< Domanda sulla Bibbia relativa alla Lettera di Giuda

 

D: In Giuda 1, chi è Giuda?

R: Giuda è un fratello di Giacomo. Esistevano più di un Giacomo, ma il Giacomo qui menzionato e Giuda erano probabilmente i fratellastri di Gesù. Altre possibilità sono l’apostolo Giuda (non l’Iscariota) e Giuda, un leader di Gerusalemme che fu inviato insieme a Paolo, Barnaba e Sila negli Atti15:22 .

 

D: In Giuda 1, quali sono le somiglianze e le differenze tra questo libro e la Seconda Lettera di Pietro?

R: Somiglianze:

1. «Servo di Gesù Cristo» in 2 Pietro 1:1 e Giuda 1

2. La salvezza comune in 2 Pietro 1 e Giuda 3

3. «Carissimi» (4 volte nella Seconda Lettera di Pietro e 3 volte nella Lettera di Giuda)

4. L’uso del termine greco insolito (despotes) in 2 Pietro 2:1 e in Giuda 4.

5. Calunnia nei confronti di esseri gloriosi in 2 Pietro 2:10 e Giuda 8

6. Sodoma e Gomorra in 2 Pietro 2,6-9 e Giuda 7

7. Il giudizio futuro di Cristo in 2 Pietro 3:7, 10, 12-14 e Giuda 13-15, 21

8. Conclusioni simili: «sia ora che nel giorno dell’eternità. Amen» in 2 Pietro3:18 , e «ora e per tutta l’eternità. Amen» in Giuda 25

Differenze:

1. Laddove vi sono somiglianze, la seconda lettera di Pietro entra generalmente più nel dettaglio, fatta eccezione per quanto riguarda gli esseri gloriosi.

2. L’apostolo Pietro in 2 Pietro 1:1 contro il fratello di Giacomo in Giuda 1

3. Grazia e pace attraverso la conoscenza (2 Pietro 1:2) contro misericordia, pace e amore (Giuda 2)

4. Lunghezza: la seconda lettera di Pietro è lunga il doppio di quella di Giuda (937 parole contro 458 parole in greco).

5. Argomenti aggiuntivi: ad esempio, 2 Pietro 3:15-16 menziona Paolo.

6. La Lettera di Giuda presenta metafore molto vivide

7. La seconda lettera di Pietro presenta ulteriori esempi relativi a Noè e ai cani.

8. Due riferimenti apocrifi nella Lettera di Giuda

9. La lotta per la fede nella Lettera di Giuda contro la fuga dalla corruzione nella Seconda Lettera di Pietro.

10. Giuda 7,13 sottolinea l’eternità, mentre 2 Pietro 3:3-8,12 sottolinea il tempo.

11. Mentre la Lettera di Giuda è molto concisa, la Seconda Lettera di Pietro è redatta in modo tale da mettere in guardia le persone dal credere nel «calvinismo rigido». Ne sono esempi: «non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento» (2 Pietro 3:9), «rinnegando il Signore che li ha riscattati» (2 Pietro 2:1) e coloro che sfuggono alla corruzione del mondo e vi rimangono nuovamente invischiati (2 Pietro2:19 -22).

Sintesi: Le differenze e le somiglianze possono essere spiegate dal fatto che si tratta di due uomini con stili in qualche modo diversi, che molto probabilmente hanno dialogato tra loro e hanno scritto in un periodo simile su problemi simili, con Pietro che ha redatto una lettera più estesa.

 

D: Lo scettico Bart Ehrman scrive: «È difficile credere che queste due lettere [di Giacomo e di Giuda] possano essere state scritte da due contadini di classe inferiore della Galilea che parlavano aramaico (il cui fratello più famoso [Gesù] non risulta fosse in grado di scrivere, figuriamoci di comporre un trattato complesso in greco)». Jesus, Interrupted, pp. 134-135

In un altro punto Ehrman scrive: «Disponiamo di alcune informazioni su cosa significasse essere un contadino di classe inferiore nelle zone rurali della Palestina nel I secolo. Una cosa era certa: si era quasi sicuramente analfabeti. Gesù stesso rappresentava un’eccezione notevole, in quanto evidentemente sapeva leggere (Luca4:16 -20), ma non vi è nulla che indichi che sapesse scrivere… Quanti sapevano leggere? L’analfabetismo era diffuso in tutto l’Impero Romano. Nei periodi più favorevoli, forse il 10 per cento della popolazione era più o meno alfabetizzato. E quel 10 per cento sarebbe costituito dalle classi agiate… Nulla nei Vangeli o negli Atti indica che i seguaci di Gesù sapessero leggere, figuriamoci scrivere. Infatti, negli Atti vi è un racconto in cui si dice che Pietro e Giovanni fossero «analfabeti» (Atti4:13 ) – il termine antico per indicare chi non sapeva leggere né scrivere.” (Jesus, Interrupted, pp. 105-106). Cfr. anche Lost Christianities, p. 203.

