< Domanda sulla Bibbia tratta dal Vangelo secondo Luca
Le domande che si riferiscono a più di un Vangelo vengono trattate nel primo Vangelo in cui compaiono oppure nella sezione dedicata ai Vangeli.
D: Nel Vangelo secondo Luca, quali sono alcuni degli elementi distintivi di questo Vangelo?
R: Luca sottolinea l’umanità di Gesù, il Figlio dell’uomo, che ha portato la salvezza sia ai gentili che agli ebrei. In Luca, Gesù risplende come maestro di parabole. Cristo è la speranza universale. Molti ravvisano in questo Vangelo un’enfasi sui gentili maggiore rispetto a quella presente in Matteo o in Marco. Luca fornisce maggiori informazioni sull’infanzia di Gesù al tempo di Erode il Grande. Eusebio afferma che Luca fosse un gentile di Antiochia, e Atti 13,1 riporta che Manaen, che era stato allevato con Erode il Tetrarca, si trovava ad Antiochia. Luca sembra sottolineare i contrasti, quali i lebbrosi riconoscenti contrapposti a quelli ingrati, i ladri pentiti e quelli impenitenti, il samaritano e i farisei, nonché il ricco e Lazzaro.
Per quanto riguarda la lingua, i libri di Luca e degli Atti presentano la grammatica greca più complessa della Bibbia. Luca è anche il Vangelo più lungo, con circa 19.581 parole greche, contro le 18.111 di Matteo, le 11.051 di Marco e le 15.436 di Giovanni. Luca scrisse inoltre gli Atti poco dopo, che contano circa 18.460 parole greche.
Per quanto riguarda le sette, i Testimoni di Geova cercano di dare a Luca 16:19-31 un’interpretazione particolarmente distorta.
D: In Lc 1:1, erano stati scritti molti racconti evangelici?
R: Siamo a conoscenza di altri tre Vangeli autentici. Molto più tardi, intorno al 170 d.C., Tatiano, un cristiano assiro che in seguito divenne eretico, scrisse il Diatessaron, un’armonizzazione di questi quattro Vangeli, intorno al 172 d.C. Se fossero stati redatti altri racconti autentici, non disponiamo di alcuna prova che qualcuno nella Chiesa primitiva ne abbia mai sentito parlare. Abbiamo inoltre fede nel fatto che Dio abbia preservato ciò che desiderava preservare.
Sono stati redatti circa 50 racconti gnostici e leggendari, come il Vangelo di Tommaso degli eretici gnostici. Immagini e approfondimenti sul Vangelo di Tommaso si trovano nel *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, pag. 406, nel *The New International Dictionary of the Bible*, pagg. 1011-1012, e nell’*International Standard Bible Encyclopedia*, vol. 6, pag. 384. Si veda anche la domanda successiva.
D: Luca, all’inizio del suo Vangelo, scrive: «Poiché molti hanno intrapreso di redigere in ordine una narrazione delle cose che sono state credute con certezza tra noi, così come ci sono state tramandate da coloro che fin dall’inizio furono testimoni oculari e ministri della Parola; mi è sembrato bene anche a me, avendo avuto una perfetta comprensione di tutte le cose fin dall’inizio, scrivere per voi, eccellentissimo Teofilo, un e in ordine, affinché possiate conoscere la certezza di quelle cose nelle quali siete stato istruito» (Lc 1,1-4). Luca appare più meticoloso o accurato rispetto agli altri evangelisti, in particolare a Marco, nel sistemare e organizzare il materiale del suo Vangelo? Ha disposto gli avvenimenti in ordine cronologico, a differenza degli altri? Ciò significa che vi fossero dei dubbi negli scritti degli altri?
R: No, per la maggior parte. Spesso si tende a leggere tra le righe cose che non ci sono. Tuttavia, Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, affermò che Marco scrisse alcune cose che non erano in ordine. Si vedawww.biblequery.org/gospels.html per un’armonizzazione dei Vangeli.
D: In Lc 1,1, dato che conosciamo solo altri tre racconti evangelici autentici, qualche cristiano ha scritto qualcos’altro che non è presente nelle nostre Bibbie?
R: Sì, i primi cristiani scrissero molte cose. Disponiamo di validi scritti extra-biblici redatti da tre discepoli dell’apostolo Giovanni (Ignazio, Policarpo e frammenti di Papia). Abbiamo una lettera di Clemente di Roma (96-98 d.C., prima dell’Apocalisse), che potrebbe essere lo stesso Clemente menzionato da Paolo in Filippesi 4:3. Disponiamo inoltre di una grande quantità di scritti apologetici di Ireneo, discepolo di Policarpo, di Giustino Martire e di Atenagora. Si contano in totale circa 39 autori precedenti alla severa persecuzione di Decio e Gallo nel 250/251 d.C., oltre a molti, molti altri.
D: In Lc 1,3, perché l’autore sapeva più degli altri evangelisti riguardo alla nascita e alla prima infanzia di Gesù?
R: Sebbene Luca affermi semplicemente di aver indagato con cura su quanto riferito dai testimoni oculari, esiste una teoria che suggerisce una ragione più specifica.
Eusebio di Cesarea (318 d.C.) afferma che Luca fosse un gentile originario di Antiochia. Atti 13,1 riporta che tra i profeti e i maestri della chiesa di Antiochia vi era Manaen, che era stato allevato insieme a Erode il Tetrarca. Luca conosceva ovviamente Manaen, dato che scrisse gli Atti. Le sue conversazioni con Manaen sui tempi della sua infanzia potrebbero essere state particolarmente interessanti.
Naturalmente all’epoca la Chiesa era piccola, e non possiamo escludere del tutto che anche Matteo, Marco e Giovanni abbiano parlato con Manaen.
D: In Lc 1,3, Luca fu davvero ispirato da Dio o gli sembrò semplicemente opportuno scrivere ciò?
R: Entrambe le ipotesi possono essere vere. Non sappiamo in che misura ciò sia stato frutto dell’iniziativa di Luca, ma, a prescindere da ciò, Dio può utilizzare e benedire la nostra iniziativa, come dimostra 2 Corinzi 8:17 (ma in realtà gran parte dei capitoli 8 e 9). Si veda anche la domanda successiva.
D: In Lc 1,3, ciò significa che Luca non fosse ispirato, dal momento che anche il libro apocrifo dei 2 Maccabei 2,23-32 mostra un’iniziativa?
R: Innanzitutto alcuni fatti fondamentali, poi un confronto tra i due testi e, infine, alcune conclusioni.
Fatti fondamentali:
B1. Se uno scrittore della Bibbia decideva di scrivere qualcosa, Dio poteva avvalersi della sua decisione. Infatti, ogni autore di ogni libro della Bibbia deve aver deciso di scrivere quel libro, altrimenti non sarebbe stato scritto. Si veda la domanda precedente per un’ulteriore discussione su come Dio si avvalga della nostra iniziativa.
B2. La maggioranza dei cattolici e degli ortodossi ritiene che 2 Maccabei faccia parte della Parola di Dio. (Era presente nella versione originale della Bibbia di Re Giacomo.) Quasi tutti i protestanti (ad eccezione di molti anglicani ed episcopali) ritengono invece che non lo sia. Si veda la domanda sul fatto che gli apocrifi facciano parte della Parola di Dio per ulteriori informazioni sugli apocrifi in generale.
B3. Molti dei primi cristiani ritenevano che gli apocrifi facessero parte delle Scritture, in particolare i primi cristiani di lingua latina e greca.
B4. Molti dei primi cristiani ritenevano che gli apocrifi contenessero scritti sacri, ma che non fossero parte delle Scritture, in particolare i primi cristiani di lingua ebraica.
B5. Tutti concordano sul fatto che, come minimo, il Secondo Libro dei Maccabei fosse una sintesi della storia del periodo maccabeo redatta da ebrei timorati di Dio. Non vi è nulla di sbagliato nel fatto che i credenti scrivano libri di storia o di altro genere.
B6. La maggior parte dei cristiani autentici concorda sul fatto che una persona possa avere una visione errata degli apocrifi e rimanere comunque un cristiano autentico.
Confronto:
Luca 1:1-4 (versione cattolica RSV) «Poiché molti hanno intrapreso di redigere un racconto delle cose che si sono compiute tra noi, così come ci sono state tramandate da coloro che fin dall’inizio furono testimoni oculari e ministri della Parola, è sembrato bene anche a me, dopo aver seguito da vicino tutte le cose per un certo tempo, di scrivere per voi un resoconto ordinato, …»
2 Maccabei 2:23-32 (versione cattolica RSV) «Tutto ciò, che è stato esposto da Giasone di Cirene in cinque volumi, cercheremo di sintetizzare in un unico libro. Infatti, considerando la mole dei dati coinvolti e la difficoltà che si presenta a chi desidera addentrarsi nei racconti storici a causa della grande quantità di materiale, abbiamo mirato a soddisfare chi desidera leggere, a facilitare il compito di chi è incline a memorizzare e a offrire un beneficio a tutti i lettori. Per noi che abbiamo intrapreso la fatica di sintetizzare, non si tratta di un compito da poco, ma richiede sudore e notti insonni, proprio come non è facile per chi prepara un banchetto e cerca il bene degli altri. Tuttavia, per assicurarci la gratitudine di molti, sopporteremo volentieri questa fatica scomoda, lasciando la responsabilità dei dettagli esatti al compilatore , mentre dedicheremo il nostro impegno a delineare le linee generali della sintesi. Infatti, così come il capomastro di una nuova casa deve occuparsi dell’intera costruzione, mentre chi si incarica della pittura e della decorazione deve considerare solo ciò che è adatto al suo abbellimento, così, a mio giudizio, è anche nel nostro caso. È dovere dello storico originale occuparsi della materia, discuterne da ogni punto di vista e soffermarsi sui dettagli, ma a chi rielabora la narrazione dovrebbe essere consentito di puntare alla concisione espressiva e di rinunciare a un trattamento esaustivo. A questo punto, quindi, iniziamo la nostra narrazione, aggiungendo solo quanto è necessario a quanto già detto; poiché è insensato allungare la prefazione mentre si accorcia la storia stessa.”
Conclusioni:
C1. Il secondo libro dei Maccabei non ha mai preteso di essere la parola di Dio. Luca ha affermato che il suo testo contenesse le parole esatte di Gesù.
C2. Luca afferma sostanzialmente che
a) Poiché altri [Matteo e Marco?] si sono impegnati a scrivere della vita di Gesù, e
b) Poiché egli seguiva da vicino ogni cosa,
c) Luca ritenne opportuno scrivere il proprio Vangelo.
C3. L’autore o gli autori di 2 Maccabei affermano che l’opera è semplicemente una sintesi dei cinque volumi di Giasone di Cirene. L’autore ha dichiarato che ciò ha comportato molte difficoltà e spiega come e perché hanno prodotto ciò che hanno fatto.
C4. Sebbene l’autore di 2 Maccabei 2 descriva in modo molto dettagliato come il libro sia stato redatto, egli omette di menzionare che Dio abbia avuto alcun ruolo nell’ispirazione dell’opera.
D: In Lc 1,3 e in Atti 1,1, chi era Teofilo?
R: In greco, il nome «Teofilo» significa «amante di Dio». O i libri erano indirizzati a una persona specifica di nome Teofilo, oppure, più probabilmente, erano rivolti agli amanti di Dio di ogni luogo.
Teofilo, vescovo di Antiochia dal 168 al 181/188 d.C., visse in epoca successiva e quindi non può riferirsi a lui. Allo stesso modo, era anche il nome di un patriarca di Alessandria intorno al 391 d.C.
D: In Lc 1,5, cosa significa il nome Elisabetta?
R: Elisabetta (Elisabet in greco) corrisponde a Elisheba in ebraico. Significa «Dio è il mio giuramento». Elisheba era figlia di Amminadab di Giuda e moglie di Aronne, come riportato in Esodo 6,23. Il Wycliffe Bible Dictionary alle pagine 520 e 522, il New International Dictionary of the Bible a pagina 308 e la guida scettica Asimov’s Guide to the Bible a pagina 918 riportano tutti informazioni simili.
D: In Luca 1:13, perché era così importante chiamare Giovanni il bambino di Elisabetta?
R: La Scrittura non lo dice. A volte Dio ha ragioni specifiche per agire in un certo modo, e il Signore non è tenuto a rivelarcele. Normalmente, in quella cultura, era il padre ad avere il diritto di dare il nome al figlio. Se Dio non avesse detto di chiamarlo Giovanni, non avremmo idea di quale sarebbe stato il suo nome.
D: In Lc 1,15 e Mt 11,14, in che senso Giovanni Battista era «nello Spirito e nella potenza di Elia»? Era forse la reincarnazione di Elia?
R: No. Egli venne nello spirito e nella potenza di Elia, ma Giovanni non era la reincarnazione di Elia. Si veda la discussione su Marco 9,11-13 per la risposta.
D: In Lc 1,15, cosa significa che Giovanni Battista era pieno di Spirito Santo fin dalla nascita?
R: A partire dal Giorno di Pentecoste, i credenti ricevono lo Spirito Santo che dimora in loro quando nascono di nuovo. Giovanni Battista era una persona unica con una missione unica. Era pieno di Spirito Santo fin da prima della nascita.
D: In Luca 1,15-80, in che modo un ministero potrebbe avere oggi un «tempo di Giovanni»?
R: L’annuncio di Gesù era ormai imminente, ma non era ancora avvenuto. Quello era il tempo del precursore, che si stava preparando a sua volta per l’annuncio del Messia. Talvolta, in un ministero di successo, vi è dapprima un «periodo di silenzio» dedicato all’apprendimento, alla formazione del carattere, all’addestramento e alla comprensione del contesto, prima di «apparentemente» irrompere all’improvviso sulla scena.
D: In Lc 1,20-22, in che modo Zaccaria avrebbe potuto continuare a servire nel tempio dopo essere stato reso muto?
R: Due punti da considerare nella risposta.
a) Il fatto che Zaccaria portasse le offerte e i sacrifici non richiedeva che parlasse.
b) Dopo che si verificò questo miracolo, Luca non specifica se Zaccaria fosse stato temporaneamente sollevato dai suoi doveri o meno.
Per ulteriori informazioni, si veda J. Gresham Machen, *The Virgin Birth of Christ*, cap. 10, pag. 234.
D: In Lc 1,28.42, in che senso Maria è piena di grazia?
R: Ciò non si riferisce né alla composizione chimica, né a quella fisica, né a quella spirituale di Maria. Piuttosto, la grazia in questo contesto indica un favore immeritato, e a Maria fu concesso un grande favore attraverso il privilegio di essere la madre del nostro Signore. Ricordi che chi non avesse una natura peccaminosa e non avesse mai peccato non avrebbe bisogno di un Salvatore. In Luca 1:47, Maria dimostra di aver avuto bisogno anche lei di un Salvatore. Si vedano *When Critics Ask*, pagg. 382-383, e *When Cultists Ask*, pagg. 142-144, per ulteriori informazioni sul motivo per cui Maria non fu concepita immacolata e non visse una vita senza peccato, come sostiene la Chiesa cattolica . Storicamente, nessun autore cristiano pre-niceno scrisse che Maria fosse senza peccato o possedesse riserve di merito.
D: In Lc 1,31, perché era importante dare un nome al bambino di Maria, Gesù?
R: La Scrittura non lo dice esplicitamente. Tuttavia, il termine ebraico per Gesù, Yeshua, significa «Jehovah salva», e sembra l’unico nome appropriato per Gesù, poiché significa «Yahweh salva». Inoltre, potrebbe essere rilevante il fatto che Zaccaria 3:1-5 menzioni un sommo sacerdote di nome Yeshua, che apparentemente è un tipo del Salvatore. Il nome di Giosuè e quello di Gesù sono gli stessi in ebraico.
D: In Lc 1,34 e Mt 1,18-20, come può essere possibile una nascita verginale?
R: Con mezzi naturali, ciò non è possibile per gli esseri umani. Ma poiché Dio Onnipotente può creare l’uomo dalla polvere della terra, in confronto una nascita verginale non sarebbe troppo difficile per Lui.
D: In Lc 1,35, perché la Bibbia non risparmia nemmeno a Dio le calunnie relative ad atti sessuali illeciti che Gli vengono attribuiti quando lo Spirito Santo coprì Maria con la Sua ombra, senza spiegare in che modo ciò avvenne? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmed Deedat.)
R: Sebbene Dio non ci abbia rivelato esattamente come abbia compiuto questo miracolo, nessun cristiano dei primi tempi lo ha mai interpretato in alcun modo come un atto sessuale. È molto strano che Deedat sollevi questa questione, poiché persino il Corano afferma che Gesù nacque da una vergine. Ho sentito parlare di un musulmano che, apparentemente nel suo zelo anticristiano, negava che Gesù fosse nato da una vergine, nonostante ciò che insegna la sua stessa religione.
D: In Lc 1,37; Mt 19,26; Mc 10,27, come può essere vero che nulla è impossibile a Dio, dal momento che è impossibile che Dio menta (Eb 6,18), rinneghi Se stesso (2 Timoteo 2,13), giuri per qualcosa di più grande di Sé (Eb 6,13) o sia tentato dal male (Giacomo 1,13)?
R: Nessuna «cosa» è impossibile a Dio. Mentire e le contraddizioni logiche non sono «cose», e Dio non le compie. Si veda *When Critics Ask*, pag. 351, per una risposta più approfondita.
D: In Luca 1:37, che ne è della teoria secondo cui Maria avrebbe avuto rapporti sessuali con un soldato di nome Parthenos?
R: Il termine greco per «vergine» è parthenos. Alcuni non credenti hanno ipotizzato in passato che «Panthera» fosse un soldato romano che avrebbe generato Gesù. Tuttavia, parthenos in greco significa «vergine», non abbiamo alcuna testimonianza di una persona che si chiamasse Parthenos, e sarebbe un nome molto improbabile per un uomo greco. Lo scrittore dei primi secoli Origene fu il primo, a quanto ci risulta, a rispondere a questa accusa nel suo opera *Contro Celso*, libro 1, capitolo 32, pag. 410.
D: In Lc 1,37, Dio è davvero onnipotente?
R: Sì. Ecco cosa dicono le Scritture riguardo alla potenza di Dio.
Dio è onnipotente. Luca 1,37; Geremia 32,27; Isaia 1,9
Tutto ciò che Dio decreta avviene. Isaia 14:24,27; 43:13; 55:11; Giovanni 10:26-28. Dio è sovrano su ogni cosa. Isaia 6:5; Salmo 103:14
Dio agisce come meglio crede. Matteo 20:15; Salmo 115:3; 135:6; Romani 9:20
Nulla è troppo difficile per Dio. Genesi 18:14; Giobbe 42:2; Geremia 32:17; Matteo 19:26
Dio non può smentire Se stesso (2 Timoteo 2:13), mentire (Ebrei 6:18; 1 Samuele 15:29), né essere tentato dal male (Giacomo 1:13), né giurare per qualcuno più grande di Lui (Ebrei 6:13).
Nulla accade se non ciò che Dio permette. Giobbe 1:12; 2:6; Giacomo 4:15
Ogni «decisione del sorteggio» proviene dal Signore. Proverbi 16:33
Tutte le cose concorrono al compimento della Sua volontà. Romani 8:28; Efesini 1:11
Nessuno può ostacolare i decreti di Dio. Isaia 43:13; Romani 11:29
Molti riescono a opporsi alla volontà comandata o desiderata da Dio. Atti 7:39,51; 4:11; 13:46; 14:2; 2 Corinzi 6:1
Le persone compiono alcune azioni buone di propria iniziativa. 2 Corinzi 8:17
In sintesi, la potenza di Dio è limitata solo da Lui stesso. Accade tutto ciò che Dio comanda. Non accade nulla che Dio non permetta. Dio può scegliere, per un certo tempo, di delegare la Sua sovranità e di permettere alcune cose che Gli spezzano il cuore, ma in ultima analisi tutto è intessuto nel Suo piano.
D: In Lc 1:38, se Maria avesse rifiutato, Dio non sarebbe stato in grado di redimere l’umanità?
R: No. Dio si serve delle persone come Suoi strumenti, ma non è vincolato a ricorrere a una persona in particolare. Mardocheo lo comprese bene in Ester 4:14.
Ipoteticamente parlando, non sarebbe stato un problema per Dio elaborare un piano alternativo. Forse avrebbe potuto scegliere un’altra donna e assicurarsi che sviluppasse le qualità necessarie per essere una buona madre per Gesù.
In realtà, Dio conosce ogni giorno della nostra vita prima ancora che esistessimo (Salmo 139), comprese tutte le decisioni che prendiamo e tutte quelle che Maria avrebbe preso. Pertanto, Dio non aveva bisogno di un piano alternativo.
D: Luca 1,48 indica che dobbiamo venerare Maria al di sopra di tutte le donne?
R: No. Maria era una destinataria della grazia di Dio, non una fonte della propria grazia. Quattro punti da considerare nella risposta.
Il testo greco non afferma che dobbiamo benedirla al di sopra di tutte le donne, ma che ella era la più benedetta tra le donne per essere la madre di Gesù.
Jael era la donna più benedetta in Giudici 5,24 perché uccise Sisera. Se ritenete di dover venerare Maria a causa della formulazione di Luca 1,48, non dovreste dimenticare di venerare Jael come la più benedetta tra le donne prima di Maria, a causa della formulazione di Giudici 5,24.
Quando giunsero i Magi, si prostrarono e adorarono Gesù. Non si dice che si siano prostrati o abbiano venerato Maria.
Ricordate che anche Maria adorava suo Figlio.
Infine, in Atti 1,13-14, quando i discepoli erano riuniti e vi era presente anche Maria, madre di Gesù, tutti pregavano Dio; nessuno pregava o venerava Maria.
Per ulteriori informazioni, si vedano *When Cultists Ask*, pag. 145, e *When Critics Ask*, pagg. 381-382.
D: In Lc 1,48, in che senso Maria è la più benedetta tra le donne?
R: Maria era la più benedetta in quanto madre del bambino Gesù. Maria non disse: «L’anima mia esulta», ma piuttosto: «L’anima mia esulta nel Signore». I cristiani la ricorderanno e la onoreranno sempre come colei che ha allevato Gesù. Nelle Scritture non vi è alcun accenno al fatto che fosse senza peccato, che fosse stata concepita immacolatamente, che fosse rimasta vergine per tutta la vita, che possedesse riserve di meriti o che fosse ascesa al Cielo. Le Scritture non la definiscono mai «co-mediatrice» o «co-redentrice», né indicano che dobbiamo venerarla o adorarla. Gli scrittori cristiani pre-niceni non conoscevano affatto l’idea che Maria fosse una co-mediatrice o una co-redentrice, né che qualcuno pensasse di venerarla.
È corretto ma ambiguo definire Maria «madre di Dio», come fece il Concilio di Efeso. È assolutamente impossibile che Maria sia la madre di Dio Padre o dello Spirito Santo. Nestorio inizialmente si oppose all’affermazione che Maria fosse la madre di Dio, ma in seguito accettò il termine, sebbene con riluttanza. Maria è autenticamente la madre di Dio, poiché è la madre di Gesù. Tuttavia, Gesù esisteva in cielo prima che Maria fosse creata, e Maria non è la madre di Dio Padre né di Dio Spirito Santo. Anziché affermare che Maria è la madre di Dio, è preferibile dire che Maria è la madre di Dio Figlio.
D: In Lc 1,62-63, cosa ci rivela questo passo riguardo a Zaccaria?
R: Lc 1,62-63 mostra che in questo contesto Zaccaria era sia sordo che muto.
D: In Lc 1,70 e in Atti 3,21, i discorsi di Zaccaria e di Pietro indicano che la terra fosse giovane, poiché i profeti parlavano «fin dall’inizio»?
R: No, poiché «fin dall’inizio» è un’espressione che indica i tempi più remoti. Essi parlavano fin dall’inizio dell’umanità, non fin dall’inizio, sei giorni prima. Pertanto, Luca 1,70 non stabilisce la durata di un giorno.
Per esempi dell’uso del termine «inizio» che non si riferisce all’inizio della creazione, si vedano Luca 1:2; Giovanni 8:25; 15:27; 16:4; Atti 26:5.
D: In Lc 1,80; 2,52; 4,16, Gesù si recò in India e apprese da maestri indù, come sostengono alcuni esponenti del movimento New Age?
R: No. Nel libro *When Cultists Ask*, alle pagine 146-148, si menziona che l’autore russo Nicolas Notovitch abbia affermato ciò. Si menziona inoltre che Gesù citò ampiamente l’Antico Testamento, ma mai le «scritture» vediche indù. Vi sono cinque punti da considerare nella risposta.
1. Luca 1:80 si riferisce a Giovanni Battista, non a Gesù. Zaccaria era il padre di Giovanni, e il canto di lode a Dio intonato da Zaccaria in Luca 1:67-79 non si riferisce a Gesù, ma a suo figlio: «un profeta dell’Altissimo; poiché tu andrai davanti al Signore per preparargli la via» (Lc 1:76 BSB)
2. Luca 2:39-40 afferma che Gesù tornò a Nazaret, non in India.
3. Luca 2:41 afferma che ogni anno i genitori di Gesù, presumibilmente insieme a Lui, si recavano a Gerusalemme.
4. In Luca 2,51-52, dopo aver compiuto dodici anni, Gesù crebbe anch’egli a Nazaret.
5. Infine, Luca 4:16 afferma che Gesù è stato allevato a Nazaret.
In sintesi, non vi è alcuna prova che Gesù si sia recato in alcun luogo al di fuori della Palestina e dell’Egitto. Le prove che Gesù, da ragazzo, sia andato in India sono pari a quelle che sia andato sulla luna.
D: Riguardo a Luca 2, ho ricevuto questa e-mail: «L’origine del Natale affonda tradizionalmente le sue radici nei Saturnali romani, che il cristianesimo ha soppiantato. Non vi è alcun precedente biblico per questa festività».
R: Ecco la risposta breve:
a) Non conosciamo il mese e l’anno di nascita di Gesù, quindi qualsiasi data è valida quanto un’altra.
b) I Romani celebravano numerose festività, pertanto qualsiasi giorno sarebbe stato vicino a una festività romana o a un’altra.
c) I primi cristiani erano disposti a morire piuttosto che adorare altri dei, quindi il Natale non aveva nulla a che fare con il culto di Saturno o di qualsiasi altro idolo durante i Saturnali.
d) Molti dei primi cristiani di origine pagana erano schiavi e, poiché i Romani avevano l’usanza di concedere ai propri schiavi una libertà temporanea per alcuni giorni durante il periodo dei Saturnali, quello sarebbe stato l’unico momento in cui avrebbero potuto allontanarsi per riunirsi in occasione del Natale senza essere perseguiti.
Si veda la domanda successiva per la risposta completa.
D: In Luca 2, il Natale è una festività pagana, e perché viene celebrato il 25 dicembre?
R: No, il Natale non è una festività pagana. Non conosciamo il mese e il giorno in cui nacque Gesù. Non sarebbe tuttavia ragionevole che tutti i contadini dovessero recarsi da qualche parte per essere tassati né al momento del raccolto né al momento della semina. Esistono due punti di vista sul motivo per cui il Natale cade subito dopo i Saturnali: la coincidenza e la non coincidenza. Ecco le prove a sostegno di entrambe le tesi.
Coincidenza: diverse culture celebravano festività in periodi diversi. Ad esempio, i Greci dell’epoca tarda avevano più giorni festivi che non festivi. I Romani celebravano una festività minore ogni Ides (il 13 o il 15) del mese in onore di Giove. Ogni sei giorni prima di tale data veniva offerto un sacrificio a Giunone e a Giano. Ecco un elenco parziale delle festività romane.
1° gennaio: Giorno sacro a Giano
9 gennaio: Agonia (in onore di Giano)
Febbraio: festa sabina (non solo romana) di purificazione chiamata Februa
15 febbraio: Lupercalia (non dedicate a nessuna divinità)
17 febbraio: Quirinalia (dedicate a Marte)
27 febbraio: Prime Equirrie (in onore di Marte)
1 marzo: Matronalia (in onore di Giunone)
14 marzo: Seconda Equirria (in onore di Marte)
19 marzo Quinquatrus (in onore di Minerva)
23 marzo Tubilustrium (purificazione delle trombe)
Aprile: Festa in onore di Venere
25 aprile Robigalia (per chiedere alla ruggine di risparmiare il grano)
Primavera? Baccanali (festa all’insegna dell’ubriachezza e della sensualità)
15 maggio Festa in onore di Mercurio e Maia
26 maggio Ambarvalia (per un buon raccolto)
9 giugno Vestalia (in onore di Vesta)
13-14 giugno: Quinquatrus Minori (in onore di Minerva)
Il mese di luglio fu ribattezzato in onore dell’imperatore Giulio Cesare, che fu proclamato dio.
23 luglio: Neptunalia (nel periodo in cui l’acqua era più necessaria)
Il mese di agosto fu ribattezzato in onore dell’imperatore Augusto, che fu proclamato dio.
9 agosto Vinalia rustica (in onore di Venere)
13 agosto Festa in onore di Diana (gli schiavi venivano liberati per un giorno)
23 agosto: Vulcanalia (in onore di Vulcano)
4 settembre Ludi Magni in onore di Giove, Giunone e Minerva (Encyclopedia Britannica, edizione del 1957)
13 settembre Festa di Giove (con grande risalto dello Stato romano)
15 ottobre Cavallo di ottobre (sacrificio a Marte)
1° novembre Festa di Pomona, dea del raccolto
17-24 dicembre: Saturnali (commemorazione dell’età dell’oro di Saturno – gli schiavi venivano liberati per 8 giorni)
Anche Tertulliano (198-220 d.C.), nel capitolo 10 dell’opera *De idolatria*, menziona le Quinquatria, le Minervalia, i Saturnali, il Septimontium e la festa della Carità tra i Parenti. Non siamo tuttavia certi delle date di alcune di queste festività.
Lo scopo di elencare le festività romane è che, indipendentemente da quando venisse celebrato il Natale, molto probabilmente sarebbe stato in prossimità di una festività romana o di un’altra.
Non una coincidenza: celebrare il Natale il 25 dicembre non era una coincidenza per tre ragioni.
N1. Non in quei periodi: Alcuni periodi erano meno appropriati di altri per il Natale. Intorno al 9-24 marzo si tenevano numerosi spettacoli gladiatori in onore di Minerva. Probabilmente i primi cristiani non avrebbero voluto festeggiare all’aperto mentre i romani cercavano persone da far combattere contro le belve. Il 13 settembre era in primo piano il culto di Marte, protettore dello Stato. Anche in quell’occasione i cristiani non avrebbero voluto dare nell’occhio.
N2. In concorrenza con i Saturnali: celebrare il Natale subito dopo i Saturnali potrebbe essere stata una scelta deliberata per «competere» con la festività romana. Tuttavia, questa interpretazione presuppone che i Saturnali fossero una festività di estrema importanza, cosa che non era necessariamente vera.
N3. Molti cristiani erano schiavi: oltre la metà degli abitanti dell’Impero Romano era costituita da schiavi, e probabilmente la percentuale di cristiani tra gli schiavi era ancora maggiore. La festività pagana dei Saturnali concedeva agli schiavi cristiani una maggiore libertà rispetto al solito, poiché in quel periodo gli schiavi erano temporaneamente liberi. Avevano quindi il tempo libero necessario per organizzare e riunirsi in occasione della propria festività.
Per ulteriori informazioni, si veda *Now That’s a Good Question*, pagg. 362-364.
D: In Lc 2, il Natale è stato semplicemente copiato dalla festività pagana romana del Sol Invictus?
R: No. La festa del Sol Invictus (il sole invincibile) veniva celebrata il 23 dicembre, non il 25, quando le giornate cominciavano ad allungarsi. Oltre a ciò, il Natale non poteva essere copiato dal Sol Invictus per altri due motivi.
1) La festa del Sol Invictus fu istituita solo nel 270/274 d.C. sotto l’imperatore Aureliano, un persecutore dei cristiani.
2) Efrem il Cristiano siriaco (circa 350-378 d.C.) attesta che la Natività di Cristo veniva celebrata. Egli dimostra che essa veniva celebrata circa 13 giorni dopo il solstizio d’inverno. (Inni sulla Natività, Inno 4, p. 235). Efraem visse nella parte occidentale dell’Impero sassanide persiano, dove le festività proclamate dall’imperatore romano non venivano celebrate.
Nell’Impero Romano, Gregorio di Nazianzo tenne quello che alcuni considerano uno dei suoi migliori sermoni, in occasione del compleanno di Cristo, il 25 dicembre del 380 d.C. o il 6 gennaio del 381 d.C. (Orazione 38, pp. 345-351).
D: In Lc 2,1, è corretto che i cristiani abbrevino la parola «Natale» con «Xmas»?
R: È accettabile. Come sottolinea R.C. Sproul in *Now That’s a Good Question*, pp. 364-365, l’abbreviazione non era una «X» ma una croce, e non vi è alcuna intenzione di mancare di rispetto a Gesù.
D: In Lc 2,1-5, perché Cesare Augusto avrebbe presumibilmente causato il caos ordinando a tutti di tornare alla propria città natale?
R: Innanzitutto ciò che sostiene lo scettico Isaac Asimov, e poi due risposte diverse.
La *Guida alla Bibbia* di Asimov, a pag. 929, afferma senza mezzi termini: «I Romani non avrebbero potuto in alcun modo condurre un censimento così bizzarro. Perché avrebbero dovuto volere che ogni persona si recasse nella città dei propri antenati anziché in quella in cui effettivamente risiedeva? … No, è difficile immaginare un intreccio più complicato di inverosimiglianze e i Romani non avrebbero certamente organizzato un censimento del genere».
C. Vibio Massimo, prefetto romano d’Egitto, non sarebbe d’accordo. Infatti, l’editto fiscale di Vibio Massimo del 104 d.C. imponeva a tutti gli abitanti dell’Egitto di tornare nella propria città natale. Ciò non avrebbe causato alcun caos per i contadini e le persone più povere, che comunque non viaggiavano molto. Si vedano *The Case for Christ*, pag. 135, e il *Wycliffe Bible Dictionary*, pag. 414, per ulteriori informazioni; in tali fonti si afferma che il decreto è documentato in Deiss, *LAE*, pag. 271.
La scelta di Giuseppe: per quanto riguarda il ritorno di Giuseppe a Betlemme rispetto al fatto che egli definisse Nazareth la propria città natale, i Vangeli in realtà non affermano che Cesare Augusto avesse imposto a tutti i cittadini dell’impero di tornare nella propria città natale. Forse Giuseppe aveva le sue ragioni, e riteneva importante registrarsi come discendente della stirpe reale di propria iniziativa, oppure gli era stato chiesto di farlo da un angelo. Tuttavia, Giuseppe non era l’unico a sentire la necessità di mettersi in viaggio per il censimento, poiché le locande di Betlemme erano piene.
D: In Lc 2,1, perché Giuseppe lasciò la propria casa e tornò nella sua città natale?
R: Vi sono due risposte concomitanti.
Motivo celeste: Dio, nella Sua provvidenza, ha disposto le cose in questo modo affinché si adempisse la profezia secondo cui Gesù sarebbe nato a Betlemme.
Motivo terreno: o Giuseppe stesso desiderava semplicemente tornare nella propria città natale, oppure le persone erano tenute a tornare nella propria città natale, per garantire che nessuno venisse tralasciato nel censimento. Un requisito analogo, secondo cui tutti dovevano tornare nella propria città natale, era presente nell’editto di censimento dell’Egitto del 104 d.C. Il prefetto, C. Vibius Maximus, scrisse: «Essendo imminente il censimento per nuclei familiari, è necessario avvisare tutti coloro che, per qualsiasi motivo, si trovano lontani dalle proprie circoscrizioni amministrative di tornare a casa per ottemperare alla consueta ordinanza di censimento e di rimanere nei propri terreni agricoli». Per ulteriori informazioni, si veda *The New Testament Documents: Are They Reliable?* di F.F. Bruce, IVP, pp. 86-87.
D: In Lc 2,2, cosa sappiamo di Quirinio?
R: Quirinio ricoprì la carica di governatore in due occasioni. La prima volta fu tra il 12 e il 6 a.C., quando guidò una campagna militare contro gli Homanadensi in Anatolia (l’odierna Turchia). La seconda volta, secondo un’iscrizione, Quirinio fu governatore della Siria a partire dal 6 d.C. Non disponiamo di documenti che indichino di quale provincia Quirinio fosse governatore la prima volta. Esistono due opinioni al riguardo:
Sir William Ramsay sostiene che Quirinio fosse governatore della Siria la prima volta. (La Siria è adiacente alle montagne dell’Anatolia). Sebbene disponiamo di un elenco completo dei governatori della Siria in quel periodo e Quirinio non venga menzionato fino al 6 d.C., è possibile che Quirinio fosse stato nominato governatore aggiuntivo ad hoc per quella campagna militare.
F.F. Bruce sostiene invece che Quirinio fosse probabilmente governatore della Galazia, situata in Anatolia.
A titolo di nota a margine, vi sono molti aspetti del mondo antico che non possiamo dimostrare. Ad esempio, le monete di Damasco non riportano alcuna traccia dell’occupazione romana di Damasco tra il 34 e il 62 d.C. Eppure, siamo certi che i Romani governassero Damasco in quel periodo. Allo stesso modo, quando l’imperatore Claudio espulse gli ebrei da Roma nel 49-50 d.C., Giuseppe Flavio non menzionò mai questo evento, ma solo Svetonio e Luca. Si veda http://www.biblehistory.net/newsletter/cyrenius.htm per ulteriori informazioni su Quirinio. Si vedano inoltre *The New Testament Documents: Are They Reliable?* di F.F. Bruce (pp. 86-87), *Encyclopedia of Bible Difficulties* (pp. 365-366) e *When Critics Ask* (pp. 383-385) per ulteriori approfondimenti.
D: In Lc 2,1-5, quando avvenivano i censimenti dell’Impero Romano?
R: Il censimento era importante per stabilire le aliquote fiscali, e i Romani lo volevano per tassare la popolazione in modo più equo (e completo).
Nel 44 a.C. i Romani imponevano tasse agli ebrei (sebbene senza un censimento), secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio in *Antichità giudaiche*, libro 14, cap. 271.
8-4 a.C. Augusto fece effettuare tre censimenti, il secondo dei quali avvenne nell’8-4 a.C. Augusto riferisce di aver ordinato il primo censimento nell’8 a.C., nelle *Res Gestae* 8 – Le gesta di Augusto. L’attuazione del censimento avrebbe richiesto alcuni anni. L’*Enciclopedia delle difficoltà bibliche*, a pag. 366, menziona un censimento nel 7 a.C.
6/7 d.C. Archelao fu deposto e i suoi territori furono annessi alla Siria. Giuseppe Flavio (93-94 d.C.) (Antichità giudaiche 17.13:5, pag. 375) afferma che Cirenio «effettuò un censimento dei loro beni» e approfondisce la figura di Cirenio in Antichità giudaiche 18.1.1, pag. 376. Si tratta molto probabilmente dello stesso censimento menzionato in Atti 5:37.
Censimento romano del 20 d.C. e, successivamente, ogni 14 anni secondo il Papiro di Ossirínco 225 (in Milligan, Papiri greci, pp. 44-47). Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, si vedano il Dizionario biblico Wycliffe, pp. 319, 414, e «Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni», pp. 71-72.
Nel 104 d.C. in Egitto si tenne un censimento sotto Vibio Massimo. Ciò avvenne 14 × 6 anni dopo il censimento del 20 d.C.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pp. 68-69, e *http://www.biblehistory.net/newsletter/cyrenius.htm*.
D: In Lc 2,1-5, Luca ha forse confuso questo censimento con quello avvenuto nel 6 d.C. sotto Quirinio, di cui si parla in Atti 5,37?
R: No, per due motivi.
a) È improbabile che Luca, che menzionò il censimento in Atti 5,37, lo abbia confuso con quello precedente alla nascita di Gesù.
b) Lo stesso Luca era consapevole della possibilità di confusione, ed è molto probabile che sia per questo che Luca 2,2 recita: «([Questo] fu il primo censimento che ebbe luogo mentre Quirinio era governatore della Siria.)». Ciò implica chiaramente che Luca sapesse che vi era stato più di un censimento. In alternativa, si noti che [Questo] non è presente nel testo greco e che il termine «primo» può essere tradotto con «precedente». Pertanto, secondo *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pag. 71, Luca 2:2 può anche significare: «Questo avvenne in occasione di un censimento precedente alla nomina di Cirenio a governatore della Siria».
Per ulteriori informazioni, si veda *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pagg. 68-69.
D: In Lc 2,2, Gesù nacque durante il regno di Erode il Grande, morto nel 4 a.C., oppure all’epoca in cui Quirinio era governatore della Siria, nel 6 d.C., come indicato in Lc 2,2?
R: Gesù nacque prima della morte di Erode, intorno al 4 a.C. Di seguito sono riportate le prime due possibili risposte, seguite da quella più probabile.
Risposta 1: F.F. Bruce menziona che molti grammatici traducono il greco di Luca 2,2 come «prima che» Quirinio fosse governatore, non «mentre» in *The New Testament Documents: Are They Reliable?* (IVP), pp. 86-87. La *Baker Encyclopedia of Christian Apologetics*, pp. 430-431, ne fa menzione ma preferisce la terza spiegazione.
Risposta 2: Tertulliano (198-220 d.C.), in *Contro Marcion*, libro 4, cap. 19, pag. 378, riteneva che il nome «Quirinio» fosse stato sostituito a «Saturnino». Storicamente, sappiamo che Sentius Saturninus fu governatore della Siria dall’8 al 6 a.C., fino a quando non gli succedette Varo dal 6 al 3 a.C.
Risposta più probabile: Quirino fu governatore due volte, e sappiamo che la seconda volta fu nel 6 d.C. La prima volta in cui ricoprì la carica fu dal 12 al 6 a.C., all’epoca della nascita di Gesù, quando guidò una campagna militare contro gli Homanadensi nell’ e dell’Anatolia. Tuttavia, non conosciamo la provincia in cui fu governatore la prima volta.
Lo stesso Luca era apparentemente consapevole della possibilità di confusione riguardo a Quirinio, poiché il versetto 2 recita: «Questo fu il primo censimento…», il che implica che sotto Quirinio vi fu più di un censimento.
Si veda *The New Testament Documents: Are They Reliable?* di F.F. Bruce (pp. 86-87) per un’analisi di tutte queste posizioni, nonché *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pp. 365-366, e *When Critics Ask*, pp. 383-385, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 2,34, in che modo Gesù avrebbe causato l’innalzamento e la caduta di molti in Israele?
R: Molti di coloro che esteriormente apparivano vicini a Dio si sarebbero rivelati ipocriti, lontani da Lui. Molti di coloro che erano peccatori malvagi si sarebbero pentiti e sarebbero venuti a Dio. Gesù sarebbe stato una luce non solo per gli ebrei, ma anche per i gentili, come profetizzò Simeone in Luca 2:32. Ad alcuni ebrei ciò avrebbe potuto non piacere.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1375.
D: In Luca 2:37, come poteva Anna servire Dio a quell’epoca, all’età di circa 84 anni?
R: Ciò potrebbe non significare che avesse 84 anni, ma piuttosto che fosse vedova da 84 anni, il che significherebbe che avesse più di cento anni. Le persone, pur disponendo di poche cure mediche efficaci e seguendo una dieta a base di pane, un po’ di carne, latte, frutta e qualche verdura, potevano comunque vivere a lungo. Paradossalmente, però, l’età media di morte era di poco superiore ai 30 anni. Il motivo era che quasi la metà dei bambini moriva prima di diventare adulti. Pensi a quando, da bambino, aveva bisogno di cure mediche: cosa sarebbe successo se non fosse riuscito a riceverle?
Ad ogni modo, anche a 84 anni Anna era ancora nel Tempio a adorare e servire Dio. Anche a 84 anni, Dio aveva in serbo per lei un compito nuovo e speciale: diffondere la parola sul Messia. Adorare e servire Dio, e diffondere la parola sul Messia, è ciò che anche noi dovremmo fare attivamente, indipendentemente dalla nostra età.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1375-1376.
D: In Lc 2,40, poiché la grazia è un favore immeritato, in che modo si manifestava la grazia di Dio su Gesù?
R: Ciò esprime il fatto che Gesù godeva della grazia di Dio; significa che Dio Padre era soddisfatto di come Gesù stava crescendo e che Dio Padre e lo Spirito Santo stavano rafforzando la crescita umana di Gesù. Si veda anche la discussione su Luca 2:52 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 2,43-50, Gesù disobbedì ai suoi genitori, e forse peccò, non tornando da loro?
R: No, Gesù non ha disatteso alcun comando di Sua madre. Maria potrebbe aver pensato che Gesù fosse disobbediente sulla base di Luca 2:48. Tuttavia, a volte i genitori si sbagliano quando ritengono che i propri figli non stiano agendo nel modo giusto. Non gli hanno mai dato un comando a cui Gesù abbia disobbedito, ed è possibile che Gesù non si fosse nemmeno reso conto che se ne fossero già andati.
In generale, i figli devono obbedire ai propri genitori. Tuttavia, se i nostri genitori contraddicono un comando di Dio, dobbiamo obbedire a Dio e non ai nostri genitori su quel punto specifico.
D: In Lc 2,49, Gesù ha risposto in modo impertinente a Sua madre?
R: No. Spiegare con rispetto il motivo per cui ci si trovava in un determinato luogo non significa rispondere in modo impertinente ai propri genitori. Gesù parlò con Sua madre, ma non Le rispose in modo impertinente.
D: In Lc 2,52, poiché nessuno cresce in grazia a se stesso e poiché Gesù è Dio, in che modo Gesù è cresciuto in grazia presso Dio?
R: Nella Bibbia, il termine «Dio», quando non si riferisce a un idolo, a volte indica Dio Padre, a volte Dio Figlio, a volte Dio Spirito Santo e a volte Dio nella Trinità. In questo contesto indica Dio Padre e Dio Spirito Santo.
Inoltre, Dio Padre ricopre il ruolo di Dio nei confronti di Dio Figlio, come mostra chiaramente Ebrei 1:9 quando afferma: «perciò Dio, il tuo Dio…» (BSB). Durante la sua permanenza sulla terra, anche Gesù imparò la sottomissione e l’obbedienza, secondo Ebrei 5:7-8.
D: In Lc 3:1, a quale data esatta corrisponde il «quindicesimo anno di Tiberio»?
R: Esiste un margine di incertezza di due anni riguardo al «quindicesimo anno di Tiberio», poiché Tiberio fu co-imperatore con Augusto per due anni. Se si conta a partire dal momento in cui divenne co-imperatore, il ministero di Giovanni risalirebbe al 26-27 d.C. Se invece si conta a partire dal momento in cui Tiberio divenne imperatore unico, il ministero di Giovanni si collocherebbe negli anni 28-29 d.C. La maggior parte degli studiosi concorda tuttavia sulla seconda ipotesi. Si vedano The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pag. 480; The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pagg. 854 e 857-858; e l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 809 per ulteriori informazioni al riguardo.
D: In Lc 3,1, quali prove extra-bibliche esistono riguardo a Lisania, tetrarca di Abilene nel quindicesimo anno di Tiberio (27-28 d.C.)?
R: Un secolo fa non ve ne era alcuna. Un certo Lisania di Abilene, giustiziato nel 34 a.C., visse in un’epoca troppo remota per essere rilevante.
Nel XX secolo la situazione è cambiata. È stata rinvenuta un’iscrizione che recitava: «Per la salvezza dei Signori Imperiali e di tutta la loro famiglia, da parte di Nymphaeus, liberto di Lisania il tetrarca». Le parole «Signori Imperiali» consentono di datare questa iscrizione tra il 14 d.C. e il 29 d.C.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The New Testament Documents: Are They Reliable?* di F.F. Bruce (IVP), pagg. 87-88, e *The Case for Christ* di Lee Strobel, pag. 130.
D: In Lc 3,2, perché Anna e Caifa vengono menzionati qui come «il sacerdozio»?
R: Poteva esserci un solo sommo sacerdote alla volta. Anna era il sommo sacerdote fino a quando i Romani non decisero di destituirlo. Pertanto, Caifa, genero di Anna, divenne sommo sacerdote, ma Anna continuava a esercitare la propria influenza dietro le quinte. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 854.
D: In Lc 3,7, ritiene che tutti coloro che vennero a vedere Giovanni Battista fossero sinceri?
R: Non necessariamente. Potrebbero essere venuti solo per «assistere allo spettacolo». Vennero anche farisei e sadducei, e Giovanni li rimproverò. Naturalmente, alcuni potrebbero inizialmente essere venuti solo come «turisti», ma poi ascoltarono e giunsero al pentimento.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1377, e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 855.
D: In Lc 3,9, cosa significa l’espressione «la scure è già posta alla radice»?
R: In un frutteto, un albero che non porta frutto dovrebbe essere abbattuto per fare spazio a uno che lo faccia. Lo stesso vale per il frutteto di Dio. Giovanni Battista avverte che il giudizio di Dio è vicino e abbatterà le radici di un albero che non produce il frutto buono dell’accettazione del Messia. Ciò è in accordo con la NIV Study Bible, pag. 1541, la New Geneva Study Bible, pag. 1608, il New International Bible Commentary, pagg. 1192-1193, il Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 211, e l’Evangelical Bible Commentary, pag. 809.
L’espressione «ascia posta alla radice» NON significa che dovremmo essere noi stessi a recidere le radici malvagie che abbiamo. Piuttosto, Giovanni Battista sta lanciando un monito su ciò che Dio farà.
Esistono tuttavia due possibilità, ed entrambe potrebbero essere vere.
A livello individuale: il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1378, afferma: «La venuta di Cristo avrebbe messo alla prova la sincerità del pentimento dell’uomo. Coloro che non avessero manifestato i frutti del pentimento sarebbero stati condannati».
A livello collettivo: se il popolo ebraico avesse respinto il Messia, Cristo avrebbe maledetto il fico (Marco 11,13-14, 20-21) e ne avrebbe reciso quei rami, come afferma Romani 11,17-20.
D: In Luca 3:12-13, perché Gesù disse questo ai pubblicani?
R: Gli esattori delle tasse erano disprezzati non solo perché riscuotevano le imposte per conto dell’odiato governo romano, ma anche perché erano noti per riscuotere più di quanto fosse loro indicato ( ). Nell’Impero Romano gli esattori delle tasse non ricevevano uno stipendio. Piuttosto, un esattore era tenuto a consegnare una somma prestabilita al governo romano. Tutto ciò che superava tale importo poteva tenerlo per sé. Pertanto, gli esattori erano liberi di riscuotere quanto più possibile. Gesù disse agli esattori delle tasse di riscuotere solo ciò che dovevano, il che includeva una somma ragionevole per loro stessi. Gesù NON disse loro di smettere di fare gli esattori delle tasse. Anzi, sarebbe stato meglio per il popolo avere un esattore onesto e rispettabile piuttosto che vedere l’esattore dimettersi e un esattore disonesto prendere il suo posto.
D: In Lc 3,14, perché Gesù si limitò a dire ai soldati romani di accontentarsi della loro paga?
R: Questa semplice affermazione significava che non dovevano derubare né estorcere agli altri. Il mondo politico romano era fondato sull’uso del potere per accumulare ricchezze, e Gesù disse loro che non dovevano ricorrere a mezzi illegittimi per arricchirsi. Ma Gesù non disse ai soldati romani di smettere di essere soldati.
D: In Lc 3,16-17, in che modo avvenne il battesimo di Gesù con lo Spirito Santo e con il fuoco?
R: Gli apostoli furono battezzati con lo Spirito Santo e lingue di fuoco apparvero sulle loro teste in Atti 2. Da allora, il battesimo con lo Spirito Santo è destinato a tutti i credenti. Tuttavia, in questo contesto il fuoco indica più probabilmente il giudizio contro coloro che rifiutano l’unico mezzo di salvezza offerto da Dio. Altri interpretano invece il fuoco come purificazione. Altri ancora lo considerano entrambe le cose.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 856-857, e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1378.
