Domanda biblica sull’Esodo


D: Nell’Esodo, come facciamo a sapere che il Libro dell’Esodo debba far parte della Bibbia?

R: Tra le altre ragioni, perché Gesù e molti altri personaggi della Bibbia hanno autenticato l’Antico Testamento e hanno fatto riferimento a questo libro della Torah come a una Scrittura. Per un approfondimento, si rimanda alle domande riportate alla fine di questa sezione relative agli scrittori ebrei e ai primi cristiani che hanno fatto riferimento all’Esodo. Si vedano anche le domande su Matteo 22:32 e Luca 2:23.


D: Qual è il valore del Libro dell’Esodo?

R: L’Esodo è un libro da leggere e da vivere, non da utilizzare solo per apprenderne i fatti. Sebbene sia l’Esodo che il Deuteronomio riportino i Dieci Comandamenti, l’Esodo è unico per ciò che ci racconta riguardo alle piaghe e alla liberazione dall’Egitto. Si tratta di ben più che semplici storie interessanti; esse rivelano il carattere di Dio e il modo in cui Egli agisce con il Suo popolo. Dio non libera il Suo popolo dai momenti difficili, ma piuttosto lo conduce attraverso di essi. Dio ha utilizzato mezzi naturali (le levatrici), mezzi naturali con un’intensità soprannaturale (alcune delle piaghe), nonché mezzi soprannaturali (la divisione del Mar Rosso al momento giusto) per liberare il Suo popolo.

L’Esodo mostra come Dio si relaziona individualmente con Mosè e Aronne, e persino con il Faraone. Dio si è dimostrato molto paziente nei confronti dell’insicurezza di Mosè riguardo alla leadership, ma è apparso anche «severo» quando Mosè ha perso la calma davanti a tutti gli Israeliti.

Le esperienze descritte nell’Esodo furono fondamentali nel definire l’identità di Israele come popolo eletto di Dio. Essi rimasero uniti nei momenti difficili, sperimentarono una grande liberazione e benedizione, ma soprattutto videro l’opera di Dio nelle loro vite attraverso tutto ciò.

Senza l’Esodo non avremmo alcuna idea di cosa sia la Pasqua ebraica e ci sfuggirebbe gran parte della tipologia dell’Ultima Cena del Signore. Come gli Israeliti furono risparmiati dalla distruzione grazie al sangue dell’agnello, così anche noi siamo risparmiati dalla distruzione grazie al sangue dell’Agnello, che toglie i peccati del mondo.


D: Nell’Esodo, quali sono i vari modi di interpretare il libro?

R: Il Libro dell’Esodo è profondo e può essere compreso e studiato a molti livelli diversi.

1) Oltre a rafforzare in generale la nostra fede, l’Esodo chiarisce alcuni piccoli misteri, come ad esempio il motivo per cui in Egitto fossero presenti così tanti elementi di origine semitica e poi questi siano scomparsi; in seguito, perché Thutmose IV sia diventato faraone sebbene avesse indicato di non essere il primo nella linea di successione; e chi fossero gli “Habiru scatenati” che in seguito distrussero alcune città cananee.

2) Si tratta di una cronaca accurata degli Israeliti e di come essi siano diventati una nazione partendo da un clan.

3) È un libro su Dio, che rivela il Suo carattere riguardo al modo in cui Egli agisce nei confronti dell’umanità. Mostra come Egli abbia combinato mezzi sia naturali che soprannaturali per operare nella storia e occuparsi del Suo popolo e dei suoi oppressori.

4) È un libro della legge, ciò che Dio comandò al Suo popolo di osservare.

5) Come il libro di Neemia, è un libro sulla leadership devota, su come un solo uomo, con l’aiuto di Dio, sia riuscito a sconfiggere un esercito e a guidare con successo un popolo così numeroso per 47 anni.

6) È un libro destinato a tutto il popolo di Dio, affinché anche noi possiamo trarne incoraggiamento sapendo che Dio ci libererà, che anche noi potremo sperimentare un incontro con Lui e che Dio potrà stabilire la Sua dimora nel tabernacolo dei nostri cuori.

7) È un libro di modelli (Esodo 25:40), di liberazione, di incontro e di una vita di adorazione, nonché di ciò che è gradito e sgradito a Dio.


D: Qual è la struttura generale del libro dell’Esodo?

R: Poiché esistono diversi modi di interpretare l’Esodo, i vari commentari presentano schemi piuttosto diversi. Ecco uno schema generale.

I. La schiavitù in Egitto (Es 1-14)

A. Il cammino verso il Faraone (Es 1-4)

1. La schiavitù di Israele (Es 1)

2. Il pericolo che corre Mosè (Es 2)

3. La chiamata di Dio (Es 3,4)

B. La liberazione – Lasciate andare il mio popolo (Es 5-14)

1. Due scontri (Es 5-7,13)

2. Prima piaga – Il sangue (Es 7,14-25)

3. Seconda piaga – Le rane (Es 8,1-15)

4. Terza piaga – I pidocchi (Es 8,16-19)

5. Quarta piaga – Le mosche (Es 8,20-32)

6. Quinta piaga – Morte del bestiame (Es 9,1-7)

7. Sesta piaga – Le ulcere (Es 9,8-12)

8. Settima piaga – Grandine e fuoco (Es 9,13-35)

9. Ottava piaga – Le locuste (Es 10,1-20)

10. Nona piaga – Tre giorni di tenebre (Es 10,21-29)

11. Decima piaga – I primogeniti e la Pasqua (Es 11,1-12,30)

12. Attraversamento del Mar Rosso (Es 12,31-14,31)

II. La vita nel deserto (Es 15-40)

A. Verso il Sinai: un viaggio all’insegna della fiducia in Dio (Es 15,1-18,27)

1. Il canto di Miriam – il ricordo della liberazione operata da Dio (Es 15,1-21)

2. Mara ed Elim – Dio provvederà in questa terra arida? (Es 15,22-27)

3. La manna e le quaglie – Dio provvederà in quel luogo arido? (Es 16)

4. Massa – fallire una prova di fede (Es 17,1-7)

5. Gli Amaleciti – Dio vi proteggerà? (Es 17,8-15)

6. «Posso farcela da solo» – altri atteggiamenti da cambiare (Es 18)

B. L’incontro con Dio sul Sinai (Es 19-24)

1. Sperimentare Dio (Es 19)

2. I 10 Comandamenti, gli altari, il divieto di idolatria (Es 20)

3. Le leggi civili (Es 21-23,10)

4. I sabati e le feste (Es 23,11-19)

5. La promessa di Dio per l’obbedienza (Es 23,20-33)

6. La cena con Dio (Es 24)

C. Il culto nel Tabernacolo – Prepararsi all’arrivo di Dio in mezzo a voi

1. Approfondire la nostra comprensione

a. I materiali: l’offerta a Dio (Es 25,1-9)

b. L’arca – il luogo dell’incontro con Dio (Es 25,10-22)

c. La presenza di Dio a tavola (Es 25,23-30)

d. Il candelabro – la luce di Dio nelle nostre vite (Es 25,31-40)

e. Il Tabernacolo – intimità personale con Dio (Es 26)

f. L’altare degli olocausti – rinunciare a qualcosa per Dio (Es 27,1-8)

g. Il cortile del Tabernacolo – riunirsi insieme per Dio (Es 27,9-19)

h. Non lasciate mai che la vostra adorazione sia priva di olio (Es 27,20-21)

2. Consacrarsi

a. Le vesti dei sacerdoti di Dio (Es 28)

b. La consacrazione dei sacerdoti di Dio (Es 29)

3. Il compito dei sacerdoti

a. L’altare dell’incenso: le vostre preghiere sono fragranti? (Es 30,1-10)

b. Non dimenticate mai che siamo stati riscattati a caro prezzo (Es 30,11-16)

c. I lavabi – la nostra necessità di purificarci quotidianamente (Es 30,17-21)

d. L’olio dell’unzione (Es 30,22-33)

e. L’incenso (Es 30,34-38)

f. Gli artigiani (Es 31,1-11)

g. Il segno dell’osservanza del sabato (Es 31,12-18)

D. Ribellione, pentimento e restaurazione (Es 32-33)

1. Il vitello d’oro – come hanno potuto? E noi potremmo farlo? (Es 32)

2. La restaurazione – ne siamo capaci? (Es 33)

3. Obbedienza e nuovo incontro (Es 34)

E. La ripresa del culto nel Tabernacolo dopo il pentimento (Es 35,1-39,43)

F. Dio in mezzo a voi – Come è allestito il vostro Tabernacolo? (Es 40)

1. La preparazione per l’arrivo di Dio (Es 40,1-33)

2. Dio che entra nella gloria (Es 40,34-38)


D: Nell’Esodo, chi fu il primo a rispondere alle domande sull’Esodo?

R: Per quanto ne so, la prima persona a scrivere delle risposte alle domande sull’Esodo fu Filone, un ebreo ellenistico di Alessandria, vissuto all’incirca dal 20 a.C. al 50 d.C. Purtroppo, oggi sono giunti fino a noi solo alcuni frammenti della sua opera sull’Esodo.


D: In Esodo 1, come è possibile che ci fossero così tante persone in 430 anni?

R: Per la risposta, si veda la discussione su Numeri 1.


D: In Esodo 1, perché un Dio amorevole avrebbe permesso che gli ebrei fossero schiavi per 400 anni?

R: La vita di una persona, o anche 400 anni, non è che un breve istante rispetto alla vita eterna in Paradiso. Dio permette al Suo popolo di soffrire sulla terra, anche ingiustamente, perché si tratta solo di una fase temporanea, e Dio ci ricompenserà in Paradiso.

Tuttavia, non solo Dio lo ha permesso, ma ciò potrebbe essere stato, di fatto, una grande benedizione per gli Israeliti. In quel periodo si svolsero numerose battaglie in Canaan: eccone alcune:

1500 a.C.

L’Egitto distrugge Debir, Hazor, Gerico e altre città in Palestina

1485 a.C.

Thutmose III d’Egitto conquista Arvad in Fenicia

1483-1437 a.C.

Thutmose III d’Egitto: 17 campagne – il Napoleone d’Egitto

1483/1468 a.C.

A Megiddo, Thutmose III sconfigge i Cananei

circa 1454 a.C.

Qadesh si ribella all’Egitto

Essendo schiavi in Egitto e pastori che gli egiziani detestavano, gli israeliti non sarebbero stati assimilati dagli egiziani. Il libro «735 Baffling Bible Questions Answered» (Risposte a 735 domande sconcertanti sulla Bibbia), a pag. 49, lo spiega bene: «Spesso le cose che sembrano più dolorose nella nostra vita sono benedizioni di Dio sotto mentite spoglie, riconosciute come tali solo quando il passare del tempo svela lo scopo che Dio aveva in mente».


D: In Esodo 1:7-8, quanti anni aveva Miriam?

R: Non lo sappiamo, ma a quanto pare era abbastanza grande da badare al bambino, pur essendo troppo giovane per dover lavorare. Forse aveva dagli 8 ai 12 anni in più di Mosè.


D: In Esodo 1:8, dal punto di vista archeologico, quale ruolo rivestivano i sovrani degli Hyksos?

R: Gli Hyksos erano un popolo mediorientale che conquistò l’Egitto grazie ai propri carri da guerra superiori, dal 1760 al 1640 a.C. Governarono l’Egitto per un certo periodo e furono gradualmente cacciati dal 1573/55 al 1540 a.C. Quando Giacobbe e la sua famiglia emigrarono in Egitto, gli egiziani al potere erano precedenti agli Hyksos, come si evince da Genesi 46:34 e 43:32.

Genesi 46:34 afferma che gli egiziani non volevano stare con i pastori, e gli Hyksos erano chiamati «re pastori».

Genesi 43:32 afferma che questi egiziani non avrebbero mangiato con gli ebrei [asiatici].

Pertanto, se gli Hyksos non potevano essere i governanti egiziani quando la famiglia di Giacobbe giunse in Egitto, il «nuovo Faraone» avrebbe guardato con sospetto coloro che ricoprivano cariche di rilievo sotto il Faraone precedente. Inoltre, quando gli Hyksos furono espulsi, gli egiziani autoctoni avrebbero potuto continuare a nutrire sospetti nei confronti degli asiatici non egiziani, come gli ebrei.


D: In Esodo 1:8-10, in breve, è vero che non vi sono prove archeologiche a sostegno della presenza degli Israeliti in Egitto, come ha affermato un ateo (Capella)?

R: No, le prove sono abbondanti. Non solo vi sono riferimenti agli «Habiru», ma il Papiro Brooklyn 35.1446 riporta numerosi esempi di asiatici a cui sono stati attribuiti nomi egiziani. Alcuni di questi asiatici provengono dalle tribù di Issacar e di Aser. Si veda anche la domanda successiva per una risposta più approfondita, nonché la discussione su Esodo 11,5-12,30 per ulteriori informazioni.


D: In Esodo 1,8-10, qualche autore pagano precristiano menzionò Mosè?

R: Da un lato, Origene (225-254 d.C.) afferma che nessuno lo abbia fatto nel suo Commento al Cantico dei Cantici, prima omelia, p. 273, e la nota 37 del traduttore fa eco a questa affermazione. (Ancient Christian Writers, vol. 26.) Tuttavia, Giulio Africano (235-245 d.C.) sostiene il contrario. Egli scrive: «Polemo, ad esempio, nel primo libro della sua Storia greca, afferma: “Al tempo di Apio, figlio di Foroneo, una parte dell’esercito degli Egiziani lasciò l’Egitto e si stabilì nella Palestina detta siriana, non lontano dall’Arabia: si tratta evidentemente di coloro che erano con Mosè”». E Apione, figlio di Poseidonio, il più diligente dei grammatici, nel suo libro Contro gli Ebrei e nel quarto libro della sua Storia, afferma che al tempo di Inaco, re di Argo, quando Amosis regnava sull’Egitto, gli Ebrei si ribellarono sotto la guida di Mosè. Anche Erodoto menziona questa rivolta e Amosis nel suo secondo libro e, in un certo senso, anche gli ebrei stessi, annoverandoli tra i circoncisi e definendoli «gli Assiri della Palestina», forse in riferimento ad Abramo. E Tolomeo il Mendesiano, che narra la storia degli Egizi fin dai tempi più antichi, fornisce lo stesso resoconto di tutte queste cose; cosicché tra loro, in generale, non vi è alcuna differenza degna di nota nella cronologia». I Padri ante-niceni, volume 6, Giulio Africano, frammento 13, p. 124.


D: In Es 1,8-10, a parte la Bibbia, esiste qualche prova che gli Israeliti fossero ridotti in schiavitù in Egitto o che ne uscissero?

R: Alcuni «studiosi» critici credono ancora alla teoria ormai superata secondo cui non vi sarebbero prove né della presenza degli Israeliti in Egitto né della loro uscita da quel paese. Forse dovrebbero leggere «la scritta sul muro». Un dipinto sulla parete della tomba di Khnumhotep (1892 a.C.) a Beni Hasan, in Egitto, raffigura 37 «asiatici», ovvero persone non egiziane provenienti dal Medio Oriente. Avevano capelli neri, barbe appuntite, lunghi mantelli multicolori, archi e bastoni da lancio.

Gli studiosi cristiani che hanno scritto nel *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, nel *The Expositor’s Bible Commentary* e in altri libri hanno raccolto una grande quantità di prove a sostegno della presenza degli Israeliti in Egitto. Non solo gli studiosi cristiani sostengono che gli Israeliti si trovassero in Egitto dal 1875 al 1445 a.C. circa, ma anche un archeologo laico, David M. Rohl, nel suo libro *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest* (Crown Publishers 1995), documenta prove coerenti con l’uscita degli Israeliti dall’Egitto. Ecco una lista delle «dieci principali» prove a sostegno dell’uscita degli Israeliti dall’Egitto.

10. Gli scheletri di pecore asiatiche dai capelli lunghi hanno dimostrato che queste apparvero per la prima volta nella regione del Delta egiziano all’incirca all’epoca di Giuseppe (1900-1800 a.C.). Il nome egiziano di Giuseppe, «Zaphenath-Paneah», era probabilmente «Zat-en-aph» (colui che è chiamato) e «Ipiankhu» (Ipu è vivo). Il nome Ipiankhu e le sue varianti erano comuni all’epoca di Giuseppe, ma non lo erano né in periodi precedenti né in quelli successivi. Molti altri nomi ebraici si trovano in un papiro egizio conservato al Brooklyn Museum (35.1446). Sotto il faraone Sobekhotep III (circa 1540 a.C.), un gran numero di schiavi fu trasferito nella zona di Tebe. Dei 95 nomi, oltre il 50% apparteneva a persone di origine asiatica, e accanto a ciascuno di essi era riportato il nome egizio. Molti dei nomi egizi hanno come prima parte l’espressione «colui/colei che è chiamato/a». Alcune di queste persone sono state registrate come provenienti specificatamente dalle tribù di Issacar e di Aser.

Inoltre, alcuni nomi ebraici sono Menahem e Shiphrah. Ciò avvenne tuttavia 100 anni prima della Shiphrah menzionata in Esodo 1. Walter Kaiser, in *A History of Israel*, pag. 84, e in *The Expositor’s Bible Commentary*, volume 2, pag. 307, menziona che, per quanto riguarda due nomi semitici, Shiphrah deriva probabilmente da *Sp-ra* (la bella), mentre il nome Puah deriva probabilmente dalla parola ugaritica «Pgt», che significa «ragazza» o «splendida».

Inoltre, il Papiro di Leida 348 ordina di «distribuire razioni di grano ai soldati e agli “Apiru” che trasportano pietre al grande pilone di Ramses». Gli “Apiru” erano probabilmente gli Ebrei.

9. La presenza di un vicecomandante non egiziano era una scelta sensata. Se Giuseppe avesse tentato di ribellarsi, gli egiziani non lo avrebbero seguito. È documentato che alcuni cananei, come Meri-Ra e Ben-Mat-Ana, ricoprivano cariche di alto livello alla corte egizia. Un semita di nome Yanhamu era vice di Amenhotep III con sede a Gaza.

8. I mattoni venivano utilizzati per costruire alcune città egizie, come Pithom. A Pithom sono stati rinvenuti mattoni realizzati con paglia nel livello più basso. Nel livello intermedio i mattoni contenevano solo stoppie. Nel livello superiore, gli archeologi hanno scoperto che i mattoni erano stati realizzati senza alcun legante. La tomba di un nobile egiziano di nome Rekhmere / Rek-mi-Re a Tebe, risalente al XV secolo a.C., presenta un dipinto raffigurante degli schiavi intenti a fabbricare mattoni.

7. Sono state rinvenute prove di una grave catastrofe, con un gran numero di corpi sepolti in fretta. Tuttavia, l’elevato numero di decessi non dimostra né smentisce che ciò sia stato causato da un evento improvviso verificatosi nel corso di una sola notte.

Inoltre, Tacito, nel libro V delle “Storie”, elenca diverse ipotesi secondo cui gli ebrei sarebbero originari di Creta, dell’Egitto, dell’Etiopia o sarebbero di origine assira, per poi raccontare una storia interessante. «La maggior parte degli scrittori, tuttavia, concorda nell’affermare che, quando in Egitto si scatenò una malattia che deturpava orribilmente il corpo, il re Bocchoris, alla ricerca di un rimedio, consultò l’oracolo di Hammon e gli fu ordinato di purificare il proprio regno e di trasferire in qualche terra straniera questa stirpe detestata dagli dei. Il popolo, che era stato radunato dopo una ricerca meticolosa, trovandosi abbandonato in un deserto, rimase per lo più prostrato in uno stato di torpore causato dal dolore, finché uno degli esiliati, di nome Mosè, li ammonì di non cercare alcun soccorso né da Dio né dagli uomini, poiché erano stati abbandonati da entrambi, ma di confidare in se stessi, considerando come loro capo mandato dal cielo quell’uomo che per primo li avesse aiutati a liberarsi dalla miseria presente… Mosè, desiderando assicurarsi per il futuro la propria autorità sulla nazione, diede loro una nuova forma di culto, opposta a tutto ciò che viene praticato dagli altri popoli. … Uccidono l’ariete, apparentemente per schernire Amon, e sacrificano il bue, poiché gli egiziani lo venerano come Apis.” (citato da *Gli Annali* e *Le Storie* di P. Cornelio Tacito, Encyclopedia Britannica, Inc. 1952.)

6. Un testo egizio datato intorno al 1350 a.C. descriveva uno strano evento precedente: «Il sole è coperto e non risplende agli occhi degli uomini. La vita non è più possibile quando il sole è nascosto dietro le nuvole. Ra [il dio] ha distolto il volto dall’umanità. Se solo potesse risplendere anche solo per un’ora! Nessuno sa quando è mezzogiorno. La propria ombra non è distinguibile. Il sole nei cieli assomiglia alla luna…». Ciò potrebbe riferirsi all’oscurità che avvolgeva la terra. Probabilmente non si riferisce all’eruzione del vulcano sull’isola di Thera, poiché quella avvenne circa 200 anni prima. (Questo è tratto dal Papiro di Ipuwer).

5. Il faraone Thutmose IV apparentemente non era il figlio primogenito. Nella Stele del Sogno di Thutmose IV (1421-1410 a.C.), rinvenuta tra le zampe anteriori della Sfinge di Giza, il dio Harmakhis promise a Thutmose un aiuto speciale affinché diventasse il prossimo faraone, in cambio della rimozione della sabbia che si era accumulata contro la Sfinge. Probabilmente non avrebbe avuto bisogno di un aiuto speciale se fosse stato il primo nella linea di successione di suo padre Amenhotep II (1450/1447-1401/1385). Walter Kaiser, in *A History of Israel*, a pag. 90, afferma che il fratello maggiore di Thutmose IV si chiamava Webensenu. A Webensenu fu riservata una sepoltura nella tomba reale, ed è probabile che fosse lui a morire durante la decima piaga. Il secondo figlio di Amenhotep II era Khaemwaset, che si sposò prima di morire. Come afferma Kaiser: «Pertanto, sebbene la Stele della Sfinge non possa essere considerata una prova diretta della morte del primogenito, gli egittologi hanno portato alla luce prove sufficienti a sostegno della datazione precoce dell’Esodo e del fatto che, in effetti, Thutmose IV non si aspettasse di succedere al trono di suo padre».

4. Scritte miste in egizio ed ebraico nelle grotte vicino al Monte Sinai descrivono la separazione delle acque, Mosè e la cattura delle quaglie. Ma la cosa più interessante è che la lingua era una miscela di egizio ed ebraico. Anche lo storico Diodoro Siculo (10 a.C.) ne era a conoscenza. Inoltre, all’ingresso delle miniere di rame nel Sinai si trovano centinaia di iscrizioni. La maggior parte di esse è redatta in caratteri geroglifici egizi, ma circa 40 iscrizioni sono scritte in una sorta di scrittura alfabetica proto-sinaitica risalente al XV secolo a.C. Tuttavia, questa prova è «discutibile», poiché non è possibile datare con certezza quando tali scritti siano stati redatti.

3. L’esercito egiziano, che prima di quel periodo aveva controllato Canaan, era stranamente assente. Non si sente più parlare dell’esercito egiziano fino all’epoca del faraone Seti I, che distrusse Hazor nel 1300 a.C.

2. A Gerico, Bryant G. Wood rinvenne mura robuste, grandi quantità di grano (il che indica un assedio di breve durata) e nessun segno di saccheggio (poiché il grano era ancora presente). Fu John Garstang a scoprire per primo abbondanti tracce di grano carbonizzato. L’opera *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 182-183, menziona alcune prove relative a un terremoto di magnitudo 8 sulla scala Richter, che avrebbe potuto provocare crepe nelle mura. Le mura interne in mattoni di fango crollarono sulle mura esterne in pietra, formando una comoda rampa. Quando ebbe luogo questa conquista? Le ceramiche provenienti da Cipro indicano una data compresa tra il 1450 e il 1400 a.C. Gli amuleti egizi recano incisa l’iscrizione del nome del faraone in carica, fino all’epoca di Giosuè. All’inizio del XX secolo John Garstang aveva erroneamente datato le mura di Gerico all’epoca di Giosuè, ma Kathleen Kenyon ha dimostrato che Garstang aveva torto, secondo quanto riportato nel Wycliffe Bible Dictionary a pag. 575. La datazione al carbonio-14 colloca la distruzione nel 1410 a.C. ± 40 anni.

1. Per quanto riguarda la distruzione delle città di Canaan, Giosuè menziona solo le seguenti città come distrutte: Debir, Eglon, Hazor, Hebron, Gerico, Lachish, Libnah, Makkedah e Ai. Gli archeologi hanno accertato che in quel periodo furono distrutte le seguenti città: Arad, Debir, Hazor, il sito di el-Khalil (Hebron?), Gerico e Lachish. Il sito di Beitin (Betel?), la città di Gabaon e il sito di Khirbet Nisya furono abbandonati. Forse la piccola città di Ai fu distrutta in modo così totale che il sito non verrà mai rinvenuto. Chi distrusse queste città? Le tavolette di Tell el-Amarna ce lo dicono chiaramente. Le lettere di Tell el-Amarna furono scritte da Canaan al faraone egiziano intorno al 1500-1370 a.C. Esse menzionano i temuti «Habiru che si scatenavano». È interessante notare che menzionano anche un re Lab’ayu di Sichem [una città gibeonita], che era un traditore poiché era in alleanza con gli invasori Habiru. Successivamente, anche la stele del faraone Merenpta/Merneptah (1229/1225 a.C.) menziona un popolo chiamato Israele nel nord di Canaan.

Inoltre, il volume 7 della rivista *Biblical Archaeology Review* (settembre-ottobre 1981) afferma che esistono prove di reperti siro-palestinesi nei pressi di Qantir, in Egitto, risalenti al periodo compreso tra il 1700 e il 1500 a.C.

Oltre a ciò, Giulio Africano (che scrisse tra il 235 e il 245 d.C.) menziona alcuni storici greci antichi che scrissero dell’Esodo. «Polemo, ad esempio, nel primo libro della sua Storia greca, afferma: “Al tempo di Apio, figlio di Foroneo, una parte dell’esercito degli Egiziani lasciò l’Egitto e si stabilì nella Palestina detta siriana, non lontano dall’Arabia: si tratta evidentemente di coloro che erano con Mosè”. E Apione, figlio di Poseidonio, il più diligente dei grammatici, nel suo libro Contro gli Ebrei e nel quarto libro della sua Storia, afferma che al tempo di Inaco, re di Argo, quando Amosis regnava sull’Egitto, gli Ebrei si ribellarono sotto la guida di Mosè. Anche Erodoto menziona questa rivolta e Amosis nel suo secondo libro e, in un certo senso, anche gli ebrei stessi, annoverandoli tra i circoncisi e definendoli «gli Assiri della Palestina», forse in riferimento ad Abramo. E Tolomeo di Mendes, che narra la storia degli egiziani fin dai tempi più antichi, fornisce lo stesso resoconto di tutte queste cose; cosicché tra loro, in generale, non vi è alcuna differenza degna di nota nella cronologia». *I Padri ante-niceni*, volume 6, Giulio Africano, frammento 13, p. 124.

Non è la prima volta che gli «studiosi» critici ignorassero i dati archeologici. Ad esempio, gli archeologi scoprirono gli Ittiti nel 1892. Tuttavia, alcuni studiosi ne mettevano ancora in dubbio l’esistenza dieci anni dopo (1902, E.A.W. Budge).

Conclusione: È difficile nuotare controcorrente, quando questa teoria scettica affoga in un mare di fatti. Pertanto, l’archeologia odierna indica che la testimonianza biblica dimostra l’affidabilità della Bibbia. Poiché la Bibbia è accurata nel riportare così tanti piccoli dettagli, forse dovremmo considerarla accurata anche in ciò che essa stessa afferma di essere: la comunicazione di Dio a noi.

Altre fonti di informazioni archeologiche interessanti sugli Israeliti in Egitto sono: *Can Archaeology Prove the Old Testament?* di Ralph O. Muncaster, *Encyclopedia Britannica*, *Encyclopedia of Bible Difficulties* di Gleason Archer (Zondervan), *Evidence for Faith* di John Warwick Montgomery, *The New International Dictionary of the Bible* di J.D. Douglas e Merrill C. Tenney, *735 Baffling Bible Questions Answered*, pag. 53, *The New Evidence That Demands a Verdict* di Josh McDowell e *The Biblical Archaeology Review*.

