figlio, Gesù, che essi avrebbero ucciso. Vi è una certa somiglianza con l’allegoria della vigna del Signore in Isaia 5,1-7.

Il motivo per cui i vignaioli affermarono che sarebbero diventati i proprietari era legato alla legge ebraica. Se il proprietario e i suoi eredi fossero stati uccisi, i possessori del terreno sarebbero stati i primi a poterne entrare in possesso, secondo la Mishnah Baba Bathra 3,3 e b Baba Bathra 54a.

D: In Mc 12,6, perché ci si aspetterebbe che i vignaioli rispettassero il figlio del proprietario?

R: Avrebbero comunque rispettato il figlio se

1. avessero avuto un minimo di rispetto per l’autorità legittima, oppure

2. avessero avuto un senso di obbedienza alla legge, oppure

3. avessero l’intelligenza di capire che fare del male al figlio avrebbe comportato una sicura rappresaglia, oppure

4. avessero un sano timore dei soldati del padrone.

Ucciderebbero il figlio solo se la loro avidità per la vigna li avesse resi totalmente ciechi di fronte alla ragione. È sorprendente ma vero che le persone possano essere così avide da prendere decisioni che fanno sembrare che desiderino il denaro e il piacere immediati persino più che essere vivi il giorno successivo.

Oggi è curioso osservare come alcune persone, che altrimenti potrebbero prendere la decisione migliore, ne prendano invece una sciocca a causa dell’avidità. Il più delle volte non si rendono nemmeno conto di come l’avidità abbia distorto la loro capacità decisionale – se non molto più tardi.

D: In Mc 12,10 e Lc 20,17, che cos’è una pietra angolare?

R: Una pietra angolare è la prima pietra su cui viene posata la fondazione.

D: In Mc 12,10-11 e Lc 20,17-18, perché il popolo/i costruttori respinsero la pietra angolare?

R: Non avevano alcun rispetto per la funzione o l’importanza della pietra angolare. In definitiva, una persona o desidera far parte dello stesso edificio che Cristo sta costruendo, oppure no. Non esiste una via di mezzo; non si può far parte solo a metà dell’edificio.

D: In Mc 12,13-17 e Lc 20,21-25, Gesù non ha forse risposto direttamente alla domanda sul pagamento delle tasse?

R: In realtà sì. Cercarono di metterlo in difficoltà chiedendogli se dovessero pagare o meno le tasse a Cesare. Se Gesù avesse risposto «no», avrebbe potuto essere arrestato dai Romani con l’accusa di incitare il popolo a non pagare le tasse. Se invece avesse risposto «sì», le folle che mal sopportavano il dominio romano avrebbero potuto non mostrarsi così benevole nei Suoi confronti.

Tale imposta era in vigore dal 6 d.C. Poiché le tasse romane finivano nelle casse dell’Impero, gli zeloti si rifiutavano di pagarle, in quanto ciò riconosceva il diritto dei Romani di governare in Palestina. I farisei si opponevano al pagamento, ma lo effettuavano comunque. I sadducei non avevano alcuna obiezione al pagamento. Pertanto, coloro che ponevano la domanda volevano solo vedere quale gruppo Gesù avrebbe alienato.

Gesù rispose alla domanda dicendo che si deve dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Gesù non specificò quali cose appartenessero a Cesare (all’epoca Tiberio), e loro non glielo chiesero.

D: In Mc 12,19; Lc 20,27 e At 23,8, cosa sappiamo, in breve, dei sadducei, detti anche erodiani?

R: Giuseppe Flavio afferma che i sadducei, i farisei e gli esseni erano le tre fazioni religiose di Giuda. I sadducei sorsero apparentemente sotto Giovanni Ircano I (135-104 a.C.) e si estinsero quando il Tempio fu distrutto nel 70 d.C. Erano chiamati erodiani ai tempi di Gesù perché sostenevano la dinastia degli Erodi come re in Giudea.

I sadducei negavano l’esistenza degli spiriti, degli angeli e della risurrezione del corpo, secondo quanto riportato in Atti 23:8. Negavano l’intera Mishnah, il Talmud e le altre tradizioni dei farisei. Secondo Giuseppe Flavio, non ritenevano necessario osservare nulla che non fosse scritto nella Torah e, secondo gli scrittori della Chiesa primitiva, negavano l’intero Antico Testamento ad eccezione della Legge (Torah). Per quanto riguarda la Legge stessa, i farisei riportarono esempi di come fossero in disaccordo su questioni minori.

D: In Mc 12,19 e Lc 20,27, quali sono tutte le prove bibliche ed extra-bibliche di cui disponiamo riguardo ai sadducei?

R: Ecco quasi tutto ciò che sappiamo sui sadducei.

1. I libri 1 e 2 dei Maccabei forniscono una storia dettagliata delle lotte esterne e interne avvenute nel periodo in cui furono fondati i partiti dei farisei e dei sadducei.

2. Giuseppe Flavio menziona i sadducei in cinque passaggi. Le citazioni sono tratte da Giuseppe Flavio: Opere complete.

Guerre dei Giudei 2.8.2,14 (2a) (p. 476) «Esistono infatti tre sette filosofiche tra i Giudei. I seguaci della prima sono i Farisei; quelli della seconda, i Sadducei; e la terza setta, che pretende una disciplina più severa, è chiamata degli Esseni». [Essens è l’ortografia utilizzata nel libro] (14f) [Essens è l’ortografia utilizzata nel libro] «Ma i Sadducei sono coloro che compongono il secondo ordine; essi negano del tutto il destino e ritengono che Dio non si curi del fatto che noi compiamo o meno il male; affermano inoltre che compiere il bene o il male dipenda dalla libera scelta degli uomini e che l’uno o l’altro spetti a ciascuno, affinché possano agire a loro piacimento. Essi negano inoltre la credenza nell’immortalità dell’anima, nonché nelle punizioni e nelle ricompense nell’Ade. D’altra parte, i Farisei sono cordiali gli uni con gli altri e propendono per la concordia e il rispetto verso la collettività. Il comportamento dei Sadducei, invece, nei confronti dei propri simili è in una certa misura selvaggio; e il loro modo di rapportarsi con coloro che appartengono al loro stesso partito è così barbaro come se fossero estranei a loro…». (Più avanti, in *Antichità giudaiche* 18.1.6, Giuseppe Flavio menziona una quarta setta, simile ai farisei tranne per il fatto che lotta per la libertà. Si riferisce agli zeloti.)

Antichità giudaiche 13.5.9 A differenza dei sadducei, i farisei tendevano a non essere severi nelle punizioni.

Antichità giudaiche 13.10.6 Questa è storicamente la prima menzione dei sadducei, sotto il regno di Giovanni Ircano I in qualità sia di re che di sommo sacerdote (135-104 a.C.)

Antichità giudaiche 18.1.4 «Ma la dottrina dei sadducei è questa: che le anime muoiano insieme ai corpi; né essi ritengono necessario osservare alcunché al di fuori di quanto la legge [Torah?] loro imponga; poiché ritengono che sia un atto di virtù discutere con quei maestri di filosofia che frequentano; ma questa dottrina è accolta solo da pochi, sebbene si tratti comunque di persone di altissima dignità; tuttavia essi non sono in grado di fare quasi nulla di propria iniziativa; poiché quando assumono cariche magistrali — cosa a cui talvolta sono costretti controvoglia e con la forza — si adeguano alle concezioni dei farisei, poiché altrimenti la moltitudine non li tollererebbe». (Giuseppe Flavio scrisse le Antichità giudaiche tra il 93 e il 94 d.C.)

«Antichità giudaiche» 20.227 [9.1] menziona un solo sadduceo che fu sommo sacerdote. Il suo nome era Hanan ben Hanan, e ricoprì la carica per soli tre mesi.

3. La Mishnah contrappone gli insegnamenti dei sadducei a quelli dei farisei in almeno nove passaggi. (Le prime Mishnah furono redatte intorno al 200 d.C.) Tuttavia, tali contrapposizioni sono espresse dal punto di vista dei farisei, e non disponiamo di scritti redatti dagli stessi sadducei. Pertanto, le differenze derivano dal punto di vista di ciò che era importante per i farisei, ovvero dettagli minori relativi alla legge, e non necessariamente da ciò che era più importante per i sadducei.

Baba Batra 115b – Quando un uomo moriva senza figli maschi in vita, i farisei sostenevano che solo una nipote, e non una figlia, potesse ereditare, mentre i sadducei affermavano che sia le figlie che le nipoti potessero ereditare in assenza di figli maschi.

Baba Kamma 84a – Nell’applicare il principio «occhio per occhio», i farisei spesso accettavano invece un risarcimento monetario, mentre i sadducei non lo facevano.

Megillah Ta’anit 1 – Mentre i farisei volevano che le offerte fossero pagate dal tesoro pubblico, gli oppositori dei farisei volevano che il costo fosse coperto da offerte volontarie.

Megillah Ta’anit 4 – Come in Baba Kamma 84a.

Makkot 1:5-8 - I farisei volevano che tutti i falsi testimoni fossero condannati a morte, mentre i sadducei condannavano a morte un falso testimone solo se la sua testimonianza avesse già causato l’esecuzione dell’innocente accusato.

Tosefta Parah, capitolo 3, e Parah – I sadducei non osservavano tutte le abluzioni dei farisei, ma erano più rigorosi riguardo alla purezza della giovenca rossa.

Tosefta Sanhedrin 6:6 - I farisei volevano che tutti i falsi testimoni fossero condannati a morte, mentre i sadducei avrebbero condannato a morte un falso testimone solo se la sua testimonianza avesse già causato l’esecuzione dell’innocente accusato.

Yadaim 4:7 - I sadducei insegnavano che un proprietario dovesse essere responsabile dei danni causati da uno schiavo, proprio come è responsabile dei danni causati dal proprio animale. I farisei insegnavano che lo schiavo dovesse essere ugualmente responsabile, affinché uno schiavo scontento non mettesse il proprio padrone nei guai.

Ye rushalmi Yevamot 1:6 - Il matrimonio levirato era riservato esclusivamente a una donna fidanzata, non a una già sposata.

4. Una tradizione rabbinica (Abot Rabbi Natan 5) afferma che Zadok, un discepolo di Antigono di Soko, fondò la setta dei sadducei.

5. Il Nuovo Testamento accenna di sfuggita ai sadducei.

Matteo 3:7 e seguenti – Giovanni Battista vide sia i sadducei che i farisei.

Non Matteo 15,1 – Alcuni farisei e scribi si recarono da Gesù. Poiché queste persone erano preoccupate dal fatto che i discepoli di Gesù non si lavassero le mani, è probabile che tra loro non vi fossero sadducei.

Matteo 16,1-6 – Sia i farisei che i sadducei chiesero a Gesù un segno dal cielo.

Matteo 16,11-12 – Gesù esorta a guardarsi dagli insegnamenti dei sadducei e dei farisei. Ovviamente, essi insegnavano cose diverse poiché erano gruppi distinti, ma in questo versetto Gesù non approfondì le credenze di nessuno dei due gruppi.

Matteo 22:23-34; Marco 12:18-27; Luca 20:27-39: i sadducei interrogano Gesù sulla risurrezione. Secondo il Wycliffe Bible Dictionary, pag. 1501, la Mishnah in Yerushalmi Yevamot 1:6 mostra che, poiché il matrimonio levirato si applica solo ai fidanzati agli occhi dei sadducei, la donna sarebbe stata sposata solo con il settimo marito.

Atti 4:1-2 – I farisei, i sacerdoti e i sadducei erano uniti nell’opposizione agli apostoli.

Atti 5:17-18 – Qui si riporta che il sommo sacerdote in quel periodo era un sadduceo. (Anche Giuseppe Flavio afferma che il sommo sacerdote Anania il Giovane fosse un sadduceo.)

Atti 23:6-8 – I sadducei non credevano nella risurrezione, né negli angeli né negli spiriti.

6. Scritti della Chiesa primitiva

Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.) «Poiché io scelgo di seguire non gli uomini né le dottrine degli uomini, ma Dio e le dottrine [trasmesse] da Lui. Infatti, se vi siete imbattuti in alcuni che si definiscono cristiani, ma che non ammettono questa [verità] e osano bestemmiare il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe; che affermano che non vi è risurrezione dei morti e che le loro anime, quando muoiono, vengono portate in cielo; non crediate che siano cristiani, così come nessuno, se riflettesse correttamente, ammetterebbe che i sadducei, o sette simili quali i Genisti, i Meristi, Galilei, Ellenisti, Farisei, Battisti, siano ebrei (non mi ascoltiate con impazienza quando vi dico ciò che penso), ma siano [solo] chiamati ebrei e figli di Abramo, adorando Dio con le labbra, come Dio stesso ha dichiarato, mentre il cuore era lontano da Lui. Ma io e altri, che siamo cristiani retti in ogni cosa, siamo certi che ci sarà una risurrezione dei morti e un millennio a Gerusalemme, che allora sarà costruita, abbellita e ampliata, [come] dichiarano i profeti Ezechiele, Isaia e altri». Dialogo con Trifone, un ebreo, cap. 80, p. 239

Il *Diatessaron* di Tatiano (circa 172 d.C.), sezione 34, pag. 96, menziona la risurrezione di tutti quando Gesù rimprovera i sadducei.

