< Domanda sulla Bibbia tratta dal libro di Amos
D: Qual è il punto centrale del libro di Amos?
R: Amos è un libro che illustra le ragioni e le conseguenze del giudizio per chi conduce una vita all’insegna del piacere senza Dio. Il libro di Amos ha un “carattere” particolare, probabilmente dovuto allo stesso Amos. Dio si è servito del background e dell’esperienza di questo devoto ragazzo di campagna per trasmettere un messaggio che tutte le pecore di Dio, sia in città che in campagna, avevano bisogno di ascoltare.
D: Qual è la struttura generale del libro di Amos?
R: Amos è un libro sul giudizio. Ecco una semplice struttura.
1-2 Il giudizio sta per arrivare
3-6 Le ragioni del giudizio
7-9:10 Cinque visioni delle conseguenze
9:11-15 La restaurazione dopo il giudizio
D: Nel libro di Amos, la sua visione della sofferenza è diversa da quella di Giobbe e Daniele? Il critico biblico Bart Ehrman scrive: «E una volta che si aggiunge l’Antico Testamento al quadro, le cose diventano completamente confuse. … Il libro di Amos sostiene che il popolo di Dio soffra perché Dio lo sta punendo per i suoi peccati; il libro di Giobbe sostiene che anche gli innocenti possano soffrire; e il libro di Daniele indica che gli innocenti, di fatto, soffriranno. Tutti questi libri sono diversi, …» (Jesus, Interrupted, p. 12)
A: No, lo spirito critico di Ehrman sta interpretando un’esclusione che non esiste. Amos non ha mai detto che le persone soffrono solo a causa dei propri peccati; Amos si riferiva a una situazione specifica del suo tempo. Giobbe mostra effettivamente che le persone soffrono per ragioni non legate ai propri peccati o a quelli di chi le circonda, e Daniele mostra che il popolo di Dio a volte soffre per mano dei non credenti proprio perché segue Dio. Dicono cose diverse, ma non sono incompatibili. I diversi lati di una scultura appaiono diversi, ma si tratta della stessa scultura. Allo stesso modo, la verità presenta diverse prospettive a seconda del punto di vista, ma queste prospettive sono complementari, non incompatibili.
D: In Am 1,1, quando fu scritto il libro di Amos?
R: Amos 1:1 afferma che fu scritto due anni prima del terremoto, avvenuto durante il regno di Uzzia. (Si tratta di due anni prima che fosse scritto Isaia 6.) Fu scritto intorno al 762 a.C. Secondo *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 1426, le testimonianze archeologiche rinvenute a Hazor e a Samaria indicano un terremoto intorno al 760 a.C. Il libro *735 Baffling Bible Questions Answered*, pag. 203, afferma che fu scritto tra il 780 e il 760 a.C.
D: In Am 1,1, questo terremoto era semplicemente una tradizione leggendaria?
R: No. Non tutti i terremoti venivano registrati. I terremoti erano comuni in quella regione. Ad esempio, gli scavi archeologici a Qumran dimostrano che nel 31 a.C. si verificò un terremoto devastante, eppure nessun autore antico ne ha dato notizia.
Ma abbiamo trovato prove di questo terremoto: secondo *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament* (p. 1426), il *New International Bible Commentary* (p. 895) e il *Believer’s Bible Commentary* (p. 1113), le prove archeologiche rinvenute a Hazor e a Samaria indicano che si verificò un terremoto intorno al 760 a.C.
D: In Am 1,2 e 3,8, era il Signore a ruggire da Sion (Gerusalemme) questi giudizi o le parole di Amos?
R: Il termine ebraico qui usato per «ruggire» può indicare sia il ruggito di un leone sia il rombo di un tuono. Potrebbero essere due aspetti della stessa cosa. Quando Dio pronunciò queste parole di giudizio attraverso Amos, in esse era implicita una promessa: che tutto ciò si sarebbe avverato. Dio ruggì attraverso un uomo insignificante e ridisegnò completamente la mappa del Medio Oriente.
D: In Amos 1:3-2:6, Proverbi 30:15-31 e Proverbi 6:16-19, perché si utilizzano sequenze numeriche, come «per tre… persino quattro»?
R: Si trattava di un espediente letterario ebraico talvolta chiamato «scala numerica». È una bellissima espressione che funge da ausilio alla memorizzazione e mostra che il numero esatto, «3» o «4», non è il punto centrale, ma piuttosto il contenuto dei punti stessi.
D: In Am 1:3, hanno letteralmente trebbiato Gilead con il ferro?
R: Gilead era la regione in cui vivevano gli Israeliti a est del fiume Giordano. Gli Aramei li distrussero in 2 Re 13:1-9, in particolare nel versetto 7. Una slitta da trebbiatura sarebbe una slitta con pezzi di ferro sul fondo per separare il grano dalla pula. Alcuni commentatori vedono in questo un’immagine per descrivere quanto accuratamente abbiano distrutto i Gileaditi. Altri ritengono che abbiano letteralmente ucciso alcuni dei Gileaditi passando loro sopra con le slitte da trebbiatura.
D: In Am 1,4.7.10.12.14; 2,5, perché viene menzionato in modo così evidente il fuoco sulle mura del palazzo?
R: Fu così che la città venne distrutta. Per costruire le mura della città non si utilizzavano metalli né tondini di ferro. Nei mattoni veniva utilizzata la paglia e alcune parti erano rinforzate con legno.
D: In Am 1,5, che cos’è la casa di Eden?
R: Prima cosa non è la risposta, poi la risposta.
Non è la risposta: si trattava di una metafora. L’uso di «Eden», in riferimento al Giardino dell’Eden, era una metafora poetica per Damasco, il «giardino» della Siria. Tuttavia, perché proprio questo nome dovrebbe essere una metafora e non altri?
La risposta: la parola ebraica beth e quella aramaica bit significano “casa”. La città di Bit-Adini non è stata individuata dagli archeologi, ma era menzionata negli annali accadici. Si trovava vicino a Damasco e fu conquistata, ma non distrutta, dagli Assiri nell’855 a.C. Non sappiamo altro su di essa ai tempi di Amos. D’altra parte, potrebbe trattarsi semplicemente di un riferimento generico alle vicinanze di Damasco.
D: In Am 1:8, perché i Filistei perirono come popolo?
R: I babilonesi distrussero la nazione filistea quando conquistarono la Palestina. Tuttavia, Zaccaria 9:5-6 menziona alcuni di loro che sopravvissero.
D: In Am 1,9, che cosa fecero di male i Fenici?
R: Non si dice che fossero violenti, ma che vendessero gli Israeliti come schiavi. I Fenici erano noti come mercanti di schiavi secondo Omero nell’Odissea 4,288 ss.; 15,473 ss.
D: In Am 2,6; 8,6, perché era sbagliato non solo vendere i poveri, ma venderli per un paio di sandali?
R: Se gli schiavi costavano così poco, doveva esserci un’offerta abbondante. Sebbene la schiavitù fosse consentita nell’Antico Testamento, gli schiavi avrebbero dovuto essere liberati ogni sette anni, come comanda Deuteronomio 15:12-18. Geremia 34:8-21 mostra che gli Israeliti non lo stavano facendo.
Una cosa è disobbedire alla legge di Dio, un’altra è che la società la infrangesse così frequentemente da renderla una pratica istituzionalizzata.
D: In Am 2:6, perché Dio avrebbe permesso che i giusti fossero venduti come schiavi?
R: Probabilmente per una ragione simile a quella per cui Dio avrebbe permesso che i cristiani obbedienti, che nascondevano ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, venissero catturati e mandati a morire nei campi di concentramento nazisti. Dio spesso permette anche ai Suoi figli obbedienti di subire danni e ingiustizie in questa vita. Di fatto, Romani 8:36 menziona che a volte il popolo di Dio affrontava la morte così spesso da assomigliare a pecore destinate al macello. Per un’approfondita discussione su come Dio possa disciplinare il Suo popolo per mezzo di un popolo ancora più malvagio, leggi il libro di Abacuc.
D: In Am 2,8, qual è il significato geografico dei luoghi menzionati da Amos?
R: Le profezie descrivono un percorso circolare che parte da Damasco (a nord-est), passa per Gaza e i Filistei (a sud-ovest), Tiro e i Fenici (a nord-ovest), Edom (a est-sud-est), Ammon (a est), Moab (a est), per poi arrivare a Giuda e Israele. È come se Dio descrivesse un cerchio, o una spirale, partendo da popoli stranieri più lontani, passando per nazioni con cui esiste un legame di parentela, fino a Giuda e Israele.
D: In Am 2,8, ci sono altri esempi di pericoli scampati per un soffio e di un “metodo circolare” che fungono da monito per il popolo?
R: Si noti che Amos ha iniziato con la nazione più lontana, con cui non c’era stretta parentela, e gli ascoltatori avrebbero potuto persino provare sollievo nel sapere che il giudizio di Dio stava per abbattersi sui loro nemici. Ma poi ha gradualmente ristretto il cerchio fino a quando ci si chiedeva: se tutte quelle nazioni fossero state punite per i loro peccati, come avrebbero potuto sfuggirvi Giuda e Israele, che erano anch’essi malvagi ma ne erano pienamente consapevoli? La risposta è che non ci sarebbero sfuggiti. Oggi l’America è preoccupata innanzitutto per i terroristi islamici, poi per la Cina nel Mar Cinese Meridionale e a Taiwan, e infine per la Russia e l’Ucraina.
