< Domanda sulla Bibbia tratta dal libro dei Giudici
D: In Giudici 1, qual è il punto centrale del libro?
R: Il libro dei Giudici mostra principalmente come la disobbedienza del popolo di Dio porti alla punizione e come l’obbedienza che ne segue porti alla benedizione. Inoltre, una frase chiave nel libro dei Giudici è che «ognuno faceva ciò che era giusto ai propri occhi», e il libro mostra le conseguenze caotiche di questo atteggiamento. Un secondo scopo del libro dei Giudici è quello di mostrare quanto siano depravate le persone.
D: Nel libro dei Giudici, cosa si intende con la parola «giudice»?
R: La parola ebraica shopetim (Giudici) significa «leader esecutivi» secondo Gleason Archer in *Survey of Old Testament Introduction*, p. 280. È il titolo dato alle persone che guidarono e giudicarono Israele dal tempo di Giosuè fino al tempo di Saul, il primo re. Questi uomini, e una donna, servirono Dio in misura diversa. Nel libro di Giosuè abbiamo imparato dal carattere e dalla vita di un uomo che, per quanto ne sappiamo, non ha mai scenduto a compromessi nel suo cammino con Dio. Ora, la vita è più complicata, e non così benedetta, per coloro che camminano con Dio ma che molte volte hanno scenduto a compromessi.
D: Nel libro dei Giudici, esistono prove archeologiche provenienti da altre terre che attestino la presenza degli Israeliti durante il periodo dei giudici?
R: Sì, la stele del faraone Merenpta/Merneptah (1229/1225 a.C.), figlio di Ramses il Grande, è stata rinvenuta da Petrie a Tebe, in Egitto. Questa stele (colonna) fu eretta nel quinto anno del regno del faraone Merneptah. Essa lo esalta, elencando le nazioni che gli egiziani attaccarono o conquistarono. Vi si menzionano gli Ittiti, Canaan, Ascalona, Gezer, Yanoam (nel nord di Canaan), Israele e la terra degli Horei.
D: Nel libro dei Giudici, quali furono i periodi di oppressione e di tregua?
R: Ecco i periodi. L’archeologo John Garstang ha stabilito che i periodi di tregua menzionati nel libro dei Giudici erano tali perché gli egiziani esercitavano il loro controllo sui cananei costieri.
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Giudice |
Oppressore |
Versetti |
Anni |
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Cushan-Rishathaim di Aram Naharaim |
Giudici 3:8 |
8 | |
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Othniel di Giuda |
Giudici 3:9-11 |
40 | |
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Eglon, re di Moab |
Giudici 3:12-14 |
18 | |
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Ehud di Beniamino |
Giudici 3:15-30 |
80 | |
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Filistei - Ferro |
Giudici 3:31 |
? | |
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Shamgar |
Giudici 3:31 |
? | |
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Iabin di Hazor – 900 carri |
Giudici 4:2-3 |
20 | |
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Debora di Efraim |
Giudici 4-5 |
40 | |
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Madianiti - Cammelli 6:1-6 |
Giudici 7 | ||
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Gedeone di Manasse |
Giudici 6:7-8:28 |
40 | |
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Il regno di Abimelech |
Giudici 9 |
3 | |
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Tola di Issacar |
Giudici 10:1-2 |
23 | |
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Gair di Galaad |
Giudici 10:3-6 |
22 | |
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Ammoniti/Filistei - Ferro |
Giudici 10:7-9 |
18 | |
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Iefte |
Giudici 10-12:7 |
6 | |
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Ibzan di Zabulon |
Giudici 12:8-10 |
7 | |
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Elon di Zabulon |
Giudici 12:11-12 |
10 | |
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Abdon di Efraim |
Giudici 12:13-15 |
8 | |
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Filistei - Ferro |
Giudici 13:1 |
40 | |
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Sansone di Dan |
Giudici 13-16 |
20 | |
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TOTALE CONSECUTIVO |
410 | ||
D: Nel libro dei Giudici, i periodi di ciascun giudice e di oppressione erano consecutivi o alcuni erano simultanei?
R: Sebbene il Libro dei Giudici non lo affermi esplicitamente, 1 Re 6,1 indica che trascorsero 480 anni dall’Esodo alla costruzione del Tempio di Salomone. Ciò renderebbe i periodi descritti nel Libro dei Giudici consecutivi e non sovrapposti. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Esodo 5:2; si veda inoltre l’argomentazione convincente di David Rohl, contenuta in *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest* (Crown Publishers 1995), pp. 278-283, secondo cui l’Esodo avvenne nel 1447 a.C.
D: Nel libro dei Giudici, dato che vi sono così tanti elementi poco edificanti e poco lusinghieri, significa forse che «si è costretti a ritenere che il Libro dei Giudici rifletta la storia secolare in modo più accurato di quanto possa fare il Libro di Giosuè», come afferma la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 224?
R: No; ci sono due punti da considerare nella risposta.
1. La *Guida alla Bibbia* di Asimov ha ragione nell’affermare che in questo libro vi sono molti aspetti poco lusinghieri per Israele, e ciò dimostra la schietta onestà dell’autore. Tuttavia, «poco lusinghiero» non significa «poco edificante». Dobbiamo imparare dagli errori altrui, e uno dei punti principali del Libro dei Giudici è proprio l’errore di ogni uomo che fa ciò che è giusto ai propri occhi.
2. La “Guida alla Bibbia” di Asimov rivela qui un pregiudizio soggettivo e anti-biblico. Dato che il libro dei Giudici è meno positivo nei confronti degli Israeliti, in che modo il fatto di essere più o meno positivi dimostra la veridicità? Forse se prendessimo un libro e ne rimuovessimo tutte le parti negative, allora il libro non sarebbe affatto vero! Se prendessimo lo stesso libro e ne rimuovessimo tutte le parti positive, ciò renderebbe il resto totalmente vero? Sebbene l’esistenza di aspetti negativi dimostri che l’autore non ha voluto sorvolare sulle parti negative, il grado di parti positive o negative non dimostra quanto accurata sia la rappresentazione di qualcosa.
D: Nel libro dei Giudici, quali azioni sbagliate vengono menzionate?
R: Ecco un elenco di ciò che fecero.
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Alleanza con i Cananei |
Giudici 2:1-3 |
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Non distrussero gli altari pagani |
Giudici 2:1-3 |
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Adorarono Baal, Astarte e altri dei |
Giudici 2:11-19 |
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Compirono il male, dimenticarono il Signore e servirono gli idoli |
Giudici 3:7 |
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Compirono il male |
Giudici 4:1; 6:1 |
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Trasformarono l’oro in un efod per adorarlo |
Giudici 8:27 |
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Adorò Baal-Berith e dimenticò Dio |
Giudici 8:33-35 |
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Abimelech uccise i suoi 70 fratelli |
Giudici 9:5 |
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Adorarono molti dei |
Giudici 10:6 |
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Iefte adempì un voto avventato |
Giudici 11:30,39 |
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Gli Israeliti uccisero 42.000 Efraimiti |
Giudici 12:6 |
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Sansone sposò una pagana, commise un peccato sessuale e infranse il voto |
Giudici 14-16 |
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L'idolo di Michea «dedicato al Signore» |
Giudici 17:3-4 |
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L'idolo di Michea fu rubato |
Giudici 18:14-26 |
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Gli uomini di Ghibea violentarono la concubina del levita |
Giudici 19:22-26 |
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Guerra civile. Oltre 90.130 israeliti uccisi |
Giudici 20-21 |
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Uccisione degli israeliti a Jabesh di Galaad |
Giudici 21:10-12 |
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Il giuramento avventato degli Israeliti |
Giudici 21:7,18 |
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Il rapimento delle fanciulle di Silo |
Giudici 21:20-23 |
D: In Giudici 1, erano elencati dodici giudici, in corrispondenza delle dodici tribù d’Israele?
R: No. Non c’è nulla che indichi che i dodici giudici che «governavano» corrispondessero alle dodici tribù. Inoltre, i giudici erano tredici, non dodici, poiché anche Abimelech «governò Israele» in Giudici 9:22.
D: In Giudici 1:6-7, gli israeliti fecero bene a tagliare i pollici delle mani e dei piedi di Adoni-Bezek?
R: Due punti da considerare nella risposta.
1. Forse si trattava di una giustizia adeguata. Adoni-Bezek aveva, per così dire, pollici e alluci da vendere, dato che lui stesso li aveva tagliati a settanta re.
2. La Scrittura in realtà non dice se gli israeliti avessero ragione o meno a farlo; si limita a riportare che lo fecero.
D: In Giudici 1:7, come potevano esserci 70 regni nella piccola area di Canaan?
R: Quasi ogni città importante aveva il proprio re. La situazione era simile a quella dei numerosi regni indipendenti presenti in Grecia seicento anni dopo.
D: In Giudici 1:8, dato che gli Israeliti conquistarono Gerusalemme, perché Davide dovette conquistarla nuovamente più tardi in 2 Samuele 5:6-9?
R: Sconfissero i Gebusei e incendiarono parte della città. Tuttavia, Giudici 1:21 mostra che la città rimase inconquistata fino all’epoca di Davide. Anche le lettere di Tell el-Amarna (1400-1370 a.C.) dimostrano che Gerusalemme non fu conquistata.
D: In Giudici 1:10 i tre Anakiti furono uccisi da Giuda, o furono espulsi come dicono Giudici 1:20 e Giosuè 15:14?
R: «Espulsi» può significare sia uccisi che costretti a fuggire. Giosuè 1:10 indica che i tre individui furono uccisi. È probabile che non tutto il loro clan sia stato ucciso, ma che alcuni siano stati cacciati. L’uccisione e la fuga forzata degli altri potrebbero costituire un unico evento, oppure la fuga forzata potrebbe essere avvenuta in un momento successivo.
D: In Giudici 1:16 e Giudici 4:11, i parenti acquisiti di Mosè erano Keniti, oppure erano Madianiti come indica Esodo 2:21?
R: Mosè sposò Zippora, una madianita e una cuscita (un’etiope). Innanzitutto, ecco cosa non è la risposta, seguite da tre possibilità.
Non è questa la risposta: i Keniti erano fabbri del rame, e il termine «Kenita» potrebbe riferirsi a un mestiere, non a un popolo. Tuttavia, ciò è improbabile, poiché i Keniti sembrano essere una tribù distinta in Giudici 4:17 e soprattutto in Numeri 24:22.
Possibili risposte:
1. Mosè aveva almeno un’altra moglie, una Kenita.
2. Il suocero di Mosè era un madianita: i due riferimenti in Giudici erano errori di trascrizione.
3. Il suocero di Mosè era un madianita che fondò o faceva parte della sottotribù dei Keniti.
D: In Giudici 1:18, in che modo gli Israeliti conquistarono Gaza, Ascalona ed Ekron, quando queste città erano sotto il controllo dei Filistei ai tempi di Sansone?
R: Gli Israeliti le conquistarono ai tempi di Giosuè, intorno al 1400 a.C., ma si trattò solo di una conquista temporanea. I Filistei, con i loro carri di ferro (o carri con ruote dai cerchioni di ferro), le avevano riconquistate quando Sansone entrò in scena circa 390 anni dopo.
Un’altra interpretazione, secondo cui non avrebbero conquistato quelle città, come sostiene la Settanta, è probabilmente errata secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, pp. 388-389.
D: In Giudici 1:19, perché chiamarono questi carri «carri di ferro» invece che semplicemente «carri»?
R: L’archeologia ci dice che nel mondo antico esistevano due tipi di carri. I carri egiziani erano veicoli leggeri a due ruote che trasportavano solo due persone: un arciere e un auriga. Erano realizzati principalmente in legno e cuoio e offrivano una protezione minima contro le frecce. I carri delle altre nazioni erano veicoli pesanti simili a carri da trasporto, che potevano trasportare da tre a quattro persone. Offrivano una certa protezione contro le frecce. Questi carri erano realizzati con una quantità molto maggiore di metallo.
D: In Giudici 1:19, il fatto che gli Israeliti non siano riusciti a scacciare i Cananei dimostra che Dio non è onnipotente? (sia un ateo che il musulmano Ahmad Deedat hanno sollevato questa questione)
R: No. A quanto pare, il popolo subì una sconfitta in battaglia nelle pianure. Anziché pregare con fervore Dio e combattere di nuovo, rinunciarono a combattere. A volte, anche oggi, ci arrendiamo troppo facilmente quando le cose si fanno difficili.
Dio, però, era in grado di sconfiggere i carri da guerra. Bastarono Barak e soli 10.000 soldati israeliti per distruggere 900 carri di ferro provenienti da Hazor. (Naturalmente, anche il fatto che Dio mandasse la pioggia proprio al momento giusto, trasformando il campo di battaglia in fango, aiutò più di un po’.)
D: In Giudici 1:19, era Dio Onnipotente a non poter scacciare il popolo delle pianure, o erano gli israeliti a non poterlo fare? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)
R: Il testo ebraico non specifica esplicitamente il pronome, ma il significato è che gli israeliti, anche con l’aiuto di Dio, non riuscirono a scacciare il popolo delle pianure in quel momento perché quest’ultimo disponeva di carri di ferro. In seguito, però, gli israeliti sconfissero i Cananei con i carri al tempo dei Giudici, e Davide sconfisse i Filistei con i carri. A volte, anche quando siamo obbedienti a Dio, abbiamo comunque bisogno di pazienza per vedere i risultati della nostra obbedienza.
Dio è Onnipotente, ma quando sceglie di usare il Suo popolo come mezzo per realizzare la Sua volontà, a volte dobbiamo aspettare per vedere il risultato positivo.
D: In Giudici 1:23-26, in quale circostanza era lecito incoraggiare qualcuno a tradire la propria città e il proprio popolo?
R: Sebbene il libro dei Giudici non lo raccomandi esplicitamente, in questo caso era lecito. La casa di Giuseppe era in guerra contro i cananei empì. La maggior parte degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale non aveva alcun problema a incoraggiare giapponesi, italiani, tedeschi e i francesi conquistati a tradire i regimi dell’Asse.
D: In Giudici 1:28, Dio non scacciò completamente i Cananei, o furono completamente distrutti come dice Giosuè 10:40?
