Domanda sulla Bibbia tratta dalla Genesi


D: Nella Genesi, come facciamo a sapere che la Genesi debba far parte della Bibbia?

R: Tra le altre ragioni, perché Gesù e molti altri personaggi della Bibbia hanno autenticato l’Antico Testamento e hanno fatto riferimento alla Genesi come a una Scrittura. Si vedano Matteo 19:4 e Marco 10:4-9 per due esempi in cui Gesù cita il Libro della Genesi come Scrittura.


D: In Genesi, chi fu il primo a rispondere alle domande sulla Genesi?

R: Per quanto ne so, la prima persona a scrivere risposte alle domande sulla Genesi fu Filone, un ebreo ellenistico di Alessandria, vissuto all’incirca dal 20 a.C. al 50 d.C. Oggi disponiamo di una traduzione armena della sua opera. Egli scrisse un’opera in tre parti, intitolata «Domande e risposte sulla Genesi». Sono state conservate le sue risposte a 244 domande relative ai capitoli da 1 a 17 della Genesi, secondo il punto di vista di un ebreo devoto fortemente influenzato dalla filosofia platonica greca. È possibile reperire questo testo in *The Works of Philo: Complete and Unabridged* – nuova versione aggiornata tradotta da C.D. Yonge, Hendrickson Publishers 1993, quarta ristampa 1997.


D: In Genesi 1, poiché alcune cose devono essere vere, come 1 = 1 e 1 + 1 = 2, Dio ha creato la matematica e i numeri? In quale altro modo avrebbe potuto crearli?

R: Dio ha creato ogni cosa; tuttavia, una tautologia – ovvero qualcosa che per definizione è vero, come il fatto che le cose rosse siano di colore rosso – non è una «cosa». Possiamo ipotizzare che Dio abbia creato ogni «cosa» in matematica che non sia una tautologia.


D: Nel Genesi 1, poiché Dio ha creato ogni cosa, ha creato anche le tenebre, il male e le cavità nel terreno? Se ha creato il male, non sembra un Dio perfettamente buono. In caso contrario, chiunque lo abbia fatto sembra essere anch’esso un creatore.

R: Dio ha creato ogni cosa. L’oscurità non è una cosa, ma un’assenza o una riduzione di luce. Il male non è una cosa, ma un’assenza o una distorsione del bene. I buchi, le tenebre e il male non sono stati creati direttamente da Dio, ma sono venuti all’esistenza come tautologie, ovvero «sottoprodotti esistenziali» della materia, della luce e del bene. Allo stesso modo, un’ombra non è una cosa indipendente, dotata di materia, energia o spirito. Ciononostante, le piante possono morire all’ombra. Pertanto, le ombre hanno un’«esistenza parassitaria», ma esistono comunque realmente.


D: In Genesi 1, poiché Dio creò ogni cosa buona, perché si verificano tornado, pestilenze e altri disastri?

R: In origine tutto era buono. Tuttavia, Romani 8:20-22 rivela che, a partire dalla Caduta, anche la terra è stata «soggetta alla vanità». Il mondo intero è sotto il dominio del maligno (1 Giovanni 5:19), e il principe di questo mondo è Satana, secondo Giovanni 12:31; 14:30.


D: In Genesi 1, qual è l’argomento cosmologico?

R: Innanzitutto, ecco un modo semplice, anche se non del tutto rigoroso dal punto di vista logico, per formularlo.

Non si può ottenere qualcosa dal nulla. Ogni cosa creata ha dovuto essere creata. Anche la prima o le prime cose create hanno dovuto essere create da qualcosa o qualcuno che era già presente. Pertanto, qualcosa o qualcuno doveva essere increato ed eterno.

Ecco una formulazione più rigorosa; le definizioni sono mie.

Partiamo dal presupposto che tutti dispongano di conoscenze sufficienti per avere una definizione adeguata di logica, contraddizione e non contraddizione, evento, processo, «in», oggetto, insieme, tempo, sequenza, materia, energia, spirito, causa, essere influenzato da e influenzare.

L’esistenza effettiva è qui definita come l’essere presenti in questo universo, l’avere la capacità di essere influenzati da qualcosa in questo universo o l’avere la capacità di influenzare qualcosa in questo universo. Si tratterebbe di una definizione troppo ristretta di «esistenza», poiché non tiene conto delle idee, dei modelli e di altre cose. Chiamiamola quindi «esistenza effettiva» e limitiamo la nostra discussione all’esistenza effettiva.

Per «cosa reale» si intende qui un oggetto o un insieme di materia, energia, spirito o una loro combinazione che possiede esistenza effettiva. Le verità logiche, le contraddizioni logiche e le dimostrazioni matematiche non sono qui considerate cose.

L’esistenza parassitaria, per inciso, è definita come l’esistenza effettiva di cose che non sono cose reali. I vuoti, l’oscurità, le carenze, l’erroneità e il male non sono né materia, né energia, né spirito; tuttavia, così come un’ombra può uccidere le piante che hanno bisogno del sole, o la mancanza di cibo può uccidere una persona, le ombre e la mancanza di cibo hanno un’esistenza effettiva pur non essendo cose reali.

L’universo viene qui definito come un insieme di cose reali che esistono effettivamente. Si noti che, in questa particolare definizione, l’universo è autonomo e Dio (ammesso che Dio esista, sia spirito e possa influire sulle cose) si trova all’interno dell’universo.

Il «nulla» viene qui definito come qualcosa che non esiste mai realmente o che non ha un’esistenza effettiva in un determinato momento. In altre parole, prima di essere creata [o dopo essere stata distrutta], un’entità reale non si trova nell’universo, non influisce sull’universo e non è influenzata dall’universo.

Una causa è definita come avente esistenza reale poiché influisce su altre cose nell’universo che hanno esistenza reale. Una causa è, per definizione, una cosa reale se può possedere materia, energia, spirito o una combinazione di questi elementi.

La creazione è qui definita come l’evento o il processo di realizzazione di una nuova entità reale. La creazione si distingue dalla «modifica», che non richiede necessariamente alcuna causa esterna all’entità stessa. La creazione di una nuova entità reale può includere la modifica o la distruzione di un’entità reale preesistente, ma non è obbligatorio che ciò avvenga. Tuttavia, si veda il punto successivo.

Qualcosa non può nascere dal nulla. Ogni entità reale creata richiede una causa per la propria creazione. In altre parole, nulla può essere creato a meno che non sia stato creato da una o più cose o esseri. Qualcosa non può essere creato senza alcuna causa.

Una cosa non può crearsi da sé. Nulla può crearsi da sé. Sebbene le cose reali possano talvolta mutare o distruggersi, nulla può essere causa della propria creazione.

Una causa prima. Sebbene le cose reali create possano creare altre cose reali create, in ultima analisi doveva esserci una causa prima. In altre parole, in una sequenza di cause, almeno una causa doveva precedere tutte le altre cause che richiedono una causa.

Non creata. Poiché almeno una causa deve essere priva di una causa precedente, e ogni creazione richiede una causa, almeno una cosa o un essere con esistenza effettiva è non creata ed esisteva fin dall’eternità passata, poiché non ha avuto alcuna creazione.

Sintesi: ogni cosa reale che esiste ha avuto un momento preciso o un periodo di tempo in cui è esistita per la prima volta, oppure no. Se non l’ha avuto, è eterna e non creata. Se l’ha avuto, allora una cosa reale è stata la causa della sua esistenza.

Limiti: Questo argomento non dimostra che la causa prima sia un essere vivente, né che esista una sola causa increata, né se esistano ancora cause increate. Dimostra semplicemente che esisteva almeno una cosa di esistenza reale (personale o impersonale) che esisteva eternamente senza essere stata creata.

Uno dei primi autori a cogliere chiaramente l’argomento cosmologico e a parlare di Dio come prima causa fu Filone l’Ebreo, che visse ad Alessandria d’Egitto dal 15/20 a.C. al 50 d.C. R.C. Sproul e Norm Geisler dispongono di numerosi ottimi materiali sull’argomento cosmologico.


D: L’argomento secondo cui «la complessità del mondo indica che deve esserci un creatore» sembra valido, finché non lo si porta alla sua conclusione logica. E la complessità di Dio? Se un essere complesso richiede un progettista, allora Dio deve richiedere un progettista ancora più grande, e così via a cascata. Dove finisce tutto questo? L’argomento sfocia in una «regressione infinita», e non vi è alcuna risposta a ciò. O forse sì?
R: Prima di rispondere a questo argomento, vorrei approfondire “il problema”. A parte la complessità, si tratta anche di una questione legata a una forma difettosa dell’argomento cosmologico. Se ogni cosa ha una causa, allora anche Dio deve avere una causa. Ma naturalmente Dio non necessita di una causa per la Sua creazione, se Dio è eterno e increato.

Poiché qualcosa deve avere una fine, oppure non averne alcuna, vi sono solo due possibili risposte:

a) la regressione all’indietro non ha fine

b) la regressione all’indietro ha una fine, ovvero una prima causa senza causa.

Se a), non vi fosse fine alla regressione all’indietro, allora non tutto avrebbe una causa, poiché la regressione stessa, in ultima analisi, non avrebbe avuto alcuna causa. Pertanto, in entrambi i casi esiste qualcuno o qualcosa che non ha causa.

Se b), c’è una fine alla regressione all’indietro, allora deve esserci una causa prima, di complessità non specificata. Naturalmente, ciò significa che Dio non è un essere causato, né il prodotto di alcuna creazione.

Mi chiedo tuttavia se Dio possa trovare l’intero ragionamento troppo semplicistico, poiché noi concepiamo le cause in termini di tempo. Se Dio esiste al di fuori del tempo oltre che al suo interno, e se anche il tempo è una creazione di Dio, allora parlare di com’era la situazione nel tempo prima che Dio esistesse è un ossimoro.


D: In Genesi 1, Dio avrebbe potuto creare altri esseri e altri mondi?

R: Certamente ha creato altri esseri: angeli e demoni. Per quanto riguarda la creazione di altri mondi popolati da esseri, la Bibbia non ci dice tutto ciò che desideriamo sapere, ma solo ciò che dobbiamo sapere — e dobbiamo assicurarci di leggere almeno quello. Dio avrebbe potuto creare altri universi, e forse è proprio questo ciò che sono il Paradiso e l’Inferno.


D: In Genesi 1, perché Dio creò Adamo ed Eva, dal momento che sapeva in anticipo che Gli avrebbero disobbedito?

R: Nonostante Dio sapesse in anticipo che avrebbero peccato, Egli ci rivela una serie di motivi per cui ha creato gli esseri umani.

Per la Sua gloria: Dio ha creato i Suoi figli per la Sua gloria. Isaia 43:7; 61:3.

Persone da amare: Dio ci ama immensamente. Salmo 145:9,17; 1 Giovanni 3:1.

Per essere Suoi figli: 1 Giovanni 3:1-2; Galati 3:28, Romani 8:15-17

Per dimorare in noi: 1 Giovanni 4:12-16; Romani 8:9-11

Dio desidera che nessuno perisca. Ezechiele 18:23,32; 33:11; 2 Pietro 3:9. Tuttavia, Dio non prova alcun rimpianto per aver creato coloro che, avendone l’opportunità, scelgono liberamente di rifiutarLo. Dio sapeva in anticipo che avrebbero peccato, eppure ha scelto di non interferire con la loro scelta né di «annullarne la creazione».

Forse parte del motivo per cui Dio ha scelto di creare esseri a Sua immagine è simile al motivo per cui i genitori scelgono di avere figli. Sì, i figli comporteranno delle spese, tra pannolini e cibo, e sì, i figli causeranno dolore con i loro malanni, le loro ferite e la loro disobbedienza, ma nonostante tutto ciò, l’amore fa sì che ne valga la pena.


D: In Genesi 1:1, Dio creò perché aveva bisogno di creare?

R: La Bibbia non fornisce alcun sostegno a questa ipotesi. Dio non ha bisogni, nel senso che non subirebbe alcun danno né cesserebbe di esistere se non creasse qualcosa. D’altra parte, il desiderio di Dio era quello di creare, e Dio ha realizzato il Suo desiderio su una scala grandiosa e meravigliosa.


D: In Genesi 1:1, ci furono altre creazioni dopo la Genesi?

R: La Scrittura non si pronuncia in merito, e Dio è libero di agire come desidera. Se Dio avesse creato altre creature, queste potrebbero essere simili agli angeli, ad Adamo ed Eva prima della Caduta, a noi, ai demoni, agli animali o a qualcosa di completamente diverso.


D: In Genesi 1:2, se lo spirito di Dio aleggiava sulle acque, ciò significa che lo Spirito Santo non è un essere vivente e intelligente, ma piuttosto una forza attiva, come sostengono i Testimoni di Geova?

R: No. Il fatto che lo Spirito Santo non abbia un corpo fisico e possa muoversi sulle acque non contraddice il fatto che la Scrittura mostri che lo Spirito Santo è un essere vivente dotato di personalità.

Quanto segue è una ripetizione della discussione su 1 Giovanni 5:6-8.

Un testimone può essere sia un essere vivente che un oggetto inanimato. Un errore dei Testimoni di Geova consiste nel ritenere che, poiché lo Spirito Santo possiede molti attributi che un essere umano non possiede, quindi (con un ragionamento un po’ forzato) lo Spirito Santo non possa avere una personalità. 1 Giovanni 5:6-8 mostra che vi sono tre testimoni del fatto che Gesù avesse un corpo fisico. Il sangue si riferisce alla Sua crocifissione, mentre lo Spirito è una testimonianza interiore per i cristiani. L’acqua si riferisce al battesimo di Gesù da parte di Giovanni, oppure, forse, all’acqua che circonda un neonato alla nascita.

Di seguito sono riportati vari fatti che la Bibbia ci insegna riguardo alla personalità dello Spirito Santo.

Parakletos (il Consolatore, Colui che è al nostro fianco). Giovanni 14:16,26; Giovanni 15:26

Può conoscere i pensieri più intimi di Dio. 1 Corinzi 2:10-11

Ci parla. Atti 13:2, Ebrei 3:7

Ci ricorda. Giovanni 14:26

Come un genitore, affinché non siamo orfani (orphanos in greco). Giovanni 14:18

Ci guida. Giovanni 16:13

Ci insegna. Giovanni 14:26; 1 Corinzi 2:13

Vive in noi. 1 Corinzi 3:16, 2 Timoteo 1:14, Romani 8:9,11, Efesini 2:22

Nei nostri cuori. 2 Corinzi 1:22, Galati 4:6

Intercede per noi (gli oggetti inanimati non pregano né intercedono). Romani 8:26-27

Può essere offeso. Ebrei 10:29

Rende testimonianza di Cristo. Giovanni 15:26

Possiede una mente. Romani 8:27

Può essere rattristato. Isaia 63:10, Efesini 4:30

Compie delle scelte. 1 Corinzi 12:11

Possiede amore. Romani 15:30

Può ritenere che le cose siano buone. Atti 15:28

Indaga le cose profonde di Dio. 1 Corinzi 2:9-10

Gemete (e quindi vi preoccupate) per noi. Romani 8:26


D: In Genesi 1:10, come ha potuto Dio creare la terra, dal momento che la terra era già stata creata in Genesi 1:1?

R: Il termine ebraico (eres) è lo stesso in entrambi i casi. Come in italiano, (eres) può significare il mondo sotto il cielo, ma può anche significare terra o terraferma. Pertanto, Dio creò il pianeta in Genesi 1:1 e la terraferma in Genesi 1:10. Si veda Encyclopedia of Bible Difficulties, pagg. 65-66.


D: In Genesi 1 e Genesi 2, perché sembrano esserci due resoconti della creazione?

R: Osservi ciò che viene creato in ciascun racconto. Genesi 1 riguarda la creazione dei cieli e della terra, mentre Genesi 2 riguarda la creazione degli esseri umani nel Giardino dell’Eden.


D: In Genesi 1 e in altri passi, perché Dio viene chiamato Elohim, mentre in altri passi, come in Genesi 2, viene chiamato Yahweh?

R: Dio ha un gran numero di nomi e titoli nella Bibbia. Sembra che il nome Yahweh si concentri sul rapporto personale di Dio con noi, in contrasto con il nome Elohim, che sottolinea i Suoi aspetti imparziali e trascendenti. Genesi 1 non menziona i nomi di Adamo, Eva né di alcun animale, mentre Genesi 2 li riporta. Si tratta di un contrasto talmente evidente da dover essere intenzionale.

Nelle culture antiche era comune che lo stesso dio avesse più di un nome. Ecco alcuni esempi:

Osiride – Wennefer, Khent-amentius, Neb-abdu

Bel – Enlil, Nunamnir

Sin – Nanna

El – Latpan

Baal – Larpan


D: In Genesi 1, Dio avrebbe potuto creare la terra in sei giorni letterali di 24 ore ciascuno?

R: Indipendentemente dal fatto che ritengano la terra antica o giovane, tutti i cristiani dovrebbero rispondere a questa domanda con un «sì».

Anziché in sei giorni, l’Onnipotente avrebbe potuto crearla in sei secondi, se lo avesse voluto. La questione non è come Dio avrebbe dovuto creare, ma come le Scritture e la natura rivelano che Egli abbia scelto di creare.

Per inciso, la Scrittura non specifica in Genesi 1 quanto duri un giorno per Dio. Deuteronomio 9:1 mostra che un «giorno» potrebbe indicare un periodo di tempo superiore alle 24 ore, come era inteso nel «giorno» di Mosè. Salmo 90:4 e 2 Pietro 3:8 indicano che i giorni di Dio potrebbero essere molto lunghi.


D: In Genesi 1, le somiglianze tra questo racconto e i racconti babilonesi della creazione dimostrano che essi abbiano un’origine comune e umana?

R: I racconti babilonesi sono simili in molti dettagli fisici, ma quasi diametralmente opposti in termini di causa. A differenza di Marduk, che lotta contro il caos del drago Tiamat, Dio comanda ciò che accade. Se vi è una qualche verità nelle culture non bibliche, ciò non dovrebbe costituire una sorpresa. Inoltre, lo stile di Genesi 1 sembra essere un contrasto deliberato con i concetti pagani.


D: In Genesi 1,26 e 3,22, perché viene usato il termine «noi» per indicare l’Unico Vero Dio?

R: Vi sono due possibili risposte.

1. Il termine «noi» si riferisce all’Unico vero Dio, ma il plurale è il modo corretto di esprimersi in una conversazione all’interno della Trinità.

2. Il «noi regale» era usato da re e divinità per indicare una sola persona. A titolo di esempio, nella religione mediorientale dell’Islam, il Corano musulmano utilizza «noi» quando Allah si riferisce a se stesso. Musulmani e non musulmani concordano sul fatto che l’uso del «noi regale» nel Corano non suggerisca che Maometto insegnasse che Allah fosse costituito da più divinità.

Tuttavia, Filone l’Ebreo (dal 15/20 a.C. al 50 d.C.) interpretò ciò non come il «noi» regale, ma come il fatto che Dio si avvalesse di assistenti, come riportato in *Sulla Creazione*, capitolo 24, n. 75, pag. 11.


D: Genesi 1:26 significa che dovremmo essere educati per acquisire le perfezioni divine e diventare il fulcro delle benedizioni divine, come insegnano i bahá’í in *Some Answered Questions*, pagg. 8 e 9?

R: No, poiché Genesi 1:27 afferma che Dio fece ciò che aveva detto in Genesi 1:26. Quando Adamo ed Eva furono creati, erano perfettamente privi di peccato prima della caduta e non avevano bisogno di educazione. Sebbene noi siamo ancora a immagine di Dio, Genesi 1:26-28 si riferisce a ciò che Dio aveva già compiuto.


D: Genesi 1:26 significa forse che le persone sono esse stesse dei «piccoli dei», come sostengono Kenneth Hagin e alcuni insegnanti del movimento «parola-fede»?

R: No. Il termine utilizzato in Genesi è «simili», non «sono». Anche gli insegnanti del movimento «parola-fede» concorderebbero sul fatto che creature come noi non dovevano mai essere adorate. Ai corpi di Adamo ed Eva fu concessa un’immortalità che poteva essere persa, una giustizia che poteva essere compromessa e un amore perfetto per Dio che poteva essere gettato via come un frutto marcio.


D: In Genesi 1,26-27, si trattava di una conversazione tra i membri della Trinità o tra esseri creati, come gli angeli?

R: Sebbene anche gli angeli possano aver udito queste parole, si trattava di una conversazione tra i membri della Trinità. La nostra creazione non fu opera degli angeli, ma di Dio nella Trinità. Il primo autore cristiano di cui si abbia notizia che osservò come non potessero trattarsi di angeli fu Giustino Martire (che scrisse tra il 138 e il 165 d.C. circa) nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, capitolo 62, pag. 228.


D: In Genesi 1,26-27, poiché Dio ha creato gli esseri umani superiori agli angeli, potrebbe Dio in seguito creare esseri superiori agli esseri umani?

R: La Scrittura non si pronuncia in merito, e Dio è libero di fare ciò che desidera. Tuttavia, la Scrittura afferma che i credenti sono «figli di Dio» e che «regneremo con Cristo» e saremo «seduti con Cristo» (Efesini 2:6). È difficile per una creatura finita essere molto più elevata di così.


D: In Genesi 1:26, Adamo era un «superuomo» con capacità un milione di volte superiori alle nostre, come insegnava Watchman Nee in *Il potere latente dell’anima* (1933, p. 15)?

R: La Scrittura non ha mai insegnato questa strana speculazione. Non ha mai insegnato nemmeno che Adamo fosse già simile a Dio nell’aspetto esteriore, come insegnava Watchman Nee nella stessa opera a pagina 18. Purtroppo, spesso le persone cercano di aggiungere i propri insegnamenti a ciò che Dio ha effettivamente detto.


D: In Genesi 1:26, se siamo stati creati a immagine di Dio, ciò non dimostra forse che Dio (o almeno il Padre) abbia un corpo fisico umano? (I mormoni lo sostengono.)

R: La maggior parte delle persone concorderebbe sul fatto che lo Spirito Santo non possiede un corpo fisico e che Gesù non ne possedeva uno in quel momento. Se con «noi» si fa riferimento a una discussione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito, allora l’immagine non può riferirsi a un mero corpo fisico. A proposito, Genesi 9:6 dimostra che, nonostante la Caduta, conserviamo ancora l’immagine di Dio.


D: In Genesi 1:27, le persone sono ancora create a immagine di Dio dopo la Caduta?

R: Sì. Genesi 9:6, dopo il diluvio, dimostra che, sebbene siamo segnati dal peccato, conserviamo comunque l’immagine di Dio.


D: In Genesi 1:28, poiché all’uomo era stato chiesto di riempire la terra e di soggiogarla, ciò ha forse autorizzato l’uomo a distruggere l’ambiente?

R: Assolutamente no! Non abbiamo mai sentito parlare di un cristiano o di un ebreo che abbia letto la Bibbia con tale interpretazione. Questa nuova interpretazione, avanzata per la prima volta nel 1967 [si veda il riferimento di Kaiser alla fine], sembra avere senso solo se si legge una parte di Genesi 1 e si definisce «sottomettersi» come «distruggere», anziché «governare con saggezza». In realtà, la Bibbia afferma sei cose importanti riguardo alla cura della terra e degli animali.

1. Essi erano «affittuari» di una terra che in realtà apparteneva a Dio

1a. Pertanto, la terra non poteva essere venduta in modo definitivo (Levitico 25:23)

1b. Tutte le cose appartengono a Dio (Salmo 24:1)

2. Dio giudicherà coloro che contaminano la terra in generale

2a. Isaia 24:5 afferma che la terra è stata profanata dal suo popolo.

2b. Zaccaria lamentò la distruzione di possenti foreste e di ricchi pascoli. Anzi, lamentò la calamità spirituale di cui queste calamità naturali sono allegorie. (Zaccaria 11:1-3)

3. Dio condanna la contaminazione fisica della terra

3a. Dio distruggerà coloro che distruggono la terra. (Apocalisse 11:18).

3b. Dio giudicherà le «pecore» che non solo mangiano ciò di cui hanno bisogno, ma calpestano il resto del pascolo. Esse non solo bevono acqua limpida, ma intorbidiscono il resto dell’acqua con i propri piedi (Ezechiele 34:17-22).

3c. Numeri 5:3 parla di non contaminare l’accampamento, nel contesto delle malattie infettive.

3d. Anche in guerra, non si devono abbattere gli alberi da frutto che rendono la terra produttiva (Deuteronomio 20:19-20). Un ulivo può vivere per oltre 1.000 anni.

4. Dio condanna la contaminazione della terra con il male

4a. Numeri 35:33-34 ci comanda: «Non contaminate la terra» nel contesto dell’uccisione di persone.

4b. Non contaminate la terra con l’idolatria (Geremia 16:18).

4c. Geremia 32:34 menziona persone che contaminano la valle di Tofet con il sacrificio di neonati.

4d. In Ezechiele 7:22, i malvagi profaneranno il luogo caro a Dio.

5. La Legge di Dio prevede una gestione saggia delle risorse

5a. Adamo fu posto «nel giardino di Eden per coltivarlo e custodirlo» (Genesi 2:15).

5b. Non piantare due tipi di colture insieme (Deuteronomio 22:9). Al contrario, l’alternanza delle colture riduce la presenza di insetti nocivi.

5c. Lasciare riposare la terra ogni settimo anno e durante il Giubileo (Levitico 25:3-7, 11-12, 18).

5d. Dio avrebbe giudicato Israele per aver infranto questa regola (Levitico 26:34-35).

6. Gli animali: appartengono a Dio, sono stati creati per il nostro uso, ma dobbiamo trattarli con gentilezza

6a. Gli animali appartengono a Dio (Salmo 50:10) ed Egli si prende cura di loro (Salmo 36:6; 104:11,14; 147:8-9).

6b. Mangiare carne è lecito e, in alcuni casi, è persino comandato (Genesi 9:2-5; Atti 10:13).

6c. Gesù era senza peccato (Ebrei 4:15; 7:26; 1 Pietro 2:22; 1 Giovanni 3:5). Mangiava pesce (Luca 24:42-43) e, da buon ebreo, mangiava carne come era comandato durante la Pasqua (Esodo 12:8-10).

6d. Indossare capi in pelle è lecito, poiché Giovanni Battista portava una cintura di cuoio in Marco 1:6.

6e. La caccia è consentita (Levitico 17:13).

6f. Uccidere animali per il sacrificio era addirittura comandato (Esodo – Deuteronomio).

6g. Dobbiamo essere gentili con gli animali (Proverbi 12:10).


D: In Genesi 1:28, anche se la Bibbia non afferma esplicitamente che dovremmo sperperare il dono di Dio che è il nostro ambiente, il cristianesimo insegna implicitamente che possiamo distruggere l’ambiente?

R: No. Non si possono attribuire al cristianesimo i problemi ecologici causati dall’avidità e dalla sovrappopolazione, così come non si possono attribuire tali problemi agli animisti in Africa, agli indù in India, agli atei in Cina e ai musulmani in Indonesia e in Medio Oriente. Esistono problemi ecologici in ogni continente, proprio come in ogni continente vi sono persone disposte a sacrificare l’ambiente per il proprio tornaconto personale. Per un approfondimento su ciò che la Bibbia afferma riguardo all’ambiente, si veda la risposta precedente.


D: In Genesi 1:29 ad Adamo ed Eva furono concesse tutte le piante che producono semi, oppure non potevano mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, come afferma Genesi 2:17?

R: Sebbene non sappiamo se l’albero della conoscenza del bene e del male avesse semi o meno, ciò non è rilevante in questo contesto. In ogni caso, il significato era che potevano nutrirsi di ogni pianta che produce semi, ad eccezione dell’albero della conoscenza del bene e del male.


D: In Genesi 1:29, se tutte le piante potevano essere mangiate dagli esseri umani, in che modo la Bibbia è logica e ragionevole, dato che esistono piante e semi velenosi che non possiamo mangiare? (La questione è stata sollevata da un musulmano)

R: Nel Corano, nella Sura 5:46-48, si afferma che Gesù confermò la Torah e i Vangeli. È un’accusa molto grave da parte di un musulmano sostenere che Gesù abbia avallato qualcosa di errato e non proveniente da Dio. Ma per rispondere all’obiezione, indipendentemente dal fatto che si intendesse ogni singola pianta o ogni erba e ogni cereale, Dio disse questo ad Adamo prima della caduta, prima che la terra fosse maledetta. La natura cambiò radicalmente quando Adamo ed Eva peccarono. Prima della caduta, Dio concesse ad Adamo ed Eva il dominio sulla terra, ma quando peccarono seguendo il suggerimento del serpente, Satana divenne il principe (sebbene non il re) di questo mondo. La caduta solleva tuttavia un punto interessante: se oggi i musulmani affermano che i profeti sono immacolati, e se Adamo ed Eva peccarono e causarono su di noi tutta la maledizione con il loro peccato, perché i musulmani sostengono che Adamo fosse un profeta?


D: In Genesi 2:2-3, perché Dio si riposò dal lavoro il settimo giorno?

R: «Riposarsi» in questo contesto significa cessare dall’opera della creazione. Dio non si stanca (Isaia 40:28). La Scrittura non afferma mai che Dio avesse bisogno di riposare, ma che Egli abbia scelto di farlo.


D: In Genesi 2:2, il concetto di sabato era di origine babilonese e fu aggiunto in seguito alla tradizione ebraica?

R: Due risposte, una per i cristiani e una per i non cristiani.

1. (per i cristiani): Se si parte dal presupposto che Gesù provenisse da Dio, come dimostrato dalla sua resurrezione, e poiché Gesù accettò l’accuratezza originale e l’affidabilità conservata dell’Antico Testamento, e poiché si può dimostrare che i riferimenti al sabato presenti nella Genesi e in Geremia siano stati scritti prima di Gesù, non si trattava di un’invenzione babilonese, e non vi è altro da aggiungere.

2. (per i non cristiani): I babilonesi chiamavano «sappatu» il quindicesimo giorno del mese. Naturalmente, si tratta solo di un giorno al mese, non di quattro. A pag. 19, Asimov ha acutamente osservato che il sabato sembrava avere scarsa importanza per gli israeliti nel periodo pre-esilico e grande importanza in quello post-esilico. Tuttavia, ipotizzare che gli ebrei babilonesi e quelli del periodo post-esilico fossero stati universalmente «ingannati» al punto da a) credere che il loro esilio fosse dovuto alla mancata osservanza di un comandamento che non figurava nelle loro Scritture, e b) che questo fosse stato aggiunto in 59 punti (35 dei quali nella Torah) senza che nessuno si accorgesse del nuovo concetto, non è credibile. Per inciso, non tutti gli ebrei si recarono in Babilonia. Geremia riferisce che alcuni si recarono invece in Egitto. Furono proprio i discendenti di quegli ebrei a tradurre l’Antico Testamento in greco, e anche la traduzione greca della Settanta contiene i versetti sul sabato.

Qualsiasi speculazione sugli errori nella Bibbia potrebbe sembrare del tutto credibile a chi ritenesse molto importante dimostrare che vi fossero errori nella Bibbia e che non fosse necessario seguirla. Tuttavia, persino Isaac Asimov riconobbe almeno la fragilità di questa teoria, non menzionandola se non come una semplice tentazione.


D: In Genesi 2:4, 5:1, 6:9, 10:1, 11:10, 11:27, 25:12, 25:19, 36:1, 36:9 e 37:2, Numeri 3:1; Ruth 4:18, la parola ebraica (Toledot) introduce una sezione o ne conclude una?

R: O si riferisce sempre all’inizio, o si riferisce sempre alla fine, oppure a volte può significare entrambe le cose.

Ambiguità: Ecco alcuni «tole dots» che potrebbero essere interpretati in entrambi i modi: Genesi 2:4; 5:1; 36:9; 37:2.

Inizio: Ecco alcuni «tole dots» che, in base al contesto, devono trovarsi all’inizio: Genesi 6:9; 10:1; 11:10; 11:27; 25:12; 25:19; 36:1; Numeri 3:1. Filo l’Ebreo (15/20 a.C.–50 d.C.) menziona Genesi 2:4 come «riassunto del suo [di Mosè] racconto della creazione del mondo» in *Sulla creazione* 44:129, p. 18.

In conclusione: non vi è un solo «toledot» che possa essere dimostrato appartenere alla fine di una sezione. Pertanto, le sezioni ambigue sono probabilmente «toledot» all’inizio.

La prova più conclusiva del fatto che il «tole dot» si trovi all’inizio di una sezione è Genesi 25:19, dove si afferma che si tratta del racconto di Isacco. La sezione immediatamente successiva parla dei figli di Isacco. La sezione immediatamente precedente parla di Ismaele e non ha assolutamente nulla a che vedere con Isacco.


D: In Genesi 2:5-7, Dio creò le piante dopo l’uomo o prima dell’uomo, come afferma Genesi 1:12,26? (La domanda è stata posta da un ateo di nome Capella.)

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Prima le piante: Genesi 1 afferma chiaramente che le piante furono create sulla terra prima dell’uomo. Queste, ovviamente, includerebbero gli antenati di tutte le piante moderne.

2. Il mondo contro il giardino: Genesi 1 è il racconto della creazione dei cieli e della terra, mentre Genesi 2 è il racconto della creazione del Giardino dell’Eden.

3. Le colture dopo l’uomo: Genesi 2 mostra che gli arbusti dei campi apparvero dopo l’uomo, almeno nel Giardino dell’Eden. In entrambi i casi viene utilizzato il termine ebraico per «campo», saday, anziché limitarsi a parlare semplicemente di piante.

Come nota a margine, il *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, a pag. 23, riporta che a Beersheba sono stati rinvenuti chicchi calcinati di grano, orzo, lenticchie e uva risalenti al 4000 a.C.


D: In Genesi 2:5-7, quali sono i cereali che utilizziamo oggi, così come quelli utilizzati in passato?

R: Spesso si pensa ai cereali limitandosi alle tre principali colture alimentari: grano, riso e mais; in realtà, si potrebbero consumare tre pasti al giorno per una settimana, mangiando un cereale diverso a ogni pasto.

Mais: Gli archeologi ci dicono che il mais fu addomesticato nel Nuovo Mondo intorno al 5000 a.C. Prima di Colombo non esisteva il mais né in Europa, né in Medio Oriente, né in Africa, né in Asia. Il mais deriva da un cereale chiamato teosinte. Il teosinte presentava circa 50 chicchi disposti in modo sparso e la pannocchia era lunga meno di un pollice. Al contrario, il mais odierno presenta da 500 a 1.000 chicchi ben aderenti su ogni pannocchia. Poiché i chicchi sono ben aderenti, il mais odierno non è in grado di crescere allo stato selvatico senza l’aiuto dell’uomo.

Grano: L’archeologia ha individuato gli antenati del grano in Medio Oriente, in Iraq, intorno al 7.000 a.C. Si chiama emmer e perde i semi quando soffia il vento. Oggi esistono migliaia di varietà di grano. Il kamut (= khorasan, = il grano di Tutankhamon) è probabilmente un tipo di grano duro. A titolo di nota a margine, alcuni ritengono che i 2.000 anni di differenza tra l’inizio della coltivazione del grano e quella del mais rappresentino una delle due ragioni (l’altra è rappresentata dai cavalli) per cui, quando gli spagnoli giunsero in America, la cultura indigena era in ritardo di 1.000-2.000 anni rispetto a quella europea.

Il riso fu l’ultimo ad arrivare tra i tre cereali principali. Fu addomesticato intorno al 3500 a.C.

L’emmer (= grano emmer, = farro) è stato rinvenuto in siti preceramici del Medio Oriente già tra il 9800 e l’8800 a.C. L’emmer addomesticato è diverso dall’emmer selvatico, ma deriva proprio da quest’ultimo. Successivamente l’emmer si diffuse in Europa e in India.

Il farro ha un’origine piuttosto misteriosa. Veniva coltivato nell’Impero Romano, in Gran Bretagna e in Asia, prima della coltivazione del frumento. Potrebbe trattarsi di un ibrido tra l’emmer e il frumento, oppure tra l’emmer e l’egiloppo selvatico (Aegilops tauschii), oppure potrebbe avere due origini distinte. Alcuni ritengono che il farro abbia avuto origine intorno al 6.000 a.C.

Il sorgo deriva da una graminacea africana. Nell’aspetto ricorda in qualche modo il mais. Il sorgo è una delle otto principali colture cerealicole odierne; oggi viene utilizzato per l’alimentazione animale, ma è probabilmente anche la quinta coltura più diffusa per il consumo umano.

L’orzo fu probabilmente coltivato per la prima volta intorno all’8.000 a.C. nell’area tra Israele e la Giordania. Si diffuse verso est fino all’Himalaya.

Si ipotizza che la segale abbia avuto origine nella regione del Monte Ararat e del Lago di Van, nella Turchia orientale, poco dopo l’addomesticamento del frumento. Cresce in luoghi dove il frumento e l’orzo non riescono a crescere.

L’avena è un cereale di cui sappiamo poco, se non che alcuni reperti sono stati rinvenuti in una tomba egizia nel 2.000 a.C. e che probabilmente ha avuto origine in Asia Minore.

Il grano saraceno (Fagopyrum esculentum) fu coltivato per la prima volta nelle province cinesi dello Yunnan e del Sichuan intorno all’anno 1000 d.C. Non presenta una resa elevata, ma matura rapidamente ed è adatto ai climi aridi e freschi. Ne esistono almeno 14 varietà.

L’erba di Palmer (= erba nipa, = Distichlis palmeri) veniva coltivata esclusivamente nel deserto di Sonora, nel Messico occidentale e negli Stati Uniti occidentali. Costituiva la principale fonte di cibo per la tribù dei Cocopah. È in qualche modo simile al grano, tranne per il fatto che può crescere in condizioni aride ed è in grado di assorbire l’acqua di mare ed espellere il sale.

I miglio sono un gruppo di almeno 13 graminacee commestibili a seme piccolo, ideali per la coltivazione in condizioni aride. Alcuni tipi di miglio, come il miglio da scopa, costituivano inoltre il cereale principale in Cina e in Corea nei tempi più antichi. Alcune varietà di miglio sono il miglio da cortile, il miglio da scopa, il miglio bruno, il miglio a dita, il fonio, il miglio a coda di volpe, il miglio giapponese, le lacrime di Giobbe, il miglio kodo, il miglio piccolo, il miglio perlato, il miglio proso e il teff. Per ulteriori informazioni, consultare il sito http://en.wikipedia.org/wiki/Millet.

Le patate non sono un cereale, ma rappresentano oggi la quarta coltura alimentare per importanza. Si ritiene che la loro coltivazione abbia avuto inizio intorno al 6.000 a.C. in Perù e in Bolivia, nella regione del Lago Titicaca.

Altre colture non cerealicole sono i fagioli, i legumi secchi, la soia, le arachidi, la manioca, le patate dolci, i piselli, l’albero del pane, le noci di cocco, le banane, le banane da cuocere e il taro. Il seme di kesari veniva coltivato in India, ma ha effetti paralizzanti a lungo termine.


D: In Genesi 2:7, Dio creò la materia, oppure si limitò a «organizzarla», come insegnano molti mormoni, oppure la materia non fu creata perché non è una cosa reale, come insegnano la Scienza Cristiana e alcuni gruppi religiosi orientali?

R: No. Il fatto che Dio sia onnipotente significa che Dio può fare qualsiasi cosa, e il fatto che Dio sia il Creatore significa che Dio ha creato ogni cosa. Dio ha creato l’universo «ex nihilo», ovvero dal nulla. Pertanto, per essere precisi, Dio non solo ha creato le «cose costituite da materia ed energia», ma ha creato la materia e l’energia stesse.


D: In Genesi 2:7,19 Dio creò l’uomo prima degli animali, o dopo gli animali, come afferma Genesi 1:24,27? (La domanda è stata posta da un ateo, Capella).

R: Tre punti da considerare nella risposta.

Sulla terra, Dio creò l’uomo dopo gli animali, come afferma Genesi 1,24 e 27.

Nel Giardino dell’Eden, Dio deve aver creato l’uomo prima di mostrargli gli animali.

Anche nel Giardino, gli animali potrebbero essere stati presenti prima dell’uomo. Genesi 2:19 fa riferimento agli animali che erano già stati creati a quel tempo. Ciò non significa che gli animali non fossero stati creati fino a quel momento.


D: Genesi 2:7 dimostra che le persone non possiedono un’anima immortale, come sostengono i Testimoni di Geova?

R: No. Il termine ebraico qui utilizzato, nephesh, significa “anima” in alcuni contesti e “vita” in altri, come in questo caso. Come potrebbero i credenti sotto l’altare in Apocalisse 6:9-10 trovarsi sotto l’altare se non avessero un’esistenza dopo la morte?


D: In Genesi 2:10-14, dove si trovano i fiumi che sgorgavano dal Giardino dell’Eden?

R: Innanzitutto, il Giardino dell’Eden oggi non esiste sulla terra. Non sappiamo dove si trovasse il fiume Pishon, mentre i fiumi Tigri ed Eufrate si trovano in Turchia, Siria e Iraq. Si ritiene generalmente che il Gihon fosse il fiume Nilo, che scorreva dalla regione di Cush, a sud dell’Egitto. Tuttavia, potrebbe essere stato un fiume più piccolo che aveva origine a «Cush» (Kashshu) nell’Elam occidentale, molto vicino al Tigri e all’Eufrate. I Cassiti (in greco: Kossaei) provenivano da lì.


D: In Genesi 2:15, perché Dio disse: «Voi (singolare) potete mangiare di qualsiasi frutto del giardino, ma voi (plurale) non dovete mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male»?

R: Ciascuno di loro poteva scegliere un albero qualsiasi; non erano tenuti a mangiare lo stesso cibo. Tuttavia, a nessuno dei due era permesso mangiare da quell’unico albero. La forma plurale aggiunge enfasi; questo comando non era rivolto solo ad Adamo, ma a tutti.

Filo l’Ebreo (dal 15/20 a.C. al 50 d.C.) fu il primo a rispondere a questa domanda in «Domande e risposte sulla Genesi», I, p. 794.


D: In Genesi 2,16, perché Dio creò Adamo, sapendo che avrebbe peccato?

R: Dio può fare qualsiasi cosa, ma un’impossibilità logica non esiste. Dio non può creare un essere che scelga l’obbedienza amorevole a Dio, se tale essere non è in grado di scegliere di obbedire a Dio. Essere in grado di scegliere di obbedire a Dio significa essere in grado di scegliere di disobbedire a Dio.


D: Poiché Genesi 2,17 recita: «Nel giorno in cui ne mangerete, morirete sicuramente», in che modo Adamo ed Eva morirono «quel giorno»?

R: Spiritualmente e giudizialmente. Tre punti da considerare nella risposta.

Quel giorno si verificò la morte spirituale.

Dal punto di vista giudiziario, quel giorno furono pronunciate contro di loro le condanne sia alla morte eterna che a quella fisica. In *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 91-92, Walter Kaiser, Jr. dimostra che l’espressione idiomatica ebraica indica la certezza della loro morte, non l’immediatezza della stessa.

Per un altro esempio dell’uso di questa espressione idiomatica, si veda 1 Re 2:37, dove Salomone rivolse un monito simile a Simei il giorno in cui questi lasciò Gerusalemme.

La prima persona di cui si ha notizia che abbia fornito una risposta a questa domanda fu Filone l’Ebreo (15/20 a.C. – 50 d.C.) nelle *Domande e risposte sulla Genesi*, I, pag. 794, e nell’*Interpretazione allegorica*, I, 33 (105), pagg. 46-47, dove menziona la morte dell’anima.

Un secondo autore antico, che fornì una risposta diversa, è Ireneo in *Contro le eresie*, libro 5, cap. 23 (182-188 d.C.), pp. 551-552. Poiché Ireneo osserva che un giorno presso il Signore equivale a 1.000 anni, egli interpreta questa espressione come riferita a uno dei giorni di Dio e ritiene significativo il fatto che Genesi 5,5 affermi che Adamo morì all’età di 930 anni, ovvero meno di 1.000 anni.


D: In Genesi 2:18, perché si dice che l’uomo fosse solo, dal momento che l’uomo era con Dio e con gli animali?

R: Adamo aveva effettivamente il dominio sugli animali e adorava Dio, ma non aveva nessun altro simile a lui. Era solo nel senso che non aveva nessuno con cui relazionarsi in modo orizzontale, da pari a pari.


D: Genesi 2:18-22 dimostra che le donne furono create come un ripensamento, come sostiene «Born Again Skeptic» a pag. 164?

R: No, dimostra esattamente il contrario. Dio impiegò molto tempo, facendo sì che Adamo dovesse dare un nome agli animali e così via, per dimostrare ad Adamo il suo bisogno di una compagna. La maggior parte delle cose descritte in Genesi 1 e 2 furono semplicemente create senza molte spiegazioni. Tuttavia, prima di creare Eva, Dio «preparò il terreno» e ne spiegò lo scopo come collaboratrice di Adamo.


D: Genesi 2:18 dimostra che le donne sono inferiori agli uomini, dato che Eva fu creata in modo diverso da Adamo?

R: No, non lo dimostra. Sei punti da considerare nella risposta.

1. Essere diversi non significa essere disuguali. Persone diverse parlano lingue diverse, ma ciò non significa che ogni lingua sia inferiore o superiore a un’altra. Come ha affermato un cristiano, Eva non fu creata dal piede di Adamo per essere sotto di lui, né dalla sua testa per essere al di sopra di lui, ma dal suo fianco per stare con lui.

2. “Aiuto” non significa “inferiore”. Alcuni potrebbero pensare che Eva fosse inferiore ad Adamo perché era un “aiuto” in Genesi 2:18. Tuttavia, Dio è il nostro aiuto (stessa parola ebraica) nel Salmo 70:5 e questo non significa che Dio sia inferiore a noi! Pertanto, tradurre l’ebraico con “compagna” è piuttosto impreciso. Una traduzione migliore è «Creerò una potenza [o forza] corrispondente all’uomo», secondo lo studio approfondito dell’ebraico condotto da Walter Kaiser in *Hard Sayings of the Bible*, pp. 92-94. Pertanto, la donna deve essere una «partner a pieno titolo» e non solo un’assistente.

3. Genesi 1:27 mostra che entrambi sono a immagine di Dio. Non era solo Adamo ad essere a immagine di Dio, ma sia l’uomo che la donna sono a immagine di Dio. A proposito, essere a «immagine di Dio» non significa in alcun modo che Dio sia limitato ad avere due piedi, due mani, uno stomaco ecc. Piuttosto, così come un’immagine bidimensionale è un contorno imperfetto di un oggetto reale e tridimensionale, il carattere del Dio infinito e il nostro essere finito presentano alcune somiglianze.

4. Uguali per natura, valore, importanza, ecc. Nella Bibbia, in Galati 3:28 si legge: «Non c’è né Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (BSB).

5. Tuttavia, diversi nei ruoli: Efesini 5:22-24 indica che le mogli devono sottomettersi ai propri mariti, poiché i mariti sono il capo delle mogli. I mariti devono amare le proprie mogli come Cristo ha amato la Chiesa, secondo quanto riportato in Efesini 5:25-26. Paolo affermò che le donne non dovevano insegnare agli uomini né esercitare autorità su di essi, come riportato in 1 Timoteo 2:12.

6. Come si traduce tutto ciò nella pratica?

6.1 Debora fu una giudice devota di Israele in Giudici 4-5. Sulla base di ciò, non vi è alcuna difficoltà a votare per una donna come presidente o primo ministro.

6.2 Potevano ereditare beni, compresa la terra, come indicato in Numeri 36:8 e Giobbe 42:15.

6.3 Per una descrizione più approfondita di come una moglie debba essere una partner a pieno titolo del marito, si legga Proverbi 31:10-31. Tra le altre cose vi si legge:

Lavora con le proprie mani (Proverbi 31:13, 22) e ne trae profitto, come indicato in Proverbi 31:24, 31.

Fa la spesa (Prov 31:14) e cucina. Prov 31:15

Gestisce il personale. Proverbi 31:15

Decide autonomamente di acquistare un immobile (Proverbi 31:16).

Piantano una vigna. Proverbi 31:16 (Si noti che una famiglia non possiede un’intera vigna solo per il proprio consumo personale; essa costituiva una fonte di profitto.)

È fisicamente forte. Proverbi 31:17

Si dedica anche al commercio, non solo per necessità, ma anche a scopo di lucro. Prov 31:18

È lei stessa a elargire ai poveri. (Per farlo, doveva avere il controllo sul denaro.) Proverbi 31:20

Amministra la casa. Prov 31:21

È saggia e insegna la saggezza. Prov 31:26

In sintesi: le donne non sono inferiori agli uomini per natura, valore o importanza. Hanno un ruolo diverso da quello degli uomini, come può confermare qualsiasi futura mamma.

Si veda anche il «Manuale odierno per risolvere le difficoltà bibliche», pagg. 191-193, per ulteriori approfondimenti su come la donna sia stata creata «a immagine» dell’uomo e uguale a lui.


D: In Genesi 2:19, perché Adamo aveva bisogno di vedere tutti gli animali presenti?

R: Dio aveva dato ad Adamo il dominio su tutti gli animali in Genesi 1:26, e in Genesi 2:19 Dio voleva vedere come Adamo avrebbe chiamato gli animali.

Oltre a ciò, potrebbe esserci stata una ragione più sottile. Prima di creare Eva, Dio aveva compreso l’importanza di colmare ciò che mancava in Adamo, ma Adamo no. Pertanto, Adamo avrebbe potuto apprendere tre cose sugli animali rilevanti per la sua situazione attuale.

Famiglia:

a) Mostrare ad Adamo che tutti gli animali superiori avevano un maschio e una femmina dimostrava come Dio li avesse creati completi e in grado di propagare la propria specie.

b) Adamo poteva osservare tutte le creature e rendersi conto che non ce n’era nessuna simile a lui.

c) Adamo poteva rendersi conto che anche lui aveva bisogno di un’altra persona per sentirsi completo.

Per inciso, insegnare ai bambini come si riproducono le piante e come si riproducono gli animali è un buon approccio per spiegare loro come Dio abbia stabilito il modo in cui i bambini vengono concepiti.

Comunità:

a) Anche i cani e i cervi vivono all’interno di comunità.

b) Adamo si rese conto di non avere nessuno simile a lui nella comunità con cui condividere la propria vita, e che le persone hanno bisogno della compagnia di altre persone.

Leadership:

a) Poiché Dio aveva conferito ad Adamo il dominio sulla terra, Adamo avrebbe dovuto conoscere gli animali che vi abitavano.

b) Poiché Adamo deteneva il dominio, Dio lo onorò affidandogli il compito di dare un nome agli animali. Filone l’Ebreo ne fa menzione nelle Opere di Filone, pag. 882.


D: In Genesi 2:19-3:19, quali prove si trovano nei primi scritti mormoni del fatto che i mormoni credessero nella folle dottrina secondo cui Adamo fosse Dio?

R: Ecco le citazioni tratte dal *Journal of Discourses* mormone, seguite da altri dodici scritti a titolo di prova.

a. *Journal of Discourses*, vol. 1, pag. 50. (Sermone di Brigham Young) «Ora ascoltate, o abitanti della terra, ebrei e gentili, santi e peccatori! Quando il nostro padre Adamo entrò nel giardino dell’Eden, vi entrò con un corpo celeste e portò con sé Eva, una delle sue mogli. Egli contribuì a creare e a organizzare questo mondo. Egli è Michele, l’Arcangelo, l’Antico dei Giorni! Di cui uomini santi hanno scritto e parlato Egli è il nostro Padre e il nostro Dio, e l’unico Dio con cui abbiamo a che fare. Ogni uomo sulla terra, che si professi cristiano o meno, deve ascoltarlo e lo saprà prima o poi.” (il corsivo e le maiuscole sono presenti nell’originale)

b. Journal of Discourses, vol. 1, pag. 51. (stesso sermone) «Gesù, il nostro fratello maggiore, è stato generato nella carne dallo stesso Essere che si trovava nel Giardino dell’Eden e che è il nostro Padre nei Cieli».

Si noti che i mormoni spesso rispondono che si tratta di un errore di stampa. È interessante osservare che i volumi del grande predicatore cristiano Charles H. Spurgeon furono pubblicati all’incirca nello stesso periodo, e nelle opere di Spurgeon non vi erano errori di stampa che affermassero che un essere creato fosse Dio. Di seguito sono riportate prove a conferma del fatto che il profeta mormone abbia realmente pronunciato queste parole.

1. Il diario di Wilford Woodruff alla data del 19 febbraio 1854. (Consultabile presso la Biblioteca della BYU)

2. Deseret Evening News, 14 giugno 1873

3. Deseret Evening News, 18 giugno 1873

4. Diario di Hosea Stout: On the Frontier, vol. 2, pag. 438.

5. The Millennial Star, vol. 16, pag. 543.

6. The Millennial Star, vol. 15, pagg. 769-770. Un anno e mezzo dopo questi fatti.

7. Diario di John Nuttall, vol. 1, pagg. 18-21.

8. Diario di Abraham H. Cannon, vol. 11, pag. 39 (insegnò per 50 anni)

9. *Sacred Hymns and Spiritual Songs for the Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints*, 1856, pag. 375

10. *Women of Mormondom*, pag. 179

11. «Journal of Discourses», vol. 4, pag. 1 (il presidente Heber C. Kimball sta parlando il 29 giugno 1856)

«… e so anche che se non siamo uniti al fratello Brigham, il nostro capo, non siamo uniti a Cristo. Sì, lo so, e i miei sentimenti sono e sono sempre stati con il fratello Brigham. Ho imparato per esperienza che esiste un solo Dio che appartiene a questo popolo, ed Egli è il Dio che appartiene a questa terra , il primo uomo. Quel primo uomo ha mandato il proprio Figlio a redimere il mondo, a redimere i Suoi fratelli».

12. Infine, un libro di epoca molto più tarda:

La posizione di Adamo nelle Scritture e nella teologia della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni: «L’identificazione di Adamo con Dio Padre da parte del presidente Brigham Young è un fatto inconfutabile». p. 58


D: In Genesi 2:20, come avrebbe potuto Adamo dare un nome a tutti gli animali, a meno che il frutto proibito non fosse un computer Apple Macintosh?

R: Qualcuno una volta ha scherzato dicendo che, se Adamo avesse dovuto dare un nome a tutte le specie di animali (compresi 1,5 milioni di insetti e parassiti) entro 24 ore del sesto giorno, non c’è da stupirsi che scambiamo il frutto proibito per una Apple, con tanto di disco rigido e tutto il resto!

D’altra parte, Paul S. Taylor ha giustamente osservato che la frase «diede nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e a ogni bestia dei campi» in Genesi 2:20 non implica necessariamente di aver dato un nome a ogni specie sulla terra. Potrebbe semplicemente trattarsi di aver dato un nome ai generi e alle famiglie di animali presenti nelle immediate vicinanze di Adamo.

Per chi ama le curiosità, sulla Terra esistono circa 26.000 specie viventi di animali terrestri vertebrati e uccelli, oltre a 9.500 specie fossili conosciute. (Tra le specie fossili, quasi la metà erano rettili e 1.000 erano uccelli).

Esistono all’incirca 5.600 generi viventi di animali terrestri, inclusi 1.900 generi di uccelli. Esistono circa 6.500 generi di animali terrestri fossili conosciuti, inclusi quasi 1.000 generi di uccelli e 1.500 generi di rettili.


D: In Genesi 2:21-23, Adamo era sia maschio che femmina prima della creazione di Eva?

R: Nulla nella Scrittura suggerisce ciò. Genesi 3:16 afferma che il marito sarà il capo della moglie. Poiché ciò avvenne dopo la caduta, il grado di «mascolinità» di Adamo prima di Eva non ha alcuna rilevanza. Tuttavia, per quanto riguarda l’autorità della Chiesa in generale, Paolo ritiene significativo, in 1 Timoteo 2:13, il fatto che Adamo sia stato formato prima di Eva. L’argomentazione di Paolo risulterebbe fuorviante se Adamo fosse stato sia maschio che femmina.