Egesippo (170-180 d.C.) menziona undici gruppi di falsi cristiani tra il popolo: quelli di Simone, Cleobio, Doriteo, Gortaeo, Masbothaeo, Menandro, Marcione, Carpocrate, i Valentini, i Basilidiani e i Saturniliani. (vol. 8, pag. 764). Egli menziona le sette ebraiche degli Esseni, dei Galilei, degli Emerobattisti, dei Masbothaei, dei Samaritani, dei Sadducei e dei Farisei in *Sul suo viaggio a Roma* e in *Le sette ebraiche*, vol. 8, pag. 765.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.): «Il nostro Signore e Maestro, nella risposta che diede ai sadducei, i quali affermano che non vi sia risurrezione, disonorano Dio e sminuiscono l’autorevolezza della Legge», Ireneo, *Contro le eresie*, libro 4, cap. 5.2, pp. 466-467

Tertulliano (198-220 d.C.), in *Sulla risurrezione della carne*, capitolo 2, paragona gli eretici cristiani che negano la risurrezione fisica ai sadducei contro i quali Gesù dovette lottare.

Tertulliano (198-220 d.C.): «I sadducei, che sostenevano che non vi fosse risurrezione, in una discussione su tale argomento avevano sottoposto al Signore un caso di diritto riguardante una certa donna che, secondo la prescrizione legale, era stata sposata con sette fratelli morti uno dopo l’altro». Cinque libri contro Marcion, libro 4, cap. 38, pag. 413. Tertulliano scrisse anche altrove sui sadducei.

Ippolito (222-235/6 d.C.) in *La confutazione di tutte le eresie*, libro 9, capitolo 22, pagg. 136-137, dedica un intero capitolo ai sadducei. Come afferma Giuseppe Flavio, essi sostengono che Dio non si occupi delle questioni terrene. Essi negano la risurrezione della carne e sostengono che l’anima non continui ad esistere dopo la morte. Egli fornisce inoltre altri dettagli che si ritrovano in Giuseppe Flavio. Oltre a Giuseppe Flavio, Ippolito afferma anche che essi sono particolarmente influenti in Samaria. «Essi, tuttavia, non prestano attenzione ai profeti, né a nessun altro saggio, se non alla sola Legge di Mosè, riguardo alla quale, tuttavia, non formulano alcuna interpretazione».

Origene (225-254 d.C.): «Gli ebrei avevano opinioni diverse, alcune errate, come quelle sostenute dai sadducei riguardo alla risurrezione dei morti, secondo cui essi non risorgono, e riguardo agli angeli, secondo cui essi non esistono, ma che le cose scritte su di loro dovevano essere interpretate solo in senso figurato, senza avere alcuna realtà concreta»; Commento al Vangelo secondo Matteo, capitolo 20, p. 427. Origene afferma inoltre che i Samaritani e i Sadducei accettano solo i libri di Mosè, come riportato nel suo *Contro Celso*, libro 1. Origene scrisse anche altrove riguardo ai Sadducei.

Metodio (270-311/312 d.C.) «Osservate dunque che queste sono proprio le cose che il Signore desiderava insegnare ai sadducei, i quali non credevano nella risurrezione della carne. Questa, infatti, era l’opinione dei sadducei. Da qui il fatto che, avendo escogitato la parabola della donna e dei sette fratelli, essi volessero mettere in dubbio la risurrezione della carne», *Discorso sulla risurrezione*, cap. 12, p. 367. Anche Metodio scrisse altrove riguardo ai sadducei.

Arnobio (297-303 d.C.) «E che nessuno qui ci opponga le favole ebraiche e quelle della setta dei sadducei, come se anche noi attribuissimo delle forme alla Divinità; poiché si ritiene che ciò sia insegnato nei loro scritti e affermato con sicurezza e autorità». Arnobio, *Contro i pagani*, libro 3, cap. 12, p. 467

Dopo Nicea

Atanasio (326-373 d.C.) «E che cosa è la Legge per i sadducei se essi non accolgono i profeti?» Ai vescovi d’Egitto, cap. 4, p. 224

Epifanio di Salamina (390 d.C.) in *Eresie* 1,14 sostiene che il termine «sadducei» derivi dalla parola ebraica *sadiq*, che significa «giusto». Tuttavia, il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 1500, sottolinea che sussiste un problema nel spiegare come la vocale possa passare dalla «i» (carot) in *sadiq* alla «u» (carot) in *seduqim*.

Anche Girolamo, a quanto pare, affermò che i sadducei osservavano solo la Torah, secondo quanto riportato nel *The New International Dictionary of the Bible*, pagg. 884-885.

Opere apocrife ed eretiche

Il testo ebionita «Riconoscimenti di Clemente» (211-250 d.C. circa), libro 2, cap. 54, pag. 91 (implicito), si oppone ai sadducei poiché questi negavano la resurrezione dei morti.

Pseudo-Ippolito: «E per questo motivo essi [gli ebrei] non hanno più né re, né sommo sacerdote, né profeta, né tantomeno scribi, farisei e sadducei tra di loro. Egli non afferma tuttavia che debbano essere sterminati»; Sul Salmo 59, pag. 202

Si veda la domanda successiva per ulteriori approfondimenti su questo argomento.

D: In Mc 12,19 e Lc 20,27, i sadducei rifiutavano totalmente tutto l’Antico Testamento tranne la Torah, accettavano il resto dell’Antico Testamento ma attribuendogli minore autorità, oppure accettavano tutto come facevano i farisei?

R: Ecco le prove. Gli scrittori della Chiesa primitiva Ippolito, Tertulliano, Origene e Girolamo affermavano che i sadducei credessero solo nella Torah. Tuttavia, il *New International Dictionary of the Bible*, pagg. 884-885, sostiene che essi fossero in errore, poiché

1) Giuseppe Flavio non ne fa menzione

2) nel Talmud i sadducei utilizzano argomenti tratti da altri libri dell’Antico Testamento,

3) Probabilmente non sarebbero stati ammessi al Sinedrio se non avessero considerato canonici gli altri libri.

Tuttavia, contro questa tesi vi sono tre punti:

1r) Giuseppe Flavio scrisse dei sadducei: «… né ritengono necessario osservare alcunché al di fuori di quanto la legge prescrive…» in *Antichità giudaiche* 18.1.4. (circa 93-94 d.C.)

2r) Inoltre, anche se i sadducei non avessero respinto totalmente il resto dell’Antico Testamento, avrebbero potuto semplicemente accettare gli altri libri dell’Antico Testamento come meno autorevoli. Ciò è simile alla visione di alcuni cristiani secondo cui gli apocrifi sono scritti sacri che appartengono alla Scrittura, ma hanno un’autorità minore rispetto al resto dell’Antico Testamento. Forse i sadducei lasciarono aperta la questione relativa al grado di autorevolezza dei libri non appartenenti alla Torah.

3r) Secondo Giuseppe Flavio, Anania (il Giovane) era un sadduceo nominato sommo sacerdote dai Romani. Escludere il sommo sacerdote avrebbe sminuito l’autorità del Sinedrio. Inoltre, Giuseppe Flavio scrive in *Antichità giudaiche* 18.1.4 che, quando i sadducei diventavano magistrati, si attenevano a quanto affermavano i farisei, poiché altrimenti le moltitudini non li avrebbero tollerati. È analogo a quanto accade oggi, quando molti pastori «cristiani» liberali, che essi stessi negano che Gesù sia morto per espiare i nostri peccati, celebrano comunque la Cena del Signore ogni mese, ripetendo le parole «Questo è il mio sangue versato per il perdono dei peccati», sebbene affermino di non crederci personalmente, poiché altrimenti i membri della chiesa non li accetterebbero come pastori.

Da dove attingevano le loro informazioni gli scrittori della Chiesa primitiva? Poiché i sadducei si estinsero intorno al 70 d.C., non le ottennero dagli stessi sadducei. Forse attinsero le informazioni da molti scritti antichi di cui oggi non disponiamo. Ad esempio, Papia, discepolo dell’apostolo Giovanni e primo premillenarista extra-biblico, scrisse una serie di volumi che sono andati perduti.

Pertanto, sebbene non vi sia nulla che dimostri che gli scrittori della Chiesa primitiva avessero torto, esistono argomenti a favore di entrambe le tesi riguardo al fatto che i sadducei rifiutassero apertamente il resto dell’Antico Testamento oppure che semplicemente considerassero questi libri di minore autorità.

D: In Mc 12,24, perché Gesù disse ai sadducei che non conoscevano né le Scritture né la potenza di Dio?

R: Gesù aveva ragione sia in senso generale sia in senso specifico, come poteva dimostrare loro.

In senso generale: i sadducei non credevano nell’aldilà né nella risurrezione. Secondo gli scrittori della Chiesa primitiva, i sadducei non accettavano l’Antico Testamento come Scrittura, ad eccezione dei primi cinque libri della Legge. Si veda la domanda precedente per ulteriori informazioni.

In senso specifico: come dimostrò Gesù, anche ciò che essi accettavano come Scrittura (la Torah) in realtà non lo credevano veramente, ovvero che Dio fosse ancora il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

D: In Mc 12,34, cosa significa «non essere lontano dal regno di Dio»?

R: Non significa che si possa essere salvati solo in parte, né garantiva che quell’uomo sarebbe stato salvato. Gesù intendeva dire che quell’uomo era molto vicino a giungere a credere in Lui.

D: In Mc 12,29-31, in che modo questi comandamenti riassumono l’intera Legge?

R: Si concentrano su due aspetti: mostrare amore e onore supremi a Dio e amare il prossimo come noi stessi. A differenza di Gesù, alcuni dimenticarono il primo aspetto. Un gentile disse al famoso rabbino ebreo Hillel che si sarebbe convertito al giudaismo, ma solo se Hillel gli avesse insegnato l’intera legge mentre lui stava in piedi su un solo piede. Hillel rispose: «Non fare al tuo prossimo ciò che odieresti per te stesso; questa è l’intera legge, il resto è commento; andate e imparate», in Ben Shabbath 31a.

D: In Mc 12,30, quando Gesù fece riferimento a Dt 6,4 riguardo all’amore per Dio, perché aggiunse un quarto aspetto, quello della «mente»?

R: Due risposte complementari.

1. Mentre il termine ebraico «anima» implicava l’intera vita di una persona, mente inclusa, Gesù, che in questo contesto parlava aramaico e/o greco, menzionò esplicitamente la mente per cogliere il significato completo di «anima».

2. Inoltre, con la venuta di Gesù, i credenti avevano una comprensione di Dio molto più completa rispetto a quella che avevano nell’Antico Testamento, come dimostrano Matteo 13,10-16; Marco 4,11 e Luca 8,10. Per ulteriori approfondimenti sul mistero rivelato di Cristo, si vedano Efesini 3:4-6,9; 6:19; Colossesi 1:26-27; 2:2; 4:3; Romani 16:25-26; 1 Pietro 1:10-12. Si veda anche la discussione su Deuteronomio 6:4.

D: In Mc 12,30 dovremmo cercare di aggirare la ragione per essere spirituali, come suggeriscono alcuni insegnanti del movimento «Parola di Fede»?

R: Niente affatto. La fede va oltre la ragione, ma non è in contrasto con essa. Marco 12:30 afferma che dobbiamo amare Dio anche con tutta la nostra mente. La questione è questa: se la Parola di Dio afferma una cosa e con la nostra mente ragioniamo in modo diverso, a chi diamo la precedenza: alla Parola di Dio o alla nostra ragione? La ragione logica non è il nostro padrone, né va scartata come priva di valore, ma è un dono da utilizzare come strumento per servire Dio con amore. Inoltre, Dio non si limita a utilizzare la nostra ragione naturale, ma può trasformarla attraverso il rinnovamento delle nostre menti, come indicato in 1 Corinzi 2:12. Tuttavia, questa trasformazione non è necessariamente automatica. Romani 12:2 ci esorta a «lasciarci trasformare dal rinnovamento della nostra mente». Abbiamo quindi una responsabilità per qualcosa che non siamo in grado di fare da soli. Otteniamo ciò che non possiamo realizzare da soli chiedendo a Dio di operare attraverso di noi; in altre parole, dovete pregare Dio affinché compia l’opera di trasformazione. Volete ringraziarLo per l’opera di santificazione che ha già compiuto e chiedergli di rendervi più ricettivi affinché Egli possa trasformare la vostra mente, il vostro cuore, la vostra anima e la vostra forza?

D: In Mc 12,34, cosa c’è di insolito nel fatto che non ponessero più alcuna domanda a Gesù?

R: Marco 11,28 inizia con i sacerdoti, gli scribi e gli anziani che chiedono con quale autorità Gesù compisse quelle cose. In un primo momento Gesù rifiutò apertamente di rispondere alla loro domanda. Poi, attraverso le sue risposte ad altre domande e ponendo a sua volta una domanda alla quale essi non seppero rispondere, dimostrò indirettamente di possedere tale autorità. A quel punto essi non chiesero più a Gesù «con quale autorità…» né gli posero alcuna altra domanda.

D: In Mc 12,42, cosa ci dice questo riguardo al pubblico di Marco?

R: Il lepton (in greco) era una moneta greca, ben nota ai Greci. Due di esse equivalevano a 1/64 di denaro, ovvero la paga giornaliera. Il fatto che Marco ritenga necessario spiegare di cosa si tratti, e lo faccia ricorrendo a una moneta romana, il quadrans, indica che Marco scrivesse originariamente per un pubblico romano.

D: In Mc 12,42-44, dato che gli scribi depredavano le case delle vedove, perché Gesù non impedì alla vedova di versare i suoi due centesimi?

R: La vedova fu lodata per la sua generosità e per la fede con cui offrì il suo dono. Gli scribi del tempio furono rimproverati non solo per non aver dato ai poveri, ma anche per aver sottratto con la forza ai poveri. Ai maestri della legge non era consentito ricevere un compenso per i propri servizi, ma potevano accettare doni, secondo Aboth 1,13 e Bekhoroth 4,6.

