Domanda biblica tratta da Isaia


D: In Isaia 1-66, quali sono alcuni termini salienti?

R: Eccone alcuni.

Termini chiave

Isaia 1-39

Isaia 40-66

Resto dell’Antico Testamento

Il Santo d’Israele

12

13

6

L’importanza del futuro tempio del Signore

6

5

7+

visione 35



68

sega 48




Casa di Giacobbe

5

2

9

La santità di Dio 6




Signore del sabato 62




Guai («oy / hoy») 22




Pace

11

15

305

Gioia

13

19

148

Pietra




Luce




Cespuglio spinoso

1

1

0

figlio/figli




Salvezza

8

18

89

Canti dei servi

0

4

0

Il tema del ramo 4




Tema del conforto

1

13

molti


D: In Isaia, quali versetti si riferiscono a Gesù?

R: Le citazioni del libro di Isaia presenti nel Nuovo Testamento sono più numerose di quelle di tutti gli altri libri dell’Antico Testamento messi insieme. Se si ritiene che il Nuovo Testamento sia la parola infallibile di Dio, allora tutte queste citazioni provengono da Isaia. I seguenti versetti di Isaia sono citati o menzionati nel Nuovo Testamento in relazione a Gesù.

Versetti di Isaia

Versetti del Nuovo Testamento che citano «Isaia»

Isaia 1:9

Romani 9:29 «È proprio come Isaia aveva predetto»

Isaia 6:9

Luca 8:10 e seguenti (anonimo)

Isaia 6:9-10

Matteo 13:14-15 «Si è adempiuta la profezia di Isaia»

Isaia 6:9-10

Marco 4:12 (anonimo)

Isaia 6:9-10

Luca 8:10 (anonimo)

Isaia 6:9-10

Atti 28:25-27 «Lo Spirito Santo aveva ragione quando parlò ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia»

Isaia 6:10

Giovanni 12:39-40 «Poiché, ancora una volta, Isaia dice»

Isaia 8:14

Romani 9:33 «Come sta scritto»

Isaia 8:14

1 Pietro 2:6, 8 «Poiché è scritto nella Scrittura» … «e»

Isaia 8:17,18

Ebrei 2:13 [Gesù] «E ancora»

Isaia 9:1-2

Matteo 4:14-16 «detto per mezzo del profeta Isaia»

Isaia 10:22-23

Romani 9:27-28 «Isaia grida riguardo a Israele»

Isaia 11:10

Romani 15:12 «Isaia dice»

Isaia 13:10; Gioele 2:31

Matteo 24:29 (allusione anonima)

Isaia 13:10; Gioele 2:31

Marco 13:24 (allusione anonima)

Isaia 22:13

1 Corinzi 15:32 (anonimo)

Isaia 22:22

Apocalisse 3:7 (allusione anonima)

Isaia 25:8

1 Corinzi 15:54 «la parola che è scritta»

Isaia 28:16

Romani 10:11 «È proprio come dice la Scrittura»

Isaia 28:16

Romani 9:33 «Come sta scritto»

Isaia 28:16

1 Pietro 2:6-7 «Poiché è scritto nella Scrittura»

Isaia 29:10

Romani 11:8 «come sta scritto»

Isaia 29:13

Matteo 15:7-9 «Isaia ha profetizzato correttamente riguardo a voi»

Isaia 29:13

Marco 7:6-7 «Isaia ha profetizzato correttamente riguardo a voi, ipocriti»

Isaia 29:14

1 Corinzi 1:19 «Poiché sta scritto»

Isaia 40:3

Matteo 3:3 «di cui ha parlato il profeta Isaia»

Isaia 40:3

Marco 1:2-3 «scritto nel profeta Isaia»

Isaia 40:3

Giovanni 1:23 «secondo le parole del profeta Isaia»

Isaia 40:3-5

Luca 3:4-6 «scritto nel libro delle parole del profeta Isaia»

Isaia 40:6-8

1 Pietro 1:24-25 «Poiché»

Isaia 40:13

Romani 11:34 (anonimo)

Isaia 40:13

1 Corinzi 2:16 (anonimo)

Isaia 42:1-4

Matteo 12:17-21 «per adempiere ciò che era stato detto tramite il profeta Isaia»

Isaia 42:7

Luca 4:18-19 «il rotolo del profeta Isaia…»

Isaia 49:6

Atti 13:47 «Questo è ciò che il Signore ci ha comandato»

Isaia 49:8

2 Corinzi 6:2 «Poiché Egli [Dio] dice»

Isaia 49:8-9

Luca 4:17-21 «Gli fu consegnato il rotolo del profeta Isaia»

Isaia 52:5

Romani 2:24 «come sta scritto»

Isaia 52:15

Romani 15:21 «Come sta scritto»

Isaia 52:11

2 Corinzi 6:17 (implicito) «dice il Signore»

Isaia 53:1

Giovanni 12:38 «la parola del profeta Isaia»

Isaia 53:1

Romani 10:16 «Poiché Isaia dice»

Isaia 53:4

Matteo 8:17 «pronunciate per mezzo del profeta Isaia»

Isaia 53:7-8

Atti 8:32-33 «leggendo il profeta Isaia… questo passo della Scrittura»

Isaia 53:9

1 Pietro 2:22 (anonimo)

Isaia 53:12

Marco 15:28 «Così si adempì la Scrittura che dice»

Isaia 53:12

Luca 22:37 «Questa Scrittura deve adempiersi in me»

Isaia 54:1

Galati 4:27 «Poiché sta scritto»

Isaia 54:13

Giovanni 6:45 «È scritto nei Profeti»

Isaia 55:3

Atti 13:34 «Come Egli [Dio] ha detto»

Isaia 56:7

Matteo 21:13 (anonimo)

Isaia 56:7

Marco 11:17 «Non è forse scritto?»

Isaia 56:7

Luca 19:46 «È scritto»

Isaia 59:7

Romani 3:17 (anonimo)

Isaia 59:20-21

Romani 11:26-27 «Come sta scritto»

Isaia 61:1-2

Luca 4:17-19 «Gli fu consegnato il rotolo del profeta Isaia...»

Isaia 64:4

1 Corinzi 2:9 «come sta scritto»

Isaia 65:1

Romani 10:20 «E Isaia afferma con coraggio»

Isaia 65:2

Romani 10:21 «Ma riguardo a Israele egli [Isaia] dice»

Isaia 66:1

Matteo 5:34 (allusione anonima)

Isaia 66:1

Atti 7:48-50 «Come dice il profeta»

Isaia 66:24

Marco 9:44, 46, 48 (anonimo)

Naturalmente esistono ulteriori passaggi messianici non menzionati nel Nuovo Testamento.

Tra i rotoli del Mar Morto, il Grande Rotolo di Isaia è particolarmente interessante in quanto presenta undici punti in cui compare quella che sembra essere una lettera greca Tau (o Chi) capovolta accanto a passaggi di natura messianica. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che Chi era la prima lettera della parola greca che indica Cristo. Ciò non dimostra tuttavia un’influenza cristiana, poiché il termine «Cristo» era già riconosciuto dagli ebrei prima dell’epoca di Gesù come traduzione greca di Messia, ovvero «l’unto». Questi undici passaggi sono Isaia 32:1 e seguenti; 42:1 e seguenti; 42:5 e seguenti; 42:19 e seguenti; 44:28; 49:5-7; 55:3-4; 56:1-2; 56:3 e seguenti; 58:13 e seguenti; 66:5 e seguenti.


D: Nel libro di Isaia, le visioni e gli oracoli sono disposti in ordine cronologico?

R: Sebbene sia possibile che lo siano, non vi è motivo di pensarlo. Probabilmente Isaia, verso la fine della sua vita, o qualcun altro, li ha disposti per argomenti. Si veda anche la domanda successiva.


D: Qual è la struttura generale del libro di Isaia?

R: Ecco una semplice struttura generale della struttura del libro di Isaia.

Isaia 1-12: I decreti del Re in tre parti

. Isaia 1-5 Si riunisce il tribunale: le accuse di Dio contro Giuda e i Suoi piani per essa

. . Isaia 1: Il processo e le tre calamità: nazionale, religiosa e sociale

. . Isaia 2-4 La vostra scelta: camminare nella luce della benedizione o nascondersi nella polvere o nella maledizione

. . . Isaia 2:1-4 Il poema su Sion

. . . . Isaia 2:5-9 Appello alla misericordia del Signore

. . . . Isaia 2:10-22 Oppure nascondetevi tra le rocce per sfuggire alla Sua ira

. . . Isaia 3:1-9 Ecco quanto sarà grave l’ira

. . . Isaia 3:10-26 Ecco come Dio giudicherà

. . Isaia 4:2-6 Poema su Sion

. . Isaia 5 Il Canto del mio Amato e la distruzione della vigna inutile

. Isaia 6 La missione di Isaia

. Isaia 7-12 Emmanuele – Dio con noi

Isaia 13-27 Il giudizio del Signore su tutti

. Isaia 13-23 Il giudizio di Dio sulle nazioni

. Isaia 24-27 Dio giudica il mondo (Piccola Apocalisse)

Isaia 28-39 Dalla condanna nasce la speranza

. Isaia 28-33 Guai al popolo disobbediente di Dio

. Isaia 34-35 I piani futuri di Dio per il mondo

. Isaia 36-39 Intermezzo storico: Il libro di Ezechia

Isaia 40-66: Consolazione e restaurazione

. Isaia 40-44 Il conforto e il carattere di Dio

. Isaia 45-48: Ciro e Babilonia, e l’uscita da Babilonia

. Isaia 49-55 Il Liberatore di Dio e la liberazione di Israele

. Isaia 56-59: La responsabilità e il fallimento dell’uomo

. Isaia 60-66: Le sicure promesse future di Dio

Oppure, il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 7, parte 2, pag. 128, afferma che vi sono dieci parti e nove discorsi in ciascuna di esse. Le parti sono: 1-6, 7-12, 13-23, 24-27, 28-33, 34-35, 36-39, 40-48, 49-57, 58-66.

Sebbene sia possibile che le visioni e gli oracoli siano disposti in ordine cronologico, non vi è alcuna prova che lo siano. È probabile, tuttavia, che Isaia 1-6 risalgano alla primissima fase del ministero di Isaia. Isaia 6 potrebbe essere stato pronunciato dopo Isaia 1-5 oppure, più probabilmente, è avvenuto prima di essi e costituisce un flashback. Isaia 1-5 serve a illustrare i motivi per cui Dio aveva bisogno di un profeta come Isaia, mentre Isaia 6 riporta la chiamata. I capitoli del libro di Isaia potrebbero essere stati ordinati per argomento da Isaia stesso verso la fine della sua vita oppure da qualcun altro.


D: In sintesi, di cosa trattano i capitoli Isaia 1-12?

R: Si potrebbe ritenere che si tratti principalmente dell’ammonimento di Dio a Israele. Qualcun altro potrebbe dire che si tratta della feroce ira di Dio; un altro ancora del conforto di Dio; un altro della nostra gioia nel Signore e un altro della nostra speranza in Dio. Ma ciascuna di queste interpretazioni, presa singolarmente, non coglie il senso della prima sezione di Isaia: 1-12. Piuttosto, qui possiamo osservare la progressione delle emozioni di Dio: dall’ammonimento all’ira, al perdono, al conforto e alla gioia. Possiamo individuare le ragioni di alcune di queste fasi, ma per altre le uniche ragioni che vediamo sono chi è Dio e il Suo amore profondo e immeritato per noi.

Infine, i capitoli 1-11 si concentrano sul modo in cui Dio agisce nei confronti di Giuda e della sua capitale, Gerusalemme (Sion). I capitoli 13-23 si concentrano sul modo in cui Dio agisce nei confronti del mondo. Il capitolo 12 funge da transizione, riassumendo l’operato di Dio nei confronti di Israele e la lode per ciò che Egli ha compiuto su tutta la terra.


D: In Isaia 1:1, in quale periodo visse Isaia?

A: Il capitolo 6 di Isaia, risalente agli inizi della carriera di Isaia, si riferisce all’«anno in cui morì il re Uzzia», nel 740/739 a.C. A Uzzia succedettero Jotham, Acaz ed Ezechia, seguiti da Manasse nel 687 a.C. Poiché Isaia menziona la morte di Sennacherib, è probabile che fosse ancora in vita al momento di tale evento, avvenuto nel 681 a.C.

Il libro pseudepigrafico ebraico «L’Ascensione di Isaia» afferma che Isaia fu ucciso venendo segato in due durante il regno di Manasse. La «Guida alla Bibbia» di Asimov, a pag. 547, definisce questo episodio «Il martirio di Isaia» e sostiene che sia stato scritto intorno al 100 d.C. Ebrei 11:37 afferma che alcuni credenti dell’Antico Testamento furono segati in due, e Asimov sostiene che questo potrebbe essere un riferimento a Isaia.


D: In Isaia 1:1, chi era Amoz, il padre di Isaia?

R: Non sappiamo nulla di lui. La *Guida alla Bibbia* di Asimov, a pag. 527, menziona una tradizione rabbinica secondo cui Amoz era fratello del re Amazia, per cui Isaia sarebbe stato di sangue reale. Tuttavia, il *Commentario biblico dell’Expositor*, volume 6, pag. 4, afferma che questa tradizione ebraica secondo cui Amoz fosse di sangue reale non può essere comprovata.


D: In Isaia 1:1, quale parte dell’Antico Testamento era già stata scritta ai tempi di Isaia?

R: Probabilmente dalla Genesi fino a 2 Samuele, molto probabilmente anche il Libro di Giobbe e i Salmi.


D: In Isaia 1:1, quale significato ha la menzione dei re?

R: Ciò ci mostra che Isaia visse in un’epoca particolarmente straziante per le persone devote. La maggior parte dei re di Giuda era malvagia. Uno dei pochi re virtuosi menzionati, Uzzia, ebbe l’arroganza di bruciare incenso nel tempio di proprio pugno, quando solo i sacerdoti avrebbero dovuto farlo. Di conseguenza, Dio lo maledisse con la lebbra fino alla morte. A prescindere dalle circostanze, Isaia riuscì comunque a servire fedelmente Dio, e così dovremmo fare anche noi.


D: In Isaia 1:1, Isaia ebbe una sola visione da Dio o visioni multiple?

R: Isaia ebbe diverse visioni. Ecco l’inizio di alcune di esse e di alcuni oracoli (solo verbali): capitoli 1, 2, 6, 7, 13, 15, 19, 21, 22, 23, 37:21, 38:4, 39:5. Tuttavia, nonostante gli avvertimenti negativi presenti in alcune di queste visioni, dobbiamo ricordare che il libro trasmette lo stesso messaggio del nome di Isaia, Yeshaiah in ebraico, che significa «Yahweh è salvezza».


D: In che modo Isaia 1:1-31 si presenta come un processo giudiziario?

R: Giuda e Gerusalemme vengono innanzitutto paragonate, in senso sfavorevole, ad animali, seguite dalle accuse mosse contro di loro. Vi sono somiglianze con Deuteronomio 32:1-43 per quanto riguarda le accuse mosse contro di loro. Ciò è tuttavia un po’ insolito, in quanto Dio è al tempo stesso l’attore e il giudice. Infine, Isaia 1:24-31 si presenta come una sentenza, ma qui vi è una grande sorpresa. La sentenza non riguarda il modo in cui Dio li punirà, bensì il modo in cui Dio li purificherà e li ristabilirà, punendo al contempo i malfattori. Tuttavia, questa sezione non specifica quali prove Dio farà loro affrontare per purificarli. Isaia 1,24-31 è una sorta di «anticipazione» che troverà pieno sviluppo in Isaia 40-66.


D: In Isaia 1:2, dato che i figli di Dio si sono ribellati e Dio è un buon padre, i cristiani possono essere buoni genitori se i loro figli prendono la strada sbagliata?

R: Sì. I genitori hanno una grande responsabilità e un’influenza notevole sui propri figli. Tuttavia, in ultima analisi è il figlio, non il genitore, a scegliere se seguire Dio o meno.


D: In Isaia 1:3, perché Israele non conosceva Dio, dal momento che nulla accade se non ciò che Dio permette?

R: Dio ci concede un certo grado di libertà e permette che accadano cose che Lo rattristano.


D: In Isaia 1:5-7, in che modo si è adempiuta questa distruzione?

R: Vi sono due situazioni, ed entrambe sono plausibili.

La prima, meno rilevante, riguarda gli alberi abbattuti e la desolazione intorno a Gerusalemme dopo che i Siri (Aramei) e il regno del nord si allearono per combattere il regno del sud. La seconda (e più probabile) risale al 701 a.C., quando Sennacherib aveva conquistato il regno del nord e sembrava sul punto di conquistare anche quello del sud.


D: In Isaia 1:5, in quali circostanze la disciplina non sortisce effetto?

R: La risposta si articola in due parti.

1. Applicazione errata: la disciplina non funziona se:

1a. È troppo blanda per fungere da deterrente

1b. Chi viene sottoposto alla disciplina non comprende affatto il motivo per cui essa venga applicata.

1c. Una punizione incoerente o la cui severità dipende dall’umore del genitore può essere percepita come capricciosa e incomprensibile per quanto riguarda l’entità della punizione.

1d. Infine, una punizione troppo severa rispetto alla trasgressione commessa può comunque funzionare, ma può comportare altri effetti indesiderati.

2. Applicata correttamente: anche una disciplina applicata in modo perfettamente coerente non garantisce di produrre l’effetto desiderato. Spetta alla persona sottoposta alla disciplina sottomettersi e non indurire il proprio cuore. La disciplina è un’azione esterna. Non può cambiare il cuore; può solo fornire uno stimolo affinché la persona cambi.

La disciplina non funziona sempre; dipende dalla persona che la subisce. Isaia chiede in Isaia 1:5: «Perché, se sarete nuovamente picchiati, insistete nel ribellarvi ancora?».


D: In Isaia 1:8, cosa significa che la figlia di Sion è ridotta a «una capanna in un campo di cetrioli»?

R: Questa dimora umile e solitaria è in netto contrasto con Isaia 5:8, dove le case sono unite l’una all’altra, come in un’enorme dimora. I prosperi proprietari terrieri della Giudea sarebbero stati ridotti a poveri contadini di sussistenza una volta che l’Assiria e la Babilonia avessero finito con loro.

Per inciso, il cetriolo è un tipo di melone, e vi è una certa incertezza riguardo a quali ortaggi siano inclusi in questo termine ebraico.


D: In che modo Isaia 1:9 si collega a Romani9:29 ?

R: Romani9:29 cita Isaia 1:9 per dimostrare che, sia in senso spirituale che fisico, le persone di discendenza ebraica che credono in Dio costituiscono un residuo che rappresenta una percentuale molto esigua degli Israeliti precedenti all’esilio. Come nota a margine, nella maggior parte dei manoscritti è presente uno spazio tra Isaia 1:9 e 1:10. Si trattava di un antico modo per indicare che si trattava di una nuova sezione.


D: In Isaia 1:11-17 e Geremia 6:20, perché Dio critica i sacrifici, le assemblee e persino la preghiera, dal momento che Egli stesso li ha comandati nella Torah?

R: Non si tratta di una religione che tocchi il cuore di Dio. In realtà, qui si parla di un concetto che molte persone si rifiutano di accettare: la «religione inutile». La frase tradotta «Non posso sopportarlo» in Isaia 1:13 non rende appieno la forza dell’originale ebraico. Forse una traduzione migliore sarebbe «Non lo sopporto». A prescindere da ciò, tuttavia, in Isaia 1:14 Dio afferma di detestare tali cose. Alla fine del versetto 12, Dio afferma che questa religione insincera non è altro che «rumore sulla strada».

Isaia1:14 non afferma che essi siano sempre stati un peso per Dio, ma piuttosto che «sono diventati un peso». I sacrifici insinceri sono fastidiosi per Dio. Pertanto, Isaia non è completamente contrario ai sacrifici offerti a Dio; tuttavia, il linguaggio forte che Isaia utilizza in questo contesto dimostra che Dio è contrario ai sacrifici ipocriti di coloro che in realtà non vogliono servirLo. Inoltre, le persone malvagie possono utilizzare la religione e i sacrifici esclusivamente come copertura per la loro malvagità.


D: In Isaia 1:15, Dio, che tutto conosce e tutto ascolta, non ascolta forse le preghiere di tutti?

R: No. Isaia 1:15 afferma che quando le persone non si sono pentite della loro malvagità, eppure pregano ipocritamente Dio, Dio sceglie di non ascoltare né di rispondere alle loro preghiere. Isaia 1:15 afferma metaforicamente che quando alzano le mani verso Dio, le loro mani sono piene di sangue, non proveniente da sacrifici animali, ma sangue di omicidio. L’ebraico utilizza parole diverse per indicare il sangue, e questa parola viene tradotta più precisamente con «sangue versato», non sangue che scorre naturalmente nel corpo.

In tutto il libro di Isaia vengono menzionati vari peccati personali quali l’idolatria, la fornicazione, ecc., ma Isaia 1:17 menziona i «peccati sociali» consistenti nel non cercare la giustizia, nel non correggere l’oppressore e nel non difendere gli orfani e le vedove.


D: In Isaia 1:18, in che modo dovremmo dedicare del tempo a ragionare con Dio?

R: Non abbiamo bisogno di informare o insegnare nulla a Dio, ma ragionare con Lui è utile affinché Dio possa insegnarci. Non dovremmo rifuggire dai concetti profondi o dalle domande difficili, ma piuttosto portarli pazientemente davanti al Signore. Uno dei benefici è che Dio vi guiderà verso le risposte; un secondo beneficio è l’allenamento della vostra mente nel ragionare sulle cose di Dio. Forse il “beneficio” più importante, tuttavia, è semplicemente il privilegio di trascorrere questo tempo con Dio.


D: In Isaia 1:18, si suggerisce forse il perdono dei peccati al di fuori di Cristo?

R: No. Questo versetto non specifica il modo esatto in cui Dio perdonerà i loro peccati, ma solo che Dio lo farà. Si veda anche la domanda successiva.


D: In Isaia 1:18, come avrebbe potuto Dio perdonare i peccati, dal momento che Cristo non era ancora venuto?

R: Dio insegna che il peccato viene perdonato solo attraverso Cristo, secondo il Nuovo Testamento, ma un Dio che è al di fuori del tempo può perdonare il peccato attraverso Cristo ogni volta che lo desidera. Dio non è soggetto a limitazioni. Per quanto riguarda le persone che vivevano prima di Cristo, Ebrei 9 e 10:1-4 mostrano che i loro peccati erano stati «coperti» fino alla morte di Cristo, e che essi sono perdonati in Cristo. Isaia 6:7 e altri passaggi dicono semplicemente «espiati» e «perdonati» anziché «coperti per il momento e perdonati in seguito» per due ragioni che possiamo individuare.

1. Nell’Antico Testamento, Dio fornisce solo accenni in Isaia 53 e in altri passi, non un insegnamento chiaro, su come avrebbe realizzato questo perdono. Il fatto che i loro peccati fossero perdonati era l’unica cosa di cui dovevano preoccuparsi.

2. Dio ha una percezione del tempo diversa dalla nostra. Spesso consideriamo le cose che non sono ancora accadute come possibilità future. Dio può considerarle come certezze che sono «già avvenute», solo in un momento successivo di quell’immenso filmato tridimensionale che chiamiamo «vita sulla terra».


D: In Isaia 1:21-23, cosa c’è di interessante riguardo allo stile letterario di Isaia in questo passo?

R: Isaia era un maestro di molti generi di poesia ebraica. In Isaia 1:19b-20a ha utilizzato un gioco di parole: siate obbedienti e nutritevi dei beni della terra, oppure disobbedite e sarete divorati dalla spada. Ma qui, in Isaia 1:21-23, passa allo stile di un’elegia, come se qualcuno parlasse a un funerale. La cosa interessante è che questo «discorso funebre» non è rivolto a qualcuno che sia morto, ma a una città e al suo popolo che si sono allontanati da Dio. Non sono ancora stati uccisi, ma è interessante tenere un discorso funebre in cui le persone per cui si piange sono ancora vive tra il pubblico.


D: In Isaia 1:21, perché in alcuni luoghi vi sono così tanti ingiusti e assassini?

R: Sebbene non conosciamo la situazione di tutti gli abitanti di Gerusalemme, in generale possiamo individuare almeno sei ragioni per cui una città potrebbe avere molti malvagi.

1. Assenza di giustizia, o giustizia incoerente nel punire i trasgressori.

2. Manca un insegnamento divino.

3. Mancano leader politici e religiosi devoti che il popolo possa rispettare e che siano in grado di dare l’esempio.

4. I credenti non pregano per il proprio popolo (1 Samuele12:23 ).

5. Gli stessi credenti non si sono allontanati dalle proprie vie malvagie (2 Cronache7:14 ).

6. Il crollo delle famiglie. Una volta, una persona impegnata nel ministero carcerario ebbe l’idea di acquistare biglietti per la Festa della Mamma da distribuire ai detenuti affinché scrivessero messaggi alle proprie madri. Chiesero inoltre alla Hallmark se fosse disposta a donare dei biglietti. La Hallmark donò un gran numero di biglietti, che furono distribuiti, e l’iniziativa riscosse un grande successo. Circa un mese dopo, ripeterono l’iniziativa in occasione della Festa del Papà. Fu un vero e proprio fiasco; la maggior parte dei detenuti non mostrò alcun interesse. A quanto pare, la maggior parte di loro non aveva una figura paterna nella propria vita.


D: Perché Isaia 2:1-4 è molto simile a Michea 4:1-3?

R: Michea profetizzò durante il regno di Ezechia, secondo Geremia 26:18. Quindi Michea e Isaia erano contemporanei, e un profeta potrebbe aver sentito l’altro pronunciare quelle parole, oppure entrambi potrebbero averle apprese da un profeta anonimo, forse Gioele. Potrebbe essere stato Michea a pronunciarle per primo, oppure un profeta anonimo, forse Gioele, poiché anche Gioele 3:10 presenta dei parallelismi. Una ragione è che il brano menziona «gli ultimi giorni» e, sebbene Isaia non utilizzi tale termine in nessun altro punto, esso è prominente nelle profezie di Michea.


D: In Isaia 2:2, quando Isaia affermò che sarebbero giunti gli ultimi giorni?

R: Isaia non specificò quando sarebbero giunti né fornì molti dettagli. Forse Dio non lo aveva rivelato a Isaia. Esiste più di un Giorno del Signore. Un Giorno di giudizio sarebbe giunto presto, quando Dio avrebbe usato gli Assiri per infliggere il giudizio, distruggere Israele e punire Giuda. Ma in definitiva, sulla base della descrizione e delle conoscenze successive rivelate all’umanità nel Nuovo Testamento, ciò avverrà durante il Millennio. Maggiori dettagli sulla città e sul tempio in quel periodo si trovano in Ezechiele 40-43.


D: In Isaia 2:2,4; 11:9; 25:6-7; 27:13; 30:29; 56:7; 57:13; 65:11,25; 66:20, Ezechiele 40-43, perché ritiene che Isaia sottolinei l’importanza del Tempio del Signore nel Millennio?

R: Isaia ed Ezechiele hanno profetizzato ampiamente sul Millennio.


D: In Isaia 2:4, negli ultimi giorni, perché Dio dovrà risolvere le controversie tra i popoli?

R: In quel momento non le risolverà, poiché le avrà già risolte. Dopo che il Messia avrà iniziato il Suo regno sulla terra, non avrà più bisogno di risolvere alcuna controversia, disaccordo o guerra. L’unica eccezione si verificherà alla fine del Millennio, quando Satana ingannerà le nazioni, come descritto in Apocalisse 20:7-10.


D: In Isaia 2:4, che tipo di aratri avevano all’epoca?

R: Non disponevano di vomeri come quelli utilizzati dai contadini successivi. Piuttosto, poiché il ferro non era così abbondante, utilizzavano una punta di ferro fissata su una trave di legno.


D: In Isaia 2:4 e Michea 4:3, le persone trasformeranno le loro spade in vomeri, ecc., oppure trasformeranno i loro vomeri in spade in Gioele 3?

R: La trasformazione di strumenti pacifici in strumenti bellici in Gioele 3 avviene durante la Tribolazione, prima che Gesù ritorni nella gloria. La trasformazione di strumenti bellici in strumenti pacifici in Isaia 2:4 e Michea 4:3 avviene durante il Millennio, quando Gesù verrà e regnerà.


D: In Isaia 2:6, perché si fa riferimento ai bambini?

R: Non si parla di bambini piccoli; molto probabilmente si intendono i figli e le figlie degli stranieri. In altre parole, essi fanno causa comune con i pagani per motivi religiosi.


D: In Isaia 2:6-9 e Michea 5:10-14, perché Dio ha abbandonato la Casa di Giacobbe?

R: Il termine «Casa di Giacobbe» può riferirsi sia a Israele che a Giuda. Vengono fornite circa dieci ragioni. (I Filistei si trovavano in realtà a ovest di Israele, quindi le «vie orientali» menzionate nel versetto 6 costituiscono una ragione a sé stante.) Essi avevano abbandonato Dio eppure, come ci dice in seguito Geremia 7, il popolo continuava ad aspettarsi che Dio li proteggesse.

Negli Stati Uniti cantiamo spesso una canzone intitolata «God Bless America». Ma è stato affisso un cartellone pubblicitario che poneva un’importante domanda: «L’America benedice Dio?». Se un paese si allontana da Dio, dovrebbe aspettarsi che Dio lo protegga?


D: In Isaia 2:6, perché è assurdo che consultassero gli indovini?

R: La divinazione, o predizione del futuro, è una pratica occulta proibita che consiste nel tentativo di predire il futuro. Non hanno bisogno di pagare dei veggenti affinché predicano loro falsamente il futuro, poiché Isaia sta dicendo loro in tutta sincerità ciò che accadrà, e lo fa gratuitamente. Recandosi dagli indovini, essi si stanno rendendo colpevoli e avranno un futuro infausto, caratterizzato dalla conquista e dalla deportazione.


D: In Isaia 2:9 e seguenti, perché Isaia chiede a Dio di non perdonarli?

R: Potrebbe significare «non perdonateli!», oppure «di certo non li perdonerete». In ogni caso, per la maggior parte del popolo non vi era alcun pentimento, né alcun barlume di speranza che potesse mai essercene. Isaia faceva eco al cuore di Dio, secondo cui Egli non avrebbe perdonato coloro che non si fossero pentiti. Tuttavia, Dio perdona coloro che si pentono e si rivolgono a Lui per la salvezza.


D: In Isaia 2:20, cosa c’è di strano riguardo all’oro e all’argento menzionati qui?

R: Questi metalli preziosi, trasformati in idoli privi di valore, diventeranno «proprietà» di creature insignificanti, come le talpe e i ratti. Un idolatra non è più forte del suo idolo inanimato, ed è altrettanto indifeso.


D: In Isaia 3:4, perché saranno i bambini e i neonati a governarli?

R: Vi sono due risposte: la profezia e il suo immediato adempimento.

La profezia: Isaia 3:1-3 afferma che le riserve di cibo, acqua e i capi saggi saranno sottratti. Ciò si riferisce a un malgoverno, in cui i capi danno più valore al proprio arricchimento che al bene del paese. Questo può essere un giudizio non solo contro Israele e Giuda, ma contro qualsiasi nazione che si sia rivoltata contro Dio. Inoltre, quando Acaz divenne re aveva solo vent’anni, o venticinque secondo la Settanta.

L’adempimento immediato: in tempi di pace e indipendenza, un re regnava fino a tarda età. Di conseguenza, suo figlio saliva al trono solo quando era già piuttosto grande. In contrasto con ciò, 2 Cronache 36,1-11 afferma che

Jehoahaz aveva 23 anni e regnò per soli 3 mesi

Jehoiakim aveva 25 anni e regnò per 11 anni

Jehoiachin aveva 8 anni (errore del copista, in realtà 18) e regnò per 3 mesi e dieci giorni

Zedekia aveva 21 anni e regnò per 11 anni

Erano tutti giovani poiché il loro predecessore era stato destituito dal potere così presto.

Isaia afferma che, poiché gradivano l’influenza dei figli degli stranieri (Isaia 2:6), avrebbero avuto dei bambini a governarli, come riportato in Isaia 3:4.


D: In Isaia 3:4, perché il popolo avrebbe tollerato di avere governanti immaturi?

R: Forse, fintantoché vedono che il capo agisce nel loro interesse, non si curano di ciò che accade al paese né del tipo di esempio che il capo darà.


D: In Isaia 3:7, perché qualcuno rifiuterebbe di diventare il loro governante?

R: Si tratta di una strana profezia, poiché normalmente le persone desidererebbero tanto diventare re da essere disposte a combattere battaglie e uccidere altri per ottenerlo. La Scrittura non spiega perché in questo caso la situazione sia così diversa, ma possiamo individuare tre ragioni.

Nessun vantaggio: Poche persone vorrebbero assumersi la responsabilità di governare se ciò non comportasse assolutamente alcun vantaggio.

Senso di colpa: quando una nazione si smarrisce, forse i capi proverebbero un senso di colpa maggiore nell’accettare passivamente la situazione rispetto a chi non ricopre tale ruolo.

Conseguenze negative: il prossimo esercito invasore, sia esso assiro, egiziano o babilonese, potrebbe decidere di uccidere i precedenti governanti e le loro famiglie. Questa potrebbe essere la ragione principale.


D: In Isaia 3:12, il fatto che le donne (letteralmente «figlie») governassero su di loro costituiva forse un rimprovero?

R: Era una cosa positiva avere una donna come sovrana se si trattava della giudice Debora. Ma c’era ben altro di sbagliato se la donna era Jezabel o Atalia. Una donna pagana poteva essere considerata una «figlia di un dio straniero», proprio come un uomo pagano poteva essere considerato un «figlio di un dio straniero». Quando esistono dinastie regali stabili e in tempi di pace, i re vivono fino a tarda età e il re successivo è solitamente abbastanza maturo. Quando i re vengono spesso catturati o uccisi, un sintomo di questa instabilità è che spesso a governare sono donne e giovani. Acaz divenne re quando aveva solo vent’anni, o venticinque secondo la Settanta. Pertanto, altri lo avrebbero aiutato a governare.

Isaia 3,13-15 è rivolto contro i principi e i governanti maschi di Gerusalemme. Isaia 3,16-17 è rivolto contro le figlie altezzose di Sion.


D: In Isaia 3:14; 5:1,7; Salmo 80:8-18; Geremia 2:21; 12:10; Ezechiele 15:6-8; Osea 10:1, cosa si intende con la metafora dei capi che distruggono la vigna di Dio?

R: Dal punto di vista fisico, chiunque poteva andare in giro e vedere dove i ricchi e i capi espropriavano i poveri delle loro terre per accrescere i propri possedimenti. Ricordate che Jezabel fece uccidere Nabot per via della sua vigna. Ma spiritualmente, la vigna qui rappresenta il popolo di Dio e l’opera di Dio. Essi distrussero l’opera di Dio e dei Suoi servitori per i propri fini e il proprio profitto.

Oggi mi risulta incomprensibile il motivo per cui alcune persone siano così ferventi sostenitori degli interventi chirurgici di cambio di sesso per i bambini, i quali potrebbero non comprendere appieno tutte le conseguenze. È come se avessero fretta di dimostrare che il genere non sia altro che ciò che un medico può decidere che sia.


D: In Isaia 3:14, in che modo un leader cristiano può essere un buon custode della vigna di Dio, o un cattivo custode?

R: Ci sono almeno cinque aspetti da considerare.

Il primo passo consiste nel verificare se sta coltivando la vigna di Dio attraverso la cura pastorale, il buon insegnamento e l’amore per le persone, oppure se la sta distruggendo o trascurando.

In secondo luogo, si comportano mai come lupi feroci (Atti 20:28-31), sia attraverso il loro insegnamento malvagio, sia con abusi di potere, sia con abusi sessuali, sia con avidità finanziaria?

In terzo luogo, si rendono conto di chi sia la vigna? Non è loro, ma di Dio. Sono lì per edificare se stessi o il gregge?

In quarto luogo, si rendono conto dell’importanza del compito a cui sono chiamati, come afferma Ebrei 13,17?

In quinto luogo, sono servitori che non si comportano da padroni sul gregge, ma che comunque forniscono una guida chiara (e talvolta sgradevole), come afferma 1 Pietro 5:2-4?


D: In Isaia 3:14-16, quale responsabilità abbiamo nell’impedire che i ricchi diventino più ricchi a spese dei poveri?

R: È giusto guadagnare denaro ed è giusto essere ricchi con mezzi onorevoli, come lo erano Abramo e Giobbe. Ma sia che si tratti di leggi ingiuste, di tribunali iniqui o di vera e propria rapina, è malvagio arricchirsi a spese dei poveri.


D: In Isaia 3:15, cosa c’è di un po’ inquietante nel chiamare Dio «Signore degli eserciti»?

R: Il termine «schiere» significa «eserciti» e una traduzione altrettanto valida è «il Signore Dio degli eserciti». Dio può guidare gli eserciti degli Assiri, dei Babilonesi e di altri popoli come meglio crede. E Dio li sta minacciando di giudizio, dirigendo proprio quegli eserciti contro di loro.


D: In Isaia 3:16, cosa si intende per «danzare e saltellare»?

R: Significa che avevano un portamento affettato, con passi brevi e saltellanti o una precisione artificiosa. Lo facevano per orgoglio.


D: In Isaia 3:16,18, in che modo le donne «facevano tintinnare i braccialetti alle caviglie»?

R: La risposta si trova in Isaia 3:18. Le donne indossavano catene alle caviglie, sulle quali erano appesi degli ornamenti.


D: In Isaia 3:18-23 e 1 Pietro 3:3-5, a che punto il vestirsi alla moda supera il limite e diventa peccato?

R: Essere ragionevolmente puliti e vestirsi con modestia va bene, ma quando non si fa l’elemosina ai poveri, perché non ci si può permettere di farlo e di mantenere il proprio tenore di vita, allora si ha un problema. Quando ciò che indossate voi e ciò che indossano gli altri diventa per voi più importante delle cose di Dio, allora la moda può trasformarsi in un idolo. D’altra parte, gli abiti scarlatti erano un lusso a quei tempi, e una moglie e madre virtuosa che fa elemosina ai poveri e che, al contempo, veste se stessa e la propria famiglia di scarlatto, era comunque una cosa buona, come insegnano Proverbi 31:20-21.


D: In Isaia 3:18, perché si menzionano collane simili alla luna?

R: Si trattava di ornamenti o collane a forma di mezzaluna, molto diffusi prima dell’Islam, chiamati «saharonim» in arabo. Spesso recavano il nome del dio della luna, Sin.


D: In Isaia 4:1, quando sette donne chiederanno a un solo uomo di sposarle?

R: Potrebbe sembrare una buona notizia per gli uomini, ma non lo è. Dopo i combattimenti e la devastazione della guerra, non erano rimasti in vita in molti. In tempi più recenti, vi fu la Guerra della Triplice Alleanza (1864-1870), un conflitto sanguinoso in cui circa 1,2 milioni di persone persero la vita a causa sia della guerra che del colera. Il Paraguay perse il 60-90% della sua popolazione maschile. Gli alleati tentarono di uccidere tutti i maschi di età superiore ai dieci anni, e ne rimasero solo circa 20.000. Pertanto, il Paraguay, per un periodo limitato, consentì la poligamia. Più o meno nello stesso periodo, durante la Guerra Civile Americana (1861-1865), morirono circa un milione di persone. A quanto pare, anche negli ultimi tempi, proprio prima del ritorno del Messia, come descritto in Isaia 4:2-6, si verificherà una carenza di uomini in vita. Ciò è illustrato in Matteo 24:4-30.

Isaia 4:1 in realtà non afferma che la poligamia sarà diffusa. Piuttosto, dice solo che molte donne si contenderanno un uomo.


D: In Isaia 4:1, perché una donna di quell’epoca avrebbe considerato una vergogna non essere sposata?

R: La Scrittura non lo dice, ma lei non avrebbe potuto fondare una famiglia in modo onorevole senza essere sposata. La Scrittura afferma che la vita da single va bene e non dice mai che sia vergognoso non essere sposati (Isaia 54:1-5; Matteo 19:11-12; 1 Corinzi 7:25-38). Tuttavia, alcune donne in quel particolare periodo futuro, per ragioni non specificate, avrebbero considerato il matrimonio come un mezzo per liberarsi della propria vergogna. La loro vergogna potrebbe non essere stata la vita da single, ma le attività che si presumeva stessero svolgendo mentre erano nubili.


D: In Isaia 4:2; 11:1-4, il “Ramo” è Gesù?

R: Sì. Il Germoglio sarà coinvolto nel processo di santificazione del popolo, in cui Dio laverà via la loro impurità. Inoltre, il termine che indica il Germoglio (nasr) è molto simile alla parola «Nazareno», e Gesù è cresciuto a Nazaret.


D: In Isaia 4:3, quando tutti a Gerusalemme saranno santi?

R: Ciò avverrà in futuro, durante il Millennio.


D: In Isaia 5:1-7, qual è il significato della parabola sul proprietario e la vigna?

R: Il canto di Isaia è un’allegoria di Dio come proprietario di una vigna che ha preparato una vigna pregiata, la casa d’Israele e di Giuda. Tuttavia, dalla vigna non vi era alcun frutto per il proprietario. Dio stava profetizzando che, così come una vigna inutile non viene più curata ma distrutta, anche Israele e Giuda saranno distrutti.

Isaia è un maestro di molti stili, e il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 6, pag. 47, afferma che si tratta di un capolavoro letterario in ebraico, che purtroppo perde gran parte della sua bellezza nella traduzione. Isaia 5:1-7 non è solo un canto triste, ma è tanto più triste in quanto inizia come un canto gioioso su ciò che Dio sta compiendo nella Sua vigna. Di solito, alla fine della vendemmia si teneva una festa. Agli amanti del bere questo tema piacerebbe. Ma poi, il contrasto tra ciò che Dio ha fatto per il popolo e la loro risposta deludente è straziante. Il canto è piuttosto insolito in quanto il punto centrale ruota attorno a due richieste e due domande contenute nei versetti 3-4. La risposta su ciò che si dovrebbe fare sembra al tempo stesso ovvia e severa. C’è un momento in cui è meglio distruggere la vigna un tempo piacevole e crearne una nuova.


D: In Isaia 5:1-7, Dio si rallegra quando il popolo si ravvede e si pente, ma quanto deve essere malvagio un popolo prima che Dio dica: «È un vero peccato; farò distruggere quella nazione»?

R: La decisione potrebbe non basarsi solo sulla gravità del peccato, ma anche su questi altri fattori.

1) La gravità del peccato. Sodoma e Gomorra furono distrutte, e non i popoli che le circondavano, a causa della gravità della loro malvagità. Alcune persone possono compiere azioni davvero terribili. Davide commise adulterio e omicidio; tuttavia, dopo essere stato punito, si pentì. La moglie di Osea lo abbandonò e tornò a prostituirsi. Ma attraverso Osea Dio manifestò la Sua tenera misericordia e il Suo perdono. Saulo di Tarso era estremamente malvagio, poiché faceva uccidere i cristiani; tuttavia, invece di distruggerlo, Cristo gli apparve e Saulo, che presto sarebbe diventato Paolo, si pentì.

2) La disponibilità delle persone a pentirsi. C’è speranza che il popolo si penta? I Niniviti erano estremamente violenti e, agli occhi degli uomini, sarebbe sembrato che non ci fosse alcuna speranza. Ma Dio la pensava diversamente, e i Niniviti si pentirono, almeno per un certo periodo, grazie alla predicazione di Giona. Tuttavia, nel caso di Ninive, si verificò una pestilenza nel 765 a.C., un’eclissi solare il 15 giugno del 763 a.C., un’altra pestilenza nel 759 a.C., e poi Giona giunse nel 758/757 a.C.

3) Le preghiere dei credenti. Samuele dice: «Quanto a me, lungi da me il peccato di peccare contro il Signore smettendo di pregare per voi. E continuerò a insegnarvi la via buona e retta». 1 Samuele 12:23. 2 Cronache 7:14 dice: «E se il mio popolo, che è chiamato con il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia presenza e si allontana dalle sue vie malvagie, allora io lo esaudirò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese».

4) Nessuna preghiera inefficace. Le nostre preghiere possono risultare inefficaci se ignoriamo il grido dei poveri, secondo Proverbi 21:13. Una persona giusta aiuta i poveri, secondo Salmo 41:1 e Proverbi 29:7. Anche altre cose possono ostacolare le nostre preghiere.

5) I credenti non si sono addormentati. In quanto figli della luce e del giorno, i cristiani devono risvegliarsi dal sonno, come afferma Efesini 5:13-14. Dobbiamo essere vigili per rimanere concentrati sulla nostra missione e attenti a ciò che accade intorno a noi, anziché addormentarci, come ci mette in guardia 1 Tessalonicesi 5:6-7. Mentre la nave stava per affondare, Giona dormiva nella stiva, come riportato in Giona 1:5. In Giudici 16:19, Sansone dormiva sulle ginocchia di Dalila proprio prima che i Filistei lo catturassero. Laodicea non era né calda né fredda, come si legge in Apocalisse 3:14-16.

Cipriano di Cartagine (246-258 d.C. circa) scrisse: «Preghiamo con urgenza e gemiamo con suppliche continue. Sappiate infatti, amati fratelli, che non molto tempo fa mi è stato rimproverato anche questo in una visione, cioè che eravamo assonnati nelle nostre preghiere…». Lettere di Cipriano, Lettera 7, cap. 5, p. 286

6) I credenti continuano a predicare il pentimento. Dobbiamo uscire e predicare la Parola, come Paolo esorta Timoteo in 2 Timoteo 4:2. È meraviglioso predicare l’amore di Dio, ma nella Bibbia, da Giona e dagli altri profeti fino a Gesù Cristo, e fino all’Apocalisse, si predica maggiormente sulla necessità che le persone si pentano piuttosto che sull’amore di Dio. Gesù disse: «Guai a voi quando tutti gli uomini parlano bene di voi» (Luca 6:26). Per ogni volta che avete parlato a qualcuno dell’amore di Dio, quante volte avete esortato qualcuno a pentirsi?

7) Il tempismo dei propositi di Dio: Dio suscitò il Faraone affinché occupasse una posizione di potere. Dio distrusse l’esercito del Faraone in Esodo 14:23-28, ma solo nel momento esatto stabilito da Dio.

8) Probabilmente altri fattori di cui non siamo a conoscenza.

Pertanto non conosciamo il consiglio di Dio, ma in termini pratici, oggi, dobbiamo chiederci fino a che punto un paese debba spingersi prima che Dio dica: «Dimenticate il pentimento e la ricerca della protezione di Dio, ci sarà solo distruzione».

(le citazioni sono tratte dalla Berean Standard Bible)


D: In Isaia 5:2, perché qualcuno dovrebbe dissodare una vigna per rimuovere le pietre con una zappa, anziché con un aratro?

R: L’ebraico indica qui una zappa, il che suggerirebbe un modo più lento e meticoloso di prendersi cura con amore di un appezzamento di terreno. Si dovrebbe usare una zappa anziché un aratro se il terreno fosse troppo collinoso.


D: In Isaia 5:4, in che senso alcune cose sono come «frutti puzzolenti»?

R: Non si tratta semplicemente di uva selvatica; il termine ebraico letterale è «frutto putrido». L’idea di uva cattiva si ritrova anche in Geremia 2:21 (vite selvatica); 24:2 (fichi cattivi); e 29:17 (ancora fichi cattivi). Questi non solo sono privi di valore, ma emanano un cattivo odore e, se li si mangia, lasciano un sapore di marcio in bocca.

Il frutto putrido spirituale è qualcosa che dovrebbe essere buono, utile e piacevole. Ma, sorprendentemente, si è rivelato cattivo, privo di valore e maleodorante. Un leader cristiano che ha preso una cattiva piega, o un’organizzazione cristiana che ha preso una cattiva piega, può emanare un odore peggiore, spiritualmente parlando, rispetto al non avere nulla affatto.

A titolo di esempio, dopo la Seconda Guerra Mondiale alcuni missionari cristiani delle chiese presbiteriane e di altre confessioni operavano in Giappone. Invitarono il teologo presbiteriano liberale Paul Tillich a tenere un discorso. Egli lo fece, esprimendo le sue opinioni critiche sui presunti errori della Bibbia, e il risveglio spirituale appena nato in Giappone si arrestò bruscamente.


D: In Isaia 5:7, quali sono i giochi di parole (pun) presenti in questo versetto?

R: Le parole «giustizia» e «spargimento di sangue» sono mishpat e mispah in ebraico. Giustizia e angoscia sono «sedaqah» e «se’aqah» in ebraico. L’Expositor’s Bible Commentary, volume 6, pag. 48, afferma che alcuni hanno cercato di tradurre sia il significato che il gioco di parole. G.H. Box, nel suo The Book of Isaiah, ha tradotto questo passo come: «Egli cercava misure – ed ecco, massacri! Cercava giustizia – ed ecco, tumulto!».


D: In Isaia 5:8-23, quali sono i sei guai e in che modo sono collegati?

R: Ecco i sei guai, sebbene l’ultimo sia composto da due parti.

Isaia 5:8-10: Guai ai ricchi proprietari terrieri che cercano di accaparrarsi tutta la terra. La loro vita è consumata dall’accumulo di ricchezze e dalla massimizzazione del profitto, a prescindere da chi possa esserne danneggiato.

Isaia 5:11-17: Guai agli ubriaconi che bevono dalla mattina alla sera. È l’alcol che li fa alzare dal letto al mattino. Di fatto, la loro unica ragione di vita è il divertimento e il piacere. Devono pur spendere i loro soldi in qualcosa.

Isaia 5:18-19: Guai a coloro che affermano che Dio non farà nulla. Forse sperano che Dio non intervenga, o che non presti attenzione alle loro azioni malvagie. Non provano alcun senso di colpa per il precedente «guai».

Isaia 5:20: Guai a coloro che negano la differenza tra il bene e il male. Oggi ci sono molte persone di questo tipo. Non è solo che Dio non farà nulla, ma Dio non vuole nemmeno che si faccia nulla.

Isaia 5:21: Guai a coloro che si ritengono saggi e che, per questo, non imparano dagli altri. Vivono per cercare la conoscenza e, forse, per mostrarla agli altri.

Isaia 5:22-23: Guai a coloro che si vantano del proprio bere, e ai giudici che lasciano liberi i malvagi in cambio di una tangente. Sia a livello personale che sociale, essi hanno volontariamente abbandonato ogni buon senso e ogni saggezza. A prima vista ciò sembra l’opposto del guaio precedente, ma in realtà i due possono coesistere.

Il risultato descritto in Isaia 5:26 è che Dio fischierà per chiamare i Babilonesi, un po’ come si chiama un cane, e questi saranno strumenti del giudizio di Dio.


D: In Isaia 5:8, cosa c’era di sbagliato nell’unire una casa all’altra, un po’ come in un complesso di appartamenti o in una grande dimora?

R: La Scrittura non lo dice, ma potrebbero esserci due ragioni.

1. I ricchi proprietari terrieri, che detenevano il monopolio dei posti di lavoro, potevano opprimere i lavoratori, come mostra Giacomo 5:1-6.

2. Anche a prescindere da ciò, Dio non gradisce che il Suo popolo goda di prosperità senza mostrare alcuna gratitudine nei Suoi confronti.


D: In Isaia 5:10, di quale importo si tratta?

R: In termini moderni, significa che un vigneto di circa dieci acri produrrà solo circa 6 galloni di vino. Naturalmente, ciò non è difficile da comprendere, se si considerano la presenza di insetti e funghi che colpiscono le piante, per non parlare dei danni causati da altre persone.


D: In Isaia 5:12, questa menzione negativa degli strumenti durante i banchetti è una critica a qualsiasi uso di strumenti musicali meccanici?

R: No. Tutti i cristiani possono concordare su due punti.

1. Alcuni usi della musica, in altre religioni e nella musica rock e rap laica con testi volgari, violenti o allusivi, sono empì. I cristiani dovrebbero in particolare evitare di ascoltare musica empì.

2. Nessuno, nemmeno i membri della Chiesa di Cristo, è contrario a un certo uso degli strumenti meccanici al di fuori della chiesa.

Speriamo che nessun genitore della Chiesa di Cristo, fuorviato, dica mai: «Potete ascoltare tutta la musica laica che volete, anche con testi discutibili, ma è meglio che non vi sorprenda ad ascoltare musica che glorifica Dio!» Se i leader della Chiesa di Cristo non consentono l’uso di strumenti meccanici in chiesa, ma ne permettono l’uso per lodare Dio al di fuori di essa, perché non smettere di andare in chiesa? In plaats di ciò, basta riunirsi e lodare Dio liberamente, e se il momento in cui ci si riunisce dovesse coincidere con la domenica mattina, va bene lo stesso.

L’ultima metà di Isaia5:12 mostra che il problema non erano tanto gli strumenti, quanto il fatto che non avessero alcun riguardo per le opere del Signore. Davide e altri adoravano Dio con strumenti musicali in molti passaggi del libro dei Salmi. Persino i santi usano le lire in Paradiso.


D: In Isaia 5:13, perché il popolo sarebbe andato in esilio a causa della mancanza di conoscenza?

R: La memoria umana è una cosa meravigliosa ma al tempo stesso strana. Possiamo facilmente ricordare le cose per più di 70 anni se abbiamo la ripetizione per rinfrescare la memoria. Eppure trovo la mia memoria molto utile, perché quando mia moglie mi dice di andare al negozio a comprare cinque cose, di solito riesco a ricordarne almeno tre o quattro. Le persone che crescono in chiesa e frequentano la scuola domenicale possono imparare molto sulla Bibbia; ma se abbandonano la chiesa, nel giro di un decennio circa possono dimenticare ciò che un tempo sapevano. Si riesce a ricordare ciò che è prezioso e importante per sé.


D: In Isaia 5:14, in che modo lo Sheol si espande?

R: Lo Sceol indica la tomba, ovvero il luogo in cui vanno tutti i defunti. Questa espressione poetica significa che la sua popolazione aumenterà. Per quanto grande fosse la loro brama e la loro concupiscenza sulla terra, incontreranno una brama più grande della loro: la morte. E la fame della morte è rivolta proprio a loro.


D: In Isaia 5:15, perché si fa menzione delle persone umili (o di un «uomo meschino»)?

R: Ciò non significa «scortese», ma piuttosto che il popolo sarà conquistato e tutti occuperanno una posizione umile. Immaginate come sarebbe se nel nostro Paese nessuno fosse orgoglioso, ma tutti fossero umili perché ridotti in schiavitù. È difficile da immaginare per noi? Lo era anche per loro, all’inizio del ministero di Isaia.


D: In Isaia 5:16, qual è il rapporto tra santità e giustizia?

R: La risposta presenta due aspetti.

Dio è santo, nel senso che è separato; Egli distrugge il peccato alla Sua presenza. È giusto nel senso che punisce e ricompensa con giustizia. Tuttavia, oltre alla santità e alla giustizia, esiste una terza dimensione: il Suo amore misericordioso, che ha espiato il nostro peccato attraverso il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce.

Noi siamo il popolo santo di Dio e, pur non essendo esenti dal peccato, dobbiamo sforzarci di esserlo. Dobbiamo lottare per essere santi, poiché Dio è santo. Dobbiamo agire con giustizia e non dobbiamo temere la giusta punizione di Dio nei confronti dei malvagi, poiché «l’amore perfetto scaccia il timore», secondo 1 Giovanni 4:18.


D: In Isaia 5:16, mandare le persone all’inferno esalta Dio?

R: In realtà, sì. Sebbene, bisogna ammetterlo, ciò non mostri il lato amorevole e benevolo di Dio, mostra sia il lato giusto di Dio come giudice, sia l’ira di Dio. Come disse una volta Norman Geisler: «L’inferno è la più gloriosa di tutte le dottrine cristiane, perché dimostra che l’uomo è veramente libero». In altre parole, all’uomo sono state concesse responsabilità e libertà sufficienti affinché Dio gli permettesse persino di compiere azioni che meritano l’inferno.

C’è un aspetto relativo all’esaltazione di Dio che non dovrebbe essere trascurato. Esaltare Dio non significa edulcorarne l’immagine e mostrare solo la verità della Sua gentilezza e del Suo amore. Esaltare Dio significa mostrare il quadro completo, sia della gentilezza che della severità di Dio (Romani11:22 ).


D: In Isaia 5:18-19, cosa si intende dire?

R: Guai a coloro che dicono di volere che Dio venga presto, eppure compiono azioni ingiuste. In altre parole, dovrebbero stare attenti a ciò che chiedono.


D: In Isaia 5:21, cosa c’è di sbagliato esattamente nell’essere saggi ai propri occhi?

R: Se non ci fosse nessun’altra ragione per cui Dio non lo gradisse, già questo basterebbe. Tuttavia, vi sono molte altre ragioni. Immaginate di incontrare uno studente delle elementari che pensasse di sapere tutto e ne fosse orgoglioso. La conoscenza di uno studente delle elementari è più vicina a quella di un adulto di quanto la nostra conoscenza lo sia a quella di Dio.

Anche Proverbi 30:8-9 mostra che quando le persone pensano di avere in abbondanza, tendono a negare Dio, dicendo: «Chi è il Signore?».


D: In Isaia 5:22-23, cosa si intende con questa metafora dei «maestri nel preparare bevande alcoliche»?

R: Erano esperti nel preparare bevande alcoliche, erano orgogliosi della loro competenza e gli altri ammiravano la loro abilità. Prestate attenzione a ciò di cui siete orgogliosi e a ciò per cui gli altri vi ammirano.


D: In Isaia 5:23, in che modo le persone giustificano i malvagi in cambio di una tangente?

R: Verrebbe da pensare che gli avvocati della mafia e alcuni difensori penali abbiano un versetto della Bibbia scritto appositamente per loro. Nei procedimenti giudiziari, nelle decisioni di acquisto, nelle fusioni, in politica e in altre situazioni, le persone possono lasciare libero il colpevole, fargliela passare liscia e trasferire la colpa su un’altra parte, oppure attribuire la colpa a una sola parte quando invece era condivisa.


D: In Isaia 5:24, in che modo le persone possono disprezzare la parola di Dio?

R: Possono farlo in vari modi.

Ignorare: Alcuni semplicemente non tengono conto di ciò che dice la Bibbia. A loro merito, almeno sono onesti nel non seguire la Bibbia.

Deridendo ciò che dice la Bibbia, mentre una persona agisce con aria di sfida a modo suo.

Ridefinendo i termini. In questo modo una persona può affermare di seguire la Bibbia, ma può sostenere che le parti in cui non vuole credere siano solo figurative o culturali. Ciò può sembrare convincente, poiché alcuni passaggi della Bibbia sono figurativi o validi solo per un determinato periodo. Un modo per capire se qualcuno sta onestamente cercando di interpretare correttamente la Bibbia è verificare se sta cercando di comprendere ciò che l’autore originale intendeva dire.

Riduzione: Alcuni cristiani liberali sostengono che la Bibbia non sia la Parola di Dio, ma che contenga la Parola di Dio al suo interno. Ciò che intendono dire è che, se si è d’accordo con una parte della Bibbia, quella parte diventa la Parola di Dio per voi. Se invece non si è d’accordo con una parte, non è necessario seguirla.

Integrazione: Alcuni, in particolare i cattolici e alcune sette, sostengono che la Bibbia sia valida ma non sufficiente. Ritengono necessario ricorrere ad autorità e insegnamenti aggiuntivi, posti su un piano di parità con la Bibbia.

Sostituzione: Alcuni di coloro che sostengono di integrare o aggiungere qualcosa a quanto contenuto nella Bibbia stanno in realtà sostituendo ciò che Dio ha insegnato con la propria tradizione. Gesù fornì un esempio dei farisei che agivano in questo modo con la loro tradizione del Corban in Marco 7:9-13.


D: In Isaia 5:26, perché Dio dovrebbe innalzare uno stendardo (una bandiera) in questo contesto?

R: Si tratterebbe di qualcosa visibile da lontano, che invita a «venire qui». In altre parole, Dio attirerebbe potenti eserciti, di Assiri e Babilonesi, contro la terra d’Israele.


D: In Isaia 5:26 e Zaccaria 10:8, è inopportuno che Dio presumibilmente «sibilasse», come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: In realtà, in Isaia5:26 non si tratta di «sibilare», ma di «fischiare», come quando si chiama una persona o un animale affinché si avvicini. Isaia5:26 recita: «[Egli (Dio)] fischia a coloro che sono ai confini della terra». Allo stesso modo, Zaccaria 10:8 afferma: «Io [Dio] fischierò affinché si radunino». Non è inappropriato che Dio chiami qualcuno e che questi debba venire a fare ciò che Egli comanda.


D: In Isaia 5:27-28, questo esercito si riferisce ai Babilonesi o a un esercito dell’Apocalisse?