D: In Am 2,8, quando Dio infligge il giudizio su una nazione o un popolo?
R: La risposta breve è: ogni volta che vuole. Ma alcuni fattori potrebbero essere: quanto il popolo sta peccando, quanto sono gravi i peccati e per quanto tempo hanno avuto tempo per pentirsi. Infine, quanto conoscono la verità e sono stati avvertiti?
D: In Am 2:9-11, 3:2, quali sono le ragioni che Dio adduce qui per punire Giuda e Israele tanto quanto, o anche più delle nazioni circostanti?
R: Il comportamento di Israele era peggiore proprio perché conosceva tutto ciò che Dio aveva fatto per loro. Poiché Israele voleva comportarsi come chi non conosce Dio, Dio non li avrebbe trattati meglio di chi non Lo conosce.
Am 3,2 afferma che Dio infligge loro la punizione non perché non Lo conoscano, ma proprio perché Lo conoscono eppure Gli voltano le spalle.
D: In Am 2,14-16, perché Dio sottolinea che i potenti cadranno?
R: Una ragione potrebbe essere che gli Israeliti avevano fatto affidamento su Dio affinché combattesse per loro. «Il Signore è con noi» era il loro grido di battaglia in Numeri 23:21; Deuteronomio 20:4; 31:8; Giudici 6:12; Isaia 8:10; Sofonia 3:15,17. Dio aveva promesso di difendere il Suo popolo obbediente nei momenti di difficoltà in Salmo 23:4; 46:7,11 – ma nulla di più. Questo slogan era ormai superato; Amos 5:2 mostra che saranno abbandonati.
D: In Am 3,2, la conoscenza di Dio è un bene o no?
R: Conoscere meglio Dio è una cosa buona, ma solo se si desidera amarlo e seguirlo. Come suggerisce Amos 3:1-2, una relazione più profonda comporta una maggiore responsabilità. Il Signore sta fornendo qui una ragione per cui Giuda e Israele saranno puniti tanto duramente quanto, se non peggio, delle nazioni circostanti. Una relazione con Dio è più importante della conoscenza.
D: In Am 3,2, questo significa che nessun altro conosceva Dio tranne gli Israeliti?
R: No. Tutti hanno almeno un minimo di rivelazione su Dio, semplicemente osservando il creato, come mostrano Romani 1:19-20 e Salmo 19:1-6. Inoltre, Dio si è rivelato anche a chi non era israelita, tra cui Abramo, Ketura, Adamo, Noè ed Enoch. Giona predicò ai Niniviti, ed anche gli Egiziani, i Moabiti, gli Edomiti e così via conoscevano il Dio degli Israeliti.
Tuttavia, fino al tempo di Cristo, nessun altro possedeva la conoscenza di Dio nella misura in cui Dio l’aveva concessa agli ebrei, i quali ricevettero la Torah di Dio. Gli ebrei occupavano un posto speciale, sia in quanto popolo eletto, sia in quanto destinatari delle parole stesse di Dio, come mostra Romani 3:1-2.
D: In Am 3,3, cosa si intende qui per «due persone che camminano insieme»?
R: Due persone non camminano insieme lungo un sentiero se non sono d’accordo tra loro e non desiderano recarsi in un luogo comune. Un aforisma occidentale dal significato simile recita: «Chi si assomiglia si piglia». Anche se tu non vuoi compiere una particolare azione malvagia, se cammini sempre insieme a coloro che la compiono, accetti di andare dove stanno andando loro. Due persone non camminano insieme a meno che non siano d’accordo nel farlo.
D: In Am 3,3-6, qual è il punto centrale dei sette esempi contenuti in questi quattro versetti?
R: Dio sta spiegando che le loro azioni e il loro cuore sono la causa del giudizio. Nessuna di queste cose accade se non è presente la ragione antecedente. Allo stesso modo, nemmeno la punizione di Israele da parte di Dio avverrebbe qui, se essi non gli avessero voltato le spalle. Al momento non hanno alcuna intenzione di tornare, quindi il giudizio è inevitabile. Se non vogliono seguire Dio, allora non hanno più bisogno di vivere nella Sua terra. In futuro sarebbero stati tutti esiliati e solo un piccolo residuo sarebbe tornato.
D: In Am 3,4, perché un leone a caccia ruggisce?
R: Un leone non ruggisce mentre insegue la preda, ma solo quando sta per catturarla.
D: In Am 3,6, è Dio a causare il male o la calamità?
R: La parola «male» ha due significati:
Calamità / disastri / cose dannose: sì, Dio a volte le provoca.
Il male morale: No, Dio non causa direttamente il male morale. Tuttavia, Dio ne permette l’esistenza e lo “incanala” persino ai Suoi fini, utilizzandolo e intrecciandolo come parte del Suo piano.
I musulmani non dovrebbero stupirsi che il termine «male» possa significare danno, e non solo male morale. Il termine è usato in questo modo nei loro stessi scritti, nel volume 3, libro 29, capitolo 7, n. 56, pag. 35 dell’Hadith di Bukhari.
D: In Am 3,7-8, quali catastrofi future ha rivelato Dio attraverso i profeti?
R: Eccone alcune.
Noè era un predicatore di giustizia secondo 2 Pietro 2:5. Ebbe cento anni per predicare mentre costruiva l’arca.
I regni divisi dopo la morte di Salomone: 1 Re 11:29-39 – 1 Re 12:15-20
La morte di Abia che avrebbe posto fine alla dinastia di Geroboamo (1 Re 14:1-16 – 1 Re 14:17-18; 15:29)
La morte di Acab e di Jezabel e l’estinzione della loro stirpe. 1 Re 21:17-24 – 1 Re 22:29-37
La morte di Achazia 2 Re 9:30-10:11
La sconfitta di Moab 2 Re 3
Ripetizione della caduta della dinastia di Acab 2 Re 9:7-10
Giuda sarebbe stato esiliato a Babilonia 2 Re 20:16-18, 2 Re 21:10-15, 2 Re 22:14-20 – 2 Re 24-25, Geremia 29:4-23.
D: Am 3:7 dimostra che deve esserci sempre un profeta sulla terra, come sosteneva l’apostolo mormone Bruce McConkie nel *Doctrinal New Testament Commentary*, vol. 2, p. 606?
R: No. Non vi fu nessuno che ricoprisse l’ufficio di profeta durante i quattrocento anni che intercorrono tra la fine dell’Antico Testamento e Giovanni Battista, quindi nemmeno i mormoni possono affermare ciò senza contraddirsi.
D: In Am 3:7, qual è il compito dei cristiani oggi nel dare avvertimenti?
R: Quando Dio permise che il Suo popolo eletto fosse catturato, esiliato e distrutto come popolo, e quando Dio permise che il Suo tempio fosse distrutto, qualcuno avrebbe potuto chiedere: «Dov’è Dio in tutto questo?» e «A Dio non importa nulla?». I profeti dell’Antico Testamento trasmisero il messaggio che Dio fece molto di più che limitarsi a sapere in anticipo che ciò sarebbe accaduto; Dio si assicurò che questi disastri avvenissero. I profeti avevano un ruolo importante; quando queste cose fossero accadute in futuro, il popolo avrebbe potuto ricordare le parole dei profeti, vedere le conseguenze e forse pentirsi e tornare a Lui.
Chi dovrebbe ricoprire questo ruolo cruciale oggi? Dio ha la Sua chiesa e ci ha dato il comando di essere una voce profetica, predicando il Vangelo. Il Vangelo non è solo catastrofismo, ma presenta un aspetto di «condanna» che implica: pentirsi o perire.
D: In Am 3,12, qual è il significato delle parti squartate di un animale in questo contesto?
R: Dire che le parti dell’animale sono «salvate» avrebbe un significato piuttosto ironico in questo contesto, come afferma il New International Bible Commentary a pag. 902.
Tuttavia, ci sarebbe un aspetto pratico positivo, seppur molto limitato, per il pastore. Se una pecora fosse scomparsa, il pastore sarebbe responsabile di risarcire la perdita al proprietario, a meno che non potesse dimostrare che fosse stata sbranata da bestie selvagge, come dice Esodo 22:10-13. In Genesi 31:39 Giacobbe dice a Labano che quando una pecora veniva sbranata da animali selvatici, era lui stesso a pagare la perdita invece di portare i resti a Labano.
D: In Am 3:14, cosa c’è di significativo riguardo a Betel e ai suoi altari?
R: Betel era un luogo speciale per l’adorazione del Signore che era stato «riutilizzato». Abramo vi soggiornò in Genesi 12:8, subito dopo aver avuto la visione secondo cui Dio avrebbe dato quella terra ai suoi discendenti. Fu lì che Giacobbe ebbe la visione degli angeli che salivano e scendevano su una scala verso il cielo. All’epoca la città si chiamava Luz, ma Giacobbe la ribattezzò Betel, che significa «casa di Dio». In Genesi 35:1-15 Dio disse a Giacobbe di stabilirsi a Betel. Debora, la balia di Rebecca, morì e fu sepolta a Betel.
