< Domanda sulla Bibbia tratta da 2 Samuele

D: Nel 2 Samuele, quando è stato separato questo libro dal 1 Samuele?

R: Nelle Bibbie ebraiche odierne costituiscono un unico libro. Anche il 1° e il 2° Libro dei Re formano un unico libro. Il 1° e il 2° Libro di Samuele furono separati quando fu tradotta la Settanta, intorno al 250 a.C. Nella Settanta sono chiamati rispettivamente 1°, 2°, 3° e 4° Libro dei Re.

Non è importante se il 1° e il 2° Samuele siano considerati un unico libro o due libri distinti. Ciò che conta è il contenuto del 1° e del 2° Samuele.

D: In che modo 2 Sam differisce da 1 Cr 1-21?

R: Coprono lo stesso periodo storico e sono simili. Tuttavia, 1 Cronache si concentra maggiormente sulla genealogia e omette le azioni negative compiute da Davide. Inoltre, il canto di lode in 2 Samuele 22 è molto simile al Salmo 18.

D: Nel 2 Samuele, quali prove archeologiche abbiamo del regno di Davide?

R: Prima del 1993 non ne avevamo alcuna, ma ora disponiamo di tre reperti archeologici che potrebbero riferirsi a Davide.

La Stele di Tel Dan fu realizzata in pietra pregiata da un sovrano arameo intorno all’800 a.C. Essa menziona «Jehoram, figlio di Achab, re d’Israele» e «Ahaziahu, figlio di Jehoram, re della Casa di Davide».

La Stele di Mesha (11-18) a Moab menziona «la casa [di Da]vid». È possibile vedere un’immagine della Stele di Mesha, chiamata anche Pietra Moabita, nel *Rose Book of Charts, Maps & Time Lines*, a pag. 77.

Il rilievo di Shoshenq a Tebe, in Egitto, commemora l’incursione del faraone Shoshenq/Shishak in Giuda nel 925 a.C. In esso si menzionano «gli altipiani/le alture di Davide».

Per ulteriori informazioni, consultare http://theophilogue.com/2009/04/24/extrabiblical-evidence-for-king-david/ (4 gennaio 2014).

D: In 2 Samuele 1:4-10, perché le parole degli Amaleciti contraddicono il racconto della morte di Saul in 1 Samuele 31:3-5?

R: I dettagli sono diversi. In 1 Samuele 31:3-5, gli arcieri avevano colpito Saul. Dopo essere stato ferito a morte, Saul si suicidò. I Filistei presero l’armatura di Saul per adornare il loro tempio. L’Amalecita disse che si trattava di carri e cavalieri, che lui aveva ucciso Saul e che i Filistei avevano lasciato l’armatura affinché l’Amalecita la prendesse in seguito.

La risposta più semplice è che l’Amalecita mentì, perché pensava che Davide gli avrebbe dato una ricompensa. A quanto pare l’Amalecita si imbatté in Saul prima che i Filistei spogliassero il cadavere, poiché l’Amalecita si portò via la corona e il bracciale. Sarebbe inoltre molto strano se l’Amalecita si trovasse nell’accampamento israelita come soldato al servizio degli Israeliti. È più probabile che l’Amalecita si trovasse nella zona dopo la battaglia e si fosse recato sul posto in seguito per spogliare i cadaveri di eventuali oggetti di valore.

Giuseppe Flavio tentò erroneamente di conciliare le parole dell’Amalecita con 1 Samuele 31, ma non c’è bisogno di provarci, se l’Amalecita stava mentendo.

D: In 2 Samuele 1:4-16, ci sono oggi casi in cui le persone raccontano mentendo di aver commesso peccati che in realtà non hanno commesso?

R: Nel caso dell’Amalecita, egli vedeva un grande potenziale vantaggio e nessun danno nel farlo. Certamente non avrebbe pensato che Davide lo avrebbe ritenuto sbagliato. Allo stesso modo, oggi le persone possono mentire riguardo al commettere peccati quando a) non ritengono che sia sbagliato, oppure b) non vedono alcun danno nel “migliorare la propria reputazione” così facendo, oppure c) vedono un vantaggio nel farlo.

Ciò che l’Amalecita trascurò completamente è che Davide era soprattutto un uomo nobile e d’onore, mentre Saul, come molti altri, non lo era. Molti nel mondo non comprendono il concetto di uomo o donna d’onore.

D: In 2 Samuele 1:6-15, perché Davide uccise l’uomo che presumibilmente aveva ucciso il suo nemico?

R: Davide considerava il rispetto per la carica di re più importante della rapidità con cui avrebbe potuto diventare re. Davide potrebbe anche essersi preoccupato meno del fatto che Dio non mantenesse la Sua promessa rispetto al fatto che il popolo non rispettasse il governo. Queste due questioni: la fiducia nel fatto che Dio alla fine sistemerà le cose e la fiducia nel fatto che i tempi di Dio siano i migliori, sono aspetti importanti della nostra fede in Dio anche oggi.

D’altra parte, se il popolo avesse saputo che Davide aveva risparmiato e persino ricompensato l’uomo che aveva ucciso il re precedente, Davide non sarebbe stato considerato un re legittimo, poiché avrebbe ricompensato chi aveva ucciso il suo predecessore.

D: In 2 Samuele 1:19-27, qual è la struttura di questo componimento poetico?

R: Questi versetti contengono un tipo di simmetria letteraria ebraica che si trova comunemente nell’Antico Testamento, chiamata chiasmo. A quanto pare si trattava di un poema famoso, poiché l’autore di 2 Samuele menziona che si trova nel Libro di Jashar. Ecco la struttura del poema.

2 Samuele 1:19 Gionatan (implicito)

— 2 Samuele 1:20 entrambi gli uomini (implicito)

— — 2 Sam 1:21 Saul (esplicito)

— — — 2 Samuele 1:22-23 Gionatan e Saul (esplicito)

— 2 Sam 1:24 Saul (esplicito)

— 2 Sam 1:25-26 Gionatan (esplicito)

2 Sam 1:27 entrambi (implicito)

Come nota interessante, in ebraico un canto funebre come questo, così come il Libro delle Lamentazioni, quando è accompagnato da lamenti, viene chiamato qyn. In Irlanda un canto funebre accompagnato da lamenti viene chiamato “keen”. Davide ordinò che questo fosse insegnato agli uomini di Giuda perché Davide non era ancora re d’Israele.

D: In 2 Sam 1:23, perché Davide disse che Saul era «amato e gradito in vita» quando Saul aveva ripetutamente cercato di ucciderlo?

R: Davide avrebbe avuto molto di cui lamentarsi se avesse scelto di farlo. Davide si stava comportando con cortesia e stava richiamando alla memoria la parte precedente e migliore della vita di Saul.

Ci si potrebbe naturalmente aspettare che Davide nutrisse nel cuore un odio profondo verso Saul. Le sue parole in questo passo dimostrano che scelse di non serbare rancore. Allo stesso modo, anche noi possiamo scegliere se portare o meno odio e rancore nel nostro cuore. Matteo 18:21-35 e 1 Corinzi 13 ci insegnano che non dobbiamo farlo.

D: In 2 Samuele 1:23-24, quando dovremmo ignorare gli aspetti negativi e paranoici di una persona e limitarci a sottolineare quelli positivi, come fece Davide?

R: Davide sembrò un po’ eccessivo nella sua lode a Saul, e la Scrittura riporta fedelmente ciò che cantò. Non è necessario dire qualcosa di negativo su una persona; a volte è meglio tacere. Davide aveva tre obiettivi in questo caso. Voleva sinceramente piangere la morte del suo amico Gionatan. Davide voleva chiarire che non aveva contribuito né aiutato alla morte del re precedente. Davide voleva ottenere il sostegno delle tribù del nord. Un punto chiave di tutto ciò è che Davide non mostra alcuna amarezza nei confronti di Saul.

D: In 2 Samuele 1:26, dato che l’amore di Davide per Gionatan superava quello per le donne, significa forse che provavano sentimenti romantici l’uno per l’altro?

R: No. Il termine ebraico qui utilizzato, «aheb», indica un amore di amicizia. Non viene mai usato in nessun altro contesto per indicare l’omosessualità. È possibile provare forti sentimenti di amicizia senza che vi sia una relazione romantica.

D: In 2 Samuele 2:1, quali furono le conseguenze dell’unzione di Davide come re di Giuda?

R: Davide era già stato unto re in privato da Samuele, circa quindici anni prima. Ma l’unzione pubblica di Davide come re avrebbe suscitato grande scalpore. Innanzitutto, sarebbe stato un chiaro segnale ai Filistei che egli non era loro vassallo. In secondo luogo, Davide aveva atteso quindici anni la morte di Saul, l’unto del Signore, prima di diventare re. Ma Davide non aveva alcuna intenzione di accettare che Ish-Bosheth, che non era stato scelto da Dio, diventasse il prossimo re. Quando Davide fosse stato incoronato re di Giuda, ciò avrebbe comportato una scissione dal resto di Israele, che avrebbe portato a una guerra civile.

D: In 2 Samuele 2:1, perché Dio avrebbe voluto che Davide facesse di Hebron la sua capitale?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare cinque ragioni.

1. Hebron era una delle città più grandi di Giuda.

2. Storicamente, Abramo e i patriarchi erano sepolti lì.

3. Gli israeliti del nord non avevano ancora accettato Davide come re.

4. Hebron si trovava in montagna, più in alto di qualsiasi altra città di Giuda, e più al sicuro da eventuali attacchi. Gerusalemme, situata a 19-20 miglia a nord-nord-est, sarebbe stata ancora meglio, ma era ancora sotto il controllo dei Gebusei.

5. Hebron era una delle città di Giuda a cui Davide aveva precedentemente inviato il bottino, come riportato in 1 Samuele 30:31.

D: In 2 Samuele 2:5-7, perché Davide inviò messaggeri proprio alla città di Jabesh di Galaad?

R: Essi avrebbero potuto pensare che le loro azioni in onore di Saul e Gionatan avrebbero fatto arrabbiare il nuovo re, Davide. Davide inviò deliberatamente dei messaggeri per rassicurarli che non era così, e che Davide rispettava la memoria di Saul e Gionatan. Questa fu anche una mossa astuta da parte di Davide per cercare di conquistare pacificamente il popolo di Jabesh di Galaad affinché lo accettasse come re.

D: In 2 Samuele 2:8, perché Ish-Boshet è chiamato Esh-Baal in 1 Cronache 8:33 e 9:39?

R: «Baal» può significare «padrone», «Signore» o un dio cananeo. «Esh-Baal» significa «fuoco di Baal», mentre «ish» significa uomo. Saul chiamò suo figlio Ish (uomo) di Baal, molto probabilmente con l’intento di indicare “padrone” o “Signore”. Gli autori o i copisti probabilmente modificarono il nome in bosheth, che significa “vergogna”. Ish-Bosheth potrebbe anche essere l’Ishvi menzionato in 1 Samuele 14:49.

D: In 2 Samuele 2:8, perché Abner non sostenne Davide?

R: Se Abner lo avesse fatto, avrebbe evitato sette anni di guerra civile. Sebbene la Scrittura non lo dica, ricordiamo che Abner era probabilmente uno dei capi dell’esercito che in precedenza avevano inseguito Davide. Abner era cugino di Saul, quindi, dopo il figlio di Saul, avrebbe avuto diritto al trono. Spesso le persone soffrono di uno di due problemi: o non sono leali quando dovrebbero esserlo, oppure sono leali verso ciò verso cui non dovrebbero esserlo.

Per inciso, Davide regnò solo su Giuda per sette anni e mezzo, mentre Ish-Boshet regnò nel nord per due anni. Ciò significa che Abner guidò gli eserciti del nord per cinque anni e mezzo prima di assumere il ruolo di «creatore di re» e incoronare Ish-Boshet, che all’epoca aveva 40 anni. Si noti che non è detto che il popolo d’Israele abbia incoronato Ish-Boshet come re; lo fece solo Abner. Abner potrebbe essere stato molto impegnato a cacciare i Filistei da Israele. Abner era più interessato a rimanere al comando che all’unità nazionale o a far diventare Ish-Boshet re. Ma dopo che Ish-Boshet rimproverò Abner per aver preso come propria una delle concubine di Saul, Abner si rese conto che il suo potere era stato limitato e passò quindi dalla parte di Davide, dove sperava di mantenere il potere sotto o al fianco di Joab.

Un esempio lampante è il brillante chimico tedesco Fritz Haber. Fu lui il padre del processo Haber, un metodo per estrarre l’azoto dall’aria. Ciò permise alla Germania di produrre esplosivi senza dover fare affidamento sulle importazioni dal Cile o da altri paesi. Il *Libro dei fatti* di Isaac Asimov, a pag. 254, sottolinea che, se non fosse stato per il lavoro di Haber, la Germania sarebbe stata costretta a ritirarsi dalla prima guerra mondiale già nel 1916. Haber diresse inoltre lo sviluppo dei gas tossici da parte della Germania durante la prima guerra mondiale. Il *Libro dei fatti* di Isaac Asimov, a pag. 254, menziona anche che Haber fu esiliato quando Hitler salì al potere, poiché era ebreo.

A quali cose sei fedele?

D: In 2 Samuele 2:8, in quali circostanze dovremmo oggi attendere pazientemente che il male si dissolva, fuggendo se necessario, e in quali dovremmo invece alzarci e combattere, sia per ciò che Dio ha dato a noi sia per ciò che Dio ha dato agli altri?

R: Il fatto che Davide abbia atteso pazientemente Saul e non fosse disposto a tollerare Ish-Bosheth costituisce un interessante esempio di quando sia meglio essere tolleranti e quando invece non lo sia.

Una risposta semplicistica è quella di combattere quando Dio vuole che lo facciamo, e di non combattere quando Dio non lo vuole. Ma allora come facciamo a sapere quando Dio vuole che combattiamo?

I cristiani sono perseguitati nella Cina continentale, in Corea del Nord, in Afghanistan, in Iran, nell’Assam in India e nel nord della Nigeria. Ovviamente gli Stati Uniti non dovrebbero dividere le proprie forze armate in sei parti e attaccare la Cina continentale e le altre cinque aree per difendere tutti gli oppressi contemporaneamente. Quindi, come si fa a capire quando difendere gli altri e quando non è possibile farlo?

D: In 2 Samuele 2:8-11, perché Abner e, in seguito, Ish-Boshet stabilirono la capitale di Israele sul lato orientale del fiume Giordano?

R: Ricordiamo che i Filistei avevano occupato una discreta porzione di territorio tra Giuda e il Mare di Galilea. Una capitale situata sul lato orientale sarebbe stata difficile da raggiungere per loro. Mahanaim era probabilmente ben fortificata, dato che Davide vi si rifugiò quando fuggì da Absalom.

D: In 2 Samuele 2:9, chi erano gli Ashuriti?

R: Probabilmente si trattava di abitanti di un villaggio chiamato Ashuri. Il popolo della tribù di Asher si trovava più lontano. Questi non provenivano da Assur, l’antica capitale dell’Assiria.

D: In 2 Samuele 2:10, Ish-Bosheth regnò per due anni, oppure Davide regnò per sette anni e mezzo a Hebron, come riportato in 2 Samuele 2:11 e 2 Samuele 5:5?

R: I cristiani danno due risposte diverse.

Davide regnò su Giuda solo per sette anni e mezzo: Ish-Bosheth, Abner e l’esercito israelita dovettero ritirarsi verso est, oltre il fiume Giordano, dopo la vittoria dei Filistei. Ish-Bosheth fu dapprima proclamato re su Galaad, Ashuri e Izreel, secondo 2 Samuele 2:8-9. Solo dopo cinque anni e mezzo riuscirono a riconquistare un territorio sufficiente a ovest del Giordano. Pertanto, Israele rimase senza re per cinque anni e mezzo, poi Ish-Bosheth regnò per due anni e infine Davide.

Davide regnò a Hebron per sette anni e mezzo: sebbene possa esserci stato un breve ritardo prima che Ish-Bosheth fosse incoronato, il periodo di sette anni e mezzo si riferisce a tutto il tempo in cui Davide regnò a Hebron prima di conquistare Gerusalemme e di regnarvi. Nel periodo compreso tra l’assassinio di Ish-Bosheth e l’inizio del regno di Davide a Gerusalemme, Davide non regnò in nessun altro luogo se non a Hebron. Pertanto, Ish-Bosheth fu re d’Israele per due anni, poi Davide fu re sia d’Israele che di Giuda per cinque anni e mezzo a Hebron, dopodiché Davide trasferì la sua capitale a Gerusalemme.

Tuttavia, la prima interpretazione è probabilmente corretta; non c’è nulla che indichi che Abner incoronò Ish-Bosheth immediatamente.

D: In 2 Samuele 2:19-24, perché Asael inseguì solo Abner e perché Abner lo colpì con il calcio della lancia?

R: Anche Joab e Abishai inseguirono specificatamente Abner in 2 Samuele 2:24. Forse si resero conto che Abner era sia la forza trainante della ribellione sia un abile generale, e che se lo avessero ucciso gli israeliti si sarebbero sottomessi. Asael correva molto veloce; forse aveva una corporatura più esile rispetto ad Abner (che era più anziano) e agli altri. Abner non sembrava troppo preoccupato che Asael potesse ucciderlo; tuttavia, si rese conto che quella guerra si sarebbe conclusa con molte più difficoltà se avesse ucciso il fratello di Joab e Abishai. Forse, invece di voltarsi e usare la punta affilata della lancia, Abner avrebbe voluto solo ferire Asael. Ma a prescindere dalle intenzioni di Abner, il colpo finì per uccidere Asael, che non se lo aspettava.

D: In 2 Samuele 2:19-24, Asael era certo che la sua velocità fosse sufficiente per sconfiggere un guerriero potente e ben corazzato. L’eccessiva sicurezza di Asael gli fu fatale. Ci sono oggi situazioni in cui l’abilità di qualcuno in un determinato ambito gli conferisce una falsa sicurezza in un altro ambito?

R: Questo può essere comune nel mondo degli affari, quando il successo in un settore induce i dirigenti a pensare di potersi espandere in altri settori. A volte hanno ragione, altre volte no. Talvolta i politici e i medici, che hanno molta esperienza o conoscenza in un ambito, presumono che la loro competenza sia trasferibile a tutti i campi.

D: In 2 Samuele 2:26-32, perché Joab smise di inseguire l’esercito di Abner?

R: La Scrittura non lo dice. Forse Joab sapeva che si trattava di una guerra insensata ed era felice di fermarsi non appena lo fece Abner. Ma se Abner non avesse sollevato la questione della misericordia, forse Joab avrebbe fatto continuare a combattere l’esercito per uccidere il maggior numero possibile di israeliti.

D: In 2 Samuele 2:30-31, perché le perdite, 360 contro 20, erano così sbilanciate?

R: Probabilmente Davide aveva appreso l’uso di nuove armi e nuove tecniche combattendo contro i Filistei, combattendo al fianco dei Filistei di Gat (1 Samuele 27) e avendo alcuni Filistei nel proprio esercito. (Erano chiamati Cheretiti e Peletiti.) Anche 2 Samuele 1:18 dice che Davide insegnò ai suoi soldati come usare archi e frecce. Inoltre, Davide disponeva di soldati esperti, mentre molti dei soldati esperti dell’esercito di Saul erano stati uccisi dai Filistei sul monte Gelboe.

D: 2 Samuele 3:1 significa che ci furono combattimenti continui per sette anni e mezzo?

R: Si trattava di uno stato di ostilità, non di combattimenti costanti. Ricordiamo che sia Abner che Davide e Joab erano già pienamente impegnati a combattere i Filistei. Nel bel mezzo di queste ostilità, Davide chiese a Ish-Boshet che gli fosse restituita sua moglie Mical, e Ish-Boshet acconsentì senza protestare. Come vedremo più avanti in 2 Samuele 3-4, esistono diversi tipi di lealtà e diversi tipi di slealtà. Per quasi tutto questo periodo Abner rimase fedele a Ish-Boshet, ma la domanda più importante è: «Era fedele a Dio?»

D: In 2 Samuele 3:1-5 e 2 Samuele 5:13-16, Davide avrebbe dovuto sposare tutte queste mogli?

R: No, alcuni dei loro figli avrebbero causato a Davide molto dolore in seguito. Deuteronomio 17:17 afferma che il re non deve prendersi molte mogli, affinché il suo cuore non si allontani dalla sua fedeltà a Dio. Dopo aver sposato Mical, Ahinoam e Abigail, Davide sposò poi Maaca, Haggith, Abital ed Eglah. La Scrittura non menziona più Chileab/Kileab/Caleb, quindi probabilmente morì prima di diventare adulto. Tre dei figli delle sue mogli, Amnon figlio di Ahinoam, Absalom figlio di Maaca e Adonìa figlio di Haggith, avrebbero causato a Davide grande dolore e avrebbero visto le loro vite concludersi tragicamente.