D: In Lc 3,21, Giovanni battezzava per il pentimento; perché allora Gesù si fece battezzare?
R: Gesù è senza peccato, quindi non aveva bisogno di pentirsi di nulla. Ecco perché Giovanni si chiese perché fosse Gesù a essere battezzato, invece che Giovanni stesso. Gesù si fece battezzare per adempiere correttamente a tutto ciò che un ebreo doveva fare. Egli si identificò con Giovanni e con il suo battesimo, sebbene in seguito avrebbe concesso un battesimo più grande. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 859.
D: In Lc 3,22, in che modo questo confuta il pentecostalismo unitariano?
R: Lo Spirito Santo discese sotto forma di colomba. Gesù non è la colomba, e la colomba non è Gesù. Quando il Padre parlò dal cielo, Gesù non stava semplicemente proiettando la propria voce, come farebbe un ventriloquo. Gesù non ingannò il popolo facendogli credere che fosse qualcun altro a parlare, mentre in realtà era solo Lui a ingannarli
D: Al battesimo di Gesù, la voce si rivolse alle persone che circondavano Gesù in Matteo o solo a Gesù stesso (Jesus, Interrupted, pp. 39-40)? In Matteo 3:17 il Padre dice: «Questo è il mio Figlio…» e in Marco 1:11 e Luca 3:22 il Padre dice: «Tu sei il mio Figlio…».
R: Da un lato, il Padre avrebbe potuto parlare due volte: una volta alla folla e una volta, in modo udibile o inudibile, a Gesù. D’altro canto, il Padre potrebbe aver pronunciato semplicemente una sola frase. In numerosi passaggi gli evangelisti non riportano citazioni esatte, ma il succo o il significato di ciò che è stato comunicato. È facile dimenticare che le virgolette moderne erano sconosciute nella scrittura antica. A prescindere da ciò, risulta chiaro da tutti e tre gli evangelisti che il Padre comunicò che Gesù era il Suo Figlio prediletto, nel quale Egli si compiaceva.
D: In Lc 3,23, chi è il figlio di Eli?
R: Le parole «figlio di» non sono presenti nel testo greco, che recita semplicemente «di Eli». Era Maria la figlia di Eli, ed Eli era il nonno biologico di Gesù.
D: In Lc 3,23, perché molte traduzioni affermano che Gesù era «come si riteneva» figlio di Giuseppe, quando «come si riteneva» non era presente nel testo greco? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmed Deedat.)
R: Su questo punto Deedat ha torto. L’espressione è presente nel testo greco. È possibile verificarla nel *Nuovo Testamento greco* di Aland et al. (3ª edizione), così come nella 4ª edizione, nella *Traduzione letterale* di Green e nel *Novum Testamentum Graece* di Nestle-Aland.
In realtà, però, sebbene Giuseppe non fosse il padre biologico di Gesù, era il padre legale.
D: In Lc 3,23-33, come poteva Maria discendere da Giuda, dato che Elisabetta era una delle figlie di Aronne in Lc 1,5 e che Maria ed Elisabetta erano cugine in Lc 1,36?
R: La Bibbia non specifica la tribù delle loro madri.
Pertanto, Maria ed Elisabetta potrebbero essere cugine in base alle seguenti possibilità:
Le due madri erano sorelle: se le loro madri provenissero da una tribù non specificata.
La madre di Maria e il padre di Elisabetta erano fratelli: se la madre di Maria fosse stata sorella del padre di Elisabetta, e quindi la madre di Maria discendesse da Aronne e Levi.
Il padre di Maria e la madre di Elisabetta erano fratelli: il padre di Maria era fratello della madre di Elisabetta e, pertanto, la madre di Elisabetta discendeva da Giuda.
Un musulmano ha interpretato ciò come una prova del fatto che Maria discendesse da Aronne. Ciò è importante per i musulmani, poiché se Maria non discendesse da Aronne, il Corano conterrebbe un errore. I musulmani credono generalmente che il Corano presente sulla terra sia una copia parola per parola del Corano scritto sulle tavole in Paradiso (Sura 85:20-22).
Si veda *When Critics Ask*, pag. 381, per una risposta analoga.
D: In Lc 4,1-16, in che modo queste tre tentazioni si rapportano a quelle che affrontano le persone?
R: Le tre tentazioni di Gesù riguardavano i bisogni materiali, l’acquisizione del potere attraverso il compromesso con il male e la messa alla prova della potenza e della volontà di Dio. I governi mantengono le persone tranquille con favori alimentari o monetari, il potere ottenuto tramite compromessi con la moralità e la sicurezza totale da pericoli reali o immaginari.
In generale, le tentazioni fanno appello al nostro corpo, alla nostra anima o al nostro spirito. 1 Giovanni 2:16 classifica le tentazioni come la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita. Si noti che Satana ha avvolto tutte e tre le tentazioni nella religione, citando persino le Scritture. Probabilmente Satana conosce le Scritture meglio di qualsiasi essere umano mortale sulla terra.
Per quanto riguarda gli Israeliti che vagavano nel deserto, essi erano tentati di affidarsi alla provvidenza di Dio che forniva loro la manna quotidiana, anziché raccoglierne in eccesso o lamentarsi della mancanza di carne, come menzionato da Mosè in Deuteronomio 8:3. Mosè li avvertì in Deuteronomio 6:10-12 che sarebbero diventati orgogliosi una volta entrati nella terra promessa. Gli Israeliti misero alla prova Dio a Massà, come riportato in Deuteronomio 6:16. In altre parole, Gesù affrontò lo stesso tipo di tentazioni che gli Israeliti avevano affrontato durante l’Esodo, eppure le superò tutte. Gesù divenne per noi un esempio di vittoria sulla tentazione in Ebrei 4:14-16; 5:8.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1192; il *Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1380-1381; il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 213; e il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 863-864, 865.
D: In Luca 4:1-16, in che senso esistono delle «scorciatoie» per compiere la volontà di Dio?
R: Gesù sapeva di essere il loro Messia, e Satana gli offrì opportunamente tre scorciatoie per realizzare la volontà di Dio riguardo alla Sua vita. Se Gesù avesse usato il Suo potere per trasformare la pietra in pane per tutti, essi avrebbero seguito qualcuno in grado di soddisfare miracolosamente i loro bisogni fisici. Se Gesù avesse avuto ogni potere sulle nazioni, essi avrebbero seguito qualcuno in grado di conquistare con la Sua potenza. Se Gesù fosse miracolosamente sopravvissuto alla caduta dal tempio, il popolo probabilmente lo avrebbe accettato, e Gesù non avrebbe avuto bisogno di andare sulla croce.
Potremmo avere un obiettivo degno di nota, come realizzare qualcosa per Dio o avvicinare le persone a Cristo. Se cerchiamo con sufficiente attenzione, Satana farà in modo che riusciamo sempre a trovare una “scorciatoia” per raggiungere il nostro nobile obiettivo, ricorrendo a mezzi che dispiacciono a Dio. La corruzione, la coercizione, l’intimidazione e gli spettacoli sono tutti mezzi che non dovremmo utilizzare. Ad esempio, se qualcuno offrisse gratuitamente cibo, beneficenza, cure mediche o altre cose ad altri, ma solo a chi professa la propria religione o a chi si converte, ciò costituirebbe corruzione. Ho sentito parlare di persone a cui è stato promesso del denaro se si fossero convertite all’Islam. Tuttavia, questa non è una «scorciatoia» che i cristiani dovrebbero seguire. Quando Pizarro e i suoi conquistadores spagnoli catturarono a tradimento il re inca Atahualpa, costringendo i suoi sudditi a pagare un riscatto di 24 tonnellate d’oro e d’argento, gli dissero che avrebbe potuto morire dolorosamente sul rogo oppure rapidamente per strangolamento, se avesse accettato di farsi battezzare come cristiano [cattolico romano]. Fu un atto malvagio.
Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 213-214.
D: In Lc 4,3-4, cosa ci sarebbe di sbagliato nel trasformare le pietre in pane?
R: Normalmente nulla, ma ciò non coglie il punto. Quaranta giorni sono un periodo lungo da trascorrere senza cibo; un corpo umano non può sopportarlo naturalmente, sebbene Mosè ci sia riuscito in Deuteronomio 9:9. Alcune delle rocce calcaree grigie avrebbero potuto presentare una leggera somiglianza con una pagnotta di pane. Gesù avrebbe potuto interrompere il Suo digiuno avvalendosi del Suo status e della Sua autorità di Figlio di Dio per trasformare le pietre in pane. Naturalmente, Gesù avrebbe anche potuto semplicemente recarsi a piedi nella città più vicina e acquistare del pane, come probabilmente faceva spesso in altre occasioni. Ma Gesù faceva affidamento sullo Spirito affinché Lo sostenesse in modo soprannaturale, invece di confidare nelle proprie forze.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 810; il «Commentario biblico del credente», pag. 1380; il «Testamento greco dell’Expositor», vol. 1, pag. 487; e il «Commentario biblico dell’Expositor», vol. 8, pagg. 862 e 863.
D: In Lc 4,9, quale è il significato del pinnacolo del tempio?
R: Esisteva una tradizione rabbinica secondo cui il Messia sarebbe apparso sul pinnacolo del tempio, come riportano Strack e Billerbeck in *Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch*, vol. 1, pag. 151. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 864-865.
D: In Lc 4,13-14, cosa si afferma riguardo alla tentazione e al peccato?
R: La tentazione non è peccato. Gesù fu duramente tentato, ma non peccò mai. Quando siamo tentati di compiere un’azione sbagliata, ma ci avviciniamo a Dio e non pecchiamo, ciò che è gradito a Dio è il fatto che non abbiamo peccato, non il fatto che siamo stati tentati. Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1381.
D: In Lc 4,19, perché Gesù citò solo una parte di Isaia 61,2 e non l’ultima parte: «E il giorno della vendetta del nostro Dio»?
R: Gesù si è presentato come colui che leggeva dal rotolo di Isaia ed è esattamente ciò che ha fatto. Cinque punti da considerare nella risposta.
1. All’epoca la Bibbia ebraica non presentava i libri suddivisi in versetti come la nostra.
2. Gesù citò Isaia correttamente, ma non citò l’intero versetto.
3. Oggi spesso citiamo i versetti in modo incompleto. La nostra convenzione è quella di utilizzare i tre puntini, ma all’epoca non esisteva tale convenzione.
4. Gesù affermò che ciò che aveva letto si era adempiuto sotto i loro occhi. Se Gesù avesse citato l’ultima parte, ciò non sarebbe più stato vero.
5. Questa parte di Isaia è simile a molte altre profezie di Isaia: esse hanno un duplice adempimento. Un altro esempio di duplice adempimento è Isaia 7:14-17.
Gesù ha adempiuto solo la prima parte del versetto nella Sua prima venuta. Adempirà l’ultima parte nella Sua seconda venuta. Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pag. 387; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1382; e *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pagg. 489-490.
D: In Lc 4,25 e in Gc 5,17, ai tempi di Elia non piovette per tre anni e mezzo, oppure solo per tre anni, come sembrerebbe suggerire 1 Re 18,1?
R: 1 Re 18:1 non specifica se si tratti del terzo anno dalla siccità, del terzo anno della carestia o del terzo anno in cui Elia rimase con la vedova a Sarepta. Inoltre, l’espressione «nel terzo anno» potrebbe significare “dopo il terzo anniversario”.
Per ulteriori informazioni, si veda *When Critics Ask*, pag. 530.
D: In Luca 4,28-32, il fatto che le cose vadano bene è un segno che si sta facendo ciò che Dio vuole che si faccia?
R: Gesù pronunciò le parole giuste in Luca 4,28-32, eppure le cose non andarono affatto bene; volevano ucciderLo. A volte, le vostre parole causeranno conflitti, e questo può essere esattamente ciò che Dio vuole. D’altra parte, Luca 6,26 dice: «Guai a voi, quando tutti gli uomini parleranno bene di voi! Poiché così facevano i loro padri con i falsi profeti».
Fino a un certo punto, le cose andavano bene per Gesù. Poi, però, Egli mise a nudo i loro atteggiamenti interiori riguardo alla superiorità del loro popolo e alla loro mancanza di interesse per gli altri.
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 868.
D: In Lc 4,34-35,41, perché Gesù rimproverò il demone che diceva la verità?
R: Il demone non stava cercando di glorificare Gesù, ma forse stava cercando di metterlo in cattiva luce. Gesù non era interessato a utilizzare la testimonianza del demone, a negoziare con lui o persino a conversare con lui; né noi dovremmo avere alcun interesse a farlo.
Gesù non era interessato a una proclamazione inopportuna e prematura di chi fosse Gesù. Un’altra situazione in cui un demone che diceva la verità fu rimproverato si trova in Atti 16,16-18. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 872.
D: In Lc 4,38-39, cosa c’è di interessante riguardo alla guarigione dalla febbre della suocera di Pietro?
R: Quando una persona si riprende dalla febbre, di solito è molto debole, mangia pochissimo e recupera le forze solo gradualmente. Eppure la suocera di Pietro recuperò immediatamente le forze e fu in grado di servirli. Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1383, il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 215, e il *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 492.
D: In Lc 4,40, perché la gente portava i malati da Gesù al tramonto?
R: Era la sera dopo il sabato; stavano aspettando che il sabato fosse terminato.
D: In Lc 4,42-43, perché Gesù non rimase più a lungo con le persone che desideravano ascoltarlo ancora?
R: Gesù aveva un messaggio da diffondere e doveva recarsi anche nelle altre città. I discepoli di Gesù, tra cui non solo i dodici ma anche i settanta e altri, avrebbero potuto tornare in seguito.
Nel nostro ministero a volte è difficile capire quando è il momento di passare a un’altra opportunità. Gesù aveva un chiaro senso delle priorità, ma non un’urgenza disperata. Piuttosto, Gesù aveva il senso del tempismo e compiva azioni diverse nelle diverse «stagioni».
D: In Lc 5,1, cosa c’era di così speciale nella barca di Pietro?
R: Niente di speciale. Molte persone possedevano delle barche, e quella di Pietro non era affatto fuori dal comune. Tuttavia, era molto utile a Gesù per allontanarsi dalla folla e predicare loro. La sua voce si propagava bene sull’acqua. Una cosa non speciale, come una barca comune, può diventare molto speciale quando viene messa a disposizione di Dio affinché Egli la utilizzi come desidera.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1383-1384.
D: In Lc 5,1-11, qual è la differenza tra la pesca e la pesca degli uomini?
R: Un’analogia, una metafora o una parabola è presente nella Bibbia per insegnare un concetto, ma non può essere applicata all’infinito per insegnare concetti che non era destinata a trasmettere. Nella metafora, essi devono pescare le persone proprio come pescavano i pesci. Tuttavia, i pescatori catturano pesci vivi per ucciderli, mentre i discepoli erano chiamati a catturare persone morte per riportarle in vita. Naturalmente, quando si pescano i pesci si potrebbe desiderare il pesce più grande. Nella pesca degli uomini, non vi è alcuna preferenza per ricchi, poveri, donne, uomini, ciechi, zoppi, giovani, anziani, ecc. Durante la pesca si possono urtare rami e altri ostacoli, ma si continua comunque a pescare.
Con quale frequenza va a pescare?
D: In Lc 5,3-4, Gesù chiese a Simone di andare a pescare nelle ore più calde della giornata. Come reagisce quando qualcuno le dà un consiglio e lei ritiene che quella persona ne sappia meno di lei sull’argomento?
R: Pietro era umile e disposto ad apprendere, considerando che Gesù potesse sapere qualcosa che lui ignorava. Quando Dio Le dice qualcosa che Lei potrebbe non ritenere il modo migliore di agire, può chiedersi: «Ha una fede da acque basse o una fede da acque profonde?».
D’altra parte, se la persona pensa di sapere di più, ma in realtà ne sa meno, potete apprezzare il suo sincero sforzo di aiutare, anche se il suo consiglio potrebbe non essere utile. Alcune persone, tuttavia, ne sanno meno e dovrebbero rendersi conto di ciò, ma amano semplicemente parlare. A volte bisogna essere pazienti con le persone sciocche.
D: In Lc 5,8, perché Gesù scelse come apostolo Pietro, un uomo peccatore?
R: Tutti gli uomini sono peccatori. Quando Pietro era con Gesù, si rese conto di quanto fosse peccatore lui stesso. Isaia provò sentimenti simili in Isaia 6:5.
D: In Lc 5,8, qual è la differenza tra pescare e cacciare gli uomini?
R: Nella caccia l’animale non ha alcuna possibilità di scelta e viene semplicemente ucciso. Nella pesca, invece, è il pesce a decidere di abboccare. Inoltre, il termine greco qui utilizzato per indicare la pesca implica il «catturarli vivi». Dobbiamo persuadere le persone a venire a Cristo, non costringerle. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1384.
D: In Lc 5,12, cosa ci dice questo riguardo alle situazioni senza speranza?
R: Quando qualcuno era affetto da lebbra, si trattava di una malattia cronica. In realtà non si dice che l’uomo avesse la lebbra; si dice piuttosto che fosse «colpito dalla lebbra». In altre parole, si trovava in uno stadio avanzato della malattia e la situazione appariva piuttosto disperata.
In secondo luogo, alcuni avrebbero considerato Gesù ritualmente impuro solo per il fatto di aver toccato una persona affetta da lebbra. Quella era una buona regola, volta a prevenire la diffusione della malattia. Ma fu senza dubbio sorprendente per tutti che Gesù allungasse comunque la mano e toccasse il lebbroso. Naturalmente, fu ancora più sbalorditivo che la lebbra lo abbandonasse.
Agli occhi di Gesù, eravamo tutti lebbrosi spiritualmente. Eppure Gesù è venuto da noi, ci ha toccati, lebbrosi come eravamo, e ci ha detto: «Siate puri».
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1384.
D: In Lc 5,16, ritiene che Gesù avesse bisogno di più o meno tempo con il Padre rispetto a noi?
R: Si potrebbe pensare che Gesù ne avesse bisogno di più, per prepararsi ad andare verso la croce. D’altra parte, Gesù era sempre in ottimi rapporti con il Padre e, nelle Sue preghiere, non aveva bisogno di confessare alcun peccato.
A prescindere da ciò, però, anche Gesù aveva bisogno di tempo da solo per parlare con il Padre. Quanto più ne abbiamo bisogno noi per parlare con Dio! È saggio trascorrere del tempo con il Padre prima di prendere una decisione importante, come fece Gesù prima di scegliere i Suoi dodici discepoli.
D: In Lc 5,20, il paralitico aveva fede?
R: A parte la resurrezione di Lazzaro, questo è l’unico miracolo compiuto da Gesù in cui la persona guarita non aveva mostrato alcuna fede in precedenza. I suoi quattro amici ebbero la fede necessaria per portarlo lì e calarlo dal tetto. Forse il paralitico aveva fede, ma ciò non è stato riportato. A prescindere da ciò, il paralitico dimostrò una fede obbediente quando fece ciò che Gesù gli chiese di fare in Luca 5:25. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 880.
D: In Lc 5,20-21, perché i farisei consideravano il perdono dei peccati una bestemmia?
R: A volte una logica impeccabile e premesse corrette, unite a una sola premessa errata, possono portare a una conclusione errata.
Proprio come una persona che ha subito un torto è l’unica che possa perdonare il torto subito, essi capirono correttamente che il perdono dei peccati era qualcosa che solo Dio poteva fare. Per un semplice uomo, affermare con presunzione di poter perdonare i peccati sarebbe stata una bestemmia, nonché un tentativo di usurpare il posto che spetta di diritto a Dio. Forse non presero nemmeno in considerazione il fatto che Gesù potesse essere qualcosa di più di un semplice uomo.
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 881.
D: In Lc 5,27-39, perché Gesù avrebbe scelto proprio un esattore delle tasse?
R: Se ci si riflette un po’ su questo, sembra una follia. Gli esattori delle tasse erano disprezzati dagli ebrei perché non solo riscuotevano le tasse che la gente non voleva pagare, ma le riscuotevano per conto dei romani occupanti. La maggior parte degli ebrei li considerava impuri e dei paria da evitare. I discepoli di Gesù erano stati scelti per diffondere il Vangelo al popolo, ed era scandaloso che Gesù scegliesse un esattore delle tasse come uno degli eletti per raggiungere proprio le persone che egli stesso tassava. Infatti, Gesù fu accusato di essere impuro semplicemente per aver mangiato con Levi e i suoi amici. Ma le vie di Dio non sono le nostre vie. Levi non era un «capo esattore» come Zaccheo, ma solo un normale esattore. Abbandonò il suo mestiere e seguì Gesù come ex esattore . Per ulteriori informazioni, si vedano The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pagg. 217-218, e l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 812.
D: In Lc 5,34-35, perché esattamente i farisei erano ostili nei confronti di Gesù?
R: Più Gesù rivendicava ed esercitava la propria autorità, più i farisei diventavano ostili. Non si intravede tra i farisei il minimo accenno del tipo: «Siamo così felici che un lebbroso e un paralitico siano stati guariti». Gesù metteva in discussione la loro teologia, le loro convenzioni sociali, il loro digiuno, il loro sabato e, in breve, Gesù rappresentava una sfida per loro. Far sì che il lebbroso guarito si recasse dai sacerdoti sarebbe stato un monito anche per loro. Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pagg. 1196-1197, e il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 217.
D: In Lc 5,34-35, quali sono altri esempi di cose «incompatibili», come l’insegnamento dei farisei che le persone cercano di mescolare con l’insegnamento di Cristo?
R: Ecco alcuni esempi. In Nigeria esistono due religioni distinte denominate «Chrislam» che cercano di unire il cristianesimo e l’islam. (Non si sono unite tra loro). I bahá’í insegnano che il loro Bahá’u’lláh, Maometto, Gesù, Mosè, Buddha e (talvolta) Krishna provenissero tutti dallo stesso Dio. Tuttavia, esistono due gruppi di bahá’í e si sono verificati omicidi di leader in uno dei due gruppi, presumibilmente ad opera dell’altro. Alcuni cercano di combinare l’occultismo, l’oroscopo o la divinazione con l’insegnamento cristiano o cattolico. Altri hanno tentato di unire l’induismo e il cristianesimo.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 218, e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pagg. 812-813.
D: In Lc 5,36-38, che significato hanno le metafore delle vesti e degli otri?
R: Un pezzo di stoffa nuovo non si «adatterebbe» se venisse cucito come toppa su un indumento vecchio. Questo perché, una volta bagnata, la stoffa nuova si restringerebbe, mentre quella vecchia no. Allo stesso modo, i farisei non sarebbero stati nemmeno in grado di comprendere che Gesù fosse il Messia a meno che e fino a quando non avessero accettato che la venuta del Messia sarebbe stata una novità assoluta. A noi potrebbe sembrare ovvio che la venuta del Messia sarebbe stata una novità assoluta, ma non lo era per coloro che non avevano spazio nel proprio modo di pensare per il Messia. Come disse Gesù in Giovanni 8,37, i farisei non avevano spazio nei loro cuori per la Sua parola.
La metafora degli otri è molto simile, salvo che va ancora oltre. Il vecchio non può contenere il nuovo, e chi si limita a rimanere ancorato al vecchio finirà per scoppiare o per non riuscire a contenere il nuovo.
D: In Lc 5,37-39, il «vino nuovo» era alcolico?
R: Il termine ebraico per «vino» è yayin. Viene utilizzato in riferimento agli ubriaconi in Gioele 1,5.
Il termine greco per «vino» è oinos. Ecco cosa afferma O’Brien nel suo Today’s Handbook for Solving Bible Difficulties, alle pagine 366-369: Noè non bevve troppo succo d’uva (Genesi 9:21), Paolo non mise in guardia contro l’abuso di succo d’uva (Efesini 5:18) e il succo d’uva non è un beffardo (Proverbi 20:1). O’Brien sottolinea inoltre che la fermentazione del succo d’uva a temperatura ambiente richiede meno di due giorni.
D’altra parte, il vino ai tempi biblici aveva una gradazione alcolica del 10-11%, inferiore a quella del vino o delle bevande alcoliche più forti di oggi. Inoltre, il vino veniva diluito con acqua.
D: In Lc 5,39, in che modo il fatto che il vino vecchio abbia un sapore migliore si ricollega alla precedente parabola degli otri?
R: Ciò non significa che il «vecchio» sia sempre migliore del «nuovo». Piuttosto, molti in quel contesto preferivano talmente tanto il «vecchio» insegnamento dell’Antico Testamento, mescolato alle loro tradizioni, da rifiutare il «nuovo» insegnamento di Gesù. Non ci si sarebbe dovuti aspettare che tutti gli ebrei apprezzassero l’insegnamento di Gesù. Proprio come ad alcuni piace di più il sapore del vino più vecchio, seguire le parole di Gesù non sarebbe stato di loro gradimento.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 457-458, e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 885-886.
D: In Lc 6,1, cosa ritenevano i farisei fosse sbagliato nel raccogliere le spighe?
R: Deuteronomio 23:25 affermava che fosse lecito mangiare una piccola quantità di grano dal campo altrui, quindi non era quello il problema. Piuttosto, i farisei lo consideravano come una mietitura, e la mietitura era un lavoro, che era proibito durante il sabato. Ora, mietere grandi quantità di grano è un lavoro, ma era assurdo considerare come lavoro il raccogliere pochi chicchi. Per ulteriori informazioni, si veda *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 970.
D: In Luca 6:1,4, cosa dimostrava il fatto che Gesù facesse mangiare il grano ai discepoli?
R: Quando i farisei creavano tradizioni umane e le spacciavano per legge di Dio, Gesù non esitava a infrangerle per dimostrare che non si trattava della legge di Dio. D’altra parte, Gesù osservava le leggi umane che non si spacciavano per legge di Dio, come il pagamento delle tasse a Cesare.
D: In Lc 6,2, qual è la differenza tra seguire le regole e seguire Dio?
R: Molte volte le azioni di entrambi sembrano identiche, poiché Dio vuole che obbediamo alle Sue leggi e al governo. Naturalmente, come afferma Pietro in Atti 4,19, esiste una differenza tra seguire Dio e seguire persino le leggi religiose, quando queste ultime sono contrarie a quanto Dio ha comandato. Questo è un caso semplice.
Ma esiste mai un caso in cui seguire Dio comporti disobbedire a una legge buona e giusta? È raro, ma può accadere se è in gioco un principio superiore.
Permettetemi innanzitutto di illustrare il concetto con un esempio semplice ed elementare. Una volta mi trovavo fuori dalla mia auto, che era ferma in una strada del quartiere, in senso contrario al traffico. Era sbagliato? Ebbene, è passato un agente di polizia, mi ha ringraziato e poi se n’è andato. Ora vi illustrerò il contesto. Un’altra automobilista era rimasta bloccata sulla strada perché la batteria della sua auto si era scaricata, e io ero lì per darle una mano a riavviare il motore. (Sebbene il poliziotto non lo sapesse, l’altra automobilista era in realtà mia moglie.)
Quando Davide infranse la legge per necessità, in 1 Samuele 21:1-6, non vi fu alcun rimprovero né correzione da parte di Dio. Davide e i suoi uomini stavano compiendo la volontà di Dio, ma si trovavano in una situazione disperata, senza cibo. A volte, anche quando compiamo la volontà di Dio, possiamo trovarci in una situazione disperata. Rimanere in vita era una priorità superiore rispetto al consumo del pane sacro che solo i sacerdoti e le loro famiglie avrebbero dovuto mangiare. In Luca 6:9, Gesù ricorda loro che è lecito fare del bene; se l’animale di qualcuno cadesse in un fosso di sabato, è lecito lavorare per salvarlo e tirarlo fuori.
Per ulteriori informazioni, si veda il New International Bible Commentary, pag. 1197.
D: In Lc 6,9, a quale tipo di bene e di male si riferiva Gesù?
R: Il termine «male» è usato in modo analogo alla parola inglese «bad»; può indicare cose moralmente sbagliate oppure cose dannose. Gesù utilizzava la metafora delle cose dannose per sottolineare sia le azioni utili che quelle moralmente buone. Non permettereste certo che il vostro animale morisse per negligenza durante il sabato. Allo stesso modo, è lecito guarire miracolosamente una persona in qualsiasi giorno della settimana lo si desideri. È tuttavia interessante notare che Gesù ponesse loro questa domanda e che, subito dopo, nel versetto 11, essi discutessero, proprio durante il sabato, del male che avrebbero potuto fare a Gesù.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1387.
D: In Lc 6,11, perché i farisei erano così adirati?
R: Sembrava che non si curassero affatto dell’uomo, ma non si sarebbero opposti nemmeno alla sua guarigione. I farisei erano molto adirati perché la mano dell’uomo era paralizzata da così tanto tempo che aspettare solo un giorno in più, dopo il sabato, per guarirlo non avrebbe fatto alcuna differenza. Gesù avrebbe potuto guarire l’uomo il giorno prima del sabato. L’unica ragione per scegliere il sabato, oltre alla presenza di una folla, sarebbe stata quella di sbattere in faccia ai farisei che Egli non intendeva sottomettersi alla loro interpretazione del sabato. Pertanto, da un lato erano molto adirati, ma dall’altro, date le azioni “ ” di Gesù, si aspettavano che Egli facesse qualcosa del genere. Quindi, in un certo senso, stavano aspettando di potersi adirare.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 887, e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1387.
D: In Lc 6,17-49, questo «sermone sulla pianura» è lo stesso del discorso della Montagna in Mt 5-7?
R: È improbabile che si tratti dello stesso sermone. Sebbene né Matteo né Luca abbiano affermato di aver riportato tutto ciò che fu detto in ciascun sermone, vi sono sufficienti differenze di contenuto in entrambi da poterli considerare sermoni distinti. Tuttavia, vi sono anche molti contenuti molto simili in entrambi. È lecito supporre che Gesù abbia predicato un messaggio simile più volte a folle diverse.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 890; *The New International Bible Commentary*, pag. 1197; *The Tony Evans Bible Commentary*, pagg. 970-971; e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1388.
D: In Lc 6,19, perché Gesù li guarì tutti?
R: Due punti da considerare nella risposta.
1. Lo scopo principale non era quello di fornire assistenza medica agli Israeliti. Piuttosto, lo scopo era che queste guarigioni fossero un segno per mostrare al mondo che Gesù era il Messia.
2. Non vi è mai stato un caso in cui Gesù si sia recato presso un gruppo di persone e le abbia guarite tutte, che lo volessero o meno. In questo caso, furono guariti tutti coloro che si recarono da Gesù; Egli non respinse nessuno di loro. Allo stesso modo, per quanto riguarda la salvezza, tutti coloro che si rivolgono a Gesù sono salvati; Egli non respinge nessuno. Tuttavia, non tutti sono salvati perché non tutti scelgono di avvicinarsi a Dio con la consapevolezza di cui dispongono.
D: In Lc 6,20, il fatto che Gesù definisca beati i poveri incoraggia il proletariato povero ad accontentarsi, dal momento che dovrebbe ribellarsi contro i ricchi della società, come insegna il comunismo?
R: È vero che Gesù ci insegna ad essere contenti e gioiosi in Cristo. È anche vero che il comunismo ha fatto molto per insegnare alle persone ad essere scontente, infelici e a infliggere miseria agli altri. Il comunismo, così come viene praticato in alcuni paesi, ha semplicemente sostituito la classe alta della società con una nuova classe elitaria, quella dei membri del partito comunista.
Si tratta di una situazione simile a quella verificatasi centinaia di anni fa nella steppa russa, quando una tribù di cosacchi gridava sempre «libertà» quando si lanciava in battaglia, comprese le incursioni offensive non provocate volte a catturare e ridurre in schiavitù altre popolazioni.
D: In Lc 6,21.25, perché Gesù sembrava essere contrario al ridere in questo contesto?
R: Gesù non era contrario al ridere e all’essere felici in generale, poiché, come si legge in Isaia 61:3, «il lutto si trasformerà in gioia». Gesù raccontò persino diverse parabole umoristiche. Piuttosto, Gesù era contrario alle persone che erano frivole, o soddisfatte di come stavano le cose pur non essendo in regola con Dio, e che non si curavano degli altri. Per dirla con i termini della psicologia odierna, Gesù vedeva persone che pensavano «Io sto bene, tu stai bene» quando in realtà non stavano bene, e gli altri non stavano bene e avevano bisogno di aiuto. Si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1389, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 6,22.26, cosa c’è di sbagliato nel fatto che tutti parlino bene di voi?
R: Non è sempre negativo che una persona parli bene di voi, come Gesù parlò bene di Natanaele in Giovanni 1:48, e una buona reputazione è una benedizione in Ecclesiaste 7:1. Tuttavia, fate attenzione quando tutti parlano bene di voi. Questo è un chiaro segno che state compromettendo la vostra testimonianza cristiana.
Questa non è una benedizione per coloro che sono oggetto di critiche a causa delle loro azioni malvagie. È una benedizione per coloro che sono oggetto di critiche perché servono Dio.
Si veda «When Critics Ask», pag. 389, per una risposta diversa ma complementare, e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1387, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 6,27, perché Gesù direbbe: «Voi che mi ascoltate»?
R: Ciò non si riferisce a coloro che ascoltavano distrattamente le parole pronunciate da Gesù. Si riferisce invece a coloro che ascoltavano per mettere a cuore ciò che Gesù comandava.
Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 893.
D: In Lc 6,27, perché dovremmo amare i nostri nemici?
R: Il popolo ebraico considerava quattro principali categorie di nemici: la maggior parte dei Romani, i ladri, gli assassini e i peccatori in generale. Gesù disse di amarli tutti. Vi sono quattro ragioni, da quattro prospettive diverse.
La nostra obbedienza: Dio ce lo ha semplicemente comandato.
La nostra felicità: non possiamo essere felici se siamo pieni di odio verso gli altri. Ancora più grave, 1 Giovanni 3:10,15; 4:10 ci chiede come possiamo davvero amare Dio, che non abbiamo visto, se non amiamo i nostri fratelli, che abbiamo visto.
L’amore di Dio: dovremmo amarci gli uni gli altri perché Dio ama il mondo, come si legge in Giovanni 3:16. Dio ama persino gli empi, secondo Romani 5:6.
Il loro bisogno del nostro amore: gli altri hanno bisogno del nostro amore, delle nostre preghiere e del messaggio del Vangelo. La nostra risposta, che va contro la natura, è una testimonianza di Dio al mondo.
D: In Luca 6,29, quando dovremmo porgere l’altra guancia e quando non dovremmo farlo?
R: Non dovremmo rendere male per male, né vendicarci (Romani 12:17-19).
1. Non lasciamo che gli altri ci guardino con disprezzo (1 Timoteo 4:12).
2. Dobbiamo difendere i poveri e gli oppressi (Geremia 7,6; 22,16) (Isaia 1,17; 58,6,10; Geremia 5,28; 22,16; Galati 2:10; Salmo 41:1; Proverbi 14:21; 24:11-12; 29:7; 31:9,20; Efesini 4:28; 1 Timoteo 6:18-19; Giacomo 1:27).
3. Non dovremmo permettere che gli altri parlino male di ciò che noi consideriamo buono (Romani 14:16).
4. In particolare, dovremmo essere pronti a rendere conto della nostra fede (1 Pietro 3:15).
D: In Luca 6:30, in quali circostanze dovremmo permettere che le persone si appropriino di ciò che ci appartiene?
R: Se qualcuno vi prendesse il mantello, probabilmente quello esterno, si tratterebbe verosimilmente di una rapina per strada. Se si trattasse di un furto, avrebbe potuto prendere di più.
Vi sono alcuni principi generali da osservare.
1. Le anime degli altri valgono più di tutti i nostri beni.
2. La confisca indebita di beni da parte di persone o del governo è un male, ma la nostra sofferenza è una testimonianza per il mondo e glorifica Dio.
3. Non dovremmo sempre dare tutto alle persone. Ad esempio, in 2 Tessalonicesi 3:10, non dovremmo dare da mangiare a chi si rifiuta di lavorare. Non dovremmo offrire ospitalità a chi insegna dottrine false che portano alla perdizione dell’anima (2 Giovanni 10-11).
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 893.
D: In Lc 6,35, in che modo e perché dovremmo amare i nostri nemici senza aspettarci nulla in cambio?
R: Si potrebbe scrivere un intero libro per rispondere a questa domanda. Possiamo individuare almeno cinque ragioni per cui Dio ci ha dato questo comandamento da osservare.
Amore per il prossimo: dovremmo prendere molto sul serio il comandamento che Dio ci ha dato di amare il prossimo, come dimostrano 1 Giovanni 3:10,18; 4:19-21.
Testimonianza al mondo: amare i nostri nemici non è una reazione naturale per le persone. Obbedire a Dio in questo ambito è una testimonianza per il mondo che in noi esiste un amore che non è naturale, ma soprannaturale.
Alcuni sono futuri credenti: anche alcuni di coloro che ora sono nemici del Vangelo, come lo era Saulo di Tarso, un giorno diventeranno cristiani e andranno in Paradiso.
Glorificare Dio: noi riflettiamo il carattere di Dio, e Dio ama comunque i Suoi nemici. Obbedire a Dio e amare i nostri nemici è un modo per glorificare Dio, e noi siamo stati creati per la gloria di Dio, come dimostra Isaia 43:7.
Per il nostro stesso bene: nutrire odio nei nostri cuori fa male a noi tanto quanto a chiunque altro.
D: In Lc 6,39, qual è il significato dell’immagine del cieco che guida il cieco?
R: Da questa parabola possiamo trarre un insegnamento principale, ma non dimentichiamo di considerare anche due aspetti secondari.
Il punto principale è che, in generale, se una persona è cieca (sia fisicamente, spiritualmente, sia per ignoranza o pregiudizio), non potete offrirle il vantaggio di essere guidata da una persona vedente, se in realtà siete ciechi voi stessi. Non potete guidare qualcuno in un luogo in cui siete stati, se voi stessi non ci siete mai stati.
Un aspetto secondario, dato che Gesù ha ritenuto necessario proporre questa parabola, è che non è raro che le persone cerchino di guidare gli altri, quando in realtà fingono solo di possedere le qualifiche necessarie per farlo.
Un secondo aspetto secondario è che, se una persona cieca cerca effettivamente di guidare un’altra persona cieca, potrebbe essere fortunata e la cosa potrebbe effettivamente funzionare bene, almeno per un breve periodo, specialmente se chi guida ha già percorso quel sentiero in precedenza. Tuttavia, quando si presenta un ostacolo nuovo o imprevisto, come una fossa, il risultato può essere disastroso sia per chi segue che per chi guida.
Un’applicazione fondamentale di questo concetto è che un leader religioso che rifiuta Gesù come Messia e Signore condurrà anche altre persone nella fossa della distruzione.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1391, e il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 971.
D: In Lc 6,40, significa forse che si debba essere perfettamente istruiti prima di diventare discepoli, come sostiene la Boston Church of Christ?
R: No. Come ben spiega il libro *When Cultists Ask* a pag. 148: «L’apprendimento perfetto non è qualcosa che si possa raggiungere durante un corso intensivo di tre anni, […] È l’obiettivo di una vita trascorsa ad apprendere da Cristo». Imparare da Cristo è uno stato e un obiettivo, e l’apprendimento perfetto non è un prerequisito per essere un discepolo. Un mio amico studiava la Bibbia con grande diligenza, leggendone ogni singola pagina quando era un giovane cristiano. Con il passare degli anni, ha continuato a studiarla, ma con minore frequenza. Non sono sicuro che abbia mai riletto la Bibbia per intero una seconda volta.
A volte i cristiani di molti gruppi possono erroneamente pensare che l’apprendimento e il discepolato siano solo una questione a breve termine per i giovani cristiani. Tuttavia, come una barca in un fiume in corrente, quando non si va avanti, si va indietro.
D: In Lc 6,41-42, quali sono i punti della trave?
R: Questo si ricollega alla parabola precedente in due modi. Entrambi gli esempi riguardano i cosiddetti «esperti» di cui non ci si dovrebbe fidare, ed entrambi riguardano ipocriti che affermano una cosa, ma in realtà ne sono un’altra. In questo esempio umoristico vi sono tuttavia quattro punti aggiuntivi.
1. Potremmo essere davvero incapaci di vedere la grande trave di legno nel nostro occhio. Oppure, in alternativa, vediamo la trave ma siamo davvero bravi a ingannare noi stessi convincendoci che non ci sia o che non sia importante.
2. Potremmo essere davvero bravi a individuare anche i difetti più microscopici in un’altra persona. Oppure, semplicemente, pensiamo di essere bravi a individuare i difetti negli altri, indipendentemente dal fatto che siano realmente presenti o meno.
3. Potremmo non renderci assolutamente conto che ci stiamo concentrando su minuscoli presunti difetti negli altri, rimanendo al contempo ciechi (forse deliberatamente) nei confronti dei nostri difetti, ben più grandi.
4. Se vogliamo aiutare gli altri in un determinato ambito, dobbiamo essere un buon esempio nella nostra stessa vita.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 971, e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1391.
D: In Lc 6,41-42, in quali ambiti si riscontrano oggi i falsi esperti?
R: A livello politico, religioso e scientifico. Inoltre, un vero esperto in un determinato campo si esprime come esperto in un altro campo di cui possiede scarsa competenza.
D: In Lc 6,43-45, qual è il significato dell’albero e del tesoro?
R: Un albero non sceglie il tipo di frutto che produce. Il tipo di frutto è determinato dalla natura dell’albero. Sebbene abbiamo una certa libertà di scelta su ciò che gli altri vedono, non abbiamo una scelta immediata sui frutti che la nostra vita mostra, come ci piace pensare di avere. Il più delle volte, ciò che traspare è ciò che scaturisce naturalmente dal nostro cuore.
Se una persona usa un linguaggio volgare e dice: «Mi dispiace, mi è sfuggito», allora perché era nel suo cuore in primo luogo? Il problema è davvero il fatto che fosse lì e che le sia sfuggito, oppure il fatto che fosse lì fin dall’inizio?
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1391, e il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 972.
D: In Lc 6,43, poiché un albero buono non produce frutti marci e viceversa, le persone mondane ma rette andranno in Paradiso?
R: Tutte le persone perfettamente morali e rette andranno in Paradiso, ma ciò è irrilevante, poiché nessun essere umano, ad eccezione di Gesù Cristo, ha soddisfatto lo standard di Dio per essere moralmente retto.
Allo stesso modo, un figlio che odia i propri genitori e si rifiuta di onorarli non è un figlio obbediente, indipendentemente da qualsiasi altra cosa si astenga dal fare.
D: In Lc 6,46-49, cosa significa la parabola delle due case?
R: Si può considerare la parabola da due prospettive.
I costruttori: un costruttore edificò una casa, che avrebbe dovuto durare a lungo, su fondamenta destinate a cedere. Pertanto, l’insieme non avrebbe resistito più a lungo delle fondamenta stesse. La vita è spesso così. Quando si costruisce qualcosa che dovrebbe essere permanente su qualcosa che scivola via come la sabbia, non ci si deve sorprendere se strutture apparentemente solide possano crollare così rapidamente.
Le case: entrambe le case, inizialmente, potevano sembrare ugualmente solide. Una casa costruita per durare nel tempo è realizzata in modo diverso da una casa che non è stata costruita per resistere. Dio ci ha creati per durare in eterno, e dovremmo costruire la nostra vita di conseguenza.
Punto principale: combinando entrambe le prospettive, il punto principale di Gesù è che costruire sull’obbedienza a Gesù è permanente, mentre qualsiasi altra cosa è come costruire sulla sabbia. Sebbene sia vero che il primo costruttore fosse più saggio e abbia costruito meglio del secondo, non è questo il punto sottolineato da Gesù. Gesù disse che il primo costruttore ascoltò le Sue parole e le mise in pratica. Ecco perché il primo costruttore costruì una casa migliore.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1392.
D: In Lc 7,1-9, cosa era significativo riguardo al centurione e al suo servo in questo contesto?
R: Il Vangelo non era destinato solo agli ebrei, ma a tutti gli uomini, compreso questo centurione non ebreo ma timorato di Dio. Un centurione era un sottufficiale a capo di circa un centinaio di uomini. L’esercito romano non era presente in Galilea fino al 44 d.C., quindi il centurione probabilmente era alle dipendenze di Erode Antipa. Luca fornisce qualche dettaglio in più rispetto a Matteo, il che riflette la maggiore enfasi che Luca pone sul Vangelo anche per i gentili. Luca 7,10 suggerisce che il popolo ebraico dovrebbe rispettare i gentili timorati di Dio, come fecero questi ebrei. In effetti, egli aveva persino più fede delle altre persone in Israele. Probabilmente il centurione nutriva dei dubbi sul fatto che Gesù avrebbe esaudito la richiesta, per cui chiese anche agli anziani della città di intercedere. Gli anziani potrebbero essersi trovati in una situazione molto imbarazzante. Anche se essi stessi non credevano in Gesù, per rispetto verso il centurione che aveva donato tutto quel denaro, dovevano comunque recarsi da Gesù per intercedere a nome del centurione.
Se Gesù e gli anziani ebrei rispettavano questo gentile, anche gli altri ebrei avrebbero dovuto seguire il loro esempio. Per ulteriori informazioni, si vedano: «Believer’s Bible Commentary», pag. 1392; «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 897; «The Expositor’s Greek New Testament», vol. 1, pag. 510; «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pagg. 221-222; e «Evangelical Commentary on the Bible», pag. 815.
D: In Lc 7,6-9, cosa c’era di particolarmente lodevole nella fede del centurione?
R: In realtà, vi erano almeno due aspetti. In primo luogo, il centurione comprese che la Parola di Gesù possedeva tutta l’autorità necessaria, indipendentemente dal fatto che Gesù fosse fisicamente presente davanti al servo o meno. Un concetto che il centurione comprendeva meglio della maggior parte delle persone era proprio quello di autorità. In secondo luogo, in qualità di comandante militare dell’ e di occupazione, in Luca 7,5-7 egli dimostra grande umiltà. Riconobbe che il popolo sottomesso nutriva scrupoli nel considerarlo troppo impuro persino per entrare nella sua casa, e il centurione accettò di sottoporsi volontariamente a tali restrizioni. Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1393, e il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 897.
D: In Lc 7,11, che significato ha il fatto che Gesù compia questo miracolo nella piccola città di Nain?
R: Nain si trovava a poche miglia da Nazareth, oltre una collina. Nain era molto vicina a Shunem, dove Eliseo aveva resuscitato il figlio della donna di Shunem. Tutti gli abitanti del villaggio ne erano a conoscenza e sapevano che lo stesso Dio che aveva resuscitato il figlio della donna di Shunem era lo stesso Dio che aveva resuscitato il figlio di questa vedova. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 899.
D: In Lc 7,11-17, in che modo gli ebrei osservavano il lutto nell’antichità?
R: Nella cultura ebraica di allora, il lutto durava 30 giorni. Talvolta si assumevano piangitori professionisti, che si assicuravano che il defunto fosse pianto in modo adeguato. Il lutto era un evento importante e molto pubblico. Quando Gesù resuscitò il figlio della vedova, ovviamente le piangitrici non avrebbero più avuto lavoro. È interessante notare che Luca 7,11.17 afferma che Gesù compì questo miracolo a Nain e che la sua fama si diffuse sia in tutta la regione circostante sia persino in Giudea.
D: In Lc 7,21-23, perché Giovanni sembrava spronare Gesù a fare di più?
R: Giovanni potrebbe aver già sentito parlare del potere di Gesù, ma era sorpreso dal fatto che Gesù non lo usasse ancora in modo autorevole, come la gente si sarebbe aspettata dal Messia. Forse Giovanni stava incoraggiando Gesù ad affermare la propria autorità, e Gesù sapeva di non doverlo fare. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1392.
D: In Lc 7,30, in che modo i farisei, o chiunque altro del resto, avrebbero potuto adempiere il disegno di Dio, dato che siamo peccatori e imperfetti?
R: Ciò non implica che dovessero essere perfetti e privi di peccato. Piuttosto, erano in generale graditi a Dio? Ad esempio, Davide servì il disegno di Dio nella sua generazione, come riportato in Atti 13:36.
D: In Lc 7,30, poiché la grazia di Dio è irresistibile, come potevano i farisei rifiutare il disegno di Dio per se stessi?
R: Luca 17:31-33 può aiutare a spiegare questo punto. La moglie di Lot fu salvata dalla distruzione di Sodoma grazie all’intervento degli angeli. Tuttavia, ella scelse di rimanere e di voltarsi indietro quando le era stato detto di proseguire, e così perì comunque. Allo stesso modo, questo costituisce un solenne monito: Dio può liberare le persone dal pericolo e può operare nelle loro vite. Tuttavia, esse possono comunque perire a causa delle loro stesse scelte.
Una frase spesso utilizzata da alcuni calvinisti è «non esistono cause perse». Questa espressione comunica efficacemente molti elementi chiave della loro visione. Poiché la Bibbia insegna che Dio è onnipotente, onnisciente, sovrano su ogni cosa e che ogni singolo piano di Dio va a buon fine, è facile concludere logicamente che non esistano «cause perse» per Dio.
Proprio come «una volta salvati, sempre salvati» è una verità, ma non una verità equilibrata, anche «non esistono cause perse» è una verità, ma non è nemmeno essa una verità equilibrata. Ecco alcuni esempi tratti dalla Bibbia che potrebbero creare difficoltà a chi ha una visione sbilanciata del concetto di «non esistono cause perse».
1. Gli angeli aiutarono a salvare la moglie di Lot dalla morte. Eppure lei morì comunque subito dopo.
2. Allo stesso modo, tutti gli Israeliti nell’Esodo furono risparmiati dall’ira del Faraone, così come dall’ira di Dio grazie alla Pasqua. Eppure il fatto che siano morti comunque, sotto l’ira di Dio nel deserto, costituisce per noi un esempio, come afferma Paolo in 1 Corinzi 10:1-10.
3. I farisei respinsero il disegno di Dio per loro stessi in Luca 7:30.
4. Nella parabola del seminatore, in Matteo 13:19, vi era una causa persa riguardo a ciò che era stato seminato nel cuore di una persona.
5. Nella parabola di Gesù sul banchetto in Luca 14:23, Dio invita sinceramente degli ospiti che rifiutano di venire.
6. Ai credenti, Paolo ci ammonisce di non ricevere la grazia di Dio «invano» in 2 Corinzi 6:1. Paolo non ha lanciato un monito che potessimo liquidare con noncuranza dicendo: «A me non potrà mai succedere». Paolo era serio riguardo al suo monito e intendeva che lo prendessimo sul serio.
7. Lo Spirito di Dio era così autenticamente presente nella vita del re Saul che questi divenne come se fosse una persona diversa, in 1 Samuele 10:5-7, 9-11. Si tratta di un’esperienza di rinascita tra le più drammatiche che si possano trovare nell’Antico Testamento. Eppure lo Spirito del Signore si allontanò da Saul in 1 Samuele 16:14.
8. Ai tempi di Noè, dell’Esodo e in numerose altre occasioni si afferma che Dio si «pentì» di aver fatto qualcosa. Ciò non significa che Dio si rammaricasse di aver agito in quel modo, ma piuttosto che ne fosse addolorato. Si potrebbe dire che nessuna di queste fosse realmente una «causa persa», poiché Dio ribaltò le situazioni e anche esse si inserirono nel piano di Dio (Efesini 1:11; Romani 8:28; Proverbi 16:4). Tuttavia, affermare che Dio «ribaltò le situazioni» è in contrasto con l’immagine di un Dio placido, al quale ogni creatura obbedisce sempre pienamente alla Sua volontà desiderata (seppur segreta).
9. In nome della religione sono stati commessi peccati terribili che «non erano passati per la mente di Dio», come riportato in Geremia 7:31; 19:5; 32:35. Ciò non significa che Dio non fosse onnisciente. Piuttosto, Dio non voleva che pensassero nemmeno per un istante che ciò fosse un Suo desiderio o parte della Sua volontà.
10. Talvolta accadono cose che Dio espressamente non desiderava, come la morte dei malvagi in Ezechiele 18:23,32 e cose davvero detestabili in Ezechiele 8:6.