Ma poi, quando Geroboamo si ribellò a Roboamo, si rese conto che, dal punto di vista politico, non sarebbe stato opportuno per gli Israeliti del nord recarsi spesso a Gerusalemme, nel regno del sud, per adorare. Così, Geroboamo eresse due altari: uno nell’estremo nord, a Dan, e l’altro vicino al confine di Giuda, a Betel. Al posto del culto del Signore, Geroboamo mise dei vitelli d’oro affinché il popolo li adorasse (1 Re 12:32-13:4). Allora venne un uomo di Dio e profetizzò che un futuro re, Giosia, avrebbe ucciso i sacerdoti di Baal sugli alti luoghi di Betel e, come segno, l’altare si sarebbe spaccato in due. E l’altare si spaccò in due. Ma invece di prendere a cuore l’avvertimento e il miracolo divino, ci si limitò semplicemente a riparare l’altare idolatra. In seguito, quell’altare sarebbe stato distrutto definitivamente dal buon re Giosia (2 Re 23:15-16).
Quindi, Satana non ha bisogno di costruire nulla, gli basta semplicemente riutilizzare ciò che era stato costruito per Dio.
D: In Am 3,14, cosa c’è oggi di simile a Betel e ai suoi altari?
R: Molte cattedrali in Europa hanno richiesto uno o due secoli per essere costruite. Nonostante il tempo e i costi, almeno la gente sapeva che ci sarebbe stato un luogo permanente per adorare Dio, costruito per resistere al passare dei secoli. Tuttavia, oggi alcune chiese e cattedrali sono state trasformate in attività commerciali e persino in moschee. Sì, gli edifici sono permanenti, ma il loro scopo non lo era.
Un secondo esempio è che molte denominazioni, nate per glorificare Dio, si sono trasformate o si sono divise per seguire i propri programmi, e non sostengono affatto di seguire tutto ciò che Dio ci chiede di osservare nella Bibbia. Ad esempio, se la Bibbia afferma che praticare l’omosessualità è sbagliato, eppure le Chiese episcopale e metodista unita hanno avuto ministri omosessuali, esse sono come Betel dopo che fu riadattata da Geroboamo.
Molti seminari, come quelli di Harvard, Yale, Princeton e Dartmouth, erano in origine ottimi seminari per la formazione dei ministri. Ora si sono allontanati dall’insegnamento secondo cui l’intera Bibbia è la parola di Dio.
A livello individuale, dobbiamo stare attenti a noi stessi. Dio può darci benedizioni come denaro, istruzione ed esperienza lavorativa che possono essere usate per scopi divini o riorientate per servire scopi malvagi.
D: In Am 4,1-3, qual è il significato della metafora delle vacche?
R: Bashan era una ricca regione di pascoli (Geremia 50:19; Michea 7:14), con bestiame ben nutrito, o si potrebbe dire viziato (Salmo 22:12; Ezechiele 39:18). Queste donne esigevano lusso e piacere. Mentre sfruttavano economicamente gli altri, probabilmente non si rendevano nemmeno conto di farlo. Forse, con le loro abitudini di bere e di spendere senza ritegno, spingevano i mariti a sfruttare gli altri per sostenere il tenore di vita che si aspettavano. Qui non si fa menzione di immoralità sessuale, ma queste donne sono in un certo senso l’opposto della moglie nobile descritta in Proverbi 31:10-31.
Come bestiame viziato, queste donne si aspettavano che gli altri soddisfacessero le loro richieste. Forse erano le prime “Karen”.
D: In Am 4:2, perché pensi che l’enfasi sia posta qui: «Il Signore Dio ha giurato per la Sua santità»?
R: Dio afferma che ciò accadrà sicuramente. Nessuna delle precauzioni che potranno prendere, né tutto il denaro e il potere di cui dispongono, riusciranno a impedire che ciò accada.
D: In Am 4:4, perché si dice di salire a Betel o a Ghilgal per peccare?
R: L’affermazione di Amos sarebbe stata scioccante per i suoi ascoltatori, ed era proprio questo il punto. Consideratela come un invito ironico ad affrettarsi verso il proprio giudizio. Amos stava ridicolizzando sarcasticamente il loro culto. Purtroppo, gli Israeliti erano soliti recarsi a Betel e a Ghilgal per adorare e onorare Dio dal tempo di Giosuè fino all’epoca della costruzione del Tempio di Salomone. Ora, gli Israeliti continuavano ad andare a Betel e a Ghilgal, ma era per offrire sacrifici a falsi dei, oppure per offrire sacrifici sia ai falsi dei che al Signore insieme, il che era altrettanto grave. Ghilgal era ancora un luogo di sacrificio secondo Amos 5:5; Osea 4:15; 9:15 e 12:11. Betel e Dan erano i due luoghi che Geroboamo aveva istituito per l’adorazione dei vitelli d’oro. «Sacrificio» è un termine generico che indica qualsiasi tipo di sacrificio animale o umano.
D: In Am 4,4, quando, se mai, dovremmo essere sarcastici o ironici nella nostra testimonianza?
R: Siate molto, molto cauti se utilizzate questi strumenti, poiché qualsiasi cosa scriviate o diciate può essere copiata o ripetuta, spesso senza il contesto completo. Non volete dare l’impressione di essere meschini o privi di amore.
Ma se una persona non ascolta o non vuole ascoltare i tuoi avvertimenti, e non prende nemmeno in considerazione le tue argomentazioni, potresti rispondere con qualcosa del tipo: «Fantastico, vai a fare quello che dici. Sai bene che molto probabilmente questo porterà a _____. Capisco che è proprio quello che vuoi, giusto?” Oppure: “Stai dicendo questo, giusto?” (Dagli la possibilità di confermare.) “Allora ti sta bene se dico agli altri che tu credi in ______?” (Se risponde di no, chiedigli perché.)
D: In Am 4,6, cosa intendeva Amos con «denti puliti»?
R: Questa espressione significava che i loro denti non avrebbero avuto residui di cibo, poiché non avevano nulla da mangiare.
D: In Am 4,6-11, quando dovremmo dire alle persone che le catastrofi naturali o le guerre potrebbero essere un monito da parte di Dio?
R: Alcuni vedrebbero che Dio ha fatto queste cose agli Israeliti, ma altri vedrebbero che Dio ha semplicemente ritirato la Sua protezione da loro e li ha lasciati in balia del disastro. In entrambi i casi, non avrebbero dovuto mancare di discernere la mano di Dio nel permettere che le cose accadessero.
Alcuni ebrei sono delusi o addirittura disillusi dal fatto che, se esiste un Dio, Egli abbia permesso che l’Olocausto avvenisse. Ma se gli ebrei non osservavano più la Legge dell’Antico Testamento (sacrifici e tutto il resto) e avevano rifiutato il Messia, perché avrebbero dovuto aspettarsi che Dio fosse obbligato a garantire loro una protezione speciale?
Quando una calamità colpisce alcune persone, non dobbiamo pensare che esse siano più meritevoli di coloro che, pur trovandosi nelle loro vicinanze, non ne sono stati colpiti. Gesù disse che i Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici e coloro sui quali era caduta la Torre di Siloé, in Luca 13:1-5, non erano peggiori degli altri. Ma Gesù disse anche che in questo c’era una lezione per tutti: «Se non vi pentite, perirete tutti allo stesso modo».
A volte le cose brutte capitano ai servi obbedienti di Dio, e loro, come Giobbe, non hanno idea del perché queste cose siano capitate proprio a loro. Considerando tutto ciò che era accaduto solo a lui e alla sua famiglia, era chiaro che non si trattava semplicemente di una coincidenza o di un caso. Eppure Giobbe non riusciva a trovarne alcuna ragione.
Ciò che non possiamo imparare dai disastri naturali o dalle guerre:
1) Che le persone colpite fossero peggiori o più malvagie di quelle che non lo sono state.
2) Che sarai al sicuro se non sei malvagio quanto coloro che ti circondano.
3) Che tutte le conseguenze del peccato si verifichino in questa vita.
Tre cose che possiamo imparare dai disastri naturali o dalle guerre:
1) Dio permette che queste cose accadano, a una nazione o a una regione, e non promette alcuna protezione a coloro che non seguono Dio.
2) Inoltre, le cose brutte accadono anche ai credenti obbedienti, come Giobbe.
3) La vita non si limita alla terra, ed è solo dopo la morte, nel giorno del giudizio, che le cose saranno rese giuste.
D: In Am 4,7, perché Dio a volte provoca l’ingiustizia?
R: Sebbene alcuni possano considerare la “giustizia” da parte dell’uomo, di Dio e della natura come un diritto inalienabile, in questo mondo decaduto sia la Bibbia che le prove empiriche dimostrano che non è così. Dio renderà piena giustizia, dai neonati che vengono massacrati fino ai malvagi oppressori che prosperano per tutta la loro lunga vita. Tuttavia, la giustizia per tutti non avverrà fino al Giorno del Giudizio.
D’altra parte, lo stato delle cose in questo mondo decaduto non dovrebbe essere usato come scusa per non essere giusti ed equi verso tutti.