R: Si riferisce principalmente all’esercito babilonese di quel tempo.


D: In Isaia 5:29, cosa significa che «la portano via e nessuno può salvarla»?

R: Alcune traduzioni indicano che la preda viene portata via «al sicuro». Ciò non significa che la preda fosse al sicuro. Significa piuttosto che il predatore ha portato via la preda morta, lontano dagli altri. I giovani leoni qui non sono cuccioli, bensì leoni nel fiore degli anni.


D: In Isaia 6:1, Isaia era fisicamente presente o stava avendo una visione?

R: Sebbene Isaia potesse essere stato fisicamente trasportato in un luogo diverso, questi versetti non lo indicano. Essi parlano semplicemente di ciò che Isaia vide, quindi molto probabilmente egli ebbe una visione. Anche la NIV Study Bible, a pag. 1025, afferma che probabilmente si trattò di una visione.


D: In Isaia 6:1, com’era la cultura ai tempi di Isaia?

R: Era un’epoca deludente. Era un periodo di prosperità, almeno all’inizio, ma tale prosperità aveva portato il popolo a sottovalutare Dio e il proprio bisogno di Lui.

Uzzia morì nel 740/739 a.C. Negli ultimi cinque anni Tiglat-Pileser III d’Assiria stava compiendo le sue conquiste. Molti re di Giuda erano malvagi, sebbene alcuni fossero buoni e seguissero i comandamenti di Dio. Uzzia non era né l’uno né l’altro. Egli servì Dio e Gli obbedì, finché il suo orgoglio non ebbe la meglio su di lui, come mostra 2 Cronache 26:16-21. Ma sebbene il re (con la «r» minuscola) fosse morto, il Re (con la «R» maiuscola) era ancora vivo e sedeva sul Suo trono.


D: In Isaia 6:1, si tratta di un flashback?

R: Sebbene possa trattarsi di un flashback relativo alla chiamata di Isaia, avvenuta prima dei capitoli 1-5, non vi è alcun motivo per cui debba necessariamente esserlo. Dio affidò alla maggior parte dei profeti la parola da predicare senza concedere loro una visione celeste. Dio avrebbe potuto usare Isaia per profetizzare e, dopo che Isaia si fu dimostrato obbediente a tale incarico, Dio gli concesse una visione celeste e una missione celeste.

Inoltre, in Amos 7,14-15 è solo verso la fine del libro che Amos fa un flashback al momento in cui Dio lo chiamò a essere profeta.


D: In Isaia 6:1, è il Padre o il Figlio a sedere sul trono?

R: La Scrittura non lo dice, e i cristiani non sono d’accordo, ma possiamo osservare i seguenti fatti.

In Apocalisse 5:1-8, una figura divina seduta sul trono è distinta da Gesù Cristo.

Isaia vide la gloria di Gesù secondo Giovanni 12:41. Giovanni affermò ciò nel contesto di Isaia 6:10 e 53:1.


D: In Isaia 6:1-13, perché questa sezione è inserita tra Isaia 1-12?

R: Sebbene la Scrittura non lo dica, possiamo osservare che Isaia 6 è come una vetta centrale in Isaia 1-12. Isaia 1-5 sono piuttosto generali e costituiscono il contesto storico, mentre Isaia 7-12 sono di carattere morale e storicamente specifici. In Isaia 7-11 l’albero viene abbattuto, ma in Isaia 11:1 e Isaia 6:13 rimane un ceppo ancora vivo.


D: In Isaia 6,1, perché Isaia si trovava nel Tempio; era forse un sacerdote?

R: Esistono tre possibili risposte.

a) Isaia avrebbe potuto essere un sacerdote o un levita, ma in realtà questo versetto non conferma né smentisce tale ipotesi.

b) Isaia avrebbe potuto trovarsi nel cortile comune del Tempio, dove tutti gli ebrei potevano accedere.

c) Dio condusse Isaia nel cortile del Tempio in una visione.


D: In Isaia 6:2, quanti serafini a sei ali c’erano?

R: Isaia non lo dice. Tuttavia, se i serafini (= seraf) corrispondono alle quattro creature viventi a sei ali di Apocalisse 4,6-9, ve ne erano quattro.


D: In Isaia 6:2, i serafini qui menzionati sono gli stessi dei cherubini in Ezechiele 1:5-25; 9:3; 10:1-22; 41:18 e delle quattro creature viventi in Apocalisse 4:6-9?

R: I cristiani hanno due punti di vista.

No. La Bibbia avrebbe usato un’unica parola se fossero la stessa cosa. La Bibbia usa due parole, quindi dovremmo farlo anche noi. Si veda il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 7, parte 1, pag. 191. Questa è l’opinione di Scofield secondo il volume «1001 Bible Questions Answered», pag. 338.

Sì. Si tratta di esseri talmente insoliti, e nulla in nessuna delle due descrizioni è incompatibile con le altre descrizioni. Inoltre, i cherubini in Ezechiele 41:18 apparivano con un volto umano e un volto di giovane leone.


D: In Isaia 6:5, perché Isaia reagì in quel modo?

R: Isaia non è colmo di gioia nel vedere Dio; al contrario, è sopraffatto da puro terrore! Egli sa di essere un uomo dalle labbra impure, che dimora in mezzo a un popolo dalle labbra impure. Ma, a differenza degli altri, lo confessa e lo ammette.

Questo capitolo è una curiosa giustapposizione di grande bellezza e grande terrore. Altri esempi di persone che hanno reagito con forza alla visione del Signore si trovano in Giobbe 42,5-6; in Pietro in Luca 5,8; e in Giovanni in Apocalisse 1,17.


D: In Isaia 6:3, perché la lode «Santo» viene ripetuta tre volte?

R: Ci sono due risposte.

a) In ebraico si indicava il superlativo di qualcosa ripetendo la parola. Basta chiedere agli abitanti di Walla Walla, nello Stato di Washington, a questo proposito. «Walla» è una parola indiana che significa «acqua», e Walla Walla era il luogo dove c’erano molte acque. Ma in Isaia 6, «santo» è stato ripetuto tre volte.

b) Ciò potrebbe costituire una sottile indicazione della Trinità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo, come sostenevano Eusebio di Cesarea (318-325 d.C.), Atanasio di Alessandria (dopo Nicea), Gregorio di Nissa, Ambrogio di Milano (370-390 d.C.), le Costituzioni Apostoliche, Girolamo di Stridon, Cirillo di Alessandria (circa 444 d.C.), il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 7, parte 1, pag. 193, e altri hanno insegnato. Giovanni Calvino e il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 1044, non sono tuttavia d’accordo.


D: In Isaia 6,6-7, perché un serafino portò un carbone ardente alle labbra di Isaia?

R: Innanzitutto alcune premesse, poi la risposta. Il Libro di Isaia riserva molte sorprese. In Isaia 1-2, il popolo viene giudicato nel tribunale di Dio e, dopo il verdetto, segue la dichiarazione: «perdonato». Isaia affermò di essere un uomo dalle labbra impure che dimorava in mezzo a un popolo dalle labbra impure. Allora perché un serafino gli avvicina alle labbra un carbone ardente; per bruciargli le labbra? – No, per purificarle. Poiché la parola «serafino» deriva da «serap», che significa «ardente» o «colui che arde», non ci sarebbe nulla di strano nel fatto che un serafino prenda un carbone ardente. La risposta si trova in Isaia 6,7-8. La risposta si articola in due punti.

Isaia 6:7 – Per togliere l’iniquità di Isaia; Isaia confessò di essere una persona dalle labbra impure. Non sappiamo se si trattasse di linguaggio volgare, di parole scoraggianti o di sarcasmo, ma in ogni caso ciò lo avrebbe reso poco idoneo a essere un profeta che pronunciasse le parole di Dio. Si noti che Isaia non parlò, o non gli fu permesso di parlare, finché le sue labbra non furono purificate.

Isaia 6:8 – Per rendere l’uomo dalle labbra impure il portavoce di Dio, affinché proclamasse un messaggio urgente e importante.

Se ritiene di avere un difetto che la renderebbe inadatta a un ambito del servizio di Dio, potrebbe avere ragione. Ma anche in tal caso, Dio non solo può perdonarla, ma anche purificarla. Anzi, Dio può persino chiamarla a servire bene in un modo per il quale prima non era adatta!


D: Isaia 6:8-9 ha segnato l’inizio del ministero profetico di Isaia, o, in caso contrario, perché egli pronunciò profezie già prima di allora, in Isaia 1-5?

R: Una persona può avvicinarsi a Cristo in un determinato momento e, in seguito, vivere un’esperienza «sulla vetta della montagna» che approfondisce notevolmente il proprio rapporto con Lui e il proprio ministero. Sebbene Isaia 1-5 fornisse una sintesi generale del successivo ministero di Isaia, nulla impedisce che egli abbia profetizzato queste cose prima di avere la sua visione e prima che Dio gli dicesse di predicare questo messaggio in Isaia 6:8-9. A volte è necessaria un’esperienza terrificante per affinare la nostra concentrazione, proprio come accadde a Isaia.


D: In Isaia 6:9-10, cosa sta dicendo Dio a Isaia di proclamare?

R: Si tratta di un comando molto singolare. Isaia deve dire al popolo di NON comprendere, di avere il cuore indurito e di essere spiritualmente ciechi! Tuttavia, in Isaia 6,9-10 Dio non sta indicando l’obiettivo, bensì il risultato.

Il messaggio proclamato da Isaia era semplice. Infatti, in Isaia 28,9-10, Isaia fu criticato perché ritenuto adatto solo a insegnare all’asilo. Il messaggio che ne deriva per noi è che, se manteniamo semplice il nostro messaggio, le persone saranno più propense a comprenderlo e a ricordarlo. Almeno gli autori dei Vangeli lo hanno ricordato, poiché questo passo è citato in Matteo 13,14-15; Marco 4,10-12; Luca 8,10 e Giovanni 12,39-41.


D: In Isaia 6,9-11, dato che Isaia era stato chiamato da Dio e svolgeva l’opera di Dio secondo la Sua via, quale successo poteva aspettarsi Isaia dal proprio ministero?

R: Si potrebbe ingenuamente pensare che avrebbe sicuramente avuto successo. Tuttavia, in Isaia 6:9-11 Dio disse al profeta che il popolo, nel complesso, non si sarebbe pentito. Anche ad altri profeti fu detto che avrebbero dovuto lottare, altrimenti non avrebbero ottenuto grandi risultati, come si legge in Geremia 1:18-19 ed Ezechiele 2:4-7.


D: In Isaia 6,10, cosa c’è di interessante in questo versetto?

R: Isaia, maestro di stili, ricorre qui a un chiasmo. Egli parla di cuore, orecchie e occhi, poi di occhi, orecchie e cuore.


D: In Isaia 6:11-13, cosa si sta dicendo esattamente?

R: Il popolo rimarrà insensibile fino a quando non si verificherà questa punizione devastante. Isaia non si chiede quanto tempo ci vorrà prima che ciò inizi ad accadere, poiché i cuori del popolo erano già induriti. Piuttosto, la domanda di Isaia riguarda quanto tempo ci vorrà prima che questo giudizio abbia fine e, implicitamente, quanto sarà severo. Come nota a margine, vi è una differenza fondamentale tra gli ebrei/israeliti (prima dell’esilio) e gli ebrei (dopo l’esilio). Gli Israeliti si allontanavano spesso dall’unico Dio per dedicarsi all’idolatria, mentre gli ebrei non lo fecero mai. In Isaia5:13 si afferma che il popolo di Dio sarebbe andato in esilio a causa della sua mancanza di conoscenza.


D: In Isaia 6:12-13, qual è il significato della risposta di Dio a Isaia?

R: Isaia avrebbe dovuto profetizzare fino alla sua morte o fino all’arrivo del giudizio. Tuttavia, dopo il giudizio sarebbe rimasto un residuo del popolo.


D: In Isaia 6:13, che cos’è un terebinto?

R: Il terebinto è un albero dalla chioma espansa, alto meno di 25 piedi. Il suo nome scientifico è Pistacia terebinthus, varietà palaestina.


D: In Isaia 6:13, in che modo gli Israeliti e gli Ebrei erano simili a una quercia e alle sue ghiande?

R: Una quercia può essere abbattuta, ma dal suo ceppo possono germogliare nuovi rami. Le ghiande che danno origine a un’altra quercia possono sopravvivere anche se la pianta madre muore.


D: In Isaia 6:13, quanti tipi di querce si trovano in Palestina?

R: In Palestina vi sono circa 24 specie del genere Quercus. Alcune di queste specie sono l’ilex, la coccifera (quercia del kermes), la palaestina, la sessiliflora, la lusitanica, l’aegilops e il cerris.


D: In Isaia 7:1-17, qual è la struttura del brano?

R: Si tratta di un chiasmo.

7,1-2 La Casa di Davide è minacciata.

- 7:3-6 I figli di Isaia e i piani dell’alleanza siriano-samaritana

- - 7:7-9 La parola di rassicurazione del Signore

- - - 7:10-12 L’incredulità degli Israeliti

- - 7:13-15 Il segno di giudizio del Signore

- 7:16 Il figlio della Vergine e l’alleanza siriano-samaritana saranno distrutti

7:17 La casa di Davide sarà distrutta

In un’ottica più ampia, i capitoli 7-12 di Isaia sono stati definiti «il Canto di Emmanuele».


D: In Isaia 7,2, chi è Efraim in questo contesto?

R: Il nome di questo figlio di Giacobbe divenne quello della più grande tribù del nord. Era un sinonimo dell’intero Regno del Nord. Il re assiro Tiglat-Pileser III sconfisse gli eserciti uniti della Siria (Aram) e di Samaria. Sebbene occupasse solo Damasco e non Samaria, Samaria come forza militare fu annientata.


D: In Isaia 7:3, chi era Shear-Jashub?

R: Si trattava del figlio di Isaia. Il significato del suo nome è «un residuo tornerà».


D: In Isaia 7:4, cosa dice specificamente Isaia ad Acaz di fare?

R: La frase in inglese «Calm down and be quiet» significa che Acaz avrebbe dovuto mantenere la calma e non fare nulla. Acaz aveva tre opzioni tra cui scegliere: 1) allearsi con la Siria e Samaria, 2) allearsi con l’Assiria, oppure 3) rimanere neutrale. Isaia gli stava sostanzialmente dicendo di scegliere la terza opzione, ma Acaz scelse invece la seconda. In altre parole, preferì la sicurezza offerta dal re d’Assiria a quella offerta da Dio. Come afferma Barry G. Webb in *The Message of Isaiah*, a pag. 64: «Qualunque cosa su cui facciamo affidamento invece di confidare in Dio finirà per rivoltarsi contro di noi e divorarci».


D: In Isaia 7:5-6,9, quale significato ha il fatto che il re Pekah non venga menzionato per nome (tranne che in Isaia 7:1), ma venga indicato solo come «figlio di Remaliah»?

R: Ciò potrebbe costituire un atto di disprezzo per due ragioni. Pekah non era il legittimo re d’Israele. Pekah assassinò Pekahiah e salì al trono (2 Re15:23 -30). In 2 Cronache 28:6, Pekah uccise 120.000 persone di Giuda. Pekah regnò per vent’anni e a sua volta fu assassinato da Hoshea in 2 Re 15:30. Inoltre, il figlio di Tabeel potrebbe aver usurpato il trono a Damasco. Isaia sottolinea che erano di così scarsa importanza da non menzionarne nemmeno i nomi. Entrambi sarebbero morti nel giro di due anni.


D: In Isaia 7:8, cosa profetizza Isaia riguardo a 65 anni?

R: Isaia pronunciò questa profezia intorno al 734 a.C. Nel 734 a.C. gli Assiri conquistarono la Filistea e la costa. Nel 732 a.C. gli Assiri conquistarono Damasco, la Transgiordania, la Galilea e Megiddo. Nel 722 a.C., circa 12 anni dopo, il regno del nord fu conquistato, la maggior parte degli Israeliti fu deportata e alcune altre popolazioni furono introdotte nel paese. Tuttavia, nel 669 a.C. (65 anni dopo il 734 a.C.), il re successivo, Esarhaddon, fece arrivare in Israele molte altre persone.

Nel 701 a.C., gli Assiri assediarono Gerusalemme, ma Dio liberò Gerusalemme dagli Assiri. 2 Re 18-20 fornisce ulteriori dettagli al riguardo. In modo definitivo, Dio ha liberato il Suo popolo attraverso la morte espiatoria del Messia sulla croce.


D: In Isaia 7:8-9, qual è la struttura letteraria di questo brano?

R: La struttura è la seguente:

A1: Poiché il capo dell’Aram è Damasco

- B1: e il capo di Damasco è Rezin

-- C1: Entro sessantacinque anni Efraim sarà distrutto come popolo

A2: Il capo di Efraim è Samaria

- B2: e il capo di Samaria è il figlio di Remaliah

-- C2: Se non rimanete saldi nella vostra fede, non reggerete affatto.

Oltre ad essere una poesia ben scritta, uno stile come questo ci dimostrerebbe che i singoli versi non sono stati aggiunti né eliminati.


D: In Isaia 7:10-11, perché ad Acaz fu detto di chiedere un segno proprio in quel contesto?

R: Dio invitò Acaz a chiedere un segno o un miracolo da parte Sua. Acaz rifiutò di chiederlo, probabilmente pensando a Deuteronomio 6:16. Ma la richiesta di Isaia non era quella di un segno per dimostrare che Dio è il vero Dio, bensì, come nel caso di Gedeone, per confermare che quella fosse la volontà di Dio. Acaz, tuttavia, non si curò di chiedere, poiché aveva elaborato i propri piani senza tenere conto della volontà di Dio.

Al contrario, Acaz scelse di non chiedere un segno, e così non gli fu concesso alcun segno impressionante da vedere. Dio, invece, provvedette a un doppio adempimento di questa profezia. Il termine «donna» in questo contesto può essere tradotto come «giovane fanciulla» o come «vergine». La moglie di Isaia ebbe un figlio che costituì l’adempimento immediato di questa profezia. Tuttavia, questa nascita non sembra presentare nulla di particolarmente miracoloso. Secoli più tardi, Gesù sarebbe nato da una vergine.

Si può dimostrare che interpretare questa parola come «vergine» non è una «invenzione cristiana», poiché la traduzione greca della Settanta, redatta secoli prima di Cristo, traduceva questa parola con «parthenos», ovvero «vergine». La Guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 532, omette di sottolinearlo, affermando invece erroneamente che la visione cristiana si basi sulla parola tradotta nella Versione di Re Giacomo. (Più avanti, a pag. 781, Asimov afferma erroneamente che la traduzione di questa parola come «vergine» risale a Matteo, mentre la Settanta la riportava già da molto tempo prima.)


D: In Isaia 7:10-12, Acaz non voleva chiedere quando gli fu detto di farlo?

R: A prima vista, sembra che Acaz non volesse peccare mettendo alla prova Dio. Tuttavia, Acaz non stava seguendo Dio quando, tramite Isaia, Dio gli ordinò di chiedere.

Acaz conosceva il proprio cuore. Forse non aveva la fede necessaria per confidare che Dio avrebbe agito in quella situazione, e si sentiva a disagio nel trovarsi in una situazione in cui era richiesta la fede.

Se vi trovate in una situazione simile, ricordate che è Dio ad agire, non noi.

Acaz credeva in Dio a livello intellettuale. Tuttavia, in quel momento, non confidava che Dio lo avrebbe liberato. Nella parabola di Gesù sui quattro tipi di terreno, Cristo menzionò coloro che avrebbero creduto, ma che si sarebbero allontanati durante le difficoltà o le persecuzioni. Questo è un esempio di pietà esteriore e ipocrisia interiore. Ma, purtroppo, Acaz non è l’unico.


D: In Isaia 7:13, in che modo Acaz stava stancando Dio, e in che modo le persone possono stancare Dio oggi?

R: Non solo Acaz stava stancando Dio, ma anche la Casa di Davide, ovvero i re di Giuda, Lo stava stancando. Fingevano di seguire Dio, ma nel loro cuore non Gli obbedivano.

Oggi Dio può essere stanco di persone che Lo onorano con le labbra, ma il cui cuore è lontano da Lui (Matteo 15:8-9; Isaia 29:13).


D: In Isaia 7:14 e Isaia 8:8, il termine «Immanuel/Emmanuel», che significa «Dio con noi» o «Dio è con noi», si riferisce a Gesù Cristo?

R: Sì, secondo Matteo 1:20-23. Inoltre, i testi ugaritici utilizzano un’espressione simile per annunciare la nascita di un sovrano. Per inciso, mentre «el» era una componente comune dei nomi, «Emmanuele» è sconosciuto nella Bibbia come nome o titolo fino al suo utilizzo in questo contesto. Anche Tertulliano, in Contro Marcion, libro 3, cap. 12 (207 d.C.), ne parla.

A titolo di nota storica, uno dei primi cristiani ad aver utilizzato questi passaggi a fini apologetici fu Ireneo di Lione in *Contro le eresie*, pag. 452 (scritto intorno al 182-188 d.C.). Anche Origene (225-254 d.C.) ne parlò in chiave messianica in *Contro Celso*, libro 1, cap. 36, pag. 411.


D: In Isaia 7:14, poiché il Messia sarà chiamato Emmanuele, perché in Luca 1:31 è stato chiamato Gesù?

R: Un cristiano cinese era molto perplesso al riguardo, ed ecco la risposta che gli è stata data.

Quando è nato, quale nome le è stato dato? Era il suo nome cinese, giusto? Ora, in America, con quale nome la chiamano i suoi colleghi? È il suo nome inglese, giusto? Allo stesso modo, il vero «nome di nascita» del Messia è «Gesù». Tuttavia, Gesù è Dio e porta il titolo di «Emmanuele», Dio con noi.


D: Isaia 7:14-16 si riferisce al re d’Assiria, a Ezechia o a Gesù?

R: Si tratta di un esempio di profezia con un duplice adempimento. Innanzitutto, il termine ebraico che qui indica “voi” è al plurale. Probabilmente questa profezia si riferisce a qualcuno di quell’epoca, forse al figlio (concepito naturalmente) di Isaia, nonché alla nascita verginale di Gesù. Il termine “vergine” in questo contesto è interessante. Esistono due parole ebraiche per indicare la verginità. Una parola ebraica (betulah) significa solo «che non ha mai avuto rapporti sessuali con un uomo», ma non è quella utilizzata in questo contesto. La parola impiegata (almah) ha due significati: «che non ha mai avuto rapporti sessuali con un uomo» e, in generale, «giovane fanciulla». A riprova del fatto che anche la seconda parola fosse intesa come «vergine», la traduzione greca dell’Antico Testamento, detta Settanta, utilizzava il termine parthenos, che significa esclusivamente «vergine». Anche l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, alle pagine 267-268, sottolinea che dei sette casi in cui la parola ebraica almah compare nella Bibbia, in ogni singola occasione si riferisce a una giovane fanciulla che non ha mai avuto rapporti sessuali.

Storicamente, Tertulliano, nel terzo libro, capitolo 13, dei suoi «Cinque libri contro Marcione» (207 d.C.), rispose a questa obiezione. Egli afferma: «Essi vengono tuttavia confutati da questa considerazione: nulla che abbia la natura di un segno può derivare da ciò che è un evento quotidiano, ovvero la gravidanza e il parto di una giovane donna. Una madre vergine è giustamente considerata da Dio come un segno…»


D: In Isaia 7:14-16, poiché le parole ebraiche ha almah potrebbero significare sia «la giovane fanciulla» che «la vergine», perché Matteo1:23 afferma che Isaia 7:14-16 parla di una vergine che avrà un figlio? Ciò non si è forse adempiuto ai tempi di Isaia?

R: Molte profezie hanno un duplice adempimento. In particolare, Isaia 7,14-16 utilizza la parola ebraica almah, che può essere tradotta con «giovane fanciulla» o «vergine»; si tratta della stessa parola usata per la bambina Miriam, che era entrambe le cose, in Esodo 2,8. Esisteva un’altra parola ebraica per indicare la «vergine», betulah (simile alla parola accadica batultu), ma in questo contesto non è stata utilizzata. La profezia fu pronunciata nel 735 a.C., la Siria fu distrutta nel 732 a.C. e, 12 o 13 anni dopo, la profezia si adempì con la distruzione e la deportazione di Israele da parte degli Assiri.

Uno dei motivi per cui «betulah» potrebbe non essere stata utilizzata è che, nell’uso antico, non sempre significava «vergine». Ad esempio, in Gioele 1:8 e in Geremia 25, più volte, «betulah» indica una donna sposata.

Questa profezia si riferiva anche a una nascita verginale. A riprova del fatto che fosse intesa in tal senso, la Settanta, tradotta oltre cento anni prima della venuta di Cristo, tradusse il termine con «parthenos», che può significare solo «vergine». Pertanto, sebbene la traduzione della Settanta non potesse rendere entrambi i significati, essa dimostra che i traduttori ebrei accettavano pienamente il significato di «vergine».

Inoltre, il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 300-302, presenta tre punti significativi:

a) «voi» è al plurale. Ciò significa che il segno è destinato all’intera casa di Davide, non solo ad Acaz.

b) La parola «'almah» può riferirsi sia a una giovane fanciulla che a una vergine, ma non vi è un solo caso in cui indichi una donna sposata.

c) L’articolo determinativo che precede «'almah» (ha’almah) dovrebbe far sì che questa espressione venga tradotta come «la vergine/la giovane fanciulla».


D: In Isaia 7:14-16, l’adempimento immediato di questa profezia potrebbe essere la nascita di Ezechia, figlio di Acaz?

R: No, poiché Ezechia sarebbe già nato e aveva circa dieci anni al momento della profezia.


D: In Isaia 7:14, chi era la donna in travaglio in quel momento?

R: Questa profezia ha un duplice adempimento. L’adempimento definitivo è Maria, la madre di Gesù.

Non poteva trattarsi della moglie di Isaia, poiché la moglie di Isaia aveva già avuto un figlio (Shear-Jashub) e quindi non era vergine, e il figlio di Isaia non si chiamava Emmanuele. D’altra parte, ciò potrebbe riferirsi alla donna promessa in sposa come seconda moglie di Isaia, poiché la sua prima moglie morì presumibilmente poco dopo la nascita di Shear-Jashub.

Conclusione: Oggi non siamo in grado di stabilire chi fosse la donna nell’adempimento immediato, se non che il figlio non era Ezechia. Tuttavia, l’adempimento definitivo avvenne con Maria e Gesù, come afferma Matteo1:23 .


D: In Isaia 7:15, questo versetto avvalora il concetto di un’età di responsabilità?

R: Lo avvalora, ma non lo dimostra. Esiste un’età, che può variare da bambino a bambino, in cui essi distinguono il bene dal male. Il libro dei Romani4:15 , dimostra che il peccato continua a verificarsi, ma non viene considerato una trasgressione quando la persona non era in grado di rendersi conto che fosse sbagliato.

Molti cristiani ritengono che i neonati e i bambini piccoli che muoiono, non avendo commesso alcun peccato intenzionale, andranno in paradiso grazie a Gesù. Gesù è comunque necessario come loro Salvatore per purificare la loro natura e perdonare i loro peccati non intenzionali.

Un punto di vista alternativo sostiene che, immediatamente dopo la morte, alle persone che muoiono senza la consapevolezza necessaria per poter accettare o rifiutare Gesù verrà data l’opportunità di prendere la stessa decisione che avrebbero preso se fossero state in vita. A sostegno di questa tesi (ma non come prova) si trovano 1 Pietro3:19 -20 e 1 Pietro 4:5-6.

Una terza visione sostiene che, poiché sia i giusti che gli ingiusti risorgeranno durante il Millennio, coloro che prima non ne hanno avuto l’opportunità ne avranno una in quel momento. Potete leggere del Millennio in Apocalisse 20:2-11.


D: In Isaia 7:20, è inopportuno che Dio venga definito un «barbiere», come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: Isaia7:20 non afferma specificatamente che Dio sia un barbiere, ma, in senso metaforico, Dio farà sì che gli Assiri radano le barbe degli israeliti empì.

Vi sono due «aspetti» da «affrontare». 1) Un rasoio garantisce una rasatura perfetta, e il popolo avrebbe vissuto un momento di grande pericolo con il coltello assiro a stretto contatto con la propria pelle. 2) In quella cultura, radere la barba di un uomo contro la sua volontà era considerato un insulto, come indica 2 Samuele 10:4. La nazione sarebbe stata umiliata dagli Assiri.


D: In Isaia 7:21-25, cosa viene profetizzato esattamente?

R: Ciò si riferisce a un graduale cambiamento climatico in Israele. L’Israele odierno, senza irrigazione, sarebbe più arido di quanto non fosse nei tempi precedenti a Cristo.


D: In Isaia 8,1-9,4, qual è la struttura di questa sezione?

R: La struttura è piuttosto complessa; vi sono quattro oracoli e due riflessioni.

Profezia di un periodo di tenebre

Isaia 8,1-4 Primo oracolo: Pronti a saccheggiare, pronti a depredare

Isaia 8,5-10 Secondo oracolo: Un fiume tranquillo o un fiume impetuoso

Isaia 8,11-15 Terzo oracolo: La pietra d’inciampo

Isaia 8:16-18 Riflessione: custodite le parole della profezia e attendete con speranza

Isaia 8,19-22 Riflessione: Ignorate i falsi profeti e ascoltate le parole di Dio.

Dopo ciò, una profezia su un tempo di luce

Isaia 9:1 Riflessione: Non ci sarà più tenebra: sta sorgendo l’alba

Isaia 9:2-7 Quarto oracolo: Coloro che camminano nelle tenebre hanno visto una grande luce

D: In Isaia 8,1, questa parola dovrebbe essere tradotta come «rotolo» o «tavoletta»?

R: Il termine ebraico qui utilizzato, gillayon, indica semplicemente una grande superficie piana su cui scrivere, pertanto potrebbe essere tradotto in entrambi i modi. Probabilmente si trattava di un grande cartello.


D: In Isaia 8,1-4, perché Isaia avrebbe chiamato suo figlio Maher-Shalal-Hash-Baz e avrebbe fatto scrivere questo nome?

R: Il nome, che significa «pronto a saccheggiare, pronto al bottino», indica che tutte le ricchezze di Damasco e Samaria sarebbero state portate via in Assiria. Si tratta del nome proprio più lungo della Bibbia. Egli fece scrivere il nome nel tempio come se fosse un atto di proprietà. Isaia, in rappresentanza di Dio, sta formalmente trasferendo il titolo di proprietà delle ricchezze di Damasco e Samaria all’Assiria. Il momento in cui si colloca Isaia 7 era apparentemente prima che Acaz prendesse la decisione se sostenere Samaria e Damasco, chiedere l’aiuto dell’Assiria contro di loro o rimanere neutrale. Il momento in cui si colloca l’oracolo di Isaia 8 è apparentemente successivo alla decisione di Acaz di schierarsi con l’Assiria.

A volte i nemici, e ciò che ora sembrano enormi problemi da affrontare, svaniranno in breve tempo senza che voi facciate nulla. Come possiamo capire quando dovremmo a) rimanere in silenzio, cioè non reagire in modo eccessivo, e b) intervenire con urgenza per affrontare un problema? È qui che abbiamo bisogno della guida di Dio. Ma oltre a ciò, abbiamo bisogno anche della pace di Dio. Ci sono quattro passaggi da seguire in ogni crisi o apparente crisi: 1) pregare, 2) fare ciò che Dio vuole che facciamo, 3) comunicare con chiunque sia necessario, e 4) essere in pace al riguardo, affidando i risultati a Dio. Come disse la regina Ester in Ester 4:16: «E se devo perire, perirò!»


D: In Isaia 8:2 e 2 Re 16:10-16, cosa sappiamo di questo Uria?

R: Questo Uria era un sacerdote, non il soldato ucciso ai tempi di Davide. A quanto pare era un sommo sacerdote, poiché modificò il culto nel tempio per includervi gli dei pagani di Damasco sotto il regno di Acaz di Giuda. Potete leggere ulteriori dettagli al riguardo in 2 Re 16:10-16.


D: In Isaia 8:3, chi è la profetessa? Anche lei profetizzava?

R: Si tratta della moglie di Isaia. Sebbene possa aver profetizzato, è probabile che fosse chiamata «la profetessa» semplicemente perché era la moglie del profeta.


D: In Isaia 8:6, cosa sono le acque di Siloah?

R: Chiamata anche «Sorgente di Siloam», si trattava della sorgente sotterranea segreta, dal flusso tranquillo, che costituiva l’approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Questo corso d’acqua, fonte di vita, era contrapposto alla violenta piena del fiume Eufrate. In ebraico, anche Giosuè 24:15 si riferisce all’Eufrate semplicemente come «il fiume». Essi «rifiutarono» Shiloah (ma’as in ebraico) e gioirono (mesos in ebraico) per la caduta di Rezin per mano del loro alleato, l’Assiria.


D: In Isaia 8:8, in che modo la parola «Emmanuele» si riferisce a Gesù?

R: Emmanuele qui significa «Dio sia con noi», e il contesto è di disperazione, come in «Dio ci aiuti». Sebbene questo versetto non ci dica nulla di specifico su Gesù, questa ripetizione della parola della profezia messianica in Isaia7:14 ci insegna come possiamo fare affidamento sulle promesse di Dio. Le acque impetuose dell’Eufrate si riferiscono alla nazione dell’Assiria, e forse ai Babilonesi, che avrebbero quasi sommerso Giuda «fino al collo».

Tuttavia, come afferma il *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 1051, «la parola “Emmanuele” assicurava agli ascoltatori che Dio non aveva dimenticato il Suo popolo dell’alleanza e che sarebbe stato con loro».

Infatti, la parola «Emmanuele» è il termine centrale in Isaia 8:1-10. Leggendo Isaia 8:1-8a e fermandosi a metà del versetto 8, si potrebbe avere l’impressione che questa «inondazione» dell’esercito sarà così devastante da annientare Giuda per sempre. Eppure la promessa di Dio riguardo a Emmanuele si sarebbe adempiuta, garantendo così la sopravvivenza di Giuda. Isaia 8:8b-10 è in netto contrasto con i versetti precedenti. Quelle nazioni invasori sarebbero state annientate. Curiosamente, non contiene alcuna promessa riguardo al trionfo di Giuda, ma solo l’annientamento dei nemici di Dio; e per ribadire chi è colui che compie tale annientamento, Isaia 8:10b afferma: «Poiché Dio è con noi».


D: In Isaia 8:12, come si fa a capire se si tratta o meno di una cospirazione?

R: Alcuni lo stabiliscono in base all’opinione comune. Se altre persone che si rispettano affermano che si tratta di una cospirazione, allora si pensa che lo sia. Quando dicono che non può essere, allora non lo è. Questo metodo è privo di fatti e prove. E forse a loro non interessa nemmeno.

Un modo migliore consiste nell’esaminare le prove, ma non solo da soli, bensì anche insieme ad altri.

1) Siate aperti all’ipotesi che si tratti di una cospirazione, e siate aperti all’ipotesi che non lo sia, per quanto impopolare possa essere una delle due posizioni. Siate inoltre aperti alla conclusione che non sarete in grado di stabilirlo con certezza in entrambi i casi.

2) Raccogliete tutte le prove, da entrambe le parti, non solo da una.

3) Scartate le prove inattendibili. Ad esempio, quando un personaggio pubblico rispettato afferma che qualcosa è o non è in un certo modo, senza fornire alcuna prova, potete scartare tale affermazione. Molte volte esperti competenti e rispettati in un determinato campo si esprimono con autorevolezza su un argomento di un altro campo, e la loro autorevolezza in quel contesto è del tutto infondata. Assicuratevi però di applicare un filtro coerente. Talvolta le persone non accettano prove che contraddicono ciò in cui desiderano credere, a meno che non si tratti di prove quasi inconfutabili. Accettano invece prove inconsistenti e argomentazioni viziate, purché sostengano la loro posizione.

4) Esaminate la coerenza delle argomentazioni. Ad esempio, alcune (ma non tutte) argomentazioni a favore dell’aborto potrebbero valere altrettanto bene come argomentazioni a favore dell’uccisione dei neonati pochi secondi prima della nascita, o anche dopo. Alcune (ma non tutte) argomentazioni a sostegno della posizione pro-vita potrebbero valere altrettanto bene come argomentazioni contro la contraccezione, il metodo del ritmo o altre forme di contraccezione.

5) Non attribuite sempre alle intenzioni della controparte il fine di trarne profitto o malizia. A volte si tratta semplicemente di sciocchezza. Oppure, talvolta, potreste essere voi a sbagliare. O, in modo più sottile, potrebbero avere in gran parte torto, ma una piccola parte di ciò che affermano è legittima.

6) Prenda una decisione. Tuttavia, a volte una decisione potrebbe non essere né l’una né l’altra delle due estreme, oppure potrebbe dover essere molto decisa in un senso, oppure potrebbe rappresentare una via di mezzo. Oppure la Sua conclusione potrebbe essere che non è possibile saperlo.

A volte è possibile studiare, dal punto di vista psicologico, perché alcune persone credono nelle falsità secondo cui l’Olocausto non è mai avvenuto, la Terra sia piatta, l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna o che Maometto non sia mai morto. (Alcuni musulmani lo hanno creduto nel corso della storia, ma rappresentano meno dell’1% di tutti i musulmani.)


D: In Isaia 8:14, in che senso Dio è un santuario?

R: Sebbene un santuario sia un luogo santo, non è questo il punto principale in questo contesto. Piuttosto, il Tempio era un santuario e Dio è un rifugio, nel senso che quando qualcuno cerca rifugio in Dio come proprio santuario, Dio lo proteggerà. L’ultima parte di Isaia 8:14, che si riferisce al Signore, è citata in 1 Pietro 2:8 in riferimento a Cristo.


D: In Isaia 8:18, quando si è adempiuta questa profezia?

R: Questa profezia ha avuto sia un adempimento diretto durante la vita di Isaia, quando l’Assiria conquistò Damasco e Samaria, sia un adempimento futuro.


D: In Isaia 8:19-20, cosa c’è di sbagliato, esattamente, nel chiedere consiglio a indovini e spiritisti?

R: Dio ha detto di non farlo. Possiamo individuare almeno tre ragioni per cui Dio avrebbe detto ciò.

1. Mancanza di fiducia nella provvidenza e nella guida di Dio. Possiamo confidare che Dio ci riveli tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere, anche se potrebbe non essere sempre tutto ciò che vorremmo sapere.

2. Affidarsi alla divinazione o agli spiriti significa non affidare la propria vita a Dio. Affidarsi ai medium e agli spiriti ci espone inoltre al mondo demoniaco dell’occulto.

3. Infine, poiché il popolo agiva in questo modo, Dio nascondeva loro il proprio volto (e la propria guida), secondo Isaia 8:17.

Geremia2:13 , nel contesto dell’idolatria, afferma: «Poiché il mio popolo ha commesso due mali: mi ha abbandonato, fonte d’acqua viva, e si è scavato delle cisterne proprie — cisterne screpolate che non trattengono l’acqua».

Isaia 8:19 può essere tradotto come «sussurrare e mormorare», ma può anche essere tradotto in modo beffardo come «stridere e gemere».


D: In Isaia 8:19-20, questo si riferisce al mormonismo?

R: Si riferisce a tutti coloro che cercano consiglio nell’occulto e dai morti, non solo al mormonismo. Tuttavia, si riferisce ai mormoni almeno in tre modi.

La «cristallomanzia» era una pratica occulta nel XIX secolo, in cui una persona sosteneva di poter trovare tesori sepolti guardando in una sfera di vetro. Era una pratica talmente diffusa che a New York era stata emanata un’ordinanza che la vietava. Joseph Smith jr., nel piccolo villaggio di Palmyra, nello Stato di New York, fu condannato per il reato minore di cristallomanzia. Sono stati rinvenuti atti giudiziari che lo confermano.

La pietra da spia. Joseph Smith passò dalla «visione attraverso il vetro» all’affermazione di tradurre il Libro di Mormon guardando una pietra contenuta in un cappello.

Si sosteneva che il Libro di Abrahamo dei mormoni fosse stato tradotto allo stesso modo, da alcuni antichi papiri egizi. Oggi disponiamo di questi papiri e, inutile dirlo, la traduzione di Joseph era una frode. Joseph scrisse persino un «Alfabeto e grammatica egizia», in cui apparentemente cercò di insegnare agli altri la sua versione dell’«egizio riformato».


D: Isaia 9:1 e Isaia 9:2 vanno considerati insieme, oppure Matteo 4:14-16 ha sbagliato a metterli insieme?

R: Appartengono alla stessa sezione perché Isaia 9:1 costituisce una transizione tra le due parti.

Isaia 9:1 è in realtà indicato come Isaia 8:23 nelle moderne Bibbie ebraiche e nella New Jerusalem Bible. È vero che Isaia8:22 e 9:1 sono correlati, poiché Isaia8:22 parla di persone nelle tenebre e Isaia 9:1 afferma che non ci saranno più tenebre.

Tuttavia, Isaia 8:22 parla di persone che saranno scacciate nelle tenebre, Isaia 9:1 afferma che non ci saranno più tenebre per Zabulon e Neftali, mentre Isaia 9:2-7 descrive come il popolo che era nelle tenebre vedrà una grande luce.

È interessante notare che Asimov stia cercando di affermare che Isaia 9:1, dove si dice che a coloro che erano nell’oscurità verrà tolta, non si riferisca a coloro che erano nelle tenebre e hanno visto una grande luce nel versetto immediatamente successivo.


D: In Isaia 9:1-2, in che modo si è adempiuta la profezia secondo cui la Galilea dei Gentili sarebbe stata onorata?

R: Gesù trascorse molto tempo in questa terra, situata a ovest del Mare di Galilea. L’espressione ebraica può significare «ombra di morte» o «terra delle tenebre». Questa profezia si è adempiuta esplicitamente secondo Matteo 4:15-16. Per inciso, Isaia 9:1 nelle Bibbie cristiane è indicato come Isaia 8:23 nelle Bibbie ebraiche, quali il testo masoretico e la moderna traduzione JPS. Tuttavia, il contenuto è lo stesso.

L’idea che il Messia sarebbe apparso per la prima volta in Galilea si trova anche nel Talmud ebraico e nel Midrash ebraico, secondo quanto riportato nel *Litteratur-blatt des Orients*, 1843, col. 776.


D: Isaia 9:1, 6, 7 potrebbero riferirsi a Bahá’u’lláh dei Bahá’í, dato che Gesù non portava il governo sulle Sue spalle (Bahá’u’lláh e la Nuova Era, pp. 261-262)?

R: No, il governo sarà sulle spalle di Gesù quando Egli tornerà. Ciò non può riferirsi a Bahá’u’lláh perché:

a) Bahá’u’lláh non fu chiamato «Dio Potente» (Isaia 9:6)

b) Bahá’u’lláh non ha spezzato «il giogo del loro fardello» per il popolo della Galilea «come nel giorno di Madian» (Isaia 9:4);

c) Bahá’u’lláh non ha esercitato alcun governo, e i bahá’í non sostengono che Bahá’u’lláh tornerà.

d) Sebbene i bahá’í possano desiderare di governare il mondo, la loro Casa Internazionale di Giustizia è irrilevante per quanto riguarda la politica e il governo nel XX e XXI secolo.


D: In Isaia 9:6, cosa significa in questo contesto «Meraviglioso» (pele’ in ebraico)?

R: Innanzitutto, in questo contesto si tratta di un sostantivo e non di un aggettivo; la forma aggettivale è «pel’i». Il termine ebraico ha un significato più ampio rispetto a quello inglese. Le due forme possono indicare «eccezionale», «illustre» o «spettacolare» (sia in senso positivo che negativo, come in 2 Samuele 13:2). Può indicare qualcosa che solo Dio può compiere, ovvero qualcosa di soprannaturale. In realtà, esiste un’espressione moderna molto vicina a questo aspetto di «pele’»: «fuori dal mondo».

Quando un angelo del Signore fece visita a Manoah, padre di Sansone, e Manoah gli chiese il suo nome, l’angelo domandò a Manoah perché volesse conoscere il nome dell’angelo, poiché esso era «al di là della comprensione» (in ebraico pil’i, «meraviglioso») in Giudici 13:18. Ciò non significa che «meraviglioso» fosse il nome di un angelo, ma piuttosto che il nome dell’angelo era tale che alle persone non era permesso conoscerlo, oppure che esse non erano in grado di conoscerlo.


D: In Isaia 9:6-8, ci si riferisce al Cristo?

R: Sì. «Cristo» è la traduzione greca di «Messia», e si tratta sicuramente di una profezia messianica, poiché il Messia

a) governerà il popolo (Isaia 9:6,7)

b) regnerà sul trono di Davide (Isaia 9:7)

c) Da quel momento in poi e per sempre (Isaia 9:7)

La Guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 534, afferma che tali frasi entusiastiche su un re ideale potrebbero riferirsi all’incoronazione di un re come Ezechia. Tuttavia, Ezechia era già nato e aveva circa 10 anni al tempo della profezia di Isaia 7-9. È interessante notare che nel Talmud, in b. Sanhedrin 94a, Bar-Kappara afferma che Dio originariamente voleva fare di Ezechia il Messia e di Sennacherib Gog e Magog, ma che Ezechia non ne era degno.


D: In Isaia 9:6, in che modo Gesù ha portato la pace, dal momento che oggi il mondo non è in pace?

R: Nella Sua prima venuta Gesù ci ha donato la pace nei nostri cuori. Solo alla Sua seconda venuta Gesù porrà fine ai conflitti e porterà la pace in questo mondo. Naturalmente, alla fine ci sarà pace in cielo.


D: In Isaia 9:6, come può Gesù essere definito il «Padre Eterno» e la Trinità essere vera?

R: I modalisti e i pentecostali unitariani sollevano spesso questa obiezione. Gesù è il padre della nostra salvezza, e il Padre è in Gesù, ma essi rimangono comunque distinti. L’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, a pag. 268, afferma che l’espressione ebraica abi’ad potrebbe essere tradotta sia come «padre eterno» sia come «padre dell’eternità». A prescindere da ciò, Isaia 9:6 si riferisce a un figlio, ovvero al bambino che è nato. Naturalmente, poiché io sono sia figlio che padre, il Figlio può essere il padre della nostra vita eterna senza essere padre di se stesso.

Il termine «eterno» si riferisce al fatto che Gesù esisteva prima dell’inizio dei tempi. Gesù è il Padre nel senso che Dio Padre dimora in Gesù, il quale è il padre della nostra salvezza, il Suo regno paterno.


D: In Isaia 9:6, poiché Gesù è “Dio Potente”, ciò è diverso da “Dio Onnipotente”?

R: No. I Testimoni di Geova affermano quanto segue in *Ragionare dalle Scritture*, 1989, pagg. 413-414 (gli stessi numeri di pagina si trovano anche nella versione del 1985). “Questo significa che, poiché Gesù Cristo è profeticamente chiamato ‘Dio Potente’ in Isaia 9:6, Gesù debba essere Geova? Ancora una volta, il contesto risponde: No! Nessuna delle nazioni pagane idolatre ha creato un dio prima di Geova, poiché nessuno esisteva prima di Geova. … Ma ciò non significa che Geova non abbia mai fatto esistere qualcuno che possa essere propriamente definito “dio”. (Sal 82:1, 6; Gv 1:1, NW). In Isaia10:21 , Geova viene definito “Dio potente”, proprio come Gesù in Isaia 9:6; ma solo Geova viene mai chiamato “Dio Onnipotente”. – Genesi 17:1.” (corsivo nell’originale) Pertanto, gli stessi Testimoni di Geova, pur negando che Gesù sia Geova o Dio Onnipotente, insegnano che Gesù “viene correttamente definito un dio”.

I Testimoni di Geova affermano ciò perché si rifiutano di accettare un fatto: c’è un solo Dio che dobbiamo seguire. C’è un solo Signore a cui dobbiamo obbedire. Essi cercano di sostenere che Gesù sia un secondo dio “potente”, di rango inferiore. Affermano che Gesù non sia un Dio da adorare o a cui rivolgere preghiere, ma solo di nome [e per di più un titolo vuoto!]. Le persone hanno o un unico Dio nei propri luoghi di culto oppure più dei. Nelle chiese di Dio, onoriamo solo Dio.

Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo sono Persone distinte, ma costituiscono un unico Dio indivisibile.


D: In Isaia 9:6, l’espressione «Dio Potente» potrebbe davvero significare semplicemente «eroe simile a un dio»?

R: No, sebbene un critico liberale lo ritenesse. Questo termine, che significa “potente”, si riferisce a Dio in Isaia 10:21.


D: In Isaia 9:6, vi sono prove che gli ebrei considerassero questo versetto una profezia sul Messia?

R: Sì. Il Midrash yemenita 349-350 e il *Pereq Shalom*, pag. 101, dimostrano che alcuni ebrei la consideravano messianica.


D: Perché Isaia 9:8-10:4 colloca questi versetti di angoscia e sventura subito dopo i versetti delle promesse?

R: Facciamo un passo indietro e consideriamo il brano nel suo insieme.

Isaia 7,1-16 (promessa per Giuda e angoscia per Samaria); Isaia 7,17-25 (angoscia per Giuda); Isaia 8,1-4 (promessa per Giuda e angoscia per Samaria); Isaia 8,5-15 (angoscia per Giuda); Isaia 8:16-18 (attesa della promessa), Isaia 8:19-22 (angoscia), Isaia 9:1-7 (promessa), Isaia 9:8-21 (angoscia). Le profezie di Isaia si alternano tra promessa e angoscia.

Questa parte di Isaia può essere quasi considerata come un canto o una poesia, e il ritornello che la attraversa si trova in Isaia 5,25 sgg.; 9,12 sgg.; 9,17 sgg.; 9,21 sgg.; 10,4 sgg.

Tuttavia, questi temi alternati non costituiscono dei «cicli», bensì una spirale discendente. L’intero brano parla di decadenza morale (9,9.17); l’Assiria li avrebbe tormentati (9,12); poi della disgregazione sociale (9,20-10,2); e infine del crollo nazionale causato dalla conquista assira (10,3-4).


D: In Isaia 9:10, qual è il significato dell’espressione «I mattoni sono caduti»?

R: Probabilmente si riferisce a un terremoto avvenuto al tempo del re Geroboamo II (circa 786-746 a.C.). Ciò è menzionato anche in Amos 1:1 e 4:11. Metaforicamente, anche i capi e la struttura della società crolleranno e andranno in pezzi di fronte agli Assiri.


D: In Isaia 9:14-16, perché Isaia fa riferimento alla testa e alla coda?

R: Questa figura retorica è chiamata merismo, in cui si menzionano due estremi per indicare anche tutto ciò che sta in mezzo. I capi secolari erano malvagi, e lo erano anche i capi religiosi. A chi poteva rivolgersi il popolo per ricevere insegnamento, un esempio o un’autorità divina? Il problema era quindi principalmente rappresentato dai capi secolari, dai capi religiosi o dal popolo stesso? Dio afferma che si tratta di tutti e tre.


D: In Isaia 9:19, perché il popolo è considerato «carburante per il fuoco»?

R: Il popolo rifiuta di seguire Dio ed è oggetto dell’ira di Dio (Efesini 2:3). Forse il popolo stesso ha varcato una «linea della disperazione» (termine coniato da Francis Schaeffer) e si sarebbe reso conto, all’arrivo degli Assiri e successivamente dei Babilonesi, che non era altro che combustibile per il fuoco. Siamo tutti creati a immagine di Dio e preziosi agli occhi di Dio. Tuttavia, coloro che non seguiranno mai Dio (i riprovati) non sono altro che combustibile per il fuoco.

Per inciso, la falsa religione dell’induismo insegna che il dio del fuoco Agni «cuoce le persone» dopo la loro morte (Rig Veda 10.16.1-2, p. 49). Gli indù desiderano ricongiungersi alla fiamma cosmica, dove ogni individualità viene distrutta.


D: In Isaia 9:20, si fa riferimento al cannibalismo?

R: No, solo in senso metaforico. Non si tratta di cannibalismo, ma di autoconsumo in due accezioni.

Dal punto di vista militare, ai tempi di Isaia gli Israeliti del regno settentrionale combattevano spesso contro il popolo di Giuda, come afferma Isaia 9:21.

Dal punto di vista spirituale, sia i singoli individui che il popolo nel suo insieme stavano recando danno a se stessi e ai propri figli con il loro peccato persistente.


D: In Isaia 10:1-3, in che modo le persone emanano leggi ingiuste?

R: Ecco cosa disse un influente leader governativo: «È deplorevole che i ricchi e i potenti troppo spesso distorcano gli atti di governo a fini egoistici». La citazione è del presidente degli Stati Uniti Andrew Jackson (1767-1845) (tratta da *The Great Quotations*, pag. 355).

La fonte della citazione è interessante. Fu proprio Andrew Jackson a ordinare all’esercito statunitense di allontanare con la forza i Cherokee dalle loro terre, in quello che in seguito fu conosciuto come il «Sentiero delle Lacrime», nonostante esistesse un trattato tra loro e il governo degli Stati Uniti che consentiva loro di rimanere su quelle terre. Quando si profilò la minaccia di intentare una causa al riguardo dinanzi alla Corte Suprema, Jackson si burlò della giustizia (Proverbi19:28 ), affermando: «Di quale esercito dispongono?»

In molti casi, i leader o non si rendono conto di stare emanando leggi ingiuste, oppure dimenticano opportunamente la giustizia quando questa non è importante per loro.

Un secondo esempio è quando il governo sottrae la maggior parte degli aiuti. Ciò accade in Medio Oriente e in Africa.

Un terzo esempio è che i dhimmi (i non musulmani che vivevano sotto il dominio musulmano) dovevano pagare una tassa aggiuntiva sui non musulmani chiamata jizya. L’aliquota variava a seconda dei periodi. Al minimo era di un paio di dirham per una persona più povera. Nel peggiore dei casi, poteva arrivare al 20% del patrimonio, oppure al 50-80% del raccolto annuale. Per ulteriori informazioni, si veda https://swap.stanford.edu/was/20090719094909/http:/en.wikipedia.org/wiki/Jizya.

Un quarto esempio è quello delle “tasse di voto” che un tempo esistevano in America. Se si era troppo poveri per pagare la tassa di voto, non era consentito votare. Questa ingiustizia privava i poveri del diritto di voto.


D: In Isaia 10:1-3, se viene approvata una legge che non contraddice la Bibbia, tale legge è necessariamente giusta?

R: No. È possibile obbedire alla lettera della legge, ma violarne lo spirito. Si potrebbe evitare di violare qualsiasi precetto specifico dell’Antico Testamento, ma comunque non seguire ciò che la Bibbia afferma riguardo al non opprimere gli altri.


D: In Isaia 10,5-15, qual è la struttura di questo poema?

R: È simile a un chiasmo, tranne per il fatto che vi sono due parti parallele (anziché simmetriche).

10,5 Assiria: lo strumento del Signore per i Suoi propositi

- 10:6-11 Le diverse motivazioni del Signore e dell’Assiria

- - 10:6 Il Signore vuole una giusta punizione

- - 10:7-11 L’Assiria voleva la conquista del mondo

- 10:12-14 Le diverse valutazioni del Signore e dell’Assiria

- - 10:12 Il Signore vide l’orgoglio e la vanagloria

- - 10:13-14 L’Assiria vedeva la propria abilità e il proprio successo

10:15 L’Assiria: uno strumento del Signore Onnipotente


D: In Isaia 10:5, come poteva Dio utilizzare l’Assiria, dato che essa era così malvagia e crudele?

R: Non solo Dio poteva usare i malvagi Assiri per i Suoi scopi, ma Dio usa persino Satana e i demoni per i Suoi scopi. Il fatto che Dio sia puro e santo, come descritto nella Bibbia, non Gli impedisce di operare tutte le cose come parte del Suo piano (Efesini1:11 ).


D: In Isaia 10:12, in che modo e perché Dio punì il re dell’Assiria?

R: Dio punì l’Assiria in almeno tre modi.

1. L’esercito assiro fu annientato.

2. Il re di Assiria morì.

Il motivo per cui Dio punì l’Assiria, dopo averla utilizzata per compiere la Sua volontà, fu che gli Assiri non stavano distruggendo per adempiere alla volontà di Dio, ma per i propri fini egoistici e malvagi. Dio punì la loro violenta malvagità, ma allo stesso tempo ne fece anche uso.

3. Il popolo assiro fu sconfitto, per non risorgere mai più. Non furono però tutti uccisi. Tatiano, lo scrittore cristiano e in seguito eretico encratita, era un assiro. Inoltre, Dio aveva affermato che sarebbe rimasto un piccolo residuo di assiri. Dopo la loro distruzione ad opera dei babilonesi, degli sciti, dei medi e dei persiani, i pochi sopravvissuti continuarono a vivere in quella zona. Alla fine gli Assiri si convertirono al cristianesimo. Nel 1915, durante il genocidio assiro, tra i 250.000 e i 300.000 furono uccisi dai turchi e dai curdi dopo che la Russia li aveva abbandonati (diventando comunista) e gli armeni erano stati sconfitti. Oggi se ne contano tra i 3,2 e i 5 milioni.

Come nota secondaria, i leoni erano un simbolo dell’Impero assiro. I persiani amavano cacciare i leoni, che si estinsero in Medio Oriente dopo l’ascesa al potere dei persiani.


D: In Isaia 10,13-14, cosa c’è di insolito nello stile di questi versetti?

R: Questi versetti sono stati deliberatamente scritti nello stile di un’iscrizione di vittoria assira.


D: Cosa dice Isaia 10,14 riguardo all’atteggiamento degli Assiri?

R: Gli Assiri erano orgogliosi di poter conquistare così tante «uova», ovvero città, con tanta facilità grazie esclusivamente alla propria potenza. Conquistarono le città di Calno e Arpad nel 738 a.C., Damasco nel 732 a.C., Samaria nel 722 a.C. e Hamath nel 720 a.C. In Isaia 10,10-11 gli Assiri consideravano gli «idoli» di Gerusalemme non più importanti degli idoli delle altre città.


D: In Isaia 10,15, in che modo un’ascia si solleva contro chi la maneggia, così come gli Assiri si sollevarono contro Dio?

R: Proprio come è vano, ingrato e ridicolo che un’ascia inanimata si rivolti contro chi la maneggia, così era per gli Assiri – che erano persone viventi e non asce – cercare di opporsi a Dio. Eppure i guerrieri assiri più forti, rivestiti delle migliori armature, non riuscirono a resistere ai batteri di una pestilenza. Isaia10:16 afferma che Dio avrebbe «mandato una malattia devastante tra i valorosi guerrieri dell’Assiria».


D: In Isaia 10,16-34, qual è la struttura di questi versetti?

R: Si tratta di una sezione parallela.

10:16-23 Il Signore degli eserciti giudicherà

- 10:16-19 Dio giudicherà l’Assiria, lasciando solo un residuo

- 10:20-23 Dio giudicherà Israele e un residuo farà ritorno

10:24-34 Il Signore degli eserciti agirà con potenza

- 10:24-26 Proteggerà e preserverà il residuo di Israele

- 10:27-34 Giudicherà e distruggerà gli Assiri


D: Cosa intende dire Isaia 10:16-19 riguardo al fuoco in questo contesto?

R: La precedente metafora sulle uova degli uccelli si riferiva alla rapidità e alla facilità delle conquiste assire. Questa metafora va ancora oltre: così come le conquiste assire si diffusero rapidamente come un fuoco, così la loro distruzione avverrà per mezzo del fuoco del Signore.


D: In Isaia 10,17-18, quali sono i due modi di interpretare questa metafora?

R: Ecco le due parti.

Mentre gli Assiri si avvicinano a Gerusalemme, stanno marciando verso un fuoco splendente.

Gli Assiri pensano di marciare verso una gloria splendente.


D: In Isaia 10,20-22, che cosa accadde alle «dieci tribù perdute» di Israele?

R: Così come il sale puro va «perso» quando viene mescolato al fango, il popolo delle dieci tribù di Israele si è assimilato agli altri popoli del Medio Oriente. In particolare, molti degli israeliti rimasti in Israele si sono uniti in matrimonio con gli stranieri che vi erano stati portati, diventando samaritani. Quando gli ebrei tornarono da Babilonia, tra i rimpatriati vi erano anche membri delle dieci tribù.

Il termine ebraico sa’ar, che significa «resto» o «sopravvissuti», era il modo in cui gli ebrei di ritorno dovevano considerarsi. Come credenti in un mondo decaduto, anche noi possiamo considerarci un resto.


D: In Isaia 10:24, perché Sion (Gerusalemme) non dovrebbe temere l’Assiria, dal momento che in seguito l’Assiria assediò Gerusalemme in un assedio molto difficile?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

Gerusalemme non fu mai conquistata né distrutta dagli Assiri.

Inoltre, questo passo potrebbe essere stato scritto dopo l’assedio fallito.