Si veda inoltre un interessante video sulla datazione dell’Esodo: https://www.youtube.com/watch?v=2JusQxiTXnE.


D: In Esodo 1:8-10, è vero che «è ormai accertato che gli egiziani costruirono tutte le loro città e i loro monumenti», come ha affermato un ateo (Capella)?

R: Assolutamente no. Si veda la risposta alla domanda precedente.


D: In Esodo 1:8-10, perché Dio permise che il Suo popolo fosse oppresso?

R: Dio a volte permette che il Suo popolo venga oppresso per una serie di ragioni: la disciplina (Giudici), la selezione di coloro che non volevano seguirLo, come nel caso dell’esilio, ecc. Ma in questo caso, sebbene la Bibbia non lo dica esplicitamente, possiamo avanzare alcune ipotesi.

Immaginate che il popolo fosse composto da muratori ben retribuiti e trattati con riguardo, quando Mosè entrò in scena affermando che Dio li avrebbe liberati. Perché avrebbero dovuto voler seguire Mosè, se il Faraone si era dimostrato così benevolo nei loro confronti? Anche se la libertà nella terra promessa sarebbe stata migliore, molti di loro non avrebbero voluto abbandonare le proprie comodità. Immaginate alcuni di loro, mentre facevano i bagagli per partire, chiedersi come avrebbero potuto sopravvivere a una vita dura nel deserto, quando avevano conosciuto solo una vita agiata. Immaginateli costretti a confidare in Dio anche solo per l’acqua e il cibo, quando nel deserto non ce n’era, mentre prima vivevano così agiatamente da non dover confidare in Dio per nulla. Pertanto, possiamo individuare almeno alcune ragioni per cui Dio permise loro di affrontare queste difficoltà.

Ciononostante, alcune persone continuavano a lamentarsi nel deserto, altre volevano tornare in Egitto e altre ancora mettevano in discussione l’autorità di Mosè.

Forse non ci piace sentirlo dire, ma a volte Dio deve metterci a disagio prima che ci alziamo, ci muoviamo e facciamo ciò che Egli vuole che facciamo.


D: In Es 1,11, cosa sappiamo, al di fuori della Bibbia, dei sorveglianti egiziani?

R: Il termine egiziano «ser» compare su un affresco nella tomba tebana di Rekhmire, che era il sorvegliante della produzione di mattoni per Thutmose III. L’affresco raffigura dei sorveglianti degli schiavi con pesanti fruste. L’ieroglifo egizio è interessante: raffigura la testa e il collo di una giraffa.

Un dipinto murale ad Abd-el-Gurnah raffigura la costruzione del tempio di Amon a Karnak con schiavi dall’aspetto semitico. Un sorvegliante li sovrasta con questa iscrizione: «Il sorvegliante dice ai suoi lavoratori: “La verga è nella mia mano; non siate pigri”». Curiosamente, in Esodo 5:17 gli Israeliti vengono specificatamente accusati di «essere pigri».


D: In Es 1,11, dove si trovavano le due città di Pitom e Ramses?

R: Pithom (casa del [dio] Atum) si trova sul wadi Tumilat, appena a est del delta del Nilo. Si tratta o delle rovine di Tell er-Rababeh oppure di Tell el-Maskhuta, 8-9 miglia più a est. A Tell el-Maskhuta sono stati rinvenuti mattoni realizzati senza paglia. La Settanta aggiunge che si tratta della stessa città di «On» o Eliopoli.

In passato si riteneva che la città di Ramses fosse situata a Tanis/Zoan. Tuttavia, secondo Hans Goedicke nella rivista *Biblical Archaeology Review*, vol. 7 (settembre-ottobre 1981), oggi si ritiene che si trovi nei pressi di Qantir. Vi sono testimonianze di resti siro-palestinesi risalenti al periodo compreso tra il 1700 e il 1500 a.C.


D: In Esodo 1:11, da dove ha origine il termine «Faraone»?

R: Il significato delle parole talvolta cambia nel corso del tempo. Tra il 2.500 e il 2.000 a.C. «Faraone» originariamente significava «grande casa» (palazzo), ma gradualmente assunse il significato di re d’Egitto che vi risiedeva.


D: In Esodo 1:15, come potevano due levatrici ebree occuparsi di così tante nascite tra gli ebrei?

R: Ovviamente non assistevano personalmente a ogni parto, ma supervisionavano il lavoro di altre persone. La società egizia era regolata da sovrintendenti incaricati dei diversi mestieri.


D: In Esodo 1:15-19, esiste qualche prova, oltre alla Bibbia, dell’esistenza dei nomi Shiphrah e Puah?

R: Non sono a conoscenza di alcuna prova relativa al nome Puah. Tuttavia, un papiro egizio conservato al Brooklyn Museum (35.1446), risalente approssimativamente al 1540 a.C., menziona una Shiphrah. Questa Shiphrah visse oltre un secolo prima della Shiphrah menzionata nell’Esodo.


D: In Esodo 1:16-19, come ha potuto Dio benedire le levatrici ebree Shiphrah e Puah per aver mentito al Faraone?

R: I cristiani hanno opinioni diverse al riguardo.

1. Molti sostengono che Dio abbia benedetto la loro fede nel difendere ciò che è giusto e abbia perdonato la menzogna commessa per farlo. Inoltre, i Dieci Comandamenti non erano ancora stati dati.

2. Altri sostengono che i credenti non debbano dire la verità in situazioni di vita o di morte a persone malvagie che non la meritano.

3. Shiphrah e Puah non potevano far nascere personalmente tutti quei bambini: è più probabile che supervisionassero un «esercito» di levatrici che svolgeva il lavoro. Le levatrici sotto la loro guida potrebbero aver mentito o essere arrivate deliberatamente in ritardo.


D: In Esodo 1:16, non era forse irragionevole che il Faraone volesse uccidere gli Israeliti, dato che erano ottimi schiavi?

R: Probabilmente c’erano circa 4,1 milioni di egiziani (+/- un milione). Dato che il tasso di natalità degli israeliti era superiore a quello degli egiziani, la loro popolazione potrebbe essere stata di circa 2 milioni, motivo per cui il Faraone si allarmò.

Per inciso, mentre il Faraone ordinava di uccidere tutti i neonati maschi ebrei, Dio, per ironia della sorte, ne fece crescere uno proprio nella sua casa.


D: In Esodo 1:16, perché il Faraone volle uccidere i bambini ebrei maschi anziché le bambine nel periodo in cui nacque Mosè? Verrebbe da pensare che sarebbe stato il contrario, poiché gli uomini e i ragazzi nati in precedenza avrebbero potuto mettere incinte diverse donne nello stesso periodo, causando un aumento maggiore della popolazione. Oppure, perché non uccise entrambi i sessi?

R: La Scrittura non spiega perché il Faraone abbia fatto questa scelta. Tuttavia, possiamo individuare una serie di possibili ragioni.
1) Gli egiziani potevano temere che i maschi, una volta cresciuti, potessero diventare soldati e ribellarsi. Gli egiziani non temevano altrettanto le donne.

2) Le ragazze sarebbero comunque state lavoratrici piuttosto utili, dato che l’Egitto era un importante esportatore di tessuti e avrebbero potuto lavorare come tessitrici.

3) Le ragazze avrebbero potuto diventare mogli o concubine degli uomini egiziani e avere figli che sarebbero stati allevati secondo le usanze egiziane.


D: In Esodo 1:16, perché Mosè correva il rischio di essere ucciso dal Faraone, dal momento che suo fratello maggiore Aronne apparentemente non correva alcun pericolo del genere?

R: Secondo Walter Kaiser in *A History of Israel*, pag. 89, se Mosè fosse nato nel 1526 (80 anni prima dell’Esodo), sarebbe nato nel primo anno del regno di Thutmose I (1526-1512 a.C.), che apparentemente era il faraone che emanò quel decreto.

Come nota a margine, il faraone che voleva uccidere Mosè dopo l’uccisione dell’egiziano era probabilmente Thutmose III (1504-1450 a.C.). Nessun altro faraone visse abbastanza a lungo, e o il racconto contenuto nell’Esodo è accurato, oppure si dovrebbe dire che fu una «grande coincidenza» che l’unico faraone che visse abbastanza a lungo regnasse proprio nel momento giusto per corrispondere ai fatti.


D: In Es 1,17, i credenti devono temere Dio?

R: Sì. Si veda la seconda parte della risposta relativa a Esodo 9:30.


D: In Esodo 2:1, quanto è simile la storia di Mosè nel cesto a quella di Sargon?

R: Secondo la leggenda, Sargon di Akkad (circa 2355-2279 a.C.) fu posto in una cesta di giunchi ricoperta di pece e lasciata alla deriva sul fiume. Akki, il giardiniere, lo salvò e lo allevò come un figlio. Tuttavia, la madre di Mosè agì in tal modo a causa di una legge del re, e non lo abbandonò, ma mandò Miriam a prendersi cura di lui.


D: In Esodo 2:2,3, cosa c’è di insolito nelle parole ebraiche riportate in questi versetti?

R: In Esodo 2,2 l’aggettivo che descrive un «bambino bello e sano» è la stessa parola ebraica che significa «buono» e che si trova in Genesi 1. In Esodo 2,3 la parola ebraica per «cestino» è la stessa utilizzata per l’arca di Noè. La parola ebraica per «canne» (senza vocali) è la stessa del Mar Rosso/Mar delle Canne che Mosè e gli Israeliti attraversarono.


D: In Esodo 2:3, se Dio amava Mosè, perché ha permesso che Mosè si trovasse in un pericolo così grave a causa dell’annegamento, dell’esposizione alle intemperie e dei coccodrilli?

R: Dio vede tutto, ed è certo che Egli non vede alcune cose come le vediamo noi. Dio Onnipotente era abbastanza potente da garantire la sicurezza di Mosè. Anche se ci trovassimo nel mezzo del più terribile diluvio, il luogo più sicuro in cui stare è al centro della volontà di Dio.

Sono certo che quell’esperienza abbia rafforzato in Mosè la consapevolezza di essere stato salvato per una missione speciale. Gli altri potevano rendersi conto che, così come Dio era in grado di preservare Mosè, avrebbe potuto preservare anche loro.


D: In Esodo 2:5, perché la figlia del Faraone avrebbe voluto fare il bagno nel Nilo, e che dire dei coccodrilli?

R: Oggi i coccodrilli non si trovano a nord di Assuan, ma nell’antichità erano presenti fino a Menfi. La principessa avrebbe voluto fare il bagno nella regione del Delta a nord (dove vivevano gli Ebrei), per essere al riparo dai coccodrilli. È probabile che la figlia del Faraone facesse il bagno in un piccolo affluente, non necessariamente nel corso principale del Nilo. Inoltre, questo bagno era probabilmente finalizzato alla purificazione rituale piuttosto che al semplice lavaggio.


D: In Esodo 2,7-10, sappiamo qualcosa al di fuori della Bibbia riguardo alla figlia del Faraone?

R: È possibile, poiché potrebbe trattarsi della regina Hatshepsut. Mosè aveva 80 anni quando ebbe inizio l’Esodo, avvenuto intorno al 1447 a.C., con un margine di errore di 4-5 anni. Ciò farebbe del faraone Thutmose III (1504-1450 a.C.) colui che opprimeva gli Israeliti. Il vagabondaggio dell’Esodo avvenne principalmente sotto il regno di suo figlio, Amenhotep II (circa 1445-1425 a.C.). A proposito, nella Stele del Sogno di Thutmose IV la Sfinge gli appare in sogno, dicendogli che sarebbe stato il prossimo faraone, nonostante non fosse il primogenito. Ad ogni modo, 80 anni prima del 1447 a.C. si arriva al 1527 a.C. La regina Hatshepsut, figlia del faraone Thutmose I, governò come reggente mentre Thutmose III era ancora bambino (1504-1482 a.C.). Pertanto, non è certo che la figlia del faraone qui menzionata fosse la regina Hatshepsut, poiché il faraone aveva indubbiamente anche altre figlie, ma potrebbe esserlo. Se però si trattasse di lei, per un breve periodo fu la seconda persona più potente d’Egitto.


D: In Esodo 2:10, il nome Mosè è egiziano o ebraico?

R: Il nome Mosè è insolito perché è entrambe le cose. In ebraico il nome Mosheh deriva da masah, che significa «estrarre». In egiziano il verbo ms/mes significa «estratto, nato» oppure «(tal dio) è nato». Dal punto di vista grammaticale si tratta della forma perfetta antica egizia. «ms» è una desinenza comune in nomi come Ptahmose, Thutmose, Ahmose e Ramose. Il Dizionario biblico di Unger afferma che il nome egizio «ms’» può significare «un bambino o un figlio».


D: In Esodo 2:14,15, in che modo Mosè lasciò l’Egitto temendo l’ira del re, dal momento che in Ebrei 11:27 Mosè lasciò l’Egitto senza temere l’ira del re?

R: In Esodo 2:14,15, all’età di 40 anni, Mosè lasciò l’Egitto per la prima volta temendo l’ira del re. In Esodo 13-14, all’età di 80 anni, Mosè lasciò l’Egitto per la seconda volta senza temere l’ira del re, e Ebrei 11:27 descrive proprio questa seconda occasione. Mosè tornò una seconda volta per affrontare la propria paura, ma questa volta sapeva di avere una missione da compiere e che Dio lo avrebbe protetto.

Per quanto ci riguarda, se fuggiamo per paura da una prova della nostra fede, a volte Dio ci fa tornare indietro in un secondo momento per affrontare lo stesso tipo di prova.


D: In Esodo 2:18, come mai il suocero di Mosè si chiamava Reuel, visto che in Esodo 3:1 e 4:18 era Jethro?

R: Il mio stesso suocero aveva due nomi non correlati (in cinese e in inglese), quindi non ritengo che ciò sia insolito. Probabilmente ciò non era considerato insolito da Abramo/Abram, Sara/Sarai, Giacobbe/Israele, Ben-Oni/Beniamino, Zaphenath-Paneah/Giuseppe, Osea/Giosuè, Gedeone/Ierubbaal, Ammiel/Eliam, Betsabea/Bath-shua, Azaria/Uzzia, Abijam/Abia, Jehoahaz figlio di Giosia/Sallum, Eliakim/Jehoiakim, Jehoiachin/Jeconiah/Coniah, Zedekiah/Mattaniah, Hananiah/Shadrach, Mishael/Meshach, Azariah/Abednego, Daniel/Belteshazzar, Simone/Pietro, Giuseppe/Barnaba, Sila/Silvano e Saulo/Paolo.

Spesso le persone avevano nomi diversi a seconda della lingua, e a quanto pare era piuttosto comune anche acquisire in seguito un altro nome nella stessa lingua, come potrebbero confermare Gedeone/Ierubbaal e Osea/Giosuè. Si ipotizza che ciò sia più comune nelle culture prive di cognomi. A tal proposito, Walter Kaiser, in *A History of Israel*, a pag. 92, riferendosi al *Ugaritic Textbook* di Cyrus H. Gordon (1965), afferma che il nome Jethro (così come Hobab) è presente nella lingua ugaritica. Re’u’el significa «amico o pastore di Dio».

Anche in altre culture era comune l’uso di nomi multipli. In Egitto, Osiride, Wennofer e Khent-amentiu erano tutti nomi dello stesso idolo. Sebek-khu e Djaa erano la stessa persona. In Mesopotamia, Ahiqar è la stessa persona di Aba’enlil-dari, e Tiglat-Pileser è Pul. Le leggi di Lipit-Ishtar chiamano lo stesso dio Enlil e Nunamnir, mentre le Leggi di Hammurabi riportano Inana/Ishtar/Telitum e Nintu/Mama. L’Expositor’s Bible Commentary, volume 2, pag. 313, afferma che i nomi doppi per la stessa persona sono ben noti anche nelle fonti dell’Arabia meridionale. Oltre a fornire questi esempi, Kenneth Kitchen, in *Ancient Orient and Old Testament* (IVP 1966), pagg. 121-124, menziona che i nomi doppi erano comuni a Canaan, nell’antica Arabia meridionale, tra gli Hurriti e tra gli Ittiti.

Giuseppe Flavio avanzò una spiegazione alternativa. Egli ipotizzò che Reuel fosse il suo nome e che Jethro fosse il suo titolo.


D: In Esodo 2:21-22, perché dovremmo ammirare Mosè, che [presumibilmente] aveva un figlio illegittimo?

R: La Scrittura non ha mai affermato che Mosè avesse un figlio illegittimo. Quando Esodo 2:21 dice che Reuel diede a Mosè Zippora, sua figlia, la diede a Mosè come moglie. A riprova di ciò, Esodo 4:20 definisce Zippora sua moglie, e in Esodo 4:25 Zippora, sua moglie, si riferisce a Mosè come al suo «sposo di sangue».

Si tratta tuttavia di un interessante caso di studio psicologico, che mostra fino a che punto alcune persone siano disposte a interpretare a proprio piacimento i passi delle Scritture (come Esodo 2:21-22), ignorando al contempo i passi correlati (Esodo 4:20, 25) nel tentativo di trovare qualche accusa contro Dio e la Sua Bibbia.


D: In Esodo 2:23-25, perché Dio ha atteso che Mosè avesse 80 anni prima di liberare gli Israeliti?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo trovare nelle Scritture alcuni indizi su possibili ragioni.

A quanto pare, Mosè era fisicamente abbastanza forte da uccidere un egiziano (Esodo 2:12) e scacciare diversi pastori (Esodo 2:17). Forse agì d’impulso quando decise improvvisamente di prendere in mano la situazione e uccidere l’egiziano in Esodo 2:11-12. Forse Mosè doveva prima imparare alcune cose riguardo all’attendere la guida di Dio e al compiere la Sua volontà secondo i Suoi modi, anziché secondo i propri.

Mosè aveva ottant’anni quando Dio lo chiamò dal roveto ardente. Forse, dopo quarant’anni trascorsi nel remoto deserto, era diventato più abile nell’affidarsi alla potenza di Dio.

Esodo 2:23 riporta che il re d’Egitto (ovvero il Faraone) morì. Poiché era morto il Faraone che aveva cercato di uccidere Mosè in Esodo 2:15, Mosè poté presentarsi nuovamente alla corte.

Durante tutta la loro schiavitù, la Bibbia non dice mai che gli Ebrei abbiano invocato l’aiuto di Dio, fino a Esodo 2:23-24. Solo allora Dio riportò Mosè sulla scena. Questo può sembrare elementare, ma se avete un problema, siete consapevoli di averlo e avete bisogno dell’aiuto di Dio, perché dovreste esitare a invocarlo?


D: In Esodo 3:2, perché l’angelo del Signore apparve in un roveto ardente?

R: Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, il roveto ardente ci offre alcuni spunti di riflessione.

Il miracolo di Dio di un roveto in fiamme che non si consumava avrebbe attirato Mosè già da lontano. In tempi futuri, l’opera miracolosa di Dio nell’Esodo sarebbe stata come una luce che risplende attraverso i secoli, attirando anch’essa le persone a Dio. Quando condividiamo il messaggio di Dio con gli altri, assicuriamoci di far loro vedere la luce del carattere e delle opere di Dio, e non solo i nostri fuochi insignificanti e artificiali.

Il fuoco nel deserto può essere pericoloso, se si devono percorrere molte miglia per procurarsi l’acqua necessaria a spegnerlo. La sabbia non è altrettanto efficace. Ciononostante, quel roveto era al sicuro e non si consumò. Il popolo d’Israele si trovava in situazioni pericolose: prima con gli egiziani che volevano uccidere i neonati maschi, e in seguito nel deserto. Eppure, nell’obbedienza a Dio, riuscirono a rimanere al sicuro.

D’altra parte, non tutti erano al sicuro nel deserto. Quando alcuni disobbedirono, alcuni furono colpiti da piaghe, uccisi dal fuoco o inghiottiti dalla terra. Non cadete nella menzogna secondo cui «Dio è sicuro». Dio non è sicuro, ma Dio è buono. Rivolgiamoci a Dio con fede e obbedienza, affinché, per Sua grazia, possiamo vedere il lato benevolo e misericordioso di Dio, non quello severo e irato.


D: In Es 3,2, chi era esattamente l’angelo del Signore nel roveto ardente?

R: Il termine «angelo» può significare «messaggero». Esistono tre possibilità; esaminiamole tutte.

Un essere angelico buono creato da Dio: Esodo 3:2 parla dell’«angelo del Signore». Tuttavia, se si trattasse semplicemente di un angelo, perché Mosè avrebbe dovuto togliersi i sandali, dato che in Esodo 3:5 si trattava di terra santa?

Dio (sia nella Trinità che come Padre): L’Essere disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe». A proposito, un’apparizione di Dio nell’Antico Testamento è chiamata teofania.

Gesù Cristo: La Chiesa primitiva interpretò questo evento come un’apparizione di Gesù, il Verbo di Dio, prima della Sua incarnazione sulla terra. Gesù poteva dire: «Io sono il Dio…» e Gesù poteva anche essere il messaggero, ovvero il Verbo di Dio Padre. A proposito, un’apparizione specifica di Dio Figlio nell’Antico Testamento è chiamata cristofania.

Tra gli scrittori della Chiesa primitiva che affermarono che si trattasse di Gesù figurano: la Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 63, pag. 184 (circa 150 d.C.); Ireneo (182-188 d.C.), *Contro le eresie*, libro 4, cap. 29.2, pag. 502 (182-188 d.C.); Clemente di Alessandria, «Esortazione ai pagani», cap. 1, pag. 173 (193-217/220 d.C.), e Tertulliano, «Risposta agli ebrei», cap. 8, pag. 163 (198-220 d.C.).


D: In Es 3,8 e Gen 23, come è possibile che gli Ittiti fossero presenti in Palestina al tempo di Mosè e Giosuè?

R: Gli Ittiti erano un popolo che si estendeva su un vasto territorio e una loro colonia si era insediata sulle montagne della Palestina. Gli Ittiti, di origine indoeuropea, saccheggiarono Babilonia nel 1590 a.C. Altri ritengono che ciò si riferisca agli Hatti, un popolo non indoeuropeo che fu conquistato prima del 2000 a.C. I termini «Hatti» e «Hitti» si scrivono allo stesso modo in ebraico.


D: In Es 3,8.17 e Gs 5,6, perché Canaan viene definita la terra dove scorre latte e miele?

R: Per gli Israeliti, che praticavano la pastorizia, era una terra di colline e valli rigogliose, ideali per l’allevamento di bestiame ben nutrito e ricca di fiori per le api.


D: In Esodo 3,10 e Esodo 6,10-13, Mosè fu chiamato da Dio a Madian o in Egitto?

R: Mosè fu chiamato da Dio per la prima volta a Madian. Tuttavia, dopo il suo ritorno in Egitto, Mosè cominciò ad avere dei dubbi e Dio riconfermò la sua chiamata proprio in Egitto. Anche oggi, a volte, le persone hanno bisogno di una riconferma di ciò che sanno essere vero.


D: In Es 3,10-4,17, perché Mosè aveva bisogno di una chiamata, e perché ne abbiamo bisogno anche noi?

R: Prima che Mosè mettesse a rischio la propria vita, Dio gli confermò che avrebbe compiuto la Sua volontà. Quando gli altri israeliti mettevano in dubbio chi fosse Mosè e se fosse in grado di indicare loro la retta via, i segni operati da Mosè li convincevano che egli era stato realmente chiamato. Quando Mosè subì la furia del Faraone e assistette ai miracoli demoniaci dei maghi del Faraone, ebbe bisogno di sapere con certezza di trovarsi esattamente dove doveva essere.

A volte ai cristiani viene chiesto: «Perché pensate di avere l’esclusiva sulla verità?» oppure: «Chi vi ha chiamati a dire agli altri che andranno all’inferno se rifiutano Cristo, il Figlio di Dio?». Se non avessimo alcuna chiamata, né alcun messaggio da parte di Dio, potrebbero avere ragione. Ma tutti i cristiani hanno una chiamata generale, impartita da Gesù stesso in Matteo 28:18-20. Paolo fa eco a tale chiamata in 2 Timoteo 4,1-2. Tutti noi dobbiamo risplendere come stelle nell’universo mentre proclamiamo la parola di vita, come indicato in Filippesi 2,15-16 e 2 Corinzi 5,18-20. Quando le persone mettono in discussione le vostre credenziali, non è che abbiano un problema con la vostra autorità, anche se potrebbero farlo sembrare. Piuttosto, il loro disaccordo riguarda le parole e le affermazioni esclusive di Cristo. A volte il nostro compito non è solo quello di persuadere le persone, ma di mostrare che esiste una differenza tra ciò in cui credono con facilità e ciò che Gesù ha detto. Una volta che vedono questa differenza, allora devono fare una scelta su chi seguire.

Ad alcuni cristiani è stata rivolta una chiamata specifica, quella di dedicarsi a un particolare ministero, a una chiesa o a un gruppo di persone. Non tutti i cristiani avvertono una chiamata specifica, e non tutti i cristiani hanno la stessa chiamata specifica. È facile immaginare che la propria chiamata riguardi l’aspetto più importante del ministero e che le altre chiamate non siano altrettanto importanti, ma 1 Corinzi 12 dimostra che ciò è errato. Indipendentemente dal fatto che crediate o meno di avere una chiamata specifica, tuttavia, tutti noi abbiamo la responsabilità di obbedire alle chiamate generali rivolte a tutti i credenti nella Bibbia: condividere la Parola, amare il prossimo e vivere una vita che glorifichi Dio.


D: In Esodo 3:18, Mosè agì in modo ingannevole quando chiese al Faraone di concedere loro un viaggio di tre giorni per offrire sacrifici?

R: No. Sei punti da considerare, seguiti da una probabile motivazione.

1. Dio disse che alla fine avrebbe fatto uscire gli Israeliti in modo definitivo (Esodo 3:17) e, a tempo debito, Dio lo fece.

2. Fu un comando di Dio, non un’iniziativa personale di Mosè, che in quel momento Mosè chiedesse al Faraone solo il viaggio di tre giorni, anziché il permesso di lasciare l’Egitto. (Esodo 3:18)

3. Dio sapeva con certezza, e lo disse a Mosè, che il Faraone non avrebbe concesso nemmeno questa richiesta minore (Esodo 3:19).

4. Ipoteticamente parlando, se il Faraone avesse acconsentito a questa richiesta, non vi è alcuna indicazione che Mosè avrebbe ingannato il Faraone e non sarebbe tornato.

5. Naturalmente, se fossero partiti e poi tornati in Egitto, ciò non avrebbe impedito loro di chiedere in seguito di andarsene definitivamente.

6. Tacere su una questione non equivale a mentire. Nello specifico, avanzare una richiesta minore e tacere riguardo a una richiesta più ampia che si intende presentare in seguito non costituisce una menzogna.

Perché Dio avrebbe fatto sì che Mosè avanzasse inizialmente solo questa richiesta minore? Probabilmente non si trattava di inganno, ma di benevolenza. Dio diede al Faraone e agli egiziani la possibilità di accettare innanzitutto una richiesta minore e di abituarsi gradualmente all’idea di lasciar andare gli Israeliti. Tuttavia, nel momento stesso in cui Dio offrì tale opportunità, Egli conosceva già con certezza l’esito del libero arbitrio del Faraone. Oggi, Dio offre a tutti la meravigliosa opportunità della salvezza, ma conosce già i risultati del libero arbitrio di ciascuno.


D: In Es 3,22 ed Es 12,33-36, come ha potuto Dio dire agli Israeliti di chiedere delle cose agli Egiziani?

R: Il termine ebraico sa’al significa «chiedere», non «prendere in prestito». Tre punti da considerare nella risposta.

1. Nessun inganno: gli egiziani sapevano che gli israeliti se ne stavano andando e che avrebbero tenuto con sé quei beni: Esodo 12:31-36. Il termine ebraico per «saccheggio», nissaltem, non suggerisce specificatamente furto, frode o inganno. Si afferma inoltre che «si pensa spesso che si tratti di “prestito” a causa dell’influenza di traduzioni errate in un’epoca in cui l’ebraico era sconosciuto o, come avviene oggi, a causa di pregiudizi razionalistici».