D: In Am 4,9, cosa sono questi parassiti?
R: Il primo termine appartiene alla famiglia delle malattie delle piante chiamate «ruggine», funghi che uccidono le piante. Il secondo termine è «locuste». Quando una pianta è affetta da uno di questi parassiti e l’infestazione si è diffusa, senza i moderni prodotti chimici non sopravviverà. La pianta è ancora viva al momento, ma la sua morte, sebbene lenta, è inevitabile.
D: In Am 4,13, il fatto che Dio crei il vento dimostra che lo Spirito Santo sia un essere creato?
R: Assolutamente no. Amos 4:13 menziona che Dio forma le montagne e crea il vento. Molte volte, quando la Bibbia menziona elementi naturali, come le montagne e il vento, il significato è semplicemente quello di montagne e vento. Se non vi è alcun significato allegorico per le «montagne», è azzardato cercare di forzare il termine «vento», che si trova proprio accanto, affinché si riferisca allo Spirito Santo e creare così una nuova dottrina teologica. Sebbene lo Spirito Santo sia stato paragonato al vento in senso metaforico, ciò NON significa che ogni volta che soffia il vento ogni persona e ogni animale che si trova sul suo percorso stia percependo lo Spirito Santo.
Storicamente, Ambrogio di Milano è il primo di cui si abbia notizia ad aver risposto a questa domanda nel libro *Sullo Spirito Santo*, libro 2, cap. 48, p. 120.
D: In Am 5,1-3, perché Amos, sotto l’ispirazione di Dio, si lamenterebbe in questo punto?
R: Un lamento poetico era comune da recitare o cantare durante un funerale. Un metro 3+2 era tipico dei canti funebri, ed è proprio ciò che è scritto qui, come sottolinea il *New International Bible Commentary*, pag. 905. Il giudizio non era ancora avvenuto, quindi era come se una persona ascoltasse il proprio necrologio. Oltre al fatto che Amos annunciasse ciò che stava per accadere, il capitolo 5 ci rivela come Dio si senta riguardo a ciò che sta per accadere. Dio non trova alcun piacere nella morte dei malvagi, ma desidera piuttosto che si convertano dalla loro malvagità e vivano (Ezechiele 18:23).
D: In Am 5,1-27, cosa c’è di interessante nella struttura di questo capitolo?
R: La poesia ebraica non era organizzata in base alla rima, come quella inglese, ma piuttosto in base al contenuto. La poesia ebraica era spesso strutturata come un chiasmo, in cui la seconda metà del componimento è l’immagine speculare della prima metà, riformulando tutto in ordine inverso. Amos 5:1-17 costituisce un chiasmo, mentre Amos 5:18-27 ne costituisce un altro.
5:1-3 Il giudizio devastante di Dio sulla terra e sulle città
- 5:4-6 Cercate Dio, non gli altari degli idoli, e vivrete
- - 5:7 L’ingiustizia contro i giusti
- - - 5:8-9 Dio è sovrano sui cieli e sulle fortezze
- - 5:10-13 L’ingiustizia contro gli uomini retti e i poveri
- 5:14-15 Cercate il bene, non il male, e vivrete
5:16-17 Il giudizio devastante di Dio sulle strade e nei campi
Il secondo chiasmo è:
5:18-20 Il Giorno del Signore sarà duro per i malvagi
- 5:21-22 Dio odia l’adorazione ipocrita di un popolo ingiusto
- - 5:23-24 Dio vuole giustizia e rettitudine, non il culto che Egli detesta
- 5:25-26 Anche durante l’Esodo avete adorato ipocritamente altri dei
5:27 In quel giorno sarete portati in cattività oltre Damasco
Am 5,10-13 è in realtà un chiasmo all’interno di un chiasmo.
D: Poiché Am 5:1-3 lamenta il giudizio dei malvagi, come Geremia pianse per il popolo in Ger 4:19; 9:1-2, e come Gesù piangeva su Gerusalemme in Mt 23:37, quando dovremmo piangere pubblicamente per un popolo, per il suo giudizio e per la sua malvagità?
R: Innanzitutto, vediamo perché queste persone, e noi, dovremmo lamentarci. Poi vedremo quando e come farlo.
Perché lamentarsi: in generale, ci sono quattro ragioni per lamentarsi di una persona o di un popolo peccatore.
a) A causa del male che stanno compiendo: se si dichiarano credenti, in particolare, dovremmo lamentarci di come il loro peccato disonori Dio.
b) A causa del giudizio imminente: a causa del giudizio che ricadrà su di loro, in questa vita e nell’eternità.
c) Per ciò che avrebbe potuto essere: come dice Giona 2:8, «Coloro che si aggrappano a idoli inutili abbandonano la Sua amorevole devozione.» (BSB)
d) A livello personale, lamentarsi del proprio peccato fa parte del pentimento.
Quando lamentarsi: in questi esempi, è più efficace lamentarsi finché c’è ancora speranza, prima che vengano uccisi. Quando Davide si lamentò per la morte di suo figlio in 2 Samuele 12:16-23, smise non appena suo figlio morì.
Come lamentarsi: sebbene culture diverse possano avere usanze diverse, questi lamenti erano tutti pubblici, in modo che gli altri potessero vederli e magari trarne un monito. Possiamo lamentarci verbalmente, sia in un discorso pubblico che a tu per tu con le persone. Possiamo lamentarci per iscritto, sul web, sui blog e sui social media, nonché in libri e articoli. I cristiani hanno «lamentato» su cartelloni pubblicitari che le persone vedono mentre passano in auto. Ci sono molti modi per esprimere pubblicamente il nostro lamento per l’allontanamento di un paese da Dio.
D: In Am 5,4.6, perché Dio comanda al popolo di cercarLo?
R: Anche in tutti questi versetti sul giudizio, Dio offre al popolo l’opportunità di cercarLo e di vivere. Ma Deuteronomio 4:29 e Geremia 29:13 dicono che dobbiamo cercarLo con tutto il nostro cuore. Dobbiamo cercare il Signore secondo le Sue condizioni, non le nostre.
Cercare Dio è una questione molto facile o molto difficile, a seconda che si possieda o meno il corretto fondamento teologico.
Molti calvinisti intransigenti hanno difficoltà con questo versetto. Altri calvinisti risolvono il problema sostenendo che Dio abbia comandato cose per le quali non ha mai dato ad alcuni i mezzi per obbedire, né intendeva che obbedissero, né, nella Sua volontà segreta, desiderava nemmeno che obbedissero.
La maggior parte dei cristiani ritiene ovvio che Dio comandi alle persone qualcosa per cui Egli abbia dato loro almeno alcuni mezzi per obbedire. Dio comanda alcune cose alle persone, fornisce loro i mezzi, ma concede loro anche la libertà di obbedire o disobbedire.
D: In Am 5,5b, qual è il significato di questi due avvertimenti?
R: Si tratta di giochi di parole profetici. Sebbene i giochi di parole siano spesso umoristici, questi non lo sono, ma costituiscono un modo per ricordare. Gilgal era originariamente un monumento commemorativo dell’ingresso di Giosuè nella terra, ma qui Gilgal sarà un ricordo dell’esilio dalla terra. Betel era un luogo speciale per Abramo, Giacobbe e altri, e significava «casa di Dio». Ma Amos chiamò Betel «Bet-Aven», che significa «casa del nulla» o «casa del male».
Questo monito è piuttosto insolito, poiché di norma le persone vengono invitate a pentirsi e a recarsi in un luogo di culto. Ma questi un tempo erano luoghi di culto immacolati del vero Dio, mentre ora non lo sono più. Quindi, invece di «pentitevi e venite», il messaggio qui è «pentitevi e state lontani» da luoghi un tempo devoti, che ora non lo sono più.
Oggi, quando un luogo, che sia un seminario o una denominazione, si è completamente allontanato da Dio, non dovremmo cercare di «andarci» per riformarlo dall’interno. Potrebbe esserci un momento adatto a farlo, mentre stanno ancora lottando, ma arriva un momento in cui è troppo tardi per questo. Piuttosto, dovremmo «stare alla larga» e unirci ai credenti devoti, anziché a coloro che hanno già deciso di allontanarsi da Dio.
D: In Am 5,8, qual è il significato delle Pleiadi e della costellazione di Orione in particolare?
R: Questo versetto sottolinea la sovranità di Dio su tutti i cieli e sulla terra. Ma, nello specifico, in astronomia (non in astrologia), in Palestina il sorgere delle Pleiadi indicava l’arrivo della primavera, mentre il sorgere di Orione indicava l’arrivo dell’inverno. Queste costellazioni apparivano e scomparivano ogni anno con la precisione di un orologio. Allo stesso modo, anche la sovranità di Dio e l’esecuzione del giudizio avrebbero avuto luogo. Le Pleiadi e Orione sono menzionate anche in Giobbe 9:9 e 38:31.
D: In Am 5,10-13, qual è il chiasmo presente?
R: Si tratta di un chiasmo all’interno del chiasmo più ampio di Amos 5:1-17.