R: Ehrman afferma ciò perché non ritiene che gli abitanti della Galilea parlassero greco. Ciò nonostante il greco fosse presente sulle loro monete e la regione fosse circondata su tre lati da territori di lingua greca. Esistono almeno quattro linee di ragionamento che indicano che Ehrman ha torto.

1. Vicinanza a Cafarnao e alla Fenicia: Nazareth, dove Gesù crebbe, distava circa 15 miglia dalla Fenicia in una direzione e solo circa 20 miglia da Cafarnao, dove vivevano molti greci. La Galilea era confinante a ovest, a nord e a est con regioni di lingua greca. A est della Galilea si trovava «la Decapoli», termine greco che significa «dieci città». L’indemoniato di Gerasa viveva in quella zona. Le greggi di maiali venivano allevate (e quindi anche consumate) dalla popolazione di lingua greca che vi abitava. Gesù predicò in quella zona quando attraversò il Mare di Galilea. Sicuramente parlava greco quando predicava a loro.

2. Monete della Galilea: Quanto segue è tratto dall’opera *Greco-Roman Culture and the Galilee of Jesus* di Mark A. Chancey (Cambridge University Press, 2005). L’autore afferma che, osservando le monete della Galilea, «le iscrizioni erano solitamente in greco, sebbene alcune monete rinvenute in Palestina presentino iscrizioni in ebraico». (p. 168) … «Un’altra caratteristica che contraddistingueva le monete asmonee era il loro uso limitato del greco. Su alcune monete di Ircano I si riscontrano caratteri e monogrammi greci, il cui significato non è chiaro. La maggior parte delle sue monete, tuttavia, utilizza una scrittura ebraica che era già antica al tempo del suo regno;» (ibid., p. 169) … «almeno una moneta di Agrippa II fu probabilmente coniata in Galilea, come dimostra la scritta greca “Tiberias”, circondata da una corona di alloro, sul rovescio. Sul dritto si trovano l’immagine di un ramo di palma e l’iscrizione … [in greco] “Re Agrippa, Vittoria dell’Imperatore”». (ibid., p. 183)

3. L’alfabetizzazione nell’Impero Romano non è rilevante: Ehrman dimentica che la percentuale di persone nell’Impero Romano (Spagna, Britannia, Germania, ecc.) che non sapevano leggere è irrilevante; ciò che conta è la percentuale di persone istruite tra gli ebrei della Giudea e della Galilea. Gli ebrei possedevano un livello di istruzione molto più elevato rispetto alla maggior parte degli altri popoli dell’Impero Romano. Il fatto che il Sinedrio accusasse Pietro e Giovanni di essere ignoranti non significa che fosse effettivamente così.

4. L’alfabetizzazione in Palestina: Per completezza, a Deir Alla, nella Valle del Giordano, gli archeologi hanno rinvenuto gli esercizi di scrittura di uno scolaretto in cui si menziona per tre volte Balaam, figlio di Beor. Il ritrovamento è stato datato al radiocarbonio all’800/760 a.C.

 

D: In Giuda 3, Giuda scrisse un’altra lettera riguardo alla nostra salvezza comune?

R: Giuda aveva intenzione di scrivere un certo tipo di lettera, ma poi cambiò idea. Il termine greco tradotto con «lottare con fervore» è quello da cui deriva la nostra parola «agonizzare». Non vi è alcuna prova, né a favore né contro, che Giuda abbia scritto in seguito una seconda lettera. Se lo avesse fatto, Dio non era tenuto a garantirne la conservazione; Dio poteva preservare qualsiasi lettera desiderasse.

Inoltre, la frase qui riportata non implica affatto che Giuda dovesse scrivere una seconda lettera. Significa semplicemente che Giuda avrebbe preferito scrivere invece di quanto fosse grande la nostra salvezza comune, e che si rammaricava del fatto che ci fosse bisogno di questo tipo di lettera.

Come nota a margine, quando critichiamo (in modo corretto e legittimo) altri credenti, come fece Giuda, dovremmo seguire il suo esempio e farlo con preoccupazione e rammarico per il fatto che la situazione sia tale da richiedere un rimprovero.

 

D: In Giuda 3, in che misura dovremmo limitarci a condividere la fede, piuttosto che lottare per la fede contro le eresie?

R: Dipende davvero dalla situazione immediata e dal contesto culturale generale. Giuda preferiva parlare della fede, ma sentì l’urgente necessità di cambiare rotta, forse sulla base di ciò che aveva sentito. A volte dobbiamo cambiare rotta con urgenza e affrontare l’insegnamento dei lupi che attaccano la Chiesa. Quando la situazione non è urgente, dovremmo comunque impartire qualche insegnamento per difendere il gregge. Ma in generale, nella maggior parte dei casi, dovremmo essere come Giuda e preferire di parlare della nostra salvezza comune.