2. Nessuna coercizione: gli egiziani erano ben disposti nei loro confronti e li esortavano a partire (Esodo 12:33-36).

3. Nessuna ingiustizia: tali beni costituivano un modesto risarcimento per l’infanticidio e per i 400 anni di schiavitù. Questo terzo concetto (così come, indirettamente, i primi due) fu espresso da Tertulliano in *Cinque libri contro Marcion*, libro 2, capitolo 21, pp. 313-314 (207/208 d.C.). Questa risposta si trova anche in Ireneo (182-188 d.C.) in *Contro le eresie*, libro 5, capitolo 30, versetto 2.

Sintesi: Gli Israeliti avanzarono una richiesta esplicita e gli Egiziani, che ormai simpatizzavano con loro, acconsentirono alla loro richiesta.


D: In Es 3,22 ed Es 12,33-36, in che modo Dio avrebbe [presumibilmente] insegnato agli Israeliti a essere disonesti e a rubare? (domanda posta da un ateo)

R: Ha mai chiesto di ottenere qualcosa? Se sì, questo la rende forse un ladro? Certamente no, è un’assurdità. Allo stesso modo:

1. Gli egiziani sapevano che gli israeliti se ne stavano andando. Infatti, in Esodo 12:33 gli egiziani chiedevano agli israeliti di sbrigarsi e di andarsene.

2. Gli Israeliti chiesero agli egiziani quelle cose (Esodo 12:35-36)

3. Gli egiziani erano ben disposti nei confronti degli israeliti e diedero loro (non prestarono) quelle cose (Esodo 3:22; 12:36).

Come menzionato nella risposta precedente, il volume 2, pag. 324, dell’“Expositor’s Bible Commentary” afferma che il termine ebraico per «saccheggio», nissaltem, non implica specificatamente furto, frode o inganno.


D: In Esodo 4, cosa possiamo imparare dalla risposta di Mosè alla chiamata di Dio?

R: Dio mostrò innanzitutto a Mosè la Sua potenza meravigliosa (Esodo 3:2), poi la Sua pazienza nell’affrontare le scuse dettate dalla mancanza di fede di Mosè (Esodo 4:1-13) e, infine, la Sua ira divampò contro Mosè. Abbiamo la responsabilità di obbedire alla chiamata di Dio e di non disobbedirle per paura, ribellione o convinzione della nostra inadeguatezza. Si spera che non si arrivi al punto di far adirare Dio prima ancora di aver ascoltato la Sua chiamata.

Quando Mosè affermò di non essere all’altezza, possiamo individuare due verità e una menzogna dettata dalla mancanza di fede.

1. Mosè espose le verità oggettive, ovvero che difficilmente il popolo avrebbe voluto credere a uno straniero sconosciuto e che egli era lento nel parlare.

2. Mosè sapeva sinceramente che, con le sue sole forze, non era all’altezza di portare a termine con successo il compito.

3. Mosè credeva a una menzogna priva di fede, ovvero che Dio non fosse abbastanza grande da realizzare la Sua volontà attraverso l’inadeguatezza di Mosè. Prego affinché, se avete questa menzogna nel vostro cuore, possiate smascherarla, confessare questo peccato a Dio e decidere di credere che la grandezza di Dio sia superiore persino alle vostre peggiori debolezze.


D: In Esodo 4:3-5, come può un bastone inanimato trasformarsi in un serpente?

R: Non si tratta di una semplice illusione ottica, poiché in Esodo 7:12 il serpente era in grado di inghiottire. Dio è superiore alle leggi fisiche e biologiche naturali, non il contrario.


D: In Esodo 4:11, Dio non solo permette, ma rende anche le persone mute, sorde e cieche?

R: Che piaccia o no, Dio permette consapevolmente ogni male e ogni menomazione che si verifica. Inoltre, molte volte Dio ha uno scopo particolare nel rendere le persone in un certo modo. Tanti potenti miracoli furono compiuti tramite Mosè, eppure Dio scelse sia di crearlo con un difetto di pronuncia (Esodo 4:10-13, 6:12,30) sia di non rimuoverlo. Allo stesso modo, tanti miracoli furono compiuti tramite Paolo, eppure in 2 Corinzi 12:7-9 Dio scelse di non rimuovere la spina di Paolo.


D: In Esodo 4:18, perché il nome «Jethro» è scritto in modi diversi?

R: Molte lingue, tra cui l’arabo, presentano una desinenza diversa per un sostantivo a seconda di come viene utilizzato nella frase. Il nome Jethro è stato traslitterato in ebraico in un punto con una desinenza e in un altro punto con una desinenza diversa. Lo stesso è avvenuto con Geshem/Gashmu l’arabo in Neemia 2:19; 6:1-2,6. Ciò che è particolarmente interessante riguardo a Esodo 4:18 è che entrambe le desinenze sono presenti nello stesso versetto. A quanto pare, gli autori non erano troppo pignoli nel garantire una grafia coerente dei nomi, e nemmeno noi dovremmo esserlo.


D: In Esodo 4:18, perché Mosè disse di voler andare in Egitto «per vedere se fossero ancora lì»?

R: Che le sue ragioni fossero giuste o sbagliate, Mosè scelse di rimanere vago e di nascondere il motivo principale per cui voleva tornare in Egitto. La Bibbia non difende la riservatezza di Mosè; si limita a riportarla.


D: In Es 4,22, in che senso Israele era il primogenito di Dio?

R: Un primogenito godeva di diritti, privilegi e responsabilità speciali. Israele era il popolo eletto di Dio; attraverso di esso la parola di Dio si sarebbe diffusa in tutta la terra. Israele godeva dei seguenti privilegi:

Adottati come figli (Romani 9:4)

A cui erano state affidate le parole stesse di Dio (Romani 3:2) e il ricevimento della Legge (Romani 9:4)

I patriarchi (Romani 9:5)

La discendenza umana di Cristo (Romani 9:5).


D: In Esodo 4:24, perché Dio stava per uccidere Mosè?

R: Quattro punti da considerare nella risposta:

Situazione: Sebbene Dio sapesse che Mosè non sarebbe morto, la situazione appariva disperata a Mosè e a Zippora.

Causa: Non viene specificato in che modo Mosè fosse in punto di morte, forse a causa di una malattia, ma essi sapevano che Dio non solo aveva permesso ciò, ma lo aveva deliberatamente causato.

Disciplina: Zippora e Mosè non avevano osservato il patto della circoncisione stipulato con Abramo, e Dio li ha disciplinati finché non lo hanno fatto, o finché Mosè non è stato portato in punto di morte.

Avvertimento: come scoprì Mosè, nessuno può diventare così grande da non dover più obbedire a Dio.


D: In Es 4,30, le persone dovrebbero credere a causa dei segni?

R: Le persone non dovrebbero credere in Dio solo a causa dei segni. I segni hanno un ruolo specifico nel confermare la fede nei messaggeri di Dio. Questi segni non servivano a dimostrare l’esistenza di Dio a quel popolo; piuttosto, servivano a confermare che Mosè proveniva dal Dio vivente.


D: In Esodo 4:31 ed Esodo 6:9, il popolo credette a Mosè o no?

R: Inizialmente credettero a Mosè in Esodo 4:31, ma in seguito nutrirono dei dubbi in Esodo 6:9, dopo che il Faraone aveva aumentato il loro carico di lavoro.


D: In Es 5,2, chi era il Faraone d’Egitto e quando avvenne l’Esodo?

R: Il faraone che morì in questa occasione era probabilmente Thutmose III. La sua regina principale era Hatshepsut Meritre (da non confondere con sua madre, la famosa Hatshepsut). L’Esodo ebbe luogo intorno al 1446/1445 a.C. La ragione di questa datazione al 1446/1445 è 1 Re 6:1, dove si afferma che Salomone iniziò a costruire il Tempio 480 anni dopo l’uscita degli Israeliti dall’Egitto, e gli archeologi ritengono con certezza che ciò sia avvenuto nel 966 a.C.

A titolo di nota a margine, lo storico Eusebio di Cesarea (318-339/340 d.C.) afferma che il nome della figlia del faraone che salvò Mosè dalle acque era Merris, come riportato nella *Praeparatio Evangelica* 9,27. Giuseppe Flavio la chiama Thermuthis nelle *Antichità giudaiche* 2, 224 (9,5), mentre il *Libro dei Giubilei* 47,5 afferma che il suo nome fosse Tharmuth.

Ciò avverrebbe o sotto Thutmose III, o, più probabilmente, sotto il faraone Amenhotep II (1450/20-1401/1385 a.C.). La sua regina principale si chiamava Tia. Altri cristiani erano soliti ritenere che l’Esodo avesse avuto luogo molto più tardi, sotto Ramses II (1290-1224 a.C.). La data del 1446/1445 a.C. è plausibile perché:

1. 1 Re 6:1 menziona 480 anni prima del Tempio di Salomone.

2. Sotto Amenhotep II, i semiti furono costretti a fabbricare mattoni.

3. Stele del sogno di Thutmose IV. Si veda la discussione su Esodo 12:29.

4. Giudici 11:26 menziona 300 anni prima di Iefte.

5. Hazor non fu più abitata dopo il XIII secolo.

6. Le tavolette di Tell el-Amarna, risalenti al 1400-1370 a.C., menzionano i temuti «Habiru» o «Abiru» che seminavano il caos. Esse riportano che le città di Arad, Gezer, Ashkelon e Lachish erano già state conquistate.

7. Clemente di Alessandria, negli *Stromati* (193-202 d.C.), libro 1, cap. 2, menziona un arco di 450 anni dal tempo di Giosuè a quello di Davide.

8. Il nome Ramses era in uso già prima del XIII secolo. Si vedano le TABELLE CRONOLOGICHE E DI CONTESTO DELL’ANTICO TESTAMENTO, pagg. 29-30, e Quando i critici chiedono, pagg. 67-68. Ramose era il nome di un nobile al tempo di Amenhotep III.

La datazione al carbonio-14 ha stabilito che la distruzione di Gerico avvenne intorno al 1410 a.C. Il faraone al potere 40 anni prima di tale data sarebbe stato Thutmose III.


D: In Esodo 5:2, si trattava dello stesso faraone di Esodo 15?

R: Non era lo stesso faraone. Il faraone di Esodo 1, probabilmente Thutmose III, intendeva sterminare o ridurre la popolazione degli Israeliti. Il faraone dell’Esodo, probabilmente Amenhotep II (1450/1420-1401/1385), si concentrò invece sull’impiego degli Israeliti come schiavi. Si ricordi che tra Esodo 1 ed Esodo 5 intercorre un intervallo di 80 anni.


D: In Esodo 5:3, Esodo 8:26-27 ed Esodo 10:26, Mosè stava semplicemente inventando delle ragioni per giustificare la partenza?

R: La Scrittura non precisa se Dio abbia detto a Mosè di fornire al Faraone queste ragioni per la partenza, oppure se Mosè le abbia addotte di propria iniziativa. Nel caso in cui si trattasse della seconda ipotesi, si noti che la Scrittura non indica se Mosè abbia espresso tutto correttamente.


D: In Esodo 5:6, perché utilizzavano la paglia per fabbricare i mattoni?

R: La paglia conferiva ai mattoni una maggiore resistenza alla trazione, poiché l’argilla aderente alla paglia avrebbe avuto meno probabilità di staccarsi.


D: In Esodo 5,6-7, come facevano gli Israeliti a procurarsi la paglia da soli?

R: Innanzitutto occorre comprendere che la paglia era importante per realizzare mattoni resistenti, poiché fungeva da legante per impedire che i mattoni si sbriciolassero. Inoltre, sebbene i mattoni fossero più diffusi in Mesopotamia che in Egitto, alcune città egizie, come Pithom, erano costruite proprio con i mattoni. La tomba di un nobile egizio di nome Rekhmere / Rek-mi-Re a Tebe, risalente al XV secolo a.C., presenta un dipinto raffigurante degli schiavi intenti a fabbricare mattoni. Un’immagine di tale raffigurazione è riportata in *The New International Dictionary of the Bible*, a pag. 174.

Le rovine di Pithom mostrano mattoni con paglia nel livello più basso, mattoni con sola stoppia nel livello intermedio e mattoni privi di materiale fibroso nel livello superiore. Le dimensioni dei mattoni variavano da 13 per 13 per 3,5 pollici (33 per 33 per 9 cm) a 16 per 8 per 6 pollici (41 per 20 per 15 cm).


D: In Esodo 6:1, perché in questo punto viene menzionata specificatamente la «mano potente» di Dio?

R: A quel tempo, i faraoni egiziani utilizzavano abitualmente l’espressione «possessore del braccio [potente]» come parte dei loro titoli. Esodo 6:1 sottolineava che i loro bracci orgogliosi non erano nulla in confronto al braccio di Dio.


D: In Esodo 6:3 e in altri passaggi, quali sono alcuni dei problemi relativi alla teoria JEPD?

R: La teoria JEPD fu concepita per la prima volta nel XIX secolo, prima che gli studiosi fossero in grado di dimostrare che la gente comune sapesse scrivere al tempo di Mosè. Essa sostiene che i primi cinque (o talvolta sei) libri della Bibbia siano stati redatti mettendo insieme quattro fonti precedenti, denominate J (da Geova), E (da Elohim), P (da Sacerdotale) e D (da Deuteronomio).

La teoria JEPD presenta numerosi problemi, ma eccone tre.

1. Gli studiosi liberali non sono d’accordo su quali versetti appartengano a J, E, P e D.

2. Questa teoria si basa sull’uso di nomi diversi per Dio in Genesi 1 e Genesi 2. Ma anche altre opere fanno lo stesso. Nel libro degli Ebrei, Gesù e Cristo non sono menzionati nel capitolo 1, ma solo «Figlio». Cristo e Gesù vengono tuttavia menzionati frequentemente in seguito. Eppure non ho mai sentito nessuno mettere in dubbio l’unità del libro degli Ebrei. Il libro di Giona utilizza esclusivamente il nome divino, tranne quando sono i marinai a parlare in Giona 3:4. Successivamente, anche la narrazione utilizza il termine «Elohim» per riferirsi al vero Dio.

3. Molti versetti devono essere suddivisi a metà. Secondo *Evidence that Demands a Verdict*, volume II, pag. 134, la versione della teoria JEPD contenuta nel *Commentario biblico in un unico volume dell’Interpreter* suddivide i seguenti versetti in due o più fonti.

Gen 2:4; 7:16,17; 8:2,3,13; 10:1; 12:4; 13:11,12; 16:1; 19:30; 21:1,2,6; 25:11,26; 31:18; 32:13; 33:18; 35:22; 37:25,28; 41:46; 42:28; 45:1,5; 46:1; 47:5,6,27; 48:9,10; 49:1,28

Esodo 1:20; 2:23; 3:4; 4:20; 7:15,17,20,21; 8:15; 9:23,24,35; 10:1,13,15; 12:27; 13:3; 14:9,19,20,21,27; 15:21,22,25; 16:1,15; 17:1,2,7; 19:2,3,9,11,13; 24:12, 15, 18; 25:18; 31:18; 32:8, 34, 35; 33:5, 19; 34:1, 11, 14

Numeri 13:17,26; 14:1; 16:1,2,26,27; 20:22.

(Il Deuteronomio non viene menzionato poiché è considerato interamente «D».)

Quanti versetti dovrebbero essere divisi a metà secondo questa teoria, prima che essa non sia più sostenibile? Novantuno versetti sono probabilmente troppi.


D: Prima di Esodo 6:3, perché 197 passaggi utilizzano il nome Yahweh, dal momento che Esodo 6:3 afferma che Dio non si rivelò con quel nome ad Abramo, Isacco e Giacobbe?

R: Innanzitutto ciò che non costituisce la risposta, e poi la risposta.

a) Fatti reali, che non fanno parte della risposta.

a1. Poiché Mosè scrisse la Genesi ai suoi tempi, non a quelli di Giacobbe, poteva utilizzare qualsiasi nome desiderasse. Ad esempio, si scrive correttamente che Colombo giunse nelle Americhe, anche se Colombo non conosceva il nome «America». Questo da solo spiega tutti i casi tranne 53, che sono citazioni dirette o simili.

a2. Il confronto tra la Settanta e il testo masoretico mostra che gli scribi godevano di una certa libertà nel modificare i nomi di Dio. Julius Wellhausen affermò che questa era la principale debolezza della sua stessa ipotesi documentaria.

a3. Il nome di Dio era noto ad Abramo, Isacco e Giacobbe, ma Dio non era conosciuto principalmente come Yahweh. Dio stava rivelando a Mosè un significato che non aveva rivelato ai tre uomini che lo avevano preceduto.

b) La risposta si trova proprio in Esodo 6:3.

b1. Esodo 6,3 non dice «prima dell’epoca di Mosè». Dice semplicemente «ad Abramo, Isacco e Giacobbe».

(Ciò elimina 5 dei 53 passaggi.)

b2. L’Esodo non afferma che essi ignorassero il nome divino di Dio. Si limita a dire: «Mi sono manifestato… ma con il mio nome Yahweh non mi sono mai fatto conoscere da loro». Sebbene Dio abbia parlato o si sia manifestato ad Abramo, Isacco e Giacobbe almeno (8, 1, 6) 15 volte, non si è mai manifestato a questi uomini in un modo speciale associato al Suo nome divino, come invece fece con Mosè. Infatti, quando Giacobbe chiese un nome dopo la lotta descritta in Genesi 32:29, a Giacobbe non fu data alcuna risposta.


D: In Esodo 6:3, poiché Dio non si rivelò personalmente come Yahweh ad Abramo, Isacco e Giacobbe, come si spiega che Dio si definì Yahweh nei seguenti passaggi? Genesi 15:7 «Io sono Yahweh che ti ha fatto uscire da Ur»; Genesi 18:14 «C’è forse qualcosa di troppo difficile per Yahweh?»; Genesi 28:13 «Io sono Yahweh, il Dio di tuo padre…»

R: Si tratta probabilmente di modifiche successive apportate dagli scribi. In tutti e tre i casi, nella Settanta greca viene utilizzato il termine «Dio» (theos), non il termine greco che significa «Io Sono» in Esodo 3:14 (o v), né il termine greco in Esodo 6:3 (kurios). Si veda anche la domanda precedente.


D: In Es 6,16-20, come è possibile che gli Israeliti siano rimasti in Egitto per 430 anni, dal momento che tra Levi e Mosè vengono menzionate solo tre generazioni?

R: Le generazioni erano più di tre, poiché le genealogie presentavano spesso delle lacune, dato che il termine «figlio» indica anche «discendente» e «padre» indica anche «antenato».


D: In Esodo 6,20, perché Amram sposò Jochebed, sua zia, dal momento che ciò è proibito in Levitico 18,12?

R: Due punti da considerare nella risposta.

1. Il Levitico non era ancora stato scritto, quindi non potevano essere ritenuti responsabili per una legge futura.

2. Inoltre, la Bibbia non sta giustificando questo fatto, ma sta riportando onestamente ciò che è accaduto.


D: In Esodo 6:20, Jochebed e Amram, nipote di Levi, erano i genitori di Mosè?

R: Non necessariamente, poiché il termine «figlio» può indicare un discendente, e Jochebed non è menzionata per nome in Esodo 2:1-9. Poiché Kohath aveva 8.600 discendenti maschi ai tempi di Mosè (Numeri 3:28), è improbabile che Amram, figlio di Kohath, fosse lo stesso Amram, padre di Mosè.


D: In Esodo 6,26-27, fu Mosè a scrivere questo libro, dato che si parla di Mosè in terza persona?

R: Non vi è motivo di dubitare che sia stato Mosè a scriverlo. Scrivere in terza persona non era insolito nella letteratura antica. Tra gli altri esempi si possono citare i seguenti:

1. Giulio Cesare che scrive la «Guerra gallica».

2. Giulio Cesare mentre scrive *Le guerre civili*.

3. Senofonte mentre scrive l’«Anabasi».

4. Giuseppe Flavio mentre scrive «La guerra giudaica».

5. L’apostolo Giovanni mentre scrive il Vangelo secondo Giovanni.


D: In Esodo 7-11, perché Dio ha prima mandato le piaghe sugli egiziani, invece di limitarsi a indurne il cuore affinché li lasciassero andare?

R: Esodo 9:16 (e Romani 9:17) affermano che Dio agì in questo modo per manifestare la Sua potenza e affinché il Suo nome fosse proclamato in tutta la terra. Sei punti da considerare.

a) Dio è sovrano e ha il «diritto» di scegliere qualsiasi mezzo desideri.

b) Dio non fu ingiusto nei confronti degli egiziani, che per 400 anni avevano seguito la «norma culturale» di ridurre in schiavitù gli ebrei.

c) Molte volte le persone che vivono sotto un capo subiscono le conseguenze delle decisioni dei propri capi.

d) Dio diede loro l’opportunità di scegliere di liberare i propri schiavi. Tuttavia, essi preferirono i vantaggi economici derivanti dalla schiavitù altrui al principio di trattare gli altri come vorrebbero essere trattati essi stessi.

e) Questo fu un giudizio non solo sull’Egitto, ma anche sugli dei egizi. Dimostrò sia che quegli dei erano falsi, sia che Dio era l’unico vero Dio dotato di potere.

f) Il nome di Dio fu glorificato su tutta la terra. Infatti, ancora oggi gli egiziani considerano Mosè un eroe e un profeta di Dio.


D: In Es 7,1, in che senso Mosè poteva essere come Dio per il Faraone?

R: Questa similitudine non afferma che Mosè fosse divino, ma che ogni comunicazione e interazione del Faraone con il vero Dio sarebbe avvenuta tramite Mosè, coadiuvato da Aronne in qualità di profeta. Si veda anche 2 Corinzi 3:2-3, dove siamo definiti «epistole» (lettere) di Dio rivolte agli altri. Come ha affermato una signora: «Potremmo essere le uniche Bibbie che alcune persone leggeranno mai».


D: In Esodo 7:11, 22 e Esodo 8:7, in che modo i maghi del Faraone potevano manifestare poteri magici?

R: Per inciso, un trucco di magia che si esegue oggi, utilizzando tre coppe che coprono delle palline, era già praticato nell’antico Egitto. Sebbene le persone possano ingannare gli altri con trucchi ingegnosi e non soprannaturali, Satana possiede un potere miracoloso, come dimostrano 2 Tessalonicesi 2:9 e Apocalisse 13:13. Probabilmente questi maghi agivano grazie al potere di Satana.


D: In Esodo 7:17-22, come poté l’acqua trasformarsi in sangue?

R: Sebbene gli egiziani conoscessero probabilmente il sedimento rosso proveniente dall’Etiopia, la terra rossa non avrebbe potuto alterare l’acqua contenuta nelle giare e nei secchi di pietra. Esistono due interpretazioni. Poiché nulla è impossibile a Dio, è inutile chiedersi in che modo Dio «dovesse» farlo. Piuttosto, ci si potrebbe chiedere quale delle due interpretazioni sia supportata dalle prove più convincenti riguardo al modo in cui Dio scelse di agire.

1. Il sangue è sangue vero e proprio.

2. L’acqua era rossa, come quella causata dalle alghe tossiche che provocano la «marea rossa» osservabile in vari oceani e nel Nilo. Le alghe producono una neurotossina che uccide i pesci e rende l’acqua imbevibile.


D: In Es 7,19 e Es 8,16.24, le piaghe si abbatterono su «tutto» l’Egitto e «in tutto il paese», oppure in Es 8,20.22 risparmiarono Goshen?

R: Esodo 9:6 risponde a questa domanda indicando che, quando si parlava di «tutto l’Egitto», si sottintendeva che Goshen ne fosse esclusa.


D: In Es 7,20, come poterono i maghi trasformare parte dell’acqua in sangue, dal momento che Mosè aveva già trasformato in sangue l’acqua del fiume?

R: Esodo 7:20 afferma solo che l’acqua del fiume, sotto gli occhi del Faraone, si trasformò immediatamente in sangue. L’altra acqua potrebbe essersi trasformata poco dopo.

A volte, quando Satana conosce i tempi di Dio, può cercare di attribuirsi il merito di ciò che Dio compie. Si veda la discussione su Esodo 12:29 per un altro possibile esempio. Tuttavia, alcuni sostengono una visione diversa, secondo cui «tutta» significava la maggior parte dell’acqua.


D: In Esodo 7:22 ed Esodo 4:21, chi indurì il cuore del Faraone?

R: Fu il Faraone il primo a farlo, e anche Dio lo indurì. Questi versetti indicano chi indurì il suo cuore:

Il Signore indurirà: Esodo 4:21

Il Faraone indurì il proprio cuore: Esodo 8:15,32; Esodo 9:34; 1 Samuele 6:6.

Si indurì (cioè il cuore del Faraone stesso si indurì): Esodo 7:13-14,22; 8:19; 9:7; 9:35

Il Signore lo indurì: Esodo 9:12; 10:1,20,27; 11:10; 14:4-5,17

In sintesi, cristiani come Clemente di Roma, che scrisse in 1 Clemente, cap. 51, p. 20 (96-98 d.C.), non consideravano questa situazione come una scelta esclusiva, ma ritenevano che entrambi i fattori fossero coinvolti.

Una situazione analoga si riscontra in Romani 1:21-32, dove Dio abbandonò le persone miscredenti e depravate a una depravazione ancora maggiore. Dio indurì persino il cuore di Israele in Isaia 63:17.

Come nota a margine, Dio indurì anche i cuori dei Cananei in Giosuè 11:20 e di Sihon, re di Heshbon, in Deuteronomio 2:30.


D: In Esodo 8:10, perché il Faraone chiese a Mosè di allontanare le rane domani e non oggi?

R: Forse perché era già tardi, ma anche in quel caso avrebbero potuto essere eliminate immediatamente. Ciò potrebbe dimostrare fino a che punto fosse indurito il cuore del Faraone. Egli voleva essere certo che le rane non se ne fossero già andate nel momento in cui avrebbe parlato con Mosè.


D: In Esodo 8:16-19, cosa erano questi «moscerini»?

R: Potrebbero essere stati quelli che oggi chiamiamo «moscerini», fastidiosi ma che non pungono. In alternativa, potrebbero benissimo essere state zanzare. Non si è certi del significato preciso del termine ebraico kinnim, poiché questo è l’unico punto della Bibbia in cui tale parola viene utilizzata.


D: In Es 8,19; Es 31,18; Dt 9,10; Sal 8,3 e così via, Dio ha un dito?

R: No. Si tratta di un’espressione antropomorfa volta a indicare la potenza di Dio. Per completezza, il termine linguistico che indica l’uso di una parte di qualcosa per denotare il tutto è una figura retorica chiamata sineddoche. Per un esempio simile in un’altra religione, l’Islam, l’Hadith di Bukhari, vol. 9, libro 93, cap. 26, n. 543, pag. 409, menziona il dito di Allah.


D: In Es 8,19; Es 31,18; Dt 9,10; Sal 8,3 e così via, dato che era sbagliato realizzare qualsiasi immagine di Dio, perché la Bibbia ricorre ad antropomorfismi di Dio, come l’avere mani, ecc.? (Molti anni fa John L. MacKenzie affermò proprio questo.)

R: La differenza tra le due cose è la differenza tra comunicazione e adorazione. Dio ha scelto di comunicare in modi comprensibili alle persone, ricorrendo anche alla poesia e a espressioni antropomorfe, come «la Sua mano destra».

Tuttavia, Dio è molto chiaro nel non volere che realizziamo immagini o disegni a scopo di adorazione o venerazione di Dio.


D: In Esodo 8:20-32, di che tipo di mosche si trattava?

R: Esistono diverse teorie. Potrebbe trattarsi delle cosiddette «mosche canine», le cui punture sono dolorose. Queste potrebbero aver rappresentato il dio egizio Ra. In alternativa, potrebbero essere mosche icneumoni, che rappresentavano il dio Uatchit. Le mosche potrebbero essere state attratte dalle rane in decomposizione.


D: In Es 9,4; Es 11,7 ed Es 12,13, come è possibile che le piaghe non abbiano colpito gli Israeliti così come hanno colpito gli Egiziani?

R: Dio ha il potere di fare ciò che desidera. Inoltre, in Esodo 15:26, Dio promise che, se gli Israeliti Gli avessero obbedito, non avrebbero sofferto di quelle malattie nemmeno in futuro.


D: In Es 9,6; 19-20, dato che morirono tutti i bovini e i cavalli, come fecero i cavalli a sopravvivere in Es 14,9?