D: In 2 Samuele 3:3 e 1 Cronache 2:23, esistono prove archeologiche dell’esistenza del regno di Geshur?

R: Sì. Un palazzo bruciato, al cui interno è stato rinvenuto un colino per la birra, è stato datato al 1100-1000 a.C. secondo Timothy Renner e Ira Spar nell’articolo “The Land of Geshur Project” pubblicato nella Newsletter n. 3 (1988) del New Jersey Archaeological Consortium. Questa distruzione fu probabilmente opera di Joab e degli Israeliti proprio prima che Davide commettesse adulterio con Betsabea.

D: In 2 Samuele 3:7, cosa sappiamo di Rizpa?

R: Rizpa era la concubina di Saul, ovvero la sua moglie secondaria. Quando Ish-Boshet divenne re, era consuetudine che i re ereditassero le concubine del padre. Ciò renderebbe Rizpa la moglie del padre di Ish-Boshet, il che è piuttosto inquietante. Questa pratica va contro Levitico 18:8 e 1 Corinzi 5:1 nel Nuovo Testamento. In seguito Abner ebbe rapporti sessuali con lei. Non siamo certi che Rizpa avesse voce in capitolo in queste vicende. Fu proprio Rizpa a proteggere i cadaveri esposti di sette discendenti maschi di Saul in 2 Samuele 21:8-11. Nonostante il suo passato di donna “passata di mano in mano”, Rizpa rimase fedele alla dignità della sua famiglia allargata.

D: In 2 Samuele 3:8, la lealtà è una strada a doppio senso, o in altre parole, un leader ha qualche responsabilità di lealtà nei confronti dei propri seguaci?

R: Abner lo dava per scontato e si sentì tradito dall’accusa di Ish-Boshet. Chi insedia un leader si aspetta che questi faccia ciò per cui è stato posto in quella posizione. Ci si aspetta che i leader si prendano cura con fedeltà della propria carica e di coloro che sono sotto di loro.

Si noti che Abner non disse «cane», ma «la testa di un cane», espressione comunque dispregiativa. I commentatori ebrei interpretarono questa frase nel senso che Abner avesse perso la calma e avesse chiesto con rabbia se Ish-Boshet lo avesse mancato di rispetto considerandolo solo la testa/il capo di un branco di cani. Abner sta esagerando e traendo conclusioni affrettate riguardo al malcontento di Ish-Boshet per quella che Abner considera solo una cosa di poco conto. Tuttavia, ciò avrebbe potuto contribuire a spianare la strada affinché Abner potesse in seguito impadronirsi del trono, e Ish-Boshet non lo considerava affatto una cosa di poco conto.

D: In 2 Samuele 3:12, cosa intendeva Abner con «A chi appartiene il paese?»

R: Potrebbe trattarsi di un caso di ambiguità strategica da parte di Abner. Da un lato, Abner aveva fatto re Ish-Bosheth, quindi si trovava in una posizione di potere che gli consentiva di controllare il regno del nord. Dall’altro lato, Davide era il legittimo re designato da Dio, e Abner riconosceva che Davide avrebbe dovuto essere il re di tutto Israele. Entrambi i significati si integrano perfettamente quando Abner dice a Davide: «Ho il controllo effettivo sul regno del nord e te lo sto cedendo. Quindi, per favore, prenditi cura di me».

D: In 2 Samuele 3:14-16 e 1 Samuele 25:44, perché Davide portò via Mical dal marito Palti/Faltiel?

R: Quando un uomo sposa una donna che è ancora sposata, e il marito non ha divorziato da lei né l’ha abbandonata, si crea una situazione complicata. Davide non la lasciò volontariamente, ma fu costretto a fuggire dal padre di Mical, il re Saul. Non viene menzionato se Mical abbia protestato o meno contro il secondo matrimonio. Davide, in quanto primo marito, era nel suo diritto di esigere che gli fosse restituita. Tuttavia, non vi è alcuna menzione sul fatto che Davide abbia agito nel modo migliore, né se fosse motivato principalmente dall’amore per Mical o dall’orgoglio. Il fatto che lei sia stata «sottratta» a Faltiel indica che Davide non abbia arrecato alcun danno a Faltiel, il quale si trovava in una situazione piuttosto imbarazzante nei confronti del proprio re. Palti e Mical erano fedeli l’uno all’altra, ma esisteva un impegno precedente tra Davide e Mical.

Inoltre, dato che Davide era «sposato» nella famiglia di Saul, ciò avrebbe potuto rafforzare la sua pretesa al trono dopo Saul agli occhi degli Israeliti del regno del nord.

Oggi il risposarsi può essere una situazione complicata. Come minimo, è importante parlarne con tutte le persone coinvolte.

In 2 Samuele 3:16, Paltiel seguì Mical fino alla città di Bahurim, probabilmente a circa 1,5 miglia a nord-est di Gerusalemme. In seguito, Shimei, della casa di Saul, sarebbe venuto dalla stessa città per maledire Davide in 2 Samuele 16:5-8.

D: In 2 Samuele 3:14-16, Davide ha violato Deuteronomio 24:1-4, secondo cui un uomo che divorzia dalla moglie e lei ne sposa un altro non può riprenderla con sé?

R: In realtà, no. Davide non ha mai divorziato da Mical; fu Saul a sottrarla a Davide.

D: In 2 Samuele 3:24-25, perché Joab accusò Abner di inganno e di essere venuto solo per spiare Davide?

R: Non vediamo che Joab avesse alcun fondamento per affermare ciò. Tuttavia, poteva sembrare una possibilità. Joab si affrettò a sottolinearlo perché non voleva un rivale come capo generale dell’esercito di Davide. Inoltre, l’intera guerra era scoppiata a causa di Abner, e uomini leali di Giuda erano stati uccisi, compreso il fratello di Joab; Joab non avrebbe gradito che Davide festeggiasse con l’assassino di suo fratello.

È molto probabile che Abner fosse onesto nei suoi rapporti con Davide. In 2 Samuele 3:1, mentre le forze di Davide si rafforzavano e quelle di Abner si indebolivano, Abner intuì l’esito finale, poiché Ish-Bosheth non avrebbe rinunciato volontariamente al trono. Abner capì quindi che quella era l’unica via d’uscita.

Joab sembrava essere esperto nell’arte dell’inganno. Fu proprio Joab a decidere di uccidere Abner senza dirlo a Davide in 2 Samuele 3:26-30. Joab era passato dall’obbedire, seguire e servire Davide al fare tutto ciò che riteneva meglio per sé stesso. Sebbene Abner avesse ucciso Asael in battaglia, e non per caso, Hebron era una città di rifugio, quindi Abner avrebbe avuto almeno diritto a un processo. Ma Joab non si preoccupò nemmeno di questo.

A volte una persona che agisce con onore viene accusata di slealtà, persino da coloro che sono essi stessi sleali. Joab accusò Abner di essere sleale, ma in realtà era proprio Joab ad agire in modo sleale.

D: In 2 Samuele 3:26-30, Joab era leale verso Davide?

R: Sì e no. Joab provava certamente una certa lealtà verso Davide, ma considerava i propri interessi — tra cui la vendetta e la salvaguardia della propria posizione — superiori alla sua lealtà verso Davide. Proprio come esiste un’obbedienza parziale, esiste anche una lealtà parziale. Joab poteva giustificare la propria lealtà adducendo come scuse il fatto di non aver mai tradito Davide e di non essersi mai opposto a nulla di ciò che Davide avesse esplicitamente ordinato. Ma Joab sapeva per certo cosa volesse Davide, e Joab ostacolò a tradimento la volontà di Davide, facendo apparire il suo re come un bugiardo traditore. Ci si potrebbe chiedere se una lealtà parziale possa essere considerata affatto lealtà.

D: In 2 Samuele 3:27, 2 Samuele 4:6 e 2 Samuele 20:10, perché Abner, Ish-Bosheth e Amasa furono tutti uccisi sotto la quinta [costola]?

R: Probabilmente si trattava di un’espressione che indicava che furono pugnalati nella parte inferiore delle costole. Alcuni ritengono che ciò significhi «pugnalato allo stomaco», e la BSB lo traduce proprio come «lo pugnalò allo stomaco».

D: In 2 Samuele 3:28-36, il regno di Davide era davvero innocente del sangue di Abner?

R: Forse no. Furono Joab e suo fratello Abishai, agendo di propria iniziativa, a uccidere Abner. Potrebbero aver pensato alla responsabilità dei parenti di un uomo assassinato (Asael) di assicurare l’assassino alla giustizia. Tuttavia, Abner non aveva assassinato Asael; lo aveva ucciso con onore in battaglia. Ciononostante, Davide non agì giustamente e non arrestò Joab e Abishai né li giustiziò per omicidio. D’altra parte, Davide capì che se avesse arrestato Joab e Abishai, avrebbe potuto essere lui stesso a finire sul patibolo; cioè, se Davide non si fosse affidato a Dio.

D: In 2 Samuele 3:39, perché Davide si limitò a maledire Joab invece di giustiziarlo?

R: Joab pensava che Abner fosse solo un opportunista, e forse in un certo senso lo era. Joab voleva vendicare la morte onorevole di suo fratello in battaglia. Joab dimostrò in questa occasione di avere a cuore sia i propri interessi sia ciò che riteneva fosse meglio per Israele; seguire Davide non era la sua preoccupazione principale. Il fatto che Davide non disciplinasse i propri ufficiali e i propri figli quando necessario sembra essere una delle sue più grandi debolezze. In un certo senso, Davide attribuì maggiore priorità ai suoi rapporti di lealtà con Joab, Abishai e i propri figli rispetto al suo fedele servizio nell’adempimento della volontà di Dio. Davide si giustificò dicendo di non essere abbastanza potente per punire Joab e Abishai.

Davide considerava Abner un uomo d’onore, oltre che un ex avversario. Piangeva sinceramente la morte di Abner, ma si trattava anche di una mossa mediatica per convincere tutti che Davide non avesse nulla a che fare con quanto accaduto. In 2 Samuele 3:31-38, deve essere stato estremamente, estremamente sgradevole per Joab e Abishai trovarsi in mezzo al popolo e ai capi mentre Davide piangeva pubblicamente Abner.

D: In 2 Samuele 4:1-2, 4-8, perché Recab e Baana assassinarono Ish-Boshet?

R: Probabilmente non fu a causa di alcun odio verso Ish-Bosheth. Sembra che Abner avesse comunque imposto la corona a Ish-Bosheth. Ma con la scomparsa del loro abile generale Abner, e con alcuni nobili del nord disposti a passare dalla parte di Davide, si era diffuso il panico e questi uomini videro che non c’era alcuna speranza che il regno del nord prevalesse. Pensavano inoltre che Ish-Boshet non avrebbe mai accettato di arrendersi, e così ritennero che l’unica via d’uscita fosse quella di prendere a tradimento in mano la situazione.

Si potrebbe sostenere che Recab e Baana stessero compiendo la volontà segreta o definitiva di Dio, poiché Dio usò questo mezzo per portare l’intero regno a Davide. Ma essi andarono contro la volontà rivelata di Dio, secondo cui non dobbiamo uccidere. Dio a volte usa azioni malvagie e persone malvagie per realizzare i Suoi scopi, ma ciò non esonera quelle persone dalla responsabilità di aver disobbedito a ciò che Dio aveva comandato.

D: In 2 Samuele 4:4, 9:6-13; 16:1-4; 19:24-30; 21:7, perché nessuno avrebbe voluto ungere Mefiboset come re?

R: Mefiboset aveva circa cinque anni quando rimase paralizzato, e ne aveva solo circa dodici quando Ish-Boshet fu ucciso (cfr. 2 Samuele 4:4). Senza Abner, non c’era nessuno che potesse fungere da reggente, governando per conto del giovane re. Ancora più importante, un re paralitico non sarebbe stato in grado di guidare l’esercito e avrebbe avuto difficoltà a viaggiare per incontrare altre persone.

D: In 2 Samuele 4:8, Davide avrebbe dovuto rallegrarsi del fatto che Recab e Baana avessero assassinato Ish-Bosheth, dato che essi affermarono che il Signore aveva provveduto alla vendetta?

R: Come sapeva Davide, dobbiamo renderci conto che non si può credere a tutto ciò che qualcuno dice. Anche se affermano che sia stato per mano di Dio, dobbiamo sempre tenere presente che potrebbero inventarselo. Certo, Dio può vendicarsi, ma ciò non dà loro il diritto di uccidere qualcuno a tradimento.

D: In 2 Samuele 4:9-12, perché Recab e Baana avrebbero dovuto pensare che Davide sarebbe stato contento di loro per aver assassinato Ish-Bosheth in modo sleale?

A: A quanto pare non sapevano, o avevano dimenticato, dell’Amalecita che aveva affermato di aver ucciso Saul. Ritenevano ovvio che Davide considerasse l’eliminazione di un ribelle contro il legittimo re un fine buono e degno di essere perseguito. Ma ciò che non riuscirono a comprendere fu il rifiuto da parte di Davide dei loro mezzi sleali e disonorevoli. Avevano accesso alla casa di Ish-Boshet perché godevano della sua fiducia. Un motto del comunismo e di altre ideologie è «il fine giustifica i mezzi». Recab e Baana pensavano, a torto, che Davide considerasse il risultato come l’unica cosa che contasse e la lealtà come nulla.

Qualcosa di simile accadde secoli dopo. Quando Alessandro Magno stava conquistando l’Impero persiano sotto il re Dario, e Dario fu assassinato, invece di ricompensare gli assassini, Alessandro li fece giustiziare per il loro atto perfido, secondo la storia di Giustino (12:6) e di Curzio (7:5). Come molte persone, Alessandro attribuiva grande valore all’onore. Probabilmente Alessandro si rese anche conto che avrebbe goduto di maggiore legittimità come re agli occhi dei suoi sudditi persiani se non avesse approvato un assassinio a tradimento.

D: In 2 Samuele 4:9-12, in quali modi le persone, noi compresi, possono dimenticare (o meglio, ignorare del tutto) informazioni fondamentali?

R: Recab e Baana erano certi che Davide sarebbe stato soddisfatto di loro. Eppure la risposta di Davide presuppone che avessero sentito cosa egli fece all’Amalecita che aveva affermato di aver ucciso Saul. Nel caso di molte persone che dimenticano o ignorano informazioni cruciali, non è perché hanno una cattiva memoria; piuttosto si tratta di qualcos’altro.

Abbiamo dei «modelli» che costruiamo delle altre persone per aiutarci a dare un senso alla realtà e fornire alla nostra mente sintesi concise di come funzionano le cose. Se disponiamo di alcuni fatti e questi si adattano a un modello preconcetto che abbiamo in mente, allora estrapoliamo e pensiamo che l’intero modello sia vero. I modelli, come gli stereotipi, sono modi rapidi ed efficienti per giungere a conclusioni affrettate. Il problema è che le conclusioni potrebbero essere sbagliate o, in questo caso, molto, molto sbagliate. Il problema nel creare modelli è che la maggior parte delle persone scarta semplicemente i fatti che non si adattano al modello. È molto più soddisfacente, e infonde maggiore fiducia negli altri, dire «ho capito tutto» piuttosto che ammettere che alcune cose non hanno senso per me. Se Rechab e Baanah fossero come la maggior parte delle persone, non avrebbero dimenticato di aver sentito parlare di Davide e dell’Amalecita, ma avrebbero semplicemente scartato quel fatto perché i re normali non si comportano in quel modo.

Per quanto ci riguarda, saremo più saggi se saremo sempre aperti alla possibilità di ammettere umilmente a noi stessi e agli altri che alcune cose non si adattano al nostro modello. Abbiamo bisogno di modelli; non possiamo dedicare enormi quantità di tempo ad analizzare a fondo le mille piccole decisioni che potremmo prendere ogni giorno. Ma dobbiamo renderci conto che i nostri modelli sono semplificazioni eccessive. Come ha ben detto un modellista matematico: «Tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni modelli sono utili».

D: In 2 Samuele 4:11-12, perché Davide definì Ish-Boshet, il ribelle, un uomo giusto?

R: Questo sembra simile a ciò che Davide cantò riguardo a Saul nel suo canto funebre. Per quanto possiamo vedere, Ish-Boshet era un uomo d’onore; agiva in modo onorevole; è solo che il suo obiettivo era contro l’unto di Dio. Durante la guerra civile americana, alcune persone hanno accusato Robert E. Lee di essere un traditore, perché aveva giurato fedeltà per combattere per il nostro Paese e poi aveva cambiato schieramento. Ma ciò è falso; Lee non era un traditore. Non ricorse all’inganno né al tradimento, ma cambiò schieramento in modo onorevole. Purtroppo, combatté, e combatté bene, per una causa che avrebbe portato alla schiavitù permanente degli afroamericani. Se fosse stato un pessimo generale, invece che uno così bravo, sarebbero morti molti meno soldati, compresi quelli del Sud. Se agisci sempre con onore, benissimo; ma assicurati anche di combattere dalla parte giusta.

Dopo la fine della Guerra Civile, Lee non fu mai processato né per tradimento né per crimini di guerra perché tutti sapevano che era innocente. Ma il Cimitero Nazionale di Arlington fu creato sul suo terreno, da dove avrebbe sempre potuto godere di una bella vista.

D: In 2 Samuele 5:7, quanto era grande la cittadella di Gerusalemme?

R: La cittadella era una «fortezza» all’interno della città e un luogo di ultimo rifugio. Nel 1983 Yigal Shiloh portò alla luce quella che probabilmente era la cittadella dell’epoca precedente a Davide, e si tratta di una struttura ampia, di 2.150 piedi quadrati. Per ulteriori informazioni, si vedano The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, p. 858 e Hershel Shanks, «The City of David After Five Years of Digging» in Biblical Archaeology Review 11, 6 [1985], pp. 25-26.

D: In 2 Samuele 5:8, perché Davide disprezzava gli zoppi e i ciechi?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Poiché gli zoppi e i ciechi non erano molto mobili, i capi gebusei assegnarono loro il compito di fare da sentinelle al pozzo.

2. Gli zoppi e i ciechi normalmente non partecipavano alle battaglie. Infatti, non vi è alcuna testimonianza che Davide o chiunque altro abbia mai combattuto contro zoppi e ciechi, a parte questo unico caso.

3. Ma in questo caso, poiché essi abbandonarono il loro status di non combattenti per affrontare Davide, Davide e i suoi uomini combatterono contro di loro, per quanto sgradevole fosse.

D: In 2 Sam 5:9, 1 Re 9:15, 2 Re 12:20, 2 Cron 32:5, che cos’era il Milo (o Millo)?

R: Gli archeologi non sono certi di cosa fosse il Millo, ma il Wycliffe Bible Dictionary, alle pagine 1120-1121, afferma che potrebbe essere stata una fortezza sul lato nord delle mura di Gerusalemme.

Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 651, afferma che si trattasse di un terrapieno rialzato, chiamato bastione, situato fuori dalla città di Davide.

In ogni caso, rivestiva un’importanza strategica, poiché Davide lo costruì, Salomone lo rafforzò (1 Re 9:15, 24; 11:27) ed Ezechia lo fortificò contro gli Assiri in 2 Cronache 32:5.

D: In 2 Samuele 5:11 e 1 Re 5:1, dato che Hiram di Tiro era così famoso, è stato forse collocato anacronisticamente sul trono ai tempi di Davide, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible* (p. 304, 325)?

R: No. Asimov afferma che Hiram di Tiro fosse appena diventato re nel 969 a.C., quattro anni dopo Salomone (Asimov, pag. 325). Tuttavia, la *NIV Study Bible*, a pag. 479, indica che Hiram regnò dal 978 al 944 a.C. circa e che potrebbe anche aver regnato come coreggente con suo padre già nel 993 a.C. Anche la Nelson Study Bible, a pag. 567, afferma che Hiram regnò dal 978 al 944 a.C. La New Geneva Study Bible, a pag. 480, indica che Hiram regnò all’incirca dal 980 al 947 a.C.

D: Nei capitoli 5 e 6 di 2 Samuele, Davide portò l’arca nella casa di Obed-Edom dopo aver sconfitto i Filistei, o prima, come sembrano suggerire i capitoli 13 e 14 di 1 Cronache? (La questione è stata sollevata da un musulmano.)

R: I capitoli 13 e 14 di 1 Cronache non specificano che ciò sia avvenuto prima della vittoria sui Filistei. Non vi è alcuna difficoltà una volta compreso che i passaggi non devono necessariamente seguire un ordine cronologico. A meno che un passaggio non sia collegato da «allora» o «in seguito» o da un’espressione simile, gli eventi possono verificarsi contemporaneamente o in qualsiasi ordine.