 

D: In Giuda 4-10, in che modo persone che erano dissolute, si abbandonavano a desideri contro natura, corrompevano la carne, si davano a gozzoviglie e seguivano passioni empie potevano cogliere di sorpresa una congregazione?

R: Le persone possono agire in segreto. Giuda non afferma che essi compissero alcuna di queste azioni durante le riunioni di culto. Piuttosto, agivano all’insaputa dei membri della congregazione, oppure potrebbero persino aver cercato di sviare alcuni altri membri della congregazione, eppure venivano comunque tollerati. Peggio ancora, alcuni apostati che devono essere smascherati ricoprono ruoli di leadership nella chiesa.

 

D: In Giuda 5, qual era lo scopo di salvare gli Israeliti dall’Egitto per poi distruggerne la maggior parte?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1) Le persone potevano scegliere se seguire Mosè o meno. Infatti, una moltitudine eterogenea, che includeva anche non israeliti, li seguì in Esodo 12:38.

2) Il popolo inizialmente era disposto a partire e a seguire Dio e Mosè, ma poi cambiò idea e desiderò tornare in Egitto (Esodo 16:3).

3) Dovremmo imparare che, proprio come loro, non serve a nulla incamminarsi nella giusta direzione se poi ci allontaniamo e desideriamo tornare da dove siamo venuti.

 

D: In Giuda 6, chi sono gli angeli incatenati di cui parla Giuda?

R: Si tratta degli angeli caduti, che attualmente sono incatenati. Esistono tre diverse interpretazioni.

1. Alcuni incatenati, altri liberi: oggi alcuni demoni sono incatenati, mentre altri sono liberi e compiono il male sulla terra. Persino i demoni liberi che Gesù incontrò temevano che Egli li gettasse nell’Abisso.

2. Tutti parzialmente incatenati: un’altra interpretazione sostiene che tutti i demoni siano attualmente incatenati, ma che, pur essendo incatenati, possano comunque influenzare le persone. Come afferma per analogia l’opera *Bible Difficulties and Seeming Contradictions* (pp. 225-226): «Una persona può essere incarcerata in un penitenziario a vita e tuttavia godere del privilegio di passeggiare nel cortile della prigione o persino all’esterno di essa, a determinate condizioni e con alcune restrizioni». Si veda *Christian Theology* di Millard J. Erickson, pp. 447-448, per ulteriori approfondimenti su questa visione.

3. Combinazione: La mia opinione è una via di mezzo tra le due. Demoni diversi possono avere restrizioni diverse e diversi gradi di libertà. È chiaro che Giuda afferma che le restrizioni imposte ad alcuni demoni sono state inasprite. Tuttavia, nessun demone può andare contro i comandi di Cristo.

 

D: In Giuda 6, gli angeli incatenati sono quelli di Genesi 6, dove i Nefilim erano la progenie di esseri angelici e donne umane?

R: Le opinioni al riguardo sono discordanti.

Sì. Il libro apocrifo ebraico di 1 Enoch, nel primo e più antico dei suoi cinque «libri», afferma che lo fossero (1 Enoch 6). Alcuni dei primi cristiani nutrivano grande rispetto per il libro di 1 Enoch.

No. Ciò potrebbe riferirsi ai demoni ribelli in generale. Si veda «1001 Bible Questions Answered», pag. 65, per ulteriori approfondimenti su questa risposta.

In ogni caso, ciò si riferisce a più angeli caduti e non dice nulla riguardo a Satana che tentò Eva, come crede la falsa religione della Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon.

 

D: Sulla base di Giuda 6-7, possiamo «dedurre che gli angeli caddero a seguito di un atto immorale di lussuria innaturale», come insegnava l’eretico Rev. Moon nella quinta edizione (1977) del Principio Divino, pagg. 71-72?

R: No. Giuda 5-7 fornisce tre esempi: gli Israeliti che uscirono dall’Egitto (versetto 5), gli angeli che abbandonarono la propria dimora (versetto 6) e Sodoma e Gomorra (versetto 7). Giuda non fa alcun riferimento alla Caduta dell’umanità.

 

D: In Giuda 9, quando l’arcangelo Michele contese con Satana il corpo di Mosè?

R: La Scrittura non lo dice, e ciò non è menzionato in nessun altro punto della Scrittura. Giuda fa riferimento a questo episodio per sottolineare un altro punto, quindi a quanto pare Giuda presumeva che i lettori ne avessero già sentito parlare. Ciò è menzionato nell’opera apocrifa *L’Assunzione di Mosè*, chiamata anche *Testamento di Mosè*. Disponiamo della maggior parte dell’*Assunzione di Mosè*, ad eccezione del finale, che presumibilmente conteneva questo racconto.

 

D: In Giuda 11, qual è la via di Caino?

R: Caino, figlio di Adamo ed Eva e assassino di suo fratello Abele, è menzionato in Genesi 4,1-24. Di Caino sappiamo ben poco, se non un fatto significativo: la sua offerta al Signore era «senza sangue» e non fu accettata da Dio. Sia oggi in alcune chiese liberali sia allora nelle religioni gnostiche, si è cercato di promuovere un «cristianesimo senza sangue»; un Gesù il cui sangue non ha espiato i nostri peccati.