5:10 I giusti sono intimiditi
- 5:11a I poveri subiscono abusi
- - 5:11b-12a Giudizio sul peccato contro l’alleanza
- 5:12b I poveri subiscono abusi
5:13 I giusti sono intimiditi
D: In Am 5:18, le persone non dovrebbero desiderare il giorno del Signore, oppure dovrebbero desiderarlo come indica 2 Pt 3:12,14?
R: I figli di Dio dovrebbero desiderarlo, mentre coloro che rifiutano di seguire Dio non dovrebbero desiderarlo, proprio come gli egiziani non avrebbero dovuto desiderare la notte della Pasqua in Esodo 12:29. Amos qui si rivolgeva a coloro che erano religiosi ma non in regola con Dio. Essi affermavano di desiderare il giorno del Signore, ma in realtà avrebbero dovuto temerlo, poiché seguivano Dio solo per finta.
D: In Am 5,18, come possono alcune persone oggi presumere che la grazia di Dio le protegga nonostante la loro infedeltà e la loro condotta empia?
R: Poiché fanno belle parole, potrebbero pensare di meritare le benedizioni di Dio. Ma anche se fossimo pienamente obbedienti, sia a parole che con le azioni, non meriteremmo comunque le benedizioni di Dio.
D: Qual è il significato di Am 5,19?
R: Proprio quando pensano di essere al sicuro e fuori pericolo, allora si abbatterà su di loro una catastrofe fatale.
D: In Am 5,21, perché Dio disprezzava le loro feste religiose?
R: Innanzitutto, a quanto pare cercavano di onorare Dio con le Sue cerimonie, pur continuando contemporaneamente a celebrare i riti religiosi idolatri. Sebbene Dio avesse istituito le feste e i rituali nell’Antico Testamento, disprezzava il fatto che essi le osservassero in modo ipocrita. Essi ponevano l’accento sull’osservanza delle feste, trascurando altre parti della Legge di Dio, come aiutare i poveri e vivere in modo puro. L’unico scopo che le feste religiose dell’Antico Testamento avevano per loro era quello di farli sentire bene dal punto di vista religioso, e Dio non voleva che provassero quella falsa sensazione.
D: In Am 5,23, il fatto che Dio qui manifesti avversione per gli strumenti indica forse che non dovremmo usarli in chiesa?
R: No, dimostra piuttosto che gli strumenti a corda facevano parte del culto dell’Antico Testamento. A Dio non piace il culto insincero. Amos 5:22-23 non giustifica l’assenza di strumenti ai tempi dell’Antico Testamento, così come non potrebbe giustificare l’assenza di sacrifici in quel periodo. È interessante notare che i verbi in Amos 5:21-22 sono al plurale, mentre quelli in Amos 5:23 sono al singolare. Quindi, Dio sta dicendo ai singoli individui di smettere di farlo se non si sono pentiti.
D: Am 5,25 afferma forse che i sacrifici degli Israeliti nel deserto per 40 anni non fossero rivolti a Dio, dal momento che Es 24,4 e altri testi dicono che fossero rivolti a Dio?
R: Certamente Mosè e molti israeliti offrirono sacrifici legittimi al vero Dio. Tuttavia, molti altri israeliti durante l’Esodo non erano intenzionati a servire il vero Dio. Inoltre, quasi tutti gli israeliti offrirono sacrifici idolatri al vitello d’oro sul Monte Sinai.
D: In Am 5,25-27, quando l’affidarsi a una religione, anche alla religione cristiana, può essere un falso affidamento?
R: Ovviamente, chi ripone fiducia in una religione legata a un demone o a un falso dio si troverà nei guai. Ma anche riporre fiducia in Dio e nella verità della Sua Parola è una falsa speranza se non hai fatto di Gesù il Salvatore e il Signore della tua vita.
Dio non ha bisogno né desidera che lo adorino in un modo misto a ipocrisia e ribellione.
D: In Am 5,26, chi sono Moloch e Chiun?
R: C’è una certa incertezza riguardo a questi nomi, poiché il testo masoretico e la Settanta differiscono. Indipendentemente da ciò, si trattava di idoli che gli Israeliti adoravano nel deserto. Gli scavi archeologici in Palestina hanno dimostrato l’esistenza di un fiorente culto idolatra, più o meno per gran parte del periodo degli Israeliti fino all’Esilio. Alcuni studiosi liberali hanno [correttamente] sottolineato che questa religione politeista era molto diversa da quella che ci è stata tramandata nella Bibbia. Anziché sminuire la Bibbia, queste prove ne confermano ulteriormente l’autenticità. La Bibbia stessa riporta l’idolatria quasi costante di alcuni israeliti nel paese. La Bibbia avrebbe tralasciato tutto ciò se avesse cercato di presentare una versione “edulcorata” e abbellita invece del quadro veritiero della storia reale.
Queste parole possono significare «santuario» e «piedistallo». Secondo un’altra interpretazione, si tratterebbe di sinonimi dell’idolo Saturno. Alcuni ritengono che questi nomi siano collegati alle divinità venerate dagli Assiri e dagli Aramei. In ogni caso, i popoli a nord-est di loro adoravano vari idoli. Il punto è che, se si adorano questi idoli come divinità, si finirà in esilio proprio dove tali idoli vengono venerati.
D: In Am 6,1, cosa c’era di sbagliato nel confidare nel monte di Samaria?
R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi la risposta.
Non è questa la risposta, ma Gerusalemme: alcuni della Giudea direbbero che avrebbero dovuto riporre la loro fiducia nel Monte Sion (sede di Gerusalemme), dove si trovava il Tempio di Dio, invece che nella falsa religione di Samaria. Tuttavia, Geremia 7 dimostra che questa è la risposta sbagliata.
La risposta: non dovremmo riporre fiducia in nessuna pratica religiosa, nemmeno in quelle che compiamo perché Dio ce le ha comandate. Naturalmente, le persone non dovrebbero riporre fiducia in azioni idolatre, ma non dovrebbero nemmeno riporre fiducia nella propria obbedienza religiosa; dovrebbero invece riporre fiducia in Dio. In Sofonia 1:12 le persone pensavano che Dio non avrebbe fatto nulla; ma qui Amos afferma che Dio è specificamente deciso a punire coloro che Lo rifiutano pur continuando a portare il Suo nome.
D: In Am 6,1-7, in che modo alcune persone oggi vivono in un falso senso di tranquillità, proprio come allora?
R: Le persone sono tranquille quando non vedono alcuna urgenza di cambiare, non hanno alcun desiderio di cambiare e non vedono alcun motivo per cambiare. Non sono vicine a Dio e non hanno alcun desiderio di avvicinarsi di più perché non ne vedono la necessità. Dovremmo sempre desiderare di avvicinarci a Dio.
In Giuda si pensava che Samaria avrebbe inizialmente tenuto a bada per un po’ qualsiasi guaio si presentasse.
D: In Am 6,5, in che modo alcuni cercano oggi di emulare i grandi leader religiosi?
R: I canti e i salmi di Davide erano dedicati a Dio. Sono belli sia dal punto di vista letterario che da quello religioso. Queste persone, che apparentemente si curavano poco di Dio, cercavano comunque di emulare ciò che faceva Davide.
Oggi le persone possono ammirare l’architettura e l’arte cristiane, nonché gli scritti dei cristiani, senza però voler servire e adorare Cristo. Potrebbero nutrire sentimenti positivi verso il cristianesimo, ma non bisogna confonderli con i veri cristiani se non hanno affidato la propria vita a Dio.
D: In Am 6,8, perché Dio odierebbe in particolare l’orgoglio in te?
R: Un solo atteggiamento peccaminoso, l’orgoglio, può precludere molte cose positive, come la gratitudine, la contentezza e la disponibilità ad accettare correzioni. Può crescere fino a includere l’invidia, l’incapacità di perdonare e il sentirsi feriti quando gli altri non riconoscono la propria presunta superiorità.
Esistono tre forme leggermente diverse di orgoglio:
1) Pensare di essere migliori, più importanti o più preziosi di qualcun altro.
2) L’orgoglio per ciò che hai realizzato tu stesso, attribuendoti il merito di ciò che hanno fatto Dio e gli altri.
3) L’orgoglio per ciò che hai fatto. Non siamo importanti per ciò che abbiamo realizzato, ma perché Dio ci ha creati. Non siamo amati da Dio per ciò che abbiamo fatto, ma per ciò che Dio ha fatto.
Un aspetto dell’orgoglio è la stupidità, perché non c’è nulla di cui andare fieri in se stessi e per se stessi.
D: In Am 6,10, perché il popolo non menzionerebbe il nome di Dio in questo contesto?
R: Le persone che in passato bestemmiavano il nome di Dio con tanta leggerezza ora hanno paura persino di pronunciarlo, a causa dell’ira che si è abbattuta su di loro.
D: In Am 6,12 ed Ez 5,6, in che modo alcuni trasformano la giustizia in veleno e il frutto della giustizia in assenzio?
R: Ci si aspetterebbe giustizia da un giudice che decide su un caso. Quando una persona subisce ciò che percepisce come un’ingiustizia, può diventare amareggiata e rinunciare all’idea che possa mai esserci giustizia. Alcune cose non hanno senso, come cavalli che corrono su massi o buoi che vi arano. Allo stesso modo, alcune decisioni giudiziarie non avranno senso.