D: In Mc 13,1-2, cosa c’era di così impressionante nel tempio?

R: Sia le sue dimensioni che la sua longevità: fu ricostruito dopo essere stato distrutto e riconsacrato dopo essere stato profanato.

Il Tempio era una meraviglia architettonica; occupava circa un sesto della superficie totale di Gerusalemme. Era costruito con grandi pietre bianche con intarsi d’oro. La sua costruzione richiese molti anni; non fu completato del tutto fino al 64 d.C. Pur essendo una struttura imponente, non era grande quanto altre meraviglie dell’antichità, quali i Giardini pensili di Babilonia o le piramidi d’Egitto.

Antioco Epifane sacrificò un maiale sull’altare, secondo quanto riportato in 1 Maccabei 1:41-64 e nelle «Antichità giudaiche» di Giuseppe Flavio, libro 12, cap. 5.4. Si vedano inoltre «La guerra giudaica» di Giuseppe Flavio, libro 5, cap. 184-226, e le «Antichità giudaiche», libro 15, cap. 380-425 (xi) per ulteriori informazioni.

Gli zeloti ebrei profanarono il tempio nel 67-68 d.C.

Nel 70 d.C. il generale romano Tito ordinò alle sue truppe di preservare il Tempio, ma queste lo incendiarono comunque.

D: In Mc 13,1-2, come si può capire quando un’organizzazione o un’istituzione dall’aspetto imponente è inutile a Dio?

R: Se è stata costruita per scopi malvagi, è un conto; ma potrebbe essere stata originariamente creata per scopi divini, che poi sono stati stravolti. Concentrarsi sull’aspetto imponente di qualcosa significa concentrarsi sulla cosa sbagliata. Osservate i frutti attuali: le persone si avvicinano a Cristo e crescono in Cristo attraverso quell’opera? Se no, allora, indipendentemente dalla sua gloria passata, non è più imponente agli occhi di Dio.

D: In Mc 13,34-37, perché Gesù insisteva tanto affinché vegliassero?

R: Sebbene alcune persone abbiano mancato la prima venuta, il contesto qui è un discorso rivolto esclusivamente ai discepoli riguardo alla Seconda Venuta. Non dovevano iniziare a vegliare in un momento specifico, poiché Gesù aveva appena detto che nessuno avrebbe conosciuto l’ora. Piuttosto, dovevano vegliare sempre. Vegliare, in questo contesto, significa mantenere la propria vita santa e rimanere vicini a Dio. Significa anche rimanere fedeli durante la persecuzione. I cristiani venivano bollati come eretici e frustati dagli ebrei con 39 colpi, secondo la Mishnah Makkoth 3,10-14 (The Bible Knowledge Commentary: New Testament, p. 168).

D: In Mc 14,4-8, perché Gesù preferì che l’olio profumato costoso fosse versato su di Lui piuttosto che essere dato ai poveri?

R: Gesù insegnò in Marco 12,29-31 che amare il Signore vostro Dio è il comandamento più importante, mentre amare il prossimo come se stessi è il secondo comandamento più importante, e non il contrario. I cristiani potevano aiutare i poveri in ogni momento, ma potevano servire Gesù in questo modo solo mentre Egli era sulla terra.

D: In Mc 14,4-8, alcuni ritenevano che questo sacrificio, pari a un anno di stipendio, fosse solo uno spreco di denaro. Cosa direbbe oggi a coloro che considerano uno spreco dedicare anni della propria vita e il proprio denaro al Signore?

R: Il nardo era un profumo costoso che proveniva da una pianta rara dell’India. Di solito era contenuto in un vaso completamente sigillato. Il collo del vaso fu rotto e tutto il contenuto fu utilizzato.

Quando Giuda vide questo enorme «spreco» (a suo avviso), ciò potrebbe aver costituito per lui lo stimolo a recarsi dai sacerdoti per tradire Gesù. Sebbene non vi sia alcuna giustificazione per Giuda, possiamo almeno comprendere il suo punto di vista. Sembrerebbe davvero un grande spreco, se tutto il mondo ruotasse attorno al denaro. Speriamo tuttavia che lei abbia un giudizio migliore di quello di Giuda.

D: In Mc 14,4-8, in che modo il compiere opere buone può talvolta ostacolare il compiere l’opera migliore?

R: Compiamo molte opere buone, ma non siamo sulla terra solo per compiere opere buone. Rimaniamo sulla terra ora per servire e glorificare Dio qui. Non compiamo semplicemente qualsiasi opera buona, ma le opere migliori che possiamo compiere per il Signore.

D: In Mc 14,21, perché sarebbe stato meglio per Giuda se non fosse mai nato?

R: Sarebbe stato meglio per Giuda non essere mai esistito piuttosto che compiere ciò che ha fatto e ricevere la giusta punizione per ciò. Il libro «Quando i membri delle sette chiedono» (pagg. 139-140) afferma che alcuni membri di sette utilizzano questo versetto per sostenere che l’Inferno sia paragonabile al periodo precedente alla nascita, e che quindi l’Inferno equivalga alla non esistenza. Tuttavia, poiché Gesù disse che la punizione di Giuda era peggiore del non essere mai nato, l’Inferno non è annichilimento.

D: In Mc 14,21 non conosciamo il motivo principale per cui Giuda decise di tradire Gesù. Quando una persona volta le spalle a un’altra, qual è la differenza tra farlo per avidità, gelosia o delusione?

R: Alcune persone tradiscono per avidità; per il vantaggio di pensare di poter ottenere tutto ciò che possono. Non avevano nulla contro la persona che odiano attraverso il tradimento. La vittima, per loro, è solo un oggetto da sfruttare.

Ma in altri casi potrebbe trattarsi di una questione personale. A causa della delusione per quella che considerano una situazione senza speranza, potrebbero voler tradire quella persona, o almeno ottenere qualche beneficio per ripagarsi del tempo sprecato a crederle.

Poiché non conosciamo le motivazioni di Giuda, potrebbero essere entrambe quelle sopra indicate. Giuda era l’unico membro dei Dodici che non fosse galileo. Non ha mai fatto parte della cerchia ristretta di Pietro, Giacomo e Giovanni.

D: In Mc 14,24, cosa c’è di interessante riguardo al termine «patto» in questo contesto?

R: La lingua greca dispone di due termini distinti per indicare il concetto di alleanza.

Il termine greco syntheke indica un accordo negoziato tra due parti.

La parola greca diatheke indica una proposta avanzata da una sola parte, che la seconda parte può solo accettare o rifiutare. È la seconda parola che viene utilizzata in questo contesto.

D: Mc 14,24 dimostra che Cristo è morto per tutti gli uomini?

R: Sì. Anche Giovanni Calvino afferma che «molti» significa «l’intera razza umana». Ecco cosa disse Giovanni Calvino nei suoi Commentari, vol. 3, pagg. 138-139: «Marco 14:24. Questo è il mio sangue. Ho già fatto notare, quando si dice che il sangue viene versato (come in Matteo) per la remissione dei peccati, come queste parole ci indirizzino al sacrificio della morte di Cristo, e come trascurare questo pensiero renda impossibile qualsiasi celebrazione degna della Cena. In nessun altro modo le anime fedeli possono essere appagate, se non riescono a credere che Dio sia soddisfatto nei loro confronti. Il termine «molti» non indica solo una parte del mondo, ma l’intera razza umana: egli contrappone «molti» a «uno», quasi a dire che non sarebbe stato il Redentore di un solo uomo, ma avrebbe affrontato la morte per liberare molti dalla loro colpa maledetta.» (Corsivo nella traduzione originale inglese.) Si noti che Calvino afferma: «“molti” non indica solo una parte del mondo, ma l’intera razza umana:»

D: In Mc 14,27, in che modo i discepoli si sarebbero scandalizzati nei confronti di Gesù poiché Egli non si difese?

R: La loro fede sarebbe stata schiacciata quando Gesù, con tutta la Sua potenza, si sarebbe volontariamente sottomesso alla cattura, ai maltrattamenti e alla morte. Ci si sarebbe aspettato che un Messia potente si difendesse e sconfiggesse i Romani, non che si arrendesse a loro.

D: Mc 14,27-31: se un credente ha commesso un grave peccato e ha disonorato Gesù, specialmente davanti agli altri, come può tornare in grazia?

R: Un credente che è caduto nel peccato può pentirsi e tornare. Dio lo perdonerà. Come cristiani dovremmo perdonarlo anche noi, ma egli deve comprendere che ricostruire la fiducia può richiedere tempo. Il credente pentito dovrebbe confessarsi a Dio, ma dovrebbe anche confessarsi a coloro che erano a conoscenza del suo peccato in precedenza. Dovrebbe chiedere scusa, riparare al danno se opportuno e promettere di non farlo più. A seconda della gravità del peccato, potrebbe chiedere ad alcuni amici cristiani di «accompagnarlo nel cammino» e di aiutarlo a rendersi responsabile affinché non ricada nuovamente nel peccato.

D: In Mc 14,42-52, viene forse descritto un Gesù in balia dei suoi discepoli, in contrasto con gli altri Vangeli che lo raffigurano come colui che ha il controllo, come sostengono alcuni liberali?

R: Ebbene, si dice effettivamente che mentre Gesù pregava era in tale angoscia da sudare gocce di sangue. Oh, un momento: questo si trova solo in Luca 22,44, non in Marco. È piuttosto «miope» da parte dei critici liberali affermare ciò riguardo a Marco, poiché anche Matteo 26,36-46 e Luca 22,40-46 raccontano di Gesù nel Giardino del Getsemani. Giovanni racconta spesso di altre cose che non compaiono nei primi tre Vangeli; sembra che Giovanni abbia deliberatamente tralasciato molte cose che gli altri tre Vangeli avevano già riportato.

Fin dai tempi antichi, i cristiani hanno riconosciuto che Matteo ha posto l’accento su Gesù come il Re promesso, colui che adempì le profezie dell’Antico Testamento. Marco ha sottolineato Gesù come il servo sofferente e le sue azioni. Luca ha messo in risalto Gesù come uomo e ha dedicato gran parte del suo Vangelo all’infanzia di Gesù. Giovanni ha sottolineato Gesù come Dio e probabilmente ha scritto il suo Vangelo partendo dal presupposto che il lettore avesse già letto gli altri Vangeli.

D’altra parte, anche Marco mostra che Gesù ha il controllo della situazione. Nel Giardino del Getsemani, Gesù sapeva cosa stava per accadere e aveva l’opportunità di fuggire dal Giardino. Ma Gesù scelse deliberatamente di abbracciare la volontà del Padre, non ignaro delle conseguenze, ma ben consapevole di esse.

D: In Mc 14,51-52, chi era quell’«uomo senza maschera» che fuggì senza i propri vestiti?

R: Sebbene la Scrittura non lo dica, la tradizione sostiene che si trattasse di Giovanni Marco, l’autore del Vangelo secondo Marco. Anche la guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 905, afferma lo stesso, aggiungendo l’ipotesi che «l’evangelista non abbia potuto resistere alla tentazione di menzionare la propria presenza in un momento cruciale della storia di Gesù».

D: In Mc 14,53-55, in che modo il Sinedrio violò la legge ebraica?

R: Ha violato il proprio sistema giuridico almeno cinque volte.

1) Non avrebbero dovuto tenere udienze di notte

2) Era responsabilità del giudice stare dalla parte dell’imputato.

3) Non disponevano di due testimoni che confermassero le accuse contro Gesù.

4) Secondo la legge ebraica, non si poteva essere condannati sulla base della propria testimonianza.

5) Avrebbero dovuto attendere 24 ore prima di dichiarare qualcuno colpevole.

(da un sermone di Tim Hawks alla Hill Country Bible Church di Cedar Park, Texas, 24/10/1997)

D: In Mc 14,62, Gesù affermò effettivamente di essere il Messia?

R: Sì. Immaginate come si sentirono quei sacerdoti ostinati quando Gesù citò Daniele 7,13-14 riferendosi a Se stesso, che sarebbe venuto sulle nuvole del cielo. La loro reazione, che consistette nell’insultarlo e nel chiedere la Sua morte (Marco 14,63-65), fu la goccia che fece traboccare il vaso nel rifiuto di Gesù da parte dell’establishment religioso ebraico. Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 450-451, per una risposta più approfondita.

D: In Mc 14,62, dato che Gesù sarebbe seduto alla destra di Dio Padre, come potrebbe «venire», il che implica un movimento?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

In ogni caso, «seduto alla destra» non indica solo una posizione fisica, ma una posizione d’onore.

In momenti diversi, Gesù può sedersi, alzarsi e muoversi.

Naturalmente, è possibile sia sedersi che venire se si cavalca un cavallo bianco, come farà Gesù in Apocalisse 19:11.

D: In Marco 14:62 Gesù disse al sommo sacerdote che avrebbe visto il Figlio dell’uomo venire con le nuvole del cielo. Ma se il sommo sacerdote fosse morto prima del ritorno di Gesù, ciò avrebbe invalidato la risposta di Gesù. Pertanto, in Luca Gesù afferma: «Io sono, e d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio» (Luca 22:69). Jesus, Interrupted, p. 51

R: Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta, e poi la risposta.

Non è questa la risposta: per qualche motivo Ehrman non ha voluto citare Matteo 26,64, dove si parla di «voi» (plurale), quindi non solo del sommo sacerdote. Tuttavia, si tratta di un punto irrilevante, poiché tutti i membri del Sinedrio morirono prima del ritorno di Gesù.