2 Samuele 6:1 contiene la parola «di nuovo», ma «di nuovo» non significa necessariamente «dopo la battaglia». Inoltre, in 1 Cronache non vi è alcuna parola che indichi un ordine temporale.

Allo stesso modo, la Sura 16:115-119 afferma che vari cibi erano proibiti agli ebrei. Tuttavia, la Sura 16:120 parla di Abramo. Gli ebrei hanno avuto inizio con Giacobbe, il nipote di Abramo, quindi questi versetti sono fuori ordine. Quindi, è questo un problema nel Corano? In questo caso specifico no, perché il Corano non ha affermato che questi versetti fossero in ordine. Non c’era alcuna parola che indicasse un ordine cronologico nella Sura 16:119-120.

D: In 2 Samuele 5:17-8:18, cosa c’è di insolito nella struttura di questo brano?

R: Si tratta di una figura retorica comune in ebraico chiamata chiasmo, caratterizzata dalla simmetria delle righe.

— Davide sconfigge i Filistei (5:17-25)

— — Davide porta l’Arca a Gerusalemme (6:1-23)

— — — Dio stringe un’alleanza con Davide (7:1-17)

— — Davide prega il Signore (7:18-29)

— Davide sconfigge i suoi nemici (8:1-14)

D: In 2 Samuele 6:1-5, quale azione lodevole compì Davide?

R: Davide era appena diventato l’unico re di Giuda e d’Israele, eppure mise Dio al primo posto. Quando hai successo, o sei consacrato re su qualcosa, organizzi una festa per te stesso, oppure celebri un momento di adorazione per Dio, il tuo re?

D: In 2 Samuele 6:3 e 1 Cronache 13:7, che errore commise Davide?

R: Davide onorò Dio in modo particolare mettendo l’arca su un carro nuovo. Tuttavia, questo non era il modo corretto di maneggiare l’arca. L’arca doveva essere trasportata infilando delle stanghe nei passanti e facendola portare dai leviti, non dagli animali.

Oggi a volte possiamo fare delle cose per onorare Dio in modo particolare. Tuttavia, Dio vuole che Lo onoriamo solo in modi che non contraddicano ciò che insegna la Bibbia.

D: In 2 Samuele 6:5, qual è l’origine dei cimbali?

R: Sebbene non si sappia da dove provengano, si trattava di uno strumento molto antico. In ebraico la forma plurale, mesiltayim, sembra derivare dall’antica parola ugaritica msltm, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, p. 879. Il popolo di Ugarit viveva sulla costa della Siria e del Libano già prima dell’epoca di Abramo.

D: In 2 Samuele 6:6-7 e 1 Cronache 13:9-14, perché Dio uccise Uzza?

R: Uzza e gli altri mostrarono mancanza di rispetto verso Dio trasportando l’arca su un carro che sobbalzava (2 Samuele 6:3). L’arca avrebbe dovuto essere trasportata su aste e solo dai leviti. Alcuni hanno ritenuto che Dio fosse stato ingiusto nell’uccidere Uzza per aver cercato di stabilizzare l’arca.

Ci sono però tre punti da considerare.

1. Uzza e gli altri non stavano trattando l’arca con il rispetto che Dio aveva loro comandato di tributarle. Davide in seguito si rese conto di aver sbagliato a permettere un atteggiamento disinvolto nei confronti dell’arca in 1 Cronache 15:13.

2. A quanto pare, Dio era più preoccupato del rispetto che le persone mostravano verso l’arca, piuttosto che del fatto che finisse o meno nel fango. Il fango non avrebbe comunque danneggiato l’oro.

3. Per quanto riguarda gli oggetti di culto di Dio, è Dio ad avere il diritto di stabilire le regole. Il nostro servizio a Dio deve avvenire secondo le condizioni di Dio, non secondo le nostre.

D: In 2 Samuele 6:6-7, perché Dio non uccise i Filistei che maneggiarono l’arca, visto che uccise Uzza per averla toccata in 2 Samuele 6:6-7?

R: La Bibbia non specifica se i Filistei abbiano trasportato l’arca con le mani o con le stanghe. In ogni caso, Dio sapeva che essi ignoravano le Sue regole riguardo all’arca, e Dio tiene conto di quanto una persona fosse in grado di sapere, come dimostrano Romani 4:15 e 5:13.

D: In 2 Samuele 6,7, considerare sacra l’arca significa che dovremmo venerare le reliquie come fanno le Chiese ortodossa e cattolica?

R: No. Se ciò si riferisse effettivamente alle «reliquie», ciò sosterrebbe l’idea di non toccarle mai, piuttosto che quella di venerarle. Ci sono tre punti da considerare nella risposta.

1. Uzza fu ucciso per aver disobbedito alla legge sul toccare l’arca (Numeri 4:15), non per mancanza di adorazione o venerazione.

2. Gli Israeliti dovevano avere rispetto per questa arca del Signore, ma si tratta di un tipo di rispetto diverso dal rispetto per le cose umane.

3. Sebbene il rispetto per il popolo di Dio, sulla terra e in cielo, sia giusto, ciò è diverso dalla venerazione. La venerazione differisce dal rispetto, poiché la venerazione include il pregare l’immagine o la statua o il pregare per mezzo di essa.

D: In 2 Samuele 6:20, perché Davide (presumibilmente) danzò in pubblico senza vestiti?

R: Davide non era nudo; indossava un efod di lino, secondo 2 Samuele 6:14. Davide non indossava abiti regali né si comportava nel modo in cui Mical riteneva che un re dovesse comportarsi, e Mical lo stava criticando per questo.

Una cosa è criticare una persona per aiutarla a migliorare. Un’altra cosa è criticarla in modo tale da dimostrare di non avere più alcun rispetto per lei.

D: In 2 Samuele 6:20, come dovremmo reagire se, mentre stiamo compiacendo il Signore, un altro credente ci deride sarcasticamente?

R: Notate quattro cose positive che fece Davide.

Nessuna vendetta: non dovremmo cercare vendetta (Luca 6:27-36 e Matteo 5:43-44) né reagire con violenza (1 Pietro 2:23).

Difesa: dovremmo difendere le nostre azioni spiegando che ciò che stiamo facendo è giusto. Allo stesso modo, Romani 14:16 dice di non lasciare che ciò che consideri buono venga definito male.

Perseveranza: Davide sottolinea che continuerà a farlo.

Concentrati su Dio, non su chi ti deride: dovremmo scegliere di non lasciare che poche parole offensive rovinino le nostre esperienze di adorazione di Dio.

D: In 2 Samuele 6:23, Mical non ebbe figli a causa dei suoi commenti rivolti al re?

R: Sì, è ciò che mostra questo versetto. Mical non ebbe figli a causa delle sue osservazioni irrispettose nei confronti del marito, il re. Tuttavia, la Bibbia non dice se l’assenza di figli fosse dovuta a Dio o a Davide.

In ogni caso, una sola parola sleale e empia da parte di qualcuno da cui ci si aspetterebbe lealtà e pietà può avere un effetto duraturo. Matteo 12:36 dice: «Ma io vi dico che gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio di ogni parola frivola che avranno pronunciato» (BSB). Questo ci porta a giungere alla stessa conclusione che Giacomo ci ha insegnato in Giacomo 1:19.

D: In 2 Samuele 6:23, perché Mical rimase senza figli per il resto della sua vita?

R: La Scrittura non lo dice, ma ci sono quattro possibilità.

1. Non fu mai in grado di avere figli. Si noti che non ebbe figli nemmeno da Paltiel.

2. Davide non voleva deliberatamente avere figli da lei, poiché lei non lo rispettava.

3. Davide non stava spesso con lei, e lei non concepì alcun figlio.

4. Davide trascorreva spesso del tempo con lei, ma Dio rese Mical sterile dopo che lei aveva mostrato mancanza di rispetto verso il marito.

In ogni caso, la Scrittura non dice nulla sul fatto che Mical abbia mai cambiato atteggiamento, rivolgendosi a Davide o a Dio per chiedere perdono.

Le Scritture tacciono sul meccanismo diretto per cui lei non ebbe figli. Forse il motivo per cui le Scritture tacciono è che non abbiamo bisogno di saperlo. La lezione per noi qui è che Mical non onorò suo marito e il re d’Israele, e, qualunque fosse il meccanismo, Dio la punì per questo.

D: In 2 Samuele 7:1-2, tutte le buone intenzioni che abbiamo provengono effettivamente da Dio?

R: No. Sebbene Dio conosca ogni nostro pensiero (Salmo 139:2) e ogni nostra parola prima ancora che la pronunciamo (Salmo 139:4), Dio sceglie di non controllarci come burattini. Alcune cose buone nascono dall’iniziativa personale del credente, come mostra 2 Corinzi 8:17. In questo caso, Davide aveva una buona intenzione, ma non era volontà di Dio che Davide la mettesse in atto. Ciò che conta è obbedire alla volontà di Dio, non limitarsi a seguire le buone intenzioni. Le buone intenzioni non sostituiscono l’obbedienza.

D: In 2 Samuele 7:3-17, Natan fu un falso profeta per aver inizialmente detto a Davide di fare ciò che voleva?

R: No. Essere un vero profeta non significa che non si dirà mai nulla di errato. Significa che, parlando in qualità di profeta, quando un vero profeta dice: «Così dice il Signore», quella è la vera parola di Dio.

D: In 2 Samuele 7:13,16 si dice che il regno di Salomone sarebbe apparentemente durato per sempre, ma non è stato così. Come lo spieghiamo?

R: 2 Samuele 7:5-17 costituisce un’unica profezia rivolta a Davide che ha un duplice adempimento: riguarda la discendenza di Davide, sia nell’immediato che a lungo termine. Non appena Davide fosse morto, la sua stessa discendenza, Salomone, sarebbe diventata re e sarebbe stato Salomone a costruire il Tempio. A lungo termine, 2 Samuele 7:13 promette che il trono del regno di Salomone sarebbe stato stabilito per sempre.

La Bibbia afferma inoltre che il Messia sarebbe discendente di Davide: Geremia 23:5; e nel Nuovo Testamento Luca 3:31; Atti 13:22-23; Apocalisse 22:16.

Molti Talmud ebraici affermano che il Messia discenderà dalla stirpe di Davide. Secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 9, p. 298, alcuni gruppi del giudaismo tardo sostenevano questa teoria, come ad esempio il 4QFlor.

Si scopre che ciò è vero in due modi diversi. Biologicamente, Gesù discendeva da Maria, che era una discendente di Davide, ma non di Salomone, come riportato in Luca 3:23-31. Dal punto di vista legale, ma non biologico, Gesù era figlio di Giuseppe, discendente sia di Davide che di Salomone, come riportato in Matteo 1:6-16. Quindi, biologicamente, Gesù discendeva da Davide attraverso Maria, ma il diritto al trono non si trasmetteva per via materna. Pertanto, se fosse stato solo figlio di Maria, Gesù non avrebbe avuto alcun diritto al trono in Israele. Ma poiché Gesù era legalmente figlio di Giuseppe, aveva effettivamente diritto al trono.

Ci sono però due aspetti secondari interessanti da considerare.

Se Gesù fosse stato effettivamente figlio biologico di Giuseppe, una profezia scritturale sarebbe stata infranta. Giuseppe era un discendente del re Jeconiah (Jehoiachin), a sua volta discendente di Salomone, come riportato in Matteo 1:11-12. Tuttavia, Geremia 22:30 afferma che nessun discendente di Jeconiah avrebbe mai più occupato il trono.

Una seconda questione è che, dall’esilio in poi, non c’è stato alcun discendente di Davide che sia stato re, e pochi ebrei oggi sanno persino a quale tribù appartengano (sebbene alcuni sacerdoti di cognome Cohen lo sappiano). Quindi, da una prospettiva strettamente ebraica, questa profezia sembra non essersi avverata — a meno che, naturalmente, il trono di Salomone non sia stato stabilito per sempre attraverso Cristo.

D: In 2 Samuele 7:18-29, cosa c’è di significativo nell’atteggiamento di Davide in questo passo?

R: Da un lato, ciò sembrerebbe molto deludente per Davide. Davide si era offerto di costruire un Tempio per Dio, utilizzando tutte le proprie risorse, e Dio qui lo respinse esplicitamente. Davide desiderava ardentemente costruire una casa per Dio. Dio disse «no», ma poi cambiò idea e costruì una casa vivente per Davide, attraverso Salomone e i suoi discendenti.

Possiamo ipotizzare che, poiché Dio sapeva cosa Davide avrebbe fatto con Betsabea e gli uomini moabiti, non ritenesse opportuno che fosse proprio Davide a costruire il tempio.

A volte vogliamo fare qualcosa per aiutare Dio perché pensiamo che Dio abbia bisogno di noi. In realtà, è Dio che provvede a noi, non il contrario.

Per ulteriori informazioni, consultare «The Tony Evans Bible Commentary», pag. 328.

D: In 2 Samuele 8:2, Davide fece bene a uccidere i due terzi degli uomini moabiti?

R: In questo caso Davide fu molto severo. Il suo obiettivo, a quanto pare, non era quello di uccidere tutti i Moabiti, ma di ridurre la loro capacità di ribellarsi. Nulla nelle Scritture indica che Dio approvasse questa azione. Al contrario, 1 Re 5:3 afferma che Dio non voleva che fosse Davide a costruire il Tempio, poiché Davide era un uomo di guerra.

D: In 2 Samuele 8:3, Davide sconfisse Hadadezer o Hadarezer, come dice 1 Cronache 18:3?

R: Questa differenza di una sola lettera nell’ebraico è molto probabilmente un errore di trascrizione. Il libro *Bible Difficulties & Seeming Contradictions* (p. 130) afferma che le lettere ebraiche “d” e “r” sono simili tra loro.

D: In 2 Samuele 8:4 Davide catturò 1.700 cavalieri o 7.000 aurighi/cavalieri, come dice 1 Cronache 18:4?

R: Si trattava di mille carri e 7.000 aurighi. Sia 1 Cronache 18:4 che i Rotoli del Mar Morto relativi a 2 Samuele 8:4 riportano la cifra di 7.000. Anche la traduzione greca della Settanta riporta 1.000 carri e 7.000 cavalieri. Pertanto, il numero 1.700 nel testo masoretico di 2 Samuele 8:4 è quasi certamente un errore di trascrizione. Lo stesso si afferma in *When Critics Ask*, pp. 171-172; *Encyclopedia of Bible Difficulties*, p. 184; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 4, p. 398; e nella *NIV Study Bible* su 2 Samuele 8:4. Il testo masoretico presenta inoltre un errore grammaticale che indica l’omissione di una parola.

D: In 2 Samuele 8:17, perché Ahimelech è indicato come figlio di Abiatar, dato che il padre di Abiatar, ucciso prima che Davide diventasse re, si chiamava proprio Ahimelech?

R: Ci sono due possibilità.

Errore del copista: è probabile che i nomi siano stati invertiti. Sia in 2 Samuele 8:17 che in 1 Cronache 18:16 la versione siriaca recita «Abiaatar figlio di Ahimelech» invece di «Ahimelech figlio di Abiaatar», come riportano il testo masoretico e la Settanta. (2 Samuele 8:17 e 1 Cronache 18:16 non sono conservati nei Rotoli del Mar Morto.) Si vedano The New Geneva Study Bible, p. 438, e il New International Bible Commentary, p. 380, per ulteriori approfondimenti su questa interpretazione.

Nipote che porta il nome del nonno: se un nipote fosse stato chiamato come il nonno martire, il giovane Ahimelech probabilmente non sarebbe diventato sacerdote fino all’ultima parte del regno di Davide. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 911, afferma che questa pratica, chiamata papponimia, era comune. (Vedi 1 Cronache 6:9b-10a; 7:20). Si veda *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pag. 466, per questa interpretazione.

D: In 2 Samuele 8:18, in che senso i figli di Davide erano sacerdoti, dato che Davide apparteneva alla tribù di Giuda e non a quella di Levi?

R: Non lo erano; non vi è alcuna prova che i figli di Davide avessero compiti sacerdotali nel tempio. Sebbene il termine ebraico qui utilizzato sia quello comunemente usato per indicare i sacerdoti (kohen), 1 Cronache 18:17 afferma che essi svolgevano funzioni di alti funzionari. Il libro *When Critics Ask*, a pag. 172, sottolinea che il termine ebraico in questione significa anche servitore, ministro o consigliere.

D: In 2 Samuele 8:18, chi erano i Cheretiti e i Peletiti?

R: Erano soldati filistei che prestavano fedelmente servizio nell’esercito di Davide. Secondo 2 Samuele 8:18, erano sotto il comando di Benaia, il comandante di Davide.

In particolare, in ugaritico la parola «Krty» si riferisce a persone provenienti dall’isola di Creta. Quindi i Cheretiti probabilmente non erano semplicemente Filistei, ma la tribù dei Filistei che proveniva specificatamente dall’isola di Creta.

D: In 2 Samuele 9:1-13, qual è la struttura di questo capitolo?

R: È scritto sotto forma di chiasmo, una caratteristica comune della poesia ebraica.

9:1 Davide vuole mostrare benevolenza verso la famiglia di Saul

- 9:2-5 Davide parla con Ziba, il servo di Saul

- - 9:6-8 Davide mostra benevolenza verso Mefiboset

- 9:9-11a Davide parla con Ziba, il servo di Saul

9:11b-13 Davide mostra benevolenza verso la famiglia di Saul attraverso Mefiboset

Per ulteriori informazioni, consultare The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 916.

D: In 2 Samuele 9:1-13, perché Davide fu gentile con Mefiboset, lo zoppo, visto che, secondo 2 Samuele 5:8, detestava gli zoppi e i ciechi che difendevano Gerusalemme?

R: Sebbene gli zoppi e i ciechi non potessero combattere bene, Davide detestava doverli uccidere per impadronirsi dell’acquedotto che riforniva Gerusalemme. Il fatto che Mefiboset fosse zoppo non rendeva la gentilezza di Davide nei suoi confronti né maggiore né minore.

I bravi soldati possono provare un sentimento simile oggi? Come soldato, vorresti mai sparare a un bambino? E se il bambino avesse in mano un fucile AK-47 e te lo puntasse contro? Sì, lo uccideresti, ma non ti sentiresti bene nel farlo, e detesteresti le circostanze che ti hanno costretto a farlo.

D: In 2 Samuele 9:1-13, perché Davide fu gentile con Mefiboset?

R: Davide non fu gentile con Mefiboset perché gli capitò per caso di incontrarlo. Piuttosto, Davide scelse di cercare Mefiboset perché stava cercando modi per mostrare compassione verso la famiglia di Saul, per dimostrare che non provava odio nei loro confronti. Davide aveva fatto una promessa a Gionatan in 1 Samuele 20:42 di prendersi cura di lui e della sua famiglia, ed era un uomo d’onore. Questa è l’essenza di ciò che è l’amore dell’alleanza nell’Antico Testamento: un impegno promesso e la fiducia. Anche se Gionatan era morto e non poteva più fare nulla per aiutare o danneggiare Davide, Davide avrebbe mantenuto il suo impegno di prendersi cura dei discendenti di Gionatan.

Tuttavia, Mefiboset probabilmente non era a conoscenza di questa promessa e rimase sconvolto dalla gentilezza di Davide. Mefiboset era zoppo (2 Samuele 4:4) perché la sua balia lo aveva portato con sé per fuggire da Davide. Mefiboset avrebbe avuto circa cinque anni all’epoca. Spesso i re uccidevano tutti i figli dei loro predecessori, e si presumeva che Davide si sarebbe comportato come un re qualsiasi e avrebbe voluto fare lo stesso. Tuttavia, Davide non era un re qualsiasi.

Mefiboset può essere considerato, in senso allegorico, come una persona smarrita. È un povero emarginato, zoppo e senza alcun modo per raggiungere Davide. Ma per grazia e per amore dell’alleanza, Davide fece portare Mefiboset a Gerusalemme e si prese cura di lui.

Per ulteriori informazioni, si vedano: *New International Bible Commentary*, p. 380; *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, pp. 916-918; *The Tony Evans Bible Commentary*, pp. 329-330; *Evangelical Commentary on the Bible*, pp. 218-219; *Believer’s Bible Commentary*, pp. 332-333; e *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, p. 466.

D: In 2 Samuele 9:1, Davide disse queste parole dopo aver giustiziato i figli di Saul, come sostiene la *Asimov’s Guide to the Bible* a pag. 309?

R: Asimov sostiene che Davide abbia detto questo dopo le esecuzioni, poiché non sarebbe stato difficile trovare membri della famiglia di Saul prima delle esecuzioni.