11. Dio tende le Sue mani affinché le persone si avvicinino, e alcune non lo fanno (Romani 10:21; Isaia 65:2; Matteo 23:37). Dio invita le persone al Suo banchetto, e alcuni degli invitati rifiutano (Matteo 22:3-8).
12. Alcune cose spezzano il cuore di Dio (Geremia 4:19-22; 9:1; Luca 19:41-44; Matteo 23:37-39). Indipendentemente dal fatto che si ritenga che si tratti di «cause perse», sono certamente «cause strazianti». Ho letto di almeno un estremista che insegnava che Dio provasse piacere nel creare certe persone solo per poterle mandare all’inferno e tormentarle per sempre. Tuttavia, sia i non calvinisti che molti calvinisti concordano sul fatto che non è questo ciò che insegna la Bibbia. In particolare, 2 Pietro 3:9 ed Ezechiele 18:23,32 affermano che ciò è errato.
La verità equilibrata: «nessuna causa persa» fa parte di una verità biblica. Tutti dovrebbero poter concordare sul fatto che Dio non ha sorprese, e che nessuno di coloro che Dio, l’Onnisciente, sapeva che sarebbero andati in Paradiso, mancherà di arrivarci. Tuttavia, l’affermazione «non esistono cause perdute» diventa un errore quando viene interpretata come «non esistono cause strazianti»: ciò fa sì che Dio provi piacere nel male e nel peccato, oppure ci insegna che la preghiera non ha alcuna importanza se non come conforto rassicurante per cambiare il cuore di chi prega.
Conclusione: il male ha delle cause. Poiché tutti concordano sul fatto che Dio non sia né l’autore né la causa diretta del male, esistono cause che non provengono direttamente da Dio. Tali cause sono, in ultima analisi, cause perdute. Dio non ha cause perdute nel senso che ogni cosa concorre al Suo piano. Eppure, Dio ha cause perdute nel modo straziante di un Dio onnipotente e onnisufficiente che tende le Sue mani a persone che non si avvicinano, e che sceglie di lasciarle permanere nella loro scelta di perdizione.
D: In Lc 7,31-35, perché Gesù paragona questa generazione a dei bambini esigenti?
R: Molti respinsero Giovanni a causa del suo stile di vita austero, e le stesse persone respinsero Gesù perché non conduceva uno stile di vita austero. Il problema non era lo stile di vita di Giovanni o di Gesù, ma il fatto che cercassero semplicemente delle scuse per non dover prestare loro attenzione. Per ulteriori informazioni, si vedano il «Tony Evans Bible Commentary» a pag. 973, il «Bible Knowledge Commentary: New Testament» a pag. 223 e il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1394.
D: In Lc 7,36, perché Gesù avrebbe acconsentito a mangiare con un fariseo?
R: Perché no? Sarebbe strano se Gesù accettasse di cenare con pubblicani e peccatori, ma non con altri, come i farisei. Gesù non respingeva i farisei che venivano a Lui, ma erano piuttosto loro a respingere Gesù. Lo respingevano perché Gesù non riconosceva la loro autorità su di Lui. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pag. 515.
D: In Lc 7,36, fino a che punto dovremmo partecipare a feste e altri eventi organizzati da persone peccatrici?
R: Non dovremmo partecipare a eventi in cui potremmo essere tentati di compiere azioni peccaminose, o dare l’impressione di approvare le azioni peccaminose compiute dagli altri. Pertanto, ad esempio, se qualcuno organizza una festa in cui dichiara che verranno consumate sostanze stupefacenti illegali, non dovreste andarci, anche se non avete intenzione di assumerle voi stessi. Se un gruppo di persone desidera recarsi in uno strip club, o anche se il proprio capo le impone di andarci, magari per motivi di lavoro, quello è il momento in cui deve decidere, e in modo che il mondo possa vederlo, se ama il proprio lavoro più di Dio oppure no. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1395-1396.
D: In Lc 7,38, mangiavano sdraiati a pancia in giù?
R: Sì, ed è questo che spiega perché la donna si trovasse alle spalle di Gesù per lavargli i piedi. Potrebbero aver appreso questa usanza quando erano sotto il dominio dei Persiani, dei Greci e dei Romani, che mangiavano anch’essi in questo modo. A volte gli ospiti disponevano di una bacinella d’acqua per lavarsi i piedi da soli, oppure di un servitore che glieli lavasse, ma a quanto pare Simone non ne disponeva. Si vedano *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pag. 516, e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 223, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 7,39, perché Simone il fariseo giunse alla conclusione che Gesù non fosse un profeta?
R: Se Gesù non riusciva a cogliere l’ovvio, ovvero che non avrebbe dovuto permettersi di essere toccato da una donna che era palesemente una peccatrice, allora Simone pensò di poter escludere che Gesù fosse un profeta. Simone, un nome ebraico molto comune, sembrava provare più disgusto nei confronti di Gesù che nei confronti della donna. Per ulteriori informazioni, si vedano il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 973, e il *New International Bible Commentary*, pag. 1199.
D: Luca 7,47 implica che una persona ottenga il perdono per sé stessa?
R: No, questo versetto illustra una relazione, non necessariamente una causa. La donna alla quale era stato perdonato molto amava molto, il che era il risultato del fatto che le fosse stato perdonato molto. Nulla implica che il suo grande amore abbia causato il perdono del suo debito monetario. Il suo amore era una conseguenza del suo perdono, non la causa del suo perdono . Per ulteriori informazioni, si vedano *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pag. 22, e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 897.
D: In Lc 7,47, a Simone fu perdonato poco perché c’era meno da perdonare, oppure c’era ancora molto che non era stato perdonato?
R: Probabilmente Simone pensava la prima cosa, ma Gesù sapeva che non era così. Due punti da considerare nella risposta.
Dal punto di vista di Simone, questi probabilmente si considerava una persona piuttosto perbene e riteneva di avere solo poche cose di cui chiedere perdono.
Dal punto di vista di Dio, c’è molto da perdonare in ciascuno di noi.
Gesù stava dicendo che Simone non si era mostrato grato non perché non ci fosse molto da perdonare, ma perché Simone non vedeva molto da perdonare.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1395, e il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 224.
D: In Lc 7,47, i peccati della donna furono perdonati perché amava molto, oppure siamo salvati per mezzo della fede, come affermano Lc 7,50 ed Ef 2,8?
R: Si tratta di due aspetti che vanno di pari passo. Due punti da considerare nella risposta.
1. Secondo F.F. Bruce in *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 461-463, il termine greco in Luca 7,47, *hoti*, può significare «a causa di» o «come risultato di».
2. A prescindere da ciò, sebbene sia Dio e non noi a salvarci, sia il nostro amore che la nostra fede contribuiscono al fatto che riceviamo questa salvezza. Gesù disse: «La tua fede ti ha salvata» in Luca 7,50.
Per ulteriori informazioni, si veda il *Commentario evangelico sulla Bibbia*, pag. 816.
D: In Lc 7,47-50, in che modo la fede della donna l’ha salvata?
R: Gesù non stava affermando che una fede contraria alla volontà di Dio possa in qualche modo prevalere su Dio. Piuttosto, la fede di quella donna ha contribuito alla sua salvezza. Infatti, la fede è una ragione (seppur non la ragione ultima) per cui una persona viene salvata, come dimostra Ebrei 4,2.
La Chiesa cattolica insegna che la fede e le opere hanno un ruolo simile nella salvezza, in quanto entrambe in qualche modo ci rendono più meritevoli della salvezza. Anche molti luterani e calvinisti (come Loraine Boettner) insegnano che la fede e le opere non solo non ci conferiscono alcun merito, ma hanno lo stesso ruolo nella salvezza, nel senso che nessuna delle due ha alcun ruolo nel nostro essere salvati, bensì entrambe sono il risultato dell’essere stati salvati.
Il fatto è che la fede non è un’opera, e la fede ha un ruolo diverso dalle opere; altrimenti Paolo non avrebbe mai scritto Efesini 2,8-9. Se fossimo salvati attraverso le opere, allora il merito di alcune delle nostre opere sarebbe coinvolto nella salvezza. Sebbene una fede più profonda sia il risultato della salvezza, ciò non contraddice l’insegnamento di Paolo secondo cui il ruolo della fede è quello di essere il mezzo attraverso il quale siamo salvati. Poiché Paolo afferma che siamo salvati mediante una fede " ", non mediante le opere, egli non solo sottolinea che la fede non è un’opera, ma anche che non vi è alcun “merito” nel riconoscere per fede chi è Cristo e nell’affidarsi alla misericordia di Dio.
Luca 7:50 ed Ebrei 4:2 sono tra i versetti che dimostrano che la fede ha un ruolo, sebbene non ci conferisca alcun merito. Dio ha gentilmente permesso che la nostra fede avesse un ruolo nel nostro avvicinamento a Cristo. Inoltre, Paolo ha operato una netta distinzione tra le opere che non salvano e la fede, attraverso la quale siamo salvati.
Per i calvinisti e i luterani, così come per tutti i cristiani in generale, un libro consigliato è quello scritto da un calvinista: R.C. Sproul. Il suo libro, *Faith Alone* (Solo per fede), illustra in modo eccellente, sulla base della Bibbia, la differenza tra le opere e la salvezza per grazia mediante la fede. Sembrerebbe incoerente che un calvinista accettasse il libro di R.C. Sproul se ritenesse che la fede fosse semplicemente un’altra opera.
D: In Lc 7,50, come può una persona «andare in pace» dopo aver preso coscienza di aver commesso gravi peccati?
R: Si tratta di una pace che nessuno psichiatra può donare. È la pace che deriva dalla consapevolezza di essere veramente e sinceramente perdonati da Dio. Non è una negazione di ciò che si è fatto, né una negazione della sua gravità, ma la consapevolezza che Dio è più grande di tutto ciò. Una persona potrebbe comunque dover convivere con le conseguenze terrene delle proprie azioni, ma Dio può trasformare persino la disciplina e le conseguenze in benedizioni future. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1395.
D: In Lc 8,2, le donne possedute da spiriti maligni soffrivano semplicemente di un disturbo psicologico?
R: Se credete alla Bibbia, non potete ritenere che i demoni fossero semplicemente un problema psicologico per i seguenti motivi:
I demoni sono entità esterne: possono entrare in una persona, uscirne e, ad esempio, trasferirsi nei maiali.
I demoni hanno una personalità: possono pensare e agire indipendentemente dalla volontà umana.
D: In Lc 8,3-4 e Gv 2,1-11, Gesù sposò una o più delle donne che accompagnavano i discepoli, come credono i mormoni poligami e alcune altre sette?
R: No. Innanzitutto, ecco le donne di cui siamo a conoscenza che accompagnavano Gesù e i discepoli. Secondo Luca 8,3-4, le donne che viaggiavano con Gesù erano Maria Maddalena, Giovanna, moglie di Cuza, Susanna e altre. Altri passaggi menzionano Salomè (Marco 15,40), Maria madre di Giacomo (Marco 15,40; Luca 24,10) e Marta, sorella di Maria. A titolo di nota a margine, Giovanna, moglie di Cuza, in Luca 8,3 ( ), è la prima persona menzionata in relazione a una famiglia reale. Si noti che era già sposata.
Giovanni 2:2 afferma che Gesù fu invitato come ospite alle nozze. Uno sposo non viene mai invitato al proprio matrimonio.
Non vi è alcun fondamento per affermare che Gesù si sia mai sposato, o che abbia avuto figli, o che siano nati figli privi di natura peccaminosa. Sebbene nessun versetto affermi effettivamente che Gesù non si sia mai sposato, nessun versetto afferma nemmeno che Gesù non sia volato su Marte. Un argomento basato sul silenzio non prova né l’una né l’altra cosa.
Ecco tutti gli altri passaggi precedenti alla risurrezione che riguardano le donne:
Giovanna e Salomè non vengono menzionate in nessun altro punto.
Marta (insieme a Maria) è menzionata solo in tre passaggi precedenti alla risurrezione: una cena (Luca 10,38-41), la guarigione del fratello Lazzaro (Giovanni 11,1-45) e una seconda cena con Lazzaro (Giovanni 12,1-8).
Poiché non vi è nessun’altra menzione, non si potrebbe avere un argomento quasi più forte a sostegno del fatto che Gesù abbia sposato Maria piuttosto che sua sorella Marta. Tuttavia, Gesù osservava la Legge mosaica, e il matrimonio di un uomo con due sorelle, mentre entrambe erano in vita, era proibito in Levitico 18:18. I mormoni che insegnano questo probabilmente non si rendono conto di sostenere che Gesù avrebbe violato le leggi matrimoniali dell’Antico Testamento in questo caso.
Per ulteriori informazioni, si veda *When Cultists Ask*, pag. 163.
D: In Lc 8,9-10, questo «mysterion» potrebbe essere simile alle religioni misteriche greche?
R: Alcuni studiosi liberali lo pensavano. Tuttavia, il termine ebraico equivalente a «mistero» era presente anche nella letteratura ebraica extra-biblica, pertanto non vi è alcun motivo di collegarlo a religioni greche più lontane. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 906.
D: In Lc 8,16-17, qual è il significato del non nascondere una candela accesa sotto un recipiente?
R: Lo scopo di una candela accesa è quello di risplendere; metterla sotto un cesto o un letto sarebbe assurdo. Allo stesso modo, lo scopo di un cristiano è glorificare Dio, e nascondere la propria testimonianza e non glorificare Dio è altrettanto strano. I staia venivano utilizzati per contenere grano e merci che venivano comprate e vendute. Il letto era un luogo di comfort o, per alcuni, di pigrizia. Alcuni cristiani oggi nascondono la propria testimonianza a causa degli affari, del comfort o dell’indulgenza. Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1398.
D: In Lc 8,18, perché le persone dovrebbero prestare attenzione a ciò che ascoltano?
R: Dio non ha alcun obbligo di offrire a nessuno opportunità illimitate di ascoltare il Vangelo. Non date per scontata l’opportunità di trovare la verità, né per voi stessi né per qualcun altro.
Inoltre, Dio giudica le persone in base a ciò che hanno avuto l’opportunità di conoscere, come dimostrano Romani 4:15 e 5:12. 2 Pietro 2:20-22 afferma che per alcune persone sarebbe stato meglio non aver conosciuto la via della verità, piuttosto che conoscerla e voltarle le spalle.
D: In Luca 8:19-21, Gesù stava onorando Sua madre in questa occasione?
R: Gesù onorava i propri genitori, ma in questa occasione andò contro ciò che sapeva essere il desiderio di Sua madre. Dobbiamo obbedire ai nostri genitori, ma quando i loro desideri vanno contro ciò che sappiamo essere la volontà di Dio, dobbiamo obbedire innanzitutto a Dio. È difficile per un bambino piccolo capire ciò che Dio vuole, specialmente se i suoi genitori dicono il contrario. Tuttavia, in questa occasione Gesù era ormai adulto.
D: In Lc 8,19-21, perché Giuseppe, il padre di Gesù, non era presente?
R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, la tradizione della Chiesa afferma che Giuseppe morì prima che Gesù diventasse adulto.
D: In Lc 8,22, perché i discepoli non avrebbero dovuto avere paura?
R: Da un lato, erano pescatori di professione che avevano senza dubbio attraversato quel lago molte volte. Dall’altro lato, la tempesta era così violenta che temevano di annegare. Ma Gesù disse: «Attraversiamo verso l’altra sponda». Quando Gesù disse che sarebbero andati dall’altra sponda, nemmeno tutti i demoni dell’Inferno avrebbero potuto impedire loro di raggiungerla. Per inciso, si trattò di uno sforzo molto energico per impedire a Gesù di raggiungere l’altra sponda. Tuttavia, l’unica cosa che ci è stata tramandata riguardo a ciò che Gesù fece una volta giunto sull’altra sponda fu la guarigione di un indemoniato sotto gli occhi degli abitanti del paese. Non si fa menzione di alcun abitante del paese che abbia seguito Gesù, ma, nonostante ciò, Gesù diede loro comunque l’opportunità di farlo. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 226; *The Tony Evans Bible Commentary*, pagg. 976-977; e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 911-912.
D: In Lc 8,23 e Mt 5,23-26, come è possibile che Gesù dormisse in barca durante una violenta tempesta?
R: O Gesù dormiva naturalmente, perché era molto stanco, oppure era stato fatto cadere in un sonno profondo in modo soprannaturale per mettere alla prova i discepoli. Molto probabilmente, Gesù dormiva profondamente perché era esausto per tutte quelle prediche.
Esistono tre tipi di sonno naturale: il sonno profondo, il sonno REM (movimento rapido degli occhi), durante il quale si sogna, e il sonno leggero. Ogni notte le persone attraversano diversi cicli di questi tre tipi di sonno. Gesù potrebbe aver dormito profondamente. In ogni caso, Gesù, in quanto essere umano, dormiva quando è scoppiata la tempesta. Ma Gesù, in quanto Dio, ha placato la tempesta con la Sua parola. Oggi, se nel nostro cuore infuria una tempesta demoniaca, chiediamo a Gesù di intervenire, di rimproverarla e di placarla.
In circostanze molto diverse, anche Giona dormiva su una barca durante una violenta tempesta.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1398.
D: In Lc 8,25 e Mt 8,26, perché Gesù chiese loro dove fosse la loro fede?
R: Si trattava di una sorta di prova per i discepoli; essi non la superarono. In Luca 8,22 Gesù disse ai discepoli che stavano per attraversare il lago. Gesù rimase sorpreso dalla loro paura. Essi dubitavano che
a) Dio Padre avrebbe protetto Gesù dalle intemperie, e/o
b) Gesù stesso volesse proteggerli, e/o
c) Gesù fosse in grado di proteggerli.
A volte i nostri dubbi odierni derivano dalle stesse ragioni.
D: In Lc 8,37, perché alcune persone oggi desiderano che Cristo e la Sua influenza si allontanino, anche dopo averne visto gli effetti?
R: Gesù è troppo «scomodo» per molte persone. Egli turba il loro senso di tranquillità, il loro benessere e la loro autosufficienza. Esse riconoscono che Gesù le chiama a cambiare rotta, in una direzione che non credono di voler seguire.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1399.
D: In Lc 8,38, perché Gesù respinse la richiesta dell’uomo di seguirLo?
R: Probabilmente perché Gesù voleva che quell’uomo rimanesse tra coloro che lo conoscevano, come testimonianza per loro.
D: In Lc 8,43-45, la donna ha agito correttamente toccando il mantello di Gesù?
R: In realtà, le persone considerate impure non avrebbero dovuto toccare chi non lo era. Lei aveva speso tutto il suo denaro in cure mediche, invano. Marco 5:26 afferma che i medici non fecero altro che peggiorare le sue condizioni, ma Luca, essendo egli stesso un medico, potrebbe aver voluto tralasciare quel dettaglio. Tuttavia, data la situazione e la gravità della sua malattia, Gesù non rivolse ad lei alcuna parola di rimprovero, ma solo guarigione e lode. Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1399-1400, il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 227, e l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 817.
D: In Lc 9,1-11, perché questo brano differisce da Mt 10,1-15 e Mc 6,8-9?
R: Matteo ci fornisce il dettaglio secondo cui Gesù disse loro di andare solo dai Giudei, mentre Luca non lo specifica. Non dovevano avere né borsa, né cibo, né denaro, né, , una tunica di ricambio. In questa parte Gesù conferisce loro il Suo potere (dynamos/dynamin) e la Sua autorità (exousian), per cui non hanno bisogno di altre cose.
Ma dovevano portare un bastone (singolare) o non portare bastoni (plurale)? Sebbene Gesù potesse semplicemente aver detto di portare un unico bastone se ne avessero uno, ma non altri in più, un’altra possibilità è un errore del copista.
Forse le copie che abbiamo di Marco hanno sostituito «solo» al posto di «non». Sebbene tutte le copie in nostro possesso riportino «non», in greco la differenza tra «solo» e «non» consiste nell’aggiunta della parola greca di due lettere ei. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 422-424, menziona un errore di trascrizione di natura diversa, in cui Matteo, pur avendo solitamente una profonda familiarità con Marco, in questo caso seguì Luca. Quindi, in altre parole, «solo/tranne un bastone» in Marco dovrebbe probabilmente essere «non un bastone», come in Matteo e Luca.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1400, e il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 918.
D: In Lc 9,1-11, ritiene che tutti e dodici avessero questo potere e questa autorità, compreso Giuda Iscariota?
R: È possibile che Giuda non facesse nulla, ma si limitasse semplicemente a sostenere di compiere miracoli e di scacciare i demoni. Tuttavia, è probabile, specialmente se uscivano a due a due, che venisse visto e non potesse fingere. In altre parole, anche Giuda possedeva realmente quel potere. Ricordate che, a quel punto, i demoni non potevano sapere che Giuda si sarebbe convertito al male.
D: In Lc 9,3-5, perché avrebbero dovuto soggiornare in una sola casa in ogni città?
R: Una ragione secondaria è che ciò avrebbe ridotto il tempo in più che avrebbero dovuto dedicare a chiedere alle persone di ospitarli, spostandosi di casa in casa. Una ragione principale sarebbe stata quella di non causare risentimenti riguardo a chi avrebbe ospitato il discepolo. Il vantaggio principale è la semplicità, sia per quanto riguarda eventuali risentimenti che per quanto riguarda la logistica.
Secondo «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 918, il greco Luciano scrisse «La morte di Peregrino», una satira su un predicatore cinico di nome Peregrino che fingeva di essere cristiano e viveva dell’ospitalità dei cristiani. Il testo paleocristiano «Didaché», capitoli 11-12, mette in guardia contro i profeti erranti che vivono semplicemente a spese degli altri. Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1400.
D: In Lc 9,5, vi sono oggi situazioni in cui si dovrebbe, in senso figurato, semplicemente scrollarsi la polvere dai piedi?
R: Sì, anche se si spera che ciò avvenga raramente. Innanzitutto, si noti che persino con i gentili sulla sponda orientale del Mare di Galilea, che chiesero a Gesù di allontanarsi da quel luogo, Gesù non si scrollò la polvere dai piedi. Ma a coloro che affermavano di seguire Dio, pur rifiutando gli apostoli e i servitori di Dio, Gesù disse di scrollarsi la polvere dai piedi. Se un’organizzazione o una chiesa afferma di essere cristiana, eppure rifiuta o espelle coloro che seguono Dio, potrebbe essere il momento di scrollarsi la polvere dai piedi. Per ulteriori informazioni, si veda «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 979.
D: In Lc 9,7, che cos’è un tetrarca?
R: Il termine greco «tetra» significa «quattro», e il sovrano della Galilea era chiamato tetrarca perché governava su una delle quattro regioni della Palestina. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1401.
D: In Lc 9,7-9, si tratta dello stesso Erode che regnava quando nacque Gesù?
R: No. L’Erode che uccise i bambini maschi di Betlemme era chiamato Erode il Grande. Questo Erode, chiamato Erode Antipa, era il figlio minore di Erode il Grande e di una delle sue dieci mogli, Malthace. Molto probabilmente non sapeva che si trattasse dello stesso Gesù che suo padre aveva cercato di uccidere quando era ancora un neonato. Per ulteriori informazioni, si veda il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 979.
D: In Lc 9,7-9, quando Erode il Tetrarca era curioso di conoscere Gesù, perché Gesù non lasciò tutto, andò dal sovrano e glielo spiegò?
R: La risposta all’identità di Gesù era facile da scoprire: bastava andare da Lui e ascoltarlo. Sembra che la parte difficile non sia divulgare l’informazione su chi fosse Gesù, ma piuttosto indurre le persone a porre la domanda e a desiderare di cercare la risposta. Gesù non corse da Erode, colui che aveva imprigionato e ucciso Giovanni. Se Erode avesse davvero voluto sapere, avrebbe potuto venire ad ascoltare di persona.
D: In Lc 9,14, perché la gente doveva sedersi in gruppi di cinquanta?
R: Si trattava di persone giunte da ogni parte per ascoltare Gesù; se fossero stati solo abitanti del luogo, sarebbero tornati alle loro case. La Scrittura non spiega perché dovessero sedersi in gruppi di cinquanta, ma ciò avrebbe facilitato il conteggio e la distribuzione dei cesti. Ciò ricorda il miracolo riportato in 2 Re 4,42-44, dove Eliseo sfamò cento uomini con una sola pentola. I 5.000 rappresentavano il mondo perduto, affamato del pane di Dio. I discepoli sono cristiani con risorse limitate. Le loro risorse furono moltiplicate al punto da lasciare avanzati persino dodici cesti (kophinoi) di uso commerciale. Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1401, e il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pagg. 228-229.
D: In Lc 9,20 qual è la differenza tra «Cristo» e «Messia»?
R: «Cristo» in greco equivale a «Messia» in ebraico. Si tratta dell’Unto che era stato promesso nell’Antico Testamento. Si veda 1001 Bible Questions Answered, pagg. 28-29, per una risposta più approfondita.
D: In Lc 9,20-21, Gesù rifiutò di essere riconosciuto come Figlio di Dio, dato che in Lc 9,20-21 disse ai discepoli di non rivelare a nessuno che Egli era il Cristo di Dio, e in Lc 4,11 rimproverò i demoni per aver affermato che Egli era il Cristo, il Figlio di Dio?
R: È un po’ difficile rispondere a questa domanda perché entrambi i riferimenti scritturali sono errati, pertanto devo supporre a quali passi si riferisse chi ha posto la domanda. Luca 9,20-21 non dice «Figlio di Dio», ma «Cristo di Dio». Il Corano ammette addirittura che Gesù fosse il Messia (il Cristo), quindi anche i musulmani dovrebbero concordare sul fatto che Gesù fosse il Cristo di Dio. Neanche Luca 4,11 menziona il Figlio di Dio.
Chi ha posto la domanda potrebbe aver pensato a Matteo 8,29, dove i demoni chiesero: «Che cosa vuoi da noi, Figlio di Dio?», e poi chiesero di essere mandati nei maiali. Gesù non disse di non dirlo a nessuno, ma permise loro di entrare nei maiali. Tuttavia, i demoni stavano semplicemente riconoscendo di sapere chi fosse realmente Gesù, forse nella speranza che le cose per loro si risolvessero più facilmente.
In Matteo 16,16-20 Gesù chiese ai discepoli chi fosse, e Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Ma anche in questo caso, in quel momento Gesù «ammonì i discepoli di non dire a nessuno che Egli fosse il Cristo [Messia]». Non vi è alcun accenno al fatto che ai discepoli fosse stato raccomandato di non dire che Egli fosse il Figlio di Dio.
D: In Luca 9,21 e Matteo 16,20, in quel momento, perché ai discepoli era stato chiesto di non dire a nessuno che Gesù era il Cristo (il Messia)?
R: A cosa sarebbe servito usare quel titolo, se da un lato non sapevano cosa avrebbe fatto il Messia, dall’altro erano stati indotti a credere in false concezioni del Messia come conquistatore militare? È meglio chiarire prima i malintesi su un titolo prima di rivendicarlo. Ben presto avrebbero dichiarato apertamente a tutti che Gesù era il Messia, ma prima la gente doveva vedere chi fosse Gesù e le prove della Sua affermazione.
D: In Lc 9,24-26, quali sono i due ostacoli più comuni all’impegno cristiano, sia allora che oggi?
R: L’avidità di denaro e il timore della vergogna. Si possono guadagnare più soldi dedicandosi anima e corpo al guadagno, senza lasciare tempo per ciò che Dio vuole che facciate. Ci si può tirare indietro dal fare ciò che Dio vuole per voi, per paura del rifiuto o della perdita di rispetto da parte degli altri. Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1403, e il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 979.
D: In Lc 9,27 e Mt 16,28, in che senso alcuni non avrebbero gustato la morte prima di vedere il regno di Dio?
R: «Assaporare la morte» significa sperimentare la morte. Alcuni di loro non sarebbero morti prima di aver visto il regno di Dio giungere con la risurrezione di Gesù e la Pentecoste, 50 giorni dopo.
D: In Lc 9,31, qual è la differenza tra prevedere che Gesù potesse essere ucciso e l’affermazione di Gesù secondo cui Egli doveva essere ucciso?
R: Gesù non sta dicendo che potrebbe essere pericoloso e che c’era la possibilità che venisse ucciso. Non c’era alcun rischio che venisse ucciso; al contrario, era assolutamente certo che avrebbe adempiuto il proprio destino e sarebbe stato ucciso. Come nota a margine, il termine greco per «partenza/morte» è lo stesso termine usato per «Esodo». Gesù stava andando verso il proprio «Esodo», per così dire. Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1202, e il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1404.
D: In Lc 9,36 e Mt 17,9, perché i discepoli non parlarono a nessuno della trasfigurazione in quel momento?
R: Vi sono almeno tre ragioni.
1. Avrebbe potuto suscitare invidia tra gli altri discepoli.
2. Per gli ebrei che non credevano in Gesù, questo miracolo, di cui erano testimoni solo tre discepoli, non sarebbe stato ritenuto credibile.
3. Per i credenti, questo evento sarebbe stato presto messo in secondo piano dalla risurrezione.
D: In Lc 9,37-39 e Mt 17,15-17, perché i demoni spesso fanno del male alle persone che possiedono?
R: Si veda la discussione su Matteo 17,14-16 per la risposta.
D: In Lc 9,45, perché ai discepoli fu impedito di comprendere le parole di Gesù riguardo al Suo tradimento?
R: Probabilmente si trattava di un’espressione colloquiale che significava che essi non capivano. Tuttavia, la domanda fondamentale rimane: perché non lo capivano? Sebbene la ragione potesse essere che Dio, o Satana, li impedisse in modo soprannaturale di comprenderlo, la vera spiegazione è probabilmente molto più semplice. In generale, spesso le persone non comprendono ciò che non sono disposte ad accettare. Come poteva colui che aveva manifestato uno splendore così soprannaturale durante la trasfigurazione subire una morte così vergognosa? La morte di Gesù sarebbe stata una sconfitta per la causa, o almeno così pensavano. Ovviamente Gesù non avrebbe permesso che la Sua causa fosse sconfitta. I discepoli non avevano mai sentito nulla di simile prima, non desideravano sentirlo, e quindi probabilmente furono proprio i discepoli a impedire a se stessi di comprenderlo la prima volta.
Gesù, sapendo ciò, lo disse in questa occasione e poi di nuovo in seguito, per dare loro il tempo di interiorizzarlo. Essi si opponevano alla sofferenza di Gesù. In seguito avrebbero appreso che non solo Gesù avrebbe sofferto, ma anche coloro che seguono Dio soffriranno per il Vangelo.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 231; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 531; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 980; e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1405.
D: In Lc 9,46, perché i discepoli discutevano su chi fosse il più grande?
R: Si noti il contesto temporale di questo episodio. In Luca 9:10 erano tornati riferendo del loro successo, e a quanto pare questo aveva dato loro alla testa. Nel loro orgoglio misero Gesù al primo posto, ma se stessi al secondo. Filippesi 2:3 e seguenti afferma che dobbiamo considerare gli altri migliori di noi stessi.
Inoltre, come affermò G. Campbell Morgan, «la nostra passione per le statistiche è egocentrica, della carne e non dello Spirito». Il 61,5% delle persone sarebbe d’accordo. (una battuta) (dal “Believer’s Bible Commentary”, pag. 1401). Per ulteriori informazioni, si veda il “Believer’s Bible Commentary”, pag. 1404.
D: In Lc 9,49, come poteva qualcun altro essere in grado di scacciare i demoni?
R: Non era necessario essere uno dei dodici discepoli per scacciare i demoni; anche altri seguaci potevano farlo. Dio può conferire tale potere a chiunque Egli desideri.
D: In Lc 9,49, perché i discepoli volevano impedire all’uomo di agire, e perché Gesù voleva che continuasse?
R: Non capivano come potesse credere e agire in quel modo, se non lo conoscevano. I Dodici, così come i cristiani di qualsiasi Chiesa oggi, non dovrebbero considerarsi i rappresentanti esclusivi di Dio.
Per ulteriori informazioni, si vedano il New International Bible Commentary, pag. 1203, il Believer’s Bible Commentary, pag. 1406, e il Tony Evans Bible Commentary, pag. 980.
D: In Lc 9,49, quali sono alcuni esempi odierni in cui qualcuno potrebbe essere tentato di voler impedire un ministero, proprio perché è diverso?
R: I cristiani, purtroppo, a volte possono assumere un atteggiamento settario; vale a dire che attribuiscono maggiore importanza all’organizzazione e alle procedure piuttosto che all’opera stessa. La questione non riguardava l’ortodossia, bensì l’appartenenza. Se si tratta di un pastore, potrebbe non sentirsi a proprio agio con qualcosa che è sotto il controllo di Dio, ma non sotto il proprio. Se non proviene dalla propria organizzazione, potrebbe essere considerato una minaccia; ma è necessario che si rendano conto che si tratta solo di una minaccia al proprio controllo e alla propria organizzazione, che in realtà non hanno alcuna importanza. Potrebbero essere accusati di rubare le pecore; ma le pecore non appartengono al leader o all’organizzazione, appartengono al Pastore Supremo, Gesù Cristo. Si rischia di rimanere delusi quando si pensa che le persone appartengano a voi o alla vostra organizzazione, mentre in realtà appartengono a Dio. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 931.
D: In Lc 9,51, Gesù si era già recato a Gerusalemme in precedenza; cosa c’era di diverso questa volta?
R: Gesù sapeva che doveva arrivare lì entro la Pasqua per il Suo «appuntamento con il destino». A differenza delle altre volte, Gesù sapeva che non sarebbe tornato prima della Sua morte. Era una solitudine portare con sé quel segreto. Cercò persino di condividere quell’informazione con i Suoi discepoli, ma essi semplicemente non riuscirono a comprenderla. Per ulteriori informazioni, si veda The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 232.
D: In Lc 9,53, perché i Samaritani non accolsero Gesù come avevano fatto in precedenza?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. Sebbene molto probabilmente si trattasse di samaritani diversi, resta comunque da chiarire il motivo per cui questi samaritani non accolsero Gesù.
2. Questi samaritani potrebbero aver già sentito parlare della pretesa di Gesù di essere il Messia [ebraico] e l’avevano respinta.
3. Poiché Gesù si stava recando a Gerusalemme per motivi religiosi e i samaritani ritenevano che il loro culto fosse superiore a quello praticato a Gerusalemme, il viaggio di Gesù non rientrava nel loro modello di ciò che consideravano giusto. Essi non avrebbero considerato Gerusalemme il luogo appropriato per il culto, bensì il Monte Gerizim in Samaria. Il fatto che Gesù si recasse a Gerusalemme non avrebbe avallato la loro visione, ma piuttosto quella opposta; pertanto, gli voltarono consapevolmente le spalle.
La terza ragione è la più probabile.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1203; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 933-934; e il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1406.
D: In Lc 9,54-55, perché i discepoli volevano che i samaritani fossero uccisi?
R: Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, possiamo dedurlo dal comportamento di altri. A volte una persona può essere così concentrata sul potere da dimenticare la compassione verso il prossimo.
Si potrebbe pensare che, dopo tutto quel tempo trascorso ad apprendere gli insegnamenti di Gesù, Giacomo e Giovanni avrebbero dovuto conoscere meglio il cuore di Gesù, ma non era così. I credenti possono sapere molte cose ed essere efficaci nel ministero, ma avere comunque terribili punti ciechi. Ecco perché non abbiamo bisogno solo della verità della Bibbia, ma abbiamo bisogno gli uni degli altri per esortarci a vicenda laddove non stiamo seguendo la verità della Bibbia.
Una volta mi trovavo con alcuni cristiani mediorientali e stavamo parlando di Cristo con altre persone provenienti dal Medio Oriente. Abbiamo incontrato un uomo, originario della Giordania, cresciuto come cristiano fin da bambino. Gli abbiamo chiesto di unirsi a noi nel testimoniare ai musulmani, ma lui era riluttante a farlo. Dopo ciò che aveva visto e sentito riguardo a ciò che i musulmani facevano ai cristiani nel suo Paese d’origine, non voleva che i musulmani venissero a Gesù e andassero in paradiso. Gli abbiamo spiegato che se provava odio, anziché amore, verso le altre persone, avrebbe dovuto esaminare con molta attenzione se fosse effettivamente salvato (1 Giovanni 3:14-16; 4:8). Fortunatamente, ha cambiato opinione e ha deciso di unirsi a noi per parlare di Gesù ai musulmani.
Forse i discepoli stavano pensando a Elia che fece scendere il fuoco su 102 uomini in 2 Re 1:9-12. Tuttavia, la situazione era molto diversa. Non solo Gesù era venuto per mostrare l’amore di Dio e inaugurare una nuova dispensazione, ma i Samaritani si limitarono a respingerLo, senza cercare di arrestarLo come invece i 102 uomini stavano cercando di catturare Elia.
D: In Lc 9,54-55, perché Gesù non voleva che i Samaritani fossero uccisi?
R: Ciò non avrebbe contribuito in alcun modo a condurre le persone a Gesù per andare in Paradiso. Gesù non voleva che le persone fossero immediatamente giudicate per non averLo seguito e per averLo respinto, e dovremmo esserne molto grati. In Luca 9:56 Gesù disse che era venuto non per distruggere la vita delle persone, ma per salvarle. Questa non era solo la missione di Gesù, ma anche il Suo cuore. Anche noi dovremmo avere lo stesso cuore. Per ulteriori informazioni, si veda il «Commentario biblico di Tony Evans», pag. 981.
D: In Lc 9,57-62, perché Gesù rifiutò che questi tre uomini Lo seguissero direttamente?
R: Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, le circostanze qui sembrano molto diverse da quelle del posseduto di Gerasa. Per il posseduto guarito non vi fu alcun accenno di rimprovero, e Gesù gli affidò un altro ministero – che avrebbe potuto rivelarsi efficace – rimanendo tra le persone che lo conoscevano quando era posseduto da uno spirito maligno. Con i tre uomini, invece, Gesù criticò la loro mancanza di impegno totale e non menzionò alcun ministero per loro.
I tre uomini condividevano l’obiettivo, ma non l’impegno. Non si trattava tanto di ciò a cui erano disposti a rinunciare o meno, quanto piuttosto di mettere Gesù al primo posto. In tutti e tre i casi la loro risposta era «Sì, ma…». Guardavano indietro invece che avanti, come menzionato da Gesù in Luca 9:62. Avevano il desiderio di aiutare, ma nessun senso di urgenza. Essere discepoli comporta una rinuncia, un costo.
Se si considerano solo i soggetti della frase, si ottiene «Signore… prima me». Diamo maggiore priorità ai compiti che solo noi, che siamo spiritualmente vivi, possiamo svolgere, oppure a quelli che chiunque può svolgere? I credenti possono essere trattenuti dal ministero da un amore primario per il benessere materiale, la propria carriera, oppure la famiglia e gli amici.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 232-233; *The New International Bible Commentary*, pag. 1204; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1407; e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 981.
D: In Lc 9,57-59, perché Gesù parlò di volpi e uccelli a qualcuno che desiderava seguirlo?
R: Gesù stava dicendo che Lui e i Suoi discepoli non avevano un luogo sicuro in cui rifugiarsi, né molte delle comodità che le persone danno per scontate. Neanche quell’uomo avrebbe avuto tutto ciò. Non c’è dubbio che l’uomo volesse sinceramente seguire Gesù. Ciò che era in discussione era il suo impegno a mettere Gesù al primo posto.
Il «Believer’s Bible Commentary», alle pagine 1406-1407, afferma: «Quando leggiamo che il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo, tendiamo a provare pietà per Lui. Un commentatore osserva: “Egli non ha bisogno della vostra pietà. Abbiate piuttosto pietà di voi stessi se avete una casa che vi trattiene mentre Cristo vuole che voi vi rechiate sulle vette del mondo”».
D: In Lc 9,59-60, Cristo stava insegnando alle persone a non onorare i propri genitori, in contrasto con quanto afferma Es 20,12?
R: No. Dobbiamo onorare i nostri genitori, ma alcune cose hanno la priorità sulla famiglia dopo che i nostri genitori sono venuti a mancare. È più importante onorare i nostri genitori mentre sono con noi sulla terra, piuttosto che disonorarli in vita e poi onorare i loro corpi ormai vuoti dopo che se ne sono andati.
Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 463-464, riporta che un predicatore scozzese del XIX secolo, John McNeill, trovò questo versetto particolarmente applicabile alla propria situazione. Una volta, mentre era previsto che predicasse in una serie di incontri evangelistici in Inghilterra, ricevette la notizia che suo padre era morto e che il funerale si sarebbe tenuto lo stesso giorno di uno degli incontri. Egli disse: «Perché proprio quel Gesù mi stava accanto e sembrava dirmi: “Guarda, ora ci sono io con te. Vada e predichi il Vangelo a quelle persone. Preferirebbe seppellire i morti o risuscitare i morti?”». E McNeill andò a predicare.
Se vostro figlio dovesse scegliere tra predicare il Vangelo a molte persone e partecipare al vostro funerale, cosa preferireste?
Per ulteriori informazioni, si veda il libro di Haley *Alleged Discrepancies of the Bible*, pag. 287.
D: In Lc 9,59-60, perché Gesù non permise all’uomo di seppellire prima suo padre?
R: Quando il figlio volle seppellire prima suo padre, non è chiaro se il padre fosse già morto. Piuttosto, potrebbe aver aspettato che il suo anziano padre morisse prima di unirsi a Gesù. Avrebbe dovuto essere presente al funerale di suo padre per assicurarsi di ottenere la sua eredità. Per ulteriori informazioni, si veda il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 980.
D: In Lc 9,61-62, perché l’uomo non poteva salutare la propria famiglia?
R: L’uomo non avrebbe nemmeno interpellato Gesù se intendesse semplicemente un addio di cinque minuti. Piuttosto, l’uomo chiedeva di trascorrere prima alcuni giorni con la propria famiglia, probabilmente come desiderava la famiglia di Rebecca in Genesi 24:54-59. Elia permise a Eliseo di salutare prima la propria famiglia in 1 Re 19:19-21.
Ciò presenta un parallelo approssimativo con un colloquio di lavoro ai giorni nostri. Se la vostra prima domanda, e molte di quelle successive, riguardano le ferie e i giorni di malattia, allora il selezionatore potrebbe chiedersi quanto siate entusiasti di svolgere quel lavoro.
Quando Elia chiamò Eliseo, questi salutò brevemente i propri genitori in 1 Re 19:19-21, e ciò andò bene. Quindi, non si trattava tanto di un’azione quanto di un atteggiamento. Per noi, non si tratta solo di avere Gesù nel nostro cuore; si tratta di mettere Gesù al primo posto nel nostro cuore.
Nelle usanze funerarie ebraiche, una persona veniva solitamente sepolta lo stesso giorno in cui moriva. È quindi possibile che il padre fosse ancora in vita ma in punto di morte, e che l’uomo volesse trascorrere con lui i giorni che gli restavano. Questa è l’interpretazione riportata in *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pagg. 114-115.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 464-465, e *Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 819.
D: In Lc 10,1 leggiamo: «Dopo queste cose il Signore designò anche altri settanta e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso sarebbe giunto». La domanda è:
1- Per quale motivo Gesù mandò quei settanta dopo aver già mandato i dodici (Lc 9,1)? Il loro compito o la loro destinazione erano diversi? Il numero settanta ha un significato simbolico o allegorico? Tra quei settanta erano inclusi i dodici originali?
2- Perché gli altri Vangeli non menzionano affatto questo episodio? Oppure si trattava di una storia allegorica che non è realmente accaduta?
R: I settanta non erano sempre con Gesù come i dodici, ma impararono da Lui e furono inviati a predicare. No, i dodici non facevano parte dei settanta. Suppongo che Gesù avrebbe potuto scegliere un numero diverso, come 69 o 71. Ma Gesù scelse intenzionalmente 70, un numero tondo che è un multiplo di 7. Il sette è simbolo di perfezione, e ciò costituirebbe anche una somiglianza con i settanta anziani che prestavano servizio sotto Mosè in Numeri 11:16-17.
Non si dovrebbe considerare ogni passo solo allegorico finché non venga dimostrato il contrario. Piuttosto, ogni passo va inteso in senso letterale a meno che il contesto non indichi diversamente. Naturalmente, alcune cose sono avvenute letteralmente, ma hanno anche un significato simbolico.
D: In Lc 10,2, perché Gesù disse che gli operai erano pochi e che bisognava pregare affinché ce ne fossero di più?
R: Naturalmente, in quel momento c’erano solo settanta operai, ma non era questo il punto.
Anche in seguito, gli operai sarebbero stati pochi. Il numero di persone che diventano cristiane è superiore a quello di coloro che operano attivamente per Dio. Questa non è la volontà desiderata da Dio, poiché Gesù dice qui di pregare affinché vi siano più operai.
D: In Lc 10,3, in che senso i settanta discepoli erano come agnelli in mezzo ai lupi?
R: Gli agnelli non cercano di distruggersi o uccidersi a vicenda. I lupi non solo cercano di uccidere e distruggere, ma amano anche divorare gli agnelli. Inoltre, vi sono alcune persone che traggono persino un piacere perverso nell’allontanare le persone rette dalla rettitudine.
Ci si potrebbe chiedere perché, pur rendendosi conto di mandarli come agnelli in mezzo ai lupi, Gesù abbia comunque scelto di mandarli. Man mano che la Chiesa cresceva in seguito, molte volte i messaggeri venivano uccisi, ma il messaggio era più importante del messaggero, e i messaggeri lo capivano.
D: In Lc 10,4-12, perché Gesù condannò Corazin, Betsaida e Cafarnao?
R: Sebbene vi fossero certamente molte altre città malvagie, queste città erano «così vicine eppure così lontane». Erano così vicine in quanto potevano facilmente udire le parole di Gesù, eppure erano sorde al Vangelo. Alcune persone sono così: hanno ricevuto così tanti insegnamenti e buoni esempi su come seguire Cristo, eppure hanno comunque scelto di non seguirlo.
Per inciso, Corazin non è menzionata in nessun altro punto della Bibbia né da Giuseppe Flavio. Tuttavia, le sue rovine, situate a 1,5 miglia a nord di Cafarnao, sono visibili ancora oggi. Ora, non sappiamo con certezza se Gesù si sia recato personalmente a Corazin o meno, ma, a prescindere da ciò, l’accoglienza o il rifiuto dei messaggeri di Gesù rivelano il loro atteggiamento nei confronti di Gesù stesso. Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1204, e il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 938-939.
D: In Lc 10,8, in quel periodo potevano mangiare cibi proibiti dall’Antico Testamento?
R: No, questo versetto non lo conferma. Si recavano in città e nelle case ebraiche, e non avrebbero ricevuto in offerta carne di maiale, di cammello o qualsiasi altra cosa contraria alla Legge mosaica. Per ulteriori informazioni, si veda il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 938.
D: In Lc 10,12, in che senso sarà più tollerabile per Sodoma e Gomorra che per alcune città della Palestina?
R: Luca 10,12 e 2 Pietro 2,21 dimostrano che esistono diversi gradi di punizione. Sebbene Sodoma e Gomorra abbiano respinto direttamente gli angeli, non hanno ricevuto una presentazione del Vangelo così chiara come quella offerta alle popolazioni delle città galilee dell’ , che ascoltarono Gesù. Per ulteriori informazioni, si veda The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 233.
D: In Luca 10:13, poiché Sodoma e Gomorra si sarebbero pentite se Gesù fosse andato da loro, e Dio non desidera che nessuno perisca (Ezechiele 18:23,32 e 2 Pietro 3:9), perché Dio non ha mandato qualcuno da loro?
R: Dio inviò sia uomini che angeli. Lot si trovava lì, e 2 Pietro 2:7 afferma che Lot era angosciato dalla vita dissoluta di uomini senza legge. Dio inviò anche gli angeli, che gli uomini di Sodoma cercarono di abusare.
D: In Luca 10,13-14, poiché Tiro e Sidone si sarebbero pentiti se avessero visto i miracoli, perché Gesù non compì alcun miracolo in quella regione?
R: Non è che tutti si sarebbero pentiti, ma che alcuni, persino a Tiro e a Sidone, si sarebbero pentiti vedendo Gesù, mentre molti nelle città della Galilea non si sarebbero pentiti. Gesù visitò effettivamente la regione di Tiro e Sidone in Marco 3:8 e nuovamente in Marco 7:24-31. La gente si recò da Tiro e da Sidone per ascoltare Gesù in Luca 6:17.
D: In Lc 10,15, è possibile che un’intera città venga mandata all’inferno?
R: Le strade, gli edifici e gli altri oggetti non vengono mandati all’inferno. Quando tutti gli abitanti di un’intera città rifiutano Gesù, allora gli abitanti di quella città si troveranno in massa all’inferno.
D: In Lc 10,18, in che modo Satana cadde dal Cielo in quel momento?
R: Mentre questo aspetto del ministero di Gesù si stava dispiegando, Egli vide profeticamente Satana, l’accusatore, cadere dal Cielo, poiché presto le persone avrebbero ricevuto la parola del perdono dei propri peccati e Satana non avrebbe avuto alcun motivo per accusarle.
Per ulteriori informazioni, si vedano «Hard Sayings of the Bible», pagg. 465-466.
D: In Lc 10,19, in che modo i discepoli di Gesù avrebbero potuto calpestare serpenti e scorpioni?
R: In questo contesto Gesù non stava dicendo di agire con incoscienza o di mettere alla prova Dio. Piuttosto, Dio li avrebbe protetti dai serpenti e dagli scorpioni, così come Paolo fu protetto in Atti 28,3-5.
D: In Lc 10,21, quale significato ha il fatto che queste verità siano rivelate ai bambini e non ai dotti e ai saggi?
R: Come dimostra 1 Corinzi 1:19-30, Dio non ha reso i dotti e i saggi più meritevoli di andare in Paradiso in virtù della loro erudizione e saggezza. Se l’erudizione rendesse una persona più devota e retta, che dire allora dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale? I tedeschi erano tra i popoli più istruiti della terra, e la loro tecnologia aeronautica, quella dei bombardieri in picchiata « », dei missili, dei carri armati e del carbone era la migliore al mondo. Eppure, commisero un grande male uccidendo oltre sei milioni di ebrei.
Il Vangelo è straordinario in quanto è così profondo che i saggi possono studiarlo per tutta la vita senza mai smettere di imparare qualcosa di nuovo. Eppure, anche i semplici possono comprenderlo facilmente.
D: In Lc 10,22, in che modo il Padre ha consegnato tutte le cose a Gesù?
R: In almeno quattro modi:
Creazione: tutte le cose sono state create dal Padre per mezzo di Gesù (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16).
Sostentamento: tutte le cose sono tenute insieme per mezzo di Gesù (Colossesi 1,17).
Giudizio: il Padre ha affidato a Gesù il giudizio sull’umanità, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre (Giovanni 5:22-23).
Salvezza: Non c’è altro nome sotto il cielo mediante il quale possiamo essere salvati (Atti 4:12).
D: In Lc 10,24, in che modo le persone devote che morirono prima di Cristo desideravano ardentemente vedere ciò che vedevano i discepoli?
R: Le profezie messianiche dell’Antico Testamento dimostrano che il popolo attendeva con ansia di vedere il Messia.
D: In Lc 10,25, in che modo la domanda del dottore della legge «metteva alla prova» Gesù?
R: È più corretto tradurre questa espressione con «mettere Gesù alla prova». Come molti giuristi di oggi, questo dottore della legge poneva una domanda alla quale pensava di conoscere già la risposta. Il suo scopo nel porre la domanda non era realmente quello di apprendere la risposta vera, ma di vedere cosa avrebbe detto Gesù e di verificare se Gesù avesse ragione, almeno ai suoi occhi.
D: In Lc 10,25-37, in che modo dobbiamo essere un prossimo?
R: La parabola del buon samaritano non ha lo scopo di dirci chi altro dovrebbe essere nostro prossimo e aiutarci, ma piuttosto verso chi dovremmo comportarci da prossimi e offrire il nostro aiuto; e la risposta è: tutti. Ecco le caratteristiche che ci contraddistinguono come buoni vicini.
1) Un prossimo non ricorre a scuse. Quali scuse utilizzate voi?