A prescindere da ciò, questa profezia sarebbe rimasta per sempre vera anche dopo quell’epoca.


D: In Isaia 10:27, cosa c’è di insolito nel giogo dei buoi menzionato qui?

R: Un giogo era spesso una traversa di legno, o un collare, per attaccare i buoi all’aratro. Di solito il legno sfrega contro i buoi e può causare sanguinamento o lividi. Ma qui l’immagine è l’opposto. Dio libererà il bue (Israele e le altre nazioni conquistate) dal giogo del servizio all’Assiria.


D: In Isaia 11,1-3, ci si riferisce al futuro Messia e al Millennio?

R: Sì. Non solo i cristiani lo affermano, ma lo fa anche il Commentario ai Rotoli del Mar Morto su Isaia (4Q161). Secondo l’opera *The Dead Sea Scrolls in English*, 4ª ed., pag. 321, il commentario recita: «[Interpretato, ciò riguarda il Germoglio] di Davide che sorgerà alla fine [dei giorni]… Dio lo sosterrà con [lo spirito di potenza e gli darà] un trono di gloria e una corona di [santità] e vesti multicolori… [Metterà uno scettro] nella sua mano ed egli regnerà su tutte le [nazioni]. E Magog… e la sua spada giudicherà [tutti] i popoli».

Anche questo è di natura messianica secondo il Targum di Isaia e il Talmud babilonese.

Il New International Bible Commentary, a pag. 730, aggiunge che, sebbene non si conosca il momento esatto del ministero di Isaia in cui egli pronunciò i capitoli 11-12, la rivelazione della «fase finale» avrebbe comunque costituito un netto contrasto con le situazioni spaventose e empie contro cui stavano lottando in quel periodo.


D: In Isaia 11:2-4a, 5, sebbene ciò si riferisca direttamente al Messia che regna su di noi, in che modo ciò si ricollega anche ai governanti ideali?

R: Qui si menziona lo Spirito che riposa su di Lui, nonché il Suo carattere e la Sua saggezza. Si menziona il Suo compiacimento nel Signore e il Suo giudizio accurato delle circostanze e delle persone. Il Suo fondamento è la giustizia e la fedeltà. È inoltre implicita, sebbene non menzionata direttamente, la Sua cura per il popolo, volta a governarlo bene.


D: In Isaia 11:1,4; Isaia 9:18-19 e Isaia 10:33-34, che significato hanno queste metafore relative al legno?

R: Isaia 9:18-19 afferma che Dio brucerà i rovi, le spine e i boschetti del popolo d’Israele. Isaia 10:33-34 menziona i rami che vengono recisi «con potenza terrificante», gli arroganti e i boschetti che vengono abbattuti. Isaia 11:1 contrappone a ciò un germoglio che spunterà dal ceppo di Iesse, che secondo 1 Samuele 16 era il padre di Davide. Le foreste possono rappresentare un capo e i suoi guerrieri, una terra o un popolo, oppure, più in generale, un’autorità, un punto fermo e una convenzione di una società. I «boschetti» saranno sgomberati e al loro posto ci sarà il germoglio dal ceppo di Iesse.

Quando Cristo tornerà, «colpirà la terra con la verga della Sua bocca» (Isaia 11:4). In altre parole, i nemici di Dio, che sembrano costituire un’intera foresta, saranno abbattuti quando Cristo verrà a regnare nel Millennio. L’estensione del regno di Cristo non si limiterà a Israele, ma comprenderà tutte le nazioni, persino i nemici di Dio, e persino il regno animale.


D: Isaia 11:1-10 potrebbe riferirsi a Bahá’u’lláh dei Bahá’í, poiché parte di quel testo non si è ancora adempiuta? Ad esempio, l’uccisione dei malvagi, il leone e il bue che giacciono insieme, ecc. («Alcune domande con risposta», pagg. 62-66 e «Bahá’u’lláh e la Nuova Era», pagg. 266-267)

R: No. Sebbene Cristo ne abbia adempiute alcune nella Sua prima venuta, altre si adempiranno nella Sua seconda venuta. Il motivo per cui i bahá’í stanno travisando questo passo, e il motivo per cui esso non si riferisce a Bahá’u’lláh, è che:

a) Gesù, non Bahá’u’lláh, era un discendente di Iesse (Isaia 11:1, 10)

b) Gesù, non Bahá’u’lláh, «ucciderà gli empi con il soffio delle Sue labbra» (Isaia 11:4b). c) Con Bahá’u’lláh si è verificato il contrario: molti bahá’í sono stati abbattuti; non è stato Bahá’u’lláh a compiere l’uccisione.

d) Neppure il leone, il bue e gli altri animali giacevano insieme quando giunse Bahá’u’lláh (Isaia 11:6-8).

e) Il Vangelo di Gesù adempie la profezia secondo cui «la terra sarà piena della conoscenza del Signore» (Isaia 11:9). Ad oggi, la maggior parte delle persone nel mondo non ha idea di chi Bahá’u’lláh affermasse di essere.


D: In Isaia 11:1,10, in che modo Cristo è sia il germoglio che la radice di Iesse?

R: Allo stesso modo in cui Cristo è il primo e l’ultimo. Cristo è la radice, il fondamento vivificante della nostra fede e della nostra speranza. Cristo è anche lo stendardo verso cui le persone possono accorrere per trovare una protezione salvifica. Cristo è il leone temibile che distrugge i nemici di Dio, ed è anche l’agnello verso cui le persone vorranno avvicinarsi. In un albero sano, anche quando i rami e il tronco vengono tagliati, la radice rimane viva, e il tronco e i rami ricresceranno.


D: In Isaia 11:4, in che modo Gesù «giudica con equità a favore degli umili della terra» e tuttavia «colpisce la terra con la verga della Sua bocca»?

R: Gesù tornerà e combatterà. La Sua potenza nell’ira garantirà protezione a Gerusalemme.


D: In Isaia 11:5, in che modo la giustizia è «la cintura attorno ai Suoi fianchi» del Germoglio?

R: Il Germoglio è Gesù, e la Sua giustizia ha avuto un ruolo fondamentale nel renderLo il nostro Salvatore. Solo un uomo poteva essere un mediatore in rappresentanza dell’umanità. Solo una persona senza peccato poteva pagare il prezzo ed essere il sacrificio espiatorio per i peccati del mondo intero (1 Giovanni 2:1-2).


D: In Isaia 11:6-8, quando questi animali vivranno tutti in armonia?

R: Ciò avverrà durante il Millennio, ovvero il regno millenario di Cristo menzionato in Apocalisse 20:1-6. Non avranno alcun motivo di temere alcun pericolo gli uni dagli altri. Dio ha il potere di modificare la dieta di qualsiasi animale secondo il Suo volere.


D: In Isaia 11:11, quando Dio ricompenserà il residuo «una seconda volta»?

R: Dopo che sia gli Assiri che i Babilonesi ebbero sottomesso Giuda, Dio avrebbe comunque restaurato gli ebrei dopo l’esilio di quel periodo. Allo stesso modo, Dio riunirà nuovamente il Suo popolo durante il Millennio. Per inciso, Patros corrisponde all’Egitto superiore (meridionale), da Menfi a sud fino ad Assuan. Pertanto, il termine «Egitto» qui si riferisce probabilmente all’Egitto inferiore (settentrionale). Le «isole del mare» sarebbero Cipro, Creta, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica e le numerose isole greche. Gli ebrei non furono esiliati in quelle isole ai tempi di Isaia. Tuttavia, intorno al 200 a.C., gli ebrei erano presenti in quelle isole.


D: In Isaia 11:12, perché la Bibbia parla dei quattro angoli della terra?

R: Si tratta semplicemente di un’espressione, che usiamo ancora oggi, per indicare i punti cardinali.


D: In Isaia 11:13-14, quando gli Israeliti riuniti «si avventeranno sui pendii dei Filistei», «metteranno le mani su Edom e Moab» e renderanno gli Ammoniti «soggetti a loro»?

R: I verbi qui utilizzati implicano una vittoria militare. Esistono almeno due possibilità.

Prima che il Messia regni, gli ebrei conquisteranno queste terre. La Filistea comprende il territorio dell’odierna Striscia di Gaza. Edom e Moab si trovano nel territorio della Giordania, mentre gli Ammoniti vivevano nelle terre oggi conosciute come Giordania e Siria.

Dopo che il Messia avrà iniziato a regnare, avrà luogo questa conquista. Ciò potrebbe avvenire alla fine del Millennio, quando Satana aizzerà le nazioni contro Israele.

In ogni caso, questa è una promessa secondo cui le cose che ora li spaventano e li stressano non saranno più motivo di preoccupazione. Obadiah 19-20 promette lo stesso.


D: In Isaia 11:15, che cos’è il «mare d’Egitto»?

R: Non si tratta del Mar Mediterraneo, bensì del Mar Rosso. Il «golfo del Mare d’Egitto» (letteralmente «lingua») è probabilmente così chiamato perché il Mar Rosso è simile a una lingua lunga e piuttosto stretta che si protende nell’Oceano Indiano. Inoltre, l’essiccamento del fiume Eufrate è menzionato anche in Apocalisse 16:12.


D: In Isaia 11:16, perché verrà costruita una strada per il residuo del popolo di Dio?

R: Non si dice che siano state le persone a costruirla per il popolo di Dio, ma piuttosto che Dio l’ha utilizzata come percorso per il Suo popolo. In epoca romana, una delle ragioni principali della rapida diffusione del cristianesimo era costituita dalle eccellenti strade romane che consentivano spostamenti estesi e rapidi.

Si ricordi che ai tempi di Isaia esistevano poche strade di lunga percorrenza. Dopo che Ciro il Persiano conquistò Babilonia, fece costruire una strada da Babilonia all’Egitto. Le uniche altre due strade collegavano Sardi e altre città dell’Asia Minore a Babilonia, Susa e altre città persiane.

Un’altra interpretazione sostiene che si tratti della stessa strada menzionata in Isaia 35:8-10, destinata ai redenti, probabilmente durante il Millennio menzionato in Apocalisse 20:1-7.


D: In Isaia 12:1, quale sarà la reazione dei cristiani quando arriverà il Millennio?

R: Sarà un grande inno di lode, che sembra anche un modo appropriato per concludere questa sezione di Isaia. Ma questo inno non è solo una celebrazione della vittoria passata di Dio, bensì una testimonianza di Dio da proclamare a tutta la terra. Questa profezia futura e l’inno di Isaia 11-12 si riferiscono al tempo di Isaia, e al nostro, mostrandoci di non vivere nella paura, ma nella speranza. Guardate oltre le delusioni del tempo presente e attendete con trepidazione i tempi entusiasmanti in cui Dio agirà sulla terra.


D: In Isaia 12,1-6, qual è la struttura di questo canto?

R: Si tratta di un inno ben strutturato, alcuni aspetti del quale non sono evidenti nella versione inglese.

a1 Isaia 12:1a Un individuo di sesso maschile

- a2 Isaia 12:1b Testimonierà che l’ira di Dio si è trasformata in consolazione

- - a3 Isaia 12:2 Egli canterà un inno di ringraziamento

b1 La comunità dei salvati

- b2 Isaia 12:4b-5 Loderanno Dio e proclameranno alle nazioni

- - b3 Canteranno per le opere eccellenti del Signore e per la sua conoscenza in tutta la terra

c1 Una donna

- c2 Grideranno e urleranno

- - c3 Poiché il Santo è grande e si trova in mezzo a noi


D: In Isaia 12:6, perché nell’originale ebraico si tratta di una figura femminile?

R: La Scrittura non lo specifica, ma possiamo individuare un paio di ragioni. In Isaia 12:1 si tratta di un soggetto maschile e, poiché questi due versetti fungono da cornice a questo canto, Dio sta sottolineando che esso è rivolto sia agli uomini che alle donne. Inoltre, questi capitoli presentano un «motivo dell’Esodo», con la grande opera di Dio, le acque, la «forza e il canto» di Esodo 15:2, ecc. Miriam, sorella di Mosè, era nota per le sue grida di lode al Signore. Nella Torah non viene menzionato alcun co-conduttore maschile del culto; c’era solo Miriam. Sia gli uomini che le donne erano parte integrante della lode individuale e collettiva a Dio.


D: In Isaia 12:2, quali sono i benefici della salvezza qui menzionati?

R: Ecco la struttura.

Nell’introduzione si afferma che Dio è la nostra salvezza.

Perciò confiderò e non avrò paura, poiché il Signore è la mia forza e il mio canto.

In conclusione, Dio è diventato la mia salvezza.


D: In Isaia 12:3, in che modo i gioiosi attingono acqua dai pozzi della salvezza?

R: Dio non solo ci ha salvati, ma sostiene anche il nostro spirito. Possiamo rivolgerci a Lui per ricevere conforto, amore, sia nei momenti di gioia che in quelli di sconforto. In Giovanni 4,10-14 Gesù afferma di donare l’acqua viva.


D: Isaia 12,3 avvalora il concetto cattolico delle riserve di grazia?

R: No. Così come Dio ha sostenuto gli Israeliti durante l’Esodo, Egli è in grado di sostenerci attingendo dai Suoi pozzi di salvezza infiniti e che non si prosciugano mai. Non accontentatevi di pozzi superficiali e limitati, di dubbia purezza, provenienti da esseri che non sono Dio. Isaia 12,2 afferma che Dio è la nostra salvezza, non Maria né nessun altro. Rispettiamo i credenti che ci hanno preceduto, ma nemmeno loro vorrebbero che compissimo atti che si avvicinino all’adorazione nei loro confronti.


D: In Isaia 12:5-6, quali sono le due diverse ragioni per cui la lode sgorga dal nostro cuore?

R: La prima, in Isaia 12:5, è dovuta a ciò che Dio ha fatto e a ciò che ha fatto per noi.

La seconda, in Isaia 12:6, è che il Dio Santo si è degnato di essere in mezzo a noi.

Una terza ragione, qui non menzionata, è ciò che Dio ha promesso di fare.


D: In Isaia 13:1, 20-22; 14:14, questa distruzione definitiva di Babilonia si è adempiuta prima di Cristo, oppure si adempirà in futuro?

R: I cristiani hanno avanzato cinque interpretazioni.

689 a.C. – Contesto storico: gli Assiri saccheggiarono Babilonia nel 689 a.C., durante la vita di Isaia e prima dell’Impero babilonese.

612 a.C. Adempimento passato contro l’Assiria: il *New International Bible Commentary*, pag. 731, suggerisce, così come la *NIV Study Bible*, pag. 1037, e il *Bible Knowledge Commentary*: Old Testament, pag. 1060, e il libro di S. Erlandsson The Burden of Babylon affermano che ciò si riferisca all’Assiria poiché «Re di Babilonia» era uno dei titoli ufficiali del re d’Assiria dopo il 689 a.C., in seguito all’epoca del re Tiglat-Pileser III. Tuttavia, se ciò fosse davvero rivolto contro l’Assiria, che all’epoca controllava Babilonia, perché allora ci sarebbe una sezione separata subito dopo dedicata proprio all’Assiria? Pertanto, questa interpretazione è altamente improbabile. Si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 6, pagg. 98-100 per ulteriori approfondimenti sul motivo per cui non si riferisce all’Assiria.

464 a.C. Adempimento passato contro Babilonia: Babilonia fu conquistata dai Persiani e dai Medi nel 539 a.C., sebbene la città non subì danni rilevanti. Babilonia divenne addirittura una delle capitali dell’Impero persiano. Tuttavia, Babilonia si ribellò più volte, nel 522, nel 521 e nel 464 a.C. Dopo il 484 a.C., sembra che Babilonia sia stata distrutta, poiché gli archivi babilonesi si interrompono bruscamente. Esistono alcuni archivi successivi a tale data, ma sono solo quelli dei governatori e dei funzionari persiani.

Adempimento futuro: sebbene Babilonia non sia attualmente abitata, la profezia non si è ancora adempiuta. Babilonia verrà ricostruita e poi sarà distrutta negli ultimi tempi, come descritto in Apocalisse 17-19.

Adempimento duplice: questa profezia si è già adempiuta. La città di Babilonia è già stata distrutta e non sarà mai più abitata. La Babilonia dell’Apocalisse rappresenta un falso sistema religioso, incentrato su una città dei sette colli (come Roma). Essa sarà distrutta negli ultimi tempi.


D: In Isaia 13:2, perché qui Babilonia viene chiamata «le porte dei nobili»?

R: Si tratta di un gioco di parole. «Bab» e «Elyon», ovvero Babilonia, significano letteralmente «porta degli dei». Isaia la definì invece «le porte dei nobili».


D: In Isaia 13:9, Dio è crudele?

R: Non fraintendete: il Giorno del Signore è crudele. Dio nutre grande ira, ma è anche giusto.


D: In Isaia 13:17, perché si dice che i Medi non si curavano né dell’argento né dell’oro?

R: Gli Sciti, un popolo imparentato con i Medi, accumulavano enormi tesori d’oro. Al contrario, i Medi e i Persiani non compivano razzie alla ricerca di bottino come facevano gli Sciti. I Medi e i Persiani miravano a sconfiggere gli imperi lidio e babilonese e a fondare il proprio impero. Anziché saccheggiare tutte le ricchezze dei popoli da loro sottomessi, come facevano gli Assiri, i Medi e i Persiani si adoperavano per fidelizzare i sudditi, pur imponendo loro delle tasse.


D: In Isaia 14:1-17, questa profezia su Giacobbe si è già adempiuta?

R: No, gli ebrei non hanno mai ridotto in schiavitù i propri conquistatori nella misura descritta da Isaia. Ciò avverrà probabilmente durante il Millennio menzionato in Apocalisse 20:1-7.


D: In Isaia 14:4, si dovrebbe leggere «città d’oro»?

R: Questo termine ebraico è difficile da tradurre, e alcuni lo hanno interpretato come «città d’oro» a causa del termine aramaico (non ebraico) che indica l’oro. Tuttavia, il rotolo del Mar Morto 1QIsa mostra che i traduttori probabilmente hanno confuso le lettere d e r, ed è per questo che la Settanta e la versione siriaca riportano questa espressione come «città d’oro». In realtà dovrebbe essere «l’arroganza/l’insolenza è cessata».


D: In Isaia 14,11-15, chi è qui la «stella del mattino, figlio dell’alba»?

R: Esistono tre interpretazioni.

Satana: Si tratta di una «doppia metafora». Letteralmente, la stella del mattino era ciò che appariva come una stella luminosa all’orizzonte poco prima dell’alba. Oggi conosciamo questa «stella» come il pianeta Venere. Appare luminosa, ma scompare improvvisamente dalla vista non appena sorge il sole.

In Isaia 14:1-11 il pianeta Venere è qui una metafora del malvagio re umano di Babilonia, un uomo che, come gli Assiri, conquistava spietatamente e mandava in esilio i prigionieri invece di lasciarli tornare a casa.

Ma in Isaia 14:12-15 non può trattarsi di un semplice essere umano. Piuttosto, il re di Babilonia è una metafora del vero sovrano che sta dietro al re di Babilonia, il quale è chiamato Lucifero, Satana e il Diavolo. Da Isaia 14:13-14 possiamo apprendere che il vero «peccato originale», cioè quello di Lucifero, consisteva nel voler ascendere al cielo ed essere simile all’Altissimo Dio.

Tra coloro che sostengono questa tesi figurano:

I «Cinque libri contro Marcion» di Tertulliano (207-208 d.C.), libro 5, cap. 17, p. 466

Il Commentario su Giovanni di Origene (227-240 d.C. circa), cap. 13, pag. 304

La «Dimostrazione del Vangelo» di Eusebio di Cesarea (318-325 d.C.), libro IV, cap. 9

Le Lettere di Gregorio Magno (ca. 540-604 d.C.), libro 5, lettera 22, pag. 172

Bibbia di studio di Charles Ryrie, pag. 1054.

The Expositor’s Bible Commentary, vol. 6, pag. 105

Il Commentario biblico del credente, pag. 950

Il Commentario biblico di Tony Evans, pag. 645

Una dea cananea (Ishtar secondo W.F. Albright): secondo una diversa interpretazione moderna, non si farebbe riferimento a Satana, bensì a una divinità cananea associata alla stella del mattino che viveva insieme agli altri dei cananei sul Monte Zaphon (Zaphon significa «nord», come in Isaia 14:13). Il Monte Zaphon era per i Cananei ciò che il Monte Olimpo era per i Greci. Nel testo cananeo settentrionale di Ras Shamra, la stella del mattino cerca di salire più in alto degli altri corpi celesti per sfidare El ‘Elyon, il re degli dei.

Tuttavia, poiché questi versetti recitano «figlio di» e «uomo», è improbabile che il riferimento fosse a una dea. Inoltre, Marduk era il dio protettore di Babilonia, non la dea Ishtar. Ad ogni modo, tra coloro che sostengono questa tesi figurano:

J. Alec Motyer, *The Prophecy of Isaiah*, pp. 144-145

*The New International Bible Commentary*, pag. 732.

Lo spirito dell’uomo senza Dio: Tra coloro che sostengono questa tesi figurano i seguenti autori.

*The Evangelical Commentary on the Bible*, pagg. 484-485

*The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 6, pag. 100

Sia la seconda che la terza interpretazione: *The Message of Isaiah* di Barry G. Webb, pagg. 81, 83-84


D: In Isaia 14:9-11, cosa si afferma riguardo ai morti?

R: Questo linguaggio metaforico indica che i morti empi stavano attendendo che il re di Babilonia si unisse a loro in modo definitivo.


D: In Isaia 14:12-16, perché viene menzionato Lucifero?

R: Il termine ebraico qui è «colui che risplende», e il nome Lucifero significa «colui che risplende»; pertanto Girolamo, nella traduzione della Vulgata, inserì qui il nome Lucifero. La Settanta riporta «colui che porta l’alba» e la Peshitta siriaca riporta il nome 'Aylel.


D: In Isaia 14,12-16, ci si riferisce a Satana (Lucifero) o a un re terreno di Babilonia?

R: Si riferisce quasi certamente a Satana, chiamato anche Lucifero. L’orgoglio e la crudeltà qui descritti non corrispondono a nessun re di Babilonia a partire dall’epoca di Isaia. Ecco i re di Babilonia.

627-605 a.C. Nabopolassar (Nabu-apal-usur)

605-agosto/settembre 562 a.C. Nabucodonosor II (Nabu-kudurri-usur). Era potente, ma non particolarmente crudele rispetto agli Assiri.

562-560 a.C. Evil-Merodach (Amel-Marduk)

Figlio di Nabucodonosor

560-556 a.C. Neriglissar (Nergal-Sharezer)

Genero di Nabucodonosor

556 a.C. (2 mesi) Labashi-Marduk – Da questo momento in poi, Babilonia si sentì fortemente minacciata dalla crescente potenza dei Medi e dei Persiani

556-539 a.C. Nabonido (Nabu-na’ia)

553-10/539 a.C. Belsatsar (Bel-shar-usur) (coreggente)

539 a.C. I Persiani conquistano Babilonia. Gubaru, un generale persiano, viene proclamato re di Babilonia. Gubaru era in realtà un ex governatore babilonese che era passato dalla parte dei Persiani e, con un atto di tradimento, aveva finto di tornare a Babilonia per poi tradirla.

522 a.C. Babilonia si ribella contro i Persiani.

521 a.C. Babilonia si ribella nuovamente contro i Persiani.

518 a.C. Dario Istaspe attacca Babilonia

464 a.C. Babilonia si ribella contro i Persiani per la terza volta, e da allora non si ha più notizia dei Babilonesi, ma solo dei Persiani che governavano quella regione.

Infine, in Luca 10:18 Gesù allude a Isaia 14:12, tranne che per il fulmine al posto di «portatore dell’alba» (Heosphoros), quindi Gesù identificò questa figura con Lucifero.


D: In Isaia 14:13-14, qual è la frase dominante?

R: È la frase «Io farò». Come qualcuno ha detto una volta, la «io» si trova al centro del peccato. Tuttavia, questi versetti sono «incorniciati» dal versetto 14:12, in cui Dio annuncia: «Tu hai», e dal versetto 14:15, in cui Dio dichiara: «Tu farai».


D: In Isaia 14:13, cosa significa l’espressione «nei confini estremi del nord»?

R: La parola ebraica per «nord» e «Zaphon» era la stessa. Il Monte Zaphon era una montagna in Siria consacrata a Baal. I fedeli credevano che i loro dei vivessero sul Monte Zaphon, così come i Greci credevano che i loro dei vivessero sul Monte Olimpo. Sebbene Isaia 14:13 potesse semplicemente riferirsi al nord, potrebbe invece implicare che il vero Dio sia più grande di tutti gli dei che si diceva vivessero sul Monte Zaphon.


D: In Isaia 14:21, perché i figli muoiono per i peccati dei padri, dal momento che Ezechiele 18:2, 19-20 afferma che non dovrebbero?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Non si afferma che i figli abbiano la colpa dei padri. Tuttavia, se avessero partecipato agli stessi peccati, avrebbero la stessa colpa.

2. Dio non li stava massacrando. In questa vita, spesso le persone malvagie uccidono altre persone malvagie e i loro figli.

3. Ezechiele 18 si riferisce al fatto che Dio non uccide un figlio a causa della colpa del peccato di suo padre.

4. Molte volte in questa vita le persone vengono uccise ingiustamente a causa delle azioni peccaminose altrui, come mostra Ezechiele 13:19.


D: In Isaia 14:23, quale animale viene menzionato?

R: Probabilmente si tratta di un «bittern», un tipo di uccello. Vi è una certa incertezza riguardo all’animale a cui si riferisse l’ebraico. Potrebbe trattarsi di un gufo, di un riccio, di un porcospino, di uno sciacallo o, più in generale, di creature del deserto.


D: In Isaia 14:23, che cos’è «la scopa della distruzione»?

R: Come un custode o una squadra di pulizia, questo versetto afferma che Dio spazzerà via i rifiuti; non per riciclarli o riutilizzarli, ma piuttosto per distruggerli.


D: In Isaia 14:28, che cosa significa qui la parola «fardello»?

R: Si trattava di un termine che indicava una profezia. Si può portare un fardello per conto di qualcun altro, e il profeta portava un pesante fardello (messaggio) da parte di Dio che doveva semplicemente proclamare.


D: In Isaia 14:29-32, perché vengono menzionati i Filistei?

R: Potrebbe essere perché, alla morte del re assiro, i Filistei, i Moabiti e gli Edomiti si ribellarono contro l’Assiria nel 715 a.C. Si rivolsero inoltre a Giuda chiedendo aiuto. In precedenza, il re Uzzia di Giuda aveva combattuto contro i Filistei (2 Cronache 26:6-7). Il re di Giuda di quel tempo, Acaz, era filo-filisteo, ma il suo successore, Ezechia, non lo era.

Le cinque città filistee — Gat, Ashdod, Ashkelon, Ekron e Gaza — costituivano una spina nel fianco dell’Assiria. Nel 734 a.C., Gaza si rifiutò di pagare il tributo e fu saccheggiata. Nel 720 a.C., le città filistee si allearono con l’Egitto contro l’Assiria. Il re Sargon II giunse e sconfisse l’Egitto a Gaza, conquistando poi Gat e Ascalona. Gli Assiri conquistarono Ekron nel 712 a.C. e Ashdod nel 711. Padi, sovrano di Ekron, rimase fedele all’Assiria, finché la città non lo depose e lo inviò a Ezechia affinché fosse imprigionato. Ashkelon si ribellò nel 705 a.C. e, infine, gli Assiri guidati dallo stesso re Sennacherib giunsero nel paese, conquistarono tutte le città filistee nel 701 a.C. e costrinsero Ezechia a liberare Padi.


D: In Isaia 16:1-2, qual è il significato della città di Sela e dei guadi dell’Arnon?

R: Sela era la capitale di Edom, non di Moab, e si trovava a 50 miglia a sud del confine tra Moab ed Edom. A quanto pare molti Moabiti erano fuggiti da Moab verso sud, in direzione di Edom. I Moabiti inviarono un dono di agnelli a Gerusalemme (come avevano fatto in 2 Re 3:4) chiedendo se anche loro potessero rifugiarsi a Gerusalemme. Considerata la precedente arroganza dei Moabiti menzionata in Isaia 16:6-8, offrire un dono per chiedere di dare rifugio ai propri profughi sarebbe stato particolarmente umiliante per loro. L’orgoglio NON precede la caduta se non si possedeva quell’orgoglio in primo luogo.

Un punto di vista diverso, riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 6, pag. 113, sostiene che Sela, normalmente edomita, potesse trovarsi in quel momento sotto il controllo dei Moabiti. Tuttavia, non disponiamo di alcuna altra prova a sostegno di questa ipotesi.

Un guado era il punto più basso in cui era possibile attraversare un fiume, in questo caso il fiume Arnon in Moab. I rifugiati in fuga dagli eserciti assiri avrebbero dovuto esserne a conoscenza.


D: In Isaia 16:2 e Isaia 16:14, a quale periodo storico si fa riferimento?

R: Isaia 16:13 afferma che i versetti precedenti del capitolo 16 furono pronunciati in un momento diverso. Storicamente sappiamo che Tiglat-Pileser III invase Moab nel 732 a.C., lo stesso anno in cui saccheggiò Damasco. Successivamente, anche il re assiro Sennacherib avrebbe attaccato Moab nel 701 a.C. Pertanto, sebbene non si conosca l’anno della prima profezia contro Moab, la seconda profezia risalirebbe all’incirca al 704 a.C.

Quasi 80 anni dopo, Geremia riprende lo stesso pensiero in Geremia 48:29-38.


D: In Isaia 16:5, perché Giuda avrebbe rifiutato l’offerta di aiutare un altro popolo in difficoltà?

R: Forse il re Ezechia si rese conto che le loro offerte di amicizia e la disponibilità a essere governati da lui non erano sincere. Sareste disposti a dare del denaro a un senzatetto che affermasse di averne davvero bisogno? – mentre si trova non lontano da un negozio di alcolici? Siate saggi nel donare, e talvolta è meglio offrire del cibo o qualcos’altro invece che denaro.


D: In Isaia 16:7-9, cosa c’è di interessante nell’elenco delle città moabite riportato qui?

R: Sebbene non sappiamo dove fossero situate alcune di queste città, sembra che l’elenco proceda da nord a sud. Questa sarebbe la direzione che i rifugiati moabiti avrebbero preso per raggiungere Edom, fuggendo dagli Assiri.


D: In Isaia 16:9,11, cosa è significativo riguardo ai sentimenti espressi in questi versetti?

R: Si tratta di una profezia di Isaia, quindi colui che piange potrebbe essere Isaia o il Signore, ma molto probabilmente si riferisce ai sentimenti di entrambi. Come afferma The Expositor’s Bible Commentary, vol. 6, pag. 112: «… al lettore non è vietato piangere per le conseguenze dei peccati del popolo. E con suo grande stupore, scopre che anche la pagina ispirata è bagnata dalle lacrime dello stesso profeta! Geremia pianse per Giuda (Ger 9,1), ma Isaia per Moab!»

C’è una storia, più simile a una parabola, di due anziane amiche cristiane, che ora vivevano in città diverse, le quali un giorno si incontrarono. La prima signora chiese alla seconda chi fosse il pastore della chiesa che un tempo frequentavano insieme. La seconda rispose: «Oh, l’abbiamo licenziato». La prima chiese perché. La seconda rispose: «Perché predicava che chiunque rifiuti Gesù come proprio Signore e Salvatore andrà all’inferno». La prima rimase profondamente scioccata dal licenziamento e chiese: «Ebbene, cosa dice il vostro attuale pastore?» La seconda rispose: «Oh, insegna che chiunque rifiuti Gesù come proprio Signore e Salvatore andrà anch’egli all’inferno». La prima allora domandò: «Allora qual è la differenza?» La seconda rispose: «Il primo lo diceva con gioia nella voce; il secondo lo dice con una lacrima negli occhi».


D: In Isaia 16:14, perché qui si menziona un «lavoratore a salario»?

R: Un servo a salario veniva pagato per prestare servizio in base a un contratto per un determinato periodo di tempo. Naturalmente, i lavoratori a salario non sono motivati tanto dall’amore per la famiglia del padrone, dalla lealtà o dalla costrizione, quanto piuttosto dal guadagno economico. Moab viene esplicitamente definito proprio come un lavoratore a salario. Si schiererà dalla parte che riterrà più vantaggiosa per il proprio tornaconto.

I Moabiti inviarono un gran numero di agnelli a Gerusalemme come dono per persuadere gli Israeliti ad accogliere i loro rifugiati. Fu forse per amore e ammirazione verso Giuda? No, considerando i secoli di conflitti contro Israele e Giuda. Ezechia riuscì a vedere oltre quelle apparenze.


D: In Isaia 17:1-3, cosa accadde esattamente a Damasco e alle città della Siria?

R: Isaia visse a lungo, e questo brano potrebbe essere stato scritto prima del 733 a.C., oppure prima del 720 a.C. Ecco alcuni cenni storici fino a quel periodo.

Dal 1200 al 1050 a.C. non sono disponibili informazioni su Damasco e sulla Siria, a parte i riferimenti biblici.

841 e 838 a.C.: Salmanassar l’Assiro invase gran parte del regno di Aram di Hazael (l’odierna Siria), ma non riuscì a conquistare Damasco.

807-806 a.C. Mentre gli Assiri erano impegnati a combattere i Mannai/Armeni, Damasco attaccò Israele, come riportato in 2 Re 10:32.

805-802 a.C. Il re assiro Adad-nirariIII assedia Damasco.

796 a.C. Gli Assiri assediano Damasco e se ne vanno dopo che Damasco ha pagato un pesante tributo.

circa 735 a.C. Damasco, Tiro e Israele uniscono le forze contro gli Assiri e tentano di costringere Giuda a unirsi a loro.

733-732 a.C. Tiglat-PileserIII distrugge tutte le città della Siria e conquista (ma non distrugge) Damasco, uccidendone il re Radyan. Si trattava di 591 città in 16 distretti, secondo gli Annali assiri.

720 a.C. Damasco e alcune altre città si uniscono a Hamath, che non era mai stata conquistata dagli Assiri, nella ribellione. Sargon II reprime la rivolta a Qarqar.

717 o 711 a.C. Proprio come Sargon aveva reinsediato altri popoli in Israele, Sargon insediò a Damasco gli esuli provenienti dalle città di Papa, Lullukna e da altre località.

Non si hanno notizie di Damasco fino al 333 a.C. circa, tranne che nel 694 a.C. e intorno al 650 a.C. era governata da governatori assiri.

333 a.C. Damasco si arrese a Parmenione, un generale di Alessandro Magno, senza combattere.

1401 d.C. Damasco fu completamente rasa al suolo da un incendio


D: In Isaia 17:5-6, che cosa ha di significativo la Valle di Refaim?

R: La valle era ampia, fertile e si trovava proprio a sud-ovest di Gerusalemme, in direzione di Betlemme. Davide vi sconfisse due volte i Filistei (2 Samuele 5:17-25). La Valle di Refaim costituiva una delle principali fonti di grano per Gerusalemme. Immaginate i sentimenti degli abitanti di Gerusalemme quando una delle principali fonti di sostentamento viene conquistata dal nemico.


D: In Isaia 17,10-11, perché vengono menzionate le «foglie di viti esotiche»?

R: Si tratta probabilmente di un’allusione al culto del dio aramaico/siriano/babilonese Adone, associato alla primavera e alla nuova crescita.


D: In Isaia 17:10, quali sono alcuni dei motivi per cui le persone dimenticano il loro Salvatore?

R: A volte le persone hanno la memoria corta quando si tratta di gratitudine. Possono dimenticare il proprio Salvatore in almeno cinque modi.

L’orgoglio può indurre le persone a dimenticare di aver bisogno di essere salvate.

È importante riservare del tempo a Dio.

Le preoccupazioni di questo mondo soffocano la loro devozione verso Dio.

Il peccato impedisce loro di godere della gioia che Dio offre.

La paura della persecuzione, o della perdita del lavoro o del prestigio.

Isaia 17:10-11 afferma che, poiché hanno dimenticato Dio, il loro Salvatore, Dio «ricorderà» di negare loro le benedizioni. Anche Aggeo 1:2-11 menziona come il popolo costruisse le proprie case rivestite di pannelli, dimenticando la casa di Dio, e Dio «li aiutò a ricordare» negando loro la prosperità.


D: In Isaia 17:11, come dovremmo reagire quando le cose buone vanno perdute per sempre?

R: Si può perdere qualcosa per molte ragioni, ma in questo caso le loro opportunità di pace e prosperità sono andate perdute perché hanno dimenticato il Dio della salvezza. Anziché sprecare tempo (in sostanza) rimpiangendo ciò che avrebbe potuto essere, pentitevi (se necessario), scoprite ciò che Dio vuole che facciate ora e poi obbedite a Dio. La vostra ricchezza sulla terra e la vostra vita terrena scompariranno prima o poi; non è una questione di «se», ma di «quando». Pertanto, amate, obbedite e glorificate Dio con tutte le vostre forze, nelle circostanze e nella fase della vita in cui vi trovate.


D: In Isaia 18:1-2, che cosa ha di significativo l’Etiopia in questo contesto?

R: Il termine ebraico è «Cush», e il regno etiope in quel periodo non si riferiva solo all’Etiopia, ma anche alle terre che aveva conquistato in Sudan e in Somalia. L’Etiopia non è menzionata spesso nella Bibbia, ma in quel periodo riveste un ruolo di primo piano poiché governava gran parte dell’Egitto e inviò ambasciatori a Ezechia. Le locuste giungevano a nord dall’Etiopia, ed è per questo che veniva chiamata la «terra delle ali fruscianti». Proprio come le locuste, un esercito del qore (= re) etiope Piye/Piankhi conquistò l’Egitto meridionale nel 715 a.C., spingendosi fino al delta del Nilo. Il suo successore, il qore etiope Shabaka/Sabako, inviò ambasciatori in Giuda per chiedere aiuto a Ezechia contro gli Assiri nel 705 a.C. L’Etiopia rappresentò una spina nel fianco dell’Assiria per via del qore Tirhaka/Teharqa, che regnò dal 690 al 664 a.C. ed era noto agli storici Manetone, Strabone e Megastene.

Esiste un’altra terra [che crea confusione] chiamata Cush, a est di Babilonia, ma la frase «la cui terra è attraversata da fiumi» è un riferimento inequivocabile all’Etiopia, non alla Cush a est di Babilonia.


D: In Isaia 18:5, in questo contesto si dovrebbe leggere «uva acerba» o «fiore»?

R: Il problema è che gli studiosi non sono certi del significato di questa parola ebraica di uso raro. A prescindere da ciò, poiché il processo va dal fiore all’uva acerba all’uva matura, il messaggio rimane lo stesso: il Signore è un vendemmiatore che raccoglie l’uva e la lascia agli uccelli e agli altri animali. Il raccolto per cui i contadini hanno lavorato così duramente verrà distrutto prima ancora di giungere a maturazione.

A volte, quando le persone in ribellione contro Dio cercano di realizzare qualcosa con le proprie forze, Dio permette loro di avere successo per un certo periodo, ma alla fine il successo e i benefici vengono loro sottratti. Un triste esempio è quello di Muhammad Ali: quando iniziò a manifestare i primi sintomi del morbo di Parkinson, affermò che tutti i suoi trofei di pugilato non significavano più nulla per lui. Un secondo triste esempio è quello di Bernie Madoff: dopo aver guadagnato milioni con uno schema Ponzi truffando operatori finanziari, uno dei suoi figli si è suicidato e Bernie è morto in carcere nel 2021. Sono certo, col senno di poi, che la sua libertà e la vita di suo figlio non valessero il costo dei suoi guadagni illeciti.


D: In Isaia 19:2-3, quando ebbe luogo questa guerra civile tra gli egiziani?

R: I libici della XXII dinastia (945-712 a.C.) combatterono sia contro i nubiani/etiopi della XXV dinastia (770-712 a.C.), contro i Saitici, egiziani autoctoni della XXIV dinastia (724-712 a.C.), nonché contro vari sovrani di quella che chiamiamo XXIII dinastia (circa 828-712 a.C.). Gli etiopi conquistarono l’Egitto meridionale nel 715 a.C.


D: In Isaia 19:4-10, quando si sarebbero prosciugati il Nilo e gli altri fiumi?

R: L’Egitto dipendeva dal Nilo per la propria sopravvivenza, e ciò significa che la linfa vitale stessa dell’Egitto si sarebbe prosciugata. Ciò è vero almeno sotto tre aspetti.

Ogni anno, la portata del possente fiume Nilo deriva dalle piogge nell’Africa centro-orientale che alimentano il Lago Vittoria. Una minore quantità di piogge nell’Africa centro-orientale comporterebbe un anno di carestia per l’Egitto.

A lungo termine, il territorio dell’Egitto e del Sahara è diventato più arido.

In senso figurato, il potere politico dell’Egitto si ridurrebbe notevolmente.


D: In Isaia 19:16-17, perché l’Egitto verrà qui «svergognato»?

R: Innanzitutto, poniamoci un’altra domanda correlata. Direbbe che l’Egitto è «antico»? L’Egitto come nazione esisteva già ai tempi del faraone Zoser/Dhozer, intorno al 3000 a.C. Poiché l’Egitto era già antico ai tempi di Mosè (1447 a.C.), come lo definirebbe oggi? – Forse potreste dire «molto, molto antico», oppure un termine più appropriato è «arcaico», ovvero antico nei tempi antichi. Raramente si verificavano interruzioni nella successione dei faraoni, ma la situazione cambiò ai tempi di Isaia, quando il paese era sotto il dominio straniero, il che potrebbe essere considerato un disonore.

Ma uno dei motivi dell’importanza dell’Egitto in Isaia, al punto da dedicargli qui due capitoli, è che il faraone d’Egitto (che in realtà era il re/Qore d’Etiopia) aveva inviato degli emissari a Ezechia per stringere un’alleanza contro gli Assiri. Sembrava una grande opportunità per Giuda, ma, come suggerisce Isaia, in realtà si sarebbe rivelata una trappola insensata. Ci furono due ribellioni contro gli Assiri, e all’Egitto fu promesso sostegno per entrambe. Si verificarono dal 713 al 711 a.C., con epicentro ad Ashdod, e dal 705 al 701 a.C. In entrambi i casi, l’Egitto venne meno alla promessa di aiuto. Infatti, quando il re Yamani di Ashdod fuggì da Ashdod verso l’Egitto nel 711 a.C., gli Assiri minacciarono l’Egitto a meno che non avessero consegnato Yamani alle loro autorità; così l’Egitto cedette e lo fece.

Quando gli Assiri assediarono Gerusalemme, gli egiziani inviarono un esercito in aiuto di Giuda contro Sennacherib. Tuttavia, gli Assiri sconfissero l’esercito egiziano a Eltekah, a nord di Ashdod.


D: In Isaia 19:17, quando e in che modo la terra di Giuda «semina il terrore in Egitto»?

R: Gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani, Alessandro Magno, i Seleucidi, i musulmani e i turchi conquistarono tutti l’Egitto passando attraverso la Palestina. Anche la nazione di Israele combatté contro l’Egitto, sebbene non lo conquistasse.


D: In Isaia 19:18, quando le cinque città d’Egitto parlavano la lingua di Canaan?

R: Innanzitutto, non si dice che parleranno il «cananeo», ma piuttosto la lingua parlata in Canaan. L’assiro Esarhaddon conquistò il Basso Egitto [settentrionale], compresa Menfi, nel 671/670 a.C. L’assiro Assurbanipal conquistò Tebe, nell’Alto Egitto, nel 663 a.C.

Dopo la caduta di Gerusalemme, molti ebrei fuggirono in Egitto. Infatti, sotto il dominio persiano, la fortezza principale di Elefantina/Yeb, nell’Egitto meridionale, era presidiata da mercenari ebrei. Anche la Guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 579, menziona la colonia ebraica sull’isola di Elefantina.

Inoltre, vi erano numerose comunità ebraiche ad Alessandria, Tahpanhes, Menfi (Nof), Patros e Migdol.

Durante il periodo della Chiesa primitiva, la tradizione narra che Marco fu uno dei primi a evangelizzare l’Egitto. Lui e altri cristiani ebbero un tale successo che Alessandria d’Egitto divenne uno dei quattro centri principali del cristianesimo, importante almeno quanto Gerusalemme.


D: In Isaia 19:18, quale città veniva definita «la città della distruzione»?

R: Alcuni manoscritti ebraici, il Rotolo del Mar Morto 1QIsa, il Targum e la Vulgata indicano il «sole». Tuttavia, la maggior parte dei manoscritti ebraici riporta «distruzione» (haheres). Le due parole in ebraico sono identiche, tranne per il fatto che «sole» presenta un punto sotto la h. La città egizia di Eliopoli, ovvero la «città del sole» poiché originariamente dedicata al dio egizio del sole Ra, è molto probabilmente la città a cui si fa riferimento in questo passo. Gli egiziani chiamavano la città sia «Anu/On» sia «Pe-ra» o «casa di Ra». Naturalmente, potrebbe anche trattarsi di un gioco di parole, che tiene conto di entrambi i significati. Secondo lo storico greco Strabone, la città di On/Eliopole fu distrutta dai Persiani.

La maggior parte dei manoscritti greci della Settanta riporta «città di Asadek». Si tratterebbe di un nome altrimenti sconosciuto, se non fosse che hassedeq significa «giustizia» in ebraico. Durante il regno di Tolomeo Filometore nel 160 a.C., periodo in cui fu redatta la Settanta, a Eliopoli fu costruito un Tempio della giustizia da Onias IV, figlio dell’esule ebreo Onias III. Questo tempio ebraico rimase in uso fino a quando l’imperatore romano Vespasiano ne ordinò la chiusura nel 71 d.C.


D: In Isaia 19:19, quando vi era «un altare al Signore nel centro del paese d’Egitto»?

R: Questo versetto predice una o entrambe le seguenti cose:

Prima di Gesù, molti ebrei si trasferirono in Egitto e vi praticarono l’ebraismo, compresi alcuni ebrei che tradussero la Bibbia in greco.

Dopo la risurrezione di Gesù, l’Egitto, Gerusalemme e Antiochia in Siria furono per qualche tempo i tre principali centri del cristianesimo.

Quando Onias IV fuggì da Gerusalemme intorno al 160 a.C., gli fu concesso il permesso di costruire un altare a Dio a Leontopolis, in Egitto. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio allude a questo versetto quando afferma: «La ragione principale per cui egli [il figlio di Onias, il sommo sacerdote] desiderava farlo era che si basava sulle parole del profeta Isaia, vissuto oltre seicento anni prima, il quale aveva predetto che in Egitto sarebbe stato certamente costruito un tempio dedicato a Dio Onnipotente da un uomo di origine ebraica». Antichità giudaiche, libro 13, cap. 3.1, pag. 269. (E anche più avanti nel cap. 3.1, a pag. 269)


D: In Isaia 19:20, in che modo un grande salvatore salvò l’Egitto?

R: Ciò può essere interpretato in diversi modi.

Dal punto di vista spirituale, dopo l’epoca di Cristo, l’Egitto era un centro del cristianesimo. Atanasio di Alessandria, nell’opera *Sull’Incarnazione*, riteneva che ciò si fosse adempiuto ai suoi tempi, quando Alessandria divenne una delle quattro città principali del cristianesimo dopo l’Editto di Milano del 313 d.C.

Dal punto di vista politico, un leader egiziano. L’Egitto era diviso in cinque regni che combattevano tra loro. Furono infine riunificati sotto Psammetico intorno al 670 a.C., subito dopo la guerra civile. Il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 953, sostiene questa interpretazione, oltre a un ulteriore adempimento durante il Millennio. (Psammetico I dovette tuttavia riconoscere la sovranità dell’Assiria.)

Dal punto di vista politico, un sovrano straniero: gli egiziani accolsero con gioia Alessandro di Macedonia. Lo consideravano un liberatore benevolo che aveva liberato gli egiziani dal dominio persiano.


D: In Isaia 19:22, quando il Signore colpì l’Egitto e quando Dio lo guarì?

R: In passato l’Egitto era stato governato da popoli stranieri (Hiksos, Libici, Nubiani, ecc.). Tuttavia, l’Egitto era sempre stato un paese indipendente, non una nazione soggetta. La situazione sarebbe cambiata quando Nabucodonosor conquistò l’Egitto. Anche i Persiani avrebbero conquistato l’Egitto, sebbene quest’ultimo si ribellasse più volte sotto il dominio persiano.


D: In Isaia 19:23, quando fu costruita la strada tra l’Egitto e l’Assiria?

R: Ai tempi di Isaia, sembrerebbe incredibile che gli egiziani volessero recarsi pacificamente in Assiria e viceversa. Sia l’Egitto che l’Assiria erano sotto l’Impero persiano, sebbene l’Egitto si ribellasse spesso. Entrambi furono uniti sotto Alessandro Magno, e in epoca romana esistevano strade in ottime condizioni che collegavano gran parte dell’antico Medio Oriente.


D: In Isaia 20:2-3, perché Dio ordinò a Isaia di andare in giro senza vestiti? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Innanzitutto, Isaia viveva nella propria cultura, non nella nostra. In secondo luogo, il *Wycliffe Bible Dictionary* a pag. 477 afferma che il termine ebraico qui riportato era spesso usato per indicare uomini vestiti solo con la tunica intima, non completamente nudi.


D: In Isaia 21:1-10, qual è la struttura di questo oracolo?

R: Si tratta di un chiasmo, una forma comune di poesia ebraica.

21,1b-2a La visione ricevuta

- 21:2b Una visione della fine

- - 21:3-4 Uno spettacolo di orrore

- - 21:5 Una scena di banchetto

- 21:6-9 La fine si compie

21:10 La visione riferita


D: In Isaia 21:1, che cosa si intende per «il deserto presso il mare», dato che non vi è alcun oceano nei pressi di Babilonia?

R: Non vi sono né mare né alberi che crescono spontaneamente nei pressi di Babilonia, che distava 300 miglia dal Golfo Persico. Si trattava di un nome assiro con cui si indicava la Babilonia, poiché da Babilonia (nell’Iraq centrale) fino all’oceano, in Iraq e in Kuwait, si estendeva solo un deserto pianeggiante e privo di alberi, se non fosse stato per l’irrigazione.


D: In Isaia 21:5, perché all’epoca gli scudi venivano «oliati»?

R: Ciò si riferisce all’applicazione di olio su uno scudo per impedirne la ruggine. Inoltre, ciò migliorava l’aspetto dello scudo, poiché l’olio lo faceva brillare.


D: In Isaia 21:7, i cavalieri sugli «asini» (plurale) sono Gesù, e quelli sui «cammelli» (plurale) sono Maometto, come sostengono alcuni musulmani?

R: No. Tre punti da considerare nella risposta.

1. Si trattava di messaggeri dell’epoca giunti per riferire che Babilonia era caduta. L’unico significato particolare è che forse i cavalieri sui cammelli potevano essere esploratori, quelli sugli asini civili e i conducenti dei carri militari.

2. Anche i malvagi Madianiti cavalcavano cammelli, ma ciò è irrilevante tanto quanto parlare di Maometto in questo contesto.

3. Infine, c’erano cavalieri di cammelli (al plurale), quindi anche se uno fosse stato Maometto, ciò significherebbe che un altro cavaliere di cammello sarebbe venuto dopo di lui.

Non ha senso cercare di «filtrare un moscerino ma ingoiare un cammello» utilizzando questo versetto per dimostrare una coerenza con l’Islam, quando nella Bibbia vi sono così tanti elementi che sono in netto contrasto con l’Islam, quali la paternità di Dio, la Trinità, la salvezza per grazia, lo Spirito Santo, ecc.


D: In Isaia 21:11, perché questa parola viene tradotta sia come «Dumah» che come «Edom»?

R: I manoscritti masoretici riportano «Dumah», che è una città di Edom e in ebraico significa anche «silenzio». La Settanta riporta «Edom». Inoltre, «Udumu/Udumai» è il termine accadico che indica Edom.

In ogni caso, il termine «Seir» in tutti i manoscritti indica la terra di Edom. A complicare le cose vi è il fatto che in Arabia esisteva anche un’oasi chiamata Dumah el Jandal. Tuttavia, la Dumah di Isaia 21:11 si trova a Seir/Edom, che sono equivalenti, secondo Genesi 32:3. In seguito gli Edomiti si spostarono verso ovest, nel sud di Giuda; la regione era chiamata Idumea.


D: In Isaia 21:13, 16-17, dove si trovavano Dedan, Tema e Kedar?

R: Tutti e tre i luoghi si trovano nel nord-ovest dell’odierna Arabia Saudita, vicino a Edom. Tema (l’odierna Teyman) è un’oasi situata tra i Dedaniti a nord e i Kedariti, famosi per i loro arcieri, a sud. Sargon II d’Assiria sconfisse molte tribù arabe nel 715 a.C. Il re che gli succedette, Sennacherib, fu definito «il re degli Arabi e degli Assiri» nella Storia di Erodoto 2.141. Si veda anche Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio 10.1.4.


D: In Isaia 21:13, l’espressione «il carico contro l’Arabia» significa che «Dio ha imposto agli arabi il dovere di trasmettere il Suo Messaggio all’umanità», come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: Sembra che Deedat stia affermando che la Bibbia sostenga che sull’Arabia grava un fardello che non grava sugli altri. Vediamo. Isaia menziona

«il carico contro Babilonia» (Isaia 13,1)

«il carico contro Moab» (Isaia 15:1)

«il carico contro Damasco» (Isaia 17:1)

«il carico contro l’Egitto» (Isaia 19:1)

«il carico contro il deserto presso il mare» (Isaia 21:1)

«Il profeto contro Dumah» [in Edom] (Isaia21:11 )

«Il profeto contro l’Arabia» (Isaia21:13 )

«Il profeto contro la Valle della Visione» [riguardante Gerusalemme] (Isaia 22:1)

«Il profeto contro Tiro» (Isaia 23:1)

Il termine ebraico per «oracolo» era sinonimo di profezia, quando Isaia profetizzava su questi luoghi. Sembra «insolito», per usare un eufemismo, che Deedat insista così tanto su Isaia21:13 senza nemmeno menzionare tutti questi altri versetti.


D: In Isaia 21:16, cosa significa «entro un anno, come lo conterebbe un lavoratore a giornata»?

R: Poiché un lavoratore assunto per un anno non lavorerebbe un giorno in più (gratuitamente), ciò si adempirà prima che sia trascorso un anno intero.


D: Isaia 21:13-17 e Isaia 42:10-11 si riferiscono alla Battaglia di Badr, in cui pochi musulmani [presumibilmente] mal armati sconfissero miracolosamente i potenti uomini di Kedar [presumibilmente] (i Quraish) della Mecca?

R: Si tratta di un’interpretazione idealistica della Bibbia. Nella battaglia di Badr del 624 d.C. (2 dell’Egira), 300 o 328 musulmani uccisero 70 meccani e ne catturarono altri 70, subendo la perdita di 14 dei propri uomini. Fu una vittoria, ma non un evento miracoloso paragonabile a quelli di Giosuè o alla separazione del Mar Rosso da parte di Mosè. Non so da dove abbia tratto l’idea che i predoni a dorso di cammello di Medina fossero mal armati. Si vedano: Sahih Muslim, vol. 3, n. 4394 (pagg. 975-976); Sahih Muslim, vol. 3, n. 4341, pag. 951; vol. 3, n. 4360, pagg. 960-961 (17 Ramadan, 2 A.H.); Bukhari, vol. 5, libro 59, n. 462 (p. 323); Bukhari, vol. 4:324, p. 206; Bukhari, vol. 5, libro 59, n. 292, p. 201.

Ora rilegga Isaia21:16 , 17; vi si afferma che entro un anno i sopravvissuti tra gli arcieri, i guerrieri di Kedar, saranno pochi. Un anno dopo la battaglia di Badr, i meccani non erano stati conquistati, tanto meno annientati. Piuttosto, ciò si riferisce agli Assiri dell’epoca di Isaia che attaccarono le tribù dell’Arabia settentrionale nel 715 a.C.


D: In Isaia 21:16-17, quando si è adempiuta questa profezia su Kedar?

R: Kedar era una tribù ben nota nell’Arabia a nord della Mecca, e anche gli Assiri e i Babilonesi cercavano di controllare l’Arabia. Kedar pagava tributo all’Assiria già nel 738 a.C. Sargon II condusse una campagna militare contro le tribù dell’Arabia settentrionale nel 715 a.C.


D: In Isaia 22:1-3,13, perché Dio sta qui castigando Gerusalemme?

R: Si tratta di un peccato diverso da quello menzionato in precedenza. Di fronte a tutte le calamità che colpivano queste altre nazioni, il popolo di Gerusalemme si preoccupava cinicamente solo di mettersi in salvo. Quando avrebbero dovuto pensare al pentimento dopo tutte queste calamità, invece stavano festeggiando. Alcuni ritengono che potessero anche stare celebrando la loro alleanza con Babilonia.

William Booth (morto nel 1912), che insieme alla moglie Catherine fondò l’Esercito della Salvezza, una notte fece un sogno. Sognò un mare in tempesta e persone che vi stavano annegando, alzando le mani e gridando aiuto. Sognò una grande imbarcazione piatta in mezzo al mare con persone che vi festeggiavano e ballavano. Di tanto in tanto qualcuno sulla barca tirava fuori dall’acqua una persona, ma nel complesso continuavano semplicemente a festeggiare mentre coloro che li circondavano stavano annegando. Analogamente, William Booth affermò anche profeticamente: «I principali pericoli che il secolo a venire dovrà affrontare saranno la religione senza lo Spirito Santo, il cristianesimo senza Cristo, il perdono senza pentimento, la salvezza senza rigenerazione, la politica senza Dio e il paradiso senza inferno».


D: In Isaia 22:2, a quale città si fa riferimento?

R: Si tratta di Gerusalemme, poiché in Isaia 22:9 viene chiamata la città di Davide.


D: In Isaia 22:5, che cos’è la «valle della visione»?

R: Si tratta di un gioco di parole, poiché la Valle di Hinnom, detta anche Geenna, a sud-ovest di Gerusalemme, era il luogo in cui venivano gettati i rifiuti.


D: In Isaia 22:13, qual è il contesto di questa affermazione: «Mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo!»?

R: Significava che avevano superato il limite della disperazione. Una volta compreso che la loro distruzione era certa, pensarono di godersi la vita, poiché tanto sarebbero morti tutti presto comunque.


D: In Isaia 22:15-19, che cosa fece di sbagliato Shebna per essere preso di mira?

R: In questo contesto, Shebna era un funzionario al servizio di Ezechia, incaricato di occuparsi della famiglia reale. A quanto pare, era una delle figure principali che esortavano Ezechia a ribellarsi all’Assiria. In seguito, Shebna ed Eliakim, insieme a Joah, furono i tre inviati a negoziare con Sennacherib in 2 Re 18:18, 26, 37; 19:2; Isaia 36:3, 11, 22; 37:2. In Isaia 22:15-19, Shebna ricopre una carica di alto livello come amministratore della casa reale. Tuttavia, in Isaia 36:3, 22, probabilmente scritto due anni dopo, Shebna era solo uno scriba, mentre Eliakim era l’amministratore della casa reale.


D: In Isaia 22:16, cosa c’era di sbagliato nel fatto che Shebna si facesse costruire una tomba?

R: C’era molto di sbagliato, se per farlo utilizzava denaro proveniente dal tesoro pubblico. L’idea che qualcuno lavorasse così duramente per costruirsi una grande tomba potrebbe sembrare strana alle orecchie moderne, ma era una pratica comune in Medio Oriente: basta chiedere a qualsiasi faraone. Anche il papa cattolico romano Giulio II si fece costruire una grande tomba.


D: In Isaia 22:16, in quali modi i credenti di oggi possono lasciarsi un’eredità, quando invece dovrebbero dedicarsi alla raccolta e alla formazione di discepoli per il regno?

R: A volte le persone possono essere più preoccupate del proprio successo materiale che del regno di Dio. È bene lasciare un’eredità ai propri figli e nipoti (Proverbi 13:22), ma qualcuno può essere talmente assorbito dal desiderio di lasciare un’eredità il più consistente possibile da perdere di vista il regno di Dio. A volte possono essere così preoccupati per la propria salute, o per quella di alcuni propri cari, da aver perso di vista le persone che si avvicinano al Signore. Padre, preghiamo affinché Lei ci aiuti a renderci conto quando agiamo in questo modo e ci doni un cuore pentito.


D: In Isaia 22:20-25, perché Eliakim sarebbe stato reciso?

R: Gli studiosi non sono d’accordo; esistono due punti di vista.

a) Isaia 22:24 suggerisce ad alcuni che Eliakim praticasse il nepotismo, facendo ricoprire incarichi sotto di lui ai membri della sua famiglia.

b) Non si afferma che Eliakim abbia commesso nulla di particolarmente sbagliato. Si tratta semplicemente di una profezia secondo cui, nelle guerre contro gli Assiri e i Babilonesi, lui e la sua famiglia subiranno delle sofferenze.