D: In Genesi 2:21-23, il racconto della creazione di Eva da una costola è stato tratto dal poema sumero di Dilmun?

R: No. Innanzitutto alcune informazioni di contesto, poi la risposta e, infine, due insegnamenti che possiamo trarre dalla risposta su come Dio abbia ispirato la Bibbia.

B1. Samuel Noah Kramer, in *The Sumerians* (Università di Chicago 1963), menziona che la parola sumera per «costola», *ti*, significa anche «dare vita», e nel poema di Dilmun, Nin-ti era la «signora della costola» nonché la «signora che dà vita», colei che guarì la costola malata del dio Enki.

B2. Si tratta di un gioco di parole in sumero, ma non in ebraico, il che rende questa somiglianza piuttosto sorprendente.

B3. Ad eccezione del contrasto tra la «signora che guarì la costola» e «Eva, che fu creata dalla costola di Adamo» nella Genesi, non vi sono altre somiglianze tra le due storie. Si vedano *The Sumerians*, pp. 148-149, o *Hard Sayings of the Bible*, pp. 94-95, per la narrazione sumera.

B4. Le tavolette del poema di Dilmun risalgono al 2400 a.C. o a un’epoca successiva. In ogni caso, sono comunque antecedenti ad Abramo, che lasciò Ur prima del 2050 a.C.

B5. Questa storia potrebbe essere stata ben nota nell’antichità.

La risposta si articola in quattro punti.

A1. Questo è solo uno dei numerosi esempi di racconti simili relativi agli eventi menzionati nella Genesi. Un altro esempio è costituito dalle oltre 200 storie di diluvio universali tramandate da vari popoli in tutto il mondo.

A2. Il gioco di parole sulla costola potrebbe indicare che altre culture antiche conservassero una conoscenza, seppur incompleta, della creazione dell’umanità.

A3. Inoltre, altre parti della Genesi 1 sembrano quasi essere state scritte in modo deliberato per contrapporsi ai racconti sumeri, accadici e di altre civiltà. Questi ultimi presentano divinità in conflitto tra loro; nella Genesi, l’Unico Dio crea con serenità. Altri racconti presentano l’eroe che combatte contro il caos. La Genesi presenta Dio che si muove sopra l’«abisso/le acque», impartendo comandi e ordinando.

A4. Alcune somiglianze nei dettagli tra la Genesi, il poema di Dilmun e altre opere antiche potrebbero indicare una conoscenza comune di alcuni eventi. Tuttavia, è insostenibile affermare che l’una sia stata copiata dall’altra, non solo perché i dettagli comuni sono pochi, ma anche perché non vi sono quasi somiglianze nel significato che sta dietro a tali dettagli.

Lezioni da trarre dalla risposta:

L1. La Genesi non è stata scritta nel vuoto. Dio non si limita a rivelarci la verità, ma rivela una verità senza tempo, pur in modo pratico, pertinente al tempo e alla cultura. Una delle ragioni (ma non la principale) per cui la Genesi potrebbe essere stata data da Dio era quella di correggere le visioni errate che le persone avevano sull’origine dell’uomo, pur riconoscendo alcune delle nozioni corrette che erano sopravvissute.

L2. Dio si avvale della cultura. Dio si avvale persino delle azioni malvagie delle persone per la Sua gloria (Genesi 50:20). Come potremmo mai tentare di impedire a Dio di avvalersi anche della cultura, secondo la Sua volontà? Mosè era un uomo colto e forse aveva letto questa storia; Dio si è servito della lettura di Mosè per mostrargli ciò che era vero e ciò che non lo era.

L3. Soprattutto, non interpretate la frase «la Scrittura è infallibile» nel senso che la Bibbia dovesse essere stata dettata meccanicamente. 2 Pietro 1:21 afferma che la profezia era costituita da uomini che parlavano spinti dallo Spirito Santo. Pertanto, quando diverse parti della Bibbia riflettono chiaramente diversi stili di scrittura umani, ciò non esclude la paternità divina. Dimostra semplicemente che Dio ha utilizzato i vari stili di scrittura delle persone come ha ritenuto opportuno.


D: In Genesi 2:22, chi è Lilith in quel contesto?

R: Il nome Lilith non viene mai menzionato nella Bibbia. Nel Medioevo circolava una favola su una donna di nome Lilith che sarebbe stata la prima moglie di Adamo. Ella si rifiutò di sottomettersi ad Adamo, e Dio creò allora Eva. Lilith, secondo il mito, fu trasformata in un demone che uccide i neonati.

Lilith era anche un vampiro nella mitologia sumera, secondo quanto riportato in *The Sumerians*, pagg. 198 e 258. *Civilizations of the Ancient Near East*, pag. 1890, menziona che i non sposati che morivano diventavano una classe speciale di demoni chiamati Lilu (maschi) e Lilitu (femmine). Essi chiedevano ai vivi di sposarli, promettendo loro ricchezze, ma se la persona viva acconsentiva, moriva prematuramente.

In tutti i manoscritti biblici, sia ebraici che cristiani, non vi è alcun accenno a Lilith più di quanto ve ne sia a Paperino.


D: In Genesi 2:22, come ha potuto Dio creare Eva da una costola?

R: In qualsiasi modo Dio Onnipotente volesse. Se Dio avesse dovuto utilizzare una costola, e se Lei ritiene che Dio abbia dovuto asportare l’intera costola, allora suppongo che Lei potrebbe concludere che Eva avrebbe contato tutte le costole di Adamo ogni mattina!

Seriamente, Dio potrebbe non aver utilizzato l’intera costola; una sola cellula avrebbe potuto essere sufficiente.

Il libro «735 Baffling Bible Questions Answered», a pag. 23, aggiunge che se Dio l’avesse creata dall’argilla, si potrebbe sostenere che le donne siano intrinsecamente diverse (e forse inferiori agli uomini). Tuttavia, poiché Eva fu creata da una costola, ella aveva la stessa identità dell’uomo.


D: In Genesi 2:22-23, gli uomini dovrebbero avere una costola in meno rispetto alle donne?

R: No. Se a un uomo viene amputato un braccio, i suoi futuri figli e nipoti non nasceranno tutti privi di un braccio. Allo stesso modo, se si prelevano alcune cellule dalla costola di una persona, sia i genitori che i loro figli continueranno ad avere lo stesso numero di costole.

Tertulliano, che scrisse tra il 198 e il 220 d.C., interpreta questo passo come se Dio avesse «preso in prestito una costola», come riportato in *Esortazione alla castità* di Tertulliano, cap. 5, pag. 53. Egli aggiunge inoltre che Dio avrebbe potuto prendere in prestito più costole per avere più mogli, ma scelse di non farlo, a dimostrazione del fatto che la monogamia era la norma e non la poligamia.


D: In Genesi 2,25, l’uomo e la donna furono originariamente creati nudi, e dovevano indossare abiti?

R: Sì, furono creati nudi e non provavano vergogna. Tuttavia, dopo la Caduta, Dio li vestì, e da allora in poi siamo sempre stati vestiti.


D: In Genesi 3,1-24, dato che Dio creò gli esseri umani affinché fossero, in ultima analisi, superiori agli angeli, questo potrebbe essere stato un fattore determinante nella scelta di Satana di cadere?

R: La Scrittura non si pronuncia in merito, ma è certamente una possibilità.


D: In Genesi 3:1-24, Adamo ed Eva avevano la pelle bianca, nera, marrone, gialla o rossa?

R: La Bibbia tace completamente su questo punto. Poiché Adamo ed Eva erano gli antenati di tutti noi, non ha importanza. Tutti noi siamo ugualmente discendenti di Adamo ed Eva. Forse Dio ha volutamente evitato di specificarlo, affinché nessuno potesse sostenere che Dio avesse indicato una razza come più vicina o più lontana da Adamo ed Eva.


D: In Genesi 3, perché Dio ha permesso che Adamo ed Eva fossero tentati?

R: La Bibbia non lo dice. Tuttavia, possiamo ipotizzare che Dio non volesse semplicemente persone che Lo amassero, ma persone a cui fosse concessa un’alternativa e che, nonostante ciò, scegliessero comunque di amare Dio.


D: In Genesi 3, se Eva ha introdotto il peccato originale, come è possibile che Satana abbia commesso il peccato di superbia contro Dio? Mi sfugge forse qualcosa?

R: Satana peccò e cadde prima di Adamo ed Eva. Ma il peccato di Eva e Adamo introdusse una natura peccaminosa nella razza umana.


D: In Genesi 3, ho una domanda alla quale non sono riuscito a trovare risposta. Nella Bibbia è scritto che Dio crea l’uomo. Dio dice all’uomo di non mangiare il frutto proibito – il frutto dell’albero della conoscenza – poiché quel frutto gli aprirà gli occhi rendendolo consapevole del giusto e dello sbagliato, del bene e del male. L’uomo mangia il frutto proibito e viene trasformato. L’uomo ora vede che essere nudo è sbagliato. Come può essere peccato per l’uomo disobbedire a Dio, se al momento in cui mangiò il frutto proibito l’uomo non aveva alcuna conoscenza del bene e del male?

R: Sarò lieto di rispondere alla Sua domanda. Mi permetta di iniziare la risposta ponendo a mia volta una domanda: dopo la caduta, come fa una persona a sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato? Lo sappiamo direttamente grazie a tutto ciò che Dio ci ha rivelato riguardo al bene e al male, e ognuno ne ha un’idea approssimativa grazie alla propria coscienza interiore. (Naturalmente, una persona può però offuscare la propria coscienza.)

Dopo la caduta, sia Adamo che Eva possedevano una coscienza, un senso di colpa per aver agito male disobbedendo, e sia loro che i loro discendenti avevano una natura peccaminosa. Gli effetti della caduta furono profondi.

Prima della caduta, non avevano nulla di tutto ciò, né alcuna conoscenza del bene e del male. La loro natura era buona e qualunque cosa facessero sarebbe stata giusta — o quasi. Non avevano comandamenti di cui preoccuparsi di disobbedire, tranne uno: non mangiare dall’albero proibito della conoscenza del bene e del male. La loro scelta, se mangiare o meno, non riguardava il bene o il male, poiché non sapevano cosa fossero. Piuttosto, la loro scelta era semplicemente se obbedire a Dio o meno.

A volte, al giorno d’oggi, le persone possono avere idee bizzarre su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, come nel caso dei padri musulmani che ritengono giusto uccidere le proprie figlie perché credono che queste abbiano portato vergogna alla famiglia, ad esempio sposando qualcuno che il padre non approvava. Anche i cristiani, talvolta, possono fissarsi troppo sulla domanda: «La Bibbia lo permette?». Più importante che chiedersi «è giusto o sbagliato?» è chiedersi «Dio vuole che io faccia questo?» oppure «questo è gradito a Dio?». La risposta sarà in realtà la stessa di «è giusto o sbagliato?», ma il punto non dovrebbe essere quello di agire esclusivamente per placare la nostra coscienza o seguire una serie di regole, bensì per compiacere Dio.

Pertanto, la risposta sintetica alla Sua domanda è che Adamo ed Eva non peccarono scegliendo il male invece del bene, poiché non sapevano cosa fossero il male e il bene. Peccano perché, pur conoscendo il semplice comando che Dio aveva loro impartito, scelsero di disobbedire a Dio.


D: In Genesi 3, si è trattato di una prova ingiusta, dato che Adamo ed Eva non possedevano ancora la conoscenza del bene e del male, come sostiene un ateo (Capella)?

R: No. È forse una prova ingiusta dire a qualcuno di non fare uso di sostanze stupefacenti illegali, come la cocaina, finché non abbia prima avuto la possibilità di provarle? Certamente no. Allo stesso modo, non era ingiusto che ricevessero il divieto senza aver sperimentato il male e il senso di colpa. Sebbene si possa sostenere che in quel momento non sapessero tutto riguardo al bene e al male, sapevano che il loro Creatore aveva loro comandato di non mangiare da quell’albero, e quella sola conoscenza era sufficiente a rendere questa prova equa.

Oggi non conosciamo ogni singola ragione per cui Dio ci proibisce di fare qualcosa, ma se Dio ci ha comandato di non farlo, sappiamo tutto ciò che ci occorre sapere per obbedirgli.


D: In Genesi 3, cosa c’era di sbagliato, esattamente, nel mangiare da quell’albero?

R: Non era che un frutto in particolare fosse malvagio; forse avrebbero potuto mangiare da quell’albero in un secondo momento. Come scrisse Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.), nella sua lettera «Teofilo ad Autolico», libro 2, cap. 25, pag. 104: «Poiché non era l’albero, come alcuni pensano, ma la disobbedienza, che in sé portava la morte». Padri ante-niceni, vol. 2, pag. 104. Alcuni vedono inoltre nella frase «come Dio, conoscendo il bene e il male» il desiderio di appropriarsi della prerogativa divina di definire il bene e il male.


D: In Genesi 3, questa prova era un po’ come se dei genitori mettessero una batteria da 40.000 volt in salotto e dicessero al loro bambino di non toccarla?

R: No, il pericolo risiedeva nella loro disobbedienza, non nell’albero. Quattro punti da considerare nella risposta.

1. A differenza di una batteria pericolosa, non era l’albero ad essere letale. Era la disobbedienza a Dio ad essere letale, e fu essa a causare la loro morte spirituale quel giorno stesso, e quella fisica in seguito.

2. Adamo ed Eva non erano bambini. Erano in grado di ragionare come gli adulti, erano pienamente consapevoli di ciò che stavano facendo e delle conseguenze che Dio aveva preannunciato.

3. Adamo ed Eva vedevano soddisfatti tutti i loro bisogni e non avevano alcun modo di disobbedire a Dio se non mangiando dall’albero. Che ci piaccia o no, Dio concede alle persone la possibilità di scegliere se servirLo o meno. Alcuni potrebbero pensare: «Dio non avrebbe dovuto farlo, avrebbe dovuto renderci tutti dei robot incapaci di disobbedire». Indipendentemente da ciò che le persone possano pensare, Dio può fare ciò che desidera, e Dio ha scelto di concedere a ciascuno il libero arbitrio di disobbedirgli e di convivere con le conseguenze della propria obbedienza o disobbedienza.

4. Il frutto sarebbe stato mangiato comunque, prima o poi. Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.), insegnava che se Adamo ed Eva non avessero peccato, sarebbero maturati, sarebbero diventati perfetti e sarebbero ascesi al cielo in possesso dell’immortalità. L’umanità aveva una natura intermedia, né del tutto mortale né del tutto immortale, oppure il Paradiso si trovava tra la terra e il cielo. Teofilo ad Autolico, libro 2, cap. 22, pag. 24, pag. 104


D: In Genesi 3, dovremmo essere orgogliosi del fatto che Eva abbia mangiato la mela, come sostiene Laura Schlesinger?

R: No. La dottoressa Laura ha ragione su molte cose, ma in questo caso si sbaglia. Ecco cosa ha affermato su *Modern Maturity*, settembre-ottobre 1999, pag. 67.

«Sono molto orgogliosa che lei abbia mangiato il frutto dell’albero della conoscenza. Perché se non l’avesse fatto, saremmo ancora animali nel Giardino. Dio non mise quell’albero lì solo per fare ombra. Con quel passo siamo diventati umani».

Innanzitutto, quell’albero non era semplicemente l’albero della conoscenza, bensì l’albero della conoscenza del bene e del male. La Schlesinger ha ragione nel dire che gli esseri umani non erano più gli stessi. Tutti gli omicidi, le guerre, le oppressioni e le irresponsabilità morali commesse dall’umanità sono avvenuti dopo quell’evento. Tuttavia, gli esseri umani rimangono tali anche in Paradiso, dove non peccheranno più. Non è impossibile essere pienamente umani e non peccatori, come lo erano Adamo ed Eva prima di mangiare il frutto, e come lo è Gesù Cristo.

Più avanti nell’intervista, quando la dottoressa Laura ha affermato che Adamo aveva sbagliato a cercare di incolpare Eva, Schlesinger aveva ragione, poiché Genesi 3:6 dice che Adamo era con Eva quando lei mangiò.


D: In Genesi 3, il frutto dell’albero era una metafora di un’unione sessuale spirituale illecita tra Eva e Satana, come insegna il reverendo Moon della Chiesa dell’Unificazione (Moonies) nel «Principio Divino» (quinta ed. 1977), pagg. 75-79?

R: Non vi era alcuna metafora sessuale relativa all’albero, al frutto o a Satana. Se il reverendo Moon avesse ragione, allora:

Cosa rappresentavano tutti gli altri alberi che erano consentiti?

Eva ignorò Satana quando mangiò il frutto dell’albero

In Genesi 3:13, Eva, nel tentativo di attribuire tutta la colpa al serpente, si limitò a dire che il serpente l’aveva ingannata. Non disse mai che il serpente le avesse fatto qualcosa.

Si veda anche la domanda precedente.


D: In Genesi 3, esistono altre culture che narrano una storia simile sui primi esseri umani, in un giardino, che mangiano un frutto proibito?

R: Sì. Ecco almeno tre casi.

Il popolo S’gaw Karen della Birmania orientale: il Dio onnipotente e onnisciente di nome Y’wa creò ogni cosa. Creò due persone, un uomo di nome Thanai e una donna di nome Eeu, e li collocò in un giardino con sette tipi di alberi da frutto. C’era però un tipo di frutto che non potevano mangiare. Il malvagio Mu-kaw-lee ingannò i due, dicendo loro che avrebbero acquisito poteri miracolosi e sarebbero ascesi al Cielo. Mu-kaw-lee li convinse a mangiare il frutto dell’albero della prova. Lo mangiarono e divennero soggetti alla malattia, all’invecchiamento e alla morte.

Don Richardson esplora la possibilità che ciò possa derivare dall’influenza nestoriana o cattolica romana, ma conclude che non sia così, poiché Richardson non ha riscontrato alcun concetto di incarnazione né di un redentore che muoia per l’uomo e risorga dai morti.

I Santal del nord-est dell’India: credevano in «Thakur Jiu» (Thakur = autentico, Jiu = Dio), che creò la prima coppia, un uomo di nome Haram e una donna di nome Ayo, e li collocò a Hihiri Pipiri, a ovest dell’India. Il malvagio Lita li indusse a preparare della birra di riso e a versarne una parte a terra come offerta a Satana. Essi lo fecero e si ubriacarono con il resto della birra. Quando si risvegliarono, si resero conto di essere nudi e provarono vergogna. In seguito ebbero sette figli e sette figlie. I loro discendenti si corruppero, così Thakur Jiu nascose una «coppia sacra» sul Monte Harata (= Ararat?) e distrusse il resto con un diluvio. Alla fine i loro antenati viaggiarono (verso est) di foresta in foresta, finché non giunsero a alte montagne che bloccavano loro il cammino. Infine, riuscirono a superarle (forse presso il Passo Khyber) e giunsero nella loro patria vicino a Calcutta.

Sumeri: I Sumeri credevano di provenire da un Paradiso che chiamavano Dilmun. Non vi sono tuttavia molti altri parallelismi con il Giardino dell’Eden. Dilmun era un luogo in cui si trovavano tutti gli dei, così come Ziusudra, un essere umano che aveva raggiunto l’immortalità. Il poema di Dilmun risale a circa il 2400 a.C.


D: In Genesi 3, dato che Adamo ed Eva erano perfetti, come possono esseri perfetti compiere azioni imperfette, come il peccato?

R: A prescindere da come si definisca il termine «perfetto», la Bibbia non afferma mai che Adamo ed Eva fossero perfetti. Non dice nemmeno che fossero incapaci di peccare. Piuttosto, la Bibbia mostra solo che erano molto buoni ed erano «senza peccato», nel senso che non avevano ancora peccato. Erano comunque capaci di esercitare il libero arbitrio e in grado di compiere una scelta riguardo al peccato.

Clemente di Alessandria, ne *Gli Stromati* (193-202 d.C.), libro 6, cap. 12, p. 502, fu uno dei primi a rispondere a questa domanda. Egli affermò, tra le altre cose, che l’uomo «non era perfetto nella sua creazione, ma predisposto ad accogliere la virtù. … Ora, un’attitudine è un movimento verso la virtù, non la virtù stessa. Tutti, quindi, come ho detto, sono naturalmente costituiti per l’acquisizione della virtù».


D: In Genesi 3, poiché un Dio perfetto crea solo esseri perfetti, come hanno potuto peccare Adamo ed Eva?

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

Tertulliano rispose a questa domanda già nel 207/208 d.C. nei *Cinque libri contro Marcione*, libro 2, capitoli 5-9. La lunga risposta di Tertulliano può essere riassunta con le sue stesse parole: «Pertanto era opportuno che [l’uomo], immagine e somiglianza di Dio, fosse formato con libero arbitrio e padronanza di sé; affinché proprio questa cosa – vale a dire la libertà di volontà e l’autocontrollo – potesse essere considerata come l’immagine e la somiglianza di Dio in lui». In altre parole, era opportuno che un Dio perfetto creasse creature simili a Lui, dotate di libero arbitrio.

Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.), rispose a una domanda correlata – se Adamo ed Eva fossero mortali o immortali – dimostrando che essi si trovavano in una fase di divenire e che erano in grado di orientarsi in entrambe le direzioni. (Teofilo ad Autolico, libro 2, cap. 27, p. 105)

Non robot: vorreste che un Dio perfetto fosse limitato a creare robot e incapace di creare persone dotate di libero arbitrio? Dio non crea impossibilità logiche e, affinché Dio potesse creare persone che scegliessero liberamente di amarlo e obbedirgli, Egli le ha anche create capaci di non amarlo e non obbedirgli. La Bibbia non afferma mai che Adamo ed Eva fossero «perfetti» nel senso di non poter mai peccare. Piuttosto, la Bibbia dice che erano «molto buoni» e «senza peccato», nel senso che non avevano ancora peccato.

La perfezione di Dio: tra l’umanità e i demoni, la Bibbia chiarisce abbondantemente che la perfezione di Dio non Gli impedisce di creare esseri dotati della capacità di disobbedirgli.

Quale definizione? Se la definizione di un Dio perfetto data da qualcuno è quella di un Dio incapace di creare persone dotate di libertà di scelta morale, allora spetta a tale persona l’onere di trovare almeno un versetto che sostenga tale opinione. Altrimenti, tale definizione non corrisponde al Dio della Bibbia. La questione fondamentale è la seguente:

a) se si debba cercare di imporre la propria definizione di «perfezione di Dio» al Dio della Bibbia, oppure

b) lasciare che sia Dio stesso a parlare nella Bibbia di come Egli sia perfetto e di come abbia scelto di creare?

Per quanto riguarda il motivo per cui Dio abbia scelto di «prendersi la briga» di creare Adamo ed Eva, pur sapendo che avrebbero peccato, si veda la discussione su Genesi 1.


D: In Genesi 3:1 e 2 Corinzi 11:3, perché Adamo ed Eva furono tentati da Satana sotto forma di serpente, anziché da qualcos’altro, come un leone o un coniglietto?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo avanzare alcune ipotesi. Gli animali di grandi dimensioni potrebbero incutere timore e mettere le persone sulla difensiva. Gli animali minuscoli potrebbero essere ignorati in quanto insignificanti. Un serpente potrebbe suggerire che la «astuzia» sia accettabile. Affinché molti nella società possano peccare in massa, è necessario che un gran numero di persone sia prima convinto che un peccato non sia sbagliato.

Alcuni considerano il serpente come un’analogia dell’intelligenza priva di coscienza. Il serpente è straordinario nel modo in cui attende astutamente la propria preda e si avvicina furtivamente ad essa. Matteo 10,16 afferma che dobbiamo essere astuti come i serpenti e innocenti come le colombe.


D: In Genesi 3:1, come avrebbe potuto un animale privo di intelligenza e muto come un serpente tentare Adamo ed Eva?

R: Non si trattava di un serpente qualsiasi. Satana assunse le sembianze di un serpente, ed era in grado di parlare ed è dotato di grande intelligenza. Satana è chiamato «serpente» anche in Apocalisse 12:9, 14, 15 e in Apocalisse 20:2. Esistono due possibili modi in cui Satana avrebbe potuto assumere la forma di un serpente, e l’interpretazione più semplice suggerisce che entrambi siano veri.

Trasformazione fisica: Satana si è trasformato da solo oppure è stato trasformato nella forma fisica di un serpente in grado di parlare.

Possessione: è possibile che Satana sia entrato in un animale già esistente e abbia parlato attraverso di esso.

Indipendentemente dal fatto che il serpente visto da Eva fosse Satana stesso o semplicemente un serpente comune, Satana «parlava attraverso» questa forma per suggerire l’approccio astuto e insidioso tipico di un serpente.


D: In Genesi 3:1-16, quali sono alcuni insegnamenti generali che possiamo trarre da questo esempio riguardo al peccato?

R: Possiamo imparare molte cose, ma eccone solo alcune.

1. Il peccato porta alla morte. Adamo ed Eva non sarebbero mai morti, ma si sono avviati verso la morte il giorno in cui hanno peccato.

2. Il peccato ha conseguenze anche dopo il perdono. Dio li perdonò, ma sarebbero comunque morti e non riottennero il dono dell’albero della vita (almeno non fino ad Apocalisse 2:7; 22:2,14).

3. La Scrittura non menziona se abbiano o meno assistito alla morte prima che Dio uccidesse alcuni animali per rivestirli con le pelli. Il peccato non poteva essere coperto da un mucchio di foglie che sarebbero ricresciute l’anno successivo. Poteva essere coperto solo dal sangue di un animale che era morto.

4. Potevano mangiare da quasi tutti gli alberi del giardino, ma considerarono Dio avaro per aver loro negato quell’unico albero. Dopo la caduta, Dio fu misericordioso nel perdonarli e nel rivestirli con pelli di animali, ma avrebbero incontrato difficoltà poiché la terra sarebbe stata ormai avara nei loro confronti.

5. Anche le conseguenze del loro peccato furono una misericordia da parte di Dio. Haddon Robinson osserva che il dolore pianta la bandiera della realtà nella fortezza del cuore ribelle.

6. Anche dopo il peccato, Dio ha ancora un piano di redenzione. Anche dopo che abbiamo commesso gravi errori, la promessa di Romani 8:28 rimane vera. Anche in questo capitolo oscuro, Dio aveva fatto una promessa in Genesi 3:15.


D: In Genesi 3:1,14, poiché il serpente fu maledetto a strisciare sul ventre, ciò significa che un tempo i serpenti avevano le zampe?

R: No. Sebbene alcuni anfibi (le sirene) abbiano zampe anteriori ma non posteriori, non è questo il significato inteso in questo contesto. Pur non essendo specifica al riguardo, la Scrittura indica che Satana fu maledetto con un modo di muoversi ridotto e degradante. Satana assunse la forma di un umile serpente, e Dio lo punì con una maledizione secondo cui alcune caratteristiche del serpente sarebbero rimaste in Satana.

Quando le persone peccano, la necessità del perdono per l’atto esteriore costituisce solo una parte del problema. La natura del peccato è spesso tale che una parte di esso si attacca al nostro cuore interiormente, e abbiamo bisogno sia di purificazione che di perdono.


D: In Genesi 3:1, 14-15, il serpente aveva le zampe prima della maledizione oppure no?

R: Esistono due opinioni principali.

Sì: È possibile che questo particolare «serpente» nel giardino assomigliasse a un varano, che tiene il ventre sollevato da terra, e che Dio abbia trasformato quella creatura in modo da farle perdere ogni traccia di zampe. Non avrebbe potuto semplicemente passare da una postura «simile a quella di un varano» a uno strisciare sul ventre simile a quello di un coccodrillo, poiché l’uso del termine comune «serpente» implicherebbe l’assenza di zampe. La Nelson Study Bible, a pag. 10, afferma: «Il testo […] implica che prima di allora il serpente avesse una forma fisica diversa».

No: il *New International Bible Commentary*, a pag. 117, sostiene che «la punizione del serpente (v. 14) non deve essere intesa nel senso che un tempo esso avesse le zampe. Piuttosto, ciò che un tempo era sembrato naturale e bello sarebbe ora un ricordo perpetuo di ciò che aveva compiuto». L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 1, pag. 55, afferma: «Questa maledizione non suggerisce necessariamente che il serpente in precedenza camminasse con piedi e zampe come gli altri animali terrestri. Il punto è piuttosto che, per il resto della sua vita, a seguito della maledizione, quando il serpente striscerà sul ventre, come fanno i serpenti, “mangerà polvere”. L’enfasi ricade sul fatto che il serpente «mangerà polvere», un’espressione che altrove ha il significato di «sconfitta totale» (cfr. Isaia 65:25; Michea 7:17)».

A prescindere da ciò, il punto è che il serpente, che era così astuto («arum» in Genesi 3:1), è ora maledetto («arur» in Genesi 3:14). Il termine «maledetto» è usato in riferimento al serpente e alla terra, ma non all’uomo né alla donna.


D: In Genesi 3:3-24, perché Adamo ed Eva furono puniti più severamente rispetto a molte persone di oggi?

R: Dio non li ha puniti semplicemente per il loro gesto di cogliere il frutto; dopotutto avrebbero potuto cogliere il frutto di altri alberi. Dio li ha puniti perché, pur non avendo una natura decaduta, hanno comunque disobbedito a Dio.

La severità della loro punizione appare ragionevole se si considera che Dio punisce in base a ciò che le persone sanno e a ciò che erano in grado di fare. A differenza delle persone di oggi, essi si trovavano alla presenza diretta di Dio, eppure non confidavano nel fatto che Dio sapesse cosa fosse meglio per loro. A differenza delle persone di oggi, non possedevano una natura peccaminosa, che li avrebbe costantemente spinti a peccare.


D: In Genesi 3:3-6, Adamo ed Eva mangiarono una mela?

R: La Scrittura non afferma mai che abbiano mangiato una mela. Si trattava di un frutto proibito, il frutto della conoscenza del bene e del male, che presumibilmente oggi non si trova più sulla terra.

Alcuni ritengono che la confusione tra il frutto proibito e la mela, avvenuta nel Medioevo, sia dovuta al fatto che la parola latina per «male» è malum e quella per «melo» è malus. Comunque sia nata questa idea, non vi è alcun fondamento biblico alla base di tale concezione, da qualsiasi angolazione la si esamini. ;-)


D: In Genesi 3:5-22, Adamo simboleggia lo spirito celeste, Eva simboleggia l’anima terrena e il serpente simboleggia l’attaccamento al mondo umano, come insegnano i bahá’í in *Some Answered Questions*, pag. 123?

R: No. Da secoli si cerca di attribuire significati spirituali contrari al senso letterale della Genesi. Adamo è inequivocabilmente un essere umano di sesso maschile ed Eva un essere umano di sesso femminile; aggiungere questa interpretazione infondata equipara gli uomini a «spiriti celesti» superiori e le donne a «anime terrene». La verità è invece che uomini e donne hanno lo stesso valore agli occhi di Dio (Galati 3:28).


D: In Genesi 3:5,22, se Adamo ed Eva sarebbero diventati «come dei» mangiando il frutto, significa forse che esiste più di un Dio, come insegnano i mormoni?

R: Solo dopo quel momento avrebbero acquisito la conoscenza del bene e del male. Genesi 3:5 dice «come Dio». Il termine «dei» con la «s» compare solo nella versione KJV; in ebraico si usa Elohim, un nome con cui si indica Dio. Pertanto, Genesi 3:5 non dimostra alcuna effettiva pluralità.


D: In Genesi 3:5, 22, le persone avrebbero potuto sapere tutto, come Dio?

R: No. Satana non ha nemmeno lasciato intendere che sarebbero stati come Dio sotto ogni aspetto (adorazione, Onnipotenza, Trinità, ecc.). Piuttosto, Satana promise che sarebbero stati come Dio nel senso che avrebbero conosciuto sia il bene che il male. Naturalmente, prima di mangiare il frutto conoscevano solo il bene. Dopo aver mangiato il frutto, conobbero sia il bene che il male. Pertanto, in un modo di cui Adamo ed Eva si sarebbero profondamente pentiti, il serpente aveva ragione. Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 95-96, per una risposta simile.

Esistono altri cinque passaggi che menzionano la conoscenza del bene e del male: Deuteronomio 1:39; 2 Samuele 14:17; 19:35; 1 Re 3:9; e Isaia 7:15. Questi dimostrano che è Dio a determinare ciò che è bene e ciò che è male, e forse Satana stava promettendo loro una «dichiarazione di libertà» in cui avrebbero deciso da soli cosa fosse il bene e cosa il male. Questa «dichiarazione di indipendenza» li intrappolò di fatto nella condanna. Si vedano le pagine 24-25 di *735 Baffling Bible Questions Answered* per ulteriori approfondimenti su questa interpretazione.

Satana fa una promessa simile anche oggi. In molte forme di induismo, l’obiettivo non è quello di avere un rapporto con Dio, né di essere «buoni». Piuttosto, l’obiettivo è quello di essere «esperti», sperimentando sia il bene che il male. A volte le persone rimangono sorprese nel constatare che un guru indù sia disonesto e inganni qualcuno. È possibile che il guru non sia in contraddizione con la propria religione. Per alcuni, l’obiettivo è la padronanza sia del bene che del male.


D: In Genesi 3:6, perché Eva fu punita per aver cercato la saggezza mangiando il frutto, dal momento che ottenere la saggezza è considerato sempre un bene?

R: Cercare la saggezza non è di per sé una cosa buona. Cercare la saggezza da Dio è bene, ma la saggezza ottenuta attraverso la disobbedienza non lo è. I cristiani, in genere, non hanno appreso né sperimentato tutte le diverse forme del male, né desiderano farlo.

Come scrisse Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.), nella sua Lettera ad Autolico, libro II, cap. 25, pag. 104: «Poiché non era l’albero, come alcuni pensano, ma la disobbedienza a contenere la morte. Infatti nel frutto non c’era altro che la sola conoscenza; ma la conoscenza è buona quando la si usa con discrezione. Adamo però, essendo ancora in tenera età, non era per questo motivo ancora in grado di ricevere la conoscenza in modo degno». Padri ante-niceni 2, pag. 104.


D: In Genesi 3,6, in che modo le tentazioni di Satana rivolte a Eva sono simili a quelle rivolte a Gesù in Matteo 4,1-11 e Luca 4,1-13?

R: Sebbene non siano identiche, Satana ricorre spesso alle stesse tattiche, probabilmente perché continuano a sortire effetto.

Eva vide che il frutto proibito era

1. Buono da mangiare [appetito fisico],

2. Piacevole alla vista [bellezza, desiderio degli occhi],

3. desiderabile per acquisire saggezza [gli occhi si apriranno e, come Dio, conosceranno il bene e il male] [potere divino dopo aver seguito il comando di Satana].

Gesù, che stava digiunando, fu tentato con

1. Trasformare le pietre in pane [appetito fisico],

2. Gettarsi dall’ala del tempio [mettersi in mostra],

3. L’autorità su tutti i regni della terra [potere divino sotto il comando di Satana].

1 Giovanni 2:16 menziona tre tipi di peccati nel mondo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita.


D: In Genesi 3:8, poiché Dio è ovunque (Salmo 139), come poté Adamo allontanarsi dalla presenza di Dio?

R: Il fatto che la presenza di Dio sia ovunque non impedisce a Dio di avere una presenza diretta e localizzata per relazionarsi con noi. Come menzionato in *When Critics Ask*, a pag. 36, vi sono molti altri esempi in cui Dio si manifesta in determinati luoghi attraverso diverse forme. Tra questi vi sono i tre visitatori di Abramo (Genesi 18:1-33), il roveto ardente (Esodo 3:2-22), una densa nuvola (Esodo 19:9), sul Monte Sinai (Esodo 19:11-12), sull’Arca dell’Alleanza (1 Re 8:11-13), l’uscita dal tempio (Ezechiele 10:3-18) e la venuta di Gesù sulla terra.


D: In Genesi 3:8, dato che Dio è ovunque, come hanno potuto Adamo ed Eva udire Dio che camminava nel giardino?

R: Dio è ovunque e può fare qualsiasi cosa; qualsiasi cosa include anche il fatto di avere una presenza localizzata. Potrebbe trattarsi di Dio nella Trinità, ma i primi cristiani, come Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) nella sua Lettera ad Autolico, libro 2, cap. 22, pag. 103, affermano che si trattasse di Gesù Cristo. I teologi definiscono «cristofanie» le apparizioni di Cristo precedenti alla Sua nascita verginale.


D: In Genesi 3,9.11, dato che Dio sa tutto, perché ha dovuto chiedere dove si trovasse Adamo e cosa avesse fatto?

R: Dio sa davvero tutto. Proprio come un genitore che si rivolge ai propri figli, Dio a volte pone domande di cui conosce già le risposte, al fine di offrire alle persone l’opportunità di confessarsi a Lui.

Allora, Dio pose loro quattro domande:

1. Dove siete?

2. Chi ve l’ha detto (dove l’avete appreso)?

3. Avete mangiato (disobbedito)?

4. Che cosa avete fatto?

Le domande di Dio li condussero delicatamente al pentimento. Dio li perdonò generosamente, ma essi subirono comunque le conseguenze e non riottennero il dono dell’albero della vita.

Oggi, Dio pone alle persone le stesse quattro domande!

1. Dove vi trovate? Spesso chi vive nel peccato non sa dove si trova, anche se sia Dio che le persone che lo circondano possono vedere quanto stiano rendendo miserabile la propria vita. «Infatti un tempo anche noi eravamo insensati, disubbidienti, sviati e schiavi di ogni sorta di desideri e piaceri, vivendo nella malizia e nell’invidia, odiati e odiandoci a vicenda. Ma quando apparve la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il Suo amore per l’umanità» (Tito 3:3-4a BSB).

2. Chi ve l’ha detto (dove l’avete imparato)? Oggi le persone credono spesso a troppe menzogne invece che alla verità proveniente da Dio. «Temo però che, proprio come Eva fu ingannata dall’astuzia del serpente, le vostre menti possano essere sviate dalla vostra semplice e pura devozione a Cristo. Infatti, se qualcuno viene a proclamare un Gesù diverso da quello che abbiamo annunciato, o se voi accogliete uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, lo tollerate con estrema facilità» (2 Corinzi 11:3-4 BSB)

3. Avete mangiato (disobbedito)? Che si tratti di una fonte di conoscenza proibita (e spesso menzognera), di esperienze proibite o di un cuore rivolto a cose di minore importanza, lo Spirito Santo vi chiede: «State disobbedendo?»

4. Che cosa avete fatto? Le tragedie autoinflitte (sia morali che fisiche) di solito non avvengono all’improvviso come lo scoppio di un palloncino, ma hanno le fondamenta del peccato accumulate nel tempo, come un palloncino che si sgonfia lentamente. Giacomo 1:15 afferma che, dopo che il desiderio ha concepito, genera il peccato; e il peccato, una volta maturo, genera la morte. Sebbene una persona colpevole non abbia scuse, guardi comunque indietro e osservi quali scelte e quali atteggiamenti del cuore abbiano portato a questa catastrofe.

Allo stesso modo, i primi scrittori cristiani vedevano nelle domande di Dio una rivelazione della propria situazione e un invito al pentimento.

Teofilo (vescovo di Antiochia dal 168 al 181/188 d.C.), nella sua Lettera ad Autolico, libro 2, cap. 26, pag. 105, fu il primo ad affrontare questa questione. Egli affermò: «E quanto al fatto che Dio lo chiamasse dicendo: “Dove sei, Adamo?”, Dio lo fece non come se ne fosse all’oscuro, ma, essendo longanime, gli diede l’opportunità di pentirsi e confessare».

Tertulliano, nella sua opera *Cinque libri contro Marcion* (207/208 d.C.), risponde a questa domanda nel modo seguente: «… Dio non era né incerto riguardo alla commissione del peccato, né ignaro del luogo in cui si trovava Adamo. Era certamente opportuno convocare il colpevole, che si nascondeva dalla consapevolezza del proprio peccato, e condurlo alla presenza del suo Signore, non solo chiamandolo per nome, ma con un colpo diretto al peccato che egli aveva commesso in quel momento. Infatti, la domanda non deve essere letta in tono meramente interrogativo: “Dove sei, Adamo?”, ma con voce solenne e seria, e con un’aria di accusa. «Oh, Adamo, dove sei?» – come a voler dire: «Tu non sei più qui, sei nella perdizione» – cosicché la voce è l’espressione di Colui che allo stesso tempo rimprovera e si addolora». (Cinque libri contro Marcion, libro 2, cap. 26, p. 317). Anche Tertulliano risponde a questa domanda (in modo più conciso) in Contro Prassea (circa 213 d.C.), cap. 16, p. 612.

Adamantio (circa 300 d.C.) afferma che Dio non pose la domanda ad Adamo «perché volesse informarsi, ma piuttosto per richiamare alla sua [di Adamo] mente qualcosa». *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, strofa 17, pag. 61.

Anche Atanasio (331 d.C.) rispose che Dio pose la domanda pur sapendo già la risposta. Egli aggiunge inoltre che chiunque ritenga che Dio ignori la risposta nel momento in cui pone la domanda, appartiene già alla setta dei manichei. *Quattro discorsi contro gli ariani*, discorso 3, cap. 28.50, p. 421


D: In Genesi 3,14-15, il Signore Dio maledisse il serpente dicendo: «Polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita». Trovo difficile conciliare questo passo con le prove zoologiche secondo cui i serpenti sono carnivori e si nutrono di rane, uccelli ecc. Non sto cercando di dire che Dio si sbagli; credo che Egli sia infallibile, ma potrebbe spiegarmi cosa significhi effettivamente questo versetto? Si tratta forse di una metafora?

A: Esaminiamo innanzitutto i serpenti e poi la metafora. A differenza dei vermi, i serpenti sono carnivori e non traggono il proprio nutrimento mangiando polvere. Tuttavia, la maggior parte dei serpenti striscia sul terreno; il loro cibo è costituito esclusivamente da ciò che cade nella polvere, e non possono evitare di ingerire un po’ di terra insieme al cibo. Non solo il loro cibo, ma l’intera vita del serpente è umile, circondata da ciò che è sporco e insignificante. Il sostantivo ebraico qui utilizzato, «nacash», è un termine comune per indicare il serpente, derivante dal verbo che significa sibilare o sussurrare. Esso ha connotazioni di magia sussurrata. Pertanto, la parola sottolinea il sussurro del serpente, mentre la Genesi sottolinea la polvere; l’immagine qui è quindi: «una volta sussurratore di polvere, sussurratore di polvere per tutti i vostri giorni».

La New Geneva Study Bible, a pag. 13, afferma che la polvere può significare «umiliazione abietta». La NIV Study Bible, a pag. 10, sostiene che la polvere potrebbe anche essere il simbolo della morte.

Ora, il serpente che tentò Adamo ed Eva non era un serpente qualsiasi; era Satana stesso. Vi sono due possibilità: o Satana apparve sotto forma di serpente, oppure utilizzò il corpo di un serpente già esistente. Sebbene Genesi 3:14-15 possa riferirsi a tutti i serpenti, o a un singolo anfibio/lucertola/serpente e a tutti i suoi discendenti, potrebbe anche riferirsi al fatto che Satana sia in qualche modo vincolato a quell’aspetto fisico, poiché lo utilizzò in quell’occasione.

L’enfasi più importante in Genesi 3:14-15 è il giudizio contro Satana. Proprio come il serpente striscia in modo umile e disonorevole, nutrendosi solo di ciò che è sporco, Satana, che ha scelto di assumere la forma di un serpente, allo stesso modo non potrà mai sfuggire al destino di strisciare nella polvere dalla sua precedente posizione elevata in cielo.

La vista del serpente che striscia e mangia polvere potrebbe fungere da monito della caduta.

Durante il periodo del Millennio, in Isaia 65:25, il lupo, l’agnello e gli altri animali saranno trasformati e benedetti, ma il serpente continuerà a «mangiare polvere». Sebbene nessuno farà del male e non ci saranno carnivori sul monte santo di Dio, il serpente continuerà a «mangiare polvere». Apocalisse 20:1-10 ci dice che i credenti regneranno con Cristo sulla terra per 1.000 anni, ma alla fine dei 1.000 anni Satana uscirà ancora e «sussurrerà», aizzando le nazioni contro Dio.


D: Genesi 3:15 significa che la Vergine Maria sarebbe stata senza peccato, come sostengono alcuni cattolici?

R: No, per due ragioni.

Qui ci si rivolge a Eva, non a Maria. Naturalmente, Eva non era senza peccato, ma non vi è alcun problema poiché questo versetto non ha mai affermato che lo fosse.

Il seme, ovvero Gesù, è il fulcro di questo versetto. Nulla qui, né in nessun altro punto della Bibbia, afferma che la madre di Gesù sarebbe stata immacolata. Inoltre, nelle quasi 4.200 pagine di scritti cristiani pre-niceni conservati non esiste alcuna testimonianza che affermi che Maria fosse immacolata.


D: In Genesi 3:15, chi sono esattamente i discendenti di Satana?

R: In Giovanni 8:41,44 Gesù indica che si tratta di coloro che rifiutano Gesù.


D: In Genesi 3:15, 23-24, cosa c’è di ironico nelle parole qui utilizzate?

R: Si tratta di un gioco di parole. Adamo fu posto nel giardino per adorare (le’obdah) e obbedire (lesomrah), ma dopo la caduta avrebbe lavorato (la’abod) e sarebbe stato tenuto (lismor) lontano dalla via che conduce all’albero della vita.

A volte le stesse circostanze possono essere per noi una benedizione o una maledizione, a seconda della nostra obbedienza a Dio.


D: Genesi 3:16 dovrebbe essere tradotto «Un laccio ha accresciuto il vostro dolore e i vostri sospiri» oppure, secondo la traduzione tradizionale, «Moltiplicherò grandemente»?

R: Le consonanti ebraiche sono quasi le stesse in entrambi i casi. Le vocali sono molto diverse, ma i segni vocalici furono aggiunti solo molti anni dopo Cristo. L’unica differenza nelle consonanti è che nella traduzione tradizionale mancano due consonanti. O le consonanti mancanti erano un errore tipografico, oppure l’altra traduzione è corretta.

Se l’altra traduzione («laccio») fosse corretta, allora Satana sarebbe il laccio. In ogni caso, avere figli non è un male, ed era originariamente parte della volontà di Dio per loro (Genesi 1:28) e la Caduta non ha modificato questo aspetto.


D: Genesi 3:16 dovrebbe essere interpretato nel senso che la donna fu maledetta con un desiderio [sessuale] irresistibile per suo marito? Oppure la parola dovrebbe essere «distogliere/controllare» anziché «desiderio»?

R: Sebbene la parola in sé possa assumere entrambi i significati, il contesto indica «distogliere», «controllare» o «dominare». Delle 120 occorrenze in cui le parole inglesi «desiderio», «desiderare» o «desideroso» compaiono nell’Antico Testamento, questa particolare parola ebraica per «desiderio», teshuqah (Strong 8669), è utilizzata solo tre volte: Genesi 3:16; Genesi 4:7 e Cantico dei Cantici 7:10. Cantico dei Cantici 7:10 esprime il desiderio di uno verso la propria amata, mentre in Genesi 4:7 Dio avverte Caino che il peccato lo desidera.

Secondo Walter Kaiser, gli scrittori della Chiesa primitiva Clemente di Roma (96-98 d.C.), Ireneo (182-188 d.C.), Tertulliano (198-220 d.C.), Origene (225-254 d.C.), Epifanio, Girolamo e Filone l’Ebreo tradussero questo termine con «distogliere», poiché non conoscevano l’interpretazione di «desiderio». Pertanto, il passo significa che le donne si sarebbero allontanate dalla fiducia in Dio per riporre invece la propria fiducia nei mariti. Kaiser menziona che Katherine C. Bushnell scoprì che il primo utilizzo del termine «desiderio» in questo passo fu opera di un monaco domenicano italiano di nome Pagnino. Sebbene la Bibbia di Wycliffe fosse stata tradotta prima di allora, purtroppo tutte le altre Bibbie inglesi, dalla versione di Coverdale alla King James, da quel momento in poi tradussero questo termine come «desiderio».

Cinque ragioni indicano che il significato è «volgere», «controllare» o «dominare», anziché «desiderio sessuale»:

1. La simmetria tra «desiderio per tuo marito» e «egli dominerà su di te».

2. La stretta vicinanza di un significato analogo in Genesi 4:7

3. Se significasse desiderio sessuale, perché non si fa menzione anche del desiderio degli uomini verso le donne?

4. Nuovo Testamento: le mogli devono sottomettersi ai mariti e i mariti devono amare le loro mogli come Cristo ha amato la Chiesa in Efesini 5:22-33. 1 Timoteo 2:11-14 afferma addirittura che le donne non devono insegnare né esercitare autorità sugli uomini, poiché Eva fu colei che fu ingannata.

5. I mali della storia: anche gli uomini hanno spesso dominato le donne in modi sfruttatori e impropri. Quando moriva un imperatore sumero o cinese, le sue mogli venivano talvolta uccise insieme a lui. Prima dell’arrivo degli inglesi, quando moriva un uomo indù, sua moglie veniva solitamente bruciata viva al suo funerale (pratica chiamata «suttee»). I Greci non consideravano le donne molto al di sopra degli arabi e dei musulmani: quando a qualcuno viene data una donna, una serva o del bestiame, deve afferrarne la fronte e pregare Allah. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1918, pag. 157. Secondo la Sharia (Legge) musulmana, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, «a causa della deficienza della mente femminile». (Bukhari, vol. 3, libro 48, cap. 12, n. 826, pag. 502)


D: In Genesi 3:16, la donna avrebbe provato grande dolore nel partorire, oppure avere figli era una benedizione come afferma Genesi 1:28?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. Tre punti da considerare nella risposta.

Prima della caduta di Adamo ed Eva, avere figli sarebbe stata una benedizione priva di dolore fisico o emotivo.

Dopo la Caduta, Genesi 3:16 afferma che ci sarebbe stato dolore fisico. Inoltre, ci sarebbe stato il dolore causato dai figli a causa del loro peccato. Il libro *735 Baffling Bible Questions Answered*, a pag. 25, sostiene che molto probabilmente il dolore si riferisce all’intero processo di allevamento dei figli fino all’età adulta. Il dolore provato da Eva nel dare alla luce Caino e Abele deve essere stato minimo rispetto al dolore di apprendere che Caino aveva ucciso Abele.

Come nota a margine, gli animali in genere non provano tanto dolore nel partorire a causa delle dimensioni della testa del piccolo rispetto al bacino della madre.

Tuttavia, la benedizione non viene completamente annullata. I figli rimangono comunque una benedizione del Signore (Salmo 127:3-5).


D: In Genesi 3:16, perché tutta la colpa è stata attribuita a Eva? (Lo ha affermato un musulmano.)

R: Non è stata attribuita tutta la colpa a Eva. Sebbene Eva abbia mangiato per prima e sia stata punita, anche Adamo è stato punito. Ha dovuto lavorare duramente per ricavare dalla terra ciò che prima otteneva con facilità.

Nella teologia biblica non vi è alcun accenno al fatto che Eva sia stata resa «più stupida». Tuttavia, poiché il musulmano ha sollevato la questione, il teologo e storico musulmano al-Tabari affermò che Eva era originariamente intelligente, ma che Allah la rese (ma non Adamo) stupida dopo la caduta di Adamo ed Eva. al-Tabari, vol. 1, pagg. 280, 281. Inoltre, Maometto affermò negli hadith che l’urina di un neonato maschio è più pura di quella di una femmina. Ibn-i-Majah, vol. 1, nn. 522, 525, 526, pp. 284, 285, 286. Il motivo è il seguente: «Egli (il Profeta) disse: “In verità, Allah l’Eccelso creò Adamo e Eva (Hawwa’) fu creata da una sua piccola costola. Pertanto, l’urina di un ragazzo deriva dall’acqua e dall’argilla, mentre quella di una fanciulla deriva dalla carne e dal sangue”». Si noti che ciò non è dovuto a nulla che abbia a che fare con la Caduta, ma deriva dalla creazione stessa di Eva.


D: In Genesi 3:20, data la grande diversità tra le persone, come è possibile che tutte le razze discendano da Adamo ed Eva?

R: Genesi 3:20 afferma che Eva sarebbe stata la madre di tutti i viventi. L’altezza, i capelli e il colore della pelle sono piccole differenze, non solo tra le persone, ma anche tra cani, gatti e cavalli. Dal punto di vista genetico, tutte le persone sono molto simili. Uno studio genetico su 67 razze canine, pubblicato nel numero di giugno 1997 della rivista *Science*, indica che anche i cani hanno un’origine comune.

Altri versetti che confermano che tutti discendono da Adamo ed Eva sono Matteo 19:4-5; Romani 5:12-19; e 1 Timoteo 2:13-14.


D: In Genesi 3:20, se Adamo ed Eva non avessero peccato, avrebbero comunque avuto dei figli? (me lo ha chiesto mia moglie)

R: Sì. Non conosciamo l’età fisica di Adamo ed Eva al momento del peccato; avrebbero potuto essere bambini, adolescenti o adulti. Il fatto che non ci fossero figli prima della Caduta non significa che Dio li abbia creati incapaci di procreare a meno che non avessero peccato.

Due diversi passi delle Scritture dimostrano che avrebbero potuto avere figli, indipendentemente dalla Caduta.

In Genesi 1:28, prima della Caduta, Dio ordinò loro di essere fecondi e moltiplicarsi. A meno che Dio non si riferisse alla matematica, Egli ordinò loro di avere figli.

In Genesi 3:16, Eva fu maledetta con un aumento del dolore durante il parto. Fu maledetta con un aumento del dolore o della sofferenza durante il parto, non con il parto in sé.


D: In Genesi 3:21, perché Dio vestì Adamo ed Eva con pelli di animali?

R: La Scrittura non lo dice esplicitamente, ma possiamo interpretare questo primo sacrificio di animali come un simbolo del fatto che Dio avrebbe utilizzato il sacrificio di un essere vivente come copertura per il nostro peccato.


D: In Genesi 3:21, perché Dio «ebbe bisogno» della polvere della terra per creare Adamo e di una costola per creare Eva?

R: La Bibbia afferma che Dio scelse di utilizzare tali elementi, ma non dice mai che Dio fosse obbligato a utilizzare la polvere e le cellule di una costola. Dio può utilizzare qualsiasi cosa desideri.


D: In Genesi 3:22, perché Dio impedì ad Adamo ed Eva di mangiare ancora dall’albero della vita?

R: Ci sono tre aspetti da considerare.

Disciplina: ciò avrebbe mostrato ad Adamo ed Eva, e a noi, la gravità della disobbedienza a Dio.

Punizione giudiziaria: Dio aveva promesso loro che il giorno in cui avessero mangiato il frutto proibito sarebbero morti. Quel giorno morirono spiritualmente, e l’accesso all’albero della vita fu loro tolto affinché morissero fisicamente.

Misericordia e benedizione: se avessero potuto continuare a mangiare dall’albero della vita, avrebbero portato con sé per sempre il senso di colpa e la maledizione del loro peccato. Pertanto, il fatto che fosse loro concesso di morire e di ricominciare tutto da capo, culminando nella venuta di Cristo che avrebbe portato la salvezza per tutti, fu un atto di misericordia. Novaziano lo osservò nel suo Trattato sulla Trinità, cap. 1, pag. 612.


D: In Genesi 4,3-6, perché Dio respinse l’offerta di Caino?

R: Sebbene forse Abele abbia offerto il meglio di sé e Caino no, non vi è alcuna indicazione in tal senso nella Genesi.

Ebrei 11:4 afferma che Abele offrì con fede. Oltre al fatto che Caino avesse un atteggiamento sbagliato (come dimostrarono le sue azioni successive), potrebbe anche essere che Dio volesse offerte di sangue, non di verdure, come prefigurazione della morte di Cristo.

Questo potrebbe rappresentare un contrasto tra l’adorazione sincera di Abele e quella formalistica di Caino. Le offerte di Abele, costituite dalle «parti migliori» dei «primogeniti», erano le parti più pregiate dei primogeniti. Caino si limitò a portare «alcuni» ortaggi, non i primi frutti.