R: I cananei furono scacciati davanti agli israeliti dalle zone in cui questi ultimi abitavano. Tuttavia, sia Giosuè che il libro dei Giudici concordano sul fatto che molti altri cananei non furono scacciati.
D: In Giudici 2:1-3, perché Dio disse che non avrebbe scacciato i Cananei, visto che in precedenza aveva affermato il contrario?
R: Inizialmente Dio non desiderava che i Cananei fossero un laccio. Giudici 2 ne indica due ragioni.
In Giudici 2:2, le intenzioni dichiarate da Dio nei confronti degli Israeliti cambiarono quando essi passarono dalla piena obbedienza a un’obbedienza parziale, che è comunque disobbedienza. Dio promise di scacciare i Cananei davanti a loro, ma se non avessero combattuto e non avessero avuto alcun Cananeo «davanti a loro», non ci sarebbero stati Cananei da scacciare «davanti a loro».
Giudici 2:21-23: poiché avrebbero mostrato un’obbedienza parziale, Dio avrebbe usato i cananei idolatri come prova per rivelare quali israeliti avrebbero servito Dio.
Oggi, Dio può usare il ricordo che i vostri figli hanno di varie cose peccaminose presenti nella vostra casa come prova per loro, per vedere se seguiranno veramente Dio o meno. D’altra parte, se non avete quelle cose, allora forse Dio riterrà superflue quelle prove.
D: In Giudici 2:4-6, Dio ritirò la Sua promessa di aiutare gli Israeliti quando Giosuè era ancora in vita?
R: Probabilmente sì. Il paese godette di una tregua dalla guerra in Giosuè 11:23, prima che Giosuè e gli altri capi si dividessero il territorio. Sebbene non sia necessario che Giudici 2:6 segua cronologicamente Giudici 2:2-3, molto probabilmente fu così.
D: In Giudici 2:13, «Ashtoreth» era un termine generico per indicare una dea semitica?
R: No. Sebbene il nome qui sia in forma plurale, si riferisce a diverse statue della stessa dea, non a dee diverse. Il Wycliffe Bible Dictionary (p. 700-707) contiene un’ampia sezione dedicata a circa 36 divinità specifiche del Medio Oriente, e Astarte era una dea specifica venerata da molti popoli in molte lingue. Era la dea del sesso, della fertilità in generale e, spesso, della guerra. Era chiamata «Ishtar» dai babilonesi, «Inanna» dai sumeri più antichi, ttrt a Ugarit, ‘strt in Fenicia, Astarte in caratteri greci e Attar (arabo meridionale). Astarte/Ishtar potrebbe anche essere collegata alla greca Afrodite e alla romana Venere.
Si noti che esiste anche una dea diversa chiamata «Asherah», conosciuta anche dai Sumeri, dagli arabi del sud, dal popolo di Ugarit come Athiratu-yammi, dai Babilonesi come Ashratum e dagli Egizi come Abdi-Ashirta. Il Wycliffe Bible Dictionary, a pag. 701, afferma che si tratta di una dea diversa da Ashtarte/Ishtar.
D: In Giudici 2:13, «Ashtoreth» era forse una distorsione del nome corretto, Ashtarte, perché i devoti redattori israeliti unirono le vocali di Bosheth (vergogna) alle consonanti di Ashtarte/Astarte?
R: Alcuni studiosi lo ritengono. I manoscritti ebraici originali dell’Antico Testamento erano scritti senza i segni vocalici, quindi qualunque vocale fosse stata utilizzata è stata aggiunta in un secondo momento.
D: In Giudici 2:14-19, il resto del libro dei Giudici sembra seguire questo schema, ma perché esisteva questo schema?
R: Dio mandò gli oppressori come castigo, per riportare gli israeliti a Sé. La strategia di Dio e il giudice da Lui utilizzato ebbero successo, e il popolo tornò a Lui. Una volta raggiunta la prosperità, però, dimenticarono di confidare in Dio e di liberarsi dei propri idoli.
A volte sembra molto più facile per qualcuno pentirsi davanti a Dio quando le cose si fanno difficili, piuttosto che perseverare nel continuare a vivere una vita gradita a Dio.
D: In Giudici 2:15, perché Dio combatté contro gli Israeliti invece di ignorarli semplicemente?
R: Quando gli israeliti si ribellavano, Dio non si limitava a ignorarli, ma li disciplinava infliggendo loro delle sconfitte finché non gridavano a Lui. La disciplina di Dio nei confronti di un gruppo di persone può includere anche la morte.
D: In Giudici 2:19, perché la morte di ogni giudice portava il popolo a ricadere nell’idolatria?
R: Per lo stesso motivo per cui alcune persone si allontanano oggi. I fedeli di molte religioni possono allontanarsi quando muore il leader in cui riponevano la loro fiducia. Le persone che si dichiarano cristiane ma hanno riposto la loro fiducia in un leader cristiano più che in Dio, potrebbero allontanarsi quando quel leader muore.
D: In Giudici 3:7, in che modo gli Israeliti servivano i Baal e i boschi sacri?
R: «Baalim» è il plurale di «Baal», e Baal era sia un idolo cananeo sia un termine generico per indicare gli dei.
D: In Giudici 3:8, esiste qualche prova archeologica del fatto che Israele servisse Chushan-Rishathaim, re di Aram-Naharaim?
R: Innanzitutto, non si parla di Babilonia o dell’Assiria (che all’epoca erano deboli), ma di Aram-Naharaim. Secondo il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 386, Aram-Naharaim significa «Aram dei due fiumi». In altre parole, si tratta della parte della Mesopotamia nell’odierna Siria, situata tra i fiumi Tigri ed Eufrate.
D: In Giudici 3:8, “Cushan-Rishathaim” era un nome vero e proprio o un appellativo dispregiativo?
R: È molto probabile che lo fosse. Gli Israeliti traslitteravano i nomi di altre lingue, e forse «Cushan» era una traslitterazione. In ogni caso, «Rishathaim» significa «doppia malvagità», e probabilmente non era il suo vero nome. È più probabile che «Cushan» sia una traslitterazione di un nome piuttosto che «cushita», sebbene sia possibile che significhi proprio «cushita».
D: In Giudici 3:17-22, Ehud fece bene ad assassinare con l’inganno il re Eglon di Moab?
R: Sebbene Ehud non abbia effettivamente detto una menzogna, ha comunque ingannato il re di Moab. In alcune occasioni particolari, i cristiani potrebbero fuorviare e causare inganno. Ad esempio, se aveste vissuto durante la Rivoluzione Culturale cinese o durante il regime dei Khmer Rossi in Cambogia, il governo stava uccidendo gli intellettuali. Se il governo vi avesse chiesto di identificare tutti i vostri amici intellettuali, sareste stati disposti a farlo, sapendo quale sarebbe stato il loro destino?
D: In Giudici 3:31, come poté Shamgar uccidere 600 uomini con un pungolo da bue?
R: Un pungolo per buoi era un attrezzo pesante. Probabilmente si trattava di un bastone lungo dai 7 ai 10 piedi, affilato a un’estremità e dotato di uno scalpello all’altra. Nelle mani di un uomo forte, sarebbe stata un’ottima arma.
D: Giudici 4 è un resoconto successivo (fonte E) della vittoria di Barak, mentre Giudici 5 è uno precedente (circa 1125 a.C., fonte J), come sostiene l’Harper’s Bible Dictionary (Harper & Row 1961), p. 132?
R: No. Non forniscono alcuna prova che permetta di stabilire quale dei due sia anteriore all’altro. La teoria JEPD, su cui si basano molte speculazioni, è stata screditata. Uno dei tanti problemi della “teoria” JEPD era che i suoi sostenitori avevano grandi difficoltà a mettersi d’accordo su quali parti provenissero da quale fonte.
D: In Giudici 4:2, questo Iabin di Hazor era lo stesso di Giosuè 11:1?
R: No. Probabilmente era un discendente di quel Jabin che visse 160 anni prima, ai tempi di Giosuè. Re e faraoni spesso prendevano il nome dai propri antenati.
D: In Giudici 4:3, come poteva la città di Hazor opprimere Israele, dato che era stata distrutta in precedenza in Giosuè 11:10-11?
R: L’archeologia ci dice che la città di Hazor fu incendiata nel 1400 a.C., nel 1300 a.C. dagli egiziani e nel 1230 a.C. A prescindere dai pregiudizi dei critici della Bibbia, l’archeologia racconta la storia in modo molto preciso.
D: In Giudici 4:4,6, cosa significano i nomi Debora e Barak?
R: Debora significa «ape», e come ha scherzato un insegnante biblico, era una giudice «dolce come il miele». Barak significa «fulmine».
D: In Giudici 4:6, cosa sappiamo del Monte Tabor?
R: Il Monte Tabor è un cono roccioso alto 1300 piedi, a 1843 piedi sul livello del mare. Si trova a circa 10 miglia, ovvero 16 chilometri, dal Kishon, un fiume stagionale. Sarebbe stato difficile per i carri raggiungere la cima del Monte Tabor, quindi un esercito appostato sul Monte Tabor sarebbe stato al sicuro dai carri, finché non fosse sceso per attaccare.
D: In Giudici 4:7, il «io» qui si riferisce a Debora o a Dio?
R: Debora sta trasmettendo il messaggio di Dio, quindi il «io» qui si riferisce a Dio, come mostra Giudici 4:14.
D: In Giudici 4:9 e in altri passi del libro dei Giudici, il riferimento alla tribù di Efraim e alla sua posizione di rilievo è una prova del fatto che il libro dei Giudici sia stato composto dopo la secessione del regno del nord?
R: No. A quanto pare, secondo alcuni critici, se un passo menziona Efraim, significa che è stato scritto nel regno del nord; se menziona Giuda, significa che è stato scritto nel regno del sud; se un libro menziona entrambi, significa che era composto da due parti, scritte in luoghi diversi.
Per un osservatore imparziale non è inconcepibile che qualcuno in Giuda potesse almeno menzionare Efraim un paio di volte, ed è concepibile che qualcuno in Efraim potesse menzionare Giuda. Non è nemmeno inconcepibile che, se i libri fossero stati scritti prima della divisione del regno, non ci fosse alcun antagonismo tra i due.
D: In Giudici 4:9, perché Barak era riluttante a guidare Israele senza Debora?
R: La Scrittura non lo dice esplicitamente, ma possiamo individuare una possibile ragione. Dato che fu Debora a chiamare Barak, ciò potrebbe indicare che Debora fosse già stata riconosciuta come leader da tempo, e Barak temeva che, senza Debora, gli Israeliti potessero non seguirlo.
Una seconda ragione potrebbe essere che Debora fosse una giudice che presiedeva nella zona della potente tribù di Efraim, e Barak volesse il sostegno di Efraim prima di procedere.
D: In Giudici 4:9 e Giudici 9:54, c’era qualcosa di sbagliato nell’essere sconfitti per mano di una donna?
R: No, ma ci sono due punti da considerare nella risposta.
1. Fino ai tempi moderni la forza fisica era molto importante in guerra. Gli uomini sono in genere più forti delle donne nella parte superiore del corpo.
2. Sebbene non ci fosse nulla di male nel fatto che Sisera fosse ucciso da una donna anziché da un uomo, la maggior parte delle culture mediorientali (probabilmente compresa quella cananea) lo avrebbe considerato un modo meno onorevole di morire. Ciò avrebbe garantito che Sisera non fosse ricordato come un eroe o un grande guerriero.
Come nota a margine, Abimelech in Giudici 9:54 chiese al suo scudiero di ucciderlo, in modo che non si dicesse che fosse stato ucciso da una donna.
D: In Giudici 4:9 e Giudici 4:18, Jael ha fatto bene a uccidere Sisera?
R: Questa donna non israelita non si limitò a ingannare Sisera, ma gli mentì apertamente: «Qui sarai al sicuro». Debora, Barak e gli israeliti considerarono Jael un’eroina per aver ucciso il loro acerrimo nemico. Ecco cinque punti da considerare:
I Keniti viaggiavano con Israele nel deserto. Fino all’arrivo degli Assiri, vivevano come nomadi in Palestina. I rapporti tra gli Israeliti e i Keniti erano sempre stati amichevoli.
A modo suo, utilizzando i propri mezzi, ha preso l’iniziativa di aiutare gli Israeliti.
Non sappiamo quanto, se mai, sapesse della legge di Dio sulla falsa testimonianza.
Se ha peccato mentendo, è stata lodata per aver aiutato il popolo di Dio con la verità di cui disponeva.
In alternativa, alcuni ritengono che non abbia peccato. In tempo di guerra, è lecito mentire al nemico, anche quando questi non sospetta di non essere dalla stessa parte.
Oggi, a volte le persone ricorrono a mezzi discutibili per aiutare i cristiani. Tuttavia, i cristiani non dovrebbero ricorrere a mezzi empî.
Nel libro *When Critics Ask* (p. 147) vengono menzionati i seguenti punti:
1. Quando Sisera, un guerriero armato, era già giunto alla tenda di Jael (Giudici 4:17), cosa avrebbe dovuto fare Jael? Non poteva sconfiggerlo in combattimento, né poteva certo dire a Sisera di andarsene.
2. Sisera aveva oppresso il popolo di Dio e, se fosse fuggito, lo avrebbe oppresso di nuovo.
3. Jael stava combattendo contro i nemici di Dio a modo suo, proprio come i guerrieri maschi combattevano a modo loro.
4. Indipendentemente dal fatto che il metodo di Jael fosse il migliore, Debora e Barak lodarono la sua azione in quelle circostanze. Ciò non significa che tutti debbano ricorrere all’inganno in guerra.
D: In Giudici 4:15, perché l’esercito di Barak era così piccolo?
R: L’esercito contava solo circa 10.000 fanti. La risposta si trova in Giudici 5:8, 9, 15-18, 23. Molti membri delle altre tribù scelsero di non unirsi a Barak e Debora nella battaglia. È possibile che molti israeliti avessero stretto un patto di pace con Iabin per servire sotto di lui.
D: In Giudici 4:15, dato che i carri erano armi da guerra efficaci, come fecero 10.000 fanti israeliti a sconfiggere un esercito con 900 carri?