R: In Esodo 9:6, il termine «tutto» si riferisce o al bestiame presente in tutto l’Egitto, o a tutto il bestiame nei campi d’Egitto, o a entrambi. Nel contesto, la vicinanza di Esodo 9:19-20 a Esodo 9:6 rende evidente che l’autore non intendeva che ciò fosse inteso come ogni singolo animale, all’interno o all’esterno, ma gli animali presenti nei campi.


D: In Esodo 9,6, 19-20, cosa si apprende riguardo all’allevamento del bestiame in Egitto?

R: Il bestiame egiziano veniva solitamente tenuto nelle stalle da maggio a dicembre, durante la piena del Nilo, quando i pascoli erano allagati. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, pag. 357, afferma che è probabile che questa piaga si sia verificata a gennaio, quando parte del bestiame veniva portato al pascolo. Poiché le acque si ritiravano dal Delta più tardi rispetto al resto dell’Egitto, il bestiame sarebbe rimasto nelle stalle più a lungo. Se il bestiame fosse morto di afta epizootica a causa delle rane in decomposizione, ciò avrebbe colpito principalmente gli animali che si trovavano al pascolo.


D: In Es 9,16; Es 11,9, Dio ha suscitato il Faraone solo per punirlo?

R: No, le Scritture non lo affermano. Si dice che Dio abbia suscitato il Faraone, con la sua ostinata malvagità, per dimostrare la propria capacità di liberare gli Israeliti dalla schiavitù. Oltre a utilizzare il male per dimostrare agli altri la propria potenza e il proprio giudizio, Dio concede anche al male il potere di avanzare, per un certo tempo, e giudica poi il frutto che ne deriva.


D: In Es 9,19 ed Es 9,27, come poté Mosè recarsi fuori per incontrare il Faraone durante la devastante piaga della grandine?

R: Ovviamente, la grandine non era presente ovunque in ogni momento. Anche in un uragano, nell’occhio del ciclone regna la calma. Mosè potrebbe essersi recato dal Faraone durante una tregua temporanea in una parte dell’Egitto. In alternativa, Dio potrebbe aver protetto Mosè mentre si recava dal Faraone.


D: In Es 9,20, Is 28,25 ed Ez 4,9, che tipo di cibo coltivavano gli agricoltori a quei tempi?

R: La dieta delle persone a quel tempo era molto diversa da quella delle società industrializzate odierne, con una maggiore varietà di alimenti naturali. Nel Vecchio Mondo non esistevano né il mais né le patate, poiché questi provenivano dalle Americhe. Avevano il grano e la segale, come noi oggi, ma coltivavano quantità significative di altri cereali antichi che oggi coltiviamo solo come specialità. Ad esempio, il farro monococco, il farro dicocco e il farro spelta sono talvolta definiti «grani ricoperti»; non si trebbiano bene come il grano. La segale, il sorgo e il miglio non sono nutrienti quanto il grano, sebbene il sorgo e il miglio siano ancora utilizzati in Africa. Veniva coltivato anche il kamut, un cereale dal sapore delizioso. Altri cereali antichi sono l’amaranto e la quinoa. Non disponevano invece di un altro cereale, il triticale, un incrocio tra grano e segale, poiché fu coltivato per la prima volta in Scozia nel 1875. Per ulteriori informazioni, consultate il sito http://www.hort.purdue.edu/newcrop/proceedings1996/V3-156.html#EINKORNOrigin.

Per quanto riguarda i dolcificanti, oltre alla barbabietola da zucchero in Europa e alla canna da zucchero nei lontani paesi tropicali, le persone disponevano sostanzialmente solo del miele. Il miele contiene un gran numero di sostanze chimiche diverse e ogni lotto di miele selvatico è leggermente diverso, poiché dipende dai fiori visitati dalle api. Qualcuno una volta ha detto, a proposito del miele, che se oggi esistesse un nuovo alimento contenente migliaia di sostanze sconosciute e con una composizione chimica diversa ogni volta che venisse prodotto, non avrebbe alcuna possibilità di ottenere l’approvazione della Food and Drug Administration statunitense!


D: In Esodo 9:23, come è possibile che il fuoco si mescoli alla grandine?

R: Naturalmente, ciò accade continuamente durante violente tempeste di grandine accompagnate da fulmini e tuoni. In base a Esodo 9:29, probabilmente era proprio questo il fuoco. Tuttavia, Dio poteva agire in qualsiasi modo desiderasse.


D: In Esodo 9:30, in che modo le persone dovrebbero temere Dio?

R: Non temiamo Dio nello stesso modo in cui si potrebbe temere una persona ingiusta e malvagia. Tuttavia, dobbiamo temere Dio in due modi.

1. I non credenti dovrebbero temere il giudizio e l’ira di Dio.

2. Il timore implica anche rispetto. Tutti dovrebbero rispettare Dio, che ci ha creati, Colui che è lo scopo della nostra esistenza e Colui che giudicherà tutti e concederà alle persone la vita eterna o le condannerà alla perdizione eterna nell’Inferno, la discarica cosmica. Alcuni non cristiani potrebbero ritenere che Dio non corrisponda a ciò che essi si aspettano da un dio. Il vero Dio è fedele al proprio carattere, ma forse non si cura nemmeno di conformarsi ai vostri standard. Si veda anche la risposta relativa a Esodo 20:20.


D: In Esodo 10:21-23, come è possibile che l’oscurità ricoprisse solo l’Egitto?

R: Dio ha creato la luce e può controllarla. Che si sia trattato di un cambiamento temporaneo del sole, di una legge naturale, di una nube scura, di cenere vulcanica, di un altro ostacolo o di nessuna delle precedenti, Dio può agire come desidera.


D: In Esodo 10:21-33, esistono prove archeologiche dell’oscurità che avvolse l’Egitto?

R: Forse. La rivista *Biblical Archaeology Review*, numero di gennaio/febbraio 1991, a pag. 50, afferma:

«Un testo egizio datato dopo la fine della XVIII dinastia (circa 1350 a.C.) descrive una calamità come segue:

‘Il sole è coperto e non splende agli occhi degli uomini. La vita non è più possibile quando il sole è nascosto dietro le nuvole. Ra [il dio] ha distolto il suo volto dall’umanità. Se solo potesse splendere anche solo per un’ora! Nessuno sa quando è mezzogiorno. L’ombra di una persona non è distinguibile. Il sole nei cieli assomiglia alla luna…’»

Ciò potrebbe riferirsi all’oscurità che avvolgeva il paese, ma non si riferirebbe all’eruzione del vulcano sull’isola di Thera, poiché quella avvenne circa 200 anni prima.


D: In Esodo 10:29, Mosè afferma che non si presenterà mai più al cospetto del Faraone. Eppure, in Esodo 12:31, il Faraone convoca Mosè e Aronne al suo cospetto. Com’è possibile? Mosè si sbagliava in Esodo 10:29 e, in tal caso, fu Dio a dirgli di dire ciò, oppure fu una sua iniziativa?

R: In Esodo 10:29, il Faraone era evidentemente stanco di vedere Mosè, e quindi l’intenzione di Mosè era quella di non presentarsi mai più al cospetto del Faraone. Quando il Faraone gli ordinò di presentarsi, Mosè dovette comunque obbedire. Esaminiamo la questione da tre punti di vista:

a) Se si trattasse di una profezia, allora essa non si sarebbe avverata.

b) Se ciò dichiarava l’intenzione di Mosè, allora era vero; Mosè non si presentò di propria iniziativa; fu chiamato.

c) Se si trattasse di una promessa, allora questa promessa umana (non divina) sarebbe stata superata dall’obbligo di obbedire all’ordine del Faraone.

In breve, Mosè non stava mentendo né agendo in modo ingannevole, ma si aspettava chiaramente di non presentarsi più davanti al Faraone, e su questo punto si sbagliava.

Un punto importante da comprendere è che i profeti erano esseri umani e anche loro potevano dire e fare cose sbagliate. L’esempio classico è quello di Natan che disse a Davide che avrebbe potuto costruire il tempio e poi Dio che corresse Natan in 2 Samuele 7:3-17. Un profeta di Dio è privo di errore solo quando parla in qualità di profeta, cioè quando dice «così dice il Signore» o qualcosa di equivalente. Quando Mosè perse la calma e colpì la roccia più volte, definendo gli Israeliti ribelli, senza dubbio in seguito si pentì di quelle parole.


D: In Esodo 11:3 e Numeri 12:3, Mosè scrisse di sé stesso che era molto stimato e umile?

R: Esistono tre diversi punti di vista:

a) Mosè stava semplicemente fornendo alcune informazioni di contesto sulla propria reputazione.

b) Poiché il testo veniva redatto da uno scriba per conto di Mosè, lo scriba, sotto ispirazione divina, aggiunse questa parte.

c) Si trattò di un’aggiunta successiva al testo da parte di uno scriba, che Dio permise fosse conservata nel corso dei secoli. Si veda anche la discussione su Numeri 12:3.


D: In Esodo 11:5-12:30, al di fuori della Bibbia, vi è qualche prova che in quel periodo si siano verificate delle piaghe in Egitto?

R: Forse sì. David M. Rohl, in *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest* (1995), pp. 278-279, menziona l’esistenza di prove relative a un grave disastro, con un gran numero di corpi sepolti in fretta. Tuttavia, l’elevato numero di decessi non dimostra né smentisce che ciò sia stato causato da un evento improvviso verificatosi nel corso di una sola notte. Tale scoperta è stata effettuata da Manfred Bietak a Tell ed-Daba. Il riferimento si trova in *Avaris and Piramesse: Archaeological Exploration of the Eastern Nile Delta* (Londra, 1979), pag. 295.

Inoltre, Giuseppe Flavio cita Manetone, secondo cui «un colpo di Dio ci ha colpiti». Tuttavia, ciò si inserisce nel contesto dell’invasione dell’Egitto da parte di invasori provenienti dall’est; pertanto, potrebbe trattarsi di un evento non correlato, oppure potrebbero esserci stati invasori in Egitto durante il periodo di Mosè, riguardo ai quali l’Esodo tace.


D: In Es 12,19, l’espressione «essere reciso da Israele» significa essere espulso dalla comunità o, forse, la morte, ovvero l’esecuzione?

R: Gli studiosi cristiani non sono d’accordo, come riporta The Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, pag. 375.

Espulsione: *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 128. Il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 98, afferma: «cioè, escluso dall’accampamento e dai suoi privilegi. In alcuni contesti, l’espressione “staccato” significa condannato a morte». La maggior parte dei commentatori direbbe che significa morte.


D: In Esodo 12:29, come avrebbe potuto un Dio [presumibilmente] onnipotente e infinitamente amorevole uccidere i primogeniti egiziani?

R: Nessun versetto della Bibbia afferma che Dio sia onnipotente nell’amore, né che sia il più amorevole possibile. L’amore di Dio è bilanciato dai Suoi altri attributi. Per quanto riguarda il modo in cui il Dio della Bibbia abbia potuto uccidere i primogeniti egiziani, si veda la risposta alla domanda successiva.


D: In Esodo 12:29-30, perché Dio sarebbe stato [presumibilmente] ingiusto nell’uccidere tutti i primogeniti egiziani anziché il Faraone stesso, dal momento che era il Faraone ad aver peccato?

R: Dio non è stato ingiusto. Tre punti da considerare nella risposta.

Tutti gli egiziani avevano ridotto in schiavitù gli israeliti. Non fu il Faraone in persona a frustare gli schiavi, bensì i sorveglianti egiziani. Per 400 anni la società egiziana ritenne normale trarre vantaggio dagli schiavi ebrei.

Spesso le persone subiscono le conseguenze delle azioni altrui. Le madri tossicodipendenti da cocaina danno alla luce bambini con un cervello più piccolo, a loro volta dipendenti dalla cocaina. Milioni di persone sono morte a causa della follia omicida di Hitler e di altri. Queste cose accadono in un mondo decaduto e ingiusto. Si veda tuttavia il punto successivo.

La giustizia completa è rinviata fino al Giorno del Giudizio. Ad esempio, in Luca 13:1-5 fu riferito a Gesù di alcuni galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici. Gesù disse che ciò non era accaduto perché fossero peggiori degli altri galilei, ma che, se non si fossero pentiti, anche loro sarebbero periti. Alcuni vengono puniti più severamente di altri per le stesse azioni in questa vita. Tuttavia, nel Giorno del Giudizio, Dio giudicherà con giustizia e metterà ogni cosa a posto.


D: In Esodo 12:29, quali prove archeologiche indicano che il figlio del Faraone morì proprio prima dell’Esodo?

R: Nella Stele del Sogno di Thutmose IV (1421-1410 a.C.), rinvenuta tra le zampe anteriori della Sfinge di Giza, il dio Harmakhis promise a Thutmose un aiuto speciale affinché diventasse il prossimo faraone, in cambio della rimozione della sabbia che si era accumulata contro la Sfinge. Probabilmente non avrebbe avuto bisogno di un aiuto speciale se fosse stato il primo nella linea di successione di suo padre Amenhotep II (1450/1447-1401/1385)

Walter Kaiser, in *A History of Israel*, a pag. 90, afferma che il fratello maggiore di Thutmose IV si chiamava Webensenu. A Webensenu fu riservata una sepoltura nella tomba reale, ed è probabile che fosse proprio lui a morire durante la decima piaga. Il secondo figlio di Amenhotep II era Khaemwaset, che si sposò prima di morire. Come afferma Kaiser: «Pertanto, sebbene la Stele della Sfinge non possa essere considerata una prova diretta della morte dei primogeniti, gli egittologi hanno portato alla luce prove sufficienti a sostegno della datazione precoce dell’Esodo e del fatto che, in effetti, Thutmose IV non si aspettasse di succedere al trono di suo padre».


D: In Es 12,29-30, come avrebbe potuto un Dio giusto e amorevole uccidere i primogeniti egiziani, se questi non avevano alcun controllo sulla decisione del Faraone?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Le morti non dimostrano che né gli egiziani né i loro animali fossero colpevoli della decisione del Faraone.

2. A fronte dell’infanticidio e dell’oppressione, il popolo egiziano apparentemente non si ribellò né fece nulla fino a Esodo 12,33. Anche in Esodo 14,5, il popolo egiziano voleva che gli Israeliti tornassero come schiavi.

3. È importante ribellarsi, poiché le persone, compresi i bambini, spesso subiscono conseguenze sproporzionate a causa delle decisioni dei leader politici.

4. Molte cose sono ingiuste in questa vita. Ma verrà un giorno, il Giorno del Giudizio, in cui tutto sarà reso giusto. Dio è giusto, e i ricchi e i poveri, gli oppressori e gli oppressi, i nazisti, i cambogiani, i sudanesi e tutti gli altri riceveranno piena giustizia alla fine dei tempi, anche se chi può affermare che tutto ciò che desiderano sia la giustizia, senza misericordia?


D: In Es 12,30, come è possibile che non ci fosse una casa in cui non fosse morto qualcuno, dal momento che gli Israeliti furono risparmiati?

R: Nel contesto, ciò si riferisce alle case in Egitto dove non veniva celebrata la Pasqua ebraica.


D: In Esodo 13, cosa rappresentano le quattro coppe pasquali?

R: Sebbene la Pasqua ebraica sia stata istituita nel Libro dell’Esodo, i diversi calici offerti durante la celebrazione non sono menzionati nell’Antico Testamento, ma facevano parte di una tradizione ebraica che ebbe inizio in epoca romana. Sono documentati nel Talmud (Pesachim 10:1).
A quanto pare esistevano diverse interpretazioni del simbolismo, ma eccone una: i diversi calici rappresentavano diversi tipi di redenzione.

La prima coppa era destinata alla benedizione del kiddush recitata all’inizio della Pasqua ebraica. Questa coppa serve a celebrare il fatto che Dio li abbia condotti fuori dall’Egitto.

La seconda veniva offerta prima del pasto principale per celebrare la liberazione dalla schiavitù egiziana.

La terza coppa veniva bevuta dopo la «preghiera di ringraziamento dopo il pasto» per celebrare la manifestazione della potenza di Dio.

La quarta coppa veniva consumata al termine dell’Hallel per celebrare la loro trasformazione in una nazione.
In alcuni casi era prevista una quinta coppa, la «Coppa di Elia», che non veniva bevuta.

Alcune di queste informazioni provengono da un sito ebraico: http://2-passover.tripod.com/thefourcupsofwineforpassover.html.


D: In Esodo 13:2,13, gli Israeliti dovevano consacrare i propri primogeniti (figli e figlie), o solo i primogeniti maschi, come afferma Esodo 22:29?

R: Sia il testo ebraico che le traduzioni moderne indicano tutti i figli maschi:

Esodo 13:2 «colui che apre ogni grembo tra i figli d’Israele»

Esodo 13:13 «ogni primogenito tra i vostri figli»


D: In Esodo 13:4, il primo mese era Abib, oppure era Nisan come in Neemia 2:1?

R: A quel tempo (1445 a.C.) gli Israeliti lo chiamavano Abib. Secoli dopo (circa 500 a.C.), sotto il dominio persiano, veniva chiamato Nisan. Gli iraniani (persiani) di oggi, di tutte le religioni, celebrano il Capodanno chiamato Nowruz.


D: In Esodo 13:19, il fatto di aver conservato le ossa di Giuseppe implica che i cristiani debbano venerare le reliquie sacre, come sostengono alcuni cattolici?

R: No. Il fatto che le ossa fossero state conservate per la sepoltura non significa che fossero venerate. Non vi è alcuna prova nella Bibbia che le ossa di Giuseppe, o di chiunque altro del resto, fossero considerate oggetti sacri di culto.

Il secondo comandamento vieta di avere qualsiasi immagine davanti a Dio. Nel corso del Medioevo, vari cattolici tentarono di classificare i peccati, tra cui i più famosi sono i «sette peccati capitali». L’aspetto interessante di questi vari elenchi è che gli autori di tutti essi hanno tralasciato il secondo comandamento.


D: In Es 13,21-22; Es 14,19-20; Es 40,38, come poteva Dio seguire Israele sotto forma di nuvola e di colonna di fuoco?

R: Poiché Dio era già apparso ad Abramo sotto forma di tre visitatori e a Mosè come fuoco in un roveto, apparire come una nuvola o una colonna di fuoco non sarebbe stato affatto difficile per Lui. Probabilmente è più difficile per noi superare i nostri preconcetti su ciò che pensiamo Dio debba fare, piuttosto che per Dio apparire in una determinata forma.


D: In Es 14,6-7, perché il Faraone inseguì tutti gli Israeliti con soli 600 carri?

R: Sebbene i carri fossero formidabili armi da guerra nell’antichità e la maggior parte degli Israeliti non disponesse di armi, la risposta sta nel fatto che Esodo 14,7 afferma che il Faraone prese 600 dei migliori carri, oltre a tutti gli altri carri, mentre Esodo 14,9 menziona «e l’esercito». Anche Esodo 15,4 menziona i carri del Faraone e il suo esercito.


D: In Esodo 14:6-7, com’erano i carri egiziani a quel tempo?

R: Gli archeologi ci dicono che i carri nella Mesopotamia settentrionale erano simili a carri da trasporto su cui viaggiavano tre o quattro persone, trainati da un massimo di quattro asini o cavalli. Gli egizi possedevano alcuni carri di questo tipo, fino a quando gli Hyksos conquistarono gran parte dell’Egitto, dopo il 1586 a.C., grazie ai loro carri di qualità superiore. Da quel momento in poi, i carri egizi divennero molto leggeri, trainati da due cavalli e con due uomini a bordo. Uno degli uomini era il conducente del carro e l’altro l’arciere. Le ruote erano grandi, solitamente con sei raggi. Gli assi dei carri non presentavano chiodi fino all’epoca persiana. I carri erano importanti armi da guerra su terreni pianeggianti e asciutti, ma non erano molto utili in montagna o su terreni bagnati e fangosi.


D: In Esodo 14:9-28 e Giosuè 24:6, in che modo il Faraone disponeva di «cavalieri», dato che gli eserciti di quel tempo non possedevano cavalleria?

R: Potrebbe trattarsi di «aurighi», non di cavalleria. Quando questo termine viene utilizzato, è sempre in contrapposizione all’esercito regolare.


D: In Esodo 14:14, poiché Dio combatté per gli Israeliti in quell’occasione, perché non continuò a combattere per loro in seguito?

R: Dio non aveva l’obbligo di combattere sempre per gli Israeliti. Poteva combattere per loro e astenersi dal farlo ogni volta che lo desiderava. Spesso sembra che Dio li lasciasse combattere le proprie battaglie.


D: In Es 14,17; 15,21, in che modo l’annegamento degli egiziani esalta Dio e Gli rende gloria?

R: Dimostrò agli occhi degli Israeliti che Dio aveva il potere di salvarli anche da un potente esercito e che Dio avrebbe vegliato su di loro.


D: In Es 14,17; 15,21, perché Dio fu così ingiusto da far annegare l’esercito egiziano nel Mar Rosso, quando i soldati stavano semplicemente obbedendo agli ordini?

R: Qui c’è una lezione importante: i soldati non dovrebbero obbedire a ordini malvagi. All’epoca, quando ai soldati egiziani fu ordinato di uccidere i pacifici adoratori di Dio, essi si esponevano al giudizio per la loro «obbedienza malvagia». Oggi, quando ai «guerrieri santi» musulmani viene ordinato di uccidere i pacifici adoratori di Dio solo perché sono cristiani, anche loro si espongono al giudizio di Dio del fuoco dell’inferno.


D: In Esodo 14:18, gli Israeliti attraversarono il «Mar Rosso» o il «Mar delle Canne», molto poco profondo?

R: Il termine ebraico è Yam Suph, e potrebbe trattarsi di entrambi; non sappiamo esattamente dove abbiano attraversato. L’opera *When Critics Ask*, alle pagine 75-76, suggerisce che potrebbe trattarsi del Lago Ballah, che era un «mare» poco profondo largo 10-15 miglia (16-24 km). (Il Lago Ballah fu distrutto quando fu costruito il Canale di Suez.)

Anche il Mare delle Canne potrebbe non essere stato poco profondo all’epoca. Esodo 14:22 afferma che le acque formavano una «mura» su entrambi i lati, quindi lì doveva esserci una notevole quantità d’acqua. Se il mare che attraversarono fosse stato poco profondo e gli Israeliti lo avessero attraversato, allora, come ha osservato ironicamente qualcuno, sarebbe stato un miracolo ben più grande se avessero attraversato il poco profondo Mare delle Canne, affogando tutti quei cavalli e quei conducenti di carri in pochi pollici d’acqua.


D: In Esodo 14:21-29, in che modo Dio poté dividere il mare?

R: L’Onnipotente poteva farlo in qualsiasi modo desiderasse. Esodo 14:21 menziona un forte vento da est, ma potrebbero esserci anche altri fattori.


D: In Esodo 14,21-29, la gigantesca eruzione vulcanica di Thera potrebbe aver causato la separazione del Mar Rosso?

R: Questa teoria è stata sostenuta dal libro *The Bible as History* e da Hans Goedicke. Questa teoria un tempo sembrava avere un certo seguito, poiché l’eruzione del vulcano dell’isola di Thera sembrava risalire al 1500 a.C. circa, data vicina alla tesi di Goedicke secondo cui l’Esodo ebbe luogo nel 1477 a.C. (Oggi si ritiene che l’Esodo sia avvenuto nel 1445 a.C.) Tuttavia, lo studio della datazione al radiocarbonio calibrata degli anelli degli alberi, sia delle querce in Irlanda che dei pini bristlecone in California, indica in modo indipendente un raffreddamento globale, che ha arrestato la crescita degli alberi, intorno al 1628 a.C. ± 20 anni. La datazione delle calotte glaciali della Groenlandia indica un raffreddamento intorno al 1645 a.C. Pertanto, l’eruzione vulcanica sull’isola di Thera avvenne circa 200 anni prima.


D: In Esodo 14:21-29, come poterono 2 milioni di israeliti attraversare il Mar Rosso in sole 24 ore?

R: Supponiamo che 602.000 uomini corrispondano a circa 2-2,5 milioni di persone. Se la larghezza del passaggio fosse stata di circa 2-2,5 miglia (3,2-4 km) e le persone fossero state distanziate in media di due iarde l’una dall’altra, si sarebbero formate 1.760 colonne in fila indiana composte ciascuna da 1.136 persone. Tenendo conto dei carri e degli animali, se questi si trovassero in media a dieci iarde dalla persona che li precedeva e le persone camminassero lentamente a una velocità di 1 miglio (1,6 km) all’ora, potrebbero superare un determinato punto in 6,5 ore.


D: Nell’Esodo 15, vi sono prove del vagabondaggio degli Ebrei nella penisola del Sinai?

R: Sì, vi sono alcune prove. Nelle grotte rinvenute sul Monte Sinai sono state trovate iscrizioni che descrivono la separazione delle acque, Mosè e la cattura delle quaglie. L’aspetto più interessante è la lingua: si trattava di un misto di egiziano ed ebraico. Anche lo storico Diodoro Siculo (10 a.C.) ne era a conoscenza. Tuttavia, l’autenticità di tali iscrizioni non può essere né provata né smentita. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che non vi è modo di datare le iscrizioni sulle pareti rocciose.

Il *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, a pag. 535, afferma che all’ingresso delle miniere di rame nel Sinai vi sono centinaia di iscrizioni. La maggior parte di esse è in caratteri geroglifici egizi, ma circa 40 iscrizioni sono redatte in una sorta di scrittura alfabetica proto-sinaitica risalente al XV secolo a.C. Si tratta di uno dei primi reperti di scrittura alfabetica conservati fino ad oggi.


D: In Esodo 15,1-21, questa sezione dovrebbe essere associata alla sezione precedente dell’Esodo o a quella successiva?

R: Trattandosi di un racconto, può essere collocata in entrambe le sezioni. Molti commentatori la collocano nella sezione precedente, poiché probabilmente fu cantata subito dopo la loro liberazione. Tuttavia, nell’organizzare l’Esodo, preferisco collocarla nella sezione successiva, poiché la prima metà di Esodo 15 e l’ultima metà di Esodo 15 formano un’immagine speculare molto ben strutturata. Mentre attraversavano il deserto, dobbiamo ricordare che gli Israeliti non potevano «leggere in anticipo» il Libro dell’Esodo per scoprire dove stavano andando o cosa sarebbe loro accaduto. Durante il viaggio, c’erano sostanzialmente solo due cose che potevano fare: ricordare la grandezza e la grazia di Dio nei loro confronti, oppure lamentarsi delle loro condizioni attuali.

Anche nelle nostre vite odierne, ci sono fondamentalmente solo due cose che possiamo fare: compiacere Dio glorificandolo e obbedendogli con gratitudine, oppure rivolgere il nostro affetto al mondo e lamentarci o seguire la nostra strada, dubitando della provvidenza o della cura di Dio.


D: In Esodo 15:1, come mai si parla di «cavalieri», dato che l’esercito egiziano probabilmente non disponeva di cavalleria a quel tempo?

R: Il termine «cavalieri» non specifica su cosa cavalcassero. Gli eserciti di quel tempo facevano affidamento sui carri da guerra, e questi sono i cavalieri dei carri, chiamati anche aurighi.


D: Poiché Esodo 15:11 recita: «Chi tra gli dei è come te?», esiste più di un Dio?

R: No. Questo versetto, come Isaia 40:18, dimostra che Dio è incomparabile. 1 Corinzi 8:1-7 mostra che esistono molti idoli, ma c’è un solo Dio vero, come dimostrano Deuteronomio 4:35-39; 6:4; Marco 12:29-33; Isaia 43:10-12; 44:6,8; 45:5-6,14,21; 46:9; Gioele 2:27; 1 Timoteo 1:17; 2:5; e 6:15-16.


D: In Esodo 15:16, in che modo Dio ha «redento» gli Israeliti?

R: Uno dei motivi per cui essi appartengono a Dio è che Egli ha salvato le loro vite.


D: In Esodo 15:22-27, cosa possiamo imparare dalle acque di Mara ed Elim?

R: Dio stava mettendo alla prova il popolo, secondo quanto riportato in Esodo 15:25. Il popolo aveva un disperato bisogno di acqua e ne trovò in abbondanza a Mara, ma ciò poteva sembrare uno scherzo crudele, poiché era amara e imbevibile. L’acqua amara spesso lo è perché è molto alcalina. Pertanto, non solo ha un cattivo sapore, ma è anche dannosa per il corpo. Dio non solo rese l’acqua amara sopportabile e abbastanza salubre da poter essere bevuta, ma la rese addirittura dolce e di gusto gradevole.