D: In Genesi 4:7 il pronome dovrebbe essere tradotto con «esso», riferendosi alla tentazione di peccare, oppure con «lui», riferendosi ad Abele?

R: Ritengo che debba essere «esso». Il termine ebraico è alla terza persona singolare, che, di per sé, può significare «lui», «lei» o «esso». Per stabilire se si riferisca a «lui» o a «esso», occorre considerare il contesto.

Se significasse «lui» (ovvero Abele), questo sarebbe l’unico punto in cui si direbbe che il fratello maggiore abbia potenzialmente «dominio» sul fratello minore. Ai tempi dell’Antico Testamento il primogenito riceveva tipicamente una doppia porzione, ma ciò non equivale a dominio. Infatti, se significasse «lui», si potrebbe sostenere che o Dio abbia detto a Caino di uccidere (di esercitare dominio?) su suo fratello, oppure che Caino, agendo in modo contrario a quanto consigliato da Dio, esercitasse dominio su Abele.
Se invece significasse «esso», allora Dio starebbe parlando a Caino di resistere a ciò che è accovacciato (come un animale) alla porta, ovvero alla tentazione di peccare. Ho sentito solo questa interpretazione, mai l’altra.

Ero curioso di sapere cosa insegnassero i Padri della Chiesa pre-nicena su questo versetto. L’unico autore pre-niceno ad aver affrontato l’argomento fu Ireneo (182-188 d.C.) nel suo *Contro le eresie*, libro 3, cap. 23.4, p. 456, e libro 4, cap. 18.3, p. 485. Ireneo, uno scrittore greco, apparentemente utilizzava la Settanta. Sebbene abbia discusso di Genesi 4:7 senza citarlo, la sua argomentazione dimostra che ovviamente lo interpretava come «lui». Secondo Ireneo, Caino non voleva dividere equamente le cose con suo fratello, ma desiderava dominarlo.

La mia opinione è che si tratti di «esso», poiché Dio sta dicendo a Caino che egli dovrebbe avere il dominio su «esso/lui». Ireneo ha completamente frainteso il significato di questo versetto. È Caino che dovrebbe avere il dominio sulla tentazione di peccare, non Abele.


D: In Genesi 4:10, in che modo il sangue di Abele poteva gridare?

R: Si tratta di una metafora dell’ingiustizia commessa nei confronti di Abele e della colpa di Caino. Interpretare la Bibbia alla lettera significa leggerla secondo l’intenzione degli autori. Non riconoscere le metafore e le allegorie presenti nella Bibbia significa interpretarla in modo iper-letterale. Si veda l’Introduzione per un’ulteriore discussione sul concetto di interpretazione iper-letterale contrapposto a quello di interpretare la Bibbia secondo l’intenzione degli autori e come la interpretava Gesù.


D: In Genesi 4:12, perché Caino non fu giustiziato per omicidio? (me lo ha chiesto mia moglie)

R: La pena capitale era prescritta nell’Antico Testamento, non solo nei Dieci Comandamenti, ma subito dopo il diluvio in Genesi 9:5-6 e in Deuteronomio 13:10,11. Tuttavia, tutti questi passi sono successivi all’epoca di Caino e Abele. A parte ciò, Dio conosce tutte le circostanze e Dio stesso non è vincolato dalle Sue leggi destinate a noi.

All’epoca a Caino non era stata comunicata alcuna legge che prevedesse l’esecuzione per omicidio, e Dio lo punì allontanandolo dalla terra.


D: In Genesi 4:12, la profezia si è rivelata inadempiuta, dato che Caino costruì una città in Genesi 4:17?

R: No, non si tratta di una profezia che si è dimostrata non avverata per due ragioni.

Dal punto di vista fisico: Genesi 4:12 afferma semplicemente che Caino sarebbe stato un vagabondo senza riposo; non specifica quando avrebbe vagato, per quanto tempo sarebbe stato un vagabondo, né se lo sarebbe stato per sempre. Sappiamo ben poco della vita di Caino dopo quell’episodio. Genesi 4:17 afferma che Caino stava costruendo una città e le diede il nome di suo figlio Enoch. Forse Caino stava cercando di costruire una città sfidando la profezia di Dio, e in seguito fu scacciato e si mise a vagare.

Dal punto di vista spirituale: Caino era considerato la discendenza «maledetta», e non vi è alcuna prova che egli sia mai tornato a seguire Dio. Pertanto, questa profezia potrebbe aver fatto riferimento alla condizione spirituale di Caino oltre che a quella fisica.


D: In Genesi 4:13, perché Caino pensava che chiunque lo avesse trovato avrebbe voluto ucciderlo?

R: È molto interessante notare che la Bibbia non dice mai che Dio o qualcun altro abbia detto questo a Caino. Per molti errori morali, compreso l’omicidio, le persone hanno una coscienza interiore che dice loro che ciò è sbagliato. Caino forse ragionò che se avesse ucciso un suo simile, creato a immagine di Dio, sarebbe stato giusto che lui stesso venisse ucciso in cambio. In Genesi 4:15, Dio sembrò confermare questo ragionamento, ed è per questo che Dio prestò particolare attenzione, ponendo un segno su Caino, affinché gli altri sapessero di non doverlo fare.


D: In Genesi 4,13-16, quale segno pose Dio su Caino?

R: La Scrittura non lo dice, se non che si trattava di qualcosa che gli altri avrebbero riconosciuto. Tuttavia, ciò non faceva parte della maledizione di Caino. Si trattava piuttosto della grazia di Dio, che conferì a Caino un segno affinché gli altri sapessero di non doverlo uccidere.


D: In Genesi 4:13, c’era qualcun altro sulla terra oltre ad Adamo, Eva e Caino?

R: Ciò si riferisce non solo alle possibili figlie da cui Caino prese in moglie, ma anche alle persone nate dopo l’omicidio. Sebbene tutti gli esseri umani discendano da Adamo ed Eva (Genesi 3:20; Atti 17:26; Romani 5:14-15), Adamo ed Eva ebbero altri figli e figlie, secondo quanto riportato in Genesi 5:4.


D: In Genesi 4:16-22, da dove presero le mogli i figli di Adamo ed Eva? L’incesto non è forse proibito?

R: Genesi 5:4 afferma che Adamo ed Eva ebbero altri figli e figlie. All’epoca l’incesto non era proibito: se i nostri geni fossero stati privi di difetti genetici, l’incesto non avrebbe manifestato nessuna delle oltre 2.000 malattie genetiche umane che si manifestano oggi.

A titolo di nota storica, Agostino di Ippona rispose a questa domanda sostanzialmente allo stesso modo in *La Città di Dio*, libro 15, cap. 16, p. 297 (413-426 d.C.).


D: In Genesi 4:16-17, in che modo Caino trovò la propria moglie nella terra di Nod?

R: Due punti da considerare nella risposta.

1. Anche supponendo che Caino abbia effettivamente preso la propria moglie dalla terra di Nod, ella sarebbe comunque una discendente di Adamo ed Eva, poiché tutti gli esseri umani discendono da Adamo (Atti 17:26) ed Eva era la madre di tutti i viventi (Genesi 3:20).

2. La Bibbia non afferma mai che Caino abbia incontrato la propria moglie a Nod. È del tutto possibile che Caino fosse già sposato e che sua moglie abbia viaggiato con lui fino a Nod.


D: In Genesi 4:17-24 si tratta della genealogia di Adamo, oppure è Genesi 4:25-5:32 la genealogia di Adamo? (Un liberale ha sollevato questa questione come un caso di duplicazione a dimostrazione della pluralità di autori della Genesi)

R: Genesi 4:17-24 è la genealogia di Caino, senza alcun riferimento a Set. Subito dopo, Genesi 4:25-5:32 riporta la genealogia di Set, senza alcun riferimento a Caino. Qui non vi è alcuna sovrapposizione né duplicazione.

Se ciò non fosse chiaro, potrebbe prendere in esame un secondo esempio. 1 Cronache 5:1-10 riporta la genealogia di Ruben, uno dei figli di Giacobbe. Subito dopo, 1 Cronache 5:11-22 riporta la genealogia di Gad, un altro figlio di Giacobbe.


D: In Genesi 4:22, come è possibile che i metalli fossero utilizzati già in epoca così remota?

R: Sono stati rinvenuti reperti in bronzo in: Thailandia – 4500 a.C., ex Jugoslavia – 4000 a.C., Grecia – 3000 a.C. e Anatolia – prima del 3000 a.C. Gli egiziani utilizzavano il ferro proveniente dai meteoriti per realizzare ornamenti e pugnali già prima del 3000 a.C. Inoltre, nella città di Eshnunna, vicino a Babilonia, gli archeologi hanno rinvenuto una lama di ferro risalente al 2700 a.C.


D: In Genesi 4:22, il nome «Tubal-Caino» è correlato alla regione di «Tubal» nell’odierna Turchia, come afferma la Guida alla Bibbia di Asimov a pag. 33?

R: Sebbene non sia possibile dimostrarlo in un senso o nell’altro, probabilmente non vi è alcuna correlazione. Tubal era anche il nome di un figlio di Iafet, e il popolo dei Tubal era probabilmente imparentato con lui. Il popolo dei «Tubal» è menzionato nei documenti assiri dell’epoca di Salmanassar III (859-824 a.C.) e di Sargon, intorno al 732 a.C.


D: In Genesi 4:23-24, perché quell’uomo ferì Lamech?

R: Esistono tre ipotesi riguardo a quell’uomo:

Un giustiziere pensava di fare ciò che era giusto cercando di uccidere i discendenti di Caino. Tuttavia, in Genesi 4:15 Dio indicò espressamente che nessuno doveva vendicarsi di Caino, quindi si deduce che non si dovesse vendicarsi nemmeno dei suoi figli.

Una scusa addotta da un ladro che cercava di sottrarre i beni di Lamech era che questi fosse un discendente di Caino.

Non era rilevante di chi fosse discendente Lamech; quell’uomo stava semplicemente cercando di derubare e/o uccidere Lamech.

Tuttavia, le Scritture non attribuiscono alcuna importanza al motivo per cui proprio quell’uomo stesse cercando di ferire Lamech. Lo scopo di Genesi 4:23-24 era dimostrare che, dopo il primo omicidio, Caino e i suoi discendenti vivevano in ostilità verso gli altri.


D: In Genesi 4:23-24, qual era la discendenza dell’uomo che ferì Lamech, e quando nacque Set?

R: La Scrittura non lo dice, pertanto vi sono tre possibilità ugualmente probabili.

Abele ebbe dei figli prima di essere ucciso.

Set era il suo antenato. Nulla indica che Genesi 4:23-24 sia avvenuto cronologicamente prima di Genesi 4:25-26.

Caino era l’antenato del giovane.


D: In Genesi 5:1-32, gli anni potrebbero in realtà essere mesi?

R: No. Se così fosse, Enoch avrebbe avuto solo 65 mesi (circa 5 anni e mezzo) quando divenne padre di Matusalemme! Si veda «1001 Bible Questions Answered», pag. 323, per una risposta sostanzialmente identica.


D: In Genesi 5:1-32, il Libro della Genesi presuppone che tutti parlassero ebraico prima di Abramo?

R: No, al contrario. Genesi 11, nel raccontare della Torre di Babele, afferma che dopo il diluvio popoli diversi parlavano lingue reciprocamente incomprensibili. Prima della Torre di Babele non vi è alcuna indicazione che l’ebraico fosse la lingua parlata dalla gente. Probabilmente lo stesso Abramo non parlava ebraico. Egli proveniva da Ur, una città sumera. L’ebraico presenta alcuni prestiti lessicali sumeri che sono giunti attraverso l’accadico.

I linguisti laici ritengono che la maggior parte delle lingue occidentali, compreso il sanscrito in India, abbiano avuto un’origine comune intorno al 4000 a.C.


D: In Genesi 5:3-29, che significato hanno tutti questi nomi in ebraico?

R: Ecco i significati, basati sull’etimologia (l’origine delle parole) tratta dalla Concordanza di Strong e, in alcuni casi, sul significato riportato dalla Genesi.

Adamo - uomo. La Concordanza di Strong indica che significa «ruvido» o «uomo». Genesi 2:23 indica che Adamo = uomo.

Set - posto/collocato/designato/sostituito. Genesi 4:25 afferma che Eva lo chiamò Set perché Dio ne aveva designato un altro al posto di Abele.

Enosh - mortale. La NIV Study Bible, a pag. 13, afferma che il nome, come “Adamo”, significa “uomo”.

Cainan/Kenan – stabile (come un nido o un’abitazione)

Mahalaleel - Lode a Dio, Lodate Dio.

Jared - una discendenza

Enoch - Iniziato, consacrato, istruito

Matusalemme - uomo del dardo

Lamech - da una radice inuso di significato incerto

Noè – o riposo o conforto

Irad - fuggitivo

Cam - ardente

Sem - nome?

Iapeto - espansione. Secondo i Greci precristiani, Iapeto era il loro antenato.

Un insegnamento che possiamo trarre da Iapeto è che l’etimologia o il significato che si cela dietro ogni nome non è necessariamente rilevante.

Un secondo insegnamento che possiamo trarre da Set e Noè è che il significato che si cela dietro alcuni nomi è invece significativo.


D: In Genesi 5:21-27, vi è una ragione per cui Matusalemme fu l’uomo più anziano della Bibbia?

R: Forse sì. Il diluvio avvenne nell’anno in cui Matusalemme morì. Forse questo fu un segno della misericordia di Dio nel ritardare il diluvio concedendogli una lunga vita.


D: In Genesi 5:24, perché Dio prese Enoch, un uomo pio?

R: Forse per lo stesso motivo per cui portiamo dei bellissimi fiori nelle nostre case. Enoch non morì necessariamente; Dio lo prese semplicemente con Sé in cielo, proprio come fece con Elia in 2 Re 2:11-12. Un’altra illustrazione potrebbe essere quella di due buoni amici: Enoch e Dio andarono a fare una passeggiata, si stava facendo tardi e Dio disse: «Dato che sei più vicino a casa mia che alla tua, perché non vieni subito a casa mia?». Tuttavia, Dio fa sì che la maggior parte dei Suoi servitori muoia per andare in cielo. Non si tratta di indifferenza spietata, ma il Salmo 116:15 recita: “Preziosa agli occhi di Geova è la morte dei Suoi santi.” (Traduzione letterale di Green)


D: In Genesi 6, perché vi sono somiglianze tra il diluvio di Noè e altri racconti?

R: È logico che siano simili se riportano un evento comune. Il racconto babilonese è simile nei dettagli, ma molto diverso nelle motivazioni fornite. Secondo questo racconto, gli dei distrussero l’umanità perché gli uomini facevano troppo rumore, ma in seguito se ne pentirono e si radunarono avidamente attorno ai sacrifici di «Noè».

Una curiosa somiglianza è che la Bibbia afferma che i tre figli di Noè erano Cam, Sem e Jafet. Gli «Istituti ariani di Manu» riportano che Satyavrata sopravvisse al diluvio con tre figli: Jyapeta, Sharma e C’harma. Lo scrittore greco Aristofane riporta la tradizione greca secondo cui Japetos (Iapeto il Titano) era l’antenato dei Greci. Tutto ciò costituisce una prova a conferma di un evento comune.


D: Genesi 6:3 significa forse che lo Spirito di Dio potrebbe abbandonare una persona e non tornare mai più?

R: No. Genesi 6:3 afferma che lo spirito donato da Dio lascerà il corpo fisico di una persona dopo 120 anni.


D: Genesi 6:3 significa che d’ora in poi la durata della vita dell’uomo sarebbe stata di soli 120 anni, oppure che ci sarebbero stati 120 anni di grazia prima del diluvio?

R: Potrebbe essere in entrambi i casi, poiché non vi sono prove a sfavore di nessuna delle due interpretazioni. Entrambe potrebbero essere corrette, secondo la NIV Study Bible a pag. 14 e il New International Bible Commentary a pag. 120. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, pag. 77, propende per l’interpretazione secondo cui si tratta della durata della vita dell’uomo. Afferma che l’interpretazione secondo cui si trattava del tempo che mancava al diluvio era sostenuta da Lutero, Calvino e dalla Bibbia di Scofield. La «New Geneva Study Bible», a pag. 18, menziona entrambe le interpretazioni, ma propende per gli anni che precedettero il diluvio.


D: In Genesi 6:3, Dio ha fissato la nostra durata di vita a 120 anni, oppure solo a 70-80 anni, come afferma il Salmo 90:10?

R: Alcune cose sono difficili da comprendere finché non si comprende che Dio è libero di stabilire regole diverse in momenti diversi. La durata media della vita delle persone è cambiata. Dio fissò la durata media della vita a 120 anni proprio prima del diluvio. Molto più tardi, il Salmo 90:10 mostra che essa si è accorciata. Lì si afferma che un uomo vive fino a 70 anni, 80 se ne ha la forza. Se si tracciano su un grafico le durate della vita riportate nella Genesi, si osserva una curva esponenziale discendente.

Gli scienziati non conoscono con certezza tutti i meccanismi dell’invecchiamento: i microbi, infatti, non invecchiano. Sebbene la demetilazione del DNA possa rappresentare uno di questi meccanismi, quello predominante sembra essere l’accorciamento dei filamenti di DNA. Ogni volta che il DNA di una cellula animale si divide, alcune delle estremità si accorciano. A quel punto si forma del materiale estraneo alle estremità, e i microbi dispongono di un enzima, la telomerasi, che ripristina tali estremità. Tuttavia, la telomerasi non sembra ripristinare le estremità del DNA negli animali.


D: In Genesi 6:3, come si concilia questo con quanto affermato dai paleontologi secondo cui le persone dell’antichità vivevano meno a lungo?

R: Vi sono alcune incongruenze in questa particolare affermazione di scientismo che si spaccia per scienza.

1. Si noti che non menzionano mai su quali basi sostengano che le persone avessero un’aspettativa di vita più breve.

2. Non presentano alcuna prova di disporre di un campione statisticamente valido e imparziale. Ad esempio, un ipotetico paleontologo del futuro, tra secoli, potrebbe dissotterrare i rifiuti di un paio di cliniche abortive e «dimostrare» che la nostra aspettativa di vita media fosse inferiore a un anno. Anche questa «prova» sarebbe statisticamente distorta.

3. Le stime sulla durata della vita dovrebbero specificare se includono o escludono la mortalità infantile. Ad esempio, negli anni ’70, l’aspettativa di vita in molti paesi dell’Africa centrale era inferiore ai 30 anni. Tuttavia, se ci si recasse in quei paesi, si vedrebbero comunque molte persone anziane. Se esistesse un paese ipotetico in cui ogni bambino vivesse fino a 60 anni, ma i due terzi di tutti i neonati morissero, l’aspettativa di vita media sarebbe di soli 20 anni.


D: In Genesi 6:3, dato che Dio non potrebbe mai incarnarsi, come avrebbe potuto Gesù venire sulla terra? (La domanda è stata posta da un ateo)

R: Genesi 6,3 non afferma nulla del genere. Dice semplicemente che gli uomini sono effettivamente carne. Ora, è vero che Dio è Spirito e che Gesù si è spogliato di sé stesso per venire sulla terra nella carne, ma Genesi 6,3 di per sé non conferma né smentisce nulla riguardo al fatto che Dio sia venuto nella carne.


D: In Genesi 6:2, 4-5, chi erano i Nefilim o «figli di Dio»?

R: I Nefilim, che significa «coloro che sono caduti», erano chiamati anche «figli di Dio» ed ecco alcune teorie sul motivo per cui le persone li chiamavano così.

La discendenza devota di Set, ovvero i credenti che peccarono sposando i non credenti discendenti di Caino. Questa interpretazione risale a Giulio Africano, che scrisse tra il 232 e il 245 d.C., in «Padri ante-niceni», volume 6, frammento 2, pag. 131.

«Re potenti» è l’interpretazione del Targum aramaico.

Un’altra razza, come i Neanderthal, i Denisoviani o forse l’Homo erectus.

Tecnologicamente avanzati: uno scettico ritiene che gli Israeliti li chiamassero giganti a causa delle loro alte mura e delle armi tecnologicamente avanzate.

Figli di donne e di uomini posseduti dai demoni.

Alcuni esseri demoniaci potevano incrociarsi: questa era la convinzione degli ebrei Filone, Giuseppe Flavio (<100 d.C.) e dell’autore di 1 Enoch (capitolo 6). Tra i cristiani che insegnavano ciò figurano la Seconda Apologia di Giustino Martire, cap. 5, p. 190; il trattato di Tertulliano Sul velo delle vergini, cap. 7, p. 32 (198-220 d.C.), Le Istruzioni di Commodiano (circa 240 d.C.), cap. 3, pag. 203, e Ambrogio di Milano (circa 378 d.C.). Agostino di Ippona, nella *Città di Dio* (413-426 d.C.), libro 15, cap. 23, pagg. 303-304, riconosce che i primi cristiani sostenevano questa visione, ma sottolinea che Genesi 6:3 contraddice tale visione, poiché Dio afferma che il Suo spirito non contenderà per sempre con l’uomo, il che non avrebbe senso se fossero solo i demoni a compiere tali azioni.

Forse questo era il tentativo di Satana di alterare il nostro patrimonio genetico. Tuttavia, se i demoni potessero incrociarsi, come potrebbe Gesù espiare solo in parte per esseri metà uomini e metà demoni?


D: In Genesi 6:6, in che modo Dio si pente?

R: Il termine può essere tradotto anche con «si rattristò». Dio esprime le Sue emozioni nel corso del tempo, man mano che gli eventi si verificano. Geremia 18:8 approfondisce questo argomento. Si veda anche la discussione su Genesi 20:3,6 per ulteriori informazioni.


D: In Genesi 6:9, in che senso Noè era perfetto nella sua generazione?

R: Non vi è alcuna indicazione che il termine “perfetto” in questo contesto significhi “perfezione senza peccato”. Piuttosto, il termine ebraico indica “conformità allo standard”, e il concetto originario potrebbe benissimo essere stato quello di “essere retto”. Lo stesso termine, con diverse marcature vocaliche, è utilizzato in Levitico 19:15 per indicare il giudizio equo del prossimo.


D: In Genesi 6:12, poiché tutti avevano corrotto le proprie vie, come poteva Noè essere irreprensibile in Genesi 6:9 e Genesi 7:1?

R: Il contesto mostra chiaramente che «tutti» significa «ad eccezione di Noè e della sua famiglia». Si noti che anche Lamech, il padre di Noè, morì nell’anno del diluvio.


D: In Genesi 6:13 e 7:1, come faceva Noè a sapere che Dio gli stava parlando, dal momento che non aveva mai visto Dio?

R: Molte volte, le persone che hanno un rapporto pluriennale con Dio sanno quando Dio sta parlando loro. Si veda 1 Re 19:11-13 per un altro esempio.

L’unico avvertimento che la gente aveva riguardo al diluvio era Noè, l’uomo che costruì un’arca nel deserto. Dal punto di vista di Noè, egli sarebbe stato o il più grande eroe o il più grande stolto che la sua generazione avesse mai visto. Non sarebbe stato nulla di intermedio. Questa è la natura della grande fede in Dio. (Sermone di Bill Counts, 5 novembre 2005)


D: In Genesi 6:14, come poté Noè costruire un’arca così grande?

R: Ha avuto a disposizione 100 anni per costruirla insieme ai suoi tre figli e, probabilmente, con l’aiuto di alcuni operai. L’arca era lunga circa 450 piedi, larga 75 piedi e alta 45 piedi. Se fosse stata una scatola rettangolare perfetta, avrebbe avuto un volume di 1.518.750 piedi cubi. In 100 anni, avrebbero potuto costruire 45/100 = meno di mezzo piede di altezza all’anno. Una stalla di 10 piedi per 15 piedi per 6 2/3 piedi misura 1.000 piedi cubi. La nave Queen Elizabeth 2 è lunga 963 piedi (294 m), larga 105,3 piedi (32,09 m) e alta 171,3 piedi (52,5 m). Pertanto, l’arca era più piccola della Queen Elizabeth 2, tranne per il fatto che l’arca non aveva una chiglia profonda.


D: In Genesi 6:14, quale era la lunghezza di alcune altre imbarcazioni antiche?

R: In epoca antica è stata rinvenuta in Gran Bretagna un’imbarcazione romana lunga 100 piedi; anche le successive navi vichinghe erano lunghe, e la più lunga di cui si abbia notizia è la nave di Roskilde, con i suoi 115 piedi. Nell’era delle esplorazioni, le navi di linea potevano raggiungere i 200 piedi di lunghezza, mentre i successivi clipper misuravano in genere dai 150 ai 250 piedi. Il clipper più lungo, chiamato «Great Republic», misurava 302 piedi. Sebbene in Europa esistessero alcuni clipper in metallo, la maggior parte di essi era costruita in legno con rinforzi metallici sulla struttura portante e sulla chiglia interna.

Naturalmente, non avevano a disposizione 100 anni per costruire quelle imbarcazioni. Inoltre, mentre la maggior parte delle imbarcazioni viene costruita in quercia per la sua resistenza, altri legni, quali il teak, l’ebano, il blackheart brasiliano e il cocobolo (in Sudamerica), sono molto più resistenti. L’arca non fu costruita in quercia, bensì in legno di gopher. Non sappiamo con certezza cosa fosse il legno di gopher; esistono due teorie. Una sostiene che si trattasse di un legno molto duro (forse ancora esistente oggi con un nome diverso o forse ormai estinto). Una seconda teoria afferma che il «legno di gopher» fosse un metodo meccanico per pressare il legno al fine di indurirlo, in modo che resistesse meglio. Infine, il fatto che fosse costruita in legno di gopher non significa che non contenesse altri elementi, come ad esempio chiodi metallici, rinforzi, ecc. Genesi 4:22 dimostra che già molto prima di Noè si disponeva di utensili in bronzo e ferro (probabilmente di origine meteoritica).


D: In Genesi 6:14, come facciamo a sapere che un cubito misura 17,5 pollici?

R: Quando il re Ezechia fece costruire il tunnel di Siloam, intorno al 700 a.C., i suoi operai incisero un’iscrizione in cui si affermava che era lungo 1.200 cubiti. Dividendo la lunghezza in pollici per 1.200 cubiti, si otteneva circa 17,5 pollici per cubito. Naturalmente, un cubito ai tempi di Mosè avrebbe potuto essere leggermente più grande o più piccolo. Ciò renderebbe l’arca leggermente più grande o più piccola.


D: In Genesi 6:14, come poté l’arca sopravvivere al diluvio di Noè?

R: Vi sono almeno tre ragioni.

Il legno di gopher potrebbe essere stato una specie di legno resistente, ma potrebbe anche trattarsi di legno sottoposto a un trattamento speciale. Il legno pesante è una buona scelta, poiché possiede flessibilità. Genesi 4:22 mostra che già prima di Noè si disponeva di bronzo e ferro.

La forma era ideale per le acque agitate (1 per 1,67 per 10).

Dio avrebbe potuto, naturalmente, proteggere l’arca in modo soprannaturale, se necessario.


D: In Genesi 6:19, Noè doveva portare due esemplari di ogni creatura, oppure sette coppie di ogni animale puro come afferma Genesi 7:2? Ma in Genesi 7:8-9 ne entrò solo una coppia per ciascuna specie?

R: Sono tutte affermazioni vere; Genesi 6:19 non menziona specificatamente gli animali puri. Noè doveva portare due esemplari di ogni specie e, in aggiunta, doveva portare sette esemplari di quelli puri. Genesi 6:19 dice «due»; non dice «non più di due». Gli animali in più servivano come cibo e per il sacrificio di cui si parla in Genesi 8:20. Non si tratta tanto di un’imprecisione da parte della Bibbia, quanto piuttosto di un esempio del modo in cui Dio ci insegna. Dio si assicura che comprendiamo il concetto generale di «due per ripopolare», e poi aggiunge un secondo concetto: «sette in più per il sacrificio». È simile a quanto accade agli studenti che imparano l’aritmetica. Innanzitutto imparano a sottrarre un numero minore da uno maggiore. Solo in seguito imparano i numeri negativi e che è possibile sottrarre un numero maggiore da uno minore.

Genesi 7:8-9 non dice esattamente «una coppia di ogni specie di animale». Dice «a due a due», il che includerebbe sia l’unica coppia di animali impuri, sia tutte le coppie di quelli puri.


D: Genesi 6,19-20 proviene da una fonte «sacerdotale» risalente al 450 a.C. circa, mentre Genesi 7,2-3 proviene da una fonte «yahwista» risalente all’850 a.C. circa?

R: Non vi è alcuna prova che si trattasse mai di due racconti distinti, se non per la loro ripetuta presenza. Tuttavia, la ripetizione è una tecnica letteraria volta a rafforzare un concetto. A quei tempi, forse non conoscevano il moderno adagio «Dite loro ciò che state per dire, ditelo, e poi ripetete ciò che avete detto», ma erano sicuramente consapevoli dell’efficacia della ripetizione, come dimostra anche una breve lettura dei Salmi o dei Proverbi.

È difficile per i liberali affermare che la storia del diluvio di Noè risalga all’850 a.C. o al 450 a.C., poiché l’Epopea sumera di Gilgamesh presenta alcuni dettagli in comune riguardo a un diluvio universale, ed è stata scritta prima del 2500 a.C. (Una copia babilonese della tavoletta 11 dell’epopea, composta da 12 tavolette, si trovava nel palazzo di Assurbanipal a Ninive.)

Per correttezza, tuttavia, va precisato che la teoria liberale JEPD, secondo cui il diluvio di Noè deriverebbe da due fonti, risale al XIX secolo, prima che l’Epopea di Gilgamesh fosse nota al mondo moderno. L’unico motivo per cui questa questione viene affrontata in quest’opera è che vi sono ancora numerosi «cristiani» liberali che credono nella teoria JEPD.


D: Genesi 7:1-24 getta discredito sul carattere di Dio e sul Suo concetto di giustizia? Dio distrusse l’intera umanità perché si «pentì» di averla creata. In sostanza, Dio ammise di aver commesso un errore e, per correggerlo, si erge a giudice, giuria e boia, annientando l’intera umanità alla maniera di «Robo-Cop» senza alcun processo, commettendo così un genocidio. Non ho alcun dubbio che esistesse il male, ma quanto può essere malvagio un bambino di un anno o un feto non ancora nato?
R: Niente affatto, anche se ciò potrebbe sconvolgere le concezioni “edulcorate” che alcune persone hanno di Dio. Tutti coloro che sono mai vissuti, se non si trovano ora sulla terra, sono morti (con sole due eccezioni). La questione non è che siano morti, ma quando siano morti e se sia stato loro concesso di avere dei discendenti. Dio provò un sentimento di dolore nel vedere com’era il mondo ai tempi di Noè. Che piaccia o no, Dio è un giudice. È anche una giuria e, sì, un boia. Dio ha il diritto, e lo esercita, di determinare quando e come le persone muoiano.


D: In Genesi 7:1, le altre persone non ebbero «alcuna possibilità» di pentirsi, come sostengono gli atei?

R: No, un secolo è un periodo di tempo più che sufficiente per il pentimento. Mentre vedevano costruire l’arca, potevano ascoltare Noè, un «predicatore di giustizia» (2 Pietro 2:5). Ci vollero 100 anni per costruire l’arca, e oltre un secolo è un tempo più che sufficiente per avere la possibilità di rivolgersi a Dio. Forse questo è uno dei motivi per cui 1 Pietro 3:20 afferma che Dio attendeva pazientemente mentre l’arca veniva costruita.


D: In Genesi 7:2, come poteva Noè sapere quali animali puri prendere, dal momento che non esisteva ancora la legge dell’Antico Testamento?

R: Noè non disponeva delle Scritture dell’Antico Testamento; piuttosto, era Dio stesso a parlargli. Sebbene non sappiamo esattamente quanto Dio abbia insegnato a Noè riguardo a ciò che sarebbe stato contenuto nella Legge mosaica, Dio certamente conosceva Se stesso ed era in grado di comunicare a Noè quali animali egli dovesse prendere in numero di sette.

In questa conversazione a tu per tu con Noè, non sappiamo se Dio abbia utilizzato o meno la stessa definizione di «puro» che si trova nella Legge mosaica. In ogni caso, a Noè fu indicato quali animali prendere.

Da questa questione possiamo trarre una lezione. Ogni volta che Dio ci dice di fare qualcosa, di solito non conosciamo ogni singolo dettaglio di ogni cosa. Possiamo procrastinare oppure possiamo semplicemente obbedire a ciò che sappiamo, confidando che Dio ci corregga, se necessario, mentre obbediamo. Se aspettiamo di conoscere prima ogni singolo dettaglio, probabilmente non obbediremo mai.


D: In Genesi 7:2, Noè doveva portare con sé sette coppie di animali puri, o solo due coppie di animali puri, come sostiene il critico biblico Bart Ehrman (in *Jesus, Interrupted*, p. 10) sulla base di quanto indicato in Genesi 7:9-10?

R: È possibile che Ehrman abbia confuso i propri appunti in questo punto. Genesi 7:2 menziona sette coppie di animali puri e una coppia di animali impuri. Genesi 7:8-10 recita: «Ed entrarono con Noè nell’arca, maschi e femmine degli animali puri e degli animali impuri, degli uccelli e di ogni cosa che striscia sulla terra, (9) a due a due, come Dio aveva comandato a Noè. (10) E a tempo debito, dopo i sette giorni, le acque del diluvio si abbatterono sulla terra.» (Traduzione letterale di Green)

Genesi 7:9-10 non dice nulla sul numero degli animali. Genesi 7:8-9 afferma che gli animali (al plurale) entrarono «a due a due», cioè in coppie (al plurale). C’erano più coppie, una per ogni specie di animali impuri. C’erano anche più coppie di animali puri. In Genesi 7:8 non vi era motivo di essere più specifici sul numero di coppie, poiché sei versetti prima ci era già stato indicato il numero esatto.


D: In Genesi 7:4 - 8:12, cosa c’è di insolito nella struttura letteraria di questo brano?

R: Si tratta di un chiasmo, figura retorica comune nella letteratura ebraica antica, in cui ogni affermazione (ad eccezione, talvolta, di quella centrale) ha un’affermazione speculare simmetrica. Ecco la struttura:

7,4 – 7 giorni di attesa prima del diluvio

7:10 – – 7 giorni di attesa prima del diluvio

7:17a – – – 40 giorni di diluvio

7:24 - - - - 150 giorni di innalzamento delle acque

8:3 - - - - 150 giorni di ritirata delle acque

8:6 - - - 40 giorni di attesa

8:10 - - 7 giorni di attesa

8:12 - 7 giorni di attesa

Inoltre, Genesi 7:21-23a costituisce un chiasmo all’interno di questo chiasmo.

- Tutta la carne morì

- - Gli uccelli

- - - animali domestici e animali selvatici

- - - - gli insetti striscianti

- - - - - Gli esseri umani

- - - - - - ogni cosa sulla terraferma

- - - - - - tutti gli esseri viventi sulla superficie della terra

- - - - - Gli esseri umani

- - - - Animali

- - - Piante rampicanti

- - gli uccelli del cielo,

- furono spazzati via.


D: In Genesi 7:12,24, il diluvio durò 40 giorni o 150?

R: Genesi 7:12 afferma che piovve dal cielo per 40 giorni, ma le acque inondarono la terra per un totale di 150 giorni. Si vedano *When Critics Ask*, pag. 42, e *Chronological and Background Charts of the Old Testament*, pag. 36.


D: In Genesi 8, perché la Bibbia sembra insegnare che l’umanità risalga solo a circa 6.000 anni fa?

R: Secondo i metodi di datazione radioattiva, gli esseri umani anatomicamente moderni, che molti chiamano uomo di Cro-Magnon, sono apparsi per la prima volta tra 350.000 e 300.000 anni fa.

Tuttavia, indipendentemente dal momento in cui Dio creò l’uomo, le genealogie riportate in Genesi ammettono lacune indeterminate, poiché il termine «figlio» significa anche «discendente», e il termine «padre» significa anche «antenato». Isaia 51:2 afferma che Abramo è il padre degli ebrei, e gli ebrei dissero a Gesù che Abramo era il loro padre in Giovanni 8:39.

Per inciso, possiamo affermare con certezza che il mondo fu creato in sei giorni, ma quanto dura un giorno di Dio? 2 Pietro 3:8 afferma che un giorno presso il Signore è come mille anni, e mille anni come un giorno. Il Salmo 90,4 afferma che mille anni agli occhi di Dio sono come un giorno o una veglia notturna. Ireneo, in *Contro le eresie*, libro 5, cap. 23.2 (182-188 d.C.), pagg. 551-552, interpreta uno dei giorni del Signore nella Genesi come 1.000 anni.


D: In Genesi 8:1 ed Esodo 6:5, come avrebbe potuto Dio «ricordarsi» se prima non avesse dimenticato?

R: Dio è onnisciente. Sebbene Noè potesse sentirsi dimenticato, si tratta semplicemente di un’espressione che indica che Dio non aveva dimenticato Noè. Quando ci ricordiamo di qualcuno in occasione del suo anniversario o del suo compleanno, ciò non significa che lo dimentichiamo per il resto dell’anno. Si veda *When Critics Ask*, pag. 43, per una risposta simile.


D: In Genesi 8:11, qual è il significato della foglia d’ulivo?

R: La foglia è presumibilmente spuntata dopo il diluvio, e gli ulivi non crescono ad altitudini elevate. L’ulivo è spesso un simbolo del popolo di Dio.


D: In Genesi 8:15, tutte le razze discendono da Noè?

R: Da parte di padre sì, ma da parte di madre no. Anche la moglie di Noè, i suoi tre figli e le loro mogli erano sull’arca. Le differenze non sono poi così marcate, dato che nei matrimoni misti due fratelli possono avere la pelle molto chiara e molto scura.


D: In Genesi 8,15-21, quali sono i parallelismi con Genesi 12,1-7?

R: Vi sono almeno sette parallelismi tra la chiamata di Dio a Noè e quella di Dio ad Abramo.

Dio dice a [lui] Genesi 8,15 Genesi 12,1

Uscite dall’arca/dal paese Genesi 8:16 Genesi 12:1

Così [egli] partì Genesi 8:18 Genesi 12:4

Poi [egli] costruì un altare Genesi 8:20 Genesi 12:7

Dio lo benedisse (Genesi 9:1; Genesi 12:2)

Moltiplicatevi e diventate una grande nazione (Genesi 9:1; Genesi 12:2)

Stabilì un’alleanza / Dio diede loro la terra Genesi 9:9 Genesi 12:7


D: In Genesi 8:21-22, le acque copriranno nuovamente l’intera terra?

R: No, poiché Isaia 54:9 ci ricorda che ciò non accadrà. Questo è un ulteriore argomento contro l’ipotesi di un diluvio locale, poiché Dio affermò che non ci sarebbe mai più stato un altro diluvio a coprire la terra. Se il diluvio di Noè fosse stato solo un diluvio locale, allora ci sarebbero state altre terribili inondazioni locali.


D: In Genesi 8:21 Dio distruggerà nuovamente ogni forma di vita, oppure tutto sarà distrutto in 2 Pietro 3:7,10?

R: Genesi 8:21 afferma che Dio ha promesso di non distruggere tutta la vita «... come ho fatto», e Genesi 8:22 aggiunge «... finché la terra duri». Dio distruggerà la terra con il fuoco, risparmiando i credenti.


D: In Genesi 8:22, perché continuiamo ad avere carestie?

R: Genesi 8:22 afferma che il tempo del raccolto e quello della semina non cesseranno. Sebbene vi siano state molte carestie, non si è mai verificata una carestia mondiale e permanente.


D: In Genesi 9, come hanno potuto tutti gli animali tornare nello stesso luogo da cui provenivano?

R: I cristiani non sono d’accordo sul fatto che il diluvio sia avvenuto tra il 2600 e il 3000 a.C., intorno al 7000 a.C., intorno al 14.000 a.C. o quasi un milione di anni fa. Coloro che ritengono che il diluvio sia avvenuto tra il 2600 e il 3000 a.C. ritengono che i dati archeologici e quelli ottenuti con i metodi di datazione radioattiva siano confusi, per cui non vi sarebbero dati sufficienti per stabilire se gli animali siano tornati o meno nel luogo da cui provenivano.

Tuttavia, se il diluvio si fosse verificato circa 14.000 anni fa, non tutti gli animali sarebbero rimasti nello stesso luogo. Un ponte terrestre collegava l’America all’Asia. In seguito, i mammut e i cavalli si estinsero nelle Americhe.

Tuttavia, indipendentemente da quando si sia verificato il diluvio, tutti i cristiani concordano sul fatto che Dio abbia il potere di indurre gli animali ad andare dove Egli desidera.


D: In Genesi 9:3, le persone possono mangiare carne o solo verdure?

R: Genesi 1:29 afferma che Adamo poteva mangiare frutta e verdura. Dopo il diluvio, Genesi 9:3 afferma che ora possiamo mangiare carne. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Genesi 1:28.


D: In Genesi 9:4 e in Atti 15:28-29, è vietato oggi mangiare sangue?

R: Alcuni sostengono di no, poiché Cristo ha abrogato la legge e, in Atti 10,11-16, tutti i «cibi» sono stati definiti puri.

Altri sostengono di sì, poiché tale divieto era stato stabilito prima della Legge mosaica in Genesi 9:4. In Atti 15:20, 28-29 la Chiesa apostolica primitiva credeva e insegnava che i cristiani dovessero astenersi dal sangue. Naturalmente, quantità minime di sangue sono ammesse, poiché agli ebrei era permesso mangiare la selvaggina che cacciavano e di cui facevano scorrere [rapidamente] il sangue sul campo, come indicato in Levitico 17:13.


D: In Genesi 9:4, Levitico 7:26-27, Levitico 17:11-12 e Deuteronomio 12:16, 23-25, il divieto di mangiare sangue implica che le persone non dovrebbero mai sottoporsi a trasfusioni di sangue, come insegnano i Testimoni di Geova?

R: No. Non dovremmo essere cannibali, eppure i trapianti di organi sono consentiti. Allo stesso modo, alle persone è stato detto di non mangiare sangue, eppure le trasfusioni di sangue sono consentite.

Come sottolinea il volume *As Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse*, alle pagine 22-23, nemmeno l’organizzazione dei Testimoni di Geova “La Torre di Guardia” vietò le trasfusioni di sangue fino al 1944. Nel 1967 vietarono anche i trapianti di organi (rivista *La Torre di Guardia*, 15/12/67, pagg. 702-704). Successivamente cambiarono idea e li autorizzarono nel 1980 (rivista *La Torre di Guardia*, 15/03/1980, pag. 31). Inoltre, dal 1931 al 1952 non consentivano le vaccinazioni.


D: Genesi 9:6 vieta oggi l’esecuzione dei criminali?

R: Assolutamente no. Genesi 9:6 proibisce l’omicidio e allo stesso tempo ordina l’esecuzione capitale come punizione per gli omicidi. Si ricordi che la Genesi è uno dei libri di Mosè e che, dall’Esodo al Deuteronomio, numerosi crimini erano puniti con l’esecuzione capitale. Si veda anche la domanda successiva.


D: Genesi 9:6 parla della pena capitale?

R: Si riferisce sicuramente alla pena capitale. Significa esecuzione e non la semplice morte fisica che colpisce allo stesso modo sia chi non ha commesso omicidio sia chi lo ha commesso.


D: In Genesi 9:12-13, l’arcobaleno come segno dell’alleanza di Dio dimostra che prima del diluvio non esistessero arcobaleni?

R: Lo suggerisce, ma non lo dimostra. Come afferma il *Today’s Handbook for Solving Bible Difficulties* alle pagg. 220-221, il fatto che Dio utilizzi un segno non dimostra automaticamente che esso non esistesse in precedenza. Ad esempio, il rito della circoncisione era praticato prima di Abramo da altri popoli, tra cui gli Egizi e gli Etiopi (Erodoto nella sua *Storia*, libro 2, cap. 104, pag. 69). Gli egiziani lo praticavano secondo la Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 9, pag. 142: «Sì, anche gli egiziani praticano la circoncisione».


D: In Genesi 9:20-21, come ha potuto un uomo pio come Noè ubriacarsi?

R: Innanzitutto, la Bibbia non nasconde il fatto che anche il popolo di Dio pecchi. In secondo luogo, a causa della minore pressione atmosferica in prossimità della cima di una montagna dopo il diluvio, è più facile ubriacarsi.


D: In Genesi 9,20-21, perché nella Bibbia è riportata questa triste storia di Noè che si ubriaca?

R: La Bibbia non solo ci mostra perché è importante fare ciò che è giusto, ma fornisce anche esempi concreti delle conseguenze del compiere il male. Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) risponde a questa domanda in modo molto chiaro: «L’ubriachezza di Noè è stata riportata per iscritto affinché, avendo davanti a noi la chiara descrizione scritta della sua trasgressione, potessimo guardarci con tutte le nostre forze dall’ubriachezza». Il libro «L’Istruttore», vol. 2, cap. 2, pag. 246.


D: In Genesi 9:21-25, la Genesi era forse una versione ridimensionata di una storia originale in cui Cam castrò Noè per impedirgli di avere altri figli, analogamente al mito greco di Crono che castrò suo padre Urano, come suggerito da un ateo (Capella)?

R: No, qui non vi è alcun accenno alla castrazione. Per quanto riguarda la cultura greca, si tenga presente che l’unica cultura greca esistente all’epoca di Mosè era quella dei primi Greci micenei. Gran parte di ciò che conosciamo della mitologia greca risale a un periodo successivo. A titolo di riferimento, la guerra di Troia di Omero risale al 1200 a.C. circa, circa 250 anni dopo l’Esodo.

Pertanto, probabilmente in questo caso non vi è stato alcun prestito. Se si insiste comunque nel ritenere che vi sia stato un prestito, deve essere stato quello successivo a prendere in prestito da quello precedente, e la storia greca in questione risale probabilmente a un’epoca successiva a quella di Mosè.


D: In Genesi 9:22, cosa c’era di sbagliato nel fatto che Cam vedesse suo padre nudo?

R: I figli non dovrebbero divulgare liberamente i difetti dei propri genitori, e l’atteggiamento di Cam in Genesi 9,22 era irrispettoso. Cam apprese che suo figlio sarebbe stato per lui motivo di vergogna. L’atteggiamento di Cam era beffardo secondo Metodio (270-311/312 d.C.) nel *Banchetto delle dieci vergini*, Discorso 10, cap. 2, p. 348, e Giustino (ca. 138-165 d.C.) nel *Dialogo con Trifone*, cap. 139, p. 269.


D: In Genesi 9:22-23, cosa si deve fare se ci si vergogna dei propri genitori?

R: Innanzitutto, cerchi di capire perché si prova imbarazzo. I suoi genitori stanno effettivamente compiendo un’azione moralmente sbagliata, si tratta semplicemente di un caso in cui lei si sta dimostrando troppo esigente, o di una via di mezzo? Deve onorare i suoi genitori (Esodo 20:12; Efesini 6:2), ma non deve comunque tollerare il peccato. Dovete obbedire ai vostri genitori nel Signore (Efesini 6:1). Ciò significa obbedirgli, ma quando vi ordinano qualcosa di contrario a Dio, dovete obbedire prima a Dio.


D: In Genesi 9:22-23, cosa si deve fare se i propri figli provano imbarazzo nei propri confronti?

R: Ci sono almeno quattro modi in cui possono provare imbarazzo:

1) a causa di una posizione morale che state assumendo e che è corretta,

2) a causa di qualcosa che riguarda lo stile, le preferenze personali o un altro argomento moralmente neutro che è appropriato,

3) a causa di qualcosa che avete fatto di sbagliato,

4) a causa di qualcosa che di per sé non era sbagliato, ma che è sconsiderato o non rispettoso dei loro sentimenti.

Per quanto riguarda il primo motivo, potete semplicemente spiegare perché state assumendo quella posizione. Per quanto riguarda il secondo motivo, non dovreste permettere che ciò che è buono venga definito male (Romani 14:16), ma per amore potreste venire loro incontro (Romani 14:14-15).


D: In Genesi 9:22-23, perché a volte i figli non onorano i propri genitori?

R: Esiste un’antica storia cinese che narra di un viaggiatore che vide un uomo che trasportava il proprio anziano padre su una carriola, con il figlio piccolo che camminava dietro. Il viaggiatore chiese all’uomo cosa stesse facendo, e questi rispose che, poiché suo padre non era più in grado di badare a se stesso ed era un peso per la famiglia, stava per gettarlo nel fiume per affogarlo. Il viaggiatore ne rimase turbato e non sapeva cosa dire per dissuadere l’uomo da quel gesto malvagio. Alla fine si limitò a dire: «Non dimentichi di riportare indietro la carriola!». In altre parole, così come sta trattando suo padre, sta insegnando a suo figlio a trattare lui.

Quando i figli non onorano i propri genitori, ciò può avvenire per almeno cinque ragioni.

a) Non vedono alcuna necessità di obbedire a Dio, che ci comanda di onorare i nostri genitori (Esodo 20:12; Efesini 6:2).

b) Da figli, non vogliono obbedire ai propri genitori nel Signore, come Efesini 6:1 li esorta a fare.

c) Potrebbero averli onorati in passato, perché pensavano che i genitori potessero aiutarli. Ora non vedono più i propri genitori come persone in grado di aiutarli materialmente, quindi perché onorarli? Ciò potrebbe riguardare i figli quando partono per l’università, oppure gli adulti che non vedono alcuna prospettiva di ricchezza proveniente dai propri genitori.

d) Sono ingrati per i sacrifici che i genitori hanno fatto per loro durante la loro crescita.

e) Potrebbero scegliere di ignorare l’autorità in generale.

La carriola sarà sempre lì. Quando i vostri figli o altre persone decideranno come gestire il loro rapporto con voi, ricorderanno ciò che avete fatto con la carriola e i rapporti in cui potreste non essere più i principali beneficiari.


D: In Genesi 9:22-23, come dovremmo reagire al peccato degli altri?

R: In ogni caso, non dovremmo dare l’impressione di condonare il peccato, ma possiamo comunque amare il peccatore. Non dovremmo trovarci in una situazione in cui siamo noi stessi tentati. Oltre a ciò, c’è una differenza a seconda che il peccatore sia vostro figlio, un vostro genitore, una persona più anziana di voi, un cristiano o un non credente.

Se un nostro fratello pecca contro di noi, allora, secondo Matteo 18:15-17, dovremmo innanzitutto cercare di parlargli in privato; se ciò funziona, la questione è chiusa. Ma se non vuole ascoltare, allora andate di nuovo, portate con voi una o due altre persone. Se ciò non funziona, allora riferitelo alla chiesa. Se ciò non funziona, allora dovrebbe essere espulso dalla chiesa.

Non date seguito a un’accusa contro gli anziani a meno che non sia presentata da due o tre testimoni (1 Timoteo 5:19).

La punizione corporale (la sculacciata) può essere utilizzata con i propri figli, ma non con altre persone (Proverbi 22:15; Ebrei 12:7-11).

Non rimproverate con durezza un uomo anziano (1 Timoteo 5:1).


D: In Genesi 9:25, perché fu maledetto Canaan e non Cam?

A: Noè venne a sapere che i suoi discendenti sarebbero stati un esempio delle conseguenze del peccato. Il *Commentario biblico dell’Expositor*, volume 2, pag. 97, afferma che la forma ebraica del verbo è imperfetta e non giussiva, «pertanto il senso è più probabilmente quello di una predizione (“Egli sarà”) piuttosto che di una maledizione (“Possa egli essere”)». Pertanto, le parole di Noè anticipano un tema centrale delle narrazioni successive: la separazione della discendenza eletta dalla discendenza dei Cananei». Lo stesso concetto è espresso in *735 Baffling Bible Questions Answered*, pag. 32.

Si veda il “Dialogo con Trifone” di Giustino Martire [circa 138-165 d.C.], capitolo 139, pagg. 268-269, per ulteriori approfondimenti.


D: In Genesi 9,25-26, quale fu la maledizione di Canaan?

R: La Genesi dice solo: «Sarà servo dei servi per i suoi fratelli». Si noti che la maledizione non ricade su Cam, ma su Canaan. Nessun manoscritto greco o ebraico afferma che si trattasse di Cam; solo una traduzione araba lo sostiene. (Secondo *L’origine della Bibbia*, pag. 307, la prima versione araba del Pentateuco fu tradotta da Saadya Gaon, che visse dall’892 al 942 d.C.)

Così come Cam fece vergognare Noè, suo padre, così Canaan e i suoi discendenti avrebbero fatto vergognare Cam, suo padre. Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 116-118, per una risposta più approfondita.


D: In Genesi 10, chi sono questi 68 popoli e queste 16 città?

R: Si tratta del documento etnografico più antico che sia stato conservato, secondo quanto riportato in *735 Baffling Bible Questions Answered*, pag. 32. Gli studiosi ritengono di poter identificare 51 dei 68 popoli e gli archeologi hanno rinvenuto 11 delle 16 città. Sodoma e Gomorra furono distrutte così completamente che non sono mai state ritrovate. Tuttavia, le tavolette di Ebla, risalenti al 2400-2250 a.C., menzionano le città di Si-da-mu (Sodoma) e I-ma-ar (Gomorra). Inoltre, il *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, a pag. 124, riporta che un santuario denominato Bab edh-Dhra è stato rinvenuto appena a sud del Mar Morto. È stato datato tra il 2800 e il 1800 a.C.

Ecco i popoli noti o ipotizzati.

Iafet – I Greci affermavano che il loro antenato fosse Iapeto

|->Gomer – Gimirra/Cimmeri assiri/Greci

| |->Ashkenaz - As-gu-za-a/assiro = Sciti

| |->Rifath - ? viveva in Russia?

| |->Togarmah - O la città di Tegarama in

| Asia Minore, gli antenati degli armeni,

| oppure entrambe.

|->Magog - Sciti? secondo Giuseppe Flavio

|->Madai - Medi

|->Javan - Greci ionici

| |->Elishah - Eoli? secondo Giuseppe Flavio

| |->Tarsis - città dell’Asia Minore oppure della Spagna

| |->Kittim - Cipro

| |->Dodanim/Rodanim - Isola di Rodi

|->Tubal - il popolo dei Tabali in Cappadocia

|->Meshech - Mushki/Assiri, originariamente situati tra

| la Cilicia e il Mar Caspio

|->Tiras - forse i Thrusa (=Tw-r’w-s3), che invasero l’Egitto nel 1250 a.C.