D: In Am 7, quando, ammesso che sia il caso, dovremmo intercedere davanti a Dio per le persone malvagie?
R: Tutti continuano a peccare, quindi in un certo senso preghiamo sempre per i peccatori ogni volta che preghiamo per qualcuno. Ma questo contesto è diverso; si trattava di persone malvagie e impenitenti. Amos, e noi, dovremmo comunque pregare per le persone malvagie e impenitenti, affinché si pentano e si avvicinino a Dio. Senza la grazia di Dio, ci troveremmo esattamente nella loro stessa situazione.
D: In Am 7,7-9, a cosa serve esattamente il filo a piombo?
R: Mostra semplicemente, sia a chi l’ha posizionata che a tutti gli altri, se qualcosa è dritto e a livello, oppure storto. Un muro parzialmente costruito che è storto può essere abbattuto e ricostruito. Un vecchio muro può essere esaminato per vedere se è ancora in buone condizioni o se deve essere abbattuto. In 2 Re 21:13, un filo a piombo misurerà Gerusalemme, per vedere se debba essere rasa al suolo.
Il filo a piombo non fa nulla di per sé, ma mostra ciò che è storto e deve essere distrutto. Il giudizio di Dio non sarebbe arbitrario, ma conforme al filo a piombo della Sua legge.
D: In Am 7, Amos fu denunciato come traditore per aver detto cose che non volevano sentire. In che modo una persona oggi potrebbe essere falsamente accusata di slealtà?
R: Molte persone fraintendono profondamente il concetto di lealtà.
Lealtà verso un paese contro la lealtà verso un leader politico: se pensi che l’attuale leader politico non sia il migliore per il tuo paese e che se ne debba eleggere un altro, alcuni potrebbero definirti sleale verso il paese. Non vedono la differenza tra seguire un leader a tutti i costi e la lealtà verso un paese. Per questo motivo, paradossalmente, potresti essere più leale verso il paese rispetto a chi ti accusa. Esiste un concetto che oggi è andato perduto per alcuni, chiamato «l’opposizione leale». Il lato positivo è che, in diverse chiese, ho sentito il pastore dire che i fedeli dovrebbero confrontare ciò che lui afferma con ciò che dice la Bibbia. Se trovano un punto in cui egli dice qualcosa in contrasto con la Bibbia, il pastore ha detto che in quel caso non dovrebbero ascoltarlo, ma seguire la Bibbia.
Lealtà contro l’organizzazione: un capo potrebbe aspettarsi che tu gli sia sempre leale, anche quando ti chiede di fare cose che vanno contro gli interessi dell’azienda o dell’organizzazione.
Assenza di critica costruttiva: infine, alcuni pensano che la lealtà significhi essere sempre positivi, e che non essere un «yes-man» sia un segno di slealtà. Il problema è che, quando è necessario un cambiamento di rotta, nessuno dirà al leader che deve cambiare. Dopo essere stati costretti ad andarsene, potrebbero chiedersi cosa sia successo e perché nessuno glielo abbia detto. Tuttavia, non si rendono conto di aver favorito una cultura in cui nessuno poteva esprimersi e dire che qualcosa non era la strada migliore, senza temere ripercussioni.
D: In Am 7,10-17, come ha risposto Amos all’accusa di non essere qualificato per essere un profeta?
R: Amos era come un filo a piombo per una persona in particolare: il sacerdote Amazia. In realtà Amos fornisce due risposte complementari. Amos ammette di non essere qualificato secondo alcun criterio umano. Pertanto, non è un profeta di professione, né si guadagna da vivere come profeta, come insinua Amazia. Ma Amos afferma che, nonostante ciò, Dio lo ha chiamato direttamente.
D: In Am 7,10-17, cosa dovresti fare quando qualcuno ti ordina di fare qualcosa?
R: Dipende tutto dalla situazione. Obbedisci se ciò che ti viene ordinato non è contrario a ciò che Dio comanda e se chi te lo ordina si trova in una posizione tale da meritare la tua obbedienza (come un poliziotto, un giudice, il tuo capo o il tuo insegnante). Romani 12:18 dice che, per quanto possibile, dovremmo vivere in pace con tutti. Se chi ti ordina non è in una posizione di autorità su di te, obbedisci comunque se sai che ciò che ti chiede è ciò che dovresti fare. Ma se non si tratta di qualcosa a cui dovresti obbedire, la tua reazione potrebbe dipendere dalle circostanze. A volte potresti semplicemente dire loro che non lo farai, e spiegare il perché, come fece Pietro in Atti 4:19-20. A volte la cosa migliore è agire di nascosto, come fece Giuseppe d’Arimatea in Giovanni 19:38. A volte la cosa migliore da fare è fuggire, come Gesù comandò ai credenti in Matteo 24:16-18.
Il sito di un bravo apologeta cristiano è stato rimosso, all’insaputa dell’apologeta stesso. Quando ha chiesto al webmaster perché fosse stato rimosso, ha scoperto che qualcuno aveva chiamato il webmaster dicendo che non lo voleva più e di eliminarlo. Così il webmaster, senza verificare chi fosse il chiamante, ha rimosso il sito. Una volta che l’apologeta se ne è accorto, il sito è stato rimesso online.
Nel mio ministero ho ricevuto una volta un’e-mail in cui mi si diceva che stavo dicendo cose sbagliate sull’Islam e che avrei dovuto chiudere il mio sito web; c’era anche una velata minaccia di azione legale se non l’avessi fatto. Ho risposto scusandomi per eventuali errori che avrei potuto commettere e ho detto che li avrei corretti tempestivamente. Ho chiesto loro di indicarmi i punti in cui avevo effettivamente detto qualcosa di sbagliato, in modo da poterli correggere. Non ho mai più ricevuto risposta da loro.
D: In Am 7, in che modo le persone oggi potrebbero cercare di controllare o sopprimere un ministero di origine divina, come tentò di fare all’epoca il malvagio sacerdote Amazia?
R: Qualcuno potrebbe opporsi a un ministero, a un’iniziativa o ad altra opera per almeno tre motivi: controllo, invidia o scopi contrari.
Controllo: una persona in posizione di autorità potrebbe opporsi a un ministero o a una chiesa semplicemente perché non ne detiene il controllo. Ritiene che tutte le direttive debbano provenire da lei e che debba essere lei a controllarle. Qualcuno potrebbe ritenere che ciò darebbe una cattiva “immagine”: perché si è leader o manager se non si riesce a tenere tutto sotto controllo?
Invidia: in circostanze diverse potrebbero sostenere il ministero, ma sono fedeli a un’altra organizzazione e vedono il successo di un ministero come un ostacolo al successo di ciò che desiderano. Non si tratta di realizzare la cosa migliore, ma di far sì che siano loro e la loro organizzazione a fare la cosa migliore. A volte, in un contesto lavorativo, i vertici aziendali possono involontariamente alimentare questo atteggiamento concentrandosi sui risultati individuali a scapito del lavoro di squadra e del sostegno ad altri gruppi. Qualcuno potrebbe ritenere che la “percezione” che ne deriverebbe non sarebbe positiva, perché se un altro gruppo facesse tutto ciò che stanno facendo loro, le persone potrebbero tornare a chiedere: «E voi cosa state facendo?».
Obiettivi contrastanti: fondamentalmente, il ministero potrebbe cercare di persuadere le persone a seguire una certa direzione o a credere o agire in un certo modo, e qualcuno potrebbe essere fondamentalmente contrario a ciò. Qualcuno potrebbe pensare che la «immagine» ne risentirebbe, poiché in questo caso il tuo capo, il tuo responsabile o il tuo re vuole che tu sia leale e segua una certa direzione, mentre tu stai tollerando che qualcun altro agisca in modo contrario a questo.
Nel caso di Amazia, potrebbero esserci state tutte e tre le ragioni, con particolare enfasi sulla terza. Oggi, quando qualcuno si oppone a una cosa positiva che tu o il tuo gruppo state facendo, potrebbe essere utile cercare di capire il perché. Potrebbe essere perché hai semplicemente un’idea sbagliata e non te ne rendi conto. Questo potrebbe essere vero o meno, anche se loro te lo diranno sempre, se ne avranno l’occasione. Ma considera anche che l’opposizione potrebbe derivare da una di queste tre ragioni; invece di reagire istintivamente all’opposizione, è meglio rispondere in modo intelligente. Potresti riuscire a placarli, a collaborare con loro, oppure a trovare alleati che abbiano più autorità di loro.
D: In Am 8,1-2, qual è il significato del frutto maturo d’estate?
R: Questo mostra che, come i frutti estivi, gli Israeliti erano pronti per essere giudicati. Ciò rappresenta l’intero ciclo di crescita fino ai suoi risultati. In ebraico la parola per «frutto maturo» / «frutto estivo» (qayis) suona come la frase «il tempo è maturo» (qes). Oppure potrebbe trattarsi di frutta troppo matura, in decomposizione.
In generale, le persone dimenticano che Dio ha un forte senso del tempismo.
In particolare, il tempo per evitare il giudizio stava volgendo al termine.
I nostri peccati hanno una “durata di conservazione” che Dio concede temporaneamente per un certo periodo, ma tale durata stava per scadere.