D: A cosa si riferisce Isa22:25 ?

R: Il «piolo» è Eliakim, figlio di Hilkiah, secondo Isaia 22:20. Egli «sarà un trono di gloria per la casa di suo padre». Tuttavia, Isaia22:25 profetizza che il piolo «cederà; sarà reciso e cadrà, e il carico che grava su di esso sarà abbattuto». Eliakim si lasciò influenzare dal nepotismo, ovvero dall’uso della propria posizione come «sistema di sostegno» a vantaggio esclusivo della propria famiglia e dei propri amici.

In alternativa, il piolo reciso potrebbe riferirsi alla caduta della casa di Eliakim dalla sua posizione, quando la maggior parte del popolo fu condotta in esilio.

O entrambe le cose.


D: In Isaia 23:1-13, qual è la struttura di questo capitolo?

R: Si tratta di due chiasmi molto simili.

Isaia 23:1-7 Lamento sulla distruzione

. Isaia 23:1-3 Lamentatevi e poi tacete, Tiro, insieme a Tarsis e Cipro

. . Isaia 23:4-5 Vergognatevi, Sidone

. Isaia 23:6-7 Fuggite verso Tarsis e la costa di Tiro

Isaia 23:8-13 I comandi di Dio alla base di tutto ciò

. Isaia 23:8-9 Il Signore ha stabilito per Tiro

. . Isaia 23:10-12b Inondazione: il Signore ha stabilito per la figlia di Sidone

. Isaia 23:12c-13 Ecco: il vostro popolo andrà a Cipro, in Caldea [Babilonia], in Assiria e a Tarsis

Isaia 23:14-18 Il resto di questo capitolo è in prosa, non in poesia.


D: In Isaia 23:1-18, perché la città di Tiro riceve una menzione speciale?

R: Le altre profezie sono rivolte contro nazioni, quali Moab e Aram. Ma Babilonia e Tiro erano in origine semplicemente città che esercitavano una grande influenza e davano vita a imperi. Un impero militare avrebbe voluto combattere contro altri imperi militari. Un impero commerciale, invece, sarebbe stato più incline a commerciare con altri imperi piuttosto che a combatterli.

Tiro era una città antica; gli archeologi sostengono che sia stata fondata nel 2750/2700 a.C., secondo Erodoto, da coloni provenienti da Sidone. Abramo visse intorno al 2000 a.C.

Tiro e Israele divennero in seguito buoni amici e partner commerciali. Il re Hiram di Tiro vendette legname a Salomone per il tempio (1 Re 5,1.7-12) e fornì marinai per la flotta di Salomone (1 Re 9,26-27).

Come in seguito Roma, Venezia e Genova, la città fenicia di Tiro esercitò un’enorme influenza sulla storia mondiale. Tiro era la “città-figlia” di Sidone (Sidone era figlio di Canaan, secondo Genesi 10:15), ma gli Assiri distrussero quasi completamente Sidone. Tiro fu costruita su un’isola al largo dell’odierno Libano. Quando gli Assiri e i Babilonesi assediarono Tiro senza successo, gran parte della popolazione della città semplicemente «scomparve». Oggi sappiamo che migrarono verso l’isola di Cipro (Kittim in Genesi 10:4) e verso quella che veniva chiamata «la costa di Elissa», dal nome di una regina. In entrambi i casi si fusero con la popolazione locale. La Costa di Elissa corrisponde oggi alla Tunisia e all’Algeria settentrionale. Lì fondarono la città di Cartagine e l’Impero cartaginese. Esso divenne un impero e, sebbene fosse principalmente un impero commerciale, dal punto di vista militare scacciò i Greci dalla Spagna e dalla Sicilia e sfiorò la vittoria su Roma nelle guerre puniche. Sebbene non sia possibile identificarlo con certezza, «Elishah» in Genesi 10:4 potrebbe essere stata la Costa di Elissa.

Tarsis (menzionata in Genesi 10:4 e Geremia 10:9; probabilmente Tartesso, nella Spagna sud-occidentale) era un’importante città mineraria d’argento in Spagna sotto il controllo dei Fenici/Cartaginesi. Si trova nell’estremo ovest dell’area mediterranea ed era probabilmente il luogo verso cui Giona stava cercando di fuggire.


D: In Isaia 23:1-18, in che cosa si distinguono i Fenici rispetto alle altre nazioni menzionate in precedenza?

R: Le altre nazioni furono rimproverate per la loro malvagità, comprese le loro conquiste violente. I Fenici, che erano più interessati ad arricchirsi attraverso il commercio piuttosto che con le conquiste, furono rimproverati per la loro malvagità e per l’orgoglio che traevano dalla propria ricchezza. La loro religione prevedeva sacrifici umani, ma questi potrebbero non essere stati così diffusi come quelli dei Cananei.


D: In Isaia 23:1, 6, 10, 14, in che modo Tarsis è collegata a Tiro?

R: I Fenici fondarono Tarsis nella lontana Spagna, a ovest di Gibilterra, nel IX o X secolo a.C.


D: In Isaia 23:2, 4, perché Sidone [Zidon] viene menzionata in relazione a Tiro?

R: Le città di Tiro e Sidone distavano solo circa 25 miglia l’una dall’altra, e furono proprio i cittadini di Sidone a fondare la città di Tiro.


D: In Isaia 23:8, cosa significa «città che incorona» o «colei che conferisce corone»?

R: Le varie città dell’«Impero fenicio» erano in realtà tutte indipendenti e avevano i propri re, ma a quanto pare Tiro poteva esercitare una forte influenza sulla scelta del re.


D: In Isaia23:15 -17, quando ebbe luogo questa cattività di settant’anni di Tiro?

R: A partire dal 729 a.C., i Tirii acconsentirono a lasciare che gli Assiri nominassero un governatore, e Tiro dovette versare 150 talenti d’oro all’anno all’Assiria. La ricca città di Tiro prosperava grazie al commercio, ma gli Assiri non le permisero di svolgere alcuna attività commerciale a partire dal 701 a.C. circa, quando conquistarono Usse, nei pressi di Tiro. Tale situazione terminò quando cessò il controllo assiro sul Levante, intorno al 630 a.C. Si tratterebbe di 71 anni solari, ovvero 72 anni profetici (da 360 giorni).

Ma gli abitanti di Tiro non rimasero inattivi né in condizioni di indigenza. Cartagine era stata fondata nell’815/814 a.C., e gli abitanti di Tiro potevano semplicemente recarsi lì, a Cipro, a Tarsis o in altre città fenicie o cartaginesi per commerciare.


D: Qual è la struttura di Isaia 24,1-23?

R: Questo capitolo può essere considerato come un chiasmo.

Isaia 24,1-7a descrive ciò che Dio sta per compiere

. Isaia 24:7b-13 descrive la reazione di lamento di coloro che un tempo erano «allegri»

. . Isaia 24:14-16a descrive la reazione degli adoratori di Dio

. Isaia 24:16b-18d descrive il panico dei malvagi

Isaia 24:18e-23 descrive l’inevitabile distruzione causata dal giudizio di Dio


D: In Isaia 24:1-4, quando la terra (o il paese) sarà svuotata?

R: Isaia 24:1-7 mostra che ciò si riferisce a qualcosa di molto, molto più grande delle guerre regionali e delle catastrofi del suo tempo. Isaia 24-27 è stato definito «la Piccola Apocalisse» o «l’Apocalisse di Isaia» poiché questi tre capitoli trattano della fine dei tempi. Alla fine, Dio porterà la distruzione su tutta la superficie della terra.


D: In Isaia 24:5, poiché il popolo ha modificato le ordinanze, ciò significa che l’Antico Testamento è stato corrotto?

R: No. La parola di Dio rimane salda nei cieli (Salmo 119:89, 91, 144, 160; 1 Pietro1:25 ) e la parola di Dio non si allontanerà mai dalla bocca del popolo di Dio sulla terra (Isaia 59:21). La Parola di Dio non ritorna a Lui a vuoto (Isaia 55:11).

Tuttavia, in Giosuè 1:8, Dio comandò a Giosuè di non lasciare che le parole della Legge di Dio si allontanassero dalla sua bocca. Pertanto, mentre Dio garantisce che la Sua parola non si allontanerà dalla bocca di nessuno, Giosuè (e ogni persona) ha la responsabilità di non lasciare che la parola di Dio si allontani dalla propria bocca.

Dio garantirà la Sua parola sulla terra. Tuttavia, alcune persone possono ignorare le leggi di Dio e stabilire leggi proprie contrarie a Dio. Il fatto che qualcuno stabilisca nuove leggi non significa che le vecchie leggi vadano perdute.


D: In Isaia 24:10, quale città è la «città del caos»?

R: È tradotta come «città della confusione» (KJV), «città in rovina» (NIV) o «città del caos» (BSB). Non si tratta del nome di una città, ma della descrizione di una città. Tuttavia, secondo l’opera di J. Alec Motyer *The Prophecy of Isaiah*, a pag. 201, non esiste una traduzione semplice in inglese. La traduzione più appropriata è «città senza forma». La stessa parola ebraica, tōhû (non «tofu»!), è utilizzata in Geremia 4:23 per indicare la terra e i cieli senza forma. L’immagine evoca qualcosa ridotto a argilla bagnata.

Di quale città si tratta? Sulla base dei parallelismi con Apocalisse 18 e del fatto che entrambi i passaggi parlano della fine dei tempi, questa città è probabilmente la Babilonia dell’Apocalisse.


D: In Isaia 24:14-16a, come possiamo lodare Dio nel mezzo della tempesta?

R: Isaia 24:1-13 parla di una grave distruzione, ma anche mentre Dio sta eseguendo il Suo giudizio, possiamo proclamare: «Vieni, Signore Gesù!». Possiamo essere grati di essere stati risparmiati dall’ira di Dio. Per cose di minore entità, come quando Paolo e Sila furono picchiati e gettati nella prigione di Filippi in Atti 16:22-34, essi continuarono comunque a cantare a Dio a mezzanotte. Romani 8:28 promette che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio. Pertanto, qualunque cosa accada, possiamo cantare e lodare, meravigliandoci di come Dio utilizzerà le cose negative, persino i disastri, per la Sua gloria.


D: In Isaia 24,16b-20, in quali modi le persone oggi sono prive di speranza?

R: Alcuni studenti non hanno alcuna speranza di intraprendere una buona carriera.

Altri non hanno alcuna speranza di cambiamento o di uscire da una situazione miserabile.

Altri non hanno alcuna speranza di miglioramento.

Altri non hanno speranza; sono certi che le cose a cui tengono di più peggioreranno.

Altri non hanno alcuna speranza di riparare ai danni fisici che si sono inflitti con la droga, l’alcol e la nicotina.

Una cosa che tutti hanno in comune è che guardano alla propria situazione e non alzano lo sguardo.


D: In Isaia 24:16b-20, come si può condividere il Vangelo con persone, come molti detenuti, che non hanno alcuna speranza?

R: Devono alzare lo sguardo verso Gesù, essere salvati e vedere la speranza certa e imperitura che hanno in cielo.


D: In Isaia 24:18, cosa sono le «finestre del cielo»?

R: Questa stessa espressione è utilizzata in Genesi 7:11 e 8:2, quando ebbe inizio il diluvio di Noè. Gli antichi ebrei probabilmente avrebbero riconosciuto la somiglianza.


D: In Isaia 24:21-22, quando verrà punito «l’esercito dei cieli lassù»?

R: Ciò si riferisce alla fine dei tempi e potrebbe rimandare a un passo parallelo in Apocalisse 12:7-12. Ciò potrebbe avvenire alla fine della Tribolazione o all’inizio del Millennio. Si vedano le pagine 303-304 di *Hard Sayings of the Bible* per ulteriori approfondimenti sul collegamento tra questa sezione di Isaia e il Millennio menzionato in Apocalisse 20:1-7.


D: In Isaia 24:23, in che modo il sole e la luna saranno svergognati?

R: Si tratta di un linguaggio figurativo che significa che essi si offuscheranno, come se fossero coperti di vergogna. Ciò avverrà durante la Tribolazione, quando le persone avranno motivo di chinare il capo per la vergogna, avendo riconosciuto la mano di Dio in modo più diretto che mai, e tuttavia continuando a rifiutarLo.


D: In Isaia 25:1-27:6, quali sono i quattro «echi» di questo canto di celebrazione?

R: Ecco le quattro echi, ovvero i versi del canto.

Isaia 25:1-9 – La salvezza del popolo dopo la distruzione della fortezza

Isaia 25:9-12 – Moab sarà umiliato. (Il versetto 9 costituisce una transizione.)

Isaia 26 – Il popolo di Giuda sarà nuovamente risuscitato

Isaia 27 – Il Signore protegge la Sua vigna

Il capitolo 25 stesso è come un quadro d’artista dai colori vivaci.

Isaia 25:1-5 descrive uno scenario cupo e desolato, caratterizzato da una tempesta di terribile distruzione.

Isaia 25:6-9 descrive il giorno luminoso che seguirà, con un banchetto a cui sono invitati tutti i redenti, e persino i morti parteciperanno al banchetto.

Isaia 25:9-12 descrive l’eliminazione di coloro che combattono contro Dio e il Suo popolo.


D: In Isaia 25:1-2, in che modo questa distruzione è una delle «meraviglie» che Dio ha compiuto?

R: È vero che la distruzione non appare mai meravigliosa a chi viene distrutto; lo chieda a qualsiasi criminale in procinto di essere giustiziato. Tuttavia, se un nemico che sta per ucciderla viene fermato, questa è una cosa meravigliosa per lei. Questa distruzione è infatti meravigliosa sotto due aspetti.

La distruzione dei nemici di Giuda è meravigliosa per Giuda, in quanto essa potrà vivere in pace quando coloro che vogliono invaderla saranno distrutti.

L’applicazione della giustizia è una cosa meravigliosa, poiché tutte le grandi ingiustizie commesse sulla terra saranno finalmente riparate.


D: In Isaia 25:6, che cos’è il «vino ben invecchiato» (letteralmente «vino sui sedimenti»)?

R: Si tratta di vino invecchiato, che a quanto pare ha un sapore migliore del «vino nuovo» che non è stato lasciato invecchiare. In genere, veniva prima fatto fermentare e poi conservato a lungo. Veniva filtrato prima di essere bevuto, in modo da risultare sia più forte che limpido.


D: In Isaia 25:7b-8a, che cos’è il «velo» che ricopre tutti i popoli?

R: Un termine più appropriato è «sudario», come il telo che avvolge un cadavere. L’immagine qui è suggestiva: Dio rimuoverà il sudario della morte che avvolge le persone, e queste torneranno in vita.

Un commentario (Keil-Delitzsch, parte 1, p. 440) sostiene che il sudario in Isaia 25:7 rappresenti la cecità spirituale, mentre Isaia 25:8 rappresenti la morte. Tuttavia, in Isaia 25 non vi è alcun altro riferimento alla cecità, né fisica né spirituale. Le persone non indossano un sudario perché sono cieche. Pertanto, Isaia 25:7 si riferisce a un sudario di morte, in linea con Isaia 25:8.


D: In Isaia 25:11a, chi è il nuotatore in questa metafora?

R: Dal punto di vista grammaticale vi sono tre opzioni.

a) Il nuotatore è Moab / i malvagi.

b) Il nuotatore è Dio.

c) Non è specificato nell’ebraico.

Tuttavia, il nuotatore sta nuotando in un cumulo o in una pozza di rifiuti, quindi sembra riferirsi al malvagio Moab, non a Dio.


D: In Isaia 25:11a, in che modo questa metafora è applicabile ad alcune persone oggi?

R: Se una persona ha una lingua sporca, conduce una vita dissoluta e presenta «infezioni dell’anima», consideratela come una persona che tenta di nuotare nel letame. Ma per quanto una persona possa essere ripugnante, Dio può tendere la mano verso di lei e amarla comunque così tanto da attirarla a Sé e donarle la salvezza. Ma Dio non si ferma qui. Egli la lava e la purifica anche, mediante la santificazione.


D: In Isaia 25:11 e Isaia 26:5, perché Dio è così determinato a umiliare i superbi?

R: La Scrittura non lo dice, ma possono esserci almeno tre ragioni complementari.

La gloria di Dio: Dio desidera che tutti Lo glorifichino, mentre l’uomo decaduto tende a glorificare se stesso anziché Dio.

Per il loro bene: a volte una persona ha bisogno di essere umiliata e messa con le spalle a terra, prima di alzare lo sguardo.

Per il bene degli altri: a volte, quando una persona viene umiliata o punita, gli altri se ne accorgono e traggono insegnamento dalla punizione inflitta a quella persona.


D: In Isaia 26:1-21, a livello generale, cosa dice questo canto riguardo alla nostra adorazione?

R: Isaia 25:1 è scritto in prima persona singolare («io»), mentre Isaia 26:1 è in prima persona plurale («noi»). Sebbene sia innanzitutto un inno di lode e, in secondo luogo, un inno di ringraziamento a Dio e di incoraggiamento per gli altri, per tutti e tre questi aspetti è un inno di celebrazione. La nostra adorazione e le nostre funzioni potrebbero essere definite «funzioni di celebrazione». Sebbene vi sia un tempo per piangere, confessare i nostri peccati e chiedere anche l’intercessione di Dio, la celebrazione dovrebbe costituire un elemento centrale dell’adorazione.


D: In Isaia 26:3, in che modo Dio mantiene le persone in perfetta pace quando la loro mente è salda?

R: Dio non elimina le nostre difficoltà, ma ci dona il conforto, la forza e l’aiuto necessari per superarle. Ciò ricorda Filippesi 4,6-7, dove ci viene detto di non essere in ansia per nulla, ma che, se presentiamo le nostre richieste a Dio, la pace di Dio, che supera ogni comprensione, custodirà i nostri cuori e le nostre menti.


D: In Isaia 26,7-8, in che modo i sentieri dei giusti sono pianeggianti e lisci?

R: Un modo per comprendere questi versetti è concentrarsi sul sentiero stesso. Un buon sentiero è livellato, in modo da non far inciampare le persone, non gira in tondo né conduce nella direzione sbagliata.

Un altro modo per comprendere questi versetti è concentrarsi sulle persone che trovano il sentiero da percorrere. Sappiamo dove stiamo andando e conosciamo la Via per arrivarci. Camminando sulla via di Dio, non dobbiamo nasconderci né vivere nella vergogna per ciò che facciamo o non abbiamo fatto.


D: In Isaia 26,8-9, come possiamo coltivare un atteggiamento di desiderio ardente verso Dio?

R: Ecco alcuni modi per approfondire il nostro amore per Dio.

Dedicate del tempo alla preghiera, gioendo in Dio e lodandolo. Pregare per senso del dovere e per autodisciplina è positivo; ma pregare per il piacere che ne deriva è ancora meglio.

Imparate ad attendere la guida di Dio, anziché guidare noi stessi sperando che Dio ci segua.

Glorifichiamo Dio sulla terra attraverso la nostra vita, sia nella nostra obbedienza che nel nostro servizio.

Predicate e insegnate affinché il nome di Dio sia onorato sulla terra.

Prendetevi cura dei bisogni materiali degli altri così come dei loro bisogni spirituali.

Amate Dio sopra ogni cosa e amate il vostro prossimo come voi stessi.

Ricordate le promesse di Dio riguardo alla vita eterna, e le tentazioni e le sofferenze di questa vita vi sembreranno insignificanti. (1 Pietro 1:6-9; 1 Corinzi 2:9)


D: In Isaia 26:10, gli empi «non riescono a vedere la maestà del Signore», oppure tutti contempleranno la gloria di Dio come afferma Isaia 40:5?

R: Apocalisse 1:7; Filippesi 2:10; Isaia 40:5 e Isaia 45:23-24 dimostrano che alla fine tutti vedranno Dio. Isaia 26:10 afferma che l’empio «non vede la maestà del Signore». Il termine ebraico per «vedere/considerare» è chazah. Secondo la Concordanza di Strong, significa «fissare lo sguardo su, percepire mentalmente, contemplare (con piacere); in particolare, avere una visione di». Vi sono due risposte complementari.

1. I malvagi non contemplano né considerano il Signore, ma alla fine tutti vedranno il Signore, indipendentemente dal fatto che lo vogliano o meno.

2. Gli empi non riconoscono ora il Signore, ma alla fine tutti vedranno il Signore.


D: Perché Isaia 26:13-14 afferma che i malvagi che sono morti non risorgeranno e che il ricordo di loro svanirà?

R: Isaia 26:13-14 afferma che essi non vivranno più; ciò è vero: si troveranno all’Inferno e, in ultima analisi, finiranno nel lago di fuoco, la seconda morte.

Non saranno ricordati né sulla terra, né, del resto, in cielo.

Sebbene non risorgeranno, compariranno comunque davanti a Cristo nel Giudizio del Grande Trono Bianco di Apocalisse 20:12-13. Tuttavia, saranno gettati nello Stagno di Fuoco, senza risorgere, come riportato in Apocalisse 20:15.


D: In Isaia 26:19, cosa si afferma riguardo alla risurrezione?

R: Questo è uno dei versetti che dimostrano, contrariamente a quanto sostengono i critici, che già prima dell’Esilio si credeva in una vita ultraterrena. Si veda anche Isaia 25:7b-8a. Altri versetti che lo dimostrano sono Osea 13:14; Proverbi 14:32; Giobbe3:13 -17 e Giobbe19:26 -27. Naturalmente, ciò non include Daniele ed Ezechiele, che furono scritti dopo l’esilio.


D: In Isaia 27:1-3, perché il serpente Leviatano viene punito?

R: La risposta è semplice se si comprende cosa rappresenti il Leviatano. In Isaia esistono quattro interpretazioni del Leviatano.

1. Un dinosauro. Probabilmente gli antichi si imbattevano occasionalmente nelle ossa dei dinosauri.

2. Un grande animale acquatico, come un ippopotamo, un coccodrillo o una balena.

3. Rappresenta la nazione d’Egitto.

4. Allegoricamente, Satana. Ciò si basa sul parallelismo tra Isaia 26:17-27:2 e Apocalisse 12:1-13.

La risposta più plausibile in questa sezione poetica è la combinazione delle interpretazioni 2, 3 e 4.


D: In Isaia 27:13, si tratta della tromba di 1 Tessalonicesi4:17 ?

R: Sebbene la Scrittura non lo affermi esplicitamente, potrebbe trattarsi della stessa tromba, poiché entrambe raduneranno il popolo di Dio da terre lontane. In Isaia 27:13 essi giungeranno a «Sion», che in questo contesto potrebbe effettivamente indicare il Paradiso.


D: In Isaia 28:1,4, qual è il significato dell’espressione «il fiore appassito del suo splendore glorioso, posto sulla vetta sopra la valle fertile»?

R: Si trattava apparentemente di un motivo ricorrente con cui Dio stava dicendo loro che non era bene vantarsi. Sebbene non si sia certi del significato di queste parole per gli israeliti empì, esse potrebbero riferirsi alla gloria della loro storia passata, ancora presente ma ormai in declino.


D: In Isaia 28:4, che cosa si intende per «un fico maturo prima del raccolto estivo»?

R: Si tratta del primo frutto che appare, maturando prima del raccolto principale.


D: In Isaia 28:5, che cos’è un «diadema»?

R: Un diadema è una corona, spesso incastonata di diamanti o altre pietre preziose.


D: Isaia 28:10-13 si riferisce all’arabo, poiché parla di persone dalla lingua balbettante?

R: Si tratta ancora una volta di un pio desiderio. Il greco è più distante dall’ebraico rispetto all’arabo. Tuttavia, Isaia 28:13 afferma che la parola del Signore era per loro solo una serie di regole, e molte persone vedono l’Islam sunnita allo stesso modo: solo regole da seguire senza alcun rapporto personale con Dio.


D: In Isaia 28:11, qual è il significato delle «labbra balbettanti» e di «un’altra lingua»?

R: Gli ebrei conoscevano il vero Dio da secoli. Ciononostante, in futuro popoli di nazionalità recenti, che parlano lingue diverse, avrebbero insegnato agli ebrei chi è il vero Dio.


D: In Isaia 28:13, cosa significa questo?

R: Esistono due interpretazioni.

Regola su regola: la parola di Dio è diventata per questo popolo nient’altro che una serie di regole da seguire. Essi hanno perso il desiderio di avvicinarsi a Dio.

Assurdità: si trattava di una presa in giro del balbettio da ubriachi di alcuni degli ascoltatori di Isaia. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, a pag. 305, sostiene questa interpretazione e afferma che si tratta della ripetizione di due lettere dell’alfabeto ebraico, un po’ come l’espressione gergale inglese «watch your p’s and q’s». Aggiunge inoltre l’interessante nota che «watch your p’s and q’s» in inglese originariamente significava «stare attenti alle pinte e ai quarti».


D: In Isaia 28:16, in che modo la pietra angolare si riferisce a Cristo?

R: Cristo è la pietra angolare del nostro rapporto con Dio, come dimostra 1 Pietro 2:6.


D: In Isaia 28:21, che cos’è la «opera strana» o il «compito inquietante» di Dio?

R: Ciò si riferisce all’opera di un Dio buono, gentile e amorevole nel distruggere le persone a causa delle esigenze della giustizia e della santità. Dio non desidera che alcuno perisca (2 Pietro 3:9; Ezechiele 18), ma poiché Egli amministra la giustizia, giudicherà le persone.


D: In Isaia 29:1-2,7, perché qui Gerusalemme viene chiamata «Ariel»?

R: Isaia si riferiva a Gerusalemme con il nome figurativo di «Ariel». In ebraico Ariel potrebbe significare «leone di Dio», ma può anche significare «focolare dell’altare». Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 959, afferma che Isaia sta sottintendendo che la città che un tempo era un leone di Dio sarà come un altare in fiamme, e i suoi abitanti ne saranno le vittime.


D: In Isaia 29:1, qual è il significato di questo versetto?

R: Questo versetto delinea il contesto. Gerusalemme era il centro delle tre feste annuali alle quali tutti gli Israeliti dovevano recarsi, e vi si celebravano anche le altre feste con tutto il loro fasto, oltre ai sacrifici. Il ciclo delle celebrazioni religiose era quasi un circolo vizioso, e non vi era nemmeno bisogno di prendere in considerazione Dio. Eppure, sebbene continuassero a celebrare tutte queste feste comandate da Dio, il fatto di chiamare la città con un nome diverso suggeriva che Dio quasi non la riconoscesse, a causa della mancanza di fervore spirituale che vi regnava, nonostante tutto il fervore religioso. L’idea è che il «focolare dell’altare», invece di bruciare solo gli animali sacrificali, si espanderà fino a coprire l’intera città.

Il versetto 1 prepara il terreno per il versetto 2, in cui Dio sta per spezzare il loro atteggiamento di limitarsi a ripetere meccanicamente le stesse azioni. Quindi, oggi, andate in chiesa ogni settimana? Ottimo! Ma preparate il vostro cuore ad ascoltare Dio in chiesa?


D: In Isaia 29:1-2, quali sono alcune delle cose che le persone oggi ripetono continuamente, al punto che Dio deve «rompere la routine» per indurle a riflettere su questioni più importanti?

R: Tutti hanno delle abitudini, e le abitudini possono essere buone o cattive. Alcune cattive abitudini, come ubriacarsi o sballarsi ogni settimana, guardare materiale pornografico o fumare, devono essere abbandonate. Altre abitudini, come andare in chiesa, dedicarsi alla preghiera e allo studio della Bibbia, sono buone, ma possono essere vissute con significato o semplicemente per abitudine. Abbiamo bisogno di tempo per sederci semplicemente da soli con Dio e riflettere sulla nostra vita, sulla nostra relazione con Lui e sul nostro servizio a Dio. Altrimenti potremmo onorare Dio con le labbra mentre i nostri cuori sono lontani da Lui (Isaia 29:13).


D: In Isaia 29:2, cosa c’è di insolito nella scelta di questa parola?

R: Il termine ebraico «focolare dell’altare» in questo versetto costituisce un gioco di parole (un calembro) con il termine ebraico che indica «Ariel» nei versetti 1 e 2, che è un riferimento a Gerusalemme. Esso significa anche «focolare dell’altare» in Ezechiele 43:15-16.


D: In Isaia 29:4, questo potrebbe riferirsi al Libro di Mormon, come sostengono alcuni mormoni?

R: La voce «simile a uno spirito proveniente dalla terra» (uno «spirito familiare» in alcune traduzioni) si riferisce agli spiriti occulti. A meno che i mormoni non vogliano riconoscere un legame tra il mormonismo e l’occultismo, oppure al fatto che gli abitanti di Gerusalemme peccassero ricorrendo a medium per cercare di comunicare con i morti, non vi sarebbe alcun nesso.

Tuttavia, Joseph Smith Jr., il fondatore del mormonismo, fu condannato per il reato minore di «divinazione con il cristallo», che era una pratica occulta. Forse, dopotutto, i mormoni hanno ragione a mettere in relazione questo passo con il mormonismo.


D: In Isaia 29:4, cosa significa questo?

R: Si riferisce al popolo malvagio di Gerusalemme. Coloro che avevano rapporti con i medium sarebbero essi stessi un popolo morto. Sarebbero umiliati come la polvere e scomparirebbero come gli spiriti con cui cercavano di comunicare.


D: In Isaia 29:7-8, quando avverrà questa liberazione miracolosa di Gerusalemme?

R: Ciò potrebbe riferirsi a una delle seguenti eventualità:

a) alla pestilenza che colpì l’esercito assiro che assediava Gerusalemme, oppure

b) alla distruzione degli ultimi tempi alla fine del Millennio;

c) oppure a entrambe e ad altro ancora.

La risposta si trova proprio alla fine del versetto 8. Ciò vale per tutti coloro che combattono contro il Monte Sion (Gerusalemme). Sebbene gli Assiri potessero contare su alcuni soldati provenienti da altri paesi, in realtà non fu una moltitudine di nazioni a marciare contro Gerusalemme in epoca assira. Pertanto, potrebbe non trattarsi di un momento specifico, ma piuttosto di ogni occasione in cui un esercito si scaglia contro il popolo di Dio a Gerusalemme. Naturalmente, i babilonesi conquistarono Gerusalemme due volte, poiché Dio li aveva mandati. I romani conquistarono Gerusalemme dopo diversi assedi nel 70 d.C. e, successivamente, nel 135 d.C., a indicare che la protezione di Dio su di loro non era più in vigore dopo che avevano crocifisso il loro Messia.

È al tempo stesso interessante e triste osservare che la fiducia del popolo nella protezione di Dio su Gerusalemme durò più a lungo di quanto Dio li proteggesse effettivamente, nel 70 d.C. Allo stesso modo oggi, se il nostro Paese non segue Dio, forse la nostra fiducia nel fatto che Dio protegga il nostro Paese durerà più a lungo di quanto Dio lo protegga effettivamente.


D: In Isaia 29:10-13, cosa significa «non essere in grado di leggere il libro»?

R: Per 400 anni prima di Cristo, ci sarebbe stato un silenzio profetico da parte di Dio. Alcuni non avrebbero seguito il Messia perché non leggevano la Parola di Dio. Altri, come i farisei, leggevano la Parola di Dio, ma non avrebbero scelto di riconoscere il Messia quando fosse venuto.


D: In Isaia 29:13, in che modo le labbra di una persona possono avvicinarsi a Dio, mentre il suo cuore è lontano?

R: Le persone possono aderire a una religione per i motivi più disparati. Una persona mi ha raccontato di essersi unita alla Chiesa mormone perché avrebbe potuto avere più di una moglie. Mi ha anche detto di essersene allontanata quando ha appreso che ciò era possibile solo in cielo, non sulla terra. Ho sentito parlare di un fondamentalista musulmano che in realtà era ateo. Egli disse al mio amico che riteneva fosse un buon modo di vivere.

Altri aderiscono a una religione, o più comunemente vi rimangono, per tradizione, per motivi familiari o per mancanza di desiderio di cercare la verità.


D: In Isaia 29:16 ed Ezechiele 16:34, in che senso alcune persone oggi hanno le cose «capovolte» o «rovesciate»?

R: Questa parola ebraica, colorita ma concisa, è «hepek». Il vaso non ha detto al vasaio cosa fare, e non può affermare: «Non è stato Lui a crearmi». Allo stesso modo, alcune persone oggi vogliono dire a Dio cosa fare, come debba agire, a causa del loro atteggiamento implicito: ritengono di sapere meglio di Dio. Quando si pensa che Dio abbia bisogno di consigli o di aiuto, o che Dio non sia sufficiente a Se stesso, allora è necessario fermarsi e riflettere sul proprio atteggiamento nei confronti di Dio. Dio ha molto lavoro da farci svolgere, e il Suo popolo non sempre si dimostra diligente nel portarlo a termine. A volte ciò è dovuto alla pigrizia, altre volte al fatto che sono indaffarati, impegnati a svolgere con diligenza altre attività.


D: In Isaia 29:22, si sta parlando della persona individuale di Giacobbe o degli Israeliti discendenti da Giacobbe?

R: Sebbene ciò valga per Giacobbe in cielo, il significato principale qui è quello dei suoi discendenti, gli Israeliti. Le promesse di Dio rivolte ai singoli individui Abramo, Isacco e Giacobbe presentavano aspetti che si estendevano anche ai loro discendenti.


D: In Isaia 29:22-24, come reagiscono le persone quando sfuggono per un soffio al disastro?

R: Ciò accadde quando gli Assiri assediarono Gerusalemme, ma dopo che 185.000 Assiri furono miracolosamente uccisi, gli Assiri si ritirarono.

Gli abitanti di Gerusalemme, come la maggior parte delle persone, passarono rapidamente da uno stato di forte stress a un sospiro di sollievo. Avrebbero potuto iniziare a prendere più sul serio il Tempio. Oggi le persone potrebbero frequentare più assiduamente la chiesa. Ma spesso molti di loro ricadono nelle vecchie abitudini. Quando una persona che non cammina rettamente con Dio sfugge per un soffio a una catastrofe, si può considerare questo evento come una disciplina, come una liberazione e come qualcosa per cui ringraziare Dio. Ma c’è anche un altro modo di vedere la cosa: Dio ha semplicemente offerto loro un’opportunità. Questo disastro ha spezzato il ciclo e il ritmo che si ripetevano continuamente, come in Isaia 29:1, e li ha costretti a fermarsi e a riflettere sulla propria situazione. A questo punto una persona può davvero meditare su quale sia lo stato del proprio rapporto con Dio, avvicinarsi a Lui e chiedergli di trasformarla affinché possa abbandonare il peccato.


D: In Isaia 30:4, dove si trova la città di «Hanes»?

R: Hanes era una città dell’Egitto situata a circa 55 miglia (88 chilometri) a sud di Menfi, sulla riva occidentale del fiume Nilo, secondo il Wycliffe Bible Dictionary, pag. 751. Tuttavia, lo stesso testo afferma che, sulla base di un targum aramaico (siriaco), alcuni studiosi identificano Hanes con Tahpanhes, una fortezza dell’Egitto orientale.

Il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 1080, afferma che l’ubicazione di Hanes in Egitto è sconosciuta, ma che probabilmente si trovava nei pressi di Zoan. Zoan si trova vicino al confine nord-orientale dell’Egitto.


D: In Isaia 30:10, come è possibile che le persone chiedessero ai profeti solo di dire loro ciò che volevano sentire?

R: A volte le persone desiderano sentirsi bene con se stesse e vicine a Dio, senza l’onere di obbedirgli. Dio non vuole solo il vostro tempo, il vostro denaro e le vostre capacità: Dio vuole voi.

Anche 2 Timoteo 4:2-5 ci avverte che negli ultimi giorni le persone si circonderanno di maestri che insegnano ciò che desiderano udire. La cosa sorprendente è che chi si comporta in questo modo generalmente non lo ammette consapevolmente, nemmeno a se stesso.

Come possiamo capire se siamo così? Paolo ci esorta in 2 Corinzi 13:5 a esaminare noi stessi. Se il vero Dio ci dicesse di fare qualcosa che altrimenti non vorremmo fare, lo faremmo?


D: In Isaia 30:15-17, quando si adempirà la profezia della fuga a cavallo?

R: Ciò si è avverato quando gli Assiri e, in seguito, i Babilonesi invasero la Palestina.


D: In Isaia 30:21, ci si riferisce allo Spirito Santo donato ai cristiani?

R: Probabilmente sì. A partire dalla Pentecoste, lo Spirito Santo dimora in tutti i credenti (Romani 8:9-16), ma prima della Pentecoste non era così. Lo Spirito Santo era presente solo in alcuni credenti, come i profeti, e poteva allontanarsi, come lo Spirito del Signore si allontanò da Saul in 1 Samuele 16:14 e il Signore abbandonò Sansone (Giudici16:20 ).


D: In Isaia 30:22; 42:17, dovremmo profanare e distruggere tutte le immagini degli idoli?

R: Questo versetto afferma che i credenti dovrebbero profanare e distruggere ciascuno dei propri idoli. Non si riferisce agli idoli altrui, ovvero dei non credenti, e gli Israeliti non invasero mai l’Egitto o altri paesi al solo scopo di distruggere gli idoli. Il termine ebraico «pesel» indica un’immagine destinata al culto raffigurante una persona o un animale. Una delle differenze fondamentali tra il culto pagano e il culto israelita del vero Dio era proprio l’assenza di immagini.


D: In Isaia 30:22, perché è importante non avere immagini di idoli nella propria casa?

R: Ciò è importante per almeno tre ragioni.

1. Dio non gradisce gli idoli e ci ha proibito di possedere immagini di altri dei. Esodo 20:4-5 menziona gli idoli, anche a prescindere dal divieto di avere altri dei. Questo da solo è un motivo sufficiente.

2. Dà l’apparenza del male. 1 Tessalonicesi5:22 dice di evitare ogni apparenza o forma di male. In 1 Tessalonicesi 5:22, la parola che indica «apparenza» o «forma» è «eidos» in greco. Anche se non adorate mai l’idolo, esporlo in casa vostra significa minimizzare il peccato di idolatria, proprio per il fatto di avere quell’immagine in casa.

3. Isaia 30:22 afferma che quando gli Israeliti avessero contaminato le loro immagini scolpite, Dio avrebbe concesso loro la benedizione.

Si veda anche la discussione su Ezechiele 5:11 per ulteriori informazioni.


D: In Isaia 30:26, in futuro la luce del sole e della luna aumenterà o diminuirà, come afferma Isaia 24:23?

R: Entrambe le cose. Il sole si oscurò e la luna si trasformò in sangue durante la crocifissione di Cristo. Ciò accadrà nuovamente in Apocalisse 6:12-13 e ancora in Apocalisse 8:12. Successivamente, il sole brucerà gli uomini con il fuoco, come riportato in Apocalisse 16:8. Infine, il regno della bestia sarà immerso nelle tenebre, secondo Apocalisse 16:10. Infine, durante i nuovi cieli e la nuova terra, non ci sarà più bisogno del sole, secondo Apocalisse 22:5.


D: In Isaia 30:33, dove si trova «Topheth»?

R: Tophet si trovava nella Valle di Hinnom, a sud di Gerusalemme. Si tratterebbe del luogo in cui sorgeva la Geenna, termine utilizzato anche come metafora dell’Inferno.


D: In Isaia 31:8, quando si adempì questa profezia riguardante l’esercito assiro?

R: Ciò avvenne quando l’esercito assiro assediò Gerusalemme, come riportato in 2 Re 19:35.


D: In Isaia 32:6-8, in che modo alcuni lasciano «gli affamati a stomaco vuoto» e privano «gli assetati di bevanda»?

R: In sostanza, tengono i poveri in una condizione di oppressione in modo che non abbiano alcuna possibilità di sfuggirvi. Ciò può avvenire attraverso tariffe elevate, la fissazione monopolistica degli affitti a prezzi elevati, prestiti ad alto tasso di interesse e l’obbligo di acquistare beni solo a prezzi più alti.


D: In Isaia 32,6-8, cosa c’è di interessante nella struttura di questo poema?

R: La struttura è davvero unica. La prima strofa, al versetto 6, che tratta delle parole e delle azioni, è composta da sei versi. La seconda strofa, al versetto 7, che tratta dei complotti malvagi, è composta da quattro versi. La terza e ultima strofa, al versetto 8, che tratta dei generosi, è composta da due versi.


D: In Isaia 32,9-10 e in Amos 6,3-7, perché può essere sbagliato essere compiacenti, ovvero tranquilli e spensierati?

R: «Compiaciuto» in questo contesto significa «spensierato». Quando si verifica l’oppressione, Dio non vuole che le persone siano indifferenti nei confronti degli altri e vivano nell’agiatezza.


D: In Isaia 32:14, come può questo essere distrutto per sempre, dal momento che Isaia 32:15 afferma che tornerà?

R: Il termine ebraico «ad-‘olam» può significare «per sempre», oppure può semplicemente indicare un periodo di tempo molto lungo. Nel versetto 14, ovviamente, non significa «per sempre», come risulta dal versetto 15.


D: In Isaia 32:15-20, quando avverrà tutto ciò?

R: Il periodo di tempo non è specificato, ma ciò si realizzerà certamente durante il regno millenario di Cristo. Se ciò avverrà in alcune parti della terra prima del Millennio è una questione aperta.


D: In Isaia 32:16, in che modo «la giustizia… abiterà nel deserto» e «la rettitudine… dimorerà nella pianura fertile»?

R: Il contesto era l’esilio di Israele e l’imminente esilio di Giuda. Il giudizio e la giustizia sarebbero rimasti nella terra. Dopo l’esilio, coloro che desideravano il giudizio e la giustizia di Dio sarebbero tornati nella terra.


D: In Isaia 33:4, in che modo il bottino viene «raccolto come dalle locuste»?

R: Alcune traduzioni riportano qui il termine «bruco». Non si trattava dei bruchi delle farfalle e delle falene, bensì di bruchi che incutevano timore. Erano i bruchi delle locuste che devastavano i campi coltivati, lasciando dietro di sé la carestia.


D: In Isaia 33:8, chi ha violato l’alleanza?

R: In 2 Re 18:13-18 Sennacherib acconsentì a lasciare in pace Gerusalemme, dopo aver ricevuto il tributo che aveva richiesto: 300 talenti d’argento e 30 talenti d’oro. Ezechia dovette persino spogliare le porte del tempio dell’oro per procurarsi una quantità sufficiente da pagarlo. In seguito, Sennacherib violò l’accordo e andò comunque ad attaccare Gerusalemme. Passarono dal riporre fiducia nell’Egitto al riporre fiducia nelle proprie ricchezze (oltre che nella parola di Sennacherib), e nessuna delle due cose fu loro di alcun beneficio.


D: In Isaia 33:9, quale significato ha la menzione del Libano, di Sharon, di Bashan e del (Monte) Carmelo?

R: Questi quattro luoghi erano tra le zone più belle di Israele, della Siria e del Libano. Il Libano era rinomato per le sue foreste; Sharon e Bashan erano zone molto fertili, mentre il Monte Carmelo era la montagna più alta della regione.


D: In Isaia 34:4, quando il cielo verrà arrotolato come un rotolo?

R: Ciò avverrà durante la Tribolazione, quando verrà aperto il Sesto Sigillo, secondo Apocalisse 6:14.


D: In Isaia 34:5, in che modo la spada di Dio viene bagnata/inondata in cielo?

R: Ciò significa semplicemente che Dio farà in modo che la maggior parte degli Edomiti venga uccisa dalla spada. L’espressione idiomatica «rendere ubriaca una spada» o «bagnare una spada» significa usarla per uccidere così tante persone da «bagnarla» di sangue.

L’ebraico recita letteralmente: «La mia spada è intrisa nei cieli».

La Settanta recita: «La mia spada è stata inebriata nei cieli».


D: In Isaia 34:5,6 ed Ezechiele 35:15; 36:5, perché viene menzionata l’Idumea?

R: Idumea era un nome successivo dato alla terra di Edom. Fu chiamata per la prima volta Idumea a partire dal IV secolo a.C. circa, quasi 200 anni dopo la stesura di Isaia. La guida scettica di Asimov alla Bibbia, a pag. 545, menziona correttamente che questo era il nome in epoca greca e romana e che la RSV utilizzava «Edom». Tuttavia, Asimov omette di menzionare che in tutti e quattro i versetti l’ebraico recita «Edom». È solo la versione di Re Giacomo a utilizzare il nome anacronistico di Idumea. Naturalmente, anche la Settanta, scritta in greco, utilizza Idumea.


D: In Isaia 34:5-6, contro chi si scaglierà la spada del Signore?

R: In Isaia 34:5 è diretta contro gli esseri «nei cieli», mentre in Isaia 34:6 l’azione si sposta sulla terra. Questo grande massacro sulla terra ha inizio in Edom ed è identico a quanto accadrà al ritorno di Cristo in Apocalisse 19:15, secondo la New Geneva Study Bible, pag. 1081.

Per quanto riguarda il significato della battaglia nei cieli, esistono due interpretazioni, ed entrambe potrebbero essere vere.

Panteoni di idoli: la spada di Dio distruggerà il culto di questi falsi dei. New Geneva Study Bible, pag. 1081

La guerra in cielo menzionata in Apocalisse 12:7-9.

Gli idoli e la distruzione dei cieli e della terra: il primo adempimento è la distruzione degli dei edomiti, ma l’adempimento definitivo è la distruzione dei cieli e della terra in Apocalisse 21 (New International Bible Commentary, pag. 744).


D: In Isaia 34:10 e Isaia2:10 -21, quando avrà luogo questo Giorno del Signore?

R: Si tratta del Giorno del Signore degli ultimi tempi, menzionato nel libro dell’Apocalisse.


D: In Isaia 34:10, quando il fumo di Edom salirà nei secoli dei secoli?

R: Ciò potrebbe riferirsi al fumo di Babilonia che sale per sempre nei secoli dei secoli in Apocalisse 19:3. In generale, la distruzione degli empi è eterna.


D: In Isaia 34:13-15, quali sono questi animali?

R: Il Tanakh ebraico e altre traduzioni indicano che la maggior parte di questi animali non può essere identificata con certezza.

Sebbene oggi non si possa essere certi di alcuni di questi nomi, nemmeno chi si trova nel deserto può essere certo dei suoni inquietanti che udisce di notte. Questo quadro desolato e inquietante delle città fantasma di Edom è un’immagine vivida della fine di una nazione che era così strettamente legata agli Israeliti, eppure non voleva avere nulla a che fare con il Dio di Israele.


D: Il passo di Isaia 35:1,2 potrebbe riferirsi a Bahá’u’lláh dei Bahá’í, poiché menziona la terra arida che gioisce, nonché il Libano e il Carmelo, dove Bahá’u’lláh trascorse gli ultimi anni della sua vita?

R: No. Anche Gesù si trovava in quella zona, quindi la menzione di quei luoghi di per sé non conferisce a Bahá’u’lláh la precedenza su Gesù. A differenza di quanto previsto nella profezia di Isaia 35,1-2, poche persone in Libano o in Israele gioirono «con gioia e canti» per la presenza di Bahá’u’lláh in quei luoghi. Quando gli inglesi presero il controllo della regione dopo la prima guerra mondiale, i musulmani continuarono sostanzialmente a vivere secondo le loro consuetudini, i drusi continuarono a vivere secondo le loro, gli ebrei entrarono in seguito in Israele e ci furono feroci guerre (non gioie) tra le due parti, e non ho sentito parlare di grandi manifestazioni di gioia in quella zona da quando Bahá’u’lláh vi si recò. Ciò non implica in alcun modo che Bahá’u’lláh abbia causato tutti i conflitti e le sofferenze in quella zona; piuttosto, per quanto riguarda la gioia o la sofferenza sul Monte Carmelo, Bahá’u’lláh era irrilevante.


D: In Isaia 35:5-10, quando avverrà questa fioritura del deserto?

R: Molti luoghi desertici in Israele stanno letteralmente fiorendo oggi, e ciò nonostante il fatto che oggi il territorio sia più arido di quanto non fosse ai tempi della Bibbia. La ragione di questo paradosso è l’irrigazione.


D: In Isaia 35:8, quale strada è la «Via della Santità»?

R: In Isaia 35:8-10, solo i redenti percorreranno questa via, non i malvagi. Ciò avverrà molto probabilmente durante il Millennio.


D: In Isaia 35:8, si dovrebbe leggere: «gli stolti malvagi non vi cammineranno» oppure «gli ingenui non se ne smarriranno»?

R: Non si tratta di una variante manoscritta, bensì di due modi di interpretare le parole. L’espressione «gli stolti non vi si smarriranno» significa che gli stolti che si smarriscono non vi si troveranno, oppure che «anche gli stolti che vi si trovano non si smarriranno»?


D: In Isaia 36:1, di quale anno del regno di Ezechia si tratta?

R: Si tratta di una questione un po’ problematica, e vi sono due risposte che si escludono a vicenda.

Regno congiunto: i re spesso regnavano congiuntamente con i propri figli. Ezechia iniziò il proprio regno, regnando congiuntamente con Acaz, nel terzo anno del re Osea (circa 729 a.C.), secondo 2 Re 18:1. Ezechia divenne unico re nel 716 a.C. Sappiamo che l’attacco di Sennacherib fu annullato nel 701 a.C. e supponiamo che egli abbia assediato Gerusalemme per due anni, poiché i Babilonesi impiegarono 18 mesi, come riportato in 2 Re 25:1-4. Ciò corrisponderebbe a circa 14 anni dal regno esclusivo di Ezechia.

Errore di trascrizione: potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione relativo a una cifra; il testo dovrebbe recitare “24 anni”, anziché “14”. In ebraico, ciò corrisponderebbe a “arba aserim” anziché “arba ‘esreh”, secondo quanto indicato da J. Alec Motyer nell’opera *The Prophecy of Isaiah*, alle pagine 276-277.


D: In che modo Isaia 36:1-39:8 si inserisce in questo libro?

R: La sezione di Isaia 36-39, talvolta intitolata «il Libro di Ezechia», è parallela a 2 Re 20,12-19. Isaia 36-39 costituisce una transizione tra Isaia 1-35 e Isaia 40-66. Rappresenta sia il culmine di Isaia 1-35, sia una prefazione a Isaia 40-66. Inoltre, Isaia 36-39 è quasi identico a 2 Re 18,13-20,19. Due eccezioni sono rappresentate dal fatto che Isaia 38:9-20, il salmo di lamento di Ezechia, è assente in 2 Re, e che 2 Re 18:14-16 ci dice che Ezechia pagò un tributo all’Assiria, mentre Isaia omette questo dettaglio. O 2 Re attinse da Isaia come fonte, oppure Isaia attinse da 2 Re.

I capitoli da 1 a 35 di Isaia trattano tutti della fiducia in Dio e del seguirLo. Ma la domanda pronunciata da Rab-Sake in Isaia 36:5, «In chi riponete ora la vostra fiducia?», costituisce il punto centrale di questa sezione. A partire da Isaia 36, Ezechia fu messo alla prova: dopo tutte queste parole, cosa farete ora? Oggi possiamo parlare a lungo di Dio e di come seguirLo, ma ci sono molti momenti nella nostra vita in cui veniamo messi alla prova: in chi riporremo la nostra fiducia per le nostre finanze, la sicurezza e le nostre paure, la famiglia, la felicità e la gioia, la salute, il futuro e la speranza?


D: In Isaia 36:2 e seguenti, cosa è significativo riguardo al luogo in cui il Rabshakeh (comandante dell’esercito) li stava aspettando?

R: Rabshakeh e Tartan erano cariche, non nomi propri. Rabshakeh significa letteralmente «capo dei versatori di vino» (ricordate Neemia), ma in realtà si trattava di una carica importante. Tuttavia, questo luogo, «l’acquedotto del bacino superiore», è lo stesso in cui, 15-20 anni prima, il re precedente, Acaz, aveva consegnato il paese all’Assiria.


D: In Isaia 36:4-5, come possiamo capire se nella nostra vita contiamo su Dio per ottenere la vittoria?

R: È interessante notare che fu proprio un comandante pagano a chiedere loro se facessero affidamento sul Signore o meno. Per noi, quando i tempi sono buoni, spesso è difficile capire su chi stiamo facendo affidamento. Ma quando i tempi sono difficili e c’è un modo più facile per non affidarsi a Dio, allora lo si capisce. Quando c’è un modo più facile per fare qualcosa, ma comporta delle scorciatoie etiche, anche quello è un momento in cui tutti possono vedere da chi si dipende. Probabilmente il Rabshakeh era stato informato del ministero di Isaia, ed è per questo che menzionò il fatto che Dio avesse mandato gli Assiri.


D: In Isaia 36:7, perché il Rabshakeh affermò che Ezechia aveva rimosso gli alti luoghi di Dio?

R: Il Rabshakeh era un oratore magistrale, e gran parte di ciò che disse era vero e persuasivo. Ma affermare che Ezechia avesse rimosso gli alti luoghi di Dio era o una menzogna o un’affermazione dettata dall’ignoranza. Ezechia aveva infatti rimosso gli alti luoghi e gli altari religiosi cananei, come Dio gli aveva comandato. Si potrebbe pensare che Rabshakeh si fosse semplicemente sbagliato. Tuttavia, nel versetto 10 Rabshakeh affermò che Dio gli aveva detto di distruggere Giuda, pur non credendo nemmeno nel Dio d’Israele; è quindi evidente che in quel caso stesse mentendo.


D: In Isaia 36:11,13, il popolo di Dio non veniva chiamato «ebrei» solo durante e dopo l’esilio?

R: No. Il termine «ebreo» si riferisce a qualcuno proveniente dal regno del sud in 2 Re 16:6;18:26 ,28; 25:25; 2 Cronache 32:18; Isaia 36:11,13; Geremia 32:12; 34:9; 38:19; 40:11, 12, 15; 41:3; 44:1; 52:28, 30. Durante l’esilio, in Ester e Daniele, venivano chiamati ebrei.


D: In Isaia 36:12 e 2 Re 18:27, è assurdo che la Bibbia affermi che le persone mangino e bevano escrementi umani? (Il musulmano Ahmad Deedat lo ha affermato categoricamente, utilizzando un linguaggio diverso).

R: Si consideri chi parla. Queste parole sono state pronunciate dal malvagio generale assiro, mentre scherniva gli Israeliti e l’unico vero Dio. Non capisco perché uno studioso onesto possa trascurare il fatto che si trattava di un idolatra che scherniva Dio e il popolo di Dio, e non Dio stesso. Non so quale percentuale di musulmani ritenga che le argomentazioni di Deedat fossero oneste.


D: In Isaia 36:16, in che modo la tentazione ci sussurra oggi all’orecchio: «Renditi la vita facile e arrenditi»?

R: Quando la via più facile comporta attività illegali, compromessi morali, scorciatoie etiche o slealtà nei confronti di chi ripone fiducia in voi. Quando comporta l’abbandono di un coniuge che si ammala, diventa disabile o viene sfigurato, oppure il venir meno alla propria parola o alle proprie promesse. Può significare arrendersi alla lussuria o all’avidità, o, in questo caso, arrendersi alla paura. L’assiro stava sostanzialmente dicendo: «Nessun dio ci ha mai fermati, e nemmeno il vostro lo farà».


D: In Isaia 36:19 e 2 Re 17:31, dove si trovava Sefarvaim?

R: Oggi non sappiamo dove si trovasse. A quanto pare era vicina a Hamath e Arpad, nel nord della Siria. Il geografo greco Tolomeo (Storia, libro 5, cap. 18, 7) menziona Sipharra come la città più meridionale della Mesopotamia. Probabilmente si tratta della stessa città sumera di Sippara.


D: In Isaia 36-37, in quali altri passi è riportato questo grande miracolo dello sterminio dell’esercito assiro?

R: Lo storico greco Erodoto scrive che l’esercito assiro fu travolto da un esercito di topi (o ratti). Non solo i ratti rosicchiavano le corde degli archi e le cinghie di cuoio degli scudi, ma portavano anche la peste.

Erodoto, nel libro 2, cap. 141, pag. 79 della sua *Storia*, afferma che ciò avvenne a Pelusio, mentre la Bibbia non lo specifica, se non per il fatto che l’esercito assiro stava assediando Gerusalemme. Erodoto, non vivendo in Giuda, potrebbe essersi sbagliato su questo dettaglio. D’altra parte, Erodoto potrebbe aver avuto ragione se, mentre una parte dell’esercito assiro circondava Gerusalemme, un’altra parte si stesse spostando dall’assedio della fortezza di Lachish alla città di Libna, avendo appreso che l’esercito egiziano/etiope al comando di Tirhaka era in arrivo. Si può leggere qualcosa di simile nelle *Antichità giudaiche* di Giuseppe Flavio, libro 10, cap. 1.5.

Erodoto di Alicarnasso scrisse dal 447 al 425 a.C. circa. Nella sua *Storia*, libro 2, cap. 141, pag. 79, egli scrive: «Il re [egiziano/etiope] successivo [al re cieco Anysis], mi è stato riferito, era un sacerdote di Vulcano, di nome Sethôs. Questo monarca disprezzava e trascurava la classe guerriera degli egiziani, come se non avesse bisogno dei loro servizi. Tra le altre umiliazioni che inflisse loro, sottrasse loro le terre che avevano posseduto sotto tutti i re precedenti, consistenti in dodici acri di terra di prima scelta per ciascun guerriero. In seguito, quindi, quando Sanacharib [Sennacherib], re degli Arabi e degli Assiri, marciò con il suo vasto esercito in Egitto, i guerrieri, tutti quanti, si rifiutarono di accorrere in suo aiuto. A quel punto il monarca, profondamente angosciato, entrò nel santuario interno e, davanti all’immagine del dio, lamentò il destino che incombeva su di lui. Mentre piangeva, si addormentò e sognò che il dio venisse a porsi al suo fianco, esortandolo a farsi coraggio e ad andare con audacia incontro all’esercito arabo, il quale non gli avrebbe arrecato alcun danno, poiché egli stesso avrebbe inviato coloro che lo avrebbero aiutato. Sethôs, quindi, confidando nel sogno, radunò gli egiziani disposti a seguirlo, i quali non erano affatto guerrieri, ma mercanti, artigiani e gente del mercato; e con essi marciò verso Pelusio, che domina l’ingresso in Egitto, e lì piantò il suo accampamento. Mentre i due eserciti giacevano lì uno di fronte all’altro, durante la notte giunse una moltitudine di topi di campagna [topi o ratti] che divorarono tutte le faretre e le corde degli archi del nemico, e mangiarono le cinghie con cui questi maneggiavano gli scudi. La mattina seguente ebbero inizio i combattimenti, e caddero moltissime persone, poiché non disponevano di armi con cui difendersi. Ancora oggi, nel tempio di Vulcano, si erge una statua in pietra di Sethos, con un topo in mano e un’iscrizione che recita: «Guardatemi e imparate a venerare gli dei».

Questo brano è tratto da *Great Books of the Western World*, vol. 6, Erodoto – Tucidide. Pubblicato nel 1952. Il testo proviene dalla *Everyman’s Library*, tradotto da George Rawlinson (1812-1902).

Si veda anche l’Encyclopaedia Britannica (1956), vol. 11, pagg. 512-513 per ulteriori informazioni su Erodoto.

Beroso fu un influente astronomo e storico di origine babilonese, attivo dal 290 al 278 a.C. circa. Poiché scrisse circa 150 anni dopo Erodoto, possiamo riferirci a lui come “il nuovo arrivato”. Giuseppe Flavio, nelle *Antichità giudaiche*, libro 10, capitolo 4, pag. 214, riassunse il racconto di Erodoto, menzionando un errore da lui commesso e concludendo con: «E Erodoto ci fornisce effettivamente questa storia; anzi, e Beroso, che scrisse delle vicende della Caldea, menziona questo re Sennacherib, e che egli regnò sugli Assiri, e che intraprese una spedizione contro tutta l’Asia e l’Egitto; e dice così: -”. Poi, nel cap. 5, pag. 213, cita Beroso: ‘“Ora, quando Sennacherib stava tornando a Gerusalemme dalla sua guerra in Egitto, trovò il proprio esercito, guidato dal generale Rabshakeh, in pericolo [a causa di una pestilenza], poiché Dio aveva mandato una malattia contagiosa sul suo esercito; e proprio nella prima notte dell’assedio, centottantacinquemila uomini, insieme ai loro capitani e generali, furono sterminati. Così il re fu colto da grande terrore e da una terribile angoscia per questa calamità; e, temendo fortemente per l’intero esercito, fuggì con il resto delle sue forze verso il proprio regno e verso la sua città, Ninive; e dopo avervi soggiornato per un breve periodo, fu aggredito a tradimento e morì per mano dei suoi figli maggiori, Adrammelech e Seraser, e fu ucciso nel proprio tempio, chiamato Araske. Ora, questi suoi figli furono cacciati via dai cittadini a causa dell’omicidio del padre e si recarono in Armenia, mentre Assarachoddas [Esarhaddon] assunse il regno di Sennacherib». E questa fu la conclusione di questa spedizione assira contro il popolo di Gerusalemme».