Cam - Nessuna tribù, solo discendenti

|->Cush - Sudanesi (Cush nell’antichità)

| |->Seba - Etiopia settentrionale. Il nome del

| | luogo deriva probabilmente dai coloni sabei

| | giunti in seguito.

| |->Havila - O nei pressi del fiume Indo in

| | Pakistan, oppure nei pressi di Saba e dell’Hadramaut

| |->Sabtah - ? Probabilmente vivevano a nord di Saba

| |->Raamah - Probabilmente i Rhammaniti nel sud-ovest

| | | Arabia (Strabone 16.4.24)

| | |->Saba - Saba nell’angolo sud-occidentale della

| | | Penisola Arabica

| | |->Dedan - A nord-ovest del Golfo Persico.

| | Menzionata dai Caldei e dagli Assiri

| |->Sabteca - ? non è nota altrove

|->Mizraim - Egitto

| |->Luditi - ? non noti altrove

| |->Anamiti - ? citati solo in 1 Cron 1:11

| |->Lehabiti - I Rbw/Libu erano una tribù ostile

| | tribù a ovest dell’Egitto

| |->Naftuhiti - ? non menzionati altrove

| |->Pathrusiti - Pathros era l’Egitto meridionale

| |->Casluhiti - Da questi provenivano i Filistei

| |->Caftoriti - Creta / Isole dell’Egeo

| | (Accadico/Mari/Ugarit/Egitto)

|->Put - Libia, secondo le fonti babilonesi e persiane.

|->Canaan - Cananei

| |->Sidone - città fenicia

| |->Ittaiti - Vivevano appena a nord di Gerusalemme

| |->Gebusei - vivevano a Gerusalemme

| |->Amorrei - Vivevano in Canaan. Amurru in

| | accadico significa «occidentale»

| |->Girgashiti - Vivevano in Canaan, probabilmente i

| | Qirkishiti/Assiro

| |->Hiviti - vivevano nei pressi di Tiro, Sidone e Sichem. Salomone li impiegò nella costruzione del tempio

| |->Arkiti - Porto di ‘Arqah nella Siria settentrionale

| |->Siniti - Porto cananeo settentrionale di Siannu

| |->Arvaditi - Città di Arvad, nel nord della Fenicia

| |->Zemariti - Città cananea di Simura, a 6

| | miglia a sud di Arvad

| |->Amati - Una delle più antiche città siriane

Sem - probabilmente Sumer

|->Elam - Elamiti, la cui capitale era Susa

|->Assur - Prima capitale assira

|->Arfaxad - ? Tolomeo menzionò la regione di Arrapachitis tra i laghi Van e Urmia

| |->Shelah - Nessuna tribù nota, solo discendenti

| | |->Eber - Nessuna tribù nota, solo discendenti

| | |->Peleg - Nessuna tribù nota, solo discendenti

| | |->Joktan - numerose tribù arabe, oppure i

| | | tribù araba meridionale dei Qahtan (al-Tabari

| | | vol. 6, p. xxii; vol. 20, p. xv)

| | | |->Almodad - forse? una tribù araba meridionale

| | | |->Sheleph – una tribù yemenita dell’Arabia meridionale

| | | |->Hazarmaveth – Hadrumaut in Arabia

| | | |->Jerah – presumibilmente una tribù araba?

| | | |->Hadoram - ? non si hanno altre informazioni

| | | |->Uzal - ? non si hanno altre informazioni.

| | | | Tuttavia, Uzal/Auzal era un’antica

| | | | nome di Sa’na nello Yemen.

| | | |->Diklah - significa «palmeto». Potrebbero

| | | | potrebbero? essersi stabiliti a Wadi Sirhan,

| | | | circa 250 miglia a sud-est del Mar Morto.

| | | |->Obal - sconosciuto al di fuori di 1 Cronache 1:22

| | | |->Abimael - ? non è menzionato altrove

| | | |->Saba - i Sabei nell’Arabia meridionale

| | | |->Ophir - Probabilmente in Somalia o nell’Arabia sud-occidentale

| | | | Arabia. Giuseppe Flavio e Girolamo ritenevano

| | | | che si trattasse dell’India.

| | | |->Havila - Probabilmente Arabia centrale

| | | |->Jobab - ? Non si hanno altre informazioni

|->Lud - O i Lidi, oppure la terra di

| Lubdi, tra il corso superiore del Tigri e dell’Eufrate

|->Aram – Aramei della Siria

|->Uz - La tribù degli Ausitai? che viveva a ovest dell’Eufrate

|->Hul - ? non si hanno altre informazioni

|->Gether - ? non si hanno altre informazioni

|->Mash/Meshech - ? Potrebbe trattarsi del deserto siro-arabo di Mash, noto agli Assiri, del monte Masius in Libano, oppure Meshech potrebbe essere il risultato della fusione di due discendenze


D: In Genesi 10, perché gli indiani e i cinesi non sono menzionati nella tabella delle nazioni?

R: Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta, e poi la risposta.

Ciò che non è la risposta: sebbene siano menzionati i Siniti, questi probabilmente non sono cinesi, ma provengono dal porto cananeo di Siannu, nella Siria settentrionale. Giuseppe Flavio e Girolamo ritenevano che Ofir fosse l’India, ma è più probabile che si tratti dell’Africa.

La risposta: Tutti discendono da Adamo, poiché tutti sono stati colpiti dalla natura peccaminosa di Adamo. La Genesi non pretende di elencare ogni popolo e, tra le centinaia di popoli esistenti, menziona solo le nazioni che alcuni Israeliti avrebbero potuto riconoscere.


D: In Genesi 10 vengono menzionati i Sumeri della Mesopotamia?

R: Sì, probabilmente sì, con il nome di «Sem». Il nome della terra di Sumer veniva spesso pronunciato senza la «r», e «Sum» poteva facilmente diventare «Sem». Per un supporto accademico a questa tesi, si rimanda a *The Sumerians* di Samuel Noah Kramer, pp. 297-298. Kramer cita anche l’*American Journal of Semitic Languages*, vol. 58 [1941], pp. 20-26.


D: In Genesi 10:2, chi era il popolo di Gomer?

R: Si trattava del popolo chiamato «Gimirra» dagli Assiri e «Cimmeri» dai Greci. Gomer viveva in Ucraina e nella Russia meridionale.


D: In Genesi 10:2, perché vengono menzionati i Medi (Madai), dal momento che questo popolo non è citato in nessun altro testo fino all’836 a.C. nel testo di Salmanassar III?

R: Il testo di Salmanassar III è posteriore all’epoca di Mosè, risalente al 1407 a.C., ma il silenzio nei primi scritti giunti fino a noi non dimostra l’inesistenza di tale popolo. Gli Assiri ne prendevano nota solo quando combattevano o commerciavano con i Medi per l’acquisto di cavalli. Secondo Persia and the Bible, pag. 35, «I.M. Diakonoff ritiene che l’arrivo delle tribù indo-iraniane sull’altopiano iranico abbia avuto luogo nella prima metà del secondo millennio a.C. [2000-1500 a.C.]. Tuttavia, le prime testimonianze archeologiche relative a questi nuovi arrivati sembrano risalire alla prima parte della seconda metà del secondo millennio a.C. [1500-1300 a.C.]».

In contrasto con ciò, il potente popolo dei Minni è menzionato in Geremia 51:27. Tuttavia, i Minni risalgono solo al 1200 a.C. e non sono menzionati nella Genesi, poiché quest’ultima fu scritta in epoca precedente.

In sintesi, l’archeologia conferma l’esistenza dei Medi ai tempi di Mosè.


D: In Genesi 10:2, chi era il popolo di Javan?

R: Si tratta dei Greci ionici che vivevano sulle isole e in Asia Minore. In ebraico il termine era «yawan», che corrisponde al greco «iaones» o «iawones» nell’Iliade di Omero 8,685, e a «yamanu» nelle iscrizioni di Sargon II e Dario I. Gli Ioni sono menzionati in Egitto a partire dall’epoca di Ramses II (circa 1300 a.C.). Ne parlano Isaia 66:19 ed Ezechiele, e la traduzione dei Settanta traduce questo termine con «Hellas».


D: In Genesi 10:2, chi era il popolo dei Tubal?

R: Erano chiamati Tabal (o Tabali) dagli Assiri e vivevano nell’odierna Turchia, nella regione della Cappadocia. Lo storico greco Erodoto li conosceva come Tibarenoi. Sono menzionati in Ezechiele 27:13; 38:2-3; 39:1 e in Isaia 66:19.

Il re assiro Salmanassar III (859-824 a.C.) riceveva tributi dai ventiquattro re di Tubal. Gli Assiri detronizzarono il re di Tubal nel 732 a.C. Sargon menziona che da Tubal provenivano recipienti in metalli preziosi. Sargon represse inoltre una rivolta di Tubal, dei Mushki (Meshech) e di Ararat.


D: In Genesi 10:2, chi era il popolo dei Meshech?

R: Gli Assiri li menzionarono per la prima volta come «Mus-ka-a-ia», indicando che disponevano di un esercito di 20.000 uomini all’epoca di Tiglat-Pileser I (circa 1100 a.C.). Sono citati anche sotto Salmanassar III (859-824 a.C.). In origine vivevano tra la Cilicia e il Mar Caspio, ma all’epoca di Sargon II (722-705 a.C.) abitavano nella regione della Frigia, nell’odierna Turchia. Erodoto 3:94 li elenca come «Moschoi», che costituivano una delle 19 satrapie di Dario. Vengono inoltre identificati con i Frigi.


D: In Genesi 10:2, chi era il popolo dei Tiras?

R: Non sappiamo molto dei Tiras. Sebbene Giuseppe Flavio affermi che i Traci discendessero da loro, oggi si ritiene che fossero i Tursenich/Tirseni, un popolo di pirati. Gli egizi menzionano un popolo chiamato «Thrusa» (Tw-rw-s3) che invase l’Egitto intorno al 1250 a.C. Il Libro apocrifo dei Giubilei afferma che i Tiras vivevano su quattro isole.


D: In Genesi 10:3, dove si trovava Togarmah?

R: Togarmah si trovava a circa 70 miglia (113 km) a ovest della città di Malatya, in Asia Minore. Gli Ittiti la chiamavano Tegarama. Gli Assiri la chiamavano Tilgarimanu e la conquistarono nel 695 a.C. I Greci la chiamavano Gauraena. Gli Armeni sostengono di discendere da Haik, figlio di Torgom, pertanto potrebbero essere discendenti di Togarmah.


D: In Genesi 10:5, 20, 31, dato che esistevano lingue diverse, perché in Genesi 11:1 si afferma che tutta la terra parlava una sola lingua?

R: Genesi 10 è una panoramica, mentre Genesi 11 descrive un evento specifico all’interno di quanto esposto in Genesi 10. Genesi 10:5 recita: «Da questi...», mentre 10:18 dice: «In seguito...». Queste espressioni implicano che Genesi 10 descriva come i discendenti si siano successivamente dispersi. Genesi 11:1 narra invece l’evento della torre di Babele, avvenuto prima della dispersione dei popoli.

Un interessante frammento di tavoletta d’argilla rinvenuto a Babilonia narra di un tempio che aveva offeso gli dei. Essi lo distrussero in una sola notte e dispersero il popolo dotandolo di una lingua straniera.


D: In Genesi 10:6,13 e 1 Cronache 1:8,11, perché l’Egitto non viene menzionato tra queste nazioni? (Un cristiano perplesso al riguardo)

R: Viene menzionato; il termine ebraico per Egitto è Mizraim.


D: In Genesi 10:8-12, le gesta di Nimrod erano forse una fusione delle imprese di Lugal-Zaggasi, Sargon di Agade, Hammurabi e Salmanassar I, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov (p. 52)?

R: No. Sebbene non si sappia molto di questi antichi re sumeri, se non per le decine di migliaia di tavolette sumere che sono state conservate, le somiglianze tra quei conquistatori e Nimrod sono remote. La Bibbia menziona semplicemente che Nimrod era un potente cacciatore davanti al Signore, che la sua carriera ebbe inizio in quattro città di Shinar (Sumer) e che in seguito si recò in Assiria, dove fondò quattro città vicine tra loro, che in seguito acquisirono grande influenza. La Bibbia non dice nient’altro su Nimrod, quindi è difficile fare un confronto. Nimrod non può essere stato Hammurabi, poiché Hammurabi (1803/1793-1760/1750 a.C.) visse molto tempo dopo Abramo. Nimrod potrebbe in effetti essere un riferimento biblico a Sargon, ma sappiamo troppo poco sia di Sargon che di Nimrod per poterlo affermare con certezza.


D: In Genesi 10:9, Nimrod era un buon cacciatore «davanti al Signore», o un predatore empio «in sfida al Signore»?

R: Probabilmente la migliore traduzione del termine ebraico paniym in questo contesto è «davanti a». Come la parola inglese «before», paniym è utilizzato in molti contesti. Ad esempio, un capo potrebbe trovarsi davanti alla congregazione in Giosuè 20:6,9; Israele fu sconfitto dai Filistei in 1 Samuele 4:2; e Israele fuggì davanti ai Filistei in 1 Samuele 4:17.

In questo caso, «paniym» indica probabilmente una connotazione empia, come nel senso di «combattere davanti a». Il nome Nimrod è correlato alla parola ebraica «marad», che significa «ribellarsi» o «noi ci ribelleremo». Dopo la torre di Babele, Nimrod costruì la città di Babilonia sfidando il Signore.

Il fatto che Nimrod fosse un «potente cacciatore davanti al Signore» ha una connotazione negativa e empia per Nimrod.


D: In Genesi 10:9, a quale gruppo etnico apparteneva esattamente Nimrod/Nimrud?

R: Esistono tre possibilità.

L’Assiria è chiamata terra di Nimrud in Michea 5:6, la città di Calah è chiamata anche Nimrud e la città babilonese di Borsippa è chiamata anche Birs Nimrud.

Discendente dei Cassiti di Kish, che vivevano in Mesopotamia e governarono Babilonia intorno al 3200 a.C., e Genesi 10:8 afferma che Cush era il padre di Nimrod. Nin-Maradda è il nome non semitico di una città a sud-ovest di Kish, secondo il Dizionario biblico di Unger, pag. 794. Questa interpretazione è inoltre compatibile con la prima.

Gli Ubaidiani furono tra i primissimi (circa 3800-3500 a.C.) abitanti non semiti della Sumeria e della Mesopotamia, precedenti ai Sumeri giunti da sud. Genesi 10:8-10 indica che Nimrod si trovava inizialmente in Babilonia, per poi dirigersi a nord verso l’Assiria. Sappiamo molto poco degli Ubaidiani, ma, data la loro connessione con Cam, potrebbero essere stati imparentati con il popolo di Harappa, in India, dalla pelle più scura. Si veda il Dizionario biblico Wycliffe, pagg. 1207-1208, per ulteriori approfondimenti su questa interpretazione.


D: In Genesi 10:14, da dove ha origine il termine «Palestina»?

R: Non lo sappiamo con certezza, ma sembra probabile che derivi dalla terra dei Filistei.

Erodoto, lo storico greco (circa 484-circa 425 a.C.): «I Fenici e gli stessi Siriani della Palestina confessano di aver appreso questa usanza dagli Egizi; e i Siriani… affermano di averla adottata di recente dai Colchi. Ora, queste sono le uniche nazioni che praticano la circoncisione, ed è evidente che tutte imitano in questo gli Egizi». Storia, libro 2 (Euterpe), cap. 104, pag. 69

Aristotele, filosofo greco (384-322 a.C.) Inoltre, se, come si narra, in Palestina esistesse un lago tale che, se vi si legasse un uomo o un animale e lo si gettasse al suo interno, questi galleggerebbe senza affondare, ciò confermerebbe quanto abbiamo affermato. Si dice che questo lago sia così amaro e salato che in esso non vivono pesci e che, se vi si immergono degli indumenti e li si scuote, questi ne risultano puliti. Meteorologia II.3

Filone di Alessandria (dal 20 a.C. al 50 d.C.) scrive: «Inoltre, né la Palestina né la Siria sono prive di saggezza e virtù esemplari», *Ogni uomo buono è libero*, cap. XII (75), pag. 689

Il geografo romano Strabone (23 d.C.) tratta dell’Esodo degli ebrei dall’Egitto verso la Palestina, di cui era venuto a conoscenza dagli ebrei di Alessandria.

Giuseppe Flavio (circa 100 d.C.): «quanto riguarda ciò che è accaduto agli ebrei, sia in Egitto che in Siria e in Palestina, e ciò che abbiamo subito dagli Assiri e dai Babilonesi...» *Antichità giudaiche*, libro 20, cap. 11, p. 426

Inoltre, dieci scrittori cristiani pre-niceni (tutti successivi al 135 d.C.) fanno riferimento alla Palestina. Si tratta di Giustino Martire, Teofilo di Cesarea (nel titolo della lettera), Clemente di Alessandria, Tertulliano, Ippolito, Origene, Giulio Africano, Dionigi di Alessandria, Gregorio Taumaturgo e Pamfilo.

Quando l’imperatore romano Adriano sedò la seconda rivolta di Bar Kochba del 132-135 d.C., espulse gli ebrei dal paese e ribattezzò il territorio «Siria-Palestina» (Chris J. Seeman, «Judea», *Dictionary of NT Background* [Downers Grove, IL: InterVarsity Press, 2000], 624).


D: In Genesi 10:22 e Genesi 22:21, si suppone che Aram sia nato due volte, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible* a pag. 88?

R: No, ma vi sono due possibili risposte:

Più individui: nella Bibbia non vi erano solo due, ma tre individui di nome Aram.

1. Genesi 10:22 afferma che Aram di Siria era un discendente di Sem. (In ebraico il termine per “figlio” è lo stesso di quello per “discendente”, proprio come lo è quello per “padre” e “antenato”.)

2. Genesi 22:21 menziona Aram, discendente di Kemuel (nipote di Abramo), che discendeva da Nahor, il quale discendeva da Terah, a sua volta discendente di Sem.

3. Molto più tardi, in 1 Cronache 7:34, si menziona un certo Aram, figlio di Shamer, della tribù di Aser.

Anche il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 122, e il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 74, menzionano tre persone.

Un unico individuo: si noti che i due Aram citati in Genesi 10:22 e 22:21 sono entrambi discendenti di Sem. Pertanto, potrebbero effettivamente trattarsi di un unico individuo, dato che la Tabella delle Nazioni menziona Sem come antenato di Aram.


D: In Genesi 11, gli uomini avevano una concezione del cielo talmente «limitata» da poter tentare di costruire la torre di Babele fino a raggiungerlo?

R: Questa non era l’opinione di Mosè, ma delle persone che costruivano la torre. Genesi 11 riporta, senza avallarle, alcune delle idee folli degli uomini. Naturalmente, ciò che è un’idea folle per le masse potrebbe essere astuto da parte dei sacerdoti per assicurarsi che il popolo li tenesse in grande soggezione.

La NIV Study Bible, a pag. 23, elenca altre piramidi/ziggurat che gli archeologi hanno rinvenuto con titoli pretenziosi simili.

Larsa: Casa del Legame tra Cielo e Terra

Borsippa: Casa delle Sette Guide del Cielo e della Terra

Assur: Casa della Montagna dell’Universo

Babilonia: Casa della Piattaforma Fondamentale del Cielo e della Terra

L’Enuma Elish babilonese, VI, righe 55-64, afferma che Babilonia fu costruita dagli dei in cielo come città celeste. Babili significa «la porta di Dio».


D: In Genesi 11, in che senso fu peccaminoso costruire la Torre di Babele?

R: Non era la costruzione di un edificio, bensì la motivazione arrogante di pensare (stupidamente) di poter ascendere al Cielo con le proprie forze. Al centro di gran parte dell’idolatria vi è la convinzione che le persone debbano essere religiose come meglio credono, a «modo loro», invece di cercare l’Unico Vero Dio. La reazione di Dio non sembra essere di punizione, ma piuttosto volta a impedire loro di compiere ulteriori azioni malvagie. I genitori saggi non vogliono che i propri figli ignorino completamente la legge e i loro stessi comandamenti, e nemmeno Dio vuole che le persone, che Egli stesso ha creato, agiscano in tal modo.


D: In Genesi 11, cosa sappiamo della lingua sumera?

R: Il sumero era scritto in scrittura cuneiforme e non è una lingua indoeuropea. Presenta alcune somiglianze con il turco, l’ungherese e alcune lingue delle montagne del Caucaso. Gli studiosi sono in grado di leggere il sumero oggi e conoscono la pronuncia delle parole. Il sumero non aveva i suoni f, i, j, th, ch morbida, v, w né la dieresi. Esisteva il suono “ng” (come nel cantonese e nel vietnamita) e non vi erano flessioni alla fine delle parole come nella maggior parte delle lingue indoeuropee. Esistevano inoltre numerosi dialetti sumeri. Proprio come vi erano versioni antiche dell’inglese e del cinese, vi furono quattro periodi del sumero: arcaico, classico, nuovo e post-sumero. Abramo visse in un’epoca in cui si parlava il “sumero nuovo”.

L’ebraico presenta alcuni prestiti dal sumero che sono giunti attraverso l’accadico. Come il sumero, l’ebraico non aveva il suono “j”.


D: Il capitolo 11 della Genesi era fuori sequenza?

R: No, nulla indica che fosse fuori sequenza. Ci pensi. Se l’intera umanità fosse stata spazzata via tranne otto persone legate da vincoli di sangue o di matrimonio, è molto probabile che parlassero tutte la stessa lingua. Tuttavia, a un certo punto, le persone avrebbero iniziato a parlare lingue diverse, e ciò sarebbe avvenuto più o meno nel momento in cui si fossero isolate geograficamente. Come nota interessante a margine, i linguisti non religiosi ritengono di poter ricondurre tutte le lingue indoeuropee (dalle lingue celtiche al tedesco, al greco e persino al sanscrito) a un’origine comune, che secondo loro era parlata in Ucraina intorno al 4.000 a.C.


D: In Genesi 11:1-9, perché esisteva un’unica lingua prima di Babele, dal momento che Genesi 10:5, 20, 31 afferma che vi erano molte lingue che sorsero dopo il diluvio?

R: Entrambe le affermazioni sono vere, poiché Genesi 10 descrive come le tribù si siano diffuse sia prima che dopo la Torre di Babele. Tre punti da considerare nella risposta.

Genesi 10,5 afferma che si sta raccontando come i popoli del mare «si separarono nei loro territori». Questa dispersione avvenne dopo la Torre di Babele.

Allo stesso modo, Genesi 10:20 afferma di riferirsi ai territori dei figli di Cam, e lo spostamento degli Hamiti verso i loro territori sarebbe avvenuto dopo la torre di Babele.

Genesi 10:31 è quasi identico a Genesi 10:20, tranne per il fatto che si riferisce ai figli di Sem.


D: In Genesi 11:5 e Genesi 18:21, dato che Dio è ovunque, in che modo «il Signore scese per vedere la città...»?

R: Si tratta di un’espressione volta a comunicare che Dio prestò particolare attenzione alla città.


D: In Genesi 11:7, per quanto ne sappiamo, le credenze antiche erano sempre politeiste, mentre il monoteismo rappresenterebbe uno sviluppo successivo, come sostiene la scettica *Guida alla Bibbia di Asimov* a pag. 18?

R: No. Per quanto ci è noto dalla storia, la religione cinese primitiva era monoteista, così come alcune altre culture del Sud-Est asiatico. Il nome cinese antico di questo Dio monoteista era Shang-di, termine che viene utilizzato oggi per indicare Dio nelle Bibbie cinesi.


D: In Genesi 11,7-9, la confusione delle lingue presso la torre di Babele è stata tratta dal racconto greco degli Aloadi?

R: Origene (230-254 d.C.) ha approfondito la questione nel suo *Contro Celso*, libro IV, cap. 21, pag. 505, giungendo alla conclusione che ciò non fosse possibile poiché:

a) Non era noto né a lui (né a noi) alcun greco che ne avesse sentito parlare prima di Omero.

b) Omero visse secoli dopo Mosè.

A proposito, vi sono date contrastanti riguardo al periodo in cui visse Omero. L’antico storico greco Aristarco indica il 1044 a.C., le fonti di Filostrato indicano il 1159 a.C., mentre lo pseudo-Erodoto, nella *Vita di Omero*, lo colloca nel 1102 a.C. Al contrario, lo storico Teopompo affermava che Omero visse non prima del 685 a.C. Erodoto sostiene che non fosse prima del 730 a.C. circa. L’Esodo avvenne intorno al 1447 a.C.

Anche Teofilo ad Autolico (168-181/188 d.C.), nel libro 3, capitolo 20, pagina 117, sottolinea che «è dimostrato che Mosè e i suoi seguaci vissero 900 o addirittura 1000 anni prima della guerra di Troia». Tuttavia, la guerra di Troia avvenne in realtà circa 250 anni dopo, non da 900 a 1000 anni dopo.

Conclusione: o i Greci hanno ripreso la storia dagli Ebrei precedenti, oppure l’hanno attinta da qualche altra fonte al di fuori della Grecia, oppure i racconti greci e biblici si basano sullo stesso evento.


D: In Genesi 11:9, era errato far derivare il nome «Babel» dalla parola ebraica balal, che significa «mescolato, confuso o sconcertato», poiché in babilonese Bab-ilu significa «porta di Dio», come afferma la guida scettica di Asimov alla Bibbia a pag. 55?

R: No. Asimov presume che Babel si trovi sul sito della città di Babilonia. La Bibbia non afferma che i babilonesi o i sumeri sostenessero che ciò fosse dovuto al fatto che le lingue fossero mescolate, confuse o sconcertate. Piuttosto, la Genesi afferma che, ovunque si trovasse Babel, le popolazioni successive (compresi gli ebrei che leggevano la Genesi) potevano chiamarla Babel poiché lì le lingue erano state confuse.


D: In Genesi 11:10, quanti anni aveva Sem quando avvenne il diluvio?

R: Ecco cosa si può desumere dalle Scritture, e quindi la conclusione:

Genesi 11,10 afferma che Sem aveva 100 anni due anni dopo il diluvio.

Genesi 5:32 afferma che Cam, Sem e Jafet nacquero quando Noè aveva 500 anni.

Genesi 7:6 afferma che Noè aveva 600 anni quando il diluvio si abbatté sulla terra.

Nulla nelle Scritture indica che Cam, Sem e Jafet fossero tre gemelli. Genesi 5:32 riportava una cifra arrotondata; i tre nacquero, probabilmente uno alla volta, quando Noè aveva circa 500-600 anni.


D: In Genesi 11:18-24, esiste qualche testimonianza extra-biblica relativa a Reu, Serug e Nahor?

R: Nessuno può aspettarsi che disponiamo di una testimonianza indipendente per ogni singolo individuo. Tuttavia, in questo caso probabilmente ne abbiamo una. Le cronache assire riportano villaggi nell’odierna Siria chiamati Paligg, Reu, Sarugi e Nakhur. Anche i documenti di Mari menzionano Nakhur.


D: In Genesi 11:27 e Genesi 17:5, qual è l’origine dei nomi «Abram» e «Abramo»?

R: L’origine del nome è incerta. Si tratta di un nome semitico occidentale e probabilmente significa «il padre è esaltato» o «padre esaltato». Nelle tavolette conservate provenienti dalla città di Mari (2800-1760 a.C.) compaiono i nomi di Noè, Abram, Labano e Giacobbe. Il nome «Abramo» significa «padre di moltitudini» o «padre di una moltitudine».


D: In Genesi 11:27 e 17:5, in che modo i nomi, i soprannomi e i titoli influenzano sottilmente le persone?

R: Essi possono svolgere almeno otto funzioni:

Informare e dare a uno sconosciuto una prima impressione del ruolo o dell’importanza di una persona. In un’azienda in cui ho lavorato, la maggior parte delle persone, e tutti coloro che avevano una discreta esperienza, avevano il titolo di «vicepresidente».

Convincere le persone che si è in grado di svolgere il lavoro. Perché assumere qualcuno con un master per svolgere un lavoro, quando si potrebbe avere un dottorato di ricerca? Tra tutti i conquistatori della storia, è interessante notare che «Guglielmo il Conquistatore» fu uno dei pochissimi a cui fu dato quel soprannome. Sebbene abbia conquistato l’Inghilterra, la Scozia e, in seguito, l’Irlanda, ci furono tantissime occasioni in cui era incerto se il suo esercito avrebbe vinto o sarebbe stato annientato.

Ricordiamo a noi stessi e agli altri chi siamo esattamente.

Chiarire agli altri che già ci conoscono quale sia esattamente la nostra identità primaria.

Nascondiamo agli altri esattamente ciò che stiamo facendo. Si pensi a un «consulente» della Planned Parenthood, oppure ai tribunali sanitari ereditari e alla Legge sulla salute coniugale dei nazisti.

Sminuire gli altri pronunciando male il loro nome o attribuendo loro un soprannome denigratorio. Maria la Sanguinaria, o Maria I (1516–1558), era la figlia di Enrico VIII e regina cattolica d’Inghilterra. Dopo che alcuni protestanti tentarono di assassinarla, fece bruciare sul rogo 280 protestanti e cercò di ucciderne o esiliarne altri. Dopo la sua morte per malattia, la maggior parte dei cattolici in Inghilterra fu esiliata o uccisa.

Diventi oggetto di scherno, come «Little John», l’amico di Robin Hood, o il giocatore di football dei Chicago Bears «Refrigerator Perry» (placcarlo era come placcare un frigorifero). Il cantante country Johnny Cash aveva una ballata interessante intitolata «A Boy Named Sue».

Esaltate gli altri agli occhi di se stessi o degli altri. Si pensi ad Alessandro Magno, Alfredo il Grande, Ottone il Grande, Solimano il Magnifico o Ivan il Grande (chiamato dai suoi nemici Ivan il Terribile). D’altra parte, si potrebbe esaltare la loro ferocia. I rumeni cercarono di persuadere i musulmani a non tentare di invadere la Romania, poiché il loro re era chiamato Vlad l’Impalatore. Vi era anche il sovrano turco Selim il Triste, che massacrò molti alawiti.

Occasionalmente, una madre cinese potrebbe dare al proprio ultimo figlio il soprannome di «duo duo», che significa «di più». Ciò potrebbe indicare una benedizione in più, oppure potrebbe significare un peso aggiuntivo involontario e indesiderato.


D: Genesi 11:27 insegna che Abramo, Nahor e Haran nacquero in un ordine specifico?

R: Sebbene alcune persone pensino erroneamente che un elenco nella Bibbia implichi sempre chi sia nato per primo, ciò non è vero. Ad esempio, in 1 Cronache 3:15, Sedecìa è indicato come il terzo figlio di Giosia, mentre Sallum/Ioachaz è indicato come il quarto. Eppure, quando Ioachaz salì al trono nel 609 a.C., aveva 23 anni, mentre Sedecìa ne aveva solo dieci. Per citare un altro esempio, Cam è menzionato prima di Iafet, eppure Genesi 9:24 mostra che Cam era più giovane. Pertanto, se la Bibbia fornisce un elenco senza specificarne l’ordine, non dovremmo cercare di attribuire alla Bibbia ciò che non vi è scritto.

In questo caso specifico, poiché Abramo aveva 75 anni quando lasciò Haran dopo la morte di Terah (Genesi 12:4) e Terah morì all’età di 205 anni (Genesi 11:32), Abramo non era il figlio nato quando Terah aveva 70 anni. Abramo nacque solo quando Terah aveva almeno 130 anni.


D: In Genesi 11:28, Abramo proveniva dalla città di Ur, oppure dalla città di Haran, come indicato in Genesi 24:4?

R: Abramo era originario di Ur dei Caldei, nella Mesopotamia meridionale, ma prima di recarsi in Canaan, Abramo e i suoi parenti si stabilirono inizialmente nella città di Haran, nell’odierna Siria.


D: Perché Genesi 11:28 menziona Ur dei Caldei, dato che Ur era una città sumera?

R: Ciò ci fornisce un indizio sulla data in cui il testo fu redatto. I Caldei e i Sumeri dell’Iraq si erano assimilati ai tempi di Mosè, e Mosè menzionò la terra dell’odierno Iraq così come era conosciuta ai suoi tempi. Inoltre, i documenti di Ebla menzionano una città chiamata Uru che si trovava a Padan-Aram (l’odierna Siria). Quindi, proprio per assicurarsi che non ci fossero errori, invece di dire semplicemente «Ur», si parlava di «Ur dei Caldei».


D: In Genesi 11:28, è possibile che Abramo sia partito da un’altra città chiamata Ur?

R: No. Esisteva una città vicino a Haran chiamata Ur/Urfa (l’odierna Edessa), una città ittita chiamata Ura nel nord-est dell’Anatolia/Armenia e un porto ittita chiamato anch’esso Ura vicino a Tarso. Tuttavia, queste città vengono menzionate per la prima volta 500 anni dopo Abramo.


D: In Genesi 11:28, cosa sappiamo della città mesopotamica di Ur al di là di quanto riportato nella Bibbia?

R: Sappiamo molto su Ur, grazie a scavi approfonditi. La città era probabilmente la più grande del mondo a quel tempo, con una popolazione stimata tra i 180.000, i 200.000 o i 300.000 abitanti. Aveva forma ovale e il terrapieno misurava 3.000 piedi di lunghezza per 800 piedi di larghezza. Presentava uno ziggurat a tre livelli, che svettava a 70 piedi sopra la pianura. Le mura erano alte trenta piedi. Era una città ricca, con opere d’arte spettacolari. Gli abitanti di Ur erano relativamente colti, come dimostra un testo di matematica che riportava le radici cubiche.

Geografia: Ur era delimitata da un lato dal fiume Eufrate e dagli altri lati da canali. Il terreno era piuttosto alcalino, ma ottimo per la coltivazione di grano e orzo grazie all’irrigazione. Nei fiumi Tigri ed Eufrate vivevano circa 50 specie di pesci. Non essendoci alberi nei dintorni, il legname veniva importato da una distanza di 400 miglia.

Civiltà: Circa il 40% di tutto il grano veniva utilizzato per produrre birra. È stato rinvenuto un gioco da tavolo. Le abitazioni erano costituite da case in mattoni di fango a uno o due piani, con strade non lastricate. Spesso sotto la casa si trovava una tomba di famiglia.

Letteratura: La prima scrittura sumera risale al 3.200 a.C. circa, 1.200 anni prima di Abramo. Sono state rinvenute 100.000 tavolette a Ur, Umma, Lagash, Puzrish-Dagan e Nippur.

Scienza: È stata rinvenuta una tavoletta matematica relativa alle radici cubiche. Non disponevano di un sistema decimale, ma utilizzavano invece i numeri 1, 10, 60, 600, 3.600, 36.000 ecc. Una testimonianza di ciò è il fatto che dividiamo i cerchi in 360 gradi. Il loro calendario contava 360 giorni e praticavano l’astrologia. Lo ziggurat principale era costruito in modo eccellente.

Templi: lo ziggurat principale era dedicato al dio della luna (non alla dea) chiamato Nanna/Nannar in sumero e Sin in accadico/semitico. Lo ziggurat principale aveva tre livelli. Il livello più basso, di 210 per 140 per 20 piedi, fu costruito da Ur-Nammu e Dungi. Ur-Nammu visse all’incirca all’epoca di Abramo. Nabonido (circa 560 a.C.) costruì il secondo livello, mentre il terzo livello era costituito da un piccolo edificio. Vi erano templi dedicati a E-num-mah, a Nirgal/Ningal (moglie di Nanna) e il santuario di Nannar.

Storia: La prima dinastia di Ur (2600-2500 a.C.) ebbe re di nome Mesanepada e Aanepada. I Gutiani conquistarono Ur e la governarono dal 2150 al 2070 a.C., finché Ur-Nammu non li scacciò e diede inizio alla Terza dinastia di Ur. Il popolo di Ur saccheggiò Susa, la capitale elamita, circa 50 anni dopo. Abramo lasciò Ur prima del 2000 a.C., quando Ur poteva sembrare uno dei luoghi più sicuri in cui vivere. Nel 2004 a.C. (alcuni sostengono nel 1950 a.C.) gli Elamiti saccheggiarono Ur, e la città non riacquistò mai più la sua precedente importanza. Pertanto, se Abramo avesse disobbedito a Dio e fosse rimasto a Ur, probabilmente lui o i suoi discendenti sarebbero stati ridotti in schiavitù o uccisi.


D: In Genesi 11:31, Abramo partì per Canaan da Ur o da Carran, come afferma Genesi 12:5?

R: Genesi 12 non afferma che Abramo si trovasse ad Haran quando Dio lo chiamò. Non vi è alcuna indicazione che Genesi 11:31 sia cronologicamente precedente a Genesi 12. Molte biografie moderne seguono un ordine rigorosamente cronologico, ma non vi è alcun obbligo in tal senso, e spesso l’Antico Testamento e i Vangeli non seguivano un ordine rigorosamente cronologico. Possiamo essere certi che l’ordine fosse inteso come cronologico solo quando l’autore afferma espressamente che si tratta di un ordine cronologico. Genesi 24:4 non dice, in ebraico, «terra del mio luogo di nascita», ma piuttosto «il mio paese», intendendo il luogo in cui Abramo aveva vissuto per un certo periodo e dove vivevano ancora i suoi parenti più stretti.


D: In Genesi 12:1, 28:10-15; 32:22-32, perché Dio ha scelto gli ebrei invece dei cinesi o di qualcun altro?

R: Innanzitutto, Dio ha il diritto di scegliere chiunque desideri. In questo caso Dio non scelse un popolo, bensì un solo uomo: Abramo. Successivamente, l’alleanza e la discendenza furono attribuite a Isacco in Genesi 17:21 e 21:12. Più tardi, Giacobbe fu scelto in Genesi 28:10-15. Abramo era disposto a lasciare la propria cultura e la propria città (Ur), che all’epoca era probabilmente la città più grande (da 100.000 a 180.000 abitanti) e la più civilizzata della terra. Molte persone nutrono il desiderio di fare ciò che è giusto, ma pochi uomini facoltosi sarebbero disposti a sacrificare i propri legami con la propria cultura e religione per seguire Dio sopra ogni cosa, persino in un luogo che non conoscevano (Ebrei 11:8).

Oggi, Romani 10:12 e Galati 3:28 insegnano che per Dio non vi è alcuna differenza tra i credenti ebrei e quelli non ebrei.


D: In Genesi 12:1, esiste qualche prova, al di fuori della Bibbia, che il vero Dio si sia rivelato a qualcun altro ai tempi di Abramo o prima?

R: Sì. Innanzitutto due fatti di contesto tratti dalla Bibbia, e poi la risposta.

B1. In Genesi 14:18-20, Melchisedek era re di Salem e sacerdote dell’Altissimo Dio, che egli chiamava El Elyon. Tuttavia, non terremo conto di Melchisedek poiché è menzionato solo nella Bibbia, e Melchisedek potrebbe essere stato un’apparizione preincarnata di Cristo.

B2. In Genesi 24:50, i parenti di Abramo in Siria (tra gli Aramei) credevano nel Signore.

La risposta:

A1. Anche i testi ugaritici (provenienti dalla cultura che si sviluppò nell’odierna Siria e nel Libano) menzionano un Dio personale chiamato «El» e utilizzavano l’espressione «El Elyon» per indicare il Dio Altissimo, proprio come faceva Melchisedek. Purtroppo, nella cultura ugaritica era in atto un processo di sincretismo e, alla fine, essi adoravano «El» solo come uno dei tanti dei.

A2. In Cina, prima dell’arrivo del buddismo subito dopo Cristo e prima del confucianesimo e del taoismo, risalenti a qualche centinaio di anni prima di Cristo, si adoravano numerosi idoli. Tuttavia, in precedenza, si adorava un unico Dio Supremo, che chiamavano Shang-di. I primi riferimenti scritti a Shang-di in Cina risalgono al 2600 a.C., ovvero circa 400-500 anni prima di Abramo! Purtroppo, durante la dinastia Zhou, intorno al 1000 a.C., si decise che nessuno fosse degno di adorare Shang-di se non l’Imperatore, e il culto di Shang-di tra le masse si estinse. Alcuni secoli fa, i cristiani in Cina erano profondamente divisi sulla questione se la Bibbia cinese dovesse utilizzare sempre il termine generico per indicare la divinità, ovvero «Shen», oppure ricorrere anche all’antico termine «Shang-di». Prevalse quest’ultima opinione, e le Bibbie cinesi utilizzano sia «Shang-di» che «Shen».

L’imperatore cinese adorava Shang-di sacrificando un toro su un altare di marmo bianco durante il «Sacrificio di Confine», documentato da Confucio nello Shu Jing (Libro della Storia), dove egli riferisce che l’imperatore Shun (2256-2205 a.C.) lo praticava. Tale rituale cessò nel 1911 d.C. Ecco una parte di quanto veniva recitato durante il sacrificio:

«In tempi remoti, all’inizio, regnava il grande caos, informe e oscuro. I cinque elementi [i pianeti] non avevano ancora iniziato a ruotare, né il sole e la luna a risplendere. Voi, o Sovrano Spirituale, per primo separaste le parti più grossolane da quelle più pure. Voi creaste il cielo. Voi creaste la terra. Voi creaste l’uomo. Tutte le cose, con il loro potere riproduttivo, ottennero l’esistenza». Per ulteriori informazioni su Shang-di, si veda un articolo di Ethel Nelson in *Creation ex Nihilo*, vol. 20, n. 3, giugno-agosto 1998, pagg. 50-53.

I coreani hanno un’antica tradizione simile riguardo a uno Shang-di, che chiamano Hananim. Un’antica tradizione coreana legata a Tan-gun narrava che Hananim avesse un figlio che desiderava vivere tra gli uomini. Potete leggere ulteriori informazioni su Shang-di, Hananim e altre rivelazioni antiche che apparentemente riguardavano il vero Dio nel libro *Eternity in Their Hearts*.


D: In Genesi 12:1-3,7, in che modo Dio mantenne le Sue promesse ad Abramo?

R: Dio le ha mantenute incondizionatamente, indipendentemente da ciò che Abramo fece.

Dio fece di Abramo una grande nazione. In realtà, Abramo fu l’antenato sia degli Israeliti che di molti Arabi. (Genesi 12:2)

Dio avrebbe benedetto Abramo. Abramo visse e morì come uomo molto ricco, oltre ad avere numerosi discendenti. (Genesi 12:2)

Dio rese grande il nome di Abramo. Il suo nome è tenuto in grande considerazione ovunque si trovino cristiani, ebrei e musulmani. (Genesi 12:2)

Dio benedirà coloro che benediranno Abramo e maledirà coloro che lo malediranno. I paesi che hanno accolto gli ebrei hanno ricevuto una grande benedizione, mentre quelli che li hanno maledetti, come la Germania nazista, hanno sofferto enormemente. (Genesi 12:3)

I discendenti di Abramo hanno posseduto la terra di Palestina. (Genesi 12:7)


D: In Genesi 12:1-5 Dio sta parlando ad Abramo, oppure si tratta di una ripetizione di quanto Dio disse ad Abramo in Genesi 12:4b-9?

R: Non si tratta di una ripetizione. In Genesi 12:1-4a Dio ordinò ad Abramo di fare qualcosa senza specificare se Abramo lo avesse fatto o meno. Genesi 12:4b-9 ci dice che Abramo fece ciò che Dio gli aveva detto, con l’unica differenza che Abramo portò con sé anche Lot.


D: In Genesi 12, potrebbe Abramo aver scritto ciò che i mormoni considerano una scrittura sacra, denominata «Il Libro di Abramo»?

R: No. Innanzitutto, alcune informazioni di base sul «Libro di Abramo» mormone e sull’importanza della frode, seguite dalla prova che si tratta effettivamente di una frode. Questo materiale è stato tratto da testi precedentemente redatti sul mormonismo.

Contesto:

Il «Libro di Abramo» mormone fa parte della Scrittura mormone «La Perla di Gran Prezzo». Esso costituisce la base della dottrina mormone contro i neri, che ha impedito ai neri di ottenere mai il sacerdozio mormone. La dottrina contro i neri è stata modificata (dal dio mormone?) nel 1978.

Il «Libro di Abrahamo» mormone fu redatto sulla base di antichi rotoli egizi che Joseph Smith ottenne nel luglio 1835, i quali, secondo quanto da lui affermato, contenevano gli scritti di Abrahamo e di Giuseppe. Egli non conosceva l’antico egizio, lingua che all’epoca pochi sapevano leggere. Dichiarò che Dio lo aveva divinamente ispirato a tradurre alcuni di questi rotoli in inglese, ed è così che nacque il «Libro di Abrahamo» mormone.

Un tempo si riteneva che questi rotoli egizi fossero andati perduti e distrutti, ma undici di essi furono rinvenuti al Metropolitan Museum di New York e donati alla Chiesa mormone nel 1967.

Importanza della frode:

Si diceva che il Libro di Mormon fosse stato tradotto dalla stessa lingua del Libro di Abrahamo. Se Joseph Smith non era in grado di tradurre l’uno, allora non aveva tradotto nemmeno l’altro, e nessuna delle sue Scritture può essere considerata attendibile. Inoltre, se il rotolo fosse una scrittura pagana dedicata a un dio idolo, Joseph Smith sarebbe un profeta, un veggente e un rivelatore della sua guida, l’idolo del rotolo.

Ecco cosa affermò Joseph Smith riguardo alla traduzione: «Una traduzione di alcuni antichi documenti, giunti nelle nostre mani dalle catacombe d’Egitto. — Gli scritti di Abrahamo redatti di proprio pugno su papiro». Perla di Gran Prezzo, pag. 29.

Prova della frode:

Esistono tre motivi per cui sappiamo che si tratta delle pergamene egizie che Joseph Smith tentò di tradurre.

1. Tre dei quattro manoscritti originali del Libro di Abrahamo presentavano geroglifici egizi a margine. Degli ottanta e rotti geroglifici egizi presenti sul rotolo, 20, 13 e 10 erano riportati rispettivamente sui manoscritti n. 1, n. 2 e n. 3. Laddove vi erano lacune nel rotolo, nei tre manoscritti sono stati aggiunti rispettivamente 7, 6 e 6 geroglifici ricostruiti. Da ciò possiamo essere certi che questo rotolo egizio fosse proprio quello utilizzato da Joseph.

2. Joseph inventò una grammatica della lingua egizia. Il volume rilegato di trentaquattro pagine, intitolato *Alfabeto e grammatica egizia*, è tuttora in possesso della Chiesa. Questo manuale linguistico illustra molti dei geroglifici egizi presenti sulla pergamena. Nell’*Alfabeto e grammatica egizia* figura una «traduzione» in inglese molto simile a quella contenuta nel Libro di Abrahamo. Alcuni considerano questo fatto uno dei più compromettenti a sfavore dell’ispirazione che Joseph sosteneva di aver ricevuto.

3. Le illustrazioni all’inizio sia del rotolo egizio che del Libro di Abrahamo di Smith sono identiche. L’unica differenza consiste in un punto tracciato a matita sull’illustrazione egizia che è stato riempito nell’illustrazione mormone. Non solo le illustrazioni sono state copiate alla lettera, ma anche le didascalie delle immagini n. 2 e n. 3, relative agli idoli egizi, sono state riportate nelle Scritture mormoni.

La traduzione effettiva:

Smith pensava di stare traducendo questi geroglifici. Legga la traduzione effettiva del dottor Klaus Baer nella pagina seguente. (Dialogue: A Journal of Mormon Thought: Autunno 1968, pagg. 119-120.)

«Osiride sarà condotto nel Grande Stagno di Khons — e allo stesso modo Osiride Hor, giustificato, nato da Tikhebyt, giustificato — dopo che le sue braccia saranno state poste sul suo cuore e il Permesso di Respirare (che [Iside] ha realizzato e sul quale sono incise scritte sia all’interno che all’esterno) sarà stato avvolto in lino regale e posto sotto il suo braccio sinistro vicino al cuore; il resto delle bende della mummia dovrà essere avvolto sopra di esso. L’uomo per il quale questo libro è stato copiato respirerà per sempre come fanno i bas degli dei.» (I bas sono anime.) A pag. 111 il dottor Baer affermò: «Joseph Smith pensava che il suo papiro contenesse il Libro di Abrahamo.»

Smith tradusse migliaia di parole inglesi da questi geroglifici. Joseph affermò che si trattava degli scritti di Abramo e della parola del suo dio. In realtà, si trattava di una variante del Libro dei Morti, un libro magico pagano egizio pieno di dei e dee pagane, spesso sepolto insieme alle mummie.

Il dottor Richard Parker della Brown University, in una lettera personale indirizzata a Marvin Cowen e datata 9 gennaio 1968, affermò: «5. Ho visionato l’Alfabeto e la Grammatica egizia di Joseph Smith. L’interpretazione dei segni che si suppone siano egizi non presenta alcuna somiglianza con il significato loro attribuito dagli egittologi».

Cinquant’anni fa il dottor A.B. Mercer affermò: «Qualsiasi mio allievo che dimostrasse una tale assoluta ignoranza dell’egizio come fa Smith non potrebbe assolutamente aspettarsi di ottenere più di zero in un esame di egittologia» (Improvement Era, vol. 16, pag. 615). Ciò vale ancora oggi.

Il dottor John A. Wilson ha affermato: «... per quanto mi riguarda, vedo frammenti di due o forse tre papiri diversi e ognuno di essi sembra un tradizionale Libro dei Morti.» (lettera del 5 gennaio 1968.)

Dettagli delle immagini

Esaminiamo ora le tre immagini contenute nel Libro di Abrahamo e le didascalie che le accompagnano, tratte da una delle pergamene e dal volume 3 di *Times and Seasons*.

I testi e le immagini raffigurano tipiche scene funerarie egizie con idoli egizi. Joseph insegnò che queste immagini rappresentavano Abrahamo e il vero Dio.

Facsimile n. 1:

Hor, il figlio giustificato di colui che detiene gli stessi titoli.

Facsimile n. 2

Concedete che l’anima di Osiride Sheshonk possa vivere

Io (Min) sono un toro in accoppiamento senza pari.

Possa questa tomba non essere mai profanata.

Faksimile n. 3

O dei di . . ., dei delle Caverne, dei del sud, del nord, dell’ovest e dell’est, concedete il benessere a Osiride Hor, il giustificato

Conclusione:

Il dio di Smith lo ha ingannato. La traduzione di Joseph Smith è priva di valore. Se cercate il Signore, caro mormone, vi prego di lasciare la Chiesa mormone, di rifiutare l’inganno di Joseph e di affidare la vostra vita all’Altissimo Dio tramite Gesù Cristo, Suo Figlio.


D: In Genesi 12:4, come poteva Abramo avere 75 anni quando lasciò la città di Haran dopo la morte di Terah? In Genesi 11:26, poiché Terah aveva 70 anni quando ebbe i suoi tre figli, Atti 7:4 afferma che Abramo lasciò Haran dopo la morte di Terah, e Terah morì a 205 anni (Genesi 11:32), quindi i suoi tre figli avrebbero avuto 135 anni.

R: A meno che Abramo, Nahor e Haran non fossero tre gemelli (il che è improbabile), Genesi 11:26 si riferisce al fatto che Terah avesse 70 anni quando iniziò ad avere figli. Abramo nacque solo quando Terah aveva almeno 130 anni.


D: In Genesi 12:8, gli archeologi hanno portato alla luce la città di Ai?

R: No. Non sono stati rinvenuti i resti di una piccola città che, secondo quanto riportato, sarebbe stata completamente distrutta.


D: In Genesi 12:10-19, esistono prove extra-bibliche dell’arrivo in Egitto di persone provenienti da Canaan o da altre parti del Medio Oriente?

R: Sì, ce ne sono. Un dipinto tombale a Beni Hasan, in Egitto, raffigura degli «asiatici». La tomba n. 3, di Khnumhotep, mostra 37 semiti giunti in Egitto per commerciare. Avevano capelli neri, barbe appuntite, lunghi mantelli, archi e bastoni da lancio. Il *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, a pag. 139, indica che tale raffigurazione è datata al 1892 a.C.

Si sa che l’alfabeto fu utilizzato per la prima volta dai semiti in Egitto nel 1800 a.C. o anche prima, a nord di Luxor. (Cfr. BAR, gennaio/febbraio 2000, pag. 12)

Anche i cammelli raffigurati negli affreschi del tempio di Hatshepsut, nei pressi di Tebe, risalgono all’epoca di Abramo.


D: In Genesi 12:10-19 fu Abramo a dire che sua moglie era sua sorella in Egitto, oppure fu Isacco a farlo a Gerar in Genesi 26:2-11? (Un cristiano liberale ha sollevato la questione come un caso di duplicazione, a dimostrazione del fatto che la Genesi sia stata scritta da più autori.)

R: Non si tratta di una duplicazione; si tratta di due eventi distinti. Probabilmente Isacco prese questa cattiva idea dall’esempio di suo padre.


D: In Genesi 12:10-20 e in Genesi 20:1-18 Dio ha forse approvato la menzogna di Abramo?

R: No. La Bibbia ha riportato con onestà, ma non ha mai approvato la menzogna di Abramo a causa della sua mancanza di fede nella protezione di Dio. Anche i grandi uomini di Dio peccano, e quindi non dovremmo scoraggiarci quando pecchiamo.

Dio benedisse Abramo per la sua fede, non perché fosse senza peccato, ma nonostante il suo peccato.

Solo Dio è perfetto. Il nostro obiettivo è tendere alla perfezione, che raggiungeremo solo in Paradiso. Si veda la discussione su Genesi 19:30-36.


D: In Genesi 12:16, quali altre prove abbiamo della presenza di cammelli in Medio Oriente, al di fuori dell’Egitto, in quel periodo storico?

R: Abbiamo almeno quattro prove:

1. Un testo sumero recita: «O Dummuzi, procurami del latte di cammello – il latte del cammello è dolce, la panna del cammello è dolce» (Oppenheim, A. (1960) Dizionario assiro di Chicago, vol. 7)

2. Una targa rinvenuta a Tell Asmar, in Iraq, risalente al 2500-2000 a.C., raffigura un cavaliere in sella a un cammello dromedario (Dostal, W. (1959) «The Development of Bedouin Life in Arabia Seen from Archaeological Material». In A. Abdalla et al., Studies in the History of Arabia, vol. 1, pagg. 16, 13)

3. Un sigillo siriano del XVIII secolo a.C. raffigura due persone in sella a un cammello battriano (Porada, E. (1977) “A cylinder Seal with a Camel in the Walters Art Gallery.” Journal of the Walters Art Gallery 36).

4. Un elenco siriano del XVIII secolo a.C. menziona «una [misura] come foraggio per il cammello» (Wiseman, D. (1950) «Ration Lists from Alalakh VII». Journal of Cuneiform Studies 13).

Si veda Stephen Caesar, «Science, Scholarship and Scripture - Domesticated Camels in Genesis» in Christian News, 6 agosto 2001, p. 17.


D: In Genesi 13:1-18, fu Lot a scegliere dove avrebbe vissuto Abramo, oppure fu Dio a concedere ad Abramo la Terra Promessa in cui vivere?

R: Entrambe le cose. La «concorrenza» è la dottrina secondo cui Dio utilizza eventi e persone, anche se fuorviate o malvagie, per realizzare la Sua volontà e mantenere le Sue promesse. Abramo permise a Lot di scegliere tra la sponda orientale e quella occidentale del Giordano, e Lot scelse la sponda orientale. Sebbene Dio avesse fatto sì che Abramo si trasferisse in quella zona, Egli aveva anche previsto specificatamente che Abramo avrebbe avuto la sponda occidentale del fiume Giordano. Dio si servì della scelta di Lot per realizzare la Sua volontà.


D: In Genesi 13:1-18, cosa si fa quando c’è un disaccordo tra due persone, o due parti, e non si intravede alcuna speranza di risolvere la controversia?

R: È bene innanzitutto collaborare per cercare di risolvere il disaccordo. Una cosa che aiuta è cercare di guardare alla situazione dal punto di vista dell’altra persona. Poi cercate di aiutarla a considerarla dal vostro punto di vista. Mostrate loro quale sia la vostra migliore alternativa nel caso in cui non si raggiunga un accordo. Chiedete loro cosa farebbero se fossero al vostro posto. A volte, come quando si «infila il filo nell’ago», esiste una via di mezzo che consente di dare a ciascuna parte gran parte di ciò che desidera.

A volte non è possibile alcun compromesso o soluzione. A volte la separazione è la scelta migliore, e occorre solo separarsi da amici. Quando vi separate, fatelo nei migliori termini possibili, con il perdono se necessario. Sebbene Abramo e Lot non avessero alcun disaccordo tra loro, in una determinata zona non c’era erba a sufficienza per entrambe le loro mandrie messe insieme. Pertanto, dovettero separarsi; non c’era altra via d’uscita.

Naturalmente, la riconciliazione è preferibile alla separazione. Ma affinché la riconciliazione abbia successo, entrambe le parti, non solo una, devono essere disposte a riconciliarsi.


D: In Genesi 13:8 e 29:15, in che senso questi uomini erano fratelli?

R: In Genesi 13:8 Abramo chiama Lot «fratello», mentre in Genesi 29:15 Labano chiama Giacobbe «fratello». La Bibbia riporta che Abramo e Labano esprimevano sia i loro sentimenti di vicinanza sia il loro legame di parentela, ma in realtà non erano fratelli.

La guida scettica «Asimov’s Guide to the Bible», alle pagine 819-820, non ravvisa alcun problema in ciò, ma aggiunge che in questi casi di solito vengono forniti sufficienti dati genealogici per consentirci di conoscere l’esatta relazione. Questo non è il caso dei fratelli di Gesù, per cui probabilmente erano fratellastri biologici.