Due punti da considerare nella risposta.

Alla ricerca di un figlio che gli fosse fedele: Davide non disse che stava semplicemente cercando uno dei figli di Saul. Piuttosto, Davide disse che stava cercando uno dei figli di Saul a cui potesse mostrare benevolenza per amore di Gionatan.

Non è cronologico: 2 Samuele 21:1 dice che l’esecuzione dei figli di Saul avvenne «durante il regno di Davide», e non è necessariamente cronologico. In altre parole, è possibile che Asimov abbia ragione su questo punto.

D: In 2 Samuele 9:4, dove si trovava Lo-Debar?

R: Lo-Debar si trovava a est del Giordano e a sud del Mare di Galilea. Questa città sarebbe stata un luogo sicuro, lontano da Gerusalemme, al di là del fiume Giordano e vicino al deserto, dove Davide avrebbe potuto rifugiarsi in caso di necessità. Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 599, afferma che la città non è stata ancora individuata. Il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 1044, e l’*Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, a pag. 917, affermano che, sebbene l’ubicazione non sia certa, gli archeologi ritengono che possa trovarsi a Umm ed-Dabar, a circa 8-10 miglia a sud o sud-sud-est del Mare di Galilea. Lo-Debar significa anche «nulla».

D: In 2 Samuele 10:2,4-8, dato che il motivo originario di Davide era apparentemente quello di mostrare benevolenza verso il figlio di Nahash, perché Davide entrò in guerra contro di lui?

R: Davide non sapeva nulla, né di buono né di cattivo, riguardo a Hanun, figlio di Nahash, ma voleva onorare la vita di un re che era un suo alleato. Forse Davide stava compiendo una corretta formalità politica, ma i nobili di Hanun, forse preoccupati dall’idea di un regno più grande confinante con Ammon, suggerirono a Hanun di interpretare il gesto in modo molto diverso. Quando Hanun dimostrò inaspettatamente di voler essere nemico di Davide, Davide gli diede soddisfazione. Hanun espresse disprezzo per Davide e non ebbe paura di dimostrarlo. Probabilmente Davide ragionò che, se non avesse agito, anche altre nazioni avrebbero disprezzato Israele.

D: In 2 Samuele 10:2,4-8, in che modo essere paranoici, o presumere le peggiori intenzioni negli altri, può diventare una profezia che si autoavvera?

R: Quando ci si aspetta il peggio dagli altri, è facile lasciarsi sfuggire che ci si aspetta che siano contro di noi. Quando le persone sanno che non ci si fida di loro e che si pensa addirittura che possano farci del male, possono immediatamente chiedersi: «C’è un motivo per cui si sentono così nei miei confronti?», «C’è qualcosa che dovrei sapere per difendermi da loro?» e «Dovrei comportarmi nel modo in cui si aspettano che io mi comporti?».

D: In 2 Samuele 10:7-19, come fecero Joab e Davide a sconfiggere un esercito unito di Ammoniti e Siriani?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Essere un auriga che combatte contro un esercito mal equipaggiato è un compito relativamente sicuro. Basta scagliare frecce da lontano. Se l’esercito si avvicinasse troppo, si potrebbero semplicemente allontanare i cavalli. La fanteria non sarebbe in grado di fermare una carica di carri se avesse solo spade corte.

2. Tuttavia, la situazione è ben diversa quando si combatte contro una fanteria ben equipaggiata. Gli Israeliti avevano esperienza nel combattere contro i carri filistei. Disponevano di frecce, e un gruppo compatto di arcieri di fanteria avrebbe avuto una potenza di fuoco più concentrata rispetto ai carri. Un muro di fanteria armata di lunghe lance avrebbe fermato la carica dei carri.

3. Secoli dopo, il re persiano Dario lo imparò, con suo grande disappunto, poiché più e più volte le falangi dell’esercito macedone, composto principalmente da fanteria, sconfissero un numero enorme di cavalieri persiani.

D: In 2 Samuele 10:17-19 quali furono le conseguenze di questa guerra?

R: Nahash, re degli Ammoniti, era stato sconfitto da Saul già in 1 Samuele 11, dopo che gli Ammoniti avevano attaccato Jabesh di Galaad. Si ipotizza che egli abbia aiutato Davide quando questi era fuggitivo da Saul. Davide, quindi, voleva porgere le sue condoglianze alla morte del re Nahash. Inizialmente questa guerra era intesa solo a punire Hanun, re degli Ammoniti, per il trattamento vergognoso riservato agli ambasciatori di Davide, simile a quello che si sarebbe riservato ai prigionieri di guerra. Davide la riconobbe per quello che era: una dichiarazione di guerra. Ma quando Hanun radunò numerosi alleati provenienti dai vari regni aramei (siriani), gli Israeliti capirono che non sarebbe stata una battaglia facile (2 Samuele 10:11-12). I due eserciti di Israele finirono per sconfiggerli tutti e per avere regni che si estendevano fino al fiume Eufrate al suo servizio. Dal punto di vista politico e militare sembrava una grande vittoria per gli israeliti. Ma a volte, nel bel mezzo di un grande successo, dobbiamo stare attenti a non abbassare la guardia e a non lasciare che qualcosa di negativo si insinui, come mostra il capitolo successivo.

L’adulterio con Betsabea fu un punto di svolta nel regno di Davide. Da quel momento in poi avrebbe perso il rispetto del popolo e avrebbe dovuto affrontare numerose ribellioni. I combattimenti e la situazione in cui rischiò la distruzione a causa di Absalom furono crisi più gravi della conquista del territorio fino all’Eufrate.

D: In 2 Samuele 10:18 c’erano 700 aurighi o 7.000, come dice 1 Cronache 19:18?

R: Potrebbe essere entrambe le cose. Si tratta apparentemente di un errore di trascrizione del testo masoretico.

2 Samuele 10:18 menziona 700 carri e 40.000 cavalieri sia nel testo masoretico che nella Settanta.

1 Cronache 19:18 menziona 7.000 uomini che combattevano sui carri e 40.000 fanti sia nel testo masoretico che nella Settanta.

Probabilmente si trattava di 700 uomini che combatterono sui carri e 40.000 fanti.

La dottrina dell’inerranza implica che crediamo che la Bibbia fosse priva di qualsiasi errore (comprese le vere contraddizioni) nei manoscritti originali, ma riconosciamo che nella trasmissione si siano verificati alcuni errori di trascrizione.

Obiettivamente, non è possibile né dimostrare né confutare che si sia trattato di un errore di trascrizione o di un errore nei manoscritti originali. Tuttavia,

1. Considerate le numerose affermazioni dell’Antico Testamento verificate archeologicamente, e

2. dato che la maggior parte degli altri casi in cui si riscontrano discrepanze effettive nelle copie moderne riguarda i numeri,

pertanto, le prove non sono conclusive ma propendono per un errore di trascrizione.

D: In 2 Samuele 11-12, qual è la struttura di questi due capitoli?

R: Sono disposti a forma di chiasmo, e questo è uno dei chiasmi più lunghi delle Scritture.

11:1 Davide manda Joab ad assediare Rabba

- 11:2-5 Davide mette incinta Betsabea

- - 11:6-17 Davide fa uccidere Uria

- - - 11:18-27a Joab manda un messaggero a Davide

- - - - 11:27b Il Signore è molto adirato

- - - 12:1-14 Il Signore manda un messaggero a Davide

- - 12:15-23 Il Signore fa morire il figlio neonato di Davide

- 12:24-25 Davide mette nuovamente incinta Betsabea

12:26-31 Joab manda a chiamare Davide per conquistare Rabba

Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, pagg. 927 e 940.

D: In 2 Samuele 11:1-5, dato che Davide era un uomo di Dio, come ha potuto desiderare la moglie di un altro uomo, commettere adulterio, far ubriacare qualcuno e ordinare un omicidio? (La domanda è stata posta da un ateo.)

R: Non c’è alcuna giustificazione per Davide; Davide peccò gravemente compiendo queste azioni. Si trovava in una posizione agiata; era padrone di tutto — di tutto, a quanto pare, tranne che di se stesso. Se ne stava ozioso invece di unirsi all’esercito, era in un certo senso «troppo a suo agio» e aveva lo sguardo vagante. Davide camminava con Dio nella vittoria, e non vi è alcuna indicazione che Davide stesse cercando di cadere. Piuttosto, Davide si mise in una posizione vulnerabile e non distolse lo sguardo, ma agì seguendo la sua tentazione. Deuteronomio 27:24 sottolinea quanto sia malvagio per qualcuno uccidere il proprio prossimo di nascosto.

Tre punti da considerare nella risposta.

1. La questione qui non è una presunta contraddizione nella Bibbia. La Scrittura si è limitata a riportare le cose malvagie che Davide disse e fece. Davide non si limitò a pensare di farlo; Davide era un uomo d’azione e lo mise in atto. A volte essere una persona d’azione è una cosa negativa.

2. Un problema qui è la contraddizione all’interno di Davide stesso. Davide era un uomo secondo il cuore di Dio, ma 2 Samuele 12:10 afferma che in questo caso Davide disprezzò Dio. Eppure molte persone sono di doppio animo (cfr. Giacomo 1:8) in qualche momento della loro vita. Ci sono sempre stati ipocriti, e possiamo tutti concordare sul fatto che in questo caso Davide fosse un ipocrita di prim’ordine.

3. La vera questione è perché Dio continui ad amare e a usare qualcuno come Davide. Ci sono quattro punti molto semplici su questo argomento.

3.1 Dio può fare ciò che vuole con chiunque voglia. Chi siamo noi per dire a Dio come usare le Sue creature?

3.2 Dio sapeva che Davide nutriva un amore sincero per Lui. La lezione da trarre è che, sebbene non tutti gli ipocriti siano veri credenti, alcuni ipocriti potrebbero comunque essere veri credenti e nutrire un amore sincero per Dio sotto la loro ipocrisia.

3.3 Dio amava Davide e lo punì severamente per la sua ipocrisia. Una punizione severa può essere una forma dell’amore di Dio: sebbene al momento sia indesiderata, può portare al frutto del pentimento.

3.4 Dopo che Davide si pentì, Dio lo perdonò completamente. Ci furono comunque conseguenze e punizioni per Davide; tuttavia, Davide fu perdonato. Anche noi dovremmo perdonare coloro che si sono pentiti. Romani 15:7 dice che dovremmo accoglierci gli uni gli altri come Cristo ci ha accolti.

Per una risposta diversa ma complementare, ecco cosa dice il *Manuale odierno per risolvere le difficoltà bibliche*, alle pagine 260-261, riguardo alla questione reale.

«Tenete presente il fatto che pochissimi degli strumenti scelti da Dio erano privi di colpa, o addirittura di peccati gravi. Mosè era un assassino. Davide era un adultero e un assassino. Giacobbe era un imbroglione e Abramo era un bugiardo. Giona era un razzista che si ribellò all’idea che Dio potesse perdonare gli Assiri. E che dire dell’impulsività di Pietro e dello spirito litigioso mostrato da Giacomo e Giovanni? Eppure, Dio li ha usati tutti.

Dio può usare chiunque Egli scelga di usare. Ha usato Balaam, il profeta siriano. Ha usato Ciro, il re persiano. Ha persino usato il Faraone e la sua durezza di cuore per portare avanti il Suo piano. … Trovo incoraggiante questa consapevolezza».

D: In 2 Samuele 11:1, Davide rimaneva di solito a casa quando l’esercito partiva per la guerra?

R: No. Davide andò con l’esercito in 2 Samuele 5:2; 8:1-14 e 10:17. Tuttavia, quando Davide invecchiò, i suoi uomini gli chiesero di rimanere in città in 2 Samuele 18:3 e 21:17.

D: In 2 Samuele 11:3, cosa sappiamo delle origini di Betsabea?

R: Il marito di Betsabea, Uria, era un ittita, e gli ittiti di solito lavoravano nel tempio. Il nome Uria significa «il Signore è la mia luce», quindi i suoi genitori erano probabilmente credenti. Il padre di Betsabea era Eliam, uno degli uomini valorosi di Davide (2 Samuele 23:34). Eliam era figlio di Ahitofel, il saggio consigliere di Davide. In seguito, quando Absalom si ribellò a Davide, Ahitofel si schierò con Absalom invece che con Davide. Forse il modo in cui Betsabea aveva perso il suo primo marito gli aveva lasciato l’amaro in bocca.

D: In 2 Samuele 11:1-5, cosa ci dice questo riguardo alla cronaca riportata in 2 Samuele?

R: Di solito i cronisti di corte registravano gli annali del re; ed era il re ad avere il controllo diretto su ciò che veniva incluso o omesso. Questo passo dimostra che questa cronaca non era sotto il controllo del re. Probabilmente né Davide né Salomone avrebbero voluto che queste informazioni fossero rese pubbliche, quindi non erano sotto il loro controllo.

D: In 2 Samuele 11:3, perché Eliam, il padre di Betsabea, è chiamato Amiel in 1 Cronache 3:5?

R: Nell’Antico Testamento ci sono almeno 22 coppie di passaggi in cui le persone avevano due nomi. Per la risposta, si veda la discussione su Esodo 2:18.

D: In 2 Samuele 11:8 e seguenti, perché Davide fece un dono a Uria?

R: Questo avrebbe dato l’impressione che Davide favorisse Uria e che gli fosse grato. Avrebbe anche dimostrato agli altri che Davide era molto ben disposto nei confronti di Uria. In realtà si trattava di uno stratagemma meschino e subdolo. Probabilmente non era dovuto a un senso di colpa, visto ciò che Davide avrebbe fatto a Uria in seguito. Davide complottò per ingannare gli altri riguardo alle sue intenzioni, senza alcuna considerazione per Uria.

D: In 2 Samuele 11:8 e seguenti, ci sono oggi situazioni in cui qualcuno fa un regalo meschino e di cattivo gusto a una persona di cui non gli importa nulla?

R: L’unica motivazione di Davide era quella di nascondere il proprio peccato, anche a costo di seppellire anche Uria. Una tangente esplicita è un po’ simile a questo; ma esistono anche tangenti implicite. Ogni volta che ricevi un dono, specialmente un dono generoso, da qualcuno che non pensavi provasse tanto affetto e gratitudine nei tuoi confronti, è bene chiedersi in silenzio il perché. C’è qualcosa che vorrebbe da te, ed è onesto e trasparente al riguardo?

D: In 2 Samuele 11:11, cosa prova Davide in questo momento?

R: Probabilmente Davide prova un misto di frustrazione e disperazione, al punto da arrivare al panico. Pensava di avere il piano perfetto per nascondere il proprio peccato, ma Uria era troppo leale per prendervi parte. Involontariamente, Uria «glielo rinfacciò» chiamandola «mia moglie» invece che «Betsabea». Uria la chiamò in base al suo ruolo. Uria sapeva chi era lui e sapeva chi era sua moglie, proprio mentre Davide stava dimenticando chi fosse.

D: In 2 Samuele 11:14-21, cosa c’era di doppiamente ingiusto in tutto questo?

R: Ovviamente era ingiusto che Uria, il fedele paladino di Davide, venisse ucciso a tradimento in questo modo. Ma cosa fecero i soldati israeliti presenti per meritare di essere uccisi dal tradimento di Davide e Joab? Il loro unico «crimine» fu quello di intralciare la lussuria di Davide. La malvagità di Davide non era diretta solo contro Uria, ma egli era disposto a sacrificare anche altri innocenti a lui fedeli per coprire il peccato di una sola notte.

D: In 2 Samuele 11:15-27, come possono i credenti devoti, che all’inizio sono davvero, davvero buoni, lasciarsi corrompere dal potere? Come si può evitare che ciò accada?

R: Nessun credente, chiunque esso sia, è così buono da poter abbassare la guardia. Lo stesso Davide che non avrebbe ucciso il re Saul, il quale lo stava inseguendo, avrebbe ucciso Uria e coloro che gli stavano intorno. Lo stesso Davide che piangeva la morte di Saul e del nobile Gionatan, a quanto pare non piangeva la morte del fedele Uria, di cui era stato lui stesso la causa. Questo dovrebbe essere un monito per noi. Se non fosse per la grazia di Dio e per il fatto che ci avviciniamo quotidianamente a Lui, potremmo finire come lui o come Demas nel Nuovo Testamento.

Se c’è qualcuno che potrebbe abbassare la guardia, verrebbe da pensare che sia Paolo. Eppure Paolo stesso disse: «Non sapete che in una gara tutti i corridori corrono, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo tale da ottenere il premio. Chiunque gareggia nei giochi si allena con rigorosa disciplina. Lo fa per una corona che è deperibile, ma noi lo facciamo per una corona che è imperitura. Perciò non corro senza meta; non combatto come se colpissi l’aria. No, io disciplino il mio corpo e lo riduco in schiavitù, affinché, dopo aver predicato agli altri, io stesso non venga squalificato». 1 Corinzi 9:24-27 (BSB). Paolo si rivolge ai credenti quando afferma che dovremmo esaminare noi stessi per verificare di essere «nella fede», in 2 Corinzi 13:5.

Per evitare di abbassare la guardia, dobbiamo rimanere vicini a Dio ed essere in comunione con gli altri, che possono renderci responsabili delle nostre azioni.

D: In 2 Samuele 11:16, cosa ci rivela questo passo riguardo alla lealtà di Joab?

R: In precedenza abbiamo visto che Joab era effettivamente leale a Davide, ma era ancora più leale ai propri interessi personali. Qui, però, Joab è più leale al suo capo che a ciò che è giusto. La lealtà può essere una cosa positiva, ma è negativa se è rivolta a qualcosa che Dio non vuole. Poiché Joab nutriva solo una lealtà parziale verso Davide, la sua lealtà verso ciò che è giusto era ancora minore.

Uria è annoverato tra i 37 migliori soldati di Davide in 2 Samuele 23:39, ma si può vedere dove lo ha portato la sua lealtà, al servizio di un generale parzialmente leale e di un re traditore.

D: In 2 Samuele 12:1-12, perché Natan ha usato questo approccio per parlare con Davide del suo peccato?

R: Due possibili ragioni, entrambe plausibili.

1. Il re Davide sapeva già che ciò che aveva fatto era male. Davide non aveva bisogno né di istruzioni né di correzioni in quel momento; aveva bisogno di un rimprovero. Natan si rivolse a Davide in modo tale da non suscitare le sue “difese”. Una volta che Natan fece appello al forte senso di giustizia di Davide, suscitando la sua ira contro questo “oppressore senza nome”, allora Natan lo rimproverò con durezza.

2. Davide era un re che aveva appena ordinato la morte di un servitore prezioso e leale. Pur rischiando già la vita per rimproverare Davide, Natan avrebbe voluto adottare un approccio indiretto, ma efficace.

Si noti inoltre che Dio non disse a Natan di rimproverare Davide immediatamente. Trascorse un po’ di tempo affinché gli animi si placassero, Davide provasse senso di colpa e si presentasse l’occasione per lui di pentirsi di propria iniziativa.

D: In 2 Samuele 12:1-12, cosa possiamo imparare dall’approccio magistrale di Natan?

R: Ci sono sei punti interessanti in quella conversazione scomoda di Natan.

1) In quel momento, Davide riusciva a vedere il peccato negli altri più che in se stesso. Riusciva a vedere la pagliuzza nell’occhio altrui, ma non la trave nel proprio (Matteo 7:3-5). Il peccato ha questo effetto sulle persone, rendendole selettivamente cieche. Così Natan raccontò una storia che sembrava riguardare qualcun altro.

2) Natan avrebbe potuto usare l’analogia di un vitello, di un mercante derubato o di qualcos’altro, ma scelse un agnello, qualcosa con cui Davide, il pastore, potesse facilmente identificarsi emotivamente.

3) Natan modificò le circostanze quanto bastava affinché Davide non riconoscesse che quella parabola riguardava proprio lui. Perciò non usò l’analogia di un servo fedele o del matrimonio. Ma l’uomo ricco con molte pecore si riferiva a Davide e alle sue mogli, mentre l’uomo povero si riferiva a Uria e a sua moglie.

4) Davide aveva un senso dell’onore e provava compassione per un agnellino e per il suo proprietario. Natan fece appello a quelle virtù presenti in Davide.

5) Alla fine di questa storia, la rabbia di Davide nei confronti dell’uomo ricco — alimentata dal suo senso dell’onore e dalla sua compassione per il povero proprietario dell’agnello — fu scossa dalla rivelazione del trattamento vergognoso e spietato che Davide aveva riservato a Uria.

6) Quando Natan disse: «Tu sei quell’uomo!», gli occhi di Davide si aprirono sull’ingiustizia. In quanto pastore d’Israele, egli comprese la gravità del danno che aveva arrecato al gregge.