D: In Isaia 37:1-3, perché il re Ezechia si strappò le vesti in questa occasione?

R: Strapparsi (e quindi rovinare) le vesti era una pratica comune a quei tempi per esprimere profondo lutto, vergogna o offesa. Era anche una reazione alla bestemmia. Come mostra Isaia 37:3, Ezechia si strappò le vesti sia a causa del destino proprio e del suo popolo, sia per il disonore che gli Assiri, deridendo Dio e conquistando poi Gerusalemme, avrebbero arrecato a Dio.

Ezechia potrebbe aver ragionato che si trattasse di una crisi causata da loro stessi. In precedenza l’Assiria aveva combattuto contro l’Egitto, attraversando la Giudea senza dar loro fastidio, poiché la Giudea era un vassallo dell’Assiria. Isaia aveva consigliato ad Acaz di rimanere neutrale e di non allearsi né con l’Egitto né con Samaria e Damasco. Ma Acaz non gli diede ascolto. Tuttavia, anche quando siamo noi stessi o i nostri genitori la causa dei nostri problemi, Dio è comunque desideroso di soccorrere i Suoi servi pentiti, umili e obbedienti.


D: In Isaia 37:9, perché Tirhakah veniva chiamato re d’Etiopia?

R: Gli etiopi, detti anche cushiti, governavano l’Egitto in quel periodo, nel 701 a.C. Tirhakah era in realtà il comandante dell’esercito e divenne re solo nel 690 a.C. È come se, nel raccontare gli eventi della vita del presidente George Washington, includessimo anche gli avvenimenti precedenti alla sua elezione a presidente.

A Medinet-Habu è stato rinvenuto un bassorilievo raffigurante Tirhakah.


D: In Isaia 37:12, dove si trovano Gozan, Haran e Rezeph?

R: Si trovano tutte nel nord dell’Iraq o nella Siria orientale.

Gozan è molto probabilmente lo stesso luogo di Zuzan, nell’Armenia esterna sul fiume Chaboras (Khabur), nella Siria nord-orientale. Analogamente, il geografo Tolomeo conosceva una regione chiamata Guzanitis nella stessa zona.

Haran è il luogo in cui si fermò Abramo, nella Siria orientale.

Rezeph è molto probabilmente l’odierna Rusafe, a circa 85 miglia a sud di Haran.


D: In Isaia 37:21, qual è il significato dell’espressione «Poiché avete pregato»?

R: Poiché Ezechia pregò, Dio intervenne e cambiò il corso della storia. Dio non solo ascolta le nostre preghiere, ma vede anche le nostre lacrime (Isaia 38:5). Naturalmente, verrà il tempo in cui Dio asciugherà tutte le nostre lacrime (Isaia 25:8; Apocalisse 21:4).

La preghiera ha cambiato le cose perché Dio non ne era a conoscenza, perché Dio aveva bisogno del potere della preghiera di Ezechia, o perché Dio non l’aveva predestinato? No, in tutti i casi. Piuttosto, in virtù della dottrina della «congruenza», la preghiera di Ezechia si è armonizzata con la volontà sovrana e predestinata di Dio, poiché Dio sapeva già che sarebbe accaduto.


D: In Isaia 37:29, perché Dio parlò di infilare il Suo uncino nel naso del re assiro?

R: Gli Assiri erano noti per infilare ganci nel naso dei prigionieri. Se qualcuno ha un gancio nel naso, è costretto, con grande dolore, a seguire qualsiasi direzione gli indichi chi tiene la corda. Allo stesso modo, Sennacherib, re d’Assiria, sarà costretto, contro la sua volontà, a ritirarsi quando Dio tirerà il «gancio» di Sennacherib. Molto presto, nel 701 a.C., Sennacherib dovette ritirarsi, per non tornare mai più. Venti anni dopo, nel 681 a.C., fu assassinato da due dei suoi figli: Adrammelech e Seraser. Secondo una nota a piè di pagina contenuta nell’opera di William Whiston *Antichità giudaiche* di Giuseppe Flavio, libro 10, capitolo 1, nota a piè di pagina a pag. 213, questi due figli divennero i capi di due famiglie di spicco in Armenia. Anche la cronaca babilonese riporta che Sennacherib fu assassinato dai suoi due figli.


D: In Isaia 38:1-39:8, quando avvennero questi fatti?

R: Il periodo storico si colloca in un momento precedente, indicato con l’espressione «in quei giorni». Isaia 38:6 indica che si trattava di un evento precedente a Isaia 37, poiché vi si afferma che Gerusalemme sarebbe stata salvata dal re d’Assiria. Anche le fonti storiche al di fuori della Bibbia dimostrano che la visita di Merodach-Baladan dovette avvenire prima che gli Assiri riconquistassero Babilonia e, successivamente, attaccassero Giuda e Gerusalemme. Ezechia si era alleato con Merodach-Baladan affinché entrambi potessero ribellarsi insieme all’Assiria. Gli Assiri sedarono la rivolta di Merodach-Baladan, dopodiché Sennacherib giunse in Giuda.

Merodach Baladan aveva governato Babilonia in precedenza, dal 721 al 710 a.C. (fuggendo in Elam) e nuovamente per nove mesi a partire dalla sua vittoria sugli Assiri a Kish nel 703 a.C. fino alla sua eliminazione a metà del 702 a.C. La malattia di Ezechia risale al 701 a.C. circa, così come l’assedio di Gerusalemme da parte di Sennacherib, avvenuto anch’esso nel 701 a.C.

Isaia 38:1-8 è parallelo a 2 Re 20:1-11 e Isaia 39 è parallelo a 2 Re 20:12-19.


D: In Isaia 38:4-5, perché Dio ha ribaltato questa profezia?

R: Quando Ezechia pregò, Dio gli concesse altri 15 anni di vita. Un evento simile avvenne con il profeta Natan e Davide in 2 Samuele 7:3-6. Un evento simile avvenne anche in Giona 4:2-3, sebbene Giona non ne fosse affatto contento.


D: In Isaia 38:2, perché Ezechia volse il volto verso il muro?

R: Esistono due interpretazioni, ed entrambe potrebbero essere vere.

Disperazione: Ezechia era disperato e non voleva vedere nessuno; soprattutto, non voleva che qualcuno lo vedesse in quello stato di abbattimento. Si veda «The Prophecy of Isaiah» di Alec Motyer, pag. 297, per ulteriori approfondimenti al riguardo.

Per la preghiera: Ezechia stava per dedicarsi a una preghiera intensa rivolta a Dio e non voleva che nessuno lo vedesse o lo distraesse. Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 6, pag. 236.


D: Isaia 38:3 dimostra che le buone opere salvavano ai tempi dell’Antico Testamento?

R: No, nemmeno ai tempi dell’Antico Testamento. Ezechia presentò a Dio le sue buone opere non per chiedere di essere salvato, ma per chiedere che gli fosse prolungata la vita. Tuttavia, ciò non dimostra affatto che le buone opere di Ezechia avrebbero indotto Dio a concedergli una vita più lunga. Dimostra solo che Ezechia pensava che potesse essere così.


D: In Isaia 38:8, qual è il significato di questo miracolo del sole che torna indietro?

R: Sarebbe molto semplice «far avanzare» il sole: basterebbe attendere un po’. Ma se Dio potesse far tornare indietro l’ombra del sole, potrebbe anche riportare indietro l’orologio della vita di Ezechia. Non si trattava di una meridiana circolare come quelle che si vedono nei giardini, bensì di un obelisco che Acaz aveva fatto costruire con una scalinata, che finì per servire allo stesso scopo. È ironico che il segno sia avvenuto proprio sulla scalinata costruita da Acaz, quando lo stesso Acaz non era disposto a chiedere a Dio un segno in Isaia 7,11-12.

Questo segno era particolarmente appropriato per Ezechia. Poiché Dio poteva far tornare indietro il tempo indicato dai gradini, Dio stava azzerando la vita di Ezechia per concedergli altri quindici anni.

Alcune persone vorrebbero che Dio riavvolgesse l’orologio della loro vita in modo diverso. Vorrebbero poter tornare indietro per non compiere alcune delle azioni che hanno compiuto o per non aver detto ciò che hanno detto. Sebbene Dio non annulli le cose per le persone in quel modo, Egli può «azzerare l’orologio» donando loro una nuova vita in Cristo e perdonando i loro peccati. A volte, come possono dirvi i nostri fratelli e sorelle rinati che si trovano in carcere, Dio concede il perdono, ma essi devono comunque pagare le conseguenze delle loro azioni passate.


D: In Isaia 38:12, qual è il significato di queste due illustrazioni?

R: Una tenda può sembrare permanente perché è possibile viverci nello stesso luogo per molti anni. Ma quando si estraggono i picchetti e si smonta la tenda, allora quell’elemento fisso nel paesaggio scompare improvvisamente. Allo stesso modo, una volta che si taglia un tessuto dal telaio dopo che il tessitore ha terminato il suo lavoro, ciò è irreversibile; non è possibile rimetterlo al suo posto.

Nella nostra vita molti eventi, come la morte, sono irreversibili.


D: In Isaia 38:9-22, cosa possiamo imparare dalla preghiera poetica di Ezechia?

R: Innanzitutto, è giusto comporre una preghiera in forma poetica per rivolgersi a Dio. In secondo luogo, dopo che Dio aveva comunicato a Ezechia che sarebbe morto presto, egli faticò molto ad accettare la volontà divina. Ezechia si rivolse al Signore e pregò con grande amarezza, chiedendo a Dio di cambiare questa situazione e di concedergli una vita più lunga.

Dovremmo rivolgere tutte le nostre richieste a Dio, ma dovremmo anche accettare la Sua volontà. Durante questo periodo supplementare nacque Manasse, il re più malvagio che Giuda abbia mai avuto.


D: In Isaia 38:21 e 2 Re 20:7, in che modo un impasto (cataplasma) di fichi applicato sul foruncolo aiutò Ezechia a guarire?

R: Innanzitutto, un foruncolo causato da un’infezione da stafilococco può essere letale, specialmente in assenza di antibiotici. O l’impacco fu uno strumento utilizzato da Dio per compiere il miracolo, oppure si trattò semplicemente di un trattamento medico. Si trattava di una terapia comune a quell’epoca, e l’impacco contribuì probabilmente in quattro modi.

1. L’impacco di fichi contiene zucchero, e questa sostanza nutritiva avrebbe aiutato le cellule del corpo a rigenerarsi meglio.

2. Se l’impacco fosse stato ricco di zucchero, come una marmellata o una gelatina, avrebbe effettivamente ucciso i batteri a crescita rapida. Oggi la gelatina a temperatura ambiente non è così soggetta al deterioramento batterico come si potrebbe pensare. I batteri in un ambiente ad alto contenuto di zucchero assorbono lo zucchero così rapidamente per osmosi che le loro pareti cellulari scoppiano e muoiono.

3. Inoltre, altri composti presenti nell’impasto avrebbero forse rallentato la crescita batterica e regolato il pH.

4. Infine, se la ferita venisse prima pulita e poi vi si applicasse l’impacco, quest’ultimo proteggerebbe la ferita dallo sporco e dai batteri presenti nell’aria.

Gli impacchi venivano utilizzati per le foruncoli (infezioni da stafilococco) in Plinio 23:63 e Dioscoride 1:184, secondo quanto riportato da Barry G. Webb in *The Message of Isaiah*, pag. 156. L’*Expositor’s Bible Commentary*, vol. 4, pag. 274, e vol. 6, pag. 238, affermano che l’uso medicinale delle foglie di fico risale almeno alle tavolette di Ras Shamra a Ugarit, intorno al 1400-1300 a.C.


D: In Isaia 37:38, chi è il dio Nisroch?

R: Il nome di quell’idolo non è noto al di fuori della Bibbia. Potrebbe trattarsi di un dio altrimenti sconosciuto, oppure di un errore di trascrizione del nome del dio Marduk. In ogni caso, è ironico che Ezechia si sia recato al tempio per pregare Dio, e guardate cosa è successo. Il potente Sennacherib si recò al suo tempio per pregare il proprio dio e guardate cosa è successo.


D: In Isaia 39:2-4, quale significato aveva il fatto che Ezechia mostrasse tutto agli inviati babilonesi?

R: Gli inviati erano giunti per stringere un’alleanza militare contro gli Assiri. Ezechia potrebbe essersi compiaciuto delle loro lusinghe, ma è più probabile che fosse desideroso di stringere un’alleanza con una potenza per scongiurare la minaccia dell’Assiria. La delegazione babilonese avrebbe voluto conoscere le risorse militari e finanziarie di Ezechia. A quanto pare, Ezechia voleva fare bella figura con loro e mostrò loro le ricchezze che aveva accumulato. I babilonesi senza dubbio se ne sarebbero ricordati e in seguito avrebbero desiderato conquistare Giuda.

Si noti che non viene mai detto che Ezechia pregò Dio per ricevere indicazioni su ciò che avrebbe dovuto mostrare a questi non credenti. Anche se un credente segue Dio con obbedienza, ciò non significa che non possa comunque compiere azioni sconsiderate quando non chiede a Dio di guidarlo. Ezechia stava mostrando ai futuri nemici di Giuda ciò che avrebbero potuto impadronirsi.

Per inciso, Isaia 39 è parallelo a 2 Re 20:12-19 ed è simile a 2 Cronache 32:24-31.


D: In Isaia 39:6-7, i babilonesi invasero in seguito il paese perché Ezechia aveva mostrato loro tutto?

R: Sebbene non sia possibile affermarlo con certezza, questo potrebbe certamente essere stato un fattore determinante. Da un lato, avrebbero potuto invadere Giuda a prescindere da ciò che Ezechia avesse mostrato loro. Dall’altro lato, probabilmente erano più desiderosi di invadere Giuda poiché sapevano che il paese era abbastanza ricco da custodire un tale tesoro.

Gesù disse di non gettare le vostre perle ai porci, affinché non le calpestino e poi si voltino e vi sbranino (Matteo 7:6). Sebbene Ezechia non avesse potuto beneficiare delle parole di Gesù, possiamo trarne una lezione. Fate attenzione a non mostrare i vostri beni preziosi e le vostre informazioni private a coloro che in seguito potrebbero voltarsi contro di voi e usarli a proprio vantaggio. Ezechia riponeva fiducia nella sua ricchezza e nelle sue armi (prima dell’arrivo di Sennacherib), le mostrò con orgoglio ai babilonesi, e Dio disse: «Va bene, allora lasceremo che queste cose vengano consegnate ai babilonesi».


D: In Isaia 39:8, ciò che disse Ezechia fu una cosa positiva o negativa?

R: Ciò rivela il cuore di Ezechia e, purtroppo, ne mostra sia il lato positivo che quello negativo. Ezechia era preoccupato per il proprio cammino con Dio e per il proprio ruolo di re. Ezechia si sottomise alla volontà di Dio ed era grato che Dio non avesse punito personalmente il suo peccato; tuttavia, purtroppo, Ezechia non sembrava molto preoccupato per la propria eredità o per ciò che sarebbe accaduto dopo la sua dipartita.

Purtroppo, anche i cristiani di oggi possono essere miopi. Dobbiamo preoccuparci dei nostri figli e della nostra eredità, oltre che del nostro rapporto individuale con Dio.


D: In Isaia 40:1-44:28, in molti passaggi si sottolinea che esiste un solo vero Dio. Come può essere vera la Trinità?

R: Nessuno direbbe che ciò contraddica il concetto della Trinità, a meno che non abbia compreso ciò che la Bibbia ha rivelato riguardo alla Trinità. Un aspetto fondamentale della Trinità è che esiste un solo vero Dio, ma tre Persone distinte. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono Dio, ma costituiscono un unico Dio inseparabile. Un unico Dio inseparabile non contraddice l’esistenza di tre Persone distinte, non più di quanto una montagna possa avere tre cime. I cristiani hanno spesso utilizzato Isaia 40-44 per dimostrare la parte della Trinità relativa all’«unico Dio». Si veda la discussione su Matteo 28:19 per ulteriori informazioni sulla Trinità.


D: Isaia 40-66 è un secondo libro scritto da un autore diverso e successivo che visse a Babilonia?

R: No, si veda la discussione alla fine del libro di Isaia per risposte esaurienti sulle teorie dei due e dei tre Isaia.


D: In Isaia 40, cosa c’è di interessante riguardo alla struttura?

R: Isaia 1-39 è suddiviso in sette parti, ciascuna delle quali contiene nove discorsi. Isaia 40-66 è suddiviso in tre parti, ciascuna delle quali contiene nove discorsi. Pertanto, l’ottava parte è costituita da Isaia 40-48. Questa divisione è talmente netta che molti studiosi liberali, i quali negano la possibilità che si verifichino profezie soprannaturali, sostengono che Isaia 40-66 sia stato scritto da un autore diverso.

Inoltre, Isaia 1-39 tratta principalmente di eventi accaduti prima della fine della vita di Isaia, mentre gli ultimi 27 capitoli, dal 40 al 66, sono maggiormente orientati al futuro. Vi sono 39 libri dell’Antico Testamento e 27 libri del Nuovo.


D: È possibile che Isaia 40:1-5a si riferisca in parte a Giovanni Battista e a Cristo, e in parte al Bab e a Bahá’u’lláh, come insegnano i bahá’í nel libro *Bahá’u’lláh e la Nuova Era*, pagg. 263-264?

R: No. La loro spiegazione è interessante. Essi sostengono che ciò non possa riferirsi esclusivamente a Giovanni Battista e a Cristo, poiché la guerra di Gerusalemme non è stata portata a termine e «il suo duro servizio è stato completato» in Isaia 40:2b. Tuttavia, la sua guerra non era stata portata a termine nemmeno ai tempi di Bahá’u’lláh. In assenza di ciò, non vi è nulla in questo passo che suggerisca il Báb e Bahá’u’lláh. Inoltre, in quale occasione il Báb avrebbe mai detto: «Preparate la via al Signore»? Egli insegnava di essere la manifestazione di Dio e che un’altra manifestazione non sarebbe apparsa prima di altri 1.000 anni.

I bahá’í sostengono che Bahá’u’lláh significhi «gloria di Dio» in arabo, e Isaia 40:5 utilizza l’espressione «gloria del Signore», ma afferma che tutta l’umanità la vedrà o lo vedrà. Ora, i bahá’í sostengono che questo titolo si riferisca a una persona, non alle sue leggi o alla sua organizzazione. Tuttavia, quando Bahá’u’lláh morì, solo una percentuale molto, molto esigua della popolazione mondiale aveva mai sentito parlare di lui. A meno che non avessero intenzione di esporre il suo cadavere agli occhi di tutti, il mondo intero non vedrà colui che essi chiamano «la gloria di Dio».


D: In Isaia 40:2, il peccato di Gerusalemme è stato espiato indipendentemente dall’opera di Cristo sulla croce?

R: No, poiché Dio non ha specificato in questo passo in che modo i peccati fossero stati perdonati. Gli esuli di ritorno si sarebbero pentiti dell’idolatria dei loro antenati e Dio li avrebbe perdonati. Il meccanismo, ovvero la morte di Gesù sulla croce per tutti i nostri peccati, non era ancora stato rivelato loro.

Il termine ebraico saba’, qui tradotto con «servizio gravoso», può indicare tempi difficili o una situazione di costrizione, ma tali difficoltà hanno uno scopo. Può anche significare la guerra di un esercito, come traduce la NASB 2020 e come si legge in Giudici 8:6.


D: In Isaia 40:3-4, qual è l’immagine del livellamento di cui si parla qui?

R: Prima che un re del Medio Oriente visitasse una città, una «squadra di ricognizione» si recava sul posto per prima, sistemando le strade e livellando il terreno il più possibile. Oppure, per dirla in termini moderni, si «stendeva il tappeto rosso». Quando Dio verrà a visitarci (come Gesù Cristo), la via sarà preparata.

Oggi, cerchiamo di «preparare la via» affinché i non credenti possano ascoltare con attenzione il Vangelo? Ciò può includere il dialogare con loro, ma anche la formazione di altri credenti affinché sappiano dialogare con i non cristiani.


D: In Isaia 40:3-4, come avrebbero potuto le persone sapere che ci si riferiva a Giovanni Battista?

R: Le persone non conoscevano il nome del precursore, ma capivano da Isaia che il precursore avrebbe esortato il popolo a prepararsi alla venuta di Dio stesso.


D: In Isaia 40:6-8, quali sono le tre cose di cui si parla?

A: È possibile interpretare questo versetto in tre modi diversi.

L’umanità in generale è come un fiore che per un certo tempo appare nuovo e fresco, ma poi appassisce e si avvizzisce.

Ciascuno di noi vive sulla terra solo per un breve periodo; la nostra vita odierna non è che un breve preludio alla nostra vita eterna.

Rispetto alle persone, la parola di Dio rimane per sempre.


D: In Isaia 40:11, cosa c’è di interessante riguardo al termine usato qui per «agnello»?

R: Le parole possono avere un significato comune e un significato gergale. Questa particolare parola per “agnello”, utilizzata solo in Isaia 40:11; 65:25 e 1 Samuele 7:9, significa semplicemente “agnello”. Ma il termine affine in aramaico, che significa anch’esso «agnello», ha un significato gergale di «ragazzino». Gesù utilizzò la forma femminile di questa parola quando risuscitò la ragazzina di dodici anni in Marco 5:41.


D: In Isaia 40:12, Dio ha dimensioni umane, come sostengono alcuni insegnanti della «Parola di fede»?

R: Certamente Gesù Cristo ha dimensioni umane, poiché non solo era un uomo, ma è tuttora un uomo. Tuttavia, Dio non è limitato alle dimensioni fisiche. L’espressione «misurò le acque nel cavo della sua mano» non significa che Dio sia un violinista maldestro perché le Sue mani sono troppo grandi. Piuttosto, questa espressione poetica illustra la grandezza della potenza di Dio. Il Salmo 139:7-10 e Geremia 23:24 dimostrano che la mano di Dio è ovunque, poiché Egli riempie il cielo e la terra. Ciò non sarebbe possibile se Dio fosse limitato alle sole dimensioni umane. Si veda «When Cultists Ask», pag. 80, per una risposta complementare.


D: In Isaia 40:12-14, perché si sottolinea che Dio non aveva bisogno di alcun aiuto o consiglio?

R: Al contrario, nella mitologia babilonese Marduk creò il mondo, ma non poté farlo finché non consultò il dio Ea, l’Onnisciente. Sia la mitologia babilonese che quella cananea ritengono che il creatore dovesse combattere contro un altro essere prima di poter creare.

Inoltre, in contrasto con ciò, nella mitologia sumera, dopo il diluvio, gli dei erano molto affamati; in altre parole, dipendevano dai sacrifici per il proprio sostentamento. Ma Dio non ha bisogno di alcun sacrificio; anzi, se avesse bisogno di nutrirsi, essi sarebbero troppo esigui per Lui.


D: In Isaia 40:12-14, Dio non ha avuto bisogno di alcun aiuto nella creazione; quali sono, invece, alcuni modi in cui le persone cercano oggi di «dare una mano a Dio»?

R: In realtà, Dio CI HA concesso il privilegio di «darGli una mano», non perché abbia bisogno di aiuto, ma perché ci ha invitati, o meglio ci ha comandato, di adoperarci per condurre le persone a Cristo, formare altri discepoli e, in generale, amare e aiutare il prossimo. Tuttavia, non dovremmo mai pensare che Dio sia obbligato a servirsi di noi. E dovremmo svolgere il ministero che Dio ci ha incaricato di compiere, non altre attività, pensando che ciò significhi aiutare Dio.


D: In Isaia 40:13-14, questo passo dimostra che Dio abbia un consigliere?

R: Ciò dimostra il contrario. Proprio come nessun altro può misurare l’acqua nel cavo della propria mano, né delimitare i cieli, nessuno ha compreso appieno la mente di Dio né ha istruito Dio. Anche Isaia 41:28-29 chiede retoricamente, in modo derisorio e ironico, dove siano i consiglieri di Dio.


D: In Isaia 40:18,25, dovremmo forse paragonare Dio a qualcuno o a un’immagine?

R: Questo versetto sta indirettamente dicendo di no, poiché non c’è nulla a cui paragonarLo. L’unico motivo per paragonarLo agli idoli è proprio quello di mostrare quanto essi siano privi di valore. Un’immagine bidimensionale non può essere confusa con una persona, ma vi è una somiglianza. Siamo stati creati a immagine di Dio, sebbene caduti, e vi sono somiglianze tra Dio e noi. Si veda *When Critics Ask*, pag. 270, per una risposta diversa ma complementare.


D: In Isaia 40:22, che cosa si intende per «cerchio della terra»?

R: Il termine ebraico qui utilizzato, khug, può significare sia «cerchio» che «sfera». Pertanto, sebbene la Bibbia sia coerente con l’idea che la terra sia una sfera, questo versetto non dovrebbe essere utilizzato per cercare di dimostrare che gli antichi sapessero che la terra fosse una sfera.

Tuttavia, non è affatto inverosimile pensare che gli antichi ritenessero che la Terra fosse una sfera. Pitagora (circa 580/572-492/490 a.C.) e il suo allievo Filolao (circa 500 a.C.) ritenevano che la Terra fosse una palla rotante. Per ulteriori informazioni, si veda http://www.skyscript.co.uk/copernicus.html. Eracleide (circa 388/380-circa 310 a.C.) riteneva che il Sole e tutti i pianeti, eccetto Mercurio e Venere, orbitassero attorno alla Terra rotante. Aristarco di Samo (circa 310-230 a.C.) affermò che la Terra ruotava attorno al Sole, secondo quanto riferito da Archimede. Aristarco si dedicò all’astronomia ad Alessandria. È definito il Copernico dell’astronomia antica, poiché insegnava che il Sole fosse 20 volte più lontano dalla Terra rispetto alla Luna e che, di conseguenza, dovesse essere molto più grande. [In realtà, il Sole è circa 400 volte più lontano dalla Terra rispetto alla Luna.]. Anche Seleuco (150 a.C.) condivideva la teoria di Aristarco.

Tuttavia, se la Terra ruotasse, dovrebbe muoversi molto velocemente; eppure il mondo antico riteneva di poter confutare questa teoria perché, altrimenti, tutto sarebbe semplicemente volato via. Si potrebbe dire che il mondo antico non abbia considerato questa teoria con sufficiente serietà. Per ulteriori informazioni, consultate il sito http://www.perseus.tufts.edu/GreekScience/Students/Kristen/Aristarchus.html.


D: In Isaia 40:22, in che modo gli esseri umani, paragonati a cavallette, vengono messi a confronto con Dio?

R: Consideriamo le cavallette creature effimere, sporche e non particolarmente intelligenti, e tutto ciò vale anche nel paragone tra noi e Dio. Siamo come cavallette rispetto a Dio per almeno sette ragioni.

1. La potenza di Dio

2. La presenza di Dio ovunque

3. L’intelligenza di Dio

4. La visione del mondo da parte di Dio

5. La nostra breve vita sulla terra

6. Dio è in grado di superare tutte le stagioni

7. Non c’è nessuno come Lui

Forse anche voi potete pensare ad altri motivi.


D: In Isaia 40:31, cosa significa «sperare nel Signore»?

R: Ciò significa tre cose diverse.

Discernere: prima di buttarvi a capofitto in qualcosa, aspettate di vedere innanzitutto se Dio vuole davvero che lo facciate o meno. Per ulteriori approfondimenti su questo significato, consultate «Now That’s A Good Question», pagg. 256-257.

Siate pazienti: anche per le cose che sapete essere volute da Dio, a volte dobbiamo attendere pazientemente i tempi di Dio, anziché cercare di forzare gli eventi prima del momento opportuno.

Seguire: anche per le cose che sappiamo che Dio vuole ora, dovremmo seguire la guida di Dio piuttosto che sperare che il Signore benedica e segua la nostra guida. Lo scrittore cristiano cinese Watchman Nee lamentava che i credenti dimenticassero questo.

Per inciso, il corridore olimpico cristiano Eric Liddell amava leggere Isaia 40:30-31.


D: In Isaia 40:31, in che modo esattamente l’attesa del Signore rinnova le nostre forze?

R: Prima di rispondere a questa domanda, dobbiamo chiederci che cosa sia esattamente la forza. Esistono quattro tipi di forza, e questo versetto può riferirsi a tutti e quattro.

Volontà: la forza è la fermezza d’animo, ovvero la forza di volontà. Comprende sia il coraggio di compiere ciò che Dio desidera che facciate, sia la perseveranza nel continuare a farlo nonostante le delusioni, le opposizioni o le sofferenze. La forza di volontà è anche l’autocontrollo necessario per astenersi dal compiere un’azione o per smettere di compiere ciò che Dio non desidera che facciate. Spesso le persone traggono forza di volontà dalle persone che le circondano, dal movimento a cui appartengono, ecc. Ma tali circostanze possono cambiare. Questo versetto afferma che dobbiamo trarre forza dal Signore. Alcuni sollevatori di pesi riescono a sollevare il peso solo poche volte, mentre i maratoneti dispongono di una forza duratura.

Cuore: la forza si acquisisce anche avvicinandosi a Dio e custodendo il proprio cuore nel Signore. Ciò vi conferisce la capacità di non esaurirvi, di godere della presenza di Dio e di servirLo, anche nei momenti difficili.

Conoscenza e saggezza: la forza della conoscenza consiste nel conoscere la verità e distinguere le vie false. La saggezza consiste nell’applicare ciò alla propria vita o nel consigliare gli altri. Si può possedere la forza della conoscenza senza le altre, ma questo non è il desiderio di Dio per noi. Dobbiamo essere equilibrati e forti nel Signore anche sotto gli altri aspetti. Una persona con una gamba sinistra forte come quella di un corridore olimpico e una gamba destra da pantofolaio non correrebbe molto velocemente.

Salute fisica: essere in ansia per qualcosa non solo è contrario alla Scrittura (Filippesi 4:6), ma è anche dannoso per la vostra salute fisica. Dobbiamo attendere il Signore e affidare le cose nelle Sue mani. In secondo luogo (e ovviamente), se camminiamo con il Signore, la nostra forza fisica migliorerà perché non saremo ubriachi né faremo uso di droghe, e smetteremo di fumare o non inizieremo affatto. Infine, però, molti di coloro che hanno seguito Dio hanno subito danni fisici a causa delle torture subite per Cristo. Pertanto, sebbene sulla terra le persone malvagie possano danneggiare i nostri corpi, alla fine avremo corpi nuovi e glorificati nei nuovi cieli e nella nuova terra.


D: In Isaia 41:1,5; 42:4,10,12, perché le isole sono significative in questo contesto?

R: Le isole sono più remote e un po’ più difficili da raggiungere rispetto ad altri luoghi. Tuttavia, la superficie delle isole del Mar Mediterraneo è significativamente maggiore di quella di Israele e del Libano messi insieme. A titolo di riferimento, oggi Israele ha una superficie pari a 1,09 volte quella dello Stato americano del New Jersey. Ecco una ripartizione.

Luogo / superficie

miglia quadrate

km²

Superficie rispetto a Israele

Israele

8522

22.072

1,00

Israele + Libano

12558

33024

1,5

Egitto (circa)

388.392

1.005.929

45,6

Terreni coltivabili in Egitto

14.054

36.400

1,65

Isole del Mediterraneo

37.832

98.000

4,4


D: In Isaia 41:2 e 41:25-28, chi è colui che viene dall’oriente, e come può provenire sia dall’oriente che dal nord?

R: Si tratta di un conquistatore, inviato da Dio per liberare il Suo popolo esiliato affinché potesse fare ritorno. È il re Ciro di Persia, menzionato per nome in Isaia 44:28 e Isaia 45:1. Ciro era figlio di Cambise, appartenente al clan persiano degli Achemenidi (Hakhamanis) della tribù dei Pasargadi, e re di Anshan in Persia. Ciro era anche di origine meda; la principessa meda Mandane era probabilmente sua madre.

Isaia 41:2 e 41:25b affermano che egli verrà dall’oriente o dal sole nascente. Isaia 41:25a afferma che egli verrà dal nord. Un conquistatore non avrebbe condotto il proprio esercito direttamente a est di Israele, poiché quella zona è desertica. Piuttosto, l’esercito si sarebbe diretto a nord attraverso la Mesopotamia, per poi, passando dalle vicinanze di Damasco, arrivare da nord per entrare in Israele, proseguendo infine verso l’Egitto. Ciro giunse dall’oriente per conquistare Babilonia, poi si diresse a nord e a ovest per conquistare la Lidia, quindi giunse da nord in Israele.

Il Talmud, Giovanni Calvino e alcuni altri hanno ritenuto che ciò si riferisse, al passato, ad Abramo. Tuttavia, ad Abramo non furono date le nazioni che lo precedevano, né egli regnò su re.


D: In Isaia 41:5, come possono le isole, che sono inanimati, provare paura?

R: Questa personificazione si riferisce al timore provato dalle persone che vivono sulle isole. Alcune isole sono luoghi più remoti in cui vivono delle persone.


D: In Isaia 41:5-7, perché in questa parte di Isaia viene menzionata l’inutilità di fabbricare idoli?

R: Questo episodio si inserisce perfettamente in questo contesto, poiché le altre nazioni pagane temono che Ciro venga a conquistarle. Tuttavia, potrebbero comunque mantenere il coraggio, poiché erano certe di sapere esattamente come sconfiggere Ciro: avrebbero fabbricato altri idoli a cui rivolgere le loro preghiere! Dopotutto, poiché aveva funzionato per Gerusalemme contro gli Assiri, avrebbe dovuto funzionare anche per i loro idoli. Tuttavia, dato che Ciro conquistò ogni singolo lembo di terra del Medio Oriente a nord del deserto arabico, che esito ottennero?


D: In Isaia 41,7 sgg., qual è il significato di menzionare il fissare l’idolo con dei chiodi?

R: Isaia sta usando qui un tono ironico e un po’ umoristico. Essi pregano divinità dotate di un potere così grande che gli esseri umani non devono dimenticare di inchiodare l’idolo al suolo affinché non si ribalti mentre pregano per il suo potente aiuto.

Si potrebbe obiettare che pregavano divinità invisibili e che le statue erano solo immagini. Tuttavia, le persone avevano una visione duale dei propri idoli pagani. Credevano che si trovassero sul Monte Olimpo, che solcassero il cielo su un carro trainato dal sole, che vivessero nell’Ade o in qualsiasi altro luogo, ma allo stesso tempo, e in modo incoerente, credevano che il metallo o il legno della statua stessa dovesse essere venerato. Lo si può osservare ancora oggi nell’induismo, dove qualcuno potrebbe collocare una piccola statua di un dio indù nel proprio armadio e deporre del ghee (burro chiarificato) o altre offerte davanti a quel pezzo di metallo o di legno.


D: In Isaia 41:9-14, questa parola ebraica che si riferisce a «voi» è al singolare o al plurale?

R: Sebbene non sia così facile capirlo nelle traduzioni moderne in inglese, la versione di Re Giacomo e quella cinese seguono l’originale ebraico. In ebraico è singolare.


D: In Isaia 41:14, perché Dio definisce Giacobbe un «verme» in questo passo?

R: Forse il popolo di Giuda e di Israele si sentiva in quel contesto come un verme tra le nazioni, pieno di timore che l’Assiria potesse calpestarlo. Tutti noi siamo molto deboli rispetto a Dio e alla Sua potenza. Ma il punto centrale di Isaia 41:14-16 non è che Giacobbe sia diventato un verme insignificante; piuttosto, che da quel verme insignificante nascerà un Redentore che sarà una potenza dominante. Un verme è un «trebbiatore» del suolo. Ma Isaia 41:15 afferma che da quel verme nascerà un trebbiatore di montagne e colline.


D: In Isaia 41:19, a quali tipi di alberi si riferiscono il cedro, la shitta, il mirto, l’olivo, l’abete, il pino e il bosso?

R: Partendo dal presupposto che l’«olivo» fosse un albero da cui si ricavava l’olio d’oliva, i traduttori moderni concordano sul fatto che i primi quattro alberi siano «cedro, acacia, mirto e olivo». I traduttori nutrono invece qualche incertezza riguardo ad alcuni degli ultimi tre alberi. Secoli prima di Cristo, la Settanta elencava solo cinque alberi: «cedro, bosso, mirto, cipresso, pioppo bianco». Probabilmente non cercarono di tradurre i nomi degli alberi che non conoscevano.

Ma il punto è che questi alberi sarebbero stati naturali e avrebbero fornito ombra abbondante. Nessuno di questi alberi è un albero da frutto, come quelli che si potrebbero piantare nel deserto e irrigare per i loro frutti.


D: In Isaia 41:22-24, qual è il punto centrale?

R: In precedenza, in Isaia 41:7, Isaia aveva sottolineato che il potere degli idoli è nullo nel presente. Questi versetti cambiano prospettiva e sottolineano che anche il loro potere di predire il futuro è nullo. Secondo il New International Bible Commentary, pag. 747, i documenti antichi riportano numerose predizioni formulate da profeti pagani. La «prova del nove» sarebbe stata un evento di enorme importanza: la conquista dell’Impero babilonese da parte di Ciro.

Alcune persone oggi credono in un «potere superiore» chiamato «fortuna», il cui potere risiede esclusivamente nella capacità di predire il futuro. Ma credere in ciò non vi rende più saggi di quelle persone che credevano che i loro idoli potessero predire il futuro.


D: In Isaia 41:25, cosa significa che «qualcuno verrà dal nord»?

R: Innanzitutto due cose che non costituiscono la risposta, e poi la risposta.

La Persia era considerata situata a nord (Isaia 41:25; Geremia 50:3; 51:48). In realtà si trova a nord-est, ma per recarsi in Persia da Israele bisognava prima dirigersi direttamente verso nord.

Anche l’Assiria e Babilonia erano considerate a nord, in Geremia 1:14-15; 4:6; 6:1; 25:9; 46:10.

Queste nazioni non provenivano solo da nord, ma anche da est, e probabilmente è per questo che si dice anche che venissero dal «sole nascente».

La risposta è che ciò si riferisce alla Seconda Venuta di Cristo, poiché colui che viene dal nord e dall’est è colui che invoca il nome di Dio. Gesù stesso citò Isaia 42, riconoscendo così questa parte di Isaia come messianica.

Per inciso, il termine qui utilizzato per indicare i principi/governanti, seganim, si trova nella Bibbia solo in questo passo, in Geremia 51:23,28 e in Neemia 2:16. Si tratta di un prestito linguistico dall’accadico che significa «governatore provinciale».


D: In Isaia 42:1-17, chi è il servo in cui Dio trova compiacimento?

R: Questo è il primo dei canti del servo. Questo servo, l’Eletto di Dio, è il Messia, come dimostra Matteo 12,17-21.

Il servo non può essere semplicemente un gruppo di persone, come Israele, a causa di tutte le caratteristiche individuali del servo elencate. Non può essere Isaia stesso, poiché Isaia non ha mai compiuto queste azioni. Il secondo servo, che in Isaia 42:19 è cieco e sordo, è Israele; pertanto, alcuni hanno pensato che anche il servo di 42:1-7 fosse Israele. Tuttavia, Matteo 12:17-21 dimostra che si tratta del Messia. Inoltre, in Matteo 4,13-16 Gesù menzionò Isaia 42,7 riferendosi a Se stesso. Anche il Targum ebraico afferma che Isaia 42,1-17 si riferisce al futuro Messia.


D: Poiché Isaia 42:1-4 e Matteo 12:18-21 affermano che il Messia «non griderà né alzerà la voce, né la farà udire per le piazze»… finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra, perché Gesù proclamò ad alta voce che i farisei, gli scribi e i dottori della legge sono ipocriti, guide cieche, sepolcri imbiancati, ecc. in Matteo 23 e Luca 11,39-52?

R: Si potrebbe tentare di interpretare ciò nel senso che Gesù non potesse pronunciare una sola parola mentre camminava per strada, ma ciò è assurdo. Naturalmente a Gesù era permesso parlare per le strade, ed era permesso rivolgersi alle folle in Matteo 23. Piuttosto, in contrasto con le aspettative ebraiche, Gesù non avrebbe aizzato il popolo, né per attaccare gli altri né tantomeno per difendere Se stesso. Gesù parlava e rimproverava con autorità, ma non lanciava grida di battaglia, per quanto allettante potesse essere farlo al momento del Suo arresto.

La prima delle tre parole ebraiche principali in Isaia 42:2, «nacah», ha una vasta gamma di significati; tuttavia, la parola successiva nella Concordanza di Strong, «nesa», deriva da «nacah» e significa «portare via», «provocare una rivolta» o «prendere». Le altre due parole sono «tsa’aq», che significa «proclamare» o «gridare», e «shama», che ha un significato altrettanto ampio. Ovviamente in questo contesto non significa semplicemente «proclamare», poiché lo stesso Isaia afferma che il Messia proclamerà varie cose. È necessario considerare le parole nel loro insieme.


D: In Isaia 42:8-13, 18-24, in che senso Israele era un servo cieco e sordo?

R: Quanto può essere utile un servo che è sia cieco che sordo? Israele era diventato così perché, nonostante tutto ciò che aveva ricevuto, aveva sviluppato l’abitudine radicata di non rispondere a Dio. Ora era sordo alle parole di Dio e cieco alla Sua volontà. Non era più in grado di accogliere le parole e i comandi del Signore.


D: In Isaia 42,9, in che modo ciò confuta o altera profondamente la teoria liberale dei due Isaia?

R: La teoria dei due Isaia sostiene che un autore precedente all’esilio abbia scritto Isaia 1-39, mentre un secondo autore, dopo la fine dell’esilio, avvenuta oltre 150 anni dopo, abbia scritto Isaia 40-66. Tuttavia, Isaia 42:9 afferma esplicitamente che questa profezia fu data prima che tali eventi avessero luogo; pertanto, il secondo Isaia (se mai esistesse) sarebbe un bugiardo intenzionale.


D: In Isaia 42:11, l’espressione «i villaggi abitati da Kedar» si riferisce alla discendenza di Ismaele, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: Sebbene questo punto non abbia alcuna rilevanza per i cristiani in entrambi i casi, su questo Deedat ha ragione. Kedar era uno dei dodici figli di Ismaele secondo 1 Cronache 1:29. Tuttavia, molti musulmani commettono l’errore di ritenere che tutti gli arabi discendano da Ismaele. In realtà l’Arabia era tutt’altro che disabitata quando nacque Ismaele. Saba (l’odierno Yemen) non discendeva da Ismaele. Dal punto di vista archeologico, nel Bahrein vivevano popolazioni la cui scrittura era simile a quella dei Cananei. Oltre agli Ismaeliti, in Arabia vivevano anche i sei figli di Abramo e della sua concubina Keturah. Ma prima di Abramo, vi erano già alcuni popoli semiti menzionati in Genesi 10:21-32.


D: In Isaia 42:13, Dio è un uomo, dato che il Signore si manifesta «come un uomo potente» e «come un guerriero»?

R: No. Ciò significa semplicemente che Dio è un guerriero e un campione.


D: In Isaia 42:13 e Geremia 25:30, è sconveniente che Dio «ruggisca», come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: No, chi siamo noi per dire a Dio cosa può o non può fare? Il «ruggito» in entrambi i versetti è un grido di battaglia. Quando Gesù tornerà nella gloria, sconfiggerà i nemici di Dio.


D: In Isaia 42:14-17, in che modo lo stile rafforza il significato del testo in questo punto?

R: Questo brano paragona il dolore di Dio e la Sua imminente e improvvisa liberazione a una donna in travaglio. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 6, pag. 256, afferma: «Questa proliferazione di consonanti gutturali e aspirate può sembrare sgradevole, ma costituisce una forma di comunicazione orale estremamente efficace. Il lungo periodo di gestazione – che forse rappresenta l’esilio babilonese – è terminato; e Dio, che è sembrato inattivo, si adopererà per far nascere il Suo popolo».


D: In Isaia 42:19, perché Dio afferma che il Suo servo è cieco e sordo?

R: Geremia 5,20-21 contiene un messaggio simile. Il servo di Dio qui è Israele, e Dio sta rimproverando il Suo servo in Isaia 42:20. Dire che sono ciechi e sordi significa che non prestano attenzione. Anche alcuni cristiani possono essere ciechi e sordi, dal punto di vista di Dio, quando si allontanano dal desiderio di stargli vicino e di obbedirgli. Possiamo essere così pieni di altre cose da non avere più spazio per Gesù.


D: In Isaia 42:19; Ezechiele 12:1-2; Lamentazioni4:14 , in che modo le persone possono essere cieche e sorde?

R: Dal punto di vista fisico, le persone possono essere cieche per molte ragioni: problemi al cervello, al nervo ottico, alla cornea, perché è troppo buio, ecc. e lo stesso vale per l’udito. Le persone possono anche essere sorde perché il rumore di fondo è troppo forte.

Analogamente, le persone possono essere cieche e sorde spiritualmente. Se lo Spirito Santo non opera nella vita di qualcuno, non c’è alcuna speranza che quella persona trovi Dio. (Giovanni 16:8-10 mostra come lo Spirito Santo opera nel mondo.) Proprio come le preoccupazioni e le paure possono allontanare le persone dal Vangelo nella parabola dei quattro tipi di terreno, così le preoccupazioni e le paure possono soffocare l’ascolto del messaggio di Dio. Persino la religione può impedire a una persona di ascoltare Dio, come dimostra la storia incredibilmente triste dei farisei in Giovanni 9. Gesù disse ai farisei in Giovanni 8:37b: «Non avete spazio per la mia parola». Che le nostre vite non siano mai così piene da non avere spazio per la Parola di Dio. Se così fosse, dovremmo cercare di rendere le nostre vite un po’ più vuote.


D: In Isaia 43,1, qual è la differenza tra il fatto che Dio ci chiami semplicemente e il fatto che ci chiami per nome?

R: Dio non si è limitato a rivolgere una chiamata generica («chiunque voglia venire, venga»), ma ha rivolto una chiamata specifica a Giacobbe e, per estensione, ai suoi discendenti, il popolo d’Israele. Per quanto ci riguarda, Dio ci chiama in modo specifico; Egli conosce ogni singolo giorno della nostra vita prima ancora che nascessimo, secondo quanto afferma il Salmo 139:16.


D: In Isaia 43:1-2, in che modo la paura domina la vita di alcune persone oggi?

R: La paura raggela i nostri cuori e zittisce la nostra testimonianza. Ci impedisce di fare ciò che dobbiamo fare e spinge le persone a compiere ogni sorta di azioni irrazionali che non compirebbero se ragionassero in modo più razionale e sereno. La paura può dominare la vita degli altri e può dominare la nostra vita se glielo permettiamo.


D: In Isaia 43,1-2, cosa dovremmo fare quando abbiamo paura?

R: Innanzitutto, Isaia 43,4a ci insegna che dobbiamo renderci conto di essere preziosi agli occhi di Dio.

In secondo luogo, Isaia 43:4b afferma che Dio ci ama.

In terzo luogo, pregate affinché Dio sia glorificato in questa situazione. Egli potrebbe essere glorificato proteggendovi, oppure potrebbe essere glorificato portandovi a casa da Lui.

Infine, si renda conto che può esserci una pericolosa tendenza ad «agire in preda al panico». Allontani il pericolo immediato, se lei o altri vi si trovano esposti, ma poi rifletta con calma sulla linea di condotta migliore da seguire.


D: In Isaia 43:3, dove si trova Seba?

R: Si tratta della stessa Sheba che si trova nell’odierno Yemen, oppure dall’altra parte dello stretto, in Etiopia. Seba/Sheba è menzionata anche in Isaia 60:6; Giobbe 6:19; 1 Re 10:1-13; Giobbe 1:15; Isaia 45:14; Ezechiele 23:42 e Gioele 3:8.


D: In Isaia 43:3, in che modo Dio ha dato l’Egitto, l’Etiopia e Sheba come riscatto per Israele?

R: L’Impero persiano divenne il più grande impero del Medio Oriente e dell’Europa fino a quel momento. Dio concesse il territorio dell’Egitto alla Persia e il commercio con l’Etiopia e Saba in cambio della benevolenza dei Persiani verso Israele. Secondo Erodoto (Storia, libro 1, cap. 153, pag. 35), Ciro elaborò piani per conquistare l’Egitto, che fu poi conquistato sotto Cambise, suo successore.


D: In Isaia 43:5-6, quando si adempirà questa profezia?

R: Ciò si adempì per la prima volta quando gli esuli fecero ritorno sotto Zorobabele nel 539-538 a.C. Si adempirà nuovamente negli ultimi tempi, quando tutto Israele farà ritorno. Alcuni vedono nella fondazione dello Stato moderno di Israele l’inizio dell’adempimento di questa profezia.


D: In Isaia 43:7, perché l’uomo è stato creato da Dio?

R: Il suo breve oggetto della domanda solleva una questione di grande portata. È davvero singolare che, pochi giorni prima di leggere la sua domanda, io abbia tenuto una lezione alla scuola domenicale, rivolta a ragazzi di quinta elementare, proprio su questo argomento.

Poiché Dio conosce ogni cosa prima che accada (Salmo 139:16,17; Isaia 44:7; 46:10; 1 Giovanni3:20 ; ecc.), Dio vide che Adamo ed Eva avrebbero peccato, vide che avremmo peccato contro di Lui e vide il doloroso sacrificio che Gesù avrebbe compiuto. Si potrebbe pensare che Dio avrebbe detto: «È una seccatura troppo grande; non mi prenderò la briga di creare queste persone». Ritengo che Dio avrebbe avuto tutte le ragioni per farlo. Ma non è ciò che Dio ha fatto; per qualche motivo, Dio ha visto oltre tutto il dolore e la sofferenza, intuendo che ne sarebbe valsa la pena. Ma perché mai (o meglio, in cielo) avrebbe ritenuto che ne valesse la pena?

Dalla Bibbia possiamo ricavare una serie di ragioni.

Gli uomini e le donne sono stati creati a immagine di Dio (Genesi 1:26-27). Ora, su terra riconosciamo un’immagine come una rappresentazione parziale e bidimensionale di un oggetto tridimensionale. Allo stesso modo, noi siamo una rappresentazione parziale e finita di una parte del carattere di Dio. Una parte dell’essere a immagine di Dio consiste nel fatto che possiamo amarlo, essere esseri morali, avere il libero arbitrio (correttamente definito), apprezzare la bellezza e la verità in modi che gli animali non sono in grado di fare. Esiste una seconda parte dell’essere a immagine di Dio, che rimanderò a quando parlerò di 1 Giovanni.

Siamo stati creati per glorificare Dio. (Isaia 43:7; 62:3)

Siamo stati creati per vivere con Dio (2 Corinzi 5:4-5). Regneremo con Cristo in cielo (Efesini 2:6).

Dio desidera averci con sé per mostrarci incredibile misericordia e grazia. (Efesini 2:7)

Siamo stati creati per compiere opere buone (sulla terra, ma forse anche in cielo), che Dio ha predisposto in anticipo affinché le compissimo. (Efesini 2:10).

Per essere santi e irreprensibili ai Suoi occhi (Efesini 1:4)

Per essere adottati come Suoi figli (Efesini 1:5)

Siamo stati creati per il piacere di Dio. (Ebrei 11:6 e altri versetti parlano del fatto che noi Lo rendiamo felice.)

Atti 17:28a afferma che viviamo, ci muoviamo ed esistiamo in Dio. Allo stesso modo, Colossesi 3:3 dice che i credenti ora hanno la loro vita nascosta con Cristo in Dio.

Ma vi è anche un altro aspetto importante. 1 Giovanni 4:12-16 mostra non solo che viviamo in Dio, ma che Dio vive in noi. Siamo stati creati in modo tale che lo Spirito di Dio possa effettivamente dimorare dentro di noi. Ci sono alcune cose che potreste pensare che Dio Onnipotente non possa fare. Potreste pensare che Dio non sia in grado di provare dolore, di essere ferito, di soffrire, ecc. Naturalmente, Dio Onnipotente ha sperimentato tutto ciò quando Gesù è venuto sulla terra per morire per i nostri peccati. Ma come può Dio Onnipotente sperimentare in prima persona le nostre gioie e le nostre difficoltà, nonché il nostro amore? Egli è in grado di fare anche questo. Per coloro che hanno accolto Gesù nel proprio cuore, Dio, attraverso lo Spirito Santo, viene a noi e stabilisce la Sua dimora in noi (Giovanni14:23 -27).

Gesù ha paragonato questa relazione bidirezionale – noi in Dio e Dio in noi – al fatto che Egli è la vite e noi i tralci, in Giovanni 15:1-8. Pertanto, in quanto credente, quando al mattino apro gli occhi, non è solo «io» a guardare attraverso i miei occhi; è anche «Lui». Tuttavia, il servizio a Dio è perfetta libertà; ho ancora la possibilità di scegliere, e la responsabilità, di decidere se vivere in modo da piacergli e amare il prossimo, oppure disonorarlo e perseguire i miei interessi personali. C’è gioia nel seguirlo, ma c’è anche una lotta, mentre risplendiamo per Lui in questo mondo macchiato dal peccato.

Non dovremmo però lasciarci gonfiare dall’orgoglio. Non siamo in alcun modo divini; siamo semplicemente vasi. In quanto vasi, non siamo né diversi né migliori di tutti gli altri non cristiani che ci circondano; è solo che siamo stati scelti dalla grazia di Dio e ci è stato donato qualcosa di diverso dentro di noi. Ci è stato affidato il compito di offrire questo dono straordinario agli altri, e Dio riempirà volentieri tutti coloro che Glielo chiedono, poiché Dio ama una persona più di quanto possiate immaginare, persino più di quanto quella persona possa amare se stessa.

Oltre a ciò, Dio ha anche scopi individuali per le diverse persone. A volte Dio potrebbe far loro conoscere qualcosa del loro scopo individuale; altre volte non lo scoprono fino alla morte. Nei momenti bui, Dio disse al popolo di Giuda tramite Geremia: «Poiché io conosco i progetti che ho per voi, dichiara il Signore, progetti di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza. Allora mi invocherete, verrete da me e mi pregherete, e io vi ascolterò. Mi cercherete e mi troverete quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Mi lascerò trovare da voi, dice il Signore.» (Geremia 29:11-14a)

Se non siete cristiani, spero sinceramente che cerchiate il Signore. Se siete cristiani, spero che continuiate a cercare il Signore per comprendere meglio come compiacerLo, e poi lo mettiate in pratica.


D: In Isaia 43:8-13, qual è il punto principale?

R: A questo punto il capitolo passa dal tono di consolazione alla sfida di un’aula di tribunale. Ma a differenza di altri processi allegorici presenti in Isaia, Israele non è l’imputato, bensì un testimone. I pagani sostengono che vari dei siano degni di adorazione, ma i loro dei non li aiutano. Israele deve testimoniare che c’era, c’è e ci sarà eternamente un solo Dio, ed Egli è il loro Salvatore. Se ci definiamo cristiani, ma ci lasciamo tentare dalla fede in altri dei, ad esempio pensando che vi sia verità anche negli dei dell’induismo o in altre religioni pagane, allora non siamo più testimoni di questo.


D: In Isaia 43:14; 48:14,20, qual è esattamente la differenza tra un babilonese e un caldeo?

R: A quel tempo erano sinonimi. I babilonesi amorrei conquistarono l’antica Sumeria e si mescolarono con i Sumeri circa 1.000 anni prima dell’epoca di Isaia.


D: In Isaia 43:14, perché si parla della nave dei Caldei, quando Babilonia era una città dell’entroterra?

R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi la risposta.

Non è questa la risposta: poiché i Caldei possedevano tutte le terre da Babilonia al Golfo Persico, avrebbero potuto scaricare la nave vicino al Golfo Persico e trasportare le merci via terra fino alla loro capitale, Babilonia.

La risposta: Babilonia sorgeva sulle rive del possente fiume Eufrate. Lo storico greco Erodoto (Storia, libro 1, cap. 194, pag. 44) scrive che i Caldei disponevano di piccole imbarcazioni circolari realizzate con pelli e dotate di un’ossatura di salice, che navigavano lungo l’Eufrate e nel Golfo Persico. La più grande poteva trasportare cinquemila talenti di carico. Queste «navi fluviali» potevano scaricare merci provenienti da navi oceaniche più grandi che arrivavano dall’Egitto, dall’Africa, dall’Arabia meridionale, dalla Persia o dall’India. I babilonesi disponevano anche di navi da guerra che acquistavano dai Fenici.


D: In Isaia 43,14-21, cosa sta mettendo a confronto Isaia in questo passo?

R: Senza dirlo esplicitamente, Isaia sta paragonando il ritorno dall’esilio all’Esodo dall’Egitto. Dio ricorda loro in Isaia 43,16-17 che fu Lui a far attraversare agli Israeliti il Mar Rosso e ad affondare i carri e i cavalli egiziani. Dio si prese cura di loro nel deserto e si prenderà cura di loro anche durante il viaggio di 600-900 miglia da Babilonia verso Israele.


D: In Isaia 43,16 e nel Salmo 8,8, cosa si intende per «vie dei mari»?

R: Vediamo quale delle tre possibilità sia corretta.

(errata) Correnti oceaniche: il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso non presentano correnti, pertanto ciò potrebbe riferirsi solo alle correnti degli oceani.

(errato) Il percorso di un viaggio di una nave o di un pesce verso una destinazione.

(corretto) Il percorso a secco attraverso il Mar Rosso.

Per stabilire quale sia la risposta corretta, si osservi quanto segue:

Il versetto 16 si riferisce a ciò che Dio fece in passato, aprendo «una via nel mare».

Il versetto 17 aggiunge che Egli fece uscire i carri e i cavalli dell’esercito e li annientò.

Il versetto 19 afferma che, proprio come in passato essi sapevano che Dio aveva aperto loro una via attraverso il mare impetuoso, così in futuro Dio aprirà loro una via nel deserto per tornare dalla cattività. Pertanto, le prime due interpretazioni sono errate e solo la terza è corretta.

A titolo di nota a margine, almeno due Bibbie di studio e quattro commentari propongono anch’essi la terza interpretazione.


D: In Isaia 43:22-28, come può incoraggiare gli altri a non stancarsi di Dio?

R: In questa parte del capitolo il tono si trasforma in un’accusa, come in un tribunale, del fatto che essi abbiano agito in tal modo. Più una persona si limita a compiere rituali esteriori privi di significato interiore, più si sente stanca. Più adora Dio in modo ipocrita, senza metterci il cuore, più ciò può diventare faticoso. Ma ormai non onorano nemmeno più Dio offrendo sacrifici. Le persone possono manifestare la propria stanchezza nei confronti di Dio in modi diversi. Oggi, molti di coloro che credono ancora in Dio e non commettono peccati gravi hanno smesso di andare in chiesa e di sostenere finanziariamente l’opera di Dio. Probabilmente non è perché abbiano deliberatamente pensato di avere cose migliori da fare che seguire Dio, ma piuttosto perché il tempo da dedicare a Dio è stato involontariamente «sostituito» dal tempo dedicato ad altre cose. Mentre Satana combatte contro i cristiani con minacce e tentazioni, lo fa anche con distrazioni che assorbono il nostro tempo. Non dobbiamo ignorare i suoi inganni (2 Corinzi 2:11).


D: In Isaia 43:25, in che modo il Dio onnisciente non ricorda i nostri peccati?

R: Non è che Dio non possa ricordare i nostri peccati, ma che Dio sceglie di non ricordarli. Non solo non ce li rinfaccerà più, ma non ci penserà nemmeno più Lui stesso. Il «MacArthur Bible Commentary», a pag. 812, menziona che questo è uno dei punti più alti della grazia nell’Antico Testamento.

Per inciso, il primo capostipite che peccò in Isaia 43:27 si riferisce probabilmente a Giacobbe, menzionato in 43:28, l’antenato comune del solo popolo d’Israele e non dei Madianiti o degli Ismaeliti.

Allo stesso modo, quando un fratello nella fede ha peccato, si è pentito ed è stato riaccettato, e ha provveduto alla riparazione, se possibile, non è necessario che noi gli rinfacciamo quel peccato, né a lui né a nessun altro.


D: In Isaia 44:1-28, qual è il punto centrale di questo capitolo?

R: Molti capitoli ci insegnano la dottrina e la conoscenza di Dio, ma questo capitolo, oltre a ciò, mette a nudo anche il cuore di Dio: i sentimenti simultanei ma diversi che Dio nutre nei confronti di Israele.


D: In Isaia 44:2, qual è il significato del nome Jesurun o Jeshurun?

R: Alcune persone usano soprannomi, e anche Dio usa un soprannome per Israele. Jeshurun significa «il retto» in ebraico. Non era un termine sconosciuto agli Israeliti, poiché è usato anche in Deuteronomio 32:15; 33:5,26. Ha un significato radice migliore rispetto a Giacobbe, che significa «imbroglione».