D: In Genesi 13:12, Lot piantò la sua tenda vicino a Sodoma, oppure, come riportato in Genesi 14:12, Lot viveva a Sodoma?

R: Probabilmente entrambe le affermazioni sono vere, in momenti diversi. Essere nomadi significava potersi spostare facilmente. Lot aveva certamente la sua tenda lontano da Sodoma prima di separarsi dal gruppo di Abramo. Successivamente la aveva sicuramente vicino a Sodoma e, in seguito, nell’area circostante controllata da Sodoma (la grande Sodoma). In seguito visse a Sodoma (in una tenda o in una casa). Più avanti, in Genesi 19:3, Lot possedeva una casa a Sodoma.


D: In Genesi 14:1-2, chi sono questi re?

R: Ciò avvenne intorno al 2000 a.C., quindi non sorprende che non si riescano a individuare alcuni di questi sovrani. Tuttavia, Elam era una grande potenza, avendo conquistato la città di Ur di Abramo intorno al 2004 a.C. Shinar è il termine utilizzato sia dall’Antico Testamento che dagli Egizi per indicare la Babilonia. Chederlaomer suona simile a kudur (che in elamita significa «servo») e a Lagamar (una dea elamita). Cheder (= Kudur) era la prima parte del nome di molti re elamiti. Tidal sembra correlato al nome ittita Tudhaliya, e vi furono almeno cinque re ittiti successivi di nome Tudhaliya. Le città di Si-da-mu (Sodoma) e I-ma-ar (Gomorra) sono menzionate nelle tavolette di Ebla, redatte tra il 2400 e il 2250 a.C. Non disponiamo di alcuna testimonianza relativa ad Arioch di Ellasar, ma esistono prove storiche indipendenti dell’esistenza di un re Ariochu di Larsa, un’importante città sumera. Inoltre, in *History of Israel*, a pag. 61, si afferma che Arriyuk(ki) o Arriwuk(ki) è noto sia a Mari che a Nuzi come nome hurrita.

Secondo John Warwick Montgomery in *Evidence for Faith*, a pag. 157, in passato si identificava Amrafel con Hammurabi, ma ciò è errato. Egli afferma inoltre che si preferisce la forma «Arioch» a «Ariochu», poiché «Arioch» era un nome comune di quell’epoca. Si trattava di un nome hurrita, nonché del nome di un re di Mari (circa 1750 a.C.), e compare nelle tavolette rinvenute nella città di Nuzi (1500 a.C.). Trattandosi di un nome comune, un numero indefinito di re provenienti da un numero indefinito di province minori, sconosciute al mondo moderno, avrebbe potuto portarlo.

In sintesi, questi nomi insoliti furono utilizzati solo durante questo ristretto periodo storico. È altamente improbabile che qualcuno avrebbe potuto scrivere questi nomi, a meno che non disponesse di una conoscenza accurata della storia di quel tempo.


D: In Genesi 14:1-2, come è possibile che vi fossero «confederazioni» di re in guerra tra loro?

R: Ci sarebbero state pochissime confederazioni di re prima della caduta della potente città-stato di Ur nel 2004 a.C. Ci sarebbero state pochissime confederazioni dopo l’ascesa di Hammurabi nell’Antica Babilonia intorno al 1700 a.C. Tuttavia, nel periodo compreso tra la distruzione di Ur da parte degli Elamiti nel 2004 a.C. e l’incursione degli Elamiti a Babilonia nel 1725 a.C., Montgomery osserva che le confederazioni erano comuni.

Nessuno ai tempi di Mosè avrebbe cercato di inventare una storia che suonasse credibile sulle confederazioni di re, poiché predominavano imperi monolitici. Il fatto che qualcuno menzioni confederazioni di questo tipo dimostra che egli possedeva una conoscenza accurata di quel periodo storico. Secondo Evidence for Faith, pp. 157-164, una lettera rinvenuta a Mari menziona coalizioni di dieci, quindici e venti re. Inoltre, sono note almeno altre cinque confederazioni.


D: In Genesi 14,1-17, esistono prove extra-bibliche dell’esistenza di Sodoma, Gomorra e delle altre città?

R: Sì. In precedenza non ve ne erano, finché gli archeologi non hanno rinvenuto le tavolette di Ebla. In esse si menzionano si-dam-mu (Sodoma) e sa-ba-i-im (Zeboiim). (Giulio Africano [200-245 d.C.] la chiama Seboim.) I-ma-er è probabilmente Gomorra.


D: In Genesi 14:5, cosa significa «Ashteroth-Karnaim»?

R: Vi sono due possibilità.

1. Potrebbe significare «Ashtarte dalle due corna», poiché questa dea era raffigurata con due corna a Gezer e a Bet-Shan.

2. È più probabile che si riferisca alla città di Ashteroth, situata nei pressi di Karnaim, per distinguerla da altre città che prendono il nome dalla dea.


D: In Genesi 14,5-6; 36,20 e Deuteronomio 2,12.22, chi sono gli Horei?

R: Gli Horei provenivano dall’odierna Armenia. Furono menzionati per la prima volta al tempo di Sargon di Akkad, nel XXIV secolo a.C.


D: In Genesi 14,14, come poterono Abramo e i suoi alleati, solo 318 uomini, sconfiggere un esercito invasore costituito da un’alleanza di quattro grandi re?

R: Genesi 14:15 suggerisce che non si trattasse di una battaglia campale. Probabilmente si trattò di un’incursione notturna a sorpresa da parte di truppe a cavallo contro un esercito impreparato. Nel deserto vi sarebbero stati pochi cavalli, e poche persone a est dell’Egitto possedevano cammelli, ad eccezione di Abramo. Pertanto, un attacco fulmineo da parte di truppe a cavallo sarebbe stato del tutto inaspettato provenendo dal deserto. In secondo luogo, Abramo era alleato con altri tre capi, e la loro partecipazione al bottino dimostrava che anche loro avevano preso parte all’incursione. Naturalmente, anche Dio potrebbe aver dato il Suo aiuto.


D: In Genesi 14:14, come si colloca l’incursione di Abramo rispetto ad altri attacchi a sorpresa della storia?

R: A quanto pare l’esercito si ritirò da Dan a Damasco, a circa 40 miglia (64 km) di distanza, quindi l’esercito di Abramo vinse «la battaglia». Esaminiamo gli attacchi a sorpresa, gli attacchi contro eserciti più grandi e, infine, consideriamo la questione dal punto di vista dei nemici. Alcuni di questi dati provengono dall’Enciclopedia Britannica.

In primo luogo esamineremo gli attacchi a sorpresa.

Nella battaglia di San Jacinto del 1836, Sam Houston e 743 soldati inesperti sferrarono un’incursione diurna contro 1.800 soldati messicani e ne uscirono vittoriosi.

Nella battaglia di Trenton, Washington attraversò il Delaware di notte, cogliendo di sorpresa i mercenari dell’Assia e catturandone 1.000.

Nella foresta di Teutoburgo, Arminio il Germano uccise 14.000 soldati romani esperti in una battaglia a sorpresa.

Esaminiamo ora alcune vittorie ottenute contro ogni pronostico.

Nella battaglia di Maratona del 490 a.C., 10.000 Greci sconfissero 20.000 Persiani.

A Canne, nel 216 a.C., 56.000 cartaginesi (con una cavalleria impiegata in modo efficace) sconfissero 86.000 romani.

Ad al-Qadissiyat nel 636/637 d.C., 30.000 musulmani sconfissero 120.000 persiani.

A Farsalo, nel 48 a.C., Giulio Cesare e 20.000 soldati sconfissero Pompeo e 45.000 soldati.

A Dorylaeum nel 1097, 70.000 crociati sconfissero 250.000 musulmani, uccidendone circa 30.000. (I crociati indossavano armature, ma d’altra parte anche i soldati di Abramo potrebbero averne indossate, mentre l’esercito invasore se le era tolte.)

Anche Alessandro Magno contro i Persiani, Giulio Cesare contro i Galli e gli Elvezi, Belisario, Napoleone e altri sconfissero forze di gran lunga superiori, sebbene su scala più ampia. Non disponiamo dei dati relativi a questi eserciti, tranne che Giulio Cesare aveva solo 10.000 uomini quando invase la Britannia.

Il punto di vista dei nemici: supponiamo che Lei sia un soldato elamita, scelto per far parte di un gruppo d’élite incaricato di recarsi in una missione lontana per punire Sodoma. Lei sa che proprio fuori dalla Sua tenda si trova un gran numero di nemici, ma si tratta di prigionieri: disarmati e ben sorvegliati. Nel cuore della notte venite svegliati da truppe a cavallo di un nuovo nemico sconosciuto che piombano sul posto e uccidono i vostri compagni. Non solo stanno facendo questo, ma se vi rubano gli animali o liberano e armano i prigionieri, allora siete spacciati. Fate la cosa più sensata e fuggite nella direzione opposta all’attacco, per poi ricongiungervi con i vostri compagni in un secondo momento.

Naturalmente, a prescindere da tutti questi fattori, è probabile che Dio abbia aiutato le truppe di Abramo a seminare il panico e a mettere in fuga il nemico. Per un esempio ancora più eclatante di come Dio abbia contribuito al successo di un attacco a sorpresa, si veda la battaglia di Gedeone contro i Madianiti in Giudici 7:6-25.


D: In Genesi 14,17-20, cosa c’è di interessante in questa struttura?

R: Genesi 14:17-20 descrive la tentazione della vittoria e l’incontro con due re. Ciò è presentato come un chiasmo, un espediente poetico comune nella letteratura ebraica.

Il re di Sodoma 14:17

- Il re di Salem incontrò Abramo 14:18

- - Il re di Salem benedisse Abramo 14:19-20

Il re di Sodoma offrì ad Abramo il bottino 14:21

Per Abramo sarebbe stato forse più facile rifiutare l’offerta del re di Sodoma dopo la benedizione di Melchisedek.


D: In Genesi 14:18-19, come poteva Melchisedek, presumibilmente un cananeo maledetto, trovarsi nella posizione di benedire Abramo?

R: Melchisedek è una figura misteriosa nella Bibbia. Alcuni hanno ipotizzato che Melchisedek fosse un’apparizione preincarnata di Cristo. Altri sostengono che Melchisedek fosse un uomo pio (forse cananeo o forse no) che rappresentava semplicemente un’immagine di Cristo. Anche se Melchisedek fosse stato un cananeo, nulla impedisce a Dio di istruire e santificare persone di qualsiasi nazionalità.

Come nota a margine, la setta ebraica di Qumran attribuiva grande importanza a Melchisedek in quanto liberatore celeste, che avrebbe proclamato la salvezza di Dio.


D: In Genesi 14:18, quanti anni ha la città di Gerusalemme?

R: Riteniamo che sia stata fondata intorno al 3000 a.C. Le prime cronache egizie chiamano la città «Urusalim», il che implica che la parte «salem» di Gerusalemme risalga almeno quanto la parte «Jebus».


D: Genesi 14:18 insegna l’esistenza di un «sacerdozio di Melchisedek» composto da persone, come sostengono i mormoni?

R: No. Genesi 14 menziona solo un individuo di nome Melchisedek. Ebrei 7:23-24 afferma che questo Melchisedek era un tipo di Gesù. Nulla nella Bibbia suggerisce che oggi abbiamo bisogno di altri sacerdoti oltre a Gesù.


D: In Genesi 15, che cos’è esattamente un’alleanza e in che modo l’alleanza tra Dio e Abramo era insolita?

R: Un patto è un accordo reciproco tra parti; le parti possono essere alla pari, come nel caso di un accordo commerciale, oppure può trattarsi di un rapporto tra un re sovrano e un vassallo di rango inferiore. Oltre ad essere un patto tra l’uomo e Dio, questo patto era insolito perché costituiva una promessa unilaterale da parte di Dio; Abramo non doveva fare nulla.


D: In Genesi 15, Dio stipulò un’alleanza con Abramo in questo punto, oppure in Genesi 17 dopo la nascita di Ismaele? (Un cristiano liberale ha sollevato questa questione come prova del fatto che la Genesi sia stata scritta da più autori.)

R: Sia l’alleanza originaria in Genesi 15 sia la successiva conferma in Genesi 17 sono vere. Forse, alcuni decenni più tardi, in Genesi 15, Dio stipulò un’alleanza formale con Abramo, accompagnata da un sacrificio, e gli promise un figlio. In Genesi 17:2, dopo la nascita di Ismaele, Dio confermò la Sua alleanza con Abramo, e un segno di ciò fu il rito della circoncisione. La conferma dell’alleanza era essenziale in questo caso perché Dio doveva correggere il modo di pensare di Abramo. Abramo pensava erroneamente che le promesse dell’alleanza si sarebbero adempiute attraverso Ismaele.

Un secondo esempio di conferma di un’alleanza si ha quando, dopo che Dio permise agli Israeliti di essere sconfitti ad Ai, essi confermarono l’alleanza stipulata sul Monte Ebal in Giosuè 8:30-35.

A volte anche un cristiano, che ha già stretto un’alleanza con Dio, dovrebbe dedicare un momento alla conferma della propria alleanza.

È interessante notare che Dio strinse un’alleanza con Abramo e la confermò proprio prima della nascita di Isacco. Successivamente Dio fece la promessa di mandare il Messia e la confermò con Giovanni Battista proprio prima dell’inizio del ministero pubblico di Gesù.


D: In Genesi 15:2, cosa c’è di insolito nel nome di Eliezer?

R: Forse nulla, ma il «The Expositor’s Bible Commentary», volume 2, pagg. 131-132, afferma che «difficilmente potrebbe trattarsi di una coincidenza» il fatto che il valore delle lettere del nome di Eliezer in ebraico sia 318, lo stesso numero di guerrieri che Abramo aveva in Genesi 14:14.


D: In Genesi 15:2, era prassi comune designare un erede che non appartenesse alla propria linea di sangue?

R: Non sappiamo quanto fosse comune, ma le tavolette di Nuzi riportano che a Ur una coppia poteva adottare un figlio che li avrebbe aiutati nella vecchiaia e, in cambio, il figlio sarebbe diventato erede.


D: In Genesi 15:10, Abramo sbagliò a non tagliare a metà gli uccelli, come sostiene il falso maestro cristiano Rev. Moon nel *Principio Divino*, 5ª ed. 1977, pagg. 269, 507?

R: No. Ai sacerdoti non era mai consentito tagliare a metà gli uccelli, come indicato in Levitico 1,17 e 5,9.


D: In Genesi 15:13, gli Israeliti rimasero in Egitto per 430 anni o furono oppressi per 400 anni?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. Si veda la discussione su Atti 7:6 per comprendere come gli Israeliti abbiano vissuto in Egitto per 30 anni prima di essere ridotti in schiavitù per 400 anni.


D: In Genesi 15:16, come è possibile che gli Israeliti siano stati ridotti in schiavitù per sole quattro generazioni, dal momento che in Genesi 15:13 si afferma che lo furono per 400 anni?

R: In Genesi 15:13,16, ad Abramo — che probabilmente intendeva una generazione come un periodo di 100 anni — fu detto: 400 anni, 4 generazioni. Mosè, ad esempio, visse fino a 120 anni.


D: In Genesi 15:16 l’Esodo avvenne nella quarta generazione o nella sesta, come suggeriscono 1 Cronache 2:1-9 e Matteo 1:3-4?

R: Due punti da considerare nella risposta.

1. Tutto dipende da quanto si considera lunga una generazione. Abramo e Sara ebbero Isacco quando avevano rispettivamente 100 e 90 anni. In questo passo Dio stava parlando ad Abramo.

2. Ipoteticamente, non ci sarebbe alcun errore anche se la Bibbia avesse indicato un numero qualsiasi, purché lo stesso passo avesse definito adeguatamente il concetto di generazione. In realtà, le «quattro generazioni» di Genesi 15:16 sono definite come un periodo di schiavitù di esattamente «400 anni» in Genesi 15:13.


D: In Genesi 15:17 e Genesi 19:23, perché la Bibbia afferma che il sole «tramonta» e «sorge»?

R: Glielo dirò dopo il tramonto. Scherzi a parte, proprio come noi utilizziamo espressioni idiomatiche e gergali comuni per esprimerci, anche la Bibbia ricorre a espressioni idiomatiche ebraiche e greche.


D: In Genesi 15:18, che cos’è il fiume d’Egitto?

R: Probabilmente non si tratta del fiume Nilo, bensì di un piccolo corso d’acqua chiamato Wadi el-Arish, situato nella parte orientale della penisola del Sinai. Potrebbe trattarsi sia del Wadi el-Arish sia del ramo orientale del fiume Nilo.


D: In Genesi 15:18, poiché Dio aveva promesso ai discendenti di Abramo tutta la terra fino al fiume Eufrate, perché non ricevettero quella terra?

R: I regni di Davide e Salomone si estendevano effettivamente fino all’Eufrate. Inoltre, potrebbero entrare in possesso di quella terra nel futuro Millennio.


D: In Genesi 16:1, dato che Abramo e Sarai non avevano figli, come poté Abramo avere altri figli dopo Isacco? (Questa domanda è stata posta da un musulmano)

R: Genesi 16:1 mostra che era Sarai, non Abramo, ad essere sterile. Abramo ebbe altri figli (con la moglie Ketura), ma Sarai no.


D: In Genesi 16:1-4, Abramo commise adulterio con Agar? (La domanda è stata sollevata da un musulmano)

R: No, Ismaele non era frutto di adulterio; non era illegittimo. Quattro punti da considerare nella risposta.

Le concubine erano legali: la poligamia era consentita nell’Antico Testamento e Sara diede Agar ad Abramo come concubina. Pertanto, ciò che Abramo fece era «legale» sia secondo quanto Dio gli aveva rivelato e secondo la successiva Legge mosaica, sia secondo la legislazione mesopotamica dell’epoca.

Esempi simili: Inoltre, ciò non è così insolito come potrebbe sembrare ad alcuni lettori moderni. Esempi simili di una serva che sostituisce una moglie sterile si trovano nelle leggi del Codice di Hammurabi, nelle Tavole di Nuzi, nelle Tavole di Alalakh e nelle Tavole di Mari. Tuttavia, se una pratica è sia comunemente diffusa che «legale», ciò non significa necessariamente che piaccia a Dio. Genesi 16:4-5 mostra che Sara si pentì ben presto della sua azione.

Agare era orgogliosa del proprio status: Agare non aveva alcuna obiezione a diventare la moglie di Abramo. Anzi, in seguito Agare si prese gioco di Sarai (Genesi 16:4,5). Nell’Antico Testamento, mentre sposare una prigioniera era accettabile, in nessun punto il sesso al di fuori del matrimonio veniva giustificato se non come immoralità malvagia.

Al contrario, ai musulmani è consentito costringere le proprie prigioniere ad avere rapporti sessuali con loro, anche se non sono sposati con loro. Si vedano Bukhari, vol. 3, libro 46, cap. 13, nn. 717, 718, pagg. 431-432; vol. 9, libro 93, cap. 18, n. 506, pag. 372; Sahih Muslim 2:3371-3374; Abu Dawud, vol. 2, nn. 2150, 2167 per ulteriori informazioni.

In conclusione, Dio è santo, Abramo non era un adultero e i cristiani hanno uno standard di santità più elevato di quello che Maometto richiedeva ai suoi compagni negli Hadith.


D: In Genesi 16:1-4, quali sono alcuni esempi, a sua conoscenza o tratti dalla storia, in cui i credenti hanno scendendo a compromessi?

R: Quando Costantino divenne imperatore, sembrò che fosse iniziata l’età dell’oro del cristianesimo sulla terra.

Abramo che definì Sara sua sorella per due volte (Genesi 12:11-20; 20:1-2)

La splendida veste babilonese di Acan, i 200 sicli d’argento e una barretta d’oro (Giosuè 7:20-23)

Cristo a Pietro: «Vattene via da me, Satana» (Matteo 16:23)

Giuda per 30 monete d’argento. Forse per costringere anche Gesù ad agire. (Matteo 26:14-16)

Anania e Saffira che vendono il campo e affermano di aver donato tutto il ricavato. (Atti 5:1-11)

Demas, perché amava questo mondo (2 Timoteo 4:10)

Martin Lutero e gli ebrei

La «normalità» della schiavitù in America. Un terzo degli abitanti del Sud erano schiavi. Il Proclama di emancipazione liberò circa 3 milioni di schiavi.

Parte della Chiesa in Germania e nella Cina continentale scese a compromessi per paura

I missionari della C5: la Trinità

In Genesi 25:1, il matrimonio con Ketura. I suoi figli, i Madianiti, divennero in seguito una spina nel fianco degli Israeliti. Quando Abramo morì, Isacco e Ismaele lo seppellirono, ma gli altri figli non si presentarono nemmeno.

A livello nazionale

In generale, le persone sembrano essere più brave a seguire gli ordini che a chiedersi se tali ordini debbano essere seguiti.

Nativi americani: violazione dei trattati con i Sioux quando fu scoperto l’oro nelle Black Hills nel 1874, con i Nez Perce e con altre tribù.

I Nez Perce in violazione del Trattato di Walla Walla del 1855, che garantiva alla tribù 7,5 milioni di acri nelle loro terre ancestrali e il diritto di cacciare e pescare nelle terre cedute al governo. Tuttavia, in seguito fu trovato l’oro e i coloni bianchi fondarono illegalmente la città di Lewiston sulle terre dei Nez Perce. Guerra dei Nez Perce, giugno-ottobre 1877

Non aver intrapreso alcuna azione riguardo al genocidio armeno, che causò 1,5 milioni di vittime a partire dal 5 giugno 1915. Nel 1939 Hitler utilizzò tale pretesto per dare inizio allo sterminio degli ebrei.

Aborto: quanti aborti sono stati effettuati negli Stati Uniti dal 1970? La risposta corretta è che non lo sappiamo, poiché alcuni Stati non hanno fornito i dati. Tuttavia, dal 1970 al 2012, il numero supera i 44 milioni. Si tratta di circa 1/5 - ¼ di tutte le gravidanze. In Canada, dal 2007 al 2014, il numero è pari a 720.000. In Europa rappresenta circa 1/3 delle gravidanze. Anche in Asia il dato è elevato.


D: In Genesi 16:1-4, quali insegnamenti possiamo trarre dal motivo per cui altri cristiani hanno ceduto a compromessi?

R: Il compromesso è spesso dovuto a qualche fattore motivante. Può trattarsi di sicurezza, avidità di denaro o altri motivi sbagliati. Possiamo scendere a compromessi e dispiacere a Dio anche per motivi apparentemente buoni, come il desiderio di conquistare più persone al nostro messaggio.


D: In Genesi 16:1-4, come si presenta un compromesso peccaminoso nella vita di un cristiano?

R: I compromessi possono essere sia letali che sottili. Mentre una rana gettata in una pentola di acqua bollente ha il buon senso di saltarne fuori immediatamente, una rana immersa in acqua tiepida, che viene gradualmente portata a ebollizione, vi rimarrà finché non morirà bollita.

Le tentazioni di scendere a compromessi sono come lo sporco o la sabbia che si insinuano nella vostra vita, e sono inevitabili. Ma cosa ne fate di quella sabbia? Lasciate che vi contamini o lasciate che diventi una perla e parte di un tesoro eterno? Quando avete la tentazione di scendere a compromessi, rallegratevi! La vostra vittoria su di essa è un’opportunità per compiacere il Signore e ottenere ricompense in cielo.


D: In Genesi 16:1-4, la parola «compromesso» di per sé non ha un’accezione negativa; a volte il compromesso è accettabile. Qual è la differenza tra un buon compromesso e un cattivo compromesso?

R: Non tutte le vie più facili sono negative. Il compromesso spesso consiste nell’accettare determinate cose, o nel fare qualcosa in un modo che normalmente non si vorrebbe, al fine di ottenere la collaborazione di qualcun altro. Su questioni non morali, nelle relazioni e, molto spesso, sul lavoro, il compromesso è una cosa positiva e necessaria. In chiesa, il compromesso può essere positivo su questioni che non sono né bibliche né anti-bibliche, come ad esempio il genere di musica da utilizzare. Tuttavia, quando il compromesso comporta esplicitamente il compiere azioni che dispiacciono a Dio, rinnegando la nostra fede, è preferibile perdere la trattativa, la vendita, la relazione o il lavoro piuttosto che scendere a compromessi. Ma il compromesso può anche comportare implicitamente il compiere azioni che dispiacciono a Dio. Che dire, ad esempio, dell’offrire volontariamente il proprio tempo, denaro o competenze per aiutare un’organizzazione benefica che finanzia Planned Parenthood? Planned Parenthood è un importante fornitore di servizi abortivi.


D: In Genesi 16:1-4, quali sono le forze presenti nella nostra vita odierna che ci spingono a scendere a compromessi in modo negativo?

R: Le influenze sono molteplici.

I media: Internet, la TV, i film, i giornali, ecc. Quanti di voi sapevano che Facebook ha applicato una certa censura alle informazioni di stampo conservatore? Se utilizzate AOL, quanti di voi sanno che AOL cerca di enfatizzare qualsiasi aspetto negativo riguardante il cristianesimo o i pastori cristiani?

Leggi: Il Congresso non emanerà alcuna legge riguardante l’istituzione di una religione.

Tribunali: È lecito che un’azienda produttrice di birra licenzi un autista se le convinzioni religiose di quest’ultimo, di fede musulmana, gli impediscono di distribuire alcolici? È giusto che nel 2015 un tribunale si pronunci contro una coppia cristiana proprietaria di una pasticceria in Oregon, costringendola a pagare oltre 136.000 dollari, solo perché si è rifiutata di preparare una torta per un matrimonio omosessuale?

Lavoro: in alcuni ambienti lavorativi si subisce la pressione di mentire e di comportarsi in modo disonesto. Un dirigente cristiano che conosco è stato portato in uno strip club dal proprio capo. A volte vi sono feste quasi obbligatorie in cui circola molto alcol, e una persona potrebbe sentirsi costretta a bere o a bere un bicchierino.

A volte gli amici: ho incontrato un cristiano a Dublino, in Irlanda, che è stato alcolista per gran parte della sua vita. Una volta diventato cristiano, sapeva che non avrebbe dovuto ubriacarsi, ma gli era difficile abbandonare le sue vecchie abitudini, poiché i suoi amici gli chiedevano sempre di andare al pub con loro. Alla fine ha risolto il problema non portando con sé denaro. Quando i suoi amici glielo chiedevano, rispondeva che poteva andare, ma che avrebbero dovuto pagare loro perché lui non aveva soldi con sé. Dopo una o due volte smisero di chiederglielo.

A volte la famiglia: in Nord Africa un adolescente musulmano si convertì al cristianesimo, così sua madre gli mise del veleno per topi nel cibo. A volte un coniuge chiede il divorzio perché l’altro si è convertito al cristianesimo o ha smesso di frequentare il proprio gruppo religioso. Nello Utah, Sandra Tanner raccontò di aver parlato con alcuni uomini mormoni che ammettevano di sapere che il mormonismo non era vero, ma che non potevano abbandonarlo pubblicamente, poiché le loro mogli avrebbero chiesto il divorzio, portando via con sé i figli. Conosco personalmente una coppia non religiosa che si è sposata molti anni fa e, quando il marito è diventato cristiano, la moglie si è rifiutata di avere rapporti intimi con lui per un anno intero, a meno che lui non smettesse di essere cristiano. Alla fine la questione si è risolta quando anche lei è diventata cristiana. A volte il comportamento è più sottile, come ad esempio programmare sempre di andare al lago o di svolgere altre attività la domenica mattina.


D: In Genesi 16:1-8, dato che Agar era una schiava, l’unione sessuale di Abramo con lei fu uno stupro forzato, come alcuni musulmani sono autorizzati a compiere dalla loro religione? (Cfr. Hadith di Bukhari, vol. 3, libro 46, cap. 13, nn. 717, 718, pagg. 431-432)

R: Genesi 16:3 afferma che Agar divenne moglie di Abramo e, a quanto pare, non si oppose. Anzi, Agar era orgogliosa della sua gravidanza e si prese gioco di Sarai (Genesi 16:4,5). Nell’Antico Testamento, sebbene fosse lecito sposare una prigioniera, in nessun punto il sesso al di fuori del matrimonio veniva giustificato se non come immoralità malvagia.


D: In Genesi 16:3; 17:20; 21:13, il fatto che Agar sia la madre di Ismaele si riferisce a Maometto?

R: Agar, la concubina di Abramo, e suo figlio Ismaele sono menzionati nella Bibbia. Vi è tuttavia una certa incertezza riguardo al fatto che ‘Adnan (antenato di Maometto) discenda da Ismaele. Il noto storico musulmano al-Tabari, vol. 6, pag. 37, afferma: «I genealogisti non divergono riguardo alla discendenza del nostro Profeta Maometto fino a Ma’add b. ‘Adnan, … divergono invece su ciò che viene dopo». Tuttavia, in definitiva si tratta di un diversivo, poiché il fatto che Ismaele compaia nella Bibbia non dimostra che Maometto provenga da Dio.


D: In Genesi 17:1; 28:3; 35:11; 43:14; 48:3; Esodo 6:3, cosa significa esattamente il nome di Dio «El Shaddai»?

R: El-Shaddai è un nome di Dio che letteralmente significa El «Dio» Shaddai «Onnipotente», secondo l’Unger’s Bible Dictionary, pagg. 1000-1001, il New NIV Dictionary of the Bible, pagg. 309-310, e il Wycliffe Bible Dictionary, pag. 695. Questo nome era uno dei nomi principali di Dio conosciuti da Abramo, Isacco e Giacobbe. Anche se fosse stato loro insegnato il nome «personale» di Dio, Yahweh, Dio stesso non si rivelò loro come Yahweh, come invece fece con Mosè secondo Esodo 6:2,3.

I nomi di Dio si applicano a Gesù in quanto membro della Santissima Trinità, ma non vi è alcun indizio che «El Shaddai» si applichi a Gesù più che al Padre o allo Spirito Santo.

Il termine ebraico el veniva utilizzato in modo molto simile a come oggi usiamo la parola inglese «God/god». Ci riferiamo all’Unico e Solo Creatore Onnipotente come Dio, ci riferiamo a un idolo come a un «dio», ecc. Il termine Shaddai (Onnipotente) senza el è utilizzato in Genesi 49:25; in Numeri 24:4,16; in Ruth 1:20,21; 31 volte in Giobbe 5:17-40:2; e nei Salmi 68:14; 91:1.

Alcuni critici liberali sostengono che El-Shaddai derivi da un termine pagano che significa “dio della montagna”, ma non vi è alcuna prova che la Bibbia intenda questo.

El Shaddai è menzionato in Genesi a Abramo in 17:1; a Giacobbe in 28:3; 35:11; 43:14; 48:3; e a Mosè in Esodo 6:3.

Nomi simili per Dio sono El Elyon, «Dio Altissimo», utilizzato da Melchisedek (Genesi 14:18; Numeri 24:16; Deuteronomio 32:8; 2 Samuele 22:14; Salmo 9:2; Isaia 14:14; Lamentazioni 3:35,38), El Hai, «Dio vivente», in Giosuè 3:10, o semplicemente El, «Dio», in molti passaggi.


D: In Genesi 17:3, cosa significa che Dio è Onnipotente? Dio potrebbe scegliere di non fare alcune cose, ma quali sono le quattro cose che Dio non può fare?

R: Dio avrebbe potuto creare tutti noi come semplici robot, se lo avesse voluto. Tuttavia, Dio ha voluto creare esseri dotati del libero arbitrio di scegliere se amarlo o meno. Ciò significa che persone come Giosuè potevano scegliere di «servire il Signore» (Giosuè 24:15). Persone come i farisei potevano rifiutare il disegno di Dio per loro, poiché «rifiutarono il disegno di Dio per loro» (Luca 7:30). Alcuni potevano «aggrapparsi a idoli vani» e «abbandonare la Sua amorevole devozione» (Giona 2:8).

Ecco quattro cose che Dio Onnipotente non può fare.

Mentire (Ebrei 6:18)

Essere tentato dal male (Giacomo 1:13)

Rinnegare se stesso (2 Timoteo 2:13)

Giurare per qualcuno più grande di Lui stesso (Ebrei 6:13)


D: In Genesi 17:5, quale è il significato del cambiamento del nome da Abram ad Abramo?

R: L’origine del nome Abramo è incerta. Si tratta di un nome semitico occidentale e probabilmente significa «il padre è esaltato» o «padre esaltato». Il nome «Abramo» significa «padre di moltitudini» o «padre di una moltitudine».

Ciò potrebbe essere considerato «uno scherzo diventato realtà». Mentre Abramo significa «padre» — un nome ironico per un uomo senza figli —, il nome Abramo supera davvero ogni limite, significando «padre di una moltitudine». Come afferma il libro *735 Baffling Bible Questions Answered* a pag. 39: «Possiamo quasi sentire le risatine quando Abramo, che non aveva figli, annunciò ai suoi numerosi pastori e alle loro famiglie che d’ora in poi si sarebbe chiamato Abramo». Avere figli era particolarmente importante nella società antica, eppure si può comprendere come la fede in Dio di Abramo, che non aveva figli, lo rendesse un bersaglio facile per le risate. Tuttavia, Dio mantenne la Sua promessa, e Abramo, in cielo, poté sorridere dello scherzo che Dio gli aveva giocato per esaudire il suo desiderio più profondo.


D: In Genesi 17:5, quanto pensa che Dio prenda sul serio il modo in cui veniamo chiamati e il modo in cui chiamiamo le persone?

R: Oserei dire che Dio prende i nomi che diamo a noi stessi, o che diamo agli altri, più sul serio di quanto faccia la maggior parte delle persone.

Genesi 35:10 – A Giacobbe fu dato un nuovo nome: Israele.

In Isaia 62,2 Dio promette un nuovo nome al Suo popolo.

Luca 1:13, 60-63. Dio desiderava davvero che Giovanni Battista si chiamasse Giovanni.

Luca 1:31 – L’angelo disse a Maria di chiamare suo figlio Gesù. Il nome di Gesù/Giosuè era già presente in Zaccaria 3:8-9.

Matteo 5:22, dove si definiscono le persone «sciocche», «stupide» o «svampite»

Matteo 12:35-37: saremo giudicati per ogni parola oziosa che pronunceremo

Apocalisse 3:12: a coloro che appartengono alla chiesa di Filadelfia verrà dato un nuovo nome.


D: In Genesi 17:5, c’è un inno cristiano con il testo «Dimmi, ancora una volta, chi sono io in Te». Perché abbiamo bisogno di ricordarci chi siamo?

R: Non è perché perdiamo completamente la consapevolezza di chi siamo. Piuttosto, la nostra identità primaria, quella di figli di Dio, può essere messa in secondo piano da tutte le altre identità secondarie che rivestiamo. Possiamo essere coniugi, genitori, figli, amici, colleghi, acquirenti, appassionati e mille altre cose. Queste non sono necessariamente negative. Ma come credenti siamo innanzitutto figli di Dio. È importante non dimenticarlo, individuare ciò che tende a farci dimenticare questo aspetto e mitigarne gli effetti.


D: In Genesi 17:12, perché Dio ha comandato la circoncisione proprio l’ottavo giorno?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, nei neonati il sangue non coagula bene come in quello degli adulti. Dopo aver mangiato e assunto la vitamina K, il loro sangue presenta una maggiore quantità di protrombina, che è utilizzata nella coagulazione. Per i neonati a cui non vengono somministrate iniezioni di vitamina K, i livelli di protrombina raggiungono il picco l’ottavo giorno. Pertanto, questo era il giorno ideale per eseguire la circoncisione.

A titolo di nota a margine, il «Wycliffe Bible Dictionary» a pag. 354 riporta che gli egiziani praticavano la circoncisione maschile; un’immagine mostra come venisse eseguita su un ragazzo di 13 anni. Si afferma che, a quanto pare, la maggior parte dei popoli semitici praticava la circoncisione. Anche gli etiopi, in epoca successiva, praticavano la circoncisione. Gli arabi, che fanno risalire la propria discendenza a Ismaele, praticavano anch’essi la circoncisione prima dell’avvento dell’Islam. La circoncisione non era praticata dai filistei, dai babilonesi, dagli assiri e, in epoca successiva, dagli edomiti.


D: In Genesi 17:12, quali altri popoli praticavano la circoncisione?

R: Lo storico greco Erodoto, nel suo libro «Storia», libro 2, cap. 104, pag. 69, afferma che solo gli egiziani, gli etiopi e i colchi praticavano la circoncisione. Egli sostiene che i colchi fossero emigrati dall’Egitto. Affermava inoltre che alcuni fenici e siriani la praticassero, sostenendo di averla appresa dagli egiziani.

Lo scrittore antico Bardesan/Bardesanes (154-224-232 d.C.) afferma che gli abitanti della provincia romana dell’Arabia praticavano la circoncisione, ma che i Romani li costrinsero a smettere quando la conquistarono. Ciò è riportato nel *Libro delle leggi dei vari paesi*, pag. 730. Dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C., nel 130 d.C. l’imperatore romano Adriano fece costruire sul sito un tempio dedicato a Giove, vietando inoltre agli ebrei di praticare la circoncisione.


D: In Genesi 17:17 e Genesi 18:12, Abramo e Sara risero per incredulità, oppure Sara rise di gioia in Genesi 21:6?

R: Entrambi i versetti sono complementari. Abramo e Sara risero per incredulità prima che Isacco fosse concepito. A volte, quando una persona desidera davvero qualcosa e qualcuno si offre di concedergliela, la natura umana può spingerla a non crederci e a riderci sopra per proteggersi dalla delusione.

Tuttavia, Sara rise di nuovo di gioia quando nacque Isacco.


D: In Genesi 17:17 e Genesi 18:12-15, perché Dio rimproverò Sara per aver riso e non Abramo?

R: Ridere per la sorpresa la prima volta che si viene a conoscenza di qualcosa è diverso dal ridere con scetticismo nelle occasioni successive, dopo che la notizia è già stata comunicata. Il termine ebraico per «ridere», sahaq, significa entrambe le cose.


D: In Genesi 17:19, il figlio della promessa di Abramo fu chiamato Isacco in questo versetto o in Genesi 21:3?

R: Prima della nascita di Isacco, Dio disse che avrebbe dovuto chiamarsi Isacco in Genesi 17:19. Questo versetto non specifica se gli abbiano dato quel nome o meno. Dopo la nascita di Isacco, Genesi 21:3 ci dice che lo chiamarono effettivamente Isacco. È un po’ come quando l’angelo Gabriele disse a Maria di chiamare suo figlio Gesù e, dopo la sua nascita, essi obbedirono a quanto detto dall’angelo.


D: In Genesi 17:27, perché Abramo circoncise tutti i maschi nati nella sua casa, sia schiavi che liberi?

R: Abramo non era interessato solo a che la propria discendenza facesse parte della famiglia dell’alleanza di Dio sulla terra, ma anche a che lo facessero tutti coloro che vivevano nella sua casa. Ciò avrebbe significato che anche i loro discendenti avrebbero fatto parte del popolo dell’alleanza di Dio.

Filone l’Ebreo (15/20 a.C. – 50 d.C.) fornì sostanzialmente la stessa risposta in «Domande e risposte sulla Genesi», III (62), pag. 863.


D: In Genesi 18,1-10, ritiene che Abramo fosse ospitale perché aveva riconosciuto che Dio gli stava facendo visita, o perché era ospitale per natura?

R: Non vediamo il momento esatto in cui Abramo si rese conto che non si trattava di visitatori ordinari, se non che ciò avvenne prima dei versetti 13 e 14. Ebrei 13,2 potrebbe indicare che inizialmente Abramo non se ne fosse reso conto. In generale, dobbiamo essere ospitali, come afferma 1 Pietro 4,9.


D: In Genesi 18,1-10, quali rischi avrebbe corso Abramo nel mostrarsi ospitale?

R: Abramo era estremamente ricco, quindi sarebbe stato forse più sicuro non permettere a degli estranei di spiare il suo accampamento, con il numero delle guardie e l’ubicazione degli oggetti di valore. Inizialmente sarebbe stato forse più sicuro che un suo servitore parlasse con loro, piuttosto che rischiare un’imboscata. Infine, sarebbe stato forse più sicuro recarsi presso di loro piuttosto che farli venire da lui. Tuttavia, Abramo apparentemente non pensò a nulla di tutto ciò. Abramo era un uomo ospitale.

Tuttavia, Romani 12:13; Ebrei 13:2; 1 Pietro 4:9 e 1 Timoteo 5:10 ci comandano di essere ospitali verso gli stranieri. La cosa più sicura potrebbe essere quella di non essere mai ospitali, ma in tal caso dobbiamo scegliere tra ciò che sembra essere la cosa più sicura e l’obbedienza ai comandi di Dio.


D: In Genesi 18, quali erano le cristofanie e le teofanie nell’Antico Testamento?

R: Il termine «cristofania» descrive un’apparizione di Cristo sulla terra, prima della Sua nascita da Maria. Una teofania è un’apparizione di Dio, sia esso il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo o la Trinità. Poiché vi è disaccordo riguardo alla distinzione tra cristofania e teofania, e talvolta non è chiaro se un angelo rappresenti un’apparizione di Cristo o sia semplicemente un angelo, ecco un elenco delle possibili teofanie dell’Antico Testamento.

Nel Giardino dell’Eden prima della Caduta. (Genesi 1:29-3:24)

Probabilmente Melchisedek (Genesi 14:18-20)

La conversazione con Agar, che vide l’angelo (Genesi 16:8-14)

I tre visitatori di Abramo (Genesi 18:1-33)

Dio che appare ad Abramo (Genesi 17:1-2)

Probabilmente non la scala di Giacobbe, poiché si trattava solo di un sogno (Genesi 28:12-15)

Probabilmente non la lotta di Giacobbe con l’angelo (Genesi 32:30)

L’apparizione di Dio a Giacobbe a Betel (Genesi 35:9-15)

Mosè e il roveto ardente (Esodo 3:2-22)

La densa nuvola (Esodo 19:9)

Sul Monte Sinai (Esodo 19:11-12; 24:9,10)

Mosè che vede le spalle di Dio (Esodo 33:19-20)

Giosuè e il comandante dell’esercito del Signore (Giosuè 5:13-15)

Gedeone che vede un angelo (Giudici 6:11-24)

L’angelo che appare alla madre di Sansone (Giudici 13:3-5)

La nuvola sull’arca dell’Alleanza (1 Re 8,11-13)

Elia nella fenditura della roccia (1 Re 19:9-18)

L’uscita dal Tempio (Ezechiele 10:3-18) e Isaia 6 probabilmente non rientrano in questa categoria, poiché si trattava di visioni.

Un punto fondamentale è che in alcuni di questi casi, come quello di Giosuè e del comandante, l’uomo inizialmente non si rese conto che si trattasse di Dio.


D: Genesi 18 e 19 presentano due parti distinte: 18:1-19 e 18:20-19:33. Quali sono i due elementi che accomunano e al contempo contrappongono queste due parti?

R: Si tratta di due visite; nella prima una coppia di credenti desiderava avere un figlio ma non riusciva a concepirne uno. Nella seconda, alcune persone volevano commettere uno stupro omosessuale. Nella prima, Abramo mostrò grande ospitalità; nella seconda, gli abitanti della città si dimostrarono ostili al punto da diventare omicidi, mentre Lot si mostrò ospitale in un modo strano e disperato.


D: In Genesi 18,2, dato che Abramo si inchinò davanti ai re, ciò avvalora la pratica cattolica e ortodossa di inchinarsi davanti alle immagini?

R: No, la venerazione delle immagini non è biblica perché, secondo il Secondo Comandamento, non dobbiamo avere immagini scolpite da adorare. Tuttavia, a prescindere dalle convinzioni personali riguardo alla venerazione delle immagini, questo versetto non può essere utilizzato per giustificare l’inchino davanti alle immagini. A differenza delle immagini,

1. Abramo si inchinò per mostrare rispetto a una persona reale.

2. Abramo stava mostrando rispetto a un re pagano; non vi era alcuna venerazione né alcun tipo di onore religioso.

3. Abramo non pregò questi re. Né pregò Dio per mezzo di questi re, come sostengono di fare gli ortodossi quando pregano Dio attraverso le immagini.

Un lettore ha affermato che, all’interno del cristianesimo ortodosso, la venerazione non è diversa dal rispetto. Tuttavia, ciò non è vero, poiché gli ortodossi orientali pregano (o, più precisamente, pregano per mezzo di) immagini rivolte a Dio e a vari santi. Eppure non prenderebbero mai la propria moglie, un figlio, i genitori o qualcun altro che rispettano, per metterli davanti a sé e pregare rivolgendosi a loro.


D: In Genesi 18:2, quando dovremmo inchinarci e quando dovremmo rifiutarci di farlo?

R: Non dovremmo inchinarci davanti a nessuna immagine religiosa; ciò include le immagini indù, le statue o le decorazioni da tavola durante la festa di Divali. Inchinarsi per mostrare rispetto a qualcuno, come spesso fanno i giapponesi, va bene.


D: In Genesi 18:6, Dio possiede il bestiame su mille colline e, se per caso avesse fame, non avrebbe bisogno di dirlo a nessuno (Salmo 50:10-12). Se Dio avesse voluto mangiare qualcosa, non avrebbe certamente avuto bisogno che Sara e Abramo mettessero alla prova le loro abilità culinarie e di servizio. Perché, secondo voi, Dio si è «abbassato» a farsi servire da loro?

R: Dio voleva interagire con loro. È un po’ come un padre e il suo bambino di otto anni che costruiscono insieme una staccionata. Il padre ha bisogno del bambino? Il padre non potrebbe farlo più velocemente senza che il bambino fosse nemmeno lì? La staccionata non avrebbe un aspetto migliore senza il «contributo» del bambino? Queste domande non colgono il punto; il punto è che padre e figlio costruiscano qualcosa insieme, come una squadra. Il padre lo capisce. A volte il bambino potrebbe rendersene conto, altre volte no.

Naturalmente, essendo esseri umani, le cose non vanno sempre secondo i nostri piani. Una volta, quando una delle mie figlie frequentava la quarta elementare, mi disse che voleva realizzare un progetto artistico insieme a me. Pensai che fosse un’ottima idea, così realizzammo insieme un “gufo” con un sacchetto di carta, proprio come desiderava. A me il risultato finale sembrava soddisfacente, ma una volta terminato lei si mise a piangere e mi chiese perché non fosse nata dalla signora dall’altra parte della strada, che era un’insegnante d’arte. A volte potremmo rovinare il momento anche con Dio, piangendo perché qualcosa non è stato all’altezza delle nostre aspettative, o non è risultato impressionante nel modo in cui avremmo voluto.


D: In Genesi 18,16-33, cosa rendeva Sodoma e Gomorra non solo malvagie, ma talmente malvagie da spingere Dio a distruggerle?

R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi tre risposte, tutte potenzialmente significative.

Sebbene in quelle città non vi fosse una testimonianza sostanziale di Dio, tale assenza era comune a molte città, quindi questo da solo non era il motivo.

a) I Cananei in generale praticavano il sacrificio di bambini e la prostituzione sacra. Genesi 18:32 afferma che nella città non c’erano nemmeno dieci giusti.

b) Ma gli abitanti di Sodoma e Gomorra praticavano anche l’omosessualità, e la loro omosessualità dilagante era detestabile agli occhi di Dio.

c) Volevano violentare omosessualmente gli angeli che erano apparsi sotto le sembianze di uomini. Tuttavia, Dio aveva già deciso di distruggere la città prima dell’arrivo degli angeli. Ciononostante, il loro atteggiamento generalmente inospitale nei confronti dei visitatori avrebbe dato loro l’audacia di tentare di violentarli.


D: In Genesi 18,16-33, in che modo si riuscì a dissuadere Dio dal distruggere Sodoma e Gomorra? (Il critico biblico Bart Ehrman afferma che Marcion ne abbia parlato in *Lost Christianities*, pag. 196)

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Dio non si lasciò dissuadere dal distruggere Sodoma e Gomorra; le distrusse comunque.

2. Dio non aveva bisogno che Abramo intercedesse per Lui, così come non trae conoscenza dalle nostre preghiere.

3. Piuttosto, Dio interagisce con noi in modi a noi comprensibili. Sebbene a volte la volontà rivelata di Dio cambi quando noi cambiamo, anche in questo caso Genesi 18,16-33 non fornisce alcuna indicazione che Dio abbia modificato ciò che intendeva fare a seguito del colloquio con Abramo. Talvolta Dio si è degnato di farci sapere cosa pensava e perché.


D: In Genesi 18:10,14 e Genesi 21:1,2, si insegna forse che Dio abbia fecondato Sara, come sostiene «Born Again Skeptic» a pag. 217?

R: No. L’ateo ha frainteso il punto: Dio non stava tornando per mettere incinta Sara, ma è tornato dopo la nascita del figlio. Dio ha detto solo tre cose riguardo al figlio di Sara.

1. Dio li avrebbe visitati nuovamente l’anno successivo, come afferma Genesi 18,10 e 14.

2. Dio avrebbe adempiuto la Sua promessa che Sara avrebbe avuto un figlio, come afferma Genesi 21:1.

3. E, cosa più importante, il figlio sarebbe discendente di Abramo (Genesi 17:15,17). Per essere precisi, il figlio proveniva dal corpo stesso di Abramo, come afferma Genesi 15:4.


D: In Genesi 18:27, perché Abramo sottolinea in particolare di essere solo polvere e cenere?

R: Abramo, abile negoziatore e diplomatico, si rende conto di rivolgere a Dio una richiesta molto audace. Abramo desidera innanzitutto riconoscere di non essere nulla davanti a Dio e di non avere alcun diritto di obbligare Dio a fare alcunché, prima di chiedere a Dio di modificare ciò che Egli stesso ha rivelato.


D: In Genesi 19, il peccato di Sodoma e Gomorra era davvero una mancanza di ospitalità, come afferma Ezechiele 16:49?

R: Questa è solo una parte della storia. Alcuni omosessuali citano Ezechiele 16:49 ma ignorano Ezechiele 16:50, dove si afferma che essi «commisero abomini». Genesi 19:5-7 sottolinea l’omosessualità. Anche Giuda 7 parla di coloro che «si abbandonarono all’immoralità sessuale e perseguirono carne straniera». Genesi 13:13 mostra che la malvagità di Sodoma era già presente prima dell’arrivo di Lot.


D: In Genesi 19, perché mai una persona come Lot avrebbe dovuto vivere in quel luogo?

R: Cosa pensava Lot? Forse c’erano incentivi economici a rimanere in città. Forse Lot era onorato come uno dei cittadini più in vista della città. Forse aveva perso tutta la sua ricchezza, dopo che i re avevano catturato il popolo di Sodoma.

A cosa non stava pensando Lot? Non vi è alcuna indicazione che Lot si sia mai posto la domanda: «È questo un ambiente salutare per me dal punto di vista spirituale?». A quanto pare, non si è mai chiesto nemmeno: «È questo un ambiente salutare per i miei figli?».


D: In Genesi 19:1-3, come mai i «tre uomini» di Genesi 18:2 sono diventati due angeli/uomini in Genesi 19:1, e perché sembravano aver bisogno di un riparo?

R: Si trattava di teofanie, ovvero apparizioni di Dio. Dio poteva facilmente modificare il numero di persone visibili. Due sconosciuti potevano sembrare bisognosi di un riparo. Mentre Abramo, che aveva già ricevuto visite da Dio in precedenza, avrebbe potuto intuire rapidamente che i tre non erano uomini comuni, Lot potrebbe non essere stato in grado di rendersi conto che non si trattava di uomini comuni. Non lo sappiamo. Ma avrebbero potuto apparire semplicemente come uomini comuni. Lot avrebbe potuto semplicemente ignorarli, sapendo che la piazza pubblica di quella città era piuttosto pericolosa. Una volta che gli dissero che non avevano bisogno del suo aiuto, Lot avrebbe potuto semplicemente pensare: «Ebbene, ho cercato di aiutare, ma se vogliono mettersi in pericolo non mi interessa». Ma Lot non lo fece; insistette affinché ricevessero la sua protezione da quella situazione pericolosa.

Chi ha protetto chi? Ironia della sorte, all’inizio sembrava che fossero venuti a casa di Lot solo perché lui aveva insistito per proteggerli. Agli angeli in cielo potrebbe essere sembrato divertente osservare quest’uomo mortale decidere di proteggere proprio loro. Ma alla fine furono gli angeli a proteggere Lot e la sua famiglia quella notte e, in seguito, a salvare dalla morte tutta la famiglia di Lot, tranne sua moglie.


D: In Genesi 19:8, perché Lot offrì le sue figlie vergini alla folla?

R: La Scrittura non ci rivela le motivazioni di Lot per questa azione malvagia, ma possiamo individuare tre aspetti.

1. Lot si trovava in una situazione disperata e forse, preso dal panico, decise di agire di propria iniziativa.

2. Sapeva che gli uomini di Sodoma non avevano alcun interesse per le sue figlie.

3. Lot viveva a Sodoma da molto tempo e probabilmente sapeva che quegli uomini non avevano alcun interesse per le sue figlie. Probabilmente Lot stava cercando di prendere tempo.

Una combinazione di tutti i punti sopra citati. Le figlie erano già promesse in sposa e, se gli uomini avessero abusato di loro, sia loro che Lot sapevano che i clan a cui appartenevano i futuri mariti si sarebbero vendicati di quegli uomini. Se un clan non avesse ottenuto giustizia o vendetta per un torto evidente subito, avrebbe potuto apparire debole e gli altri clan non lo avrebbero rispettato. Pertanto, in epoche successive, un omicidio o uno stupro potevano scatenare una guerra tra clan, a meno che i colpevoli non fossero consegnati per essere puniti o che il clan della vittima non concordasse un prezzo del sangue, da versare da parte del clan responsabile.

La Bibbia non giustifica l’azione di Lot in questo caso; si limita semplicemente a riportarla. Se la Bibbia fosse solo “propaganda”, ci si aspetterebbe che riportasse ogni aspetto positivo senza mai menzionare nulla di negativo. Tuttavia, la Bibbia non è propaganda, ma la vera parola di Dio, e parla onestamente della vita delle persone, con tutti i loro difetti.


D: In Genesi 19:23-26, gli angeli protessero non solo Lot, ma tutta la sua famiglia. Quindi, se la moglie di Lot era effettivamente protetta, perché morì e si trasformò in una statua di sale?

R: Gli angeli li protessero tutti, compresa la moglie di Lot. Ma la moglie di Lot uscì dalla loro protezione. O, per essere più precisi, rimase ferma quando avrebbe dovuto proseguire. A volte, quando Dio ci comanda di andare da qualche parte per fare qualcosa, può sembrare molto più sicuro, ai nostri occhi, restare semplicemente dove siamo. Ma Dio sa cosa è meglio. Un secondo esempio in cui rimanere sul posto si rivelò pericoloso riguarda lo stesso Abramo. Abramo lasciò Ur, probabilmente una delle città più grandi dell’intero Medio Oriente, e forse del mondo, intorno al 2000 a.C. Nel 1950 a.C. gli Elamiti distrussero l’intera città, per rappresaglia contro la città di Ur che in precedenza aveva distrutto Susa, la capitale elamita. Disobbedire a Dio e rimanere a Ur avrebbe comportato la morte o la schiavitù di Abramo. Naturalmente, all’epoca Abramo non poteva saperlo.


D: In Genesi 19:24-26, in che modo esatto furono distrutte Sodoma e Gomorra?

R: La Bibbia afferma semplicemente che il Signore fece piovere zolfo e fuoco, e che la moglie di Lot, che si voltò indietro, si trasformò in una statua di sale. Sebbene non disponiamo di ulteriori dettagli, sappiamo che l’area è ricca di pece (petrolio) e asfalto in superficie. Immaginate una tempesta, con vento e fulmini, in grado di incendiare la pece. L’incendio che ne deriverebbe genererebbe a sua volta un vento, e l’intera zona non sarebbe certo un luogo in cui si vorrebbe trovarsi. D’altra parte, potrebbe essersi trattato principalmente di un’eruzione vulcanica, una sorta di mini-Mount St. Helens nello Stato di Washington nel 1980.