 

D: In Giuda 11, perché viene menzionato Balaam?

R: Balaam si differenziava dagli altri due in quanto non sfidò apertamente l’autorità di Dio. Balaam continuava a rendere onore a Dio. Tuttavia, Balaam considerava la professione di profeta una fonte di ricchezza. Tutto ciò che Balaam riteneva di dover fare era cercare di mantenere un delicato equilibrio, allontanandosi il più possibile dalla volontà di Dio senza spingersi troppo oltre nella disobbedienza a Dio.

 

D: In Giuda 11, perché viene menzionato qui Korah (Core)?

R: Korah era un levita menzionato in Numeri 16:1-38. Lui e i suoi alleati nutrivano risentimento nei confronti di Mosè, accusandolo di cercare di «proclamarsi capo su di noi» (Numeri 16:13), e mal sopportavano il fatto che Aronne fosse il sommo sacerdote incaricato di offrire i sacrifici. Korah convinse 250 uomini, oltre ad altri, a ribellarsi alla guida di Dio. Mosè non combatté contro Korah, ma lasciò la questione nelle mani di Dio. Dio fece sì che la terra si aprisse e inghiottisse le tende e le famiglie di Korah e dei capi ribelli. Poi Dio fece sì che uscisse del fuoco che consumò gli altri 250 uomini. Il filo conduttore che accomuna Caino, Balaam e Korah è il loro rifiuto di sottomettersi all’autorità di Dio.

 

D: In Giuda 12, cosa sono le nuvole senza acqua?

R: Per una terra arida, sono cose grandi e dall’aspetto imponente che promettono molto ma non danno nulla. Mettono in scena un grande spettacolo, ma poi il vento le spazza via.

 

D: In Giuda 12, cosa sono gli alberi infruttuosi in autunno, «due volte morti»?

R: Potrebbe significare alberi completamente morti, oppure alberi uccisi due volte. In ogni caso, molti alberi sembrano morti in autunno, quando hanno perso le foglie, e la maggior parte dei frutti arriverà solo l’anno successivo. Ma questi sono alberi che sono realmente morti, che non fioriranno né daranno mai frutti. La loro chioma sembra morta, come quella degli alberi in letargo privi di foglie. Ma poiché sono sradicati, le radici, i rami e l’intero albero sono morti, dalla cima alla base.

Per una persona, ciò potrebbe riferirsi alla seconda morte di Apocalisse 21:8, oppure a coloro che conoscevano Cristo ma che in seguito hanno apostatato, come riportato in Ebrei 6:4-8 e 2 Pietro 2:20-22.

 

D: In Giuda 13, perché si fa menzione delle onde impetuose del mare?

R: Le onde impetuose del mare possiedono una grande potenza. Sebbene la potenza possa spesso essere utilizzata per il bene, come nel caso di un mulino su un fiume, questa potenza non sarà controllata da nulla. L’acqua si muove violentemente avanti e indietro, producendo solo schiuma. Non solo tale potenza è inutile, ma è anche effettivamente distruttiva.

 

D: In Giuda 13, perché si parla di stelle erranti?

R: L’immagine di una stella errante è quella di una delle sei o sette stelle che non mantiene la propria posizione fissa tra le altre stelle, ma vaga dove vuole nei cieli. Oggi le chiamiamo pianeti. Se utilizzaste una stella errante come ausilio alla navigazione, vi perdereste proprio come sembra perdersi la stella errante stessa.

 

D: In Giuda 14, di quale Enoch si tratta?

R: Non si tratta dell’Enoch che era figlio di Caino in Genesi 4:17. Si tratta piuttosto di Enoch, discendente di Seth e settimo da Adamo in Genesi 5:21-24. È lo stesso Enoch che camminò con Dio e che Dio portò in cielo. L’Enoch di Genesi 4:17, figlio di Caino e terzo da Adamo, è una persona diversa.

 

D: In Giuda 14-15, perché Giuda ha citato come vero il Libro di 1 Enoch, che è pseudo-apocrifo?

R: Perché questo versetto è vero, sebbene vi siano errori in altre parti del 1° Libro di Enoch, che era noto già prima del 110 a.C. Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Sebbene la citazione si trovi nel Primo Libro di Enoch, non è certo che Giuda abbia citato direttamente da tale libro. Pur essendo le parole quasi identiche, potrebbero provenire da una fonte comune. La fonte comune potrebbe essere stata un libro contenente questa profezia vera, oppure potrebbe essere stato Dio stesso.

2. Il 1° Libro di Enoch ha subito delle variazioni. Sebbene il libro sia precristiano, alcuni ritengono che questa citazione sia stata inserita dopo la stesura della Lettera di Giuda e prima del XV secolo da un monaco fuorviato. Decidete voi stessi; ecco la citazione contenuta nel Rotolo del Mar Morto 4Q204; notate le lacune. «… le miriadi dei suoi santi … carne per tutti i loro … arroganti e malvagi …» (Questa citazione è tratta da *I Rotoli del Mar Morto*, tradotti da Florentino García Martínez; originariamente pubblicato in spagnolo come *Textos de Qumrán*).