La risposta: Ehrman solleva due obiezioni in una. La prima obiezione è che il sommo sacerdote (e in realtà tutto il Sinedrio) morì prima che Gesù tornasse. La risposta a ciò è che tutto il Sinedrio, compreso il sommo sacerdote, vedrà Gesù venire. Apocalisse 1:7 promette che ogni occhio vedrà Gesù quando tornerà, anche specificatamente coloro che lo hanno trafitto. Coloro che sono morti rifiutando Gesù non sfuggiranno all’incontro con Lui.

La seconda obiezione è che Luca, scritto dopo Marco, sembra passare dall’affermazione «voi (singolare) vedrete» alla semplice constatazione che Gesù sarebbe tornato. Il punto chiave della sua argomentazione è indebolito da una variante testuale. Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) cita Marco 14,62 con «voi» (plurale) negli Stromati, libro 6, cap. 52, in «Padri ante-niceni», vol. 2, p. 574. Sappiamo che Clemente sta citando proprio Marco e non un altro Vangelo, poiché ci dice esplicitamente che si tratta di Marco.

D: In Mc 14,65, perché alcune persone chiesero a Gesù di profetizzare chi lo aveva colpito in quel momento?

R: I soldati romani praticavano un gioco crudele con i prigionieri chiamato «i tre pugni». Tre soldati mettevano ciascuno un pugno sotto il mento del prigioniero. Uno dei soldati colpiva il prigioniero con un pugno, mettendolo al tappeto. Quando il prigioniero riprendeva conoscenza, gli veniva chiesto quale soldato lo avesse colpito. Se il prigioniero indovinava male, il soldato che lo aveva colpito vinceva (e la persona perdeva la scommessa). Se il prigioniero indovinava bene, il soldato che lo aveva colpito perdeva la scommessa. Sembra che, in ogni caso, anche il prigioniero fosse il perdente.

D: In Mc 14,66-68, quale tipo di amore può superare la «prova della paura»?

R: Pietro era coraggioso e non smise mai di amare Gesù, ma in questa occasione il suo amore non superò la prova della paura. Tuttavia, alla fine della sua vita, Pietro fu crocifisso a testa in giù, e in quel momento il suo amore superò davvero la prova della paura.

Finché Pietro non iniziò a parlare, il suo accento galileo non lo tradiva. A meno che non fosse stato lui a parlare per primo, la serva doveva essersi trovata, in un determinato momento, abbastanza vicina a Gesù e a Pietro da poter riconoscere Pietro. Pietro pensava di poter rimanere abbastanza vicino a Gesù senza essere scoperto. Quando si rese conto che avrebbero potuto scoprire chi fosse, dovette decidere cosa fare. A volte possiamo compiere un gesto coraggioso per Cristo, ragionando che probabilmente non ne subiremo le conseguenze. Ma quando veniamo scoperti, cosa facciamo allora?

Pietro, in quel momento di forte tensione, ha dato più importanza alla propria incolumità che a qualsiasi altra cosa, arrivando persino a rinnegare Cristo. Ciò che Pietro avrebbe dovuto fare era andarsene rapidamente e, riguardo al fatto che lo avrebbero catturato o meno, lasciare il risultato nelle mani di Dio.

D: In Mc 15,1-20 sia il Sinedrio che i Romani rifiutano Gesù come Messia, ma per ragioni molto diverse. Quali sono le diverse ragioni per cui le persone oggi rifiutano Gesù come loro Messia?

R: Ai tempi di Gesù molti ritenevano che le affermazioni di Gesù fossero false, poiché Egli non rispondeva alle loro aspettative riguardo a un Messia politico. Oggi, se Dio ci osservasse, alcuni pensano che non ci sarebbero né fame, né sofferenza, né morte. Dio non corrisponde alle loro aspettative.

Per i Romani, l’affermazione di Gesù fu fraintesa come un atto di tradimento nei confronti di ciò a cui avevano già prestato la loro fedeltà. Gesù semplicemente non si adattava a ciò che avevano scelto di seguire, e non avevano né il desiderio né il coraggio di cambiare.

Alcuni rifiutano Gesù per ragioni intellettuali, ma si tratta di un numero esiguo, e ancora più esiguo di quanto si creda tra coloro che affermano di rifiutare Gesù per ragioni intellettuali. Più comunemente le persone lo rifiutano per ragioni emotive, oppure per ragioni di ostinazione, quando si rendono conto di ciò a cui dovrebbero rinunciare o che dovrebbero cambiare per seguire Gesù, e non vogliono farlo. A volte, quando le persone sollevano obiezioni intellettuali al diventare cristiani, nella loro mente si tratta davvero di una ragione legittima. Altre volte è solo una cortina fumogena per non sentirsi in colpa per non aver preso in considerazione le affermazioni di Cristo.

Gesù si rifiutò di entrare in un dibattito in cui la giustizia non potesse essere realizzata.

D: In Mc 15,8-11, cosa c’è di ironico nel fatto che il popolo abbia scelto Barabba al posto di Gesù?

R: Probabilmente Pilato riteneva ovvio che avrebbero scelto Gesù piuttosto che un noto brigante. I Giudei, davanti ai Romani, accusarono Gesù di guidare una ribellione, mentre molti Giudei erano delusi da Gesù proprio perché NON guidava una ribellione. Mentre i Giudei e i Romani affermavano che Gesù dovesse morire per tradimento, era Barabba colui che aveva effettivamente commesso il tradimento. Quando il popolo respinse il proprio legittimo re, Gesù, a favore di un ribelle violento, esso stesso si ribellò violentemente 40 anni dopo, nel 70 d.C., e i Romani distrussero Gerusalemme.

Il documento Papiro Florentinus 61.59ff riporta che il governatore romano d’Egitto, G. Settimo Vegeto, disse a un prigioniero accusato di nome Phibion: «Tu sei stato degno di essere flagellato, ma io ti consegnerò al popolo» (citato in Taylor, p. 580).

Il nome completo di Barabba era Gesù bar-Abbas, ovvero Gesù figlio di Abbas, e Abbas è sia un nome proprio che il termine per indicare il padre. Entrambi si chiamavano Gesù. Barabba, in quanto ribelle, voleva anch’egli liberare il suo popolo, ma con mezzi umani e violenti. Il falso figlio di un padre fu liberato, mentre il vero Figlio del Padre fu crocifisso.

D: In Mc 15,14, perché Marco sembrava così ansioso di attribuire la colpa agli ebrei, come ha affermato un studioso liberale?

R: Innanzitutto, gli archeologi hanno individuato il cortile in cui ritengono si trovasse la folla, e esso non avrebbe potuto ospitare più di circa 400 persone. Pertanto, la folla in questione non era costituita da tutti i residenti e i visitatori di Gerusalemme, bensì da un sottogruppo molto ristretto selezionato dai sacerdoti.

Giuda, i capi ebrei, il popolo ebraico, i Romani e persino Gesù stesso, che non fuggì, ebbero tutti un ruolo in quella che era la volontà predeterminata di Dio (Atti 2,23). Ecco un elenco dei ruoli di ciascuno. Come potete vedere, Marco non è più severo nei confronti del popolo ebraico rispetto agli altri evangelisti.

Giuda: Matteo 26,14-16, 49-50; Marco 14,17-21, 42, 44-45; Luca 22,3-6, 47-48; Giovanni 13,18, 21, 27; 18,2

I capi ebrei: Matteo 26:57-58; 27:20; Marco 14:43, 46, 53-65; 15:1, 3, 10-11, 31; Luca 22:2, 52; 22:66-23:2; Giovanni 18:3, 12-14, 19-24, 30

Il popolo ebraico: Matteo 27:20-23,25; Marco 15:11-15; Luca 23:18,21,23

I Romani: Matteo 27,11-31; Marco 15,15-20; 15,24; Luca 23,24; Giovanni 18,33-19,3; 19,16

Gesù non fugge: Matteo 26,39-46,53-54; Marco 14,35-42; Luca 22,39-46; Giovanni 18,4-11

D: In Mc 15,17, quale significato aveva il fatto di vestire Gesù di porpora?

R: Il tessuto porpora era costoso, poiché veniva tinto con le conchiglie di murex. Nell’Impero Romano, solo l’Imperatore e la sua famiglia potevano indossare il porpora, sebbene l’Imperatore, per favore, potesse donare i propri abiti usati ad altri. La tunica porpora era una beffa al fatto che Gesù affermasse di essere un re.

D: In Mc 15,31, Gesù fu deriso perché affermava di salvare gli altri mentre non salvava se stesso. In che modo, a volte, è necessario rinunciare a salvare se stessi per salvare gli altri?

R: Sebbene non sia necessario correre rischi inutili, a volte dobbiamo compiere azioni rischiose per la sicurezza degli altri e per diffondere il messaggio del Vangelo. La sicurezza è un bene, ma se la privilegiamo rispetto all’adempimento della volontà di Dio, allora anche la sicurezza può diventare un idolo.

D: In Mc 15,31-32, quanto è efficace la tattica di Satana di far deridere qualcuno perché obbedisce a Dio?

R: A seconda della persona, può rivelarsi efficace. Se una persona attribuisce più valore alla lode degli uomini che a quella di Dio, ciò può bloccarla sul nascere. Può persino razionalizzare la situazione pensando: «Se mantengo la mia popolarità, le persone mi ascolteranno di più, e di conseguenza daranno maggiore peso alla mia testimonianza». Ma se una persona attribuisce più valore a Dio che alla popolarità, e all’obbedienza a Dio piuttosto che all’ottenimento di risultati per Dio, allora glorificherà Dio più di quanto non farebbe se cercasse di compiere un’opera per Dio con le proprie forze.

D: In Mc 15,32 ci viene detto che Gesù fu posto su una «croce» per essere crocifisso: «Che Cristo, il Re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché possiamo vedere e credere». E coloro che erano crocifissi con lui lo oltraggiavano.

Il termine greco per «croce» in questo contesto è stauros, che James Strong ha definito come:

(4716) derivato dalla radice 2476; un paletto o un palo (posto in posizione verticale), cioè (in particolare) un palo o una croce (come strumento di pena capitale); in senso figurato, esposizione alla morte, cioè abnegazione; per implicazione, l’espiazione di Cristo: --croce.[1]

Eppure, in I Pietro 2:24, ci viene detto che Gesù fu crocifisso sul «legno»:

Egli stesso portò i nostri peccati nel proprio corpo sul legno, affinché, essendo morti ai peccati, vivessimo per la giustizia; per le cui piaghe siete stati guariti.

Il termine greco per «albero» è xulon, definito da Strong come:

(3586) da un’altra forma della radice del 3582; legname (come combustibile o materiale); per estensione, un bastone, una mazza, un albero o altro oggetto o sostanza di legno: --bastone, ceppi, albero, legno.[2]

L’errore in questo caso è evidente. La parola greca stauros significa inequivocabilmente «croce». Non vi è alcun doppio significato attribuito a tale termine. La parola xulon, invece, può essere tradotta in modo intercambiabile con «legno», «bastone», «albero», ecc., ma nel caso di I Pietro 2:24 è tradotta come «albero». Ora occorre chiedersi: perché mai sarebbe stata utilizzata la parola xulon, quando esiste una parola più specifica, stauros, se il versetto intendesse davvero riferirsi alla «croce»?

È quindi evidente che il termine xulon sia effettivamente utilizzato nel senso di «albero» in I Pietro 2:24 e che, di conseguenza, vi sia una contraddizione con Marco 15:32.

Riferimenti

[1] James Strong, The New Strong's Exhaustive Concordance of the Bible (Thomas Nelson, 1996)

[2] James Strong, op. cit. (La domanda è stata posta da un musulmano)

R: Gesù fu appeso a una croce di legno, ricavata da un albero. I Romani, i Cartaginesi e i Persiani utilizzavano pali di legno con traverse, non alberi vivi. L’uso di due parole come sinonimi per indicare la stessa cosa (come ad esempio «staurus» e «xulon») non costituisce un problema, non più di quanto lo sia l’uso di due parole per indicare Dio nel Corano.

Pietro afferma che Gesù fu appeso a un albero (Atti 5:30; 10:39), ma Pietro afferma anche che Gesù fu inchiodato alla croce (Atti 2:23).

Paolo afferma che Gesù fu appeso a un albero (Galati 3:13; Atti 13:29), eppure menziona anche la croce di Cristo in Galati 5:11; 6:12,14; 1 Corinzi 1:17,18.

I termini «albero» e «croce» sono usati come sinonimi; lo stesso autore utilizza entrambi i termini. Gesù fu inchiodato a un albero; ma non si dice che fosse un albero vivente.

Naturalmente, anche l’insegnamento islamico ortodosso sostiene che anche l’«apparizione di Gesù» sia stata crocifissa. Ora, vi è una questione fondamentale riguardo a questa crocifissione. O:
a) È stato davvero Gesù a essere crocifisso, oppure
b) «Il grande inganno»: Allah non solo ingannò gli ebrei e i romani facendogli credere che Gesù fosse stato crocifisso quando in realtà non lo era, ma ingannò anche la madre stessa di Gesù, i suoi discepoli e tutti i primi cristiani, che predicavano il Cristo crocifisso. Disponiamo di scritti di Ignazio e Policarpo, discepoli dell’apostolo Giovanni, e di altri che credevano che Gesù fosse stato crocifisso e risorto dai morti. Anche in quanto musulmano, non può biasimare i cristiani per aver creduto che Gesù fosse stato crocifisso, se ritiene che Allah abbia ingannato i propri seguaci. «Allah è il più grande degli ingannatori» (Sura 3:54). Se questo Allah ha ingannato i cristiani, e lei non ha alcun problema al riguardo, allora questo stesso Allah potrebbe ingannare anche i musulmani?