D: In Genesi 19:26, sappiamo se da allora, oltre alla moglie di Lot, ci siano stati altri che siano diventati «una statua di sale»?

R: Dal punto di vista fisico, a Pompei, quando il Vesuvio eruttò, persone e cani sono stati uccisi all’istante e i loro corpi sono stati conservati grazie al fatto di essere stati ricoperti di cenere. Indubbiamente ciò è accaduto anche durante altre grandi eruzioni.

In senso metaforico, la moglie di Lot si indurì fino a diventare insensibile a causa del suo amore per la vita che si era lasciata alle spalle. Da allora, anche molti altri si sono induriti a causa del loro amore per il mondo. Come esempi evidenti, il tossicodipendente, quando cerca la sua dose, e l’alcolista, quando cerca da bere, non sono realmente consapevoli delle semplici gioie della vita che li circondano. Il peccato in generale, o il desiderare qualsiasi cosa al di sopra di Dio, può rendere meno consapevoli delle cose buone che Dio ci ha donato. Clemente di Alessandria (che scrisse tra il 193 e il 217/220 d.C.) fu tra i primi a cogliere questa applicazione nell’*Esortazione ai pagani*, cap. 10, pag. 201.


D: In Genesi 19,30-36, perché la Bibbia insegna che Lot ebbe rapporti sessuali con le proprie figlie? Non riesco proprio a credere che ciò fosse giusto.

R: Bene, la Bibbia non afferma che fosse giusto. L’incesto e la fornicazione sono mali, e la Bibbia riportava onestamente ciò che Lot fece.

A difesa di Lot, Ireneo, nell’opera *Contro le eresie*, cap. 31 (182-188 d.C.), sottolinea che la Bibbia mostra come Lot non abbia agito per lussuria, ma perché le sue difese erano abbassate a causa dell’eccessivo consumo di alcol.

Origene (225-254 d.C.) affermò che storie come quella di Lot e delle sue figlie sono presenti nelle Sacre Scritture per dimostrare il desiderio di verità degli autori biblici, i quali non avrebbero nascosto nemmeno ciò che poteva gettare discredito su di loro. Origene, in *Contro Celso*, libro 4, cap. 45, p. 518


D: In Genesi 20 ed Esodo 23:31, come è possibile che i Filistei fossero presenti in Israele ai tempi di Abramo, intorno al 2000 a.C.?

R: Sebbene vi sia stata una massiccia migrazione nel 1200 a.C., i primi strati archeologici di Ashdod erano già occupati nel lontano XVII secolo a.C. (H.F. Vos, *Archaeology in Bible Lands*). All’epoca qualcuno abitava quella terra fertile e non vi sono prove storiche che indichino che non fossero i Filistei. Dopo che gli Egiziani sconfissero i Filistei nel 1190 a.C., questi ultimi giunsero in forze in Palestina ed è logico che si ritirassero nei luoghi in cui avevano già delle città.


D: In Genesi 20:3,6, perché Dio disse che Abimelech era un uomo spacciato, eppure Abimelech sopravvisse?

R: Dio non cambia (Malachia 3:6; Giacomo 1:17; Ebrei 13:8). Tuttavia, Ezechiele 33:12-20 mostra che la volontà rivelata da Dio nei confronti delle persone può cambiare quando queste cambiano.

Si veda la discussione su Esodo 33:5-6; Deuteronomio 20:17; Geremia 15:6; Giona 3-4; Giona 3:10; e Giona 4:1-2 per ulteriori informazioni.


D: In Genesi 20:3, 8-10, Genesi 26:1, Giudici 8:31 e Giudici 9:1, cosa significa «Abimelech»?

R: «Ab» significa padre e «melech» significa re o sovrano. Significa quindi «padre del re» oppure «il padre è re». Oltre ad essere il nome di due re di Gerar e del figlio di Gedeone, Cyril Aldred, nel suo libro *Akhenaten King of Egypt* (p. 186), riporta che Abimilki era un sovrano di Tiro menzionato nelle lettere di Amarna (1400-1370 a.C.).


D: In Genesi 20:12, perché Abramo sposò la sua sorellastra Sarai?

R: All’epoca l’incesto non era espressamente proibito. Inoltre, Abramo non era necessariamente un credente quando si sposò.


D: In Genesi 21,8-14, Abramo fece bene a mandare via Agar?

R: Normalmente, sarebbe stato sbagliato da parte di Abramo mandare via Agar, la madre di suo figlio, e il suo ragazzo adolescente da soli, senza protezione e con poca acqua, anche se Agar aveva deriso Sara in Genesi 21:9. Questo è il motivo per cui la richiesta di Sara turbò profondamente Abramo in Genesi 21:11. Tuttavia, in questo caso specifico, Dio disse ad Abramo di procedere, assicurandogli che tutto sarebbe andato per il meglio. Dio stesso diede acqua ad Agar e Ismaele (Genesi 21:17-19), e Dio rimase con Ismaele mentre cresceva (Genesi 21:20).

Per completezza, va precisato che «Agar» era in realtà un nome semitico. Vi erano molti semiti che vivevano nella parte settentrionale dell’Egitto.


D: In Genesi 21:14. Se si legge l’Antico Testamento, risulta chiaro che nella Genesi il figlio primogenito (ovvero il prescelto di Dio, l’erede di suo padre) è ISMAELE, e le menzogne inserite dagli ebrei nell’Antico Testamento per diseredarlo (perché? Perché non potevano accettare qualcuno al di fuori della loro tribù) diventano chiaramente visibili quando scrissero che ISMAELE, insieme a sua madre AGAR, fu bandito per sempre dalla tribù di ABRAAMO; tuttavia, leggendo più avanti nella Genesi, scopriamo che la vera storia è che «ISMAELE morì alla presenza di tutti i suoi fratelli» (famiglia) e, inoltre, «ISACCO» morì alla presenza di tutti i suoi fratelli. Queste affermazioni della Bibbia evidenziano chiaramente un’ulteriore interpolazione ebraica, ovvero che essi dovettero inventare l’episodio dell’esilio permanente di HAGAR e ISHMAEL per poter sostituire ISHMAEL, che era l’originario «figlio unico di ABRAHAM» nel momento in cui ABRAAMO era disposto a sacrificare qualsiasi cosa per amore e obbedienza alla volontà di Dio; ciò dimostra inoltre che la promessa del salvatore dell’umanità fu fatta tramite ISMAELE (il figlio primogenito) e non tramite ISACCO (il secondo figlio). (Lo ha affermato un musulmano)

R: Innanzitutto, alcuni musulmani potrebbero non essere a conoscenza del fatto che il Corano non specifica se il figlio offerto in sacrificio fosse Ismaele o Isacco.

La Sua affermazione secondo cui Ismaele morì alla presenza «della sua famiglia» non dimostra che egli non fosse stato esiliato. L’unico riferimento biblico in merito si trova in Genesi 25:17b, dove si legge: «Poi esalò l’ultimo respiro e morì, e fu riunito al suo popolo». Si trattava di un eufemismo comune per dire che era morto. Naturalmente, i suoi figli e i suoi parenti acquisiti avrebbero potuto trovarsi al suo fianco. Ciò non può dimostrare che sia stato sepolto con i suoi antenati, poiché anche Abramo fu «riunito al suo popolo» in Genesi 25:8, e ciò non significa che sia stato sepolto a Ur dei Caldei.

Contrariamente a quanto Lei sostiene, non è mai stato detto che Abramo dovesse sacrificare il suo primogenito. Piuttosto, Abramo doveva sacrificare il suo unico figlio, poiché Ismaele era già stato allontanato e Isacco era l’unico figlio della promessa.

Ho però una domanda da porLe: il Corano potrebbe sbagliarsi?

1. Sura 32:23 «In verità, in passato abbiamo dato il Libro a Mosè. Non dubiti dunque che esso le sia giunto; e ne abbiamo fatto una guida per i figli d’Israele». È d’accordo, quindi, sul fatto che la Torah, così come fu originariamente data, fosse corretta e provenisse dal vero Dio?

2. Sura 5:46 «E sulle orme di loro [dei profeti] abbiamo inviato Gesù, figlio di Maria, a confermare la Torah che era venuta prima di lui; gli abbiamo inviato il Vangelo, nel quale vi era guida e luce, nonché conferma della Torah che era venuta prima di lui: una guida e un monito per coloro che temono Allah». Siete quindi d’accordo sul fatto che la Torah ai tempi di Gesù, così come egli la confermò, fosse la vera parola di Allah?

3. I Rotoli del Mar Morto contengono numerose copie di manoscritti dell’Antico Testamento risalenti all’epoca di Cristo e a periodi precedenti. I tre punti in cui ritiene che la Bibbia contenga degli errori sono:

3.1. Isacco era il figlio della promessa, dell’alleanza. Genesi 17:19,21

3.2. Ismaele e Agar furono banditi. Genesi 21:8-19

3.3. Il sacrificio di Isacco da parte di Abramo anziché quello di Ismaele. Genesi 22:1-18

I Rotoli del Mar Morto menzionano che Isacco è il figlio della promessa. Filone era uno studioso ebreo che visse ad Alessandria d’Egitto e morì nel 50 d.C. Scrisse un commentario alla Genesi, e dal suo commentario risulta che la Genesi ai suoi tempi era la stessa che abbiamo oggi.

Clemente di Roma fu un vescovo dei primi tempi del cristianesimo, probabilmente lo stesso Clemente menzionato da Paolo, il quale scrisse una lettera ai Corinzi tra il 96 e il 98 d.C. Egli afferma che il figlio che Abramo si apprestò a sacrificare era il figlio della sua vecchiaia. [In realtà, però, non menziona espressamente Isacco].

4. Non potete biasimare i cristiani per il fatto che giudichino le vostre accuse contro il Vangelo sia dell’epoca di Gesù che di quella di Maometto sulla base della Sura 5:47. Essa recita: «Che il Popolo del Vangelo giudichi secondo ciò che Allah vi ha rivelato...». Siete quindi d’accordo sul fatto che i cristiani debbano giudicare in base al Vangelo, di cui disponiamo di copie risalenti a molto prima dell’epoca di Maometto? In caso contrario, significa che il Corano è errato?

La Sura 5:48 recita: «A voi (Popolo del Libro) abbiamo inviato la Scrittura nella verità, a conferma della Scrittura che l’ha preceduta e a custodirla in sicurezza: giudicate dunque tra loro secondo ciò che Allah ha rivelato e non seguite i loro vani desideri, allontanandovi dalla verità che vi è stata rivelata...». Se Lei è un musulmano che non è d’accordo con queste parole, allora in che modo Allah distingue tra le Sue parole, che Egli permette ai fedeli devoti di apprendere solo in forma corrotta, e le Sue parole che rimangono incorrotte?

La maggior parte dei musulmani crede negli hadith, che sono le raccolte autorevoli dei detti e delle azioni di Maometto, come le massime autorità dopo il Corano. Tra le sei principali raccolte di hadith riconosciute, quella di Bukhari è la più autorevole. Ho pensato che Le avrebbe fatto piacere leggere ciò che dice riguardo a Hajar [Agar] e Ismaele.

Bukhari, vol. 4, libro 55, cap. 9, n. 583, pag. 373: «Abramo condusse lei [Agare] e suo figlio Ismaele, mentre lei lo allattava, in un luogo presso la Ka’ba, sotto un albero nel punto in cui oggi si trova Zam-zam, nel punto più elevato della moschea. In quei giorni non c’era nessuno alla Mecca, né vi era acqua. Così li fece sedere lì e pose accanto a loro un sacchetto di cuoio contenente alcuni datteri e una piccola otre con un po’ d’acqua, poi si incamminò verso casa. La madre di Ismaele lo seguì dicendo: «O Abramo! Dove state andando, lasciandoci in questa valle dove non c’è nessuno con cui poter stare in compagnia, né vi è nulla (di cui godere)?» Glielo ripeté molte volte, ma egli non si voltò a guardarla. Allora lei gli chiese: «È stato Allah a ordinarti di farlo?». Egli rispose: «Sì». ... (p. 374, stesso hadith) «Il Profeta disse: “Questa è l’origine della tradizione del percorso che le persone compiono tra quei due luoghi (cioè Safa e Marwa)”. Quando giunse a Marwa (per l’ultima volta), udì una voce e si impose di tacere per ascoltare con attenzione. ... Vide un angelo nel luogo di Zam-zam che scavava la terra con il tallone (o con l’ala), finché da quel luogo sgorgò l’acqua». Pertanto, la Sua opinione non è coerente né con Bukhari né con la Bibbia.

Il famoso storico musulmano delle prime epoche al-Tabari (839-923 d.C.) indagò se fosse stato Ismaele o Isacco a essere quasi sacrificato, e affermò che si trattava di Isacco, non di Ismaele (al-Tabari, vol. 2, p. 68). Egli dedicò dieci pagine a un’analisi delle autorità musulmane che sostenevano fosse Isacco e di quelle che sostenevano fosse Ismaele (al-Tabari, vol. 2, pagg. 82-92), giungendo alla conclusione che si trattasse di Isacco.

Tuttavia, ritengo che questa questione, ovvero quale dei figli di Abramo fosse l’uno e quale l’altro, sia di secondaria importanza rispetto alla capacità di rispondere alla domanda contenuta in Proverbi 30:4 e seguenti: «Chi ha fatto sorgere tutti i confini della terra? Qual è il Suo nome e qual è il nome di Suo Figlio? Sicuramente lo sapete.» (Traduzione letterale di Green)


D: In Genesi 22, perché Dio incoraggiò il sacrificio umano con Abramo e Isacco?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Abramo aveva già dimostrato di amare Dio più del proprio popolo e della propria cultura, ma Dio mise alla prova Abramo per vedere se amasse Dio più del proprio amato figlio.

2. I Dieci Comandamenti (non uccidere, ecc.) furono dati solo a Mosè sul Monte Sinai.

3. Anche in questo caso isolato in cui Dio inizialmente ordinò il sacrificio, Dio ne impedì l’esecuzione. Nessuno morì.

4. Dio Padre non ha chiesto ad Abramo nulla che Egli stesso non avesse fatto, sacrificando Gesù per noi.

Come ha scritto Chip Ingram (il 20/05/2007): «A un certo punto Dio vi chiederà il vostro Isacco. Scoprirete la più grande potenza di Dio quando vi arrenderete. … L’abbandono a Dio è ciò che manca oggi nella Chiesa».


D: In Genesi 22:1-18, il ragazzo che Abramo stava per sacrificare potrebbe essere Ismaele, e non Isacco, come sostengono i musulmani? Altrimenti, come potrebbe Isacco essere l’«unico figlio» di Abramo?

R: Fu Isacco a essere quasi sacrificato e non Ismaele, per almeno cinque ragioni:

Persino il Corano non afferma che si trattasse di Ismaele: Genesi 22,2 dice che si trattava di Isacco. Per i musulmani, sebbene il Corano ne parli nella Sura 37, versetti 99-111, in nessuna parte dell’intero Corano si specifica se si trattasse di Ismaele o di Isacco.

L’unico figlio che Abramo aveva in quel momento: Ismaele aveva 14 anni quando nacque Isacco, secondo quanto riportato in Genesi 17:25 e Genesi 18:10. Agar e Ismaele furono mandati via in un altro luogo il giorno in cui Isacco fu svezzato, come riportato in Genesi 21:8-10. Abramo fu messo alla prova «molto tempo» dopo questi eventi, come riportato in Genesi 21:34, e sull’altare si trovava un «ragazzo», secondo quanto riportato in Genesi 22:12.

Figlio unico agli occhi di Dio: Dio dichiarò che sarebbe stato tramite Isacco, e non tramite Ismaele, che la discendenza di Abramo sarebbe stata riconosciuta, come riportato in Genesi 21:12. Abramo non aveva Ismaele con sé perché Ismaele e sua madre erano stati «espulsi», ovvero mandati via, secondo quanto riportato in Genesi 21:10-12.

Unico erede in questo mondo: Isacco era l’unico erede, e «figlio unico» significa anche «figlio prediletto». Sebbene la cultura dell’epoca accettasse la presenza di concubine a scopo procreativo, l’eredità e il diritto di primogenitura sarebbero andati ai figli delle mogli legittime, non a quelli delle concubine.

Unico figlio della promessa: Genesi 21:12 afferma: «Attraverso Isacco sarà contata la tua discendenza». Abramo ebbe anche altri figli, ma nacquero dopo di lui.


D: In Genesi 22:2, in che senso Isacco era l’«unico figlio» di Abramo?

R: Sebbene Ismaele fosse nato per primo, a quel tempo era già stato allontanato, e Isacco era l’unico figlio che Abramo avesse ancora con sé. Isacco era l’unico erede, e «unico figlio» può anche significare «figlio prediletto». Genesi 21:12 recita: «È da Isacco che ti sarà attribuita la discendenza». Abramo aveva anche altri figli, ma questi nacquero in seguito. Sebbene la cultura dell’epoca accettasse la pratica di prendere concubine a scopo procreativo, l’eredità e il diritto di primogenitura spettavano ai figli delle mogli legittime, non a quelli delle concubine.


D: In Genesi 22:2, lo Spirito Santo induce mai le persone a disobbedire a ciò che è stato rivelato nella Bibbia?

R: No. Tre punti da considerare nella risposta.

1. Naturalmente, Dio non indusse Abramo a compiere alcuna azione contraria alla Scrittura rivelata, poiché ai tempi di Abramo nessuna Scrittura era stata ancora messa per iscritto.

2. Da quando le Scritture sono state rivelate, Dio non dice a nessuno di compiere azioni contrarie ai Suoi comandamenti rivelati. Anche quando lo Spirito Santo condusse Gesù nel deserto, dove fu tentato da Satana, lo Spirito Santo non tentò Gesù né gli disse di compiere alcuna azione sbagliata.

3. Dio non desidera che nessuno compia azioni contrarie ai Suoi desideri. Anche quando Dio ordinò ad Abramo di offrire Isacco in sacrificio, Dio non permise ad Abramo di portare a termine l’uccisione di Isacco.

Pertanto, Dio poté dire ad Abramo ciò che disse allora, poiché la Legge mosaica non era ancora stata scritta. Ma sia allora che oggi, Dio non vuole mai che qualcuno compia il sacrificio di una persona.


D: In Genesi 22:12, poiché Dio disse: «Ora so che temete Dio», Dio non sapeva forse cosa avrebbe fatto Abramo?

R: Certamente Dio lo sapeva, ma l’espressione significa che fu proprio in quel momento che Abramo dimostrò ciò che avrebbe fatto.

Isacco era la cosa più importante nella vita di Abramo. Ma Isacco era più importante di Dio? Abramo dimostrò che Dio era al primo posto nella sua vita. Giacomo 1 afferma che la prova della nostra fede produce perseveranza. Ma anche se potremmo desiderare una fede che non corra mai rischi, quella non è la fede che Dio ha fatto crescere in Abramo o in altri. Abramo non aveva alcuna scelta riguardo al tipo, alle circostanze o al momento della prova della sua fede, e di solito nemmeno noi ce l’abbiamo.


D: In Genesi 23 ed Esodo 3:8, come potevano trovarsi gli Ittiti in Palestina?

R: Gli Ittiti erano un popolo che si estendeva su un vasto territorio, e una colonia si era insediata sulle montagne della Palestina. Gli Ittiti, di origine indoeuropea, saccheggiarono Babilonia nel 1590 a.C. Altri ritengono che ciò si riferisca agli Hatti, un popolo non indoeuropeo che fu conquistato prima del 2000 a.C. Hatti e Hitti si scrivono allo stesso modo in ebraico.


D: In Genesi 23:2, perché si menziona che Kiriath-Arba è chiamata anche Hebron?

R: Vi sono due possibili ragioni complementari per cui Hebron viene menzionata in questo passo.

Si ricordi che, mentre Abramo visse intorno al 2000 a.C., il Libro della Genesi fu scritto ai tempi di Mosè, tra il 1447 e il 1407 a.C., per cui quella città potrebbe essere stata chiamata Hebron dagli Israeliti e/o dai Cananei ai tempi di Mosè. Le spie israelite conoscevano la geografia di Canaan e forse utilizzarono questo nome per indicare la città ai tempi di Mosè.

In ogni caso, gli Israeliti chiamarono la città semplicemente Hebron, e non Kiriath Arba, poco dopo la conquista sotto Giosuè. Questa semplice nota esplicativa, secondo cui Kiriath Arba è ora Hebron, potrebbe essere stata aggiunta poco dopo.


D: In Genesi 23:2, una trattativa è tipicamente un processo di concessioni reciproche. Ad esempio, un venditore chiede 300 dollari. L’acquirente offre 100 dollari. Il venditore scende a 250 dollari; l’acquirente offre 150 dollari. Forse si accordano su 200 dollari. In che modo ciò è l’opposto di una normale trattativa?

Perché Abramo disse: «Sono uno straniero e un forestiero in mezzo a voi»?

Genesi 23:5-6 Gli Hittiti: «Voi siete un principe tra noi. Seppellite i vostri morti in una qualsiasi delle nostre tombe gratuitamente».

Genesi 23:7-9 Abramo, inchinandosi: «La prego, interceda presso Efron affinché mi permetta di acquistare la grotta che si trova nella sua proprietà».

Genesi 23:10-11 Efron: Potete avere la grotta gratuitamente.

Genesi 23:12-13 Abramo, inchinandosi: «Desidero pagare per la grotta. Qual è il valore di mercato della proprietà?».

Genesi 23:14-15 Efron: Sono 400 sicli.

Genesi 23:16 Abramo non discusse né negoziò, ma si limitò ad accettare di pagare 400 sicli.

All’epoca lo shekel era un’unità di peso e solo in seguito divenne un’unità monetaria.

In Giosuè 7:21, Acan rubò 200 sicli d’argento. Ai tempi di Abramo uno schiavo maschio valeva circa 20 sicli. Alcuni secoli prima uno schiavo valeva dai 10 ai 15 sicli. Ai tempi di Mosè, circa 500 anni dopo, uno schiavo valeva 30 sicli. Pertanto, il prezzo del campo era pari a circa dieci schiavi.

La risposta è che, per quanto Abramo fosse ricco, non gli importava di quella modesta somma di denaro. Gli importava di più che essi vedessero che Abramo pagava il valore di mercato per quel terreno, e fossero così più inclini a lasciare la tomba indisturbata. A volte è più vantaggioso non sfruttare al massimo il proprio vantaggio, ma concedere qualcosa alla controparte per creare buona volontà, specialmente quando non si può essere presenti per assicurarsi che rispettino la loro parte dell’accordo.


D: In Genesi 23:2-3, sebbene Abramo piangesse per Sara, in che modo si mostrò cortese nei confronti degli Hittiti?

R: Abramo li onorò con le sue parole. Dal punto di vista economico, non solo non cercò di ottenere il prezzo più basso, ma lasciò loro l’iniziativa e permise che fossero loro a fissare il prezzo. A volte, anche con i nostri bambini piccoli, è bene lasciare loro l’iniziativa.

In Luca 14,9-11, Gesù disse che a un banchetto bisogna sedersi al posto più umile. Quando si organizza un banchetto, si invitino i poveri, gli storpi e coloro che non possono ricambiare il favore.


D: In Genesi 23,3-20, Abramo ebbe grande successo negli affari. Ma in questo caso, se voleva ottenere il terreno gratuitamente o a un prezzo molto basso, non sembrava essere un buon negoziatore. – O forse lo era?

R: Un adagio da ricordare è: «tenete gli occhi fissi sull’obiettivo». A volte un buon uomo d’affari sa che il prezzo più basso non è l’unico obiettivo. Chi si sarebbe occupato del terreno e della tomba quando Abramo e la sua famiglia fossero stati lontani? Sarebbe stato opportuno non condurre una trattativa troppo dura che avrebbe lasciato rancore, ma piuttosto lasciare buona volontà. Egli desiderava sempre che gli Ittiti conservassero un buon ricordo di lui, affinché non profanassero o destinassero ad altro uso il luogo di sepoltura dopo la sua morte. In Genesi 25:9-10, Abramo fu sepolto nella stessa grotta, accanto a Sara, così come Giacobbe in Genesi 50:12-13. In Genesi 50:25, Giuseppe non voleva essere sepolto in Egitto.


D: In Genesi 23:5, perché gli Ittiti consideravano Abramo un potente principe tra loro?

R: Abramo era molto ricco. A quanto pare, Abramo aveva anche instaurato stretti rapporti con loro, che lo consideravano non solo un amico, ma anche uno di loro.


D: In Genesi 23:7, gli Ittiti esistevano davvero?

R: Gli archeologi moderni scoprirono l’esistenza degli Ittiti già nel 1892. Tuttavia, alcuni studiosi continuavano a dubitare della loro esistenza anche dieci anni dopo (1902, E.A.W. Budge). Oggi sono stati scritti interi libri sugli Ittiti.


D: In Genesi 23:15-16, perché Abramo dovette pesare l’argento?

R: Lo siclo era un’unità di peso e solo in seguito divenne anche un’unità monetaria. Abramo dovette «pesare» l’argento perché le monete non furono utilizzate fino all’800 a.C. circa, secondo quanto riportato in *Can Archaeology Prove the Old Testament?*, pag. 27. Allo stesso modo, Acan rubò oro e argento del «peso» di 50 e 200 sicli. Le prime monete conosciute risalgono alla Lidia, intorno al 700 a.C. Si osserva inoltre che la parola latina pecunia (da cui deriva il termine inglese «pecuniary», che significa «monetario») deriva dalla parola latina pecus, che indica il bestiame.


D: In Genesi 23:15-16, come possiamo evitare di essere «parsimoniosi nei piccoli spesi e sperperatori in quelli grandi» nelle nostre trattative?

R: Nel sistema monetario inglese, un «pence» o «penny» è simile al penny americano. Una «sterlina» vale poco più di un dollaro statunitense, anche se fino a poco tempo fa era pari a quasi 2 dollari.

Un esempio di come ciò non sia stato fatto si è verificato in un’azienda per cui ho lavorato alcuni anni fa. Avevano deciso di introdurre i «benefici difensivi». Questo termine significava che, se una persona era sposata e il compleanno del coniuge cadeva in un mese e in un giorno precedenti rispetto al proprio, l’azienda non avrebbe più fornito benefici al coniuge e ai figli, ma solo alla persona in questione. Durante una riunione del personale, in cui la responsabile delle risorse umane stava spiegando la questione senza grande entusiasmo, ho posto una domanda. Quanto denaro circa prevedevano che questa misura avrebbe fatto risparmiare all’azienda? Lei rispose che il risparmio sarebbe stato notevole, circa 50.000 dollari all’anno. Suppongo che nessuno abbia considerato che, se anche solo tre o quattro persone all’anno avessero lasciato l’azienda a causa di questa misura e l’azienda avesse dovuto ricorrere a società di reclutamento per sostituirle, il costo sarebbe stato di ben più di 50.000 dollari.


D: In Genesi 23:15-16, come possiamo dimostrare la grazia nelle nostre relazioni?

R: Possiamo essere pronti a perdonare, ma senza permettere che le persone ci calpestino. Amateli, non solo con sentimentalismo, ma esprimete il vostro amore attraverso la cura e le azioni concrete.


D: In Genesi 24:1; 25:8, perché Dio permette che alcuni dei Suoi figli soffrano a causa della vecchiaia?

R: In Paradiso non si soffre a causa della vecchiaia, e l’eternità di beatitudine in Paradiso farà sembrare insignificanti i nostri brevi momenti di difficoltà sulla terra. Si veda la discussione su Giosuè 13:1 per la risposta.


D: In Genesi 24:4, perché Abramo avrebbe insistito per avere una moglie proveniente dal proprio popolo?

R: I Cananei ritenevano corretto e religioso sacrificare i propri figli neonati nel fuoco e praticare la prostituzione sacra. Gli Ittiti erano diversi. Erano indoeuropei, una colonia dell’Impero ittita in Anatolia (l’odierna Turchia). Non è altrettanto ovvio il motivo per cui Abramo non volesse una nuora proveniente dagli Ittiti, se non per il fatto che nemmeno loro credevano nell’Unico Vero Dio.


D: In Genesi 24,5-8, cosa c’era di così sbagliato nel fatto che Isacco tornasse ad abitare in Aram [Siria]?

R: Allora tutto ciò che riguardava la promessa di Dio ad Abramo di lasciare il proprio popolo e recarsi nella terra promessa sarebbe stato vano, poiché i discendenti di Abramo avrebbero abbandonato quella promessa.


D: In Genesi 24,5-8, cosa ci sarebbe di sbagliato nel fatto che Isacco tornasse in Aram solo per una visita e per scegliere una moglie per sé?

R: Considerati i suoi legami di parentela e la sua ricchezza, i suoi parenti avrebbero probabilmente voluto che Isacco rimanesse, proprio come Labano aveva trattenuto Giacobbe per quattordici anni. Abramo probabilmente non avrebbe voluto correre il rischio che Isacco fosse indotto a tornare a vivere in modo permanente nel luogo in cui si sarebbe trovata sua moglie.


D: In Genesi 24,15, quale era il rapporto tra Isacco e Rebecca?

R: Rebecca era figlia del nipote di Abramo, il che la rendeva figlia del cugino di Isacco.

Isacco e Rebecca non avrebbero potuto disobbedire a Levitico 18, poiché non era ancora stato scritto. Tuttavia, risulta che il loro matrimonio rientrasse comunque nei limiti delle future norme contenute nel Levitico.


D: In Genesi 25:1, Ketura era una moglie o una concubina?

R: Una concubina è considerata una sorta di moglie. Genesi 25:1 può riferirsi sia a una moglie che a una concubina.


D: In Genesi 25:2, che cosa accadde ai figli che Keturah ebbe da Abramo?

R: Abramo e Keturah ebbero sei figli noti.

Zimran è forse l’antenato di una tribù araba, gli Zimri di Geremia 25:25. Oggi esiste una città chiamata Zambran sul Mar Rosso, a ovest della Mecca.

Di Jokshan non si ha più alcuna notizia, se non che egli fu l’antenato di Saba e di Dedan. Saba era una nazione situata nell’angolo sud-occidentale della Penisola Arabica. I Dedaniti di Isaia 21:13 erano arabi che probabilmente discendevano sia da Jokshan che da Cam attraverso Cush (Genesi 10:7; 1 Cronache 1:9). La città di Dedan si trovava a 100 miglia (160 km) a sud-ovest di Tema, nell’oasi di el-’Ula, a 175 miglia (280 km) a nord di Medina. Dedan è menzionata anche in iscrizioni proto-arabe sabee e minee.

Medan è forse menzionata al di fuori della Bibbia. Il Wycliffe Bible Dictionary, a pag. 1093, afferma che le consonanti «m» e «b» sono spesso intercambiabili in arabo; pertanto, potrebbe trattarsi della tribù dei Bedana, conquistata dall’assiro Tiglat-Pileser III.

Midian era una tribù ben nota che opprimeva gli Israeliti, come riportato nel libro dei Giudici, capitolo 8.

Ishbak fondò una tribù che si stabilì nella Siria settentrionale e che è menzionata negli Annali assiri di Salmanassar III (858-824 a.C.).

Shuah era apparentemente la tribù da cui proveniva Bildad lo Shuhita in Giobbe 2:11.


D: In Genesi 25:2, se Abramo e Sara erano entrambi sterili, come poté Abramo avere altri figli dopo Isacco?

R: Innanzitutto, ciò che non è la risposta, e poi la risposta.

Non è questa la risposta: era Sara ad essere sterile, non Abramo. Dopotutto, Abramo ebbe un figlio, Ismaele, da Agar. Questa è la risposta fornita da Agostino di Ippona nella sua opera *La Città di Dio*, libro 16, cap. 28, pag. 327.

La risposta: Sara era sempre stata sterile, ma quando Abramo aveva 100 anni, entrambi erano naturalmente incapaci di avere figli, secondo Romani 4,19 ed Ebrei 11,12. Pertanto, dopo che Dio concesse ad Abramo il dono della fertilità, non glielo tolse.


D: In Genesi 25,6, quante mogli e concubine aveva Abramo?

R: Sebbene non abbia grande importanza, non ne conosciamo il numero esatto. Dopo la morte di Sara, Abramo prese in moglie Ketura, come riportato in Genesi 25:1. Agar era una delle sue concubine, ma Genesi 25:6 indica che Abramo aveva più di una concubina.


D: In Genesi 25:8, 17 e Genesi 49:33, in che modo i patriarchi «resero lo spirito»?

R: Si tratta di una traduzione approssimativa del termine ebraico gâva’, che letteralmente significa «espirare» o «esalare l’ultimo respiro». Una traduzione più precisa sarebbe «esalò l’ultimo respiro».


D: In Genesi 25:8, 17 e Genesi 49:33, Abramo e Giacobbe furono «riuniti al proprio popolo»; come potrebbe quindi esserci vita dopo la morte?

R: Si tratta di un’espressione che indica che la persona è morta, e suona molto meglio di «tirare le cuoia».


D: In Genesi 25:13, i riferimenti a Kedar si riferiscono a Maometto?

R: Genesi 25:13 menziona Kedar, figlio di Ismaele, ma sussistono dubbi sulla discendenza di Maometto da Ismaele e Kedar. A prescindere da ciò, tuttavia, il fatto che Genesi 25:13 menzioni dodici figli di Ismaele, tra cui Kedar, non dice nulla di positivo o negativo su di loro. Al-Tabari, vol. 6, p. 6, riporta tre punti:

1) Esistono divergenze tra i genealogisti riguardo alla discendenza di Maometto dopo ‘Adnan (p. 37)

2) Molte genealogie, ma non tutte, includono Maometto … ‘Adnan … Nabt b. Qaydhar [Kedar?], figlio di Isma’il [Ismaele]

3) «Queste divergenze derivano dal fatto che si tratta di una scienza antica, mutuata dal popolo del Primo Libro (l’Antico Testamento)».

Pertanto, se lo storico musulmano al-Tabari riconosce che i nomi genealogici furono tratti dagli ebrei e dall’Antico Testamento, non si tratta di una testimonianza del tutto indipendente.


D: In Genesi 25:22-23, la domanda di Rebecca riguardava il presente e il futuro prossimo, eppure la risposta di Dio parlava di un futuro lontano. Perché Dio agisce in questo modo?

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

1. A quanto pare, Dio voleva rivelare questa verità profetica su Giacobbe ed Esaù.

2. Come ogni buon insegnante, Dio sa che un concetto verrà ricordato meglio se costituisce la risposta alla domanda di uno studente.

3. Indipendentemente dal fatto che Dio abbia fatto sì che i bambini si spintonassero esclusivamente per indurre Rebecca a porre la domanda, lo spintonarsi li ha effettivamente indotti a porre la domanda.

4. Forse Rebecca in quel momento non pensava a lungo termine, ma la sua domanda era sufficientemente aperta da consentire alla rivelazione di Dio di rispondere comunque alla sua richiesta.

5. Quando chiediamo qualcosa a Dio, dovremmo farlo in modo «aperto» e non limitandoci alle nostre condizioni. Dovremmo essere pronti affinché Dio ci mostri verità che non ci aspettavamo e che non abbiamo chiesto direttamente.


D: In Genesi 25,31-33, il diritto di primogenitura di Giacobbe fu ottenuto comprandolo o mentendo?

R: Entrambe le cose.

1. Giacobbe la «comprò» da Esaù in cambio di una scodella di lenticchie (Genesi 25:29-34).

2. In seguito Giacobbe ingannò Isacco affinché gli concedesse la benedizione del diritto di primogenitura a cui Esaù aveva già deciso di rinunciare (Genesi 27:19).

Si noti che Giacobbe acquistò solo il diritto di primogenitura, ma mentì per ottenere la benedizione.

Indipendentemente sia dall’acquisto che dall’inganno, Dio scelse che il Suo popolo, gli ebrei, discendesse da Giacobbe (Genesi 25:23-34).


D: In Genesi 26:2, gli Israeliti dovevano recarsi in Egitto o no?

R: A Isacco fu detto di non scendere in Egitto in Genesi 26:2. A Giacobbe, non a Isacco, fu detto di recarvisi in Genesi 46:3. Allo stesso modo, in 2 Samuele 7:5, 12-13 fu detto a Davide che non sarebbe stato lui, ma suo figlio a costruire il Tempio a Gerusalemme. La lezione da trarre non è che andare in Egitto sia un bene o un male, ma che dovremmo recarci dove Dio vuole che andiamo, quando Dio vuole che ci rechiamo.


D: In Genesi 26:3-5, Genesi 12:1; Genesi 17:1, 9-14; e Genesi 22:16, Dio benedisse Abramo a causa delle opere di Abramo?

R: No. Sia per Abramo che per le persone in generale, vi sono qui due questioni distinte: la salvezza e le benedizioni.

Salvezza: le opere di Abramo non erano importanti, nel senso che non lo hanno portato in Paradiso. Le opere di Abramo erano molto importanti in quanto espressione visibile della sua fede in Dio, e inseparabili dalla sua fede in Dio.

Benedizioni: grazie alle opere, sia Abramo che noi riceviamo spesso benedizioni in questa vita e ricompense in quella futura.

Giacomo cita Abramo come esempio di giustificazione mediante le opere. Abramo «credette a Dio, e ciò gli fu accreditato come giustizia» un decennio o due prima che quasi sacrificasse Isacco.

L’alleanza di Dio presentava sia un elemento immutabile che un elemento condizionale. Levitico 26:44-45 mostra che, anche se il popolo di Dio viene meno all’elemento condizionale, l’elemento immutabile rimane comunque valido.


D: In Genesi 26:6-7, perché Isacco è un modello per noi, visto che in questo passo Isacco mentì?

R: No. Si veda la risposta a Genesi 12:10-20.


D: In Genesi 26:8-9, si trattava dello stesso Abimelech di Gerar menzionato in Genesi 20:2-3?

R: A giudicare dal nome, probabilmente no. Abimelech significa «Il padre è re». Da un lato, vi sono molti casi in cui padre e figlio o discendenti portano lo stesso nome. Dall’altro lato, in questo caso si tratta probabilmente di un titolo, non di un nome proprio, come afferma il libro *735 Baffling Bible Questions Answered* a pag. 42.

Altri sovrani che portavano lo stesso nome furono Tobia I, II, III, IV e V dal 590 al 200 a.C., Sanballat I, II e III dal 445 al 330 a.C., Salmanassar I, II e III, Antioco I, II, III e IV, nonché Tiglat-Pileser I, II e III.


D: In Genesi 26:33, fu Abramo a dare il nome alla città di Beersheba, oppure fu Isacco?

R: In Genesi 21:31, essa era chiamata Beersheba ai tempi di Abramo a causa del giuramento stipulato tra Abramo e Abimelech. Isacco ne era certamente a conoscenza, avendo vissuto a Beersheba con suo padre, come riportato in Genesi 22:19. Per ricordare ad Abimelech (che era probabilmente il figlio dell’Abimelech ai tempi di Abramo) il patto precedente, egli diede a un nuovo pozzo un nome simile, «Shibah».


D: In Genesi 26:34 e Genesi 36:2-3, chi erano le quattro mogli di Esaù?

R: Mogli 1-2: All’età di 40 anni, Esaù sposò due ittite, Giuditta e Basemat, figlia di Elon (Genesi 26:34-35).

Ada, figlia di Elon l’ittita (Genesi 36:2), è probabilmente un altro nome per Basemat.

Moglie n. 3: Dopo la partenza di Giacobbe, Esaù sposò l’ismaitide Mahalat, sorella di Nabaiot (Genesi 28:8-9)

Basemath, figlia di Ismaele e sorella di Nabaioth (Genesi 36:3), è probabilmente un altro nome per Mahalath.

Moglie 4: Esaù sposò Oholibama, figlia di Anah (Genesi 36:3).

Giuditta probabilmente non fu menzionata nelle genealogie di Genesi 36, poiché non ebbe figli.


D: In Genesi 27, perché Dio avrebbe approvato il fatto che Giacobbe ingannasse Isacco e che ingannasse Labano in Genesi 31:20?

R: Dio non approvò le menzogne di Giacobbe. In primo luogo, la Bibbia riporta in modo accurato e onesto sia le azioni malvagie che quelle buone compiute dalle persone. In secondo luogo, anche il popolo di Dio nella Bibbia ha commesso azioni sbagliate. Come afferma il libro *735 Baffling Bible Questions Answered* a pag. 43: «Dio non benedisse Giacobbe perché egli mentì e ricorse all’inganno, ma nonostante ciò».


D: In Genesi 27, perché la benedizione era importante?

R: Normalmente, il primogenito riceveva la benedizione, il che significava una doppia quota di eredità, oltre a diventare il capofamiglia. Una tavoletta di Nuzi risalente al XV secolo a.C. narra di una causa legale tra tre fratelli riguardo a chi avrebbe sposato una donna di nome Zululishtar. Uno dei fratelli vinse perché riuscì a dimostrare che suo padre aveva autorizzato il matrimonio sul letto di morte.


D: In Genesi 27:29, cosa significa letteralmente la parola ebraica tradotta con «padrone»?

R: La parola ebraica qui utilizzata, gebiyr (pronunciata gheb-EER), può essere tradotta in due modi: signore o eroe. Nel caso di Esaù e dei suoi discendenti si trattava di un signore [indesiderato]. Nella nostra vita, se Dio ha posto al di sopra di voi qualcuno che non vi piace, potete scegliere di trattarlo come un signore indesiderato o come un eroe.


D: In Genesi 27:39-40, perché Isacco non poté benedire Esaù come aveva benedetto Giacobbe?

R: La Bibbia non spiega perché Isacco fosse convinto (a torto o a ragione) di non poter benedire entrambi. Tuttavia, secondo le tavolette dell’epoca rinvenute nella città di Nuzi, i testamenti redatti in punto di morte erano considerati validi e irrevocabili. Si veda anche la risposta alla domanda successiva.


D: In Genesi 27,39-40, perché Dio non benedisse Esaù come benedisse Giacobbe?

R: Vi sono tre ragioni complementari.

1. Romani 9:10-15 dimostra che Dio può agire come meglio crede senza rivelarci le Sue ragioni.

2. Esaù era pagano (senza Dio) (Ebrei 12:16), mentre Giacobbe era un ingannatore; Dio avrebbe avuto ragione di maledire entrambi. Invece entrambi ricevettero la benedizione (Ebrei 11:20).

3. Dio ha il diritto di scegliere di concedere misericordia e amore speciali solo ad alcuni, secondo quanto ritiene opportuno: basta chiedere a Paolo.


D: In Genesi 27:42-44 Giacobbe si recò nella città di Haran per sfuggire a Esaù o per trovare una moglie?

R: Entrambe le cose. A volte vi sono molteplici ragioni per compiere un’azione. Rebecca disse a Giacobbe di andarsene per sfuggire a Esaù in Genesi 27:42-46, ma disse a Isacco che il motivo era quello di trovare una moglie in Genesi 27:46. Il motivo per cui Isacco mandò Giacobbe era quello di trovare una moglie, come si legge in Genesi 28:1-6.


D: In Genesi 27:45, l’espressione «entrambi» si riferisce a Giacobbe e Isacco o a Giacobbe ed Esaù?

R: Dal punto di vista linguistico potrebbe significare entrambe le cose. Tuttavia, si trattava di Isacco e non di Esaù, poiché Isacco era in punto di morte, Esaù avrebbe ucciso Giacobbe subito dopo e non vi era alcuna minaccia per Esaù. Purtroppo Rebecca potrebbe aver pensato a «entrambi» coloro che amava, e non a «due su tre».


D: In Genesi 27:46, le mogli di Esaù erano ittite o cananee?

R: Si può essere sia texani che americani? Gli Ittiti in Canaan erano uno dei popoli di Canaan.


D: In Genesi 28, Rebecca e Giacobbe riuscirono a ottenere ciò che desideravano?

R: A prima vista sì, ma in realtà no. Volevano che Giacobbe ottenesse il diritto di primogenitura e, con mezzi scorretti, menzogne e inganni, lo ottennero; in tal senso, ebbero successo.

Tuttavia, il figlio con il diritto di primogenitura di solito occupava in seguito un posto d’onore nella famiglia; invece, Giacobbe dovette fuggire per salvarsi la vita. Rebecca riuscì ad aiutare il figlio prediletto; tuttavia, non avrebbe mai più rivisto Giacobbe su questa terra. Come sottolinea il sito «Women in the Bible», Rebecca avrebbe dovuto convivere per il resto della sua vita con il figlio che aveva trattato ingiustamente.


D: In Genesi 28:12 l’espressione «su di essa/su di lui» è ambigua?

R: Non proprio. L’espressione «su di essa» è stata interpretata da alcuni rabbini come «su di lui». In altre parole, o gli angeli del cielo salivano e scendevano sulla scala, oppure salivano e scendevano su Giacobbe stesso. Ciò viene menzionato perché Gesù disse in Giovanni 1,51 che Natanaele avrebbe visto gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo [Gesù].

A favore dell’interpretazione «su di essa»: l’analogia ha senso, con la scala (o la scalinata) presente e Giacobbe che nel sogno vede numerosi angeli intenti alle loro attività. Metaforicamente, Gesù è la scala attraverso la quale le benedizioni di Dio scendono sulla terra, e la scala attraverso la quale veniamo condotti in cielo.

A sfavore di «su di lui»: gli angeli stanno forse calpestando Giacobbe per raggiungere la scala? Gli angeli si stanno forse arrampicando su Giacobbe per arrivare in cielo? Allora a cosa serve la scala? Gesù discendeva da Giacobbe, ma Gesù è più simile a una scala che a Giacobbe, il quale spesso ingannava le persone.


D: In Genesi 29,15-25, perché dovremmo ammirare Labano nella Bibbia, dal momento che ingannò e mentì a Giacobbe?

R: Chi ha detto che dovremmo ammirare Labano? Non dovremmo. Questa domanda presuppone che la Bibbia possa parlare del popolo di Dio solo in un contesto isolato, senza menzionare le altre persone con cui doveva interagire. Naturalmente, la Bibbia parla sia di persone malvagie che di persone buone. Inoltre, la Bibbia ci mostra che nemmeno le persone buone erano sempre buone.

Un’analogia potrebbe essere d’aiuto in questo caso. Qualcuno potrebbe dire: «Non si possono ammirare gli eroi americani. Si pensi, ad esempio, a John Wilkes Booth, che sparò ad Abraham Lincoln». Ebbene, possiamo leggere come John Wilkes Booth abbia svolto un ruolo significativo nella storia americana, ma non era certo un eroe americano.

Laban ha avuto un ruolo nella storia di Israele, ma nemmeno lui era un eroe. L’analogia con Booth potrebbe sembrare un po’ sciocca, dato che nessuno considera Booth un eroe, ma citare Laban per criticare le persone che dovremmo ammirare nella Bibbia (come ha fatto effettivamente un ateo) sembra anch’esso fuori luogo.


D: In Genesi 29:21-30, quando fu data Rachele a Giacobbe?

R: Giacobbe lavorò per sette anni, gli fu data Lea, attese una settimana e poi gli fu data Rachele in quel momento in cambio della promessa di altri sette anni.


D: In Genesi 29:28, perché Giacobbe sposò due sorelle, dato che Levitico 18:18 proibisce di sposare due sorelle mentre entrambe sono in vita?

R: Levitico 18:18 faceva parte della Legge mosaica, che fu data oltre 400 anni dopo che Giacobbe aveva sposato le sue mogli. Certamente non si poteva pretendere che Giacobbe obbedisse a una legge di cui non aveva sentito parlare e che Dio non aveva ancora comandato.


D: In Genesi 29:31, perché Dio non disse semplicemente a Giacobbe di amare anche Lea, invece di rendere Rachele sterile?

R: A volte le persone possono imparare le lezioni solo attraverso esperienze difficili. Noi siamo forse diversi?


D: In Genesi 30:14-15, l’uso delle mandragore non sembra una superstizione?

R: Gran parte della medicina popolare non funziona. Il fatto che Rachele sia rimasta senza figli per molto tempo in seguito indica chiaramente che le mandragore non hanno avuto nulla a che fare con il fatto che Dio abbia aperto il grembo di Rachele. Questo brano dimostra che anche i credenti possono commettere errori e riporre la propria speranza in rimedi assurdi.


D: In Genesi 30:27, in che modo Labano poté ricorrere alla divinazione per ottenere informazioni su Giacobbe?

R: Supponendo che Labano stesse dicendo la verità in questo caso, talvolta le persone ottengono risposte corrette tramite la divinazione. Tuttavia, anche se la divinazione fornisse tutta la verità anziché un misto di verità ed errore, i credenti non dovrebbero seguire l’esempio di Labano poiché Dio ha vietato di praticare la divinazione in Deuteronomio 18:10,14. Per inciso, la divinazione di Labano non gli ha fornito il risultato che desiderava in Genesi 31:1-2,9.


D: In Genesi 30:37-43, il fatto che Giacobbe «faccia sì» che pecore e capre diventino maculate non suona come una superstizione?

R: Non vi è alcun accenno di superstizione, ma solo idee errate sulla genetica animale. Dio benedisse Giacobbe a prescindere da ciò, come lo stesso Giacobbe sapeva in Genesi 31:7-13.


D: In Genesi 31:23 e Genesi 37:25, Gilead rappresenta forse un anacronismo, dato che Numeri 26:29 afferma che Manasse era il nonno di Gilead?

R: Assolutamente no. Innanzitutto un’osservazione che non è rilevante ai fini della risposta, e poi la risposta stessa.

Non fa parte della risposta: Gilead era un nome piuttosto comune. Gilead non era solo un discendente di Manasse (Numeri 26:29-30 e Giosuè 17:1), ma un altro Gilead era il padre di Iefte (Giudici 11:1), e un terzo Gilead proveniva dalla tribù di Gad (1 Cronache 5:14).

La risposta è che la parola «Gilead» indica l’epoca in cui il testo è stato redatto. Giacobbe e Giuseppe non avrebbero chiamato quella regione Gilead, ma nessuno sostiene che il Libro della Genesi sia stato scritto ai tempi di Giacobbe e Giuseppe. La Genesi fu invece redatta ai tempi di Mosè. Le due tribù e mezzo della Transgiordania stavano già per ricevere la loro terra prima che Mosè morisse.

Si parla di anacronismo quando un documento che sostiene di essere stato scritto in un determinato periodo utilizza parole o termini che sarebbero stati impiegati solo in un’epoca successiva. Non costituisce invece un anacronismo l’uso di parole del periodo in cui il testo è stato redatto per descrivere un’epoca precedente. Ad esempio, non è un anacronismo quando qualcuno nel XX secolo afferma che la regione di Galaad si trovava nel paese della Giordania. Giacobbe, Giuseppe e Mosè non conoscevano il paese della Giordania così come lo conosciamo oggi, ma d’altronde nessuno sostiene che lo conoscessero.


D: In Genesi 31:32,34, come potrebbe la Bibbia [presumibilmente] approvare il furto degli idoli da parte di Rachele ai danni di suo padre?

R: Non approva il furto commesso da Rachele. Gli dei domestici non solo avevano connotazioni religiose, ma il loro possesso comportava anche il diritto di eredità, secondo alcune tavolette risalenti all’epoca di Mosè, rinvenute nella città di Nuzi.

Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 130-131, riporta il testo della tavoletta di Nuzi, ma sostiene anche che potrebbe essere in gioco l’attaccamento religioso di Rachele a questi idoli.

Sebbene alcuni possano provare simpatia per l’atteggiamento dispettoso di Rachele, la Bibbia non lo giustifica; si limita a riportarlo. Rachele morì di parto solo pochi anni dopo aver sottratto gli idoli, come riportato in Genesi 35:17-19, quindi quegli idoli domestici non le fecero certamente alcun bene. La Bibbia non è un libro su supereroi perfetti, ma su persone molto reali che avevano molti difetti — proprio come noi.


D: In Genesi 31:47, dato che la Genesi fu scritta in epoca molto antica, perché in questo versetto compaiono due parole aramaiche?

R: Ciò indica che l’aramaico coesisteva con l’ebraico già in epoca antica. Ricordate che gli Aramei vivevano in Siria, dove risiedeva Labano. Le mogli di Giacobbe provenivano da lì. In alternativa, potrebbero trattarsi di parole comuni all’ebraico arcaico.


D: In Genesi 32:1-2; 33, in che modo Dio ci prepara al conflitto?

R: La questione non riguarda solo la forza necessaria per affrontare il conflitto, ma anche la resistenza. Possiamo essere rafforzati in almeno tre modi.

1) Dobbiamo ricordarci su cosa concentrare lo sguardo, quale sia l’obiettivo che ci attende e l’amore che ci rafforza per andare avanti.

2) Dio può rafforzarci donandoci nuovi doni spirituali e approfondendo quelli che già possediamo. Potrebbe essere necessario apprendere nuove competenze e mettere in pratica le capacità appena acquisite.

3) Ma, paradossalmente, in Genesi 32 Dio indebolì Giacobbe. Lussandogli l’anca, Giacobbe avrebbe avuto ancora meno possibilità di opporre resistenza fisica a Esaù. Dio ha bisogno di aiutarci a liberarci del bagaglio superfluo di cui non abbiamo bisogno, che ci appesantisce nel servirLo. A volte qualcosa non è di per sé negativa, ma se riponiamo troppa fiducia in essa anziché in Dio, Egli potrebbe volere che Lo serviamo senza di essa.


D: In Genesi 32,1-6, quali pensate fossero i due scopi per cui Giacobbe inviò dei messaggeri a Esaù?

R: Poiché Dio gli aveva mandato messaggeri angelici, forse è così che Giacobbe ebbe l’idea di inviare messaggeri a Esaù. Erano passati vent’anni dall’ultima volta che Giacobbe ed Esaù si erano visti. Che tipo di accoglienza avrebbe ricevuto Giacobbe? Da un lato Giacobbe aveva paura di scoprirlo, ma dall’altro sapeva di non voler fuggire da questa situazione e rimanere per sempre con Labano. Si noti che Giacobbe non si rivolge a Esaù chiamandolo «tuo fratello», bensì «tuo servitore».


D: In Genesi 32,6-7, quali pensate siano le due ragioni per cui Esaù decise di andare incontro a Giacobbe con 400 uomini?

R: Innanzitutto, perché Esaù avrebbe dovuto avere 400 uomini? Probabilmente Esaù era piuttosto ricco e potrebbe aver avuto bisogno di quell’esercito per combattere gli Horei che abitavano in quella terra.

In quel momento, forse Esaù stava venendo per mettere in atto ciò che aveva giurato di fare in precedenza: uccidere Giacobbe. Oppure forse Esaù era indeciso su cosa fare, ma voleva un numero sufficiente di guerrieri per tenersi aperte tutte le opzioni. In ogni caso, Esaù voleva che fosse chiaro che era lui ad avere il controllo. Se la sua intenzione era quella di spaventare Giacobbe, ci riuscì; Giacobbe era terrorizzato.


D: In Genesi 32,6-7, per quanto riguarda le mogli di Giacobbe, quali pensate fossero le loro prime impressioni su Canaan e su Giacobbe?

R: Ricordate che Giacobbe era sfuggito per un soffio ai problemi con Labano. Ci si potrebbe chiedere quanto fosse stretto e basato sulla fiducia il rapporto tra Rachele e Labano, dato che egli aveva dato prima Lea a Giacobbe. Pertanto, lei potrebbe aver provato sollievo nel trovarsi a una certa distanza da Labano. Il territorio appariva simile, tranne per il fatto che vi erano molte città fortificate dei Cananei con cui Giacobbe doveva andare d’accordo.


D: In Genesi 32,7-23, quali furono le tre strategie che Giacobbe mise in atto contemporaneamente?

R: Innanzitutto Giacobbe cercò di spianare la strada con ricchi doni destinati a Esaù. In secondo luogo, Giacobbe divise la sua famiglia in gruppi; se un gruppo fosse stato attaccato e ucciso, gli altri avrebbero potuto disperdersi e fuggire. Infine, Giacobbe decise di partire per ultimo. In quel momento Giacobbe si sentiva davvero disperato e consapevole di essere solo. Ma come afferma il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 68: «Con i nostri sistemi di sicurezza umani, spesso ci proteggiamo da una vita di preghiera dinamica. Perché ci facciamo questo torto?»