3. Non è improbabile che Giuda abbia effettivamente citato il libro di 1 Enoch, e ciò va bene. 1 Enoch ebbe almeno cinque autori diversi, e questo versetto proviene dalla prima e più antica parte. Il libro di 1 Enoch è un misto di verità ed errore, e Dio potrebbe aver indotto Giuda a citare deliberatamente una verità tratta da esso, affinché questa vera profezia proveniente da Dio non fosse conservata solo in fonti extra-bibliche.

4. Anche se il 1° Libro di Enoch contiene almeno una verità divina, ciò non significa che avrebbe dovuto far parte della Scrittura. Non è sufficiente che un libro abbia conservato alcune parole di Dio; deve corrispondere interamente a ciò che Dio vuole nella Scrittura. Anche gli scritti di Wesley, Lutero e Calvino contengono una grande quantità di verità divina, ma ciò non significa che nessuno di essi sia esente da errore, e gli stessi autori si sarebbero opposti al fatto che i loro scritti fossero considerati parte delle Scritture.

In sintesi, come ha affermato Hank Hanegraaff nel programma radiofonico «Bible Answer Man» su10/29/1997 : il libro di 1 Enoch era molto rispettato. «Molto rispettato» significa che contiene molte verità, ma non implica che sia di ispirazione divina. Posso affermare che Gesù tornerà. Questo è vero, ma ciò non significa che io sia ispirato da Dio.

 

D: In Giuda 14-15, poiché Giuda [presumibilmente] ricevette ispirazione dal libro non ispirato di 1 Enoch 1:9, come possono i cristiani criticare Joseph Smith per aver ricevuto ispirazione dal pagano Libro dei Morti egizio quando Joseph Smith scrisse il Libro di Abrahamo mormone?

R: Il libro di 1 Enoch è un testo ebraico extra-biblico, di origine composita, che presenta un misto di verità ed errore. La citazione di Giuda corrisponde a un versetto del Libro di 1 Enoch. Nulla esclude la possibilità che Enoch abbia effettivamente pronunciato queste parole.

Al contrario, molti hanno dimostrato che il rotolo dal quale Joseph Smith affermò fraudolentemente di aver tradotto il Libro di Abrahamo mormone era un libro idolatra e pagano.

In sintesi:

1. Non è possibile dimostrare (né confutare) che Giuda abbia copiato questo versetto da Enoch.

2. Anche se Giuda lo avesse tratto dal Libro di 1 Enoch, quest’ultimo è un testo di origine composita e potrebbe contenere frammenti di profezie di ispirazione divina.

3. In netto contrasto, la falsa traduzione di Joseph Smith proveniva da un libro dedicato agli idoli, un Libro dei Morti egizio.

Ulteriori approfondimenti su Joseph Smith e il Libro di Abrahamo mormone

Contesto sul libro ebraico di 1 Enoch:

Il 1° Enoch è un’opera composita, composta da cinque parti scritte in epoche diverse da autori diversi. La citazione in questione proviene dalla prima e più antica parte. Tuttavia, è possibile che la citazione sia stata aggiunta in un secondo momento. La copia più antica di cui disponiamo è un frammento proveniente dai Rotoli del Mar Morto. Tuttavia, la copia più antica contenente questa citazione risale al XV secolo ed è stata rinvenuta in Etiopia. Il testo contiene elementi di verità, ma presenta anche aspetti mitologici, con tutti i riferimenti a vari angeli e demoni. Il libro di 1 Enoch non è andato perduto per il mondo moderno.

Cenni sul Libro dei Morti egizio:

Probabilmente il Libro egizio dei Morti non veniva letto molto. Il suo scopo era piuttosto quello di essere sepolto insieme al defunto benestante per fungere da amuleto magico che ne facilitasse l’ingresso nell’aldilà. Esistevano tante varianti del Libro dei Morti quante erano le copie, poiché in ciascuna era scritto il nome del defunto. Molti hanno tradotto il frammento effettivo che Joseph Smith avrebbe utilizzato per tradurre il Libro di Abrahamo. Da una fonte mormone, è possibile leggere la traduzione in *The Message of the Joseph Smith Papyri* di Hugh Nibley (Deseret Book, 1975). Per quanto riguarda le fonti non mormoni, potete consultare *The Changing World of Mormonism* di Jerald e Sandra Tanner (Moody Press, 1981), pag. 360, oppure *The Book of Abraham Papyrus Found*, pag. 14. Tutte e tre le traduzioni sono sostanzialmente identiche.