D: In 2 Samuele 12:5-6, cosa c’è di interessante nella risposta di Davide all’uomo ricco nella storia di Natan?

R: In un primo momento Davide afferma che l’uomo oppressivo dovrebbe morire per aver agito in questo modo, anche se la legge non prevede che ciò meriti la morte (a differenza di quanto fece Davide secondo Levitico 20:10 e 24:17). Poi Davide frenò la sua ira e disse che l’uomo ricco deve pagare quattro agnelli al povero, come stabilito in Esodo 22:1. È curioso che quattro dei figli di Davide siano morti: il primo figlio di Betsabea (2 Samuele 12:18), Amnon (2 Samuele 13:28-29), Absalom (2 Samuele 18:14-15) e, più tardi, al tempo di Salomone, Adonìa (1 Re 2:25).

Dopo che Natan lo aveva rimproverato, Davide rispose: «Ho peccato contro il Signore», non «giustiziamo Natan».

D: In 2 Samuele 12:8, perché Dio diede a Davide più mogli, se la poligamia era [presumibilmente] un peccato?

R: La poligamia non era un peccato. Alcune pratiche erano in uso ai tempi dell’Antico Testamento, ma da quando è venuto Gesù abbiamo uno standard più elevato. Gesù disse che, ai tempi dell’Antico Testamento, Dio permetteva certe cose (come il divorzio) perché i cuori delle persone erano induriti. Penso che la poligamia sia un’altra di queste cose. Tuttavia, la Bibbia afferma che un re non deve avere troppe mogli e che Salomone peccò avendo così tante mogli (Neemia 13:26; 1 Re 11:2-11).

L’Antico Testamento offre l’esempio della monogamia (Adamo ed Eva, ma non anche Lisa) e mostra i problemi che sorsero con la poligamia nel caso di Abramo, Giacobbe, Salomone, ecc., ma la Bibbia in realtà non proibisce la poligamia. Tuttavia, se un uomo è poligamo, allora non è idoneo a ricoprire la carica di anziano secondo 1 Timoteo 3:2.

A proposito, oggi negli Stati Uniti ci sono circa 50.000 membri di una setta che praticano la poligamia; si chiamano mormoni fondamentalisti. Stanno violando Romani 13:1, che dice che dobbiamo obbedire alle autorità governative. Molti di loro vivono nello Utah meridionale, nell’Arizona nord-occidentale e in Nevada.

Quando testimonio ai mormoni, ci sono molte cose di cui si può parlare con loro, ma non tutte sono ugualmente proficue. I punti più importanti riguardano:

a) Credere nel vero Dio, l’Altissimo

b) Credere nel vero Gesù

c) Credere nella verità sulla salvezza

d) Credere nelle Scritture giuste.

Se una persona sbaglia su queste quattro cose, non importa su cosa abbia ragione. Piuttosto che discutere di poligamia con i mormoni, preferirei parlare del motivo per cui credono in un dio minore, del motivo per cui Joseph Smith, quando sposò la sua seconda moglie, lo tenne segreto alla prima. Dato che la dottrina contro i neri contenuta nelle loro Scritture è stata modificata nel 1978 e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (LDS) ha cambiato la propria dottrina per vietare la poligamia, quali altre dottrine del mormonismo dovrebbero essere eliminate?

Per chiunque, fa differenza se si legge la Bibbia per rispondere alla domanda: «Qual è il limite massimo che posso permettermi?», oppure se la si legge per rispondere a: «Qual è la volontà perfetta di Dio per me?». Se qualcuno ai tempi dell’Antico Testamento leggesse la Bibbia nel primo modo, vedrebbe che il divorzio e altre cose sono accettabili.
D’altra parte, qualcuno ai tempi dell’Antico Testamento avrebbe potuto leggere Malachia 2:16: «Poiché io odio il divorzio», dice il Signore, il Dio d’Israele. Allo stesso modo, la poligamia non è la volontà perfetta di Dio, ma era permessa.

D: In 2 Samuele 12:9, Davide ha sostanzialmente consegnato Uria ai nemici di Dio. Ci sono oggi situazioni in cui un credente potrebbe vedere un vantaggio nel cedere qualcosa ai propri nemici o ai nemici di Dio?

R: A volte le persone concedono denaro, permessi o credibilità a una persona malvagia per raggiungere un fine a proprio vantaggio. Altre volte rinunciano alla propria integrità, reputazione, famiglia e altre relazioni per perseguire un fine malvagio a proprio vantaggio. L’effetto di ciò che fece Davide fu quello di disprezzare il comando di Dio e di disonorare la verità di Dio.

Un termine gergale per indicare un patto con il diavolo è “patto faustiano” in inglese; l’aggettivo tedesco è “faustisch”. Il nome deriva da Faust, un vero alchimista e astrologo tedesco. Questa leggenda fu in seguito trasformata in un libro, poi in un’opera francese. Un patto faustiano è un pessimo affare in cui la persona paga un prezzo elevato per ciò che sembra allettante nel breve termine.

Un altro termine gergale per indicare l’astuzia è «bizantino». I bizantini agivano in modi come stringere la pace con i propri nemici, ad esempio i Bulgari, per poi pagare segretamente i nemici dei Bulgari, i Peceneghi, affinché attaccassero i Bulgari.

Dio spezzò il cuore di Davide con la morte dei suoi figli. Davide scrisse del proprio peccato nel Salmo 51.

D: In 2 Samuele 12:13, cosa c’è di significativo nella reazione di Davide?

R: Davide stava digiunando per commuovere il cuore di Dio. Dio aveva già deciso cosa avrebbe fatto e, quando il bambino morì, Davide capì che non aveva senso chiedere a Dio ciò che Egli aveva già stabilito diversamente.

D: In 2 Samuele 12:15-23, perché Dio fece morire il primo figlio di Davide e Betsabea?

R: Non si trattava di una punizione per il bambino, ma della punizione per la colpa di Davide e Betsabea. Dio renderà ogni cosa giusta alla fine, e dobbiamo aspettare fino ad allora per vedere la giustizia completa sulla terra.

Alcuni calvinisti sostengono che, poiché i neonati muoiono, ciò «dimostra» che essi siano colpevoli del peccato di Adamo. Si tratta di un ragionamento errato, poiché subire delle conseguenze non prova la colpevolezza. Altrimenti, il fatto che i gattini muoiano «dimostrerebbe» che anche loro sono colpevoli del peccato di Adamo. Tuttavia, la verità è che l’intero creato è stato sottoposto alla Caduta, come afferma Romani 8:19-22.

Conclusione:

1. Tutti i cristiani concordano sul fatto che i neonati non abbiano peccati personali propri.

2. Tutti i cristiani concordano sul fatto che tutti nascono con una natura peccaminosa.

3. Purtroppo, non tutti i cristiani concordano ancora sul fatto che subire le conseguenze non provi la colpa.

D: In 2 Samuele 12:20, perché Davide adorò Dio subito dopo la morte di suo figlio?

R: Si dovrebbe adorare Dio quando si è in pace con Lui. Si dovrebbe adorarlo anche quando si è stati disobbedienti e ora si desidera riconciliarsi con Dio. Mentre fuggiva da Saul, quando ascoltò il rimprovero di Natan e quando vide morire suo figlio, Davide non provò affatto risentimento o amarezza nei confronti di Dio. Davide pregò affinché Dio lo salvasse da quel colpo, e quando Dio non lo fece, in seguito Davide continuò comunque ad adorarlo.

D: In 2 Samuele 12:20, Dio accetterebbe un’adorazione come questa?

R: Sì. Dio accetta ogni adorazione sincera rivolta a Lui. Tuttavia, l’adorazione degli idoli non è adorazione di Dio, come dimostrano chiaramente 1 Corinzi 10,20 e 2 Corinzi 6,15-17.

D: In 2 Samuele 12:21, cosa si dice riguardo alla pratica cattolica di pregare per i defunti?

R: Questo passo indica che Davide non vedeva alcun senso nel pregare per suo figlio che era morto. I cattolici credono nella preghiera per i defunti in base a un passo contenuto negli apocrifi cattolici e ortodossi (2 Maccabei 12:46), che non è presente nelle Bibbie protestanti o ebraiche. Ma Davide pregò per il bambino solo mentre questi era ancora in vita.

D: In 2 Samuele 12:21-23, il primo figlio di Davide e Betsabea è andato in Paradiso o no?

R: Nulla suggerisce che non ci sia andato, e probabilmente ci è andato. Tuttavia, 2 Samuele 12:21-23 non dimostra effettivamente che ci sia andato. Quando Davide disse che sarebbe andato dove si trovava suo figlio, intendeva la tomba (Sheol), non necessariamente il Paradiso. In Mesopotamia la tomba era definita «la terra senza ritorno».

D: In 2 Samuele 12:23, cosa intendeva Davide quando disse che il bambino non sarebbe tornato da lui, ma che lui sarebbe andato dal bambino?

R: La Bibbia parla spesso dello Sheol, che la Settanta greca e il Nuovo Testamento greco chiamano «Ade». Significa la tomba, e tutti vi andavano. Gli ebrei insegnavano che lo Sheol fosse diviso in due parti: il paradiso, dove andavano le persone pie, e la prigione, dove andavano le persone malvagie. Alcuni pensano che Davide stia dicendo che il bambino si trova ora in paradiso e che Davide andrà in paradiso con lui. Tuttavia, questo versetto può solo dimostrare che il bambino è andato nello Sheol e che anche Davide alla fine si sarebbe trovato nello Sheol.

D: In 2 Samuele 12:25, perché fu chiamato Salomone se Dio lo aveva chiamato Jedidiah, che significa «amato dal Signore»?

R: Davide e Betsabea lo avevano già chiamato Salomone, nome che suona simile alla parola che significa «pace». In seguito Dio, tramite Natan, lo chiamò Jedidiah per mostrare che Dio lo amava e non lo avrebbe ucciso. Jedidiah in realtà non era il suo nome, ma solo un soprannome. Tuttavia, non era insolito che una persona avesse due nomi, quindi potrebbe essere stato anche il suo nome.

D: In 2 Samuele 12:28, perché Joab parlò a Davide in questo modo?

R: Joab e Davide si conoscevano da molto tempo. Joab sapeva di non poter dare ordini a Davide, ma desiderava davvero che Davide venisse e desse l’impressione di stare facendo qualcosa. Così Joab lanciò una finta minaccia, dicendo che avrebbe voluto rinominare la città in suo onore, per spingere Davide a venire. Joab era leale soprattutto a se stesso. Ma dato che non era minacciato, Joab era leale anche a Davide, e voleva che Davide venisse perché sapeva che sarebbe stato meglio per il suo re, e Joab aveva a cuore gli interessi di Davide.

Joab aveva a cuore gli interessi di Davide, ma in questo caso senza un rispetto totale. È quasi come se Joab dicesse: «Davide, non mi interessa sapere cosa stavi facendo a Gerusalemme, ma ora devi venire qui come un vero re». Tuttavia, questa lieve mancanza di rispetto nei confronti di un vecchio amico non è nulla in confronto a come altri avrebbero mancato di rispetto a Davide in seguito.

D: In 2 Samuele 12:30, quanto pesava questa corona?

R: Pesava circa 75 libbre, ovvero 34 kg. Ovviamente un uomo non avrebbe potuto indossare questa corona senza un supporto. Ma probabilmente la corona non era destinata ad essere indossata, bensì a essere esibita.

D: In 2 Samuele 12:31, Davide uccise alcuni Ammoniti mettendoli sotto seghe, asce e nella fornace dei mattoni?

R: Probabilmente no. Piuttosto, Davide costrinse i prigionieri a usare seghe e asce per tagliare il materiale e a fabbricare mattoni nella fornace. Il *New International Bible Commentary*, a pag. 383, afferma che quest’ultima è l’opinione prevalente.

D: In 2 Samuele 13:1-22, qual è la struttura di questo capitolo?

R: È organizzato secondo un chiasmo profondo.

13:1-2 Amnon desiderava Tamar

- 13:3-5 Jonadab consiglia ad Amnon di violentare Tamar

- - 13:6-9a Tamar va a cucinare e a servire il pasto ad Amnon

- - - 13:9b Amnon ordina ai suoi servi di andarsene tutti

- - - - 13:10-14a Amnon ordina a Tamar di andare a letto con lui; lei rifiuta

- - - - - 13:14b-15a Amnon violenta Tamar e la sua concupiscenza si trasforma in odio

- - - - 13:15b-16 Amnon ordina a Tamar di andarsene, nonostante le sue suppliche

- - - 13:17 Amnon ordina al suo servitore di tornare e di cacciare via Tamar

- - 13:18-19 Tamar se ne va

- 13:20 Absalom dice a Tamar di non preoccuparsi; ci penserà lui

13:21-22 Absalom odia Amnon

In tutto questo, 2 Samuele 13:15 è un chiasmo.

Amnon la odiava

- Con un odio

- - Grande

- - - Estremo

- - - davvero

- - Grande

- Era l'odio

con cui la odiava.

D: In 2 Samuele 13:1-2, poiché ciò adempì la profezia di Natan, fu Dio a provocare questo peccato?

R: No, ma Dio, conoscendo il cuore malvagio e indisciplinato di Amnon, permise ad Amnon di lasciarsi andare. Dio non solo può prevedere il bene che farà, ma può anche prevedere il bene e il male che le persone faranno e farebbero, se ne avessero l’opportunità. Dio non solo prevede ciò che le persone farebbero, ma può anche consentire loro di realizzare le loro intenzioni come parte del Suo piano.

D: In 2 Samuele 13:5, 7-8, da dove ha preso questa idea Jonadab?

R: Anche se non lo sappiamo, far venire una sorella a prendersi cura di una persona malata non era una cosa inaudita. Una poesia d’amore egizia (1303-1200 a.C. circa) contenuta in *Il Cantico dei Cantici e le antiche canzoni d’amore egizie*, a pag. 13, recita: «Mi sdraierò dentro e fingerò [simulerò] di essere malato. Allora i miei vicini entreranno per vedere, e poi (mia) sorella verrà con loro. Lei farà vergognare i medici (poiché) capirà la mia malattia».

D: In 2 Samuele 13:5, 7-8, Jonadab suggerì ad Amnon di usare Davide, all’insaputa di quest’ultimo, per portare avanti il suo piano malvagio. Ci sono stati casi, da allora in poi, in cui una persona malvagia ha usato una persona ignara per portare avanti i propri scopi malvagi?

R: Ecco alcuni esempi.

Lo scenario più comune è il «lawfare», in cui qualcuno usa la legge o i contratti, firmati in buona fede da una delle parti, per colpire ingiustamente qualcuno. Potrebbe non essere che la persona malvagia stia cercando di essere ingiusta; potrebbe essere che non abbia alcuna concezione di ciò che è giusto.

Un secondo esempio, che coinvolge Davide, Uria e Joab, consiste nel far arrivare un messaggio per compiere il male attraverso una persona ignara.

Un terzo esempio è quello che è stato definito il caso Hindawi. L’episodio avvenne il 17 aprile 1986, quando Nezar Hindawi, un giordano, stava viaggiando con la sua fidanzata irlandese di 32 anni, Anne-Marie Murphy, incinta di cinque mesi, da Londra a Tel Aviv. Lui la lasciò quando scoprì che era incinta, poi tornò insieme a lei e le disse che voleva sposarla. Le trovò un lavoro come cameriera all’Hilton Hotel di Betlemme. Le disse che avrebbe dovuto viaggiare su un volo successivo perché il suo visto avrebbe richiesto più tempo. Hindawi, che Mike Royko definì «quel nobile guerriero musulmano», diede alla sua fidanzata incinta una valigia contenente una bomba, in modo che esplodesse durante il volo, uccidendo tutti. La valigia superò i controlli di sicurezza britannici, ma una guardia di sicurezza della El Al si insospettì, poiché a Betlemme non esisteva alcun Hotel Hilton. Effettuò una seconda ispezione manuale per capire perché la valigia, pur essendo vuota, fosse ancora pesante, e trovò la bomba. Hindawi è stato condannato a 45 anni di carcere. Per ulteriori informazioni, consultare https://www.timesofisrael.com/35-years-after-el-al-bomb-plot-security-staff-recount-stopping-unwitting-bomber/.

Un quarto esempio riguarda una persona che una volta è stata sorpresa a trasportare sostanze stupefacenti su un volo aereo senza esserne a conoscenza. Un suo amico le aveva prestato una valigia, che avrebbe ritirato una volta giunto a destinazione. Il viaggiatore non sapeva che nella fodera della valigia fossero cucite sostanze stupefacenti.

Un quinto esempio riguarda una persona in Pakistan che, dovendo assentarsi per un po’, aveva chiesto a un cristiano di custodirle le cose. Il cristiano aveva risposto: «Certo». A sua insaputa, tra gli effetti personali di quella persona c’era una pistola. La polizia, informata della cosa, arrestò il cristiano per la presenza dell’arma tra gli effetti personali della persona in questione. Il cristiano dovette pagare una somma di denaro per essere rilasciato.

Per inciso, Jonadab ha trasformato il proprio nome in uno scherzo di cattivo gusto. Il suo nome significa «Il Signore è nobile».

D: In 2 Samuele 13:6, in che modo Amnon si è fatto venire la nausea?

R: Amnon ha solo finto di stare male. Sebbene una persona possa provocarsi la nausea mangiando o bevendo sostanze che la causano, non vi è alcuna indicazione che Amnon lo abbia fatto in questo caso; ha simulato di stare male. Quando ha costretto fisicamente Tamar, sembrava abbastanza in salute, fisicamente, anche se non spiritualmente. Davide era accecato dalla lussuria per Betsabea, e ora si trovava a osservare le azioni, e in seguito le conseguenze, del fatto che suo figlio fosse «malato di lussuria». Probabilmente, però, questo fece sentire male Davide stesso.

D: In 2 Samuele 13:6-7, cosa possiamo imparare da Davide riguardo al ruolo di genitore?

R: Anche chi ama Dio, come Davide, può comunque essere un pessimo genitore, se non prende abbastanza sul serio il proprio ruolo genitoriale. Il primo errore di Davide non fu quello di non aver punito Amnon. Prima di allora, la disciplina di Davide era stata talmente lassista che Amnon pensò di poterla fare franca.

David amava i suoi figli e ne era anche affezionato. Ma quando un genitore non ama i propri figli abbastanza da educarli, allora forse ama più il sentimento che lo lega a loro che il figlio o la figlia stessi.

Davide amava i propri figli a livello emotivo, specialmente quando li perse a causa della morte. Tuttavia, non abbiamo alcuna prova che abbia dimostrato la propria cura genitoriale. Non mise in riga Amnon; non consolò Tamar e non parlò nemmeno con Amnon. Davide era distante da Absalom. Il fatto che Tamar affermasse che Davide le avrebbe permesso di sposare il proprio fratellastro suggerisce che lei non fosse stata adeguatamente istruita nella Parola di Dio. Davide amava la Legge di Dio e amava i propri figli. Purtroppo, a quanto pare Davide non si rese mai conto di avere la responsabilità di insegnare ai propri figli la Legge di Dio, e che proprio questo sarebbe stato una dimostrazione del suo amore.

D: In 2 Samuele 13:6-7, in che modi oggi una persona può «amare la relazione» più di quanto ami la persona?

R: Quando frequentavo il liceo conoscevo un ragazzo che aveva una ragazza e una bella auto. Ma un giorno ha distrutto l’auto, così la ragazza lo ha lasciato. Qualcuno potrebbe dire di amare il proprio coniuge, ma se questi fa qualcosa di sbagliato, come invecchiare o diventare più povero, allora l’amore sembra svanire. Ma forse l’amore non era realmente svanito, perché in realtà non c’era mai stato fin dall’inizio. Se dici di amare qualcuno, ma poi succedesse qualcosa, come un grave incidente, un incendio o un ictus molto grave, lo ameresti ancora? Dio ci chiama ad amare gli altri, e a volte pensiamo di farlo ma non è così; in realtà amiamo solo la relazione. Esamina i tuoi sentimenti verso la tua famiglia e i tuoi amici. Li ami davvero, o ami solo la relazione e come ti fanno sentire?

Un modo per capirlo è chiedersi: se l’altra persona facesse cose sbagliate o dannose per sé stessa e per gli altri, saresti disposto ad affrontare una conversazione scomoda per dirglielo, o lasceresti semplicemente correre? Il vero amore si prende cura dell’altro, anche a rischio che quella persona smetta di volerti bene.

D: In 2 Samuele 13:11-17, perché i sentimenti di Amnon verso Tamar sono passati dalla lussuria all’odio così rapidamente?