D: In Genesi 32:22-32, Giacobbe fu ribattezzato Israele in questo punto, oppure fu ribattezzato Israele in Genesi 35:9-10? (Un cristiano liberale ha citato questo come prova del fatto che la Genesi sia stata scritta da più autori.)

R: Genesi 32,22-32 è molto dettagliato e racconta come Giacobbe lottò con Dio e come Dio lo ribattezzò Israele. Genesi 35 offre una sintesi della vita di Giacobbe, e due versetti, 35,9-10, menzionano il cambio di nome di Giacobbe, consentendoci di collocare temporalmente l’evento narrato in Genesi 32. Sì, questi due versetti costituiscono una ripetizione, ma ciò è utile alla narrazione, non un’inclusione involontaria di un elemento per due volte. Oggi, quando le persone scrivono, spesso ripetono nella conclusione ciò che hanno già affermato nel corpo di un saggio, ma ciò non significa che le diverse parti del saggio siano state redatte da più autori.


D: In Genesi 32,27-28, perché Giacobbe fu ribattezzato Israele?

R: Sebbene la Bibbia non lo dica, vi sono due possibilità, ed entrambe potrebbero essere vere.

L’atto di rinominarlo dimostrava che Dio ha il controllo su tutta la sua vita, persino sul suo nome, e che egli era una persona diversa, con un destino diverso, grazie a Dio. Suppongo che quando arriveremo in cielo potremo semplicemente chiedere ad Abramo, Simone e Saulo di Tarso a riguardo, o meglio, dovrei dire ad Abramo, Pietro e Paolo.

I nomi avevano un grande significato a quei tempi, e «Israele» apparentemente significa «Dio persevera» oppure «Egli persevera con Dio», ed è collegato all’espressione «avete lottato con Dio».


D: In Genesi 32,24.27, poiché Giacobbe lottò con un uomo, che si rivelò essere un angelo o Dio, Dio è un angelo o un uomo?

R: Dio può manifestarsi persino come un roveto ardente, ma ciò non lo rende una pianta. Pur essendo ovunque, Dio può anche avere una presenza localizzata sotto qualsiasi forma Egli desideri.

Ecco cosa pensava Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.): «Ancora una volta, quando Egli [Gesù] parla in prima persona, si professa come il Maestro: “Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto”… E Egli appare in modo del tutto evidente come l’Istruttore di Giacobbe. A lui dice infatti: “Ecco, io sono con te per custodirti in tutto il cammino che percorrerai; e ti ricondurrò in questa terra; poiché non ti lascerò finché non avrò compiuto ciò che ti ho detto». Si dice inoltre che egli abbia lottato con Lui. «E Giacobbe rimase solo, e lì lottò con lui un uomo (l’Istruttore) fino al mattino». Questo era l’uomo che guidò, condusse, lottò contro e unse l’atleta Giacobbe contro il male». L’Istruttore, libro 1, cap. 7, pag. 223


D: In Genesi 32,24-32, Giacobbe stava lottando con un angelo in senso letterale, oppure stava semplicemente affrontando una difficoltà?

R: Nulla indica che si possa aggiungere alla Scrittura che non si trattasse di un vero angelo.

1. Interpretare la Bibbia alla lettera è l’unico modo onesto per comprenderla

2. Prendere la Bibbia alla lettera non significa imporre un letteralismo rigido e concreto

3. Prendere la Bibbia alla lettera significa interpretare il testo così come è stato scritto.

Sebbene gli ebrei Giuseppe Flavio e Filone abbiano interpretato la lotta di Giacobbe come un sogno, i sogni non provocano lussazioni permanenti delle articolazioni dell’anca.


D: In Genesi 32,24-30, l’Allah [Dio] del cristianesimo è così debole da impiegare tutta la notte per lottare con Giacobbe, come ha affermato un musulmano?

R: Innanzitutto, fu l’angelo di Dio (che Giacobbe definì «un uomo»), non Dio stesso, a lottare. Giacobbe disse di aver visto Dio faccia a faccia, ma in realtà incontrò Dio solo attraverso l’angelo. A prescindere da ciò, Dio mandò questo angelo, che aveva il potere di schiacciare Giacobbe.

Se un padre lotta con il proprio bambino di due anni dal carattere forte, e talvolta lascia persino che sia il bambino a vincere, ciò non lo rende un padre debole. Allo stesso modo, l’intenzione di Dio era quella di contrastare la testardaggine di Giacobbe, non di distruggere Giacobbe e la sua tenacia. Dio voleva portare Giacobbe a comprendere chi fosse, non ucciderlo.

Immaginate quanto sarebbe straordinario se il vostro corpo fosse lo stesso, ma 1.000 volte più forte. Potreste eccellere nell’atletica, sfondare i muri e correre a una velocità incredibile. Tuttavia, ogni volta che provaste a raccogliere un fiore, lo schiaccereste; ogni volta che teneste la mano di un bambino piccolo, gliela spezzereste; e ogni volta che abbracciaste la vostra compagna, lei finirebbe in ospedale. Forse, dopotutto, avere muscoli 1.000 volte più forti non è poi così positivo.

Dio è onnipotente, ma possiede anche dolcezza e delicatezza. Dio è infinitamente più potente di noi, ma ha un controllo maggiore sulla propria forza di quanto noi ne abbiamo sulla nostra. Sofonia 3:17 offre un esempio di come l’Onnipotente sia gentile: «Il Signore vostro Dio è in mezzo a voi; è potente per salvare. Si rallegrerà di voi con gioia; vi tranquillizzerà con il suo amore; si rallegrerà di voi con canti di gioia».

In 1 Re 19:11-13 Dio dice a Elia che sperimenterà la presenza del Signore. Non era nel vento impetuoso che seguì, né nel terremoto, né nel fuoco, ma in una voce calma e sommessa.

Quindi, per riassumere, i cristiani adorano un Dio che è gentile senza per questo essere meno Onnipotente.


D: In Genesi 32:30, è possibile che qualcuno veda il volto di Dio, dato che in Esodo 33:20 si afferma che nessuno può farlo e rimanere in vita?

R: Giacobbe vide l’apparizione di un angelo; inizialmente pensò che fosse un uomo, e certamente non vide Dio nella Sua gloria faccia a faccia.


D: In Genesi 32:26, perché ritiene che Giacobbe fosse così determinato a ricevere la benedizione di Dio?

R: Giacobbe avrebbe potuto chiedere maggiore ricchezza, sicurezza o che Esaù fosse ben disposto nei suoi confronti, ma non chiese direttamente nulla di tutto ciò. Chiese solo che Dio lo benedicesse. Giacobbe non si aspettava che Dio gli permettesse di evitare Esaù, ma desiderava che Dio lo benedicesse affinché potesse superare indenne l’incontro con Esaù.


D: In Genesi 33 e in Genesi 36:7, Esaù e Giacobbe si separarono perché i loro beni erano troppo ingenti o a causa della paura che Giacobbe nutriva nei confronti di Esaù?

R: Per entrambe le ragioni.


D: In Genesi 33:18-19 e in Giosuè 24:32, fu Giacobbe ad acquistare il terreno a Sichem, oppure fu Abramo ad acquistarlo, come riportano Atti 7:15-16 e Genesi 23:16-20?

R: Abramo acquistò un terreno a Mamre, vicino a Hebron, per Sara in Genesi 23:16-20, ma non si tratta dello stesso luogo. Per quanto riguarda il terreno acquistato a Sichem, vi sono tre possibili risposte.

Giacobbe e Abramo la acquistarono: sia Giosuè 24:32 che Genesi 33:18-19 affermano che Giacobbe, nipote di Abramo, fu colui che acquistò il terreno vicino a Sichem. Indipendentemente dal fatto che Abramo sia venuto o meno ad assistere all’acquisto del terreno con il denaro che aveva lasciato in eredità a Isacco, si potrebbe dire che il clan di Abramo abbia acquistato il terreno. Ancora oggi, un adolescente, con il consenso del padre, può acquistare un’auto a nome del padre.

Stefano potrebbe essersi sbagliato: poiché Giacobbe acquistò il terreno in cui furono sepolti i suoi figli, mentre lui stesso fu sepolto a Mamre insieme ad Abramo, Stefano potrebbe aver accidentalmente confuso questi due eventi distinti. Anche se Stefano si fosse sbagliato, la Bibbia rimarrebbe comunque infallibile. La Bibbia ha semplicemente riportato, in modo infallibile, ciò che Stefano disse, errore compreso.

Resepoltura: una volta stabilitisi definitivamente in quella terra, decisero di seppellire nuovamente Abramo, Sara, Isacco e Rebecca affinché fossero tutti insieme.


D: In Genesi 33:18-19, cos’altro sappiamo della città di Sichem?

R: Sebbene la città fosse in rovina ai tempi di Abramo, la sua ubicazione era nota. Abramo non acquistò la città, bensì un terreno nei pressi di Sichem.

Veniva continuamente ricostruita poiché sorgeva su una collina che poteva essere fortificata e disponeva di un’ottima sorgente. Sichem fu ricostruita intorno al 1900 a.C., ma il faraone Senusert III (ca. 1880-1840 a.C.) la conquistò. Sichem fu nuovamente distrutta intorno al 1750 a.C. Fu ricostruita, ma fu nuovamente distrutta dagli egiziani intorno al 1550 a.C. Fu ricostruita in epoca delle lettere di Amarna (1400-1370 a.C.), che la menzionano come centro del re Lab’ayu, il quale era in confederazione con gli invasori «Habiru». Fu ricostruita, ma distrutta dagli Aramei, dal re Menahem d’Israele e dagli Assiri nel 723 a.C.


D: In Genesi 34,13-17, come avrebbe potuto Dio [presumibilmente] tollerare che i figli di Giacobbe rispondessero in modo ingannevole riguardo a Dina?

R: Dio non lo tollerò, e i due figli di Giacobbe che uccisero gli abitanti di Sichem furono maledetti per questo.


D: In Genesi 34:25-30, come poterono Simeone e Levi, da soli, distruggere un’intera città?

R: Essi guidarono l’incursione, ma avevano al loro comando altri servi, soldati mercenari e/o parenti.


D: In Genesi 35:1-5, qual è stata la sequenza degli eventi?

R: Ecco l’ordine.

1. Giacobbe era apparentemente permissivo nel consentire la presenza di idoli stranieri all’interno del suo gruppo nomade.

2. Dio disse a Giacobbe che desiderava che egli vivesse a Betel e gli erigesse un altare.

3. Giacobbe comprese giustamente che, se avessero dovuto costruire un altare a Dio, non sarebbe stato opportuno avere alcun idolo tra loro.

4. Una volta che si furono dedicati completamente al Signore, non avevano nulla da temere dai popoli circostanti.


D: In Genesi 35:21, tutti i figli di Giacobbe nacquero a Migdal Eber, oppure erano nati in precedenza, come riportano altre parti della Genesi? (Un cristiano liberale ha sollevato questa questione come una contraddizione.)

R: Genesi 35,21-26 non afferma che ogni singolo figlio di Giacobbe sia nato a Migdal Eber, soprattutto perché in Genesi 35,19-20 Rachele, madre di due figli, era appena morta prima che si trasferissero lì. Genesi 35,21-26 si limita a elencare i figli, in seguito al racconto in cui Israele (= Giacobbe) piantò la sua tenda oltre Migdal Eber.


D: In Genesi 36, perché i discendenti di Esaù sono elencati in modo così dettagliato?

R: Bisogna ammettere che questo non è il capitolo più importante della Bibbia. Sebbene i singoli nomi non siano rilevanti, da questo possiamo apprendere sei cose.

1. Ciò dimostra la pretesa di accuratezza storica della Bibbia e la sua attenzione ai dettagli storici.

2. I discendenti di Esaù (gli Edomiti) e gli Israeliti si conoscevano bene. Nel libro di Giobbe, Elifaz era un Temanita, discendente di Teman secondo Genesi 36:11, 15, 42 e 1 Cronache 1:45. Successivamente, Geremia 49:7, 20 utilizza poeticamente il termine «Teman» come sinonimo di «Edom».

3. I due popoli imparentati, sebbene separati, erano in ottimi rapporti tra loro, almeno in quel periodo. Successivamente, Amos 1:9-11 parla del «patto di fratellanza» che gli Edomiti violarono. Non si trattava di un patto formale, ma di un rapporto informale risalente al periodo descritto in Genesi 33:4-16.

4. Gli Edomiti si unirono sostanzialmente agli Horei che già abitavano quella terra, come riportato in Genesi 36:20-29. Questa unione è probabilmente simile a quella che gli abitanti di Sichem proposero agli Israeliti. Secoli più tardi esistette effettivamente una potente nazione mediorientale, chiamata Mitanni, o anche Hurriti, che era il risultato dell’unione di due popoli. Il gruppo dominante in tale alleanza era quello degli Hurriti, che a quanto pare provenivano dall’India.

5. Poiché Canaan fu assegnata agli Israeliti, agli Edomiti spettavano Edom e il Monte Seir. Dio affermò di aver dato il Monte Seir ai figli di Esaù in Deuteronomio 2:5.

6. Il numero dei discendenti di Esaù, unito all’assimilazione con gli Horei e all’avvio precoce dell’organizzazione statale, dimostrava che la nazione edomita stava avanzando rapidamente e che in futuro avrebbe potuto diventare un potente rivale.

Ecco le battaglie tra Edom e Israele.

1 Samuele 14:47 Combatterono al tempo di Saul

1 Re 11:14-22 Gli Edomiti guidati da Hadad combatterono al tempo di Salomone

2 Cronache 20:1-23: gli Edomiti strinsero un’alleanza e combatterono al tempo di Giosafat

2 Re 8:21 Gli Edomiti combatterono al tempo di Jehoram

2 Cronache 28:17 Gli Edomiti combatterono al tempo di Acaz

Salmo 137:7; Lamentazioni 4:21-22; Abdia 10-14 Gli Edomiti aiutarono i Babilonesi contro Giuda.

Malachia 1:2-5: intorno al 433 a.C., dopo il ritorno dall’esilio, gli Edomiti erano ancora nemici.

In Ezechiele 25:12-17, dopo la caduta di Gerusalemme, gli Edomiti attendevano agli incroci per uccidere e derubare gli ebrei in fuga.


D: In Genesi 36:2, Zibeon era una città degli Hivvei o una città degli Horei, come si legge in Genesi 36:20?

R: Esistono due possibilità:

Errore ortografico: molti studiosi ritengono che si tratti di un errore ortografico nel testo masoretico, poiché in ebraico «Hivita» si scrive h[i]wwt, mentre «Horita» si scrive h[o]rrt. La Settanta riporta «Horiti» in Genesi 34:2 e in Giosuè 9:7.

Due nomi per un unico gruppo o per due gruppi che si sono fusi: anche gli Horiti (Hurriani) si insediarono in Palestina nelle zone in cui vivevano gli Hiviti, come dimostrano i nomi propri hurritani. Persino il principe di Gerusalemme nel XIV secolo a.C. portava il nome hurritano di Abdi-Hepa.


D: In Genesi 36:31, l’espressione «prima che alcun re regnasse sugli Israeliti» indica che il testo sia stato redatto all’epoca di Saul o in un periodo successivo?

R: No. Non solo Mosè era in grado di sapere che ci sarebbe stato un re su Israele (Deuteronomio 17:14-15), ma tutti gli Israeliti, fin dai tempi di Giacobbe, sapevano che Israele avrebbe avuto un re proveniente da Giuda, grazie alla profezia di Giacobbe in Genesi 49:10.


D: In Genesi 37:1-11, cosa portò Giuseppe ad avere rapporti difficili con la sua famiglia? Ritiene che Giuseppe ne fosse consapevole?

R: Ci furono cinque fattori.

1. L’aver fatto la spia sui suoi fratelli in Genesi 37:2

2. Il fatto che Giacobbe amasse Giuseppe più degli altri, come riportato in Genesi 37:3.

3. Il fatto che Giacobbe donasse a Giuseppe, ma non agli altri fratelli, una tunica decorata in Genesi 37:3-4.

4. Non il fatto che Giuseppe abbia fatto il sogno, ma il fatto che Giuseppe abbia raccontato ai suoi fratelli il sogno dei covoni di grano in Genesi 37:5-8.

5. Giuseppe che racconta ai fratelli e al padre un altro sogno in cui il sole, la luna e undici stelle si inchinano davanti a lui, in Genesi 37:9-11.

Giuseppe, un ragazzo di diciassette anni, sembrava del tutto ignaro di come gli altri avrebbero interpretato le sue parole. Anche Giacobbe, che era molto più anziano, apparentemente non pensò mai a come avrebbe potuto fomentare la gelosia tra i fratelli. Verrebbe da pensare che Giacobbe ne sapesse qualcosa. A quanto pare, Giacobbe imparò la «cattiva lezione» di fare favoritismi, ma non la «buona lezione» secondo cui fare favoritismi comporta conseguenze negative.


D: In Genesi 37:1-11, perché esattamente i fratelli di Giuseppe lo odiavano?

R: Probabilmente i fratelli di Giuseppe pensavano che i suoi sogni fossero frutto della sua immaginazione. Sarebbe stato facile ritenere che Giuseppe fosse orgoglioso ed egocentrico, poiché suo padre amava di più lui (e sua madre Rachele).


D: In Genesi 37:1-11, quali sono i comportamenti che le persone adottano oggi e che creano rapporti negativi con gli altri?

R: Spinti da orgoglio, invidia o malizia, possono essere prepotenti, vanagloriosi, calunniosi o pettegoli. A causa della mancanza di empatia, possono essere insensibili. A causa dell’insicurezza, possono agire alle spalle degli altri. A volte compiono deliberatamente tali azioni, altre volte non si rendono conto di farlo. Abbiamo per natura un cuore egocentrico.

Abbiamo bisogno di Gesù per amare il prossimo come noi stessi e per continuare ad amarlo come noi stessi.


D: In Genesi 37:3, 23, 32, esiste qualche prova extra-biblica dell’esistenza di un mantello dai molti colori?

R: Sì, sebbene non si tratti della tunica effettiva di Giuseppe. Gli archeologi hanno scoperto che sulle pareti della tomba di un nobile egiziano di nome Khnumhotep erano raffigurati «asiatici» con mantelli dai molti colori. Si vedano *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest*, pagg. 332 e 360, per immagini e ulteriori informazioni.


D: In Genesi 37:17, esiste qualche prova extra-biblica del fatto che si facessero «scomparire» delle persone gettandole nei pozzi?

R: Sì. Nel libro *Can Archaeology Prove the Old Testament?*, a pag. 29, si legge che a Dothan (13 miglia a nord di Sichem) è stata rinvenuta una cisterna contenente diversi scheletri. Per inciso, i fratelli di Giuseppe si trovavano nei pressi di Dothan.


D: In Genesi 37:17, se doveste chiedere ai fratelli di Giuseppe perché intendevano ucciderlo, cosa risponderebbero?

R: Giuseppe li mette nei guai (Giacobbe aveva mandato Giuseppe a fare la spia su di loro). Giuseppe aveva riferito a Giacobbe una brutta (ra’ah) notizia su di loro, e loro avrebbero riferito a Giacobbe che un animale feroce (ra’ah) aveva divorato Giuseppe.

Definivano Giuseppe un sognatore.

Interesse personale, gelosia perché il padre amava Giuseppe di più. Se i sogni provenivano da Dio (come alla fine si è dimostrato), anche Dio favoriva Giuseppe di più.

Sichem si trovava a circa 50 miglia a nord di Hebron, dove si trovava Giacobbe. Dothan era a circa 13 miglia a nord di lì. Probabilmente, quindi, erano troppo lontani da Giacobbe perché qualcuno potesse riferirgli ciò che era accaduto.

È ironico che, all’inizio della sua vita, Giacobbe avesse usato degli abiti per ingannare il proprio padre Isacco facendogli credere di essere Esaù. Ora, gli abiti sarebbero stati usati per ingannarlo proprio dai suoi figli.


D: In Genesi 37:17, i fratelli di Giuseppe stavano progettando di ucciderlo, oppure decisero di venderlo ai mercanti madianiti, come afferma Genesi 37:28-29?

R: Entrambe le affermazioni sono vere, poiché le persone possono cambiare i propri piani. Inizialmente avevano pianificato di uccidere Giuseppe, anche se Ruben intendeva salvarlo. Tuttavia, quando videro i mercanti madianiti, pensarono di poter ricavare del denaro grazie a Giuseppe e modificarono i propri piani. Da un punto di vista umano, si potrebbe pensare che Giuseppe avesse il «diritto» di provare rancore per quanto accaduto. Tuttavia, Giuseppe seguì Dio, e le difficoltà non lo resero amareggiato, ma lo resero una persona migliore.


D: In Genesi 37:25, i mercanti erano ismaeliti o madianiti, come afferma Genesi 37:28?

R: Da lontano i fratelli non potevano distinguere quale popolo stesse arrivando, né se vi fossero membri di entrambi. Per i fratelli, tuttavia, non aveva importanza; volevano solo il denaro. Sia il termine «ismaiti» che quello di «madianiti» potrebbero essere un errore di trascrizione. Oppure, i fratelli pensavano che fossero ismaeliti, mentre in realtà erano madianiti.


D: In Genesi 37,28, 20 sicli d’argento rappresentavano all’incirca il giusto prezzo per uno schiavo come Giuseppe?

R: Sì. Secondo K.A. Kitchen in *Ancient Orient and Old Testament Introduction*, pp. 52-53, questo era il prezzo corretto intorno al 1800 a.C. Secoli prima il prezzo era compreso tra 10 e 15 sicli d’argento; all’epoca di Mosè era di 30 sicli d’argento, mentre in seguito il prezzo aumentò. In Osea 3:2, uno schiavo valeva circa 30 sicli. Si veda la rivista *Biblical Archaeology Review*, volume 21, n. 2, pag. 53, per un grafico che illustra l’andamento del prezzo di uno schiavo nel tempo.


D: In Genesi 37:28, perché Dio non ha reso le cose più facili per Giuseppe?

R: Dio avrebbe potuto rendere le cose molto più facili per Giuseppe. Avrebbe potuto non concedergli quei sogni, avrebbe potuto far sì che Giuseppe salvasse i suoi fratelli in modo che questi gli fossero grati. Dio si servì di Giuseppe per salvare la sua famiglia quando ci fu una grande carestia, ma avrebbe potuto fare anche qualcos’altro per salvarli dalla carestia.

Non sappiamo perché Dio abbia scelto proprio quei mezzi per realizzare la Sua volontà. Tuttavia, possiamo osservare che il conforto di Giuseppe non era l’obiettivo primario di Dio; Dio ha utilizzato il tempo trascorso da Giuseppe sulla terra per realizzare qualcosa nella vita di Giuseppe e dei suoi fratelli.


D: In Genesi 38:1-21, perché questo racconto su Giuda e Tamar è presente nella Bibbia?

R: Su una scala che va da un valore basso (non così grave) pari a 1 a uno alto (il peggiore) pari a 10, dove l’immoralità sessuale corrisponde a 10, come definirebbe il fatto di non avere mai avuto intenzionalmente l’intenzione di mantenere una promessa su cui una persona faceva affidamento per il resto della propria vita? – Si tratta certamente di un valore superiore a 1. Ci sono almeno tre cose che possiamo imparare da questo episodio.

1. Per evitare di pensare che Giuda e gli altri patriarchi fossero più giusti di chiunque altro, questo e altri racconti ci riportano alla realtà: essi non erano particolarmente giusti.

2. La Bibbia ci offre un resoconto sincero e accurato di come vivevano le persone a quei tempi. La Bibbia non edulcora minimamente la loro storia. Possiamo imparare sia dai loro errori che dalle loro azioni corrette.

3. Ciò mette in luce un tipo di peccato presente anche oggi, ma di cui si parla raramente: sottrarsi alle proprie responsabilità. Questo è considerato un peccato molto grave agli occhi di Dio, poiché Onan fu ucciso proprio per questo motivo. Anche Giuda non agì in modo responsabile nei confronti della sua nuora e venne meno alla propria parola. Giuda non diede in matrimonio suo figlio a Tamar perché temeva per la vita del figlio, poiché diffidava della bontà di Dio. Ovviamente, Giuda non riteneva che Onan meritasse la morte per essersi rifiutato di adempiere alla propria responsabilità.


D: In Genesi 38:29-30, cosa significano Zerah/Zarah e Perez/Pharez?

R: Innanzitutto il loro significato, poi due applicazioni. Lo Strong, i dizionari biblici e i commentari concordano tutti sul fatto che Perez/Pharez significhi «sfondamento» o «breccia». Egli ha aperto o sfondato il grembo materno. Vi è tuttavia una leggera divergenza di opinioni riguardo a Zerah/Zarah.

Scarlatto: a causa del filo scarlatto legato alla sua mano, Zerah potrebbe quindi significare «scarlatto». Secondo alcuni studiosi, potrebbe anche significare «luminosità» o «rossore».

Ascesa: Zerah deriva dalla parola ebraica Zerah, che significa «ascesa» secondo altri studiosi.

Una ragione della divergenza di opinioni si può trovare nella Concordanza esaustiva di Strong (parola 2226). Essa afferma che è la stessa del 2225 «zerach, zeh’-rakh dal 2224; un sorgere di luce: - sorgere». Il 2224 recita «zarach, zaw-rakh’; un prim. Radice; propriamente irradiare (o emettere raggi), cioè sorgere (come il sole); in particolare apparire (come sintomo della lebbra): - sorgere, alzarsi (in alto), non appena è sorto». Pertanto, la parola Zerah deriva dall’alba e potrebbe riferirsi al sorgere vero e proprio, oppure al colore rosso scarlatto dell’alba.

La genealogia messianica in Matteo 1:3 menziona brevemente le nascite sia di Perez che di Zerah. Nella Sua prima venuta, Gesù disse che avrebbe portato divisione in Luca 12:51. Paolo parla dello splendore della seconda venuta di Cristo in 2 Tessalonicesi 2:8. Pertanto, i gemelli si collocano nell’ordine delle due venute di Cristo. Tuttavia, d’altra parte, Giovanni 1:5,9 menziona che Gesù era la vera luce che illumina ogni uomo e che Egli venne nel mondo.

Acan, che fu giustiziato in Giosuè 7, era un discendente di Zerah. Pertanto, il fatto che una persona abbia una discendenza speciale o devota non garantisce che sia necessariamente giusta o che possa sfuggire al giudizio. Si dice che «Dio non ha nipoti». In altre parole, o si è figli di Dio oppure no. Ma non si può rivendicare un rapporto con Dio esclusivamente in virtù della fede dei propri genitori e non della propria.


D: In Genesi 39:7-10, dato che i Dieci Comandamenti non erano ancora stati scritti, cosa ci sarebbe stato di sbagliato nel fatto che Giuseppe giacesse con la moglie del suo padrone?

R: Giuseppe non aveva bisogno dei Dieci Comandamenti per sapere che compiere un gesto del genere avrebbe tradito completamente la fiducia che il suo padrone riponeva in lui. Giuseppe affermò inoltre che ciò sarebbe stato un peccato contro Dio.

Alcune persone agiscono attenendosi esclusivamente alla lettera della legge. Tuttavia, non era così che agiva Giuseppe, e non è così che i cristiani dovrebbero agire. Anziché limitarci a chiederci «posso farla franca con questo?» o «esiste un divieto assoluto, in bianco e nero, contro questo?», dovremmo invece chiederci «cosa sarebbe gradito a Dio?».

Giuseppe aveva ormai perso il suo mantello per la seconda volta! Ma, come qualcuno ha detto una volta, è meglio perdere il mantello e conservare il proprio carattere piuttosto che perdere il proprio carattere e conservare il mantello.

Esiste un’interessante fiaba araba che illustra la mentalità di chi si limita a obbedire alla lettera della legge. Un tempo un uomo strinse un patto con un genio malvagio. Entrambi firmarono un documento, in cui la parte del genio consisteva nel fornirgli come moglie la donna più bella che potesse immaginare e nel non fargli alcun male. Il genio scomparve e, in seguito, si presentò una bellissima donna che desiderava diventare sua moglie. A insaputa dell’uomo, quella donna era il genio sotto mentite spoglie. Una notte la «donna» chiese all’uomo di mostrarle il contratto. Quando l’uomo prese in mano il contratto, il genio fece in modo che un po’ di cera della candela coprisse la parola «non» nella frase «non fare del male all’uomo», e poi lo uccise.

È interessante notare che, per alcuni, bastò un po’ di cera di candela per giustificare l’invalidazione della promessa che i due si erano scambiati. Oggi alcune persone ritengono che sia giusto e corretto venir meno a un accordo per ragioni che non sono affatto più sostanziali. Per i veri credenti in Dio, non solo manteniamo la nostra parola alla lettera, ma ne rispettiamo anche l’intento, e non permettiamo che ragioni inconsistenti fungano da scuse per essere disonesti.


D: In Genesi 39:7-20, vi sono altre storie simili a questa?

R: Non vi è nulla di molto simile a questa, ma esiste una storia di fantasia che presenta una leggera somiglianza. L’idea della moglie che tradisce mentre il marito è assente non è esclusiva di Giuseppe. Circa 600 anni dopo quell’epoca, nel XIII secolo a.C., vi era una storia egizia, intitolata «Il racconto dei due fratelli», che presentava alcune somiglianze. In assenza del marito, la moglie cercò di sedurre il fratello di lui, il quale respinse le sue avance. Al ritorno del marito, la moglie mosse una falsa accusa contro il fratello di lui. Alla fine la verità venne a galla e la moglie fu giustiziata.


D: In Genesi 40:15, in che modo Giuseppe fu portato via dalla terra degli Ebrei?

R: Da un lato, Giuseppe proveniva dalla terra che era il possesso promesso e futuro degli ebrei israeliti. Dall’altro lato, tendiamo a considerare il termine «ebreo» come sinonimo di «israelita», ma all’epoca non era così. Un ebreo, o «Apiru», significava anche un nomade, e Abramo era chiamato ebreo. Pertanto, Giuseppe indicava o la sua discendenza da Abramo e il fatto di vivere nella nuova terra di Abramo, oppure che proveniva da una terra di nomadi, o entrambe le cose.


D: In Genesi 40:20-22, Matteo 14:6 e Marco 6:21, è sbagliato festeggiare i compleanni, dato che gli unici compleanni [presumibilmente] citati nella Bibbia sono quelli in cui il Faraone giustiziò il fornaio ed Erode giustiziò Giovanni il Battista?

R: No. I Testimoni di Geova cercano di utilizzare un argomento basato sul silenzio per vietare le celebrazioni dei compleanni. Sia il Faraone che Erode erano sovrani crudeli e arbitrari che uccidevano persone anche in giorni diversi dai compleanni, ma vi sono due ragioni più valide per cui è lecito celebrare un giorno speciale in onore della nascita di qualcuno.

Giobbe era un uomo pio, e i suoi figli «a turno organizzavano banchetti nelle loro case» (Giobbe 1:4). Il testo ebraico dice letteralmente che ciascuno lo faceva «nel proprio giorno», e tale espressione indica il proprio compleanno, come dimostra il fatto che Giobbe maledisse «il suo giorno» (in ebraico), che la BSB traduce come «il giorno della sua nascita» in Giobbe 3:1-3.

Inoltre, l’angelo Gabriele annunciò che molti si sarebbero rallegrati per la nascita di Giovanni Battista (Luca 1:14) e, se gli angeli poterono festeggiare la nascita di Gesù in Luca 2:13-14, è giusto che anche noi festeggiamo la Sua nascita.


D: In Genesi 40:23, come ha potuto il coppiere dimenticare così facilmente Giuseppe?

R: All’epoca il coppiere era preoccupato del significato di quel sogno. Ma dopo essere stato riabilitato, giunse alla conclusione che non era stato Giuseppe a riabilitarlo e che Giuseppe non gli stava apportando alcun beneficio in quel momento; pertanto, concentrò la propria attenzione su ciò e su chi potesse essergli d’aiuto. Dimenticò sia la gratitudine verso Giuseppe sia la promessa fatta a Giuseppe di ricordarsi di lui e di parlarne al Faraone. Da parte dei suoi fratelli, della moglie di Potifar e del coppiere, Giuseppe fu maltrattato, calunniato e dimenticato. Ma Dio poté comunque agire nonostante l’oblio del coppiere; semplicemente, ci sarebbero voluti due anni interi. È interessante notare che il primogenito di Giuseppe si chiamava Manasse, che significa «dimenticare» secondo il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 33. La gelosia dei fratelli di Giuseppe, la diffamazione da parte della moglie di Potifar e la dimenticanza del coppiere erano insignificanti rispetto al versetto chiave di questo capitolo: Genesi 41:32, che afferma che la questione «è stata decretata da Dio».


D: In Genesi 41:18, perché ci sono delle vacche nel fiume?

R: Nella maggior parte dei luoghi le vacche non rimarrebbero nel fiume. Ma in Egitto, le vacche si trovano spesso lì per trovare sollievo dal caldo e per proteggersi in qualche modo dalle mosche. Tuttavia, uno scrittore avrebbe dovuto vivere in Egitto per saperlo.


D: In Genesi 41:32, perché il Faraone avrebbe nominato un non egiziano come suo secondo in comando?

R: Sebbene i re possano talvolta compiere azioni insolite, in questo caso la scelta era del tutto sensata. Se Giuseppe avesse tentato di ribellarsi, gli egiziani non lo avrebbero seguito. È documentato che i cananei, come Meri-Ra, Ben-Mat-Ana e un semita di nome Yanhamu, vice di Amenhotep III, ricoprivano cariche di alto livello alla corte egizia. (Amenhotep III divenne faraone dopo che gli israeliti avevano lasciato l’Egitto.) In epoche molto successive, gli Ottomani turchi spesso affidavano ad armeni incarichi di alto livello alla corte, ben sapendo che il popolo non avrebbe mai sostenuto un non musulmano che tentasse di prendere il potere.


D: In Genesi 41:45, il nome egiziano di Giuseppe, Zaphenath-Paneah, era un titolo o un nome egiziano?

R: Probabilmente significava «colui che è chiamato vita» o qualcosa di simile. Non vi è alcuna prova che qualche egiziano avesse un titolo del genere, quindi probabilmente si trattava di un nome. Il Faraone probabilmente desiderava che Giuseppe potesse apparire più egiziano agli occhi di molti dei suoi funzionari. Ciò non significa tuttavia che Giuseppe abbia abbandonato il proprio nome originario. È un po’ come quando le persone provenienti dalla Cina si recano in Occidente: spesso assumono anche un nome occidentale, e quando le persone si recano dall’Occidente in Cina, spesso assumono anche un nome cinese.


D: In Genesi 41:45, esiste qualche prova extra-biblica del nome egiziano di Giuseppe, Zaphenath-Paneah?

R: Sì. Sebbene gli studiosi non conoscano nessuno dei nomi dei visir d’Egitto nei secoli in cui visse Giuseppe, gli archeologi hanno individuato un collegamento.

Zaphenath: il nome egiziano di Giuseppe in Genesi 41:45 ci è stato probabilmente tramandato con la «t» e la «p» invertite. Zat-en-aph significa «colui che è chiamato», un’espressione comune. Il Papiro Brooklyn 35.1446 riporta numerosi esempi di asiatici a cui erano stati attribuiti nomi egiziani. Molti di questi nomi hanno come prima parte l’espressione «colui/colei che è chiamato/a».

Paneah: «Pa» o «Pe» rappresenterebbe l’egiziano Ipi o Ipu. «anea» è simile all’egiziano ankh, che significa «vita», o ankhu, che significa «è vivo». Il libro *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest*, a pag. 350, conclude affermando che il nome Ipiankhu e le sue varianti erano comuni all’epoca di Giuseppe, ma non molto diffusi né prima né dopo.


D: In Genesi 41:45, ricordando come Isacco ottenne la propria moglie e come Giacobbe ottenne la propria, in che cosa differisce il modo in cui Giuseppe ottenne la propria moglie? Come affrontò Giuseppe la situazione?

R: Il Faraone non era un credente, e probabilmente nemmeno la moglie di Giuseppe lo era, almeno inizialmente. Non vediamo alcuna attenzione da parte dei credenti nella scelta di una moglie per Giuseppe; tuttavia, Giuseppe se la cavò comunque. Come Dio diede ad Adamo il governo della terra e una moglie, così il Faraone diede a Giuseppe il governo della terra e una moglie.

A proposito, Potifar e Potifera probabilmente non sono la stessa persona. In Egitto esiste un monumento chiamato «stele di Potifar», su cui è inciso: «Potifar, figlio di ‘Ank h-Hor». Probabilmente non si tratta di nessuno di questi due uomini; piuttosto, Potifar era un nome comune.


D: In Genesi 41:53-57, in che modo Giuseppe era un tipo di Cristo?

R: Giuseppe soffrì personalmente per poter provvedere al sostentamento di tutto il popolo di Dio. Dal momento in cui Giuseppe fu venduto come schiavo a quando divenne il secondo in comando trascorsero circa 13 anni. Durante quel periodo Giuseppe dovette dar prova di pazienza, anche se non gli veniva dato alcun segno esteriore che la sua situazione potesse mai migliorare. Pensate a quanta pazienza Dio abbia con noi!


D: In Genesi 41:57, ciò che accadde a Giuseppe alla fine andò a suo vantaggio?

R: In questo caso gli è stato di beneficio in modo secondario, in quanto non si trovava in Canaan quando scoppiò la carestia. Ma in primo luogo non era a beneficio di Giuseppe; dopotutto, Giuseppe avrebbe potuto semplicemente rifugiarsi in Siria e vivere lì da solo, come fece Giacobbe. No, il beneficio principale andò alle 70 persone del suo clan. Dio non fece cadere questa prova su Giuseppe principalmente a beneficio di Giuseppe, ma a beneficio della sua famiglia.

D’altra parte, Giuseppe ne trasse grande beneficio in un modo diverso. Immaginate che Giuseppe fosse rimasto in Canaan o in Siria e non avesse fatto nulla per tutta la vita. Avrebbe potuto comunque avere un carattere integro, ma non sarebbe stato considerato un grande eroe della fede nella Bibbia senza queste esperienze che lo hanno plasmato, sebbene tale processo fosse talvolta doloroso.


D: In Genesi 41:57, dato che la carestia era grave in tutto il mondo, perché non tutti i luoghi del mondo ne furono colpiti?

R: Questa frase esprimeva il fatto che la carestia fosse grave anche al di fuori dell’Egitto.


D: In Genesi 42:3-4, cosa imparò la famiglia riguardo al favoritismo?

R: Nel caso di Giacobbe, apparentemente nulla. Egli non mandò Beniamino con gli altri in questa missione, perché sembrava che amasse Beniamino più di loro. Nella mente di Giacobbe, la sua defunta moglie Rachele, il suo figlio Giuseppe (che credeva morto) e Beniamino erano legati tra loro, e non voleva perdere l’ultimo di loro. A quanto pare, gli altri fratelli erano considerati più sacrificabili. Questo era un modo terribile di fare il genitore.

Tuttavia, i fratelli si erano sentiti in colpa dopo aver mandato via Giuseppe e aver tenuto questo segreto nascosto al padre per tutti quegli anni. Ma da allora, dato che Giacobbe era ingiusto nei loro confronti e che la situazione non sarebbe cambiata, avevano imparato a conviverci.


D: In Genesi 42:7, perché i funzionari egiziani vendevano grano?

R: Sotto la guida di Giuseppe, l’Egitto aveva accumulato scorte di cibo in vista della grave carestia. O il governo egiziano aveva prelevato dai contadini più del necessario, oppure alcuni egiziani avrebbero avuto meno del necessario perché vendevano il grano del popolo per trarne profitto. Millenni dopo, era un fenomeno fin troppo comune che il cibo venisse esportato per ottenere un profitto significativo, mentre i contadini che lo producevano morivano di fame.


D: In Genesi 42:8, perché i fratelli di Giuseppe non lo riconoscevano?

R: Nulla indica che si trattasse di un evento miracoloso o soprannaturale. L’ultima volta avevano visto un ragazzo di diciassette anni indifeso e spaventato con la barba, mentre ora vedevano un uomo di trent’anni ricco e potente che, se avesse seguito le usanze egiziane, non avrebbe avuto la barba. Anche quando le persone notano una somiglianza, spesso giungono alla conclusione affrettata che non possa trattarsi della stessa persona, se le circostanze sembrano rendere impossibile che si tratti della stessa persona.


D: In Genesi 42:6-20, perché Giuseppe trattò in questo modo i suoi fratelli, dai quali si era allontanato?

R: Sebbene la Bibbia non approvi né critichi questa strategia, essa si rivelò astuta da parte di Giuseppe. Giuseppe voleva conoscere il loro atteggiamento nei confronti dell’altro figlio di sua madre e ciò che avevano imparato nel corso degli anni. Voleva vedere cosa c’era nei loro cuori prima di aprire il proprio cuore a loro.

Sebbene oggi probabilmente nessuno si troverà nella stessa situazione, rimane comunque valido il principio generale di cercare di conoscere in parte ciò che c’è nel cuore di una persona prima di accordarle la propria fiducia. In un contesto diverso, in Matteo 7,6 Gesù disse di non gettare le perle davanti ai maiali.


D: In Genesi 42,21-23, perché in questo passo si sentivano così oppressi dal senso di colpa?

R: Si trattava di un grande segreto che solo i fratelli conoscevano. (Non sapevano che Giuseppe fosse davanti a loro e che conoscesse l’ebraico.) Immaginate di avere un segreto che vi tormenta dal passato, riguardante ciò che avete fatto a una persona a voi cara e che non potete rivelarle. Pensate a quanto sia stato difficile per i fratelli in tutti questi anni a causa del loro peccato.

Ruben aveva avuto l’idea di salvare Giuseppe già in Genesi 37:21-22. Ruben non era d’accordo con la vendita di Giuseppe in Genesi 37:29, ma acconsentì a prendere la tunica di Giuseppe e a intingerla nel sangue. Qui Ruben era ancora tormentato dal senso di colpa come gli altri, ma aveva anche un atteggiamento del tipo «Ve l’avevo detto», incolpando loro.


D: In Genesi 42:25-28, dopo lo shock di aver dovuto lasciare Simeone in prigione, come pensa che si siano sentiti quando hanno visto l’argento restituito nel sacco?

R: Genesi 42:28b probabilmente ha minimizzato la situazione quando afferma: «i loro cuori si strinsero». Erano dispiaciuti per Simeone, erano dispiaciuti per il padre e temevano di doverlo riferire al loro anziano padre. Giacobbe in seguito disse che se anche Beniamino fosse andato perduto, «farete scendere i miei capelli bianchi nel Sceol con il dolore» (Genesi 42:38b).

Il piano di Ruben era quello di tornare in Egitto da solo, accompagnato solo da Beniamino e dall’argento, e cercare di riportare indietro Simeone. Ma Giacobbe amava Beniamino più di quanto tenesse a riportare indietro Simeone.


D: In Genesi 42:37, perché Ruben avrebbe detto: «Potrete uccidere i miei due figli se non riuscirò a riportarvelo»?

R: Giacobbe non aveva alcun interesse a far morire nessuno dei suoi nipoti. Ruben disse questo per fare effetto e cercare di persuadere Giacobbe. Tuttavia, è un rapporto piuttosto strano quello in cui Ruben proponga un simile patto a Giacobbe. Sembra che, sebbene Giacobbe non conoscesse la verità su Giuseppe, non ci fosse molta fiducia tra lui e i suoi figli. Purtroppo, ciò può valere anche per alcune famiglie odierne.


D: Nei capitoli 43-44 della Genesi, i fratelli venivano messi alla prova. Perché venivano messi alla prova?

R: Esaminiamo questa situazione dal punto di vista di Giuseppe. Un giorno, dopo tanti anni, i fratelli di Giuseppe si presentano alla sua corte chiedendo aiuto. A quel punto, cosa sapeva Giuseppe di loro e del loro carattere? L’unica cosa che Giuseppe sapeva in quel momento era che si trattava degli stessi fratelli, che avrebbero dovuto amarlo, i quali avevano discusso su come ucciderlo e poi lo avevano venduto come schiavo. Ah, e sapevano bene come legare una persona. Non sappiamo se l’idea di vendetta abbia attraversato o meno la mente di Giuseppe, ma per altre persone sarebbe stato del tutto naturale. Cosa avrebbe dovuto fare Giuseppe?

Giuseppe non provava alcun piacere nell’ingannare i propri fratelli. Tuttavia, Giuseppe doveva prendere una decisione importante: se i suoi fratelli non fossero cambiati dal momento in cui lo avevano venduto come schiavo, allora non vedeva alcun motivo per liberarli.

Il «Bible Knowledge Commentary: Old Testament», alle pagine 93-94, afferma: «Giuseppe, che era già riuscito brillantemente a creare tensioni durante le loro due visite, ora sferrò il suo colpo da maestro. Mise alla prova la loro preoccupazione per Beniamino al fine di indurli a riconoscere la loro malvagità. Se avessero fallito questa prova, se non avessero avuto compassione per questo secondo figlio di Rachele, allora non avrebbero avuto parte nell’adempimento delle promesse. Dio avrebbe potuto ricominciare da capo e fare di Giuseppe una grande nazione se gli altri si fossero dimostrati indegni (cfr. Es 32,10)”.


D: In Genesi 44, quando dovremmo mettere alla prova gli altri? In genere, come dovremmo farlo?

R: Mettete solitamente alla prova i vostri fratelli e le vostre sorelle in questo modo? – Spero di no. Sebbene non si vedano persone devote mettere alla prova gli altri con la stessa severità di Giuseppe, è necessario porre domande alle persone e metterle alla prova per valutare la loro idoneità alla leadership. Le persone possono imparare quando vengono messe alla prova, ma questo non è il punto principale. Il punto principale è verificare se ci si può fidare di quella persona per svolgere un compito, o se ci si può fidare di lei per insegnare una sana dottrina.

1 Timoteo 3:10 afferma: «Inoltre, devono prima essere messi alla prova. Poi, se sono irreprensibili, lasciali servire come diaconi». Apocalisse 2:2 parla con tono di approvazione della chiesa di Efeso, dicendo: «Avete messo alla prova e smascherato come bugiardi coloro che falsamente si proclamano apostoli». In Romani 16:10 Apelle fu messo alla prova e approvato; tuttavia, fu probabilmente Dio a effettuare tale prova.

D’altra parte, se una persona ha superato la prova, cercare di ingannarla con il pretesto di ulteriori prove è sbagliato. I farisei sbagliarono a mettere alla prova Gesù chiedendo un segno in Marco 8:11 e Luca 11:16.

Mettevano alla prova Gesù con delle domande in Matteo 16:1 e 22:35.

Naomi mise alla prova Ruth e Orpa in Ruth 1:11-15. Non aveva senso che andassero in Israele, una terra che non avevano mai visto, solo perché volevano bene a Naomi. Se non seguivano lo stesso Dio, avrebbero dovuto semplicemente restare dove si trovavano.

Il re Saul fu messo alla prova in 1 Samuele 13:7b-14, ma non è chiaro se Samuele fosse in ritardo di qualche ora per caso o se lo fosse deliberatamente.

Una volta ho letto che, ai tempi dell’Unione Sovietica, alcuni soldati non in divisa e armati fecero irruzione in una funzione religiosa clandestina proprio mentre stava per iniziare. Chiesero chi fossero i cristiani e dissero che tutti i non cristiani potevano andarsene. Poi posarono le armi e si unirono al culto; volevano allontanare tutte le spie dalla funzione.


D: In Genesi 44,2-13, in che modo la coppa d’argento nel sacco di Beniamino sembrerebbe simile al furto degli idoli da parte di Rachele ai danni di suo padre?

R: I fratelli potrebbero aver conosciuto la storia di Rachele che rubò gli idoli di suo padre Labano. Labano e Giacobbe avevano concordato che chiunque fosse stato trovato in possesso di quegli idoli sarebbe stato ucciso. All’epoca non sapevano che fosse stata Rachele a rubarli. Se Labano e Giacobbe concordarono su quella punizione, quale tipo di punizione avrebbe inflitto l’alto funzionario della corte d’Egitto per il furto di un oggetto che gli era (apparentemente) caro e che aveva un elevato valore monetario?


D: In Genesi 44:5, come avrebbe potuto Giuseppe, un uomo pio, affermare di ricorrere alla divinazione?

R: Non si dice che Giuseppe abbia mai usato quella coppa, ma solo che disse ai suoi fratelli di averla usata per la divinazione. Secondo Genesi 44:15, Giuseppe apparentemente non era molto preoccupato per la coppa. Non dovremmo ricorrere alla divinazione (Deuteronomio 18:10) e dovremmo evitare persino l’apparenza del male (2 Corinzi 8:21; 1 Tessalonicesi 5:22); d’altronde, nemmeno Giuseppe era una persona perfetta.

Il «Commentario evangelico sulla Bibbia», a pag. 34, afferma che la divinazione con l’acqua era pratica comune in Egitto. Osservavano le gocce d’acqua e formulavano previsioni.


D: In Genesi 45:3, quali sono le quattro ragioni per cui i fratelli di Giuseppe potrebbero essere rimasti senza parole?

R: I fratelli erano 1) senza parole perché erano sotto shock, non solo per aver visto Giuseppe, ma anche per la posizione che egli ricopriva; 2) senza parole perché erano stati smascherati; 3) senza parole al pensiero di ciò che sarebbe loro accaduto; 4) avevano infatti detto: «Intendi forse regnare su di noi?» (Genesi 37:8). Ora Giuseppe governava su tutto l’Egitto (Genesi 45:8).


D: In Genesi 45:5,8; 50:19-20, chi disse Giuseppe che lo aveva mandato in Egitto? Perché?

R: Quante volte avete sentito dire che, quando qualcuno progettava un omicidio, alla fine le cose andavano a buon fine per lui? Per i fratelli le cose andarono a buon fine.

Giuseppe affermò espressamente che non erano stati i fratelli, ma Dio. Giuseppe vide le sue difficoltà e i momenti duri come provenienti da Dio, e lodò Dio per questo, perché ora, e solo ora, Giuseppe ne vedeva il risultato.


D: In Genesi 45:6 e Genesi 47:28, gli Israeliti divennero schiavi mentre Giuseppe era ancora in vita?

R: Sì. Se si esaminano Genesi 37:2; 41:1; 41:29-39; 45:6; 47:28, si nota che gli Israeliti rimasero in Egitto per 71 anni dei 110 anni di vita di Giuseppe. Pertanto, gli Ebrei divennero schiavi mentre Giuseppe era ancora in vita, poiché furono schiavi in Egitto per 400 anni e rimasero in Egitto per un totale di 430 anni.


D: In Genesi 45:8 e 50:19, Dio riduce in schiavitù le persone devote? Dio ha ridotto in schiavitù Giuseppe o i fratelli di Giuseppe?

R: Questo è un esempio del concetto teologico denominato «concorrenza». Dio non solo sapeva il male che essi avrebbero deciso liberamente e volontariamente di compiere se si fossero trovati in quella situazione, ma permise loro di trovarsi in quella situazione e di mettere in atto ciò che il loro cuore desiderava. Inoltre, Dio pianificò e utilizzò il loro male per far nascere il bene. Come dice Romani 8:28: «...Dio fa concorrere tutte le cose al bene di coloro che Lo amano...». Tutte le cose includono anche quelle malvagie.


D: In Genesi 45:25-28, quali sono le due ragioni per cui Giacobbe rimane sbalordito nell’apprendere che Giuseppe è vivo?

R: In primo luogo, pensava di sapere con certezza che Giuseppe fosse morto; dopotutto, aveva visto il mantello multicolore macchiato di sangue. In secondo luogo, sarebbe rimasto sbalordito, in quel momento o in seguito, quando avesse scoperto che i suoi dieci figli avevano cospirato tutti insieme per ingannarlo per oltre vent’anni.


D: In Genesi 46:3-4, Dio si rivolge a Giacobbe come individuo o ai suoi discendenti?

R: Entrambi. Dio unisce i due quando dice a Giacobbe che «voi» sarete trasformati in una grande nazione. Sebbene Giacobbe sia morto in Egitto, il suo corpo fu riportato in Palestina per la sepoltura. Questo era un segno che «voi», al plurale, sareste usciti dall’Egitto 430 anni dopo.


D: In Genesi 46,1-6, quali furono le reazioni di Giacobbe a questa notizia sconvolgente?

R: Innanzitutto acconsentì a recarsi in Egitto, come gli avevano suggerito i suoi figli. Forse non vedeva altra scelta, vista la carestia che affliggeva Canaan. Tuttavia, prima di partire, Giacobbe si recò a Beersheba, dove avevano eretto un altare e offerto sacrifici a Dio (Genesi 46:1). Beersheba si trovava più o meno nella stessa direzione dell’Egitto, quindi il suo soggiorno presso l’altare potrebbe aver comportato solo un breve ritardo. Poi, quella notte, Dio concesse a Giacobbe una visione, dicendogli di non temere di recarsi in Egitto (Genesi 46:3). Ciò è in contrasto con Genesi 26:2, dove Dio disse a Isacco di non recarsi in Egitto. Successivamente, Giacobbe e la sua famiglia si affrettarono a raggiungere l’Egitto. In seguito, Giacobbe si presentò al cospetto del Faraone e lo benedisse (Genesi 47:7,10).

Curiosamente, in Genesi 46:4 si afferma che Giacobbe sarebbe stato riportato in patria. Naturalmente sia i suoi discendenti che il suo corpo furono riportati dall’Egitto, sebbene Giacobbe vi fosse morto. Ma Dio aveva menzionato che Giacobbe sarebbe morto, poiché disse che Giuseppe avrebbe posato la mano sugli occhi di Giacobbe per chiuderli un’ultima volta, come riportato in Genesi 46:4.


D: In Genesi 46:4, perché Giacobbe morì in Egitto, dal momento che Dio aveva promesso di portarlo via da lì?

R: Le persone ragionavano tenendo conto sia dei propri discendenti che di se stesse. I discendenti di Giacobbe furono portati fuori dall’Egitto. Inoltre, il corpo di Giacobbe fu portato fuori dall’Egitto in Genesi 50:13-14.


D: In Genesi 46:8-27, le tribù sono 12, 13 o 14?

R: I figli di Israele erano 12 (10 + Levi + Giuseppe)

C’erano 12 divisioni militari e tribù con un territorio assegnato (10 + i due figli di Giuseppe, Manasse ed Efraim, escluso Levi).


D: In Genesi 46:8-27, vorrei sapere chi erano gli 11 figli che Giacobbe ebbe nella terra d’Israele e chi erano le loro mogli. Nell’Esodo della Bibbia si conferma che 70 persone si recarono in Egitto, compreso Giacobbe. Potrebbe elencarmeli?

R: In realtà, l’“Esodo” è un evento diverso, ovvero quando uscirono dall’Egitto. Ma per rispondere alla Sua domanda, gli undici figli di Giacobbe sono:
Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon, Gad, Aser, Beniamino, Dan e Neftali. Naturalmente, Giuseppe era figlio di Giacobbe, ma viveva in Egitto, non nella terra d’Israele.

I discendenti di Giacobbe che si recarono in Egitto sono elencati in Genesi 46:8-27; tuttavia, l’elenco non include coloro che non erano biologicamente imparentati con Giacobbe. I figli e i discendenti maschi di Giacobbe che si recarono in Egitto all’epoca erano 64 uomini. Si recarono in Egitto anche Dina, figlia di Giacobbe, e Sera, figlia di Aser. Se si aggiungono altre quattro persone – Giuseppe, i suoi due figli Efraim e Manasse e Giacobbe stesso – si arriva a un totale di 70 persone elencate. Naturalmente, sarebbero andate anche le mogli e altre persone, e la Bibbia non afferma che non si recarono più di 70 persone, ma solo che vi andarono 70 discendenti di Giacobbe, compreso lo stesso Giacobbe.