Dio può provvedere a voi in una terra arida e assetata? Dio conosce i vostri bisogni, ma cosa accadrebbe se vi trovaste nel bisogno e l’unica provvidenza sembrasse nient’altro che uno scherzo crudele? Rimarrete comunque fedeli, aspettando che Dio vi fornisca altra acqua oppure, come in questo caso, trasformi miracolosamente l’apparente «non-soluzione» al vostro problema in una soluzione adeguata e persino fonte di soddisfazione?

Gli Israeliti furono messi alla prova molte volte, così come lo furono Davide, gli ebrei successivi, Gesù e i primi cristiani. Non dovremmo sorprenderci quando anche noi veniamo messi alla prova.


D: In Esodo 16,1-36, cosa possiamo imparare dalla manna e dalle quaglie?

R: Il bisogno urgente di acqua del popolo fu soddisfatto, ma che ne era della loro sopravvivenza a lungo termine? Anziché rivolgersi a Dio per il loro bisogno, mormorarono contro Mosè. Quando avete un bisogno legittimo e Dio non lo ha ancora soddisfatto, cosa fate? Mormorate o continuate a pregare Dio? Dio può nutrirvi in un luogo arido? Quando mancano i nutrimenti, sia fisici che emotivi, di amicizia o spirituali, pensate che Dio sia abbastanza potente da prendersi cura di voi a lungo termine? Dobbiamo pianificare il futuro (come la formica saggia di Proverbi 30:25), ma riuscite a guardare al futuro con fiducia in Lui, senza paura?


D: In Esodo 16:23-30, perché gli Israeliti dovevano osservare il sabato in un luogo chiamato «Deserto di Sin», dal momento che il comandamento fu dato in seguito con i Dieci Comandamenti sul Sinai?

R: Dio comunicò loro questo comandamento prima di impartire tutti e dieci i comandamenti.


D: In Esodo 16:23, il «Deserto di Sin» è lo stesso del «Deserto di Zin»?

R: No. Il deserto di Sin si trovava appena a ovest del Monte Sinai, mentre il deserto di Zin si trovava appena a sud di Giuda e a nord-est di Kadesh Barnea. Il “Commentario biblico dell’Expositor”, volume 2, pag. 404, afferma che la consonante iniziale in ebraico è diversa.


D: In Es 16,31; Nm 11,7-9; Dt 8,3.15; Gs 5,12; Sal 78,24.25; 105,40 e Ne 9,15, che cos’è esattamente la manna?

R: La Scrittura afferma solo che si trattava di un cibo fornito miracolosamente da Dio.

Alcuni hanno ipotizzato che si trattasse della secrezione commestibile degli alberi di tamerice nel Sinai, di secrezioni di insetti, ecc., ma una spiegazione naturale non è sufficiente. Essa giungeva sei giorni alla settimana, ma non durante il sabato. Inoltre, non ci sarebbero stati insetti o secrezioni di tamerici in quantità sufficiente per sfamare una popolazione così numerosa.

Ebrei 9:4 menziona che un vaso contenente la manna fu posto nell’arca.


D: In Esodo 17:1-7, perché Dio si adirò contro persone che Gli obbedivano?

R: Esodo 17:1 afferma che il popolo si spostava di luogo in luogo secondo il comando del Signore. Tuttavia, pur obbedendo, mormorava. L’obbedienza non è sufficiente; dobbiamo praticare un’obbedienza gioiosa, senza lamentarci né discutere, come afferma Filippesi 2:14.


D: In Esodo 17:2 e Deuteronomio 6:16, in che modo le persone possono tentare Dio, dal momento che in Giacomo 1:13 si afferma che Dio non può essere tentato dal male?

R: Una traduzione più appropriata di «tentare Dio» è «mettere alla prova il Signore». Dio non può realmente essere tentato dal male, ma le persone possono comunque provarci. Si tratta di un’espressione del peccato di coloro che dicono a Dio: «Agisci in questo modo e compì questo miracolo, altrimenti...».


D: In Es 17,8, quando gli Israeliti riuscivano a prevalere solo mentre Aronne e Hur sostenevano le mani di Mosè, non sembra forse una superstizione?

R: Tutti sapevano che il potere era in Dio, non nelle mani. Dio a volte usa azioni fisiche per incanalare il Suo potere. Per altri esempi, si vedano 2 Re 13:21 (le ossa di Eliseo), Numeri 21:4-9 (il serpente di bronzo) e Giovanni 9:6-7 (Gesù che prepara del fango da spalmare sugli occhi di un cieco).


D: In Esodo 17:15-16, quale importanza riveste il nome di Dio in questo contesto?

R: È molto significativo che Mosè abbia chiamato Dio Yahweh Nissi, «Il Signore è il mio stendardo». In una battaglia militare, lo stendardo rappresentava l’onore dell’esercito o della divisione, e i soldati combattevano fino alla fine per salvarlo a tutti i costi. Ciò significa molto di più del semplice fatto che Dio sia forte e potente. Quando un grande esercito, determinato a sconfiggere gli Israeliti, si scagliò contro di loro, gli Israeliti NON si limitarono a credere che Dio fosse un essere potente e lontano, che avrebbe potuto offrire loro un po’ di aiuto se ne avesse avuto voglia. Piuttosto, credevano non solo che Dio fosse potente, ma che Dio sarebbe intervenuto nel momento cruciale per salvare coloro che invocavano il Suo nome. Oggi tutti i cristiani credono che Dio sia Onnipotente, ma vivete davvero come se credeste che Dio interverrà nel momento cruciale per voi? Se è così, allora non solo credete che Dio sia il vostro stendardo e che lotterete fino alla fine per rimanere saldi per Dio, ma sapete anche che voi stessi siete lo stendardo di Dio, nel senso che portate il Suo nome e siete la pupilla dei Suoi occhi (Deuteronomio 32:10; Salmo 17:8), e che Dio sarà certamente con voi. Anche se venisse ucciso per Dio, sa che «Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi santi» (Salmo 116:15 NIV).


D: In Esodo 18:7, dato che dovremmo adorare solo Dio, perché Mosè si inchinò davanti a suo suocero?

R: Inchinarsi in segno di rispetto non equivale ad adorare. Ancora oggi le persone si inchinano o fanno la riverenza al monarca d’Inghilterra per rispetto. Abramo si inchinava in segno di rispetto ai re, e rendere omaggio è lecito purché non venga interpretato come adorazione. Al contrario, si stima che fino a 50.000 cristiani siano periti durante la persecuzione romana e molte persone fraintendono il motivo. I Romani non avevano alcun problema con il fatto che i cristiani adorassero Gesù. I Romani non tolleravano invece il rifiuto dei cristiani di adorare chiunque tranne Dio, in particolare l’imperatore romano. A peggiorare la situazione, i pagani romani etichettavano i cristiani come «atei» per non aver creduto nei loro idoli.


D: In Esodo 18:17-26, perché Mosè seguì il consiglio di Jethro anziché quello di Dio?

R: Non era contrario alla volontà di Dio, ma Mosè lo riconobbe come un buon consiglio per seguire Dio. Dobbiamo essere pratici e accogliere i consigli buoni e retti sia dagli altri che da Dio.


D: In Es 19,3.20; 24,9.13.15.18; 34,4, perché Mosè salì sul monte sette volte e tornò a vedere il Signore (Es 32,31), mentre in Es 19,14.24; 32,15; 34,29 si riporta che scese solo quattro volte?

R: Alcuni hanno utilizzato questo aspetto per cercare di sostenere la tesi della pluralità degli autori dell’Esodo, ma il volume 2, pag. 416, dell’Expositor’s Bible Commentary afferma che ciò non aiuta realmente a rispondere alla domanda. Il libro dell’Esodo non deve necessariamente seguire un ordine cronologico; non vi è alcun problema nel fatto che qui segua un ordine cronologico; la sequenza è in realtà piuttosto lineare.

Esodo 19:3 Mosè salì da solo

Esodo 19:14 Mosè scese da solo

Esodo 19:20 Mosè salì da solo sulla vetta

Esodo 19:24 Mosè scese brevemente per andare a prendere Aronne

Esodo 24:9 Mosè e altri 73 salirono

Esodo 24:12-13 Dio disse a Mosè di salire, così Mosè lasciò gli anziani dove si trovavano, e Mosè e Giosuè salirono più in alto.

Esodo 24:15 afferma che Mosè salì, apparentemente da solo, e quindi proseguì più in alto.

Esodo 24:18 afferma che poi Mosè entrò nella nuvola mentre saliva; si tratta quindi dello stesso viaggio descritto in Esodo 24:15.

Esodo 32:15 Mosè scese [fino in fondo] con le due tavole, incontrando Giosuè. (Mosè ruppe le tavole in Esodo 32:19)

Esodo 32:31 Mosè tornò dal Signore. Ciò non significa necessariamente che abbia risalito e ridisceso il monte, sebbene avrebbe potuto farlo.

Esodo 34:4 Mosè salì con due tavole di pietra vuote

Esodo 34:29 Mosè scese dal monte con due tavole di pietra.

A proposito di Mosè e delle montagne, una sequenza simile si verificò durante la trasfigurazione di Gesù. Mentre viaggiava con i dodici discepoli, Egli si separò da loro e salì sul monte con solo tre di loro. Luca 9:32-33 mostra che Gesù si trovava a una certa distanza dai tre quando avvenne la trasfigurazione. Poi una nuvola li avvolse. Luca 9:36-37 mostra che gli altri discepoli si ricongiunsero a Gesù prima che la folla lo raggiungesse ai piedi del monte.

Sintesi: Tenendo conto che è possibile percorrere una parte del tragitto su per una montagna con un gruppo più numeroso e proseguire più in alto con un gruppo più ristretto, e considerando che non è necessario menzionare il ritorno di ogni viaggio, non vi è alcuna difficoltà riguardo al numero dei viaggi di Mosè.


D: In Esodo 19:4, come poteva il popolo avere ali d’aquila?

R: Si tratta di una metafora del modo in cui Dio ha operato per condurli a destinazione, senza alcuno sforzo da parte loro. (Quando affrontiamo prove enormi, Dio continua a portarci sulle ali delle aquile anche oggi.)


D: In Es 19,11, dove si trova esattamente il Monte Sinai?

R: Regione: la penisola del Sinai è un triangolo rivolto verso sud con le montagne nella parte meridionale, che Esodo 19:2 e Numeri 3:14; 9:1,5; 10:12 chiamano «deserto» del Sinai. Il deserto di Sin separa Elim dal Sinai. Numeri 33:3-50 elenca tutti i luoghi in cui gli Israeliti si accamparono. Purtroppo, non conosciamo l’ubicazione di molti di questi accampamenti, ma osservandoli possiamo capire cosa si trova tra l’uno e l’altro.

All’interno del deserto del Sinai vi sono in realtà due montagne, vicine tra loro, che corrispondono alla posizione del Monte Sinai.

Gebel Musa/Mousa (7.363 piedi): questa è la visione tradizionale, almeno a partire dal 500 d.C. circa. Presenta scarpate molto ripide. Il Monastero di Santa Caterina si trova ai piedi di questa montagna. Molti musulmani, sebbene non tutti, la considerano anch’essi il Monte Sinai. Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 674, riporta un’immagine del Jebel Musa.

Ras es-safsafeh (6.540 piedi, 1.993 metri) si trova a due miglia (3,2 km) a nord di Gebel Musa, sulla stessa cresta. Ai suoi piedi si estende una pianura più ampia.

Gebel Serbal (improbabile): Eusebio di Cesarea (325 d.C.) lo riteneva tale. Tuttavia, il *New Bible Dictionary* (1978), alle pagine 1193-1194, menziona che non vi è alcun deserto ai suoi piedi.

Alcuni ritengono che il Monte Sinai si trovi a Jebel al-Lawz, in Arabia, forse perché

a) ritengono erroneamente che la penisola del Sinai facesse parte dell’Egitto durante l’Esodo

b) dimenticano che, secondo Esodo 18:27 e Numeri 10:29-30, il Monte Sinai si trovava al di fuori del territorio di Madian

c) Paolo affermò che il Monte Sinai si trovava in Arabia (Galati 4:25), e dimenticano che la penisola del Sinai faceva parte della provincia romana dell’Arabia.

www.christiananswers.net/abr/scoop.html, dopo aver esposto le ragioni precedenti, afferma inoltre che la distanza dall’Arabia sarebbe stata eccessiva rispetto a Kadesh Barnea, poiché chi viaggiava con greggi e mandrie avrebbe percorso solo circa 6 miglia al giorno. Tuttavia, la distanza da Jebel al-Lawz a Kadesh Barnea è di circa 150 miglia, e essi percorsero il tragitto dal Sinai a Kadesh Barnea in soli 11 giorni.

I musulmani talvolta cercano di sostenere che il Monte Sinai sia la Mecca. Dopotutto, Galati 4:25 afferma che il Monte Sinai si trova in Arabia. Tuttavia, non si tratta dell’odierno Stato dell’Arabia Saudita, bensì della penisola del Sinai, che faceva parte della provincia romana dell’Arabia. Inoltre, un viaggio di 11 giorni di circa 800 miglia dalla Mecca a Kadesh Barnea, con greggi e mandrie, animali giovani e bambini piccoli, a piedi, sarebbe incredibile. Si veda «The Roman World», pag. 107, oppure l’Enciclopedia Britannica alla voce «Storia romana» per una mappa.

Se il Monte Sinai fosse davvero la Mecca, ciò non farebbe alcuna differenza per i cristiani, se non che le tappe del viaggio di Israele non avrebbero più senso. A quanto pare, tuttavia, ciò è importante per alcuni musulmani, poiché conferirebbe credibilità all’idea che la Mecca abbia avuto un ruolo nell’opera di Dio prima di Maometto. Tuttavia, altri musulmani, come indicato nella nota 2504 del «Sacro Corano: Traduzione inglese dei significati e commento», identificano il Monte Sinai con Gebel/Jabal Musa, così come fa la maggioranza dei cristiani.


D: In Esodo 20:4-5, è lecito per i cristiani indossare e possedere croci e altre immagini religiose?

R: Come promemoria va bene, proprio come gli ebrei copiavano le Scritture come promemoria in base a Deuteronomio 6:8-9. Tuttavia, né le croci, né le Scritture, né qualsiasi altra cosa devono essere adorate al posto di Dio.


D: Poiché Esodo 20:4-5 dice di non avere immagini scolpite, perché c’erano così tante immagini nel tabernacolo (Esodo 25-27) e successivamente nel tempio (1 Re 6:1-38; 7:13-51)?

R: Era lecito realizzare le immagini comandate da Dio a scopo decorativo e non di adorazione. Tuttavia, quando anche le immagini che Dio stesso aveva ordinato di realizzare venivano utilizzate per l’adorazione, dovevano essere distrutte. A titolo di esempio, si legga la storia del serpente di bronzo in Numeri 21:4-9 e 2 Re 18:1-4. Per ulteriori informazioni, si veda il libro 2, capitolo 22 dei «Cinque libri contro Marcion» di Tertulliano (207/208 d.C.).


D: In Es 20,5; Dt 4,24; 6,15; Gio 2,18; Sof 1,18, Dio è un Dio geloso, dal momento che 1 Cor 13,4 afferma che l’amore non è invidioso?

R: Tre punti da considerare nella risposta:

1. Molti versetti dimostrano che non dobbiamo invidiare gli altri per ciò che possiedono, né tantomeno per le cose con cui Dio li ha benedetti.

2. Dio non è una creatura e, secondo le Sue regole, è lecito che Egli sia geloso dell’adorazione e della devozione che Gli spettano di diritto. Ciò è simile a quando una persona si aspetta devozione e fedeltà dal proprio coniuge, o un genitore si aspetta onore e obbedienza da un figlio.

3. Oltre a ciò, 2 Corinzi 11:2 dimostra che dovremmo nutrire una gelosia divina affinché gli altri continuino a essere devoti al vero Gesù anziché a un falso.


D: In Esodo 20:5, in breve, perché un Dio giusto fa ricadere l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione?

R: Ezechiele 18 e Deuteronomio 24:16 mostrano che Dio non dichiara il figlio colpevole dei peccati del padre, ma Esodo 20:5 e altri versetti indicano che i figli subiscono conseguenze negative a causa dei peccati altrui. Molti ritengono che il giudizio di Dio tenga conto del punto di partenza di ciascuno e delle opportunità a loro disposizione, e non tutti partono dallo stesso punto né hanno le stesse opportunità.


D: In Es 20,5; Esodo 34:7; Numeri 14:18; e Deuteronomio 5:9, in che modo Dio punisce i figli per i peccati dei loro padri fino alla terza e alla quarta generazione, quando Ezechiele 18:4, 18-19 e Deuteronomio 24:16 affermano che ciascuno morirà per il proprio peccato, non per quello del padre, e Ezechiele 18:19 afferma che il figlio non condivide la colpa del padre?

R: A quanto pare Dio riteneva che si trattasse di un concetto importante, poiché i quattro versetti della Legge ripetono la stessa cosa utilizzando le stesse due parole ebraiche.

«Visitare» è paqad (Strong 6485), che è un termine neutro che può significare «visitare» con intento sia amichevole che ostile.

«Iniquità» è ‘avon (Strong 5771), che significa perversità, male, colpa, iniquità, malizia, punizione (dell’iniquità), peccato.

Alcuni hanno pensato che il proprio peccato non abbia alcun effetto sui propri figli; altri hanno ritenuto che un figlio possa essere colpevole solo a causa dei propri genitori. Geremia 31:29-30 ed Ezechiele 18:2 rimproverano coloro che affermano: «I padri mangiano l’uva acerba e ai figli si stringono i denti». In Giobbe 21:19 Giobbe afferma qualcosa di simile. La verità, in realtà, non risiede in nessuno di questi due estremi. Innanzitutto, due affermazioni che non costituiscono la risposta, e poi la risposta stessa.

Rivelazione precedente contro rivelazione successiva (non è la risposta): La Torah (Legge) fu data intorno al 1440 a.C., mentre il libro di Ezechiele fu scritto dopo il 587 a.C. Così come il modo in cui Dio trattava gli uomini era molto diverso ai tempi di Noè, ai tempi di Abramo, sotto la Legge mosaica e dopo Cristo, il modo in cui Dio trattava gli uomini era leggermente diverso tra l’epoca di Mosè (quando avevano solo la Legge) e quella di Ezechiele (quando disponevano anche di scritti profetici). Tuttavia, entrambi erano soggetti alla Legge mosaica e non vi fu alcun cambiamento esplicito di alleanza o di dispensazione tra i due periodi. Inoltre, anche Deuteronomio 24:16 afferma che padri e figli non devono essere messi a morte l’uno per l’altro, e tale versetto fu scritto contemporaneamente al resto del Deuteronomio.

Visitare l’iniquità vs. morire per i peccati (non è questa la risposta): I versetti della Legge non affermano che i figli moriranno per i peccati dei propri genitori o antenati, ma solo che l’iniquità ricadrà su di loro. Ezechiele 18 e Deuteronomio 24:16 affermano solo che un figlio non morirà per i peccati di suo padre. Tuttavia, mentre Deuteronomio 24:16 ed Ezechiele 18 dimostrano che la morte [fisica e spirituale] e le conseguenze eterne non sono responsabilità dei genitori ma della persona stessa, non si può ignorare il fatto che gli altri versetti dimostrano che il peccato ha effetti generazionali. Esistono almeno tre diversi effetti.

Conseguenze: Le conseguenze fisiche sono le più evidenti: i bambini nati da madri tossicodipendenti nascono già dipendenti dalla droga. Alcuni bambini sono affetti dalla sindrome alcolica fetale a causa delle madri alcoliste. Se iniziano a bere alcolici, svilupperanno una dipendenza particolarmente forte. Ma Dio a volte stabilisce anche conseguenze non fisiche. Canaan e i suoi discendenti furono colpiti da conseguenze a causa del peccato di Cam, come riportato in Genesi 9:25-27. I discendenti di Eli furono maledetti in 1 Samuele 2:31-33 a causa dei gravi peccati dei figli di Eli. La discendenza di Ioiachìn non avrebbe mai più regnato, come indicato in Geremia 22:28-30. Ma esistono anche conseguenze generazionali positive per l’obbedienza, come nel caso dei discendenti dei Recabiti in Geremia 35:18-19 e dei discendenti di Abramo in Genesi 12:2, ecc. Infine, Romani 8:28 promette che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio. Quando sopportiamo pazientemente le maledizioni, Dio è abbastanza potente da trasformare anche quelle in benedizioni.

Crescere nel peccato: Esodo 20:5 e Deuteronomio 5:9 affermano che Dio fa ricadere l’iniquità sui figli di coloro che odiano Dio. I bambini spesso crescono imparando i valori dei propri genitori. Se i genitori di qualcuno odiavano Dio, probabilmente anche quel figlio è cresciuto ricevendo tale insegnamento, sia direttamente che implicitamente. Tuttavia, come Abramo di Ur, i Gabaoniti di Canaan, Ruth la Moabita e i pagani ai quali i primi cristiani predicavano, possiamo seguire la chiamata di Dio per superare qualsiasi tipo di educazione negativa e vivere una nuova vita che Gli sia gradita.

Bisogna scegliere di opporsi al peccato: quando i genitori di un figlio sono stati coinvolti in un peccato, e in particolare se i genitori odiavano Dio, al figlio verrà offerta l’occasione di commettere quel peccato. Il figlio o la figlia devono scegliere di opporsi ai modelli dei propri genitori, o persino alle norme della propria cultura, e seguire Dio. Proprio come ad Abramo fu detto di lasciare la sua famiglia e il suo popolo per seguire Dio dove Egli lo avrebbe condotto, tutti noi, in un modo o nell’altro, dobbiamo abbandonare alcuni aspetti della nostra cultura e della nostra educazione per seguire Cristo.

Un semplice esempio dei tre aspetti: gli Israeliti peccarono spesso adorando gli idoli fino all’esilio. I bambini israeliti nati in seguito subirono le conseguenze dell’esilio a causa dei peccati dei loro genitori e dei loro antenati. Durante la loro educazione, sarebbe stato particolarmente allettante scegliere la via più facile e adorare gli dei babilonesi che li circondavano, come facevano tutti gli altri; molti lo fecero e si assimilarono a quella cultura. Ma alcuni, confrontati con gli idoli durante il periodo di maledizione trascorso a Babilonia, scelsero Dio e si opposero al peccato, tornando poi nella terra d’Israele. Da quel momento in poi, Israele non ebbe mai più problemi con gli idoli.

Conclusione: che piaccia o meno, Dio ha dimostrato che il peccato presenta aspetti generazionali. Dio è giusto, e possiamo comprendere ciò che Egli ha rivelato riguardo alla Sua giustizia. Tuttavia, la giustizia di Dio è definita dalla Sua Parola; non siamo liberi di ignorare la Sua Parola ed esigere che Dio si conformi alle nostre idee di giustizia. Nella cultura «indipendente e autonoma» della società occidentale, potremmo desiderare di eludere il fatto che il peccato presenti aspetti generazionali, ma la giustizia di Dio è definita da ciò che Dio ha detto, non da ciò che desideriamo.


D: Poiché Esodo 20:8 afferma che dobbiamo onorare il giorno del sabato, perché i cristiani di oggi ritengono che sia lecito lavorare di sabato?

R: I cristiani autentici hanno tre diversi punti di vista:

Sabato: Nell’Antico Testamento il sabato andava dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato. Uno dei motivi per cui la nazione di Giuda fu esiliata a Babilonia per 70 anni fu proprio il fatto di non aver osservato il sabato per 70 * 7 = 490 anni. (Il loro anno era di 360 giorni.) Si vedano Levitico 26:31-36; Geremia 25:11-12; 29:10,16; e Daniele 9:2.

Domenica: dopo che Gesù risuscitò dai morti, la domenica divenne il giorno del Signore e veniva celebrata dai primi cristiani. Paolo non spiegò ai Corinzi perché si trattasse del primo giorno della settimana in 1 Corinzi 16:2; Paolo dava per scontato che lo sapessero già. Anche Apocalisse 1:10 si riferisce alla domenica, oppure a una visione del giorno del Signore. Anche la Prima Apologia di Giustino (138-165 d.C. circa), cap. 67, pagg. 185-186, menziona il culto domenicale. Ireneo (182-188 d.C.), nel frammento 7 (pag. 569), menziona a sua volta la Pasqua e il giorno del Signore.

Tutti i giorni: ai tempi dell’Antico Testamento, i credenti dovevano trascorrere un giorno alla settimana nel riposo di Dio. Tuttavia, Ebrei 4:11 indica che oggi disponiamo di un riposo diverso e migliore. Dovremmo dedicare ogni giorno della settimana a rimanere nel riposo di Dio. In Colossesi 2:16, Paolo rimprovera i Colossesi per aver continuato a osservare il giorno di sabato. Romani 14:5 parla, senza disapprovazione, dei cristiani che considerano tutti i giorni uguali. In 1 Corinzi 16:2 si raccoglievano le offerte la domenica.

Si veda la domanda su Romani 14:5 per sapere cosa facesse la Chiesa del Nuovo Testamento. La Chiesa post-neotestamentaria celebrava il culto la domenica, come dimostra

Ignazio, discepolo dell’apostolo Giovanni (110-117 d.C.)

Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa)

Prima Apologia di Giustino Martire (150 d.C.), capitolo 67, pagg. 185-186

Dionigi di Corinto (175 d.C.)

Melito di Sardi (175 d.C.)

Costituzioni Apostoliche (II secolo)

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.)

L’Apologeticus di Tertulliano (198-220 d.C.)

Persino l’eretico Bardesane (180 d.C.)

Agostino affermò che non era necessario osservare il sabato ai tempi del Nuovo Testamento.

Deviazioni da questa posizione furono menzionate da Giustino Martire (che scrisse intorno al 138-165 d.C.) (Dialogo con Trifone, cap. 47, pag. 218), il quale definisce coloro che osservano il sabato «fratelli più deboli», mentre Eusebio di Cesarea (324 d.C.) menziona gli eretici ebioniti come osservanti del sabato.


D: Poiché Esodo 20:13 e Deuteronomio 5:17 recitano: «Non uccidere», perché furono uccise così tante persone e così tanti animali?

R: È una buona domanda su un punto comunemente frainteso. Se Esodo 20:13 significasse davvero di non uccidere mai nessuna persona, sarebbe una novità per Mosè. In più di un’occasione, Dio disse a Mosè di combattere guerre e giustiziare i trasgressori della legge. Se Esodo 20:13 significasse davvero di non uccidere mai nulla, sarebbe una novità per Dio, che comanda il sacrificio degli animali.

Il termine ebraico râtsach potrebbe significare «uccidere persone», ma il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 148-149, afferma che, tra i sette termini ebraici che indicano l’atto di uccidere, questa parola — che compare 47 volte nell’Antico Testamento — è quella che significa «omicidio». Il contesto dell’Esodo indica che alcune guerre e le esecuzioni legittime non solo sono consentite, ma anche comandate.

Come nota a margine interessante, un ex governatore della Pennsylvania pose il veto su un disegno di legge volto a reintrodurre la pena di morte, citando questo versetto e interpretandolo erroneamente.


D: In Es 20,13 e Dt 5,17 si afferma: «Non uccidere». Egli ci ha comandato di non uccidere eppure ha mandato il Suo Figlio unigenito affinché fosse sacrificato (cioè ucciso) dal Suo popolo, gli ebrei, il che mi confonde. … La prego di spiegarmi perché Gesù ha dovuto morire per i miei peccati. Perché ho dovuto uccidere Gesù? Perché abbiamo dovuto infrangere uno dei Suoi comandamenti per riconciliarci con il nostro Dio e con le nostre anime?

R: Il comandamento proibiva l’omicidio; gli Israeliti continuavano tuttavia a combattere guerre e a eseguire condanne a morte. Si veda la risposta alla domanda precedente riguardo all’uccisione degli animali, alle esecuzioni capitali e alle guerre. Per quanto riguarda l’espiazione, Dio ha mandato Gesù sapendo che sarebbe stato ucciso dai malfattori. Tuttavia, quando lo fecero, essi si trovavano in uno stato di disobbedienza verso Dio. Ciononostante, Dio utilizza persino la ribellione e la malvagità delle persone per i Suoi scopi. Romani 8:28 è davvero un versetto straordinario. Dice: «...in tutte le cose Dio concorre al bene per coloro che Lo amano, che sono stati chiamati secondo il Suo disegno». NON dice che Dio concorre solo al bene. Piuttosto, dice che Dio concorre in tutte le cose (buone e cattive) al bene per coloro che Lo amano.