R: La risposta si può dedurre da Giudici 5:4-5, 20-21. Questi versetti parlano della pioggia e dei fiumi in piena. Le ruote sottili dei carri si sarebbero impantanate nel fango. A ulteriore conferma, Sisera non fuggì sul suo carro come ci si sarebbe aspettato, ma abbandonò il carro e fuggì a piedi.
D: In Giudici 4:17, Heber il Kenita aveva una tenda isolata?
R: Sebbene sia possibile, probabilmente non aveva una tenda isolata. Spesso i nomadi si accampavano in gruppi familiari, e Heber probabilmente aveva un piccolo clan.
D: In Giudici 4:18, perché Jael uccise Sisera con un martello, invece che con qualche altro attrezzo?
A: Era spesso consuetudine che fossero le donne a montare le tende, e per farlo usavano dei martelli. Lei doveva quindi avere una certa dimestichezza con il martello.
D: In Giudici 4:18, perché la tenda di Jael sarebbe stata un buon nascondiglio?
R: In base a quanto sappiamo delle successive usanze beduine, era vietato a un uomo entrare nella tenda di una donna, a meno che non fosse suo marito, suo figlio o suo padre.
D: In Giudici 4:19, quando Jael diede del latte a Sisera, è vero che «latte» fosse un eufemismo per indicare «rapporti intimi», come afferma categoricamente *Born Again Skeptics* a pag. 166?
R: No. Il marito di Jael non l’avrebbe certo pensato, soprattutto considerando che Sisera aveva chiesto solo dell’acqua. In realtà, non mi risulta che il latte contenuto in un otre possa significare una cosa del genere in alcun contesto, se non nella mente di un critico che sta cercando con grande, grande insistenza nella Bibbia delle prove a sostegno del fatto che il sesso illecito sia accettabile.
D: In Giudici 4:21, Sisera era sdraiato quando fu ucciso, o cadde (e quindi era in piedi) quando fu ucciso, come suggerisce Giudici 5:27?
R: Sisera stava dormendo quando fu ucciso. L’espressione «cadde morto» in Giudici 5:27 significa semplicemente che morì, oppure che si mosse e cadde mentre moriva.
D: In Giudici 5, il Canto di Debora è considerato una delle parti più antiche della Bibbia?
R: No. Gli studiosi biblici conservatori non condividono questa opinione, poiché non vi sono prove a sostegno.
D: In Giudici 6:1-6, come facevano i Madianiti ad essere così forti da conquistare Israele, visto che Giosuè aveva ucciso i principi madianiti in Giosuè 13:21?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. I Madianiti non furono completamente annientati in Giosuè 13:21. Allo stesso modo, la Germania subì una pesante sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, ma tornò ancora più forte vent’anni dopo nella Seconda Guerra Mondiale.
2. In Giudici 6:1-6, i Madianiti erano alleati con gli Amaleciti e altre popolazioni.
3. Questa oppressione avvenne oltre 200 anni dopo che Giosuè aveva sconfitto i Madianiti. In 200 anni possono succedere molte cose.
D: In Giudici 6:4-6, in che modo i Madianiti ridussero in miseria Israele?
R: Parte della risposta si trova in Giudici 6:11. I Madianiti non erano interessati a una vita sedentaria (non nomade). Volevano il grano e le ricchezze degli Israeliti e non si curavano se questi vivessero o morissero di fame. Millenni dopo, i Mongoli avevano una prospettiva simile. Ritenevano che le città fossero uno spreco di buoni pascoli, ma permettevano comunque ai popoli conquistati di continuare a viverci per via delle tasse che riscuotevano.
D: In Giudici 6:10, perché Dio non era contento che adorassero gli dei di Canaan, visto che in Giudici 2:3-4 aveva detto che sarebbero diventati un laccio per gli Israeliti a meno che Egli non avesse scacciato i Cananei, e che non lo avrebbe fatto?
R: Due punti da considerare nella risposta.
La permanenza non era l’intento originario: il fatto che alcuni cananei rimanessero in Canaan non faceva originariamente parte del piano che Dio aveva rivelato loro. Fu solo dopo che smisero di scacciare i cananei che Dio disse che non sarebbero stati scacciati.
L’idolatria non era l’intento successivo: Dio lasciò lì i Cananei come prova per Israele, per vedere se sarebbero rimasti fedeli a Lui. Il fatto che Dio abbia permesso questa prova non implica in alcun modo che Egli desiderasse che fallissero la prova.
D: In Giudici 6:11, perché Gedeone stava trebbiando il grano in un torchio?
R: Lo faceva per nascondersi dai Madianiti. Inoltre, dato che la trebbiatura avveniva nel torchio, probabilmente si trattava di un raccolto modesto.
D: In Giudici 6:12, l’angelo stava forse facendo del sarcasmo quando si rivolse a Gedeone, che si nascondeva, definendolo un uomo potente e valoroso?
R: Probabilmente no. Potrebbe trattarsi di una o entrambe le seguenti ipotesi.
Incoraggiamento: Sapere che avrebbe avuto il coraggio di diventare un uomo valoroso avrebbe incoraggiato Gedeone.
Segno futuro: Gedeone era un uomo valoroso agli occhi di Dio. Dio ci vede non solo per come siamo, ma per come saremo.
D: In Giudici 6:17, Gedeone ha fatto bene a chiedere un segno?
R: A volte è bene non guardare alle cose in termini di «giusto o sbagliato» o «permesso contro proibito», ma piuttosto in termini di ciò che è meglio. Probabilmente non era la scelta migliore chiedere quel segno; se la fede di Gedeone fosse stata più grande, non ne avrebbe avuto bisogno.
Indipendentemente dal grado della sua fede, Dio rispose alla sua richiesta senza alcun segno di rimprovero. Dio andò incontro con benevolenza a Gedeone là dove si trovava, sia che fosse in un torchio o nel mezzo dei suoi dubbi, e affrontò i suoi dubbi. Dio va incontro a ogni persona là dove si trova, ed è benevolo anche oggi.
D: In Giudici 6:22, cosa ci dice questo passo riguardo a Gedeone?
R: Due cose.
1. Gedeone conosceva almeno una parte dell’Antico Testamento, poiché sapeva che nessuno poteva vedere il volto di Dio e rimanere in vita.
2a. Forse non credette davvero che si trattasse di un angelo di Dio fino a dopo il miracolo.
2b. In alternativa, Gedeone ci credeva già prima, ma non si era fermato a riflettere o a considerare l’impatto del messaggio di Dio fino a quel momento.
D: In Giudici 6:22-23, chi è l’angelo che Gedeone vide?
R: Esistono due punti di vista.
I primi cristiani tendevano a considerare le apparizioni angeliche dell’Antico Testamento come apparizioni pre-incarnate di Gesù Cristo.
I cristiani successivi tendono spesso a considerarle come Dio che usa la forma di un angelo per comunicare visibilmente con le persone. Dio poteva usare la forma di un roveto ardente con Mosè, e Dio può usare qualsiasi forma Egli scelga.
D: In Giudici 6:28, cos’era un palo di Asherah?
R: Asherah (da non confondere con Astarte) era una dea di Sumer, Babilonia, Arabia meridionale e la divinità principale della città di Tiro. A Ugarit era considerata la moglie di El e la madre di Baal.
D: In Giudici 6:31, perché Joas difese Gedeone quando questi abbatté l’altare di Baal che apparteneva a Joas?
R: Forse Joash si sentì indignato dal fatto che le persone che adoravano presso il “suo” altare pensassero presuntuosamente di esserne i proprietari, come dimostrava il loro ritenere di essere gli unici a poter punire chiunque lo avesse distrutto.
In ogni caso, il desiderio di Joash di proteggere suo figlio era più forte del suo amore per Baal. Gli altari dedicati a Baal non venivano costruiti solo per la devozione di chi li erigeva; potevano anche essere molto redditizi. Sfortunatamente, quella era una lezione che Gedeone avrebbe fatto meglio a non conoscere, poiché in seguito nella sua vita fece uso di quell’informazione.
D: In Giudici 6:34-35, perché gli uomini israeliti erano tutti desiderosi di unirsi all’esercito di Gedeone, visto che erano riluttanti a farlo ai tempi di Barak?
R: Il numero di coloro che si unirono a Gedeone fu di 32.000 secondo Giudici 7:3, mentre il numero di coloro che si unirono a Barak fu di soli 10.000 secondo Giudici 4:14. La Scrittura non lo dice, ma possiamo ipotizzare una serie di ragioni.
Incoraggiati dall’esperienza precedente di Barak, sentivano di poter avere nuovamente la meglio sul nemico.
Fiduciosi grazie al miracolo dell’offerta consumata dall’angelo, provavano una maggiore fiducia nel fatto che Dio fosse con loro.
Disperati perché l’esercito madianita aveva portato via gran parte del loro cibo, preferirono combattere per la loro libertà piuttosto che morire di fame.
D: In Giudici 6:36-40, perché Gedeone stese il vello, dopo aver già radunato l’esercito?
R: Gedeone si era già impegnato a sufficienza per mobilitare gli Israeliti. È improbabile che abbia steso il vello per chiedere consiglio sulla strategia o sul momento giusto, poiché non è riportato che Gedeone abbia chiesto a Dio ulteriori informazioni. Ci sono diverse possibilità sul motivo per cui Gedeone abbia steso il vello.
1a Fede vacillante: forse Gedeone stava avendo dei ripensamenti e la sua fede vacillava. Non avrebbe dovuto chiedere, ma Dio gli rispose con benevolenza. Come si legge in *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 192-193, quello fu un momento di angoscia per Gedeone, poiché dapprima aveva detto che avrebbe creduto se il vello fosse stato bagnato. Poi Gedeone tornò sui suoi passi e disse che avrebbe creduto se il vello fosse stato asciutto.
1b. Conferma: Il *Believers Bible Commentary*, a pag. 272, afferma che molti cristiani fraintendono il significato del vello. Poiché Gedeone aveva già radunato le truppe, non stava chiedendo una guida, ma una conferma. Gedeone sapeva cosa fare, ma cercava la certezza del successo.
2a. Gedeone chiese questo solo per se stesso.
2b. Gedeone chiese questo principalmente per incoraggiare gli Israeliti.
D: In Giudici 7:3, perché la maggior parte degli uomini fu rimandata a casa?
R: La vittoria sui Madianiti non sarebbe stata particolarmente difficile, poiché tutti gli Israeliti si erano uniti per combatterli insieme. Tuttavia, Dio voleva che sapessero che la vittoria proveniva da Lui, e non dalla loro forza e unità.
Naturalmente, ciò avrebbe lasciato completamente perplessi gli esploratori madianiti, che si sarebbero chiesti dove fosse accampato il grande esercito israelita.
Quando arrivò l’attacco, di norma solo una piccolissima parte dei soldati portava con sé le trombe. Se ci fossero state 300 trombe, i Madianiti avrebbero potuto facilmente supporre che i soldati fossero oltre 100 volte di più. Si noti che queste trombe erano tutte quelle dell’esercito israelita originario.
D: In Giudici 7:19, quale era il significato dell’avere una «squadra di guardia appena schierata»?
Ciò significa che la guardia notturna dei soldati stava effettuando un cambio di turno. A quell’ora della notte, ci sarebbero stati più soldati del solito che entravano e uscivano dall’accampamento, e aumentava la possibilità che i soldati nemici non si riconoscessero tra loro e iniziassero a combattere. Se fosse scoppiato un combattimento, ciò avrebbe avuto un effetto «a valanga», poiché madianiti, ammoniti e ismaeliti, confusi e assonnati, sarebbero usciti dalle loro tende sentendo il grido di battaglia israelita e vedendo tutte quelle figure scure che correvano intorno all’accampamento.
Il tema degli eserciti che combattono tra loro si ritrova anche in Ezechiele 38:18-21 e Zaccaria 14:13-14.
D: In Giudici 7:19, quali erano gli orari delle guardie?
R: Secondo il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 394, ai tempi di Gedeone i tre turni di guardia erano dalle 18:00 alle 22:00, dalle 22:00 alle 2:00 e dalle 2:00 alle 6:00.
D: In Giudici 8:6-9, perché Succot e Peniel si rifiutarono di aiutare Gedeone?
R: Sebbene le Scritture non lo specifichino, potrebbe essere per uno o più dei seguenti motivi.
Pragmatismo: se Gedeone avesse vinto, sarebbero stati liberati. Se avessero vinto i Madianiti, non avrebbe fatto alcuna differenza rimanere neutrali. Inoltre, forse non disponevano di un numero sufficiente di soldati per fare la differenza.
Paura: Consapevoli del gran numero dei Madianiti, non credevano che Gedeone potesse avere la meglio su di loro e optarono per la neutralità.
Motivi commerciali: forse avevano accettato di pagare un tributo ai Madianiti. La gente potrebbe lamentarsi prima di pagare il tributo, ma pagarlo per intero per l’anno e poi ribellarsi avrebbe fatto sembrare che il tributo fosse stato versato invano.
Qualunque fossero le ragioni, era chiaro che non avevano una grande considerazione né dell’esercito di Gedeone né del Signore, che aveva scelto Gedeone per guidare l’esercito.
D: In Giudici 8:6-9, perché la punizione di Succot e Peniel differisce da quella di Meroz in Giudici 4:23?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. Giusto o sbagliato che fosse, forse Gedeone probabilmente non fu così conciliante come avrebbe potuto essere.
2. Meroz si rifiutò di aiutare, ma la Scrittura mostra effettivamente che Meroz si oppose con sfida a Debora e Barak, così come Succoth e Peniel fecero nei confronti di Gedeone.
3. Succot e Peniel potrebbero aver seguito il modello di neutralità avviato da Meroz, e questo modello doveva essere spezzato.
Purtroppo, oggi alcuni cristiani «adottano un atteggiamento di neutralità» quando invece tutti noi dovremmo «…rimanere saldi in un unico spirito, con un unico intento, lottando fianco a fianco per la fede del Vangelo» (Filippesi 1:27b NET).
D: In Giudici 8:18-19, perché Dio permise ai Madianiti di uccidere i fratelli di Gedeone?
R: La Scrittura non lo dice. Ma se la famiglia di Ioas adorava Baal, quale obbligo ha Dio di proteggere gli adoratori di idoli?