2) Un prossimo è disposto ad accettare disagi. Aiutare l’uomo derubato è costato al buon samaritano tempo e il viaggio attraverso quel tratto pericoloso di strada in pieno giorno. Aiutare gli altri ci costa tempo, energia, sonno e denaro. Quando è stata l’ultima volta che ha accettato un disagio per qualcun altro?
3) Un prossimo coltiva il proprio carattere. La nostra compassione dovrebbe essere plasmata dalla Parola di Dio, non dalla nostra cultura. La cultura di quel tempo non prevedeva di aiutare i samaritani. Amate Dio e pregate? Per chi siete stati un prossimo l’ultima volta? Avete un apprendista della compassione, qualcuno che state formando affinché esprima compassione?
4) È necessario che vi venga chiesto? In realtà, l’uomo ferito non era in grado di chiedere aiuto.
Questo brano è tratto da un sermone tenuto il 7 novembre 2010 da Jeff Miller alla Trinity Bible Church.
D: In Lc 10,27, fu il dottore della legge a dirlo per primo, o fu Gesù?
R: Poiché non disponiamo di una registrazione di tutto ciò che Gesù disse, e comunque non tutto nei Vangeli è necessariamente in ordine cronologico, non possiamo affermare con certezza chi sia stato il primo a dirlo. Anche se fosse stato il dottore della legge a dirlo per primo, sulla base della sua corretta comprensione della Bibbia, le parole di Gesù hanno comunque l’autorità di Gesù alle spalle.
D: In Lc 10,29, chi è il nostro prossimo?
R: In Luca 10,36 Gesù ha scelto deliberatamente di non rispondere a quella domanda. Ha invece raccontato una parabola piuttosto lunga, affinché, quando ci ha riproposto la domanda, tutti coloro che lo desideravano potessero capirlo da soli.
D: In Lc 10,30, cosa sappiamo della strada che va da Gerusalemme a Gerico?
R: Non era lunga, circa diciassette miglia, ma era molto ripida; Gerusalemme si trovava a circa 2500 piedi sul livello del mare, mentre Gerico è a 770 piedi sotto il livello del mare. I banditi spesso tacevano in agguato su questa strada ripida e tortuosa, circondata da colline e massi. Uno dei suoi soprannomi era «la via del sangue». Di giorno il pericolo era presente, ma di certo non si sarebbe voluto indugiare e percorrere quella strada di notte. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 943, e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 820.
D: In Lc 10,33-36, perché il samaritano ebbe questo atteggiamento?
R: Anche se il samaritano probabilmente sapeva che quell’uomo non era un samaritano, Luca 10,33 dice che il samaritano «ebbe pietà» della vittima. Un viaggiatore comune probabilmente non avrebbe avuto bende sufficienti per fasciare tutte le sue ferite, quindi probabilmente si procurò delle bende strappando strisce dai propri vestiti. Come disinfettante utilizzò l’olio e il vino che aveva con sé.
Il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1410 e l’«Evangelical Commentary on the Bible» a pag. 820 affermano che è possibile che il levita e il sacerdote abbiano pensato che potesse trattarsi di una trappola e non volessero essere derubati a loro volta. Ma il samaritano o non lo pensò, oppure tale preoccupazione fu superata dalla necessità di soccorrere un uomo che aveva chiaramente bisogno di aiuto.
Noi dobbiamo essere il Samaritano. Ma a un livello diverso, gli ebrei ignorarono la vittima, mentre Gesù fu il Samaritano che si fermò per soccorrerla.
Per ulteriori informazioni, si vedano «The Expositor’s Bible Commentary», cap. 8, pag. 943, e «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 234.
D: In Lc 10,35, ritiene che il samaritano temesse di dover pagare un prezzo eccessivo? Avrebbe dovuto?
R: Il samaritano non nutriva alcun «timore» di dover pagare un prezzo eccessivo, eppure era in qualche modo probabile che ciò accadesse. Voleva aiutare la vittima e, se aiutare il prossimo lo rendeva più vulnerabile al rischio di essere derubato, allora così fosse. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pag. 544.
D: In greco, Luca 10:36 recita: «era un prossimo» (NIV) o «divenne un prossimo» (NET Bible)?
R: Innanzitutto, ecco cosa riportano le diverse traduzioni, e poi la risposta.
«era un prossimo» (KJV, BSB, NKJV, NIV, NRSV)
«vi sembra un prossimo» (Interlineare di Berry)
«vi sembra di essere diventato un prossimo» (Interlineare di Jay P. Green)
«diventare un prossimo» (NET Bible)
«si è dimostrato un prossimo» (ESV, NASB 2020, Traduzione ampliata di Wuest)
L’Expositor’s Bible Commentary, cap. 8, pag. 944, pur non fornendo una traduzione diretta, afferma: «il Samaritano si fece vicino»
La risposta è che si tratta di entrambe le cose, e ciò evidenzia una difficoltà nella traduzione.
Si tratta di «era» perché il fariseo chiese: «Chi è il mio prossimo?»
È anche «divenne» perché i Samaritani non vivevano nelle stesse città degli ebrei; i Samaritani non si consideravano vicini né amici degli ebrei, e gli ebrei non si consideravano vicini né amici dei Samaritani.
Una nota interessante contenuta in *The Expositor’s Bible Commentary*, cap. 8, pag. 944, afferma che l’animosità tra ebrei e samaritani era tale che il fariseo non riuscì nemmeno a pronunciare la parola «samaritano» nella sua risposta a Gesù.
D: In Lc 10,36-37, in che modo Gesù ribaltò la domanda posta dal dottore della legge?
R: Il dottore della legge chiese chi fosse il Suo prossimo, intendendo chi avrebbe dovuto aiutare e chi invece avrebbe dovuto ignorare. Avrebbe potuto ignorare un non ebreo, qualcuno che riteneva non meritevole, ecc. Gesù avrebbe potuto concludere affermando che la vittima del crimine era il prossimo che aveva bisogno di aiuto, ma non è ciò che disse. Piuttosto, Gesù ribaltò la domanda e chiese «chi era il prossimo», non intendendo chi avesse bisogno di aiuto, ma piuttosto chi avesse prestato aiuto. Pertanto, non chiedetevi: «Chi è il vostro prossimo?», ma piuttosto: «Verso chi potete essere un prossimo?». Per ulteriori informazioni, consultate *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 983.
D: In Lc 10,38-42, ci sono momenti in cui i credenti possono concentrarsi su una cosa, quando invece dovrebbero concentrarsi su un’altra?
R: Quello non fu il momento migliore di Marta. Si noti che Marta non uscì dalla cucina chiedendo a Maria di aiutarla. No, uscì infuriata dalla cucina incolpando Gesù del fatto che Maria non la stesse aiutando. Nonostante il suo atteggiamento scorretto, per di più nei confronti del suo Signore, Gesù le rispose e la rimproverò con gentilezza e delicatezza. Marta pensava che fosse positivo essere così concentrata sulla cena. Ma piuttosto che essere troppo concentrata, Gesù disse che era troppo distratta da cose più importanti.
Il servizio a Dio e il tempo trascorso con Dio sono entrambi positivi, ma tra i due, trascorrere del tempo con Dio è preferibile. Il punto NON era che Maria e Marta non avrebbero dovuto prepararsi per la cena. Piuttosto, Marta non aveva bisogno di essere così meticolosa. Avrebbe potuto preparare qualcosa di semplice e trascorrere il resto del tempo ad ascoltare Gesù. Ci sono momenti in cui siete più meticolosi su qualcosa di quanto Dio desideri che siate?
È interessante notare che Marta non si rendeva affatto conto di ciò che si stava perdendo, ed era proprio lei ad avere le priorità sbagliate. State attenti a non trovarvi in una situazione in cui vi state perdendo la vicinanza con il Signore, senza rendervene minimamente conto.
Questa parabola è un monito per noi. Quando il vostro servizio verso Dio vi distrae dal vostro rapporto con Lui e dall’amore per il prossimo, allora dovete riflettere se il vostro servizio sia davvero per Dio o meno. Come Marta, dobbiamo stare attenti a non lasciarci distrarre dal fare così tante cose, anche se sono per il ministero, da non concentrarci su ciò su cui Dio vuole che ci concentriamo.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 984; *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pag. 545; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 820.
D: In Lc 11,1, perché il discepolo chiese: «Insegnateci a pregare»?
R: Nei Vangeli si vede che Gesù pregava molto. Pregò quando fu battezzato in Luca 3:21. Pregò quando scelse i Dodici in Luca 6:12. Spesso pregava da solo in Luca 5:16 e 9:18. Pregò in presenza di altri in Luca 9:28-29. Pregò per Simone Pietro in Luca 22,32 e nel Giardino del Getsemani in Luca 22,40-44. Pregò persino sulla croce in Luca 23,46. Infine, uno dei Suoi discepoli Gli chiese: «Insegnaci a pregare».
Questa richiesta comprende l’insegnamento del metodo di preghiera, ma significa ben più di questo. Comprende anche «insegnateci a essere persone di preghiera». Ciò avvenne subito dopo che Gesù aveva rimproverato Marta per la sua frenesia lontana da Dio e aveva lodato Maria per la sua devozione verso Gesù. Come il discepolo, dovremmo renderci conto quando la preghiera manca nelle nostre vite. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 234; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1411; e *The New International Bible Commentary*, pag. 1206.
D: In Lc 11,1-4, perché questa preghiera differisce dalla forma moderna?
R: È più breve in Luca, più lunga in Matteo e identica a quella odierna in alcuni manoscritti successivi di Matteo. Supponendo che la forma moderna sia sorta in seguito, sia Matteo che Luca scrissero ciò che ricordavano del Padre Nostro, oppure Gesù potrebbe averla insegnata più di una volta. Una lezione che possiamo trarne è che il Padre Nostro non è un «incantesimo magico» che tutti dobbiamo memorizzare e recitare alla lettera. Piuttosto, la variazione nelle parole ci dimostra che ciò che conta è l’intento e il significato costanti, ed è proprio questo che Dio ha preservato, non una formula qualsiasi. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 948, e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 821.
D: In Lc 11,2, perché noi esseri umani, così insignificanti, dovremmo pregare affinché il Nome di Dio sia santificato?
R: La preghiera è affinché il Nome di Dio sia santificato sulla terra. Il Nome di Dio è definito santo e maestoso nel Salmo 111:9. Anche le preghiere ebraiche del Kaddish e delle Diciotto Benedizioni invocano che il Nome di Dio sia santificato. Dio si compiace quando preghiamo e chiediamo che il Suo Nome sia glorificato sulla terra. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 948.
D: In Lc 11,4, poiché Gesù ha espiato i nostri peccati, perché dobbiamo ancora pregare per ottenere il perdono di essi?
R: Gesù ha eliminato la punizione giudiziaria del peccato, ma con lo Spirito che opera nelle nostre vite abbiamo la responsabilità di eliminare la pratica del peccato dalle nostre vite. È difficile avere un rapporto dinamico con Dio se non affrontiamo seriamente il peccato nelle nostre vite.
Per inciso, in Luca si parla di «peccati», mentre in Matteo si parla di «debiti». Da un lato, queste parole furono pronunciate prima che i nostri peccati fossero rimossi con la crocifissione. Tuttavia, anche dopo ciò, dovremmo essere per sempre estremamente grati a Gesù per aver pagato il prezzo dei nostri peccati.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Commentario biblico di Tony Evans», pag. 985.
D: In Lc 11,4, perché preghiamo Dio di non condurci in tentazione?
R: Dio non ci tenta, come insegna Giacomo 1,13-15. Tuttavia, Dio permette che siamo messi alla prova, e noi preghiamo affinché Egli non ci permetta di essere messi alla prova oltre quanto possiamo sopportare. Gli anglicani esprimono questa preghiera con le parole: «salvateci nell’ora del bisogno» oppure «allontanateci dalle situazioni che non siamo in grado di affrontare».
Per ulteriori informazioni, si vedano: The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 948; The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 235; e The Tony Evans Bible Commentary, pag. 985.
D: In Lc 11,5, perché un viaggiatore dovrebbe arrivare a mezzanotte?
R: Normalmente le persone viaggiavano di giorno lungo la costa e nella maggior parte della Palestina. Ma nel deserto occidentale, si poteva preferire viaggiare di notte, specialmente in presenza di luna piena, per evitare il caldo. Oppure un viaggiatore avrebbe potuto calcolare male l’ora e arrivare con notevole ritardo.
A prescindere da ciò, il pane era molto economico. Una famiglia poteva cuocere una grande quantità di pane fresco e condividerlo con i propri vicini nel villaggio. Poi, quando quello cominciava a diventare raffermo, un’altra famiglia poteva cuocere molto pane e condividerlo a sua volta. Pertanto, in un villaggio si sapeva chi avesse il pane fresco. Di conseguenza, quando un viaggiatore arrivava a mezzanotte, l’ospite poteva bussare alla porta della persona che aveva appena cotto molto pane. Per inciso, il pane veniva cotto in pagnotte circolari che, a prima vista, assomigliavano a pietre di colore marrone chiaro.
Le famiglie meno abbienti spesso vivevano in piccole case composte da un’unica stanza e potevano persino condividere le stuoie su cui dormire. Poteva essere difficile alzarsi senza svegliare gli altri. Da qui la riluttanza ad alzarsi e ad aprire la porta. Il termine greco qui utilizzato è ambiguo. Può significare che la persona che bussava fosse audace nel farlo, oppure che fosse «sfacciata» nell’insistere a bussare a quell’ora.
Il punto centrale di questa parabola è che persino un vicino finirà per fare ciò che preferirebbe non fare a causa di richieste insistenti. Quanto più allora Dio esaudirà le nostre preghiere se gliele presentiamo con insistenza.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1412; «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 948; «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pag. 547; il «New International Bible Commentary», pag. 1206; e l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 821.
D: In Lc 11,5-8, perché dobbiamo insistere con Dio?
R: Gesù ha detto solo che dobbiamo essere in grado di essere perseveranti; in questo caso non ha spiegato il motivo. Tuttavia, possiamo individuare alcune ragioni per la perseveranza.
Daniele dovette essere perseverante perché Daniele 10,12-13 mostra che, a sua insaputa, vi era un’opposizione demoniaca nei confronti dell’angelo che rispondeva alla sua preghiera.
Spesso è importante attendere per via dei tempi stabiliti da Dio.
A volte è necessaria una preghiera perseverante perché ciò che stiamo affrontando è una roccaforte di Satana.
D: In Lc 11,5-8, qual è la differenza tra la perseveranza nella preghiera e la vana ripetizione, come in Mt 6,7?
R: In entrambi i casi, qualcuno potrebbe pronunciare le stesse identiche parole più volte, oppure una richiesta viene ripetuta in modi diversi.
Se ha un significato ogni volta ed è espressione di ciò che si desidera sinceramente, si tratta di perseveranza.
Se le parole vengono pronunciate senza alcun significato dietro di esse, non significano nulla di più per Dio rispetto alla persona che le ripete invano.
Nella liturgia cristiana, tutti pronunciano le stesse parole ogni volta che si celebra la liturgia. Che si tratti di perseveranza o di vana ripetizione non dipende dalle parole, ma dal cuore delle persone che recitano la liturgia. A titolo di nota storica, disponiamo di copie di liturgie risalenti all’incirca all’epoca di Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.).
D: In Lc 11,8, si dovrebbe parlare di perseveranza o di audacia/insistenza?
A: La perseveranza consiste nel chiedere ripetutamente. L’audacia consiste nel non vergognarsi di chiedere quelle cose. Il termine greco può assumere entrambi i significati.
Viene tradotta con «perseveranza» nella NKJV, nella NRSV, nella World English Bible, nella English Free Bible e nella Wuest’s Expanded Translation.
Viene invece tradotta con il significato opposto, ovvero «insistenza» nella KJV, nell’ASV del 1901, nella RV del 1895 e nella Young’s Literal Translation, oppure con «sfacciataggine» nell’ESV o con «audacia» nella NIV.
D: In Lc 11,10 (NIV), dovrebbe essere tradotto come «porta» o «essa»?
R: Il greco non dice esplicitamente «porta», ma piuttosto «essa». D’altra parte, il greco dice anche «bussare» e «aprire», quindi il significato implicito è una porta o un cancello.
D: In Lc 11,11-13, quale era il punto di vista di Gesù riguardo ai padri terreni rispetto al nostro Padre Celeste?
R: Sebbene i padri terreni non siano totalmente buoni come Dio Padre, anche essi, in genere, concedono ai propri figli le cose buone che questi chiedono. Certamente non si sforzano di dare ai propri figli cose cattive quando questi chiedono cose buone. Siate quindi audaci nel chiedere al nostro Padre Celeste le cose buone.
D: In Lc 11,12, quanto erano diffuse le uova a quel tempo?
R: Gli Israeliti non possedevano galline né uova finché non impararono dai Babilonesi durante la cattività. Ma a quel tempo, dovevano essere già abbastanza comuni. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor's Greek Testament*, vol. 1, pag. 548.
D: In Lc 11,13, in che modo il Padre dona lo Spirito Santo a tutti coloro che Glielo chiedono, dal momento che Simone il Mago lo chiese ma non ricevette lo Spirito Santo in Atti 8,18-23?
R: Sebbene Simone non si rivolgesse al Padre ma agli apostoli, questo non è il punto principale in questione.
Piuttosto, Simone il Mago non ha mai chiesto di essere riempito dello Spirito Santo per sé stesso. Al contrario, Simone ha offerto una tangente per ricevere il potere di conferirlo ad altri e di utilizzarlo. A volte, al giorno d’oggi, le persone vogliono usare Dio piuttosto che essere usate da Dio.
D: In Luca 11,13, poiché il Padre dona lo Spirito Santo a coloro che Glielo chiedono, ciò significa forse che i cristiani non possiedono lo Spirito Santo finché non Lo chiedono a Dio?
R: Come sottolinea il libro «1001 Bible Questions Answered» alle pagine 47-48, questa affermazione risale a prima della Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu effuso su tutti i cristiani. A partire dalla Pentecoste, l’effusione dello Spirito Santo in un nuovo credente fa parte dell’accoglienza di Cristo nella propria vita. Tuttavia, vi è il caso insolito riportato in Atti 8:14-17, in cui il Vangelo fu predicato ai Samaritani in modo imperfetto: essi furono battezzati nel nome di Gesù, ma non udirono nulla riguardo allo Spirito Santo. Pietro e Giovanni si recarono da loro, imposero loro le mani e allora essi ricevettero lo Spirito Santo. Tuttavia, la situazione normale è quella di ricevere lo Spirito Santo nel momento in cui si crede. Una volta che un cristiano riceve lo Spirito Santo, può essere riempito dello Spirito Santo (Efesini 5:18-21), oppure no, a seconda di come dimora in Cristo.
D: In Lc 11,21-22, chi sono l’uomo forte e l’uomo più forte?
R: In questa metafora l’uomo forte è Satana, mentre l’uomo più forte è Gesù Cristo. Cristo sta riprendendo il possesso di vite e corpi che erano nelle mani di Satana. Cristo non sta assumendo un atteggiamento difensivo, difendendo ciò che è Suo. Al contrario, Cristo sta agendo in modo offensivo, sottraendo in modo aggressivo a Satana quelle persone che altrimenti apparterrebbero a Satana. Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 236.
D: In Lc 11,23, come si fa a disperdersi se non si è con Gesù, quando alcuni scacciavano i demoni nel nome di Gesù in Lc 9,49-50?
R: Entrambe le affermazioni sono vere. Si noti che le persone che scacciavano i demoni in Luca 9:49-50 lo facevano comunque nel nome di Gesù. Pertanto, erano con Gesù. D’altra parte, non facevano parte dell’organizzazione umana degli apostoli e dei settanta. Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1413-1414.
D: In Lc 11,24-26, perché uno spirito maligno può tornare con altri 7 spiriti e non con 6 o 8?
R: La risposta si articola in due parti.
1. Gesù non stava affermando che fossero sempre sette e mai un altro numero. Stava semplicemente fornendo un esempio.
2. Il numero sette era considerato un numero generico di completezza, e Gesù potrebbe aver inteso dire che sarebbe tornato un «insieme completo» di demoni.
Non esiste una «neutralità spirituale» nelle nostre vite. Se una persona è vuota perché i demoni se ne sono andati, è un’ottima cosa. Tuttavia, in quanto credente, deve essere riempita dallo Spirito Santo; altrimenti i demoni potrebbero tornare, e in forma ancora peggiore.
Per ulteriori informazioni, si vedano il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 822, e il Commentario biblico di Tony Evans, pag. 986.
D: In Lc 11,27-28, in che modo alcune persone considerano erroneamente la famiglia e la maternità più importanti di Dio?
R: Sia le cose buone che quelle cattive possono diventare idoli. Ad esempio, la famiglia è un bene, ed è bene essere vicini alla propria famiglia. Ma se la vostra famiglia vi dice di fare cose che vanno contro ciò che Dio dice, allora dovete essere più vicini al vostro Dio che alla vostra famiglia. Conosco due coppie che hanno divorziato principalmente perché la famiglia di uno dei coniugi non approvava l’altro coniuge. Dio detesta il divorzio, e quando si divorzia dal proprio coniuge esclusivamente perché si dà ascolto alla propria famiglia, si pecca davanti a Dio.
D: In Lc 11,27-28, in che modo alcune persone peccano venerando Maria quasi allo stesso livello di Gesù?
R: Gesù non negò che Maria fosse beata, ma era più importante ascoltare la parola di Dio e obbedirle piuttosto che definire Maria beata. Va bene definirla beata, ma nulla nella Bibbia afferma che dobbiamo adorarla o renderle culto. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica Romana, Maria è definita Mediatrice (co-mediatrice) e Redentrice (co-redentrice) insieme a Cristo. Come afferma il «Tony Evans Bible Commentary» a pag. 986, l’ammirazione per Gesù e per Sua madre non sostituisce l’obbedienza a Gesù.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1414, e l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 822.
D: In Lc 11,29-30, qual era il segno di Giona?
R: Innanzitutto, ciò che non è la risposta, e poi la risposta.
Non è questa la risposta: Giona deve certamente essere apparso strano ai Niniviti. Dopo essere rimasto nel grande pesce per tre giorni e tre notti, la sua pelle era probabilmente completamente sbiancata, e forse aveva perso parte dei capelli. Tuttavia, Gesù qui non fa alcun riferimento alla pelle o all’aspetto fisico.
La risposta: i farisei chiesero un segno miracoloso a loro richiesta, e Gesù qui, come Giona, non avrebbe fatto assolutamente nulla se non predicare loro. Poiché Giona non compì mai un miracolo, anche Gesù non avrebbe compiuto un miracolo su loro richiesta. Eppure, i Niniviti si pentirono quando udirono la predicazione di Giona, ma si ano i farisei pentirsi quando udirono la predicazione del Figlio di Dio? In caso contrario, quanto apparirebbero duri di cuore i farisei, persino rispetto ai Niniviti, violenti ma pentiti.
Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 236.
D: In Lc 11,29-30, cosa ci dice questo riguardo al fatto che Gesù credesse che Giona fosse un personaggio storico?
R: Alcuni cristiani liberali sostengono che il libro di Giona fosse un libro simbolico. Tuttavia, nessun personaggio storico ebreo né alcun cristiano dei primi tempi ha mai dato alcuna indicazione di considerarlo diversamente da un racconto storico. Gesù qui utilizza il fatto storico di Giona e dei Niniviti per sottolineare la gravità della loro mancanza di pentimento. Proprio come la regina di Saba era un personaggio storico, così lo era anche Giona. L’argomentazione di Gesù si baserebbe su un ragionamento ingannevole se Gesù stesso ritenesse che la storia fosse inventata. Se il ritorno di Giona dopo tre giorni e tre notti nel ventre del grande pesce fosse un tipo della morte e della risurrezione di Gesù stesso, se ritenete che la storia di Giona fosse solo figurativa, ritenete forse che anche la morte e la risurrezione di Gesù siano solo figurative?
Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1414-1415, il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 236, e il *New International Bible Commentary*, pag. 1207.
D: In Lc 11,31, in che modo la regina del Sud si leverà contro quella generazione?
R: La Regina del Sud era la Regina di Saba, che fece visita al re Salomone in 1 Re 10,1-10. Gli ebrei non avevano certamente alcuna scusa per trovarsi lontani dalla Galilea, visto l’esempio della Regina di Saba, che era venuta da molto più lontano per ascoltare Salomone, e l’insegnamento di Gesù era superiore a quello di Salomone.
D: In Lc 11,32, in che modo gli uomini di Ninive condanneranno quella generazione?
R: Gli ebrei non potevano affermare né che fossero troppo malvagi né che l’insegnamento di Gesù fosse troppo estraneo. L’esempio del popolo di Ninive dimostrerà loro che i malvagi stranieri di Ninive si pentirono alla predicazione di Giona, e l’insegnamento di Gesù è superiore a quello di Giona.
D: In Lc 11,34, cosa intendeva dire Gesù quando affermò che se l’occhio è tenebroso, tutto il corpo è pieno di tenebre?
R: Gesù ha utilizzato una situazione fisica come analogia di una verità spirituale. Se i vostri occhi sono oscuri (incapaci di vedere), allora voi non vedete alcuna luce. Allo stesso modo, se il vostro unico apporto spirituale è l’oscurità, non c’è da stupirsi che ciò che è dentro di voi sia oscurità. A volte le persone possono avere una luce che si spegne rapidamente, oppure diventa troppo fioca per essere utile e fare del bene. Gesù è la Luce, colui che ha acceso la lampada; pertanto, non lasciate che la vostra luce si affievolisca o si spenga. Per ulteriori informazioni, consultate *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 551, e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1415.
D: In Lc 11,38-41, perché Gesù non ha dato un buon esempio di igiene lavandosi le mani prima di mangiare?
R: Nell’Antico Testamento Dio non comandava alle persone di lavarsi le mani prima di mangiare. Non c’è nulla di sbagliato nel lavarsi le mani, ma se lo si fa in modo così rigoroso da considerarlo un segno di rettitudine davanti a Dio, allora diventa sbagliato per voi. Gesù stava sottolineando qui un punto più importante dell’igiene personale. Quando gli uomini iniziano a inventare regole e affermano che bisogna seguire le loro regole per seguire Dio, Gesù si opponeva a ciò. Ciò è strettamente correlato a Luca 11:45-46, dove Gesù disse che stavano trascurando ciò che Dio aveva detto, sostituendo i comandamenti di Dio con le regole degli uomini.
Non affermate che Dio abbia detto qualcosa se in realtà non l’ha detto, come recitano Proverbi 30:5-6 e 1 Corinzi 4:6.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 237; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 986; *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1415-1416; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 822.
D: In Luca 11:42-54, perché Gesù rimproverò i farisei in modo così severo?
R: Gesù espresse la sua più profonda delusione nei confronti di queste persone. Da un lato, possedevano una grande conoscenza delle Scritture e la trasmettevano agli altri. Dall’altro lato, non nutrivano alcun amore per Dio, e Gesù era deluso dal fatto che avessero respinto il disegno di Dio per loro (Luca 7:30). Amavano tutti i profeti defunti; erano quelli viventi a creare loro difficoltà.
Per ulteriori informazioni, si veda *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 987.
D: In Lc 11,49, perché Dio avrebbe mandato un profeta a un popolo, sapendo che quel popolo lo avrebbe ucciso?
R: Dio è estremamente paziente nel concedere alle persone l’opportunità di volgersi a Lui. Anche quando le persone uccidono un profeta devoto, talvolta quelle stesse persone in seguito si pentono e si volgono a Dio, come ad esempio fecero gli indiani Auca in Ecuador dopo aver ucciso Jim Elliot e altri missionari cristiani.
D: In Lc 11,51 e Mt 23,35, chi era Zaccaria?
R: Si trattava molto probabilmente del sacerdote Zaccaria, che Joas uccise in 2 Cronache 24:20-21. Potrebbe trattarsi del profeta Zaccaria, oppure entrambi potrebbero essere la stessa persona. Abele fu la prima persona martirizzata nella Bibbia. Zaccaria il sacerdote fu l’ultima persona martirizzata nell’ultimo libro dell’Antico Testamento ebraico, 2 Cronache. È una coincidenza che si possa riassumere il tutto dicendo: «Hanno ucciso i profeti dalla A alla Z». Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1416, e il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 237.
D: In Lc 11,52, in che modi i maestri religiosi e versati in materia di religione di oggi possono talvolta ostacolare concretamente le persone nell’avvicinarsi a Dio?
R: Possedevano la verità, la «chiave» della vita eterna, ma non solo non la utilizzavano essi stessi, bensì scoraggiavano anche gli altri dall’apprendere e dall’utilizzarla.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1416-1417, e il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 956-957.
D: In Lc 11,53-54, perché a Gesù venivano poste così tante domande?
R: Gli furono poste così tante domande dagli scribi e dai farisei non perché volessero imparare da Lui, ma piuttosto per intrappolarlo e indurlo a dire incautamente qualcosa di incoerente o di cui Gesù avrebbe poi potuto pentirsi. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 555, e il *New International Bible Commentary*, pag. 1207.
D: In Lc 12,1, perché Gesù paragonò l’insegnamento dei farisei al lievito?
R: Il lievito, in questo contesto, è una metafora dell’insegnamento ipocrita. Il lievito non si vede, eppure la sua crescita e i suoi effetti alterano profondamente l’impasto. È un processo lento e nascosto, ma permea completamente la pasta e ne prende il sopravvento. L’insegnamento dei farisei era simile. Gesù non considerava l’insegnamento dei farisei semplicemente indesiderabile, ma piuttosto spiritualmente letale. Allo stesso modo, esistono oggi insegnamenti che, se le persone vi credono, risultano spiritualmente letali. Fortunatamente, in questo senso metaforico, Dio può riportare in vita le persone. Gesù disse la stessa cosa, ma in un contesto diverso, in Marco 8:15. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor's Greek New Testament*, vol. 1, pag. 555; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 987; e *New International Bible Commentary*, pag. 1208.
D: In Luca 12:2, qual è il punto di vista di Gesù riguardo all’ipocrisia?
R: Il termine greco “hypokrisis” originariamente indicava una persona, solitamente un attore, che indossava una maschera. A un certo punto, tutti vengono smascherati e le persone vedono il loro vero volto. Sebbene l’ipocrisia sia sbagliata, ciò che Gesù intende sottolineare in questo versetto è che essa è una follia. Immagini per un momento che una persona potesse commettere impunemente qualsiasi crimine desiderasse; tuttavia, i suoi genitori, i figli, gli amici e la polizia ne verrebbero tutti a conoscenza. In tal caso, quanti crimini vorrebbe commettere, in quelle circostanze? In generale, la valutazione che le persone danno della probabilità di essere scoperte è solitamente inferiore a quella reale. In parte ciò dipende dal modo in cui valutiamo la situazione. Se faceste qualcosa 99 volte e la faceste franca, e alla centesima volta veniste scoperti e finiste in prigione, considerereste che a) è andata molto bene perché il tasso di successo è stato del 99%, oppure b) siete stati scoperti, siete finiti in prigione e forse vi siete rovinati la vita? Per ulteriori informazioni, si vedano «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 237; «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1417; e «The Evangelical Commentary on the Bible», pagg. 822-823.
D: In Lc 12,6 e Lc 12,59, che cosa si intende per «penni» o moneta di rame?
R: In Luca 12,6 e Matteo 10,29 si trattava di una moneta romana chiamata assarion, che corrispondeva a un sedicesimo di denaro, ovvero alla paga giornaliera. Questo termine è utilizzato nella Bibbia solo in Lc 12,6 e Mt 10,29.
In Luca 12:59, Marco 12:42 e Luca 21:2 il termine è «leptos», ovvero una moneta ebraica di rame del valore di circa un ottavo di centesimo.
Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 237, 240.
D: In Lc 12,11-12, in che modo possiamo fare affidamento sulla promessa qui contenuta e cosa non viene promesso?
R: Ci viene promesso che, quando saremo condotti davanti ai giudici a causa della persecuzione della nostra fede, lo Spirito Santo ci mostrerà cosa dire per essere buoni testimoni di Cristo.
NON si dice che ci verranno fornite le parole più sicure da pronunciare o che ci consentiranno di essere liberati. Ma la nostra preoccupazione dovrebbe essere la testimonianza di Cristo, non la nostra sicurezza.
Non dice nemmeno che non dovremmo prepararci prima di condurre uno studio biblico o di tenere un sermone.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1418.
D: In Lc 12,14, come mai Gesù non ha mai diviso l’eredità tra l’uomo e suo fratello?
R: Quattro punti da considerare nella risposta.
1. Solo l’uomo ha chiesto, non il fratello. Non ha molto senso arbitrare una controversia tra due parti, se una delle due non ha mai chiesto, voluto o accettato l’arbitrato.
2. Lo scopo principale di Gesù nel venire sulla terra non era quello di risolvere questioni civili di poco conto. Arbitrare una controversia sarebbe stata una cosa positiva, se non fosse che avrebbe distolto l’attenzione dal motivo per cui Gesù si trovava lì.
3. Esistevano già tribunali a cui l’uomo avrebbe potuto rivolgersi.
4. Il denaro non è una benedizione quando una persona si preoccupa più del denaro che di Dio, come menzionato da Gesù in Luca 12:21.
Luca non specifica se l’uomo subisse un torto da parte del fratello o se fosse semplicemente avido di ottenere di più. Probabilmente Luca non lo sapeva, ma poiché i versetti seguenti trattano dell’avidità, almeno qualcuno si stava comportando in modo avido. Nel quadro più ampio delle cose, non aveva importanza chi fosse avido, perché in entrambi i casi l’uomo stava perdendo l’occasione. È incredibilmente triste riflettere sul fatto che quest’uomo, che viveva in quel periodo, avesse avuto la fortuna di vedere Gesù, Dio incarnato. Eppure, invece di chiedere a Gesù di istruirlo o di donargli la vita eterna, desiderava solo che Gesù risolvesse una questione di poco conto. Chiedere a Dio delle piccole cose va bene. Tuttavia, oggi, ci presentiamo spesso davanti a Dio in preghiera per le piccole cose, ignorando quelle grandi?
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1418.
D: In Lc 12,15-21, cosa fece di sbagliato esattamente l’uomo ricco?
R: L’uomo ricco aveva un grave problema, ma non era ciò che aveva fatto di sbagliato. Piuttosto, era ciò che non aveva fatto di giusto. Pensare al futuro, rendere grazie a Dio e chiedersi come potesse aiutare gli altri, dato che Dio lo aveva benedetto così abbondantemente, erano apparentemente concetti molto lontani dalla sua mente. L’uomo ricco non aveva bisogno di costruire nuovi granai per conservare più del necessario. Doveva semplicemente distribuire il cibo ai poveri.
Come qualcuno ha detto una volta: «L’uomo propone, ma Dio dispone». Proprio come l’ipocrisia è una follia in Luca 12,2, così la preoccupazione per il denaro è una follia qui in Luca 12,28-29.
Ciò presenta analogie con il Salmo 49,5-10,16-17 e, negli apocrifi, con Siracide 11,18-19. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, p. 557; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, p. 238; *The Tony Evans Bible Commentary*, p. 988; *The Evangelical Commentary on the Bible*, pp. 822-823; *New International Bible Commentary*, pp. 1209-1210; e *The Believer’s Bible Commentary*, p. 1419.
D: In Lc 12,23-31, perché le persone si preoccupano?
R: Luca ci fornisce qui una serie di ragioni.
a) Ci preoccupiamo troppo di come provvedere al sostentamento e all’abbigliamento di base per noi stessi e per la nostra famiglia (Luca 12:23, 29). Dovremmo avere fede nel fatto che Dio provvede a noi.
b) Ci preoccupiamo del nostro valore e della nostra importanza in Luca 12:24. Dovremmo invece preoccuparci che il nome di Dio sia glorificato sulla terra. In realtà potremmo non essere considerati molto preziosi agli occhi del mondo, ma ciò che conta è lo sguardo di Dio.
c) Ci preoccupiamo del nostro corpo fisico e della nostra salute in Luca 12,25. Dovremmo prenderci cura di noi stessi, ma che dire dei bisogni spirituali e fisici del popolo di Dio?
d) Ci preoccupiamo del nostro aspetto, della bellezza fisica e della moda in Luca 12:27. Dovremmo preoccuparci maggiormente che Gesù appaia bello mentre risplende nelle nostre vite.
e) In Luca 12:30 ci preoccupiamo di tutto ciò che il mondo ci induce a considerare motivo di preoccupazione. Dovremmo renderci conto che, in quanto stranieri e forestieri in questo mondo, semplicemente non ci interessano più molte delle cose a cui tenevamo quando facevamo parte del mondo.
In generale, quando siete tentati di preoccuparvi, riflettete su queste cose. Non dovremmo preoccuparci perché a) ci viene comandato di non farlo in Luca 12:22; la nostra fede può impedirci di preoccuparci in Luca 12:28 e seguenti; smettiamo di cercare ciò che il mondo cerca in Luca 12:30, ma cerchiamo piuttosto con ardore il regno di Dio in Luca 12:31, poiché è compiacimento del Padre donarvi il regno in Luca 12:32.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1419-1420.
D: In Lc 12,32, il «piccolo gregge» si riferisce a una classe di 144.000 persone consacrate, come insegnano i Testimoni di Geova?
R: No. I Testimoni di Geova insegnano questo, tra l’altro, nell’opera *L’uomo più grande che sia mai vissuto*, del 1991, sezione 78. Né qui né nell’Apocalisse si fa menzione del fatto che il Paradiso sia riservato a 144.000 persone. In realtà, Gesù non sta parlando di alcun piccolo gregge futuro, bensì si rivolge proprio ora al piccolo gregge che si trova davanti a Lui. Il piccolo gregge di cui si parla qui è costituito dai discepoli di Gesù, compreso Giuda. Siamo come pecore indifese abbandonate in un mondo ostile. Da soli siamo impotenti contro Satana, i demoni e altri “lupi”, ma abbiamo il potere di Cristo. Romani 8:35-39 insegna che, nonostante siamo pecore indifese, Dio ha promesso che nulla potrà separarci dal Suo amore.
Per ulteriori informazioni, si vedano When Cultists Ask, pagg. 148-149, il New International Bible Commentary, pag. 1209, e il Believer’s Bible Commentary, pag. 1420.
D: In Luca 12:33, come dobbiamo agire in tal senso?
R: Si dice di vendere i propri beni; la parola «tutti» non è né espressa né implicita nel testo greco. Ciò che è implicito, tuttavia, è l’offerta sacrificale, ovvero donare fino a quando fa male, per provvedere ai poveri e al ministero.
Si potrebbe discutere se lo scopo principale fosse quello di aiutare i poveri o di impedire ai credenti di essere appesantiti dai beni materiali. Una risposta semplice è che entrambe le ragioni sono valide.
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 964.
D: In Lc 12,37, cosa c’è di estremamente insolito in questa parabola?
R: La maggior parte delle parabole di Gesù insegna delle verità in un contesto e in un modo con cui gli ascoltatori possono facilmente identificarsi. Anche questa parabola inizia in questo modo. Ma l’idea di un Padrone che ricompensi i servi vigili e obbedienti servendoli personalmente è del tutto inaudita. Quale Padrone, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, farebbe una cosa del genere? Proprio mentre i Suoi servi obbedienti sono pronti a entrare in azione e a servirLo, Egli ribalta la situazione e, in modo commovente, si mette al loro servizio.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1420-1421, e il «New International Bible Commentary», pagg. 1209-1210.
D: In Lc 12,41-44, in che modo Gesù rispose alla domanda di Pietro su chi fosse il destinatario di questo insegnamento?
R: Gesù rispose con un’altra parabola. L’insegnamento di Gesù in questo passo è rivolto a ogni servo che sta (o che dovrebbe stare) in attesa del ritorno del Padrone. Per ulteriori informazioni, si veda il «Tony Evans Bible Commentary», pagg. 988-989.
D: In Lc 12,42-48, che significato ha la parabola dei servi che attendono il ritorno del padrone?
R: Esistono tre applicazioni distinte di questa parabola.
Ai tempi di Gesù, forse non tutti stavano aspettando il Messia, ma avrebbero dovuto farlo.
Dall’ascensione di Cristo al Cielo, ci viene detto di vegliare in attesa del Suo ritorno. Gesù preannuncia un ritardo prima della Sua Seconda Venuta.
In ogni epoca, le persone dovrebbero cercare Dio e la Sua salvezza.
Questa parabola può applicarsi a tutti, ma si applica in particolare ai credenti, ovvero ai servi del padrone, quando questi hanno autorità o influenza su altri credenti. Dovremmo riflettere attentamente su come impieghiamo il nostro tempo e le nostre risorse mentre attendiamo il ritorno del Padrone. Dovremmo inoltre riflettere attentamente su come trattiamo gli altri. Mentre il padrone era assente, i servi avevano comunque del lavoro da svolgere. Lo stesso vale per noi.
Per ulteriori informazioni, si vedano «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pagg. 966-967, e «The Evangelical Commentary on the Bible», pag. 823.
D: In Lc 12,45, quanto è malvagio il servo di questa parabola?
R: Il servo non fa nemmeno il minimo tentativo di eseguire gli ordini del suo padrone. È audacemente ribelle, poiché ritiene che manchi ancora molto tempo al ritorno del padrone. Si appropria dei beni del padrone e degli altri servi per i propri scopi e per il proprio piacere. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pag. 562.
D: In Lc 12,45, come saranno giudicati i servi infedeli di Dio, il Padrone?
R: Alcuni, i veri credenti, saranno giudicati con la perdita della ricompensa, come mostra 1 Corinzi 3:12-17.
Altri, che non hanno servito Dio, sebbene probabilmente si considerassero servitori di Dio, saranno distrutti, come dimostrano 1 Corinzi 3:16-17, Matteo 7:21-23, Ebrei 6:4-8 e 2 Pietro 2:1-3. Essi non sono stati salvati e andranno all’Inferno. Per ulteriori informazioni, si vedano «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 989, e «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1421.
D: In Luca 12,47-48, cosa ci insegna questo passo riguardo alla conoscenza e alla responsabilità?
R: Il servo che ne era a conoscenza sarà punito severamente. Il servo che non ne era a conoscenza sarà punito con maggiore clemenza. Esistono diversi gradi di punizione. È possibile riassumere questo concetto con Luca 12:48: «A chi è stato dato molto, sarà richiesto molto». Si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1421, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 12,49-52, di quale battesimo si tratta?
R: Si riferisce alla realtà di cui il nostro battesimo è un simbolo. Si riferisce alla morte e alla risurrezione di Cristo. Il fuoco qui potrebbe riferirsi alla purificazione, al giudizio o a entrambi. Per ulteriori informazioni, si vedano «Hard Sayings of the Bible», pagg. 471-472, «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 968, e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1421.
D: In Lc 12,49.51, perché Gesù, il Principe della Pace, è venuto non per portare la pace, ma la divisione? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmed Deedat.)
R: Con Gesù abbiamo la pace in tre modi, ma non in un quarto.
1) Gesù è venuto per portarci la pace e la riconciliazione con Dio.
2) Dobbiamo inoltre avere pace con i nostri fratelli e sorelle in Cristo.
3) Per quanto possibile, dobbiamo avere pace con tutti gli uomini.
X 4) Tuttavia, le persone si opporranno a noi perché portiamo la verità del Vangelo. Sia Gesù che Paolo ci hanno avvertito che le persone ci odieranno, si separeranno da noi e ci perseguiteranno a causa del Vangelo.
Per ulteriori informazioni, si veda «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 989.
D: In Lc 12,50, in che senso Gesù era «costretto» fino a quando questo battesimo non fosse stato compiuto?
R: Questo battesimo non è il battesimo di Gesù da parte di Giovanni, poiché quello era già avvenuto. Si riferisce piuttosto alla morte di Gesù sulla croce e alle conseguenze di essa, tra cui la Sua risurrezione e l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste. Solo allora lo Spirito Santo avrebbe dimorato in tutti i credenti e compiuto l’opera per cui Gesù Lo aveva mandato.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 472-475; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1421; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 239; e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 989.
D: In Lc 12,51, in che modo Gesù, il Principe della Pace, finì per non portare pace sulla terra, ma divisione?
R: Seguire Gesù ha portato divisione, non necessariamente guerra e violenza. Anche quando i non credenti ricorrono alla violenza per perseguitare i cristiani, è il non credente, non il cristiano, a ricorrere alla violenza. Persino all’interno della nostra stessa famiglia potrebbero esserci dei non credenti che potrebbero perseguitarci. È quasi come se un genitore dicesse: «Mio figlio potrà anche essere un bugiardo, un ladro, un alcolista, ma almeno non è cristiano!» Gesù riprende un pensiero molto simile in Michea 7:5-7. In Giovanni 15:18-21, Gesù ci ha detto di non stupirci di questa persecuzione. Per ulteriori informazioni, si vedano «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 239, e «The Believer’s Bible Commentary», pag. 1422.
D: In Luca 12,52-53, in che modo i cristiani potrebbero onorare i propri genitori senza far sdegnare i propri figli, dal momento che il Vangelo porterà divisione all’interno di una famiglia?
R: I cristiani devono onorare i propri genitori e obbedir loro, a meno che i genitori non ordinino loro di fare qualcosa che sia contrario a quanto Dio ha stabilito. Analogamente, le persone devono obbedire alle ordinanze del paese o della città in cui vivono, salvo nel caso in cui queste contraddicano le leggi dello Stato o della provincia. Le persone devono obbedire alle leggi del proprio Stato o della propria provincia, salvo nei casi in cui ciò comporti la disobbedienza alle leggi nazionali.
I cristiani devono avere a cuore la propria famiglia ed essere operatori di pace, pur rendendosi conto che il Vangelo provoca divisioni. Dobbiamo stare attenti a non separarci dagli altri, a maggior ragione perché il Vangelo a volte porterà gli altri a separarsi da noi.
D: In Lc 12,57-59, qual è il significato delle parole di Gesù secondo cui non si deve uscire finché non si sia pagato fino all’ultimo penny?
R: Quando non si chiede né si riceve misericordia, la giustizia può essere severa.
D: In Lc 12,59, Lc 21,2 e Mc 12,42, per passare a un argomento più leggero, perché i fisici delle particelle dovrebbero essere interessati a questi versetti?
R: In Luca 12,59, il testo greco dice letteralmente che non usciranno finché non avranno pagato l’ultimo lepton. Luca 21,2 menziona due lepta. Nella fisica moderna, i leptoni sono una classe di particelle subatomiche che include elettroni e neutrini; si potrebbe quindi dire che non usciranno finché non avranno pagato l’ultimo leptone.
D: In Lc 13,1, perché alcune persone riferirono a Gesù dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici?
R: Ciò sarebbe stato ripugnante per gli ebrei. Essi volevano da Gesù una sua reazione, una spiegazione del motivo per cui Dio avesse permesso che ciò accadesse, oppure la conferma che ciò non doveva essere tollerato. Poiché ciò sarebbe avvenuto a Gerusalemme, ciò indica che Gesù non si trovava a Gerusalemme in quel momento. Volevano sapere come Gesù avrebbe risposto al problema del male e della sofferenza in questo caso specifico. Queste persone erano più malvagie delle altre, o si trattava di qualcos’altro? Forse si trattava di zeloti che desideravano un sostegno verbale per ribellarsi a Roma.
Mentre il primo esempio riguardava una catastrofe causata da un uomo malvagio, il secondo esempio riguardava una catastrofe non causata (almeno intenzionalmente) da nessuno.
T.W. Manson, in *Sayings*, p. 273, sottolinea inoltre che forse raccontarono la vicenda a Gesù affinché Egli esprimesse qualche critica nei confronti di Pilato, che loro avrebbero potuto riportare a Pilato stesso. Si noti qui che Gesù non criticò né menzionò affatto Pilato.
Qualunque cosa volessero, la reazione di Gesù, la sua risposta e ciò che egli affermò furono probabilmente del tutto inaspettati. Gesù sorvolò in silenzio sul rimprovero relativo a ciò che tutti sapevano già essere male, e si concentrò invece sul motivo per cui ciò era accaduto loro. Ci sono tre osservazioni che possiamo trarre dalla risposta di Gesù.
1. Accade alle persone in generale perché siamo peccatori, ma non aveva nulla a che fare con qualcosa di specifico che essi avessero fatto.
2. Tuttavia, è errato supporre che la loro punizione, nel breve termine, fosse equa rispetto a quella di altri galilei. Non si può concludere che fossero peccatori peggiori degli altri.
3. Sebbene Gesù non abbia mai giustificato questa azione né abbia affermato che fosse buona, c’era una lezione positiva che si poteva trarre dal male commesso da Pilato. Prima o poi, tutti periranno allo stesso modo, a meno che non si pentano.
Pilato compì azioni simili, secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio in *Antichità giudaiche*, libro 18, cap. 3.2, pag. 379, e in *Guerre giudaiche*, libro 2, cap. 9.4, pag. 479. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor's Greek New Testament*, vol. 1, pag. 564; *New International Bible Commentary*, pag. 1210; e *Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 824.
D: In Lc 13,6-9, qual è il significato della parabola del fico?
R: Che utilità hanno i frutti per un fico? In questo caso, sia nulla che tutto. La produzione dei fichi consuma sostanze nutritive che il fico avrebbe potuto utilizzare per crescere più forte e più alto. I fichi servono solo a far germogliare altri alberi; non apportano alcun beneficio all’albero stesso. Tuttavia, se l’albero non produce fichi, il proprietario lo farà abbattere, quindi in questo senso i fichi sono davvero, davvero importanti per l’albero.
Vi sono due significati complementari.
Applicazione generale: sebbene non fosse la stagione dei fichi, si potrebbe pensare che un fico lungo la strada, magari riparato dal rigore dell’inverno, potesse già avere qualche fico. Ogni volta che Gesù viene, dobbiamo essere pronti. Se non producete buoni frutti nella vostra vita, verrà il giudizio.
È giunto il momento: in genere, i fichi non iniziavano a produrre frutti prima del quarto anno. Non viene specificato se il proprietario abbia atteso tre anni dal momento in cui il fico era stato piantato o tre anni dal momento in cui avrebbe dovuto iniziare a produrre i primi frutti. A prescindere da ciò, tuttavia, il servo chiese al padrone di attendere fino al quarto anno. Quando Dio vuole che facciamo qualcosa, dovremmo essere pronti. In caso contrario, l’occasione potrebbe sfuggirci.
Applicazione specifica: il fico rappresentava la nazione ebraica. A Gesù fu dato un segno per capire se la nazione ebraica nel suo insieme lo avrebbe accettato o meno, e la risposta fu che non lo avrebbe fatto.
Per ulteriori informazioni, si vedano: «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 240; «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 970; e «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 989.
D: Lc 13,12; Tutte le disabilità fisiche sono di origine demoniaca?
R: Assolutamente no. In Giovanni 9:1-5, un uomo era nato cieco e non vi è alcuna indicazione che i demoni avessero qualcosa a che fare con ciò.
D: In Lc 13,13, dovremmo essere altrettanto disposti a collaborare nel ministero con persone affette da malattie fisiche, disabilità o problemi spirituali?
R: Se non lo facessimo, escluderemmo Paolo, che aveva una spina nella carne; Timoteo, che soffriva di frequenti disturbi allo stomaco; Matteo, che aveva un’occupazione discutibile come esattore delle tasse; o Pietro, che una volta rinnegò Gesù. Sarebbe davvero, davvero triste affermare che quelle persone sono abbastanza buone per Dio, ma non abbastanza buone per noi, poiché non solo stiamo cercando di fungere da loro giudici, ma stiamo cercando di essere giudici più severi di Dio. Un ministero fruttuoso non dipende comunque dalla nostra forza, fisica o di altro tipo, ma dallo Spirito di Dio.
Non vi è assolutamente nulla che indichi che una persona con una disabilità o una malattia fisica non possa essere altrettanto efficace e utile quanto chi non ne soffre. Anzi, talvolta Dio può utilizzare la loro situazione per la Sua gloria. Si potrebbe addirittura sostenere che si dovrebbero cercare in modo particolare coloro che hanno difficoltà, o che sono considerati di scarso valore, come collaboratori nel ministero.