D: In Am 8,5, cosa c’era di peccaminoso, visto che obbedivano alla Legge?
R: Due punti da considerare nella risposta.
Obbedienza parziale: Dio vuole qualcosa di più che limitarsi a osservare alcuni rituali, disobbedendo al contempo ad altre leggi con l’inganno e l’oppressione degli altri, come dimostra anche Giacomo 2:10-11.
Obbedienza interiore: Dio vuole qualcosa di più delle semplici azioni esteriori, ma un cuore interiormente obbediente.
Esternamente osservavano le feste della luna nuova, anche se nel loro cuore non vedevano l’ora che finissero. Pur essendo religiosi, usavano bilance disoneste, opprimevano e compravano i poveri. Ancora oggi non dovrebbe sorprendere che alcune persone malvagie, lontane da Dio, siano ancora religiose.
D: In Am 8,9, quando tramonterà il sole a mezzogiorno?
R: Esistono due interpretazioni, e la risposta potrebbe essere considerata un duplice adempimento.
Adempimento immediato: secondo le Cronache assire, il 15 giugno del 763 a.C. si verificò un’eclissi durante una rivolta nella città assira di Assur. (Assur dista da 500 a 600 miglia da Gerusalemme.) Ciò potrebbe riferirsi a due eclissi: nel 784 a.C. e nel 763 a.C. Amos 8:9 dovrebbe essere inteso come un evento immediato e non in riferimento alla fine dei tempi.
Fine dei tempi: Amos 8:9 afferma che ciò avverrà «in quel giorno». Quel giorno è il Giorno del Signore, che si è verificato la prima volta che il Signore è venuto. Il sole tramontò a metà del giorno quando Gesù fu crocifisso. Il Giorno del Signore è anche il momento in cui Gesù tornerà, quando il sole tramonterà nuovamente.
D: In Am 8,10, quando piangeranno come per un figlio unico?
R: Ciò avverrà quando gli ebrei si convertiranno in massa a Cristo nella fine dei tempi. Anche Zaccaria 12:10 ne parla.
D: In Am 8,11, in che modo ci sarà una carestia di ascolto della parola di Dio?
R: Quattro punti da considerare nella risposta.
1. Le persone possono rifiutare di seguire Dio, e Dio permette loro di pentirsi in seguito e di seguirLo.
2. Tuttavia, quando un individuo rifiuta di ascoltare la verità che Dio gli ha dato per un periodo sufficientemente lungo, arriva un momento in cui non sentirà quasi più nulla della parola di Dio. Un termine che alcune persone usano per descrivere questo processo è «indurimento giudiziario», e in questo indurimento hanno parte sia l’individuo che Dio. Se le persone non vogliono seguire Dio, il Signore non ha alcun obbligo di dare loro la Sua parola. Anzi, nel giorno del giudizio potrebbe essere meglio per loro sapere il meno possibile, se erano comunque decisi a rifiutare Dio.
3. Naturalmente, arriva un momento definitivo, al momento della morte, in cui non ci sono più seconde possibilità.
4. Anche per un popolo arriva un momento in cui la Parola di Dio scarseggia in mezzo a loro. Arriva anche un momento in cui il gruppo viene disperso e la sua identità come popolo va perduta.
D: Am 8,11-12 si riferisce a Israele o a tutte le nazioni?
R: Questi versetti si riferiscono direttamente agli Israeliti e ai loro discendenti di sangue misto, i Samaritani. Tuttavia, il principio generale vale anche per le altre nazioni.
D: In Am 8,12, perché cercano la parola del Signore e non la trovano, quando Mt 7,7-8 dice che chiunque chiede riceve e chi cerca trova?
R: Prima ciò che non è la risposta e poi la risposta.
Non è questa la risposta: Gesù pronunciò queste parole secoli dopo Amos, e ai tempi del Nuovo Testamento le cose erano diverse rispetto a prima. Inoltre, c’è stato un periodo di silenzio di 400 anni, durante il quale non fu data alcuna Scrittura, proprio prima della venuta di Gesù. Infine, la conoscenza che Gesù ci ha dato non era accessibile nemmeno alle persone devote che vivevano prima di Lui. Ma sebbene queste tre affermazioni siano tutte vere, tralasciano la verità senza tempo e l’avvertimento che costituiscono il punto centrale di Amos 8:12-14.
La risposta: ci sono due livelli di risposta.
Nello specifico, Amos 8:12-14 si riferiva a coloro (principalmente samaritani) nella terra [di Israele] che seguivano sia gli idoli del regno del nord sia Dio. Finché avessero cercato di seguire entrambi, non avrebbero trovato la parola di Dio.
In generale, Amos 8:12-14 è un monito per tutte le persone. Matteo 7:7-8 non significa chiedere a chiunque; significa che bisogna chiedere all’Unico Vero Dio. Se si vuole combinare la verità di Dio con la falsità degli idoli e delle altre religioni, si avrà una carestia di verità, non un appagamento della verità. Bisogna cercare Dio con tutto il cuore, non con una parte del cuore rivolta a Dio e l’altra agli idoli.
D: In Am 9,1-4, qual è il significato di questi versetti?
R: Puoi scappare, ma non puoi nasconderti dall’ira di Dio. Dio non si limita a permettere questa distruzione; la sta supervisionando! Se qualcuno corre in un tempio o nella propria casa per nascondersi, gli agenti dell’ira saranno agli stipiti delle porte a sfondarli. Se qualcuno scappa altrove, l’ira di Dio lo raggiungerà comunque. Anche se qualcuno fa parte del popolo eletto di Dio, ciò non lo salverà.
Probabilmente il Monte Carmelo viene menzionato perché lì ci sono migliaia di grotte calcaree, soprattutto sul versante occidentale, dove un fuggitivo potrebbe nascondersi. La cima è ricoperta da una fitta foresta, e si potrebbe provare a nascondersi anche lì.
D: In Am 9,3, Dio provoca il male fisico?
R: Ci sono due tipi di cose indicate dalle parole ebraiche (così come da quelle inglesi) che significano «male».
Il male morale è la malvagità e, sebbene Dio lo permetta, non lo provoca direttamente.
Il male fisico è il danno o la morte, e a volte Dio lo provoca direttamente.
I musulmani non dovrebbero stupirsi che il termine “male” possa significare danno, e non solo male morale. Il termine è usato in questo modo nei loro stessi scritti, nel Bukhari Hadith, volume 3, libro 29, cap. 7, n. 56, p. 35.
D: In Am 9,7, in che modo gli ebrei erano simili agli etiopi?
R: Proprio come due case possono essere uguali, tranne che per la verniciatura, siamo tutti uguali agli occhi di Dio, poiché la nostra “verniciatura” non fa alcuna differenza per Lui.
D: Am 9,7 dimostra che il popolo ebraico fosse nero?
R: No, a meno che il colore della pelle non sia l’unico modo in cui Dio distingue le persone. I popoli del Medio Oriente erano caucasici. Gli egiziani erano prevalentemente caucasici, con qualche traccia di sangue nero. Tuttavia, nell’antico Egitto, gli egiziani con i capelli rossi erano considerati brutti e si rasavano la testa. Come avrebbero potuto avere i capelli rossi, se fossero stati tutti neri…?
Dio ha usato l’esempio di un popolo dall’aspetto fisico molto diverso per far capire chiaramente che, al di là della pelle, siamo tutti uguali agli occhi di Dio. Anche Galati 3:28 dimostra che siamo tutti figli di Dio, indipendentemente dalla nostra razza o dal fatto che siamo uomini o donne. Nella Chiesa primitiva, persone provenienti dall’Etiopia, dalla Russia e dalla Francia adoravano Dio all’unisono, secondo Ireneo di Lione (182-188 d.C.), *Contro le eresie*, libro 1, cap. 10.2, p. 331
D: In Am 9,7, dove si trovavano Caftor e Kir?
R: Caftor era la patria ancestrale dei Filistei prima che giungessero nel sud-est della Palestina. Kir era la patria ancestrale degli Aramei prima che giungessero nell’odierna Siria. Non sappiamo con certezza dove si trovassero questi luoghi. Tuttavia, i Filistei erano un popolo dell’Egeo e si ritiene che probabilmente provenissero dall’isola di Creta.
D: In Am 9,11-15, perché un messaggio di speranza subito dopo una profezia così irata?
R: Anche molti altri profeti concludono con una nota di speranza riguardo al futuro, almeno per un residuo del popolo. Dalla prima metà del capitolo 9 ci si potrebbe chiedere se Dio avesse ormai chiuso con gli Israeliti, fino alla loro distruzione definitiva. Ma Amos 9,11-15 dimostra che non è così; Dio ha ancora un piano meraviglioso per i loro discendenti nelle generazioni future, durante il millennio e oltre.
D: In Am 9,12, quando gli ebrei entrarono in possesso del residuo di Edom?
R: Ciò non si riferisce solo alla terra, ma anche al popolo. Intorno al 130/125 a.C. il re Giovanni Ircano costrinse gli Edomiti ad assimilarsi agli ebrei. Erode il Grande era un Edomita. Ma non solo Edom; il popolo di Dio avrebbe incluso i gentili in generale. Giacomo, fratello del Signore, sollevò questo punto, citando Amos 9:11-12, durante il Concilio di Gerusalemme in Atti 15:1-20.