Non conosciamo tutti i disegni di Dio, ma la fede di una persona non può sostituire quella di un’altra. Una domanda che possiamo porci, tuttavia, è: perché i fratelli di Gedeone si trovavano a Tabor invece che nell’esercito con Gedeone?
D: In Giudici 8:24, Gedeone sconfisse gli Ismaeliti o i Madianiti, come dice Giudici 8:26 due versetti più avanti?
R: Ci sono due risposte, ed entrambe potrebbero essere vere.
1. Secondo *Ancient Orient and Old Testament* di Kenneth Kitchen (IVP 1966), p. 123, in quel periodo i termini «Ismaeliti» e «Madianiti» erano spesso usati come sinonimi.
2. I Madianiti e gli Ismaeliti erano alleati. Pertanto, c’era un unico nemico contro cui combattevano gli Israeliti.
D: In Giudici 8:22-23, perché Gedeone rifiutò di regnare su di loro?
R: Forse Gedeone era timoroso, oppure aveva la saggia consapevolezza di non essere all’altezza del compito. È più probabile, tuttavia, che «governare» in questo contesto significasse diventare re. Poiché Dio non aveva stabilito un re su Israele, Gedeone e alcuni altri avrebbero potuto ritenere che ciò avrebbe significato usurpare l’autorità di Dio in Israele.
Una differenza tra un «re» e un «giudice» era che la carica di re era ereditaria, mentre quella di giudice no. Gli Israeliti chiesero espressamente che sia Gedeone che suo figlio regnassero su di loro; ciò che chiedevano, quindi, era un sovrano ereditario.
Si potrebbe pensare che in seguito Gedeone si considerasse un re, poiché chiamò uno dei suoi figli Abimelech, nome che significa «padre del re» oppure «mio padre è re». Abimelech era anche il nome di due re filistei dei tempi antichi.
Gedeone resistette alla tentazione di farsi incoronare re insieme ai suoi figli in Giudici 8:22-23, ma Abimelech aveva altre idee. Come cristiani non dovremmo mai desiderare di essere re del nostro impero qui sulla terra.
D: In Giudici 8:27, come ha potuto Gedeone, un potente uomo di Dio, fabbricare un idolo del genere?
R: La Scrittura non lo dice, si limita a riportare questo triste fatto. Gedeone si era allontanato molto dal momento descritto in Giudici 6:28-31, quando abbatté un palo di Asherah. Questo sarebbe stato motivo di imbarazzo per Gedeone, se ci avesse riflettuto con lucidità. Innanzitutto, alcune ragioni piuttosto insignificanti per cui probabilmente lo fece, e poi alcune lezioni significative che possiamo trarne.
Possibili spiegazioni (ma non giustificazioni)
Riposarsi sugli allori: Gedeone sapeva di aver compiuto un'opera potente di Dio. Forse sentiva di meritarsi un po' di tregua riguardo al peccato. Una lezione che possiamo trarne è che quando Dio compie grandi cose attraverso di noi, può esserci una forte tentazione di cercare di giustificare il peccato con le cose buone che abbiamo fatto. Alcuni considerano questo fenomeno la «sindrome di Robin Hood», poiché a quanto pare Robin Hood credeva in una variante di questo ragionamento. Rapinare e rubare erano azioni sbagliate, ma se si dava parte del bottino ottenuto illecitamente ai poveri, forse quella era una penitenza che compensava il peccato.
Compromesso: l’incontro di Gedeone con l’angelo dimostrò che egli conosceva in parte la Bibbia. Eppure suo padre possedeva un altare dedicato agli idoli. Poiché altri cercavano di adorare Dio pur scendendo a compromessi, anche Gedeone fece lo stesso. L’unico lato positivo fu che, a causa della punizione di Dio, Gedeone probabilmente non diede un cattivo esempio ai suoi nipoti.
Venduto per profitto: Gedeone aveva probabilmente imparato da suo padre Joash che possedere un santuario dedicato agli idoli poteva essere molto redditizio. La statua era un idolo per gli altri, ma forse per Gedeone quella statua non era davvero un idolo. Forse l’idolo di Gedeone era il denaro. Quanto denaro ti servirebbe per fare del male a chi cerca Dio? Speriamo che tu sia saggio e rifletta sul fatto che nessuna somma di denaro al mondo varrebbe la pena di ipotecare le ricchezze e le ricompense che una persona può ottenere in Paradiso.
Sintesi: Non sappiamo perché Gedeone abbia compiuto questo atto «inspiegabile». Tuttavia, non è poi così inspiegabile se osserviamo le malefatte delle persone di oggi.
Lezioni che possiamo trarne: per quanto ci riguarda, abbiamo la responsabilità di perseverare nel servire Dio. Per quanto riguarda gli altri, dobbiamo renderci conto che le persone possono servire Dio fedelmente in un determinato momento, per poi allontanarsi in seguito.
Come nota a margine, è interessante mettere a confronto il fatto che Gedeone abbattesse un altare con il fatto che in seguito costruì un idolo. È anche interessante mettere a confronto il fatto che Gedeone non dimenticasse i suoi fratelli uccisi (8:18-21) con ciò che accadde a tutti i suoi 72 figli tranne due.
D: In Giudici 9:5,45, in che modo Abimelech potrebbe essere un modello per noi? (Questa domanda è stata posta da un ateo)
R: L’ateo deve essere stato piuttosto confuso su questo punto, perché Abimelech non era inteso come modello da seguire. Il fatto che la Sacra Scrittura menzioni Giuda come il traditore di Gesù non significa che Giuda debba essere un modello da seguire.
Abimelech fu un giudice unico nel suo genere, in quanto non fu mai nominato da Dio. È triste che Gedeone abbia iniziato la sua carriera abbattendo l’altare di Baal, mentre il suo malvagio figlio Abimelech ricevette denaro per iniziare la propria carriera proprio dal tempio di Baal. La madre di Abimelech era una concubina di Gedeone, originaria di Sichem. Se Gedeone avesse saputo cosa avrebbe fatto suo figlio, di certo non avrebbe mai preso quella concubina come seconda moglie. Se solo avessimo la visione di Dio per vedere le conseguenze delle nostre azioni (buone, cattive e di pigrizia), probabilmente saremmo ancora più zelanti nel servire Dio.
Vedi la discussione su 2 Samuele 13:11-29 per ulteriori informazioni.
D: In Giudici 9:5,45, cosa dovrebbero fare i cristiani se fanno parte di un’organizzazione cristiana che ha un leader non credente o empio?
R: Si tratta di un problema serio, perché in Apocalisse 2:20 la chiesa di Tiatira fu severamente rimproverata da Gesù a causa della sua tolleranza. Forse si affidavano semplicemente a Dio affinché rimuovesse i leader empì, mentre Dio intendeva che non si sottraessero alla propria responsabilità. Efesini 4:3 afferma che abbiamo la responsabilità di preservare l’unità dello Spirito. Tuttavia, non abbiamo alcuna responsabilità di creare un’unità con persone empì che non esiste. Non dovremmo permettere che le nostre offerte alla chiesa vadano a cause che non piacciono a Dio. Allo stesso modo, Paolo in 1 Corinzi 5 rimproverò quella chiesa per non aver espulso un fratello immorale. Questo avvenne appena due capitoli dopo che Paolo li aveva esortati a non avere divisioni; quindi, espellere dalla chiesa qualcuno che dovrebbe essere espulso, ovviamente non causa divisione, secondo la concezione biblica di unità e divisione.
La risposta si articola in tre parti.
A: Cosa fare: Esiste una strategia semplice, ma efficace, per affrontare le persone empie, quelle che creano divisioni e quelle con cui potresti avere delle divergenze, anche se fossi tu a sbagliare. Ecco cosa insegnò Gesù in Matteo 18:15-22.
A1. Se hai qualcosa contro tuo fratello, vai a fargli notare il suo errore in privato, solo voi due.
A2. Se questo non funziona, porta con te una o due altre persone per discuterne con lui.
A3. Se questo non funziona, allora riferiscilo alla comunità.
A4. Se questo non funziona, trattalo come un pagano (cioè espellilo dalla comunità).
A5. Infine, nei versetti 21-22, se si pente, allora perdonalo.
Paolo afferma in 1 Corinzi 6:1-8 che non dobbiamo citare in giudizio altri credenti. È meglio subire un torto piuttosto che citare in giudizio un altro cristiano autentico.
B: Quando farlo: È meglio «perdere sia la battaglia che la guerra» piuttosto che causare divisioni su questioni dottrinali secondarie. Tuttavia, per i non credenti, la divisione è essenziale per le dottrine primarie del cristianesimo. Quindi, quali sono le dottrine secondarie e quali quelle primarie?
Sebbene la Bibbia non fornisca un elenco sistematico ed esaustivo, ne mostra alcuni esempi.
B1 Secondarie: Romani 14 afferma che l’alimentazione, il consumo di carne e l’osservanza di un giorno come più speciale di un altro sono specificatamente questioni su cui non dobbiamo discutere, sebbene Romani 14:16 dica che possiamo intervenire per impedire che ciò che consideriamo buono venga definito male.
B2 Primarie: D’altra parte, 1 Corinzi 15:1-4 menziona alcune dottrine come di primaria importanza, quali la morte di Gesù per i nostri peccati, la sua sepoltura e la sua risurrezione. Se qualcuno nega queste dottrine, non è semplicemente un credente che ha un’opinione diversa dalla nostra. Piuttosto, non è affatto un credente, poiché Paolo afferma espressamente che la sua fede è vana. Non dovremmo avere unità con loro.
B3 Meritevoli di rimprovero, ma non necessariamente di divisione, sono cose come l’ipocrisia di rifiutarsi di mangiare con i gentili quando ci sono ebrei presenti, come mostra Galati 2:11-16. Dovremmo opporci pubblicamente a cose come questa, anche se ciò comporta imbarazzo per un leader ecclesiale devoto.
C: Ultima risorsa: Quindi, se c’è un problema con una dottrina fondamentale, e il metodo descritto in Matteo 18:15-22 è stato seguito o almeno tentato, senza alcun risultato, allora cosa fare? Allora il problema non riguarda solo il leader empio, ma piuttosto l’organizzazione o la denominazione ecclesiastica.
C1. Una situazione come quella di 3 Giovanni 9-10: Forse l’organizzazione può essere salvata e i leader empì espulsi. L’apostolo Giovanni si trovò in una situazione simile in 3 Giovanni 9-10, e richiamò pubblicamente l’attenzione su Diotrefe. Oggi, molti cristiani conservatori della Chiesa Luterana – Sinodo del Missouri stanno lavorando per insediare come leader uomini che «prendono Dio in parola».
C2. Una situazione alla “Babilonia”: d’altra parte, l’organizzazione potrebbe non essere salvabile e, come nel caso di Babilonia in Apocalisse 18:4, i cristiani autentici hanno la responsabilità di andarsene (e di portare con sé il maggior numero possibile di altre persone). Forse, se un’organizzazione fosse simbolicamente «ubriaca del sangue dei santi» (Apocalisse 17:6), ciò costituirebbe un segnale che la situazione potrebbe richiedere un po’ più di approfondimento prima di concludere che sia recuperabile.
D: In Giudici 9:7-21, qual era il punto di Jotham?
R: Jotham potrebbe essersi chiesto se dovesse esserci un re in assoluto. In ogni caso, Jotham chiese loro se volessero davvero che un «cespuglio spinoso» regnasse su di loro, per assicurarsi che fosse proprio ciò che desideravano. Jotham non «dimostrò» realmente che fossero stati ingiusti nei confronti di Jerub-Baal (Gedeone) e dei suoi figli. Si limitò a ricordare loro ciò che sapeva già avessero compreso. Poi disse che se non avessero agito in modo onorevole, allora il re da loro scelto, Abimelech, li avrebbe distrutti, e il popolo di Sichem e della vicina Bet-Millo avrebbe distrutto Abimelech.
D: In Giudici 9:46, perché qui c’era un idolo chiamato «Baal-Berith» o «El-Berith»?
R: La parola Baal-Berith significa «signore dell’alleanza (o delle alleanze)», mentre El-Berith significa «dio dell’alleanza». Era triste che quell’altare idolatra si trovasse vicino a Sichem, poiché proprio nei pressi di Sichem Dio aveva stretto un’alleanza con Abramo.
Forse la presenza di un altare chiamato «Berith» a Sichem era intenzionale, poiché essi adoravano la stipula di alleanze con gli dei, piuttosto che adorare esclusivamente l’Unico e Vero Dio.
È ironico che il denaro che gli abitanti di Sichem pagarono ad Abimelech per avere un piccolo esercito e uccidere gli altri figli di Gedeone provenisse proprio dal tempio del “signore delle alleanze”. È una giustizia poetica che l’ultimo rifugio degli abitanti di Sichem fosse nel tempio di Baal-Berith, e che essi vi morissero a causa dell’uomo a cui avevano pagato per uccidere gli altri figli di Gedeone.
D: In Giudici 9:46-49, esiste qualche prova extra-biblica dell’incendio del tempio di El-Berith a Sichem?
R: Sì; sono state rinvenute prove dell’incendio risalenti all’incirca al 1150 a.C. Il *Wycliffe Bible Dictionary*, alle pagine 1568-1569, afferma che il tempio-fortezza aveva mura spesse da 7 a 7,5 piedi, era largo 53 piedi e lungo 41 piedi, con l’ingresso sul lato lungo. Si legge: «La distruzione di Sichem da parte di Abimelech intorno al 1150 a.C. è ampiamente attestata».
D: In Giudici 9:54, perché Abimelech non voleva che si dicesse che fosse stato ucciso da una donna?
R: Innanzitutto Abimelech pensava alla sua eredità, a come sarebbe stato ricordato dalla gente, e ragionò che non sarebbe stato ricordato come un grande guerriero se una donna lo avesse ucciso semplicemente facendo cadere una pietra. Tuttavia, c’è qualcosa di piuttosto affascinante in Abimelech in questo contesto.
Abimelech uccise tutti i suoi fratelli e non solo ruppe l’accordo con la città che lo sosteneva, ma uccise anche tutti gli abitanti della città. Poi, mentre sta morendo, Abimelech ha la lucidità di preoccuparsi di come gli altri lo ricorderanno. Era così confuso su ciò a cui dava valore, che non aveva la minima idea di cosa gli altri avrebbero pensato di lui.