D: In Mc 15,42 Ehrman afferma: «Marco ci spiega cosa intende con questa frase: è il Giorno della Preparazione “per il sabato” (non il Giorno della Preparazione per la Pasqua)» (corsivo nell’originale). Jesus, Interrupted, p. 27

R: Esistono due risposte plausibili ma diverse.

Il sabato e la Pasqua ebraica potrebbero aver coinciso quell’anno: Ehrman non sembra considerare che in alcuni anni la Pasqua ebraica e il sabato coincidano. Vi è una certa incertezza riguardo alle date esatte di quel periodo, ma molti ritengono che la Pasqua ebraica e un sabato potessero coincidere nel 30 d.C. o nel 33 d.C.

I «sabati solenni»: ogni sabato era un sabato, ma non ogni sabato era un giorno di sabato, come dimostra Levitico 23:39. Ad esempio, sia il primo che l’ottavo giorno del settimo mese dovevano essere un «riposo sabbatico». Ogni anno vi erano «giorni di riposo», ma nella maggior parte dei casi non coincidevano con il sabato. La Pasqua ebraica era il primo giorno della Festa dei Pani Azzimi, e sia il primo che il settimo giorno della Festa erano «giorni di riposo» secondo Esodo 12:16.

Giovanni 19:31 chiarirebbe quale delle due risposte fosse quella corretta, se non fosse che potrebbe essere utilizzato a sostegno di entrambe. Il versetto recita: «… poiché quel sabato era un giorno solenne». Ma poiché si trattava di un giorno solenne, non era necessario che fosse un sabato.

D: In Mc 15,44, perché Pilato si meravigliò che Gesù fosse già morto?

R: O Pilato aveva semplicemente perso la cognizione del tempo, oppure molti condannati alla crocifissione resistevano più a lungo. Gesù era stato flagellato e percosso prima di essere crocifisso. Per inciso, la flagellazione romana era diversa dalle 39 frustate della flagellazione ebraica. La flagellazione romana avveniva con fruste corte dotate di punte metalliche fissate a un robusto bastone di legno. Poteva rendere invalida o addirittura uccidere una persona. Gesù fu flagellato dai Romani.

D: In Mc 16, quali sono i parallelismi con altre parti dei Vangeli e degli Atti?

R: Ecco i parallelismi tra Marco 16 e altri libri della Bibbia

Gesù si alzò di buon’ora. Mc 16,2.9; Mt 28,1; Lc 24,1; Gv 20,1

Gesù risuscitò il primo giorno della settimana. Mc 16,2.9; Mt 28,1; Lc 24,1; Gv 20,1

Da Maria Maddalena furono scacciati sette demoni. Mc 16,9; Lc 8,2

Maria Maddalena e le donne si recarono al sepolcro. Mt 28,1-8; Mc 16,9-10; Gv 20,1; Lc 24,1-10

Altri all’inizio non credettero. Mt 28,17; Mc 16,11; Lc 24,11

Apparve a due discepoli. Mc 16,12; Lc 24,13-35

Eppure non credevano ancora. Mc 16,13; Lc 24,36

Rimproverò gli undici per la loro incredulità. Mc 16,14; Lc 24,38-41

Comando di predicare a tutti. Mt 28,19-20; Mc 16,15; Lc 24,47-48

Chi crede e viene battezzato è salvato, chi non crede è condannato. Mc 16,16; At 2,38-39

Segni. Mc 16,17.20; in tutto il libro degli Atti

Scacciare i demoni. Mc 16,17 e negli Atti

Parlare in nuove lingue. Mc 16,17; ~At 2,2-13

Essere morsi dai serpenti senza subire alcun danno. Mc 16,17; Lc 10,19; ~At 28,3-6

Bere veleno senza subire alcun danno. Mc 16,18 – nessun altro

Gesù ascese al Cielo a Betania, sul versante del Monte degli Ulivi. Mc 16,19; Lc 24,51; Atti 1,9-11

Gesù si sedette alla destra di Dio. Mc 16,19; At 7,56

Predicarono ovunque. Mc 16,20; Atti 1,8

In conclusione, bere veleno senza subire alcun danno è l’unico e solo insegnamento della conclusione del Vangelo secondo Marco che non sia riportato in nessun altro punto della Bibbia.

D: In Mc 16,1, perché le donne portarono aromi per ungere il corpo di Gesù?

R: Gesù fu deposto in fretta nel sepolcro prima che iniziasse il sabato al tramonto. Le donne portarono le spezie per conservare il corpo mediante l’imbalsamazione.

D: In Mc 16,8, poiché le donne non dissero nulla a nessuno, lo riferirono ai discepoli?

R: Sebbene non ne abbiano parlato con nessuno durante il ritorno dal sepolcro, alla fine lo raccontarono a tutti, e i discepoli furono i primi a cui lo riferirono. Sebbene l’affermazione «non ne dissero nulla a nessuno» possa significare che non ne parlarono nemmeno ai discepoli se non dopo un certo ritardo, è più probabile che significhi che ne parlarono solo ai discepoli e a nessun altro al di fuori del loro piccolo gruppo. Si veda When Critics Ask, pag. 377, per una risposta complementare.

D: In Mc 16,12, in che modo Gesù apparve sotto un’altra forma?

R: Ciò significa semplicemente che i due uomini non riconobbero Gesù mentre camminavano con Lui. Gesù avrebbe potuto indossare abiti diversi, e sicuramente avrebbe avuto un aspetto diverso da quello che aveva quando era morto. Gesù risuscitò fisicamente dai morti, in un corpo fisico glorificato. Non si può legittimamente utilizzare questo versetto per affermare che Gesù avesse corpi diversi, poiché il fatto che essi non lo abbiano riconosciuto non dimostra l’esistenza di un corpo fisico diverso.

D: In Mc 16,16, Gesù dice: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato». In Rm 6,3, Paolo afferma: «Tutti noi che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte». In 1 Pt 3,21, Pietro afferma: «La quale figura ora ci salva anche il battesimo (non la rimozione delle impurità della carne, ma la risposta di una buona coscienza verso Dio), mediante la risurrezione di Gesù Cristo». Questi versetti significano forse che il battesimo è necessario quanto la fede per la salvezza? E ciò significa che non si tratta di un’«ordinanza volontaria», come sostengono gli evangelici, ma di una procedura obbligatoria?

R: L’obbedienza a Gesù non è facoltativa ma obbligatoria, e Gesù ci ha comandato di farci battezzare. Pertanto, tutti i credenti dovrebbero essere battezzati con l’acqua. Tuttavia, non è il battesimo con l’acqua a salvarci, e non è nemmeno la nostra obbedienza (per quanto imperfetta possa essere) a salvarci. È Gesù che ci salva. Pertanto, il potere risiede nel sangue di Gesù, non nell’acqua. Nel Nuovo Testamento si parla 150 volte della fede come condizione per la salvezza senza menzionare il battesimo. Tuttavia, tutti dovremmo farci battezzare.

Ma che dire del ladrone sulla croce? I Romani non gli avrebbero certamente permesso di scendere per farsi battezzare, per poi rimetterlo sulla croce. Eppure Gesù gli disse: «Oggi sarai con me in paradiso». Inoltre, Eusebio riporta la storia di un soldato romano di nome Basilide che si convertì a Cristo, ma fu imprigionato e giustiziato. Sarebbe andato all’inferno perché credeva in Cristo, ma i Romani non gli permisero di essere battezzato e quindi impedirono a Dio di salvarlo? – Certamente no. Pertanto, Dio è sufficientemente capace e potente da salvare le persone anche al di fuori del battesimo con acqua. Il battesimo con acqua non è essenziale affinché Dio salvi qualcuno. Tuttavia, dovremmo obbedire a Dio e farci battezzare.

D: In Mc 16,16, che ne è delle persone che credono ma non vengono mai battezzate?

R: Sebbene Marco 16,16 non lo specifichi, Giovanni 3,36 e una moltitudine di altri versetti affermano che chiunque crede è salvato. Il ladrone alla destra di Gesù credette e andò in Paradiso senza essere battezzato; inoltre, prima del ladrone sulla croce, sia i discepoli di Gesù battezzavano (Gv 3,26; 4,2) sia Giovanni Battista battezzava per la remissione dei peccati (Mc 1,4; Lc 1,77; Lc 3,3b). Questo versetto non lo afferma esplicitamente, ma vi sono quattro casi.

Credono e vengono battezzati: salvati

Credono ma non sono ancora stati battezzati: salvati. Questo versetto non lo afferma, ma Atti 10,45-47 mostra persone che credettero e furono salvate, come dimostrato dal fatto che parlavano sinceramente in lingue, prima di essere battezzate con acqua.

Non credono e sono battezzati: non sono salvati

Non credono e non sono battezzati: non sono salvati, salvo nel caso in cui Dio possa concedere una grazia speciale ai neonati che muoiono, alle persone con gravi disabilità mentali, ecc.

Forse il motivo per cui non viene menzionato il secondo caso è che è volontà di Dio che tutti i credenti siano obbedienti a Dio e ricevano il battesimo con acqua.

Inoltre, il contesto di questo versetto sembra riferirsi a persone in grado di credere. I neonati, le persone con gravi disabilità mentali e forse altre che non hanno mai rifiutato Cristo ma non hanno mai creduto non sono oggetto di questo versetto.

Ecco un esempio. Se mia figlia, in cucina, mi chiede il resto di un dollaro, e io le dico: «Dammi un dollaro e una bottiglia d’acqua e ti darò il resto». Se mia figlia mi dà entrambi, le do il resto. Se mia figlia non mi dà un dollaro, allora niente resto. Ma cosa succede se mia figlia mi dà un dollaro ma non una bottiglia d’acqua? Allora dipende. Se dice: «Ho cercato, ma non sono riuscita a trovare una bottiglia d’acqua», allora le darò comunque il resto. Ma se dice qualcosa di irrispettoso e si rifiuta di darmi una bottiglia d’acqua che può procurarsi, allora niente resto.

Un membro della Chiesa di Cristo ha fornito un esempio del tipo: «Se mangiate e digerite il cibo, vivrete; se non mangiate, morirete». La digestione del cibo è implicita. Tuttavia, applicare a Marco 16:16 questo esempio di un’azione corporea involontaria a un comando di Dio al quale dobbiamo obbedire volontariamente contraddice la Parola di Dio, che promette la salvezza a tutti coloro che credono veramente nei seguenti passi: Giovanni 3:16, 18, 36; Giovanni 5:24; 6:47; 11:25-26; Atti 10:43-48; Romani 9:33; Gioele 2:32a + Atti 2:21 + Romani 10:9-10; 10:13; 1 Giovanni 5:1, 10-13

Sintesi: Se credete, fatevi battezzare. Tuttavia, il battesimo non ha alcun effetto se non credete.

D: In Mc 16,16, Gesù dice: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato; ma chi non crederà sarà condannato». Quindi, l’uomo non ha scelta. L’uomo deve credere, altrimenti sarebbe condannato e punito. Dov’è la libertà di religione o la libertà di fede per l’uomo? In che modo Gesù costringe le persone a credere, pena la condanna?

R: Nessuno è costretto a credere. Ma Dio non ha concesso una libertà senza conseguenze, bensì una libertà con delle conseguenze. Se una persona non vuole credere, dopo la morte Dio la collocherà in un altro universo, dove avrà la libertà di esistere per sempre lontana da Dio. Quel luogo è chiamato Lago di Fuoco.

Ma concordo sul fatto che non sembrerebbe una vera e propria libera scelta se fosse innegabilmente certo per tutti che o si obbedisce a Dio o si va nel Lago di Fuoco. È qui che entra in gioco la fede. Dio ci ha fornito prove che la Sua Parola è vera, ma non ci ha dato una certezza assoluta. Se qualcuno non vuole credere in Dio, c’è abbastanza «margine di manovra» per trovare ragioni per dubitare di Dio e non credere. È interessante notare che inizialmente possiamo rifiutarci di credere in Dio, per poi pentirci, credere in Lui ed essere salvati. Gli angeli e i demoni, d’altra parte, non possiedono il libero arbitrio esattamente come noi. Non possono negarlo. E quando un demone cade, non gli viene concesso alcun pentimento. Cristo è venuto a redimere solo gli uomini, non gli angeli né i demoni, come afferma Ebrei 2:16.

D: Marco 16:17-18 recita: «E questi segni accompagneranno coloro che credono: nel mio nome scacceranno i demoni; parleranno in nuove lingue; prenderanno in mano i serpenti; e se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani sui malati, e questi guariranno». E Paolo ha elencato queste stesse capacità come doni dello Spirito Santo (1 Cor 12,10; 12,8). Ciò significa che questi sono i segni della vera fede? Tutti i credenti dovrebbero possedere questi doni in ogni momento? Perché non vediamo più questi segni nei cristiani?

R: Lo Spirito Santo ha concesso a ogni cristiano un dono spirituale, e cristiani diversi possiedono doni diversi, sebbene molti di essi non appaiano spettacolari. Proprio come le diverse parti del nostro corpo hanno funzioni diverse, così anche noi abbiamo funzioni diverse all’interno della Chiesa (1 Corinzi 12:14-27). Non tutti sono chiamati a parlare in lingue (1 Corinzi 12:30), proprio come non tutti sono apostoli e profeti (1 Corinzi 12:29).

D: In Mc 16,18, questo riferimento al «prendere in mano i serpenti» giustifica coloro che, negli Appalachi, ritengono che alcuni debbano maneggiare i serpenti durante il culto?