Per quanto riguarda i problemi spirituali, la risposta è «dipende». Se una persona si è pentita ed è uscita da un peccato ricorrente, riconoscete onestamente com’era allora e com’è ora, e accettatela pienamente. Forse non vorrete metterla nuovamente in una situazione che per lei costituisca una tentazione. Allo stesso modo, se una persona ha una debolezza in un determinato ambito, allora potreste non volerla collocare in un contesto in cui potrebbe facilmente cadere. Alcuni cristiani, come Martin Lutero, soffrono di episodi di depressione. Ma prima di liquidarli come se non fossero buoni soldati di Cristo, considerate tutto ciò che Lutero ha compiuto, nonostante l’enorme opposizione.
D: In Lc 13,14, perché il capo della sinagoga riteneva che fosse sbagliato guarire di sabato?
R: I farisei avevano stabilito 39 categorie di lavoro. Poiché interpretavano qualsiasi atto creativo o sforzo produttivo come lavoro, guarire qualcuno sarebbe stato considerato entrambe le cose. A quanto pare, sia la Legge di Dio che le loro ulteriori restrizioni inventate avevano per loro una priorità maggiore rispetto a Dio stesso. Se Dio concedeva la guarigione di sabato, chi erano loro per affermare che Dio non potesse guarire? Stia attento a ciò che fa quando cerca di dire a Dio che Egli deve obbedire alle sue regole, o addirittura che deve obbedire alle regole che Egli stesso ci ha dato.
D: In Lc 13,15-17, perché Gesù rispose in questo modo ai capi della sinagoga?
R: Gesù avrebbe potuto fare appello alla Legge dell’Antico Testamento (di cui quest’uomo aveva un’interpretazione diversa), oppure al fatto di essere il Messia (cosa che quest’uomo probabilmente non accettava). Invece, Gesù mise in evidenza l’incoerenza e la mancanza di compassione dell’uomo stesso.
Secondo The Expositor's Bible Commentary, vol. 8, pag. 971, vi erano molti esempi di rabbini che insegnavano come aiutare gli animali in situazioni di emergenza durante il sabato. (Tuttavia, a Qumran, si sosteneva di non aiutare affatto un animale durante il sabato, anche se fosse caduto in un pozzo o stesse partorendo.) Molte volte, quando si parla con gli altri, è importante partire dal «terreno comune» di ciò che entrambi accettate. Successivamente, se si sottolineano le incoerenze della controparte, solo allora questa potrebbe (eventualmente) rendersi conto della necessità di prendere in considerazione un punto di vista diverso.
Come nota a margine, questo modo di argomentare è chiamato «argomentazione dal minore al maggiore». Era un modo comune con cui i rabbini esponevano le loro argomentazioni.
Gesù mise in luce che, sebbene dessero l’impressione di voler conoscere le questioni religiose, in realtà non erano interessati all’opera di Dio nelle loro vite.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 240; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 970; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pagg. 824 e 825.
D: In Lc 13,15-17, a parte la Bibbia, come facciamo a sapere che le sinagoghe esistevano già ai tempi biblici e non sono state un’evoluzione successiva?
R: Un modo per sapere che erano antiche è il ritrovamento, verso la fine del XIX secolo, dell’iscrizione di Teodoto, che commemora un ebreo ellenistico di nome Teodoto, figlio di Vetteno. Teodoto era un sacerdote e capo della sinagoga, figlio e nipote del capo della sinagoga. È molto probabile che questa iscrizione sia stata redatta prima del 70 d.C. Per ulteriori informazioni, si veda il *Dizionario del contesto del Nuovo Testamento*, pag. 534.
D: In Lc 13,18-21, perché il regno di Dio è paragonato a un granello di senape o al lievito?
R: Entrambi crescono di per sé. Un granello di senape è minuscolo, ma una pianta di senape completamente sviluppata raggiunge circa 10 piedi (3 metri) di altezza. Forse Gesù ha utilizzato entrambe le similitudini perché il granello di senape cresce all’esterno, mentre il lievito cresce all’interno. Il lievito non è visibile, ma produce un risultato che si può vedere sotto forma di pane soffice all’esterno.
Questo brano è importante anche perché il lievito simboleggia il bene, in quanto fa da contrappeso ad altri passaggi in cui il lievito è una metafora del cattivo insegnamento dei farisei. Questo uso del lievito dimostra che non è possibile prendere una similitudine con un significato particolare e attribuire a quella parola lo stesso identico significato in tutta la Bibbia, senza tener conto del contesto.
D’altra parte, il *Believer’s Bible Commentary* (pag. 1424) e il *Bible Knowledge Commentary: New Testament* (pagg. 240-241) ritengono che il lievito simboleggi sempre il male e la corruzione. L’*Evangelical Commentary on the Bible* (pag. 824) afferma che in questo caso tale interpretazione è errata.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 972, e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1424.
D: In Lc 13,19, gli uccelli rappresentano i gentili o i credenti corrotti e falsi?
R: I cristiani non sono d’accordo. Si riferisce ad altre creature, che non fanno parte del grande cespuglio, ma che godono dell’ombra o dei benefici del cespuglio. Alcuni ritengono che ciò si riferisca ai gentili che sono benedetti. Altri pensano che si tratti di falsi credenti che non hanno alcun diritto di far parte della Chiesa, ma che comunque ne fanno parte.
Secondo il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1424, si tratta di corruzione. Tuttavia, l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 824, non è d’accordo.
D: In Lc 13,23-27, perché solo pochi vengono salvati?
R: I discepoli avrebbero potuto aspettarsi che il grande insegnamento di Gesù, unito ai miracoli, conquistasse quasi tutti. Potrebbero essersi sentiti delusi quando ciò non è accaduto, e così Gesù ha spiegato che la via della salvezza è stretta. Non erano coloro che vedevano e ascoltavano Gesù a essere salvati. Era la loro decisione e la loro risposta a ciò che avevano udito. Non si dice: «Mentre camminate, attraversate la porta stretta», né «aspettate che la porta stretta si apra». Si dice piuttosto, letteralmente, di «sforzarsi» di entrare attraverso la porta stretta.
Sebbene Gesù non abbia affrontato la questione aggiuntiva del perché solo pochi siano salvati, possiamo formulare una serie di osservazioni e deduzioni.
1. Coloro che muoiono dopo aver raggiunto l’età della responsabilità hanno scelto il proprio destino, esplicitamente o implicitamente.
2. Dio «esita» nel giudicare perché vuole dare alle persone l’opportunità di pentirsi (2 Pietro 3:9).
3. Dio non è tenuto a concedere opportunità di pentimento per sempre, né tantomeno a continuare a concederle finché una persona è ancora in vita. Coloro che commettono blasfemia contro lo Spirito Santo non vengono sempre uccisi all’istante.
4. In definitiva, Dio non prova alcun rimorso nel condurre le persone alla meta del cammino che hanno scelto.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 241; *The Believer's Bible Commentary*, pag. 1424; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 825.
D: In Lc 13,25, chi sta bussando esattamente in questa parabola?
R: Sebbene la parabola non lo dica esplicitamente, Gesù sta chiaramente suggerendo che la nazione ebraica busserà e non sarà fatta entrare, se Lo rifiuterà.
Per ulteriori informazioni, si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1424.
D: In Lc 13,31, perché questi farisei dissero a Gesù che Erode Antipa (figlio di Erode il Grande) aveva intenzione di ucciderlo?
R: Potrebbero esserci un paio di ragioni.
1. Forse questi specifici farisei erano solidali con Gesù e desideravano la Sua incolumità.
2. In alternativa, forse volevano semplicemente che Gesù se ne andasse. Forse questi farisei non erano tanto interessati a far morire Gesù; volevano semplicemente toglierlo di mezzo. Si veda anche la domanda successiva. Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 241-242, sostiene questa interpretazione.
3. Infine, se avessero potuto dire alla gente che Gesù era fuggito per salvarsi la vita quando aveva sentito la minaccia, ciò avrebbe minato la sua reputazione agli occhi del popolo come potente Messia.
Si vedano il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1424; *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pag. 569; l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 825; e il *New International Bible Commentary*, pag. 1211 per ulteriori approfondimenti su come Gesù potesse essere stato informato di ciò per vari motivi.
D: Luca 13:31 dimostra che Erode Antipa avesse intenzione di uccidere Gesù?
R: No, questo versetto non lo dimostra né lo smentisce. La Bibbia riporta le parole dei farisei, ma non dice se stessero dicendo la verità o meno. Molte volte, anche oggi, le persone possono venire a conoscenza di minacce e devono reagire senza sapere se siano vere o meno.
D: In Lc 13,31-33, che significato aveva la risposta di Gesù a questa minaccia?
R: Da questo versetto possiamo trarre tre osservazioni.
1. Gesù definì Erode Antipa una volpe astuta, che non era certo un termine lusinghiero. All’epoca la volpe era considerata un animale insignificante. Inoltre, sia allora che oggi, la volpe è vista come un animale subdolo.
2. Gesù non aveva paura di lui e non si preoccupava che ripetessero la Sua risposta a Erode.
3. Gesù sapeva che sarebbe morto sulla croce, ma sapeva anche che tutto sarebbe accaduto secondo i tempi stabiliti dal Padre.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1424, l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 824, e l’«Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 974.
D: In Lc 13,35, che significato ha l’espressione «Beato colui che viene nel nome del Signore»?
R: Gesù avrebbe potuto semplicemente dire: «Dovete dire: “Beato Gesù il Messia”, o qualcosa di simile». Tuttavia, poiché essi non accettavano che Gesù fosse il Messia, Gesù, nella Sua misericordia, espresse il concetto in termini che potessero accettare. Non sarebbero potuti entrare in Paradiso a meno che e fino a quando non avessero riconosciuto il vero Messia, che per loro era ancora sconosciuto.
È interessante mettere a confronto il modo in cui Gesù e Paolo si «sforzavano al massimo» nei loro tentativi di comunicare la verità con il fatto che non scendevano mai a compromessi riguardo al contenuto del Vangelo.
D: In Lc 14,1, perché un fariseo in posizione di autorità avrebbe permesso a Gesù di insegnare nella sua casa?
R: Non tutti i farisei e i capi erano contrari a Gesù: basti pensare a Giuseppe d’Arimatea e a Nicodemo. Infatti, dopo la risurrezione, Atti 15,5 mostra che un numero sufficiente di farisei credeva al punto da costituire un proprio gruppo all’interno della Chiesa. Anche Giovanni 12,42 afferma che molti farisei credevano nell’insegnamento di Gesù, ma in segreto perché non volevano essere espulsi dalla sinagoga.
D’altra parte, il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1425 ritiene che ciò non fosse dettato da sincera cordialità, bensì da un tentativo di tendere una trappola a Gesù. Dopotutto, Luca 14,1 e seguenti riferiscono che Gesù era tenuto sotto stretta sorveglianza. Perché mai il fariseo avrebbe invitato sia Gesù che un uomo bisognoso di guarigione, a meno che quest’ultimo non si fosse presentato senza essere stato invitato?
Tuttavia, questa è la quarta volta che i farisei sollevano la questione del sabato (Luca 6:1-5; Luca 6:11; Luca 13:10-17), quindi l’insegnamento di Gesù sul sabato rappresentava per loro un grande ostacolo. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 976; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 242; e *New International Bible Commentary*, pag. 1211.
D: In Lc 14,2, che cos’è l’idropisia?
R: Si tratta di una condizione medica caratterizzata dall’accumulo di liquidi nell’organismo. Le cause possono essere diverse, quali un malfunzionamento del ventricolo sinistro del cuore, problemi al fegato o ai linfonodi, il lupus o sostanze tossiche come l’olio di argemone. L’argemone è un’erbaccia che cresce spesso nei campi di senape e può essere raccolta insieme ai semi di senape. Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1425, e l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 825.
D: In Lc 14,3-6, perché Gesù li interrogò?
R: Stavano cercando di metterlo in difficoltà facendo presente una persona affetta da idropisia. Tale condizione poteva essere causata da problemi al fegato, ai reni o da un tumore. Gesù prese l’iniziativa e chiese loro di pronunciarsi sul fatto che fosse lecito o meno fare del bene di sabato. Se avessero risposto di sì, allora le azioni positive non proibite dalla Torah sarebbero state consentite. Se avessero risposto di no, ciò avrebbe rivelato dove fossero realmente i loro cuori: fissati sulle loro regole anziché sul fare del bene per Dio. Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 242.
D: In Lc 14,7-11, qual era il significato dell’insegnamento di Gesù riguardo al prendere il posto più umile?
R: Innanzitutto, i posti a sedere non hanno importanza, e nemmeno l’onore umano. Dobbiamo piuttosto essere umili e preoccuparci di compiacere Dio. L’onore che Dio ci concede è di gran lunga più significativo di qualsiasi onore umano.
Questo è un ottimo brano da condividere con i bambini quando discutono su chi debba sedersi sul sedile anteriore di un’auto.
D: In Lc 14,7-11, perché Gesù impartì ai farisei l’insegnamento sull’occupare il posto più umile subito dopo aver cercato di correggerli riguardo alla guarigione di sabato?
R: Possiamo ipotizzare un paio di ragioni.
1. Ciò che accomunava l’insegnamento dei farisei era il desiderio di essere onorati e di ottenere onore. Avevano davvero inventato tutte quelle regole sul sabato per amore di Dio? No, volevano l’onore religioso. Gesù sta sottintendendo che non si dovrebbe cercare l’onore religioso; piuttosto, si dovrebbe lasciare che sia Dio a onorare.
2. Se i farisei non potevano dimostrare che Egli avesse torto riguardo alla guarigione con il potere di Dio nel giorno di sabato, allora dovevano mostrarsi umili e smettere di opporsi a Gesù.
D: In Lc 14,12-15, quale era il punto di vista di Gesù riguardo all’invito dei poveri, degli storpi, degli zoppi e dei ciechi?
R: La loro società non considerava queste persone adatte a partecipare a una festa. Non erano adatte a lavorare e, di solito, non erano in grado di ricambiare un favore. Possiamo trarne tre insegnamenti:
1. Un punto è che Dio spesso sceglie e utilizza coloro che considereremmo meno che ideali.
2. Queste persone spesso riconoscono di non essere ideali e sarebbero quindi ancora più propense ad affidarsi a Dio e a rendere gloria a Lui.
3. Tuttavia, la verità è che nessuno di noi è perfetto. Se lo standard di giustizia di Dio fosse paragonato alla salute fisica, saremmo tutti mutilati, ciechi e privi di ricchezze o di qualsiasi speranza, se non in Dio.
Per ulteriori informazioni, si vedano “Difficoltà e apparenti contraddizioni della Bibbia”, pagg. 117-118.
D: In Lc 14,16-24, qual era il significato della parabola del banchetto raccontata da Gesù proprio durante il banchetto?
R: Quando uno degli invitati pronunciò la benedizione sulla cena per tutti i presenti che avrebbero mangiato nel Regno, stava dando per scontato che tutti i presenti avrebbero mangiato nel Regno. Gesù sottolineò che non tutti i presenti avrebbero mangiato nel Regno. Le parole di Gesù erano gentili? Se ci si riflette, sarebbe stato estremamente scortese da parte di Gesù concordare tacitamente che tutti i presenti fossero a posto e avrebbero mangiato nel Regno, quando invece non era così. Quindi sì, a volte le parole che sembrano severe sono la cosa più gentile che si possa dire.
Poiché gli ascoltatori di Gesù potevano identificarsi bene con i banchetti organizzati dagli uomini, Gesù raccontò loro una parabola su Dio e sul Suo banchetto. Sarebbe meraviglioso partecipare al banchetto di Dio; tuttavia, la triste verità è che la maggior parte delle persone rifiuta l’invito. Proprio come il padrone di un banchetto può invitare le persone, e queste possono rifiutare o accettare, Dio invita sinceramente tutti a partecipare alla Sua grazia, e loro possono accettare o rifiutare. Si dice che tutti abbiano rifiutato il secondo invito. In quella cultura, l’invito veniva inviato con un certo anticipo, seguito poi da un secondo invito, un promemoria, in un secondo momento. Le scuse addotte erano le più disparate, alcune piuttosto banali, ma il fatto è che il padrone aveva invitato persone che non volevano venire. Se il matrimonio di un uomo lo costringeva a rifiutare l’invito, perché allora la questione non era stata sollevata già in occasione del primo invito? Sembra incredibile che qualcuno possa rifiutare un invito a un favoloso banchetto terreno, eppure accade.
Allo stesso modo, probabilmente agli angeli sembra incredibile che qualcuno possa rifiutare l’offerta estremamente generosa di Dio rivolta a ogni singola persona, ma anche questo accade.
Si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 242; *The Expositor's Bible Commentary*, vol. 8, pag. 978; *The Expositor's Greek New Testament*, vol. 1, pagg. 574-575; *The New International Bible Commentary*, pag. 1212; e *The Believer's Bible Commentary*, pag. 1426 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 14,16-24, perché questa parabola è simile, ma non identica, a quella di Mt 22,1-10?
R: Si ricordi che Gesù insegnò per quasi tre anni, un periodo molto più lungo di quello necessario a una persona per leggere i Vangeli. Probabilmente Gesù tenne una serie di sermoni in una città, per poi spostarsi in quella successiva e tenere una serie simile di sermoni. Questi sono simili, ma non esattamente uguali; forse Gesù aveva un pubblico leggermente diverso e li modificò un po’. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 979.
D: In Lc 14,23, dato che il padrone costringe le persone a entrare, ciò dimostra forse che le persone non hanno il libero arbitrio di venire a Cristo?
R: Ciò non lo dimostra più di quanto dimostri che coloro che non erano stati invitati non avessero alcuna responsabilità nel seguire Dio.
Ovviamente, nessuno in questa parabola penserebbe che il padrone stesse inviando un esercito, incatenando le persone e portandole come schiavi al suo banchetto. Piuttosto, in questa parabola, «costringere» implica una forte persuasione.
Se qualcuno cercasse di utilizzare questo passo per dimostrare che le persone non hanno il libero arbitrio, il suo tentativo si ritorcerebbe contro di lui. Gli ospiti originari erano stati invitati, eppure non si sono presentati. Pertanto, l’invito originario era una «causa persa». Inoltre, se qualcuno al mondo avesse il desiderio di partecipare, ma non fosse stato invitato, sarebbe sbagliato nutrire tale desiderio? Vi sono non cristiani che vorrebbero andare in Paradiso – almeno alle loro condizioni, sebbene non a quelle di Dio.
Si noti che la regola di Granville Sharp presenta delle eccezioni: Luca 14:23 ed Efesini 2:20. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 2064. L’applicazione della regola di Granville Sharp a Tito 2:13 avvalora la teoria del post-tribolazionismo.
D: In Lc 14,24, come mai nessuno degli ospiti che furono respinti ebbe una seconda possibilità?
R: Dio spesso concede alle persone più opportunità, ma c’è un limite. Sebbene il numero di opportunità non sia il punto centrale di questa parabola, Dio non ha alcun obbligo di concedere a nessuno più opportunità.
D: Cosa insegna Luca 14:25-35 riguardo al valutare il costo e alla signoria di Cristo?
R: A una persona dovrebbe essere detto di valutare il costo prima di impegnarsi a seguire Cristo. Da un lato, Zaccheo non ebbe il tempo di mettere ordine nella sua casa, né nella sua vita, prima che Gesù andasse da lui e dichiarasse che Zaccheo aveva ottenuto la salvezza. Dall’altro lato, Luca 14,25-35 corregge l’errata convinzione secondo cui Gesù preferirebbe avere una torre costruita a metà piuttosto che nessuna. Le persone non hanno il potere di mettere ordine nella propria vita da sole, quindi ci rivolgiamo a Gesù prima che la nostra vita sia stata messa in ordine; ma dobbiamo rivolgerci a Gesù con l’impegno di permettergli di mettere ordine nella nostra vita. Per ulteriori informazioni, si veda il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 826.
D: In Lc 14,26, in che modo i discepoli di Gesù dovrebbero «odiare» il proprio padre, la propria madre, la propria moglie, i propri figli e i propri fratelli?
R: Il contesto sia di questo passo che della loro cultura, basata sulla Legge mosaica, indurrebbe a interpretare questa espressione nel senso di «amare meno». Gesù non sta dicendo loro di disobbedire alla Parola di Dio, che in Esodo 20:12 comanda di amare i propri genitori e, più avanti, in Efesini 5:25, di amare le proprie mogli. Ad esempio, in Deuteronomio 21:15, quando si parla di un uomo che ama una delle sue mogli più dell’altra, il termine utilizzato è «odiare». Un’espressione simile è impiegata in Genesi 29:31, dove Giacobbe amava Rachele più di Lea. Matteo 10:37 dimostra che il punto sollevato da Gesù è che non dobbiamo amare i nostri genitori più di quanto amiamo Dio.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 475-476; *The Complete Book of Bible Answers*, pagg. 56-57; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1427; e *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pagg. 116, 210.
D: In Lc 14,26, in che modo l’insegnamento di Gesù sui genitori si collega alla legge?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. Gli ascoltatori di Gesù conoscevano tutti la Legge mosaica riguardante i genitori, e Gesù ne era consapevole.
2. Il punto sollevato da Gesù riguardava l’equilibrio. Amare Dio è il primo comandamento e amare il prossimo è il secondo, non il contrario.
3. Se il vostro amore o la vostra lealtà verso i genitori, i figli o chiunque altro è maggiore del vostro amore e della vostra lealtà verso Dio, le vostre priorità devono cambiare. È possibile che anche le cose buone diventino idoli.
D: In Lc 14,28, in che modo le persone dovrebbero valutare il costo del seguire Gesù e il costo del non seguirlo?
R: Seguire Gesù solo a metà, o cercare di seguirlo per un po’ per poi tornare indietro, non serve a nulla. Un non cristiano che partecipava a uno studio biblico una volta mi ha chiesto: «Se non faccio di Gesù il Signore della mia vita, il cristianesimo mi porterà qualche beneficio?». Ho risposto che, a parte alcuni aspetti minori e insignificanti, sostanzialmente no. È tutto o niente. Dovete affidare la vostra vita a Gesù. Quando predichiamo il Vangelo, dobbiamo predicare anche il calcolo del costo. Gesù si oppone ai seguaci poco convinti.
Giovanni Calvino disse: «Ho rinunciato a tutto per Cristo, e cosa ho trovato? Ho trovato tutto in Cristo». Henry Drummond disse: «Il biglietto d’ingresso nel regno dei cieli non costa nulla: l’abbonamento annuale è tutto».
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1428, e il «New International Bible Commentary», pag. 1213.
D: In Lc 14,31-32, a quale guerra si riferisce questa parabola?
R: Questo pensiero era probabilmente nella mente degli ascoltatori, poiché esisteva la possibilità che Erode entrasse in guerra contro Aretas, suo suocero. Ma la parabola di Gesù va oltre questo, e afferma che, in generale, non vi è alcun vantaggio nell’intraprendere ciò che non si può portare a termine. Anzi, iniziare qualcosa che non si porta a termine potrebbe essere peggio che non iniziare affatto. Potrebbe essere preferibile rinunciare a una vittoria desiderata e potenziale, se di fatto non si avesse comunque intenzione di vincere.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor's Greek New Testament*, vol. 1, pag. 567, e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 244.
D: In Lc 14,34-35, cosa intendeva dire Gesù quando affermò che il sale che ha perso il suo sapore è buono solo per il letamaio?
R: Il sale, in generale, è utile per fornire elementi essenziali alla vita, per insaporire e per conservare il cibo. Il sale che ha perso il suo sapore, a causa della diluizione con lo sporco o per altre ragioni, non serve a granché. Il sale che rimane, se posto su un letamaio, ne rallenterà la decomposizione, il che comporterà un odore sgradevole meno intenso. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pag. 577, e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 992.
D: In Lc 14,34-35, in che modo alcuni cristiani oggi possono «perdere la loro salinità»?
R: Dal punto di vista naturale, il sale di alta qualità era costoso. In epoche successive, nella città africana di Timbuctù, si diceva che una libbra di sale valesse una libbra d’oro. La salinità può perdere il proprio valore in un paio di modi. Potrebbe contenere piccole quantità di impurità dal sapore sgradevole. Oppure, potrebbe essere diluito con un riempitivo inerte e insapore, cosicché, pur mantenendo lo stesso aspetto, anche la parte buona risulterebbe priva di valore perché diluita.
Dal punto di vista spirituale, una persona può impegnarsi a fondo nel ministero, ma anche solo una minima traccia di disonestà, avidità o lussuria può distruggere la sua testimonianza. Oppure una persona può essere desiderosa di servire Dio quando ne ha il tempo, ma a causa di un lavoro impegnativo, delle elevate esigenze di tempo imposte dal proprio stile di vita, dall’intrattenimento o da altre cose, si comporta semplicemente come se avesse molte cose più importanti da fare che servire Dio.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1427-1428.
D: In Lc 15,1-32, cosa hanno in comune le tre parabole?
R: Tutte e tre le parabole riguardano lo stato di smarrimento e la gioia di essere ritrovati. La parabola delle 99 + 1 pecore smarrite mostra che Dio va alla ricerca di chi si è smarrito, e che la gioia di ritrovare quella smarrita è maggiore di quella per le 99 che non hanno più bisogno di essere ritrovate. La parabola delle 9 + 1 monete smarrite mostra che Dio cerca con grande meticolosità e che un e gioisce nel ritrovare ciò che era perduto. La parabola del figlio prodigo mostra che Dio perdona e riaccoglie chi si è smarrito e si è allontanato. Naturalmente, mentre cerchiamo il cuore di Dio, desideriamo che anche il nostro amore e il nostro atteggiamento verso gli altri riflettano l’amore e l’atteggiamento di Dio.
In tutto il capitolo 15 di Luca, Dio desidera che noi abbiamo un cuore rivolto verso i perduti, proprio come il Suo. Nel capitolo 16 di Luca, Dio desidera che noi abbiamo una mente rivolta verso i perduti.
D: In Lc 15,1-32, qual è il punto principale: lo smarrimento, il pentimento o la gioia?
R: Il punto principale delle parabole è il pentimento o la gioia? Non si fa menzione del pentimento della pecora smarrita o della moneta perduta; pertanto, il punto principale di queste parabole è la gioia, non il pentimento. I farisei, nonostante tutti i loro studi, non comprendevano il cuore di Dio. Pertanto, quando i farisei, nella loro ipocrisia, criticarono Gesù perché frequentava i peccatori, Gesù rispose essenzialmente raccontando loro tre parabole sulla gioia.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1213, e il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 994.
D: In Lc 15,1, come possiamo renderci «accessibili» ai grandi peccatori, facendo loro capire che li amiamo, pur non approvando ciò che fanno?
R: Dimostri loro che li rispetta, li ama, si prende cura di loro ed è disposto a dedicare del tempo per aiutarli. Sebbene sia positivo trascorrere del tempo con loro, non lo faccia compiendo azioni moralmente compromettenti.
Ci sono tuttavia alcune cose che dobbiamo comprendere riguardo a noi stessi.
1) A volte potremmo tendere a stare con le 99 «pecore giuste» invece di avere il cuore disposto a cercare la pecora smarrita.
2) Il vostro carattere potrebbe essere criticato per il fatto di frequentare i peccatori.
3) A volte è meglio per voi non stare in loro compagnia. Una volta una ragazza cristiana ricevette in privato una proposta sessuale da un ateo. La ragazza lo respinse, ma continuò comunque a mostrarsi amichevole nei suoi confronti. Dipende dalla situazione se avrebbe dovuto evitarlo o meno. Se lui avesse interpretato la sua cordialità come un invito, allora avrebbe dovuto evitarlo.
4) A volte i non credenti possono trascinarci verso il basso o indurci a compiere azioni empie. Sebbene la Bibbia dica di resistere al male, non dice mai di resistere alla tentazione; piuttosto, di fuggire dalla tentazione.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1428, il «New International Bible Commentary» alle pagg. 1213 e 1214 e il «Tony Evans Bible Commentary» a pag. 992.
D: In Lc 15,2, quando i credenti dovrebbero mangiare o non mangiare con i peccatori al giorno d’oggi?
R: L’Antico Testamento non afferma che non potessero mangiare con i non credenti, ma gli ebrei ai tempi di Gesù seguivano la propria tradizione di non mangiare con i non credenti, come dimostrano Atti 10:28 e Galati 2:12-14. Tuttavia, Galati 2:12-14 indicano che dobbiamo mangiare con tutte le persone, e le uniche eccezioni sono le seguenti.
1. 2 Tessalonicesi 3:10 indica che se una persona rifiuta di lavorare, non dovrebbe mangiare.
2. 2 Tessalonicesi 3:14 afferma che non dovremmo avere nulla a che fare con coloro che presumibilmente si dichiarano credenti, ma scelgono di disobbedire a quanto scritto da Paolo.
3. 2 Giovanni 7-11 afferma che chi è un seduttore non deve essere accolto nelle nostre case.
4. 1 Corinzi 5:9-13 afferma che, sebbene si possa frequentare chi è immorale, avido, ladro o idolatra, non si dovrebbe mangiare con nessuno di costoro se si dichiara cristiano.
D: In Lc 15,8-10, in che modo una donna potrebbe perdere e ritrovare una moneta del genere?
R: Questa parabola implica che dieci monete d’argento fossero tutto ciò che possedeva. Una moneta d’argento in questo contesto era probabilmente una dracma, equivalente a un denaro, che corrispondeva alla paga giornaliera di un bracciante. Le monete potevano essere state donate come dote, e una donna poteva indossare l’argento come ornamento per i capelli. Oggi, la situazione è in qualche modo simile in India, dove le donne possono indossare l’oro che hanno ricevuto in dote.
Se la donna pensava di averla persa in casa, avrebbe fatto di tutto per spazzare il pavimento, e la moneta avrebbe potuto tintinnare contro qualcosa.
Il «Greek New Testament» di The Expositor, vol. 1, pag. 578, sottolinea che la donna non sta rivolgendo un invito formale ai vicini affinché festeggino; piuttosto, nutre la fiduciosa aspettativa che lo facciano.
Per ulteriori informazioni, si vedano: «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 982; «New International Bible Commentary», pagg. 1213-1214; «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 244; e «The Tony Evans Bible Commentary», pagg. 992-993.
D: In Lc 15,12-13, perché alcuni figli, anche di credenti, diventano prodighi?
R: Può trattarsi di una combinazione di almeno otto fattori.
1) Il sentirsi limitati, il dover vivere secondo norme che potrebbero non aver scelto in questa fase della loro vita.
2) Il fascino di una vita dissoluta.
3) La sensazione che «l’erba sia più verde dall’altra parte della recinzione».
4) La pressione dei coetanei o la persecuzione: sia essa sociale o di natura più grave.
5) Malattia mentale
6) Delusione che ha infranto le loro speranze o aspettative.
7) Il timore di perdere l’occasione, che lo spinge ad agire per soddisfare appieno tutto ciò che desidera nella sua vita in questo momento; non poteva aspettare fino alla morte di suo padre.
8) Mancata considerazione del possibile costo elevato delle proprie azioni peccaminose.
Per ulteriori informazioni, si veda il Commentario biblico di Tony Evans, pag. 993.
D: In Lc 15,17-18, chi rappresentano i due figli e il padre?
R: Il padre rappresenta il cuore di Dio. Il padre accolse il figlio prodigo, ma supplicò anche con fervore il figlio maggiore.
Il figlio maggiore rappresenta i farisei, secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 245. Per coloro che criticavano Gesù perché mangiava con i peccatori, questa parabola sarebbe stata una frecciata. Tuttavia, ciò può essere esteso a qualsiasi persona religiosa che dia più valore alle proprie opere e alla propria religione piuttosto che all’amore per il prossimo.
Esistono diverse interpretazioni riguardo al figlio minore. Il *Believer’s Bible Commentary: New Testament*, a pag. 244, afferma che il figlio minore simboleggia in realtà i credenti che si sono allontanati dalla fede, poiché era un figlio prima di chiedere la sua parte di eredità. D’altra parte, in questo contesto non si parla di salvezza, ma solo dell’amore del padre. Più comunemente, si ritiene che il figlio minore rappresentasse qualsiasi persona smarrita. Anche se potesse essere stato religioso, era comunque smarrito.
D: In Lc 15,17-18, il figlio prodigo si pentì o era semplicemente affamato?
R: Luca 15,14 dice che sopraggiunse una carestia. Durante una carestia, la gente del paese straniero non lo voleva né lo stimava; gli davano da mangiare il mangime dei maiali solo per pietà, ma forse proprio quel cibo di bassa qualità per incoraggiarlo ad andarsene. Per un ebreo sarebbe stato umiliante dover svolgere un lavoro come quello di nutrire i maiali. Lì non c’era né cibo, né amore, né speranza di alcun cambiamento. L’espressione idiomatica ebraica «ritornare in sé» implica il pentimento. Potrebbero essere entrambe le cose. Sicuramente si trattava di fame, ma la fame può anche spingere al pentimento.
Si vedano The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 984; The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pagg. 580-581; The Evangelical Commentary on the Bible, pag. 827; e The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 245 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 15,20-24, perché il padre riaccolse il figlio prodigo, e avrebbe dovuto farlo?
R: Il padre vide il figlio prima ancora che questi si avvicinasse; da ciò si deduce che il padre lo stesse spesso cercando con lo sguardo. Il padre riaccolse il figlio prodigo semplicemente per compassione, poiché lo amava. Qualsiasi merito il figlio avesse acquisito era andato perduto. Il figlio aveva agito in modo scorretto nei confronti del padre e gli aveva mancato di rispetto, ma il padre perdonò liberamente il figlio che era tornato. Il banchetto potrebbe essere stato un modo per mostrare ai servi, ai vicini e agli altri chi fosse il figlio e il suo reinserimento.
Un cristiano occidentale una volta lesse la parabola a diverse persone in Medio Oriente, che non erano cristiane e non conoscevano la parabola, e chiese loro cosa sarebbe successo se un figlio avesse chiesto l’eredità. Ottenne risposte del tipo: « e del genere non accadrebbe mai» e «picchierei mio figlio se dicesse una cosa del genere». Un’altra risposta fu quella di un uomo che disse di aver sentito parlare di un caso simile, e che entro un anno il padre era morto, con il cuore spezzato.
Il padre non aveva alcun obbligo di riaccogliere il figlio, quindi nulla indica che «avrebbe dovuto» farlo. Tuttavia, il padre aveva il diritto di essere generoso e, con grande benevolenza, riaccolse suo figlio.
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pag. 582.
D: In Lc 15,25, 29-30, il fratello maggiore aveva ragione?
R: La risposta dipende dal fatto che si ritengano il denaro e i beni più importanti delle persone. Il fratello maggiore riteneva che il padre dovesse amarlo in virtù del suo lavoro. Il fratello maggiore aveva riottenuto un fratello, che a quanto pare non apprezzava tanto quanto un vitello grasso in più. La preoccupazione del fratello per l’equità, che si riduceva a un solo vitello grasso, tradiva una mancanza di amore. Si noti che il fratello maggiore non disse «mio fratello», ma piuttosto «questo vostro figlio».
Si dice che alcune persone usino le cose e amino le persone, mentre altre amino le cose e usino le persone. Quando un cristiano autentico comincia anche solo ad amare le cose più delle persone, la sua prospettiva è ben lontana da ciò che Dio desidera. Le cose possono includere i beni materiali, la conoscenza, i rituali e persino la religione. L’unica cosa che ci viene chiesto di amare più delle persone è Dio.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 476-477; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 995; e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 245.
D: In Lc 15,28, quale è il punto di vista di Gesù riguardo alla reazione del fratello maggiore?
R: Un pastore con 99 pecore era benestante, mentre una donna con solo dieci monete era piuttosto povera. Ma a parte questo, tutte e tre queste parabole sono piuttosto simili, fino a quando non si arriva a Luca 15,28. Le 99 pecore e le 9 monete mai perdute non si lamentano né si adirano. Non fu per ragioni di giustizia che il padre riaccolse il figlio prodigo, ma per misericordia e amore. Il termine usato dal padre è letteralmente «figlio mio» (teknon), che è più tenero di «mio figlio». Ancora oggi alcune persone sono più preoccupate della giustizia e della punizione che della misericordia e dell’amore. C’è spazio per entrambe, ma la misericordia trionfa sul giudizio secondo Giacomo 2:13.
Alla fine il fratello maggiore ha cambiato atteggiamento e ha festeggiato o no? Gesù non lo ha detto, e lo ha fatto deliberatamente. Gesù stava essenzialmente chiedendo ai farisei dove fosse il loro cuore. Avete intenzione di cambiare atteggiamento per condividere il cuore di Dio o no?
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 984-985; *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 827; e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 993.
D: In Lc 16,1, l’uomo ricco / il padrone è Gesù, Dio Padre o qualcun altro?
R: Nulla indica che il padrone sia Gesù o il Padre. Si tratta semplicemente di un uomo ricco, e Gesù utilizza una situazione della vita quotidiana per trarne alcune lezioni di vita. Per ulteriori informazioni, si veda l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 827.
D: In Lc 16,6-9, in che modo esattamente l’amministratore si è dimostrato disonesto?
R: L’amministratore (ovvero il responsabile finanziario della casa) era stato sorpreso a «sprecare» i beni del suo padrone prima della parabola; pertanto, l’amministratore si era dimostrato disonesto o negligente già prima che la parabola avesse inizio. Forse aveva promesso di fare del suo meglio per gestire il denaro del padrone, ma in realtà non aveva a cuore i suoi interessi. Pertanto, la disonestà dell’amministratore era già presente prima della riduzione dei debiti, sebbene il padrone non fosse a conoscenza di tale riduzione.
Il termine esatto era utilizzato nei rotoli di Qumran, dove significava «mondano» o descriveva il carattere dell’epoca, secondo The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 987.
D: In Lc 16,6-8, perché l’amministratore disonesto è stato lodato?
R: Per comprendere la risposta è necessario conoscere alcuni retroscena culturali. Sebbene agli Israeliti fosse stato comandato di non applicare interessi reciproci sui prestiti (Levitico 25,35; Esodo 22,25), la realtà dell’epoca era che lo facessero comunemente. Inoltre, applicare interessi agli stranieri era consentito (Deuteronomio 23,20).
L’amministratore restituì 50 delle 100 brocche di olio d’oliva e 20 dei 100 contenitori di grano. Il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 1761, afferma che il tasso di interesse in vigore sul grano era compreso tra il 25% e il 33 1/3%. 80 contenitori di grano più il 25% di interessi corrisponderebbero a 100 contenitori. Ho sentito dire che l’interesse sull’olio d’oliva fosse del 100%, ma non sono riuscito a confermarlo, sebbene anche la «New Geneva Study Bible», a pag. 1636, proponga questa ipotesi. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 988, afferma che 100 contenitori di grano rappresentavano una quantità considerevole: il raccolto di circa 100 acri secondo il volume «Jeremias Parables of Jesus», pag. 181. Analogamente, l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 828, sostiene che il servitore stesse riducendo l’interesse addebitato, mentre la legge dell’Antico Testamento stabiliva che non si dovesse applicare alcun interesse in primo luogo.
Pertanto, concedendo questi «sconti», forse l’amministratore non stava frodando il padrone, ma piuttosto eliminando gli interessi che comunque non avrebbe dovuto addebitare a un suo connazionale israelita. È importante sottolineare che l’amministratore NON stava cercando di riottenere il proprio posto di lavoro; sapeva già che non avrebbe potuto farlo. L’amministratore stava cercando di ingraziarsi i creditori affinché potessero prendere in considerazione l’idea di offrirgli un impiego.
O il padrone era a conoscenza degli sconti oppure no. Il «Believer’s Bible Commentary», alle pagine 1430-1431, indica che il padrone ne era a conoscenza e che (forse a malincuore) lodò l’amministratore per la sua lungimiranza. Anche il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 246, e il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, a pag. 987, indicano che l’uomo ricco ne era a conoscenza e che, ciononostante, lodò l’amministratore per la sua astuzia.
A volte, quando un’azienda o un investitore sta per andare in bancarotta, la banca riduce arbitrariamente di poco l’importo del prestito. È meglio ottenere una somma leggermente inferiore, evitando così il pignoramento, piuttosto che non ottenere nulla e ritrovarsi solo con la garanzia reale.
D: In Lc 16,9, in che modo i credenti dovrebbero procurarsi degli amici utilizzando il denaro?
R: L’amministratore disonesto apparve generoso in quel momento, non per altruismo disinteressato, ma per freddo pragmatismo. Quando i credenti si rendono conto del valore temporaneo delle ricchezze terrene, dovrebbero essere tanto più disposti a rinunciare alle ricchezze per amore del Vangelo. Come scrisse nel suo diario il famoso missionario cristiano e martire Jim Elliot: «Non è stolto chi dà ciò che non può conservare per ottenere ciò che non può perdere».
Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 477-478, aggiunge: «“Vedete”, disse Gesù, “le persone mondane, che non hanno pensieri al di là di questa vita presente, a volte si comportano in modo più sensato e previdente rispetto alle persone ultraterrene, i ‘figli della luce’. Esse useranno la ricchezza materiale per prepararsi al loro futuro terreno; perché i figli della luce non possono usarla per prepararsi al loro futuro eterno?…”»
D: In Lc 16,9, se vi rendete conto di essere già stati ingiusti o infedeli agli occhi di Dio, a quel punto, cosa dovreste fare per compiacere Dio?
R: Rendersi conto del proprio peccato e chiedere perdono a Dio è un ottimo inizio, ma c’è di più. Forse dovreste anche chiedere scusa alle persone a cui avete fatto un torto. Inoltre, quando è possibile, provvedete a restituire loro ciò che è stato loro sottratto, sia direttamente da voi, sia indirettamente a causa delle vostre azioni.
D: In Lc 16,9, immagini quanto sarebbe bello avere clienti, fornitori e soci in affari che la trattassero sempre in modo equo, anche quando non si rendesse conto di un trattamento ingiusto, e che le dicessero sempre la verità. Cosa può fare per essere una persona del genere?
R: Va bene negoziare un accordo, ed è giusto non rivelare a tutti ciò che si sa. Tuttavia, non si dovrebbe mentire, anche se si tratta di quella che la gente chiama una «bugia innocente». Va bene contrattare con determinazione per ottenere un buon affare, ma c’è un limite: se la persona con cui si sta negoziando è disperata, si rischia di andare oltre il semplice ottenere un buon affare e di arrivare a sfruttare la sua disperazione. Trattate gli altri come vorreste essere trattati voi stessi. Siete il tipo di persona per cui vorreste lavorare, che vorreste avere come superiore o con cui vorreste fare affari?
Non vi è alcuna garanzia che, agendo in questo modo, diventerete più ricchi. Ma così facendo compiacrete maggiormente Dio.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Commentario biblico di Tony Evans», pag. 994.
D: In Lc 16,9, come possiamo ricordare meglio che siamo amministratori, e non proprietari, di ciò con cui Dio ci ha benedetti?
R: Innanzitutto, rifletta su quali doni o talenti possiede in più rispetto agli altri che Lei abbia meritato. Non ne possiede alcuno. Poi rifletta su quali beni o denaro possiede al di fuori della grazia di Dio. Potrebbe aver ottenuto qualche risultato e realizzato alcune cose lavorando sodo, ma chi Le ha concesso l’abilità e la situazione in cui il Suo duro lavoro potesse dare i suoi frutti?
In secondo luogo, riflettete per quanto tempo potrete godere delle benedizioni terrene di cui disponete attualmente. Qualcuno ha detto che non ci sono furgoni da trasloco dietro i carri funebri. Tutto scomparirà, sarà dato ad altri, che potrebbero usarlo saggiamente o meno, come afferma Ecclesiaste 2,18-19.
Infine, credete a Proverbi 8:10-11, dove si afferma che la saggezza è migliore dell’oro o dell’argento. Dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie in eccesso alla ricerca della saggezza di Dio e del Suo regno, non dell’oro o dell’argento. Le ricchezze che possedete non sono l’obiettivo; sono strumenti che vi aiutano a raggiungere il vostro obiettivo di servire Dio e di far progredire il Suo regno.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Commentario biblico di Tony Evans», pagg. 994-995.
D: In Lc 16,14, perché i farisei, che amavano il denaro, deridevano Gesù?
R: Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 246, spiega bene questo punto, affermando che Gesù era un uomo povero, seguito da altri uomini poveri, che cercava di insegnare loro il giusto rapporto con il denaro. Un sesto di tutti i versetti dei Vangeli riguarda il denaro. Nel Vangelo di Luca, 18 delle 40 parabole trattano del denaro. I farisei ritenevano possibile servire contemporaneamente sia il denaro che Dio.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 828.
D: In Lc 16,15 e seguenti, quali sono alcune delle cose altamente apprezzate dal mondo che costituiscono un abominio agli occhi di Dio?
R: Alcune forme di disonestà e di comportamento astuto sono apprezzate dal mondo. Nei film della serie «Ocean’s XX», gli «eroi» sono la banda che ruba milioni dai casinò. Nei film dei «Minions», i «buoni» sono quelli che rubano agli altri. A volte le persone vengono ammirate se compiono azioni finanziariamente scorrette o discutibili e la fanno franca. Il Salmo 49:18 e seguenti afferma che le persone vi loderanno se vi andranno bene le cose. Curiosamente, però, quelle stesse persone vengono bollate come cattivi se commettono un errore o vengono scoperte. È quasi come se non le ammirassero per il loro carattere morale, ma per invidia. A quanto pare, Kim Kardashian è diventata famosa dopo aver girato una scena di sesso. Quindi, quanti episodi della serie TV dei Kardashian ha guardato? Se sono più di zero, perché lo ha fatto?
Per ulteriori informazioni, consultate il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 995, e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1432.
D: In Lc 16,16 e Mt 11,12, il «cielo» sta compiendo un’azione attiva o è passivo, nel senso che in questi versetti gli viene fatto qualcosa o gli viene agito contro?
R: Innanzitutto un po’ di grammatica, poi tre punti di vista e infine la risposta.
Hard Sayings of the Bible, pagg. 479-480, e l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 829, affermano che in questo caso vi sia ambiguità nel verbo greco. Può essere attivo, come in «Il regno dei cieli sta invitando con urgenza tutti a venire», oppure passivo, come in «le persone si sforzano di entrare nel regno dei cieli», oppure «il regno dei cieli subisce violenza…» o «gli uomini si stanno imponendo con la forza nel regno dei cieli».
1) Forma attiva: «Il regno dei cieli sta invitando con urgenza tutti a venire». La NET Bible sostiene questa interpretazione, e il «Commentario evangelico sulla Bibbia», a pag. 829, afferma che questa interpretazione è quella più meritevole di nota.
2) Passivo: tutti stanno cercando di entrare. Il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1432, sostiene questa interpretazione.
3) Passivo e violento: gli uomini ricorrono alla violenza mondana per cercare di entrare. Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 247, e la maggior parte delle traduzioni sostengono questa interpretazione.
La risposta: Matteo 11,12 utilizza due volte il termine «violenza» e indica che le persone agiscono in modo attivo e violento. Nel contesto dei farisei, si tratta di una critica rivolta alle persone religiose che cercano di ricorrere a mezzi violenti o mondani per entrare nel regno. L’intero capitolo 16 di Luca riguarda la fedeltà e l’avidità, e i farisei vengono menzionati specificatamente in Luca 16, poiché tutte queste cose riguardano anche loro.
D: In Lc 16,16 ss. e Mt 11,12, in che modo alcuni cercano di entrare con la forza nel regno di Dio/Cielo?
R: Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1432, sottolinea che il contesto intorno a Luca 16,16 riguarda interamente i farisei, la loro avidità e la loro ipocrisia avida. Ciò vale indipendentemente dal fatto che le persone cercassero di entrare nel Regno di Dio o di distruggere il Regno predicato da Giovanni Battista. Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1244, sottolinea che la predicazione di Giovanni Battista scatenò una reazione vigorosa.
È importante comprendere a quale regno ci si riferisca in questo contesto. Ciò non significa necessariamente che tutti coloro che si impongono con la forza riceveranno la salvezza, ma piuttosto che si stanno assicurando con la forza un posto nell’espressione visibile del regno di Dio sulla terra.
L’applicazione è che dobbiamo considerare sia i mezzi che i fini. Alcuni volevano andare in paradiso, il che è una cosa positiva, ma cercavano di utilizzare armi mondane per raggiungerlo.
Si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 479-480, e *Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 828, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 16,17, poiché è più facile che passino il cielo e la terra piuttosto che la più piccola parte della legge, perché i cristiani possono mangiare carne di maiale, di cammello e crostacei, e perché non compiono più sacrifici animali?
R: In questo caso Gesù ha sostituito la Legge dell’Antico Testamento.
Cibo: Gesù disse che non era ciò che entrava nell’uomo a renderlo impuro, ma ciò che usciva dall’uomo, in Matteo 15:10, 17-20 e Marco 7:14-15.
Marco 7:19 aggiunge che con ciò Gesù dichiarò puri tutti gli alimenti.
Un angelo di Dio ordinò a Pietro di uccidere e mangiare animali precedentemente considerati impuri in Atti 10:12-16.
I musulmani dovrebbero potersi identificare con questo punto, poiché anche Maometto non obbedì alla Legge dell’Antico Testamento quando mangiò carne di cammello.
Sacrifici: Gli Israeliti dovevano praticare i sacrifici; purtroppo, per molti, ciò divenne un rituale in cui il significato andò perduto. Il sacrificio è importante, o addirittura più importante, per i cristiani che per gli Israeliti, come dimostrano Ebrei 7:23-10:26. Anche noi abbiamo bisogno di un sacrificio, e il nostro sacrificio è stato compiuto una volta per tutte dal nostro sommo sacerdote, Gesù Cristo, che si è sacrificato sulla croce.
D: In Lc 16,19, perché l’uomo ricco viene spesso chiamato «Dives»?
R: Poiché in questa parabola viene menzionato Lazzaro, alcune tradizioni hanno attribuito al ricco il nome di «Dives». Tuttavia, «Dives» è semplicemente il termine latino che indica un uomo ricco.
Lazzaro era la forma greca del nome ebraico Eleazar, che significa «Dio ha aiutato». Ade, in ebraico Sheol, è la tomba. Questa parola è utilizzata dieci volte nel Nuovo Testamento. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 992.
D: In Lc 16,19-31, quali sono i punti principali di questa parabola?
R: Gesù stava raccontando parabole sul denaro e ne racconta un’altra. Molti ebrei ritenevano che la ricchezza materiale fosse un segno del favore di Dio. Sarebbe stato uno shock sentire che un ebreo ricco finisse nel fuoco.
I punti principali sono tre.
1) Il carattere definitivo della morte e la coscienza dopo di essa.
2) È meglio per i giusti che per gli empi che non si curano dei poveri.
3) Le Scritture costituiscono una guida sufficiente per le persone.
Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1216, e il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1433.
D: In Lc 16:19-31, qual è l’interpretazione dei Testimoni di Geova riguardo a Lazzaro e all’uomo ricco?
R: Secondo il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1433, questa parabola confuta la dottrina del sonno dell’anima. Tuttavia, i Testimoni di Geova non sono d’accordo. Questo mi è stato riferito verbalmente da un Testimone di Geova, e alcune parti le ho viste anche in forma scritta. Tenetevi forte, perché la cosa è piuttosto strana.
L’uomo ricco rappresenta la classe dei farisei (o del clero/dei sacerdoti) che si sente svergognata dalla classe dei servi fedeli (che seguono Dio). I cani rappresentano i falsi maestri, le briciole di pane simboleggiano l’insegnamento di Dio. L’espressione «per tutta la vita» in Luca 16:24 significa che essi vivevano sotto il sistema della legge. La morte non indica la morte fisica, bensì un cambiamento di condizione. Il fatto che Lazzaro sia stato portato via dagli angeli, mentre l’uomo ricco è stato sepolto, significa che hanno cambiato stato; ciò è avvenuto o dopo che lo spirito di Gesù è risorto in un corpo spirituale, oppure in occasione della Pentecoste. (Non mi è del tutto chiaro questo punto.) Il tormento qui non include il significato di disagio fisico e limitazione come avviene altrove. Significa piuttosto angoscia mentale causata dai predicatori devoti che parlano male di loro. Poiché [presumibilmente] le persone che vengono bruciate non desiderano l’acqua, il fuoco non è un fuoco letterale. Il grande abisso consiste semplicemente nel fatto che l’intera classe non può attraversarlo, sebbene i singoli individui possano farlo.