R: L’«amore» di Amnon svanì così rapidamente perché, in realtà, non c’era mai stato alcun amore, ma solo desiderio. L’aveva trattata come un oggetto e non come una persona. Mentre amore e odio sono opposti, desiderio e odio non sono necessariamente incompatibili. Una volta soddisfatto, Amnon si rese conto che probabilmente avrebbe dovuto affrontare conseguenze terribili per ciò che aveva fatto. In quanto figlio maggiore, aveva appena compromesso la sua possibilità di diventare il prossimo re. Sembrava quasi che Amnon proiettasse i propri sensi di colpa su Tamar. Era ormai chiaro ad Amnon, a Tamar e, alla fine, a tutti che la lussuria di Amnon per il corpo di Tamar non significava affatto che provasse alcun amore per lei.

Quando Amnon ordina al suo servo di chiudere le porte e di tenere fuori Tamar, in un certo senso la porta si chiude anche su Amnon stesso. Il suo destino è segnato.

D: In 2 Samuele 13:11-29 e 2 Samuele 16:22, i bambini dovrebbero considerare personaggi biblici come Absalom e Amnon come modelli di riferimento degni di rispetto e ammirazione? (La domanda è stata posta da un ateo.)

R: Certamente no; nessuno ha mai considerato questi uomini come modelli di riferimento. La Bibbia non dice che dovremmo considerare questi uomini come eroi della fede, non più di quanto dovremmo considerare Giuda e Caifa in quel modo. La Bibbia riporta oggettivamente molte azioni malvagie compiute da uomini malvagi.

Questa “questione irrilevante” sembra indicare che alcuni atei fraintendano fondamentalmente ciò che la Bibbia insegna. La Bibbia non è un documento propagandistico edulcorato che dipinge un quadro immacolato dell’umanità. No, è un ritratto schietto e realistico delle persone, pie e empie com’è. Magari tutti potessero distinguere tra i «buoni» e i «cattivi» senza che questi debbano indossare cappelli bianchi e cappelli neri come nei western televisivi.

D: In 2 Samuele 13:13, quali sono le tre possibili ragioni per cui Tamar disse di chiedere al re e lui avrebbe permesso loro di sposarsi?

R: Innanzitutto, l’incesto è proibito in Levitico 18:9,11; 20:17; Deuteronomio 27:22. Tamar potrebbe averlo detto per una delle due ragioni seguenti e forse anche per una terza ragione complementare.

1) Tamar ignorava ciò che la Torah diceva riguardo all’incesto. Questa è la risposta più probabile. Sposare sorelle e sorellastre era piuttosto comune tra i reali egiziani e, in seguito, tra quelli persiani. Il loro antenato Abramo sposò la sua sorellastra Sara in Genesi 20:12.

2) Tamar lo sapeva, ma stava mentendo, cercando di dire qualsiasi cosa pur di allontanarsi da Amnon con ogni mezzo possibile.

3) Una terza possibile ragione è che, sebbene Tamar fosse una vittima innocente in tutta questa vicenda, la situazione le sarebbe apparsa molto sfavorevole; come avrebbero potuto le persone essere certe che lei non fosse consenziente se aveva avuto un momento di mancanza di buon senso quando aveva accettato di rimanere sola con Amnon? Stava cercando disperatamente di salvare la propria reputazione dopo che sarebbe stata infangata senza alcuna colpa da parte sua.

D: In 2 Samuele 13:16-17, perché Tamar avrebbe dovuto pensare che il fatto che Amnon la mandasse via fosse un torto ancora più grave?

R: Il modo in cui Amnon l’aveva fatta cacciare e aveva chiuso la porta a chiave avrebbe fatto pensare che fosse stata lei a cercare di sedurlo. Ecco una donna pura, obbediente a suo padre, che in pochi minuti si era vista strappare la reputazione e l’onore senza alcuna colpa da parte sua. 2 Samuele 13:19-20 mostra che era distrutta. Non è che Amnon stesse commettendo un peccato del tutto distinto in questo caso. Piuttosto, stava peggiorando le cose aggravando il suo primo peccato. Davide aveva fatto lo stesso dopo aver preso Betsabea, quando decise di uccidere Uria.

Ma per quanto Amnon ora odiasse Tamar, Absalom avrebbe odiato Amnon ancora di più.

D: In 2 Samuele 13:20, perché Absalom disse a Tamar di non preoccuparsi così tanto di essere stata violentata?

R: Esistono due punti di vista diversi.

Consolazione insincera: Absalom stava cercando di confortare Tamar consigliandole di non rimuginarci troppo. Tuttavia, in questo caso Absalom non era sincero, perché lui stesso non la pensava così. O in quel momento o in un momento successivo, Absalom aveva ordito il piano per vendicarsi di Amnon uccidendolo.

Jonadab e Absalom cospiravano insieme: secondo un secondo punto di vista, Absalom aveva da tempo tramato per diventare re ed era disposto a sacrificare qualsiasi cosa o chiunque per ottenerlo, comprese sua sorella e il suo fratellastro. Questa interpretazione sostiene che Jonadab fosse con Absalom per indurre Amnon a violentare sua sorella, quindi Absalom non rimase sorpreso quando ciò accadde. Si potrebbe quindi ritenere che Absalom avesse un motivo per uccidere il figlio in linea di successione al trono. Dopo l’omicidio, Absalom fuggì nel regno di suo nonno e attese due anni finché l’ira di Davide non si fosse placata.

D: In 2 Samuele 13:21, perché esattamente Davide era adirato in questo caso?

R: Probabilmente ci sono tre ragioni. La prima è che, ovviamente, era adirato perché sua figlia era stata disonorata.

Sebbene Davide fosse adirato per ciò che Amnon aveva fatto, lui stesso aveva commesso adulterio con Betsabea e aveva fatto uccidere suo marito. Davide potrebbe aver ricordato ciò che Dio aveva detto tramite Natan, e si rese conto che Dio non aveva dimenticato.

La terza ragione è più complessa. Amnon era il primogenito, il prossimo in linea di successione al trono. Levitico 20:17 afferma che l’incesto deve essere punito con la morte, per non parlare dello stupro. Davide avrebbe dovuto mettere al primo posto l’obbedienza alla legge di Dio o l’amore per suo figlio Amnon? Dio, e tutti gli altri, avrebbero visto la risposta. La risposta fu che Davide mise suo figlio al primo posto. Rimproverare Amnon sarebbe stata una conversazione talmente scomoda che non abbiamo alcuna testimonianza che Davide abbia mai rivolto una sola parola ad Amnon. Ricordiamo che, quando Ruben giace con la concubina di Giacobbe, perse il suo diritto di primogenito (Genesi 35:22; 49:4). Non è riportato che Davide abbia fatto lo stesso con Amnon. Davide non avrebbe difeso la giustizia quando era in gioco suo figlio.

D: In 2 Samuele 13:21, in che modo questo può applicarsi ad alcuni credenti oggi?

R: Davide amava sinceramente Dio; ma qui vediamo che amava di più suo figlio. Quando amiamo i nostri figli più di quanto amiamo Dio, alla fine non stiamo facendo alcun favore ai nostri figli.

D: In 2 Samuele 13:24-25, perché Absalom chiese a Davide di partecipare alla «festa degli assassini»?

R: Absalom non stava cercando di uccidere Davide né di impadronirsi del trono in quel momento, poiché Absalom non uccise nessuno dei figli del re tranne Amnon. Poiché c’erano molti coltelli affilati per tosare le pecore, questi avrebbero tolto la vita ad Amnon. Absalom ordinò ai suoi uomini di uccidere Amnon; non lo uccise personalmente, così come Davide non uccise personalmente Uria.

Probabilmente Absalom sapeva che Davide non avrebbe potuto partecipare. Lo invitò per distogliere i sospetti e indurre Davide a credere che si trattasse di un piano innocente.

La voce, basata solo su speculazioni secondo cui tutti i figli del re fossero stati uccisi, potrebbe aver avuto origine in parte dal fatto che tutti i figli di Gedeone furono uccisi da Abimelech, figlio di Gedeone, in Giudici 9:5.

D: In 2 Samuele 13:29, perché Absalom fuggì insieme al resto dei figli del re?

R: Innanzitutto, la fuga di Absalom potrebbe dare la falsa impressione che egli, come gli altri figli, non fosse a conoscenza del complotto per l’assassinio. In secondo luogo, Absalom aveva bisogno di tempo per fuggire a Talmai, nel regno di Geshur di suo nonno, a est del Mare di Galilea.

D: In 2 Samuele 13:32-33, come faceva Jonadab a saperlo con tanta sicurezza?

R: Jonadab era colui che, in 2 Samuele 13:3-5, aveva suggerito ad Amnon di fingersi malato per poter violentare sua sorella. O Jonadab parlava con ottimismo, nel tentativo di minimizzare l’incidente, oppure sapeva in anticipo cosa avrebbe fatto Absalom. Jonadab non era un grande amico di Amnon. Una domanda fondamentale che non fu mai posta, ma che Davide avrebbe dovuto porre, era: «Jonadab, come fai a saperlo?». Forse Jonadab avrebbe potuto rispondere che stava semplicemente sottolineando il movente di vendetta di Absalom, per nascondere il fatto che in realtà era stato lui a suggerire ad Amnon di agire in quel modo.

D: In 2 Samuele 14:1-20, qual è la struttura di questo capitolo?

R: Si tratta di un chiasmo piuttosto complesso con la seguente organizzazione.

14:1 Joab «se ne accorse»

- 14:2-3 Joab dice alla donna saggia cosa dire

- - 14:4-5a La donna rivolge una richiesta al re

- - 14:5b-10 La prima supplica della donna

- - - 14:11 Riesce a ottenere che venga risparmiata la vita di suo figlio

- - 14:12-17 La donna presenta la sua seconda supplica.

- - 14:18-19a Il re pone una domanda alla donna

- 14:19b-20a Lei ammette che Joab le ha suggerito cosa dire

14:20b Il re «sa»

Per ulteriori informazioni, si veda *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, p. 975.

D: In 2 Samuele 14:1-9 e 13:21, cosa avrebbe dovuto fare per primo Davide per punire Amnon per lo stupro e l’incesto, e successivamente Absalom per l’omicidio, dato che lui stesso aveva commesso adulterio e omicidio?

R: Era difficile per Davide fare qualsiasi cosa, dato che non si era pentito pubblicamente del proprio peccato né si era offerto di subirne le conseguenze. Naturalmente Dio aveva fatto sapere tramite Natan che Davide non sarebbe stato condannato a morte per i suoi peccati. Quindi, per punire Amnon senza apparire ipocrita, Davide avrebbe dovuto prima confessare i propri peccati. Ma, non essendo disposto a farlo, probabilmente pensò che avrebbe perso ancora più rispetto se avesse punito i propri figli per azioni simili a quelle da lui commesse. Naturalmente, il fatto che Davide non abbia intrapreso alcuna azione gli ha fatto perdere il rispetto anche da parte di Davide stesso.

Davide avrebbe dovuto almeno escludere immediatamente Amnon dalla successione al trono. Ruben perse il diritto di primogenitura quando giacque con la concubina di Giacobbe in Genesi 35:22; 49:3-4. Se Davide avesse rimproverato pubblicamente Absalom, ciò avrebbe potuto smorzare le aspettative del popolo riguardo al fatto che Absalom sarebbe diventato il prossimo re.

D: In 2 Samuele 14:1-9, perché Joab ricorse a questa strategia per convincere Davide a richiamare Absalom?

R: Il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 2, parte 2, p. 411, ritiene che Joab avesse già presentato a Davide diverse richieste dirette, senza successo. Probabilmente a corte si capiva che Davide desiderava ardentemente rivedere suo figlio, ma non c’era modo di indurre Davide a fare la prima mossa, senza che egli temesse che la gente lo criticasse per aver perdonato Absalom. Così Joab, un genio tattico, ebbe un’idea. Era simile alla strategia di Natan, e Joab probabilmente ragionò che, se aveva funzionato una volta, avrebbe potuto funzionare una seconda volta anche per lui. Questa volta, però, non funzionò altrettanto bene.

La donna fece appello al senso di pietà di Davide. Davide era in lutto per Absalom e anche la donna era in lutto, o almeno così sembrava. In seguito Davide avrebbe visto le conseguenze della sua pietà quando Absalom si ribellò e cercò di farlo uccidere. Naturalmente, Davide non mostrò molta pietà verso Uria.

Davide si dimostrava risoluto nel difendere la giustizia quando si trattava degli altri, ma era debole nel farlo quando i suoi figli erano in torto. Che ciò fosse dovuto principalmente alla saggezza di Joab, a quella della donna o a entrambe, la donna aveva messo Davide con le spalle al muro. Poiché provava compassione per il figlio (immaginario) della donna, doveva essere coerente e riportare a casa suo figlio.

D: In 2 Samuele 14:15-23, vediamo qualche segno di pentimento da parte di Absalom?

R: Assolutamente no. Anzi, Absalom stava ora tramando per impadronirsi del trono. Anziché mostrarsi pentito e sottomesso, Absalom si dimostrava manipolatore. Davide avrebbe avuto circa 60 anni in quel periodo, e Absalom circa 30. Absalom era abbastanza maturo per diventare re in quel momento, se non fosse stato per qualcuno che gli sbarrava la strada. Absalom decise che sarebbe diventato re e che avrebbe fatto pagare a Davide il fatto di non aver punito affatto Amnon e di non averlo perdonato veramente.

Da un lato, Absalom afferma che, se fosse colpevole di un reato capitale, sarebbe pronto ad essere messo a morte. Dall’altro lato, un uomo che aveva violentato una donna era stato messo a morte, e Absalom stava eseguendo quella punizione.

Da parte sua, Davide non concesse il perdono ad Absalom né lo dichiarò innocente; disse semplicemente che non sarebbe stato giustiziato. Quando definì Absalom «un giovane», forse pensava più a come vedeva Absalom e alla sua maturità, piuttosto che al fatto che avesse circa 30 anni.

D: In 2 Samuele 14:15-23, quando dovremmo perdonare e riaccogliere qualcuno che ha commesso un torto?

R: Gesù ha detto che dovremmo perdonare sempre, anche se non ci chiedono perdono. Ma se qualcuno ti ha rubato dei soldi e non mostra alcun pentimento, dovresti dargli accesso al tuo conto in banca? Certamente no. Se non ammette di aver sbagliato, se non chiede perdono e non mostra alcun pentimento, devi renderti conto con sincerità che molto probabilmente lo rifarà se ne avrà l’occasione. Gesù ha detto che dobbiamo essere «astuti come i serpenti e innocenti come le colombe» in Matteo 10:16.

D: In 2 Samuele 14:24,28, Davide ha fatto bene a non lasciare che Absalom vedesse il suo volto?

R: No. Un perdono a metà non funziona bene. Il perdono parziale non è affatto perdono, e chi viene perdonato lo sa bene. Un perdono concesso a malincuore non viene ben accolto ed è destinato a fallire. Davide inflisse ad Absalom una «punizione parziale». Non era in realtà una punizione grave, ma allontanò Absalom da Davide. Ciò rese Absalom amareggiato nei confronti di suo padre. Davide e Absalom non si videro per due anni.

Se Absalom era probabilmente il prossimo in linea di successione al trono, e non poteva nemmeno trovarsi a Gerusalemme né vedere il volto di suo padre, quella non era certo una situazione favorevole al successo. Joab lo sapeva e cercò di porre rimedio alla situazione.

D: In 2 Samuele 14:26, come potevano i capelli tagliati di Absalom pesare 200 sicli?

R: Anche se si trattasse di uno shekel del tempio, più leggero, il peso sarebbe comunque di quattro o cinque libbre (da 1,8 a 2,3 kg), il che è molto elevato. In media, i capelli crescono di mezzo pollice all’anno, sebbene ci siano notevoli variazioni; in alcuni casi crescono di un pollice al mese. Il record mondiale si aggira intorno ai 2 pollici al mese. Se Absalom se li tagliava solo una volta all’anno, si tratterebbe comunque di una grande quantità di capelli, ma anche in quel caso non peserebbero quattro libbre (1,8 kg), a meno che non avesse conservato anche i capelli degli anni precedenti. Tuttavia, in 1 e 2 Samuele ci sono molti passaggi in cui si riscontrano variazioni nei numeri. In questo caso, non disponiamo di altri riferimenti per stabilire quale sia la cifra corretta. A prescindere da ciò, il punto è che Absalom era piuttosto vanitoso riguardo ai propri capelli. Naturalmente, in seguito i capelli di Absalom sarebbero stati la sua rovina.

I capelli di Absalom possono essere considerati un monito contro l’orgoglio. Il suo orgoglio per i propri capelli lo ha fatto impigliare, intrappolandolo in una situazione da cui non poteva uscire, e alla fine gli è stato fatale. A volte, quando una persona, specialmente un leader politico, intraprende una strada che alla fine viene vista da tutti come sbagliata o sciocca, non riesce a fare la cosa più ovvia, ovvero cambiare rotta, perché è intrappolata nell’orgoglio. Chiedete a un potenziale leader se ha mai commesso un errore. Se non ha mai commesso un errore, almeno di cui sia in grado di ammettere, allora avrete a che fare con un leader che preferirebbe «andare a sbattere con l’auto» piuttosto che sterzare per evitare un incidente. Lo si può vedere in Napoleone, Hitler, Stalin, che non permise alle sue truppe di ritirarsi, e nel maresciallo francese Philippe Pétain, che era così sicuro che i tedeschi non potessero invadere attraverso l’impenetrabile foresta delle Ardenne, da ignorare le richieste di aiuto dell’esercito francese proprio mentre i tedeschi lo stavano facendo. Nell’agosto del 1945, i capi militari giapponesi Anami, Umezu e Toyoda, che costituivano la metà dei sei membri del Consiglio Supremo di Guerra, sostenevano che i giapponesi dovessero continuare a combattere dopo le bombe atomiche. Quando l’imperatore Hirohito ordinò loro di accettare la resa e registrò un discorso radiofonico rivolto al suo popolo, il maggiore Hatanaka e altri ufficiali uccisero un generale che si era rifiutato di unirsi a loro e organizzarono un breve e fallito colpo di Stato per impedire che quel messaggio radiofonico venisse trasmesso. Avevano intenzione di mettere l’Imperatore agli arresti domiciliari e di inviare invece un messaggio contraffatto. Tuttavia, gli altri generali non si allinearono al piano, così i golpisti si suicidarono. In tempi più recenti, quando osserviamo la «tenacia ostinata» di Saddam Hussein, della Guardia Rivoluzionaria iraniana e della «operazione militare speciale» di Putin in Ucraina, potremmo rimanere sorpresi dalla loro follia nel non ammettere la sconfitta in una situazione inevitabile. Ma perché dovremmo sorprenderci del fatto che siano altrettanto sciocchi di altri leader che li hanno preceduti? Un leader che ha gettato la spugna, probabilmente salvandosi la vita, prima che le cose peggiorassero, è stato Bashar al-Assad, ex leader della Siria, ma si è trattato di un’eccezione.

Per ulteriori informazioni, consultare https://www.reddit.com/r/Naturalhair/comments/1ipt9ah/has_anyone_consistently_grown_23_inches_of_hair/ e https://en.wikipedia.org/wiki/Ky%C5%ABj%C5%8D_incident.

D: In 2 Samuele 14:27 Absalom aveva tre figli, oppure non ne aveva alcuno che potesse portare avanti il suo nome, come afferma 2 Samuele 18:18?

R: Probabilmente entrambe le cose. Nell’antichità circa la metà dei bambini poteva morire prima di raggiungere l’età adulta. Keil e Delitzsch osservano che solitamente i nomi dei figli vengono riportati, ma in 2 Samuele 14:27 non sono menzionati. Non ci sarebbe alcuna ragione per questa omissione, se non il fatto che fossero morti in giovane età.

Absalom si fece erigere un monumento a causa del suo dolore per non avere figli che potessero fungere da memoriale in suo onore. In genere, una persona che non ha figli non sarebbe così sensibile al fatto di non avere nessuno che porti avanti il proprio nome quanto lo sarebbe chi ha avuto figli che sono morti.

D: In 2 Samuele 14:29-32, cosa rivela questo di Absalom?

R: Absalom era intelligente e manipolatore. Absalom non riusciva a parlare con Joab, perché Joab non si presentava quando veniva invitato. Così Absalom si assicurò di attirare l’attenzione di Joab. A volte, però, le cose si ritorcono contro di te. Absalom non sapeva che questo avrebbe innescato una serie di eventi che sarebbero culminati nell’uccisione di Absalom per mano di Joab, nonostante Davide avesse detto di risparmiarlo.

D: In 2 Samuele 15:1-12, ci sono altri esempi di figli che volevano sottrarre il trono al proprio padre?