Sebbene la sua prima preoccupazione fosse ciò che gli altri avrebbero pensato di lui, quando invece avrebbe dovuto tremare fino al midollo al pensiero di ciò che Dio pensava di lui.
D: In Giudici 10:12-16, perché Dio inizialmente non acconsentì ad aiutare gli Israeliti e poi a difenderli?
R: Dio non li avrebbe aiutati finché non avessero prima eliminato i loro idoli. Dio fu sincero in questo, come in tutti i casi. Dio non li avrebbe mai difesi fintanto che fossero continuate le loro azioni disobbedienti e idolatre. Quando si pentirono, allora Dio li difese. Dio non cambiò, ma quando il loro cuore cambiò, cambiarono anche le intenzioni rivelate da Dio nei loro confronti.
D: In Giudici 11:14-28, chi aveva ragione: Iefte o il re degli Ammoniti?
R: Iefte aveva ragione, e presentò un’argomentazione convincente in Giudici 11:21-26. Il re degli Ammoniti sosteneva che gli Israeliti avessero sottratto la terra agli Ammoniti. Iefte rispose di no, perché:
1. L’avevano conquistata a Sihon e a Og, non agli Ammoniti.
2. Gli israeliti non avevano nemmeno combattuto contro gli Ammoniti.
3. Del resto, nemmeno gli Ammoniti avevano combattuto contro gli Israeliti.
4. Sia ai tempi di Giosuè che centinaia di anni dopo, gli Ammoniti non avevano mai rivendicato quella terra. Il re di Ammon stava avanzando una pretesa senza precedenti.
L’argomentazione logica e persuasiva di Iefte non ebbe alcun effetto sugli Ammoniti. A volte argomentazioni altrettanto valide non hanno alcun effetto sull’avidità dei leader politici di oggi, ma dovremmo comunque provarci.
D: In Giudici 11:26, in che modo gli Israeliti vissero a Heshbon e ad Aroer per 300 anni?
R: Sebbene alcuni abbiano l’errata opinione che i mandati di alcuni giudici si siano sovrapposti, ciò non ha alcuna rilevanza per questa domanda. Ci sono tre punti da considerare nella risposta.
X 1. È possibile che i messaggeri israeliti inviati da Iefte si siano sbagliati riguardo ai 300 anni. La Bibbia riporterebbe in modo infallibile ciò che essi dissero. Tuttavia, è più probabile che avessero ragione riguardo ai 300 anni.
2. Se gli Israeliti entrarono nella terra promessa intorno al 1407 a.C. e vissero a Heshbon e Aroer poco prima, ciò collocherebbe il periodo in cui Jefte fu giudice poco prima del 1107 a.C.
3. Ciò si armonizza bene con i 480 anni che intercorrono tra l’Esodo sotto Mosè e il Tempio di Salomone in 1 Re 6:1 e con i 450 anni tra la conquista di Giosuè e la morte di Salomone in Atti 13:20.
D: In Giudici 11:29-30, come poté Jefte fare un voto avventato e sciocco, dal momento che lo Spirito di Dio era su di lui?
R: Se lo Spirito Santo discende su qualcuno, ciò non significa che le sue parole siano infallibili o che non possa comunque commettere errori sciocchi.
Alcuni vedono Dio come un “tipo meschino” che deve infliggerti difficoltà e toglierti qualcosa per compensare ciò che ti dà. Forse Jefte aveva questa visione errata quando fece questo voto in Giudici 11:30-31.
D: In Giudici 11:30-40, Jefte uccise davvero la propria figlia come sacrificio sconsiderato?
R: I cristiani hanno due punti di vista diversi.
Sì: il voto di Iefte implicava che avrebbe ucciso sua figlia. L’adempimento del voto da parte di Iefte andava contro la volontà di Dio, che nei Dieci Comandamenti aveva ordinato agli Israeliti di non uccidere. I libri *Now That’s A Good Question*, pag. 574, e *Today’s Handbook for Solving Bible Difficulties*, pagg. 260-261, sostengono che Jefte abbia effettivamente sacrificato sua figlia, e che ciò fosse un peccato agli occhi di Dio. Il libro *1001 Bible Questions Answered*, pag. 331, afferma che il Targum di Gionatan insegna che Jefte lo fece.
Altre donne prestavano servizio nel tempio e, naturalmente, in epoche successive alcuni uomini e donne scelsero di non sposarsi per servire meglio il regno di Dio. Sembrerebbe strano commemorare ogni anno la sua «sofferenza», quando molte altre donne hanno scelto volontariamente di fare lo stesso.
Come Gedeone, Iefte condusse una vita eroica con un finale tragico. A differenza di Gedeone, però, la tragedia di Iefte non sta nell’aver infranto il suo impegno verso Dio, ma nell’aver mantenuto un voto sconsiderato. A differenza di Gedeone, che riuscì a placare gli Efraimiti, questo giudice non lo fece – o non poté farlo – e ne uccise 42.000. Nessuno mise in discussione la determinazione di Iefte a mantenere i propri voti. Forse avrebbe dovuto farlo Iefte stesso.
No: il voto di Iefte significava che sua figlia sarebbe stata consacrata a Dio come vergine non sposata per tutta la vita. Il libro *The Complete Book of Bible Answers*, alle pagine 49-50, sottolinea che lei non ebbe due mesi per piangere la propria morte, ma ebbe due mesi per piangere il fatto che non avrebbe mai avuto figli.
L’*Enciclopedia delle difficoltà bibliche*, a pag. 164, è certa che Iefte non uccise sua figlia, poiché Giudici 11:31 in ebraico dice «chiunque» e questa parola non è mai usata per gli animali; quindi Iefte si aspettava che ne uscisse un essere umano, e sapeva che il sacrificio umano era inaccettabile. Il fatto che fosse figlia unica è significativo nel suo lamento, poiché la discendenza dei suoi genitori si sarebbe estinta completamente. Anche *1001 Bible Questions Answered*, alle pagine 331-334, menziona che non vi è traccia di sangue in questo racconto.
Anche *When Critics Ask*, pp. 148-149, fornisce cinque ragioni per cui ciò non significava che fosse stata uccisa.
1. Iefte conosceva la legge contro i sacrifici umani.
2. Non si dice mai che l’abbia sacrificata, e le persone (come il primogenito) venivano riscattate con un sacrificio animale invece di essere offerte in sacrificio.
3. In quella cultura, scegliere di non avere figli sarebbe stato considerato un grande sacrificio.
4. La figlia di Iefte non uscì per due mesi per piangere la propria morte, ma per piangere il fatto che non avrebbe mai avuto discendenti.
5. Soprattutto, se avesse pianto la sua verginità per due mesi perché stava per morire, avrebbe potuto sposarsi con un uomo per quei due mesi.
Si vedano anche *Difficoltà e apparenti contraddizioni della Bibbia*, pp. 151-153, per un’analisi del motivo per cui Jefte in realtà non uccise sua figlia. *Il libro completo delle risposte bibliche*, pp. 49-50, e *Difficoltà nella Bibbia*, pp. 85-86, menzionano che, sebbene la Bibbia non dica mai che Jefte abbia adempiuto al suo voto, non c’è nulla nella Bibbia che lo lodi o lo difenda se lo avesse fatto.
D: In Giudici 11:30-40, perché questo voto malvagio di Iefte è riportato nella Bibbia?
R: Sebbene le Scritture non lo dicano, ci sono quattro punti che possiamo osservare.
a) È certo che ogni personaggio della Bibbia abbia detto e fatto molte cose che la Bibbia non ha riportato. Ma tra tutti i dettagli che sono stati tralasciati riguardo a Iefte, Dio ha deciso di includere questo piuttosto che altri.
b) Tutti concorderebbero sul fatto che questo racconto ci mette a disagio, e credo che sia stato fatto apposta. Iefte era un uomo di parola e un uomo d’onore (secondo la sua visione) – ANCHE QUANDO CIÒ SIGNIFICAVA DISOBBEDIRE A DIO. Iefte non stava offrendo un sacrificio a un idolo pagano, ma piuttosto stava offrendo all’Unico e Vero Dio qualcosa che Dio non aveva mai detto di volere. Se pensiamo che Dio apprezzi il nostro sacrificio e il nostro servizio a Lui più del nostro amore obbediente, o se noi stessi diamo più valore al nostro sacrificio e al nostro servizio a Lui che al nostro amore obbediente, allora c’è qualcosa di profondamente distorto nel nostro rapporto con Dio.
c) Iefte aveva una visione strana e limitata di Dio. Chiunque fosse uscito dalla sua casa sarebbe stato il più felice di incontrarlo, e lui pensava che Dio non volesse la sua felicità. Ma anche oggi le persone possono dimenticare che Dio ci ama persino più di quanto noi amiamo noi stessi, e che Dio vuole il meglio per noi, anche più di quanto lo vogliamo noi.
d) Le emozioni inquietanti di questa storia di avventata disobbedienza a Dio, mascherata da sacrificio a Dio, potrebbero aiutarci a ricordare meglio questo esempio. Dio non vuole il nostro denaro, il nostro servizio o il nostro sacrificio, quanto piuttosto vuole che noi siamo totalmente devoti e obbedienti a Lui, come insegna Michea 6:6-8.
D: In Giudici 11,30-40, si trattava dell’adozione di una festa pagana pre-israelita?
R: No. Sebbene esistesse un’usanza mediorientale secondo cui le donne piangevano per Tammuz (un dio maschile), non vi è alcuna prova che questa fosse la fonte di tale usanza israelita. Inoltre, non vi è alcuna prova che questa usanza israelita sia sopravvissuta a lungo.
D: In Giudici 11:33, esistono prove archeologiche dell’esistenza di Abel-keramim?
R: Sì. Secondo la rivista *Biblical Archaeology Review*, numero di gennaio/febbraio, pag. 33, oggi è chiamato Tell el-‘Umeiri. Fu occupato per la prima volta intorno al 3000 a.C.
D: In Giudici 12:1-6, Jefte aveva ragione a uccidere gli Efraimiti?
R: Certamente Jefte non ha dato prova della stessa diplomazia di Gedeone in una situazione simile. Tuttavia, a differenza della situazione precedente, in questo caso gli Efraimiti avevano deciso di uccidere Jefte.
Non era questa la volontà perfetta di Dio: che il suo popolo si uccidesse a vicenda. La colpa era degli Efraimiti, ma forse Iefte avrebbe potuto evitare tutto ciò con maggiore diplomazia.
È un peccato che, quando si compie una grande opera per Dio, spesso si ricevano critiche ingiuste da fonti inaspettate.
D: In Giudici 12:8-13, cosa fecero Ibzan, Elon e Abdon come giudici?
R: Sebbene le Scritture non riportino ciò che fecero, potrebbe essere significativo ciò che non accadde mentre erano giudici. Quando Israele li aveva come capi, nessuna nazione tentò di invadere Israele.
D: In Giudici 13-16, la storia di Sansone può essere inserita nella categoria dei miti solari comuni nell’antichità, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov alle pp. 248-251?
R: No. Asimov sostiene due cose: che Sansone fosse un archetipo dei miti solari (p. 248) e che i nazirei in generale fossero un archetipo dei miti solari perché i loro lunghi capelli [in qualche modo] rappresentano i raggi del sole (p. 249).
Sansone era originario di Bet-Schemesh, nella tribù di Dan, il cui nome significa «casa del sole», e la *Guida alla Bibbia* di Asimov, a pag. 251, sostiene che il nome filisteo Dalila sia strettamente affine alla parola ebraica *lilah*, che significa notte. Tuttavia, il *Dizionario biblico di Harper*, di orientamento liberale, a pag. 134, afferma che Dalila significa «civetta», non notte. La Concordanza di Strong afferma che significa «languire»
Probabilmente si potrebbero addurre altrettante prove a sostegno del fatto che Sansone sia stato tratto dalla mitologia azteca (tramite un viaggio nel tempo di 2.500 anni nel futuro!), quanto dai presunti miti solari. Ricordiamo che gran parte della mitologia greca e romana che conosciamo oggi non esisteva a quell’epoca.
D: In Giudici 13:5, perché a Sansone non fu data alcuna scelta riguardo al diventare nazireo o giudice?
R: A Sansone non fu data alcuna scelta su come nascere. D’altra parte, nulla dice che Dio fosse tenuto a dare a Sansone, o a chiunque altro del resto, la possibilità di scegliere come nascere.
Indipendentemente da come nasciamo, con qualunque privilegio, vantaggio o svantaggio abbiamo, ciò che conta è avvicinarci a Dio. Alla fine, Dio giudicherà tutti con giustizia, in base a ciò che è stato loro dato.
D: In Giudici 14:1-4, Dio voleva che Sansone sposasse la ragazza filistea, e in che modo ciò proveniva dal Signore?
R: Sansone non era pienamente determinato a obbedire a Dio. Tuttavia, Dio si servì comunque del desiderio di Sansone per la ragazza filistea. Dio mandò Sansone sulla terra per realizzare il Suo proposito di distruggere i rapporti amichevoli tra gli Israeliti e i Filistei. Sansone disobbedì a Dio molte volte, e non sarebbe sorprendente che Sansone non fosse gradito a Dio nei modi in cui Egli lo utilizzò. Ciononostante, Dio usa sia le azioni sbagliate che quelle virtuose per realizzare i Suoi propositi.
D: In Giudici 14:6,9, perché è significativo che Sansone non abbia raccontato ai suoi genitori della storia del leone e del miele?
R: Perché in Giudici 14:18 Sansone capì immediatamente con certezza che i compagni avevano ottenuto la risposta dalla moglie di Sansone. Sansone non sospettò avventatamente di sua moglie, ma poté giungere rapidamente a una conclusione perché nessun altro avrebbe potuto dirglielo.
D: In Giudici 14:15-18, perché la moglie di Sansone si schierò dalla parte dei Filistei invece che da quella di Sansone?
R: La moglie di Sansone era una filistea e, a quanto pare, riponeva maggiore fiducia nella forza dei trenta uomini piuttosto che nella capacità di Sansone di salvarla. La sua fiducia in quegli uomini, però, non giovò né a lei né a suo padre, poiché in seguito i Filistei li bruciarono vivi entrambi in Giudici 15:6.