R: No. Anche senza questo versetto, la Bibbia dimostra che Dio concede ai cristiani la protezione di cui hanno bisogno e che Dio compirà miracoli – non limitandosi all’immunità dal morso dei serpenti – quando ce ne sarà bisogno. Tuttavia, anche alla luce di questo versetto, la Bibbia afferma che non dobbiamo mettere alla prova Dio mettendoci in una situazione in cui agiamo semplicemente per metterci in mostra.

Esodo 17:2-7; Numeri 14:22; Deuteronomio 6:16; Salmo 78:17-18, 40-41, 56-57; 95:8-9. Achaz è l’eccezione che conferma la regola. Sebbene Achaz conoscesse bene il concetto di mettere alla prova Dio e non avesse intenzione di farlo in Isaia 7:12, rispondere a una domanda posta da un Suo profeta non significa mettere Dio alla prova.

D: Marco 16:9-20 è stato scritto da Marco?

R: I cristiani autentici non sono d’accordo sul fatto che Marco 16:9-20 fosse originariamente presente.

Prove esterne a sostegno dell’affermazione

150 d.C. circa, Giustino Martire

La Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 45, p. 178, cita parte di Marco 16:20 (non 1, 3 né 11 parole), aggiungendo «da Gerusalemme» prima della citazione, in greco.

172 d.C. circa

Diatessaron di Tatiano, sezioni 53:6a, 8; 53:35b, 37, 39a, 61b; 55:3, 5b, 8-10; 12a, 13b, 16

Marco 16:9 (citazione completa); 16:10b; 16:11 (citazione completa), 12a, 13b, 14f (20/21 parole citate), 15f (11/14 parole citate), 16-18 (citazione completa), 19a (10/19 parole citate), 19f (9/19 parole citate), 20 (citazione completa)

182-188 d.C.

Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 10.5, pag. 426. (Ireneo era un discepolo di Policarpo, discepolo di Giovanni)

«Inoltre, verso la conclusione del suo Vangelo, Marco afferma: “Dopo che il Signore Gesù ebbe parlato loro, fu assunto in cielo e siede alla destra di Dio”» (cita integralmente Marco 16,19)

200 d.C.

Tertulliano, Trattato sull’anima, cap. 25

«non di uno solo, come nel caso del demone di Socrate; ma di sette spiriti, come nel caso della Maddalena» (Tuttavia, questo specifico insegnamento, secondo cui da Maria Maddalena furono scacciati sette demoni, si trova anche in Luca 8:2.)

198-220 d.C. Tertulliano, *Sulla risurrezione della carne*, cap. 51, p. 584, e anche *Contro Prassea*, cap. 2, p. 598; cap. 30, p. 627

L’immagine di Gesù seduto alla destra del Padre proviene da Marco 16,19, ma è presente anche in altri versetti (Mt 26,64; Mc 14,62; Lc 22,69; At 2,34; Col 3,1; Eb 1,3,13; 8,1), pertanto non si tratta di un riferimento unico. Tertulliano non cita spesso le Scritture, ma vi allude molto frequentemente. Pertanto, Tertulliano non può essere utilizzato come prova del fatto che Marco 16:19 fosse presente nel Vangelo di Marco, ma non costituisce nemmeno una prova contraria.

198-220 d.C. Tertulliano, *Scorpiace*, cap. 15, p. 648

«È scritto: “Adorerai il Signore tuo Dio e a Lui solo renderai culto”. Ma anche ora sarà giusto che egli lo ascolti, visto che, molto tempo dopo, ha riversato questi veleni, i quali non sono in grado di nuocere facilmente nemmeno ai più deboli, se qualcuno, nella fede, berrà, prima di essere ferito, o anche immediatamente dopo, questo nostro sorso.» (allusione in qualche modo allegorica al bere veleno senza subire danni)

III/IV secolo. Traduzione siriaca curetoniana

Afrahat (337 d.C.) “Dimostrazioni selezionate”, Dimostrazione 1, cap. 17, pag. 351

Cita integralmente Marco 16,16, quindi integralmente Marco 16,17-18

Costituzioni Apostoliche, libro 6, sezione 3, cap. 15 (parti più recenti risalenti al 380 d.C. circa)

«Poiché il Signore dice: […] “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato; ma chi non crederà sarà condannato”» (cita Marco 16,16)

Costituzioni Apostoliche (375-380 d.C.), libro 7, sezione 1, cap. 1 (cfr. libro 5 e libro 8)

Cita testualmente Marco 16,17-18 come pronunciato da Gesù Cristo

Vittore di Antiochia, 425-450 d.C. circa

Nestorio (444 d.C.)

Cirillo di Alessandria (444 d.C.) accetta come Scrittura la citazione di Nestorio

circa 450 d.C.

Manoscritto alessandrino

Esichio di Gerusalemme (dopo il 450 d.C.)

Alcuni testi copti bohairici del III-IV secolo

Copto sahidico del III-IV secolo

V secolo

Vangeli di Freer

400-500 d.C.

Manoscritto dell’Ephraemi Rescriptus

Synopsis Scripturae Sacrae (360-370 d.C. o V o VI secolo)

fornisce una parafrasi di Marco 16,9-20

400-600 d.C.

Manoscritto del Codex Bezae

circa 700 d.C. e

ampia famiglia di testi bizantini

Testi biblici successivi (almeno 38 testi in totale)

siriaco filosseniano, siriaco harcleano, siriaco palestinese, etiopico, alcuni georgiani (dal V secolo), slavo, italico, Vulgata, copto del Fayyum

Per vostra informazione, i Vangeli apocrifi di Nicodemo I e II menzionano il parlare in nuove lingue, i serpenti e i veleni, ma probabilmente sono stati redatti in epoca successiva. Si noti che una fonte afferma che la Prima Apologia di Giustino il Martire, cap. 45 (p. 178), faccia riferimento a Marco 16, ma ciò non è corretto; la Prima Apologia di Giustino non fa riferimento a Marco 16.

Prove interne a sostegno dell’affermazione: Nessuna.

Prove esterne a sostegno della tesi contraria

360 d.C. circa Domande di Eusebio a Mariano I

325-350 d.C. Vaticanus: spazio vuoto in quel punto. Il Vaticanus presenta spazi vuoti solo tra alcuni libri, come Malachia e Matteo.

340-350 d.C. Anche il Sinaitico presenta uno spazio vuoto in quel punto, ma ne presenta uno tra quasi tutti i libri.

Si noti che nel Sinaitico e nel Vaticano il Vangelo di Marco termina con la parola «perché» (gar in greco). Non è mai stato trovato nessun altro libro della letteratura greca che termini con la parola «perché». D’altra parte, vi sono molti esempi di frasi e paragrafi greci che terminano con questa parola.

193-217/220 d.C. Clemente di Alessandria

225-254 d.C. Origene

406/407 d.C. Girolamo, Epistola 120 (A Hedibia)

Almeno altri 6 manoscritti antichi

Siriaco del Sinai

900-1000 d.C. Il manoscritto armeno riporta che l’aggiunta è opera di Aristione, menzionato da Papia

Alcuni manoscritti georgiani (del V secolo)

Prove interne che indicano il contrario

Cambiamento improvviso nei pronomi dal versetto 8 al versetto 9. Il soggetto del versetto 8 sono le donne, mentre il pronome nel versetto 9, anastas, è maschile. Tuttavia, anche in altri punti si riscontrano cambiamenti improvvisi nei pronomi, come ad esempio «Egli» = Giuseppe d’Arimatea in Mc 15,46; «egli» = Gesù in Mc 15,47 e «loro» = Maria, Maria e Salome in Mc 16,1.

Vocabolario: 1/3 delle parole greche significative non viene utilizzato o viene impiegato in modo diverso nel resto del Vangelo secondo Marco. Le parole totali sono 166, di cui 101 distinte. Tralasciando i nomi propri, «il», ecc., le parole importanti distinte sono 75. Di queste, 15 (tra cui «apistia» [senza fede] e «sklerokardia» [ostinato rifiuto di credere]) sono utilizzate in altri punti del Vangelo secondo Marco. Altre 11 sono impiegate in un senso diverso.

Fatti nudi e crudi: sembra mancare dei dettagli realistici presenti nel resto del Vangelo secondo Marco.

Analogie evangeliche: Matteo e Luca seguono il Vangelo secondo Marco fino alla fine del versetto 8.

Prove esterne che indicano una situazione poco chiara: in oltre 8 manoscritti antichi manca l’intero capitolo 16 di Marco. Tra questi vi è il p45 (in cui sono andati perduti Marco 12:29 e seguenti)

2386 – manca l’intera pagina

1420 – manca l’intera pagina

16 – danneggiato e privo di tutto il testo a partire da Marco 16,6

304 – contiene il testo e un commento

Un finale più breve del Vangelo secondo Marco

Copto bohairico [Boh] III/IV secolo

Etiopico [Eth] dal 500 d.C. circa

Catalogo dei manoscritti di Marco

P45 Papiro 45 (225) ~ danneggiato

B Vaticanus (325-350) ~ omissione

Sinaitico (340-350) ~ omissione

A Alessandrino (circa 450) ~ inclusione

C Efraemico (450) ~ inclusione

D Beza (500?) ~ inclusione

L Regius (750) ~ doppia inclusione

M Campianus (850) ~ inclusione

N Purpureus Petropolitanus (550) ~ danneggiato

U Nanianus (900) ~ inclusione

W Washington (400) ~ inclusa nel Logion di Freer

Sangellensis (900) ~ inclusione

Koridethi (800?) ~ inclusione

Petropolitanus (850) ~ danneggiato/inclusione (manca 16:18-20)

Rossanensis (550) ~ danneggiato/inclusione (mancano i versetti 16:14-20)

Beratinus (550) ~ danneggiato

Laurensis (850) ~ doppia inclusione (esemplare con finale breve sottinteso)

I minuscoli f1 (1, 118, 131, 209, 1582) ~ inclusione con nota o sigla

I minuscoli f13 (13, 346, 543, 826, 828, 69, 124, 788, 983, 1689) ~ inclusione

28 (XII secolo?) ~ inclusione

33 (1000) ~ inclusione

157 (1100) ~ inclusione

565 (800) ~ inclusione

579 (1200) doppia inclusione

700 (1100?) ~ inclusione

892 (950?) ~ inclusione

1071 (XII secolo) ~ inclusione

1342 (X secolo) ~ inclusione

1424 (VIII secolo) ~ inclusione

Tratto da «Marco 16:9-20, uno studio sulle prove esterne», di Jim Snapp II (2003)

Insegnamenti propri di Marco 16:9-20

Ogni dottrina o concetto contenuto nel finale più lungo di Marco si ritrova altrove nella Bibbia, ad eccezione di quattro elementi:

1. In precedenza, Gesù aveva scacciato sette demoni da Maria Maddalena.

2. I segni che accompagneranno coloro che credono:

[quando sono spinti a farlo], possono prendere in mano i serpenti senza alcun pericolo. (Luca 10:19 afferma che potevano calpestare serpenti e scorpioni, il che è simile a Marco 16). Inoltre, in Atti 28:3-6 viene riportato l’esempio di Paolo che viene morso da una vipera senza subire alcun danno.

3. [Se costretti], possono bere in tutta sicurezza veleno mortale.

4. Questo è il rimprovero più severo che Gesù abbia mai rivolto ai discepoli, secondo quanto riportato.

Contenuto assente: Marco 14:28 e 16:7 non menzionano un’apparizione di Gesù in Galilea.

Conclusione: se Marco 16:9-20 è stato erroneamente aggiunto ad alcuni manoscritti, ciò è avvenuto per la prima volta prima del 150 d.C.; se invece è stato erroneamente eliminato, ciò è avvenuto prima del 217 d.C.

D: Marco 16,9-20 dovrebbe essere considerato parte delle Scritture come il resto del Vangelo di Marco?

R: Certamente sì, se fosse stato scritto da Marco. Tuttavia, alcuni cristiani sostengono che, data la sua inclusione precoce e la sua ampia accettazione, esso rimanga comunque parte delle Scritture, anche se fosse stato redatto da un segretario o da qualcun altro al posto di Marco. A quanto pare, Bruce Metzger sosteneva questa tesi.

D: Nel Vangelo secondo Marco, quali prove vi sono che Marco abbia scritto questo libro?

R: La Chiesa primitiva lo riconosceva universalmente come opera di Marco. Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, affermò che fosse stato scritto da Marco, che seguì Pietro. Anche la guida scettica di Asimov alla Bibbia, a pag. 905, menziona quanto affermato da Papia.

D: Nel Vangelo secondo Marco, dato che Marco non era un apostolo, perché il Vangelo secondo Marco dovrebbe essere nella Bibbia?

R: Marco era generalmente riconosciuto come l’interprete di Pietro. Ecco le prove.

Papia (95-110 d.C.): «Tra queste, egli [Papia] afferma che ci sarà un millennio dopo la risurrezione dai morti, durante il quale si instaurerà su questa terra il regno personale di Cristo. Egli tramanda inoltre, nei propri scritti, altri racconti forniti dal già citato Aristione sulle parole del Signore e le tradizioni del presbitero Giovanni. Per quanto riguarda questi punti, non ci resta che rimandare i nostri lettori ai libri stessi; ma ora, agli estratti già riportati, aggiungeremo, in quanto questione di primaria importanza, una tradizione riguardante Marco, autore del Vangelo, che egli [Papia] ha riportato con le seguenti parole: E il presbitero disse quanto segue. Marco, essendo diventato l’interprete di Pietro, mise per iscritto con precisione tutto ciò che ricordava. Tuttavia, egli non riportò in ordine esatto i detti o le opere di Cristo. Storia ecclesiastica di Eusebio 3:39 (vol. 1, p. 154)

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.): «…Marco, a cui è attribuito il Vangelo, essendo egli compagno di Pietro…» Frammento di Clemente di Alessandria nella Storia ecclesiastica di Eusebio, libro 2, cap. 15.