Cenni sul Libro di Abrahamo mormone:

Secondo Joseph Smith, il Libro di Abrahamo dei mormoni sarebbe stato scritto da Abrahamo in merito ai suoi viaggi in Egitto. Joseph Smith sosteneva che fosse stato redatto nella stessa lingua del Libro di Mormon e che egli stesso lo avesse tradotto con l’aiuto soprannaturale. I mormoni di Salt Lake City (LDS) possiedono quattro testi sacri, e uno di essi, la «Perla di Gran Prezzo», contiene il Libro di Abrahamo come uno dei suoi libri. Il Libro di Abrahamo 1:21-26 costituisce l’unica base scritturale mormone a sostegno della dottrina anti-nera dei mormoni. Tale dottrina sosteneva che i neri non potessero mai ricoprire il sacerdozio più elevato. Questa dottrina fu modificata dalla Chiesa mormone nel 1978.

Contesto relativo all’affermazione di Joseph Smith:

1. Joseph Smith affermò di aver «tradotto» le pergamene riportate nella «Perla di Gran Prezzo», pag. 29.

2. Tre delle quattro copie originali in inglese presentavano i caratteri egizi accanto al testo inglese.

3. Le tre immagini corrispondono

4. L’elemento più rivelatore di tutti è che Joseph Smith scrisse un libro, *Alfabeto e grammatica egizia*, in cui presumibilmente cercò di insegnare agli altri il suo falso egizio.

5. Smith traduceva in media oltre 100 parole per ogni geroglifico egizio, mentre avrebbero dovuto essere da una a due parole per geroglifico.

6. Nessuno smascherò Joseph Smith in questa frode all’epoca, poiché in America non vi era allora nessuno in grado di leggere l’antico egizio.

In sintesi: i mormoni includono tra le loro Scritture una traduzione fasulla di un libro idolatra e pagano. Sebbene alcuni di loro abbiano individuato una somiglianza tra la loro situazione e quella descritta in Giuda 14, che si ritrova in 1 Enoch, la situazione è del tutto diversa perché:

1. Anche se Giuda avesse effettivamente citato il libro di 1 Enoch, non si tratta di un libro idolatra e occulto. È un libro ebraico che mescola verità ed errore.

2. Non è possibile stabilire se Giuda abbia effettivamente citato il libro di 1 Enoch. Potrebbero aver avuto una fonte comune, oppure questo potrebbe essere stato aggiunto a 1 Enoch prima del XV secolo da un monaco fuorviato.

 

D: In Giuda 16 e 2 Pietro 2:18, cosa si intende per «bocche che “vomitano arroganza”» e per «parole altisonanti ma vuote», e le persone si comportano così oggi?

R: Il termine greco qui utilizzato, hyperonka, significa letteralmente «pieno di sé» o «gonfio». È impiegato in entrambi i versetti, e pronunciare tali parole «gonfie» significa fare affermazioni esagerate riguardo alla propria importanza e utilità. Oggi le persone possono pensare che gli altri le stimino di più se fanno affermazioni false o esagerate su se stesse. Il loro primo errore è pensare che gli altri le crederanno. Una volta persa la credibilità, è difficile riconquistarla.

 

D: In Giuda 21, poiché non possiamo perdere la nostra salvezza, come e perché ci manteniamo nell’amore di Dio?

R: Alcuni cristiani autentici credono che le persone possano perdere la propria salvezza. Altri no. A prescindere da ciò, tutti possono concordare sul fatto che, proprio come un bambino può compiere azioni che fanno piangere sia i suoi genitori che lui stesso, anche noi possiamo compiere azioni che spezzano il cuore di Dio. Proprio come un bambino può desiderare di scappare di casa, noi, come Giona, possiamo cercare di allontanarci da Dio. Anche i cristiani possono essere coinvolti in una setta o allontanarsi dalla fede. Tuttavia, se sono destinati al paradiso, persevereranno e torneranno.

 

D: In Giuda 22, quali sono i sette comandamenti dati ai credenti?

R: Ci sono sette comandamenti.

Giuda 3 Combattete con fervore per la fede

Giuda 17 Ricordate gli insegnamenti e soprattutto gli ammonimenti degli apostoli.

Giuda 20 Rafforzatevi nella vostra santissima fede

Giuda 20 Pregate nello Spirito Santo

Giuda 21 Rimanete nell’amore di Dio

Giuda 21 Attendete la misericordia del nostro Signore Gesù Cristo, che vi doni la vita eterna

Giuda 22-23 Abbiate misericordia di coloro che dubitano, salvate gli altri strappandoli dal fuoco e verso altri ancora mostrate misericordia temperata dal timore.

 

D: In Giuda 23, cosa significa «strappare qualcuno dal fuoco»?