D: In Giudici 14:19, Sansone ha fatto bene a uccidere trenta persone nella città di Ashdod (la domanda è stata posta da un ateo)?
R: Ci sono due risposte diverse.
No. Sansone era spesso disobbediente a Dio. Anche i mezzi che Sansone utilizzò per combattere contro i Filistei non erano molto appropriati. Sansone avrebbe potuto essere molto più efficace alla guida di un esercito israelita, piuttosto che uccidere trenta uomini a causa di una meschina disputa nuziale.
Sì. Sansone era in stato di guerra contro i Filistei e cercò di uccidere quanti più guerrieri possibile. A quel punto, non aveva il sostegno degli Israeliti nella lotta contro i Filistei.
Ciononostante, prima che Sansone fosse catturato (con l’aiuto di Dalila), il suo scopo principale non era quello di ridurre la popolazione dei Filistei. Sansone ruppe in modo irreversibile i rapporti amichevoli tra i Filistei e gli Israeliti. Da allora in poi ci fu guerra tra loro fino all’epoca di Davide.
A volte, al giorno d’oggi, è possibile che alcuni cristiani abbiano un ruolo simile; non quello di uccidere persone, ma di rompere l’unità religiosa tra cristiani e non cristiani, con i quali i cristiani non avrebbero dovuto avere alcuna unità in primo luogo.
D: Giudici 15:2 insegna che le mogli possono essere semplicemente date via se ai mariti non piacciono più? (La domanda è stata posta da un musulmano.)
R: No. Giudici 15:2 descrive ciò che fece un filisteo non credente, non ciò che fece un israelita obbediente. Il suocero di Sansone era un filisteo che non seguiva Dio.
Dato che la domanda è stata posta da un musulmano, nell’Islam il divorzio per le donne è piuttosto limitato. A una donna che chiede il divorzio senza motivi gravi è anche vietato l’accesso al Paradiso. Ibn-i-Majah, vol. 3, libro 10, cap. 21, n. 2055, p. 237. Analogamente, se una donna chiede il divorzio senza una valida ragione, come riportato in Abu Dawud, vol. 2, libro 6, cap. 734, n. 2218, p. 600.
Tuttavia, per gli uomini è molto più semplice. Nell’Islam un uomo può divorziare dalla moglie per qualsiasi motivo. Bukhari, vol. 3, libro 49, cap. 4, n. 859, p. 534, afferma che un uomo può divorziare per «qualcosa di sgradevole riguardo alla moglie, come la vecchiaia o simili».
‘Umar ordinò a suo figlio ‘Abd Allah di divorziare dalla moglie, ma questi rifiutò perché l’amava. Allora ‘Umar si recò da Maometto, e Maometto gli ordinò di divorziare da lei. Abu Dawud, vol. 3, libro 36, cap. 1838, n. 5119, p. 1422
«‘Abdullah b. ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Tra gli atti leciti, il più spregevole agli occhi di Allah è il divorzio”. Ibn Majah, vol. 3, libro 10, cap. 1, n. 2018, p. 216
‘Umar disse che Maometto divorziò da Hafsah (divorzio revocabile) e poi la riprese con sé. Abu Dawud, vol. 2, libro 6, cap. 754, n. 2276, p. 619
Maometto ordinò al suo figlio adottivo Zaid di divorziare da Zainab, e poi Maometto sposò Zainab. Zaid non ebbe scelta, poiché Maometto recitò la Sura 33:36-38. I musulmani credono che il Corano sia increato e inciso su una tavola in cielo, ma la Sura 33:36-38 menziona Zaid per nome, affermando che egli non avrebbe avuto alcuna scelta riguardo al divorzio da Zainab. In seguito Zainab bint Jahsh «era solita vantarsi davanti alle altre mogli del Profeta e diceva: “Allah mi ha data in sposa (al Profeta) nei Cieli”». Bukhari, vol. 9, libro 93, cap. 22, n. 517, p. 382. Vedi anche vol. 9, libro 93, cap. 22, nn. 516, 518, pp. 381-383.
Per inciso, «bin» significa figlio in arabo, mentre «bint» significa figlia.
Un uomo deve divorziare dalla propria moglie se suo padre glielo ordina. Ibn-i-Majah, vol. 3, libro 10, cap. 36, nn. 2088-2089, pagg. 259-260
Due uomini musulmani erano buoni amici, così uno chiese all’altro da quale moglie avrebbe dovuto divorziare affinché l’altro potesse sposarla. Bukhari, vol. 5, libro 58, cap. 3, n. 125, pag. 82
Quindi, mentre gli uomini musulmani possono sentirsi giustificati a scambiarsi le mogli con la stessa facilità con cui le persone si scambiano le auto, non cercate di giustificare questo comportamento sulla base della Bibbia.
D: In Giudici 15:4, come fece Sansone a catturare 300 volpi?
R: Ci sono cinque modi possibili, e la risposta potrebbe essere una combinazione di essi.
1. Non è detto che Sansone le abbia catturate tutte contemporaneamente. Potrebbe averlo fatto nell’arco di un certo periodo di tempo.
2. Forse la forza superiore di Sansone era accompagnata anche da un’agilità superiore. Vedi *When Critics Ask*, pag. 150, per ulteriori approfondimenti su questa parte della risposta.
3. Sansone non doveva necessariamente usare le proprie mani. Nulla indica che non potesse aver utilizzato delle trappole per catturarne alcune o tutte.
4. Il termine ebraico su’al può significare sia volpe che sciacallo. Sansone avrebbe potuto catturare gli sciacalli più facilmente poiché questi cacciano in branco.
5. Sansone potrebbe aver guidato un gruppo di uomini per intrappolare gli animali.
D: In Giudici 15:5, a quanto ammonta il prodotto di 1.100 pezzi d’argento moltiplicati per cinque?
R: In Giudici 17:10, un levita accettò di fungere da sacerdote in cambio (a quanto pare, vitto e alloggio più) di soli dieci sicli d’argento all’anno. 5.500 pezzi d’argento erano una somma ingente per un singolo individuo. A quanto pare i Filistei nutrivano un grande timore nei confronti di Sansone.
D: In Giudici 15:12, perché legarono Sansone per portarlo dai Filistei?
R: Sansone rappresentava sicuramente una minaccia per lo status quo e, sebbene ritenessero che lo status quo non fosse l’ideale per gli Israeliti, consideravano la situazione esistente preferibile a un cambiamento sotto il dominio di Sansone.
Inoltre, furono proprio gli uomini di Giuda a consegnare Sansone al nemico. Il territorio di Giuda comprendeva molte zone non così vicine ai Filistei, e disponeva di terra in abbondanza, mentre i Daniti vivevano in condizioni di grande ristrettezza nel loro territorio.
Oggi, i cristiani dovrebbero essere riluttanti ad accettare che il Vangelo venga messo a tacere durante il loro culto.
D: In Giudici 15:16, pur avendo una grande forza, come poté Sansone uccidere 1.000 soldati filistei addestrati, senza che questi lanciassero una lancia e lo ferissero?
R: Nessuna quantità di forza naturale potrebbe spiegare questa e le altre imprese compiute da Sansone (sollevare le porte della città, ecc.). Dio doveva essere con Sansone in modo soprannaturale. Dio avrebbe potuto dare a Sansone non solo la forza, la velocità e i riflessi, ma anche disorientare i Filistei e proteggere Sansone.
D: In Giudici 16:18-21, la forza di Sansone risiedeva nei suoi capelli?
R: No, la forza proveniva da Dio. Se la forza fosse stata nei capelli, forse tutti gli atleti professionisti sarebbero più forti se avessero i capelli lunghi.
Seriamente, dopo che Sansone rivelò a Dalila il suo segreto, Sansone poteva essere abbastanza certo che lei gli avrebbe tagliato i capelli, perché lei aveva già provato tutte le altre cose che lui le aveva detto. Dopo che Sansone si svegliò, in Giudici 16:20 si legge: «Ma egli non si rese conto che il Signore lo aveva abbandonato.» (NET)
D: In Giudici 16:26-27, Sansone potrebbe andare in Paradiso, dato che si è suicidato?
R: Sì. Tre punti da considerare nella risposta.
1. Esiste un solo peccato imperdonabile: la bestemmia contro lo Spirito Santo. Il suicidio non è un peccato imperdonabile.
2. Come esempio di credenti che si sono suicidati, Eusebio, nella sua Storia ecclesiastica, vol. 8, n. 2, capitolo 12, racconta di una donna e delle sue due bellissime figlie, che si annegarono nel fiume piuttosto che essere profanate fisicamente dai soldati romani. Eusebio fornisce un altro esempio nel libro 8, capitolo 14, riguardante Massenzio, che stava per violentare una bella donna cristiana. Lei chiese qualche minuto da sola per prepararsi. Quando lui entrò, lei si era già pugnalata a morte.
3. Si può sostenere che Sansone non abbia spinto le colonne per suicidarsi in senso stretto, ma che il suo movente fosse uccidere i Filistei. La sua morte potrebbe essere considerata una missione suicida, piuttosto che un suicidio, sebbene sapesse che sarebbe morto.
Il libro *Now That’s A Good Question*, alle pagine 291-292, riporta che uno studio psicologico ha dimostrato che il 90% delle persone che hanno tentato il suicidio hanno successivamente affermato che non ci avrebbero provato se avessero aspettato 24 ore.
D: In Giudici 16:26-27, Dio ha benedetto Sansone per aver commesso suicidio?
R: Sansone non si è suicidato, quanto piuttosto ha compiuto una missione suicida. In questo caso specifico, come del resto per tutta la sua vita, Dio si è servito di Sansone, sebbene questi fosse disobbediente e spesso si trovasse in luoghi in cui non avrebbe mai dovuto trovarsi. Si veda la domanda precedente per ulteriori approfondimenti.
Il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 281 sottolinea l’ironia del fatto che «poiché nella sua vita frequentò così spesso i Filistei e trovò le loro donne irresistibili, Sansone si ritrova ora con i Filistei nella sua morte, un cadavere tra i cadaveri tra le macerie del Tempio di Dagon. La separazione gli avrebbe garantito una morte più nobile».
D: In Giudici 17:1-2, perché il figlio ladro fu prima maledetto e poi benedetto?
R: La Bibbia menziona questo breve episodio storico senza dare nemmeno un accenno all’approvazione da parte di Dio di quella situazione idolatra.
La madre lanciò una maledizione contro chiunque avesse rubato il denaro, senza rendersi conto che si trattava del proprio figlio. Quando scoprì che era lui, si pentì di aver maledetto suo figlio e cercò invece di impartirgli una benedizione. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 197-198, menziona che l’autore del libro dei Giudici forse incluse questo episodio per mostrare quanto fossero confuse le persone in quei tempi.
Tuttavia, le persone possono essere altrettanto confuse anche oggi. Un genitore può amare teneramente un figlio quando è sobrio e maltrattare lo stesso figlio quando è ubriaco o sotto l’effetto di droghe. I genitori possono sforzarsi moltissimo di insegnare ai propri figli l’importanza di fare la cosa giusta. I ragazzi semplicemente non lo capiscono, quando vedono i genitori mentire, guidare a velocità eccessiva e imbrogliare a loro volta.
D: In Giudici 17:2-3, perché dedicarono il denaro a Geova per realizzare un’immagine scolpita?
R: Sembra una follia, e in realtà era anche peggio di quanto sembri. Sembra che ciò che volessero, in ordine di priorità, fosse
1) Avere un’immagine da adorare
2) Adorare il vero Dio d’Israele
Tre punti da considerare nella risposta.
1. Avere un idolo a cui la gente potesse offrire doni era spesso un’attività redditizia.
2. Per chi non ne sapeva di più, avere un idolo al posto del Dio degli Israeliti avrebbe potuto fruttare ancora più soldi.
3. Molte persone desiderano adorare Dio, ma alle loro condizioni e a modo loro. Dio non è interessato a questo. Dio vuole persone che Lo adorino e Gli obbediscano alle Sue condizioni, a modo Suo.
D: In Giudici 17:5, perché Michea avrebbe voluto una casa degli dei?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare un paio di ragioni:
Religiosi: Michea rispettava Geova, ma forse voleva una «garanzia» onorando più divinità. Aveva dimenticato che il vero Dio detesta l’idolatria.
Economica: la gente si recava alle statue degli dei per offrire loro denaro. Gli idoli di Michea, insieme alla presenza del sacerdote, avrebbero potuto rappresentare una grande opportunità economica per lui.
D: In Giudici 17:13, cosa c’era di sbagliato nella teologia di Michea, quando disse: «…Ora so che il Signore mi farà prosperare, perché il levita è diventato mio sacerdote» (NRSV)?
R: Prima di liquidare facilmente questa domanda come ovvia, leggi l’ultima parte della risposta, dove cose quasi identiche non sono affatto ovvie per molte persone oggi.
Gli idoli onoravano gli dei pagani. Michea pensava che avere un idolo dedicato all’Unico e Vero Dio Lo avrebbe onorato, e che avere un levita come sacerdote avrebbe onorato Dio ancora di più. Poiché Michea la pensava così (con un certo salto logico), anche Dio deve pensarla così. È un po’ come fare qualcosa per qualcuno di cui si “sa” semplicemente che gli piacerà, anche se non si è mai parlato con quella persona e in realtà non si ha idea di cosa vorrebbe. È un po’ come il ragazzino che comprò un’automobilina giocattolo per sua madre in occasione del suo compleanno, perché “sapeva” che le sarebbe piaciuta.
Una breve occhiata all’Antico Testamento in generale, e in particolare a Esodo 20:4-6, mostra che Dio detesta l’uso degli idoli nel culto. Anche se si tratta di idoli che si dice rappresentino Lui, Dio li detesta, ed è per questo che il secondo comandamento è distinto dal primo.
Purtroppo, ancora oggi le persone realizzano immagini di Maria, di vari santi e di Gesù da utilizzare nel culto. La vera Maria e i veri santi sono probabilmente inorriditi dalla disobbedienza commessa attraverso le immagini che li raffigurano. Anche se si tratta di un tentativo di adorare il vero Dio (e quindi non viola il primo comandamento), viola comunque il secondo comandamento.