Come afferma *When Cultists Ask*, a pag. 149: «Poiché questo passo sostiene in modo così evidente l’idea di un’esistenza cosciente dopo la morte – nonché di una sofferenza cosciente per i malvagi dopo la morte – i Testimoni di Geova fanno di tutto per reinterpretarlo».
Si veda anche la domanda successiva.
D: In Lc 16,19-31, qual è la risposta all’interpretazione dei Testimoni di Geova?
R: Quattro punti da considerare nella risposta.
1. I primi cristiani, che parlavano greco, credevano all’unanimità nel tormento cosciente dopo la morte per gli empi. Oltre agli scritti dei primi cristiani, basta leggere Matteo 13:40-42, 50, Apocalisse 20:10 e Apocalisse 14:9-11
2. Anche gli ebrei credevano la stessa cosa. Ciò è dimostrato da 1 Enoch 22:1-4, dall’Assunzione di Mosè 10:10, da 2 Esdra 7:36, da Giuditta 16:17 e dai Salmi di Salomone 3:13. Si veda la discussione su Luca 23:43 per le citazioni effettive. I rabbini concepivano lo Sheol/Ade come composto da due sezioni separate da un muro, largo quanto una palma o quanto un dito (cfr. Weber, *Lehre des Talmud*, p. 326 e segg.), secondo quanto riportato in *The Expositor’s Greek Testament*, p. 589.
3. Gesù non fece nulla per rimproverare o correggere queste presunte credenze errate. Di fatto, Gesù le avallò utilizzandoli senza correggerli. Inoltre, i termini utilizzati da Gesù: «seno di Abramo» e «Paradiso» sono in realtà termini utilizzati nel Talmud ebraico.
4. O Gesù li stava ingannando, avallando la presunta falsa credenza nell’esistenza cosciente dopo la morte, oppure stava presentando come vero qualcosa che era comunemente inteso.
Un esempio che ho fornito a due missionari dei Testimoni di Geova illustra questo punto.
Supponiamo che un giorno prendessi in mano una copia della rivista dei Testimoni di Geova *Svegliatevi!*, e che vi fosse raccontata la storia di due ragazzi. Uno di loro, una volta cresciuto, seguì Dio e dopo la morte gli accaddero cose positive. Il secondo ragazzo, invece, crescendo, rifiutò Dio e, dopo la morte, si reincarnò in un insetto. A quel punto, chiesi loro se pensassero che avrei mai potuto leggere qualcosa del genere sulla rivista “Svegliatevi!”, e mi risposero che certamente no, poiché la reincarnazione non era un concetto biblico. Mi sono detto d’accordo, ma poi ho chiesto: «Non cerchereste comunque di utilizzare una falsa dottrina come la reincarnazione per dimostrare un concetto vero, ovvero che si dovrebbe seguire Dio?». Si sono dichiarati fortemente in disaccordo, affermando che ciò costituirebbe un inganno da parte loro. Mi sono detto d’accordo, ma ho aggiunto che se la coscienza dei malvagi dopo la morte fosse una falsa dottrina, allora non stavano forse affermando che Gesù fece esattamente ciò?
D: Cosa ci dice Luca 16,19-31 riguardo ai poveri?
R: Questo brano costituisce un forte rimprovero rivolto a molti (ma non a tutti) i ricchi. L’uomo ricco viene chiamato «l’uomo ricco» per tre volte prima di morire, ma né lui né Lazzaro vengono definiti «l’uomo ricco» o «il povero» dopo la morte. Il nome «Lazzaro» significa «aiutato da Dio», eppure era così indigente che le sue piaghe venivano leccate dai cani. La saliva dei cani è più antisettica della nostra, quindi persino i cani randagi aiutarono Lazzaro più di quanto facesse il ricco. I poveri, i prigionieri e gli oppressi possono essere invisibili ai nostri occhi, ma non lo sono affatto agli occhi di Dio. Allo stesso modo, alcune delle persone idolatrate in questo mondo possono essere disonorevoli agli occhi di Dio. Non dovremmo ammirare coloro che conducono una vita che Dio disprezzerebbe. Se solo potessimo vedere le persone e le cose con gli occhi di Dio!
D: Cosa ci dice Lc 16,19-31 riguardo ai ricchi?
R: Non afferma espressamente che le ricchezze siano un male, poiché menziona Abramo in paradiso, e Abramo, sia secondo gli standard antichi che secondo quelli moderni, era un uomo estremamente ricco. Tuttavia, molti ricchi soffrono di ciò che Darrell Bock definisce «il coma dell’insensibilità» e non riescono nemmeno a vedere il povero che giace fuori dal cancello della loro dimora. Il povero Lazzaro era quasi invisibile agli occhi del ricco. Se non state attenti, le ricchezze possono offuscare la vostra vista e il vostro udito, rendendovi ciechi nei confronti dei poveri e sordi al grido degli oppressi. Ma a prescindere dalla vostra ricchezza, se poteste vedere e sentire un po’ meglio di quanto non facciate ora, spiritualmente parlando, quale passo potreste compiere per aiutare i poveri, i prigionieri e gli oppressi, per far loro sapere che non sono stati dimenticati e che qualcuno si prende cura di loro e desidera aiutarli?
D: Se Lc 16,20-25 è una parabola, perché è l’unica in cui viene menzionato il nome di una persona?
R: Sebbene si possa discutere a lungo sul fatto che questa storia segua o meno alla lettera la struttura di una parabola, il nome di Lazzaro ha svolto un ruolo importante nella parabola stessa. A nessun altro personaggio di questa parabola viene dato un nome, tranne che a Lazzaro; Lazzaro poteva sembrare insignificante, ma Dio conosceva il suo nome. Lazzaro significa «aiutato da Dio», eppure vediamo una persona che non ha ricevuto molto aiuto né da Dio, né dal ricco, né da nessun altro in questa vita. Non ci viene nemmeno detto che Lazzaro abbia ricevuto una sepoltura dignitosa, eppure ha ricevuto un aiuto ben maggiore andando in Paradiso, dove si trovava Abramo. Il ricco conosce il nome di Lazzaro in Luca 16:24, quindi era almeno vagamente consapevole che Lazzaro esistesse proprio appena fuori dal comfort del cancello della sua dimora. Ma le persone che potrebbero sembrare invisibili ai ricchi (e purtroppo forse anche a noi) sono conosciute e importanti per Dio. Ogni persona è creata a immagine di Dio, e dovremmo rispettare tutti gli uomini, indipendentemente dal fatto che siano onorati o meno in questo mondo.
Lazzaro, e la sua forma greca, Eleazar, erano nomi comuni, e nelle Scritture non viene fornita alcuna motivazione per cui questo mendicante abbia lo stesso nome del fratello di Maria e Marta. Tuttavia, ciò potrebbe costituire una prefigurazione. Quando in seguito Lazzaro fu risuscitato dai morti, qualcuno avrebbe potuto ricordare di aver udito questa parabola e la richiesta dell’uomo ricco di far tornare in vita Lazzaro.
D: In Lc 16,25, quale significato ha il modo in cui Abramo si rivolge all’uomo ricco?
R: Il termine greco qui utilizzato è teknon, ovvero «figlio», non «mio figlio». Si tratta di un termine gentile e affettuoso, ma non implica che Abramo stesse affermando che l’uomo ricco fosse suo figlio o un suo discendente, anche se l’uomo ricco fosse ebreo.
D: In Lc 16,26, qual è il grande abisso/divario tra il tormento e il Paradiso?
R: Si tratta dell’abisso che Dio ha creato tra il Cielo (il Paradiso) e l’Inferno (la prigione). Questo è l’unico punto del Nuovo Testamento in cui viene utilizzata questa parola greca, chasma, e dobbiamo ricordare che molte persone con cui ci incrociamo ogni giorno si troveranno dall’altra parte del grande abisso dopo la morte. C.S. Lewis, nel suo romanzo sul Paradiso e sull’Inferno intitolato *Il grande divorzio*, ipotizza che le persone all’Inferno potrebbero recarsi in Paradiso, ma che poche sceglierebbero mai di farlo. Tuttavia, Luca 16,26 contraddice questa ipotesi di C.S. Lewis. Anche Giuda 7 e Matteo 25,46 affermano che la loro punizione è eterna.
Curiosamente, il ricco non chiese mai di uscire, ma solo di trovare sollievo. Poi chiese, o meglio ordinò, ad Abramo di mandare Lazzaro ad avvertire i suoi fratelli, dicendo in sostanza: «Non avevo prove sufficienti; inviate delle prove ai miei fratelli».
Come nota a margine, il termine «paradiso» è usato solo tre volte nel Nuovo Testamento. Se qualcuno dall’Inferno potesse inviare un messaggio, cosa direbbe? Innanzitutto, l’uomo ricco voleva alleviare il proprio tormento. In secondo luogo, il ricco voleva inviare un messaggio affinché i suoi fratelli potessero evitare di finire dove si trovava lui. Anche questa persona all’Inferno desiderava che qualcuno condividesse il Vangelo con gli altri. Si noti inoltre che il ricco poteva vedere Abramo e Lazzaro, ma non è detto che Lazzaro potesse vedere il ricco.
Per ulteriori informazioni, si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 480-482.
D: In Lc 16,31, cosa intendeva dire Gesù quando affermò che non avrebbero creduto nemmeno se qualcuno fosse risorto dai morti?
R: Si trattava sia di un’osservazione sul loro atteggiamento attuale sia di una previsione della loro reazione alla risurrezione di Gesù. È interessante notare che Abramo continuasse a chiamare l’uomo ricco «figlio». Naturalmente, poco tempo dopo, Gesù ne diede addirittura prova risuscitando Lazzaro, il fratello di Maria e Marta, in Giovanni 11, 45-53 e 12, 10-11.
D: In Luca 16:31 Abramo si trovava in cielo, come afferma la scettica *Guida alla Bibbia di Asimov* a pag. 985?
R: No, la Bibbia non dice dove si trovasse Abramo. Sebbene Abramo e Lazzaro si trovassero in un luogo confortevole, molti cristiani insegnano che non fossero ancora in cielo, ma in un «luogo di attesa», dove Gesù disse al ladrone alla Sua destra che sarebbe andato quel giorno stesso, e che Gesù chiamò Paradiso. Il Paradiso è quella parte dell’aldilà in cui si recavano coloro che avevano seguito Dio fino alla risurrezione di Gesù dai morti.
D: In Lc 16,31, i miracoli dimostrano la missione di Gesù?
R: I miracoli costituivano una testimonianza a sostegno della missione di Gesù secondo Ebrei 2,4, ma un miracolo di per sé non «dimostra» nulla, poiché possono esistere miracoli falsi. Tuttavia, nonostante le prove della risurrezione e di altri miracoli, tutte le profezie adempiute e la testimonianza dei primi cristiani, non disponiamo ancora di una «prova assoluta», poiché non è mai possibile avere una prova assoluta di un evento storico.
Ciononostante, sebbene Gesù abbia fornito prove schiaccianti, una cosa è fornire prove schiaccianti, un’altra è che chi ascolta accetti tali prove. Anche ai giorni nostri si possono trovare alcune persone che credono che la Terra sia piatta, che pensano che l’Olocausto non sia mai avvenuto, o che uccidere certe persone e berne il sangue offra protezione contro l’AIDS. Ma il fatto che alcune persone credano a ciascuna di queste tre falsità, nonostante le prove schiaccianti del contrario, non significa che le prove contro queste assurdità non siano schiaccianti.
Si veda «When Critics Ask», pagg. 392-393, per una risposta complementare.
D: In Lc 17,1-2, perché è un’offesa così grave indurre qualcun altro a cadere in peccato?
R: Le conseguenze sono gravi, poiché si diventa strumento di Satana per allontanare qualcuno da una vita di gioia eterna con Dio.
D: In Lc 17,2, chi sono i «piccoli» di cui si parla?
R: Esaminiamo tre possibilità.
a) Potrebbero essere i bambini, ma nessun altro riferimento in questo insegnamento indica specificatamente i bambini, come invece accade in altri insegnamenti. Gesù e la Bibbia considerano i bambini altrettanto preziosi degli adulti, ma non li considerano più preziosi.
b) Potrebbero essere i nuovi credenti, i bambini nella fede e coloro la cui fede è ancora in fase di formazione, indipendentemente dal fatto che siano fisicamente bambini o più grandi.
c) Potrebbero essere i «piccoli», ovvero i poveri di questo mondo. Tuttavia, a parte la vicinanza alla parabola di Lazzaro e del ricco, nessun altro elemento avvalorerebbe questa interpretazione.
La risposta: poiché il contesto riguarda l’offendere o il far inciampare qualcuno che potrebbe sentirsi offeso o essere indotto a inciampare, la risposta sarebbe la b). Possono esserci persone materialmente povere che sono ricche nella fede e che non sarebbero soggette a inciampare.
Anche l’Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 994, afferma che non può assolutamente trattarsi della risposta a), mentre il Believer’s Bible Commentary, pag. 1434, il Tony Evans Bible Commentary, pag. 996, e il New International Bible Commentary, pag. 1216, indicano che la risposta corretta è la b).
D: In Lc 17,3-4, perché è così offensivo per un credente non perdonare gli altri?
R: Forse un’analogia può essere d’aiuto in questo caso. Perché è così importante che il nostro sangue trasporti ossigeno e sostanze nutritive alle cellule del nostro corpo e allontani l’anidride carbonica e le scorie? Proprio come questi aspetti fisici sono un segno di vita, così l’amore e il perdono sono un segno della nostra vita spirituale. Qualsiasi cosa che ostacoli la funzione del sangue costituisce un grave problema.
Così come il nostro corpo ha bisogno di nutrimento e ossigeno, così noi abbiamo continuamente bisogno della grazia e dell’amore di Dio. Così come il nostro corpo ha bisogno di liberarsi dall’anidride carbonica e dalle scorie, così noi abbiamo bisogno del perdono e della purificazione di Dio. Possiamo perdonare gli altri con facilità, proprio per quanto Dio ha perdonato noi che siamo in Cristo. Se qualcuno non riesce a perdonare, o non è riuscito a rendersi conto appieno di quanto Dio lo abbia perdonato, oppure forse non è stato salvato.
D: In Lc 17,5-6, cosa insegna Gesù riguardo alla fede?
R: La fede non è una sostanza che vi viene data, e ciò che avete è tutto ciò che avrete mai. Non si tratta quindi di ottenere ulteriori «porzioni» di fede, ma piuttosto di far crescere ciò che già possedete da quando avete creduto in Cristo per la prima volta. La fede viva è piuttosto come un seme: ha vita e cresce. Anche se si possiede solo una piccola quantità di fede viva, questa può comunque crescere fino a diventare una grande fede, purché si tengano lontani le erbacce e gli insetti e venga annaffiata e curata. Pertanto, non è necessaria una «grande fede»; basta una fede autentica, perché questa può crescere fino a diventare una grande fede. Se siete cristiani autentici, in che modo state coltivando la vostra fede?
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1435, e il «Tony Evans Bible Commentary», pagg. 996-997.
D: In Lc 17,6, cosa sappiamo dei gelsi?
R: Sebbene esistano 12 specie di gelsi, quella coltivata in Israele e nel Mediterraneo era generalmente il gelso nero, chiamato anche sicomoro. Veniva coltivato per i suoi frutti e, in Occidente, non fu utilizzato per i bachi da seta fino a molto tempo dopo l’epoca di Gesù.
I gelsi hanno un apparato radicale poco profondo e i venti forti possono far cadere un albero e spazzarlo via. In senso metaforico, si può immaginare un vento forte (lo Spirito Santo) che spinge un gelso verso il mare, un esito apparentemente impossibile che senza dubbio si è verificato.
Risposta alternativa: Il *New International Bible Commentary*, pag. 1217, e il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 248, affermano che il sicomoro ha radici molto robuste. Tuttavia, il sito https://homeguides.sfgate.com/potting-soil-and-cactus-mix-13768053.html afferma che i gelsi, in generale, presentano un apparato radicale più esteso e meno profondo rispetto a molte altre specie arboree, per favorire un migliore assorbimento delle sostanze nutritive. Tuttavia, in un terreno sciolto e in presenza di vento forte, ciò renderebbe l’albero più facile da sradicare.
D: In Lc 17,7-10, cosa insegna Gesù riguardo al servizio quando parla del servo che torna dai campi e prepara il pasto?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
L’orgoglio per la nostra obbedienza è una follia. L’obbedienza è semplicemente il nostro dovere. La nostra obbedienza dovrebbe essere un’espressione della nostra gratitudine verso Dio.
Vantarsi: non dovremmo dire a Dio quanto siamo grandi e obbedienti. Gesù ne ha fornito un esempio nella preghiera del fariseo contrapposta a quella del pubblicano (esattore delle tasse) in Luca 18, 9-14.
Trattamento speciale: non dovremmo pensare di meritare un trattamento speciale a causa della nostra obbedienza. Nessun grado di spiritualità o di obbedienza passata ci esenta dall’ascoltare Dio e dall’obbedirgli in futuro. Non dovremmo avere un senso di diritto, né dovremmo trasmettere un senso di diritto agli altri, come mostra Giacomo 2:1-9.
D: In Lc 17,11-19, perché Gesù si sentì offeso dai nove lebbrosi?
R: Tutti furono guariti, ma solo uno mostrò gratitudine tornando da Gesù per ringraziarlo. E quel mendicante non proveniva dalla Giudea e, presumibilmente, non aveva avuto l’opportunità di conoscere l’Antico Testamento come gli altri. Può risultare offensivo, sia per gli altri che per Dio, quando si è così concentrati su se stessi da non riuscire a mostrare gratitudine. Tutti e dieci furono guariti dalla lebbra, ma solo a colui che tornò fu concessa la benedizione speciale da parte di Gesù. Ciò sottolinea che il messaggio evangelico è rivolto tanto a coloro che non hanno un background ebraico quanto a coloro che lo possiedono.
Dopo aver guarito tutti e dieci, Gesù li mandò dai sacerdoti affinché obbedissero a Levitico 14:2-32. Il sacerdote doveva esaminare la persona e, se la lebbra era guarita, dichiararla pura; solo allora avrebbe potuto reintegrarsi nella società. Ciò avrebbe costituito anche una testimonianza per i sacerdoti. Non sappiamo se i sacerdoti abbiano parlato con tono aspro ai lebbrosi quando vennero a sapere che Gesù li aveva guariti, né se abbiano rivolto loro qualche ammonimento. A prescindere da qualsiasi opposizione, tuttavia, avrebbero dovuto tornare comunque per mostrare gratitudine a Gesù.
Ma prima di essere troppo severi con i nove lebbrosi, rendetevi conto che molte persone oggi si comportano così. Sono molto cordiali quando chiedono aiuto, ma una volta ricevuto tutto l’aiuto di cui hanno bisogno, non mostrano alcuna gratitudine perché considerano la persona solo come un mezzo per raggiungere un fine a cui ritenevano di avere diritto. Come credenti, dobbiamo assicurarci di non mostrarci ingrati verso gli altri. Gesù si sentì offeso quando i nove lebbrosi non mostrarono alcuna gratitudine, ma Lo diedero semplicemente per scontato. Dio si sente offeso quando non Gli mostriamo gratitudine e Lo diamo per scontato? Spero che «contiate le vostre benedizioni» ogni giorno e rendiate grazie a Dio in ogni momento con spirito di preghiera.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1436 e l’«Evangelical Commentary on the Bible» a pag. 829.
D: In Lc 17,19, perché Gesù diceva spesso alle persone: «La tua fede ti ha salvato»?
R: Innanzitutto, Gesù voleva lodare la loro fede, e noi dovremmo fare lo stesso. Oggi, per i cristiani non è sufficiente limitarsi a tollerare e accettare i credenti che operano in altri ministeri devoti. Dovremmo pregare per loro, lodare Dio per loro e lodarli pubblicamente per la loro fede e per il loro operato per il Signore.
D: In Lc 17,20, quei farisei erano sinceri nel chiedere a Gesù quando sarebbe venuto il Regno, lo stavano prendendo in giro o stavano semplicemente cercando di tendergli una trappola?
R: In base al contesto non possiamo stabilire quale delle due ipotesi fosse vera, né se si trattasse in parte di sincerità e in parte di scetticismo. Anche chi avesse ascoltato la domanda in quel momento potrebbe non essere stato in grado di capirlo. Ma non importa. Quando ci viene posta una domanda che potrebbe essere sincera, non è necessario perdere tempo a cercare di valutare il cuore di qualcuno; basta rispondere alla domanda.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1436.
D: In Lc 17,21, poiché il regno di Dio è dentro i credenti, ciò significa forse che i regni umani sono irreali, come insegna la setta della Scienza Cristiana?
R: No. Per affermare ciò, si dovrebbe credere in una definizione irreale della realtà. Naturalmente, tutto ciò che esiste sulla terra, non solo i regni, non è reale quanto il Cielo. Tuttavia, i regni terreni che hanno «realmente» torturato e martirizzato i cristiani, così come i regni terreni e le filosofie che «realmente» inducono le persone al male, non devono essere banalizzati come mera fantasia.
Si veda «Quando i membri delle sette chiedono», pag. 150, per una risposta diversa ma complementare.
D: In Lc 17,21, poiché il regno di Dio è dentro i credenti, ciò significa forse che le persone sono divine, come insegna la setta della Scienza Cristiana?
R: No. Possiamo essere certi che l’apostolo Paolo conoscesse la risposta a questa domanda. In Atti 14,11-18, Paolo e Barnaba non erano disposti a permettere alla folla della Licaonia di adorarli. Avere il regno di Dio dentro di sé dimostra che si è figli di Dio, ma non rende divini né Dio. È interessante notare che, rispondendo ai farisei, Gesù disse di cercare ciò che è già presente, mentre subito dopo, rivolgendosi ai discepoli, disse di guardare al futuro. Per ulteriori informazioni, si vedano When Cultists Ask, pagg. 150-151, e il Believer’s Bible Commentary, pag. 1436.
D: In Lc 17,31-33, cosa dice Gesù riguardo al ricordo della moglie di Lot?
R: Ci sono almeno due lezioni da trarne.
All’improvviso la moglie di Lot fu distrutta proprio nel momento in cui si sentiva al sicuro, dopo che gli angeli l’avevano salvata. Dio le salvò la vita, eppure in seguito ella perì a causa della propria disobbedienza. Il problema era, come afferma il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1437: «Era fuori da Sodoma, ma Sodoma non era fuori da lei».
In generale, i cristiani potrebbero chiedersi quanti anni dovranno trascorrere prima di poter abbassare la guardia contro la tentazione e il peccato, compresi il materialismo, la lussuria, l’orgoglio e lo scoraggiamento. Quando saranno così spiritualmente maturi da poter smettere di resistere a questi mali? La risposta è che, in questa vita terrena, non potete mai abbassare la guardia. Più e più volte, la Bibbia ci avverte della necessità di continuare a perseverare. Alcuni modi per farlo sono:
Vigilare attentamente sulla nostra vita e sulla nostra dottrina. 2 Timoteo 1:14; Colossesi 1:23; Proverbi 22:5
Non seguire la saggezza di questo mondo. Colossesi 2:8-9; Giacomo 3:15; 1 Corinzi 1:17-27; 2:6,8,14; 2 Corinzi 1:12
Perseveranza in generale. Ebrei 10:23,36; 12:1,12-13; 1 Giovanni 2:24; 1 Corinzi 13:7; Romani 5:3-4; Giacomo 1:3-4,12; 5:11; 2 Pietro 1:8-10
I credenti devono perseverare nella sofferenza. Romani 8:17-18; 2 Corinzi 1:8-9; 4:8-12; 6; 2 Timoteo 2:3; 4:5
D: In Luca 17:34-36, cosa si afferma riguardo al giorno e alla notte sulla terra?
R: Ciò indica la consapevolezza che, nel versetto 34, per alcune persone possa essere notte, mentre contemporaneamente, in 17:35-36, per altre possa essere giorno. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1437.
D: In Lc 17,37, cosa intendeva Gesù dicendo: «Dove c’è un cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi»?
R: Indipendentemente dal fatto che si tratti di un’aquila di tipo spazzino o di un comune avvoltoio, Gesù sta utilizzando una metafora che fa riferimento a grandi uccelli spazzini come simbolo di una serie di giudizi imminenti. Naturalmente, quando esistono determinate cose, come i cadaveri, si verificano generalmente alcune conseguenze, quali l’arrivo degli uccelli spazzini. Tuttavia, questo non è il punto principale in questo contesto, poiché Gesù avrebbe potuto ricorrere a numerose altre metafore se avesse semplicemente voluto dire che le cose comportano delle conseguenze.
Applicazione generale per ogni epoca: in *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 482-483, si afferma che alcuni interpretano queste parole nel senso che «dove vi è una situazione matura per il giudizio, lì il giudizio si abbatterà».
Applicazione alla fine dei tempi: Gesù sta raccontando una parabola su una conseguenza della malvagità prima del Suo ritorno. I malvagi saranno uccisi e gli uccelli rapaci avranno cibo in abbondanza. Ciò è spiegato più dettagliatamente in Apocalisse 19:17-21.
Applicazione al 70 d.C.: Alcuni ritengono che le «aquile» qui menzionate si riferiscano anche all’emblema delle aquile romane che figuravano sugli stendardi portati dalle divisioni. L’esercito romano giunse e distrusse Gerusalemme nel 70 d.C. Il «Commentario evangelico sulla Bibbia» (p. 830), il «Commentario biblico di Tony Evans» (p. 998) e il «Commentario sulla conoscenza della Bibbia: Nuovo Testamento» (p. 249) interpretano questi uccelli semplicemente come avvoltoi.
Si veda anche il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1437, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 18,1-8, se Dio è come il giudice ingiusto della parabola, allora Dio appare mai ingiusto?
R: Dio non è ingiusto, ma nella Sua provvidenza può apparire ingiusto per un certo periodo di tempo – basta chiedere a Giobbe. Lo scopo di questa parabola è mostrare che, poiché le vittime sono perseveranti anche di fronte a un giudice ingiusto, quanto più dovrebbero esserlo i figli di Dio nei confronti del loro Padre Celeste, che è giusto. Gesù voleva illustrare un punto specifico con il giudice ingiusto, analogamente a come voleva mostrare un punto specifico con l’uomo ricco che licenziò l’amministratore avveduto in Luca 16:1-9. Spesso le cose sono ingiuste sulla terra, ma Dio può rimettere ogni cosa a posto nel giudizio finale. Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pagg. 1217-1218; il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 249-250; il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 999; e il *The Expositor's Greek New Testament*, vol. 1, pag. 596.
D: In Lc 18,4-6, cosa insegna Gesù riguardo alla necessità di perseverare nella preghiera?
R: Se una persona deve essere perseverante con un giudice che non ha a cuore la giustizia, quanto più dovremmo esserlo noi con Dio. Ciò può riferirsi alla preghiera in generale, ma secondo il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1437, la sua collocazione immediatamente dopo Luca 17 suggerisce che questa parabola sia particolarmente pertinente alla preghiera prolungata per il ritorno di Cristo.
1 Tessalonicesi 5:17 ci comanda di pregare senza sosta. L’espressione greca «mi sfinisce» è in realtà difficile da tradurre. Letteralmente significa «farmi un occhio nero», che può significare sia «picchiarmi» sia «mettermi in cattiva luce».
Si veda il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 1000, per ulteriori approfondimenti su come ciò significhi «danneggiare la mia reputazione». Tuttavia, l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 830, afferma che il giudice NON teneva conto di ciò che pensava la gente, ma era semplicemente stanco di essere importunato da quella donna.
D: In Lc 18,4-5, come si può affrontare una situazione in cui qualcuno vi considera troppo insignificanti per fare per voi ciò che dovrebbe fare?
R: La lezione che si ricava da questa parabola è quella di continuare a insistere finché non si ottiene ciò che si vuole. Ci sono momenti in cui dobbiamo essere perseveranti. Non in modo scortese, né perdendo la calma, ma con gentile perseveranza e senza cedimenti.
Per ulteriori informazioni, si vedano «The Tony Evans Bible Commentary», pagg. 998-999, e «The Evangelical Commentary on the Bible», pag. 830.
D: In Lc 18,8 ss., cosa intendeva Gesù quando chiese se avrebbe trovato fede sulla terra?
R: Gesù non trovò molta fede sulla terra, come dimostra Giovanni 1:10-12. Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, alle pagine 249-250, afferma che Gesù non si stava esprimendo per ignoranza, né stava ponendo domande sul Rapimento, ma piuttosto esortava i presenti a mantenere la fede attraverso la preghiera e un servizio più intenso. Si veda *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 483-484, per una risposta complementare.
D: In Luca 18:9, è giusto confidare in se stessi per alcune cose?
R: Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni e avere fiducia nel fatto che, con l’aiuto di Dio, possiamo compiere ciò che Egli desidera che facciamo.
Tuttavia, non potremmo nemmeno continuare a esistere senza Dio, nostro Creatore e Sostenitore. Inoltre, non possiamo compiere una sola opera buona di importanza eterna senza Dio. Pertanto, non abbiamo alcun fondamento per riporre fiducia nella nostra bontà, nel nostro potere o nelle nostre capacità al di fuori di Dio.
D: In Lc 18,9-14, siamo obbligati a versare la decima?
R: La decima, ovvero un decimo, è una parte del proprio reddito destinata all’opera del Signore. Levitico 27:30-33 afferma che essa apparteneva a Dio, ed era destinata ai sacerdoti e ai leviti nell’Antico Testamento, come riportato in Numeri 18:21-32, Genesi 14:20; 28:22; 2 Cronache 31:5 e Malachia 3:7-12.
Nel Nuovo Testamento, a partire dalla risurrezione di Gesù, non siamo più soggetti alla legge dell’Antico Testamento (compresa la decima), ma viviamo sotto la grazia. Possiamo donare di più! Tuttavia, la «decima» può ancora essere considerata come lo standard di riferimento per una generosa offerta. Il Nuovo Testamento menziona la decima in Luca 18:9-14; 1 Corinzi 16:1 e 2 Corinzi 8.
D: In Lc 18,9-14, è possibile che il pubblicano fosse Zaccheo? Potrebbe questo spiegare perché il Signore lo chiamò a scendere nel capitolo successivo, Lc 19,1-10?
R: Sebbene Zaccheo possa corrispondere a questa situazione, la maggior parte dei commentatori considera Luca 18,9-14 come una parabola, non riferita a nessun esattore delle tasse o fariseo in particolare.
D: In Lc 18,11, dovremmo mai ringraziare Dio per essere moralmente migliori di qualcun altro?
R: Questa parabola indica che non dovremmo farlo. Non abbiamo nulla di buono che non ci sia stato dato da Dio. È arrogante affermare, anche davanti a Dio, di essere migliori o più importanti di qualcun altro. Filippesi 2,3 sgg. afferma che dobbiamo considerare gli altri più importanti di noi stessi.
Come afferma il *New International Bible Commentary* a pag. 1218, il fariseo «lancia uno sguardo a Dio, ma contempla se stesso». Al contrario, il pubblicano non riusciva a sopportare se stesso quando guardava alla santità di Dio.
Per ulteriori informazioni, si vedano l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 830, e il The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 250.
D: In Lc 18,12, quando digiunavano gli ebrei due volte alla settimana?
R: Gli ebrei che digiunavano lo facevano solitamente il lunedì e il giovedì.
D: In Lc 18,14, la preghiera può giustificare una persona?
R: No. È interessante notare che, all’inizio della parabola, molti darebbero per scontato che il fariseo giusto fosse l’eroe e che l’esattore delle tasse fosse il cattivo. È Dio che sceglie se giustificare o meno. La preghiera o le altre nostre azioni non «costringono» Dio Onnipotente a giustificare nessuno. Tuttavia, il punto che Gesù sottolinea in questo passo è che Dio ha scelto di giustificare l’esattore delle tasse pentito piuttosto che l’orgoglioso fariseo. Per ulteriori informazioni, si veda *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 999.
D: In Lc 18,16, perché i discepoli pensavano di rimproverare i bambini?
R: Gesù era un uomo molto impegnato e i discepoli pensavano che «ovviamente» non avesse tempo di ricevere tutti coloro che desideravano vederLo. I discepoli cercavano di preservare il tempo prezioso di Gesù da ciò che consideravano uno spreco del Suo tempo. Cercavano di «dare una mano a Dio» eliminando quelle che ritenevano persone di minore valore. Si noti che Gesù non ha mai chiesto questo tipo di aiuto.
Oggi dovremmo stare attenti ogni volta che pensiamo che Dio abbia bisogno che noi «Lo aiutiamo», specialmente facendo cose che Egli non ci ha mai chiesto di fare.
In contrasto con la visione che i discepoli avevano dei bambini, il pio evangelista D.L. Moody una volta disse a un amico che «oggi sono state salvate due persone e mezza». L’amico chiese: «Intendeva dire due adulti e un bambino?». Moody rispose di no: «Due bambini piccoli e un adulto più anziano». In sostanza, i bambini avevano davanti a sé un’intera vita per servire Dio. Era meraviglioso che l’adulto più anziano potesse sia andare in Paradiso sia servire Dio fin da subito, ma a lui restava meno della metà della vita per servire Dio sulla terra.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pagg. 830-831.
D: In Lc 18,16 ss., in che senso il regno di Dio è per coloro che sono come i bambini?
R: Un aspetto è che i bambini si rendono conto di essere bambini. Spesso sono più umili degli adulti, poiché si rendono conto di non possedere la conoscenza, la forza o la capacità di fare molte cose. Ciò non li turba, tuttavia, se i loro genitori sono lì ad aiutarli. I bambini piccoli non apportano nulla al rapporto genitore-figlio se non la propria debolezza, il proprio bisogno, la propria dipendenza e il proprio amore. Ma sebbene sappiano di essere dipendenti, nutrono aspettative ed entusiasmo. Allo stesso modo, dovremmo essere come bambini nell’entrare nel regno di Dio.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 999, e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 250.
D: In Lc 18,18-23, perché Gesù sottolineava la legge al giovane ricco?
R: Questo episodio segue immediatamente la situazione con i bambini piccoli e mostra una persona che NON accoglierà il regno come un bambino piccolo. Il giovane capo ricco non si considerava smarrito, bisognoso di perdono o di grazia per la salvezza. Gesù si mise al suo livello e menzionò cinque dei Dieci Comandamenti, pur non arrivando ancora alla cupidigia. Il comando di Gesù potrebbe anche essere considerato una domanda implicita: «Quanto è importante per lei il suo denaro?». Anziché limitarsi a dire al giovane capo di credere in Lui, Gesù volle innanzitutto mostrargli che le sue opere e il suo cuore non erano sufficienti per raggiungere il Paradiso con le proprie forze. Gesù non accusò il giovane capo ricco di alcuna ipocrisia; piuttosto, volle offrirgli una comprensione più profonda del proprio cuore.
Sebbene sia il giovane ricco che il cieco si fossero recati da Gesù – il cieco persino dopo che gli era stato detto di smettere di provarci – Gesù rivolse a pochissime persone l’invito a lasciare ogni cosa e a seguirLo. Eppure, il giovane si allontanò. Se poteste essere chiunque nella storia, non sarebbe meraviglioso essere questo giovane ricco e, quando Gesù vi avesse chiesto di seguirLo come discepolo, aver dato via con gioia ogni cosa e averlo fatto!
Per ulteriori informazioni, consultate *When Cultists Ask*, pagg. 151-152; *The Believer’s Bible Commentary*, pagg. 1438-1439; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 831.
D: In Lc 18,18-23 e Mt 19,21, dobbiamo dare tutto ciò che possediamo ai poveri, come Gesù chiese al giovane ricco?
R: La Scrittura non lo afferma mai, e Abramo era in realtà un uomo molto ricco. Paolo conservò i propri beni personali, il suo mantello, come riportato in 2 Timoteo 4:13. Anziché affermare che i ricchi debbano fare questo o quello, vediamo semplicemente cosa disse Paolo riguardo ai ricchi in 1 Timoteo 6:17-19.
«Esortate coloro che in questa vita sono ricchi a non essere presuntuosi e a non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci dona abbondantemente ogni cosa affinché ne godiamo. Esortateli a fare il bene, a essere ricchi di opere buone, a essere generosi e pronti a condividere, accumulando per sé un solido fondamento per il futuro, affinché possano raggiungere quella che è la vera vita.» (BSB)
Si noti che il giovane ricco aveva presumibilmente osservato la legge meglio di Zaccheo, ma i due ebbero reazioni molto diverse.
Per inciso, in greco esistono almeno due parole per indicare il «bene». Il termine greco kalos significa «bello» o «buon frutto», mentre agathos indica ciò che è intrinsecamente buono. Qui viene utilizzata la seconda parola.
Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pag. 502, e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 251.
D: In Lc 18,31, poiché Cristo disse in sostanza: «Stiamo salendo a Gerusalemme, e tutto ciò che è stato scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’Uomo si adempirà», perché le profezie sulla Seconda Venuta non si sono ancora adempiute?
R: Ogni profezia si adempirà. Nonostante il rifiuto di Cristo da parte degli ebrei, già previsto, queste profezie si realizzeranno comunque. Tuttavia, se il regno eterno di Cristo sulla terra fosse iniziato prima che Egli fosse respinto e Gesù non fosse mai stato respinto, allora le profezie di Isaia 53 sarebbero false.
Ciò illustra un punto importante riguardo a Dio. Dio ha un proprio tempismo per la Sua opera e talvolta dobbiamo essere pazienti e attendere che si compia il Suo tempo, come ci ricorda la prima parabola in Luca 18.
D: In Lc 18,34, perché Gesù disse loro cose che essi non capivano?
R: Gesù lo disse loro chiaramente, ma essi non lo ricordavano né lo comprendevano appieno. Questo è il terzo episodio nei primi tre Vangeli in cui Gesù annunciò loro che sarebbe stato ucciso. A volte, quando si insegna qualcosa a qualcuno e questa persona ha difficoltà a comprendere come ciò possa accadere, è necessario ripetere pazientemente l’insegnamento più volte. Ogni volta, però, Gesù forniva loro ulteriori dettagli. I discepoli avrebbero compreso chiaramente in seguito. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Luca 9:45, in *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 251, e nel *Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 831.
D: In Lc 18,40-41, cosa ci rivela questo passo riguardo a Gesù?
R: Gesù era disposto a interrompere qualsiasi cosa per un mendicante cieco. Come afferma il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1440, mentre Giosuè vide il sole fermarsi nei cieli, il Signore del sole si fermò per un mendicante cieco. Poi, stranamente, Gesù chiese al cieco cosa desiderasse. Non era che Gesù non riuscisse a capire ciò che era ovvio, ma piuttosto che volesse che egli esprimesse a parole il proprio bisogno.
Per ulteriori informazioni, si veda il «Tony Evans Bible Commentary», pagg. 1000-1001.
D: In Lc 19,1-9, cosa c’è nell’esperienza di Zaccheo che ci dà particolarmente speranza?
R: Il testo inizia con questo uomo malvagio che cerca Gesù, ma in realtà era Gesù a cercare Zaccheo fin dall’inizio. Gesù non chiese di soggiornare a casa di Zaccheo; Gesù disse a Zaccheo che doveva soggiornare a casa sua, come se Zaccheo non avesse altra scelta. Zaccheo non dovette prima mettere in ordine la propria casa, né Gesù se lo aspettava da lui. Zaccheo non ebbe la possibilità di mettere prima in ordine la propria vita, e nemmeno Gesù se lo aspettava da lui.
Potremmo supporre che, dopo che il ricco giusto si era rifiutato di rinunciare ai propri beni per seguire Gesù, un ricco corrotto avrebbe avuto possibilità quasi nulle di donare il proprio denaro e di voler seguire il Signore. Ciò dimostra proprio che non dovremmo cercare di prevedere chi accetterà Cristo e chi no. Limitatevi a predicare, e Dio si occuperà della risposta.
La gente sapeva chi fosse Zaccheo e, sebbene potesse sembrare poco dignitoso per Zaccheo arrampicarsi sull’albero, agli occhi degli altri sarebbe apparso ancora peggio il fatto che Gesù lo accettasse. Ma a Gesù non importava. La gente avrebbe potuto deridere Zaccheo per aver pensato che Gesù lo volesse, ma a Zaccheo non importava. Nel vivere davanti a un pubblico numeroso, cerchiamo forse l’applauso di Uno solo?
Zaccheo fu trasformato, e dal profondo del suo cuore. Gesù non disse a Zaccheo di restituire il denaro che aveva sottratto ai poveri e agli altri. Fu il nuovo cuore di Zaccheo a dirgli che doveva farlo.
D: In Lc 19,2, cosa c’è di insolito in questo versetto?
R: In Luca 19,2, l’espressione greca «capo dei pubblicani» non è utilizzata in nessun altro punto di tutta la letteratura greca, compresa la Bibbia. Si tratta probabilmente di un titolo attribuito a un esattore delle tasse che supervisionava gli altri esattori. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pag. 603; *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 831; e *The New International Bible Commentary*, pag. 1219.
D: In Lc 19,8, perché Zaccheo donò metà dei suoi beni ai poveri?
R: La Scrittura non lo dice, ma un fattore fu la sua nuova preoccupazione per i poveri. Un’altra ragione potrebbe essere che, se avesse restituito tutto ciò che aveva sottratto agli altri, forse non gli sarebbe rimasta più della metà. Secondo il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1441, il termine greco non dovrebbe essere tradotto con «se», ma piuttosto con «poiché». Si noti che, mentre il giovane ricco non voleva separarsi dalla propria ricchezza, Zaccheo stava per darne via la maggior parte. Per ulteriori informazioni, si veda il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 252.
D: In Lc 19,13a, perché Gesù menzionò dieci servi nella parabola dei talenti?
R: Gesù raccontò altre parabole sul denaro e ne raccontò anche altre sul potere. Questa parabola è insolita in quanto combina sia il denaro che il potere. In Luca 19,15-26 Gesù parlò solo dei risultati ottenuti da tre servi; per questo motivo molte persone ricordano erroneamente che nella parabola vi fossero solo tre servi. Gesù menziona che a dieci servi fu affidato del denaro, ma non dice nulla su ciò che gli altri sette fecero con il proprio. È quasi come se Gesù non avesse completato del tutto la parabola; gli altri sette servi siamo noi, la Sua Chiesa, e siamo noi a portare a termine la parabola in base a ciò che facciamo con le nostre mine.
Ciò ricorda il finale del Libro di Giona, in cui rimane irrisolta la questione se Giona si sia pentito o meno del suo atteggiamento riprovevole nei confronti dei perduti.
D: In Lc 19,14, perché Gesù menzionò i sudditi che inviarono una delegazione dicendo: «Non vogliamo che quest’uomo regni su di noi»?
R: Gli ascoltatori di Gesù potevano benissimo identificarsi con questa descrizione, poiché intorno al 4 a.C. una delegazione di Erode il Grande e di suo figlio Erode Archelao si era recata da Gerico a Roma proprio per questo motivo. Tuttavia, gli abitanti della Giudea inviarono un messaggio all’imperatore romano in cui dichiaravano di non volere che Archelao fosse il loro re. Per inciso, Roma alla fine depose Erode Archelao a causa delle continue petizioni dei suoi sudditi. Si vedano: The NIV Study Bible, pag. 1577, The Expositor’s Greek New Testament, vol. 1, pag. 603, il Believer’s Bible Commentary, pag. 1441, e il New International Bible Commentary, pag. 1219, che traggono queste informazioni dalle opere di Giuseppe Flavio «Guerre dei Giudei» 2.6.1 e «Antichità giudaiche» 17.9.3 (scritte intorno al 93-94 d.C.) per ulteriori informazioni.
D: In Lc 19,16-26, perché il padrone affidò questo denaro ai suoi servi?
R: Secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 252, e l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 832, una mina corrispondeva all’incirca alla paga di tre mesi di un operaio. Secondo il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 1001, era pari a circa 100 giorni. Sebbene al padrone potessero fare comodo alcune mine d’argento in più, chi fosse destinato a governare delle città avrebbe probabilmente avuto una motivazione ben più importante. Stava cercando governatori per le città che avrebbe governato e voleva sapere chi sarebbe stato fedele e chi no. Il servo che trasformò una mina in dieci deve aver fatto ricorso all’intraprendenza per riuscirci. Allo stesso modo, quando siamo fedeli in ciò che Dio ci ha dato, non si tratta solo del fatto che Dio abbia qualche contributo in più da offrirci, ma Egli ci sta mettendo alla prova per vedere se siamo in grado di gestire molto. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pag. 606.
D: In Lc 19,20, cosa significa in questo contesto il termine greco che indica «un altro»?
R: Per certi versi il greco è più preciso di altre lingue e dispone di tre parole diverse per indicare «altro/un altro». La parola qui utilizzata è eteros (Strong 2087), da cui deriva il nostro prefisso «etero», e significa «un altro di tipo diverso». Questa parola è impiegata anche in 1 Corinzi 3:4; Ebrei 7:15 e Atti 1:20. Un termine diverso, allos (Strong 243), significa «un altro dello stesso genere». Allos è utilizzato in Matteo 4:21; 6:15; 20:3; 21:23; 27:42 e in Atti 19:32.
D: In Luca 19:20, mentre il terzo servitore non voleva avere nulla a che fare con la responsabilità dell’amministrazione, in che modo i cristiani (purtroppo) possono comportarsi così oggi?
R: Non vi è alcuna indicazione che il servitore fosse disonesto. Almeno il servitore non ha perso ciò che gli era stato affidato. Tuttavia, il servitore non era interessato a dimostrare un e negli affari del re, in sua assenza. Proprio come quel servitore, i cristiani possono lasciare inutilizzati i propri doni e le proprie capacità oppure non impiegarli per Dio. Se non sfruttiamo le nostre opportunità, queste possono esserci sottratte. A quel punto, quando non accade nulla, come il servitore, alcuni possono tendere a incolpare il padrone.
Un tipo di pigrizia consiste nel non fare ciò che si dovrebbe fare. Un altro tipo di pigrizia consiste nel non voler pianificare o riflettere su ciò che si dovrebbe fare. A nessuno dei servi era stato detto in cosa investire. I primi due servi dovevano dar prova di intraprendenza e usare la propria iniziativa per trovare modi di guadagnare denaro. La nostra iniziativa dovrebbe essere sottomessa alla signoria di Cristo; quando una direzione sembrerebbe vantaggiosa per noi, ma Dio vuole che prendiamo una strada diversa, dovremmo seguire la via di Dio. Dovremmo tuttavia continuare a dare prova di iniziativa e ingegnosità nel cercare di mettere i nostri talenti al servizio di Dio. Non sappiamo se il terzo servitore fosse pigro nelle sue azioni, pigro nel non voler pianificare, o se abbia agito in quel modo a causa del suo atteggiamento nei confronti del padrone. È probabile che si tratti di tutte e tre le cose, con i due tipi di pigrizia che scaturiscono dal suo atteggiamento.
Quando il terzo servitore scavò una buca per nascondere la sua mina, in un certo senso stava scavando una fossa per se stesso. Nessuno dei servitori poteva essere certo di avere successo. Tuttavia, per eccesso di cautela, il terzo servitore fece la cosa peggiore che potesse fare, agli occhi del padrone. A volte, per paura o quando si sentono minacciate, le persone compiono azioni sconsiderate. Quando gli angeli dissero ai pastori «non abbiate paura», ciò potrebbe aver significato due cose diverse ma correlate. La prima è «non provate paura», e la seconda è «non agite per paura».
Infine, quando Dio ci dona un dono o un talento e decidiamo che non lo useremo, oppure che non lo useremo per Dio, non ci comportiamo forse male quanto il terzo servitore? Il dono naturale più ovvio a cui si pensa è la ricchezza e la carriera, ma forse un dono naturale ancora più importante è il tempo. Quando semplicemente «non riuscite» a servire Dio di più, perché trascorrete troppe ore al giorno a guardare la TV o i film, non state forse scavando una fossa in cui seppellire i vostri talenti? Come disse una volta un predicatore televisivo, per alcuni il primo passo per servire Dio è alzare il dito indice dritto verso l’alto, poi ruotare la mano per puntarlo lontano da sé e infine premere il pulsante di spegnimento della TV. Pertanto, non giudicate troppo severamente il terzo servitore, poiché ciò potrebbe ritorcersi contro di voi. Pentitevi dei modi in cui potreste aver involontariamente scavato una fossa per sprecare i vostri doni e talenti che avrebbero potuto essere impiegati per Dio.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 1002; il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pagg. 252-253; e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1442.
D: In Lc 19,38 ss., perché non dissero «pace in terra» come alla nascita di Gesù?
R: Luca 19,38 cita il Salmo 118,26a e il Salmo 148,1; tuttavia, avrebbero potuto ripetere ciò che gli angeli dissero alla nascita di Gesù, ma non lo fecero. Parlavano ispirati dallo Spirito Santo, e ben presto ci sarebbe stata pace in cielo, ma i capi e gran parte del popolo ebraico respinsero Gesù, quindi la pace sulla terra avrebbe dovuto attendere. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1443.
D: In Lc 19,39, perché i farisei dissero a Gesù di rimproverare i Suoi discepoli?
R: «Osanna» significa «lode», e essi videro che i discepoli stavano lodando Gesù, mentre solo Dio dovrebbe essere lodato. Su un punto avevano ragione: solo Dio dovrebbe essere lodato in questo modo.
D: In Lc 19,40, cosa significa che «le pietre griderebbero»?
R: I farisei erano scontenti perché Gesù si comportava come se il Tempio e la città gli appartenessero. Se il popolo non avesse adorato Gesù, sarebbero state le pietre stesse a glorificarlo. Gli ebrei conoscevano bene questa immagine, poiché Abacuc 2:11 affermava che persino le pietre avrebbero gridato. Abacuc 2:11 mostra tuttavia che non sarebbe stato un bene per coloro che rifiutano Cristo, poiché le pietre avrebbero gridato in segno di giudizio. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1443.
D: In Lc 19,41-44, perché Gesù è commosso fino alle lacrime?
R: NON è a causa di ciò che sta per soffrire; piuttosto è per ciò che sta per accadere a Gerusalemme. Più tardi, nel Giardino del Getsemani, Gesù avrebbe chiesto se ci fosse un modo per che quel calice gli fosse risparmiato, quindi Gesù sapeva cosa gli sarebbe accaduto. Ma in questo caso, l’attenzione di Gesù è rivolta alla tristezza per le future sofferenze di Gerusalemme. Si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 832, il «Commentario sulla conoscenza della Bibbia: Nuovo Testamento», pagg. 253-254, e il «Commentario biblico di Tony Evans», pagg. 1002-1003 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 19,44, perché Gesù profetizzò che i bambini ebrei sarebbero stati schiacciati?
R: Gesù non lo stava dicendo con gioia, né lo stava ordinando, ma piuttosto lo stava solo predicendo con grande dolore e pianto. Dio permette che queste cose accadano, ma alcune di esse rattristano il cuore di Dio.
D: In Lc 20,2, perché i capi chiesero a Gesù da dove derivasse la Sua autorità?
R: C’è la domanda e poi la domanda che si cela dietro di essa. La domanda espressa chiedeva semplicemente perché Gesù ritenesse di avere l’autorità di farsi lodare dalle folle e di scacciare i cambiavalute dal tempio di qualcun altro. A prima vista sembra che fossero semplicemente curiosi di sapere dove avesse conseguito il diploma, l’ordinazione o il certificato di rabbino.