D: In Isaia 44:4, a quali alberi si fa riferimento?

R: Si pensava che il termine ebraico si riferisse a un pioppo, ma ora si ritiene che si tratti di un “albero ben”, che noi conosciamo come albero di moringa. Gli alberi di moringa, originari dell’India settentrionale e successivamente diffusi in tutta l’Asia meridionale, hanno foglie di un verde brillante, crescono rapidamente, sono resistenti alla siccità e i loro semi possono aiutare a purificare l’acqua. Un soprannome dell’albero di moringa è “albero della vita”. La bellezza, la crescita rapida, la resistenza alla siccità e la capacità di contribuire alla purificazione sono tutte caratteristiche positive anche per la vita spirituale di un credente!


D: In Isaia 44:8 e seguenti, cosa può imparare un mormone da questo versetto?

R: Esistono molti versetti che affermano che esiste un solo vero Dio, ma questo versetto lo esprime in modo particolare. Noi crediamo che Dio sia onnisciente, ma anche se non foste d’accordo, dovreste ammettere che Dio è quantomeno piuttosto intelligente, giusto? E se Dio fosse davvero molto intelligente, saprebbe se avesse un fratello o una sorella divini, giusto? Ebbene, in Isaia 44:8 Dio chiede retoricamente se esista un altro Dio oltre a Lui; poi risponde dicendo che no, non ne conosce alcuno.


D: Perché Isaia 44:9, 11, 15-20 sottolinea qui il concetto di vergogna?

R: La cultura occidentale attribuisce grande importanza al giusto e allo sbagliato, ma altre culture, comprese quelle mediorientali, attribuiscono almeno pari importanza all’onore e alla vergogna. Preferireste stare accanto a qualcuno che ha «ragione» ma a cui non importa compiere azioni vergognose, oppure a qualcuno che sbaglia su molte cose, ma cerca di essere una persona onorevole?

È ironico che i popoli pagani ritengano onorevole adorare i propri dei, ma Isaia afferma qui che a) in realtà ciò porta loro vergogna, e b) nel profondo di sé stessi possono facilmente rendersene conto. Infatti, il semidio Ercole era noto per le sue dodici fatiche eroiche. Ma Diagora di Melos, allievo di Democrito, gettò nel fuoco una statua di legno di Ercole e disse: «Su, Ercole, compi la tua tredicesima fatica e aiutami a cuocere le rape» (tratto dal Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 7, parte 5, p. 211).

Isaia 44:10,12 sottolinea la vergogna di fabbricare o adorare un idolo; Isaia 44:15-20 offre una triste satira su come una persona dovrebbe vergognarsi della propria stupidità quando crea un idolo. Ma la satira risiede nella descrizione oggettiva dei fatti, non nel tono. Si potrebbe considerarla non come un sarcasmo beffardo, ma come un sarcasmo impassibile.

Isaia non fu l’unico a notarlo. Il famoso poeta romano Orazio (65-27 a.C.) afferma qualcosa di simile: «Un tempo ero un fico, un ramo inutile. Un artigiano, tuttavia, […] preferì che fossi un dio…»


D: Cosa dice Isaia 44,12-17 riguardo al lavoro delle persone?

R: Dio riconosce che le persone possono lavorare con grande impegno, date le forze di cui dispongono. Ma può trattarsi di un lavoro faticoso per idoli futili, che non si curano di loro, né possono aiutarle, né rendere il lavoro degno di essere compiuto. Isaia 44:12 sottolinea che la forza degli artigiani viene meno perché provano fame e stanchezza nel realizzare l’idolo di metallo o di legno. Se si stancano nel realizzare un idolo, l’idolo è ancora meno potente di loro. Tuttavia, coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze, secondo Isaia 40:28-31.

In un certo senso, Dio è sovrano persino su ciò che non esiste. Gli dei idolatri non esistono realmente, eppure possiedono comunque un potere; il loro potere risiede nelle persone che credono al loro inganno. Isaia 44:14 afferma che l’idolo di legno è nato dall’ascia dell’artigiano, applicata al legno, che a sua volta è cresciuto dall’albero nutrito dalla pioggia. In altre parole, l’esistenza di questo idolo apparentemente potente dipendeva interamente dal fatto che piovesse o meno!


D: In Isaia 43:22-44:23, in che modo questa redenzione spirituale si confronta con la redenzione nazionale descritta in Isaia 42:18-43:31?

R: Isaia parla innanzitutto della redenzione nazionale e poi di quella spirituale. Ecco un confronto tratto dall’opera di J. Alec Motyer *The Prophecy of Isaiah*, pag. 326.

A livello nazionale

A livello spirituale

Furono esiliati in cattività a causa del loro peccato nazionale – Isaia 42:18-43:31.

Erano totalmente peccatori – Isaia 43:22-24.

Soddisfare i bisogni nazionali – Isaia 43:1-7

Soddisfare i bisogni spirituali – Isaia 43:25-44:5

Il Signore e Salvatore è l’unico Dio, non gli idoli. Isaia 43:8-13

Il Signore e Redentore è l’unico Dio, non gli idoli. Isaia 44:6-20

Riscattati da Babilonia. Isaia 43:14-21

Riscattati dal peccato. Isaia 44:21-23


D: In Isaia 44:25, in che modo possiamo proteggere noi stessi e, soprattutto, gli altri dall’eccesso di cosiddetta «falsa conoscenza» che circola là fuori?

R: Sembra che circolino sempre più informazioni false. È opportuno contrastarle con informazioni veritiere, ma ciò di per sé non sembra essere sufficiente. È necessario anche “difendere il gregge” e dimostrare che le informazioni false sono errate. Un terzo modo, che combina i primi due, consiste nel porre loro domande riguardo alle loro false convinzioni, come ci mostra Isaia in questo passo.


D: In Isaia 44:27, quale è il significato dell’esaurimento dei fiumi?

R: Ci sono tre aspetti da considerare.

In passato Dio prosciugò il Mar Rosso per Mosè e il fiume Giordano per Giosuè.

Nel prossimo futuro, il re persiano Ciro avrebbe potuto conquistare la città di Babilonia deviando il fiume nel bacino di Sefarvaim, lasciando il fiume alto solo un piede circa. Secondo Erodoto, l’esercito persiano marciò quindi senza difficoltà sul letto del fiume sotto le mura di Babilonia. Tuttavia, contrariamente a ciò, Young afferma che le tavolette cuneiformi rinvenute a Babilonia dimostrano che il racconto di Erodoto probabilmente non corrisponde alla realtà. Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, si veda l’opera di J. Alec Motyer *The Prophecy of Isaiah*, pag. 355.

In un futuro lontano, il fiume Eufrate si prosciugherà per i re dell’oriente, come riportato in Apocalisse 16:12.


D: In Isaia 44:28-45:3,13, perché viene menzionato Ciro?

R: Isaia 44-45 era una profezia che menzionava Ciro. Dio conosceva persino il nome del liberatore degli ebrei oltre 150-200 anni prima che Ciro nascesse. I liberali e gli scettici hanno supposto che una vera profezia sul futuro fosse impossibile, pertanto hanno a lungo utilizzato questo riferimento a Ciro per «dimostrare» che la parte finale di Isaia fosse stata scritta dopo che Ciro era diventato re. Ciro decretò che gli ebrei potessero tornare nel 538 a.C., un anno dopo aver conquistato Babilonia. Il Tempio fu infine ricostruito nel 516 a.C.

Ciro è menzionato, sebbene non per nome, in Isaia 41:2,25. Ma, come afferma *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 6, pag. 270, il «nome di Ciro è stato tenuto nascosto in attesa di questo grande momento di culmine poetico-profetico».


D: In Isaia 45:4-6, 18, 21-22; 46:9, perché questi versetti sono particolarmente indicati da condividere con i mormoni?

R: Anziché credere alla menzogna secondo cui esistano altri dei simili ai loro che governano su altri pianeti, Isaia 46:9 afferma che non c’è nessun altro come il nostro Dio. Il nostro Dio è unico nell’universo.


D: Riguardo a Isaia 45:7 e Isaia 14:7, ho ascoltato la presentazione su YouTube di Larry Wessels intitolata «Dottrine bibliche impopolari» e l’ho trovata abbastanza interessante da visitare il sito web. Ho dato un’occhiata e letto parte del contenuto del vostro sito web e ho sfogliato le domande relative al fatto che Dio abbia o meno creato il male. Ho effettuato una ricerca nella sezione dedicata alla Genesi sul vostro sito web – in merito alla creazione del male – e NON ho trovato questo versetto: Isaia 45:7 (Versione di Re Giacomo): «Io formo la luce e creo le tenebre; io faccio la pace e creo il male; io, il Signore, faccio tutte queste cose». Anch’io sono un ricercatore della verità, nel senso che sono un cristiano che desidera sinceramente sapere ciò che dice la Bibbia, anche le parti impopolari. Sono quindi interessato al Suo commento su Isaia 45:7.

R: Questa parola ebraica, ra’, ricorre circa 640 volte nell’Antico Testamento. In alcuni punti indica il male morale, ma in 275 casi significa «guai» o «calamità». Il libro *Now That’s A Good Question*, alle pagine 267-268, sottolinea che esistono sette diverse parole ebraiche tradotte in inglese con il termine «male». Anche la parola inglese «evil» ha due significati: il male morale e la catastrofe fisica. Ciò significa che Dio talvolta provoca catastrofi fisiche. Naturalmente, nel nostro mondo decaduto Dio permette che si verifichino catastrofi fisiche; ma questo versetto afferma effettivamente che Dio provoca catastrofi fisiche. Se si pensa alla distruzione di Sodoma e Gomorra, al diluvio di Noè o al grande banchetto descritto nell’Apocalisse, si comprende che Dio può portare sia la morte che la vita. Ci piace pensare a Dio come all’essere più amorevole dell’universo — e Dio lo è. Ma Dio è anche l’essere più irato dell’universo, e dobbiamo ricordarlo.

Anche Tertulliano, scrivendo nel 207/208 d.C., parlò di questi due tipi di male. Egli distinse tra il male peccaminoso (culpae) e il male punitivo o punizione (poenae) nella sua opera «Cinque libri contro Marcione», libro 2, cap. 14, pag. 308.


D: In Isaia 45,7 e Isaia 14,7, in che modo un Dio buono «ha fatto la pace e ha creato il male»?

R: L’opera *Now That’s A Good Question*, alle pagine 267-268, sottolinea che vi sono sette parole ebraiche che nella versione di Re Giacomo vengono spesso tradotte con il termine inglese «male». La risposta è che questa parola, quando indica il male, spesso significa catastrofe fisica, non solo male morale.

L’eretico Marcione, che parlava greco e non ebraico, tentò di utilizzare questo passo per dimostrare che il Dio dell’Antico Testamento fosse malvagio e un Dio diverso da quello del Nuovo Testamento. I valentiniani e altri gnostici respinsero i versetti di Isaia in cui si afferma che non vi è altro dio, definendoli una menzogna del dio demiurgo malvagio dell’Antico Testamento.

Tertulliano (che scrisse nel 207/208 d.C.) rispose a questa domanda sostanzialmente allo stesso modo, distinguendo tra il male peccaminoso (culpae) e il male punitivo o la punizione (poenae) nei *Cinque libri contro Marcion*, libro 2, cap. 14, pag. 308.


D: In Isaia 45,9, in che senso alcune persone sono simili a cocci di vaso?

R: I piccoli frammenti di vasi rotti sono quasi del tutto inutili, in grado di ferire gli altri, ma un tempo avrebbero potuto essere utili. Alcune persone sono come frammenti di vasi: un tempo mostravano la promessa di poter venire a Cristo e servire Dio, ma ora sembrano del tutto inutili. Ricordate però che Dio può rifare i vasi. Si veda anche la discussione su Lamentazioni 4:2.


D: In Isaia 45:9-11, cosa sta dicendo Dio attraverso queste metafore del vasaio e dei genitori?

R: Nessuno ha mai potuto chiedere al proprio padre o alla propria madre: «Perché mi avete creato?». Allo stesso modo, un vaso non può criticare il vasaio per averlo creato. Allo stesso modo, Dio può plasmarci come desidera, e noi non possiamo fare altro che accettarlo. L’applicazione immediata di questo concetto riguarda il re Ciro. Dal punto di vista di Ciro, egli era certo del proprio scopo nella vita: espandere l’Impero medo-persiano e, così facendo, arricchire se stesso e i persiani. Ma Dio aveva una visione completamente diversa. Ciro fu creato principalmente per decretare che gli ebrei potessero tornare nella loro patria. Anche se fosse stato in grado di comprenderlo (cosa che non era), Ciro non sarebbe stato nella posizione di mettere in discussione i propositi di Dio. Allo stesso modo, gli ebrei, e noi, non possiamo mettere in discussione il motivo per cui Dio ci ha creati per gli scopi che Egli ha stabilito.


D: In Isaia 45:13, in che modo Ciro permise agli ebrei di tornare «senza prezzo né ricompensa», quando Isaia 43:3-4 indica che l’Egitto, Cush e Seba furono dati in cambio di Israele?

R: Sebbene il territorio fosse stato conquistato, Ciro non era tenuto a liberare gli esuli ebrei e non vide alcuna ricompensa nel farlo (se non quella di avere sudditi fedeli). Agli ebrei non fu addebitato alcun costo; anzi, i persiani fornirono loro provviste. Ma Dio avrebbe ricompensato i persiani con le terre dell’Egitto, di Cush e di Seba in cambio, sebbene Ciro non se lo aspettasse.


D: In Isaia 45:18-25, quali sono i quattro ruoli di Dio che vengono qui sottolineati?

R: Questo passo sottolinea e collega tra loro il ruolo di Dio nella creazione (45:18), nella rivelazione (45:19), nella salvezza (45:20-22) e nel giudizio promesso (45:23-25).


D: In Isaia 45:19, Dio lascia mai che le persone Lo cerchino invano?

R: Dio non permette che chi Lo cerca sinceramente Lo cerchi invano. Ecco cinque punti da considerare.

1. Gesù ha promesso in Matteo 7:7-8 che a coloro che chiedono e cercano sarà dato e troveranno.

2. Tuttavia, nessuno cerca Dio (Romani3:10 -11, che cita il Salmo 53:1-3).

3. Eppure, paradossalmente, Davide, che scrisse il Salmo 53, afferma di aver cercato Dio.

4. Abbiamo la responsabilità di cercare Dio (Isaia9:13 , ecc.)

5. La soluzione ai punti 2, 3 e 4 è che nessuno cerca Dio di propria iniziativa. È piuttosto Dio che attira a Sé le persone (anche ai tempi dell’Antico Testamento). Se il Padre non attirasse le persone, nessuno verrebbe a Gesù (Giovanni6:44 ).


D: In Isaia 45:20, chi sono i fuggitivi/sopravvissuti/scampati delle nazioni di cui si parla qui?

R: Esistono due interpretazioni. La prima sostiene che siano stati gli Israeliti ad essere esiliati da Israele e Giuda e dispersi tra le nazioni dall’Assiria e, successivamente, da Babilonia. Ciò si riferirebbe sia agli ebrei che continuavano a seguire Dio, sia a quelli che ormai adoravano gli idoli. Una seconda interpretazione sostiene che, poiché l’Assiria esiliò anche altri popoli provenienti da altre nazioni (che Ciro permise di tornare in patria), si tratti di tutti gli esiliati, sia ebrei che gentili. A parte l’Unico Vero Dio, il loro unico potere risiede negli idoli di legno inanimati ai quali pregano invano.


D: In Isaia 45:21, qual è il contrasto tra Dio che annuncia le cose e gli idoli?

R: Mentre Dio annunciò Ciro per nome circa 150 anni prima che ciò avvenisse, gli idoli pagani non profetizzarono nulla. In realtà, nel Cilindro di Ciro si afferma che Marduk ordinò la conquista di Babilonia (per mano di Ciro) come punizione nei confronti di Nabonedo e dei babilonesi. Tuttavia, ciò fu scritto solo dopo che l’evento si era verificato; prima di allora non vi era alcuna prova che Nabonedo non fosse sufficientemente devoto o che Marduk fosse insoddisfatto di Babilonia.


D: In Isaia 46:1, chi sono Bel e Nebo?

R: Bel era un altro nome di Marduk, chiamato anche Bel-Merodach, il dio principale di Babilonia. Bel è menzionato anche in Geremia 51:44. Il sovrano babilonese Belsatsar prese il nome da Bel. I sovrani babilonesi Nabucodonosor (Nabu-kudurri-usur), Nabonedo (Nabu-na’ia) e Nabopolassar (Nabu-apal-usur) hanno tutti «Nebo» nei loro nomi. Molti commentari sostengono che questo idolo fosse diverso dall’idolo cananeo chiamato Baal, ma il *MacArthur Bible Commentary* (pag. 816) e la *NIV Study Bible* (pag. 1084) ritengono che Bel fosse un altro nome dell’idolo cananeo Baal. A completamento di quanto detto, la dea babilonese Ishtar era la stessa dea cananea Ashtarte. Nebo era il figlio di Marduk e il dio della scrittura.

Ogni anno questi due dei venivano portati in processione in occasione del Capodanno babilonese, che coincideva con il giorno dell’equinozio di primavera. A Nebo spettava il compito di scrivere il destino di tutti per quell’anno.

Erodoto riferisce che a Babilonia vi fossero due statue d’oro di Bel/Marduk.

Il punto centrale di questi versetti è che il popolo doveva decidere se credere in una religione morta, quella di Bel e Nebo, oppure nel Dio vivente. Dovevano scegliere se riporre la propria fiducia in Bel, Nebo e nei babilonesi, oppure nel vero Dio.


D: In Isaia 46:2, quando i babilonesi tentarono di portare in salvo i propri idoli?

R: Ciò non avvenne quando Ciro conquistò Babilonia. Al contrario, quando il re assiro attaccò e riconquistò Babilonia nel 703 a.C., il re ribelle babilonese Merodach Baladan fece evacuare gli dei babilonesi. Il punto qui è quello di costringere a una decisione; un ebreo doveva decidere se riporre la propria fiducia negli idoli pagani come Bel (Marduk) e Nebo, oppure nell’Unico Vero Dio. Purtroppo, gli stessi babilonesi erano quasi altrettanto sordi al loro messaggio quanto lo erano i loro dei.


D: In Isaia 46:1-13, qual è lo schema generale?

R: Ecco una possibile struttura.

Isaia 46:1-2 Il fardello di salvare gli idoli

Isaia 46:3-4 Dio ci salva, portandoci come Suo fardello

Isaia 46:5-7 I fardelli morti che necessitano di essere salvati non possiedono alcun potere salvifico

Isaia 46:8-11 Dio ci ha creati

Isaia 46:12 Dio ci ha salvati


D: In Isaia 46:3, qual è il contrasto qui?

R: Isaia presenta dei contrasti, lasciando sottintesa la parte ovvia e concreta. Bel e Nebo, le due divinità principali di Babilonia, vengono trasportati da animali da soma. Al contrario, Dio porta il Suo popolo. Gli animali si stancano e si affaticano. Dio no. Anche se il Cilindro di Ciro ha cercato in seguito di presentare la cosa sotto una luce positiva, era evidente che gli dei babilonesi non potessero salvare la loro città dalla sconfitta. Essi si inchinano davanti ai propri idoli, ma in realtà sono gli idoli stessi a chinarsi mentre vengono trasportati.

I babilonesi stanno trasportando i loro due idoli principali per evacuare; ciò potrebbe indurre qualcuno a chiedersi quanto siano realmente potenti tali idoli. Ma Dio ha portato gli israeliti attraverso la storia. Ritiene di portare in giro Dio, forse come un fardello, oppure che sia Dio a portare Lei?


D: In Isaia 47:1, perché Babilonia viene definita «figlia vergine»?

R: Potrebbe trattarsi di sarcasmo. Un tempo i babilonesi avevano l’usanza secondo cui le ragazze non sposate dovevano vendere il proprio corpo nel tempio prima di sposarsi. Alcuni hanno affermato che ciò sia dovuto al fatto che Babilonia non fosse stata conquistata. Tuttavia, ciò non è vero poiché Merodach-Baladan si ribellò all’Assiria, e gli Assiri riconquistarono Babilonia sia nel 710 a.C. (sotto Sargon II) sia nel 702 a.C. (sotto Sennacherib).


D: In Isaia 47:5,7, chi è la «regina dei regni»?

R: Metaforicamente si tratta della figlia orgogliosa dei babilonesi, ovvero la città di Babilonia. A quel tempo Babilonia era forse la città più potente del mondo.


D: In Isaia 47:8-15, come si fa a incoraggiare qualcuno a riporre la propria fiducia in Dio, quando ha riposto grande fiducia in qualcos’altro?

R: È difficile per loro accettare che Dio abbia la risposta per la loro vita, poiché ritengono di avere già la risposta. È necessario pregare per loro e condividere con loro. Ci sono due aspetti nel condividere con loro: il presente e il futuro.

Adesso: oltre a spiegare loro che Gesù è la risposta e l’Unico Vero Salvatore, devono rendersi conto che ciò in cui ripongono la loro fiducia è falso. È quasi come se si dovesse staccarli da una parete prima che possano attaccarsi a un’altra.

In seguito: una percentuale significativa di persone appartenenti alle sette finisce per abbandonarle. In passato ho sentito dire che per i Testimoni di Geova si trattava di circa il 50%. Ho letto che circa un quinto delle persone negli Stati Uniti nate musulmane non sono più musulmane. Pertanto, anche se non dovessero cambiare nel prossimo futuro, in seguito potrebbero ricordare le parole che avete pronunciato e, quando rimarranno delusi dalla loro religione e si renderanno conto che è falsa, prenderanno in considerazione Cristo invece di limitarsi a diventare cinici e cadere nell’agnosticismo o nell’ateismo.


D: In Isaia 47:10, cosa c’è di importante riguardo alla saggezza e alla conoscenza dei babilonesi?

R: Gran parte dell’astrologia occidentale e di gran parte dell’idolatria proviene da Babilonia. Essi erano orgogliosi della loro saggezza, della loro astrologia e della loro magia.

D’altra parte, anche gran parte della matematica ha avuto origine da Babilonia. Utilizzavano alcuni elementi di algebra, tra cui la risoluzione di equazioni di secondo e terzo grado. Tuttavia, non disponevano di una vera e propria notazione algebrica. I babilonesi erano inoltre esperti di trigonometria. Il loro sistema numerico era in base 60. Il motivo per cui dividiamo un cerchio in 360 gradi è che così i babilonesi concepivano il cerchio dei cieli.

In definitiva, però, secondo Abacuc 1:11, la vera forza dei babilonesi [sia militare che intellettuale] era il loro dio.


D: In Isaia 47:10a, 11, a quale giustizia poetica si fa riferimento?

R: Lo stesso termine ebraico indica il male morale in Isaia 47:10a e la calamità in Isaia 47:11a. Se compite azioni terribili, vi accadranno cose terribili.


D: In Isaia 48:1-9, qual era la differenza tra il paganesimo miscredente di Babilonia e quello di Israele?

R: Entrambi erano malvagi, ma vi è una differenza tra il male e il male ipocrita. I babilonesi andavano fieri dei propri idoli, mentre gli israeliti andavano fieri di Dio, che tuttavia non seguivano in modo esclusivo. Utilizzando una metafora matrimoniale, il regno del nord abbandonò il proprio coniuge, mentre il regno del sud tradì il proprio coniuge.


D: In Isaia 48:1-9, in che modo la testardaggine (o, per così dire, l’essere determinati) può costituire un peccato così grave agli occhi di Dio?

R: Immaginiamo che Lei sia un portiere in una partita di calcio. Lei prende la palla e la lancia nella propria porta. Cosa accadrebbe, oltre al fatto che la squadra avversaria otterrebbe un punto? Beh, forse il Suo allenatore penserebbe che la palla Le sia sfuggita, o forse che Lei fosse confuso. Ma supponiamo che ogni volta che prendesse la palla, La lanciasse nella propria porta. Il vostro allenatore vi escluderebbe dalla partita e probabilmente vi espellerebbe dalla squadra, poiché avreste dimostrato di non aver mai fatto davvero parte della squadra fin dall’inizio. I vostri compagni di squadra, che si stavano impegnando al massimo per la squadra, sarebbero molto, molto delusi da voi. Anzi, sarebbero arrabbiati con voi, e non con i giocatori della squadra avversaria, perché almeno questi ultimi erano onesti riguardo alle loro intenzioni. Non è forse ciò che fanno i credenti che si definiscono cristiani quando agiscono ostinatamente contro Dio?

In Isaia 48:1,2 Dio non si rivolge in realtà a Israele; in realtà si rivolge a coloro che si definiscono con il nome di Israele.


D: In Isaia 48:1-2; 49:14; Lamentazioni 1:7-8; 2:1-2,13, è positivo o negativo considerare la propria patria come la propria identità?

R: Dipende da dove si consideri la propria casa. Si può esagerare, legando la propria identità all’essere americani, texani, o al fatto di provenire dal Giappone, dalla Cina, dalla Francia, dalla Germania o dalla Gran Bretagna. Ma se si considera che la propria vera casa è il cielo, allora è una cosa positiva. Le cose non andranno mai del tutto per il verso giusto finché non torneremo a casa. Se non si prova nostalgia per la propria casa, allora c’è qualcosa che non va nel proprio cammino con Dio.

D’altra parte, Isaia 48:1-2 mostra persone che avevano l’identità di «casa di Giacobbe» e del «nome di Israele», che si definivano in riferimento alla città santa, ma non in verità né in giustizia.


D: In Isaia 48:1-2; 49:14, in termini pratici, da cosa è costituita l’identità di una persona, almeno ai propri occhi?

A: Di cosa parla una persona continuamente? Di cosa si entusiasma quando parla? È la sua squadra del cuore? È il suo Paese e la sua politica? È il suo partito politico? Sono i suoi investimenti? Sono le sue relazioni? Va bene parlare di tutte queste cose, ma quando uno di questi argomenti prevale sugli altri, potrebbe essere un segno che l’identità che quella persona percepisce di sé è troppo legata a quell’argomento.

Paolo, un tempo Saulo di Tarso, espresse una prospettiva molto interessante al riguardo in Filippesi 3:5-11. Saulo era sicuro di sé e aveva una buona autostima, perché sapeva esattamente chi fosse — e Dio lo liberò da tutto ciò.


D: In Isaia 48:1-2; 49:14, da cosa è costituita la nostra identità, secondo lo sguardo di Dio?

R: Se non siamo figli di Dio, destinati ad andare in Paradiso, allora nient’altro ha importanza. Se Dio ci aiuta a liberarci dalle nostre cattive abitudini, ci guarisce, ci dona successo economico, ottimi amici e una famiglia meravigliosa, ma non arriviamo mai a consegnare la nostra vita a Cristo, allora siamo dei perdenti e le nostre «vittorie» sono irrilevanti. Ma se accettiamo Gesù come nostro Signore e Salvatore, anche se siamo afflitti da malattie e povertà, e se amici e familiari ci abbandonano, siamo in definitiva vincitori. Va bene pregare per coloro che vi circondano affinché ottengano queste piccole vittorie, ma che importanza ha davvero, se non ottengono anche la grande vittoria?


D: In Isaia 48:1-4, Israele avrebbe dovuto osservare il giudizio contro Babilonia, riconoscerci in esso e trarne insegnamento?

R: Isaia mostra qui molti parallelismi. Avrebbero dovuto trarre insegnamento dal giudizio profetico e dal suo adempimento contro Babilonia, ma a quanto pare la maggioranza degli Israeliti non se ne rese conto. Forse gli Israeliti erano talmente presi dalla propria identità di «Casa di Giacobbe» da non ritenere necessario imparare.


D: In Isaia 48:1, 12, 16, 17-18, perché qui si pone l’accento sull’ascolto?

R: Il modo per capire se un popolo è il popolo di Dio è vedere se ascolta Dio e Gli obbedisce con amore. Non si tratta tanto di ciò che si fa o di ciò che si dice, quanto piuttosto del fatto che si ascolti e si obbedisca.

Se chiedete alla maggior parte dei musulmani chi sia Gesù, vi diranno che era un profeta, nato dalla vergine Maria, che non ha mai peccato. (Fanno eccezione i musulmani ahmadiyya.) Ma a cosa serve un profeta se le persone non prestano alcuna attenzione alle sue parole? Chiedete a un musulmano se vorrebbe ascoltare le parole del profeta Gesù.


D: In Isaia 48:1, 12, 16, 17-18, quali sono oggi gli ostacoli che ci impediscono di ascoltare Dio?

R: Naturalmente gli idoli di metallo e di legno non ascoltano Dio, e più le persone adoravano gli idoli di metallo e di legno, più perdevano la capacità (e il desiderio) di ascoltare Dio. Anche noi potremmo avere oggetti di metallo e plastica, come televisori, computer, iPad e telefoni, che Satana utilizza nella nostra vita per allontanarci da Dio. Potremmo avere idoli quali il denaro, l’influenza, gli amici, l’amore o persino la famiglia, che ci rendono sordi all’ascolto di Dio. Se qualcosa, o qualcuno, costituisce un ostacolo al vostro ascolto e alla vostra sequela di Dio, allora, per quanto possibile, eliminate ciò dalla vostra vita.


D: In Isaia 48:4, cosa sono i «tendini di ferro»?

R: I tendini sono le strutture che collegano i muscoli. Metaforicamente, i tendini di ferro non si strapperebbero e fornirebbero una grande forza se fossero collegati a muscoli di ferro. Sembrerebbe fantastico, se non fosse che… quanta flessibilità e libertà di movimento avrebbero? La testardaggine può essere come un tendine di ferro duro e inflessibile, che non si piegherà né si muoverà mai, nemmeno quando dovrebbe.


D: In Isaia 48:8, quando è meglio per una persona NON ascoltare, comprendere e conoscere la verità?

R: Quando non è determinato a seguirla. Meno ne saprà nel giorno del giudizio, meglio starà. 2 Pietro 2:20-22 afferma che per alcuni sarebbe stato meglio non conoscere la via della giustizia piuttosto che averla conosciuta e averle voltato le spalle.


D: In Isaia 48:12-13, qual è la differenza tra il fatto che Dio sia onnipotente e il fatto che sia sovrano?

R: Onnipotente significa che Dio è in grado di fare qualsiasi cosa, almeno qualsiasi cosa che sia realmente una «cosa» e non una contraddizione logica. Sovrano significa che Dio detiene il diritto di proprietà su ogni cosa.


D: In Isaia 48:17-19, cosa rivela Dio riguardo al Suo cuore?

R: Immaginate un insegnante sulla terra che si sfoghi con tutto il cuore per insegnare ciò che era molto importante che i suoi allievi sapessero, e che gli allievi non imparassero praticamente nulla, perché non si curavano di imparare in quanto ritenevano che non fosse importante. Quanto sarebbe frustrante per un insegnante! Dio è il nostro insegnante in questo contesto, ed esprime qui la Sua frustrazione nei confronti di coloro che si identificano come il Suo popolo, ma che tuttavia si rifiutano di ascoltare.


D: In Isaia 48:20-22, perché il popolo dovrebbe «fuggire da Babilonia» e lasciare la casa a cui è abituato, e, talvolta, perché dovremmo farlo anche noi?

R: Erano stati portati in Babilonia e in Assiria come schiavi. Ma a quel punto, 70 anni dopo, la Babilonia era un luogo in cui riuscivano a cavarsela economicamente e alcuni stavano prosperando. Tuttavia, lì non godevano di molta libertà e potevano tornare alla loro casa, dove appartenevano. Ma, cosa ancora più importante, Babilonia presentava la tentazione di considerare importanti le cose che i babilonesi ritenevano importanti, tra cui l’adorazione degli idoli e l’astrologia. A volte ci troviamo di fronte alla scelta tra continuare a seguire ciò che conosciamo, anche se ci sta gradualmente allontanando da Dio, oppure avventurarci in ciò che non conosciamo mentre seguiamo Dio. Prestate sempre attenzione al comando ripetutamente espresso in questo capitolo: ascoltate Dio!

Dio conclude infine con una profezia a doppio taglio. Essi possono avanzare gioiosi con Dio che li guida (Isaia 48:20), oppure non vi è pace per gli empi (Isaia 48:22).


D: In Isaia 49:1-66:24, qual è la struttura generale di questo brano?

R: Isaia 49-57 è stato definito il Libro del Servo Sofferente. Da un lato, lo stile di scrittura di Isaia appare emotivo e spontaneo. Dall’altro lato, tuttavia, se lo si analizza più a fondo, risulta anche altamente strutturato. Ecco una struttura di questa intera sezione.

Isaia 49:1-6 Il Servo per Israele e per il mondo

. Isaia 49:7-13 Conferma del compito affidato a Israele e al mondo

. . Isaia 49:14-50:3 Sion ha dimenticato, ma ricorderà

Isaia 50:4-9 Il Servo risponde con obbedienza, ma soffrirà

. Isaia 50:10-11 L’obbediente contro il testardo

. . Isaia 51:1-52:12 A Sion viene ordinato di rispondere

Isaia 52:13-53:12 Il Servo trionfa, portando il nostro peccato

. Isaia 54:1-55:13 Israele e il mondo sono invitati a essere salvati

. . Isaia 56:1-66:24 Sion risponderà

Curiosamente, l’ultimo punto è notevolmente ampliato e occupa più spazio rispetto alle altre parti messe insieme. Ritroviamo lo stesso schema anche nell’Apocalisse: prima i sette sigilli, poi le sette trombe e infine le sette coppe dell’ira di Dio.


D: In Isaia 49, di cosa sta parlando Isaia in questo passo?

R: A volte un padre ha bisogno di parlare con i propri figli e ricordare loro chi è il genitore e chi ha il comando. Allo stesso modo, Dio ci sta ricordando che è Lui a controllare in ultima istanza la storia, la quale realizzerà i Suoi propositi.


D: In Isaia 49:1 e 41:1, quale è il significato delle isole in questo contesto?

R: Sebbene gli ebrei sarebbero stati dispersi all’estero, ciò si riferisce molto probabilmente ai popoli gentili. Il «Bible Knowledge Commentary: Old Testament», a pag. 1094, afferma che le isole rappresentano le parti più remote del mondo.


D: In Isaia 49:3, chi è il servo «Israele» di cui si parla qui?

R: Isaia 49:1-3 è scritto in modo tale da indurre le persone a chiedersi, per la suspense, chi sia questa figura. In Isaia 49:3, il servo è indicato come Israele, ma Isaia 49:5 afferma che il servo aveva la missione di ricondurre Giacobbe/Israele a Dio. Non si tratta quindi della nazione di Israele, bensì di colui che avrebbe ricondotto Israele a Dio. Si tratterebbe quindi del Messia, Gesù Cristo.


D: Isaia 49:4 indica che il servo di Dio avrebbe visto ben pochi frutti del proprio operato, almeno inizialmente. Come possiamo mantenere vivo il nostro incoraggiamento quando lavoriamo per il Signore e vediamo ben pochi frutti?

R: Gesù vide solo pochi frutti quando venne e fu crocifisso. Verso la fine del Suo ministero, non aveva più folle in Galilea, i capi religiosi complottavano per ucciderLo e persino i Suoi stessi discepoli Lo abbandonarono. Ma dopo che Gesù risuscitò dai morti, molti credettero in Lui, come mostra Atti 2:41. Naturalmente, negli ultimi tempi ogni ginocchio si piegherà davanti a Gesù, come afferma Filippesi 2:10-11.

Per noi, il vero frutto consiste nel glorificare Dio e nell’essere mietitori, ovvero nel condurre le persone a Cristo. Comprende anche il difendere e il pascere il gregge. A volte i missionari, in un luogo nuovo, trascorrono sette anni o più senza vedere più di una manciata di credenti.


D: In Isaia 49:6, perché Dio ha scelto gli ebrei e non un’altra razza?

R: Dio avrebbe potuto scegliere qualsiasi razza desiderasse, ma in realtà non scelse una razza, bensì un uomo, Abramo, e suo nipote, Giacobbe. Questo versetto ci ricorda che il Servo, il Messia, non era destinato solo agli ebrei, ma anche a tutti i non ebrei.

Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Genesi 12:1; 28:10-15; 32:22-32.


D: In Isaia 49:12, dove si trova Sinim?

R: Esistono due interpretazioni. Secondo una di esse si tratterebbe di Assuan, una città situata nell’estremo sud dell’Egitto. Secondo l’altra, si tratterebbe di «Sin», l’antico nome con cui veniva indicata la Cina. In entrambi i casi, si tratta di un luogo molto lontano.


D: In Isaia 49:15, qual è il messaggio?

R: Non vi sono molti legami sulla terra più forti della dipendenza di un bambino dalla propria madre. I suoi genitori rappresentano, in sostanza, tutta la sua vita. Questa è un’immagine della nostra dipendenza da Dio. Ma anche se una madre dovesse dimenticare e abbandonare il proprio figlio, Dio non ci dimenticherà mai.


D: In Isaia 49:16, in che modo i figli di Dio sono incisi sui palmi delle Sue mani?

R: Se qualcosa è scritto sul palmo della vostra mano, lo vedrete ogni volta che guarderete i vostri palmi. Allo stesso modo, non siamo mai fuori dalla vista di Dio, dalla Sua mente o dalla Sua cura. Inoltre, Cristo fu inchiodato alla croce, e i chiodi attraversarono quelle che venivano chiamate «mani» (in realtà i polsi).


D: In Isaia 49:19-21, cosa c’è di interessante nell’ebraico in questo punto?

R: Non si tratta di un testo ebraico dal flusso scorrevole. È composto da frasi spezzate, come se Isaia stesse parlando di una cosa e poi, con grande entusiasmo, si interrompesse per approfondire un punto specifico. È interessante notare che il Libro di Isaia sia strutturato in modo così logico e, al tempo stesso, così ricco di emotività.


D: In Isaia 49:20-21, qual è il significato del riferimento ai figli in questo contesto?

R: Si tratta di una metafora piuttosto sconvolgente che descrive una donna in lutto e sola, circondata da tutti i suoi figli — di cui non sapeva nemmeno di avere. Questi figli sono tutti i popoli delle nazioni che hanno ascoltato il messaggio di Dio e si sono uniti a lei.


D: In Isaia 49,26, quali sono alcuni modi in cui oggi una persona, un popolo o una nazione possono agire in modo autodistruttivo?

R: A volte una persona può provare un piacere perverso dopo essersi esposta alla distruzione. O desidera davvero essere distrutta, oppure non lo desidera, ma cerca invece il brivido di sfuggire alla distruzione. Oppure potrebbe in qualche modo desiderare il terrore di temere di essere distrutta. Si riteneva che Nixon avesse una vena autodistruttiva. Perché avrebbe dovuto registrare tutto ciò che faceva? Alcuni adolescenti potrebbero voler camminare su un ponte ferroviario o compiere qualche acrobazia pericolosa, non perché desiderino suicidarsi – sebbene a volte ciò accada – ma per il brivido che provano nel sopravvivere.


D: In Isaia 50,1-2a, perché Dio parla del certificato di divorzio, dei Suoi creditori e del fatto che il Suo braccio sia troppo corto per salvare?

R: Dio non si rivolge a «Sion», bensì ai suoi figli. In questo contesto Dio parla in tono ironico. Il braccio di Dio non è troppo corto per salvare, Dio non ha creditori e non ha redatto alcun atto di divorzio. Il punto è che, poiché queste cose non sono vere, perché allora tutto il popolo di Dio non era lì per Lui? Poiché Dio non ha divorziato da Israele, il fatto che Dio l’abbia allontanata era solo temporaneo, non permanente.

Questi due versetti non pongono né rispondono alla domanda «dove era Dio quando furono catturati ed esiliati?». Piuttosto, Dio sta chiedendo: «Dove erano le persone che avrebbero dovuto essere lì per Lui? Perché nessuno si è nemmeno chiesto dove fosse Dio e perché stesse accadendo tutto questo?». L’ultima parte del versetto 50:1 mostra che il popolo lo sapeva già; si era allontanato per dedicarsi all’iniquità.


D: In Isaia 50,5-9, cosa ci insegna questo passo riguardo al servo di Dio?

R: Ancor prima di arrivare a Isaia 53, questo brano mostra che il fedele servo di Dio sarebbe stato percosso e gli sarebbe stata strappata la barba dalle guance. Insegna inoltre che alla fine Egli sarà giustificato.


D: In Isaia 50:8, cosa indica il linguaggio qui utilizzato riguardo al servo sofferente di Dio?

R: Si tratta di un linguaggio processuale, che indica come il servo sofferente di Dio, il Messia, sarà accusato ingiustamente.


D: In Isaia 51:1-52:15, qual è la caratteristica distintiva di questi due capitoli?

R: I capitoli precedenti su questo servo ne descrivono le caratteristiche. Questi capitoli contengono molti imperativi, ovvero comandi rivolti ai lettori affinché compiano un’azione. Vi sono cinque comandi a «ascoltare», tre a «svegliarsi» e due a «guardare».

Dovremmo assicurarci di prestare attenzione a ciò che Dio ci ha insegnato. Inoltre, quando preghiamo per gli altri, dovremmo anche pregare affinché Dio attiri la loro attenzione, e non semplicemente affinché apprendano la verità.


D: In Isaia 51:1-2, chi era la roccia da cui sono stati tagliati?

R: Isaia 51:2 afferma che essi dovrebbero guardare all’eredità spirituale dei loro antenati, Abramo e Sara.


D: In Isaia 51:1-52:15, quali sono alcuni modi in cui oggi le persone ascoltano, ma non prestano attenzione né imparano ciò che dovrebbero imparare?

R: Ecco alcuni esempi.

Alcuni possono comportarsi come se non ascoltassero.

Alcuni possono leggere o ascoltare, ma affermano sempre che non vi siano prove sufficienti per giungere nemmeno a una conclusione provvisoria — indipendentemente dalla quantità di prove presentate.

Alcuni possono esigere prove inoppugnabili per propendere in un senso, e le prove più inconsistenti per decidere in senso opposto.


D: In Isaia 51:9, chi sono Rahab e il drago?

R: Rahab è il nome di un feroce e gigantesco mostro acquatico; oggi lo identificheremmo con un coccodrillo. In senso figurato, Rahab rappresenta la lunga e stretta «terra dei coccodrilli», ovvero l’Egitto. Isaia 30:7 indica che questo era un termine gergale comunemente usato per indicare l’Egitto. Questo versetto rievoca il passato, quando Dio liberò gli Israeliti da «Rahab» attraverso il Mar Rosso. Ma dietro a tutto ciò si cela il drago: Satana.


D: In Isaia 51:14, chi è colui che viene liberato?

R: L’ebraico recita letteralmente «colui che è in catene» o «colui che si rannicchia».


D: Perché Isaia 51:15 e Geremia 31:35 e seguenti riportano le stesse parole?

R: È possibile che Geremia, il profeta successivo, abbia ripetuto ciò che disse Isaia. Tuttavia, nell’opera di J. Alec Motyer *The Prophecy of Isaiah* (p. 412), si ritiene ragionevole che un antico inno costituisse la fonte comune per entrambi. Spesso le cose che vengono ripetute nella Bibbia sono più importanti di quelle che vengono solo accennate.


D: In Isaia 51,23, in cosa consiste la pratica di «calpestare» qualcuno?

R: Si trattava di una pratica crudele in cui le persone conquistate, quali re, nobili e soldati, venivano costrette a sdraiarsi e i capi e i soldati vittoriosi camminavano su di loro. Naturalmente, se un numero sufficiente di persone avesse camminato su di loro, non sarebbero sopravvissuti. Gli Assiri, in particolare, ricorrevano a questa pratica.


D: In Isaia 52:2, cosa significa «scuotersi di dosso la polvere»?

R: Cospargersi di polvere, anche sui capelli, era un gesto di lutto, come mostra Giobbe 2:12.


D: In Isaia 52:2, come ci scrolliamo di dosso il lutto oggi?

R: Innanzitutto, quando muore una persona cara o si verifica una calamità, è giusto piangere. Infatti, ci sono molti passaggi nella Bibbia in cui gli Israeliti, Neemia, Daniele e altri piangono per i propri peccati e per quelli altrui. Si può essere un buon cristiano e tuttavia sentirsi a volte abbattuti, come fece Paolo in 2 Corinzi 1:3-11.

Ma rimanere costantemente in uno stato di depressione non è ciò che Dio desiderava e non è salutare. Dopo un periodo adeguato di lutto, è necessario guardare al quadro più ampio, alzando lo sguardo. Dio ha il controllo, e Romani 8:28 promette che Dio farà concorrere tutte le cose al bene di coloro che Lo amano e sono chiamati secondo il Suo disegno. Siate grati per ciò che avete avuto, per ciò che avete ancora e per ciò che possiederete in Paradiso.


D: In Isaia 52:5, in che modo le persone bestemmiano continuamente il nome di Dio?

R: Alcune persone bestemmiano il nome di Dio, infangandolo agli occhi degli altri in vari modi.

Con parole offensive, le persone prendono il nome del Signore invano. Tuttavia, questo non è il significato principale di questo versetto.

Disprezzo: i non credenti che hanno una certa consapevolezza di Lui, o almeno di coloro che Lo adorano, e trattano tale conoscenza con mancanza di rispetto o la prendono alla leggera, stanno bestemmiando Dio. In questo versetto i babilonesi che governavano sugli israeliti Lo consideravano semplicemente un altro dio tribale.

Vita empia: se le persone, credenti o meno, sono chiamate con il nome di Dio (cioè i cristiani) e agiscono e vivono in modo malvagio, allora stanno infangando il nome di Dio agli occhi degli altri. I credenti possono disonorare il nome di Dio conducendo una vita empia che potrebbe indurre i demoni a schernire l’opera di Dio.

Insegnamenti falsi noti: sia i credenti che i non credenti possono insegnare cose che sanno essere contrarie alla verità di Dio, disonorando così la parola del Signore. Giacomo 3:1 avverte che non molti di noi dovrebbero diventare maestri, poiché i maestri saranno giudicati con maggiore severità.

Insegnare agli altri a disprezzare Dio è un altro modo per bestemmiare il nome di Dio. Insegnare agli altri a non confidare in Dio, o a mettere in discussione il Suo amore o la Sua giustizia, sono modi per allontanare le persone da Dio.

Naturalmente, bestemmiare contro Gesù, o contro Dio in questo senso, è diverso dalla bestemmia contro lo Spirito Santo. La bestemmia contro lo Spirito Santo si verifica quando un non credente, vedendo all’opera ciò che sa essere lo Spirito di Dio, afferma che proviene da Satana e rifiuta di avervi parte. Amici, se vi rifiutate costantemente di lasciare che lo Spirito Santo abbia un ruolo nella vostra salvezza, non sarete salvati.


D: In Isaia 52:11-12, quando sta scrivendo Isaia?

R: Isaia 52:11 dice «là», il che significa che l’autore si trova in Giuda. Inoltre, è evidente che il testo è interamente al futuro. Isaia morì prima che gli ebrei fossero esiliati a Babilonia. Al contrario, Geremia visse dopo l’inizio dell’esilio.


D: In Isaia 52:11, quando avvenne questa deportazione?

R: Questa interessante combinazione di comando e promessa risale al periodo dell’esilio. Coloro che dovevano trasportare i vasi sacri fuori da Gerusalemme dovevano mantenersi puri.

Infatti, quando l’esercito babilonese conquistò Gerusalemme, portò a Babilonia sia gli ebrei che tutti gli oggetti di valore, presumibilmente costringendo gli ebrei a trasportarli.

Oggi, anche se un cristiano è perseguitato dagli altri o sottoposto alla disciplina di Dio, anche in quel caso non dovrebbe toccare nulla di impuro. Quando Giobbe fu afflitto, rimase saldo e non vide alcun motivo per condurre una vita meno retta — e nemmeno noi dovremmo farlo.


D: In Isaia 52:14, cosa significa qui «sconvolto»?

R: Questa parola ebraica, asamam, è un termine forte che può significare stupito, sbalordito, scioccato o sconvolto, ma in questo contesto «sconvolto» è un’ottima traduzione. Le persone rimarranno stupite di ciò che il Figlio di Dio ha sopportato per amor nostro — che anche noi ne rimaniamo sempre stupiti.


D: In Isaia 52:15, in che modo il servo sofferente «asperserà molte nazioni»?

R: L’aspersione era l’azione che un sacerdote compiva con parte del sangue dopo un sacrificio animale. Ma il Messia aspersa le nazioni, e il sangue è il Suo stesso sangue.


D: In Isaia 53:1, non potrebbe trattarsi di una profezia poiché è espresso al passato?

R: È una profezia per tre motivi.

1) Se si trattasse di un evento passato, a chi potrebbe riferirsi?

2) Anche altre profezie sono formulate al passato; la più estesa è quella rivolta a Giovanni nella maggior parte del libro dell’Apocalisse.

3) Persino alcuni ebrei stessi l’hanno riconosciuta come una profezia messianica nel Targum di Gionatan. È strano che persone del XXI secolo dicano agli ebrei che hanno scritto e studiato il Targum di Gionatan che la loro comprensione dell’ebraico e del «passato profetico» (chiamato anche «perfetto profetico») sia del tutto errata.

Ma il significato di Isaia 53:1 è che poche persone avrebbero creduto al Servo quando fosse venuto, e coloro che sollevano questa obiezione fanno parte proprio di coloro che rendono vera questa predizione.


D: In Isaia 53, come facciamo a sapere che ci si riferisce al Messia?

R: Vi sono tre caratteristiche del soggetto di questo capitolo.

Una persona: il Messia era un uomo di dolori (53:3), dall’aspetto malconcio (53:2) e senza figli (53:8).

Si è caricato dei peccati altrui come sacrificio espiatorio (53:10), ha preso su di sé le nostre infermità e i nostri dolori (53:4), ha subito oltraggi come se fosse stato colpito da Dio (53:4), è stato trafitto e schiacciato per i nostri peccati (53:5).

È morto e tuttavia vedremo la sua discendenza: gli è stata assegnata una tomba tra gli empi e i ricchi (53:9), eppure vedremo la sua discendenza (53:10)

Al contrario, il popolo ebraico non ha mai affermato di essere un’offerta espiatoria (53:10), di intercedere per i peccati altrui (53:12) o di portare le nostre infermità e i nostri dolori (53:4). Il popolo ebraico non direbbe di sé stesso: «Il castigo che ci ha portato la pace è ricaduto su di Lui, e dalle Sue piaghe siamo stati guariti» (53:5s).

Storicamente, gli ebrei riconoscevano che Isaia 53 si riferisse al Messia. Ecco la spiegazione di Isaia 53 nel Targum di Gionatan: «Ma fu compiacimento del Signore perdonare le trasgressioni di tutti noi per amor suo. […] essi contempleranno il regno del loro Unto (ovvero, Messia), moltiplicheranno figli e figlie […] e ai ribelli sarà perdonato per amor suo».


D: In Isaia 53:2-3, cosa sta confessando Isaia riguardo al popolo?

R: Isaia sta confessando, a nome del popolo, che esso attribuiva scarso valore a qualcosa che invece era di grande valore agli occhi di Dio. Si tratta di un peccato comune che le persone raramente riconoscono e confessano. La cecità naturale non è un peccato, ma questa è una cecità autoimposta.


D: In Isaia 53:3; 41:9; 42:4; 49:4; 49:6, l’autore potrebbe riferirsi a se stesso, come sostiene la Guida scettica alla Bibbia di Asimov alle pagine 550-551?

R: No, non vi è alcuna prova che Isaia ritenesse di stare instaurando la giustizia sulla terra (Isaia 42:4), né che sentisse di aver faticato invano (Isaia 49:4), né che egli stesso fosse stato dato come luce alle nazioni (Isaia 49:6), né che avesse personalmente adempiuto Isaia 53.


D: In Isaia 53:3, Gesù era disprezzato dagli uomini, oppure cresceva «in grazia davanti a Dio e agli uomini», come afferma Luca2:52 ?

R: Entrambe le cose. All’inizio del Suo ministero, Gesù era «in grazia». Quando annunciò la Sua pretesa di essere il Messia, fu respinto da molti ebrei. Tuttavia, anche durante il Suo processo e la Sua crocifissione, Pilato affermò di non aver trovato alcuna colpa in Gesù (Giovanni18:38 ) e i soldati romani nutrivano un certo rispetto per Gesù, come riportato in Luca23:47 . Ciononostante, Gesù fu disprezzato dai capi religiosi e politici e insultato quando Lui e Barabba si presentarono davanti alla folla.


D: In Isaia 53:3, quale è il tempo verbale ebraico utilizzato in questo punto?

R: Il testo masoretico, che presenta i segni vocalici, recita «egli conosce». Il Grande Rotolo di Isaia, tra i Rotoli del Mar Morto, non presenta segni vocalici. Pertanto, potrebbe essere tradotto con «egli conosceva» oppure «egli sarà reso noto/annunciato». In ogni caso, il significato rimane lo stesso.


D: In Isaia 53,4-5, avevano ragione o torto nel ritenere che il servo fosse stato abbattuto e umiliato da Dio?

R: Isaia 53,1-3 afferma che essi sbagliavano profondamente nel disprezzare ciò che Dio stimava. Ma qui, in Isaia 53,4-5, avevano assolutamente ragione e, al tempo stesso, sbagliavano terribilmente! Avevano ragione nel considerare le sofferenze e l’umiliazione del servo prescelto come una punizione da parte di Dio. Tuttavia, trascuravano completamente il fatto che la punizione non fosse per i Suoi peccati, ma per i nostri. Si tratta di un concetto difficile da comprendere per chi lo affronta per la prima volta. Ecco perché Dio ha offerto loro 1450 anni di «pratica» con questo concetto attraverso i sacrifici animali.


D: In Isaia 53:4-5, la sofferenza di Gesù è collegata alla nostra guarigione fisica?

R: Per coloro che accettano la Bibbia come parola di Dio, il Nuovo Testamento ha interpretato l’espressione «con le sue piaghe siamo stati guariti» in due modi complementari.

Riconciliazione spirituale con Dio: Dio non solo ci perdona, ma ci purifica, ci santifica e ci prepara per il Paradiso, come mostra 1 Pietro2:24 .

Anche la guarigione fisica è un adempimento di ciò, come è stato citato quando Gesù guarì la suocera di Pietro e altri in Matteo 8:14-17. Ciò non garantisce la guarigione fisica per tutti, come non avvenne per Paolo in Galati 4:13-14 e per Timoteo in 1 Timoteo 5:23. Tuttavia, ciò si è in parte adempiuto quando Gesù guarì fisicamente le persone.


D: In Isaia 53:5, in che modo Gesù fu ferito?
R: Secondo la medicina esistono cinque tipi di ferite: contusioni (colpi), lacerazioni (flagellazione), ferite penetranti (corona di spine), ferite perforanti che attraversano completamente il corpo (chiodi) e ferite da taglio (la lancia). Gesù le subì tutte.


D: Isaia 53:5 dice «ferite» o «ferita» (al singolare)?

R: Dovrebbe essere «ferita», poiché la parola ebraica chabburah ha una desinenza singolare, non plurale.


D: In Isaia 53:7, cosa c’è di interessante nella scelta lessicale ebraica in questo punto?

A: In Isaia 53:7, il termine che indica la pecora femmina, “rachel”, è anche il nome della moglie preferita di Giacobbe. Il termine che indica i tosatori è «gozazeah», che deriva da «gazah», che significa «tagliare» o «separare». Il termine «gozazeah» può riferirsi a neonati e bambini piccoli che sono stati «separati» dall’allattamento al seno. Pertanto, secondo il libro *Messianic Prophecies from a Dead Sea Scroll* (p. 23), si potrebbe interpretare Isaia 53:7 come: «Rachele taceva davanti ai suoi figli separati».


D: In Isaia 53:7, in che senso Gesù non aprì la bocca?

R: Ciò non significa che Gesù sarebbe rimasto in silenzio per tutta la vita. Piuttosto, Gesù sarebbe rimasto in silenzio davanti ai Suoi accusatori, come riportano Matteo 27:13-14; Marco 14:60-61; 15:4-5; Luca 23:8-9. Un animale va docilmente e senza lamentarsi al proprio macello per ignoranza. Ma Gesù andò incontro alla propria morte con piena consapevolezza.


D: In Isaia 53:9, Gesù morì sulla croce sia spiritualmente che fisicamente?

R: No. Gesù non perse conoscenza né cessò di esistere. Infatti, dopo la Sua morte e prima della Sua risurrezione, Egli predicò consapevolmente, come indicano 1 Pietro3:19 e e 4:6.


D: In Isaia 53:9, in che modo a Gesù fu assegnata una tomba tra gli empi?

R: Isaia 53:9 recita: «Gli fu assegnata una tomba tra gli empi e, nella sua morte, accanto a un uomo ricco». Dove venivano normalmente sepolti i poveri e i criminali? Il Sinedrio utilizzò in seguito il denaro restituito da Giuda per acquistare un altro appezzamento a tale scopo. Probabilmente Gesù sarebbe stato sepolto dove venivano sepolti tutti gli altri defunti, poiché nessuno aveva reclamato il corpo, se non Giuseppe d’Arimatea, un uomo ricco, che chiese il corpo di Gesù.


D: In Isaia 53:10, in che modo è piaciuto a Dio di affliggere una persona innocente?

R: Dio Padre non provò piacere nel vedere Dio Figlio soffrire. Piuttosto, il Padre aveva incluso questo evento come parte del Suo piano per pagare giustamente la pena per i nostri peccati.


D: In Isaia 53:10, si dovrebbe leggere «lo trafisse» o «per malattia»?

R: Il testo masoretico recita «per malattia», ma il Grande Rotolo di Isaia recita «lo trafisse», nel senso di trafitto gravemente o mortalmente. La Settanta greca recita «colpo». 1 Clemente (96-98 d.C.), capitolo 16, cita ampiamente Isaia 53 e riporta «ferito», termine più vicino a «trafitto» che a «malattia». La maggior parte delle differenze tra il testo masoretico e il Grande Rotolo di Isaia in Isaia 53 riguarda i tempi verbali o, in alternativa, minime differenze ortografiche. Tuttavia, in *Messianic Prophecies from a Dead Sea Scroll* (p. 25) si afferma che in questo caso «Stranamente, le parole non sono affatto simili. Ci si chiede come possa essersi verificato tale cambiamento». Naturalmente, il testo masoretico riflette gli studi ebraici successivi alla nascita del cristianesimo.


D: Poiché Isaia 53:10 recita: «Egli vedrà la sua discendenza», ciò significa che Gesù fosse sposato e avesse figli, come hanno affermato alcuni mormoni?

R: No. L’ebraico non contiene la parola «suo», e «discendenza» qui indica la discendenza spirituale, non quella biologica. Ad esempio, tutti i credenti possono considerare Abramo come loro padre. Per citare un esempio concreto, sia Romani 4:16 che Galati 3:7 affermano che Abramo è il padre di tutti coloro che credono, e noi possiamo considerarci la sua discendenza. Giovanni Battista, in Matteo 3:9 e Luca 3:8, disse che Dio avrebbe potuto suscitare figli di Abramo persino dalle pietre.


D: In Isaia 53:11, in che modo il servo sofferente «con la sua conoscenza» giustifica molti e porta le loro iniquità?

R: Ciò può essere interpretato in due modi.

Come proposizione oggettiva con la proposizione seguente: «per la conoscenza di lui» è il modo in cui «l’accentuazione masoretica [ebraica], che rappresenta ovviamente l’interpretazione tradizionale ebraica, la collega alle parole che la seguono». L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 6, pag. 304, offre questa interpretazione come opzione. Pertanto, la nostra conoscenza del Servo sofferente e/o il fatto di conoscerlo costituisce la giustificazione.

Clausola soggettiva con la clausola precedente: «per la Sua conoscenza». In ebraico, il termine «conoscenza» non si limitava alla semplice conoscenza dei fatti, ma comprendeva anche la conoscenza morale. Se un uomo peccatore fosse morto per i nostri peccati, ciò non avrebbe portato alcun beneficio.

Naturalmente, se entrambi i significati sono veri e l’ebraico potesse essere inteso in entrambi i modi, allora forse entrambi sono corretti.


D: In Isaia 53:12, quando il testo afferma che Gesù «ha dato la Sua vita fino alla morte», la parola che indica la vita (o l’anima) si riferisce qui a un’entità astratta e mistica o alla Sua mera vita fisica?

R: Il termine ebraico per «anima», nephesh, può significare sia «anima» che «vita». Si sta dicendo che il corpo di Gesù morì fisicamente e che Gesù fu deposto nella tomba. È necessario consultare altri versetti della Bibbia, come 1 Pietro 3:19-20, per comprendere con maggiore precisione cosa accadde esattamente e cosa fece Gesù dopo la Sua morte e prima della Sua risurrezione.


D: In che modo Isaia 54:1-55:13 si collega a Isaia 53?