D: In Giudici 18:2, è vero che le gesta di Sansone non indebolirono seriamente i Filistei né aiutarono i Daniti?
R: Giudici 16:31 afferma che, al momento della sua morte, Sansone uccise 3.000 uomini e donne, un numero superiore a quello che aveva ucciso nel resto della sua vita. Inflisse un certo danno ai Filistei, poiché uccise molti esponenti di una generazione di governanti. Tuttavia, sebbene uccidere da 3.000 a 6.000 filistei fosse un’impresa straordinaria per un solo uomo, sarebbe stata solo una piccola vittoria per un generale di un esercito.
Da un lato, è vero, e c’è una lezione da imparare qui. Sansone era troppo occupato a rincorrere una vita sentimentale per essere obbediente ed essere un vero capo degli Israeliti, e non ottenne grandi risultati.
D’altra parte, Sansone riuscì comunque a realizzare una cosa: pose fine al periodo di relazioni più o meno amichevoli tra gli Israeliti e i loro signori filistei. Tuttavia, spettò a Saul e Davide, con la loro forza fisica media al servizio del Signore, realizzare ciò che Sansone non era riuscito a fare con la sola forza miracolosa, senza altri Israeliti e senza camminare obbedientemente nelle vie di Dio.
D: In Giudici 18:6,10, Dio ha davvero benedetto le sentinelle danite?
R: Non vi è la minima indicazione che il «sacerdote» levita servisse il vero Dio, né che le sue parole fossero altro che invenzioni per compiacere i suoi ascoltatori.
Non tutti coloro che affermano di parlare in nome di Dio lo fanno necessariamente. Guardando al futuro, i Daniti furono una delle prime tribù a cadere nell’idolatria, subendo il peso delle invasioni aramee, e la prima regione a subire la potenza degli eserciti assiri e babilonesi. Il loro iniziale successo facile non valse la loro rovina finale.
D: In Giudici 18:20, quali erano le motivazioni del levita in questo caso?
R: La Scrittura suggerisce che non avesse nulla a che fare con l’adorazione del vero Dio. Diventando sacerdote di una tribù anziché di una famiglia, avrebbe ottenuto maggiore prestigio, rispetto e probabilmente anche più denaro.
Purtroppo, oggi non solo si trovano persone simili in altre religioni, ma ce ne sono anche che si spacciano per cristiani.
D: In Giudici 18:30-31, qual è il significato di questo versetto?
R: È estremamente significativo. Ciò significa che gli abitanti della città di Dan non si pentirono mai di questo crimine e, fino all’arrivo degli Assiri, continuarono a seguire le tradizioni dei Daniti di quell’epoca. Che tristezza.
A volte, quando le denominazioni ecclesiastiche rifiutano la verità di Dio e la Bibbia, non tornano mai più a seguire il vero Dio. In molti casi la giustificazione per seguire l’idolatria e altri peccati è proprio come la canzone del musical “Il violinista sul tetto”: la tradizione. Infatti, durante i dibattiti con Martin Lutero, un teologo cattolico di nome Johann Faber (1478-1541) dichiarò: «Se dovessi scegliere, preferirei rifiutare le Scritture piuttosto che i venerabili errori della Chiesa [cattolica romana]» (da Manschrenk, p. 165). Quando le persone parlano di seguire «venerabili errori», sono forse meno confuse dei Daniti?
D: In Giudici 19-21, lo scandalo di Ghibea era un racconto di fantasia, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 279?
R: No. Due prove a sostegno della sua veridicità sono:
1. La testimonianza del fatto riportata nel libro dei Giudici. Nessun autore avrebbe voluto scrivere questa storia, così poco lusinghiera sia per i Beniaminiti che per gli altri Israeliti, a meno che non si fosse sentito in dovere di scrivere la verità.
2. Se ciò non fosse vero, allora Asimov o altri dovrebbero trovare qualche altra ragione per spiegare perché la tribù di Beniamino fosse così molto più piccola delle altre tribù.
D: In Giudici 19:1-21:25, cosa possiamo imparare da questo episodio?
R: C’è un’osservazione estremamente curiosa riguardo a questa guerra civile: ogni singola persona, ad eccezione degli assassini iniziali, potrebbe essere vista come convinta di agire in modo giustificato, facendo ciò che riteneva moralmente giusto, almeno dal proprio punto di vista.
1. I Beniaminiti combattevano per ciò che ritenevano giusto. Ritenevano che difendere i propri parenti e (forse) amministrare la giustizia da soli fosse un bene morale superiore rispetto al lasciare che qualcun altro privasse i propri parenti del diritto di essere giudicati dai Beniaminiti.
2. L’uomo si sentiva giustificato nel fare a pezzi la propria concubina. Il suo desiderio di difendere il proprio onore e di vendicarsi poteva essere considerato più importante di qualsiasi onore o rispetto che nutrisse per il corpo della concubina.
3. Gli Israeliti potevano sentirsi giustificati. La loro richiesta che i Beniaminiti non facessero del male a nessun [altro] israelita era considerata un diritto morale superiore al genocidio dei Beniaminiti, comprese donne e bambini.
4. Gli Israeliti potevano ritenersi giustificati nello sterminare l’intera città di Jabesh di Galaad, ad eccezione delle donne vergini. Dopotutto, ritenevano che il fatto che gli uomini di Jabesh di Galaad non avessero scelto di unirsi agli altri Israeliti in questa vendetta sanguinaria giustificasse l’uccisione di uomini, donne e bambini. Naturalmente, le vergini avevano un’utilità pratica come mogli per i Beniaminiti, per cui (con uno strano ragionamento) ciò avrebbe giustificato il non ucciderle, mentre l’uccisione delle altre donne e dei ragazzi era considerata giustificata.
4. I sopravvissuti beniaminiti e gli israeliti insieme ritennero giustificato permettere ai sopravvissuti beniaminiti di rapire ragazze israelite non sposate. A quanto pare, avere più mogli per questi ribelli beniaminiti era più importante dei desideri delle ragazze.
Infine, poiché gli Israeliti erano vincolati dal loro giuramento in Giudici 21:5 di uccidere chiunque non si fosse radunato, e dal loro giuramento in Giudici 21:18, verrebbe da pensare che avrebbero imparato la lezione e non avrebbero più fatto giuramenti. Come mostra 1 Samuele 14:24 nel caso di Gionatan che mangiava il miele, però, non ne trassero necessariamente una lezione.
D: In Giudici 19:4-8, perché il suocero voleva ritardare il ritorno del figlio?
R: La Scrittura non lo dice, ma forse il suocero sentiva la mancanza della figlia e sapeva che, una volta partito il genero, anche la figlia se ne sarebbe andata.
D: In Giudici 19:12-24, perché questa storia della concubina del levita è riportata nella Bibbia?
R: Si tratta infatti di una storia di profonda corruzione, come dice Osea 9:9. Non è stata trascurata né nascosta in questo libro storico per tre ragioni molto diverse, ma complementari.
Da un punto di vista laico: è realmente accaduto. Il libro dei Giudici spiega, proprio come farebbe una storia laica, perché si verificò questa terribile guerra civile e perché, anche secoli dopo, la tribù di Beniamino rimase sempre così piccola.
Ognuno fa come meglio crede: Giudici 21:25 riassume il significato di questa storia vera: ecco quanto possono diventare orribili le cose quando ognuno fa come meglio crede. Se ognuno ha il proprio criterio di giusto e sbagliato che non si basa sulla Bibbia, le cose possono andare molto male per tutti. Vedi anche la domanda successiva.
Una lezione di lealtà: non si potrebbe biasimare i Beniaminiti per la loro lealtà, se la lealtà fosse sempre una virtù. Tuttavia, si può biasimarli perché in questo caso la loro lealtà era una cosa malvagia. Potrebbe essere sembrato che la lealtà degli Israeliti fosse rivolta a Dio e al loro popolo, ma questo episodio e questa guerra dimostrano che la loro lealtà era rivolta solo alla loro tribù. Oggi, le persone possono essere leali a una buona causa per una varietà di ragioni, e alcune di queste ragioni non sono migliori della lealtà che avevano i Beniaminiti.
D: In Giudici 19:22-30 e Giudici 21:7-23, perché la Bibbia giustifica queste azioni malvagie? (Un musulmano ha sollevato questa questione.)
R: La Bibbia non le giustifica. Piuttosto, menziona azioni malvagie, avvenute in tempi malvagi in cui «ognuno faceva ciò che era giusto ai propri occhi». Il fatto che il Corano menzioni le azioni malvagie compiute dai popoli di ‘Ad e Madyan dimostrerebbe forse che il Corano è in errore?
D: In Giudici 20:1, quando si parla della città di Dan, significa forse che Dan era già migrato prima di quel periodo?
R: Non necessariamente. Il libro dei Giudici fu scritto dopo entrambi gli eventi e potrebbe aver fatto riferimento al luogo con il nome con cui era conosciuto dalla gente. Altri due esempi di questo sono l’affermazione che Efeso si trova in Turchia e, in Genesi 12:8, che Abramo era a Betel, anche se Betel divenne il nome della città solo ai tempi di Giacobbe, in Genesi 28:19.
D: In Giudici 20:47, è vero che ciò non avrebbe potuto avvenire alla fine del libro dei Giudici, dato che Beniamino era prospero in quel periodo, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 259?
R: No. La tribù di Beniamino era prospera fino a questa guerra civile. Asimov non fornisce alcuna prova, archeologica o di altro tipo, del fatto che Beniamino fosse prospera alla fine del libro dei Giudici. Al contrario, Saul afferma di provenire dalla più piccola delle tribù d’Israele in 1 Samuele 9:21.
D: In Giudici 21:8, la distruzione di Jabesh-Gilead dimostra che ciò non avvenne verso la fine del periodo dei Giudici, dato che Jabesh-Gilead era una città fiorente, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov alle pagine 259-260?
R: No. Ecco cosa dice la Bibbia riguardo a Jabesh-Gilead. Saul liberò la città dagli Ammoniti in 1 Samuele 11:1-11. Dopo la morte di Saul, gli uomini di Jabesh-Gilead presero il corpo di Saul e lo seppellirono. Davide li lodò per averlo fatto (2 Samuele 2:4-7). 1 Cronache 10:11 riporta lo stesso racconto. L’archeologo Glueck ha individuato quello che probabilmente è Jabesh-Gilead, e il sito presentava delle mura cittadine.
È interessante notare che, in assenza di ulteriori prove, Asimov possa concludere che Jabesh-Gilead fosse una città fiorente e che la sua distruzione non fosse possibile. Le città, specialmente quelle fortificate, possono alla fine risorgere, ma ricorrere alle scarse prove sopra citate per affermare che Jabesh-Gilead fosse così fiorente da non poter mai essere stata distrutta è sorprendente per una persona come Asimov, che era molto attento nelle sue ricerche scientifiche. Purtroppo, Asimov ha commesso un errore simile nella sua valutazione di Hazor, e le prove archeologiche che lo smentiscono sono abbondanti. Si vedano le tre domande su Giosuè 11:10 per un’ulteriore discussione sulla rinascita di Hazor.
D: In Giudici 21:19, qual era la festa annuale del Signore a Silo?
R: La Scrittura non dice con certezza che tipo di festa fosse. Tuttavia, potrebbe essere stata la festa in onore della figlia di Iefte in Giudici 11:39-40.
D: In Giudici 21:20-21, qualcun altro ha mai rapito delle ragazze mentre danzavano?
R: Sì. Successivamente, in Grecia, secondo Boling (p. 294), alcuni uomini della città di Messenia rapirono delle ragazze dalla Laconia durante una festa in onore di Artemide. Ciò è menzionato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, p. 506.
D: In Giudici 21:25 e Deuteronomio 12:8, cosa c’è di sbagliato nel «fare ciò che è giusto ai propri occhi» o nel lasciare che ognuno agisca come meglio crede?
R: Come dimostra la storia riportata nell’intero libro dei Giudici, c’è molto di sbagliato. Le persone sono troppo pronte a stabilire i propri standard, che sono inferiori a quelli di Dio. Si vedano le due domande precedenti per ulteriori approfondimenti su questo punto. Inoltre, le persone tendono a distorcere gli standard per adattarli ai propri gusti, alle proprie prospettive e ai propri desideri.
D: Quando è stato scritto il libro dei Giudici?
R: Il libro dei Giudici copre gli eventi dal 1380 a.C. circa al 1050 a.C. Giudici 18:30 afferma che queste cose durarono «fino alla… cattività del paese». Esistono tre interpretazioni su ciò a cui ciò si riferisse.
La cattività assira di tutte le tribù del nord nel 722 a.C. Il Wycliffe Bible Dictionary, a pag. 993, afferma: «Le tabelle elaborate e pubblicate da Donald J. Wiseman hanno fornito informazioni più specifiche per datare i re caldei nel periodo 626-566 a.C. Di conseguenza, le date della caduta di Samaria nel 722 a.C. e della caduta di Gerusalemme nel 587/586 a.C. sono accettate come date fisse con una variazione di circa un anno».
La cattività di Dan, avvenuta intorno al 1000 a.C. L’opera *When Critics Ask*, a pag. 151, sostiene questa tesi, poiché, proprio come Dan distrusse improvvisamente il popolo di Laish, una distruzione simile si abbatté su di loro intorno al 1000 a.C.
L’ipotesi di un inserimento successivo da parte di un redattore è quella di Merrill Unger, come menzionato in *A Survey of Old Testament Introduction* di Gleason Archer (Moody Press 1974), p. 281.
D: Nel libro dei Giudici, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?
R: Rotoli del Mar Morto: (circa 1 a.C.) 3 copie separate. *The Dead Sea Scrolls Today*, pag. 30. (1Q6, 4Q49, 4Q50) secondo *The Dead Sea Scrolls in English*, 4ª ed., pag. xxxvii e il *Wycliffe Bible Dictionary*, pagg. 436-438.
1Q6 (parti di Giudici 6:20-22; 8:1(?); 9:1-4, 4-6, 28-31, 40-43, 48-49 (I secolo a.C.)
4Q49 Giudici 6:2-6,11-13 (50-25 a.C.) Giudici 2:7-10 non sono andati perduti, ma sono assenti.