Ma la vera domanda era piuttosto: «Come osate compiere queste azioni, dal momento che non ne avete l’autorità?». Un rabbino può avere dei seguaci, ma un semplice rabbino non dovrebbe essere lodato in quel modo, a meno che non fosse effettivamente il Messia, o qualcosa di più. Sia Gesù che tutti i capi sapevano già che nessun leader religioso o politico, né tantomeno chiunque altro sulla terra, aveva conferito a Gesù tale autorità. Eppure, per quanto ciò potesse far infuriare i potenti sommi sacerdoti e gli altri, era evidente che a Gesù non importasse. Gesù era Dio, e la Sua autorità proveniva dal Padre.
Gesù non rispose loro direttamente, ma pose a sua volta una domanda. Apparentemente, la domanda era: «Ero anche curioso di sapere se riteneste legittima o meno l’autorità di Giovanni Battista». Ma dietro quella domanda Gesù li stava accusando di ipocrisia. Se la risposta fosse stata chiara per loro, perché avrebbero avuto bisogno di discuterne prima tra di loro? Se Gesù avesse chiesto di Geremia, avrebbero semplicemente risposto immediatamente: «Sì, egli veniva da Dio». Perché quell’esitazione riguardo a Giovanni Battista? Non riuscivano nemmeno a rispondere a una semplice domanda, perché o temevano che il popolo li lapidasse, oppure intuivano dove quella domanda li avrebbe condotti. Se anche Giovanni Battista non avesse avuto alcuna autorità umana, ma solo quella proveniente da Dio, allora perché mi mettete in discussione se vi siete convinti che Giovanni venisse da Dio e tuttavia non seguite l’autorità di Dio?
Per ulteriori informazioni, si vedano: il “Commentario evangelico sulla Bibbia”, pag. 832; il “Commentario biblico di Tony Evans”, pag. 1003; il “Commentario biblico del credente”, pag. 1444; il “Nuovo commentario biblico internazionale”, pag. 1220; il “Commentario sulla conoscenza della Bibbia: Nuovo Testamento”, pagg. 254-255; e il “Nuovo Testamento greco dell’Expositor”, vol. 1, pag. 611.
D: In Lc 20,8, perché Gesù si rifiutò di rispondere alla loro domanda?
R: Prima di rispondere, si noti che essi non si chiedevano tra loro «qual è la risposta giusta» o «cosa vorrebbe Dio che dicessimo», ma piuttosto quale risposta potessero inventarsi che suonasse meglio. A loro non interessava se in quel caso avessero risposto in modo veritiero o meno.
La risposta: I capi dei sacerdoti e gli scribi sapevano di possedere la luce dell’insegnamento proveniente da Dio in Giovanni Battista, eppure si rifiutarono di accettare la luce che già possedevano. Gesù si rifiutò di concedere loro ulteriore luce quando essi respinsero quella che già possedevano. Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 1013.
D: In Lc 20,9-14, in che modo i capi dei sacerdoti e i sadducei erano simili ai vignaioli della parabola?
R: I proprietari assenti erano comuni in Palestina a quel tempo, quindi l’ambientazione della parabola doveva risultare loro familiare. Isaia 5,1-7 presentava un’allegoria simile in cui Dio era il proprietario della vigna e Israele la vigna stessa, che produceva uva senza valore.
Vi sono quattro analogie. Sia i vignaioli che i capi dei sacerdoti e i sadducei occupavano e traevano sostentamento da ciò che apparteneva a qualcun altro, il che di per sé non era un problema. Tuttavia, entrambi si rifiutavano di accettare l’autorità del Padrone. Entrambi cominciarono a convincersi che ciò appartenesse in realtà a loro, e non al legittimo proprietario. Entrambi ricorrevano all’omicidio per ottenere ciò che ritenevano loro spettasse di diritto.
Ogni volta che un gruppo al potere ritiene che l’adorazione di Dio rientri di diritto nella propria sfera di competenza, sorgono problemi. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 1014; *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1444; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 833.
D: In Lc 20,18, cosa intende dire Gesù riguardo alla pietra che è sia un ostacolo sotto i piedi sia quella che cade su qualcuno?
R: Qui si tratta di un’unica pietra. La pietra che costituisce un ostacolo sotto i piedi rappresenta i capi religiosi turbati dalla prima venuta di Gesù. Ma la pietra, la stessa pietra, che in seguito cadrà dal cielo e ne polverizzerà alcuni, si riferirà alla seconda venuta di Gesù. Non c’è modo di evitarlo; non si può rifiutare la pietra e rimanere illesi. Per ulteriori informazioni, si vedano «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 1004, e «The Believer’s Bible Commentary», pagg. 1444-1445.
D: In Lc 20,19-22, perché i capi dei sacerdoti e gli scribi interrogarono Gesù riguardo alle tasse?
R: Questa domanda non riguardava solo le tasse, ma anche il denaro, la religione e la politica. Essi vedevano in Gesù una minaccia al loro potere sul sistema religioso. Cercarono di tendere una trappola a Gesù, nel senso che, se avesse risposto in un certo modo, molti dei Suoi seguaci avrebbero potuto rimanere delusi da Lui, poiché avrebbe detto loro di continuare a pagare le tasse. Ma se Gesù avesse risposto in modo opposto, rifiutando di pagare le tasse, sarebbe stato ancora meglio. Avrebbero potuto correre da Pilato o da Erode e riferire loro che quest’uomo aveva dichiarato pubblicamente di opporsi al pagamento delle tasse e che, se fossero stati fedeli a Roma, avrebbero ottenuto Gesù.
Molti ebrei nutrivano tre obiezioni riguardo al pagamento delle tasse. Non volevano versare denaro a un sistema straniero per contribuire a sostenere l’oppressione del popolo ebraico. Venivano tassati fino a un terzo del loro reddito, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 1015. In secondo luogo, le monete romane recavano solitamente l’effigie di un imperatore, e ritenevano che questa immagine scolpita violasse il secondo comandamento. In terzo luogo, a quel tempo gli imperatori si proclamavano dei, e quindi una moneta romana, con l’effigie di un imperatore, era un’immagine blasfema di un idolo.
Gesù, tuttavia, non rispose loro direttamente né cadde nella loro trappola. Innanzitutto, in Luca 20,23 Gesù fece notare che si trattava di una trappola o di una prova. In secondo luogo, Gesù pose una semplice domanda per trovare un terreno comune e, in terzo luogo, rimise la palla nel loro campo. Gesù disse di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Gesù non specificò però quanto dovesse spettare a Cesare. Tuttavia, da dove aveva preso quella moneta Gesù? Uno dei Giudei la portava con sé. Se l’immagine era un idolo blasfemo, perché allora quel Giudeo la portava con sé?
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia» a pag. 833, il «Commentario biblico di Tony Evans» a pag. 1004, il «Nuovo Commentario Biblico Internazionale» a pag. 1220, il «Commentario sulla Conoscenza della Bibbia: Nuovo Testamento» a pag. 255 e il «Commentario biblico del credente» a pag. 1445.
D: In Lc 20,27-38, perché i sadducei misero alla prova Gesù in questo modo?
R: Si tratta di un tipo diverso di prova. I sadducei ritenevano di avere un argomento inattaccabile, che non solo avrebbe smentito Gesù, ma anche i farisei. Deuteronomio 25,5-10 stabilisce che il fratello superstite del marito defunto debba sposare la vedova. Se si fosse supposto che i rapporti matrimoniali in cielo fossero identici a quelli sulla terra, allora la loro argomentazione avrebbe potuto avere un fondamento valido. Ma Gesù dimostrò loro che in questo caso la loro supposizione era errata. Per ulteriori informazioni, si vedano: «The Tony Evans Bible Commentary», pagg. 1004-1005; «The New International Bible Commentary», pagg. 1220-1221; e «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 1016.
D: In Lc 20,35, in che senso alcuni sono «ritenuti degni»?
R: In generale, una persona è degna (meritevole) di qualcosa di buono per uno dei due motivi seguenti.
1. L’ha pagata, guadagnata o posseduta di proprio.
2. Qualcun altro l’ha pagato, se l’è guadagnato per suo conto o glielo ha donato.
Gesù intendeva il secondo significato, non il primo, poiché Egli non dice che siamo degni, ma che siamo ritenuti degni.
Agli occhi degli uomini, degli angeli e dei demoni, siamo davvero ritenuti degni di partecipare alla vita eterna, poiché Gesù ha pagato il prezzo per i nostri peccati donandoci questo prezioso dono. Coloro che cercano di guadagnarsi l’accesso al Paradiso e i cristiani autentici concordano sul fatto che i credenti siano salvati per merito. Il punto di disaccordo riguarda se si tratti del merito di Gesù o del merito proprio.
D: In Lc 20,41-44, quale era il punto centrale di Gesù?
R: Queste due affermazioni, ovvero che il Messia fosse discendente di Davide e al contempo Signore di Davide, si trovano nello stesso versetto del Salmo 110, versetto 1; pertanto, devono riferirsi alla stessa persona. Dove si colloca, nella loro teologia, un unico essere che sia al tempo stesso un discendente umano di Davide e il Signore del re Davide? Se nella loro teologia non vi è spazio per far rientrare questa Parola di Dio dell’Antico Testamento, allora devono tornare indietro e rivedere la propria teologia.
D: In Lc 20,44-47, perché Gesù si oppose specificamente agli scribi?
R: Vengono addotte tre ragioni. In primo luogo, amavano le lunghe vesti, i titoli, i saluti e i posti d’onore. In secondo luogo, per finanziare la loro vita sfarzosa attingevano dai beni delle vedove povere. In terzo luogo, recitavano lunghe preghiere solo per fare bella figura. Stavano abusando della loro autorità religiosa per soddisfare il proprio orgoglio e per trarne guadagno economico. Purtroppo, da allora molti leader religiosi in lunghe vesti hanno agito in modo simile. Luca 20:47 e seguenti afferma che i capi religiosi che si comportano in questo modo subiranno un giudizio più severo. Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 1005; *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 256; *The New International Bible Commentary*, pag. 1221; e *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 1018.
D: In Lc 21,1-4, perché Gesù lodò la vedova?
R: Le due monete erano chiamate «lepta» e valevano circa un ottavo di penny. Si trattava di una somma estremamente esigua, ma era tutto ciò che lei possedeva.
Gesù lodò la vedova per un paio di ragioni. In Luca 20:47, Gesù aveva appena parlato di coloro che divoravano le case delle vedove. Ora Gesù contrappone questa situazione guardando le cose dalla prospettiva della vedova. Mentre altri donavano una piccola percentuale della loro abbondanza, lei donò tutto ciò che possedeva nonostante la sua povertà. Mentre altri avrebbero potuto mostrare scarsa dipendenza da Dio, la sua offerta dimostrava dipendenza da Lui. Nell’antichità le vedove avevano grandi difficoltà a provvedere a se stesse, a meno che non avessero figli o figlie. Alcuni avrebbero potuto aspettarsi che una vedova fosse al tempio a mendicare, ma invece lei era lì a donare denaro.
Si vedano: «Evangelical Commentary on the Bible», pag. 834; «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 1005; il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 256, il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1446, il «The Expositor’s Greek New Testament», vol. 1, pag. 618, il «New International Bible Commentary», pag. 1221, e il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 1018 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 21,5-6, in che modo ciò che noi consideriamo magnifico differisce da ciò che Dio considera magnifico?
R: Erode il Grande iniziò la ristrutturazione del Tempio nel 20/19 a.C., e ai tempi di Gesù i lavori non erano ancora terminati. Furono completati solo nel 63 d.C. Gesù prestò maggiore attenzione alla vedova che agli elaborati edifici costruiti da Erode il Grande.
Si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 834, e il «Commentario biblico di Tony Evans», pag. 1005, per ulteriori informazioni.
D: In Lc 21,5-6, le chiese e gli edifici religiosi dovrebbero essere adornati in modo sontuoso?
R: In questo passo Gesù stava commentando come tutto ciò sarebbe stato distrutto, come avvenne nel 70 d.C. In generale, alcune persone sono più interessate a donare oggetti costosi a Dio che a dedicare la propria vita a Lui.
Due concetti presenti nella Bibbia dimostrano che decorare con cura una chiesa è lecito.
Nell’Antico Testamento, il Tabernacolo e, in seguito, il Tempio erano riccamente adornati in segno di riverenza verso Dio.
La donna peccatrice che unse Gesù con un olio del valore di uno stipendio annuale, adorò Gesù in modo appropriato. Pertanto, è comunque lecito spendere del denaro per cose che glorificano Dio, oltre a donare denaro ai poveri (il che, del resto, glorifica anch’esso Dio).
D: In Lc 21,7, perché i discepoli erano così interessati a sapere quando il Tempio sarebbe stato distrutto?
R: Da un lato, erano stupiti dal fatto che una struttura così imponente potesse essere demolita al punto da non lasciare pietra su pietra. Dall’altro lato, quando si fosse verificato un evento così epocale, pensavano erroneamente che il regno messianico sarebbe sopraggiunto subito dopo.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1446, e il «Tony Evans Bible Commentary», pagg. 1005-1006.
D: In Lc 21,8-28, Gesù rispose esattamente alla loro domanda?
R: Sì, Gesù rispose a ciò che gli era stato chiesto, ma rispose anche a ciò che probabilmente stavano pensando. Essi chiesero esplicitamente quando il Tempio sarebbe stato distrutto. Gesù parlò innanzitutto dei segni, quali i falsi cristi, le guerre e le voci di guerre, ecc. Ma ciò che essi non sapevano è che alcuni di questi eventi sarebbero avvenuti molto presto, prima che il Tempio fosse distrutto nel 70 d.C., mentre il compimento definitivo sarebbe avvenuto negli ultimi tempi, quando il Tempio ricostruito sarebbe stato distrutto.
Per inciso, quando gli ebrei si ribellarono contro i romani e sconfissero due legioni, i romani tornarono intorno al 67 d.C. con cinque legioni. Dopo che Gerusalemme fu circondata dalle legioni romane (Luca 21:20-21), queste si ritirarono per un breve periodo prima di tornare. Si potrebbe essere inclini, per motivi di sicurezza, a rimanere all’interno delle mura della città. Ma i cristiani sapevano che dovevano fuggire proprio da Gerusalemme e recarsi altrove, ad esempio a Pella, appena a est del fiume Giordano e a sud del Mare di Galilea, nell’odierna Giordania. Gerusalemme fu conquistata e i suoi abitanti uccisi o ridotti in schiavitù nel 70 d.C.
È interessante notare che, nel tentativo di confutare la veridicità del cristianesimo, nel 362 d.C. l’imperatore romano Giuliano l’Apostata emanò due decreti: uno per far ricostruire Gerusalemme dagli ebrei e l’altro specificamente per ricostruire il tempio. Giuliano morì nel 363 d.C. combattendo contro i Persiani. Pochi giorni dopo l’inizio dei lavori si verificò una sorta di incendio e la costruzione fu abbandonata.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1447; il «Tony Evans Bible Commentary», pag. 1006; il «The Expositor’s Greek New Testament», vol. 1, pag. 620; e il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1446.
D: In Lc 21,8-28, in che modo la storia fino al 70 d.C. corrisponde a queste profezie?
R: Qui sono presenti diverse profezie, quindi esaminiamole una per una.
1 (sì, ma solo da 3 a 6) Falsi profeti e falsi cristi (Luca 21:8): In Atti 5:34-37, il famoso rabbino ebreo Gamaliele racconta di Teuda (intorno al 44 d.C.) e di Giuda di Galilea, che insorsero con i propri seguaci per liberare Israele dal giogo romano. In Atti 8:9-24, Pietro rimprovera un falso capo religioso di nome Simone, in seguito noto come Simone il Mago. La storia della Chiesa ci dice che Simone il Mago fondò successivamente una propria religione, presumibilmente basata su Cristo, e divenne un falso Messia. La Prima Lettera di Giovanni fu probabilmente scritta dopo il 70 d.C., ma in 1 Giovanni 4:3 si menziona che molti falsi profeti, animati dallo Spirito dell’Anticristo, si sono manifestati. Gli scritti della Chiesa primitiva parlano di Menandro, Cerinto e Carpocrate, ma non è chiaro se essi siano da collocare prima del 70 d.C. o meno.
2 (sì, 19 guerre) Guerre (Luca 21:9-10): sebbene in quel periodo vi fossero numerosi conflitti in Cina e alcuni in India, concentriamoci esclusivamente sugli Imperi Romano e Partico.
35-42 d.C. Il generale partico Vardanes reprime la rivolta della città di Seleucia.
37 d.C. Erode Antipa sconfigge il re nabateo Aretas.
40 d.C. Seconda rivolta contro Roma in Mauritania
48 d.C. I Romani riconquistano i Frisoni, che si erano ribellati da vent’anni.
43-51 d.C. I Romani al comando di Aulo Plauzio invadono l’Inghilterra, conquistando il Kent e Maiden Castle.
44 d.C. I Romani riconquistano la Mauritania.
44 d.C. I Romani conquistano la Pannonia (Serbia)
44 d.C. Teuda si ribella a Roma in Palestina.
46 d.C. Il romano Plinio il Vecchio conduce una campagna militare in Germania.
47-77 d.C. I Siluri resistono ai Romani in Inghilterra.
47/49 d.C. Il partico Vardanes governa Babilonia fino al momento del suo assassinio.
51 d.C. I Parti sconfiggono e uccidono il pretendente al trono Meherdates.
54 d.C. Atti 21:38 menziona un ebreo che guidò 4.000 assassini nel deserto. La storia ci dice che il suo nome era Ben Stada.
60/61 d.C. La regina Budicca di Britannia guida una massiccia ribellione contro i Romani. Circa 80.000 morti.
66-71 d.C. Gli ebrei si ribellano a Roma, sconfiggendo due legioni. I Romani tornano con altre cinque legioni.
68 d.C. I Batavi e i Frisoni si ribellano contro l’imperatore romano Nerone.
69 d.C. I Roxolani invadono la Mesia e annientano la III Legione Gallica romana
69-70 d.C. Vespasiano sconfigge i suoi rivali alla successione al trono imperiale.
69-70 d.C. Il romano Vespasiano reprime la rivolta dei Batavi guidata da Giulio Civilis
3 (sì, ma solo 3) terremoti in varie località (Luca 21:11):
33 d.C. Terremoto in Bitinia e a Nicea, secondo lo scrittore laico Flegone.
60 d.C. Laodicea fu distrutta da un terremoto. I Laodicesi la ricostruirono con i propri fondi, senza alcun aiuto da parte dei Romani.
62 d.C. Terremoto sul Vesuvio, in Italia. (Pompei non fu distrutta da un’eruzione fino al 79 d.C.)
4 (nessuna) Carestie (Luca 21:11): Nessuna registrata negli imperi romano e partico.
5 (nessuna) Pestilenze (Luca 21:11): Nessuna registrata negli imperi romano e partico.
6 (no) Spettacoli spaventosi e grandi segni dal cielo (Luca 21:11): Nessuno ha documentato alcun evento.
7 (sì, ma solo 2) Persecuzioni (Luca 21:11):
54 d.C. Prima persecuzione locale dei cristiani da parte dei Romani sotto l’imperatore Nerone.
64 d.C. Prima persecuzione generale (su scala imperiale) dei cristiani sotto l’imperatore romano Nerone.
Francamente, ci furono molte più persecuzioni dopo il 70 d.C.
8 (no) Cristiani traditi da parenti stretti (Luca 21:16): Non è stato documentato nulla di particolare.
9 (no) Cristiani odiati da tutti a causa del nome di Cristo (Luca 21:17): Non proprio, ad eccezione della persecuzione di Nerone, e la gente odiava Nerone più dei cristiani.
10 (sì, senza dubbio) Gli abitanti di Gerusalemme uccisi con la spada e condotti via in cattività (Luca 21:24): Ciò avvenne. Potete leggere tutti i dettagli in Giuseppe Flavio.
11 (sì, sebbene sia insolito definirlo «calpestamento»): Gerusalemme calpestata dai Gentili (Luca 21:24 e seguenti). I Romani conquistarono la città e distrussero il tempio.
12 (no) Segni nel sole, nella luna e nelle stelle (Luca 21:25): Nessuno documentato.
13 (no) Angoscia delle nazioni e fragore delle onde del mare (Luca 21:25): Meno grave delle guerre civili tra Romani e Parti avvenute in altri periodi storici. Molto meno grave dell’invasione degli Unni, del lento declino dell’Impero Romano e del saccheggio di Roma.
14 (no) Gesù che viene con grande potenza e gloria (Luca 21:27): I cristiani non ne sapevano nulla nel 70 d.C.
Solo sei delle quattordici parti (43%) potrebbero essere considerate adempiute entro il 70 d.C.
Per ulteriori informazioni, si vedano *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 256-257, e *The Expositor's Greek New Testament*, vol. 1, pag. 619.
D: In che modo Luca 21:8-28 si concilia con l’Apocalisse?
R: 1 (sì, ma solo da 3 a 6) Falsi profeti e falsi cristi (Luca 21:8): In Atti 5:34-37, il famoso rabbino ebreo Gamaliele racconta di Teuda (intorno al 44 d.C.) e di Giuda di Galilea, che insorsero con i propri seguaci per liberare Israele dal giogo romano. In Atti 8,9-24, Pietro rimprovera un falso capo religioso di nome Simone, in seguito noto come Simone il Mago. La storia della Chiesa ci dice che Simone il Mago fondò in seguito una propria religione, presumibilmente basata su Cristo, e divenne un falso Messia. La Prima Lettera di Giovanni fu probabilmente scritta dopo il 70 d.C., ma in 1 Giovanni 4,3 menziona molti falsi profeti che sono usciti con lo Spirito dell’Anticristo. Gli scritti della Chiesa primitiva parlano di Menandro, Cerinto e Carpocrate, ma non è chiaro se essi siano da collocare prima del 70 d.C. o meno.
2 (sì, 19 guerre) Guerre (Luca 21:9-10): Apocalisse 6:2-3, 12; 13:7
3 (sì) Terremoti in vari luoghi (Luca 21:11): Apocalisse 6:12; 11:13
4 (sì) Carestie (Luca 21:11): Apocalisse 6:6,12
5 (sì) Pestilenze (Luca 21:11): Apocalisse 11:6.
6 (sì) Spettacoli spaventosi e grandi segni dal cielo (Luca 21:11) Apocalisse 6:12-13.
7 (sì) Persecuzioni (Luca 21:11): Apocalisse 12:17
8 (no) Cristiani traditi dai propri parenti stretti (Luca 21:16): Nulla nell’Apocalisse, solo Matteo 24 e Marco 13.
9 (sì, in un certo senso) I cristiani odiati da tutti a causa del nome di Cristo (Luca 21:17): Apocalisse 11:9-10, gioiscono per la morte dei giusti.
10 (no) Gli abitanti di Gerusalemme uccisi con la spada e condotti via in cattività (Luca 21:24)
11 (sì) Gerusalemme calpestata dai Gentili (Luca 21:24 e seguenti) Apocalisse 11:2 e seguenti
12 (sì) Segni nel sole, nella luna e nelle stelle (Luca 21:25): Apocalisse 6:12-13.
13 (sì) Angoscia delle nazioni e fragore delle onde del mare (Luca 21:25): Apocalisse 6:15-17, 13:1
14 (sì) Gesù che viene con grande potenza e gloria (Luca 21:27): Apocalisse 19:11-16
Pertanto, 12 dei 14 eventi (86%) citati in Luca sono menzionati anche nell’Apocalisse. Naturalmente, il libro dell’Apocalisse contiene molti eventi non menzionati in Luca 21.
D: In Lc 21,23, chi è «questa generazione»?
R: C’è una sola lettera di differenza tra la parola “generazione” e la parola “razza”; pertanto, potrebbe trattarsi di una generazione a partire dal momento in cui si manifestano i primi segni, oppure potrebbe significare che la razza del popolo ebraico esisterà fino a quando tali segni non si verificheranno. Una generazione era considerata pari a circa 40 anni lunari o circa 39,5 anni solari. Poiché la profezia ha un duplice adempimento, la generazione che ha visto il primo di questi segni ne vedrà l’adempimento. L’anno 70 d.C. dista solo un paio d’anni da una generazione dopo il 33 d.C. Poiché i primi segni si manifestano negli ultimi tempi, tutto avverrà entro una generazione dai primi segni. Pertanto, sia il termine «razza» che quello di «generazione» sono appropriati.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1448, e il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 1022.
D: In Lc 21,24 ss., cosa significa «calpestamento da parte dei Gentili»?
R: Apocalisse 11:2 afferma che negli ultimi tempi i Gentili calpesteranno la Città Santa per 42 mesi.
D: In Lc 21,29-31, perché Gesù paragona questo evento a un fico?
R: Gesù non sta insegnando nulla di nuovo riguardo agli alberi; questo era già ovvio per tutti. Gesù stava utilizzando una metafora tratta da qualcosa che tutti conoscevano per spiegare che questi segni non saranno qualcosa di sottile, ma saranno evidenti a tutti. Il fico rappresenta spesso Israele nelle Scritture, e certamente ciò si riferirebbe a Israele. Tuttavia, Gesù dice «un fico o qualsiasi albero», quindi in questo contesto non si tratta solo di Israele.
Per ulteriori informazioni, si vedano: «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 1006; «The Evangelical Commentary on the Bible», pag. 835; «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 1022; e «The Expositor’s Greek New Testament», vol. 1, pag. 622.
D: In Lc 21,34-36, in che modo i credenti vengono appesantiti o intrappolati dalle cose di questo mondo?
R: I credenti non devono necessariamente rifiutare o negare esplicitamente qualcosa per diventare più freddi. Possono gradualmente rendere le cose di Dio sempre meno prioritarie e quelle del mondo sempre più prioritarie. Quali sono le cose più importanti nella Sua vita in questo momento? Se tra queste non figurano la glorificazione di Dio, la condivisione del Vangelo con gli altri, l’aiuto al prossimo, il rafforzamento degli altri cristiani e la difesa del gregge, consideri che le Sue priorità potrebbero essere completamente scombussolate.
Satana e i demoni possono tentarci con «frecce infuocate». Una freccia infuocata potrebbe rimbalzare contro l’armatura di Dio, ma se ne avverte comunque il calore. A volte una freccia infuocata può infilarsi in una fessura dell’armatura e, in quanto credenti, abbiamo bisogno della guarigione da parte di Gesù, il Grande Medico.
In un certo senso la battaglia è vinta nel momento stesso in cui ci avviciniamo a Cristo per la prima volta. Ma in un altro senso, la battaglia, quella per la santificazione, è appena iniziata. Assicuratevi di combattere davvero, e non di arrendervi semplicemente al mondo. Il comando contenuto in Romani 12:2, quello di essere trasformati, non è un comando per il cielo, ma piuttosto un comando per la nostra vita attuale. Sebbene potesse essere più facile farlo se fossimo fuori da questo mondo, Dio vuole che continuiamo a rimanere nel mondo; ma non dobbiamo essere del mondo, come afferma Giovanni 17:14-16.
A volte dobbiamo prendere la decisione di opporci a un nemico che ci priva della gioia che possiamo provare in Dio. Non mi riferisco qui a Satana, ai demoni o ad altre persone. Un nemico fondamentale con cui dobbiamo lottare, e che dobbiamo vincere, è il nostro io naturale.
D: In Luca 21,34-36, come può un credente rendersi conto che sta diventando appesantito o intrappolato?
R: A volte lo si capisce semplicemente dal proprio cuore. Cosa vi spinge ad alzarvi dal letto al mattino? Cosa vi entusiasma rispetto a ciò che vi sembra banale? Quando non avete nulla di cui dobbiate davvero preoccuparvi, a cosa pensate? Sono le cose di Dio o cose di minore importanza?
D: In Lc 21,36, su cosa esattamente dobbiamo vegliare e pregare?
R: L’intero capitolo può essere sintetizzato come l’elenco dei motivi per cui dobbiamo prendere sul serio il comando di vegliare e pregare. Vegliare su queste cose e pregare riguardo a ciò che Dio ha decretato che accada ha solo un significato secondario. Il significato principale è quello di vegliare sulla propria vita e pregare affinché Dio vi ritenga degni di sfuggire a queste cose.
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1448.
D: In Lc 22,3 e Gv 13,2.27, in che modo e perché Satana entrò in Giuda in questi passaggi?
R: Sebbene ciò possa riferirsi a una possessione demoniaca di Giuda, non significa necessariamente questo. La possessione demoniaca si verifica spesso quando la persona perde il controllo o non è consapevole di ciò che sta facendo. Non vi è alcun indizio che Giuda abbia perso il controllo o non fosse pienamente consapevole di ciò che stava facendo. Pertanto, la «collaborazione demoniaca» non equivale sempre a una «possessione demoniaca».
Inoltre, da dove proveniva il denaro che i sacerdoti pagarono a Giuda in Luca 22,5? Proveniva dal tesoro del tempio; in altre parole, il denaro che era stato sinceramente offerto a Dio vide il proprio scopo distorto per pagare il tradimento di Gesù. Satana non è il creatore; non ha creato il denaro. Non ha nemmeno persuaso le persone a offrire il proprio denaro per tradire Gesù. Tutto ciò che Satana dovette fare fu indurre il sommo sacerdote a distorcere lo scopo dell’offerta per asservirla ai propri fini.
D: In Lc 22,3 e Gv 13,2.27, un cristiano potrebbe essere influenzato dai demoni?
R: Purtroppo sì. Anche se un cristiano non è posseduto dai demoni, potrebbe comunque esserne influenzato se si lascia andare. Se un cristiano sceglie di credere a ciò con cui il demone lo sta tentando, si rivolge a cose oscure per trarne piacere o permette ai demoni di assumere il controllo di un particolare ambito della propria vita, allora può, almeno in parte, trovarsi sotto la volontà del demone.
D: In Lc 22,10, cosa c’è di un po’ insolito in questo passo?
R: Non è una coincidenza che Gesù potesse prevedere chi avrebbe portato l’acqua e che poi al padrone di casa venisse chiesto di mettere a disposizione una stanza per gli ospiti, cosa che egli fece volentieri. Infatti, molti ritengono che il padrone di casa fosse probabilmente già un seguace di Gesù.
In secondo luogo, in quella società molti uomini lavoravano come braccianti giornalieri, mentre spesso erano le donne a portare l’acqua. Un uomo che portava l’acqua non sarebbe stato un caso unico, ma sarebbe stato comunque meno comune. Anche il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1449, afferma che i discepoli chiesero una stanza per gli ospiti, ma il padrone di casa offrì loro qualcosa di più di quanto avessero chiesto: una grande sala al piano superiore, già arredata. Probabilmente quell’uomo sapeva chi fosse Gesù. Inoltre, in quel periodo, quando un gran numero di visitatori giungeva per la Pasqua ebraica, era probabile che le persone disponessero di stanze da affittare. Per ulteriori informazioni, si vedano il «Commentario evangelico sulla Bibbia», pag. 835, il «Commentario sulla conoscenza della Bibbia: Nuovo Testamento», pag. 259, e il «Commentario biblico di Tony Evans», pag. 1007.
D: In Lc 22,19-21, Gesù aveva già consumato molti pasti con i discepoli; quale era dunque il significato speciale di questo pasto?
R: Anziché avanzare ipotesi, vediamo cosa disse Gesù stesso al riguardo.
Importanza generale
In Luca 22,15, Gesù disse di aver «desiderato ardentemente» (letteralmente: desiderato con desiderio) consumare questo ultimo pasto con i suoi discepoli.
In Luca 22:16,18, Matteo 26:29 e Marco 14:25, Gesù disse che non avrebbe più mangiato pane né bevuto del frutto del vino fino all’avvento del regno di Dio; ciò aveva quindi un significato per gli ultimi tempi.
Significato particolare
In Giovanni 13:14-15, Gesù disse di aver dato loro un esempio lavando i piedi dei Suoi discepoli.
In Giovanni 13:18, Gesù cenò specificatamente con Giuda, adempiendo così il Salmo 41:9.
In Luca 22:19 Gesù spezzò il pane e disse di farlo in memoria di Lui.
Naturalmente, Gesù celebrò la Pasqua come dovevano fare gli ebrei osservanti, e insegnò a farlo anche ai Suoi discepoli.
Per ulteriori informazioni, si vedano il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1450, e l’«Evangelical Commentary on the Bible», pag. 836.
D: In Lc 22,19, perché il pane e il vino non sono il corpo fisico di Cristo?
R: Possiamo dedurre che Gesù intendesse il pane e il vino come simboli del Suo corpo per due ragioni.
In primo luogo, non vi è alcuna prova che le persone si prostrassero davanti al pane e al vino, né nella Bibbia né nella Chiesa primitiva. Non dobbiamo adorare nulla né nessuno all’infuori di Dio. Adoriamo Gesù, ma se il pane e il vino non sono Gesù, non dobbiamo adorare il pane e il vino.
In secondo luogo, se una persona interpretasse questa metafora nel senso che il pane e il vino fossero o diventassero Gesù, allora, per coerenza, dovremmo considerare anche altre metafore del corpo di Gesù come Gesù stesso, come ad esempio in 1 Corinzi 12:27. Noi (la Chiesa) siamo il corpo di Cristo. Ritiene che le persone dovrebbero adorare lei, oppure adorare la congregazione di cui fa parte? Se la risposta è «nessuna delle due», allora perché non adorerebbe un cristiano, creato a immagine di Dio, piuttosto che il pane e il vino, che non sono stati creati a immagine di Dio?
Ora, naturalmente, non dobbiamo adorare i cristiani. Ma adorare altre persone, giustificandolo con la metafora di Cristo, sarebbe peggio che adorare il pane e il vino, giustificandolo con la metafora di Cristo?
Per ulteriori informazioni, si veda *When Critics Ask*, pagg. 393-394.
D: In Lc 22,24-30, quali sono i tre tradimenti descritti in questo capitolo?
R: Il primo e più grave fu Giuda che accettò denaro per tradire Gesù. Il secondo è che, pur avendo trascorso oltre tre anni con Gesù, i discepoli erano ancora pieni di ambizione egoistica. Il terzo è la paura di Pietro per la propria vita, che prevalse sul suo amore per Gesù. Come cristiani, anche se non cediamo alla prima tentazione, dobbiamo stare attenti a non cadere nelle ultime due.
D: In Lc 22,31, in che modo Satana vagli una persona come il grano?
R: La Scrittura non lo dice esplicitamente, ma sottintende che Satana abbatti la loro resistenza e la loro forza spirituale, la coerenza della loro vita, lasciandoli come argilla nelle mani di Satana e incapaci di obbedire a Dio. Il termine greco per «voi» qui è al plurale, non al singolare. Quindi, da un lato Satana voleva vagliare tutti i discepoli come il grano. Dall’altro lato, però, Gesù si rivolgeva solo a Pietro, colui che avrebbe tenuto unito il gruppo. Per ulteriori informazioni, si veda «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 1008.
D: In Lc 22,32, la preghiera di Gesù affinché la fede di Simone Pietro non venisse meno ha ricevuto risposta affermativa o negativa?
R: Il termine greco può essere tradotto sia con «venire meno» sia con «spegnersi». La preghiera di Gesù ricevette ben presto una risposta negativa, poiché la fede di Pietro venne meno per un certo periodo quando Pietro rinnegò Gesù per tre volte. Ma in un altro senso la preghiera di Gesù ricevette alla fine una risposta positiva, poiché Pietro tornò a Lui. A volte un credente si allontana completamente dal Signore, ma in seguito ritorna. In Luca 22:32, Gesù non disse a Pietro cosa fare SE si fosse allontanato, ma, sapendo ciò che sapeva, Gesù disse a Pietro QUANDO si fosse allontanato. Pietro era troppo sicuro di sé in quel momento perché aveva una visione errata della propria fragilità. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pagg. 1028-1029, e *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 1008.
D: In Lc 22,38, perché Gesù voleva assicurarsi che avessero due spade?
R: Esistono almeno cinque diverse interpretazioni riguardo a ciò che Gesù stava comunicando ai discepoli.
Risposta: Gesù voleva che portassero con sé due spade. Sapeva che avrebbero avuto bisogno di una spada, poiché Gesù doveva ancora compiere un miracolo, guarendo l’orecchio di uno schiavo che stava per essere tagliato.
Rimprovero: «È sufficiente» significava che Gesù parlava delle spade in senso simbolico, mentre i discepoli stavano interpretando le parole «con una spada» alla lettera. Gesù disse che era ora di smetterla con quel genere di discorsi. Questa è l’interpretazione della «New Geneva Study Bible», pag. 1649, e del «Believer’s Bible Commentary», pag. 1452.
Indifferenza: Gesù non li stava né rimproverando né lodando. Stava semplicemente dicendo che due spade andavano bene e di non preoccuparsene più.
Profezia adempiuta: Gesù voleva che avessero due spade, affinché si adempisse la profezia secondo cui sarebbero stati classificati tra i criminali. Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 260, esamina altre tre interpretazioni, ma preferisce questa.
Il volume *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 486-488, aggiunge che ciò dimostra quanto essi fossero diversi da una banda di rivoluzionari zeloti. Una banda bellicosa sarebbe stata molto meglio equipaggiata per combattere.
D: In Lc 22,40, cosa ci dice questo riguardo alla tentazione?
R: In questa situazione specifica, Gesù disse loro di evitare la tentazione mediante la preghiera. Ma questo è un buon consiglio in generale. Quando siamo tentati, preghiamo; e, ancora meglio, preghiamo insieme a qualcun altro.
D: In Lc 22,42, che cosa era esattamente il «calice» che Gesù chiedeva di allontanare da Lui, se possibile?
R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi la risposta.
Non è questa la risposta: alcuni hanno pensato che Gesù pregasse per non fuggire o per non invocare gli angeli affinché Lo salvassero, fallendo così la Sua missione di morire sulla croce. Altri hanno ipotizzato che Gesù chiedesse di non morire per lo stress prima di arrivare alla croce.
La risposta: Consapevole sia del dolore fisico imminente, sia, cosa ancora peggiore, dell’imminente separazione dal Padre, Gesù stava chiedendo se esistesse un’altra via da percorrere che potesse soddisfare i requisiti per la salvezza. Era legittimo che Gesù lo chiedesse, ma l’arrivo delle guardie mentre Egli stava ancora pregando indica che il Padre rispose alla richiesta di Gesù con un «no».
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 1032.
D: In Lc 22,50-52, che cosa è significativo riguardo alle guardie del tempio menzionate in questo passo?
R: Si tratta della «polizia» del tempio ebraico che arrestò Gesù, non delle guardie romane. Le guardie del tempio avevano il compito di mantenere l’ordine nel Tempio di Dio, ma in questo caso si spinsero ben oltre l’area del Tempio per essere strumentalizzate da Satana al fine di preservare l’ordine. A volte Satana non impedisce a qualcuno di svolgere il proprio lavoro; al contrario, queste persone continuano a svolgere il proprio compito, ma vengono strumentalizzate a favore di Satana e dei demoni.
Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Greek New Testament*, vol. 1, pagg. 623-624.
D: In Lc 22,54-60, cosa si evince riguardo al rinnegamento di Pietro?
R: Pietro è l’unico discepolo menzionato che abbia avuto il coraggio di seguire Gesù. Pietro era coraggioso, ma il suo coraggio svanì quando la serva lo colse di sorpresa chiedendogli se fosse un seguace di Gesù. Pietro non rinnegò Gesù perché avesse perso il suo amore per Lui; piuttosto, in quel momento la paura di Pietro per la propria vita e il dubbio sulla protezione di Dio erano più forti del suo amore. Se Gesù fosse stato consegnato ai sacerdoti invece di essere protetto, Pietro avrebbe potuto chiedersi quale protezione ci sarebbe stata per lui. Tuttavia, Pietro apparentemente imparò bene la lezione. In Atti 4:3-21 e anche in Atti 5:18-33 Pietro non era preoccupato di vivere senza la protezione di Dio. Si vedano «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pag. 1035; «The New International Bible Commentary», pag. 1224; «The Expositor’s Greek New Testament», vol. 1, pag. 628; e «The Tony Evans Bible Commentary», pagg. 1008-1009 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 22,57-60, cosa c’è di così maldestro nel rinnegamento di Pietro?
R: Pietro non si limitò a negare di essere un discepolo; Pietro negò addirittura di sapere chi fosse Gesù. Considerando che Gesù insegnò in Galilea e in Giudea per circa tre anni, che fece il suo ingresso trionfale a Gerusalemme, che insegnò nel tempio per quasi una settimana e che scacciò i cambiavalute, mi chiedo quale percentuale di ebrei a Gerusalemme, con accento galileo, potesse affermare di non aver mai sentito parlare affatto di un loro concittadino galileo, Gesù? Pietro non solo rinnegò Gesù, ma non fu nemmeno molto bravo a farlo!
D: In Lc 22,64 hanno bendato Gesù o no?
R: Gli hanno bendato gli occhi per una parte del tempo in cui si divertivano a schernirlo. Non è detto che Gesù sia rimasto bendato per tutto il tempo. Di certo non era il caso di scherzare con i soldati romani.
D: In Lc 22,70; 23,3, cosa intendeva Gesù quando disse: «Voi dite che io sono»?
R: Si trattava di un’espressione di forte affermazione di quanto era stato detto. La NIV traduce correttamente questa frase come: «Avete ragione nel dire che io sono».
I rotoli del Mar Morto gettano ulteriore luce su questa domanda posta a Gesù. Una delle credenze della setta di Qumran era che il Messia avrebbe compiuto miracoli e guarigioni, ma avrebbe ucciso personalmente l’imperatore romano. Ci sarebbero voluti anni per seppellire tutti i morti causati dalle vittorie militari del Messia. Pertanto, come afferma il Christian News (23/11/1998): «Ora sappiamo quindi che quando Caifa condusse il processo a Gesù, tutto ciò che doveva fare era indurre Gesù ad ammettere di essere il Messia. Poiché Gesù, che aveva compiuto i miracoli predetti, fece tale ammissione, fu ritenuto colpevole di tradimento contro l’imperatore».
D: In Lc 23,2, poiché lo scopo principale del processo del Sinedrio era quello di trovare delle accuse da sottoporre a Pilato, quali erano le accuse contro Gesù e quanto sarebbero state gravi?
R: Il sinedrio non aveva l’autorità di giustiziare nessuno, pertanto consegnò Gesù alla massima autorità romana del territorio: Ponzio Pilato. Quando il sinedrio consegnò Gesù a Pilato con le accuse, ciò costituì un ripudio ufficiale di Gesù da parte delle autorità ebraiche. Le accuse erano tre.
Il sovvertimento della nazione ebraica probabilmente non sarebbe stato troppo grave agli occhi di Pilato, sebbene egli potesse fingere di prenderlo sul serio.
Il divieto di pagare le tasse romane sarebbe stato significativo, e tale slealtà sarebbe stata punibile con la morte. Le autorità ebraiche sapevano bene che questa accusa era una menzogna.
Il fatto di definirsi Messia, un Re. Questo è più complicato. A Pilato non sarebbe importato se qualcuno fosse stato definito con un oscuro termine religioso, ma gli anziani ebrei aggiunsero che ciò avrebbe significato un «re». Naturalmente, definirsi re sarebbe stato molto grave; non era possibile che il governatore potesse lasciar passare una possibile ribellione da parte di un re autoproclamato. Pertanto, Pilato iniziò da quest’ultima accusa.
Si vedano «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 8, pagg. 1039-1040; «The Evangelical Commentary on the Bible», pag. 837; «The New International Bible Commentary», pag. 1224; «The Believer’s Bible Commentary», pagg. 1453-1454; «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 262; e «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 1010 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 23,4, perché Pilato era disposto a rilasciare Gesù dopo che questi aveva affermato di essere un re?
R: Dobbiamo ricordare che i Vangeli non pretendono mai di riportare integralmente l’intera conversazione. Sebbene non sia menzionato in Luca, dopo averne discusso, come mostra Giovanni 18,33-38a, Pilato sapeva che Gesù non affermava di essere un re politico di questo mondo e che non avrebbe indotto i Suoi seguaci a combattere. Pertanto, in quel momento Pilato non aveva alcun problema con Gesù. Ricordate che Pilato aveva esperienza nel trattare con veri ribelli, ma sapeva che Gesù non lo era. Tuttavia, come vedremo alcuni versetti più avanti, dichiarare correttamente un uomo innocente o colpevole non era la preoccupazione principale di Pilato. Egli era più interessato a mantenere l’ordine che alla giustizia.
Per ulteriori informazioni, si vedano: *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 1040; *The Tony Evans Bible Commentary*, pag. 1011; e *The Believer’s Bible Commentary*, pag. 1454.
D: In Lc 23,6-8, perché esattamente Ponzio Pilato mandò Gesù da Erode Antipa?
R: La ragione apparente era che Gesù viveva nella giurisdizione di Erode. Ma Pilato avrebbe potuto ignorare questo fatto. La vera ragione era una o più delle tre seguenti.
Pilato non voleva occuparsi di Gesù. Poiché aveva un pretesto per consegnarlo a Erode, lasciò che fosse Erode a occuparsene. Oppure forse Pilato vide l’occasione di condividere la responsabilità per qualunque cosa potesse accadere.
Pilato voleva saperne di più: poiché Erode conosceva le usanze ebraiche molto meglio di lui, Pilato desiderava sentire da un esperto in materia quanto fosse seria questa pretesa di essere il Messia.
Pilato voleva fare un favore a Erode. Pilato ed Erode non avevano un buon rapporto, e forse Pilato pensò che, se si fosse rimesso a Erode in questo modo insignificante, soddisfacendo la curiosità di quest’ultimo, ciò avrebbe potuto migliorare il loro rapporto.
Tuttavia, in Luca 23:4 Pilato non trovò alcuna colpa in Gesù, e sia Erode Antipa che Pilato non trovarono alcuna colpa in Gesù in Luca 23:14-15.
Per ulteriori informazioni, si veda il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 837.
D: In Lc 23,16, perché Pilato disse che avrebbe punito/fustigato Gesù, per poi lasciarlo andare, se riteneva che Gesù fosse innocente?
R: Innanzitutto, il termine greco qui utilizzato per «punire/fustigare», paideusas, è diverso da quello che indica la flagellazione vera e propria, phragellosas, che Gesù finì poi per subire in Matteo 27:26 e Marco 15:15.
L’intenzione di Pilato era quella di rilasciare Gesù dopo averlo punito leggermente. Pilato potrebbe aver voluto ammonire Gesù affinché «mantenessi la calma», in modo che i capi ebrei potessero constatare che Gesù aveva effettivamente ricevuto una punizione. Inoltre, Pilato potrebbe non aver gradito il fatto che Gesù si fosse comportato in un modo tale da far infuriare così tanto i capi ebrei. Infine, Matteo 27:19 menziona che la moglie di Pilato lo ammonì di non fare nulla a Gesù perché aveva sofferto molto in un sogno a questo proposito. Così Pilato intravide come poter trovare una «via di mezzo» in tutta questa vicenda. Tuttavia, l’intenzione di Pilato non era destinata a realizzarsi. Come afferma Helmut Gollwitzer: «Pilato ha il potere, ma non la libertà».
Per ulteriori informazioni, si vedano: The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pagg. 1040-1041; The Believer’s Bible Commentary, pag. 1454; The New International Bible Commentary, pag. 1225; The Evangelical Commentary on the Bible, pag. 837; e The Tony Evans Bible Commentary, pag. 1010.
D: In Lc 23,31, nel contesto del fico, cosa intendeva Gesù dicendo: «Se infatti gli uomini fanno queste cose mentre l’albero è verde, cosa accadrà quando sarà secco?»
A: Il legno verde non brucia bene, e le persone innocenti non dovrebbero essere giustiziate. Ma se, in senso figurato, si bruciasse del legno verde (innocente), che ne sarebbe del legno secco e delle persone colpevoli? Se le persone agiscono in questo modo quando Gesù è presente, pur avendo assistito ai Suoi miracoli, quanto più rifiuteranno Dio quando Gesù non sarà fisicamente al loro fianco e non vedranno i miracoli? Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1225, e il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1455.
D: In Lc 23,33, il luogo della crocifissione di Gesù era chiamato Calvario, oppure era il Golgota come afferma Mt 27,33?
R: Entrambi, poiché la popolazione era multilingue. «Calvario» deriva dal termine latino-romano che significa «teschio», mentre «Golgota» deriva dall’aramaico. Il New International Bible Commentary, pag. 1225, e la Asimov’s Guide to the Bible, pag. 893, riportano la stessa informazione.
D: In Lc 23,33-49, cosa c’è di interessante in questi versetti?
R: Le persone hanno avuto reazioni molto diverse a questo unico evento. I soldati erano troppo occupati a giocare d’azzardo per prestare molta attenzione a Gesù. Le donne piangevano, Gesù stava morendo in agonia e la maggior parte dei capi ebrei ne era lieta. Uno dei malfattori sulla croce derideva Gesù, mentre l’altro credeva in Lui. Il centurione, in precedenza indifferente nei confronti di Gesù, ha cambiato atteggiamento ed è ora pieno di stupore. Per ulteriori informazioni, si vedano il *New International Bible Commentary*, pag. 1225, e l’*Evangelical Commentary on the Bible*, pagg. 837-838.
D: In Lc 23,40-43, le persone che hanno rifiutato Dio per tutta la vita e accettano Gesù con l’ultimo respiro possono comunque andare in Paradiso?
R: Sia sì che no.
Sì: se una persona giunge alla vera fede in Cristo mentre sta morendo, allora, come il ladrone sulla croce in Luca 23,40-43, andrà in Paradiso. Potrebbe non ricevere tutte le ricompense menzionate da Paolo in 1 Corinzi 3,11-15, ma sarà certamente in Paradiso.
No: se qualcuno si limita a pronunciare quelle parole, un po’ come se si stipulasse un’assicurazione contro gli incendi, senza affidare realmente la propria anima a Cristo, allora, come menziona R.C. Sproul in *Now That’s a Good Question*, pagg. 113-115, si limita a «professare la fede» e non «possiede la fede».
D: In Luca 23,40-43, cosa c’è di paradossale riguardo al ladrone alla destra di Gesù?
R: Sebbene alcuni avessero visto Gesù risuscitare i morti, continuavano a non credere. Il ladrone vide Gesù essere messo a morte e continuò a credere. Dopo che Gesù risuscitò Lazzaro, la reazione del Sinedrio fu quella di complottare per uccidere Gesù. Ancora oggi, se poteste compiere tanti miracoli quanti ne compì Gesù, per alcuni ciò non farebbe altro che rafforzare la loro opposizione al Vangelo.
D: In Lc 23,40-43, cosa ci insegna il ladrone sulla croce riguardo al battesimo in acqua?
R: Ci sono due punti da considerare nella risposta.
1. Un cristiano della Chiesa di Cristo mi ha confidato che, poiché si insegna che per essere salvati è necessario essere battezzati con l’acqua, il racconto del ladrone sulla croce che si trovava con Gesù in paradiso lo ha turbato a lungo. Ma poi è giunto alla conclusione che, poiché il ladrone non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere battezzato, Dio è certamente comprensivo nei confronti delle situazioni delle persone.
La sua conclusione è assolutamente corretta. Dio non è impedito dal salvare qualcuno che non sia stato battezzato con l’acqua. Sebbene il battesimo con acqua sia qualcosa che ogni cristiano obbediente compie, se e quando ne ha la possibilità, Dio non è vincolato dalle nostre circostanze.
2. Una seconda opinione che mi è stata espressa pubblicamente durante un dibattito con un membro della Chiesa di Cristo è che il ladrone alla destra dovesse essere stato in precedenza un seguace di Gesù o di Giovanni Battista, ed era stato battezzato prima di essere sulla croce.
3. Una terza opinione della Chiesa di Cristo è che il ladrone sulla croce sia morto prima della risurrezione di Cristo e che il battesimo sia essenziale solo dopo la risurrezione. Naturalmente, in tal caso, anche Giovanni 3:5 — «Nessuno può entrare nel regno di Dio se non è nato dall’acqua e dallo Spirito» — veniva insegnato come vero anche prima della risurrezione.
Si tratta di una visione che limita la potenza di Dio. Immaginate se un criminale condannato, detenuto in un paese non cristiano, giungesse alla vera fede in Cristo e le guardie non gli permettessero di essere battezzato con acqua prima dell’esecuzione. Le azioni delle guardie «veterano» forse la capacità di Dio Onnipotente di condurre in Paradiso una persona che crede veramente in Cristo?