R: Ciò ricorda Amos 4:11, dove gli Israeliti venivano descritti come «un tizzone strappato dalle fiamme». Anche il sommo sacerdote Giosuè era «un tizzone strappato dal fuoco» in Zaccaria 3:2. Quando un tizzone ha già iniziato a bruciare nel fuoco, strapparlo significa toglierlo dal fuoco affinché non bruci completamente. Allo stesso modo, desideriamo condividere il Vangelo con i peccatori affinché possano ascoltarlo attraverso le nostre parole e Dio, per mezzo nostro, possa strapparli dal fuoco dell’inferno. Non possiamo sostituirci alla croce, ma possiamo essere strumenti nel trasmettere il messaggio della croce per condurre le persone a Cristo.

 

D: Nella Lettera di Giuda, come facciamo a sapere che questo libro è stato scritto da Giuda?

R: L’autore afferma di essere Giuda, e questa è l’unica prova di cui disponiamo, a favore o contro.

 

D: Nella Lettera di Giuda, come facciamo a sapere che il testo sacro che abbiamo oggi è una conservazione affidabile di ciò che fu scritto originariamente?

R: Vi sono almeno quattro ragioni.

1. Dio ha promesso di preservare la Sua parola in Isaia 55:10-11; Isaia 59:21; Isaia 40:6-8; 1 Pietro 1:24-25; e Matteo 24:35.

2. Le testimonianze della Chiesa primitiva. Ecco gli autori che hanno fatto riferimento ai versetti della Lettera di Giuda. Dei 25 versetti della Lettera di Giuda, gli autori pre-niceni hanno citato o alluso a ogni singolo versetto tranne sette (6 versetti più 2 mezzi versetti). Si tratta di Giuda 2, 18, 20-22a, 23b-25.

Ireneo (182-188 d.C.) Giuda 3 «la fede che ci è stata trasmessa» Ireneo, Frammento 36, p. 574. Nel testo greco, Giuda 3 riporta «i santi» anziché «noi», ma, a parte questo, la formulazione è esatta. Tale formulazione si trova solo in Giuda 3.

Ireneo (182-188 d.C.) allude a Giuda 7 menzionando Sodoma e Gomorra ai tempi di Lot, come esempio del giusto giudizio di Dio. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 4, cap. 36.4, p. 516. Il concetto di Sodoma e Gomorra come esempio si trova nella Bibbia solo in Giuda 7 e in 2 Pietro 2,6.

Il Canone Muratoriano (190-217 d.C.): «Giovanni scrisse l’Apocalisse. Due lettere appartenenti a Giovanni, o recanti il nome di Giovanni. La Lettera di Giuda». ANF, vol. 5, pag. 603.

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita Giuda 5,6 come opera di Giuda. *L’Istruttore*, libro 3, cap. 8, pag. 282

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) cita parte di Giuda 19, 22b, 23a; *Stromati*, libro 6, cap. 8, p. 495

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) si riferisce a Giuda 8-17 come a «Giuda profetizzò». *Stromata*, libro 3, cap. 2, p. 383

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita Giuda 1,4-14,19 come opera di Giuda in frammenti tratti da Cassiodoro, pag. 573.

Tertulliano (198-220 d.C.) menziona lo scritto dell’apostolo Giuda in *Sul vestiario delle donne*, libro 1, pag. 16.

Tertulliano (198-220 d.C.) allude a Giuda 23 nell’opera *Sulla modestia*, cap. 18, pag. 94: «… negata ai peccatori, in modo particolare a coloro che erano stati “contaminati dalla carne”»,

Origene (225-254 d.C.), nel discutere dei libri sacri, cita Giuda 1 attribuendolo a Giuda. Commento di Origene al Vangelo secondo Matteo, libro 10, cap. 17, pag. 424. Egli cita inoltre parte di Giuda 1 attribuendolo a Giuda nel suo commento al Vangelo secondo Matteo, libro 13, cap. 27, pag. 491.

Origene (225-254 d.C.) cita liberamente tre quarti di Giuda 8. Commento di Origene al Vangelo secondo Matteo, libro 10, cap. 24, pag. 430

Il Trattato anonimo contro Novaziano (254-256 d.C.), cap. 16, pag. 662, cita Giuda 14,15

Dopo Nicea

(metà) La *Storia ecclesiastica* di Eusebio (323-326 d.C.), libro 2, cap. 23, pag. 128, afferma che si ritiene che Giacomo e Giuda abbiano scritto le lettere che portano i loro nomi, sebbene ciò sia oggetto di controversia. *Padri niceni e post-niceni*, seconda serie, vol. 1, pag. 128

Atanasio (367 d.C.) non fa riferimento ad alcun versetto specifico della Lettera di Giuda, ma elenca i libri del Nuovo Testamento, compresa la Lettera di Giuda, nella Lettera festiva 39, pag. 552

La *Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C. o V secolo) menziona il libro di Giuda come parte del Nuovo Testamento. Essa cita integralmente Giuda 1.

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) menziona la Lettera di Giuda tra le «Sette Lettere Cattoliche di Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda» nella Lezione 4.36, pag. 28

X Didimo il Cieco (398 d.C.) fa riferimento a Giuda 4,19. Tuttavia, egli rifiuta il libro di Giuda come Scrittura poiché cita libri apocrifi.