4Q50 tre frammenti di Giudici 19:5-7; 21:12-25
Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto sono conservati i seguenti 35,5 versetti su un totale di 618 versetti del libro dei Giudici (5,7 %).
Giudici 6:2-6, 11-13, 20-22; 8:1?; 9:1-6, 28-31, 40-43, 48-49; 19:5-7; 21:12-25.
Il Vaticanus (325-350 d.C.) contiene l’intero libro dei Giudici.
Il Sinaitico (340-350 d.C.) riporta Giudici 2:20; 4:6-11:2.
L’Alessandrino (circa 450 d.C.) contiene l’intero libro dei Giudici.
D: Quali autori antichi fecero riferimento al libro dei Giudici?
R: Gli autori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti del libro dei Giudici sono:
Filone, l’ebreo alessandrino (dal 20/15 a.C. al 50 d.C.), fece riferimento a Giudici 8:9 nel suo trattato *Sulla confusione delle lingue*, capitolo 26 (128), dove, curiosamente, affermò che fosse “di Mosè”. «Poiché, dice Mosè, “Gedeone giurò agli uomini di Fanuel, dicendo: Il giorno in cui tornerò vittorioso in pace, abbatterò questa torre”».
Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) incluse il libro dei Giudici tra i libri dell’Antico Testamento nella sua lettera a Onesimo. *Sulla Pasqua*, p. 72. Conservata nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, libro 4, cap. 26.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) analizza la storia di Sansone nel libro dei Giudici e si riferisce alla fonte come a «Sacra Scrittura». Frammenti di Ireneo, frammento 40, p. 575. Egli fa riferimento a Sansone anche nel frammento 41.
Il frammento 27 di Ireneo, p. 572, parla del ragazzino che dovette condurre Sansone per mano, alludendo a Giudici 16,26.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) discute di Gedeone, tratto dal libro dei Giudici 6, nell’opera di Ireneo Contro le eresie, libro 3, cap. 17.3, p. 445.
Questi sono tutti i passaggi in cui Ireneo fa riferimento al libro dei Giudici.
Clemente di Alessandria afferma: «Come narra il libro di Giosuè», e più avanti «come menziona il libro dei Giudici» negli *Stromati* (193-202 d.C.), libro 1, cap. 21, p. 325
Tertulliano (198-220 d.C.): «Giosuè in punto di morte. E così, in quasi tutti gli annali dei giudici e dei re», *Scorpiace*, cap. 3, p. 636
Origene (225-254 d.C.): «Anzi, per quanto riguarda i figli di Belial nel Libro dei Giudici» Origene, Contro Celso, libro 6, cap. 44, p. 593
Origene (240 d.C.) fa riferimento anche a Debora e Barac nel Libro dei Giudici. Commento al Cantico dei Cantici, prologo, p. 48
Trattato sul ribattesimo (ca. 248-258 d.C.), cap. 15, p. 676: «Inoltre, anche nel Libro dei Giudici e nei Libri dei Re, osserviamo che su molti c’era lo Spirito del Signore, oppure che Egli veniva a loro, come su Gothoniel [Othniel], Gedeone, Iefte, Sansone, Saul, Davide e molti altri».
Cipriano di Cartagine (246-258 d.C. circa) fa riferimento a Giudici 2,11-13 e 4,1 come «nel libro dei Giudici» Trattati di Cipriano, Trattato 12, cap. 1, p. 508
Metodio di Olimpo e Patara (270-311/312 d.C.) cita specificamente l’Antico Testamento e il Libro dei Giudici in *Il banchetto delle dieci vergini*, discorso 10, cap. 2, p. 348
Dopo Nicea
Eusebio di Cesarea (ca. 328-339/340 d.C.) discute le opinioni di vari autori sul canone dell’Antico Testamento.
Atanasio (367 d.C.) elenca i libri dell’Antico Testamento nella Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.
Atanasio (339 d.C.) si riferisce a Giudici 19,29 come al «Libro dei Giudici» nella Lettera circolare, cap. 1, p. 92
Afrahat il Siro (337-345 d.C.) allude al libro dei Giudici
*Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C.)
Efraim il Siro (350-378 d.C.)
Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) menziona Giudici 3:10 come parte del Libro dei Giudici, Davide nei Libri dei Regni, i Salmi, 2 Cronache 15:1 nelle Cronache, Neemia 9:20 come parte di Esdra (Esdra e Neemia costituivano un unico libro). Conferenze catechistiche, conferenza 16.28, p. 122
Ambrogio di Milano (370-390 d.C.) menziona il Libro dei Giudici e il Libro dei Salmi. Sullo Spirito Santo, libro 1, cap. 16, p. 95
Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.)
Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) cita Giudici 13,18 nella Lettera 2, cap. 2.2, p. 28
Gregorio di Nissa (circa 356-397 d.C.) allude al Libro dei Giudici.
Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) elenca i libri dell’Antico Testamento, tra cui il Libro dei Giudici. Il *Panarion*
di Cartagine (393-419 d.C.)
Sulpicio/Sulpizio Severo (363-420 d.C.) menziona il libro dei Giudici nel libro 1 di Storia, cap. 24, pag. 85
Girolamo (373-420 d.C.) tratta dei libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta della Genesi, dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri, del Deuteronomio, del Pentateuco, di Giobbe, di Gesù figlio di Nave [Giosuè], dei Giudici, di Ruth, di Samuele e dei Re (2 libri), dei dodici profeti, di Osea, di Gioele, di Amos, di Abdia, di Giona, di Michea, di Naum, di Abacuc, di Sofonia, di Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.
Rufino (374-406 d.C.)
Giovanni Crisostomo (-407 d.C.) allude a Giudici 21,5-10, vol. 11, Commento agli Atti, Omelia 13, pag. 86
Agostino di Ippona (388-430 d.C.) dice: «Il Signore dice», e fa riferimento a Giudici 6,1 nella Lettera 46, cap. 18, pag. 291
Agostino di Ippona (338-430 d.C.) cita Giudici 3,30 come testo sacro ne *La Città di Dio*, libro 17, cap. 14, p. 352
Giovanni Cassiano (419-430 d.C.)
Teodoreto di Ciro (324-458 d.C.) allude al libro dei Giudici.
D: Nel libro dei Giudici, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?
A: Ecco alcune delle differenze di traduzione. Per avere un’idea delle variazioni tra il testo masoretico ebraico e la traduzione greca della Settanta, quanto segue si concentra sul capitolo 16.
Giudici 1:14 «Othniel, ella lo esortò» contro «Othniel, egli la esortò» (Settanta e Vulgata). L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, p. 388, afferma che, mentre il greco e la Vulgata ipotizzavano il genere femminile, Giosuè 15:18 dimostra che in realtà si tratta del genere maschile.
Giudici 1:16 «il Kenita» contro «Hobab il Kenita» (Settanta)
Giudici 1:18 «presero anche» contro «non presero» (Settanta)
Giudici 1:27 «Bet-Sean» contro «Bet-Sean, che è una città degli Sciti» (Settanta)
Giudici 2:3 «diventare» contro «essere avversari/nemici e diventare» (Settanta, Targum, Vulgata)
Giudici 2:9 «Timnat-Serah» (ebraico) contro «Timnat-Heres» (ebraico di Giosuè 19:50 e 24:30)
Giudici 3:26 «immagini di pietra» contro «cave» (Targum)
Giudici 5:14 «ad Amalek» contro «nella valle» (Settanta)
Giudici 5:15 «i miei principi in Issacar» vs. «i principi di Issacar» (Settanta, siriaco, Targum, Vulgata)
Giudici 5:28 «esclamò» contro «fissò» (Settanta)
Giudici 5:31 «coloro che lo amano» contro «coloro che ti amano» (siriaco, Vulgata)
Giudici 6:7-10 presenti nel testo masoretico vs. assenti nel rotolo del Mar Morto 4Q49. Due manoscritti ebraici del Medioevo e la Settanta omettono 6:7a.
Giudici 8:4 «e all’inseguimento» contro «e affamati» (Settanta)
Giudici 9:29 «lui. Allora disse ad Abimelech» contro «lui. Direi ad Abimelech» (Settanta)
Giudici 9:38 «dov’è ora la tua bocca» contro «dov’è ora la tua vanagloria» (Settanta) (Il significato è sostanzialmente lo stesso)
Giudici 9:44 «le schiere che erano con lui» contro «la schiera che era con lui» (alcune Settanta, Vulgata)
Giudici 11:12 «il re degli Ammoniti» contro «i Madianiti» (alcune versioni della Settanta)
Giudici 12:2 «conflitto con gli Ammoniti» vs. «conflitto con gli Ammoniti che ci opprimevano» (Settanta, siriaco di Harclea)
Giudici 12:7 «nelle città di Galaad» contro «nella città di Galaad» (alcune Settanta)
Giudici 13:19 «a lui e compiendo prodigi mentre Manoà, sua moglie, guardava» contro «a colui che compie prodigi» (Septuaginta)
Giudici 14:15 «quarto giorno» contro «settimo giorno» (alcune versioni della Settanta, siriaca, Vulgata) (L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, p. 469, afferma che «quarto» e «settimo» differiscono solo per la prima lettera.)
Giudici 15:5 «vigneti e uliveti» contro «vigneti e uliveti» (Settanta, Targum, Vulgata)
Giudici 16:2 «I Gaziti: “Sansone è venuto qui”» contro «Ai Gaziti fu detto: “Sansone è venuto qui”» (Settanta)
Giudici 16:2 «tessero una trappola per lui» contro «gli tesero un agguato»
Giudici 16:3 «Hebron» contro «Chebron»
Giudici 16:4 «valle di Sorek» contro «alsorek»
Giudici 16:4 ecc. «Dalila» contro «Dalida»
Giudici 16:5 «umiliarlo» vs. «affliggerlo»
Giudici 16:7 «sette corde di arco verdi che non sono state essiccate» vs. «sette corde umide che non sono state rovinate»
Giudici 16:7 «sarà come qualsiasi uomo» contro «sarà come uno degli uomini comuni»
Giudici 16:9 «E l’imboscata era in agguato per lei in una stanza interna» vs. «E gli uomini in agguato rimasero con lei nella camera»
Giudici 16:10 «mi ha preso in giro/ingannato» vs. «mi ha ingannato»
Giudici 16:12 «E l’imboscata era appostata nella stanza interna. E lui se le strappò dalle braccia» vs. «e lui se le spezzò dalle braccia»
Giudici 16:13 «mi ha preso in giro/mi ha ingannato» vs. «mi ha ingannato»
Giudici 16:13 «Dimmi» contro «Dimmi, te ne prego»
Giudici 16:13 «… con un telaio» vs. «con il telaio, e dovresti fissarle con lo spillo al muro, allora sarò debole come un altro uomo.» (Settanta, non presente in nessun testo ebraico)
Giudici 16:14 «e lei le fissò con uno spillo… tela» vs. «E avvenne che, mentre egli dormiva, Dalida prese le sette ciocche del suo capo, le intrecciò con la tela e le fissò con lo spillo al muro… tela dal muro»
Giudici 16:15 «Per tre volte mi hai preso in giro/ingannato» vs. «Questa è la terza volta che mi hai ingannato»
Giudici 16:17 «nazireo di Dio» contro «santo di Dio»
Giudici 16:18 «Vieni, perché questa volta lui» vs. «Sali ancora questa volta, perché lui»
Giudici 16:18 «argento nelle loro mani» vs. «denaro nelle loro mani»
Giudici 16:19 «lei» contro «Dalida»
Giudici 16:19 «e cominciò ad affliggerlo/sottometterlo/tormentarlo» contro «e lei cominciò a umiliarlo» contro «e lui cominciò a indebolirsi/cominciò a essere debole» (alcune Settanta)
Giudici 16:21 «bronzo» vs. «ottone»
Giudici 16:24 «lodarono il loro dio» vs. «cantarono lodi al loro dio»
Giudici 16:24 «aumentarono i nostri feriti» vs. «aumentarono i nostri uccisi»
Giudici 16:26 «E lo fecero stare in piedi tra le colonne» vs. «e lo colpirono con i palmi delle mani, e lo misero tra le colonne».
Giudici 16:28 «invocò il Signore» vs. «piangeva davanti al Signore»
Giudici 16:28 «Signore Geova» contro «Signore, mio Signore»
Giudici 16:29 «due pilastri centrali» vs. «due pilastri»
Giudici 16:31 «Zora ed Eshtaol» contro «Saraa ed Esthaol»
Giudici 18:7 «dai Sidoni» contro «con gli Aramei/Siria» (alcune Settanta)
Oppure Giudici 18:7 «lontano dai Sidoni e non aveva rapporti con nessuno» contro «lontano dai Sidoni e non aveva rapporti con Aram» (Simmaco) (Questo è secondo la NRSV)
Giudici 18:30 «figlio di Manasse» (masoretico) contro «figlio di Mosè» (alcune versioni antiche, alcune Settanta, Vulgata)
Giudici 19:2 «lei fu infedele» wattizneh contro «lei si adirò» (probabilmente si pensava fosse wattiznah) (Septuaginta proto-lucianica e Vulgata)
Giudici 19:4 «lei lo portò» contro «egli raggiunse» (Settanta) (Questo è secondo la NRSV)
Giudici 19:18 «casa del Signore» contro «la mia casa» (Septuaginta)
Giudici 20:9 «Ghibea, contro di essa per sorteggio» contro «Ghibea, saliremo contro di essa per sorteggio» (Septuaginta)
Giudici 20:10 «Geba» (una variante di Ghibea) contro «Ghibea» (un manoscritto ebraico)
Giudici 20:15 «26.000» contro «25.000» (Settanta A) contro «23.000» (Settanta B)
Giudici 20:33 «nella pianura di Geba» contro «a ovest di Geba» (Settanta, Vulgata)
Giudici 20:42 «città» contro «città» (Settanta)
Giudici 20:43 (probabilmente luogo di riposo) (menuhah) contro «da Noua» (Settanta B)
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla Literal Translation di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di The Septuagint: Greek and English. Sono stati utilizzati anche l’Expositor's Bible Commentary e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.
Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte dalla Berean Standard Bible (BSB), che è di dominio pubblico. https://berean.bible/