Naturalmente, non siamo stati noi a uccidere Gesù; sono stati i soldati romani. Ciononostante, Dio ha permesso che Gesù fosse ingiustamente assassinato per sopportare la punizione per i nostri peccati.


D: Poiché Esodo 20:13 e Deuteronomio 5:17 dicono di non uccidere, perché Dio a volte uccide le persone?

R: I Dieci Comandamenti sono stati dati agli uomini; e Dio, che è onnisciente, non è vincolato da ciò che ci ha dato. Ad esempio, Dio accetta l’adorazione, mentre noi non dobbiamo accettarla.


D: Poiché Esodo 20:14,17 dice di non commettere adulterio, perché in seguito ci furono matrimoni poligami?

R: Il matrimonio poligamo non costituisce adulterio. La poligamia era consentita ma non incoraggiata nell’Antico Testamento, mentre nel Nuovo Testamento non è consentita ai dirigenti della Chiesa.

Sebbene Esodo 20:17 affermi di non desiderare la moglie del proprio prossimo (singolare), questo comandamento è valido indipendentemente dal fatto che il prossimo avesse una o più mogli. Se avesse detto di non desiderare le mogli del proprio prossimo (plurale), alcuni avrebbero potuto interpretarlo nel senso che desiderare solo una delle sue mogli sarebbe stato lecito. Naturalmente, non è questo ciò che Dio intendeva.


D: In Esodo 20:20, perché il popolo non doveva temere, dal momento che nello stesso versetto si diceva che avrebbe dovuto temere?

R: Né loro né noi dobbiamo provare paura o apprensione nei confronti di Dio, che nutre un amore così grande per noi. Dobbiamo però temere Dio, nel senso di rispettare Dio, la Sua potenza e la Sua santità. Oggi dobbiamo anche temere per i perduti, ovvero temere che l’ira di Dio li distrugga se non si pentono, come insegna Giuda 23.

Tuttavia, poiché Cristo si è rivelato, non proviamo lo stesso timore che provavano loro nell’Antico Testamento, come insegna Ebrei 12:18. Si veda anche la discussione su Esodo 9:30.


D: In Esodo 20:24, l’altare doveva essere costruito con terra o con legno di acacia, come indicano Esodo 27:1; 30:1; 37:1 e 38:1?

R: Sul Monte Sinai costruirono un altare di terra. Successivamente, per il tabernacolo, realizzarono un altare portatile in legno di acacia.

Si vedano When Critics Ask, pag. 79, e Alleged Discrepancies of the Bible di Haley, pagg. 427-428, per una risposta diversa.


D: In Esodo 20:25-26 e Giosuè 8:31, perché al popolo era vietato utilizzare pietre squadrate?

R: La Bibbia non spiega perché Dio abbia dato questo comando, ma si limita a riportare che lo ha fatto. Tuttavia, le rocce squadrate con scalpelli di ferro avrebbero mostrato, col passare del tempo, segni di ruggine rossa. Con utensili di bronzo o di rame sarebbero stati visibili segni di colore blu-verde.


D: Perché Esodo 21:2-21 e Levitico 25:46 tollerano la schiavitù?

R: La schiavitù nella Bibbia era simile alla servitù a contratto. Secondo Esodo 21:2-5, tutti gli schiavi ebrei dovevano essere liberati ogni settimo anno. Quando lo schiavo veniva liberato, l’ex padrone doveva fornirgli generosamente ciò che possedeva, secondo Deuteronomio 15:13-15. L’unica eccezione alla liberazione di uno schiavo ebreo era il caso in cui lo schiavo amasse il padrone al punto da scegliere di rimanere schiavo per tutta la vita, come indicato in Esodo 21:5-6. Tuttavia, gli ebrei non liberavano sempre i propri schiavi, come dimostra Geremia 34:8-22; Dio li rimproverò per questo. Diventavano schiavi:

I ladri che non potevano restituire ciò che avevano rubato (Esodo 22:3)

Le donne vendute dai genitori come concubine (Esodo 21:7-11)

Persone che si vendevano come schiavi se erano affamate


D: In Esodo 21:13, cosa si intende qui per «forza maggiore»?

R: Si tratta di un’espressione molto simile all’uso giuridico occidentale di «forza maggiore», che indica qualcosa che sfugge al controllo umano. L’Expositor’s Bible Commentary, volume 2, pag. 432, afferma che espressioni simili si trovano nel Codice di Hammurabi, 249:38-39; 266:77.


D: In Esodo 21:17, si trattava di una punizione severa per i figli irrispettosi?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Sebbene oggi ciò possa sembrarci severo, il fatto di sapere che i genitori disponevano di tale potere impediva agli adolescenti di disprezzare totalmente l’autorità dei propri genitori. Tuttavia, si trattava di una punizione lieve rispetto a quella praticata dai Cananei e dai Fenici, che ricorrevano al sacrificio dei bambini. Basti immaginare un bambino cananeo o fenicio che si comportasse in modo disobbediente e il genitore che dicesse: «Il tuo comportamento sta cominciando a farmi sentire molto devoto». Gli unici israeliti che praticavano il sacrificio dei bambini erano gli adoratori di idoli, che Dio condannò.

2. Per quanto riguarda gli israeliti devoti, dato il loro fortissimo orientamento familiare, non vi è alcuna prova che i figli fossero mai così disobbedienti da indurre i genitori a ricorrere a tale misura.

3. Anche se ci fossero stati bambini disobbedienti, Esodo 21:17 non specifica che i genitori fossero tenuti a farlo; si trattava solo di un’opzione. Non vi è alcuna prova che qualche genitore abbia scelto di farlo.

4. In epoca romana tarda, i padri romani godevano del «diritto di paterfamilias». Si trattava del diritto legale di un padre romano di uccidere il proprio figlio neonato per qualsiasi motivo.

Sintesi: Talvolta l’istituzione di una legge, che prevede una misura severa, consente di ottenere il risultato desiderato senza che si verifichi un caso in cui essa debba essere applicata.


D: In Esodo 21:20, perché chi picchia uno schiavo fino a ucciderlo viene semplicemente «punito»?

R: Esodo 21:12 specifica la punizione: la morte per omicidio volontario e la fuga in un luogo di rifugio per omicidio colposo. Ciò vale sia per gli schiavi che per i liberi.

Non vi era alcun riferimento a una punizione diversa per uno schiavo, né era necessario specificare che la punizione fosse la stessa, poiché l’omicidio di un uomo libero o di uno schiavo era considerato allo stesso modo in Egitto, dove vivevano. Questa legge egizia è menzionata nell’opera *Life in Egypt in Ancient Times* di Bernard Romant, tradotta da J. Smith (Minerva 1978/81), pag. 124.


D: In Es 21,21, perché l’Esodo tollera il maltrattamento degli schiavi?

R: Alcuni comportamenti nell’Antico Testamento non venivano raccomandati, ma piuttosto tollerati, poiché il cuore del popolo era indurito. Ad esempio, il divorzio era permesso nell’Antico Testamento a causa dell’indurimento del cuore delle persone (Matteo 19:8), eppure in Malachia 2:16 Dio affermò di detestare il divorzio. Picchiare una persona, senza causarle lesioni permanenti, era punito con una multa pecuniaria per il tempo perso, come indicato in Esodo 21:18-19. Esodo 21:21 sottolinea semplicemente che al proprietario di uno schiavo non viene inflitta una multa per il tempo perso, poiché era stato proprio il proprietario a (forse incautamente) far perdere tempo allo schiavo. Tuttavia, che si tratti di uno schiavo o meno, se un uomo colpisce qualcuno causandone la morte, tale uomo dovrà essere messo a morte, come stabilito in Esodo 21:12,20. Allo stesso modo, se un uomo provoca una lesione permanente, è prevista una multa pecuniaria, la liberazione di uno schiavo o la legge del «occhio per occhio».


D: Esodo 21,22-23 dimostra che l’aborto è sbagliato, o che un feto è meno di un bambino?

R: Nel libro *When Critics Ask*, a pag. 79, si menziona che, secondo lo studioso di ebraico Umberto Cassuto, nel suo *Commentario al Libro dell’Esodo* (Magnes Press, 1967): «…Ma se dovesse verificarsi un danno, cioè se la donna o i bambini morissero, allora dovrete dare vita per vita».

Inoltre, il termine ebraico (yatsa’) indica sia il parto di un bambino vivo sia l’aborto spontaneo. Esiste un termine ebraico diverso per indicare l’aborto spontaneo, che non implica la nascita di un bambino vivo, ma in questo contesto non è stato utilizzato. Infine, il termine «bambino» è un termine usato per indicare i neonati.

Come nota a margine, l’aborto mediante sostanze chimiche era praticato già ai tempi della Bibbia. Secondo la rivista Discover (settembre 1998), una pianta che cresceva in Cirenaica, chiamata Silphium, era in grado di indurre l’aborto. Minucio Felice (210 d.C.) spiegò perché gli aborti chimici fossero sbagliati nell’*Ottavio* di Minucio Felice, cap. 30, pag. 192, così come fece Ippolito nella *Confutazione di tutte le eresie*, libro 9.7, pag. 131 (225-235/6 d.C.). Il silfio veniva venduto al peso in argento.

Anche gli aborti chirurgici furono descritti in dettaglio e condannati da Tertulliano (198-220 d.C.) nel *Trattato sull’anima*, cap. 25, pag. 206

L’*Apologia* di Tertulliano, cap. 9, pag. 25 (198-220 d.C.): «Nel nostro caso, essendo l’omicidio vietato una volta per tutte, non possiamo distruggere nemmeno il feto nel grembo materno, mentre l’essere umano ricava ancora il sangue da altre parti del corpo per il proprio sostentamento. Impedire una nascita non è altro che un omicidio più rapido; né ha importanza se si toglie la vita a chi è già nato o se si distrugge quella che sta per nascere. Quello che sta per diventare un uomo è già un uomo; il frutto è già presente nel suo seme».

Tertulliano (198-220 d.C.) afferma: «La legge di Mosè, infatti, punisce con le dovute pene chi provoca un aborto, in quanto esiste già il rudimento di un essere umano, al quale è attribuita fin d’ora la condizione di vita e di morte, poiché è già soggetto alle conseguenze di entrambe, sebbene, vivendo ancora nella madre, condivida per la maggior parte il proprio stato con la madre». Trattato sull’Anima, cap. 37, p. 218

Anche Tertulliano menziona l’aborto chimico come un atto riprovevole in *Esortazione alla castità*, cap. 12, pag. 57


D: In Esodo 21,29-30, perché in alcuni casi di omicidio non veniva applicata la pena di morte?

R: Come nel diritto moderno, spesso non è prevista la pena di morte per l’omicidio colposo. Una cosa è uccidere deliberatamente una persona, un’altra è ucciderla per imprudenza.


D: In Esodo 21-22, come si collocavano queste leggi rispetto ad altre leggi dello stesso periodo?

R: Ecco alcuni confronti.

Esodo 21,2-4: Quando un uomo celibe diventava schiavo e il suo padrone gli dava una moglie, e l’uomo veniva liberato, la moglie e i figli rimanevano schiavi del padrone nei testi accadici di Nuzi.

Esodo 21:9 Un documento assiro stabiliva che se un uomo avesse acquistato una ragazza come moglie per suo figlio e il matrimonio non fosse stato celebrato, l’acquirente non avrebbe potuto restituirla come schiava, «ma avrebbe dovuto trattarla come una propria figlia, un’assira».

Es 21:18-19 Il Codice di Hammurabi (206) stabilisce che se un uomo ferisce accidentalmente un altro e lo dichiara sotto giuramento, deve comunque pagare l’onorario del medico. Le Leggi ittite (10) stabiliscono che egli debba prendersi cura dell’uomo che ha ferito, pagare l’onorario del medico e versargli anche sei (in seguito, dieci) sicli d’argento.

Es 22,16-17: se un uomo seduceva una donna non fidanzata, la Legge assira media n. 56 stabiliva che l’uomo dovesse pagare un terzo del prezzo della sposa, e il padre poteva decidere a sua discrezione se consentire o meno all’uomo di sposarla.

Es 22,19: anche le Leggi ittite (187-188, 199,16-18) prevedevano la condanna a morte per chiunque avesse avuto rapporti sessuali con una pecora, una mucca o un maiale, ma non con un cavallo o un mulo. A quanto pare, tale pratica era diffusa tra i Cananei.


D: In Esodo 22:8-9 e 1 Samuele 2:25, le persone si presentavano davanti ai giudici o davanti a Dio?

R: Non vi è alcun dubbio riguardo al termine ebraico; si tratta di «elohim». Tuttavia, «elohim» può significare «Dio vero», «falsi dei» o «giudici». Nel Salmo 82:6 significa «giudici».

Sintesi: Ecco cosa afferma *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, pag. 586, riguardo a 1 Samuele 2:25: «Come indica la nota a margine della NIV, non possiamo sempre essere certi se (elohim) significhi “Dio” o “i giudici” in determinati contesti. … Qui, nel versetto 25, e nei passaggi dell’Esodo, è forse meglio lasciare la questione aperta, poiché in ogni caso i ‘giudici’ (se tali sono) sono considerati rappresentanti di Dio che riflettono la Sua volontà e realizzano i Suoi desideri.”


D: In Esodo 22:18, perché le streghe venivano condannate a morte e [presumibilmente] non gli uomini?

R: Il divieto di praticare la stregoneria, di ricorrere a medium e di occuparsi di occultismo si applicava in egual misura a uomini e donne. Indipendentemente dal genere, Dio considera il tentativo di praticare la stregoneria un atto molto grave. I cristiani non dovrebbero disonorare il nome che portano partecipando a sedute spiritiche, utilizzando tavole Ouija, dedicandosi alla divinazione o a qualsiasi altro tentativo di stregoneria.


D: In Esodo 22:18, un’insegnante della scuola domenicale ha raccontato una volta di riuscire a capire come curare i disturbi fisici tenendo una catena metallica con un ciondolo metallico sopra il polso e ponendo domande al proprio corpo. Il ciondolo oscilla in modo diverso a significare «no» o «sì». Cosa ne pensa?

R: Ciò è contrario alla Bibbia. Si tratta di chiedere risposte a [una sorta di] spirito. Sembra vagamente simile alla pratica occulta (satanica) della tavola Ouija. Le chieda come fa a sapere quale tipo di spirito sta agendo in questo modo. 1 Giovanni 4:1-2 afferma che non dobbiamo credere a ogni spirito. 2 Corinzi 6:17 dice che non dobbiamo toccare nulla di impuro.

Una volta ho sentito un pastore affermare [giustamente] dal pulpito che non dobbiamo seguire l’astrologia. Tuttavia, per dimostrare che non c’era nulla di vero, si fece leggere il proprio oroscopo e stava per mostrare a tutti come fosse tutto falso. Ebbene, si scoprì che le previsioni cominciarono ad avverarsi. Si spaventò e si pentì davanti alla congregazione per ciò che aveva fatto. Solo dopo di ciò le restanti previsioni non si avverarono.

Satana possiede effettivamente capacità che vanno oltre le nostre, e talvolta è in grado di prevedere correttamente gli eventi (o comunque di fare in modo che si verifichino). Ne approfitta per indurre le persone a riporre fiducia in questa fonte di consigli, in modo da poterle ingannare più efficacemente in seguito.

Ecco cosa farei se fossi un membro della classe della scuola domenicale.

1. Andate dall’insegnante e spiegatele che riponete la vostra fiducia in Cristo, non negli spiriti familiari. Mostratele i versetti contro l’occultismo; forse capirà e si pentirà. Alcuni versetti che affermano che non dobbiamo avere nulla a che fare con l’occultismo, la comunicazione con i morti, ecc. sono:

Non abbiate nulla a che fare con la magia e l’occultismo, quali la canalizzazione, la stregoneria, la proiezione astrale, i medium, gli indovini, l’astrologia, le tavole Ouija, la Meditazione Trascendentale (TM), l’EST o il Qi-gong. Lev 19:26,31; 20:6-8,27; Atti 19:19; Ez 13:18; 22:18; Dt 18:9-14; Michea 5:12; Ap 9:21

Non cercate di comunicare con i morti. Dt 18,10-12; Isaia 8,19; 1 Samuele 28,3,7-12 + Levitico 20,6-8

Per quanto riguarda il male, dobbiamo essere come bambini. 1 Cor 14:20; Mt 10:16; tuttavia, state in guardia. Mt 10:16-17

2. Se non si convince a pentirsi, informi il pastore e gli anziani della chiesa che ciò non dovrebbe accadere in una chiesa che ripone la propria fiducia in Cristo, e suggerisca loro di sollevare la persona dall’incarico di insegnante della scuola domenicale.

3. Se ciò non dovesse sortire effetto, il membro ha il dovere di lasciare quella chiesa e di spiegare a chiunque lo desideri il motivo per cui se ne va. La vostra partenza costituirà una testimonianza migliore rispetto al fatto di rimanere e cercare di continuare a persuaderli. Finché rimanete, state implicitamente affermando che la situazione non è poi così grave.

A proposito, non darei questo consiglio nel caso di un’insegnante della scuola domenicale che credesse e insegnasse un errore su una questione secondaria. Ma non dobbiamo avere nulla a che fare con l’uso di «strumenti» per comunicare con il mondo degli spiriti al fine di ottenere consigli.


D: In Es 23,19; 34,26 e Dt 14,21, perché non si dovrebbe far bollire un capretto nel latte di sua madre?

R: Semplicemente perché Dio disse loro di non farlo. Che un’azione sia idolatra, magica, profana, crudele o sprezzante non è il punto principale; la ragione ultima è che a Dio non piaceva e disse di non farlo.

Esisteva inoltre un’antica pratica cananea e siriana che risale almeno al XV secolo a.C. L’epopea pagana ugaritica intitolata «La nascita degli dei belli e benevoli» descrive la pratica di cuocere un capretto nel latte di sua madre per implorare gli dei affinché facessero piovere in Canaan. Ciò è documentato nelle tavolette di Ras Shamra del XV secolo.

In seguito gli ebrei ampliarono questa regola, vietando di servire carne e latte nello stesso pasto, o addirittura di prepararli utilizzando gli stessi utensili.


D: In Es 23,28; Dt 7,20 e Gs 24,12, in che modo i «calabroni» scacciarono i Cananei?

R: Innanzitutto, due cose che non costituiscono la risposta, e poi la risposta.

Non è la risposta: i calabroni in senso letterale. Un esempio è fornito dallo storico greco Eliano, che in *Hist. anim.* 11,28 afferma che i Faseliani, un popolo cananeo che viveva vicino ai Solimiti, furono scacciati dalla loro terra dalle vespe. Bochart (*Hieroz.* iii, p. 499) riporta esempi di tribù che abbandonarono le loro terre a causa di rane, topi e altri animali. Tuttavia, in tutti i dettagli forniti, Giosuè non menziona alcun animale, insetto o altro, che abbia scacciato i Cananei. Il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 145, afferma che alcuni sostengono questa tesi, mentre altri ritengono che si tratti dell’Egitto.

Non è questa la risposta, ma gli stessi Israeliti: mentre alcuni ritengono che i «calabroni» a cui Dio si riferiva fossero gli stessi Israeliti, Esodo 23:28 fa chiaramente riferimento a un «aiuto esterno» che Dio fornì provvidenzialmente.

La risposta: l’Egitto. Tuttavia, l’emblema del faraone Thutmose III era proprio il calabrone. Egli condusse 17 campagne militari, per lo più in Palestina. Anche i suoi successori, Amenhotep II e Thutmose IV, condussero campagne in Palestina. Ciò costituisce un riconoscimento del fatto che l’esercito israelita non fu l’unico ad indebolire i Cananei; anche gli egiziani ebbero un ruolo in tal senso.

La Bibbia è tutta vera, ma ciò non significa che a Dio sia impedito di comunicare alle persone utilizzando le loro stesse metafore.


D: In Esodo 23:31, come potevano i Filistei trovarsi in Canaan ai tempi di Mosè?

R: Si veda la discussione su Genesi 20 per la risposta.


D: In Esodo 24:1, cosa possiamo imparare da Nadab e Abihu?

R: In quanto figli di Aronne, erano destinati a diventare i prossimi sommi sacerdoti. Tuttavia, essere figli di una persona devota non li rendeva «più al sicuro» dal pericolo; anzi, si tratta di una posizione ancora più pericolosa se non si desidera seguire Dio. Più si conosce, più si sarà chiamati a rispondere della propria disobbedienza, come dimostra 2 Pietro 2:21.


D: In Esodo 24:4, come poté Mosè scrivere «e Mosè scrisse tutte le parole del Signore»?

R: Nello stesso modo in cui scrisse Esodo 6:26-27. Si veda la discussione al riguardo. In alternativa, potrebbe essere stato lo scriba di Mosè a scrivere queste parole.


D: In Esodo 24:9-11, come poterono gli anziani recarsi sul Monte Sinai, dal momento che, secondo Esodo 19:12-13, chiunque si fosse avvicinato al Monte Sinai sarebbe stato colpito a morte?

R: Potevano recarsi sul Monte Sinai solo quando venivano invitati. Analogamente, avrebbero dovuto recarsi nella Terra Promessa, ma dopo il rapporto scoraggiante delle spie, si rifiutarono di andarci. Dopo che Dio li punì e disse loro che sarebbero morti nel deserto, decisero di recarsi nella Terra Promessa di propria iniziativa. Furono respinti dai loro nemici. Fare le cose giuste non è la cosa più importante. La cosa più importante è amare e obbedire a Dio, il che implica compiere le azioni giuste nel modo giusto e al momento giusto.


D: In Esodo 24:10, come poterono vedere la forma di Dio, dal momento che Dio non ha un corpo fisico?

R: Dio può assumere qualsiasi forma fisica desideri.


D: In Esodo 25,18, perché Dio ordinò a Mosè di realizzare immagini scolpite di cherubini?

R: Si trattava di immagini che adornavano il Tabernacolo, ma tali immagini non venivano adorate, né erano oggetto di preghiera o venerazione. I cherubini avevano una funzione decorativa; non erano immagini di Dio e non erano destinati né all’adorazione né alla venerazione.


D: In Esodo 28,30, cosa sono l’«Urim e il Thummim»?

R: Erano uno strumento che Dio aveva dato ai sacerdoti per tirare a sorte al fine di conoscere la Sua volontà. La descrizione del loro aspetto esatto è andata perduta, tranne per quanto riportato da Giuseppe Flavio, secondo cui si trattava di pietre poste su un pettorale. Il libro «1001 Bible Questions Answered», a pag. 357, afferma che «Urim e Thummim» possono significare «luci e perfezione».


D: In Esodo 28:34-35, in che modo i campanelli impediscono ad Aronne e ai suoi discendenti di morire?

R: Di per sé, i campanelli non lo fanno. Tuttavia, la corretta forma di culto in questo Tabernacolo era una questione seria per Dio, e ignorare questo comando avrebbe comportato la morte. Si veda anche la domanda successiva.


D: In Esodo 28:34-35 ed Esodo 39:22-26, qual era lo scopo dei sonagli sulla veste del sacerdote?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo ipotizzare due ragioni.

1. Mentre il popolo all’esterno ascoltava, poteva sentire il sacerdote, che non poteva vedere, compiere il sacrificio espiatorio per loro.

2. Se i sonagli avessero smesso di suonare, ciò avrebbe potuto indicare che Dio era scontento del sacerdote e lo aveva ucciso. A quel punto il popolo avrebbe potuto tirare fuori il sacerdote utilizzando la corda che lo circondava.


D: In Es 29,20 e Lv 8,23-24, perché si spalmava il sangue sull’orecchio destro, sul pollice destro e sull’alluce destro di Aronne?

R: Sebbene la Scrittura non indichi espressamente il motivo per cui Dio lo volesse, il simbolismo non è difficile da cogliere. Rappresenta un legame con il sacrificio. Per citare un altro esempio, ciò avveniva nel caso di chi era stato purificato da una malattia della pelle, quando portava il proprio sacrificio di purificazione al sacerdote. (Levitico 14:1-2, 14-17)


D: In Esodo 30, qual è il significato degli oggetti e cosa rappresentano?

R: Innanzitutto, potrebbero esserci ancora alcuni misteri che non conosciamo; Dio potrebbe non aver necessariamente rivelato ogni motivo per cui tutto fosse esattamente in questo modo. Ebrei 8:5 afferma: «Il luogo in cui prestano servizio è una copia e un’ombra del santuario celeste, proprio come Mosè fu avvertito da Dio mentre stava per completare il tabernacolo. Egli infatti dice: “Fai in modo di realizzare ogni cosa secondo il disegno che ti è stato mostrato sul monte”». (NET Bible) Si vedano i capitoli 9 e 10 della Lettera agli Ebrei per ulteriori approfondimenti sul significato del Tabernacolo e degli oggetti in esso contenuti.

Ecco ulteriori dettagli su Esodo 30.

Esodo 30:1-9 L’altare di legno di acacia era piccolo, alto circa 3 piedi e largo 18 pollici, ma molto pesante poiché era rivestito d’oro. L’oro può rappresentare la santità e Dio, ed era uno dei tre doni che i Magi portarono a Gesù. Questo altare è un simbolo del sacrificio di Cristo per noi. È curioso notare che nessun ornamento del tempio fosse menzionato come «santissimo» se non l’altare.

Un’applicazione secondaria alla nostra vita è che, proprio come il sacerdote doveva bruciare incenso sull’altare ogni mattina e ogni sera, anche noi dovremmo dialogare con Dio almeno ogni mattina e ogni sera. Come Cristo ha sacrificato la Sua vita per noi, in misura minore dovremmo essere disposti a soffrire per gli altri, come ha dimostrato Paolo in Colossesi 1:24.

Esodo 30:10 Una volta all’anno il sommo sacerdote degli Israeliti era tenuto a compiere l’espiazione sulle corna dell’altare.

Proprio come gli Israeliti avevano un sommo sacerdote in Esodo 30, noi abbiamo un Sommo Sacerdote che ha offerto un sacrificio per noi in Ebrei 4:14: Gesù.

Esodo 30:17-21 La conca di bronzo per la purificazione. Aronne e i suoi figli [discendenti] dovevano lavarsi le mani e i piedi prima di entrare nella Tenda del Convegno e prima di avvicinarsi all’altare.

Innanzitutto, non dobbiamo presentarci davanti a Dio pensando di non dover essere puri. Dobbiamo essere purificati. Naturalmente, i cristiani sono sacerdoti e re, e siamo purificati nel sangue di Gesù, quindi Egli ha adempiuto questo per noi. Ma dobbiamo vivere una vita purificata e santa. Si veda 1 Pietro 1:15-16; 2:11-12.

A proposito, il bronzo proveniva dagli specchi di bronzo donati dalle donne in Esodo 38:8. Un’applicazione secondaria alla nostra vita è che ciò che un tempo era usato per vanità e ornamento è stato rifuso per essere impiegato nella purificazione. Sarebbe gradito a Dio se fossimo disposti a far «rifondere» alcune delle nostre consuetudini e abitudini familiari, affinché possano essere trasformate nella Sua opera. Si vedano Romani 12:1-2 e Giacomo 1:23-25.

Esodo 30:22-33 L’olio dell’unzione sulle cose sacre. Ritengo che la formula fosse semplicemente quella scelta perché produceva un risultato profumato. L’olio dell’unzione è un simbolo dello Spirito Santo e rappresenta la santificazione operata da Dio. La mirra era molto costosa e costituiva uno dei doni che i Magi portarono a Gesù.

In primo luogo, così come la fragranza dell’olio dell’unzione «creava l’atmosfera» per ogni cosa, la nostra purificazione e santificazione mediante lo Spirito Santo ci conferisce l’aroma di Cristo in ogni cosa. Si veda 2 Corinzi 2:14-16 per ulteriori approfondimenti sul fatto che siamo l’aroma di Cristo.