Tertulliano (198-220 d.C.): «La stessa autorità delle Chiese apostoliche fornirà prova anche per gli altri Vangeli, che possediamo ugualmente per loro mezzo e secondo il loro uso – mi riferisco ai Vangeli di Giovanni e di Matteo –, mentre si può affermare che quello pubblicato da Marco sia di Pietro, di cui Marco era l’interprete. Infatti, anche la versione del Vangelo di Luca viene solitamente attribuita a Paolo. E può ben sembrare che le opere pubblicate dai discepoli appartengano ai loro maestri.» Tertulliano, Contro Marcion, libro 4, capitolo 5, pag. 350.

D: Quando fu scritto il Vangelo di Marco?

R: Anche il prologo anti-marcionita di Marco afferma: «Dopo la morte dello stesso Pietro, egli [Marco] mise per iscritto questo stesso Vangelo…» (tratto da *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 99). Ireneo, in *Contro le eresie*, libro 3, cap. 1.1, p. 414 (182-188 d.C.), afferma che Marco scrisse dopo «la dipartita» di Pietro e Paolo, il che risalirebbe a poco dopo il 64-65 d.C. circa. Tuttavia, in *The Expositor’s Bible Commentary*, volume 8, pag. 608, si legge che Ireneo scrisse anche che il Vangelo secondo Matteo fu redatto mentre Pietro e Paolo erano ancora in vita, e siamo quasi certi che ciò non sia corretto.

Tuttavia, secondo la *Storia ecclesiastica* di Eusebio 6:14.5-7, Clemente di Alessandria affermò che il Vangelo di Marco fosse stato scritto mentre Pietro si trovava a Roma, tra il 45 e il 64 d.C. circa. Anche Origene riteneva che Pietro fosse ancora in vita al momento della stesura del Vangelo di Marco.

Harnack riteneva che fosse stato scritto prima del 62 d.C.

Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 98, afferma che la datazione del Vangelo secondo Marco è problematica e che le due ipotesi più plausibili sono il periodo 67-69 d.C. oppure il periodo 64-68 d.C.

Nel *New International Bible Commentary*, a pag. 1157, Stephen S. Short afferma che la data sia intorno al 65 d.C. A pag. 1183, Laurence E. Porter sostiene che sia chiaro che il Vangelo secondo Marco sia stato scritto prima di quello secondo Luca, e che quest’ultimo possa essere stato redatto nella prima metà degli anni ’60.

L’Expositor’s Bible Commentary, volume 8, pag. 608, indica come stima più attendibile il periodo 65-70 d.C., compreso tra il Grande Incendio di Roma e la distruzione del Tempio. Jose O’Callaghan ha rinvenuto nella grotta 7 di Qumran un papiro che potrebbe costituire frammenti del Vangelo secondo Marco, databile intorno al 50 d.C. Tuttavia, l’Expositor’s Bible Commentary, volume 8, pag. 608, afferma che tale ipotesi «è stata ampiamente respinta dagli studiosi del Nuovo Testamento (cfr. EBC 1:420-421, n. 1). Le prove presentate da O’Callaghan sono troppo frammentarie per essere attendibili».

La *New Geneva Study Bible*, a pag. 1558, afferma che il Vangelo secondo Marco deve essere stato scritto prima del 70 d.C. Tuttavia, aggiunge che se il Vangelo secondo Luca e gli Atti fossero stati completati intorno al 62 d.C., allora il Vangelo secondo Marco risalirebbe a una data ancora precedente al 62 d.C.

La NIV Study Bible, a pag. 1490, afferma che potrebbe risalire agli anni ’50 o ’60, oppure a poco prima della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C.

Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 622, indica il periodo tra il 65 e il 70 d.C., sebbene alcuni studiosi conservatori sostengano una datazione negli anni ’50.

Il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 1078, afferma che, sebbene la maggior parte degli esegeti datino il Vangelo secondo Marco al periodo tra il 65 e il 70 d.C., la data più probabile sia quella compresa tra il 67 e il 70 d.C.

Il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1318, afferma che, sebbene alcuni indichino una data risalente addirittura agli anni ’50, una datazione tra il 57 e il 60 d.C. sembra piuttosto probabile.

Il *Dictionary of Jesus and the Gospels*, a pag. 528, afferma che il Vangelo fu scritto alla fine degli anni ’60, ovvero tra il 68 e il 70 d.C.

La guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 903, sostiene che il Vangelo secondo Marco possa essere stato scritto poco dopo il 64 d.C. Potrebbe non essere stato redatto prima del 66 d.C., ma non può essere stato molto tempo dopo il 70 d.C., basando la propria argomentazione sul fatto che Matteo e Luca abbiano utilizzato materiale tratto da Marco.

D: Nel Vangelo secondo Marco, come facciamo a sapere che il testo che abbiamo oggi è una conservazione affidabile di ciò che fu scritto originariamente?

R: Vi sono almeno tre validi motivi.

1. Dio ha promesso di preservare la Sua parola in Isaia 55:10-11; Isaia 59:21; Isaia 40:6-8; 1 Pietro 1:24-25 e Matteo 24:35.

2. Le testimonianze della Chiesa primitiva. Molti autori facevano riferimento a Marco.

1 Clemente, cap. 15, pag. 9, cita Mc 7,6, sebbene si tratti anche di una citazione di Mt 15,8 e Isaia 29,13.

Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 5, pag. 139: Mc 2,17b, che corrisponde anche a Mt 9,13b e Lc 5,32. (citazione parziale)

Papia (95-110 d.C.) fa riferimento per nome ai libri di Marco, Matteo, alla Prima Lettera di Giovanni e alla Lettera di Pietro. Frammento 6 tratto dalla Storia ecclesiastica di Eusebio, libro 3, cap. 39. Eusebio, nel suo scritto, mette in discussione la Seconda Lettera di Pietro; pertanto, con «Lettera di Pietro» si farebbe riferimento alla Prima Lettera di Pietro.

Policarpo (circa 150 d.C.) cita metà di un versetto: Marco 14:38b. Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 7, pagg. 34-35

Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.) cita due versetti di Marco: 2,17 e 12,25. In entrambi li menziona come attribuibili al Salvatore.

L’eretico Tatiano (circa 172 d.C.) scrisse un’armonia dei quattro Vangeli chiamata Diatessaron. In essa fa riferimento a 437,5 versetti di Marco. Ciò corrisponde al 64,6% dell’intero Vangelo.

Melito di Sardi (170-180 d.C.) menziona Luca e Marco come il «Vangelo». Menziona la Prima Lettera ai Corinzi come opera dell’apostolo. Cita la Lettera agli Ebrei. Orazione sulla Passione del Signore, cap. 9, pagg. 760-761

L’eretico gnostico Tolomeo (prima del 188 d.C.) fa riferimento a Marco 15,34 secondo Ireneo

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita in tutto o in parte 18 versetti di Marco. Nell’opera di Ireneo *Contro le eresie*, libro 3, capitolo 10.5, pag. 425, menziona Marco, l’interprete e discepolo di Pietro, nella sua narrazione evangelica, e cita Marco 1,2a. Nei primi dodici capitoli del Vangelo secondo Marco, le citazioni o parafrasi di Ireneo sono: Marco 1,1,2,24; 3,27; 4,28; 5,31; 9,23; 10,38; 13,32; 14,21b; 16,19.

Ireneo allude a Marco 6,41.44; 9,2; 10,17; 13,33.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) afferma: «Verso la conclusione del suo Vangelo, Marco dice», e poi cita per intero Marco 16,19. Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 10.5, p. 426

Ireneo menziona Gesù che conferisce il potere di calpestare serpenti e scorpioni, il che è un riferimento a Luca 10,19, ma potrebbe anche riferirsi a Marco 16,17-18.

Il Canone Muratoriano (circa 170 d.C.) menziona Marco insieme agli altri tre Vangeli.

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) parafrasi Marco 10,17-31 dicendo: «Queste cose sono scritte nel Vangelo secondo Marco». Chi è il ricco che sarà salvato? cap. 5, pag. 592

Tertulliano (198-220 d.C.) sottolinea la paternità di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, dell’Apocalisse e di molte delle Lettere di Paolo in *Cinque libri contro Marcion*, libro 4, cap. 5, pag. 350.

Ippolito (225-235/6 d.C.) scrive: «Né l’apostolo Paolo né Marco, colui dal dito mutilato, hanno annunciato tali (dottrine). Poiché nessuna di queste (dottrine) è stata scritta nel Vangelo secondo Marco». *Confutazione di tutte le eresie*, libro 7, cap. 18, pag. 112. Ippolito cita inoltre metà del versetto di Marco 10,38 in *Confutazione di tutte le eresie*, libro 5, cap. 3, pag. 53

Ippolito fa riferimento a Matteo 19,17; Marco 10,18 e Luca 18,19 affermando che provengono «dal Salvatore» in *Confutazione di tutte le eresie*, libro 5, cap. 2, pag. 50.

Commodiano (circa 240 d.C.) allude sia a Marco 12,42 che a Luca 21,2. «Istruzioni di Commodiano», cap. 72, pag. 217

Origene (225-253/254 d.C.) cita ampiamente da Marco. Le sue citazioni includono Marco 1,1-2. Scrisse inoltre un intero commento al Vangelo di Marco.

Origene menziona Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Origene, *Contro Celso*, libro 5, cap. 56, pag. 568. Cita inoltre Matteo 18,1 nel *Commentario su Matteo* di Origene, libro 13, cap. 14, pag. 482.

Trattato sul ribattesimo (circa 250-258 d.C.), cap. 17, pag. 677: «Anche secondo Marco Egli disse, con lo stesso scopo, ai figli di Zebedeo». Si fa riferimento anche a Marco 16,8.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) «Anche secondo Marco: “Tutti i peccati saranno perdonati, e le bestemmie, ai figli degli uomini; ma chiunque bestemmierà contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonato, ma sarà colpevole di peccato eterno”». (Marco 3,28-29) Trattati di Cipriano, Trattato 3, cap. 28, p. 542

Firmiliano di Cesarea a Cipriano (256 d.C.) cita Marco 13,6 come proveniente dal «Signore stesso». (Lettera 74, cap. 9, p. 392)

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.): «Fu “alla fine del sabato”, come dice Matteo; fu “di buon’ora, quando era ancora buio”, come scrive Giovanni; fu “molto presto al mattino”, come afferma Luca; e fu “molto presto al mattino, al sorgere del sole”, come ci racconta Marco. Pertanto nessuno ci ha indicato chiaramente l’ora esatta in cui Egli risuscitò». Lettera 5 al vescovo Basilide, pag. 94

Teona di Alessandria (circa 300 d.C.) fa riferimento a Marco 11,25: «E come desiderate che Egli vi perdoni le vostre trasgressioni, così anche voi perdonate loro le loro»; Lettera a Luciano, il ciambellano capo, cap. 9 (vol. 6), pag. 160

Adamantio (circa 300 d.C.) «Sarete d’accordo se dimostrerò, attingendo dai Vangeli, che essi non sono invenzioni?» … «Li scrissero i discepoli di Cristo: Giovanni e Matteo; Marco e Luca». Dialogo sulla vera fede, prima parte, «b 5», p. 41

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) menziona Matteo, Marco e Luca nel Commento all’Apocalisse del Beato Giovanni, dal capitolo quarto, versetti 7-10, pag. 348

Metodio (270-311/312 d.C.) (citazione parziale) cita Marco 11,9b, che corrisponde anche al Salmo 118,26a; Matteo 21,9b; Luca 19,38a; e Giovanni 12,13b. «Invece delle nostre vesti, stendiamo i nostri cuori davanti a Lui. Con salmi e inni, eleviamo a Lui le nostre grida di ringraziamento; e senza sosta esclamiamo: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”». Orazione sui Salmi, cap. 1, pag. 394

Atanasio di Alessandria (circa 318 d.C.) cita parte di Marco 12,29 come «dice il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo» in *Contro i pagani*, cap. 6, p. 7. Egli cita inoltre Marco 5,7, che corrisponde a Luca 4,34, in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 32.5, p. 53. Atanasio cita Marco 13,35, che corrisponde a Matteo 24,42, nell’opera *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 56.5, pag. 66. Sebbene Atanasio non faccia riferimento ad altri versetti del Vangelo secondo Marco prima del 325 d.C., cita numerosi altri versetti di Marco dopo il 325 d.C.

Lattanzio (ca. 303-ca. 325 d.C.) allude a Matteo 14; Marco 6, Luca 9 e Giovanni 6 quando narra l’episodio dei cinque pani e dei due pesci. *Istituzioni divine*, libro 4, cap. 15, pag. 115

Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) allude a Matteo 8, Marco 4 e Luca 8 quando parla delle «scritture sacre» che insegnano che Gesù «costrinse i venti a obbedirgli, i mari a servirlo, le malattie ad allontanarsi, i morti a sottomettersi». Le Istituzioni divine, libro 4, cap. 15, pag. 116

Si veda la domanda successiva per sapere quali versetti e frazioni di versetti siano stati citati e quali no.