D: In Genesi 46:33, esiste qualche prova extra-biblica del fatto che i pastori fossero detestati dagli egiziani?

R: Non disponiamo di alcuna prova diretta, ma abbiamo un paio di elementi informativi.

1. Quando gli stranieri Hyksos governavano l’Egitto, gli egiziani successivi chiamarono quei disprezzati sovrani stranieri «i re pastori».

2. Durante l’epoca di Giuseppe, gli archeologi affermano che un folto gruppo di asiatici vivesse nel delta del Nilo. L’analisi dei resti scheletrici di pecore ha dimostrato che, all’incirca in quel periodo, i coloni asiatici introdussero per la prima volta pecore a pelo lungo nella regione del delta del Nilo in Egitto.


D: In Genesi 47:11, come poté la famiglia di Giacobbe vivere nella regione di Ramses, se la città di Ramses non era ancora stata costruita?

R: Si stabilirono nella regione del delta del Nilo dove, in seguito, gli schiavi ebrei avrebbero costruito la città di Ramses. Sebbene non fosse ancora conosciuta con quel nome quando Giacobbe vi si stabilì, la città di Ramses era già stata costruita all’epoca in cui Mosè scrisse la Genesi.


D: In Genesi 47:20-21, come poté Dio approvare il fatto che Giuseppe riducesse in schiavitù il popolo d’Egitto per conto del Faraone?

R: Dio non espresse alcun commento al riguardo, ma consentì questa imposta sul reddito del 20% in Genesi 47:23-26.


D: In Genesi 47:31, Giacobbe adorava alla testata del proprio letto, oppure appoggiandosi al proprio bastone, come afferma Ebrei 11:21?

R: Sebbene sia possibile trovarsi a letto appoggiandosi a un bastone per alzarsi a sedere e parlare, esiste una spiegazione più semplice. Le consonanti che indicano «letto» e «bastone» sono le stesse in ebraico, e l’Antico Testamento era originariamente scritto solo con le consonanti. Il testo masoretico ha inserito le vocali per rendere il termine «letto», mentre la Settanta lo ha tradotto come «bastone». Ebrei 11:21 in greco riporta il termine «bastone».


D: In Genesi 48:5, quale era il significato delle parole di Giacobbe secondo cui Manasse ed Efraim gli appartenevano?

R: A quanto pare, nella futura spartizione della terra, Manasse ed Efraim erano considerati alla stregua dei figli diretti di Giacobbe. Pertanto, i discendenti di Giuseppe ricevettero due quote di terra, anziché una sola. Spesso al primogenito veniva assegnata una quota doppia. Sebbene Giuseppe non fosse il primogenito in ordine cronologico, gli era stato concesso il diritto di primogenitura.


D: In Genesi 49 e Deuteronomio 33, in che modo si sono adempiute queste profezie?

R: Per ciascun figlio viene fornita una sintesi delle profezie, seguita dal loro adempimento. In generale, Genesi 49 contiene numerose profezie, mentre il Deuteronomio offre solo alcuni accenni al futuro nelle preghiere di Mosè.

Ruben, sebbene fosse biologicamente il primogenito, non avrebbe più eccelso. Ruben si stabilì sul lato orientale del fiume Giordano e non fu mai una tribù numerosa. Secondo l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pag. 103, Moab soggiogò Ruben nel IX secolo (900-800 a.C.), come attesta un’iscrizione sulla Stele di Moab (850 a.C.). Ciò avvenne dopo l’epoca di Salomone, tra i regni di Asa e di Joas in Giuda.

La tribù di Simeone sarebbe stata dispersa in Israele. Simeone si stabilì nel cuore di Giuda (Giudici 1:3) e, essendo dispersa all’interno di Giuda, perse gran parte della propria identità tribale.

Anche la tribù di Levi sarebbe stata dispersa in Israele. Ai leviti non fu assegnata alcuna terra, ma solo città in cui risiedere in tutto il territorio di Israele. Essi dovevano essere i maestri di Israele. Durante il periodo del regno diviso, molti di loro si trasferirono a sud, in Giuda.

Giuda sarà lodato dai suoi fratelli, la sua mano sarà sul collo dei suoi nemici e gli altri figli si prostreranno davanti a lui. Giuda sarà come un leone. Lo scettro non si allontanerà finché non verrà Shiloh. Davide e i successivi sovrani del regno del sud provenivano tutti dalla tribù di Giuda. Gesù discendeva da Davide, sia biologicamente attraverso Maria, sia «legalmente» tramite il Suo padre adottivo, Giuseppe. Genesi 49:10-12 sono versetti messianici secondo il Targum di Gionatan, il Targum pseudo-Gionatan, il Targum di Onkelos e il Talmud babilonese.

Zabulon vivrà in riva al mare e i suoi confini si estenderanno verso Sidone, in Fenicia. Questa profezia sulla loro ubicazione si è adempiuta.

Issacar avrebbe trovato un luogo di riposo piacevole e confortevole, ma sarebbe stato sottoposto a lavori forzati. Issacar fu assoggettato agli stranieri insieme alle altre tribù del nord sotto il dominio degli Assiri nel 732 a.C.

Dan amministrerà la giustizia, come un serpente feroce. Come un cucciolo di leone, balzerà fuori da Bashan. Dan ereditò il territorio nella parte centrale (lontano da Bashan), ma quando attaccarono ferocemente Laish in Giudici 18, si spostarono a nord, vicino a Bashan.

Gad sarà attaccato, ma a sua volta li attaccherà. Sono benedetti coloro che ampliano il dominio di Gad. Ciò potrebbe riferirsi profeticamente a Iefte il Gadita, che sconfisse gli Ammoniti.

Asher avrebbe avuto cibo ricco e prelibato. Asher sarà forte per tutti i suoi giorni. Asher incontrò poche difficoltà in guerra, sebbene vi fosse una certa assimilazione alla cultura fenicia.

Neftali sarà come una cerva che partorisce bellissimi cerbiatti. Neftali erediterà il territorio a sud fino al lago. Neftali non svolse un ruolo di rilievo in molte guerre e si stabilì presso il Mare di Galilea.

Giuseppe sarà una vite feconda, i cui rami si arrampicano oltre un muro. Gli arcieri gli scaglieranno frecce, ma il suo arco rimarrà saldo. Come un principe tra i suoi fratelli, Giuseppe godrà di abbondanza. Le due mezze tribù di Giuseppe, Efraim e Manasse, erano le più popolose dopo Giuda. Infatti, Efraim divenne in seguito sinonimo del regno del nord, proprio come Giuda divenne sinonimo del regno del sud.

Beniamino sarebbe stato un lupo famelico. Ehud il Beniaminita fu un giudice che uccise Eglon di Moab. Beniamino, sebbene fosse una tribù piccola, combatté ferocemente contro le altre tribù in Giudici 20.


D: In Genesi 49:3 e Deuteronomio 21:17, cosa significa «l’inizio della forza di un uomo»? Alcune traduzioni suggeriscono che si tratti dell’inizio della capacità procreativa di un uomo o della sua virilità. Il Salmo 127 potrebbe suggerire qualcos’altro in riferimento a questo termine quando parla dei figli della giovinezza di un uomo come frecce nella faretra di un potente guerriero.

R: Un uomo può essere fertile e non avere mai figli, sebbene senza figli non sia dimostrato che egli sia fertile. Ma, per essere precisi, vi sono quattro possibilità riguardo al suo significato esatto.

a) un neonato, il che dimostra anche che un uomo può avere altri figli in seguito.

b) un figlio maschio, che potrà sostenere la famiglia quando l’uomo sarà anziano e combattere per il Paese.
c) Si tratta di un’espressione relativa al diritto del figlio primogenito.
d) un discendente, il che significa che l’uomo può dare vita a una discendenza duratura.

Ritengo che qui si intenda probabilmente la possibilità d), poiché avere discendenti che perpetuassero la stirpe era molto importante in quella cultura. Infatti, quando un uomo sposato moriva senza discendenti, suo fratello doveva sposare la moglie e il primo figlio avrebbe portato il nome del fratello defunto.

Anche l’opzione c) è sicuramente contemplata in Deuteronomio 21:16-17.
Ma ritengo che qui sia in mente anche l’opzione b), come afferma il Salmo 127:4-5.

Tuttavia, «l’inizio...» non è qualcosa che hanno più figli, né che essi insieme costituissero «l’inizio». Ciò implica che il figlio fosse l’inizio della forza dell’uomo al momento della sua nascita, il che indicherebbe che si riferisse all’opzione a). Ruben perse il diritto di primogenitura, ma in Genesi 49:3 era ancora biologicamente il primogenito, «l’inizio della mia forza».

Pertanto, la mia opinione è quella sopra esposta.


D: In Genesi 49:3-4, perché era giusto che Ruben, che eccelleva in onore e potere, non eccellesse più? È accaduto lo stesso in altre parti della Chiesa?

R: Si tratta in realtà di un gioco di parole sulla parola “excel”. Ciò è dovuto a quanto fece Ruben in Genesi 35:22 e 1 Cronache 5:1-2.


D: In Genesi 49:5-7, come poté Giacobbe maledire Levi, dal momento che in seguito Mosè benedisse Levi in Deuteronomio 33:8-11?

R: I discendenti di Levi furono dispersi in tutto Israele a causa di questo atto crudele. I discendenti di Levi furono benedetti ricevendo il privilegio di istruire Israele. C’è una lezione da imparare qui. Una maledizione, quando la sopportiamo con pazienza e seguiamo Dio, può trasformarsi in una benedizione.


D: In Genesi 49,7, quando un popolo o una nazione dovrebbe provare furore e ira crudele?

R: In Genesi 49,6 hanno persino menomato i buoi a causa della loro furia: non erano agenti di giustizia, ma agenti di una furia incontrollata.

La risposta a questa domanda è: mai. Dobbiamo essere amorevoli. Provare odio è segno di non essere salvati, secondo 1 Giovanni 4:8,20. «Poiché l’ira dell’uomo non produce la giustizia che Dio desidera», secondo Giacomo 1:20.

Simeone e Levi erano i figli più grandi dopo Ruben. Furono squalificati esclusivamente a causa della loro ira feroce. Allo stesso modo, oggi a volte persone competenti, esperte e intelligenti non vengono prese in considerazione per una posizione, o vengono licenziate, a causa del loro carattere irascibile. A causa della rabbia possiamo perdere molte cose positive e relazioni positive.


D: In Genesi 49:9, perché Giuda non fu escluso a causa di Tamar in Genesi 38?

R: Giuda è il secondo figlio più anziano, dopo Ruben, Simeone e Levi. Tutti e quattro erano figli di Lea. Giuda cercò di far uccidere Tamar, ma dopo che il suo peccato fu scoperto, alla fine rimediò alla situazione, o almeno fece del suo meglio per farlo.


D: In Genesi 49:9-11, cosa profetizza esattamente questo passo?

R: Shiloh significa semplicemente «colui al quale appartiene». Gli stessi ebrei interpretavano Genesi 49:10 come una profezia messianica. Nel Talmud babilonese, nel trattato Sanhedrin, capitolo 4, dopo il versetto 37, recto, il rabbino Rachman affermò: «Quando i membri del Sinedrio si trovarono privati del loro diritto sulla vita e sulla morte, furono colti da una costernazione generale; si coprirono il capo di cenere e il corpo di sacco, esclamando: “Guai a noi, poiché lo scettro si è allontanato da Giuda e il Messia non è venuto!”»

In un commento ai Rotoli del Mar Morto sulla Genesi (4Q252 [=4QpGena]), il frammento 2, nel trattare Genesi 49:10, afferma: «Ogni volta che Israele regnerà, non mancherà mai un discendente di Davide sul trono. Poiché il bastone del sovrano è l’Alleanza della regalità, [e le tribù] d’Israele ne costituiscono le divisioni, finché non verrà il Messia della Giustizia, il Germoglio di Davide». Si veda *The Dead Sea Scrolls in English*, 4ª ed., pp. 300-302, dove si sottolinea inoltre che questo commento considera i re giudei asmonei come sovrani illegittimi, poiché non provenivano da Giuda.

Talmud babilonese, Sanhedrin 98b: il rabbino Johanan scrisse: «Il mondo è stato creato per amore del Messia; qual è il nome di questo Messia? La scuola del rabbino Shila affermava: “Il suo nome è Shiloh, poiché è scritto: ‘finché non venga Shiloh’”.»

Talmud di Gerusalemme, Sanhedrin, foglio 24: «Poco più di quarant’anni prima della distruzione del Tempio, ai Giudei fu tolto il potere di pronunciare sentenze capitali».

Il Targum Onkelos afferma: «Il dominio non cesserà dalla casa di Giuda, né lo scriba dai figli dei suoi figli, per sempre, finché non verrà il Messia».

Il Targum Pseudo-Gionatan su Genesi 49:11a: «I re e i governanti non cesseranno dalla casa di Giuda… finché non verrà il Re Messia».

Un’ulteriore fonte ebraica che indica come gli ebrei interpretassero questo passo come una profezia messianica è il Targum di Gionatan su Genesi 49:10,11a.

Tra i primi cristiani che fecero riferimento a questa profezia messianica figurano Ireneo di Lione (circa 160-202 d.C.), Ippolito di Porto (222-235/236 d.C.) e Origene (225-253/254 d.C.). Tra gli eretici, ne fa menzione l’opera ebionita «Omelie Clementine» (prima del 188 d.C. – data incerta).


D: Poiché Genesi 49,10 afferma che lo scettro non si allontanerà finché non verrà «Shiloh», come potrebbe trattarsi del Messia?

R: Le traduzioni greca e latina riportano «colui al quale appartiene». Ciò era inteso come messianico dagli interpreti ebrei storici, poiché il targum aramaico traduce questa espressione con «Messia». Ciò è considerato messianico anche secondo il Targum di Gionatán e il Targum Pseudo-Gionatán (= Targum Yerushalmi I, = Targum Ezez). Gli ebrei persero il diritto alla pena capitale intorno al 6 d.C. Il Talmud babilonese ne fa menzione nel Sanhedrin, capitolo 4 dopo 51b; capitolo 4 dopo 37; recto. Ezechiele 21:27 presenta una struttura parallela a Genesi 49:10.

Altri lo considererebbero il sovrano ufficiale della Palestina. Sotto il dominio romano, il re ebreo Archelao fu detronizzato e il procuratore romano Coponio lo sostituì.

A titolo di nota a margine, il volume 1, pag. 224, dell’Expositor’s Bible Commentary afferma che il Talmud babilonese sostiene che il Targum di Gionatan sia stato scritto da Gionatan ben Uzziel, vissuto nel I secolo a.C. e allievo più illustre di Hillel.

In un Commentario ai Rotoli del Mar Morto sulla Genesi (4Q252 [=4QpGen(a)]), il frammento 2, nel trattare Genesi 49:10, afferma: «Ogni volta che Israele regnerà, non mancherà mai un discendente di Davide sul trono. Poiché il bastone del sovrano è l’Alleanza della regalità, [e le tribù] d’Israele ne costituiscono le divisioni, finché non verrà il Messia della Giustizia, il Germoglio di Davide». Anche l’opera *I Rotoli del Mar Morto in inglese*, 4ª ed., pp. 300-302, sottolinea che questo commento considera i re giudei asmonei come sovrani illegittimi, poiché non provenivano da Giuda.

Giuseppe Flavio, nel suo libro *La guerra giudaica* (93-94 d.C.), libro II, capitolo 8, afferma: «E ora la parte di Giudea di Archelao era stata ridotta a provincia, e Coponio, membro dell’Ordine degli Equestri romani, fu inviato come procuratore, con il potere di vita e di morte affidato nelle sue mani da Cesare». Giuseppe Flavio menziona inoltre che il Sinedrio perse il potere sui casi capitali in *Antichità giudaiche* 20,9 (scritto intorno al 93-94 d.C.).

Gli stessi ebrei interpretarono questo evento come una profezia messianica. Nel Talmud babilonese, nel trattato Sanhedrin, capitolo 4 dopo il 37, recto, il rabbino Rachman affermò: «Quando i membri del Sinedrio si trovarono privati del loro diritto di decidere sulla vita e sulla morte, furono colti da una costernazione generale; si coprirono il capo di cenere e il corpo di sacco, esclamando: “Guai a noi, poiché lo scettro si è allontanato da Giuda e il Messia non è venuto!”» Ciò avvenne intorno all’anno 6 d.C. (Tratto da *Evidence That Demands a Verdict*, vol. 1, pag. 169, di Josh McDowell, e da *Jesus Before the Sanhedrin* di Augustin Lemann, 1886, tradotto da Julius Magath, NL#0239683, Library of Congress # 15-24973.) Si veda anche *Pugio Fidei*, di Martini, Raymundus, pubblicato da De Vosin nel 1651, pag. 148.

Talmud babilonese, Sanhedrin 98b: il rabbino Johanan scrisse: «Il mondo fu creato per amore del Messia; qual è il nome di questo Messia? La scuola del rabbino Shila affermò: “Il suo nome è Shiloh, poiché è scritto: “finché non venga Shiloh””». pag. 147

Talmud: «[30 d.C.] Poco più di quarant’anni prima della distruzione del Tempio, ai Giudei fu tolto il potere di pronunciare sentenze capitali». Talmud di Gerusalemme, Sanhedrin, foglio 24, pag. 147

Il Targum Onkelos afferma: «Il dominio non cesserà dalla casa di Giuda, né lo scriba dai figli dei suoi figli, per sempre, finché non verrà il Messia». (Il Messia: un’interpretazione aramaica; L’esegesi messianica del Targum, Samson H. Levy (Cincinnati: Hebrew Union College Jewish Institute of Religion 1974) p. 2) p. 146

Il Targum Pseudo-Gionatan su Genesi 49:11a: «Non cesseranno di esistere re e governanti dalla casa di Giuda […] finché non verrà il Re Messia», ibid., p. 7

Un’ulteriore fonte ebraica che indica come gli ebrei interpretassero questo passo come una profezia messianica è il Targum di Gionatan su Genesi 49:10,11a. Giustino Martire (che scrisse tra il 138 e il 165 d.C. circa) lo menziona come riferimento a Cristo nella sua Prima Apologia, cap. 32.


D: In Genesi 49,10, cosa significa esattamente in questo contesto la parola ebraica Shiloh?

R: Il testo ebraico originale non conteneva vocali e, per questo motivo, sussiste una certa incertezza.

a) Potrebbe trattarsi di un nome che si riferisce a una persona: Shiloh

b) Potrebbe significare «di chi è» o «che appartiene a lui»: siloh / selloh. A sostegno di questa interpretazione vi sono alcuni elementi tratti dalla Settanta e dalla Peshitta siriaca. Ezechiele 21,26-27 si riferisce a questo.

c) Potrebbe significare «tributo a lui», say loh. Ciò costituirebbe un parallelo con il versetto successivo.

d) Potrebbe trattarsi del luogo Shiloh.

e) Infine, nella Bibbia sono presenti numerosi giochi di parole, pertanto potrebbe trattarsi di più di una di queste interpretazioni.


D: Genesi 49:10 dice, a proposito dello scettro regale: «finché non venga Shiloh». In che modo questa profezia bellicosa potrebbe riferirsi a Gesù?

R: Gesù si è dimostrato spiritualmente bellicoso nel sconfiggere Satana durante la Sua prima venuta. Inoltre, Gesù sarà bellicoso e ucciderà molti durante la Sua seconda venuta, come descritto in Apocalisse 19:11-16.


D: In Genesi 49:10, poiché lo scettro non si sarebbe allontanato da Giuda fino all’arrivo del Messia, perché non ci furono re di Giuda dopo l’esilio, ad eccezione dei Maccabei?

R: Genesi 49:10 non garantiva che ci sarebbero stati re indipendenti. Afferma solo che ci sarebbe stato un sovrano, e Gedalia e molti altri ricoprirono tale ruolo come governatori sotto Babilonia, la Persia e altri governi. Si veda «1001 Bible Questions Answered», pag. 28, per una risposta diversa ma complementare.


D: In Genesi 49:10, poiché Giuda avrebbe regnato fino alla venuta del Messia, perché Saul apparteneva alla tribù di Beniamino?

R: Non c’era alcun re quando fu pronunciata questa profezia. Saul fu respinto come re, ma una volta che Davide (della tribù di Giuda) divenne re, si riconobbe che Giuda costituiva la discendenza reale fino all’avvento del Messia. Gesù discendeva da Giuda «legalmente», poiché Giuseppe era il Suo padre legale, e biologicamente, poiché anche Maria proveniva da Giuda.


D: In Genesi 49:14-15, perché Giacobbe profetizzò la schiavitù per Issacar, mentre Deuteronomio 33:18-19 profetizzò una benedizione?

R: Entrambe le profezie si sono adempiute. Issacar ricevette una grande benedizione nella sua terra fertile. Tuttavia, al tempo degli Assiri, ne divenne schiavo e la sua tribù rimase in tale condizione. Le benedizioni di Dio, quando le diamo per scontate, possono indurci a diventare pigri e inclini a cedere al peccato. Si veda Giudici 8:27,33 per un altro triste esempio riguardante Gedeone.


D: In Genesi 49:16-17, a cosa potrebbe riferirsi questo passo?

R: Sansone era originario di Dan. Dan è la tribù più settentrionale sin dai tempi di Giudici 18. Dan avrebbe dovuto garantire la giustizia, ma invece praticò l’idolatria, come riportato in Giudici 18:30. Geremia 4:15-16 e 8:16 affermano che la calamità proverrà da Dan.

Gilead, Dan e Asher non sostennero Debora e Barak in Giudici 5:17.

In Apocalisse 7:5-8, nessuno dei 144.000 proviene dalla tribù di Dan. Alcuni ritengono che l’Anticristo possa essere un ebreo della tribù di Dan.


D: In Genesi 50:3, perché impiegarono 40 giorni per imbalsamare il corpo di Giacobbe, e non di più o di meno?

R: Non è necessario cercare di attribuire un significato allegorico a questo passo, poiché la Bibbia ne fornisce la ragione. Genesi 50:3 afferma che quaranta giorni erano il tempo necessario per l’imbalsamazione. La rivista KMT: A Modern Journal of Ancient Egypt, vol. 3, n. 3, autunno 1993, pag. 7, riporta che esperimenti sulla mummificazione dei ratti dimostrano che quaranta giorni sono il tempo necessario per completare l’essiccazione del corpo con i sali di natron. Si menziona inoltre che quaranta giorni costituiscono tuttora il periodo di lutto nell’Egitto moderno.


D: In Genesi 50:13, Giacobbe fu sepolto nella grotta che Abramo acquistò vicino a Mamre, oppure alcuni dei Patriarchi furono sepolti vicino a Sichem, come suggeriscono Atti 7:15-16?

R: Innanzitutto tre punti relativi alla risposta, seguiti da due possibili risposte.

In primo luogo, si trattava di due luoghi distinti, poiché la distanza tra Mamre e Sichem era di circa 45 miglia (72 chilometri).

Prima dell’Esodo, Genesi 50,13 afferma che Giacobbe fu sepolto vicino a Mamre. Genesi 50,24-26 riporta che il corpo di Giuseppe fu imbalsamato e conservato in una bara in Egitto, con l’intenzione di seppellirlo in seguito nella Terra Promessa.

Dopo l’Esodo, oltre 477 anni dopo, i figli di Giacobbe furono sepolti nei pressi di Sichem, come riporta Atti 7:15-16. Giosuè 24:32 aggiunge inoltre che le ossa di Giuseppe furono sepolte in un appezzamento di terra vicino a Sichem.

Ecco due risposte distinte.

«Loro»: Atti 7:15 recita: «E Giacobbe scese in Egitto e spirò [cioè morì], lui e i nostri padri» (Traduzione letterale di Green). Il termine «loro» in Atti 7:16 si riferisce ai dodici figli di Giacobbe (i nostri padri) che furono sepolti dopo l’Esodo, e non a Giacobbe, che era stato sepolto oltre 477 anni prima.

L’errore di Stefano: se Stefano avesse erroneamente «fuso» questi due eventi in uno solo mentre parlava, allora Atti 7:15-16 rimane comunque inerrante. Atti 7:15-16 riporta in modo inerrante un errore banale commesso da Stefano. Nulla indica che Stefano dovesse essere inerrante in tutto ciò che diceva. Tuttavia, considerando i precedenti di Stefano su altre questioni in Atti 7, si potrebbe propendere per la prima risposta.

Tuttavia, anche se la seconda risposta fosse quella corretta, c’è una lezione per noi. Quando i credenti di oggi si trovano al centro della volontà di Dio e parlano agli altri come Dio desidera che facciano, Dio non ha promesso che tutte le nostre parole e dottrine siano infallibili. Ma va bene così. Dio opera in noi nonostante i nostri errori, e persino attraverso i nostri errori per far emergere la Sua verità.

Indipendentemente dal fatto che Stefano non abbia usato la precisione moderna con i suoi pronomi o che si sia sbagliato su un piccolo dettaglio storico, il messaggio di Dio non riguarda il fatto che Giacobbe fosse incluso o meno tra i «loro» sepolti a Sichem. Il messaggio di Dio è che Egli ha guidato gli Israeliti in un rapporto di Alleanza con Lui e che li ha utilizzati per migliaia di anni per preparare il contesto del più grande evento di tutti i tempi: la venuta del proprio Figlio, Gesù Cristo.


D: In Genesi 50:16, i fratelli di Giuseppe mentirono quando affermarono che Giacobbe aveva ordinato a Giuseppe di non far loro del male?

R: La Bibbia non dice se Giacobbe abbia mai dato esplicitamente questo ordine, quindi i fratelli potrebbero aver mentito. D’altra parte, è certo che Giacobbe desiderasse implicitamente che Giuseppe non si vendicasse dei suoi fratelli. Oggi sentiamo molte cose dalle persone senza sapere con certezza se stiano dicendo completamente la verità o meno. Dobbiamo comunque rispondere con saggezza, nel modo in cui Dio vorrebbe che rispondessimo, anche quando non possiamo provare o smentire la veridicità di ciò che viene detto.


D: In Genesi 50,19-20, come possiamo compiere le nostre scelte, dal momento che Dio «intende» che compiamo proprio quelle scelte?

R: Tre semplici punti che spiegano questa concomitanza.

Dio non costringe mai le persone a peccare né le induce a scegliere il male. Dio non tenta nessuno, secondo Giacomo 1:13.

Dio conosceva in anticipo le loro scelte e ha permesso loro di compierle. Charles Hodge definisce questo concetto «decreti permissivi».

Dio ha utilizzato le loro scelte malvagie come parte del Suo piano. Infatti, tutto è compreso nel piano di Dio, secondo Efesini 1:11 e Proverbi 16:4. Louis Berkhof ha coniato il termine «concorrenza» per indicare questo concetto.


D: Nel Libro della Genesi, perché il termine “Elohim” è menzionato 33 volte nei primi 34 versetti, seguito da “Yahweh-Elohim” 20 volte in 45 versetti e poi da “Yahweh” 10 volte in 25 versetti (Evidence That Demands a Verdict, volume 2, pag. 121)? Ciò indica la presenza di più autori?

R: Non si trattava di una coincidenza, bensì di un intento deliberato di esprimere innanzitutto la natura universale e trascendente di Dio, seguita dai Suoi aspetti più personali. Una situazione molto simile si riscontra nel Corano. Il termine «Allah» predomina nelle sure successive, quelle medinesi, mentre nelle sure precedenti, quelle meccane, viene utilizzato principalmente il termine «Signore» anziché «Allah». Ecco il mio conteggio nelle sure medinesi: 4 (~211 volte), 9 (~152 volte), 24 (75 volte), 33, 48, 49, 57 (33 volte), 58 (37 volte), 59 (29 volte), 60-66. Ecco il mio conteggio della parola “Signore” nelle sure meccane, seguito dal numero approssimativo di volte in cui viene utilizzata la parola “Allah”: 15 (3 volte), 32 (1 volta), 50-53, 54-55 (0 volte), 56 (2 volte), 67 (4 volte), 68 (0 volte), 75 (0 volte), 78 (0 volte), 85-96 (9 volte), 100-109 (1 volta), 110-112 (6 volte), 113-114 (0 volte).

Analogamente, nel Libro degli Ebrei del Nuovo Testamento, il capitolo 1 non utilizza mai i termini «Cristo» o «Gesù», ma si riferisce a Lui solo come al «Figlio». Tuttavia, «Gesù» e «Cristo» sono utilizzati frequentemente nel resto del Libro degli Ebrei.

Ciò non dimostra che il Corano abbia avuto più autori, né che il Libro degli Ebrei abbia avuto più autori, non più di quanto le prove dimostrino che la Genesi abbia avuto più autori. Piuttosto, ciò dimostra che l’uso asimmetrico dei nomi non era insolito nella letteratura mediorientale.


D: Per quanto riguarda la Genesi, quando fu scritto questo libro?

R: I primi scritti ebraici e cristiani affermano all’unanimità che fu Mosè a scriverla. Che sia stato Mosè stesso a tenere la penna o uno scriba sotto la sua direzione, ciò avvenne comunque ai tempi di Mosè.

Il liberale Julius Wellhausen, nel 1885, affermò che tali testi fossero stati redatti durante o dopo l’esilio babilonese (598-539 a.C.). Oggi, tuttavia, nessuno, nemmeno i liberali, lo ritiene più vero.

I liberali odierni ritengono che sia stato scritto secoli dopo l’epoca di Mosè.


D: Nella Genesi, come facciamo a sapere che ciò che abbiamo è ciò che è stato scritto originariamente?

R: In quanto cristiani, confidiamo nel fatto che l’Antico Testamento che Cristo ha avallato sia proprio l’Antico Testamento di cui disponiamo. Del resto, per i musulmani, il Corano afferma nella Sura 5:46 che a Gesù fu data la Torah. Disponiamo di manoscritti antichi risalenti all’epoca di Cristo, argomento trattato nella domanda successiva. Tuttavia, esiste un’ulteriore linea di prova. Filone di Alessandria era uno studioso ebreo vissuto dal 15/20 a.C. al 50 d.C. Scrisse un commento alla Genesi e rispose a domande sull’Antico Testamento. Scrisse in greco, ma è curioso che le sue citazioni greche dell’Antico Testamento concordino più strettamente con il testo masoretico ebraico piuttosto che con la Settanta greca. Approfondì in modo molto dettagliato il significato dei diversi versetti. Dei 1.533 versetti totali della Genesi, Filone ne citò, in tutto o in parte, 410. Ecco i versetti della Genesi a cui fece riferimento.

1:1-2, 4, 26, 27, 31; 2:1-10, 13-25; 3:1-24; 4:1-12, 14, 25-26; 5:1, 3, 23-24, 29, 32; 6:1-12, 14-17; 7:1-2, 4-5, 10-11, 16-17, 19, 21-24; 8:1-18, 20-22; 9:1, 3-8, 10-11, 13, 18, 20-28; 10:1, 6, 8; 11:1-2, 4, 6-8, 10, 29; 12:1-4, 6-7; 13:1, 9; 14:1, 3, 7, 17, 18, 20-24; 15:1-3,5,20; 16:1-9,11-16; 17:1,6,8,10-22,24,26,27,32; 18:1,3,6,7,9-11,15-17,22,23,27,32,33; 19:4, 11, 20, 20, 32, 33, 35; 20:7, 12; 21:1-2, 5-7, 11-12, 14, 19-20, 33; 22:1-2, 4, 6, 7, 9, 16, 22, 62-63, 67; 25:5, 8, 11, 17, 21, 23-25, 27, 29, 33; 26:2, 3, 5, 9, 12, 32-33; 27:1, 20, 28, 30, 33, 36, 40-43, 45; 28:1-2, 7, 11-17, 21-22; 29:4, 13, 26, 31, 35; 30:1, 2, 13, 16, 18, 24, 30, 36, 37, 42;

31:3-5, 10-14, 20, 27-28, 33, 35, 43; 32:10, 25, 28-29, 31; 33:5, 11; 34:1, 3; 35:2, 4, 16, 18, 25; 36:12; 37:2-3, 7-9, 12-13, 15, 33, 36; 38:7, 9, 11, 20, 25; 39:1, 3, 7, 21; 40:8-10, 15-17, 20; 41:17, 28, 45, 49; 42:1, 11, 16, 18, 36; 43:9; 45:5, 11, 16, 18, 22, 26, 28; 46:1, 4, 27, 33-34; 47:3, 9, 24; 48:1, 5, 13, 15-16, 22; 49:2, 15-18, 22, 33; 50:7-8, 19, 24

Tuttavia, vi sono quattro differenze nei suoi riferimenti ai versetti, tutte nella Genesi.

Versetto

Ebraico masoretico

Greco di Filone

Gen. 4:13

Il mio crimine è più grande di quanto io possa sopportare.

La mia colpa è troppo grande per essere perdonata. (3 volte)

Genesi 5:22

Enoch visse 65 anni prima di Methuselah e camminò con Dio per 300 anni

Enoch visse 165 anni prima del pentimento e 200 anni dopo.

Genesi 6:6

Dio si pentì di aver creato l’uomo sulla terra

Dio si rammaricò di aver creato l’uomo sulla terra; e decise di agire in questo modo.

Genesi 10:9

Egli era un potente cacciatore davanti al Signore

e cominciò a diventare un gigante sulla terra

Come si può notare dall’elenco precedente, egli commentò in modo approfondito i primi capitoli della Genesi, mentre si soffermò meno sui capitoli successivi. Per i musulmani che leggono queste righe, in Genesi 22 Filone afferma che fu Isacco, e non Ismaele, a essere sacrificato, proprio come riportano le copie della Genesi presenti nell’Antico Testamento di cui disponiamo oggi.


D: Nella Genesi, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?

R: I Rotoli del Mar Morto: (prima di Cristo) 20 copie o frammenti, stimati come 15 o 18 copie distinte. Questi manoscritti sono denominati:

1Q1 – frammenti della Genesi

2Q1 Genesi

4Q1 Genesi + Esodo

4Q2 Genesi, identico al testo masoretico

4Q3 Genesi 40-41

4Q4 Genesi 1

4Q5 Genesi, simile ai testi masoretico e samaritano

4Q6 – Parte della Genesi 48

4Q7: frammenti di Genesi 1 e 2

4Q8a Genesi 2,17-18

4Q8b Parafrasi di Genesi 12,4-5

4Q8c Titolo di un manoscritto della Genesi

(I frammenti 4Q8a, b e c provengono da tre diversi manoscritti)

4Q9 Genesi, simile al testo samaritano

4Q10 Genesi 1-3

4Q11 Da Genesi 50,26 fino a Esodo 36

4Q12 Genesi 26 in caratteri paleo-ebraici

6Q1: un frammento di Genesi 5

8Q1 Due frammenti di Genesi 17:12-19 e 18:20-25.

Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto sono conservati i seguenti 265 dei 1.533 versetti della Genesi (17,3%).

Genesi 1:1-28; 2:1-3, 6-7, 14-19; 3:1-2, 11-14; 4:2-11; 5:13-14; 6:13-21; 8:21; 10:6; 12:4-5; 17:12-19; 18:20-25; 19:27-28; 22:13-15; 23:17-19; 24:22-24; 26:21-28; 27:38-39,42-43; 32:4-5,30,33; 33:1, 18-20; 34:1-3, 5-10, 17-21, 30-31; 35:1, 4-10, 25-29; 36:1-17, 19-27, 35-37, 43; 37:1-2, 5-6, 22-30; 39:11-23; 40:1, 12-13, 18-23; 41:1-11, 15-18, 23-27, 29-44; 42:15-22,38; 43:1-2,5-14; 45:14-22,26-28; 46:7-11?; 47:13-14; 48:1-11,15-17,18-22; 49:1-8; 50:3,26?

Commento ai Rotoli del Mar Morto sulla Genesi nella grotta 4

La Settanta è una traduzione greca dell’Antico Testamento e degli apocrifi. Il frammento Rahlfs 814, Genesi 14:12-15, risale approssimativamente alla seconda metà del II secolo d.C. (150-200 d.C.)

Una copia greca della Genesi, denominata inv. 319, è antecedente al 100 d.C.

A p. 7.2 si menziona che Genesi 1,1-5 nella Settanta era scritto a p. 12 (Papiro Amherst 3b). Questo è datato tra il 264 e il 282 d.C.

Il manoscritto di Vienna risale al V o VI secolo d.C. e ne sono conservate 24 pagine della Genesi.

Tra gli altri manoscritti greci figurano

Il Papiro di Ossirínco 656 è un manoscritto del II secolo d.C. che contiene la Genesi in greco.

Il Papiro di Ossirínco 1007 è un frammento del III secolo d.C. Lo scriba presentava un’insolita duplicazione della yod iniziale nel Tetragramma.

Il Papiro Chester Beatty 5 contiene Genesi 42:7-19. È datato tra il 350 e il 400 d.C.

Il Vaticanus (325-350 d.C.) riporta Genesi 46:29-50:26. Il Vaticanus contiene tutto il resto dell’Antico Testamento.

L’Alexandrinus (circa 450 d.C.) per l’intera Genesi, ad eccezione dei passi di Genesi 14:14-17; 15:1-5, 16-19; 16:6-9, che risultano mutilati.

Il Sinaitico (340-350 d.C.) per Genesi 21:26-22:17; 22:21-23:16; 23:19-24:20; 24:23-24:46;

I Samaritani realizzarono una propria copia della Torah nel II secolo a.C., sebbene le più antiche copie samaritane giunte fino a noi risalgano al Medioevo.

Manoscritti paleocristiani: i papiri di Chester Beatty (II-IV secolo d.C.) contengono la Genesi.

La traduzione siriaca della Peshitta della Genesi risale al V secolo d.C.

Una traduzione siriaca della Settanta fu realizzata dal vescovo Paolo di Tella (616-617 d.C.), di cui conserviamo ancora oggi una copia.


D: Quali autori antichi fecero riferimento alla Genesi?

R: Filone l’Ebreo (dal 15/20 a.C. al 50 d.C.) fa riferimento a tutti o a parti di 410 versetti della Genesi. Una delle sue opere che cita ampiamente la Genesi è l’Interpretazione allegorica, I.

29 scrittori ecclesiastici pre-niceni fecero riferimento alla Genesi.

La «Prima Lettera di Clemente» (96-98 d.C.) cita o fa riferimento al contenuto di 25 versetti della Genesi: Gen 1,26-28; 2,23; 4,3-8 (Settanta); 5,24; 9,6; 12,1-3; 13:14-16; 15:5,6; 18:27; 19:24; 21:22; 22:17; 27:41; 37:6.

Giustino il Martire (che scrisse tra il 138 e il 165 d.C. circa) cita o fa riferimento a Genesi 1,26,28; 2,3; 3,15,22; 6,16; 8,10,12; 9,24-27; 11,5,6; 15,6; 18,1,2,10,13,14,16,17,20-23,33; 19,1,10,16-25,27,28; 21:9-12; 26:4; 28:10-19; 31:10-13; 32:22-30; 35:6-10; 49:5,8-12,18.

Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) incluse la Genesi tra i libri dell’Antico Testamento nella sua lettera a Onesimo in *On Pascha*, p. 72. Ciò è riportato nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, libro IV, capitolo 26.

Teofilo di Antiochia (168-182/8 d.C.) cita testualmente Genesi 2,8-3,19, in un unico blocco di 37 versetti, nell’opera *Teofilo ad Autolico*, libro 2, cap. 21, pp. 102-103. Egli cita inoltre Genesi 2,4-5,7 nell’*Ad Autolico*, cap. 19, p. 102.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) afferma: «Inoltre, apprendiamo dalla Scrittura stessa» e subito dopo cita Genesi 17,9-11. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 4, cap. 26.1, pag. 480. Egli cita moltissimi passaggi della Genesi.

Teodoto, probabilmente montanista (ca. 240 d.C.), cita Genesi 1:1 come tratto da «Genesi» in *Estratti di Teodoto*, cap. 1, pag. 43. Egli cita inoltre Genesi 1,2 nel cap. 7, pag. 44, Genesi 1,3 nel cap. 38, pag. 48, e una parte di Genesi 1,18 nel cap. 56, pag. 50.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.). Egli cita il Libro della Genesi, menzionandolo come tratto dalla Genesi, tra l’altro nel Trattato 12, terzo libro, 20,32.

Tra gli altri scrittori ecclesiastici pre-niceni che citarono la Genesi figurano la Lettera di Barnaba, Meleto/Melito di Sardi, Atenagora, Clemente di Alessandria, Tertulliano, Ippolito, Origene, Novaziano, Archelao, Alessandro di Alessandria e Metodio.

Dopo Nicea

Girolamo (373-420 d.C.) tratta dei libri dell’Antico Testamento. In particolare, discute della Genesi, dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri, del Deuteronomio, della Torah, di Giobbe, di Gesù figlio di Nave [Giosuè], dei Giudici, di Ruth, di Samuele e dei Re (2 libri), dei dodici profeti, di Osea, di Gioele, di Amos, di Abdia, di Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.


D: Nella Genesi, quanto erano precise le citazioni di Filone?

R: Ecco alcune citazioni che Filone utilizza in sequenza nell’opera *Sulla creazione*:

«In principio Dio creò il cielo e la terra» … «le tenebre coprivano la faccia dell’abisso» … «chiamò “giorno”». … «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.» … «furono creati maschio e femmina» … «questo è il libro della creazione del cielo e della terra, quando ebbe luogo, nel giorno in cui Dio creò il cielo e la terra, e ogni erba verde prima che apparisse sulla terra, e tutta l’erba dei campi prima che germogliasse.» … «E una sorgente sgorgò dalla terra e irrigava tutta la superficie della terra.» … «Dio plasmò l’uomo, prendendo argilla dalla terra, e soffiò nelle sue narici il soffio della vita.» … «Dio condusse tutti gli animali davanti all’uomo, desiderando vedere quali nomi egli avrebbe dato a ciascuno.» …
Ecco alcune citazioni che egli utilizza in ordine non sequenziale in *Interpretazione allegorica*, I e in una piccola parte del II.

«E il cielo e la terra e tutto il loro mondo furono completati.» … «E il sesto giorno Dio terminò l’opera che aveva compiuto.» … «Dio completò le sue opere il sesto giorno.» … «Egli fece riposare le cose che aveva iniziato.» … «Di conseguenza, il settimo giorno, Dio fece riposare da tutte le opere che aveva compiuto.» … «E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò.» … «Questo è il libro della generazione del cielo e della terra, quando furono creati.» … «In quel giorno Dio creò il cielo e la terra, e ogni erba verde dei campi, prima che apparisse sulla terra, e tutta l’erba dei campi prima che germogliasse. Poiché Dio non aveva ancora fatto piovere sulla terra, e l’uomo non esisteva ancora per coltivare la terra.» … «Ma una sorgente sgorgò dalla terra e irrigava tutta la superficie della terra.» … «E Dio creò l’uomo, prendendo un grumo di argilla dalla terra, e soffiò nelle sue narici il soffio della vita: e l’uomo divenne un’anima vivente.» … «E Dio piantò un paradiso in Eden, a oriente; e là collocò l’uomo che aveva formato.» … «E l’uomo che aveva formato», … «Dio collocò nel Paradiso». … «E Dio fece sorgere dalla terra ogni albero piacevole alla vista e buono da mangiare, e l’albero della vita lo fece sorgere in mezzo al Paradiso, e anche l’albero della conoscenza del bene e del male». … «E un fiume scaturisce dall’Eden per irrigare il Paradiso. Da lì si divide in quattro rami: il nome dell’uno è Feison. È quello che circonda l’intera terra di Evilat. Lì si trova il paese dove c’è l’oro, e l’oro di quella terra è di ottima qualità. Lì si trovano anche il rubino e lo zaffiro. E il nome del secondo fiume è Gihon; questo è quello che circonda l’intera terra d’Etiopia. E il terzo fiume è il Tigri. Questo è il fiume che scorre davanti agli Assiri. E il quarto fiume è l’Eufrate». … «E il Signore Dio prese l’uomo che aveva creato e lo pose nel Paradiso, affinché lo coltivasse e lo custodisse». … «E il Signore Dio comandò ad Adamo, dicendo: “Di ogni albero che è nel Paradiso potrai mangiare liberamente; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangerete; poiché nel giorno in cui ne mangerete, morirete di morte”». (II) «E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: facciamogli un aiuto adatto a lui.” … “E Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: animali a quattro zampe, rettili e bestie selvatiche.”» (Egli prosegue, arrivando fino ad Abramo).

Il confronto tra le due sezioni mostra che Filone non utilizzò necessariamente le stesse identiche parole nel citare lo stesso passo.


D: Nella Genesi, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?

R: Concentrandoci principalmente sul capitolo 1, ecco alcune delle differenze di traduzione nei 1.533 versetti della Genesi. Secondo l’Anchor Bible Dictionary, vol. 5, pag. 934, il Pentateuco samaritano concorda con la Settanta contro il testo masoretico in 1.900 letture. Salvo dove diversamente indicato, la prima frase è tratta dal testo masoretico (MT) e la seconda dalla Settanta (LXX).

Gen 1,1 «cieli» (MT) contro «cielo» (Settanta)

Genesi 1:2 «senza forma e vuoto» vs. «brutto e spoglio» (Settanta) vs. «vuoto e nulla» (Aquila) vs. «incolto e indistinto» (Simmaco) vs. «desolato, privo di esseri umani o animali e privo di qualsiasi coltivazione di piante e alberi» (Targum di Neofiti I [parafrasi]) contro «vuoto e privo di contenuto» (Vulgata)

Genesi 1:2 «la superficie dell’abisso» contro «l’abisso»

Gen 1,2 «superficie delle acque» contro «acqua»

Gen 1,5 «giorno» (MT, Settanta) contro «giorno» (Rotolo del Mar Morto 4QGen(g))

Gen 1,6 «acque» contro «acqua» (3 volte)

Gen 1,7 «E così fu» contro (assente) (2 parole ebraiche, 3 parole greche)

Genesi 1:8 «cieli» contro «cielo»

Genesi 1:9 «E così fu.» contro «E così fu. E l’acqua che era sotto il cielo si raccolse nei suoi luoghi, e apparve la terraferma.» (17 parole greche)

Genesi 1:11-12 «germogli teneri» contro «erbe» (due volte)

Genesi 1:14 «cieli, per separare» contro «cieli, per illuminare la terra, per separare»

Genesi 1:16 «governare» contro «regolare» (due volte)

Genesi 1:16 «e le stelle per governare la notte» contro «che regolano la notte, e anche le stelle».

Genesi 1:20 «animali striscianti» contro «rettili» (reptilia in greco)

(Si noti che in Genesi 1:20,21 la Traduzione Letterale di Green riporta erroneamente «uccelli», mentre dovrebbe trattarsi di «creature volanti», poiché la stessa parola ebraica si riferisce ai pipistrelli e agli insetti alati in Levitico 11:19-22 e Deuteronomio 14:18-20.)

Genesi 1:21 «e tutto ciò che striscia» contro «e ogni rettile vivente»

Genesi 1:21-25 «esso» contro «essi» (molte volte) (si tratta di una questione grammaticale di natura pignola)

Genesi 1:22 «moltiplicarsi» contro «essere moltiplicati»

Genesi 1:24 «bestie e creature striscianti» contro «quadrupedi e rettili»

Genesi 1:26 «a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza» contro «secondo la nostra immagine e somiglianza»

Genesi 1:26 «animali selvatici e su tutta la terra» (MT, Settanta) contro «animali selvatici della terra» (siriaco)

Genesi 1:26 «serpenti striscianti» contro «rettili striscianti»

Genesi 1:27 «a Sua immagine; a immagine di Dio» contro «secondo l’immagine di Dio»

Genesi 1:28 «E Dio li benedisse, e Dio disse loro» contro «E Dio li benedisse dicendo»

Genesi 1:30 «ogni essere vivente» contro «tutte le bestie selvatiche»

Gen 2:1 «tutto il loro esercito» contro «l’intero mondo di loro»

Genesi 4:8 «Abele» contro «Abele, andiamo nei campi» (Pentateuco samaritano, Settanta, Targum dei Neofiti I, siriaco; si confronti con la Vulgata)

Genesi 4:15 «Perciò» (MT, Targum) contro «Non è così. Perciò» (Settanta, siriaco, Vulgata) (nessuna variazione di significato)

Le tavole genealogiche in Genesi 5 e 11:10-26 presentano alcune differenze nel Pentateuco samaritano (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5)

Gen 5:24 «camminò con Dio» (MT) contro «piacque a Dio» (LXX, Ebrei 11:5b)

Gen 6:4 «figli di Dio» (MT, alcune versioni della Settanta) contro «angeli di Dio» (alcune versioni della Settanta) contro «figli degli dei» (traduzione di Aquila il Giudeo). Si veda La Città di Dio di Agostino di Ippona (413-426 d.C.), libro 15, cap. 23, pag. 304

Genesi 6:5 «Signore» (MT, Targum) contro «Signore Dio» (Settanta) contro «Dio» (Vulgata)

Genesi 7:22 «soffio dello spirito di vita» contro «soffio di vita» (Settanta, Vulgata)

Genesi 9:25 Alcuni manoscritti della Settanta e dell’Antico Testamento arabo indicano che la maledizione non si applicava a «Canaan», ma a «Cam, padre di Canaan».

Genesi 10:4 «Dodanim» (la maggior parte dei manoscritti masoretici) contro «Rodanim» (alcuni manoscritti masoretici, il Pentateuco samaritano, la Settanta)

Genesi 10:23 «Mash» (TM) contro «Meshech» (Septuaginta e 1 Cronache 1:17, testo masoretico)

Genesi 11:12 presenta «Cainan» inserito tra Arpacsad e Sela sia nella Settanta che in Luca 3:36.

Genesi 11:32: Terah morì a «205 anni» (TM) contro «145 anni» (Settanta, Pentateuco samaritano)

Genesi 14:1,9: «Arioch di Ellasar» (manoscritti ebraici) contro la parafrasi «re Arioch, re Ellasar» nel libro 2, cap. 31, pag. 107 dell’opera di Teofilo ad Autolico. L’archeologia sumera ha individuato un «re Ariochu di Larsa».

Genesi 14:23 «cinturino/sandalo» (TM) contro una parola sconosciuta nel Pentateuco samaritano (differenza di una sola lettera, molto probabilmente un errore di trascrizione)

Genesi 18:22 «gli uomini rimasero in piedi davanti al Signore» contro «il Signore rimase in piedi davanti ad Abramo» (antica tradizione scribale ebraica)

Genesi 19:17 «egli disse» contro «essi dissero» (Septuaginta, siriaco, Vulgata)

Genesi 20:13; 31:53; 35:7 «Elohim» contro «El» (Pentateuco samaritano). Anche in Esodo 22:8.

Genesi 21:9 «con Isacco» contro «con suo figlio Isacco» (Settanta, Vulgata)

Gen 22:2 «vostro figlio, Isacco, il vostro unico, che amate» contro «Prendete vostro figlio, l’amato, che avete amato, Isacco»

Genesi 22:13 «un montone dietro di [lui]» (la maggior parte dei testi masoretici) contro «un montone» (alcuni testi masoretici, Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco)

Genesi 23:1 «anni, gli anni della vita di Sara» contrapposto a «anni» (Settanta, Vulgata)

Genesi 24:62 «dal momento in cui giunse a» contrapposto a «da» (Targum siriaci)

Gen 30:36 assente contro «che un angelo apparve a Giacobbe in sogno rivelandogli la sua parte nelle mandrie di Labano» (Pentateuco samaritano)

Gen 30:11 «con/nella fortuna» (MT, Kethib, Settanta, Vulgata) contro «una schiera» (Qere, siriaco, Targum) (Il Qere indica alcune parole aramaiche lette ad alta voce, che differiscono dalle parole scritte nel testo masoretico. Il Kethib (scritto in aramaico) comprende le parole scritte dell’Antico Testamento ebraico)

Gen 31:40 «calore torrido» (TM, Settanta) contro «tempo del raccolto» (Pentateuco samaritano, ovviamente un errore di trascrizione)

Gen 31:49 «Mizpa» contro «colonne testimoni» (Settanta) contro «la colonna di Mizpa» (Pentateuco samaritano)

Gen 33:4 «e [egli] lo baciò» (presente ma contrassegnato da puntini nel testo masoretico) contro assente (Settanta)

Gen 36:2,14 «figlia di» contro «figlio di» [Zibeon/Sebegon] (Pentateuco, siriaco)

Gen 36:3 «Basemath» (TM, Settanta) contro «Mahalath» (Pentateuco samaritano)

Gen 36:16 «Korah/Core» (TM e Settanta) contro (assente) (Pentateuco samaritano, 1 Cronache 1:36)

Gen 36:24 «acqua» (MT, Vulgata) contro «sorgenti termali» (Settanta)

Gen 36:39 «Hadar» (la maggior parte dei testi masoretici) contro «Barad» (Settanta) contro «Hadad» (alcuni testi masoretici, Pentateuco samaritano, siriaco)

Gen 37:36 «Medaniti» contro «Midianiti» (Settanta, Pentateuco samaritano, Vulgata, siriaco)

Gen 41:22 «e vidi» contro «mi addormentai una seconda volta e vidi» (Settanta, siriaco, Vulgata)

Gen 41:48 «il cibo dei sette anni che erano nel paese» contro «il cibo dei sette anni, durante i quali vi era abbondanza nel paese» (Settanta, Pentateuco samaritano)

Gen 41:56 «aprirono tutto ciò che era in/tra di essi» contro «tutti i magazzini» (Settanta, Vulgata, siriaco)

Gen 44:4 «Va bene?» contro «Va bene? Perché avete rubato la mia coppa d’argento?» (Settanta, Vulgata)

Genesi 46:13 «Puah» contro «Phua» (Settanta) contro «Puvah» (Pentateuco samaritano, siriaco, 1 Cronache 7:1)

Genesi 46:13 «Iob» contro «Jashub» (alcune versioni della Settanta, Pentateuco samaritano)

Genesi 46:16 «Ziphion» contro «Zephon» (Settanta, Pentateuco samaritano, Numeri 26:15)

Genesi 46:20 «lui» contro «lui, [cioè] Manasse ed Efraim. A Manasse nacquero dei figli, che la concubina siriana gli partorì, [cioè] Machir. E Machir generò Galaad. E i figli di Efraim, fratello di Manasse: Sutalaam e Taam. E i figli di Sutalaam: Edom». (Settanta, si confronti con il Rotolo del Mar Morto 4QExod(a))

Gen 46:23 «Hushim» contro «Hashum»

Gen 46:27 «in Egitto, due anime. Tutte le anime appartenenti alla casa di Giacobbe che entrarono in Egitto erano settanta.» (MT) contro «nella terra d’Egitto, erano nove anime; tutte le anime della casa di Giacobbe che vennero con Giuseppe in Egitto erano settantacinque anime.» (Settanta)

Genesi 47:21 «li trasferì nelle città» contro «li ridusse in schiavitù» (Settanta, Pentateuco samaritano)

Genesi 49:4 «l’ha profanata – egli» contro «l’avete profanata – voi» (Settanta, siriaco, Targum)

Gen 49:5 «Giuseppe» contro «loro»

Gen 49:7 «la loro ira è maledetta» contro «la loro ira è bella» (Pentateuco samaritano)

Gen 49:20 «da Asher» contro «Asher» (Settanta, Vulgata, siriaco)

Gen 50:16 «comandarono a Giuseppe» contro «si avvicinarono a Giuseppe» (Settanta, siriaco)

Genesi 50:23 «sulle ginocchia di Giuseppe» contro «nei giorni di Giuseppe» (Pentateuco samaritano)

L’uso dei termini «Elohim» e «Jehovah» presenta una distribuzione diversa nella Settanta rispetto al testo masoretico. Julius Wellhausen considerava questi aspetti il punto più debole della sua teoria dell’ipotesi documentaria.

Bibliografia relativa a questa questione: la traduzione ebraica è tratta dalla «Literal Translation» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton intitolata «The Septuagint: Greek and English». Sono stati utilizzati anche l’«Expositor’s Bible Commentary», l’«Anchor Bible Dictionary» vol. 5 e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.


di Steven M. Morrison, PhD.