Un’applicazione secondaria alla nostra vita è che questo olio dell’unzione non doveva essere dato per scontato né «banalizzato» utilizzandolo per qualsiasi altro scopo. I nostri corpi (il tempio di Dio, 1 Corinzi 6:19-20), la nostra unità nello Spirito (Efesini 4:3) e le nostre vite non devono essere banalizzate con usi profani. Non dobbiamo gettare le nostre perle davanti ai maiali, non dobbiamo unirci in giogo con i non credenti (2 Corinzi 6:14-18), non dobbiamo considerare sacre cose che non lo sono, né lasciarci sviare dalla nostra sincera e pura devozione a Cristo (2 Corinzi 11:3-4).

Esodo 30:34-38 L’incenso rappresenta l’intercessione e le preghiere. Ma l’incenso non doveva essere utilizzato per nessun altro scopo. L’incenso era molto costoso ed era uno dei tre doni che i Magi portarono a Gesù. In Esodo 30:35 era salato, probabilmente per un effetto conservante. Si veda Apocalisse 8:3-4 riguardo all’associazione dell’incenso con la preghiera.

In primo luogo, così come l’incenso bruciato dal sacerdote era un profumo che permeava ogni cosa, lo Spirito Santo, mandato dal Padre e da Gesù (Giovanni 16:7), dovrebbe permeare le nostre vite. Cristo, e solo Cristo, è il nostro mediatore (Efesini 2:13-17; Colossesi 1:20; Ebrei 8:6), e lo Spirito Santo intercede per noi con gemiti troppo profondi per essere espressi a parole (Romani 8:26-27).

Un’applicazione secondaria alla nostra vita è che, nel seguire Cristo, dobbiamo pregare continuamente, lodando Dio e intercedendo per gli altri. (1 Tessalonicesi 5:17; Filippesi 4:6)


D: In Esodo 30:11,15, perché i poveri dovevano pagare la stessa somma dei ricchi, che potevano permetterselo meglio?

R: La tassa dello siclo era un riscatto per la loro vita, e qui c’è un punto importante. La vita di una persona ricca non è né più né meno importante di quella di una persona povera. In tutte le leggi dell’Antico Testamento, non era prevista una pena minore per chi uccideva o faceva del male a una persona povera rispetto a una ricca.

La tassa era prevista solo per le persone di età pari o superiore a venti anni, e probabilmente solo per gli uomini, il che significa che era destinata al nucleo familiare. Una famiglia non sarebbe stata penalizzata per il fatto di avere più figli. Inoltre, lo siclo era una piccola unità monetaria.


D: In Esodo 30:12 e Levitico 9:7, in che modo un montone o un toro possono espiare i peccati di una persona?

R: Di per sé, non può espiare, secondo Ebrei 9:9 e 10:4. Tuttavia, i capitoli 9-11 della Lettera agli Ebrei mostrano che i sacrifici dell’Antico Testamento erano un tipo, o una figura, del sacrificio di Cristo.

Per spiegarlo in termini quotidiani, supponiamo che alcune persone avessero un debito (o peccato) così grande da non poter mai sperare di ripagare il proprio creditore (le imparziali richieste di giustizia da parte di Dio). La loro solvibilità non è affidabile. Ma un re ricco (Dio) interviene e firma un accordo con cui si impegna a ripagare integralmente il debito. A quel punto Suo Figlio interviene e salda l’intero debito. Quando il creditore si presentava per riscuotere il denaro, quelle persone, in obbedienza al re, disponevano di un segno concreto che il loro debito era stato assunto dal re.


D: In Esodo 30,31-34, non è forse eccessivo uccidere qualcuno per aver preparato una particolare miscela di profumo?

R: Sì, è una norma severa. Tuttavia, non è ingiusta se tutti ne conoscono le regole. Non vi è alcuna prova che qualcuno abbia mai infranto questa regola o sia stato punito per averlo fatto.


D: In Esodo 31:12, perché era così importante osservare il giorno di sabato?

R: Molti cristiani autentici ritengono che, sotto Cristo, tutti i giorni siano un riposo sabbatico (Ebrei 4:8-11), mentre altri cristiani autentici credono che oggi si debba osservare il sabato. Paolo riconosce entrambe le pratiche in Romani 14:5-7 e afferma che ciò che conta è vivere per il Signore.

A prescindere da ciò, tuttavia, tutti i cristiani devono concordare sul fatto che osservare il giorno di sabato fosse un comandamento molto importante ai tempi della Legge mosaica e che, se avessimo vissuto in quel periodo, avremmo dovuto essere diligenti nell’osservarlo.

Esistono tre comandi espliciti e cinque ragioni esplicite riguardanti il sabato, ma possiamo individuare anche altre ragioni.

Comandamenti relativi al sabato:

1. Santificate il giorno di sabato (Esodo 20:8; Deuteronomio 5:12)

2. Non svolgere alcun lavoro (Esodo 20:10; Deuteronomio 5:13-14)

3. Coloro che sono sotto la vostra autorità: figlio, figlia, servi, persino gli stranieri (non ebrei) che si trovano nelle vostre città, e persino gli animali, avranno un giorno di riposo. (Esodo 20:10; Deuteronomio 5:14)

Motivi espliciti del sabato:

1. Semplice obbedienza: devono obbedire ai comandi di Dio.

2. Ricordare il nostro Creatore: poiché Dio creò la terra in sei giorni e poi si riposò, così anche noi Lo onoriamo riposandoci nel giorno di sabato. (Esodo 20:11)

3. Ricordare la schiavitù e il nostro Liberatore: poiché gli Israeliti erano schiavi in Egitto (presumibilmente senza riposo) e Dio li liberò, essi devono ricordarlo e osservare il sabato. (Deuteronomio 5:15b)

4. Come segno tra il popolo di Dio dell’Antico Testamento e Dio stesso, affinché sapessero che Dio ci rende santi. (Esodo 31:13)

5. Dio ha benedetto il sabato e lo ha reso santo, pertanto dobbiamo riconoscerlo. (Esodo 20:11b)

Possibili ragioni aggiuntive:

1. Il sabato costituiva un affronto alla saggezza e all’impegno delle persone. A una persona saggia in questo mondo sembrerebbe ovvio che, se si lavora di più, si ottengono maggiori benefici. E anche quando si desiderava prendersi una pausa, si potevano comunque far lavorare di più i propri dipendenti, servi e animali. Dio non contraddisse tale pensiero, né tantomeno affermò se fosse vero o meno. Indipendentemente dalla verità percepita di tale mentalità, Dio disse di obbedirgli innanzitutto.

2. Il sabato costituiva un affronto alla loro autonomia e indipendenza. Un commerciante, un agricoltore, un artigiano o qualsiasi altro lavoratore avrebbe voluto lavorare di sabato se avesse ritenuto che la prosperità o addirittura la sopravvivenza propria e della propria famiglia dipendessero da ciò. Ma tutto si riduce alla fiducia: la vostra prosperità e la vostra sopravvivenza dipendono da voi, o credete che dipendano da Dio?

3. Avere un giorno di riposo li renderebbe, insieme alle persone sotto la loro guida e persino ai loro animali, più sani dal punto di vista fisico, mentale ed emotivo, consentendo loro di avere il tempo di rigenerarsi e recuperare dalle fatiche della settimana. Le persone di oggi, indipendentemente dal loro credo, hanno bisogno di tempo per riposare e rigenerarsi.

4. Avere un giorno di riposo aiuta a prevenire l’esaurimento derivante dal fare la stessa cosa senza alcuna variazione per anni e anni. Anche i cristiani che considerano tutti i giorni uguali hanno comunque bisogno di tempo per riposare e recuperare le forze.

Sebbene i cristiani autentici non siano d’accordo sul fatto di lavorare o meno durante il sabato (giorno di riposo) o la domenica, o se tutti i giorni siano uguali, tutti i cristiani dovrebbero concordare su due punti in questa sede.

a) Se credessimo che Dio volesse che oggi osservassimo un giorno senza lavoro, dovremmo farlo.

b) Tutti i nostri giorni, non solo un settimo di essi, devono essere dedicati al servizio di Dio.


D: In Esodo 31:17, Dio può stancarsi?

R: Dio non si stanca fisicamente (Isaia 40:28). Tuttavia, proprio come le persone possono dire di essere stanche dei lamenti e dell’amore insincero, questa è un’espressione che denota la mancanza di interesse di Dio per l’adorazione insincera rivolta a Lui. Isaia 43:24 afferma che i peccati degli Israeliti stancarono Dio. Isaia 1:14 dice che le loro feste stancarono Dio quando erano un popolo malvagio. L’incredulità di Acaz stancò Dio in Isaia 7:13. Malachia 2:17 afferma che le loro parole stancarono Dio quando dicevano che chi fa il male è buono e chiedevano dove fosse il Dio della giustizia. Si vedano «Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni», pagg. 212-213, per ulteriori approfondimenti.


D: In Esodo 32:2-5, come poté il profeta Aronne sostenere l’adorazione degli idoli?

R: Aronne commise un peccato terribile. Non vi è alcuna scusa per ciò che fece, ma ecco una possibile spiegazione delle sue azioni. Quando Mosè non tornò, molti si chiesero se Mosè sarebbe mai tornato. Data la pressione esercitata da così tante persone stressate e prive di guida che chiedevano ad Aronne di realizzare un idolo, Aronne cedette. Forse ritenne più importante guidare il popolo in qualità di sacerdote per ripristinare l’ordine e la normalità piuttosto che attendere il Signore a tempo indeterminato.


D: In Esodo 32:1-10, perché Dio uccise gli Israeliti che adoravano il vitello d’oro e non Aronne, che lo aveva realizzato?

R: Dio avrebbe avuto ragione di ucciderli tutti. Tuttavia, Dio ha il diritto di ritardare la giustizia. Ha anche il diritto di concedere misericordia come desidera, come dimostra Romani 9:15.

Le circostanze: fu il popolo a proporre il vitello d’oro e a fornire il materiale. La Scrittura non dice se Aronne fosse entusiasta o si sentisse costretto a obbedire a tutto il popolo che lo circondava. In Esodo 32:5 il vitello d’oro era un’immagine utilizzata per adorare il Signore, non un dio diverso. Naturalmente, anche se le circostanze possono aiutarci a comprendere perché Aronne agì in quel modo, esse non lo scusano comunque.

Dio è misericordioso verso alcuni e può ritardare la Sua giustizia: Dio era molto adirato nel versetto 10 e aveva preso in considerazione l’idea di distruggerli tutti. Dio avrebbe agito giustamente se avesse distrutto Aronne e tutti gli altri. Dio fu misericordioso non solo verso Aronne, ma anche nel non uccidere tutti gli Israeliti.


D: In Esodo 32:14, Dio cambia idea, contrariamente a quanto affermato in Numeri 23:19 e 1 Samuele 15:29?

R: Quando il nostro cuore e le nostre azioni cambiano, anche la volontà rivelata di Dio nei nostri confronti può cambiare. Per ulteriori informazioni, si veda la risposta relativa a Esodo 33:3, in *When Critics Ask*, pag. 85, e in *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 209-210.


D: In Esodo 32:30, in che modo Mosè poté cercare di espiare il popolo?

R: Le persone possono tentare di compiere cose impossibili, ma nemmeno Mosè poteva sostituirsi a qualcun altro, come dimostra Geremia 15:1. Mosè supplicò Dio di perdonare il popolo per il suo grave peccato e, in caso contrario, di cancellare il suo nome dal libro di Dio. Ciò sembra molto simile ai sentimenti di Paolo espressi in Romani 9:1-4.


D: Esodo 32,30-32 dimostra che Mosè potesse sostituirsi al popolo, analogamente alla credenza cattolica in un «tesoro di meriti»?

R: No. Semmai, implica proprio il contrario, per due ragioni.

1. In Esodo 32,33-34, Dio affermò che la proposta di Mosè non era stata da Lui accettata. Per inciso, Paolo nutriva un sentimento simile di amore sacrificale nei confronti degli ebrei in Romani 9,3, ma ciò non giovò in alcun modo nemmeno a loro.

2. Mosè non si offrì di soffrire al posto del popolo. L’offerta di Mosè di essere completamente cancellato dal libro significa essere mandato all’Inferno. Cattolici, ortodossi, protestanti e copti concordano tutti sul fatto che nessun cristiano va all’Inferno al posto di altri cristiani.

Per inciso, nella tradizione ecclesiastica, l’idea di un «tesoro di meriti» è totalmente assente da tutti gli scritti cristiani pre-niceni.


D: In Esodo 32,12, perché Mosè chiese a Dio di «rimpiangere questo male contro il Suo popolo»?

R: Il termine «male» in questo contesto può anche significare «disastro». Mosè chiese a Dio di desistere dal provocare il disastro minacciato, poiché in Deuteronomio 9,8 si afferma che l’ira di Dio si era accesa al punto da distruggere il popolo.


D: In Es 33,3 e in Giosuè 1, Dio accompagnò o meno gli Israeliti nella Terra Promessa?

R: La volontà rivelata da Dio è spesso contestuale e condizionata, e talvolta viene spiegata come un’espressione antropomorfa.

Temporanea: Dio disse alla generazione ribelle che non sarebbe andato con loro. Morirono tutti e Dio andò con la generazione successiva.

Condizionale: molte delle minacce o delle promesse di Dio sono accompagnate da una condizione esplicita o implicita. Per alcuni esempi di minacce condizionali implicite, si vedano Giona 3 e Genesi 20:3.

Antropomorfica: Dio, che è al di là del tempo, sapeva già cosa avrebbero fatto e sapeva già cosa avrebbe fatto Lui stesso. Tuttavia, a volte è difficile per le persone rendersi conto di ciò e, al contempo, comprendere che il popolo aveva comunque una scelta reale. Certamente, se Dio avesse semplicemente detto loro con certezza cosa avrebbero fatto e cosa avrebbe fatto Lui, ciò avrebbe limitato la loro libertà di scelta.

Una persona non deve necessariamente concordare con il concetto che Dio sia al di là del tempo, né tantomeno comprenderlo. Non è necessario che rifletta sull’eternità affinché Dio comunichi con lei in modo significativo. Dio comunica con le persone in termini comprensibili a tutti. Si veda *Now That’s A Good Question*, pagg. 202-205, per ulteriori approfondimenti sulla comunicazione antropomorfa di Dio.


D: In Esodo 33,5-6, perché gli Israeliti dovevano togliersi i propri ornamenti affinché Dio sapesse cosa fare di loro?

R: Dovevano togliersi gli ornamenti che indossavano quando peccavano, in segno di lutto e (si spera) di pentimento. Qui viene toccato un principio fondamentale: la volontà di Dio rivelataci può cambiare quando cambia il nostro cuore. Essi avevano la scelta di obbedire e piangere il proprio peccato, oppure no.

Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Genesi 20:3-6, Deuteronomio 20:17; Geremia 15:6; Giona 3-4; Giona 3:10 e Giona 4:1-2.


D: In Esodo 33:11, Mosè poteva parlare con Dio faccia a faccia?

R: Come scrivono Norman Geisler e Thomas Howe, un cieco può parlare faccia a faccia con qualcuno senza vederne il volto. Si tratta di un’espressione che indica che Mosè e Dio parlavano intimamente tra loro, ma non significa che Mosè vedesse il volto di Dio, come dimostra Esodo 33:20.


D: In Esodo 33,11.23; 24,10 e Genesi 32,30, come potevano Mosè, Abramo o chiunque altro vedere qualcosa di Dio, dal momento che Dio è invisibile, come affermano Giovanni 1,18; Esodo 33,20; Colossesi 1,15; 1 Timoteo 1,17 e 6,16?

R: Si trattava di un argomento che gli gnostici cercavano di utilizzare per sostenere che, nonostante Gesù osservasse la legge, il Dio dell’Antico Testamento fosse un Dio diverso dal Dio del Nuovo Testamento.

«Invisibile» non significa privo di forma, né implica che Dio sia impercettibile agli angeli o ai demoni. Certamente non significa che Dio Onnipotente non sia abbastanza potente da potersi manifestare in una forma visibile. Significa semplicemente che noi, con i soli occhi visibili, non possiamo vedere ciò che appartiene al regno dell’invisibile, e Dio si trova in quel regno.

Ma Dio, pur rimanendo in cielo, è anche in grado di «attraversare» ed entrare nel regno fisico dello spazio-tempo. Dio rimarrebbe comunque invisibile per natura, ma sarebbe in grado di rendersi visibile. Noi, per natura, siamo quasi invisibili nell’oscurità della notte, ma se avessimo una torcia, le persone potrebbero comunque vedere dove ci troviamo. Dio potrebbe fare lo stesso con un roveto ardente.

Ma Dio fece ancora di più. In un modo che non ha un’analogia naturale perfetta al 100%, Dio attraversò il confine per avere una presenza localizzata nello spazio-tempo, non solo apparendo come un uomo, ma come un uomo reale, vivente e che respirava: Gesù Cristo. Gesù era ed è tuttora al 100% umano e al 100% Dio.

Storicamente, Ireneo fu il primo cristiano di cui si abbia notizia ad aver risposto a questa obiezione. Egli sottolineò che, poiché Dio è Onnipotente, Egli può persino far sì che le persone visibili e mortali vedano cose invisibili, sia nelle visioni sia dopo aver rivestito l’immortalità. Si veda Ireneo, *Contro le eresie*, libro 4, cap. 20.4-10, pagg. 489-491 per una risposta più approfondita.


D: In Esodo 33,19-20, come poté Mosè vedere la «schiena» di Dio, dal momento che Dio è spirito?

R: È difficile riferirsi alle varie caratteristiche di uno spirito senza ricorrere a termini antropomorfici. Il termine «schiena» qui non indica «la parte in cui si trova il midollo spinale». Piuttosto, «schiena» può significare «parte posteriore» in contrapposizione a «parte anteriore».

Ciò si riferisce a un riflesso di alcuni attributi di Dio. Non si tratta di tutta la gloria di Dio, poiché Dio respinse la richiesta di Mosè di vedere la Sua gloria (probabilmente per la sicurezza dello stesso Mosè).


D: In Esodo 34:20, Esodo 13:2 e Numeri 18:15-16, le persone dovevano uccidere gli animali impuri o riscattarli con del denaro?

R: Esodo 34:20 afferma che il proprietario doveva uccidere l’animale primogenito oppure riscattarlo con del denaro, salvo che potesse riscattare un asino con un agnello. Non veniva fatta alcuna altra distinzione tra animali puri e impuri. Successivamente, in Numeri 18:15-16, la legge fu limitata per consentire il riscatto con denaro solo degli animali impuri primogeniti.

Alcuni potrebbero avere difficoltà ad accettare che le leggi di Dio possano cambiare, poiché non distinguono tre aspetti diversi: morale, civile e cerimoniale. Anche la legge cerimoniale subì altre modifiche, man mano che le situazioni cambiavano. Ad esempio, i sacrifici non venivano offerti nel tempio prima che esso fosse costruito.


D: In Esodo 34:23, perché dovevano presentarsi tutti gli uomini e non le donne e i bambini? (La domanda è stata posta da un musulmano.)

R: Possiamo trovare la risposta leggendo attentamente sia Esodo 34:23 che 24. Si legge: «Tre volte all’anno tutti i vostri uomini dovranno presentarsi davanti al Signore Onnipotente, il Dio d’Israele. Io scaccerò le nazioni davanti a voi e amplierò il vostro territorio, e nessuno bramerà la vostra terra quando salirete tre volte all’anno per presentarvi davanti al Signore vostro Dio». Le donne non combattevano nelle guerre, solo gli uomini. Nessun uomo doveva «nascondersi» omettendo di presentarsi.


D: Nei capitoli 35-40 dell’Esodo, qual era il significato simbolico degli arredi all’interno del Tabernacolo?

R: Alcuni individuano quanto segue:

L’altare di bronzo simboleggiava che anche l’ingresso richiedeva un sacrificio

La conca di bronzo indicava che coloro che vi entravano avevano bisogno di purificazione

Il Pane della Presenza indicava che Cristo è il nostro pane; Egli ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per il nostro sostentamento

Il candelabro d’oro rappresentava la lode e la preghiera

L’Arca rappresentava la presenza di Dio

Il velo indicava che la via verso la presenza di Dio non era aperta a chiunque (ad eccezione del sacerdote, una volta all’anno). Ciò cambiò quando il velo fu strappato in due in modo soprannaturale nel momento stesso in cui Gesù morì sulla croce.

Quanto sopra è stato liberamente tratto da *The Teacher’s Commentary* di Lawrence O. Richards.


D: In Esodo 36:8-14, mi è stato detto che le dimensioni che Mosè ricevette da Dio per costruire il Tabernacolo erano quasi esattamente le stesse utilizzate da altri popoli antichi (non ebrei) per costruire i propri luoghi di culto. Ciò influisce sulla credibilità delle dimensioni stabilite da Dio per il Tabernacolo?

R: Innanzitutto, supponiamo che tale presupposto sia corretto. (Lo metterò in discussione più avanti). Se fossero le stesse dimensioni utilizzate dagli altri popoli antichi per i loro templi, ciò non comprometterebbe la credibilità della Bibbia. Se ci fosse qualcosa di speciale in quelle dimensioni, Satana utilizzerebbe tale informazione per creare un falso.

D’altra parte, nutro seri dubbi sull’affermazione secondo cui queste fossero le dimensioni utilizzate da altri popoli antichi per i loro templi, per una serie di ragioni.

a) I diversi luoghi di culto antichi presentavano dimensioni diverse tra loro. Per fare un esempio semplicistico, supponiamo che esistessero 10 templi antichi con dimensioni pari a 100, 105, 110, 120, 125, 130, 135, 140, 145 e 150, e che il tabernacolo avesse una dimensione compresa tra 100 e 150. Ora, indipendentemente dalle dimensioni del tabernacolo, si potrebbe sostenere che fosse molto simile a uno di quei 10 templi, ma ciò non dimostra nulla.

b) I templi antichi non disponevano in genere di un Santo dei Santi, e quelli di cui siamo a conoscenza erano templi fissi, non tende.

c) Infine, si ricordi che il tabernacolo fu costruito intorno al 1400 a.C., ed è quindi più antico di tutti i templi romani e di tutti i templi greci, ad eccezione di quelli micenei. Pertanto, se le dimensioni fossero state le stesse di un tempio successivo, o non vi fu alcuna imitazione, oppure il tempio successivo copiò da quello precedente, e non viceversa. In generale, non è saggio dare credito a tali affermazioni, a meno che non possano essere corredate da esempi concreti.


D: In Es 37,17-24, il candelabro a sette bracci indica una paternità tardiva, dato che i candelabri a sette bracci [presumibilmente] non comparvero fino al 600 a.C.?

R: Alcuni la pensavano così, ma il libro *Can Archaeology Prove the Old Testament?*, alle pagine 31-32, sottolinea che gli archeologi hanno rinvenuto candelabri a sette bracci a Tell Beit Mirsim, e alcune tombe a Dothan risalenti all’epoca di Mosè presentano lampade a sette bracci. Il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 1006, afferma che sono stati rinvenuti candelabri a sette bracci nelle tombe e nelle rovine dei templi cananei: «Pertanto, il concetto di un candelabro a sette bracci per uso sacro nel tabernacolo mosaico non era anacronistico, come sostenevano i critici dell’Antico Testamento».


D: Esodo 38:8 costituisce una prova di una composizione tardiva, dato che [presumibilmente] all’epoca non esistevano specchi di bronzo?

R: No, poiché disponevano effettivamente di specchi di bronzo, come afferma il volume *Can Archaeology Prove the Old Testament?* a pag. 31. Il bronzo è una lega di rame e stagno in una percentuale compresa tra il 2 e il 18 per cento. (La KJV utilizzava il termine «brass», poiché 400 anni fa qualsiasi lega di rame veniva chiamata «brass».) Il *Wycliffe Bible Dictionary*, alle pagine 1123-1124, afferma che a Ur sono stati rinvenuti oggetti in bronzo risalenti al 2500 a.C. circa.

A pag. 1139 si afferma che gli specchi di bronzo erano rari, tranne che in Egitto. Erano tuttavia molto preziosi, poiché il *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, a pag. 389, indica che gli specchi di bronzo non si diffusero tra la gente comune fino all’epoca ellenistica. Si afferma inoltre che, al tempo di Giosuè, le lettere di Tell el-Amarna menzionano un vassallo che donò al faraone Akhenaton 32 specchi di bronzo levigati. Il re ittita gli donò uno specchio d’argento.

A titolo di nota a margine, il più antico manoscritto dell’Antico Testamento oggi conservato è il 4Q17 dei Rotoli del Mar Morto. È datato al 250 a.C. e contiene i capitoli da Esodo 38 a Levitico 2. Il volume *The Dead Sea Scrolls Translated*, a pag. 474, afferma che è praticamente identico al testo masoretico.


D: In Esodo 40, come fu possibile costruire la tenda, dato che essa era già presente in Esodo 33,7-8?

R: Innanzitutto, due fatti che probabilmente non sono così rilevanti, poi la risposta.

1. Non è necessario che Esodo 33,7-8 ed Esodo 40 siano stati scritti in ordine cronologico, sebbene probabilmente lo siano stati.

2. A seguito di un uso costante sotto il sole, la tenda avrebbe potuto usurarsi.

Risposta: Esodo 33:7-8 afferma che Mosè prese una tenda già esistente e la chiamò «tenda del convegno». Dopo che Dio ebbe consacrato Bezalel e Aholiab in Esodo 31:2-7; 35:30; 36:1, essi realizzarono gli arredi sacri, compresa una nuova tenda del convegno, secondo il disegno di Dio.


D: Nell’Esodo, quali applicazioni possiamo trarre dall’intero libro?

R: Vi sono almeno tre insegnamenti.

Così come Mosè e gli Israeliti lasciarono l’Egitto, anche per noi potrebbero esserci paure, peccati, altre cose e situazioni dalle quali abbiamo bisogno di essere liberati. E quando ne siamo liberati, dobbiamo andarcene. Ci sono forse nella vostra vita certi «vecchi e comodi modi» di agire dai quali dovete allontanarvi e smettere di seguire?

Mosè aveva già lasciato la schiavitù dell’Egitto quarant’anni prima dell’Esodo. Ma Dio fece tornare Mosè in Egitto, non per tornare in schiavitù, bensì per liberare gli altri. Potremmo essere liberi da alcune schiavitù che avevamo, ma che dire della nostra famiglia, dei nostri amici e degli altri? Forse Dio vuole servirsi di noi per aiutare a liberare anche loro.

Sebbene tutti gli Israeliti fossero stati liberati, lungo il cammino si verificarono delle perdite. Alcuni Israeliti morirono a causa della pestilenza e del fuoco quando adorarono il vitello d’oro, contestarono l’autorità di Mosè e commisero atti immorali con le donne moabite. Miriam fu colpita dalla lebbra per un certo periodo a causa dei suoi pregiudizi. Persino a Mosè stesso fu proibito di entrare nella Terra Promessa per aver perso la calma davanti al popolo presso le acque di Meriba. Quando si viene liberati da qualcosa, ciò non segna la fine delle proprie sfide. È comunque necessario perseverare. Se si compie un’azione che porta a subire conseguenze negative, è necessario pentirsi rapidamente e, anche se potrebbero esserci ancora delle conseguenze, obbedire comunque a Dio per il resto del viaggio.


D: Nell’Esodo, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?

R: Ecco i più antichi.

I rotoli di Ketef Hinnom risalgono al periodo 650-587 a.C., sono scritti su argento (motivo per cui sono sopravvissuti) e contengono frammenti di Esodo 20:6; Numeri 6:24-26; Deuteronomio 5:10; 7:9; Neemia 1:5; e Daniele 9:4.

Rotoli del Mar Morto: (dal 250 a.C. in poi) 17 copie distinte (The Dead Sea Scrolls Today, pag. 30 e The Dead Sea Scrolls Translated: The Qumran Texts in English, 2ª ed.), provenienti da almeno 23 copie originali (The Dead Sea Scrolls in English, 4ª ed.). Il *Wycliffe Bible Dictionary*, pagg. 436-438, indica che vi sono 15 copie. Un manoscritto proveniente dalla grotta 4 appartiene alla tradizione samaritana. Secondo *The Dead Sea Scrolls Translated: The Qumran Texts in English*, 2ª ed., pag. 474, il frammento 4Q17 rinvenuto nella grotta 4 (contenente Esodo 38-Levitico 2) è uno dei manoscritti più antichi, copiato intorno al 250 a.C. È praticamente identico al testo masoretico. Questi manoscritti sono denominati

1Q2 (=1QEsodo) Esodo 16:12-16; 19:24-25; 20:1,5-6,25-26; 21:1,4-5

2Q2 (=2QEsodo(a)) Esodo 1:11-14; 7:1-4; 9:27-29; 11:3-7; 12:32-41; 21:18-20?; 26:11-13; 30:21?; 30:23-25; 32:32-34

2Q3 (=2QEsodo(b)) paleo-ebraico di Esodo 4:31; 12:26-27?; 18:21-22; 19:9; 21:37; 22:1-2, 15-19; 27:17-19; 31:16-17; 34:10. Curiosamente, presenta Esodo 19:9 seguito direttamente da una riga vuota, a sua volta seguita immediatamente da Esodo 34:10

2Q4 (=2QEsodo(c)) Esodo 5:3-5

4Q1 (=4QGenesi-Esodo(a)) Genesi ed Esodo. Esodo 2:1-5; 3:8-16, 18-21; 4:4-9, 26-31; 5:1, 3-17; 6:4-21, 25; 7:5-13, 15-20; 8:20-22; 9:8?