R: Mostrano i risultati gioiosi della sofferenza del servo descritta in Isaia 53. Isaia 54 parla dell’allargamento delle tende e Isaia 55 indica chi vi abiterà. Isaia 54 tratta della famiglia (54:1-5), del matrimonio (54:6-10) e della città (54:11-17).


D: In Isaia 54,1 e seguenti, 3 e seguenti, chi sono «la desolata» e «le città desolate»?

R: Ciò richiama alla mente la sterile Sara al momento della nascita di Isacco. Quando gli ebrei fossero tornati dall’esilio, molti dei villaggi sarebbero stati città fantasma o avrebbero avuto solo pochi abitanti. Si sarebbero rallegrati perché sarebbero stati nuovamente popolati.


D: In Isaia 54,7, in che modo e perché un Dio onnisciente e infinitamente amorevole dimenticò e abbandonò Israele per un breve istante?

R: Dio non li ha dimenticati nel senso di non essere a conoscenza della loro esistenza. Piuttosto, Dio ha smesso di proteggerli dall’ira degli Assiri e dei Babilonesi.

Dio è molto paziente, ma la Sua pazienza ha un limite (1 Tessalonicesi 2:16; Genesi 15:16; Apocalisse 10:6; Salmo 2:5,12; Romani 2:5). Quando il peccato e la ribellione persistono, arriva un momento in cui Dio interviene.


D: In Isaia 54:9, in che modo questa promessa era simile a quella dei tempi di Noè?

R: Proprio come Dio promise che l’acqua non avrebbe mai più inondato l’intera terra, così Dio non avrebbe più rimproverato gli ebrei dopo l’esilio. Ciò è significativo perché, dopo il ritorno dall’esilio, Dio li lasciò in pace per un periodo profetico di 400 anni, fino a poco prima della venuta di Cristo. Dopo Cristo, gli ebrei non ebbero mai più un profeta, né ricevettero alcun rimprovero da parte di Dio. Persino le numerose persecuzioni e l’Olocausto non sono mai stati attribuiti a Dio come punizione per alcune loro azioni di disobbedienza.


D: In Isaia 54:9, quando Dio non si adirerà né rimprovererà mai più Israele?

R: Isaia 54:9-17 si realizzerà durante il Regno millenario.


D: In Isaia 54:16-17, perché Dio menziona qui il fabbro e il distruttore?

R: Il primo fabbricava armi da guerra contro Israele e il secondo le utilizzava contro Israele. Il giudizio di Dio non è rivolto solo contro il secondo, ma anche contro il primo.


D: In Isaia 54:17a, si tratta di qualcosa di simile al mito degli dei vichinghi Loki e Balder?

R: No, questa è una sciocchezza. Anche se lo fosse, storicamente il mito vichingo probabilmente ha avuto origine molto tempo dopo la stesura di Isaia, avvenuta intorno al 700 a.C. Ciò differisce in modo significativo dalla leggenda vichinga secondo cui tutte le piante e gli alberi (ad eccezione del fragile vischio) concordarono di non fare mai del male a Balder, in virtù della sua bontà. Gli altri dei celebravano la bontà e l’invincibilità di Balder scagliandogli contro delle lance, e ogni lancia deviava per non colpirlo. Tuttavia, il dio rinnegato Loki fece crescere del vischio abbastanza lungo e robusto da poter essere trasformato in una lancia, che egli stesso fabbricò. Loki la consegnò a un altro dio, e questa uccise Balder. Non vi è molta somiglianza tra questa strana dimostrazione nei confronti di una persona e la promessa di Dio secondo cui le armi da guerra non prevarranno contro un popolo.


D: In Isaia 54:17c, quale tipo di eredità ci è stata donata e quale tipo di eredità possiamo lasciare?

R: Il termine ebraico non si riferisce a qualcosa di futuro che si potrebbe ricevere in eredità, ma piuttosto a ciò che si possiede già. Ci è stata donata l’eredità di una nazione devota, di leggi eque e giuste e, per alcuni, di genitori che ci hanno educato bene. Possiamo trasmettere insegnamenti devoti e un esempio di vita devota: «Fate ciò che dico e ciò che faccio». Possiamo aiutare i nostri figli a prendere decisioni sagge.


D: In Isaia 55:1, in che modo viene rivolto oggi questo «grande invito»?

R: Si tratta di un banchetto costoso, sebbene sia gratuito per tutti gli invitati. La nostra salvezza è costata molto cara, è stata pagata con il sangue di Gesù Cristo, ma per noi è gratuita. Il versetto 2 afferma che, anziché spendere denaro per ciò che non soddisfa, dovremmo accorrere gratuitamente a ciò che invece soddisfa.


D: In Isaia 55:3, quali sono le misericordie certe di Davide?

R: Isaia 55:3 illustra le promesse che Dio ha fatto misericordiosamente a Davide, a prescindere dal peccato di Davide.


D: In Isaia 55:7, che cosa c’è di sbagliato nei pensieri ingiusti, se non li mettiamo in pratica?

R: C’è molto di sbagliato, perché Giacomo 1:14-15 afferma che il desiderio, quando viene concepito, genera il peccato. In Giobbe 31:1, Giobbe strinse un patto con i propri occhi per non guardare con desiderio una ragazza. Gesù disse in Matteo 5:28 che se un uomo guarda una donna con desiderio, ha già commesso adulterio nel proprio cuore.


D: In Isaia 55:8-9, poiché le vie di Dio sono di gran lunga superiori alle nostre e noi siamo come cavallette rispetto a Dio (Isaia 40:22), come possiamo essere in grado di conoscere alcunché riguardo a Dio?

R: Dio è di gran lunga più saggio e più potente di noi. Noi siamo in grado di comunicare tra di noi, quindi non si deve presumere che Dio non sia abbastanza intelligente o potente da poter comunicare con noi. Se una persona non ha letto l’intera Bibbia, eppure sostiene che non possiamo sapere nulla di Dio, forse il problema non sta nella trasmissione del messaggio, ma nella sua ricezione.


D: In Isaia 55,8-9, in che modo il renderci conto che le vie di Dio sono più elevate delle nostre dovrebbe influenzare il nostro modo di pensare?

R: Come ha affermato un valido insegnante della Bibbia, non dovremmo «offenderci per ciò che non viene spiegato». Dio non ci ha spiegato perché fa tutto ciò che fa — né è tenuto a farlo. A volte possiamo supporre di intravedere il motivo per cui le cose accadono, ma altre volte non ci riusciamo. La nostra responsabilità è quella di amarlo e seguirlo, non di mettere in discussione le Sue decisioni.


D: In Isaia 55:11, in che modo la parola di Dio dura per sempre, dal momento che 2 Re 22 afferma che il libro della Legge andò perduto e fu ritrovato sotto Giosia?

R: Innanzitutto due punti che non costituiscono la risposta, e poi la risposta stessa.

Sebbene la parola di Dio rimanga salda nei cieli (Salmo 119:89) e, a partire dai tempi di Isaia 59:21, il popolo di Dio avrebbe sempre avuto la Sua parola, qui si intende qualcosa di più.

La risposta: Anche prima che esistesse la prima Bibbia sulla terra, e persino prima che la terra fosse creata, la Parola di Dio era già all’opera per compiere la Sua volontà in questo universo. Dio opera attraverso la Bibbia, ma non è affatto limitato ad agire solo attraverso di essa: basta chiedere ad Abramo ed Enoch. Il popolo di Dio avrà sempre la guida e le parole di Dio di cui ha bisogno. Dovremmo preoccuparci del nostro desiderio di ascoltare, piuttosto che essere ansiosi riguardo al desiderio di Dio di comunicare.

Altri versetti che dimostrano che la parola di Dio durerà per sempre sono Isaia 40:8; 1 Pietro 1:23-25; Salmo 119:91, 144, 160. Dobbiamo riporre la nostra speranza nella parola di Dio, come recita il Salmo 119:74, 81.

La parola di Dio qui rivolta al popolo si adempirà certamente. Isaia 40-55 sembra costituire una sezione completa, e Isaia 55:10-11, alla fine, ribadisce quanto affermato in Isaia 40:6-8, ovvero che la parola di Dio dura per sempre e si adempirà.


D: In Isaia 56:3-7, questo insegnamento sugli stranieri e sugli eunuchi contraddice Esodo 12:43; Deuteronomio 23:1,3,7,8?

R: No, poiché sia i tempi che i privilegi sono diversi. Durante l’Esodo e nel periodo del Tempio e dell’Antica Alleanza, Deuteronomio 23:1 afferma che un uomo castrato non può entrare nell’assemblea. Isaia 56:3-7 parla di un tempo futuro in cui ciò cambierà, sia durante il Millennio sia in Paradiso. Naturalmente, ai tempi del Nuovo Testamento, tutti coloro che seguono Gesù come Signore sono benvenuti in quanto credenti, indipendentemente dalla loro condizione fisica.

Se avete agito contro il disegno di Dio per la vostra vita, ma vi siete pentiti e siete venuti a Cristo, allora questo è un benvenuto speciale per voi. Tuttavia, dovete rendervi conto che non siete soli. Tutti noi, in qualche modo e in un determinato momento, abbiamo agito contro ciò che Dio voleva per la nostra vita, ma se affidiamo la nostra vita a Lui, Dio può comunque utilizzare il tempo che ci resta.


D: Isaia 56:3 indica forse che l’omosessualità sarà accettabile nel regno di Dio?

R: Assolutamente no. Gli omosessuali non sono eunuchi, e Isaia 56:3 menziona gli eunuchi, non gli omosessuali. Gli eunuchi sono uomini a cui sono stati asportati gli organi sessuali, mentre gli omosessuali possiedono i propri organi sessuali, che utilizzano in modo improprio.


D: In Isaia 56:9, perché Dio invita le bestie selvagge a divorarli?

R: Si capisce che la pratica religiosa è riprovevole quando Dio invita le bestie a venire a divorarli. Si tratta di una metafora che indica non solo il fatto che Dio permetta ad altre nazioni e alle «bestie» spirituali di distruggerli, ma anche che Dio le invii indirettamente come atto di giudizio.


D: In Isaia 56:10, perché vengono rimproverate le sentinelle?

R: L’operato di una sentinella cieca o addormentata è indistinguibile da quello di una sentinella vigile quando non vi è pericolo. Ma la vigilanza di una sola persona può fare la differenza tra la salvezza e il disastro quando il pericolo è presente. Dio qui utilizzava questa metafora per le sentinelle spirituali, il cui compito era distinguere ciò che era buono da ciò che era spiritualmente pericoloso. Le sentinelle spirituali (sacerdoti, leviti e leader religiosi in generale) sarebbero state giudicate per non aver segnalato il pericolo quando era presente. Oggi, quando si verificano insegnamenti eretici, alcuni cosiddetti leader si limitano a dire che sono «discutibili» o «controversi», forse solo per mantenere buoni rapporti con tutti.

I cani vengono menzionati qui in senso positivo. I cani erano animali molto preziosi perché hanno il sonno leggero e possono abbaiare quando arrivano degli estranei. D’altra parte, però, un cane muto non serviva a granché. I leader sono cani muti se si preoccupano solo di se stessi e non danno alcun avvertimento.

È importante notare che qui non sono le politiche dei leader ad essere rimproverate, bensì il loro carattere. Quando oggi eleggiamo dei leader, ci preoccupiamo solo delle loro politiche e trascuriamo il loro carattere? Isaia 56:11-12 indica che anche Dio ha a cuore il loro carattere.


D: In Isaia 56:12, cosa si dice riguardo al vino e alle bevande inebrianti?

R: Innanzitutto, fa addormentare le preoccupazioni che potreste nutrire per gli altri. In secondo luogo, abbassa la vostra guardia, rendendovi inconsapevoli dei rischi.


D: In Isaia 57:1, perché un Dio giusto permette che i giusti periscano?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Dio a volte permette effettivamente che i giusti vengano uccisi, come dimostrano Ezechiele 13:19; Romani8:36 ; e Salmo 44:22. Anche se Dio permette che veniamo uccisi, dobbiamo comunque rimanere fedeli a Lui (Daniele3:18 ; Apocalisse2:10 ).

2. Dio continua a vegliare su di noi. Il Salmo 116:15 recita: «Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi santi».

3. Isaia 57:1 risponde a ciò affermando che talvolta Dio «salva» i giusti permettendo che vengano uccisi per preservarli dal male. Il male, in questo contesto, può essere la paura, il dolore e l’angoscia causati dalla terribile situazione. Il male, in questo caso, potrebbe anche essere una tentazione superiore a quanto essi possano sopportare, che li allontanerebbe da Dio.

4. 1 Pietro 1:4-7 ci ricorda che le brevi prove che affrontiamo sulla terra non sono nulla in confronto alle ricchezze eterne del Cielo. Amen!


D: In Isaia 57:4, che cosa stavano facendo di sbagliato?

R: Non solo adoravano divinità pagane compiendo pratiche malvagie, ma Isaia 57:4 afferma che deridevano i credenti che adoravano il vero Dio. Mostravano la lingua alla gente, proprio come fanno oggi le persone maleducate.


D: In Isaia 57:5, uccidevano davvero dei bambini nelle valli?

R: Purtroppo, gli ebrei empì compivano davvero questa azione malvagia. Avevano appreso questa pratica malvagia dai Moabiti e dai Cananei, ai quali era stato incautamente permesso di rimanere nel paese.


D: In Isaia 57:7, cosa c’era di sbagliato nel prepararsi un giaciglio su una montagna?

R: La seconda pratica religiosa cananea più detestabile era la prostituzione rituale. Il nome dell’idolo Molech (molek) significava «re» (melek), quindi «andare dal re» in questo contesto significa «andare da Molech». Tuttavia, J. Alec Motyer, nel suo libro *The Prophecy of Isaiah* (p. 474), esprime un’opinione diversa riguardo al termine «re» in questo contesto.


D: In Isaia 57:14, che cos’è una pietra d’inciampo?

R: Quando qualcuno desidera avvicinarsi a Dio, una pietra d’inciampo è qualcosa che lo ostacola o gli impedisce di farlo. Sebbene la principale pietra d’inciampo in quel periodo fosse l’adorazione degli dei pagani, una pietra d’inciampo può essere qualsiasi cosa che allontani una persona da Dio.


D: In Isaia 57:15, Dio dimora in alto nell’eternità, oppure dimora con i credenti come afferma Apocalisse 21:3?

R: Entrambe le cose. Molti cristiani ritengono che Dio sia al di fuori del tempo così come all’interno di esso. Gesù ha camminato su questa terra all’interno del tempo, quindi non è un problema per Dio trovarsi all’interno del tempo. Tuttavia, Dio ha promesso al Suo popolo la vita eterna prima che il tempo avesse inizio (Tito 1:2).


D: In Isaia 58:1, quando dovremmo ammonire le persone riguardo ai loro peccati?

R: Dobbiamo predicare il Vangelo, e una parte essenziale della predicazione del Vangelo consiste nel far conoscere alle persone i loro peccati in generale. Oggi potremmo farlo utilizzando metodi diversi rispetto a quelli di allora. Tuttavia, il suono della tromba era chiaro e inequivocabile, e la vostra predicazione dovrebbe essere simile.


D: In Isaia 58:3-9, perché Dio non ha prestato attenzione al loro digiuno?

R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi la risposta.

Non è questa la risposta: un commentario sostiene che Dio non li ascoltasse perché seguivano la religione cananea invece di quella dell’Unico Vero Dio. Tuttavia, ciò è errato poiché in Isaia 58:2 essi stavano ancora cercando il Vero Dio e il Suo consiglio. Si potrebbe sostenere che fossero sincretisti, cercando di seguire sia la religione cananea sia il Dio Vero, ma tra i moltissimi capitoli in cui Isaia li mette in guardia dall’adorare falsi dei, Isaia 58 non figura tra questi.

La risposta: stavano cercando, in modo ipocrita, di seguire il Dio Vero. Isaia fa eco al grido del popolo che si chiedeva perché Dio permettesse che accadesse un simile disastro, quando in realtà Lo stavano cercando. Ma se digiunate per ottenere l’aiuto di Dio, ma vi rifiutate di obbedirgli, perché dovreste aspettarvi dei risultati dal vostro digiuno?

Le loro cerimonie religiose e i loro digiuni non cambiavano il loro rapporto difficile con gli altri. Gesù disse in Matteo 5,23-24 che se stavano per offrire il loro sacrificio e si ricordavano che c’era un problema tra loro e il proprio fratello, avrebbero dovuto lasciare da parte il sacrificio per il momento e prima riconciliarsi con il fratello.


D: In Isaia 58,5-8, cosa pensa Dio del digiuno e delle altre pratiche religiose che non tengono conto degli oppressi e dei poveri?

R: Dio afferma che questo non è il digiuno che Egli sceglie. Anche Giacomo 1:27 dice che la religione pura davanti a Dio consiste nel prendersi cura degli orfani e delle vedove nelle loro afflizioni e nel preservarsi dall’inquinamento del mondo. Possiamo adorare a modo nostro, come meglio crediamo. Oppure, in alternativa, possiamo adorare nel modo in cui Dio desidera, e Lui vuole che ci preoccupiamo anche degli oppressi e dei bisognosi.


D: In Isaia 58:8-10, su cosa si pone l’accento?

R: Come in molti altri passi, Isaia 58:8-10 parla della liberazione di Dio e del ripristino della benedizione. Tuttavia, Isaia 58:8-10 sottolinea quanto rapidamente ciò avverrà quando queste persone ipocrite smetteranno di essere ipocrite e metteranno in pratica la «vera religione» di Giacomo 1:27, aiutando il prossimo.


D: In Isaia 59:4, in che modo dovremmo invocare la giustizia oggi?

R: I cristiani dovrebbero desiderare la giustizia non solo per se stessi, ma per tutti. La Bibbia afferma molto chiaramente che abbiamo la responsabilità di invocare giustizia per gli oppressi (Geremia 7:6;22:16 ; Isaia1:17 ). Inoltre, dovremmo pregare «Venga il Vostro regno», come fece Gesù nel Padre Nostro, affinché giunga la giustizia definitiva di Dio.


D: In Isaia 59:12-15, quali sono le fasi del vero pentimento?

R: È questo il vero pentimento? Comprendere e ammettere ciò che abbiamo fatto, ed essere sinceramente dispiaciuti per le conseguenze che le nostre azioni hanno avuto su noi stessi e sugli altri?

No, questo non costituisce l’intero vero pentimento, ma solo una parte di esso. Esso comprende anche il confessare di aver peccato contro Dio, che è santo, come riconobbe Davide nel Salmo 51, 4a. Comprende inoltre l’impegno a non ripetere più quell’azione. Comprende infine il risarcimento del danno, quando ciò sia possibile. Ad esempio, se avete rubato qualcosa, potete provare sincero pentimento, confessarlo a Dio e non volerlo mai più fare, ma dovete anche restituirlo.


D: In Isaia 59:18 e 66:6, cosa significa «ripagare» o «ricompensare» in questi versetti?

R: Il contesto di entrambi i versetti è quello di Dio che ripaga pienamente i malfattori impenitenti per il male che hanno commesso.


D: In Isaia 60:1-10, ci si riferisce alla Gerusalemme restaurata durante il Millennio o alla Chiesa?

R: I dispensazionalisti e altri premillenaristi direbbero che si tratta di un riferimento evidente agli Israeliti durante il Millennio. Tuttavia, i sostenitori della teologia dell’Alleanza e altri amillenaristi non vedono alcun ruolo per Israele dopo la risurrezione di Gesù, pertanto direbbero che si tratta della Chiesa immediatamente prima, durante o dopo il ritorno di Cristo. (Molti amillenaristi non credono nel rapimento).

Tutti i dettagli — le ricchezze del mare, i cammelli, Madian, Efa, Saba (nello Yemen), i greggi di Kedar (in Arabia Saudita), Tarsis (probabilmente nel sud-ovest della Spagna), ecc. — sembrano in qualche modo eccessivi per qualcosa che non ha alcun rapporto con la realtà fisica, secondo il punto di vista di coloro che credono nella teologia dell’Alleanza. A proposito, Efa era un ramo di Madian secondo Genesi 25:4; 1 Cronache 1:33.

In qualità di gentile e di cristiano di oggi, ha atteso con maggiore impazienza l’abbondanza di cammelli provenienti da Madian o quella proveniente da Saba? Ha insegnato ai Suoi figli in modo specifico il significato degli arieti di Nebaioth (probabilmente la Nabatea nell’Arabia settentrionale)? Oppure, in quanto persona che crede nella teologia dell’Alleanza, il Suo finto interesse per questi dettagli è una farsa?

La visione premillenarista sostiene che durante il Millennio Dio restaurerà il tempio ebraico, verranno offerte sacrifici in memoria, e verrà mostrato come avrebbe dovuto essere la nazione israelita e come avrebbero dovuto essere i rapporti delle altre nazioni con gli israeliti. Le nazioni che avevano oppresso Israele saranno ancora presenti in quel contesto e coglieranno l’occasione per benedire e servire Israele, che in passato avevano oppresso.

Tuttavia, alcune parti di questa profezia, come il fatto che non ci saranno più il sole e la luna come luce in Isaia 60:20, si riferiscono al tempo della Nuova Gerusalemme, del nuovo Cielo e della nuova terra.


D: In Isaia 60:6, perché si dice che gli stranieri porteranno oro e incenso, dal momento che i Magi portarono a Gesù mirra oltre all’oro e all’incenso?

R: Alla prima venuta di Cristo, essi portarono queste cose oltre alla mirra. Tuttavia, Isaia 60:6 si riferisce al tempo successivo alla Seconda Venuta di Cristo nella gloria, e la mirra non viene più menzionata. Il «Believer’s Bible Commentary», alle pagine 985 e 1207, suggerisce che la mirra fosse anche un simbolo della sofferenza di Cristo, poiché veniva utilizzata per avvolgere i cadaveri.


D: In Isaia 60:9, perché viene menzionata Tarsis?

R: Probabilmente si tratta della Tarsis (Tartessus) nella lontana Spagna, non della Tarsis (Tarsus) in Asia Minore. Questa Tarsis, a ovest di Gibilterra, era la città più occidentale di cui avessero conoscenza.


D: In Isaia 60:11, qual è il significato delle porte aperte?

R: Le porte sono belle da vedere e trasmettono un senso di sicurezza, poiché possono essere chiuse o aperte. Tuttavia, queste porte sono sempre aperte, sia perché non vi è più alcun pericolo, sia a causa del flusso costante di doni.


D: In Isaia 61:1-9, qual è il tema trattato?

R: Isaia 61:1-9 è un’illustrazione della vita di un credente. Si tratta di un brano di buona novella per i poveri che presenta 15 contrasti. Di seguito sono riportati tre tipi di contrasti e i versetti in cui si trovano.

Due aspetti del carattere di Dio:

2a. L’anno di grazia del Signore e il giorno della vendetta del nostro Dio

8a. Dio ama la giustizia, ma odia la rapina e l’iniquità

Il tempo per la nostra ricostruzione:

4a. Ricostruire le antiche rovine

4b. Ripristinare i luoghi da tempo devastati

4c. Rinnovare le città in rovina, devastate da generazioni

Come Dio ci trasforma:

1a. Consolare chi ha il cuore spezzato

1b. Proclamare la libertà ai prigionieri

1c. Proclamare la libertà ai prigionieri

2b. Consolare tutti coloro che sono in lutto

3. Consolare coloro che piangono in Sion

4. Una corona di bellezza al posto delle ceneri

5. Olio di gioia al lutto

6. Veste di lode al posto dello spirito di disperazione

7a. Dalla vergogna alla doppia porzione del primogenito

7b. Dall’umiliazione alla gioia

Si noti che i tre tipi di contrasti si alternano tra loro. Quando Dio ci trasforma (versetto 1), riconosciamo l’opera e il carattere di Dio (versetto 2), ma dopo che siamo cresciuti e abbiamo ricostruito le cose per Dio, possiamo acquisire un ulteriore riconoscimento del carattere di Dio (versetto 8). Non è che dobbiamo lavorare per ricostruire e poi Dio ci santifica, né che Dio prima ci santifica e poi noi ricostruiamo, ma entrambi sono processi continui.


D: In Isaia 61:1-11, quando si è adempiuta questa profezia?

R: Chi parla qui è il Messia. Ciò si è verificato in parte quando Gesù venne la prima volta, secondo quanto afferma Gesù stesso in Luca 4:16-21. Tuttavia, Gesù non lesse l’intero brano né affermò che si fosse adempiuto, ma solo la prima parte. Tutto ciò si adempirà definitivamente quando Gesù tornerà.


D: In Isaia 61:1 e Isaia 63:7, 9, 10-14, cosa ci rivela questo riguardo alla Trinità?

R: Ciò non dimostra la Trinità, ma ne evidenzia un aspetto: la triplicità di Dio e le tre Persone della Trinità che operano insieme. Lo Spirito (lo Spirito Santo) del Signore Dio (il Padre) è su di me, l’Unto (il Messia, Gesù). In Isaia 63 sono presenti il Padre, il Signore in Isaia 63:7, l’Angelo della Sua Presenza (Gesù) in Isaia 63:9 e lo Spirito del Signore in Isaia 63:10, 11, 14.


D: In Isaia 61:2 e seguenti, cosa promette Dio in questo passo?

R: Il termine ebraico naqam ha un significato più ampio rispetto a qualsiasi parola corrispondente in inglese. Indica una combinazione di restaurazione, restituzione e vendetta. Si tratta di una combinazione che consiste nel restituire le cose buone a coloro che ne hanno diritto e le cose cattive a coloro che le meritano. Tuttavia, il significato in questo contesto include sicuramente anche la vendetta, poiché il capitolo successivo ne parla in dettaglio.


D: In Isaia 61:2, in che modo un cristiano può vivere nell’anno di grazia del Signore, rispetto a chi non lo fa?

R: Innanzitutto, l’anno della grazia del Signore è già qui; è stato Gesù stesso a portarlo; e noi viviamo in un’era di grazia (non di Legge). Pertanto, non è necessario fare nulla per realizzare l’anno della grazia del Signore; Gesù ha già fatto tutto. Ma è nostra responsabilità scegliere di appropriarcene e di vivere secondo ciò che ci è stato donato. Ai tempi dell’Antico Testamento, quando l’esilio giunse al termine, ciò non ebbe alcun impatto per la maggior parte degli ebrei; essi e i loro discendenti non tornarono mai nella Terra Promessa. Allo stesso modo, anche noi dobbiamo scegliere di vivere nelle promesse di Dio. Viviamo confidando in Dio, affidandoci a Lui, amando Dio e, infine, godendo di Dio, oppure siamo «altrove», alla ricerca frenetica in altri luoghi della nostra gioia, del nostro scopo e della nostra realizzazione? Non siate cristiani che sono «altrove».


D: In Isaia 61:3, che cos’è «l’olio della gioia»?

R: Questa espressione è utilizzata solo in altri due punti della Scrittura: Salmo 45:7 ed Ebrei 1:9, che cita il Salmo 45:7. In tutti i casi si fa riferimento a una qualità che proviene dal Messia.


D: In Isaia 61:7, perché Israele riceverebbe una doppia porzione di benedizione?

R: L’unica altra occasione in cui si parla di una doppia porzione riguarda il figlio primogenito. Egli avrebbe ricevuto una doppia porzione, ovvero il doppio rispetto agli altri figli, secondo Deuteronomio 21:17. Sion/Israele era considerata come un figlio primogenito in Esodo 4:22-23. Naturalmente, quando si allontanarono da Dio, ricevettero una doppia punizione in Isaia 40:2.


D: In Isaia 62:1-2, perché Dio è così interessato al fatto che noi siamo giusti o meno?

R: Sebbene la Scrittura probabilmente non riporti tutte le ragioni a cui Dio ha pensato, possiamo individuare almeno tre motivi:

Per la Sua gloria Dio ci ha creati, e noi Lo glorifichiamo lodandolo con le nostre parole, le nostre azioni e la nostra vita. A questo si aggiunge il fatto che la nostra testimonianza retta a favore di Dio svergogna Satana.

Per il nostro stesso bene, sia in questa vita che in preparazione all’eternità.

Per il bene degli altri, affinché possiamo essere per loro una buona testimonianza. Le nostre vite sono una «lettera di Cristo» per gli altri (2 Corinzi 3:2-3), e dovremmo essere santi, poiché dobbiamo «risplendere come luci nel mondo» mentre «proclamiamo la parola della vita» (Filippesi2:15 -16).


D: In Isaia 62:2, qual è il significato di un nuovo nome?

R: Un nome o un titolo influisce notevolmente sul modo in cui gli altri vi considerano, e la percezione che avete della vostra identità contribuisce in modo determinante a plasmare il vostro carattere. Al popolo di Dio verrà dato un nome completamente nuovo, che qui non viene rivelato. Oggi portiamo il Nome di Cristo e siamo chiamati cristiani. Lodiamo Dio per il fatto di portare questo nome, ma assicuratevi di portarlo bene, con onore e non con disonore. Ogni cristiano è un testimone di Cristo. Spero vivamente che siate buoni testimoni, anziché cattivi testimoni, ma ogni cristiano è un testimone di Cristo.


D: In Isaia 62:4-5, perché Dio si compiace di noi?

R: Il nome qui menzionato, Hephzibah, significa «La mia delizia è in lei». Ciò dimostra che possiamo avere un rapporto pienamente ricostituito con Dio. La Scrittura non dice direttamente perché Dio si compiaccia di noi, creature fragili, povere e peccaminose, ma ci fornisce molti indizi. Siamo stati creati per glorificare Dio. 1 Giovanni 4 mostra che Dio vive effettivamente in noi. Presumibilmente, lo Spirito Santo può vivere la nostra vita insieme a noi. Infine, Dio è il nostro Padre e, proprio come un buon padre terreno si compiace dei propri figli, Dio si compiace di noi ancora di più.


D: In Isaia 62,6-8, cosa dovrebbero vegliare oggi le sentinelle di Dio?

R: Concretamente, le sentinelle dovevano vigilare sui pericoli e sui nemici che minacciavano la città che erano chiamati a proteggere. In senso figurato, dobbiamo stare all’erta per due aspetti negativi e uno positivo. Dobbiamo vigilare e mettere in guardia gli altri dai pericoli che minacciano il popolo di Dio e dai nemici che si avvicinano. In senso positivo, dobbiamo attendere Dio e osservare la Sua opera. Tutti noi, in quanto credenti, siamo chiamati a vegliare e a pregare. Dovremmo stare all’erta affinché le promesse di Dio si adempiano.


D: In Isaia 63:1-2, quali sono le due domande che verranno poste?

R: Sono: «Chi è costui?» e «Perché le tue vesti sono rosse?». Si tratta di Dio stesso. Le sue vesti sono rosse per l’ira di Dio; rosse come presagio del sangue di coloro che odiano Dio. Bozra, l’odierna Buseirah in Giordania, era la capitale di Edom.


D: In Isaia 63:1, perché qui viene menzionato Edom?

R: Vi è un significato diretto e un significato generale.

In senso stretto, il popolo di Edom era discendente di Esaù, fratello di Giacobbe. Pur essendo biologicamente vicino al popolo di Dio, esso odiava il popolo di Dio. Edom significa «rosso», e ciò è appropriato, poiché ci sarà sangue da parte di coloro che odiano il popolo di Dio.

In senso generale, Edom qui è una metafora di ogni individuo, ma soprattutto di ogni nazione o organizzazione che si è opposta a Dio e al popolo di Dio.


D: In Isaia 63:1-3, in quali altri passi viene utilizzata questa immagine di Dio o del Messia con una veste intrisa di sangue?

R: Nell’Antico Testamento, si trova anche in Gioele 3:13. Nel Nuovo Testamento, l’uva dell’ira e il torchio sono citati in Apocalisse 14:17-20. Gesù è colui che calpesta il torchio della furia dell’ira di Dio in Apocalisse 19:13-16.

Al di fuori della Bibbia, il commento ebraico Targum Palestina su Genesi 49:11 recita: «Quanto è bello il Re Messia! Cingendosi i fianchi e marciando in guerra contro coloro che lo odiano, ucciderà re e principi, renderà rossi i fiumi con il sangue dei loro uccisi e le sue colline bianche con il grasso dei loro potenti; le sue vesti saranno intinte nel sangue, ed egli stesso sarà come il succo del torchio».


D: In Isaia 63:3-4, cosa rappresenta il Messia che calpesta il torchio?

R: Si riferisce alla venuta di Cristo che porterà l’ira di Dio, come illustrato in Apocalisse 14:19-20; 19:11-16.


D: In Isaia 63:3, nessuno sarà con Gesù quando Egli tornerà nella gloria, oppure le schiere celesti saranno con Lui nel momento dell’Rev 19:14 ?

R: Entrambe le cose, poiché non si tratta di un unico evento, ma di due eventi, uno subito dopo l’altro. Isaia 63:3 non si riferisce all’apparizione di Cristo nella gloria, bensì a Cristo che, da solo, calpesta il tino dell’ira di Dio proprio prima di ciò. Nessuno ha calpestato il tino con Cristo, e nessuno delle nazioni ha offerto sostegno. Quando Gesù verrà, come descritto in Apocalisse 19:14, le schiere celesti Lo seguiranno. Desideriamo essere cittadini del cielo, non delle nazioni che si radunano contro Dio.


D: In Isaia 63:6 e Geremia 51:57, perché Dio renderà ubriachi gli uomini, dal momento che l’ubriachezza è considerata un peccato in Efesini5:18 e implicitamente in Isaia5:22 ?

R: Non dobbiamo ubriacarci, né con il vino, né con altre bevande alcoliche, né con qualsiasi altra cosa. Tuttavia, Dio li renderà ubriachi della Sua ira, e Dio può farlo come meglio crede. Qui non si fa alcun riferimento all’alcol.

Forse saranno davvero in stato di ebbrezza, sia a causa di una minore afflusso di ossigeno al cervello sia per altre ragioni. Tuttavia, questo versetto potrebbe essere semplicemente una metafora: barcolleranno come se fossero ubriachi, a causa della grande angoscia.


D: In Isaia 63:16 (due volte); Isaia 64:8 e Malachia 2:10, cosa ci rivela questo riguardo al fatto che Dio sia nostro Padre?

R: Questi quattro passaggi dell’Antico Testamento insegnano che Dio è un Padre per i credenti. Ciò non va inteso in senso sessuale, ma metaforicamente, nel senso che Egli ci ha creati e si prende cura di noi. Tuttavia, questa vicinanza a Dio come nostro Padre è menzionata solo in quattro passaggi, quindi non costituiva un tema centrale nell’Antico Testamento. Nel Nuovo Testamento, invece, è molto più evidente.


D: In Isaia 63:9-11, cosa rivela questo versetto riguardo a Dio?

R: Questo versetto menziona Dio, l’«Angelo della Sua Presenza» che li liberò e lo Spirito Santo di Dio. Ciò si riferisce, in realtà, alla Trinità.

Quando Dio guidò il popolo nel deserto, già allora si trattava di un «gruppo eterogeneo». Il termine «eterogeneo» significa «variegato», nel senso che alcuni erano di buona qualità, altri mediocri e altri ancora di scarsa qualità. È facile comprendere come Dio possa essere misericordioso verso gli obbedienti e punire i disobbedienti. Tuttavia, è più difficile cercare di comprendere come Dio si comporti con un gruppo eterogeneo.


D: In Isaia 63:9, in che modo Dio prova angoscia?

R: Dio non prova direttamente sofferenza o angoscia. Ma quando Gesù soffrì, morendo sulla croce per i nostri peccati, provò certamente angoscia. Egli sa esattamente cosa significhi soffrire e portare su di sé il peso della nostra colpa. Dio può comprendere appieno le nostre difficoltà e il peso del peccato.


D: In Isaia 63:10 ed Efesini 4:30, in che modo le persone possono rattristare lo Spirito Santo?

R: Gli Israeliti nel deserto lo fecero quando indurirono i loro cuori e si ribellarono contro Dio. Paolo, rivolgendosi ai cristiani, dice loro di non rattristare lo Spirito Santo; ne consegue che i cristiani possono rattristare lo Spirito Santo. Quando disobbediamo continuamente a Dio, rattristiamo lo Spirito Santo. Naturalmente, poiché solo un essere personale possiede emozioni, ciò dimostra che lo Spirito Santo è un essere personale.


D: In Isaia 63,15-64,12, quali sono gli aspetti chiave di questa preghiera?

R: Alcuni potrebbero dire che questa preghiera inizi al versetto 7. A prescindere da ciò, si tratta di una combinazione di preghiera di lode, preghiera di confessione e preghiera di supplica per ricevere aiuto. In Isaia 64,8 si riconosce che essi sono indifesi, che Dio è al di sopra di tutto e che in questa preghiera non vengono poste condizioni a Dio. Sebbene la preghiera inizi con la lode, essa loda Dio per il Suo «desiderio e la Sua compassione» in Isaia 63,15, e da quel momento in poi i tre elementi si intrecciano. In definitiva, si tratta di una preghiera di fiducia che deve essere recitata da un popolo consapevole di meritare l’ira di Dio.

Questa preghiera è un bellissimo chiasmo.

Il Signore guarda dall’alto dalla Sua dimora nei cieli; la Sua compassione è trattenuta. Isaia 63:15-16

- Noi siamo il Suo popolo, o Dio, anche se non ci comportiamo come tale. Isaia 63:17-19

- - Le nazioni tremano quando Tu mostri il Tuo volto, o Dio. Isaia 64:1-3

- - - Nessuno è come Dio. Aiuta coloro che sperano in Lui, ma non ignora la Sua ira. Isaia 64:4-5

- - Ma noi appassiamo a causa del nostro peccato, e Dio, Voi avete nascosto il Vostro volto. Isaia 64:6-7

- Ma Voi siete ancora il nostro Padre, quindi volgete lo sguardo al Vostro popolo. Isaia 64:8-9

La casa del Signore a Sion è in rovina; continuerete ancora a trattenervi? Isaia 64:10-12


D: In Isaia 63:17, si può affermare che Dio li abbia indotti a smarrirsi dalle Sue vie e abbia indurito i loro cuori?

R: No, Dio non lo ha fatto direttamente, ma ha permesso intenzionalmente che si verificassero le circostanze che li hanno messi alla prova e loro hanno fallito la prova. Anche se hanno fallito, Isaia sta chiedendo qui misericordia a Dio.

Dio indurisce il cuore di coloro che per primi induriscono il proprio, come nel caso del Faraone. Dio può rendere il cuore di una persona estremamente duro, come in Romani 1:21-32. In questo versetto, Isaia lamenta che Dio abbia indotto il Suo stesso popolo a smarrirsi e ne abbia indurito il cuore. Per una persona o un popolo che vacilla tra l’obbedienza e il peccato, se rimane semplicemente dalla parte del peccato, Dio può intervenire nei suoi confronti. In Apocalisse 3:15-16, Gesù disse alla chiesa di Laodicea che avrebbe voluto che fossero freddi o caldi, ma poiché erano tiepidi, li avrebbe vomitati dalla Sua bocca.

Si veda anche la discussione su Esodo 7:22 per ulteriori informazioni.


D: In Isaia 64:3, quali due aspetti distinti riguardo a Dio insegna questo versetto?

R: La parte più evidente è che Dio è potente e può compiere grandi cose. La seconda parte è che Dio spesso compie cose inaspettate.


D: In Isaia 64:4 e Isaia 63:11, in che modo il ricordo dei giorni antichi rafforza il nostro rapporto con Dio?

R: Ricordare le grandi cose che Dio ha compiuto ci dona fermezza e forza per confidare nella Sua potenza e fedeltà. Ci infonde speranza per il futuro. Ma a un livello più profondo, ricordiamo anche tutto ciò che abbiamo appreso sul carattere di Colui che serviamo.


D: In Isaia 64:6; Isaia 1:18 e Zaccaria 3:3-4, in che modo la vita delle persone, e persino le loro buone azioni, sono simili a stracci sporchi e macchiati?

R: Quando si guarda e si sente l’odore di una persona che indossa abiti sporchi, si prova semplicemente l’impulso di allontanarsi da lei. Anche quando il proprio neonato ha un pannolino sporco, si desidera cambiarlo, ma non è certo uno dei compiti preferiti. Quando Dio guarda una persona peccatrice – e noi tutti siamo peccatori – Dio proverebbe qualcosa di simile. Ma ora, in quanto credenti, siamo stati immersi nel battesimo di Cristo e rivestiti di Cristo, e siamo motivo di gioia per Dio.


D: In Isaia 64,7, perché Isaia afferma che nessuno invoca Dio, soprattutto considerando che egli stesso invocò Dio?

R: Nel contesto immediato, Isaia sta parlando degli israeliti disobbedienti. Tuttavia, in generale, nessuno invoca Dio a meno che Dio non lo attiri a sé. (I calvinisti sostengono che Dio attiri solo alcuni, mentre i non calvinisti affermano che Dio eserciti almeno in parte la sua attrazione su tutti.)

Si veda la discussione su Isaia 45:19 per ulteriori informazioni.


D: In Isaia 64:8, in che senso Dio è un vasaio?

R: Dio è come un vasaio cosmico in almeno sei modi.

1. Sceglie l’argilla da utilizzare per un vaso secondo i Suoi propositi.

2. Egli è il Creatore del vaso.

3. Il processo di rimodellamento del vaso

4. Indurisce il vaso

5. Ha il diritto di utilizzare, vendere o distruggere il vaso come desidera.

6. Realizza vasi di ogni tipo per ogni tipo di utilizzo.


D: In Isaia 64:10-12, cosa ci insegna questo passo riguardo al momento in cui dovremmo invocare Dio?

R: Si tratta di un lamento sulle sofferenze e sull’esilio del popolo. Dio non solo permise loro di trovarsi in circostanze precarie, ma fece anche in modo, deliberatamente, che si trovassero in tali circostanze a causa del loro peccato persistente. Isaia 64:6-7,9 mostra sia che se lo meritavano, sia che lo capivano e lo riconoscevano. Sapevano di non avere alcun diritto di aspettarsi nulla da Dio. Eppure invocarono Dio comunque. Erano pentiti, o almeno alcuni di loro lo erano, e questo è un grido di misericordia, non per ricevere ciò che meritavano.

Se qualcuno si trova in una spirale discendente di peccato e ritiene (giustamente) che Dio avrebbe ragione ad abbandonarlo, dovrebbe comunque invocare la misericordia di Dio. Dio ci ama ancora e si compiace di salvarci. Pregate affinché la schiavitù del peccato venga spezzata. Pregate affinché Dio li liberi almeno da alcune delle conseguenze della loro disobbedienza. Naturalmente Dio ha già salvato i Suoi figli dalle peggiori conseguenze della disobbedienza, non mandandoli all’Inferno. È giusto chiedere a Dio di salvarli da altre conseguenze della disobbedienza. Se Dio lo fa, tanto meglio. Se Dio non lo fa, consideratelo come una disciplina e sopportatela con fermezza, riflettendo su Romani 8:28. Siate disposti a testimoniare agli altri ciò che avete fatto e come Dio vi ha salvati da quella situazione.


D: Isaia 65:1-5 si riferisce ai gentili o agli ebrei?

R: A entrambi. Isaia 65:1 si riferisce a Dio che si rivela a coloro che non Lo cercavano, il che significa i gentili secondo Paolo in Romani 10:20. Ma ciò avvenne dopo che Dio aveva teso le Sue mani «per tutto il giorno» a un popolo ribelle, e questo si riferisce agli ebrei, come afferma Paolo in Romani 10:21.


D: In Isaia 65:2-7, in che modo Dio ha teso le Sue mani verso «un popolo ostinato»?

R: Dio offrì all’Israele impenitente la salvezza e la liberazione, e Dio parlò loro attraverso i profeti; eppure essi continuarono a seguire la propria via (Isaia 65:2), provocarono l’ira di Dio (Isaia 65:3-5), e Dio li ricompenserà (Isaia 65:6-7). Dio ha affermato che non li distruggerà tutti, poiché alcuni hanno cercato Dio (Isaia 65:8-10), ma è alla maggioranza che Dio ha teso la mano.

Ciò colpisce al cuore un concetto del calvinismo denominato “nessuna causa persa”, discusso dal calvinista Michael Horton e da altri. Poiché Dio è onnipotente e onnisciente, essi sostengono che nulla di ciò che Dio fa fallisca mai, e che il fatto che a qualcuno venga offerta la salvezza e che questi perisca a causa del proprio rifiuto costituirebbe un fallimento da parte di Dio. Ma legga questo capitolo e vedrà un Dio che «ha teso le [Sue] mani» invano verso la maggior parte delle persone a cui le ha tese. Come sottolinea il *MacArthur Bible Commentary* alle pagine 840-841, in Isaia 65:7 Dio agirà con giudizio, non con liberazione, per punire il peccato di coloro verso i quali ha teso le Sue mani.


D: In Isaia 65:3-5, in che modo alcune persone oggi cercano di raggiungere una santità di propria iniziativa?

R: Queste persone offrivano sacrifici nei giardini, che non erano luoghi consentiti. I giardini erano luoghi in cui potevano sacrificare coloro che adoravano gli dei della fertilità. Queste persone offrivano sacrifici su mattoni, mentre gli altari dovevano essere costruiti con pietre. Eppure, attraverso le loro azioni, la dieta, il rifiuto di frequentare determinate persone e il rifiuto di compiere determinate azioni, cercano di dimostrare quanto siano spirituali. A volte ciò che alcuni considerano santità non è altro che un elitarismo sacro. Ma ha mai chiesto a Dio: «Come desidera che io sia santo?»

Un esempio di santità auto-proclamata si ha quando le persone offrono un dono e desiderano che i loro nomi vengano riconosciuti per tale dono.

Un altro esempio è il filosofo greco Pitagora, che fece progressi in matematica e musica, e proibì ai suoi seguaci di mangiare fagioli; a quanto pare, le persone non dovrebbero essere «musicali» in quel senso. Oggi, i seguaci della religione giainista non dovrebbero mangiare dopo il tramonto; poiché dopo il tramonto non si vedono bene le cose, e potrebbero accidentalmente ingerire un animale come una mosca o un insetto nel loro cibo.


D: In Isaia 65:11 e seguenti, chi sono gli dei della fortuna e del destino?

R: Sebbene potessero trattarsi di idoli specifici, non conosciamo alcun idolo particolare di quell’epoca associato alla fortuna e al destino. (Si potrebbero individuare nelle Tre Sorelle della mitologia greca e in al-‘Uzza, al-Lat e Manat della mitologia araba, ma queste figure sono apparse in epoca successiva.) Tuttavia, in generale, le persone adoravano gli idoli per due ragioni: per ottenere circostanze favorevoli in questa vita, nonché una lunga vita e, talvolta, una buona vita ultraterrena.


D: In Isaia 65:11a, quali sono i due modi diversi in cui alcune persone abbandonano il Signore?

R: Non si tratta di un fenomeno raro, e ciò avviene in almeno due modi.

In modo esplicito, le persone smettono di seguire Dio perché hanno qualcos’altro da seguire al suo posto come amore della loro vita. Potrebbe trattarsi di un’altra religione, della ricchezza, della fama, dell’istruzione e della conoscenza, di una relazione o di familiari non credenti. A volte, per compensare, le persone cercano di inventarsi una propria via verso la santità.

Implicitamente, le persone possono allontanarsi gradualmente, lentamente, non trovando il tempo o l’energia per seguire Dio. Le preoccupazioni di questo mondo, l’assorbimento in cose diverse da Dio, possono semplicemente soffocare la loro devozione verso Dio.

Dobbiamo stare in guardia contro il primo modo, ma dobbiamo stare ancora più in guardia contro il secondo, che è più sottile.


D: In Isaia 65,15 ss.; Isaia 62,2 ss., cosa pensano coloro che vengono chiamati «Ebrei» riguardo al fatto che ai servi di Dio venga dato un altro nome con cui essere chiamati?

R: È una buona domanda da porre loro. I cristiani credono che questo cambiamento sia avvenuto dopo la morte e la risurrezione di Cristo.


D: In Isaia 65:20, poiché i premillenaristi sostengono che ciò avvenga durante il Millennio, come potrebbero morire le persone, anche se vivessero fino a 100 anni?

R: Durante il Millennio ci saranno ancora nascite e morti. Tuttavia, coloro che erano credenti prima del Millennio risorgeranno e non moriranno; regneranno con Cristo per mille anni. Durante il Millennio la maledizione della morte sarà invertita, ma non ancora rimossa.


D: In Isaia 66:1-2; Atti 7:44-53, quale monito viene espresso riguardo al possesso di un tempio?

R: Questi versetti non sono contrari alla ricostruzione del tempio, ma piuttosto al fatto di fare affidamento sul tempio senza curarsi di avere un cuore puro. Geremia 7 approfondisce molto di più questo argomento. Anche Stefano ha sottolineato questo punto nel suo primo sermone riportato in Atti 7:44-53. (Fu anche il suo ultimo sermone.)


D: In Isaia 66:2, perché Dio apprezza coloro che sono umili, contriti nello spirito e tremano alla Sua parola?

R: Qui si combinano tre concetti.

Umili: Coloro che non sono orgogliosi sono disposti a imparare, disposti ad ammettere di aver sbagliato e a farsi correggere, e disposti a cambiare quando vengono rimproverati. Come insegnava C.S. Lewis, una persona veramente umile non è qualcuno che va in giro pensando «Sono inferiore». Piuttosto, una persona veramente umile è colui che spesso non pensa affatto a se stesso.

Contriti di spirito: si tratta di una persona che si pente quando commette un errore, è disposta ad ammetterlo e desidera cambiare per non ripeterlo.

Tremare davanti alla parola di Dio: quante persone tremano oggi davanti alla parola di Dio? Dio desidera persone che non solo ammettano umilmente di non avere le risposte alla vita, ma che si rivolgano a Lui e imparino che Gesù è la risposta alla vita, sia sulla terra che per l’eternità.

In ogni caso, sforziamoci di essere il tipo di persona che Dio apprezza.


D: In Isaia 66:2-4,14, quali sono le caratteristiche dei due gruppi: coloro che «tremano davanti alla Parola» e coloro che rifiutano di ascoltare la Parola?

R: Entrambi i gruppi potrebbero persino apparire simili, al momento, agli occhi degli osservatori umani. Ma col passare del tempo, il primo gruppo crescerà in saggezza e intimità con Dio, poiché trova gioia nell’ascoltare la Sua parola. Il secondo gruppo diventerà invece sempre più stolto e si allontanerà sempre di più, poiché non ascolta. Se non si vuole credere a Dio, allora si è inclini a credere a qualsiasi cosa.


D: In Isaia 66:3, quali tipi di sacrifici sono inaccettabili per Dio?

R: I sacrifici comprendono animali, denaro, altre cose e persino il tempo che le persone dedicano alla pratica sincera della propria religione. Potrebbe sorprendere alcune persone il fatto che certi sacrifici siano semplicemente uno spreco, poiché Dio non sempre accetta i sacrifici. Esistono due tipi di sacrifici empî che Egli non accetta.

I sacrifici agli idoli sono abomini, poiché Dio qui afferma di considerare l’idolatria con la stessa gravità con cui considerava l’omicidio, dato che entrambi erano punibili con la morte secondo la Legge. 1 Corinzi10:20 afferma che i sacrifici dei pagani sono offerti ai demoni, non a Dio, e che non dovremmo essere complici dei demoni.

I sacrifici offerti da persone ribelli, anche al vero Dio, non sono accettati. Dio non vuole alcun sacrificio da parte di chi sceglie la propria via e si compiace delle abominazioni, come afferma l’ultima parte del versetto. Il Salmo 66:18 mostra che se qualcuno nutre il peccato nel proprio cuore, il Signore non ascolta la sua preghiera. Gesù disse in Matteo 5:23-24: «Se state per offrire un dono sull’altare e vi ricordate che vostro fratello ha qualcosa contro di voi, riconciliatevi prima con vostro fratello, e poi offrite il vostro dono».

Indipendentemente dai sacrifici che una persona compia, sia a Dio che agli idoli, Dio non gradisce tali sacrifici se la persona si compiace delle abominazioni.


D: In Isaia 66:7-9, chi è il figlio maschio di cui si parla?

R: Innanzitutto dobbiamo stabilire chi sia la madre. La madre è Sion, ovvero Gerusalemme, secondo Isaia 66:8,10. Quindi, in senso metaforico, potrebbe trattarsi degli ebrei o del popolo di Dio. Il figlio maschio qui è generalmente considerato il Messia. Il «Bible Knowledge Commentary: Old Testament», a pag. 1120, afferma che la madre è Gerusalemme, ma precisa che la nascita indica un breve periodo di tempo e non specifica chi sia il figlio maschio, sebbene indichi che Isaia 66:14-18 si riferisca al Messia.


D: In Isaia 66:13, cosa c’è di insolito in questa metafora di Dio?

R: Le descrizioni di Dio nella Bibbia sono quasi sempre di genere maschile. Le due eccezioni sono Isaia 66:13 e Isaia 49:15. Gesù si riferisce a Se stesso con l’analogia della chioccia in Matteo 23:37 e Luca 13:34.


D: In Isaia 66:20-21, perché questo versetto sui sacerdoti e sui leviti suonerebbe così strano alle orecchie degli ebrei?

R: Il termine «loro» in Isaia 66:20 si riferisce alle nazioni gentili alle quali è stata annunciata la gloria di Dio. «Loro» riporteranno «tutti i vostri fratelli» come offerta di cereali. I commentatori hanno opinioni divergenti sul fatto che con «fratelli» si intendano gli israeliti dispersi, i gentili che credono e sono diventati un unico popolo, o entrambi. A prescindere da ciò, alcuni di coloro che verranno ricopriranno il ruolo di sacerdoti e leviti. Dio aveva permesso solo ai sacerdoti discendenti di Aronne e ai discendenti di Levi di svolgere le funzioni sacerdotali e quelle relative al Tempio. Ma questo versetto promette che, in futuro, Dio nominerà a svolgere tali compiti persone che non discendono da Aronne né da Levi, né tantomeno sono ebrei. Altri versetti parlano dei prodotti del raccolto di altre nazioni che saranno portati a Gerusalemme. Tuttavia, Isaia 66:20 afferma che il «raccolto» di cui si parla qui è costituito da persone. Esse verranno a svolgere le funzioni sacerdotali, e Dio ne sarà compiaciuto.


D: In Isaia 66:23, il sabato verrà nuovamente osservato?

R: Isaia 66:23 profetizza un tempo futuro in cui tutta l’umanità (non solo gli ebrei) si prostrerà davanti a Dio. Probabilmente ciò avverrà durante il Millennio.


D: Nel libro di Isaia, quali sono i chiasmi presenti in questo libro?

R: I chiasmi sono una caratteristica comune della poesia ebraica, in cui il significato di ogni verso è simmetrico, come ad esempio:

L’oceano è verde,

…La barca è marrone

……Le persone sono piccole

…Nella barca che è scura

Su un mare color smeraldo.

I chiasmi possono essere composti da 5, 7, 9 o un numero maggiore di versi dispari. Esistono anche chiasmi con numero pari di versi, in cui i due versi centrali corrispondono.

I chiasmi in Isaia comprendono Isaia 15:1-16:14; 21:1-10; 22:8-11; 22:12-14; 23:1-14; 24:1-13; 26:1-21; 27:1-13; 29:9-14; 32:1-5; 37:14-20; 38:1-8; 38:10-20; 41:17-20; 42:1-4; 42:13-17; 43:1-7; 43:8-13; 43:22-24; 43:25-44:5; 44:6-8; 48:17-22; 51:1-3; 51:7-8; 51:13-15; 55:1-13; 56:9-12; 59:14-20; 61:5-9; 63:15-64:12; 65:1-66:24; 65:17-18b; 65:18c-20; 66:5-14; 66:18-24.

La «riga» di un chiasmo può talvolta essere costituita da molte righe di poesia, come nel caso del chiasmo in Isaia 19:1-20:6. La prima riga è Isaia 19:1-5, la riga centrale è Isaia 19:16-25 e la terza riga è Isaia 20:1-6.

Un altro esempio è Isaia 22:1-14. In questo caso, all’interno di tale chiasmo sono presenti altri due chiasmi: 22:8-11 e22:12 -14.

Isaia 30:1-33 costituisce un altro esempio di chiasmo in cui ciascuna «linea» è piuttosto lunga. All’interno di questo chiasmo si trovano altri due chiasmi: 30:18-26 e 30:27-33.

Le linee simmetriche di un chiasmo hanno un significato correlato, ma non sempre identico. Per citare un esempio tratto da Isaia,

22:15-16 Il Signore si oppone a Sebna

…22:17-19 I propositi del Signore riguardo a Sebna

…20-23a I propositi del Signore riguardo a Eliakim

23b-25 L’ammonimento del Signore nei confronti di Eliakim

Isaia 58:1-14 è un chiasmo, ma all’interno della «linea» centrale (58:6-12) sono presenti due coppie di linee parallele.

Motyer definisce 35:1-10 un chiasmo, ma in questo caso è piuttosto difficile da individuare.

Isaia 25:1-12; 31:1-32:20 e 40:6c-8b sono tre esempi di simmetria delle linee che non rientrano in un chiasmo.


D: Per quanto riguarda Isaia, che ne è delle teorie secondo cui il libro sarebbe stato scritto da più autori?

R: La teoria dei due Isaia, e le sue varianti, furono sostenute nel 1789 da J.C. Doederlein (1745-1792) e da altri, tra cui Duhm, che propugnava una teoria dei tre Isaia. Queste teorie rispondevano al seguente dilemma: «Poiché non potevano credere che nella Bibbia vi fossero profezie autentiche, come poteva il libro di Isaia contenere così tante profezie sui Babilonesi e sui Persiani che si sono avverate?»

Tutte queste teorie antisoprannaturali hanno in comune l’idea che Isaia 6 facesse parte del primo Isaia, che scrisse nell’VIII secolo, mentre Isaia 40-66 non fosse opera del primo Isaia. Il rotolo del Mar Morto 1QIsa è stato rinvenuto contenente l’intero libro di Isaia; presentava uno spazio vuoto che separava due parti, ma tale spazio si trovava tra Isaia 33 e 34.

Tuttavia, oltre al pregiudizio anti-soprannaturale, vi sono innumerevoli problemi legati a queste teorie sul “Isia multiplo”. La prossima domanda fornirà le prove esterne, mentre quella successiva le prove interne.


D: In Isaia, quali sono le prove esterne relative al numero di autori del libro di Isaia?

R: Alcuni critici scettici hanno cercato di sostenere che vi fossero più autori del libro di Isaia, mentre i cristiani evangelici e gli ebrei conservatori affermano che ve ne fosse uno solo. Per quanto riguarda la teoria liberale, ecco tre punti di prova negativa, seguiti dalle prove positive.

N1. Sconosciuto nell’antichità. Gli stessi ebrei non erano a conoscenza della possibilità che il libro di Isaia fosse opera di due autori diversi. Consideravano parte del libro di Isaia anche i capitoli successivi al 40, come dimostrano Naum 1,15, Sofonia 2,15 e il figlio di Sirach in Ecclesiastico 48,22-25. Giuseppe Flavio non menziona mai due Isaia. Neanche i primi Padri della Chiesa avevano mai sentito parlare della teoria dei due Isaia. Se ci fossero stati due o più Isaia, sicuramente qualcuno all’epoca ne avrebbe sentito parlare.

N2. Si tratta solo di una visione moderna scettica/liberale. Gli studiosi liberali hanno sostenuto che il libro di Isaia sia opera di due o più autori. Da un lato, la guida scettica di Asimov alla Bibbia (p. 524, 547-550) afferma che l’idea secondo cui Isaia sia opera di un unico autore non abbia oggi sostenitori di rilievo. A quanto pare, per Asimov nessun singolo studioso biblico conservatore riveste importanza. Il commentario accademico *Expositor’s Bible Commentary*, volume 6, pag. 6, afferma che, prima del XVIII secolo, l’unico autore a suggerire che *Isaia* fosse stato scritto da più autori fosse l’ebreo del XII secolo Ibn Ezra, il quale citava un certo Mosè ben Samuel Ibn Gekatilla che condivideva la stessa opinione. Solo più di un millennio dopo qualcuno sentì parlare o ipotizzò che *Isaia* fosse opera di più di un autore.

N3. Le teorie liberali non riescono a trovare accordo tra loro. Una volta che si arriva a una teoria che prevede tre o più autori di Isaia, i teorici non riescono a mettersi d’accordo su quali parti appartengano a quali pseudo-Isaia o su quanti pseudo-Isaia vi siano. Ciò ricorda in qualche modo Marco 14,55-56, quando i falsi testimoni cercarono di calunniare Gesù e nessuno di loro riuscì a trovare un accordo con un altro.

P1. Ciò che Gesù e gli autori dei Vangeli sapevano riguardo a Isaia – Gesù menziona versetti che Egli stesso attribuì a Isaia in Matteo 13:14; 15:7; Marco 7:6. In Luca 4:17-20 a Gesù fu consegnato un rotolo del profeta Isaia; Egli ne lesse Isaia 61:1-2 e disse: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito». Gesù e gli autori del Nuovo Testamento citarono ampiamente entrambe le parti di Isaia, attribuendole spesso a Isaia, e non ebbero mai notizia dell’esistenza di due Isaia.