Dopo Nicea

La *Storia ecclesiastica* di Eusebio (318 d.C.), libro 3, cap. 24, pag. 152, tratta dei quattro Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. *Padri niceni e post-niceni*, seconda serie, vol. 1, pag. 152

Giovenzo (329 d.C.) scrisse un poema epico che riuniva i quattro Vangeli.

Egemonio (circa 350 d.C.), scrivendo di Archelao (262-278 d.C.), cita Marco 2,9 come pronunciato da Gesù in uno dei suoi discorsi in *Disputa con Mani*, cap. 42, pag. 217

Atanasio di Alessandria (367 d.C.) elenca i libri del Nuovo Testamento nella «Lettera festiva» n. 39, pag. 552

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) fa autorevolmente riferimento a Giovanni, Luca, Matteo e Marco. In *Sulla Trinità*, libro 10, cap. 43, pag. 193

La *Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C. o V secolo) menziona Marco come parte del Nuovo Testamento. Essa cita integralmente Marco 1,1-2.

Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.) fa riferimento a Marco 13,32 come a parole di Gesù nella Lettera 8, cap. 7, pag. 119

Ambrosiaster (dopo il 384 d.C.)

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) fa riferimento a Marco 1,1.4 come al Vangelo nella Lezione 3.6, pag. 15

Il Canone di Cheltenham (= Catalogo di Mommsen) (circa 360-370/390 d.C.) fa riferimento a ciascuno dei quattro Vangeli.

Ambrogio di Milano (370-390 d.C.)

Anfilochio (-397 d.C.) cita Marco in *Iambi ad Seleucum*

Didimo il Cieco (398 d.C.)

Asterio di Emesa (circa 400 d.C.)

Catalogo siriano di Santa Caterina (circa 400 d.C.)

Severiano (fiorì tra il 400 e il 408 d.C.)

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) fa riferimento al Vangelo di Marco. Il *Panarion*, sezione 3, cap. 44, p. 345

Girolamo (347-420 d.C.) menziona ciascuno dei quattro Vangeli per nome nella lettera 53.9, pag. 101.

Giovanni Crisostomo (martirizzato nel 406 d.C.) menziona Marco nell’Omelia 4, pag. 20 (vol. 10)

Cromazio (morto nel 407 d.C.)

Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) allude a Matteo 26,47-50; Marco 14,43-46; Luca 22,47-48; Giovanni 18,3-9. *Difesa contro i pelagiani*, cap. 8, pag. 124

Giovanni Cassiano (semipelagiano) (419-430 d.C.) Si afferma che Marco 9,23 provenga dal Vangelo nelle «Conferenze dell’abate Paphnutius», cap. 16, pag. 327

Agostino di Ippona (354-430 d.C.)

Marco l’Eremita (dopo il 430 d.C.) fa riferimento a Marco

Policronio di Apamea (florì tra il 428 e il 431) fa riferimento a Marco 13,2

Teodoreto di Ciro (vescovo e storico) (423-458 d.C.)

Esichio di Gerusalemme (-450 d.C.) fa riferimento a tutti e quattro i Vangeli

Speculum (V secolo)

Proclo (412-485 d.C.) fa riferimento a Marco 14,5

Testimonianze relative agli eretici e ai libri apocrifi

Costituzioni Apostoliche (375-380 d.C.)

L’eretico ariano Eunomio di Cizico (circa 360-circa 394 d.C.) allude a Marco 10,18 («Solo Dio è buono») Lettera apologetica, cap. 21, p. 61

Il «Bazar di Eracleide» di Nestorio (451/452 d.C.)

3. I più antichi manoscritti di Marco di cui disponiamo mostrano piccole variazioni manoscritte e una variazione di rilievo, ma nessun errore teologicamente significativo. Il finale di Marco rappresenta la variazione manoscritta più notevole dell’intero Nuovo Testamento.

p. 45 Chester Beatty I (tutti e quattro i Vangeli e gli Atti) (100-150 d.C.) (precedentemente ritenuto risalente alla fine del II o all’inizio del III secolo d.C.) (Mc 4,36-5,2; 5,16-26; 5:38-6:3; 2 lettere di 6:15; 6:16-25, 36-50; 7:3-15; 7:25-8:1; 8:10-26; 8:34-9:8; 4 lettere di 9:9; 9:18-31; 11:27-12:1; 12:5-8, 13-19, 24-28 [147 versetti]) Il volume *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* riporta una fotografia che mostra una parte del p45 a pag. 146. Alle pagg. 150-151 si afferma che la copia era una parafrasi libera, in cui l’autore cerca di mettere in evidenza il pensiero di ciascuna frase. L’opera *A General Introduction to the Bible* (p. 389) afferma che si ritiene che il rotolo originale fosse composto da circa 220 fogli, di cui ne possediamo 30. Sei di questi fogli appartengono al Vangelo secondo Marco.

III secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento

III secolo – 1975 – Aland et al., terza edizione

III secolo – 1998 – Aland et al., quarta edizione riveduta

Fine del II o inizio del III secolo – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.

p. 84 Mc 2,2-5,8-9; 6,30-31,33-34; 36-37, 39-41; inoltre Gv 5,5; 17,3,7-8 (VI secolo)

p. 88 Mc 2,1-26 (IV secolo)

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.), il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) e l’Alessandrino [A] (circa 450 d.C.) contengono l’intero Vangelo secondo Marco.

Il Codice di Washington (IV/V secolo) ha conservato l’intero Vangelo secondo Marco, ad eccezione di Marco 15:13-38.

Nella grotta 7 di Qumran, Jose O’Callaghan ha rinvenuto un papiro, datato al 50 d.C., che potrebbe costituire frammenti del Vangelo secondo Marco. Tuttavia, il volume 8 dell’Expositor’s Bible Commentary, a pag. 608, afferma che tale ritrovamento «è stato ampiamente respinto dagli studiosi del Nuovo Testamento (cfr. EBC 1:420-421, n. 1). Le prove presentate da O’Callaghan sono di gran lunga troppo frammentarie per essere attendibili».

Carsten Thiede sostiene che Marco 6,52-53 sia conservato nella grotta 7 di Qumran come rotolo 7Q5. Si tratta tuttavia di una tesi controversa, che la maggioranza degli studiosi biblici conservatori non accetta. Sebbene anche i suoi critici ammettano che il 7Q5 possa effettivamente corrispondere a Marco 6,52-53, il frammento è talmente difficile da leggere che la maggior parte degli studiosi ritiene impossibile giungere a una conclusione definitiva in un senso o nell’altro.

Copto bohairico [Boh] III/IV secolo

Copto sahidico [Sah] III/IV secolo

Armeno [Arm] dal V secolo

Georgiano [Geo] dal V secolo

Etiopico [Eth] dal 500 d.C. circa

Siriano harcleano [Syr H]

Per ulteriori informazioni sui primi manoscritti di Marco, si veda www.BibleQuery.org/Mark Manuscripts.html.

D: Nel Vangelo secondo Marco, quali versetti e frazioni di versetti sono stati citati dagli scrittori preniceni (prima del 325 d.C.)?

R: Prima del 325 d.C., gli scrittori ecclesiastici citavano circa il 77,3% dei versetti del Vangelo secondo Marco. Si tratta di 524,38 versetti. In altre parole, dei 678 versetti del Vangelo secondo Marco, ne vengono citati tutti tranne 153,62. I versetti e le frazioni di versetti non citati sono: Marco 1,4a (8/15 parole); 1,20 e seguenti (12/19 parole); 1,22 e seguenti (12/18 parole); 1,27 e seguenti (21/24 parole); 1,29a (6/17 parole); 1:30-32; 1:34; 1:39a (11/15 parole); 1:40; 2:2f (5/16 parole); 2:13; 2:15; 2:16m (5, non 7, 12 parole); 2:17a (8/23 parole); 2:18a (9 su 31 parole); 2:23 e seguenti (10 su 20 parole); 3:1a (9 su 14 parole); 3:6m (non 5, 5 non 5 parole); 3:13; 3:17-18; 3:19 e seguenti (4 su 7 parole); 3:22-23; 3:26a (9 su 15 parole); 3:27a (6 su 26 parole); 3:32-35 parole); 4:1m (7 non 6, 9 non 11 parole); 4:2; 4:3a (2 su 5 parole); 4:4a (2/3 della citazione); 4:5a (2/3 della citazione); 4:12m (1, non 5, delle 11 parole); 5:15a (8/26 delle parole); 5:16a (11/18 delle parole); 4:21; 4:24a (3/15 delle parole); 4:30a (2 su 14 parole); 4:34; 5:5f (13 su 19 parole); 5:8; 5:10f (1 su 11 parole); 5:12; 5:13m (non 3, 10, non 17 parole); 5:17m (2, non 4, 3 parole); 5:18-19; 5:21f (5/21 parole); 5:22; 5:24a (4/12 parole); 5:31a (13/16 parole); 5:32; 5:33f (3/20 parole); 5:34a (5/20 parole); 5:35-36; 5:40m (non 13, 7, non 6 parole); 5:41m (non 8, 7, non 3 parole); 6:1a (3/15 parole); 6:3m (non 5, 6, non 16, 4 parole); 6:4a (5 parole su 25); 6:7; 6:8a (3 parole su 21); 6:10; 6:11a (3 parole su 23); 6:14a (5 parole su 28); 6:15a (9 parole su 15); 6:17f (2 su 24 parole); 6:32; 6:34m (6, non 11 su 5 parole); 6:37-38; 6:41m (8, non 12 su 10 parole); 6:43f (4 su 10 parole); 6:44; 6:46-50; 6:51a (11/18 parole); 6:53; 7:6a (14/29 parole); 7:10a (2/19 parole); 7:17f (10/15 parole); 7:25f (6/19 parole); 7:26m (8, non 4, 9 parole); 7:27a (17/21 parole); 7:28a (5/18 parole); 7:29a (8/15 parole); 7:34m (non 9, 3, non 1 parole); 8:1; 8:5a (3/10 parole); 8:7-10; 8:11a (8/17 parole); 8:31a (5/30 parole); 8:32m (non 4, 5 non 4 parole); 9:2a (7/28 parole); 9:5m (7 non 6, 15 parole); 9:7a (8/20 parole); 9:9; 9:14a (5/15 parole); 9:15a (3/12 parole); 9:16-17; 9:18f (11/26 parole); 9:19; 9:22a (17/22 parole); 9:27f (2/11 parole); 9:29a (3 parole su 14); 9:31 e seguenti (17 parole su 26); 9:32; 9:34 e seguenti (9 parole su 12); 9:35a (8 parole su 19); 9:38; 9:40-43; 9:45-46; 10:3a (2/8 parole); 10:5 e segg. (9/14 parole); 10:14a (4/22 parole); 10:29 e segg. (6/29 parole); 10:33a (10/25 parole); 10:45m (5 non 5, 1 non 7 parole); 10:46a (4 su 26 parole); 10:52; 11:7 e seguenti (4 su 18 parole); 11:8a (9 su 16 parole); 11:17-18; 11:23 e seguenti (15 su 31 parole); 12:1a (6 su 24 parole); 12:12f (4/20 parole); 12:13f (4/14 parole); 12:14a (5/39 parole); 12:18m (non 3, 7 non 4 parole); 12:23m (non 3, 2 non 4, 7 parole); 12:25a (5/16 parole); 12:26a (6/33 parole); 12:35a (12/16 parole); 12:36a (8/27 parole); 13:1f (13/19 parole); 13:4f (9/14 parole); 13:9a (12/23 parole); 13:10f (2/5 parole); 13:11as (1/6 della citazione); 13:12; 13:13f (7/16 parole); 13:18; 13:27m (non 15 2 né 3 parole); 14:5 e segg. (3/16 parole); 14:8a (9/16 parole); 14:10; 14:11m (non 5, 1, non 3, 6 parole); 14:12 e segg. (27/36 parole); 14:13a (9/22 parole); 14:14a (1/24 parole); 14:17; 14:18a (8/21 parole); 14:25-26; 14:27m (5, non 5 7 parole); 14:28-29; 14:30a (13/21 parole); 14:32-34; 14:39f (5/9 parole); 14:44a (8/18 parole); 14:45-50; 14:53f (16/20 parole); 14:54-57; 14:61f (16/23 parole); 14:63 (7/12 parole); 14:65m (5, non 12; 3, non 3 parole); 14:66-67; 14:68f (9/20 parole); 14:69f (5/15 parole); 14:70a (13/21 parole); 14:72a (8 parole su 18); 15:1a (12 parole su 23); 15:2f (7 parole su 18); 15:4m (non 6, 4 non 4 parole); 15:6-7; 15:9a (6/13 parole); 15:10-12; 15:14 e seguenti (6/15 parole); 15:15a (6/20 parole); 15:18a (4/8 parole); 15:19; 15:20a (14/20 parole); 15:21m (9 parole, non 5); 15:22; 15:24-27; 15:29a (4 parole su 21); 15:33; 15:34m (non 11 parole, non 2, non 13); 15:36f (8 parole su 19); 15:37-39; 15:40a (7/24 parole); 15:41a (11/19 parole); 15:43a (16/27 parole); 15:45m (non 2, 3 non 5 parole); 15:46f (18/26 parole); 15:47f (3/12 parole); 16:1a (16/20 parole); 16:5a (3/16 parole); 16:6a (4/22 parole); 16:10a (3/10 parole); 16:12m (non 6, 1, non 5, 2 parole); 16:13a (5/8 parole); 16:14a (1/21 parole); 16:15a (13/24 parole)

Ogni versetto o frazione di versetto non elencato qui è stato citato. Per ulteriori informazioni, si veda www.bibleQuery.org/Bible/BibleCanon/EarlyChristianNTQuotes.xls.