4Q11 (=4QpaleoGenesi-Esodo(l)) paleo-ebraico di Genesi 50:26; Esodo 1:1-5 (due volte?), 2:10,22-25; 3:1-4,17-21; 8:13-15,19-21; 9:25-29,33-35; 10:1-5; 11:4-10; 12:1-12, 42-46; 14:15-24; 16:2-7, 13-14, 18-20, 23-31, 33-36; 17:1-3, 5-11; 18:17-24; 19:24-25; 20:1-2; 22:23-24; 23:5-16; 25:7-20; 26:29-37; 27:1, 27:4?; 27:6-14; 28:33-35,40-42; 36:34-36; 40:15?

Il 4Q13 (=4QEsodo(b)) contiene 6 frammenti di Esodo 1-5

Il 4Q14 (=4QEsodo(c)) contiene 36 frammenti di Esodo 7-18

4Q15 (=4QEsodo(d)) Esodo 13,15-17 seguito immediatamente da 15,1

4Q16 (=4QEsodo(e)): Esodo 13:3-5

4Q17 (=4QEsodo-Levitico(f)) Esodo 38-Levitico 2. (250 a.C.)

4Q18 (=4QEsodo(g)) Esodo 14,21-27

4Q19 (=4QEsodo(h)) Esodo 6:3-6

4Q20 (=4QEsodo(j)) Esodo 7-8

4Q21 (=4QEsodo(k)) Esodo 36:9-10

4Q22 (=4QPaleoEsodo(m)) Esodo, tipo samaritano, in paleo-ebraico. Dal punto di vista paleografico risale al 100-25 a.C. La datazione mediante spettrometria di massa con acceleratore (AMS) effettuata presso il laboratorio di Tucson ha fornito un intervallo compreso tra il 116 a.C. e il 48 d.C.

4Q37 (=4QDeuteronomio(j)) (comprende Deuteronomio 11:21 seguito da Esodo 12:43-13:5)

7Q1 (= 7QLXXExod) è una copia della versione greca della Settanta di Esodo 28:4-6 (100 a.C.).

Tra i Rotoli del Mar Morto sono stati rinvenuti filatteri e mezuzot (indossati rispettivamente sulla fronte e sugli avambracci) contenenti brani dell’Esodo e del Deuteronomio, secondo quanto riportato in *The Dead Sea Scrolls Today*, pag. 33.

8Q3 è un filatterio che riporta Esodo 13:1-10; 13:11-16; 12:43-51; 20:11; Deuteronomio 6:5-9; 11:13; 6:1-3; 10:20-22; 10:12-19; 5:1-14; 10:13(?); 11:2; 10:21-22; 11:1,6-12.

8Q4 è una mezuzah contenente Deuteronomio 10:12-11:21.

Tra i Rotoli del Mar Morto è stato rinvenuto un Pentateuco parallelo. Così come alcuni hanno creato un unico racconto evangelico affiancando vari passaggi dei Vangeli, la comunità di Qumran ha fatto lo stesso con la Torah, in quello che è noto come rotolo 4Q158.

Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto sono conservati i seguenti 767 versetti su un totale di 1215 presenti nell’Esodo (63,1%).

Es 1,1-22; 2,1-18,22-25; 3,1-4,8-21; 4,1-9,26-31; 5,1,3-17; 6,3-21,30; 7,1-13,26-29; 8,1,5-22; 9:5b-35; 10:1-28; 11:3-10; 12:1-2,6-8,12-22,31-51; 13:1-7,12-13,15-16,18-22; 14:1-13,15-27; 15:1, 9-21, 23-27; 16:1-8, 13-14, 18-20, 23-36; 17:1-16; 18:1-27; 19:1, 7-17, 23-25; 20:1-2, 18-19a; 21:1, 4-6, 13-14, 18-20?, 22-32, 37; 22:1-4, 6-7, 11-13, 15-30; 23:5-16, 29-31; 24:1-4, 6-11; 25:7-29, 31-34; 26:8-15,21-37; 27:1-3,4?,6-14,18-19; 28:3-12,22-24,26-28,30-43; 29:1-5,20,22-25,31-41; 30:10, 12-18, 21?, 23-25, 29-31, 34-38; 31:1-8, 13-17; 32:2-19, 25-30, 32-34; 33:12-23; 34:1-3, 10-13, 15-18, 20-24, 27-28; 35:1; 36:9-10, 21-24, 34-36; 37:9-16; 38:18-22; 39:3-24; 40:8-27; 40:15?. Es 34:23-24,27-28 sono molto frammentari.

Il Papiro di Nash, datato al 150 a.C., contiene i Dieci Comandamenti tratti da Esodo 20:2-17 e Deuteronomio 5:6-6:4f. Il Papiro di Nash era il più antico testo biblico conosciuto fino alla scoperta dei Rotoli del Mar Morto. Una sua fotografia è riportata nel *New International Dictionary of the Bible*, pag. 228.

Il Papiro di Ossirínco 1074 dell’Esodo risale approssimativamente al II secolo.

Il Vaticanus (325-350 d.C.) ha conservato l’intero libro dell’Esodo, ad eccezione di Esodo 28,23-28, che risulta mancante.

Non disponiamo di alcuna pagina del Sinaitico (340-350 d.C.) contenente l’Esodo.

L’Alexandrinus (circa 450 d.C.) contiene l’intero Esodo, ad eccezione di Esodo 28:23-28, che è assente.

La Settanta è una traduzione greca dell’Antico Testamento e degli apocrifi. Il volume Greek Manuscripts of the Bible, alle pagine 60-61, riporta l’immagine di un frammento, denominato Rahlfs 803 (= Rotolo del Mar Morto 7Q1), relativo a Esodo 28:4-6, risalente al 100 a.C.

I samaritani realizzarono una propria copia della Torah nel II secolo a.C., sebbene le più antiche copie samaritane giunte fino a noi risalgano al Medioevo. *I Rotoli del Mar Morto oggi*, pp. 125-126. L’*Enciclopedia dei Rotoli del Mar Morto*, vol. 1, p. 277, afferma: «Il Pentateuco samaritano tende ad ampliare il testo inserendo frequentemente materiale parallelo tratto da altri passaggi del Pentateuco».

Una traduzione siriaca della Settanta fu realizzata dal vescovo Paolo di Tella (616-617 d.C.), di cui disponiamo ancora oggi, secondo quanto riportato in *Manuscripts of the Greek Bible*, pag. 35 (nota a piè di pagina).


D: Nel libro dell’Esodo, come facciamo a sapere, sulla base dello scrittore ebreo Filone, che ciò che abbiamo è ciò che fu scritto originariamente?

R: In quanto cristiani, confidiamo nel fatto che l’Antico Testamento di cui disponiamo sia lo stesso che Cristo ha avallato. Del resto, per i musulmani, il Corano afferma nella Sura 5:46 che a Gesù fu data la Torah. Disponiamo di manoscritti antichi risalenti all’epoca di Cristo, argomento trattato nella domanda successiva. Tuttavia, esiste un’ulteriore linea di prova. Filone di Alessandria fu uno studioso ebreo che visse dal 15/20 a.C. al 50 d.C. Scrisse in greco, ma è curioso che le sue citazioni greche dell’Antico Testamento concordino più strettamente con il testo masoretico ebraico che con la Settanta greca. Egli spiegò in modo molto dettagliato il significato dei diversi versetti. Ecco i versetti a cui Filone fece riferimento nell’Esodo.

1:8, 9, 11, 15, 18, 20, 21; 2:1, 3, 6, 12, 15-16, 18, 21, 23, 25; 3:1-2, 4-6, 9, 14-15, 17; 4:3, 10, 12, 14, 22; 5:2; 6:3, 12, 16, 23, 26, 29; 7:1, 12, 15, 17, 23; 8:1, 9, 19, 26, 29; 10:20-23; 11:7; 12:2-4, 8, 11-12, 16, 23, 34, 38; 13:2, 11-13, 15, 19; 14:4, 7, 13-14, 19, 27, 30; 15:1, 4, 9, 17, 20, 23, 25, 27; 16:4, 6, 13, 15, 18, 36; 17:6, 11-12; 18:4, 7, 11, 14, 16, 25; 19:6, 17-20; 20:2, 5, 9, 12-13, 16, 18-22; 21:5-6, 10, 12-16, 22, 26, 28, 31, 33; 22:1, 6-7, 26; 23:1-5, 8, 10, 13, 18-20, 28; 24:1, 6, 10-11, 18; 25:1, 22, 30, 31, 33, 40; 26:1; 27:9; 28:17, 30, 34, 36; 30:8, 13, 15, 34; 31:1-2, 39; 32:1, 7, 16-17, 20, 26, 27, 32; 33:5, 7, 12-13, 17-18, 23; 34:12, 28; 35:22, 30; 38:8; 39:3, 26


D: Quali autori antichi fecero riferimento all’Esodo?

R: Filone l’Ebreo (dal 15/20 a.C. al 50 d.C.) cita ampiamente l’Esodo nelle opere *Sulla confusione delle lingue*, *Chi è l’erede delle cose divine*, *Studi preliminari* e in altre opere.

Gli autori ecclesiastici precedenti al Concilio di Nicea fecero ampio riferimento all’Esodo.

Clemente di Roma (96-98 d.C.) cita Esodo 2:14 in 1 Clemente, cap. 4, pag. 6. Cita Esodo 3:11 in 1 Clemente, cap. 18, pag. 10.

La Didaché (= Insegnamento dei Dodici Apostoli) (circa 60-120 d.C.) tratta Esodo 20,13,14,15,16,17.

La Lettera di Barnaba (circa 70-130 d.C.), cap. 12, pag. 145, cita Esodo 17,14.

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) afferma: «poiché Mosè dice da qualche parte nell’Esodo» e cita Esodo 6,2 e seguenti nel *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 126, pag. 263

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) definisce Esodo 3,2-4 «Scrittura» nel *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 60, pag. 227

Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.): «Poiché la Scrittura dice così:», quindi Giustino cita Esodo 3,2-4. *Dialogo con Trifone, il Giudeo*, cap. 49, pag. 220

Meleto/Melito di Sardi (170-180 d.C.) «Il dito del Signore – lo Spirito Santo, per opera del quale si dice che siano state scritte le tavole della legge nell’Esodo», frammento 9, p. 761

Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) «Dopo aver acquisito una conoscenza approfondita dei libri dell’Antico Testamento, li ho elencati qui di seguito e Le invio con la presente l’elenco. I loro nomi sono i seguenti: i cinque libri di Mosè – Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio; Giosuè, Giudici, Ruth, i quattro libri dei Re, i due libri delle Cronache, il libro dei Salmi di Davide, i Proverbi di Salomone, chiamati anche Libro della Sapienza, Ecclesiaste, il Cantico dei Cantici, Giobbe, i libri dei profeti Isaia, Geremia, i dodici profeti contenuti in un unico libro, Daniele, Ezechiele, Esdra». Dal Libro degli Estratti, pag. 759

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) cita Esodo 20:3; 23:6; 22:21 come parole di Dio. Teofilo ad Autolico, libro 3, cap. 9, pag. 114

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Esodo 3,7-8 come parole di Dio. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 4, cap. 12.4, pag. 476

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.): «È Lui, inoltre, che insegna a Mosè a agire come istruttore. Poiché il Signore dice: “Se qualcuno pecca davanti a Me, lo cancellerò dal Mio libro; ma ora, andate e conducete questo popolo nel luogo che vi ho indicato”». (Esodo 32,33-34) *L’Istruttore*, libro 1, cap. 7, p. 224. Si veda anche *L’Istruttore*, libro 1, cap. 8, p. 218, dove definisce Esodo 3,8 «Scrittura».

Tertulliano (198-220 d.C.) cita innanzitutto Esodo 3:17 e poi afferma: «Allo stesso modo, nello stesso libro dell’Esodo:» e cita Esodo 20:2, 22, 23. *Scorpiace*, cap. 2, vol. 3, pag. 634

Tertulliano (204/205 d.C.) cita metà di Esodo 20:16. *Cinque libri contro Marcion*, libro 4, cap. 12, p. 363

Ippolito (222-235/6 d.C.) critica l’eccessiva allegorizzazione della Genesi e dell’Esodo da parte di Simone in «Confutazione di tutte le eresie», libro 6, cap. 10, p. 78, e l’allegorizzazione del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio da parte di Simone nel cap. 11, p. 78

Origene (240 d.C.) fa riferimento all’Esodo, al Levitico e ai Numeri. Commento al Cantico dei Cantici, prologo, pag. 47

Origene (225-254 d.C.) scrisse commentari su Romani, Genesi, Esodo, Levitico, Giosuè, 1 Re, Geremia e Luca

Novatiano (250/4-256/7 d.C.): «E sebbene la Scrittura celeste trasformi spesso l’apparenza divina in una forma umana, come quando dice», e cita il Salmo 34,15; «o quando dice», e cita la Genesi 8,21; «o dove vengono consegnate a Mosè le tavole», e cita l’Esodo 31,18. «o quando il popolo dei figli d’Israele viene liberato dalla terra d’Egitto» e cita il Salmo 136,12 «o quando dice», e cita Isaia 1,20. Trattato sulla Trinità, cap. 6, p. 615.

Novatiano (250/4-256/7 d.C.) cita Esodo 4:13 come se fosse opera di Mosè. Trattato sulla Trinità, cap. 9, pag. 618

Il Trattato contro Novaziano (circa 246-258 d.C.), cap. 12, pag. 660, cita Esodo 9,28.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita l’Esodo, precisando che si tratta di un passo tratto da tale libro, nel Trattato 12, terzo libro, ai versetti 11, 13 e 113, tra gli altri punti.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) menziona l’Esodo nel Trattato di Cipriano, Trattato 12, secondo libro, cap. 15, pag. 521

Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.): «E nel libro dell’Esodo si dice, con riferimento non solo al caso in cui si ritrovi ciò che appartiene a un amico, ma anche a ciò che appartiene a un nemico: “Li restituirai sicuramente alla casa del loro padrone”». Epistola canonica, canone 4, pag. 19

Dionigi di Alessandria (circa 246-256 d.C.) allude a Esodo 12,30 nella Lettera 12 agli Alessandrini, pag. 108.

Anatolio di Alessandria (270-280 d.C.) menziona «i due Agathobuli, soprannominati i Maestri, e l’eminente Aristobulo, che fu uno dei Settanta che tradussero le sacre e sante Scritture degli Ebrei per Tolomeo Filadelfo e suo padre, e dedicò i propri libri esegetici sulla legge di Mosè agli stessi re». Questi autori, nel risolvere alcune questioni sollevate riguardo all’Esodo, affermano che tutti dovrebbero ugualmente» Canone pasquale di Anatolio di Alessandria, cap. 3, vol. 6, p. 147

Adamantio (circa 300 d.C.) cita Esodo 20,13-15,16. *Dialogo sulla vera fede*, seconda parte, 15 b, pag. 94.

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) cita metà di Esodo 24,8 come se fosse di Mosè. Commento all’Apocalisse, dal capitolo quinto, versetto 5, p. 350.

Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.) cita Esodo 30,1-9 come «Egli [Dio] dice». *Il banchetto delle dieci vergini*, discorso 5, cap. 7, p. 328

Atanasio (318 d.C.) cita Genesi 1,6-11,29; Esodo 20,3; Deuteronomio 6,4,5,13; Salmo 119,90; 146,7-9; 33,6 in *Contro i pagani*, cap. 46, pagg. 28-29.

Lattanzio (circa 303-320/325 d.C.) allude a Esodo 23,20. *Istituzioni divine*, libro 4, cap. 10, pag. 108

Scrittori post-niceni che fecero riferimento all’Esodo

Eusebio di Cesarea (318-339/340 d.C.)

Afrahato il Siro (337-345 d.C.)

Egemonio di Sirmium (IV secolo), traducendo Archelao (circa 262-278 d.C.), fa riferimento a Esodo 12:35 come se fosse opera di Mosè. Disputa con Mani, cap. 40, pag. 214

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.)

Atanasio (367 d.C.) elenca i libri dell’Antico Testamento nella Lettera pasquale 39, cap. 4, pag. 552.

Efraim il Siro (350-378 d.C.) scrisse commentari alla Genesi e all’Esodo. (Padri niceni e post-niceni, seconda serie, vol. 13, p. 125 [Introduzione])

Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.) fa riferimento all’Esodo come a una Scrittura.

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) afferma che Esodo 7,23 fu scritto da Mosè nella Lezione 13, cap. 3, pag. 82

Ambrogio di Milano (370-390 d.C.)

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.) allude all’Esodo

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) afferma che Dio si rivolge a Mosè e cita Esodo 32,33. In *De penitentes*, cap. 5.1, pag. 75

Gregorio di Nissa (circa 356-397 d.C.)

Didimo il Cieco (398 d.C.) cita Esodo 7,13.22 come Esodo. Commento a Zaccaria 7, pag. 147

Rufino (374-406 d.C.)

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) cita Esodo 1,7 come testo sacro. Il *Panarion*, sezione 1, cap. 8, 4, 5, pag. 25

Giovanni Crisostomo (-407 d.C.) fa riferimento a Esodo 17,12 come opera di Mosè, vol. 14, Commento al Vangelo secondo Giovanni, Omelia 14, pag. 50

Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) allude a Esodo 6:23; 24:1; Levitico 10:1-2; Numeri 3:2,4; 1 Cronache 6:3. *Difesa contro i pelagiani*, cap. 9, pag. 125

Concilio di Cartagine (393-419 d.C.)

Sulpicio Severo (363-420 d.C.) fa riferimento a Esodo 20:14 nell’opera *L’Esodo nella Storia*, libro 1, cap. 13, pag. 77

Girolamo (373-420 d.C.) tratta i libri dell’Antico Testamento. In particolare, discute la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, la Torah, Giobbe, Gesù figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, Samuele, i Re (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.

Agostino di Ippona (338-430 d.C.) scrisse un commento completo alla Genesi e un commento all’Esodo.

Giovanni Cassiano (semipelagiano) (319-430 d.C.)

Tra gli eretici

Gli ebioniti citano una parte di Esodo 33,20 come «la legge». Riconoscimenti di Clemente, cap. 29, pag. 122

L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) cita Esodo 32,4. Commento a Osea, cap. 2, pag. 45


D: Nell’Esodo, cosa afferma il «Pentateuco parallelo» (Rotolo del Mar Morto 4Q158)?

R: Ecco una piccola parte di esso. I passi delle Scritture a cui si fa riferimento sono riportati in corsivo. La traduzione è tratta da *The Dead Sea Scrolls Study Edition*, volume 2, pag. 307.

«Es 20,12-17: Onora tuo [padre] e tua madre [affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che YHWH, il tuo Dio, ti dona. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non rendere] falsa testimonianza [contro] il tuo [prossimo]. Non desidererete la moglie del [vostro] prossimo, né la sua casa, né il suo servo, né la sua serva, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al vostro prossimo.] E YHWH disse a Mosè: Dt 5,30-31: «Andate e dite loro: “Tornate alle [le vostre tende! Voi, invece, rimanete qui con me, poiché vi spiegherò tutti i comandamenti, le leggi] e le norme che dovrete insegnare loro, affinché li osservino nel paese che [io do loro affinché lo possiedano…] E il popolo tornò, ciascuno alla propria tenda. Ma Mosè rimase alla presenza [di YHWH…]».


D: Nell’Esodo, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?

R: Eccone alcune tra i 1.213 versetti dell’Esodo. Per fornire un esempio delle variazioni tra il testo masoretico e la Settanta, quanto segue si concentra sul capitolo 30. Salvo dove diversamente indicato, la prima frase è tratta dal testo masoretico (MT) e la seconda dalla Settanta (LXX).

Es 1,5 «E tutte le anime che uscirono dai lombi di Giacobbe erano settanta, essendo Giuseppe in Egitto.» (MT) contro «Ma Giuseppe era in Egitto. E tutte le anime nate da Giacobbe erano settantacinque.» (Settanta) Anche i Rotoli del Mar Morto parlano di 75 discendenti. In Atti 7,14 Stefano menzionò 75 discendenti.

Es 1:22 «nati» contro «nati tra gli Ebrei» (Pentateuco samaritano, Settanta e Targum)

Es 2:25 «[Dio] li conosceva/si preoccupava di loro» contro «[Dio] si fece conoscere a loro» (Il Commentario biblico dell’Expositor, vol. 2, afferma che la Settanta qui commette un errore).

Es 3,6 «Io sono il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. E Mosè nascose il volto, poiché temeva di guardare Dio» (MT) contro «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe; e Mosè distolse il volto, poiché aveva paura di fissare Dio» (Settanta) vs. «Io sono il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Mosè tremò di paura e non osò guardare» (Pentateuco samaritano, Atti 7:32)

Es 3,19 «andate, a meno che non siate costretti da una mano potente» contro «andate, no, non per mano potente» (Settanta, Vulgata)

Es 4,22 «il mio figlio primogenito» contro «il mio popolo» (Pentateuco samaritano)

Es 8:22 «separare/trattare in modo diverso» contrapposto a «distinguere in modo meraviglioso» (Il *Commentario biblico dell’Expositor*, vol. 2, pag. 356, afferma che i traduttori della Settanta abbiano frainteso il termine ebraico in questo punto)

Es 8:32 «sul vostro popolo» contro «del vostro popolo» (Settanta)

Es 8:23 «fare una distinzione» contro «conferire una liberazione/redenzione» nella Settanta e nella Vulgata.

Es 9:32 Un termine ebraico per il secondo cereale, probabilmente «emmer» contro «segale» nella Settanta, contro «erbe» nella versione copta. (L’Expositor’s Bible Commentary, volume 2, afferma che il cereale emmer è stato rinvenuto nelle tombe egizie, mentre il farro no.)

Es 12:22 «bacino» contro «soglia»

Es 12:40 «i figli d’Israele vivevano in Egitto» (TM, Rotolo del Mar Morto 2Q2 (=2QExod(a)), Atti 7:6; Genesi 15:13) contro «i figli d’Israele abitarono in Egitto e in Canaan» (Septuaginta) contro «i figli d’Israele e i loro padri abitarono in Egitto e in Canaan» (Pentateuco samaritano). Anche Giuseppe Flavio, scrivendo intorno al 93-94 d.C. in *Antichità giudaiche* 2.15.2, afferma che essi rimasero in Egitto per 215 anni, il che è coerente con il Pentateuco samaritano e la Settanta. Giuseppe Flavio indicò che erano trascorsi 430 anni da quando Abramo era giunto in Canaan. Si veda http://dssenglishbible.com/scroll2Q2.htm per ulteriori informazioni sul 2Q2.

Es 14,25 «allontanati» contrapposto a «bloccati/incastrati» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco)

Es 15,8 «il soffio delle vostre narici» contro «il soffio che proviene da voi» (Pentateuco samaritano)

Es 18,5 «mangiare pane» (MT, Settanta) contro «offrire pane» (siriaco, Targum, Vulgata)

Es 18:12 «portarono» (MT, Settanta) contro «offrirono» (siriaco, Targum e Vulgata). Il commentario biblico *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 2, pagg. 413-414, afferma che «portarono» è il termine corretto, mentre «offrirono» era solo un’interpretazione.

Es 19,18 «l’intero monte» contrapposto a «tutto il popolo» in alcuni manoscritti ebraici e nella Settanta.

Es 20:12 «…madre, affinché possiate vivere a lungo» (MT) contro «…madre, affinché vi vada bene e possiate vivere a lungo in questa terra fertile» (Settanta). Deuteronomio 5:16 recita: «…madre, affinché possiate vivere a lungo e vi vada bene in questa terra»

Es 20,17 è immediatamente seguito da Dt 11,29-30 e 27,2b-3a,4-7, che nel Pentateuco samaritano ordinano agli Israeliti di costruire il tempio sul monte Gerizim.

Es 20,18: Nel Papiro di Nash il sesto e il settimo comandamento sono invertiti.

Es 20,24 «nel luogo dove ho fatto risplendere il mio nome» contro «in ogni luogo dove farò risplendere il mio nome» (Pentateuco samaritano)

Es 22:8 «Il padrone di casa si presenterà davanti a Elohim» contro «Il padrone di casa si presenterà davanti a El» (Pentateuco samaritano) (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 938). Si afferma che il Pentateuco samaritano «evita qualsiasi accenno al politeismo: ad esempio, i predicati plurali con “elohim” nel Testo Masoretico (Gen 20:13; 31:53; 35:7; Es 22:8) sono modificati al singolare.») (Nella Settanta greca si tratta di Theon)

Es 23,20 «Ecco, io manderò un angelo davanti a voi per custodirvi lungo il cammino e per condurvi nel luogo che ho preparato.» contro «Ed ecco, io mando il mio angelo davanti a te, affinché ti conduca nella terra che ho preparato per te.»

Es 23:21 «Siate attenti davanti a Lui e ascoltate la Sua voce. Non siate ribelli contro di Lui, poiché Egli non perdonerà le vostre trasgressioni; poiché il Mio nome è in Lui.» vs. «Abbiate cura di voi stessi e ascoltatelo, e non disobbeditelo; poiché egli non vi concederà nulla, poiché il mio nome è su di lui.»

Es 23:25 «Egli [Dio] benedirà» vs. «Io benedirò» (Settanta, Vulgata)

Es 24:10 «E videro il Dio d’Israele. … chiarezza» contro «E videro il luogo dove si trovava il Dio d’Israele … purezza»

Es 24,11 «Egli non stese la Sua mano contro i capi dei figli d’Israele. E videro Dio» contro «non mancava nemmeno uno, e apparvero nel luogo di Dio»

Es 28:23-28 presente nel testo masoretico ebraico e nella Settanta Complutense. Il rotolo del Mar Morto 4Q22 (=4QPaleoExodus(m)) contiene frammenti di 28:22-24, 26-28, 30-43. Assente dalle versioni Vaticanus e Alexandrinus della Settanta.

Es 29,9 «su Aronne e sui suoi figli» contro «su di loro» nella Settanta.

Es 30,1 «Un altare, un luogo per bruciare incenso» contro «un altare dell’incenso» nella Settanta.

Es 30,1 «legno di acacia» contro «legno incorruttibile» nella Settanta.

Es 30,6: «[l’altare] davanti al velo» (MT, Settanta) contro «[l’altare] dietro il velo» (Pentateuco samaritano)

Es 30,12 «distruzione» contro «peste» nella Settanta

Es 30,21 «i piedi, e non moriranno» contro «i piedi con acqua; ogni volta che entreranno nel tabernacolo della testimonianza, si laveranno con acqua, affinché non muoiano» (Forse il traduttore della Settanta ha ripetuto accidentalmente parte di una riga).

Es 30:27,28 La Settanta ha aggiunto «e tutti i suoi arredi» quattro volte

Es 30:35 «salato, puro e santo» contro «un’opera pura e santa» nella Settanta

Es 31,4-5 «bronzo e nell’intaglio delle pietre da incastonare» contro «ottone, blu, porpora, scarlatto filato e lavori in pietra»

Es 32:29 «Oggi consacratevi» contro «Oggi vi siete consacrati» (greco, Vulgata)

Es 33:16 «si distinguono» contro «saranno glorificati» (Il volume 2, pag. 356, dell’Expositor’s Bible Commentary afferma che i traduttori della Settanta abbiano frainteso il termine ebraico in questo punto)

Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta da *Literal Translation* di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di *The Septuagint: Greek and English*. Sono stati utilizzati anche *The Expositor’s Bible Commentary*, *The Anchor Bible Dictionary*, vol. 5, e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.