Giovanni12:38 afferma che Isaia fosse l’autore di Isaia 53:1. Gesù, Paolo e gli autori del Nuovo Testamento affermarono che i versetti contenuti nella prima, nella parte centrale e nella parte finale del libro di Isaia fossero stati scritti da Isaia.

Gesù non era a conoscenza di alcuna teoria dei due o dei tre Isaia. Gesù e gli autori dei Vangeli affermarono che quanto segue era stato scritto dal profeta Isaia:

Isaia 42:1 Matteo 12:17-18

Isaia 40:3 Matteo 3:3

Isaia 40:3-5 Luca 3:4

Isaia 53:7-8 Atti 8:28

Isaia 53:1; 6:9-10 Giovanni 12:38-41

P2. Atti 8:28-30 menziona l’eunuco etiope che leggeva il profeta Isaia. In Atti 28:25-26 Paolo cita la prima parte di Isaia, Isaia 6:9-10, attribuendola a Isaia. In Romani10:20 , Paolo cita Isaia 65:1.

P3. Ciò che gli ebrei sapevano di Isaia: il libro apocrifo Ecclesiastico 48:24, scritto nel II secolo a.C., cita Isaia 61:3 indicando che si tratta di un testo di Isaia.

P4. I primi cristiani: Giustino Martire (che scrisse intorno al 138-165 d.C.) fu uno dei Padri della Chiesa che menziona il fatto che Isaia ne fosse l’autore nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, capitolo 97.

Clemente di Roma (96-98 d.C.) nella Prima Lettera di Clemente, capitolo 16, cita (con spiegazioni) quasi tutto Isaia 53.

Anche la Lettera di Barnaba (circa 70-130 d.C.) fa riferimento a versetti di Isaia.

Cipriano, vescovo di Cartagine dal 248 fino al suo martirio nel 258 d.C., cita in molti punti «Isaia» nel Trattato 12, il terzo libro. Nei «versetti» 5, 11, 20, 34, 59, 75 e 100 Cipriano cita come «Isaia» brani del libro di Isaia successivi al versetto 40,1. Nei «versetti» 41, 53, 60, 113, 115 e 118 Cipriano cita come «Isaia» brani del libro di Isaia precedenti al versetto 40,1.

È comunemente accettato che Isaia possa aver scritto i capitoli successivi in una fase più avanzata della sua vita. Questo spiega perché l’Assiria non sia menzionata nei capitoli successivi.

Conclusione: potremmo continuare a cercare ulteriori riferimenti esterni, ma la conclusione è questa: Gesù e gli apostoli affermarono che si trattava di Isaia. Gli atei moderni e i “cristiani liberali” non hanno ragioni sostanziali per dimostrare che non fosse così. O crediamo a ciò che Gesù e gli apostoli hanno affermato senza esitazione, oppure neghiamo ciò che essi hanno insegnato. Si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, volume 6, pagg. 8-10, per una trattazione più approfondita sull’unità del libro di Isaia. Nella prossima domanda esamineremo le prove interne.


D: In Isaia, quali sono le prove interne relative al numero di autori del libro di Isaia?

R: Le prove interne si trovano all’interno del libro stesso. Innanzitutto presenteremo onestamente le prove che suggeriscono la presenza di più di un autore, e poi quelle che indicano un unico autore.

M1. Il libro di Isaia è un unico libro, ma si divide naturalmente in due parti, proprio prima del capitolo 40.

M2. Capitoli diversi trattano argomenti diversi e, ad esempio, i capitoli 40-45 parlano ampiamente del carattere di Dio.

M3. Isaia menziona i serafini in Isaia 6:2,6 e i serpenti di fuoco (serpenti «saraph») solo in Isaia 14:29; 30:6.

M4. Solo nei capitoli successivi di Isaia si profetizza di Ciro o della Persia. Solo nei capitoli precedenti, probabilmente scritti in epoca precedente, viene menzionata l’Assiria.

M5. Isaia 26:10 afferma che l’empio «non riesce a vedere la maestà del Signore», mentre Isaia 40:5 afferma che tutti vedranno la gloria di Dio. Tuttavia, il termine ebraico in Isaia 26:10 significa «fissare lo sguardo su» o «contemplare», quindi gli empi non prestano attenzione al Signore, ma tutti vedranno il Signore. A prescindere dal termine ebraico, Isaia 26:10 si riferisce al tempo presente, mentre Isaia 40:5 si riferisce alla fine dei tempi.

Tuttavia, vi sono molte argomentazioni a favore dell’unità del libro. La spiegazione più semplice per questi cinque punti è che Isaia abbia scritto parti diverse in momenti diversi della sua vita.

S1. Anche il «primo Isaia» profetizza riguardo a Babilonia

In Isaia 39:5-8 si menziona l’esilio del popolo di Giuda ad opera dei babilonesi. Il paese sarebbe stato svuotato al 90% in Isaia 6:11-12. I primi 39 capitoli menzionano Babilonia in 63 versetti (Isaia 13-14:23; 21:1-10; 39:1-8), mentre gli ultimi 27 capitoli di Isaia menzionano Babilonia in 28 versetti (capitoli 46 e 47).

I liberali e gli scettici hanno tuttavia una risposta a questa evidenza: le parti del «primo Isaia» che menzionano Babilonia devono essere state scritte in un secondo momento e inserite, come «sospetta» la Guida alla Bibbia di Asimov a pag. 538. Si tratta in realtà di un argomento non falsificabile. In altre parole, qualcuno potrebbe utilizzare l’«argomento degli inserimenti non rilevabili» per affermare che ogni opera letteraria mai scritta sia stata redatta da più autori.

S2. Sia l’Isaia antico che quello tardo profetizzano riguardo alla fine dei tempi in Isaia 24-27 e Isaia 63-66.

Tuttavia, i liberali e gli scettici, come ad esempio la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 542, hanno una risposta a questo: sostengono che Isaia 24-27 non sia stato scritto da Isaia.

S3. Chiasmi in entrambe le parti

L’intero libro di Isaia è ricco di chiasmi. I capitoli 1-39 ne contengono almeno 18, mentre i capitoli 40-66 ne contengono almeno 23. Man mano che si procede nella lettura di Isaia, si notano schemi più complessi, ma questi aumentano gradualmente di complessità e non iniziano bruscamente a partire dal capitolo 40. È lecito aspettarsi che, nel caso di una persona che abbia vissuto a lungo, si possa osservare un cambiamento graduale nello stile di scrittura.

S4. Altre somiglianze in entrambe le parti. Come illustrano *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 1030, e *When Critics Ask*, pagg. 265-267, vi sono almeno dieci passaggi simili in entrambe le parti:

(1:15 e 59:3,7), (1:29 e 57:4-5), (2:3 e 51:4), (10:1-2 e 59:4-9), (28:5 e 62:3), (29:18 e 42:7), (29:23 e 60:21), (30:26 e 60:19), (33:24 e 45:25) e (35:6 e 41:18).

Di seguito sono riportate alcune delle somiglianze tra Isaia 1-39 e 40-66 secondo quanto riportato in *When Critics Ask*, pagg. 265-267.

a) Nei capitoli 1-39 l’espressione «il Santo d’Israele» ricorre 12 volte, mentre nei capitoli 40-66 ricorre 14 volte.

b) In1:15 si legge: «Le vostre mani sono ricoperte di sangue». E in 59:3 si legge: «Poiché le vostre mani sono macchiate di sangue».

c) Il versetto 28:5 recita: «Il Signore degli eserciti sarà una corona di gloria, un diadema di splendore per il resto del Suo popolo». E il versetto 62:3 recita: «Sarete una corona di gloria nella mano del Signore, un diadema regale nel palmo del vostro Dio».

d) Il versetto 35:6 recita: «Poiché le acque sgorgheranno nel deserto e i ruscelli nel deserto». E il versetto 41:18 recita: «Trasformerò il deserto in uno stagno d’acqua e la terra arida in sorgenti zampillanti».

S5. Isaia è l’unico tra i profeti a menzionare la via di Dio (11:16 ; 19:23; 35:8; 40:3; 62:10).

S6. Isaia si distingue inoltre per aver menzionato il «Santo d’Israele». Ciò ricorre 12 volte in Isaia 1-39, 14 volte in Isaia 40-66 e solo 6 volte nel resto dell’Antico Testamento.

S7. L’instaurazione della giustizia è un tratto distintivo di Isaia. Si trova nei versetti 9:7; 11:4; 16:5; 28:6; 32:16; 33:5; 42:1,3-4; 51:5.

S8. La pace è menzionata in Isaia 9:7; 26:3; 26:12; 27:5; 32:17; 33:7; 36:21; 38:17; 39:8; 42:14; 45:7; 48:18,22; 52:7; 53:5; 54:10,13; 55:12; 57:2,11; 57:19,21; 59:8; 60:17; 62:1,2; 64:12; 66:12.

S9. La gioia è menzionata in Isaia 9:3,17; 12:3; 16:10; 22:13; 24:8,11; 29:19; 32:13,13; 35:2,10; 51:3,11; 52:9; 55:12; 60:15; 61:3,7; 65:14,18,19; 66:5,10.

S10. Il termine ebraico na’asus, che indica il cespuglio spinoso e che è usato raramente, compare nell’intero Antico Testamento solo in Isaia 7:19 e 55:13.

S11. Se Isaia 40-66 fosse stato scritto durante l’esilio, perché menziona in modo così prominente rocce, montagne, ruscelli di valle, ecc.?

S12. Ci si aspetterebbe che i libri scritti durante o dopo l’esilio contenessero termini babilonesi e aramaici. L’intero libro di Isaia non presenta alcun termine aramaico.

Infine, anche il Wycliffe Bible Dictionary menziona la ragione alla base della teoria del «Secondo Isaia» del XVIII secolo. Poiché le profezie su Ciro e Babilonia sono così precise, i critici liberali le considerano una «prova» del fatto che Isaia 40-66 sia stato scritto dopo che questi eventi si erano verificati, ovvero oltre un secolo dopo Isaia. Tuttavia, portando questo ragionamento alle sue estreme conseguenze, la precisione delle profezie messianiche contenute in Isaia 53 «dimostrerebbe» allo stesso modo che Isaia 40-66 sia stato scritto dopo la crocifissione di Gesù. Sia gli ebrei in generale, sia i Rotoli del Mar Morto in particolare, dimostrano la falsità di tale affermazione.

Conclusione: i cristiani conservatori riconoscono prontamente che diverse parti di Isaia potrebbero essere state scritte in momenti diversi della sua vita e che i vari capitoli pongono l’accento su aspetti diversi. Tuttavia, se qualcuno è alla ricerca di prove riguardo al numero di autori di Isaia (ammesso che tale persona voglia effettivamente vedere delle prove), di quante altre prove ha bisogno per convincersi che si tratti di un unico autore?

Si vedano *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pp. 270-271, *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pp. 1030-1031, e *Wycliffe Bible Dictionary*, pp. 857-858, per ulteriori approfondimenti sull’incoerenza della teoria dei due Isaia.


D: Il libro di Isaia è stato scritto da tre autori, come sosteneva il critico Bernhard Duhm?

R: Bernhard Duhm ipotizzò che i capitoli 56-66 fossero opera di un «terzo Isaia» che visse in Palestina o in Egitto. Egli affermò inoltre che i canti del servo (Isaia 42:1-4; 49:1-6; 50:4-9; 52:13-53:12) fossero opera di un secondo Isaia. L’Isaia originario non avrebbe scritto nemmeno il resto del libro, poiché molti sostenevano che Isaia non fosse l’autore dei capitoli 13-14, 24-27 e 35-39.

Tuttavia, non è chiaro se lo stesso Bernhard Duhm ritenesse che i canti del servo fossero opera di un secondo Isaia. Forse uno pseudo-Bernhard scrisse varie parti del suo commentario e l’editore si limitò a raccoglierle insieme. Infatti, se si analizzano in modo selettivo i suoi scritti, si potrebbero persino individuare due o più pseudo-Bernhard. Naturalmente è facile per me affermarlo, dato che Duhm scrisse nel 1892 e non è più in vita per difendersi. È anche facile per me affermarlo fintanto che non devo fornire alcuna prova difendibile.

Seriamente, queste opinioni presuppongono che Dio non avrebbe potuto fornire alcuna informazione sul futuro. Poiché Isaia menzionò profeticamente Babilonia, ciò dovette essere scritto dopo che Babilonia ebbe conquistato Giuda. Poiché Isaia predisse profeticamente Ciro, ciò dovette essere scritto al tempo di Ciro.

Pertanto, è un ragionamento circolare affermare che, poiché Isaia menziona Babilonia e Ciro, il testo debba essere stato scritto durante l’epoca di Babilonia e di Ciro e non possa quindi essere profetico.


D: È stato aggiunto del materiale supplementare al libro di Isaia, tanto che il testo non ha raggiunto la sua forma definitiva se non nel 350 a.C., come sostiene la scettica *Guida alla Bibbia* di Asimov alle pagine 525-526?

R: No. Egli non fornisce alcuna prova a sostegno di tale affermazione. Questa visione è una conseguenza della teoria dei «multipli Isaia», ed è sorprendente ciò che persone altrimenti intelligenti possano inventarsi, senza alcuna prova.


D: Per quanto riguarda Isaia, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi ancora esistenti oggi?

R: I Rotoli del Mar Morto: (circa 1 a.C.) 23 copie distinte di Isaia. (The Dead Sea Scrolls Today, pag. 30; The Dead Sea Scrolls in English, 4ª ed.; The Dead Sea Scrolls Translated: The Qumran Texts in English, 2ª ed.). Tuttavia, il *Wycliffe Bible Dictionary*, pagg. 436-438, afferma che vi fossero solo 18 copie. Il *New International Dictionary of the Bible*, pag. 261, indica che vi siano almeno 12 manoscritti di Isaia nella sola grotta 4. I manoscritti sono:

1QIsa(a) – contiene l’intero testo di Isaia, ad eccezione di alcune lacune nella parte inferiore delle pagine. È datato paleograficamente al periodo 125-100 a.C. e, secondo la datazione al radiocarbonio, al periodo 207-107 a.C., come riportato in *Responses to 101 Questions on the Dead Sea Scrolls*, pag. 20. La datazione al radiocarbonio, effettuata con uno spettrometro di massa accelerato, è stata in realtà eseguita due volte. Il laboratorio di Zurigo ha fornito i dati 201-93 a.C., mentre quello di Tucson ha indicato 202-114 a.C., secondo quanto riportato in *The Meaning of the Dead Sea Scrolls*, pag. 31. Il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 252, riporta una fotografia di una delle pagine. Essa è stata datata, mediante datazione al radiocarbonio con spettrometro di massa, al periodo 202-107 a.C. (*The Dead Sea Scrolls Today*, pag. 18). La datazione interna è 125-100 a.C. È possibile vedere una fotografia di due pagine di questo rotolo (Isaia 49:4-51:13 e 51:13-52:12) nel *New International Dictionary of the Bible*, alle pagine 472 e 261.

1Q8 (=1QIsa(b)) - (dal 100 a.C. al 100 d.C.) contiene Isaia 7:22-25; 8:1; 10:16-19; 12:3-6; 13:1-8,16-19; 15:3-9; 19:7-17,20-25; 20:1; 22:11-18,24-25; 23:1-4; 24:18-23; 26:1-5; 28:15-20; 29:1-8; 30:10-14, 21-26; 35:4-6; 37:8-12; 38:12-22; 39:1-8; 40:2-3; 41:3-23; 43:1-13, 23-27; 44:21-28; 45:1-13; 46:3-13; 47:1-14; 48:17-22; 49:1-15; 50:7-11; 51:1-10; 52:7-15; 53:1-12; 54:1-6; 55:2-13; 56:1-12; 57:1-4, 17-21; 58:1-14; 59:1-8, 20-21; 60:1-22; 61:1-2; 62:2-12; 63:1-19; 64:1, 6-8; 65:17-25; 66:1-24 secondo *The Meaning of the Dead Sea Scrolls*, pagg. 414-417. Il volume *Responses to 101 Questions on the Dead Sea Scrolls*, pagg. 20-21, afferma che il testo è abbastanza ben conservato a partire dal capitolo 41. Si afferma inoltre che esso sia ancora più vicino al testo masoretico rispetto a 1QIsa(a).

Da 4Q55 (=4QIsa(a)) a 4Q68 (=4QIsa(o)), 4Q69a (=4QPapIsa(p)). 4Q62 (=4QIsa(h)) contiene piccoli frammenti provenienti da cinque diversi manoscritti. Questi contengono Isaia 1,1-6,10-16,18-31; 2,1-16; 3,14-22; 4,5-6; 5,1,13-28; 6,3-8,10-13; 7,4-20; 8,1-14; 9,3-12,17-20; 10:1-10, 16-19, 23-33; 11:4-16; 12:1-6; 13:1-19; 14:1-13, 20-24, 28-32; 15:1-9; 16:nessuno; 17:8-14; 18:1, 5-7; 19:1-25; 20:1-6; 21:1-16; 22:10-25; 23:1-18; 24:1-15, 19-23; 25:1-2, 8-12; 26:1-19; 27:1,5-6,8-12; 28:6-14,16-18?,22,24? 29:1-9; 30:8-17; 31:nessuno, 32:nessuno; 33:2-8,16-23; 34:nessuno; 35:9-10; 36:1-2; 37:29-32; 38:nessuno; 39:1-8; 40:1-4,22-26; 41:8-11; 42:2-7,9-12,14-25; 43:1-4,12-15,16-24; 44:3-7,19-28; 45:1-4,6-8,20-25; 46:1-3,8-13; 47:1-6,8-9; 48:6-8,8-22; 49:1-15,21-23; 50: nessuno; 51:1-2,8-16; 52:2,4-7; 53:1-3,6-8,8-12; 54:1-11,7-17; 55:1-7; 56:7-8; 57:5-8,9-21; 58:1-3, 5-7, 13-15; 59:15-16; 60:20-22; 61:1-3, 3-6; 62:nessuno; 63:nessuno; 64:5-11; 65:1; 66:20-24

4Q69b (=4QIsa(r)) Isaia 30:23

5Q3 (=5QIsa) Isaia 39:3? Oppure Isaia 41:25?; 40:16,18-19

Tra i rotoli del Mar Morto figurava anche un commento a Isaia (3Q4).

Nel complesso, il volume *A Survey of Old Testament Introduction*, a pag. 25, afferma che le due copie di Isaia rinvenute nella grotta 1 erano identiche alla Bibbia ebraica standard nel 95% del testo. (A titolo di verifica incrociata, ho confrontato tre passaggi di Isaia e ho riscontrato una corrispondenza di ogni consonante pari al 93,3%, al 95,1% e al 96%, con una media complessiva del 94,6%.)

Pertanto, nel complesso, tra i rotoli del Mar Morto è conservato ogni singolo versetto di Isaia.

Tra i rotoli del Mar Morto, il Grande Rotolo di Isaia è particolarmente interessante in quanto presenta undici punti in cui compare quella che sembra essere una lettera greca Tau (o Chi) capovolta accanto a passaggi di carattere messianico. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che Chi era la prima lettera della parola greca che indica Cristo. Ciò non dimostra tuttavia un’influenza cristiana, poiché il termine «Cristo» era già riconosciuto dagli ebrei prima dell’epoca di Gesù come traduzione greca di Messia, ovvero «l’unto». Questi undici passaggi sono Isaia 32:1 e seguenti; 42:1 e seguenti; 42:5 e seguenti; 42:19 e seguenti; 44:28; 49:5-7; 55:3-4; 56:1-2; 56:3 e seguenti; 58:13 e seguenti; 66:5 e seguenti.

I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a partire dal 350 d.C. circa, contengono l’Antico Testamento, compreso il libro di Isaia.

Clemente di Roma (96-98 d.C.) nella Prima Lettera di Clemente, capitolo 16, cita (con un commento aggiuntivo) l’intera versione della Settanta di Isaia 53.

Giustino Martire (che scrisse tra il 138 e il 165 d.C. circa) cita Isaia più di qualsiasi altro libro, ad eccezione dei Salmi. Egli cita, integralmente o in parte, 209 versetti: Isaia 1:3, 7, 9, 16-20, 23, 27; 2:3, 5 e seguenti; 3:9-16; 5:18-25; 6:8; 7:10-17; 8:4; 9:6; 11:1 e seguenti; 14:1; 18:6; 19:24; 26:2,3; 27:1; 29:13,14; 30:1-5; 33:13-19; 35:1-7; 39:8; 40:1-17; 42:1-13,16; 43:10,15; 44:6,9-20; 49:6,8; 50:4,6; 51:4,5,10 e seguenti, 13-15; 53:1-12; 54:1,9; 55:3 e seguenti; 57:1-12; 58:13,14; 62:10-12; 63:1-6,15-19; 64:10-12; 65:1-3,8 e seguenti, 9-12,17-25; 66:1,5-11,21,24

Molte di queste citazioni (1,3; 3,9 ss.;5:18 , 20; 19,24 s.; 52,2; 53; 57,1-4; 58,1-12; ecc.) egli attribuiva a Isaia.

Il Vaticanus (325-350 d.C.) contiene l’intero libro di Isaia

Il Sinaitico (340-350 d.C.) contiene l’intero libro di Isaia. Inizia nella pagina successiva a quella in cui termina il quarto libro dei Maccabei. Termina nella stessa pagina in cui inizia Geremia.

L’Alessandrino (circa 450 d.C.) contiene l’intero libro di Isaia, che era collocato dopo i dodici libri dei profeti minori.


D: Quali autori antichi fecero riferimento a Isaia?

R: Gli autori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti di Isaia sono:

Filo, l’ebreo alessandrino (15/20 a.C.–50 d.C.), fa riferimento a quattro versetti di Isaia: 1,9; 5,7; 48,22; 54,1.

Clemente di Roma (96-98 d.C.) cita Isaia 1:16-20. 1 Clemente, cap. 8, p. 7. Cita inoltre Isaia 66:2 nel cap. 13, p. 8

Ignazio di Antiochia (circa 100-117 d.C.) allude a Isaia 5:26; 49:22 nella sua Lettera agli Smirnesi, cap. 1, pag. 86 (versione greca più breve)

L’Epistola di Barnaba (100-150 d.C.), cap. 4, pag. 139, cita Isaia 5,21 con le parole: «La Scrittura dice».

2 Clemente (120-140 d.C.), cap. 2, pag. 517, cita Isaia 54,1. L’autore cita inoltre Isaia 29,13 come attribuito a Isaia nel cap. 3, pag. 518.

Policarpo (100-155 d.C.) cita l’ultimo quarto di Isaia 52,5 nella Lettera ai Filippesi, cap. 10, pag. 35

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) cita in tutto o in parte 209 versetti di Isaia. Cita Isaia 66,1 come opera di Isaia nel *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 23, pag. 206. Cita Isaia 49,1-17 come un unico blocco nel *Dialogo con Trifone*, cap. 50, pag. 220

Egesippo (170 d.C.) menziona un passo di Isaia in *Frammenti dei cinque libri di commentari sugli Atti della Chiesa*, pag. 763

Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) afferma che Isaia è uno dei libri dell’Antico Testamento nella sua Lettera a Onesimo. Su Pascha, pag. 72. Questo testo è conservato nella Storia ecclesiastica di Eusebio, libro IV, cap. 26.

Atenagora (177 d.C.) fa riferimento a Isaia 41,4; 44,6; 43,10-11; 46,1. Egli menziona inoltre «Mosè, Isaia, Geremia» e gli altri profeti. *Apologia dei cristiani*, cap. 9, pag. 133

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) cita Isaia 40,22 attribuendolo a Isaia. *Lettere di Teofilo ad Autolico*, libro 2, cap. 13, p. 100.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Isaia 7,10-17 e afferma: «Con attenzione, dunque, lo Spirito Santo ha indicato, attraverso quanto è stato detto, la Sua nascita da una vergine e la Sua essenza, ovvero che Egli è Dio (poiché il nome Emmanuele lo indica)». Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 21.4, pag. 452

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Isaia 7,11 come attribuito a Isaia in *Contro le eresie*, libro 3, cap. 21.6, p. 453

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita Isaia 40,11 attribuendolo a Isaia. *L’Istruttore*, libro 1, cap. 5, p. 213

Tertulliano (198-200 d.C.) fa riferimento a Isaia 58,1-2 come opera di Isaia. *Risposta agli ebrei*, cap. 9, pag. 164

Teodoto, probabilmente montanista (circa 240 d.C.), cita un quarto di Isaia 19,20 come profezia in *Estratti di Teodoto*, cap. 16, pag. 45

Teodoto, probabilmente montanista (ca. 240 d.C.), cita Isaia 40,6 in «Estratti di Teodoto», cap. 9, p. 44. Egli cita inoltre Isaia 2,3; 19,20 e 46,6.

Ippolito (222-235/6 d.C.) cita Isaia 1,16-19 come opera di Isaia. *Discorso sulla Santa Teofania*, cap. 10, pag. 237.

Commodiano (circa 240 d.C.) menziona Isaia e la legge che Mosè, in preda all’ira, frantumò in mille pezzi. «Istruzioni di Commodiano», cap. 38, pag. 210

Origene (225-254 d.C.) fa riferimento a Isaia, figlio di Amoz, e alla visione di Naum. Omelie sulla Genesi. Omelia 11, cap. 3, p. 173

Novatiano (250/4-256/7 d.C.) cita Isaia 7,14 riferendolo a Cristo. Trattato sulla Trinità, cap. 12, pag. 621.

Il Trattato anonimo contro Novaziano (250/4-256/7 d.C.), cap. 10, p. 660, cita Isaia 57,1.11 come opera di Isaia.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.): «In Isaia… nel Salmo 117… Anche in Zaccaria… Anche nel Deuteronomio:… Anche in Gesù [Giosuè], figlio di Nave». Trattati di Cipriano, Trattato 12, cap. 2.16

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) afferma che il Figlio, Cristo, nacque dalla Vergine Maria. Lettere di Cipriano, Lettera 72, cap. 5, pag. 380. Egli fa inoltre riferimento a Isaia 7:14 nella Lettera 8, pag. 288

Firmiliano di Cesarea a Cipriano (256 d.C.) cita Isaia 2,2. Lettere di Cipriano, Lettera 74, cap. 1, p. 390

Ponzio (dopo il 258 d.C.), menzionando Filippo e l’eunuco, affermò che l’eunuco «stava leggendo dal profeta Isaia». *La vita e la passione di Cipriano*, cap. 3, p. 268

Dionigi di Alessandria (246-256 d.C.) afferma che Isaia 66,3-4 e Isaia 43,9 sono opera di Isaia, nell’Epistola 11 a Hermammon, pag. 107.

Adamantio (circa 300 d.C.): «I Profeti e il Vangelo parlano chiaramente di due Avventi di Cristo: il primo nell’umiltà e quello successivo nella gloria». Quindi cita Isaia 53,2-3. *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, cap. 25, pag. 68

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) cita Isaia 11,2-3 come opera di Isaia. *Sulla creazione del mondo*, p. 342.

Pietro di Alessandria (306.285-310/311 d.C.) cita Isaia 66,24 attribuendolo a Isaia nell’opera *Le Epistole canoniche*, canone 4, p. 270. Egli cita inoltre Isaia 66,24 attribuendolo al profeta. Ibid., canone 5, p. 271.

Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.)

Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) «Signore, chi sedeva alla destra di Dio, se non Cristo, il Figlio di Dio, che è Re dei re e Signore dei signori? E ciò è dimostrato ancora più chiaramente da Isaia», *Le Istituzioni divine*, libro 4, cap. 12, pag. 110

Dopo Nicea

Eusebio di Cesarea, Ilario di Poitiers, Atanasio, Basilio di Cappadocia, Cirillo di Gerusalemme, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa, Didimo il Cieco, Rufino, Girolamo, Sozomeno (allusione), Sulpizio Severo, il Concilio di Cartagine (393-419 d.C.), Epifanio di Salamina, Giovanni Crisostomo, Agostino di Ippona, Giovanni Cassiano, la Storia ecclesiastica di Socrate e altri fanno riferimento a Isaia.

Ambrogio di Milano (370-390 d.C.) cita Isaia 40,12 attribuendolo a Isaia. Nel libro «Sullo Spirito Santo», libro 2, cap. 9, n. 90, pag. 126.

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) cita Isaia 1,18 attribuendolo a Isaia. Lettera 3, cap. 17, 2, pag. 59


D: Quali sono alcune delle differenze tra il testo masoretico e il Grande Rotolo di Isaia dei Rotoli del Mar Morto?

R: Prima di esaminare il testo del Grande Rotolo di Isaia (1QIsa(a)), è opportuno spendere alcune parole sui margini. In undici punti è presente quella che sembra essere una lettera greca Tau (o Chi) capovolta accanto a passaggi di carattere messianico. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che Chi era la prima lettera della parola greca che indica Cristo. Ciò non dimostra tuttavia un’influenza cristiana, poiché il termine «Cristo» era già riconosciuto dagli ebrei prima dell’epoca di Gesù come traduzione greca di Messia, ovvero «l’unto». Questi undici passaggi sono Isaia 32:1 e seguenti; 42:1 e seguenti; 42:5 e seguenti; 42:19 e seguenti; 44:28; 49:5-7; 55:3-4; 56:1-2; 56:3 e seguenti; 58:13 e seguenti; 66:5 e seguenti. Salvo diversa indicazione, il primo è il testo masoretico (MT), mentre il secondo è il Grande Rotolo di Isaia (1QIsa(a)).

Isaia 2:9 «non li perdonate» (MT) contro [assente] (1QIsa(a))

Isa3:24 : «perché» (MT) contro «per la vergogna» (1QIsa(a))

Isa7:14 (seconda persona femminile o forse terza persona) contro (maschile) (1QIsa(a)).

Isaia 8:2 «Chiamerò come testimoni» (MT e 4QISa e) contro «e lo farò attestare» (1QIsa(a)).

Isaia 11:6 «Il vitello e la bestia da preda (leone), e l’animale da ingrasso» (MT e 4QIsa c) contro «Il vitello e la bestia da preda (leone) pascoleranno» (1QIsa(a))

Isaia 14:4 (parola sconosciuta nel MT) contro «insolenza/furia» (1QIsa(a)) – differenza di una sola lettera (da d a r)

Isa14:30 : «egli/esso ucciderà» (MT) contro «io ucciderò» in 1QIsa(a) e in latino.

Isaia 15:9 «[città di] Dimon» due volte (MT) contro «[città di] Dibon» (1QIsa(a)) contro «[città di] Dimon» la prima volta, mentre il manoscritto è danneggiato nella seconda parte (1QIsa(b)) (Dibon è ben noto, ma Dimon non è conosciuto).

Isa 21:8 «E [come] un leone ruggì» (MT) contro «la vedetta/il guardiano/la sentinella per il leone» (1QIsa(a)).

Isaia 23:2-3 «vi hanno riempito» (MT, probabilmente 4QIsa a) contro «i vostri messaggeri» (1QIsa(a), apparentemente anche 1QIsa(b)) (due lettere di differenza).

Isaia 28:16 «egli ha fondato» contro «egli sta fondando/sta per fondare» (1QIsa(a) e la Settanta)

Isaia 29:5 «i vostri stranieri/forestieri» contro «la vostra arroganza» (1QIsa(a))

Isa 30:5 «stranieri» (MT) contro «nemici» (1QIsa(a), Settanta, Targum) (differenza di una lettera)

Isaia 30:16 «dovrebbero dire» (MT) contro «argilla/il vaso» (1QIsa(a))

Isaia 33:8 «città» (MT) contro «testimoni» (1QIsa(a))

Isaia 34:5 «si ubriacheranno» (MT) contro «saranno visti» (1QIsa(a))

Isa 37:9 «per imparare» (MT) contro «per tornare indietro» (LXX e 2 Re 19:9)

Isaia 37:25 (assente) (MT) contro «in terre straniere» (1QIsa(a) e 2 Re)

Isaia 37:27 «campo» (MT) contro «bruciato/distrutto» (1QIsa(a) e 2 Re)

Isaia 37:28 «Conosco il vostro sedervi» (MT) contro «Conosco il vostro alzarvi e il vostro sedervi» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

Isaia 38:11 «non più tra gli abitanti del mondo» (alcuni testi ebraici) contro «non più tra gli abitanti del resto» (MT, Vulgata) contro «non più tra gli abitanti del paese» (Targum) contro «non più» (LXX)

Isaia 38:14 «SIGNORE» (Antico Testamento di Bomberg, 1524-1525 d.C.) contro «Signore» (MT, Rotoli del Mar Morto)

Isaia 38:15 «Egli mi ha parlato» (MT, Vulgata) contro «E io dirò a Lui» (Rotoli del Mar Morto, Targum) contro (assente) (LXX)

Isaia 38:16 «affrettatevi» (MT) contro «coprite di vergogna» (LXX)

Isaia 40:3 «Preparate nel deserto» (MT, Targum, Vulgata) contro «Preparate» (LXX)

Isaia 40:6 «E disse» (MT, Targum) contro «E io dissi» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, Vulgata)

Isaia 40:12 «acque» (MT, Settanta, Vulgata) contro «acque del mare» (Rotoli del Mar Morto) contro «acque del mondo» (Targum)

Isaia 41:14 «verme Giacobbe, uomini d’Israele» (MT) contro «verme Giacobbe, insetto Israele» (siriaco)

Isaia 41:29 «inutili» (MT, Vulgata) contro «nulla» (Rotoli del Mar Morto, siriaco, Targum) contro (la prima metà del versetto è assente nella Settanta)

Isaia 45:2 «Appianerò i rilievi/i luoghi accidentati» (MT) contro «Appianerò le montagne» (1QIsa(a), Settanta) contro «Calpesterò le mura» (Targum) contro «Umilierò i grandi della terra» (Vulgata)

Isaia 45:8 «affinché possano portare la salvezza» (MT) contro «affinché la salvezza possa germogliare/sorgere» (1QIsa(a)) (differenza di una sola lettera)

Isaia 47:13 «predire da cosa» (MT) contro «predire cosa» (LXX, siriaco, cfr. Vulgata)

Isaia 48:11 «perché dovrebbe essere profanato» (Testo Masoretico) contro «perché dovrebbe essere profanato il mio nome» (LXX, latino antico/italico)

Isaia 49:5 «è riunito a lui» (Qere del testo masoretico, Rotoli del Mar Morto, Settanta) contro «non è riunito a lui» (Kethib del testo masoretico)

Isaia 49:12 «Sinim» (MT) contro «Syene» (1QIsa(a)). Syene corrisponde all’odierna Assuan, mentre Sinim è una località sconosciuta.

Isaia 49:24 «prigionieri del giusto» (Testo Masoretico, Targum) contro «prigionieri del potente/tiranno» (1QIsa(a), siriaco, Vulgata) contro «prigionieri ingiustamente» (LXX)

Isaia 51:16 «che ha piantato i cieli» (MT) contro «che ha disteso i cieli» (siriaco) contro «che ha fissato i cieli»

Isaia 51:19 «Come posso confortarvi?» (MT) contro «Come può egli confortarvi?» (1QIsa(a)) (differenza di una sola lettera)

Isaia 52:5 «farli gemere» (MT) contro «deriderli» (Rotoli del Mar Morto) contro «meravigliarsi e gemere» (LXX) contro «vantarsi» (Targum) contro «trattarli ingiustamente» (Vulgata)

Il testo: Ecco un esempio dettagliato tratto da Isaia 52:14-53:12. Salvo diversa indicazione, il primo è il testo masoretico, il secondo è il Rotolo del Grande Isaia dei Rotoli del Mar Morto e il terzo è la Settanta greca. In questa sezione vi sono 197 parole ebraiche nel testo masoretico, 207 parole ebraiche nel testo del Rotolo del Grande Isaia e la Settanta greca conta 332 parole greche. Si riscontrano 55 differenze tra il testo masoretico e il Rotolo del Grande Isaia, sebbene alcune di esse siano dovute all’uso di parole ebraiche più antiche rispetto a quelle più recenti, pur con lo stesso significato. In alternativa, potrebbero trattarsi di differenze dialettali.

Isaia 52:14 «il suo aspetto sfigurato» vs. «il mio aspetto sfigurato» vs. «senza gloria» (LXX)

Isaia 52:14 «figli degli uomini» (anche nella LXX) contro «figli dell’uomo»

Isaia 52:15 «chiuderanno» (tempo futuro) contro «chiuderanno già» (tempo passato con prefisso futuro) contro «chiuderanno» (LXX)

Isaia 52:15 «vedranno» (anche nella LXX) contro «videro»

Isaia 53:1 «su/a chi» contro «a chi» (anche nella LXX)

Isaia 53:2 «secco» – differenza ortografica

Isaia 53:2 «maestà» (MT) contro «maestà per lui» (1QIsa(a)) contro «bellezza» (alcune versioni della Settanta)

Isaia 53:2 «notare» contro «vederlo» contro «lo videro» (LXX)

Isaia 53:2 «desidereremo» contro «dovremmo desiderarlo» contro assente (LXX)

Isaia 53:3 «un uomo» contro «e un uomo» (anche nella LXX)

Isaia 53:3 «familiare con» contro «conosciuto / avendo conosciuto»

Isaia 53:3 «colui dal quale gli uomini nascondono il volto» (possibile differenza ortografica)

Isaia 53:3 «lo abbiamo disprezzato» contro «era/viene disprezzato»

Isaia 53:4 «era familiare con» vs. «sarà annunciato / reso noto» vs. «lo consideravamo» (LXX)

Isaia 53:4 (malattie / afflizioni) (differenza ortografica di due parole)

Isaia 53:4 «colpito» (MT) contro «e colpito» (1QIsa(a))

Isaia 53:4 «colpito da Dio e afflitto/tormentato» (MT) contro «nella sofferenza e nell’afflizione/tormento» (LXX)

Isaia 53:5 «trasgressione … ferita» contro «trasgressioni … ferite» (una lettera per parola) contro «peccati … lividi» (LXX)

Isaia 53:5 «schiacciato … il castigo» contro «e schiacciato … e il castigo» contro «ferito / reso malato … ferita» (LXX)

Isaia 53:5 «fu schiacciato» contro «contuso / reso malato» (LXX)

Isaia 53:5 «sono stati guariti» contro «saranno guariti»

Isaia 53:6 – nessuna differenza tra il testo masoretico e 1QIsa(a)

Isaia 53:6 «si sono smarriti; ognuno di noi ha seguito la propria via, e il Signore lo ha consegnato» (TM, 1QIsa(a)) contro «si sono smarriti; ognuno si è smarrito nella propria via; e il Signore lo ha consegnato per i nostri peccati» (LXX)

Isaia 53:7 «oppresso» (probabile differenza ortografica di una lettera) rispetto a «afflizione»

Isaia 53:7 «e come una pecora» contro «come una pecora» contro «come una pecora» (LXX)

Isaia 53:7 «non ha aperto» contro «non aprirà» contro «così non apre la bocca»

Isaia 53:7 «bocca» (probabile differenza ortografica) contro «bocca» (LXX)

Isaia 53:8 «oppressione / prigionia» (MT e 1QIsa(a)) contro «umiliazione» (LXX)

Isaia 53:8 «chi» (probabile differenza ortografica)

Isaia 53:8 «Poiché» (probabile differenza ortografica)

Isaia 53:8 «il mio popolo» (MT e Settanta) contro «il suo popolo» (1QIsa(a))

Isaia 53:8 «colpo» contro «fu colpito» contro «fu condotto alla morte»

Isaia 53:9 «egli fece / pose / diede» contro «essi fecero / posero / diedero» contro «io darò»

Isaia 53:9 «e con» contro «e un tempo [con]» contro «e il» (LXX)

Isaia 53:9 «nella sua morte / tomba» (MT, 1QIsa(a)) contro «per la sua morte» (LXX)

Isaia 53:9 «bocca» (probabilmente una differenza ortografica)

Isaia 53:10 «per farlo ammalare / per malattia» vs. «lo trafisse (a morte)» (1QIsa(a)) vs. «colpo» (I termini «malattia» e «lo trafisse» non sono affatto simili in ebraico. Il significato della Settanta è qui molto vicino a quello di 1QIsa(a))

Isaia 53:10 «egli prolungherà» (parole ebraiche diverse)

Isaia 53:11a «anima» (l’ebraico antico aveva apparentemente una coniugazione genitiva leggermente diversa rispetto all’ebraico successivo) contro «anima» (LXX)

Isaia 53:11b «vedrà e sarà soddisfatto» (MT) contro «vedrà la luce e sarà soddisfatto» (sia in 1QIsa(a) che in 1QIsa(b)) contro «per mostrargli la luce e formarlo con l’intelligenza; per giustificare il giusto che serve bene molti; ed egli porterà i loro peccati» (LXX)

Isaia 53:11c «il suo servo» (MT) contro «il mio servo» (1QIsa(a))

Isaia 53,11d «egli» (probabile differenza ortografica tra il MT e 1QIsa(a))

Isaia 53:12a «e per»: parole ebraiche diverse nel MT e in 1QIsa(a)

Isaia 53:12b «peccato» (MT) contro «peccati» (1QIsa(a))

Isaia 53:12c «intercedette per i trasgressori» (MT) contro «sarà colpito per le loro trasgressioni» contro «consegnato a causa delle loro trasgressioni» (LXX)

Isa 56:12 «Venite, dicono, prendiamo del vino» (MT) contro «Venite, dite, prendiamo del vino» (Rotoli del Mar Morto, siriaco, Vulgata, Targum)

Isaia 57:11 «taci per lungo tempo» (MT) contro «taci e chiudi i miei occhi» (LXX, Vulgata)

Isaia 60:19 «la luna vi illumini» (MT) contro «la luna vi illumini di notte» (1QIsa(a), Settanta, Latino antico/Italico, Targum)

Isaia 61:1 «liberazione dalle tenebre per i prigionieri» (MT) contro «liberazione dalle tenebre per i ciechi» (LXX)

Isaia 63:9 «Non era né angoscia né angelo» (MT) contro «Non era né messaggero né angelo» (LXX)

Isaia 64:7 «ci avete fusi nella mano della nostra iniquità» (MT) contro «ci avete consegnati nella mano della nostra iniquità» (LXX, siriaco, latino antico/italico, Targum)

Isaia 65:7 «i vostri peccati e i peccati dei vostri padri» contro «i loro peccati e i peccati dei loro padri» (LXX, siriaco)

Isaia 66:2 «tutte queste cose sono avvenute» (MT) contro «tutte queste cose sono mie» (LXX, siriaco)

Isaia 66:18a «Poiché io conosco le loro opere» (MT) contro «Poiché io conosco le loro opere» (LXX, siriaco)

Isaia 66:18b «sta per venire» (MT) contro «io sto per venire» (LXX, siriaco, Vulgata, Targum)

Isaia 66:19 «pul» (MT) contro «Put» (= Libici) (alcune versioni della Settanta)

Clicchi su questo link, www.BibleQuery.org/isa53.html, per il testo completo del testo masoretico, del Grande Rotolo di Isaia e della Settanta greca.

Per quanto riguarda quale dei due sia più attendibile, si possono addurre argomenti a favore di entrambe le posizioni. Da un lato, i Rotoli del Mar Morto risalgono all’epoca di Cristo. Dall’altro lato, poiché i Rotoli del Mar Morto dimostrano la sostanziale accuratezza del testo masoretico e gli scribi masoretici prestarono estrema cura nel copiare la Bibbia con precisione, si potrebbe sostenere che il testo masoretico sia più accurato.

Ecco un esempio tratto da *The Meaning of the Dead Sea Scrolls* in cui lo scriba di 1QIsa(a) sembra aver agito con negligenza. Questo è il testo masoretico.

Isaia 16:8-9 «Poiché i campi di Heshbon e i vigneti di Sibmah languiscono. *I capi delle nazioni ne hanno spezzato i rami più pregiati, che giungevano fino a Jazer e si estendevano nel deserto; i suoi germogli erano sparsi e ampi, fino ad attraversare il mare. Perciò piangerò con il pianto di Jazer per la vite di Sibma.* Irrorerò…» contro «Poiché i campi di Heshbon e i vigneti di Sibma languiscono. Irrorerò…». Nel rotolo 1QIsa(a) manca la parte tra gli asterischi (*).

Bibliografia relativa a questa domanda: *Messianic Prophecies from a Dead Sea Scroll* di Catherine Geever, Margaret Heinle e Preston Heinle, conteneva il testo dei Rotoli del Mar Morto, le differenze e una discussione su tali differenze. Sono stati utilizzati anche *Interlinear Bible* di Jay P. Green, *The Septuagint Version: Greek and English* di C.L. Brenton e *The Dead Sea Scrolls & Modern Translations of the Old Testament* di Harold Scanlin.


D: Nel libro di Isaia, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico, la Settanta greca e altre traduzioni?

R: Tra tutti i libri dell’Antico Testamento, la traduzione della Settanta di Isaia è stata probabilmente quella meno accurata. Ecco alcune delle differenze di traduzione, tratte principalmente dal capitolo 6. Salvo diversa indicazione, la prima è il testo masoretico e la seconda è la Settanta.

Isaia1:17 «Rimproverate l’oppressore» contro «Rimproverate l’oppresso»

Isaia1:29 : «essi saranno svergognati» (molti testi masoretici, Settanta, Vulgata) contro «voi sarete svergognati» (alcuni testi masoretici, Targum)

Isaia 2:9b-10 presente (4QIsa(a), 4QIsa(b), Settanta) assente (Grande Rotolo di Isaia)

Isaia2:12 «gli orgogliosi e i superbi, e su tutto ciò che è innalzato; ed esso sarà umiliato;» (TM) contro «ogni persona orgogliosa e superba, e su ogni persona che è alta e torreggiante, ed essi saranno abbattuti;» (LXX)

Isa3:24 «al posto della bellezza» (MT) contro «al posto della bellezza, la vergogna» (Rotoli del Mar Morto)

Isaia5:17 : «gli stranieri mangeranno» (MT) contro «gli agnelli pascoleranno» (LXX)

Isaia 6:2 «Sopra di esso stavano i serafini» (MT) contro «E i serafini stavano tutt’intorno a lui» (LXX)

Isaia 6:5 «Guai a me» (MT) contro «Guai a me, poiché sono trafitto nel cuore» (LXX)

Isaia 6:6 «volò verso di me» (MT) contro «mi fu mandato» (LXX)

Isaia 6:7 «La vostra iniquità è tolta e il vostro peccato è coperto» (MT) contro «Toglierà le vostre iniquità e purificherà i vostri peccati» (LXX) (voce attiva contro voce passiva)

Isaia 6:8 «andate per noi» (MT) contro «andate a questo popolo» (LXX)

Isaia 6:9-10 «che ascoltino sempre senza mai comprendere; che vedano sempre senza mai percepire. Rendi insensibile il cuore di questo popolo; rendi le loro orecchie sorde e chiudi i loro occhi» (MT) contro «Voi ascolterete sempre, ma non comprenderete mai; vedrete sempre, ma non percepirete mai. Il cuore di questo popolo è diventato insensibile; a malapena odono con le loro orecchie e hanno chiuso i loro occhi» (LXX) (traduzioni tratte dalla nota a piè di pagina della NIV)

Isaia6:10 «Rendi insensibile il cuore di questo popolo…» (MT) contro «Poiché il cuore di questo popolo…» (LXX)

Isaia6:11 «devastato, una desolazione» (MT) contro «lasciato desolato» (LXX)

Isaia6:12 : «La desolazione nel cuore del paese è grande» (MT) contro «coloro che rimarranno nel paese si moltiplicheranno» (LXX)

Isaia6:13 «saranno consumati» (MT) contro «saranno preda» (LXX)

Isaia6:13 «quella quercia che, pur essendo stata abbattuta, conserva ancora il suo ceppo: il seme santo è il suo ceppo» (MT) contro «la ghianda quando cade dal suo guscio» (LXX)

Isaia7:14 «lei gli darà il nome» (MT) contro «Il suo nome sarà chiamato» (LXX e 1QIsa(a) dei Rotoli del Mar Morto). La differenza consiste in una sola consonante.

Isaia7:14 : «giovane donna» (‘almah) in ebraico (MT, Rotoli del Mar Morto) contro «vergine» (parthenos) nella Settanta greca contro «giovane donna» (neanis) nelle traduzioni greche di Aquila, Simmaco e Teodozio.

Isaia 8:2 «Io faccio attestare» (MT) contro «lo faccio attestare» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco)

Isaia 9:3 «Avete moltiplicato la nazione e ne avete accresciuto la gioia» (Rotoli del Mar Morto, Targum) contro «Avete moltiplicato la nazione e non ne avete accresciuto la gioia» (MT, Vulgata, 1QIsa) contro «La maggior parte del popolo l’avete abbattuto nella vostra gioia» (LXX)

Isaia9:17 : «non si è rallegrato di» (MT) contro «non ha avuto pietà di» (Rotoli del Mar Morto)

Isaia10:16 «Il Signore» (MT, Rotoli del Mar Morto) contro «Il Signore [Adonai]» (Antico Testamento di Bomberg, 1524-1525 d.C.)

Isaia 9:20 «suo fratello/parente/vicino» contro «il proprio braccio» (LXX) contro «il braccio di suo fratello/parente/vicino» (LXX alessandrina)

Isaia 10:20 «braccio» (MT) contro «progenie» (Targum)

Isaia10:27 : «Il giogo sarà spezzato/distrutto perché siete diventati così grassi» (MT, NRSV) contro «Il giogo sarà distrutto a causa dell’unzione» (MT, traduzione letterale di Green) contro «Il giogo sarà spezzato/distrutto dalle vostre spalle» (LXX)

Isaia10:30 «Alza la tua voce, o figlia di Gallim!» (MT, Targum, Vulgata) contro «Ascoltala, o Anathoth» (LXX, siriaco)

Isaia10:34 : «con un essere maestoso» (MT) contro «con alberi maestosi» (LXX, Vulgata)

Isaia 11:6 «Il vitello, il leone e il vitello di un anno staranno insieme» (MT) contro «Il vitello e il leone pascoleranno insieme» (LXX)

Isaia11:15 : «distruggerà la lingua del Mare d’Egitto» (MT, Vulgata) contro «prosciugherà la lingua del Mare d’Egitto» (LXX, siriaco, Targum)

Isaia 13:2 «Fate loro cenno di entrare nelle porte dei nobili» (MT) contro «Sguainate le vostre spade, o nobili» (LXX)

Isaia 14:4 (significato sconosciuto nel testo masoretico ebraico) contro «insolenza/furia» (Rotoli del Mar Morto, cfr. Settanta, siriaco, Vulgata)

Isaia14:21 : «padri» (TM) contro «padre» (siriaco)

Isaia14:30 : «dei superstiti egli ucciderà» (testo masoretico) contro «dei superstiti io ucciderò» (Rotoli del Mar Morto, Vulgata)

Isaia 15:1 «Ar [città] fu saccheggiata» (TM) contro «la città di Moab fu saccheggiata» (Peshitta)

Isaia 15:4 «gli uomini armati di Moab gridano/urlano a gran voce» (TM) contro «i lombi della regione di Moab tremano/urlano a gran voce» (Targum, Vulgata, Settanta, siriaco)

Isaia 15:9 «Dimon [luogo sconosciuto]» (MT, Targum) contro «Dibon [in Moab]» (Rotoli del Mar Morto, Vulgata, cfr. siriaco) contro «Rimon» (LXX)

Isaia 16:9 «O Elealah [nome di un luogo]» (MT) contro «O Dibon [nome di un luogo]» (Rotoli del Mar Morto, alcune versioni della Settanta, Vulgata)

Isa16:10 : «Ho zittito» (MT) contro «è zittito» (LXX)

Isaia 17:2 «Le città di Aroer sono abbandonate» (MT, Vulgata) contro «Sarà abbandonata per sempre» (LXX) contro «Le sue città saranno abbandonate e desolate» (Targum)

Isaia 17:9a «ramo» (MT) contro «Amorrei» (LXX) contro «devastato» (Targum) contro «come gli aratri» (Vulgata)

Isaia 17:9b «un ramo più alto» (MT) contro «Hiviti/Evei» (LXX) contro «in rovina» (Targum) contro «grano» (Vulgata)

Isaia 18:1 «navi a vela» (LXX, NEB) contro «ali che frusciano» (Masoretico)

Isaia 18:7 «di un popolo alto e dalla pelle liscia» (MT) contro «da un popolo alto e dalla pelle liscia» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, Vulgata) contro «a un popolo alto e dalla pelle liscia» (Targum)

Isaia19:14 : «versato in essa» (MT) contro «versato in loro» (LXX, si confrontino i Targum)

Isaia19:18 : «città della distruzione» (la maggior parte del testo masoretico) contro «città del sole» (alcune versioni del testo masoretico, Rotolo del Mar Morto 1QIsa, Targum, Vulgata) contro «città della giustizia» (la maggior parte della LXX)

Isaia 20:2 «scarpa» (TM) contro «scarpe» (LXX, rotolo del Mar Morto 1QIsa)

Isaia 21:8 «un leone ruggì/gridò» (TM) contro «la sentinella/il guardiano ruggì/gridò» (Rotoli del Mar Morto, siriaco)

Isaia 22:3 «fuggì da lontano» (MT) contro «fuggì lontano» (LXX, siriaco, Vulgata)

Isa22:19 : «Perciò vi scaccerò dal vostro ufficio, e dalla vostra posizione egli vi abbatterà» (MT) contro «Perciò vi scaccerò dal vostro ufficio, e dalla vostra posizione» (LXX) contro «Perciò vi scaccerò dal vostro ufficio, e dalla vostra posizione vi abbatterò» (siriaco, Targum, Vulgata)

Isaia 23:2-3 «Sidone, che i marinai hanno arricchito/rifornito. Sulle grandi acque giungeva il grano dello Shihor» (TM) contrapposto a «Sidone, che attraversa il mare; i vostri inviati sono sul mare/sulle grandi acque. Il grano dello Shihor» (uno dei Rotoli del Mar Morto)

Isaia23:10 : «Attraversate la vostra terra» (TM) contro «Coltivate la vostra terra» (Rotoli del Mar Morto, alcune versioni della Settanta)

Isaia 25:11 «E Egli stenderà le Sue mani in mezzo a loro, come chi nuota muove le braccia per nuotare. E abbatterà il suo orgoglio con l’abilità delle Sue mani» (MT, traduzione letterale di Green) contro «E stenderà le Sue mani, proprio come abbatte l’uomo per distruggerlo; e abbatterà il suo orgoglio riguardo a ciò su cui ha posato le mani» (LXX)

Isaia 26:19 «il mio cadavere» (MT, Rotoli del Mar Morto, Vulgata) vs. «i loro cadaveri» (confronta il siriaco, i Targum) vs. «coloro che giacciono nelle tombe» (LXX)

Isaia 26:19 «I vostri morti vivranno, il mio cadavere; risorgeranno. Svegliatevi e cantate, abitanti della polvere; poiché la rugiada delle luci è la vostra rugiada; e la terra espellerà gli spiriti defunti». (MT) contro «I morti risorgeranno, e coloro che sono nelle tombe saranno risuscitati, e coloro che sono nella terra gioiranno; poiché la rugiada che proviene da voi è per loro fonte di guarigione: ma la terra degli empi perirà.» (LXX)

Isaia 27:2 «vigneto di vino rosso» (alcuni testi masoretici, Vulgata) vs. «vigneto di delizia» (alcuni testi masoretici, Settanta) vs. «vigneto d’eccellenza» (Targum)

Isaia 27:8 (significato ebraico incerto nel testo masoretico) contro «Con la guerra» (LXX)

Isaia 29:13 «La loro adorazione verso di me consiste solo in regole insegnate dagli uomini.» (MT) contro «Mi adorano invano; i loro insegnamenti non sono che regole insegnate dagli uomini.» (LXX)

Isaia 33:2 «sia il loro braccio ogni mattina» (TM) contro «sia [il/un/?] braccio ogni mattina» (LXX) contro «sia il nostro braccio ogni mattina» (siriaco, Targum, Vulgata)

Isaia 33:8 «le città sono disprezzate» (MT) vs. «i suoi testimoni sono disprezzati» (Rotoli del Mar Morto) vs. «allontanati dalle loro città» (Targum)

Isaia 34:7 «bufali selvatici» contro «potenti»

Isaia 35:8 «ci sarà una strada maestra e un sentiero» (MT) contro «ci sarà una strada maestra» (Rotolo del Mar Morto 1QIsa(a))

Isaia 36:5 «Io dico» (Masoretico) contro «Voi dite» (Rotoli del Mar Morto 1QIsa(a) e 2 Re 18:20).

Isaia 37:20 «solo il Signore» (MT) contro «solo Tu, o Signore, sei Dio» (Rotoli del Mar Morto, 2 Re 19:19)

Isaia 37:25 «scavò pozzi» (MT) contro «scavò pozzi in terre straniere» (Rotoli del Mar Morto, 2 Re19:24 )

Isaia 37:27 «tetti e campi terrazzati» (la maggior parte dei manoscritti masoretici) contro «tetto» (alcuni manoscritti masoretici, i Rotoli del Mar Morto e alcuni manoscritti della Settanta)

Isaia 38:11 «dimorano nel luogo del riposo» (la maggior parte dei manoscritti masoretici) contro «dimorano in questo mondo» (alcuni manoscritti ebraici) contro «abitanti del riposo della morte»

Isaia 40:3 «colui che grida» contro «uno che grida»

Isaia 40:3 «nel deserto/nel luogo selvaggio una via diritta per il nostro Dio» (MT) contro «diritti i sentieri del nostro Dio» (LXX)

Isaia 40:11 «e li porta nel Suo seno, li conduce con delicatezza» (MT) contro «li conduce con delicatezza» (LXX)

Isaia 41:2 «il giusto» contro «la giustizia»

Isaia 41:2 «piede» contro «piedi, affinché possa camminare»

Isaia 41:25 «invoca il mio nome» contro «saranno chiamati con il mio nome» (Septuaginta), «sul/con il suo nome» (Rotolo del Mar Morto Q(a))

Isaia 43:28 «profanerà» (TM) contro «profanato» (Settanta)

Isaia 45:2 (significato sconosciuto nel testo masoretico) contro «montagne» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

Isaia 45:8 «ha fatto piovere» (har’ipa) (testo masoretico) contro «gridate ad alta voce» (hari’u) (Rotolo del Mar Morto Q(a) e Settanta)

Isaia 45:24 «Di me ciascuno afferma» (testo masoretico) contro «di me si dirà» (differenza di 3 lettere nel Rotolo del Mar Morto Q(a)) contro «Dicendo» (differenza di 3 lettere, Settanta)

Isaia 49:5 «radunati a Lui» (Qere, Rotoli del Mar Morto, Settanta) contro «non radunati» (Kethib)

Isaia 49:12 «Sinim» (TM) contro «Assuan [Egitto]» (Rotoli del Mar Morto) contro «terra dei Persiani» (LXX)

Isaia 49:24-25 «dal giusto» (2 volte) (MT) contro «dal feroce» (2 volte) (Rotoli del Mar Morto, Vulgata, siriaco) contro «dal gigante» (2 volte) (LXX)

Isaia 50:11 «vi cingete di tizzoni ardenti» (MT) contro «coloro che accendono tizzoni ardenti» (siriaco) contro «alimentate una fiamma» (LXX)

Isaia 51:19 «Come potrei confortarvi?» (MT) contro «Chi vi consolerà?» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco, Vulgata)

Isaia 52:5 «scherniscono» (MT) contro «gemono» (Rotoli del Mar Morto, Vulgata) contro «urlano» (LXX)

Isaia 52:14 «stupiti di voi» (MT, Settanta) contro «stupiti di lui» (siriaco, Targum)

Isaia 52:15 «così egli aspergerà molte nazioni» (MT) contro «così molte nazioni si meraviglieranno di lui» (LXX)

Isaia 53:11 «luce» (MT) contro «luce della vita» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

Isaia 56:5 «Gli darò un nome eterno» (MT) contro «Darò loro un nome eterno» (Rotolo del Mar Morto 1QIsa(a) e LXX)

Isaia 61:1 «tenebre per i prigionieri» (MT) contro «tenebre per i ciechi» (LXX)

Isaia 61:1 (assente) (MT, Settanta) contro «i morti risorgono» (Rotolo del Mar Morto 4Q521).

Isaia 66:19 «a Tarsis, a Pul» (MT) contro «a Tarsis, a Put [Libici]» (alcuni manoscritti della Settanta)

Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla «Literal Translation» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton intitolata «The Septuagint: Greek and English». Sono stati inoltre consultati l’«Expositor’s Bible Commentary», la «General Introduction to the Bible» e le note a piè di pagina presenti nelle Bibbie «NASB », NIV, NKJV e NRSV.