Inoltre, intorno al 400 d.C., all’epoca di Ambrogio, Agostino e Prospero d’Aquitania, si diffuse l’opinione secondo cui i bambini battezzati che muo e vanno in Paradiso, mentre quelli non battezzati che muoiono vanno all’Inferno. «Per coincidenza», il battesimo dei neonati divenne molto diffuso. Per gran parte della storia, fino all’epoca degli anabattisti durante la Riforma, i cristiani praticavano quasi universalmente il battesimo dei neonati. Ogni singolo cristiano dal 400 d.C. al 1514 d.C. circa andrà all’Inferno, a causa dell’incapacità o della riluttanza di Dio a salvarli?
D: In Lc 23,43, come poté Gesù dire al ladrone alla Sua destra che quel giorno stesso sarebbe stato in Paradiso, quando Gesù risuscitò solo il terzo giorno?
R: Gesù si recò in Paradiso e predicò agli spiriti in prigione immediatamente dopo la Sua morte e prima della Sua risurrezione. È interessante notare che Gesù NON disse al ladrone: «Oggi sarai con me in Cielo», ma «oggi sarai con me in Paradiso».
D: In Lc 23:43, questo versetto recita «In verità vi dico oggi», come sostengono i Testimoni di Geova, oppure «In verità vi dico: oggi»?
R: No. Non vi è alcuna prova che i cristiani di lingua greca interpretassero «oggi» come il momento in cui Gesù stava parlando, e non come il momento in cui le parole si sarebbero adempiute. Nel libro *When Cultists Ask*, a pag. 152, si afferma che, su 74 occorrenze dell’espressione «in verità vi dico», questo sarebbe l’unico caso in cui «oggi» verrebbe associato a tale frase. Quando un gruppo moderno di persone propone un’interpretazione innovativa della grammatica greca antica, dovrebbero esserci prove che almeno alcuni dei primi cristiani la interpretassero in quel modo.
D: In Lc 23,43, che cosa si intende esattamente per «paradiso»?
R: Poiché il ladrone alla destra di Gesù sarebbe stato con Lui quel giorno in Paradiso, il Paradiso è il luogo in cui Gesù si recò quel giorno. Prima della nascita di Gesù, gli ebrei ritenevano che la tomba, lo Sheol, fosse divisa in due compartimenti: la «prigione» per gli ingiusti e il «paradiso» per i giusti. Poiché Gesù utilizzò questo termine senza alcuna precisazione, di fatto non apportò alcuna correzione a tale dottrina. Paolo visitò il Terzo Cielo, il paradiso, in 2 Corinzi 12:2,4.
Il riferimento ebraico alle due parti dello Sheol si trova in 1 Enoch 22:1-4. Dopo il giudizio, gli ingiusti avrebbero subito dolore e afflizioni per l’eternità. Altri riferimenti ebraici alla punizione eterna per i malvagi sono:
Ascesa di Mosè 10:10
2 Esdra 7:36: quando i Figli dei Maccabei venivano bruciati vivi, dissero: «Noi bruceremo solo per un breve istante, ma voi brucerete per tutta l’eternità».
Giuditta 16,17: «Egli infliggerà fuoco e vermi alla loro carne; piangeranno di dolore per sempre».
Salmi di Salomone 3:13. 4 Maccabei nella LXX lo utilizzano in sostituzione di termini ebraici quali «asam», a indicare una riparazione della colpa. Nella Settanta è impiegato in 1 Samuele 6:3 e seguenti e 8, 17 come offerta per la colpa. È tradotto con «vergogna», «disonore» in Ezechiele 16:52, 42; 32,24,30, e come causa di peccato e sventura in Ezechiele 3,20 e 7,19. Ezechiele 16,52,52 e 32,24,40 illustrano le punizioni divine. Sapienza 3,1 afferma che i giusti non sono toccati da alcun basanos.
In 2 Maccabei 7,13 e spesso in 4 Maccabei, il sostantivo e il verbo sono utilizzati in riferimento alle torture subite dai martiri ebrei. Tale termine è impiegato in riferimento alle torture subite dai martiri cristiani in 1 Clemente 6,1.15; 2 Clemente 17,7; nella Storia ecclesiastica di Eusebio 5,1, 20 e 24 e nel Martirio di Policarpo 2,3.
Per ulteriori informazioni, si vedano *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pp. 367-368, e *Hard Sayings of the Bible*, pp. 488-489.
D: In Lc 23,44, a che ora corrispondeva la sesta ora?
R: Il giorno ebraico iniziava intorno alle 6:00 del mattino, quindi la sesta ora sarebbe stata all’incirca a mezzogiorno. La *NIV Study Bible*, pag. 1587, la *NET Bible*, la *New Geneva Study Bible*, pag. 1652, e il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 262, concordano tutti su questo punto. Non potrebbe trattarsi di un’eclissi solare, poiché la Pasqua ebraica avrebbe avuto luogo durante la luna piena, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 641.
D: In Lc 24,4, perché Luca definì questi due uomini «uomini» anziché «angeli»?
R: Luca descrive le cose così come apparivano, e apparivano come se fossero uomini. Tuttavia, lo stesso Luca comprendeva che si trattasse di angeli, poiché li definisce tali in Luca 24:23. Inoltre, anche in Luca 24:4 gli uomini indossavano vesti splendenti (cioè abiti, non armature), che sarebbero state vesti angeliche. Per ulteriori informazioni, si vedano *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 1048, e *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pagg. 643-644.
D: In Lc 24,5 ss., in che modo le persone cercano oggi i vivi tra i morti?
R: Così come le donne cercavano il Salvatore risorto nel posto sbagliato, oggi le persone possono rivolgersi a cose morte nel tentativo di trovare la vita. Da un lato, possono letteralmente dedicarsi a pratiche occulte, come partecipare a sedute spiritiche o chiedere a medium di contattare i defunti, cosa che i credenti non dovrebbero fare. In senso metaforico, possono rivolgersi a istituzioni morte, chiese liberali e false religioni in cerca di vita. Possono rivolgersi alla propria organizzazione, alle proprie tradizioni, ai propri santi o eroi defunti, oppure alle leggi in cerca di vita. Ma la vita viene solo da Gesù. Per ulteriori informazioni, si veda The Tony Evans Bible Commentary, pag. 1013.
D: In Lc 24,13, dove si trovava il villaggio di Emmaus?
R: Emmaus era un piccolo centro e non ne conosciamo la posizione esatta. Luca afferma che distava sessanta stadi, ovvero circa sette miglia. Tuttavia, poiché si trovava a breve distanza a piedi dall’ e di Gerusalemme, vi sono tre possibilità. Abu-Ghosh dista circa nove miglia, El-Qubeibeh circa sette miglia. Motza-Illit dista solo tre miglia e mezzo, ma il percorso di andata e ritorno sarebbe di sette miglia. Giuseppe Flavio la menziona come Emmaus, mentre il Talmud la indica come Motza. Il termine semitico «Ha-Motza» è simile a Emmaus. In seguito vi sorse una chiesa bizantina.
Esiste un altro sito, Imwas, chiamato anche Nicopoli, che esisteva a quell’epoca, ma si trovava a 160 stadi di distanza, circa 15 miglia. Il Codex Sinaiticus e alcuni altri manoscritti indicano 160 stadi.
Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 1055.
D: In Lc 24,13-35, in che modo questo si applica a noi oggi?
R: Questi credenti non riconobbero Gesù anche se Egli camminava al loro fianco. Oggi potreste trovarvi sulla vostra strada per Emmaus. Non vedete ancora Gesù, sebbene Egli cammini proprio accanto a voi. A volte ciò che Dio vuole che facciate è sotto i vostri occhi, solo che voi non lo vedete.
Sebbene sia possibile che Dio abbia impedito loro in modo soprannaturale di riconoscere Gesù, è probabile che non lo abbiano riconosciuto per ragioni più banali. Oltre al fatto che forse indossava abiti diversi, vedevano che Gesù era morto, non si aspettavano che fosse vivo e non vedevano ciò che non stavano cercando. Sapevano ciò che era stato loro riferito dalle donne e dagli altri, e il loro cuore ardeva dentro di loro mentre camminavano con Colui che amavano, ma non avevano la fede ed erano troppo lenti a credere che Dio potesse risuscitare Gesù. Quando possediamo la conoscenza e abbiamo l’amore, le cose potrebbero comunque non andare a posto nel nostro cammino con il Signore se non abbiamo la fede.
D: In Lc 24,16, in che modo ai discepoli fu impedito di riconoscere Gesù?
R: In modo soprannaturale, Dio avrebbe potuto facilmente impedire loro di riconoscerLo, proprio come gli uomini alla porta di Lot non riuscirono a trovare una semplice porta in Genesi 19,11. Da un punto di vista naturale, se qualcuno indossasse qualcosa di simile a una tunica beduina per proteggersi dal sole e dalla polvere, avrebbero poche possibilità di vedere il suo volto. Potrebbero inoltre essere troppo sopraffatti dal dolore per osservare davvero le persone così da vicino. Non credevano che Gesù avrebbe vinto la morte, quindi anche se avessero pensato che quell’uomo assomigliasse a Gesù, avrebbero respinto quel pensiero a causa della loro incredulità. Infine, di certo non stavano cercando Gesù, poiché sapevano che Gesù era stato ucciso. L’Expositor’s Greek Testament, vol. 1, pag. 646, non ravvisa alcuna necessità di una ragione soprannaturale per spiegare il motivo per cui non riconobbero Gesù. Si veda The Tony Evans Bible Commentary, pagg. 1013 e 1014 per ulteriori informazioni.
D: In Lc 24,19-21, i due discepoli raccontavano di aver riposto tutta la loro speranza in Gesù, e che le loro speranze e i loro sogni erano stati tutti infranti. Come ha reagito, o come reagirebbe, se Dio permettesse che le sue speranze e i suoi sogni venissero infranti?
R: Il nostro obiettivo è compiacere Dio, non realizzare le nostre ambizioni. Dovremmo nutrire un interesse vitale per ciò che Dio sta facendo e per il modo in cui possiamo esserne parte. D’altra parte, dovremmo nutrire un interesse più «limitato» per le cose di cui Dio non fa parte. A volte può essere doloroso rinunciare a ciò che sembra poter soddisfare la propria ambizione, ma dovremmo renderci conto che Dio ha in serbo qualcosa di meglio. I cristiani, se ben compresi, dovrebbero essere molto ambiziosi. Ma dovremmo essere ambiziosi con la Sua ambizione, per il Suo regno, e non con la nostra ambizione.
D: In Lc 24,30-31, l’ospite, Gesù, è diventato il padrone di casa. In che modo Gesù può passare da ospite a padrone di casa nella nostra vita?
R: Molte persone sono ben disposte nei confronti del cristianesimo e di Gesù. Altre desiderano ascoltare ciò che Egli ha insegnato e magari seguirne alcune parti, rifiutandone altre. Ma permetterete a Gesù di essere il Signore della vostra vita, allontanandovi da ciò che sembra promettente o piacevole, perché Egli lo dice, sia nella Parola scritta di Dio sia dopo la preghiera, e seguirete ciò che Egli desidera?
Per ulteriori informazioni, consultate il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1458, e il «New International Bible Commentary», pagg. 1226-1227.
D: In Lc 24,39, in che modo la carne e il sangue di Gesù differivano prima e dopo la risurrezione?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo avanzare alcune ipotesi. Dopo la risurrezione, Gesù non era più soggetto al dolore, alla morte né a alcuna possibilità di danno al Suo corpo. Indubbiamente, Egli poteva fare di più con il Suo corpo quando era glorificato rispetto a quando era un corpo umano ordinario. Gesù, nel Suo corpo, poteva attraversare porte e muri, ma poteva anche essere solido al punto da poter essere mangiato e toccato. Si vedano *When Cultists Ask*, pagg. 154-157, e *When Critics Ask*, pagg. 395-399, per approfondimenti più dettagliati.
D: In Lc 24,39-43, cosa significa questo per i Testimoni di Geova e per i membri della Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon?
R: Questo versetto pone loro seri problemi, poiché entrambi i gruppi insegnano che Gesù sia stato “risorto spiritualmente”, il che significa che il Suo corpo fisico fosse ancora nella tomba. O
1. Gesù stava mentendo e non aveva un corpo fisico qui.
2. Poiché i discepoli erano lenti a credere, Gesù creò temporaneamente un corpo fisico e lo spacciò per il proprio (ho sentito questa teoria da un Testimone di Geova). In altre parole, Gesù si presentò in modo fuorviante ai Suoi discepoli. Se qualcuno accetta questa teoria, allora non dovrebbe prendere troppo sul serio l’idea che i cristiani presentino in modo fuorviante Gesù come risorto fisicamente dai morti, poiché anche Gesù stesso ha presentato la questione in modo fuorviante.
3. Gesù stava dicendo la verità. Gesù affermò ciò perché era realmente risorto fisicamente dai morti.
Per quanto mi riguarda, credo che Gesù stesse dicendo la verità. Si veda «When Cultists Ask», pagg. 152-154, per una risposta diversa ma complementare.
D: In Lc 24,39-43, cosa significa questo per la falsa religione della Scienza Cristiana?
R: I seguaci della Scienza Cristiana credono che Gesù non sia risorto fisicamente dai morti. Secondo *When Cultists Ask*, pagg. 157-158, Mary Baker Eddy, fondatrice della Scienza Cristiana, afferma che Gesù «si stava semplicemente adeguando alle idee immature dei suoi discepoli (Eddy, 593)».
La Eddy sta affermando che Gesù ingannò palesemente i discepoli. Poiché i discepoli insegnavano che Gesù fosse risorto fisicamente, il presunto inganno di Gesù avrebbe ingannato il mondo occidentale per quasi 2.000 anni. Inoltre, se Gesù si stava semplicemente adeguando a idee immature, come mai, quando Tommaso non credeva che Gesù fosse risorto fisicamente, Gesù avrebbe ingannato Tommaso per fargli cambiare opinione, passando da una visione «più illuminata» a una «più immatura»?
D: In Lc 24,41-43 e in Atti 10,10-16, è lecito per un cristiano essere vegetariano?
R: Sì, va bene. Tuttavia, non è cristiano affermare che mangiare carne sia moralmente sbagliato. Gesù mangiò del pesce in Luca 24:41-43, e a Pietro fu comandato di uccidere e mangiare in Atti 10:10-16. Naturalmente, il fatto che mangiasse pesce dimostra che Gesù era in grado di nutrirsi, quindi possedeva un corpo fisico e glorificato. Per ulteriori informazioni, si veda «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 1018.
D: In Luca 24:44, in che modo gli scritti di Mosè parlavano di Gesù?
R: Esaminiamo i principi fondamentali, poi le profezie specifiche e infine le immagini contenute nella Torah, i primi cinque libri della Bibbia.
Principi chiave: Non si può leggere la Torah senza rimanere colpiti dalla frequenza e dall’importanza dei sacrifici. Dio fece sì che mettessero in pratica questo concetto per 1.400 anni, fino a quando non divenne una parte così integrante della loro cultura che, quando Giovanni definì Gesù «l’Agnello di Dio», tutti capirono a cosa si riferisse Giovanni.
Profezie specifiche:
Genesi 3:15 afferma che il seme (al singolare) della donna schiaccerà la testa di Satana.
Genesi 49:10 afferma che lo scettro non si allontanerà da Giuda finché non verrà «Shiloh». Ciò significa che essi non perderanno il diritto di esercitare l’autorità fino alla venuta di Cristo. Si veda la discussione su Genesi 49:10 a sostegno di questa affermazione.
Deuteronomio 18:15-19 afferma che dopo Mosè verrà uno proveniente dal popolo ebraico, e che essi dovranno obbedirgli.
Immagini simboliche: Esistono numerosi passaggi che forniscono immagini simboliche e prefigurazioni della venuta di Cristo, ma non si tratta di profezie specifiche.
Il serpente di bronzo (Giovanni 3:14; Numeri 21:8,9)
D: In Luca 24:46, in quale punto dell’Antico Testamento si afferma che il Messia avrebbe dovuto soffrire, morire e risorgere dai morti il terzo giorno?
R: Alcuni dei versetti che affermano che il Messia avrebbe sofferto e sarebbe morto sono Daniele 9:26; Isaia 53:1-12; e Zaccaria 12:10 (il lutto per colui che hanno trafitto). In precedenza, in Matteo 12:40-41, Gesù aveva insegnato che la permanenza di Giona nel ventre del pesce era una prefigurazione della sua stessa esperienza.
D: In Luca 24,50-51, Gesù ascese da Betania o dal Monte degli Ulivi, come afferma Atti 1,9-11?
R: Entrambi. Betania si trovava sul versante sud-orientale del Monte degli Ulivi, a circa un miglio dalla cima. Anche il volume *When Critics Ask*, a pag. 401, suggerisce che i discepoli potessero trovarsi sulla cima del Monte insieme a Gesù, e che Gesù sia asceso verso est (allontanandosi da Gerusalemme) sopra Betania. Per ulteriori informazioni, si vedano anche *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pag. 200; *The Expositor’s Greek Testament*, vol. 1, pag. 651; e *The Evangelical Commentary on the Bible*, pag. 839.
D: In Lc 24,53, si dovrebbero aggiungere Gv 7,53-8,11 alla fine del Vangelo di Luca?
R: No. L’unico manoscritto che, secondo Aland et al. (3ª edizione), riportava tale testo era il 1333, redatto nell’XI secolo. Inoltre, tale testo era stato aggiunto a questo manoscritto a titolo di correzione, apparentemente da una mano diversa.
D: Perché il Vangelo di Luca dovrebbe essere incluso nella Bibbia?
R: Vi sono due ragioni, oltre a una terza che fa apparire le prime due meno importanti.
1. Luca è considerato uno degli storici antichi più accurati.
2. Poiché Luca riporta un resoconto accurato delle parole di Gesù, vorremmo leggere i detti e le opere del Messia.
3. Paolo e gli scrittori della Chiesa primitiva lo riconoscevano come parola di Dio. Come sottolinea il volume *The Complete Book of Bible Answers* alle pagine 27-28, in 1 Timoteo 5:18 Paolo citò i libri del Deuteronomio [Dt 25:4] e di Luca [Lc 10:7], definend e entrambi «Scrittura». 1 Timoteo fu scritto nel 63 d.C., solo tre anni dopo il Vangelo di Luca, eppure quest’ultimo è ancora definito «Scrittura» allo stesso livello del Deuteronomio.
D: Nel Vangelo di Luca, quali prove vi sono che Luca abbia scritto il Vangelo che porta il suo nome?
R: La Chiesa primitiva accettò universalmente Luca, compagno di Paolo, come autore del Vangelo di Luca.
Ireneo, in *Contro le eresie*, p. 439, capitolo 14, vv. 1 e 3 (scritto tra il 182 e il 188 d.C.), cita Luca 1,2 e menziona che l’opera è opera di Luca.
Tertulliano (198-220 d.C.) in *Contro Marcion*, libro 4, capitolo 2, afferma che «il Testamento evangelico ha come autori gli apostoli». Nello stesso capitolo Tertulliano riconosce che Luca non era un «apostolo», ma un «uomo apostolico» poiché era al seguito di Paolo. Per quanto riguarda l’affidabilità del Vangelo di Luca in generale, si vedano le tre domande successive.
Cipriano, vescovo di Cartagine (circa 246-258 d.C.), cita Luca come autore nel Trattato 12, terzo libro, 116.
D: Quando fu scritto il Vangelo di Luca?
R: Sappiamo con certezza che fu scritto dopo il 33 d.C., prima degli Atti degli Apostoli e probabilmente prima del 70 d.C.
Opinioni di vari autori
La NIV Study Bible, a pag. 1533, afferma che i due periodi più comunemente suggeriti sono il 59-63 d.C. e gli anni ’70 o ’80.
Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 199, afferma che, poiché gli *Atti degli Apostoli* furono scritti mentre Paolo era ancora in vita e il Vangelo di Luca era stato redatto in precedenza, è possibile che siano stati composti prima del 64 d.C. Si ipotizza una data compresa tra il 58 e il 60 d.C.
La *New Geneva Study Bible*, a pag. 1599, afferma che il Vangelo secondo Luca e gli Atti potrebbero essere stati scritti intorno al 63 d.C.
Il *Believer’s Bible Commentary*, alle pagine 1367-1368, afferma che la data più probabile sia all’inizio degli anni ’60. «Sebbene alcuni collochino il Vangelo di Luca tra il 75 e l’85 (o addirittura nel II secolo), ciò è solitamente dovuto, almeno in parte, al rifiuto di ammettere che Cristo potesse predire con precisione la distruzione di Gerusalemme».
Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 605, afferma che la brusca conclusione degli Atti suggerisce che Luca non sia sopravvissuto a lungo alla prigionia di Paolo. Inoltre, è improbabile che il testo sia stato scritto dopo la distruzione di Gerusalemme. Si sostiene che il periodo tra il 58 e il 59 d.C. avrebbe concesso a Luca tempo più che sufficiente per svolgere le sue ricerche.
Il *Wycliffe Bible Dictionary*, alle pagine 1056-1057, si limita a indicare la seconda metà del I secolo.
Il *New International Bible Commentary*, a pag. 1182, espone le ragioni a sostegno di tre diverse tesi.
80-85 d.C. se si nega la natura profetica: si afferma che questa opinione, la più diffusa, si basa sul fatto che Luca 21,20, dove si dice «quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti», non potrebbe costituire una previsione profetica.
100 d.C., se Luca e gli Atti si basano su Giuseppe Flavio: Giuseppe Flavio e Luca riportano alcuni degli stessi eventi, pertanto alcuni ritengono che Luca abbia attinto da Giuseppe Flavio.
Prima del 70 d.C., poiché gli Atti si concludono con Paolo ancora in vita.
La guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 912, indica apparentemente un periodo successivo al 70 d.C. Sebbene alcuni suggeriscano date che arrivano fino al 100 d.C., l’80 d.C. è generalmente più accettabile.
D: Come facciamo a sapere che il Vangelo di Luca che abbiamo oggi è una conservazione affidabile di ciò che fu scritto originariamente?
R: Vi sono almeno tre validi motivi.
1. Dio ha promesso di preservare la Sua parola in Isaia 55:10-11; Isaia 59:21; Isaia 40:6-8; 1 Pietro 1:24-25; e Matteo 24:35.
2. Le testimonianze della Chiesa primitiva. Ecco alcuni degli autori che fecero riferimento a versetti del Vangelo di Luca.
1 Clemente (96-98 d.C.) cita Luca 6,36-38; 8,5 (parafrasi della parabola del seminatore); 17,2. La citazione di Luca 6,36-38 (cap. 13, pag. 8) può riferirsi anche a Matteo 6,12-15; 7,2. La parafrasi di Luca 17,2 può riferirsi anche a Matteo 18,8; 26,24; Marco 9,42.
La Didaché (60-120 d.C. circa), vol. 7, cap. 1, pag. 377, cita Luca 6,30: «Date a chiunque vi chiede, e non chiedete nulla in cambio»;
La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 5, pag. 139, cita Luca 5,32 (cfr. anche Matteo 9,13; Marco 2,17)
La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 19, pag. 148, cita metà di Luca 6,30 (cfr. anche Matteo 5,42)
2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 13, pag. 254, cita liberamente Luca 6,32 come se fossero parole del Signore: «Non avete alcun merito se amate coloro che vi amano, ma avete merito se amate i vostri nemici e coloro che vi odiano». Si fa inoltre riferimento a Luca 16,12.
2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 13, pag. 254, cita parte di Matteo 9,13 e Luca 6,32 come Scrittura. «E un’altra Scrittura dice: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”». La Seconda Lettera di Clemente cita anche Matteo 6,24 e Luca 16,13, nel cap. 16, pag. 252.
2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 5, pag. 252, fa riferimento a una conversazione tra Pietro e Gesù che non è presente nelle Scritture, concludendola con una citazione di Matteo 10,28 e Luca 12,4-5.
Questi sono tutti i riferimenti che la Seconda Lettera di Clemente contiene a Luca.
Policarpo (100-155 d.C.) cita un terzo di Luca 6,37: «Perdonate, e vi sarà perdonato»; Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 2, pag. 33.
Policarpo (100-155 d.C.) cita ciò che si trova in Matteo 7,2 e Luca 6,38: «Con la misura con cui misurate, vi sarà misurato a vostra volta»; Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 3, pag. 33.
Policarpo (100-155 d.C.) cita liberamente quanto riportato sia in Matteo 5,3 e 10 che in Luca 6,20. «Beati i poveri e coloro che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno di Dio». Lettera di Policarpo ai Filippesi, cap. 3, pag. 33.
Questi sono tutti i riferimenti a Luca presenti nella lettera di Policarpo.
Giustino Martire scrisse intorno al 138-165 d.C. Egli cita o parafrasi Luca 1,32,35,38,78; 6,28-30,34-36; 9,22; 10,16,19; 12,48; 13,26; 18,18 e seguenti; 20,34,35; 22,19,42,44; 23,46; 24,32
Luca è menzionato nel Canone Muratoriano (circa 170 d.C.) insieme agli altri tre Vangeli.
Il Pastore di Hermas (circa 160 d.C.), libro 2, cap. 6, pag. 30, cita metà del versetto Luca 12,5, che corrisponde anche a Matteo 10,28.
Attenagora (177 d.C.) cita Luca 6,27-28, che corrisponde anche a Matteo 5,44-45. «Apologia dei cristiani», cap. 11, pag. 134
Attenagora (177 d.C.) cita Luca 6,32-34, che corrisponde anche a Matteo 5,46. *Apologia dei cristiani*, cap. 12, pag. 134
Melito di Sardi (170-180 d.C.) cita parte di Luca 11,20: «e nei Vangeli: “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio”». Da *Orazione sulla Passione del Signore*, vol. 8, pag. 761
Il *Diatessaron* di Tatiano (circa 172 d.C.) citava il 77,4% di Luca, ovvero tutti i versetti tranne 260,3 su 1151.
I cristiani di Vienna e di Lugdunum (177 d.C.) alludono a Luca 1,67: «e avendo egli stesso l’Avvocato, lo Spirito, in misura più abbondante di Zaccaria»; vol. 8, pag. 779
Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) cita Luca 18,27 in *Teofilo ad Autolico*, libro 2, cap. 13, pag. 99
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita in tutto o in parte 130 versetti tratti da Luca.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Luca 1,6 come opera di Luca. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 10.1, p. 423
Canone Muratoriano (190-217 d.C.) 1. Il terzo libro dei Vangeli è Luca. (Pertanto, Matteo e Marco, di cui non si fa menzione, vengono conteggiati come due.)
Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) cita Luca 3,1,2,23 come Vangelo di Luca in *Stromata*, libro 1, cap. 21, p. 333
Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita Luca 16,9 come proveniente dal Signore. «Chi è il ricco che sarà salvato?», cap. 13, pagg. 594-595.
Tertulliano (198-220 d.C.) sottolinea la paternità di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, dell’Apocalisse e di molte delle Lettere di Paolo in *Cinque libri contro Marcion*, libro 4, cap. 5, pag. 350.
Ippolito (222-235/6 d.C.) cita Luca 21,28; 21,18 come «dice il Signore» nel Trattato su Cristo e l’Anticristo, pag. 218
Commodiano (circa 240 d.C.) allude sia a Marco 12,42 che a Luca 21,2. «Istruzioni di Commodiano», cap. 72, pag. 217
Teodoto, probabilmente montanista (circa 240 d.C.), cita parte di Luca 12,49 attribuendola al «Salvatore». Estratti da Teodoto, cap. 27, p. 46
Teodoto, probabilmente montanista (circa 240 d.C.), cita Luca 1,43 come «il Vangelo». Estratti da Teodoto, cap. 50, p. 49
Giulio Africano (232-245 d.C.) menziona «l’evangelista Matteo» e «Luca» nel confrontare le due genealogie di Gesù. Lettera ad Aristide, cap. 3, p. 126
Origene (225-254 d.C.) menziona Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Origene, *Contro Celso*, libro 5, cap. 56, p. 568. Cita inoltre Matteo 18,1 nel *Commento a Matteo* di Origene, libro 13, cap. 14, p. 482.
Novaziano (250/4-256/7 d.C.): «Poiché essi propongono e sostengono ciò che è riportato nel Vangelo di Luca» e fa riferimento a Luca 1,35. *Sulla Trinità*, cap. 24, pag. 635
Il *Trattato contro Novaziano* (254-256 d.C.), cap. 15, pag. 662, cita Luca 8,1-5, attribuendo le parole al Signore stesso nel Vangelo.
Trattato contro Novaziano (254-256 d.C.), cap. 6, pag. 659, cita Luca 10,19 come detto dal Signore nel Vangelo. Quest’opera fa riferimento anche a Luca 11,10 e 7,39.
Trattato sul ribattesimo (circa 250-258 d.C.), cap. 14, pag. 675: «nel Vangelo secondo Luca» e cita Luca 12,50.
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita Luca 11,41 e afferma: «Il Signore insegna questo anche nel Vangelo» in Trattati di Cipriano, Trattato 8, cap. 2, pag. 476
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.): «Nel Vangelo secondo Luca: “E sarete odiati da tutti a causa del mio nome”» (Luca 21,17). *Trattati di Cipriano*, Trattato 3, cap. 29, pag. 542
Firmiliano di Cesarea a Cipriano (256 d.C.) cita Luca 11,23 come proveniente da «Cristo nostro Signore». (Lettera 74, cap. 14, p. 394)
Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) allude a Luca 21,2, l’offerta della povera vedova, come «riportata negli scritti sacri». Orazione e panegirico rivolti a Origene, Argomento 3, p. 23
Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.): «Fu “alla fine del sabato”, come dice Matteo; fu “di buon’ora, quando era ancora buio”, come scrive Giovanni; fu “molto presto al mattino”, come afferma Luca; e fu “molto presto al mattino, al sorgere del sole”, come ci racconta Marco. Pertanto nessuno ci ha indicato chiaramente l’ora esatta in cui Egli risuscitò». Lettera 5 al vescovo Basilide, p. 94
Lettera di Imeneo (268 d.C.)
Pierius di Alessandria (275 d.C.) scrisse un libro
intitolato «Sul Vangelo secondo Luca», Frammento 1, p. 157
Anatolio di Alessandria (270-280 d.C.) cita Luca 15,6 come se fossero parole del Signore stesso. Il Canone pasquale di Anatolio di Alessandria, cap. 10, pag. 149
Adamantio (circa 300 d.C.): «Sarete d’accordo se dimostrerò, attingendo dai Vangeli, che essi non sono invenzioni?» … «Li scrissero i discepoli di Cristo: Giovanni e Matteo; Marco e Luca». *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, «b 5», pag. 41
Adamantio (circa 300 d.C.) cita Luca 23,46; 50-53 come se fossero parole dell’evangelista. *Dialogo sulla vera fede*, quinta parte, 12, pag. 163
Adamantio (circa 300 d.C.) cita Luca 1,35 come tratto dal Vangelo. *Dialogo sulla vera fede*, quinta parte, cap. 9, p. 159.
Vittorino di Petau, vescovo di Petau in Austria (martirizzato nel 304 d.C.), menziona Matteo, Marco e Luca nel «Commento all’Apocalisse del Beato Giovanni», dal capitolo quarto, versetti 7-10, pag. 348
Pamphilus (martirizzato nel 309 d.C.): «Presentiamo quindi questa esposizione sulla base della storia di Luca, evangelista e storico». *Esposizione dei capitoli degli Atti degli Apostoli*, pag. 166
Metodio (270-311/312 d.C.) (citazione parziale) cita Marco 11,9b, che corrisponde anche al Salmo 118,26a; Matteo 21,9b; Luca 19,38a; e Giovanni 12,13b. «Invece delle nostre vesti, stendiamo i nostri cuori davanti a Lui. Con salmi e inni, eleviamo a Lui le nostre grida di ringraziamento; e senza sosta esclamiamo: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”». Orazione sui Salmi, cap. 1, p. 394
Atanasio (318 d.C.) cita Luca 19,10: «come Egli [Gesù] stesso afferma nei Vangeli: “Sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”». *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 14, pag. 43. Egli cita inoltre Luca 4,34 — che corrisponde a Marco 5,7 — in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 32.5, pag. 53.
Atanasio (318 d.C.) cita Luca 10,18 in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 25, pag. 50
La *Storia ecclesiastica* di Eusebio (318 d.C.), libro 3, cap. 24, pag. 152, tratta dei quattro Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. *Padri niceni e post-niceni*, seconda serie, vol. 1, pag. 152
Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) cita Luca 14,2 nelle *Istituzioni divine*, libro 5, cap. 16, pag. 151.
Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) allude a Matteo 14; Marco 6, Luca 9 e Giovanni 6 quando narra l’episodio dei cinque pani e dei due pesci. *Le Istituzioni Divine*, libro 4, capitolo 15, pag. 115
Si veda la domanda successiva per sapere quali versetti e frazioni di versetti siano stati citati e quali no.
Dopo Nicea
Giovenzo (329 d.C.) scrisse un poema epico che riuniva i quattro Vangeli.
Eusebio scrisse commentari completi su Luca e sulla Prima Lettera ai Corinzi. Padri niceni e post-niceni, seconda serie, vol. 1, pag. 41
Afrajat il Siro (337-345 d.C.), *Dimostrazioni scelte*
Egemonio (IV secolo) cita Luca 4,34. «Disputa con Mani», cap. 48, pag. 225.
Filone di Carpasia (IV secolo) fa riferimento a Luca 23,11
Optato (IV secolo) fa riferimento a Luca 8,45
Zeno (IV secolo)
Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) fa autorevolmente riferimento a Giovanni, Luca, Matteo e Marco. Sulla Trinità, libro 10, cap. 43, pag. 193
Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) cita Luca 18,19 come parole di Gesù. Nel libro «Sulla Trinità», libro 1, cap. 31, pag. 48. Egli fa riferimento anche a Luca 1,35.
Atanasio (367 d.C.) elenca i libri del Nuovo Testamento nella Lettera festiva 39, pag. 552
La *Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C. o V secolo) menziona Luca come parte del Nuovo Testamento. Essa cita per intero Luca 1,1.
Lo scismatico Lucifero di Cagliari (370/371 d.C.) fa riferimento a Luca 13,27; 19,25
Efraem il Siro (373 d.C.)
Tito di Bostra (prima del 378 d.C.)
Basilio di Cappadocia (357-379 d.C.) cita Luca come se fosse opera di Gesù. Fa inoltre riferimento a Luca 9,26. Nella Lettera 42, cap. 1, pag. 143, cita anche Luca 14,29 come opera del Signore
Ambrosiaster (dopo il 384 d.C.)
Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) cita parte di Luca 4,41 come Scrittura nella Lezione 10.15, pag. 4. Vi fa riferimento come al Vangelo nella Lezione 2.4, pag. 9.
Il Sinodo di Laodicea (in Frigia) (343-381 d.C.), nel canone 60, pag. 159, elenca i libri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento. Il canone 59, pag. 158, afferma che in chiesa possono essere letti solo i libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Il Canone di Cheltenham (= Catalogo di Mommsen) (ca. 360-370/390 d.C.) fa riferimento a ciascuno dei quattro Vangeli.
Ambrogio di Milano (370-390 d.C.)
Apollinare di Laodicea (circa 390 d.C.) fa riferimento a Luca 1,35
Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.) allude a Luca
Anfilochio (-397 d.C.) cita Luca in *Iambi ad Seleucum*
Gregorio di Nissa (circa 356-397 d.C.) fa riferimento a Luca 6,36 come parola del Signore in *Contro Eunomio*, libro I, cap. 34, p. 89
Didimo il Cieco (398 d.C.)
Il Libro dei Passi siriaco (Liber Graduum) (350-400) cita una parte di Luca attribuendola a Gesù.
Massimo di Torino (IV/V secolo)
Asterio di Emesa (circa 400 d.C.)
Catalogo siriano di Santa Caterina (circa 400 d.C.)
Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) Luca 1,28
Commento di Rufino al Credo degli Apostoli (376-406 d.C.)
Giovanni Crisostomo (-406 d.C.) afferma che la genealogia di Luca è più completa di quella di Matteo. Commento al Vangelo di Matteo, Omelia 1.14, p. 7 (vol. 10)
Gaudenzio (dopo il 406 d.C.)
Cromazio (morto nel 407 d.C.)
Severiano (attivo tra il 400 e il 408 d.C.)
Girolamo (317-420 d.C.) menziona ciascuno dei quattro Vangeli per nome nella Lettera 53.9, pag. 101.
Sozomeno (370/380-425 d.C.) fa riferimento a Luca come a una Scrittura. Storia ecclesiastica di Sozomeno
Concilio di Cartagine (393-419 d.C.) (218 vescovi) (implicito)
Niceta di Remesiano (361-circa 415 d.C.) cita Luca. Egli fa riferimento a Luca 12,39.
Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) cita Luca
Sulpicio/Sulpizio Severo (363-420 d.C.) menziona Luca per nome nel libro 2 della Storia, cap. 28, pag. 110
Agostino di Ippona (354-430 d.C.) fece riferimento a tutti e quattro i Vangeli nella sua opera intitolata «Armonia dei Vangeli».
Giovanni Cassiano (semipelagiano) (419-430 d.C.) menziona Luca 4,27 come attribuito a Luca nel testo *Conferenza dell’abate Nesteros*, cap. 1, pag. 445
Nilo (circa 430 d.C.) fa riferimento a Luca
Esichio di Gerusalemme (-450 d.C.) (si pronuncia HESS-us) fa riferimento a tutti e quattro i Vangeli
Cirillo di Alessandria (444 d.C.)
Teodoreto di Ciro (vescovo e storico) (423-458 d.C.)
Speculum (V secolo)
Patrizio d’Irlanda (420-461 d.C.) cita Luca. Lettera a Cortico
Papa Leone I di Roma (440-461 d.C.)
Proclo (412-485 d.C.)
Testimonianze di eretici e libri apocrifi
L’eretico encratita Tatiano (circa 172 d.C.) scrisse un’armonia dei quattro Vangeli chiamata Diatessaron, che significa «attraverso [i] quattro». In essa egli fa riferimento a 890,7 versetti di Luca. Ciò corrisponde al 77,4% dell’intero Vangelo di Luca.
Costituzioni Apostoliche (375-380 d.C.)
Tolomeo e Valentiniano secondo Ireneo di Lione (182-188 d.C.)
Priscilliano (circa 385 d.C.) fa riferimento a Luca 1,35 e ad altri versetti.
Il «Bazar di Eracleide» di Nestorio (451/452 d.C.)
L’eretico manicheo Fausto-Milevis (383-400 d.C.) cita Luca 3,22-23 come opera di Luca. Risposta di Agostino a Fausto il Manicheo, libro 23, cap. 2, Padri niceni e post-niceni, Prima serie, vol. 4, p. 313
L’eretico pelagiano Giuliano di Eclano (circa 454 d.C.) fa riferimento a Luca 20,36
3. I manoscritti più antichi di Luca di cui disponiamo mostrano piccole variazioni manoscritte, ma nessun errore teologicamente significativo.
Il manoscritto lucano conservato a Parigi, relativo a Luca 3,23 e 5,36, è stato datato da Philip Comfort intorno al 100 d.C. Maggiori informazioni al riguardo sono contenute nel libro di Thiede, Carsten P. e Matthew d’Ancona, *Eyewitness to Jesus: Amazing New Manuscript Evidence About the Origin of the Gospels* (New York: Doubleday, 1996, 206 pp.). Essi lo datano «non molto dopo il 68 d.C.». Naturalmente, il Vangelo di Luca fu scritto prima degli Atti.
p3 Luca 7,36-45; 10,38-42. VI/VII secolo. Testo alessandrino.
VI o VII secolo – 1968 – *Il testo del Nuovo Testamento*.
p. 4 Luca 1:58-59; 1:62-2:1; 2:6-7; 3:8-4:2; 4:29-32, 34-35; 5:3-8; 5:30-6:16 (metà del II secolo secondo *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento*, p. 33). Una fotografia della p4 è riportata in *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*, p. 32. La p4, la p64 e la p67 provengono tutte dallo stesso manoscritto.
La datazione del manoscritto è la seguente:
III secolo – 1968 – *The Text of the New Testament*.
III secolo – 1975 – Aland, terza edizione
Simile all’inizio del II secolo – 1990 - Philip Comfort, nell’opera *Early Manuscripts and Modern Translations of the New Testament*, a pag. 32, osserva che fino a poco tempo fa era datata al III secolo (circa 250 d.C.), ma poiché la pagina 4 fa parte dello stesso manoscritto delle pagine 64 e 67, oppure è stata redatta dallo stesso copista, e poiché è noto che le pagine 64 e 67 risalgono all’inizio del II secolo, la pagina 4 deve avere una datazione analoga. (Tuttavia, altri sostengono che non si tratti dello stesso manoscritto.)
III secolo – 1998 – Aland, 4ª edizione riveduta
Metà del II secolo – 1999 – Philip Comfort in *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*, pag. 33
p7 Luca 4,1-3 (si trovava a Kiev, ora perduto) (dal III al IV secolo?)
V secolo – 1968 – *The Text of the New Testament* afferma che contiene solo Luca 4,1-2.
p. 42 Luca 1:54-55; 2:29-32 (dal VII all’VIII secolo). Concorda con l’Aleksandrinus.
VII-VIII secolo – 1968 – *Il testo del Nuovo Testamento*.
p. 45 Chester Beatty I (tutti e quattro i Vangeli e gli Atti) (100-150 d.C.) (in precedenza ritenuto risalente alla fine del II o all’inizio del III secolo d.C.) 233 versetti di Luca. (Luca 6:31-41; 6:45-7:7; 9:26-41; 9:45-10:1; 10:6-22; 10:26-11:1; 11:6-25, 28-46; 11:50-12:13 (12:9 non è mai stato scritto); 12:18-37; 12:42-13:1; 13:6-24; 13:29-14:10; 14:17-33) L’opera *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* presenta una fotografia che mostra una parte del p45 a pag. 146. Alle pagine 150-151 si afferma che la copia era una parafrasi libera, in cui l’autore cerca di mettere in evidenza il pensiero di ciascuna frase. L’opera *A General Introduction to the Bible* (p. 389) riporta che si riteneva che il rotolo originale contasse circa 220 fogli, di cui ne sono conservati 30. Disponiamo di 7 fogli del Vangelo secondo Luca.
III secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento
III secolo - 1975 - Aland et al., terza edizione
III secolo - 1998 - Aland et al., quarta edizione riveduta
Fine del II o inizio del III secolo – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.
p69 (= Papiro di Ossirínco 2383) Lc 22,40,45-48,58-61 (metà del III secolo). Non ha mai contenuto Luca 22,43-44. Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento presenta una fotografia che mostra una parte di p. 69 a p. 460, così come Il testo dei più antichi manoscritti greci del Nuovo Testamento a p. 470.
III secolo – 1968 – *Il testo del Nuovo Testamento*.
p75 Papiri Bodmer 14/15 (la maggior parte di Luca e Giovanni) Contiene Luca 3:18-22; 3:33-4:2; 4:34-5:10; 5:37-6:4; 6:10-7:32; 7:35-39, 41-43; 7:46-9:2; 9:4-17:15; 17:19-18:18; 22:4-24:53. Esso viene generalmente datato al 175-200 d.C. o al 175-225 d.C. Tuttavia, la sua grafia è molto simile a quella di un altro documento, il Papiro Fuad XIX, che si sa essere stato scritto nel 145-146 d.C. Il testo è molto simile a quello del Vaticanus (A General Introduction to the Bible, p. 390) L’opera *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* ne riporta una fotografia parziale a pag. 495 e afferma che questo manoscritto fu redatto da uno scriba cristiano professionista; a pag. 496 si precisa che è identico al *Vaticanus* al 97% (e al 92% nel Vangelo di Giovanni). L’opera *L’archeologia del Nuovo Testamento* (Finnegan) riporta una fotografia di Luca 9,23-33 a pag. 383. L’*International Standard Bible Encyclopedia* (1982), vol. 6, pag. 414, riporta una fotografia di Luca 16,9-21, attribuendogli una datazione compresa tra il 175 e il 225 d.C.
inizio del III secolo – 1968 – L’opera *The Text of the New Testament* riporta Luca 3:18-22; 3:33-4:2; 4:34-5:10; 5:37-6:4; 6:10-7:32, 35-43; 7:46-8:18; 22:4-24:53
p. 82 Luca 7,32-34,37,38 (dal IV al V secolo)
p. 97 Luca 14,7-14 (dal VI al VII secolo)
p. 111 (III secolo) Ossirinchus, Luca 17:11-13, 22-23
0171 (circa 300 d.C.) contiene Luca 22:44-50; 22:52-56
Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.), il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) e l’Alessandrino [A] (circa 450 d.C.) contengono l’intero Vangelo di Luca.
Il Codice di Washington (IV/V secolo) contiene l’intero Vangelo secondo Luca.
Cambridge, V/VI secolo
Copto bohairico [Boh] III/IV secolo
Armeno [Arm] dal V secolo
Copto sahidico, III/IV secolo
Efraemico Rescriptus [C], V secolo
Gotico, 493-555 d.C.
Etiope [Eth] dal 500 d.C. circa
Siriaco curetoniano [Syr C], IV-VII secolo
Siriano sinaitico [Syr S] IV-VII secolo
Georgiano [Geo] V secolo
Nel *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 604, è riportata un’immagine di Luca 16,16-21 tratta da un papiro di Bodmer (circa 180 d.C.). Una fotografia di una parte del rotolo dei papiri Bodmer 14/15 è presente nel *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 706.
Fino al 200 d.C. sono stati conservati manoscritti contenenti il 71% dei versetti del Vangelo secondo Luca (818 su 1151 versetti). Essi sono: Luca 1:58-59; 1:62-2:1; 2:6-7; 3:8-4:2; 4:29-32; 4:34-5:10; 5:30-7:32; 7:35-39, 41-43; 7:46-9:2; 9:4-17:15; 17:19-18:18; 22:4-24:53.
Si veda www.BibleQuery.org/Luke Manuscripts.html per ulteriori informazioni sui primi manoscritti di Luca.
D: Nel Vangelo di Luca, quali versetti e frazioni di versetti sono stati citati dagli scrittori preniceni (prima del 325 d.C.)?
R: Prima del 325 d.C. gli scrittori ecclesiastici citarono circa l’84,7% dei versetti del Vangelo di Luca. Si tratta di 975,25 versetti. In altre parole, sono stati citati tutti i 1151 versetti del Vangelo di Luca, ad eccezione di 175,75 versetti. I versetti e le parti di versetti non citati sono: Luca 1:1; 1:3-4; 1:5m (non 5, 3 né 19 parole);
3:21m (non 12, 1, non 3 parole); 3:24-38; 4:2a (7/9 parole);
4:3m (5 parole, non 5 su 7); 4:4; 4:8-11; 4:12; 4:22f (7 parole su 24); 4:31a (8 parole su 14); 4:38f (10/23 parole); 4:40a (1/24 parole); 4:41a (5/28 parole); 4:42m (3 non 5, 9 non 8 parole);
5:13; 5:14m (7 parole, non 7; 6 parole, non 4); 5:17a (5 parole su 16); 5:36 e seguenti (9 parole su 36);
6:1-2; 6:5; 6:10-11; 6:13a (8/17 parole); 6:17f (10/30 parole); 6:21a (6/12 parole); 6:29m (1, non 9; 1, non 11 parole);
7:1a (11/14 parole); 7:3 e segg. (8/19 parole); 7:7; 7:37m (non 1, 1 non 19 parole);
8:4; 8:5m (non 5, 3 non 16, 2 non 2 parole); 8:10-12; 8:13f (10/29 parole); 8:14; 8:16; 8:21; 8:22m (19 non 6 2 parole); 8:23; 8:28a (11/26 parole); 8:29f (non 10 11 non 11 parole); 8:37 e seguenti (6 su 23 parole); 8:40a (6 su 15 parole); 8:41m (2, non 22, 3 parole); 8:42-44; 8:45a (13 su 21 parole); 8:51-52; 8:54;
9:4; 9:6; 9:10; 9:12; 9:13a (4 parole su 32); 9:14a (5 parole su 17); 9:16-17; 9:18a (14 parole su 23); 9:19 e seguenti (4 parole su 18); 9:23a (4/22 parole); 9:26m (non 3 1 non 10 1 non 13 parole); 9:28; 9:29a (12/18 parole); 9:30a (6/11 parole); 9:31a (4/13 parole); 9:32m (non 9, 2 non 12 parole); 9:35; 9:38a (4/20 parole); 9:39m (non 5, 13 non 2 parole); 9:40; 9:42a (22/28 parole); 9:43f (12/20 parole); 9:50 (10/17 parole); 10:23 (8/15 parole); 10:24 (17/23 parole); 10:25 (7/14 parole); 10:26; 10:27 (4, non 22, 6, non 6 parole); 10:34-35; 10:36m (non 2, 2 non 6, 3 parole); 10:37m (3 non 6, 3 non 5 parole); 10:38a (3/17 parole); 11:1a (12/30 parole); 11:3-4; 11:15; 11:18m (4, non 4 4, né 9 parole); 11:29; 11:33; 11:42; 11:44; 11:48-50;
12:6-7; 12:9m (non 10, 2 non 1 parole); 12:34; 12:39 (citazione mista 1/4); 12:40; 12:42a (4/26 parole); 12:43; 12:44m (non 7, 1, non 3 parole); 12:57a (2/9 parole); 12:59a (8/12 parole);
13:18a (2 parole su 18); 13:20a (2 parole su 9); 13:21; 13:35f (17 parole su 23);
16:13m (non 5, 20, non 3 parole);
17:1-2; 17:19a (5/10 parole); 17:22a (5/20 parole); 17:23-24; 17:26f (10/16 parole);
18,15-17; 18,25-26; 18,27a (3/12 parole); 18,32; 18,40 e segg. (7/10 parole); 18,41;
19:34; 19:44m (9 parole, non 8); 19:45; 19:46a (1/5 della citazione);
20:3; 20:4 e segg. (6 parole su 9); 20:5a (7 parole su 10); 20:7; 20:8a (5 parole su 14); 20:9a (9 parole su 21); 20:10-12; 20:15-16; 20:18-19; 20:21-22; 20:23a (citazione 3/8); 20:23f (citazione 3/8); 20:24; 20:27-28; 20:33f (mezza citazione); 20:40-47;
21:1-2; 21:6; 21:10a (citazione 3/10); 21:15m (non 10 né 2 né 5 parole); 21:29a (citazione 4/11); 21:32-33;
22:1; 22:2a (11 parole su 15); 22:4 e segg. (8 parole su 16); 22:5; 22:6 e segg. (6 parole su 12); 22:11 e segg. (16 parole su 22); 22:13; 22:17-18; 22:20; 22:22a (10 parole su 18); 22:24; 22:25a (11 parole su 16); 22:26; 22:33a (10 parole su 16); 22:34a (10 parole su 15); 22:39; 22:42a (1/19 parole); 22:45f (2/15 parole); 22:46f (9/12 parole); 22:47; 22:50; 22:51a (5/14 parole); 22:54; 22:55f (4/14 parole); 22:56; 22:58f (15/19 parole); 22:59a (9/20 parole); 22:60a (4/16 parole); 22:66a (4/20 parole);
23:1; 23:2a (5/22 parole); 23:3; 23:5m (non 2, 1, non 17 parole); 23:17; 23:18f (5/11 parole); 23:24; 23:25f (7/19 parole); 23:26a (12/19 parole); 23:34a (17/19 parole); 23:38; 23:45f (7/10 parole); 23:47a (10/16 parole); 23:50; 23:51m (non 10, 5 non 6 parole); 23:52-54;
24:3a (3 parole su 10); 24:4a (2 parole su 17); 24:8-9; 24:12-13; 24:49f (12 parole su 23)
Ogni versetto o frazione di versetto non elencato qui è stato citato. Per ulteriori informazioni, si veda www.bibleQuery.org/Bible/BibleCanon/EarlyChristianNTQuotes.xlsx.