D: In Amos, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?
A: Rotoli del Mar Morto: (circa 1 a.C.) Tra i Rotoli del Mar Morto sono presenti tre copie del libro di Amos, contrassegnate con i codici 4Q78 (=4QXIIc), 4Q82 (=4QXIIg) e 5Q4 (=5QAmos).
Il 4Q78 contiene Amos 2,11-16; 3,1-15; 4,1-2; 6,13-14; 7,1-4,7-9,12-16
4Q82 contiene Amos 1:3-15; 2:1, 7-9, 15-16; 3:1-2; 4:4-9; 5:1-2, 9-18; 6:1-4, 6-14; 7:1, 7-12, 14-17; 8:1-5, 11-14; 9:1, 6, 14-15
5Q4 contiene Amos 1:3-5.
Tuttavia, in *The Dead Sea Scrolls Translated*, a pag. 479, si afferma che il 4Q82 (4QXIIg) dei profeti minori contiene i resti di Osea e Naum, ma non menziona Amos. Inoltre, *The Meaning of the Dead Sea Scrolls* riporta solo 5:26-27; 8:11 e 9:11 per Amos.
Nahal Hever è una grotta vicino a Engedi che custodisce un frammento dei profeti minori in greco (8 Hev XIIgr). Fu scritto tra il 50 a.C. e il 50 d.C. e fu nascosto durante la rivolta di Bar Kokhba contro Roma. Si tratta di una revisione della Settanta, realizzata in Giudea, e quasi identica al testo masoretico.
Il rotolo dei Profeti Minori di Wadi Murabba'at (Mur XII) risale al 132 d.C. circa. Contiene Amos 1:5-15; 2:1; 6:1?; 7:3-17; 8:3-7,11-14; 9:1-15.
Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto, a Nahal Hever e nel Wadi Murabba'at sono conservati i seguenti versetti di Amos: Amos 1:3-15; 2:1,7-9,11-16; 3:1-15; 4:1-2,4-9; 5:1-2,9-18; 6:1-4,6-14; 7:1-4,7-17; 8:1-5,11-14; 9:1,6,14-15.
I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a partire dal 350 d.C. circa, contengono l’Antico Testamento, compreso il libro di Amos. Due di questi sono il Vaticanus (325-350 d.C.) e l’Alexandrinus (450 d.C. circa), nei quali i libri dei dodici profeti minori erano collocati prima di Isaia. Il libro di Amos è completo sia nel Vaticanus che nell’Alexandrinus.
Osea, Amos e Michea non sono mai stati presenti nel Sinaitico (340-350 d.C.).
D: Quali autori antichi fecero riferimento ad Amos?
R: Gli autori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti di Amos sono:
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 22, p. 205, cita Amos 5:18-6:7 attribuendolo ad Amos.
Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) (implicitamente) menziona l’«Antico Testamento» ed elenca i libri. Egli non elenca i dodici profeti minori singolarmente, ma li chiama «I Dodici». Frammento 4 dal Libro degli Estratti, vol. 8, p. 759
Anche Ireneo di Lione (182-188 d.C.) fa riferimento ad Amos 1:2; 5:25,26; 8:9,10; 9:11-12.
Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.)
Tertulliano (198-220 d.C.)
Ippolito (222-235/6 d.C.)
Origene (240 d.C.) «Perché, infatti, desiderate il Giorno del Signore? Ed è tenebra e non luce, dice il profeta Amos.» (cfr. Amos 5,18) Omelie su Geremia, Omelia 12, cap. 10.1, p. 123 (greco)
Novaziano (250/254-256/7 d.C.)
Cipriano di Cartagine (248-258 d.C.)
Adamantio (circa 300 d.C.) cita Amos 5,8 come se fosse del profeta. Dialogo sulla vera fede, parte V, cap. 18b, p. 172.
Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.)
Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.)
Dopo Nicea (325 d.C.):
Atanasio di Alessandria (367 d.C.) (Implicito poiché menziona i dodici profeti) «Ci sono, dunque, nell’Antico Testamento, ventidue libri in tutto; … poi i Profeti, i dodici dei quali sono considerati come un unico libro…». Atanasio, Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.
Girolamo (373-420 d.C.) tratta dei libri dell’Antico Testamento. In particolare, menziona la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, il Pentateuco, Giobbe, Giosuè figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, Samuele e i Re (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia. Lettera 53, cap. 7-8, pp. 99-101.
Dopo Nicea ci sono anche altri autori.
D: In Am, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?
R: La Settanta conta circa 3.219 parole in greco. Concentrandoci sul capitolo 5 (489 parole greche), la prima alternativa è il testo masoretico, la seconda è la Settanta greca, salvo diversa indicazione.
Am 3,9 «Ashdod» (masoretico) contro «Assiria» (Settanta)
Am 5,1 «parola» contro «parola del Signore»
Am 5,1 «lamento/canto funebre, che intono contro di voi» contro «che sto intonando contro di voi, un lamento/canto funebre»
Am 5,1-2 «O casa d’Israele! La vergine d’Israele è caduta e non si rialzerà più; giace abbandonata sulla sua terra; non c’è nessuno che la rialzi» contro «La casa d’Israele è caduta; non si rialzerà più. La vergine d’Israele è caduta sulla sua terra; non c’è nessuno che la rialzi».
Am 5:4,6 «e vivrete» contro «e vivrete»
Am 5,5 «Gilgal» contro «Galgala»
Am 5:5 «Beersheba» contro «pozzo del giuramento» (il nome della città di Beersheba significa «pozzo del giuramento»)
Am 5:6 «Egli non divamperà come un fuoco [sulla] casa di Giuseppe, né la consumerà; e nessuno lo spegnerà per Betel» contro «affinché la casa di Giuseppe non divampi come un fuoco, e lo divori, e non ci sia nessuno a spegnerlo per la casa d’Israele».
Am 5:7 «Ha abbandonato coloro che trasformano la giustizia e la rettitudine in assenzio sulla terra» vs. «[È lui] che esegue il giudizio nelle altezze [sopra], e ha stabilito la giustizia sulla terra»
Am 5,8 «Colui che ha creato le Pleiadi e Orione» (costellazioni nel cielo) vs. «Colui che ha creato tutte le cose e le trasforma»
Am 5,9 «che fa divampare la distruzione contro i potenti» contrapposto a «che infligge la rovina alla forza»
Am 5,9 «la distruzione si abbatte sulla fortezza» contrapposto a «e porta angoscia sulla fortezza».
Am 5,10 «disprezzano chi parla con rettitudine» contro «aborrivano la parola santa».
Am 5,11 «il vostro calpestare i poveri» contro «hanno colpito i poveri con i loro pugni»
Am 5,15 «Odiate il male e amate il bene» contro «Abbiamo odiato il male e amato il bene»
Am 5,17 «in tutte le vigne» contro «in tutte le vie»
Am 5,18 «coloro che desiderano» contro «voi che desiderate»
Am 5,18 «questo» contro «questo giorno del Signore»
Am 5:18 «Il Giorno del Signore è tenebra» contro «mentre è tenebra»
Am 5,20 «luminosità in esso» contro «luminosità»
Am 5,21 «disprezzo le vostre feste» contro «rifiuto le vostre feste»
Am 5:21 «non mi compiaccio delle vostre assemblee solenni» vs. «non sento l’odore delle [vostre] offerte di cibo nelle vostre assemblee generali».
Am 5:22 «Non ne avrò piacere» vs. «Non le accetterò»
Am 5:23 «strumenti a corda» contrapposto a «strumenti»
Am 5,24 «acque… ruscello che scorre incessantemente» contro «acqua… torrente impraticabile»
Am 5,25 «sacrifici e offerte di cibo» contrapposto a «vittime e offerte»
Am 5:25 «quaranta anni nel deserto, o casa d’Israele?» vs. «O casa d’Israele, quaranta anni nel deserto?»
Am 5:26 «Sì, avete portato la tenda del vostro re e Kiyyun/Kaiwan, le vostre immagini, la stella dei vostri dei…» contro «Sì, avete portato il tabernacolo di Moloch e la stella del vostro dio Raephan/Rephan, le loro immagini…»
Am 5,27 «Perciò» vs. «E»
Am 8:1 «disse» (Masoretico, Settanta) vs. «mi disse» (siriaco, Commento di Teodoro di Mopsuestia su Amos, cap. 8, p. 164)
Am 8,8 «si gonfia come la luce» (Masoretico) vs. «si gonfia come il fiume [Nilo]» (alcuni manoscritti ebraici, Settanta, Targum, siriaco, Vulgata)
Am 9,12a «Edom» contro «umanità/uomini»
Am 9:12b «portano il mio nome» (Masoretico) contro «portano il mio nome possano cercare il Signore» (Settanta)
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta da Literal Translation di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di The Septuagint: Greek and English. Sono stati utilizzati anche l’Expositor's Bible Commentary e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.
Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte da *The Holy Bible, Berean Standard Bible* (BSB), che è stata dedicata al pubblico dominio: https://berean.bible