R: Il re d’Assiria fu assassinato dai propri figli in 2 Cronache 32:21. Inoltre, sebbene i dettagli non siano gli stessi (il figlio era l’erede legittimo), la situazione era simile.

A Ugarit (prima dell’epoca di Davide) il principe Yassib sfidò suo padre, il re Keret.

Yassib minaccia: «Ascoltami attentamente! Se i nemici avessero invaso il paese mentre eri malato, ti avrebbero cacciato, ti avrebbero costretto a rifugiarti sulle colline. La tua malattia ti ha reso inerte: non hai ascoltato la causa della vedova, non hai ascoltato la causa del povero, non hai condannato l’oppressore, non hai sfamato l’orfano in città, … né la vedova in campagna… Rinuncia al regno, permettimi di regnare. Cedi il tuo potere, lasciami sedere sul tuo trono». Questo brano è tratto da Old Testament Parallels: Laws and Stories From the Ancient Near East [Mahwah: Paulist, 1991] di Don C. Benjamin, p. 205. Citato da The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pp. 989-990.

D: In 2 Samuele 15:6, in che modo si ruba il cuore delle persone?

R: Come molti politici dei tempi successivi, Absalom era abile nel promettere alla gente che avrebbe potuto guidarla con competenza, senza in realtà fare nulla. Per convincere la gente di questo, Absalom sminuì la stima che gli altri nutrivano per Davide. Ancora oggi, le persone spesso cercano di mettersi in buona luce sminuendo gli altri.

Absalom era bello e, soprattutto, affascinante. Le persone hanno spesso delle “immagini” di come dovrebbe essere un leader e tendono a sostenere chi corrisponde a quelle immagini, indipendentemente dal fatto che sia o meno un buon leader. Ad esempio, nelle elezioni presidenziali americane, il candidato più alto vince nella stragrande maggioranza dei casi. Ancora più importante, Absalom fingeva di prendersi cura di loro e di avere a cuore i loro interessi. Absalom era paziente; portò avanti questa fase del suo complotto per quattro anni. Quando Absalom organizzò il banchetto a Hebron, invitò 200 uomini che non sapevano nulla del suo complotto. Una volta lì, si trovarono con le spalle al muro; sarebbe stato molto difficile per loro dire pubblicamente: «No, non credo proprio. Sosterrò Davide».

D: In 2 Samuele 15:7-12, cosa fece Absalom che anche altri hanno fatto da allora?

R: Absalom usò la sua pratica religiosa per ingannare gli altri. Absalom addusse come scusa il fatto che si recava a Hebron per adempiere a un voto fatto a Dio e compiere sacrifici religiosi. La sua finta adorazione di Dio era una copertura per il suo tradimento. Da allora molti hanno usato la religione (inclusa, ma non solo, quella cristiana) per indurre le persone ad assecondare i loro piani malvagi.

Nell’Islam ai soldati veniva detto che se avessero combattuto per Allah avrebbero potuto essere certi che, qualunque fosse stato il loro passato, sarebbero entrati in Paradiso. Nel cattolicesimo romano, a partire da papa Urbano II, a coloro che «prendevano la croce» nella prima crociata veniva promessa la remissione dei peccati. Allo stesso modo, papa Eugenio III emanò la bolla papale *Quantum praedecessores* il 1° dicembre 1145, promettendo la remissione dei peccati a tutti coloro che avessero portato a termine la Seconda Crociata o fossero morti lungo il cammino.

Per ulteriori informazioni, consultare https://www.reddit.com/r/AskHistorians/comments/76jtys/i_gather_that_papal_indulgences_were_first_issued/ e https://en.wikipedia.org/wiki/Quantum_praedecessores.

D: In 2 Samuele 15:7, dovrebbe esserci scritto «40 anni» o «4 anni»?

R: Dovrebbe essere “quattro anni”, il che è più coerente con la durata della vita di Absalom. Il testo masoretico riporta “40 anni”, ma la Settanta, il testo siriaco, quello arabo, la Vulgata, Teodoreto e Giuseppe Flavio indicano tutti “4 anni”. Si vedano il testo BSB e le note a piè di pagina della NKJV, della NIV e della NRSV.

D: In 2 Samuele 15:7,20, in che modo Absalom fece un voto al Signore?

R: Absalom disse questo solo per recarsi a Hebron e farsi incoronare re. O Absalom stava mentendo e non fece alcun voto, oppure forse stava dicendo la verità. Ci sono altri casi nella storia in cui i pretendenti al trono fecero un voto al proprio dio se fossero diventati re. Quindi, Absalom potrebbe aver fatto un voto a Dio, ma non ogni voto fatto a Dio è un buon voto.

Probabilmente Absalom scelse Hebron non solo perché vi era nato, ma anche perché era la capitale più antica e alcune persone potrebbero non aver gradito il trasferimento della capitale a Gerusalemme.

Absalom usò il culto di Dio come «copertura» per dare inizio alla sua ribellione. Più avanti nella storia, la religione cristiana fu usata come «copertura» da papi malvagi per arricchirsi e vendicarsi dei propri nemici. Ad esempio, papa Bonifacio VIII (1294-1303) proclamò una «crociata» contro la città italiana di Palestrina per vendicarsi della famiglia allargata del papa precedente, Celestino V. Bonifacio aveva la colpa di aver utilizzato l’intero «apparato» della Chiesa cattolica romana per fini malvagi.

D: In 2 Samuele 15:10, ci sono altri esempi in cui un figlio ha cercato di strappare il trono al padre?

R: Sì. A Ugarit esiste un poema sul principe Yassib che sfidò suo padre, il re Keret, per il trono.

D: In 2 Samuele 15:14, perché Davide fuggì da Gerusalemme, visto che la città era fortificata in modo molto solido?

R: Davide, essendo un re esperto, si rese immediatamente conto che non si trattava di un malcontento di poco conto, ma di una sfida diretta volta a strappargli il regno e la vita. Davide non aveva mai subito una sconfitta in battaglia, ma sapeva che questa volta le cose avrebbero potuto andare diversamente. Probabilmente Davide fece bene a fuggire da Gerusalemme in quella situazione. A quel punto, non sapeva di chi a Gerusalemme potesse fidarsi, e se ci sono anche solo pochi guardiani traditori, persino una città ben fortificata è difficile da difendere.

D: In 2 Samuele 15:19-20, perché Davide disse a Ittai il Gittita che non era necessario che lo seguisse?

R: Davide non voleva che lo seguisse nessuno che lo sostenesse solo a metà. Davide diede a Ittai una scusa per restare, e avrebbe anche potuto valutare il suo cuore in base alla sua risposta. Una situazione simile si verificò con Naomi e le sue nuore in Rut 1:11-18.

Per inciso, un Gittita proveniva dalla città filistea di Gat. L’archeologia ha individuato uno (o due) governatori della città filistea di Ascalona di nome Itiya e Witiya nelle lettere di Amarna, alcuni secoli prima di Davide. Il nome Ittai è molto simile a questi.

Oggi, quando guidiamo un gruppo che sta per intraprendere un compito, è giusto dare alle persone l’opportunità di tirarsi indietro. In questo modo potresti non avere tante persone, ma avrai persone che si sono impegnate con te.

D: In 2 Samuele 15:31-34, perché Davide rimandò il suo consigliere più saggio, Hushai l’Archita, dal nemico?

R: Davide e Joab sapevano già quale fosse la cosa migliore da fare; ed era meglio che Hushai facesse credere ad Absalom di aver ricevuto un cattivo consiglio piuttosto che Hushai fornisse a Davide e Joab consigli al massimo leggermente migliori. A volte non è necessario fare cose intelligenti o brillanti per avere successo; basta semplicemente fare meno sciocchezze rispetto agli altri.

D: In 2 Samuele 15:32-34, Davide ha fatto bene a far mentire Hushai per lui?

R: La Bibbia riporta ciò che Hushai fece in tempo di guerra. I cristiani hanno due punti di vista su questa questione.

Alcuni sostengono che Hushai abbia sbagliato a mentire e che Davide abbia sbagliato a dirgli di farlo.

Altri sostengono che sia lecito mentire a un nemico in tempo di guerra, al fine di salvare una vita. I passaggi in cui si ricorre all’inganno in 2 Samuele sono 2 Samuele 15:25-29, 35-36 (Zadok, Abiatar e i loro figli), 2 Samuele 15:34 (Hushai l’Archita), 2 Samuele 17:17-18 (entrambi) e 2 Samuele 17:18-21 (un uomo e una donna a Bahurim).

D: In 2 Samuele 16:5-14, cosa c’è di interessante nella struttura di questo brano?

R: È organizzato secondo uno schema chiasmatico.

16:5a Davide fugge verso Bahurim

- 16:5b-6 Simei maledice e lancia pietre contro Davide e i suoi uomini

- - 16:7-8 Come Simei maledisse Davide

- - - 16:9 Abishai vuole uccidere Shimei

- - 16:10-12 Davide accetta le maledizioni di Simei senza reagire

- 16:13 Davide spiega perché non reagisce alle maledizioni di Simei

16:14 Davide e il suo seguito superano Bahurim

D: In 2 Samuele 16:5-8, perché Simei malediceva Davide per aver giustiziato i figli di Saul, quando l’esecuzione avvenne solo più avanti nel libro, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov alle pagine 315-316?

R: Non si dice specificatamente che Shimei maledisse Davide per aver giustiziato i figli di Saul. Piuttosto, Shimei maledisse Davide per la sua casa macchiata di sangue in generale. Ci sono due possibili spiegazioni per le maledizioni di Shimei.

Altre ragioni: Shimei potrebbe benissimo essersi riferito alla lunga guerra tra gli eserciti di Davide e di Ish-Boshet. Shimei non accettò mai veramente che la corona dovesse lasciare la famiglia di Saul.

Non in ordine cronologico: poiché 2 Samuele 21:1 afferma che l’esecuzione dei figli di Saul avvenne «durante il regno di Davide», non si tratta necessariamente di un evento cronologico. Pertanto, la maledizione di Shimei contro Davide potrebbe essere avvenuta cronologicamente dopo l’esecuzione dei figli di Saul.

D: In 2 Samuele 16,5-12, perché è significativa la reazione di Davide, che non cerca di vendicarsi di Shimei?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Da un punto di vista naturale, una persona al posto di Davide proverebbe probabilmente un curioso misto di depressione, rabbia nei confronti di Shimei e accettazione passiva del fatto che si meritasse ciò che gli stava accadendo. Possiamo comprendere a fondo ciò che provava Davide perché egli stesso ne ha scritto nel Salmo 3. Il Salmo 3 ci mostra che Davide aveva fede nel fatto che Dio lo avrebbe tirato fuori da quella situazione. A quel punto Davide era fiducioso che i suoi nemici sarebbero stati uccisi. In seguito Davide avrebbe pianto la morte di uno di quei nemici uccisi, che era proprio suo figlio Absalom.

2. Davide non aveva idea di quali tra i suoi amici, un tempo fedeli, fossero dalla sua parte, neutrali o a favore di Absalom. Sembrava probabile che quella potesse essere la fine per Davide. Con la maggior parte dei suoi sudditi, un tempo fedeli, che si erano rivoltati contro di lui, sarebbe stata una fine miserabile, e forse considerata una punizione adeguata per l’adulterio di Davide e l’omicidio di una persona a lui fedele. Davide sapeva che alcune delle cose che Shimei stava dicendo erano vere. Per alcuni anni ci fu una guerra civile tra Giuda e la casa di Saul. Davide non punì Joab per aver ucciso a tradimento Abner. Come mostrano i versetti 10-11, Davide pensò che forse Dio avesse voluto che Simei lo denunciasse pubblicamente.

3. Poiché Davide si sentiva in colpa per aver ucciso Uria, non era dell’umore giusto per far uccidere un uomo che diceva la verità.

4. Il versetto 12 mostra che Davide stava lasciando la questione nelle mani di Dio. Se Davide avesse ucciso Simei e Dio lo avesse ritenuto sbagliato, Dio avrebbe potuto punire anche Davide per questo. Se Davide avesse risparmiato Simei e Dio lo avesse ritenuto sbagliato, Dio avrebbe comunque potuto punire Simei e ricompensare Davide per la sua clemenza.

A proposito, Simei sembrava aver dimenticato che anche la casa di Saul era macchiata di sangue, avendo ucciso Ahimelech e volendo uccidere chiunque sostenesse Davide.

Conclusione: Davide non sapeva se fosse giusto o meno che Shimei lo maledisse in quel momento. Oggi, quando non sappiamo se un torto che ci viene fatto sia giusto, la pazienza e l’attesa in Dio sono una virtù.

D: In 2 Samuele 16:7-14, cosa possiamo imparare sull’atteggiamento di Davide in questa occasione?

R: Davide fece una cosa buona in questa occasione e una cosa sbagliata in seguito.

(cosa buona) Alcune cose (come la vendetta) dovremmo lasciarle andare e lasciare che sia Dio a occuparsene. Davide non solo credeva che Dio fosse presente e potesse vedere tutto, ma credeva anche che Dio fosse attivo. In precedenza, Saul avrebbe dovuto essere deposto e ucciso, ma Davide sapeva che non spettava a lui farlo. Forse anche Shimei avrebbe dovuto essere ucciso, ma Davide sapeva di essere stato colpevole, e quindi pensò che non spettasse a lui uccidere Shimei. Così Davide lasciò la questione nelle mani di Dio. Dopo che Absalom fu ucciso, Shimei si pentì, o almeno sembrò pentirsi, e aiutò a portare la famiglia di Davide in 2 Samuele 19:16-23.

(negativo) Sfortunatamente, ancora una volta, il perdono di Davide non fu completo. Egli disse a Salomone di far scendere Shimei nella tomba insanguinata (cioè di ucciderlo) in 1 Re 2:8-9, e Salomone lo fece in 1 Re 2:36-46.

D: In 2 Samuele 16:15-17:29, qual è la struttura di questo brano?

R: Si tratta di una struttura complessa; è chiastica ma non costituisce un chiasmo.

16:15-19 Absalom stringe amicizia con Hushai

- 16:20-22 Ahitofel consiglia Absalom

- - 16:23 Ahitofel viene descritto come molto saggio

- 17:1-4 Ahitofel offre il suo consiglio

- - 17:5-13 Hushai offre il proprio consiglio

- - - 17:14 Il consiglio di Hushai viene ritenuto migliore di quello di Ahitofel

- - 17:15-16 Hushai consiglia Zadok e Abiatar

- 17:17-22 Davide attraversa il fiume Giordano

- - 17:23 Ahitofel si suicida

- 17:24-25 Absalom attraversa il fiume Giordano

17:27-30 A Mahanaim Davide riceve l’ospitalità di Shobi, Makir e Barzillai

D: In 2 Samuele 16:22, perché Absalom giacque con le dieci concubine di Davide in pieno giorno?

R: Non fu un’idea di Absalom, ma di Ahitofel, l’ex saggio di fiducia di Davide. Absalom era con le concubine, una alla volta, in una tenda sul tetto del palazzo. La gente non poteva vedere tutto, ma poteva vedere ciò che stava accadendo, e con una concubina dopo l’altra. Ciò non fu fatto per soddisfare la lussuria di Absalom; si trattava di potere, di insultare suo padre e di rivendicare il trono. Absalom voleva dimostrare di essere ormai il legittimo re e che, agendo in quel modo, non si poteva più tornare indietro. Intendeva mostrare che non c’era più ritorno per la nuova fedeltà del popolo, ma alla fine si rivelò che non c’era più ritorno per Absalom stesso. Come Davide aveva «preso» la moglie di Uria, così il Signore avrebbe «preso» le mogli di Davide.

Nella cultura mediorientale era comune che un re ereditasse le concubine di suo padre. Tuttavia, Dio dice in Levitico 18:8 che non si deve avere rapporti con la moglie di proprio padre, anche se non è la propria madre.

Ricordiamo inoltre che Ahitofel era il nonno di Betsabea, quindi in questo caso potrebbe esserci stato un intento vendicativo. Dopo questo atto offensivo, tutti avrebbero capito che la riconciliazione tra Absalom e Davide sarebbe stata impossibile. Absalom ha sbagliato ad agire in questo modo, ma ecco una possibile spiegazione razionale della sua azione. Molti israeliti erano favorevoli sia a Davide che ad Absalom, l’apparente futuro re. Una volta placatasi la polemica, questi israeliti si sarebbero schierati con la parte vincente. L’azione di Absalom non significava solo che lui era il re, ma che Davide ormai non era più re. Il popolo avrebbe dovuto scegliere pubblicamente tra i due. Poiché Absalom aveva attualmente il sopravvento, la scelta più sicura per molti sarebbe sembrata quella di schierarsi con Absalom. Ahitofel e Absalom probabilmente non ricordavano che quando Ruben fece lo stesso in Genesi 35:22; 49:3-4, perse i suoi diritti di eredità.

Non è questa la risposta: sebbene il fatto che Absalom non avesse figli (2 Samuele 18:18) potesse sembrare una motivazione, ciò è improbabile. Andare a letto con le concubine in pieno giorno, in quel momento, non sarebbe stato semplicemente a quel scopo.

D: In 2 Samuele 17:1-14, perché il consiglio di Ahitofel era in realtà migliore di quello di Husai, e come possiamo capirlo?

R: Ahitofel intuì correttamente che, se Davide fosse morto, Absalom avrebbe vinto definitivamente, come capirono anche gli uomini di Davide in 2 Samuele 18:3. L’obiettivo non era necessariamente sconfiggere i soldati di Davide, ma solo uccidere Davide. Alla fine, il fatto che Absalom abbia seguito il consiglio di Hushai si rivelò più vantaggioso per Davide, ma come faceva Hushai a saperlo? La Scrittura non lo dice, ma possiamo avanzare alcune ipotesi. Ecco sei punti da considerare nella risposta.

1. Non si può dire che ciò fosse dovuto semplicemente al fatto che Hushai disponesse di maggiori informazioni per essere stato con Davide in 2 Samuele 15:32-37, poiché anche Ahitofel sapeva che quel consiglio non era valido in 2 Samuele 16:23; 17:1-3.

2. A meno che Davide non fosse stato ucciso, la vera battaglia non si svolgeva sul campo di battaglia, ma per conquistare i cuori e la fedeltà degli israeliti. Sarebbe stato facile per le persone che solo pochi anni prima erano fedeli a Davide volerlo seguire di nuovo.

3. Sebbene uccidere Davide avrebbe posto fine alla lotta e disperdere le sue truppe avrebbe comunque aiutato Absalom, farlo avrebbe comportato un rischio, poiché subire una qualsiasi sconfitta avrebbe significato cattiva pubblicità. Il rischio sarebbe valso il potenziale guadagno?

4. Il consiglio di Hushai presupponeva che tutto Israele si sarebbe schierato con Absalom. Se la gente avesse avuto un po’ di tempo per riflettere prima di dare la caccia a Davide, forse non avrebbe voluto ribellarsi contro di lui.

5. In questo caso valeva la pena correre il rischio. Sebbene Hushai sostenesse sostanzialmente che Absalom dovesse aspettare di essere pronto, ciò avrebbe dato a Davide il tempo di prepararsi, e né Davide né il suo esercito erano pronti a quel punto. Non seguire il consiglio di Ahitofel fece sfuggire ad Absalom l’iniziativa e l’elemento sorpresa.

6. Non c’era alcun dubbio sul fatto che avrebbero affrontato o meno l’esercito di Davide; l’unica domanda era quando. Molte volte possiamo perdere l’iniziativa a causa di decisioni sbagliate. Le nostre emozioni possono spingerci a rimandare l’azione, anche se la nostra saggezza ci dice che i ritardi peggioreranno la situazione, anziché migliorarla.

D: In 2 Samuele 17:1-14, riesci a individuare qualche esempio di persone sagge ed esperte che non fossero leali?

R: Ahitofel era noto per essere molto saggio e aveva consigliato Davide come consigliere e, presumibilmente, come amico per molti anni. Ma qui Ahitofel stava consigliando Absalom sul modo migliore per uccidere Davide. Bel amico! Ahitofel pensava senza dubbio che fosse nel suo interesse cambiare schieramento.

Oggi le persone potrebbero «cambiare schieramento» quando sembra che ciò porti un vantaggio personale. Oppure possono pensare che il futuro sia inevitabile in ogni caso, e che possano scegliere se trovarsi davanti al treno o sul treno. Si pensi alla Francia di Vichy, fedele ai nazisti nello sterminio degli ebrei, durante la Seconda Guerra Mondiale. Philippe Pétain era il capo supremo della Francia di Vichy. Era un eroe di guerra francese, che aveva combattuto contro i tedeschi nella Prima Guerra Mondiale. In America c’erano Benedict Arnold e, più tardi, Aaron Burr.