Lo scismatico Lucifero di Cagliari, in Sardegna (361-circa 399 d.C.), fa riferimento a Giuda 1, 3, 4, 5, 8, 12

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) fa riferimento a Giuda 8

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) menziona i quattro Vangeli, le 14 lettere di Paolo, Giacomo, Pietro, Giovanni, Giuda, gli Atti, l’Apocalisse di Giovanni, la Sapienza di Salomone e il Siracide (= Ecclesiastico).

Girolamo (373-420 d.C.) fa riferimento a Giuda 8,23

Girolamo (373-420 d.C.) menziona espressamente il «Nuovo Testamento», Matteo, Marco, Luca e Giovanni come «la squadra dei quattro del Signore», alle sette lettere pastorali di Paolo, agli Ebrei, a Timoteo, a Tito, a Filemone, agli Atti degli Apostoli, alle sette epistole di Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda, e all’Apocalisse di Giovanni, il tutto nella lettera 53, cap. 9, pagg. 101-102.

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) fa riferimento a Giuda 1,19

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) cita Giuda 19 in *Sul battesimo, contro i donatisti*, cap. 50, pag. 651

Agostino di Ippona cita Giuda 24 come opera dell’apostolo Giuda in *Sul rimprovero e sulla grazia*, cap. 10, pag. 475 (vol. 5). Cfr. anche *La Città di Dio*, libro 18, cap. 38, pag. 383

Giovanni Cassiano (419-430 d.C.) cita Giuda 5 come opera dell’apostolo nei *Sette libri*, libro 5.9, pag. 586

Giovanni Cassiano menziona uno degli apostoli e cita Giuda 6 nella «Seconda conferenza dell’abate Sereno», cap. 8, pag. 378

Cirillo di Alessandria (444 d.C.) fa riferimento a Giuda 4, 5, 19

3. Testimonianze di eretici e di altri scrittori

L’eretico Priscilliano (385 d.C.) fa riferimento a Giuda 8.

4. I più antichi manoscritti di Giuda di cui disponiamo mostrano piccole variazioni manoscritte, ma nessun errore teologicamente significativo.

p. 72, papiri Bodmer 7 e 8: 1 Pietro 1,1-5,14; 2 Pietro 1,1-3,18 e Giuda 1-25. (circa 300 d.C.) Una fotografia di una parte di questo manoscritto (che riporta 2 Pietro 1:16-2:2) è riportata in *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*, pag. 468. Si afferma che la grafia è «in stile documentario».

p74 (=Bodmer 17) Atti 1:2-5,7-11,13-15,18-19,22-25; 2:2-4; 2:6-3:26; 4:2-6,8-27; 4:29-27:25; 27:27-28:31; Giacomo 1:1-6,8-19,21-23,25,27; 2:1-3,5-15,18-22,25-26; 3:1,5-6,10-12,14,17-18; 4:8,11-14; 5:1-3, 7-9, 12-14, 19-20; 1 Pietro 1:1-2, 7-8, 13, 19-20, 25; 2:6-7, 11-12, 18, 24; 3:4-5; 2 Pietro 2:21; 3:4, 11, 16; 1 Giovanni 1:1,6; 2:1-2,7,13-14,18-19,25-26; 3:1-2,8,14,19-20; 4:1, 6-7, 12, 16-17; 5:3-4, 9-10, 17; 2 Giovanni 1, 6-7, 13; 3 Giovanni 6, 12; Giuda 3, 7, 12, 18, 24 (VII secolo)

VII secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento contiene Giacomo 2,4 e 1 Pietro 1,12

VII secolo - 1975 - Aland et al., terza edizione

VI secolo - 1998 - Aland et al., quarta edizione riveduta

p. 78 (= papiro di Ossirinchus 2684) 300 d.C. circa Giuda 4-5, 7-8 Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento, a p. 602, indica che non si tratta di un testo particolarmente affidabile. «In quattro versetti contiene due letture uniche e tre rare, tutte in disaccordo con la testimonianza più antica [p. 72]». (citato da Grenfell e Hunt, *Oxyrhynchus Papyrus*, 34:4) Non sempre ciò che è più antico è migliore.

Il testo siriaco Peshitto non contiene la Lettera di Giuda.

Il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) riporta integralmente la Lettera di Giuda

Il Vaticano [B] (325-350 d.C.) e l’Alessandrino [A] (circa 450 d.C.) contengono l’intera Lettera di Giuda.

Copto bohairico [Boh] III/IV secolo

Copto sahidico [Sah], III/IV secolo

Siriaco filoxeniano [SyrPh] 507/508 d.C.

Efraemico Rescriptus [C], V secolo

Armeno [Arm] dal V secolo

Siriaco harcleano [SyrH] 616 d.C.

Georgiano [Geo] dal V secolo

Etiope [Eth] dal 500 d.C. circa

 

Per ulteriori informazioni sui primi manoscritti di Giuda, si veda www.BibleQuery.org/Jude Manuscripts.html.