D: In 2 Samuele 17:7-14, Hushai fece bene a mentire per Davide, dando cattivi consigli ad Absalom?

R: I cristiani non sono d’accordo. Alcuni sostengono che mentire ai non credenti sia accettabile in tempo di guerra e per salvare una vita. Altri ritengono che in quelle situazioni dovremmo riporre la nostra fiducia in Dio, non nell’inganno. Tutti concordano però sul fatto che il silenzio non è menzogna; senza mentire non si è tenuti a fornire spontaneamente informazioni delicate, né a rispondere a ogni domanda posta.

D: In 2 Samuele 17:23, perché Ahitofel si impiccò quando il suo consiglio non fu seguito?

A: Non si può fare a meno di notare che Ahitofel avesse un’altissima opinione della propria saggezza. Sebbene le Scritture non lo dicano esplicitamente, qui possiamo intravedere sia un orientamento razionale sia un estremo irrazionale. Ahitofel voleva servire qualcuno che avrebbe avuto successo come re. Probabilmente intuiva che chi avesse dato ascolto alla soluzione più facile da seguire, anziché prendere decisioni strategiche, non sarebbe durato a lungo come re — né sarebbero durati a lungo i suoi consiglieri.

Il difetto fondamentale nel consiglio di Hushai e nel ragionamento di Absalom è che tutto Israele si sarebbe immediatamente schierato a favore di Absalom. Nella sua arroganza, Absalom poteva solo sperarlo, ma quando fece di questa speranza una parte essenziale del suo piano, Ahitofel potrebbe aver capito che Absalom era destinato al fallimento fintanto che Davide fosse rimasto in vita.

Irrazionalmente, a volte quando il consiglio di una persona che si ritiene saggia non viene seguito nonostante abbia presentato argomenti validi, essa sente subito che nemmeno qualsiasi altra cosa dirà verrà ascoltata. Ahitofel avrebbe potuto pentirsi davanti a Dio, recarsi da Davide, il re unto da Dio, implorando misericordia e confidando che Dio lo avrebbe perdonato indipendentemente dal fatto che Davide lo giustiziasse o meno. Tuttavia, probabilmente quella possibilità non sfiorò nemmeno la mente di Ahitofel.

Fai attenzione quando la tua identità è legata a quanto sei intelligente, saggio o esperto, piuttosto che alla tua identità di figlio di Dio che cammina obbediente con Lui.

D: In 2 Samuele 17:25, chi era Amasa?

R: Nahash era un nome comune, quindi è improbabile che si trattasse di Nahash, re degli Ammoniti. Secondo 1 Cronache 2:17, il padre di Amasa era un ismaelita. La madre di Amasa, Abigail, era la sorella di Zeruia, madre di Joab. Quindi Amasa era il nipote di Davide e il cugino di Absalom. Amasa era addirittura un parente più stretto di Joab. Tuttavia, il testo ebraico di 2 Samuele 17:25 dice letteralmente che il padre di Amasa, di nome Ithra, era «andato con» Abigail, cosa che alcuni interpretano come un’indicazione del fatto che non fossero mai stati sposati. (La BSB traduce questa frase con «si era sposato».) Una volta terminata la ribellione, Davide nominò Amasa comandante del proprio esercito al posto di Joab (2 Samuele 19:13). Davide era adirato perché Joab aveva ucciso Absalom nonostante gli avesse espressamente ordinato di non farlo. La nomina di Amasa a comandante avrebbe inoltre contribuito a sanare la frattura tra Giuda e le altre tribù che si erano ribellate. Joab pugnalò a morte Amasa a tradimento in 2 Samuele 20:9-10. Dal punto di vista di Joab, egli vide che Davide stava per perdonare senza riserve Amasa per essersi ribellato contro di lui, mentre Joab era rimasto leale, e che Davide stava addirittura per sostituire Joab con Amasa, poiché Joab aveva ucciso un ribelle che doveva essere ucciso.

D: In 2 Samuele 18:6, dove si trovavano i boschi di Efraim?

R: Oggi non siamo sicuri dell’ubicazione dei boschi di Efraim. Ci sono due possibilità.

(probabilmente no) A ovest del fiume Giordano: i boschi si trovavano all’interno del territorio di Efraim, e la battaglia fu combattuta lì. Tuttavia, dato che Davide e i suoi uomini erano già fuggiti a est del Giordano, perché avrebbero dovuto attraversarlo di nuovo per andare a ovest?

(probabilmente) A est del fiume Giordano: ciò che veniva chiamato «boschi di Efraim» si trovava al di fuori del territorio originario di Efraim, ed è lì che si combatté la battaglia.

D: In 2 Samuele 18:6, perché i soldati di Davide avrebbero combattuto nel bosco?

R: I soldati professionisti armati di Davide erano nettamente in inferiorità numerica rispetto all’esercito di Absalom. Il bosco avrebbe potuto neutralizzare il vantaggio degli arcieri e della superiorità numerica. Avrebbe aiutato i soldati più forti nel combattimento corpo a corpo.

D: In 2 Samuele 18:17, Absalom fu sepolto nella foresta di Efraim (lontano da Gerusalemme), oppure costruì un monumento commemorativo nella valle del Cedron (vicino a Gerusalemme) come dice 2 Samuele 18:18?

R: Si verificarono entrambi gli eventi. Absalom costruì il proprio monumento commemorativo nella valle del Cedron, ma nulla indica che gli uomini di Davide lo seppellirono lì, né tantomeno che egli intendesse essere sepolto in quel luogo.

D: In 2 Samuele 18:17, perché eressero un grande cumulo di pietre sopra Absalom?

R: Un grande cumulo di pietre non era un monumento. Era un modo per commemorare qualcosa e indicare il luogo in cui era accaduto, senza rendere alcun onore alla persona sepolta lì. Altri ai quali fu posto un grande cumulo di pietre sopra il corpo furono Acan in Giosuè 7:26 e il re di Ai in Giosuè 8:29.

D: In 2 Samuele 18:7, perché morirono 20.000 uomini come conseguenza dei peccati di Davide e Absalom?

R: Sappiamo esattamente perché morirono: a causa della mancanza di rispetto e lealtà che molti avevano manifestato dopo il peccato di Davide con Betsabea, e a causa del peccato di Absalom che si ribellò contro il proprio padre. La vera domanda qui è perché anche le persone devote a volte muoiano a causa dei peccati altrui.

In questa vita, le persone spesso soffrono a causa dei peccati altrui. Che si tratti di una vittima di omicidio, di vittime civili in guerra o di bambini nati con un’intelligenza ridotta perché la madre era alcolizzata, gran parte della sofferenza in questo mondo è inflitta a coloro che non ne erano direttamente responsabili. Sin dalla caduta di Adamo ed Eva, il creato stesso non è perfetto (Romani 8:20-22) e il mondo intero è sotto l’influenza del maligno (1 Giovanni 5:19). La perfezione, l’assenza di sofferenza o la giustizia non ci sono garantite in questa vita. Dobbiamo tutti attendere la vita futura, e giustizia sarà fatta nel Giorno del Giudizio.

D: In 2 Samuele 18:19-22, perché Joab voleva impedire ad Ahimaaz di riferire a Davide che Absalom era morto?

R: Joab conosceva bene Davide e gli voleva bene ad Ahimaaz. Joab stava cercando di fare un favore ad Ahimaaz. L’ultima volta che qualcuno aveva detto a Davide che Saul era morto – poiché era stato lui a ucciderlo – Davide lo aveva fatto giustiziare (2 Samuele 1:9-16). Joab potrebbe aver temuto per la sorte di Ahimaaz.

Inoltre, Davide mostrava un grande sentimentalismo nei confronti di Absalom. Questa non era una virtù, ma piuttosto una debolezza. Il suo affetto per suo figlio era più grande del suo amore per Dio o del desiderio che i suoi figli obbedissero alla legge di Dio.

Ciò dimostra che Joab sospettava già in anticipo che Davide avrebbe pianto la morte di Absalom e demoralizzato l’esercito.

D: In 2 Samuele 18:16-18, perché Joab fece suonare la tromba per interrompere la marcia verso la vittoria, visto che stavano vincendo?

R: Lo scopo non era uccidere il nemico, ovvero i propri connazionali israeliti, ma porre fine alla ribellione. Una volta ucciso Absalom, non c’era più nulla attorno a cui la rivolta potesse coagulare. Quindi, mentre Davide voleva risparmiare Absalom, Joab capì che ucciderlo avrebbe fermato i combattimenti e salvato la vita a molti altri israeliti. Così Joab uccise senza pietà l’uomo che aveva aiutato a riconciliarsi con suo padre.

D: In 2 Samuele 18:19, come fece Ahimaaz, figlio di Zadok, a superare in velocità l’altro messaggero se non si incrociarono?

R: Ahimaaz era un corridore veloce. Prese una strada diversa, la pianura, che probabilmente era più lunga in termini di distanza ma più veloce da percorrere. Inoltre, ricordiamo che Ahimaaz era colui a cui era stato affidato il compito di portare le notizie da Hushai a Davide in 2 Samuele 17:17.

D: In 2 Samuele 18:30-33, in che senso Ahimaaz si rivelò in realtà un messaggero inaffidabile?

R: Da un lato Ahimaaz era veloce e arrivò prima dell’altro messaggero, e tutto ciò che disse al re Davide era vero. Ma quando Davide chiese informazioni specifiche, Ahimaaz mentì e disse di non saperlo. Un commentatore ritiene che Ahimaaz non lo sapesse davvero, ma dato che aveva sentito la tromba ed era con Joab, probabilmente lo sapeva.

A volte anche oggi le persone possono rivelarsi messaggeri inaffidabili, anche se dicono solo mezze verità corrette. Quando dicono la verità ma tralasciano punti fondamentali, oppure mentono per nascondere punti fondamentali, le persone smetteranno di fidarsi di loro una volta che lo scopriranno.

Quando condividiamo la verità di Dio con gli altri, dobbiamo stare attenti a condividere con loro tutta la verità, anche le cose che sappiamo che non vorranno sentire. Sebbene sia importante per un sovrano avere messaggeri affidabili, quanto più importante è per noi essere messaggeri affidabili di Dio.

D: In 2 Samuele 19:1-7, in quali modi i leader comunicano il messaggio sbagliato, come quasi fece Davide?

R: Davide stava per comunicare ciò che provava, indipendentemente da come chiunque lo avrebbe interpretato. Joab disse: «Non farlo». Se Davide lo avesse fatto, avrebbe comunicato di dare meno valore alle vite dei suoi soldati, leali fino al sacrificio, rispetto alla vita di un solo uomo ribelle, che aveva causato la morte di alcuni di loro. Quando un’azienda o un capo comunica di dare più valore a una persona, che non ha dato un grande contributo, rispetto ad altri che hanno fatto di più con lealtà, non dovrebbe sorprendersi quando la lealtà viene meno e le persone se ne vanno.

D: In 2 Samuele 19:3-7, in che modo concentrarsi esclusivamente su una sola cosa può rendere qualcuno cieco di fronte a grandi problemi a causa della propria visione ristretta?

R: Nel caso di Davide, sarebbe apparso chiaro a tutti che non si curava affatto di loro rispetto a suo figlio, che aveva causato la morte di molti. Considerava la sua perdita personale più importante dell’emergenza nazionale.

L’Impero lidio finì nel 546 a.C. L’esercito persiano aveva assediato Sardi, la capitale dell’Impero lidio del re Creso, per 14 giorni. Un lato della città non aveva bisogno di essere sorvegliato, poiché era costituito da scogliere a strapiombo. Tuttavia, un soldato persiano vide un soldato lidio far cadere accidentalmente il proprio elmo giù dalla scogliera. Il soldato lidio scese lungo uno stretto sentiero a zigzag per recuperare l’elmo e risalì. Il soldato persiano si ricordò del sentiero e, quella notte, l’esercito persiano scalò segretamente la parete a strapiombo, colse di sorpresa i Lidi e conquistò il loro impero. Forse quel soldato lidio non avrebbe dovuto essere così ossessionato dal recuperare il proprio elmo!

In Gran Bretagna, re Giorgio III e la maggior parte del Parlamento consideravano le rivendicazioni delle 13 colonie o come questioni di poco conto, oppure trattavano i coloni come traditori da schiacciare. Benjamin Franklin, a un certo punto, guidò una delegazione in Inghilterra per cercare di affrontare la questione e rimanere sotto il dominio britannico.

In Francia, il re Luigi XVI, quando la Bastiglia fu presa d’assalto il 14 luglio 1789, scrisse «niente» nel suo diario perché non era riuscito a catturare nulla durante la sua battuta di caccia.

In Russia, l’ultimo zar, Nicola II, era un uomo molto dedito alla famiglia. Si preoccupava più della sua famiglia, e in particolare del figlio emofiliaco, che della Russia stessa.

In Cina, l’imperatore Xuanzong e la sua corte furono costretti a fuggire dalla capitale durante la ribellione di An Lushan. L’esercito si rifiutò di combattere per l’imperatore, poiché riteneva che questi tenesse più alla sua concubina preferita, Yang Gui Fei, che all’impero. Si rifiutarono di combattere a meno che non fosse stata soddisfatta la loro richiesta, ovvero che l’imperatore giustiziasse Yang Gui Fei. Così l’imperatore lo fece con grande riluttanza, i soldati combatterono e la ribellione fu sedata.

Nella nostra vita, è importante per noi fermarci ogni tanto da questa “frenesia” e fare il punto su ciò che è di maggiore importanza rispetto a ciò che lo è di minore, assicurandoci di occuparci delle cose di cui dobbiamo occuparci. Una lezione molto importante da imparare in 2 Samuele 19:3-7 è l’importanza di avere amici che si prendano cura di te e ti facciano notare i tuoi punti ciechi. Naturalmente, gli amici che non ti dicono mai quando notano un potenziale punto cieco non sono di grande aiuto in questo senso. Tu fai notare con amore ai tuoi amici quando vedi che potrebbero avere un punto cieco?

D: In 2 Samuele 19:6, quali sono alcuni modi in cui oggi potresti (intenzionalmente o meno) comunicare che qualcuno non significa quasi nulla per te?

R: È una domanda strana, ma dobbiamo rispondervi per assicurarci di non comportarci in questo modo. Possiamo farlo dimostrando di dare più valore a qualcosa di insignificante che a loro. Possiamo farlo evitando di parlare con loro quando è ovvio che dovremmo farlo. Possiamo farlo interrompendoli ogni volta che parlano; in questo modo dimostriamo che non ci interessa più ciò che dicono. Possiamo farlo prendendole in giro, specialmente davanti agli altri. Più la presa in giro è divertente, peggio è.

Quando parlate di Cristo a qualcuno, o condividete qualcosa per aiutarlo a crescere nella fede, assicuratevi innanzitutto di comunicare che lo rispettate, lo apprezzate e lo amate. E dovreste parlare di Cristo con tutti, cristiani e non.

D: In 2 Samuele 19:13, perché Davide menzionò i legami familiari di Amasa con lui come motivo per nominarlo generale, quando Joab aveva legami familiari ancora più stretti?

R: Davide addusse il fatto che Amasa fosse suo nipote come pretesto, una giustificazione, perché non voleva rivelare le tre vere ragioni. Davide non voleva Joab come comandante in capo perché Joab aveva già disatteso pubblicamente i suoi ordini in passato. Dal punto di vista emotivo, Davide era profondamente addolorato per la morte di Absalom e semplicemente non voleva che l’uomo che aveva disobbedito ai suoi ordini e ucciso suo figlio rimanesse al comando. Infine, questa sarebbe stata un’occasione per contribuire a sanare la frattura con i ribelli nominando il loro comandante come suo comandante.

D: In 2 Samuele 19:18-23, perché Davide non punì affatto Shimei?

R: Rispondiamo a questa domanda in modo indiretto, considerando cosa sarebbe successo se Davide lo avesse fatto. Shimei, in realtà, non aveva cercato di fare del male a nessuno. Davide, almeno nella maggior parte dei casi, era consapevole di come le sue azioni sarebbero state percepite agli occhi degli altri, a differenza di Abishai. Se Davide avesse giustiziato Shimei, come pensate che si sarebbero sentiti tutti gli israeliti che facevano parte di un esercito che aveva cercato di uccidere Davide? Si sarebbero chiesti quando Davide sarebbe venuto a prendersi anche loro. Probabilmente ci sarebbero state poche speranze di riconciliare coloro che facevano parte dell’esercito di Absalom se lo avesse fatto.

Quando Davide si trovò in questa situazione, in cui la cosa più ovvia e naturale da fare era vendicarsi, si rese conto di avere diverse opzioni. Così scelse quella che in realtà era la scelta migliore. Tuttavia, Davide potrebbe aver agito più per salvare le apparenze che per integrità, poiché in seguito, in 1 Re 2:8-9, disse a Salomone di assicurarsi che Shimei venisse giustiziato.

D: In 2 Samuele 19:24-30 e 16:3-4, pensi che Mefiboset credesse davvero di avere una possibilità di diventare re, oppure Ziba stava mentendo per ottenere ciò che Davide aveva dato a Mefiboset?

R: Esistono tre punti di vista.

Mefiboset pensava di poter diventare re. Nel caos che ne sarebbe seguito, se fosse successo qualcosa sia a Davide che ad Absalom, Mefiboset voleva essere presente, ma senza causare alcun problema, nel caso avessero avuto bisogno di un candidato che non si fosse fatto nemici. Mefiboset era già a Gerusalemme e non aveva bisogno di fuggire da nessuna parte. Anzi, accompagnare Davide sarebbe stato solo un peso per lui. Forse Mefiboset non aveva mai pensato che Davide avrebbe avuto bisogno di aiuto per i rifornimenti e che lui potesse aiutarlo. Barzillai, che aveva ottant’anni, poteva scendere dalla città di Rogelim per stare con il re Davide e procurargli rifornimenti, ma Mefiboset, che era notevolmente più giovane ma zoppo, non poteva lasciare Gerusalemme.

Ziba mentiva riguardo a Mefiboset. Mefiboset avrebbe capito che, dopo tutti quegli anni, non sarebbero tornati alla casa di Saul. Un altro figlio di Davide sarebbe diventato re prima di Mefiboset. Mefiboset era zoppo, quindi non avrebbe potuto andarsene, a meno che qualcuno che fosse anch’egli in fuga non lo avesse aiutato. Quanto alle persone che non erano fuggite, perché avrebbero dovuto aiutarlo? Non si sa se Mefiboset avesse intenzione di fornire tutto l’aiuto possibile, o se non avesse nemmeno pensato di muovere un dito per aiutare Davide.

Quando Davide tornò, Mefiboset non si era curato dei piedi (unghie, ecc.), non si era tagliato i baffi né aveva lavato i vestiti. Ciò potrebbe significare che Mefiboset fosse sinceramente addolorato per la ribellione di Absalom, oppure che stesse semplicemente fingendo di esserlo. Tuttavia, avrebbe dovuto occuparsi di queste cose immediatamente dopo la partenza di Davide, il che indica che il suo dolore fosse sincero.

Ma il sostegno più forte a questa teoria è la dichiarazione di Ziba, secondo cui egli sapeva (con certezza) che Mefiboset era rimasto a Gerusalemme per essere incoronato re. Come avrebbe potuto Ziba sapere qualcosa al riguardo, in ogni caso, se Mefiboset non avesse reso pubbliche le sue intenzioni? È sempre importante chiedersi come qualcuno possa sapere ciò che afferma di sapere, per individuare meglio quando le cose sono semplicemente inventate. Ma se Ziba fosse stato a Gerusalemme, allora avrebbe potuto essere proprio lui il servitore che tradì Mefiboset e lo abbandonò.

La sicurezza era fondamentale. Mefiboset era paralizzato dall’inazione. Avrebbe potuto trovare a Gerusalemme alcune persone in grado di portarlo da Davide. Il problema non era trovare qualcuno, ma decidere cosa voleva fare. La cosa più sicura che Mefiboset potesse fare era restare a Gerusalemme e tenere un profilo basso. In questo modo, chiunque avesse vinto quella lotta non avrebbe potuto accusare Mefiboset di aver aiutato la parte avversaria. Naturalmente, poiché Mefiboset non prese posizione, Davide non poteva sapere se Mefiboset fosse stato leale o meno.

Davide non era saggio quanto Salomone. Salomone probabilmente avrebbe capito chi diceva la verità, specialmente quando alla fine Mefiboset disse che Ziba poteva tenersi tutto. Ma Davide si limitò a dividere le cose a metà invece di prendere una decisione definitiva in 2 Samuele 19:29.

La maggior parte degli studiosi sostiene la seconda opinione.

D: In 2 Samuele 19:29, Davide fece bene a far dividere la terra tra Mefiboset e Ziba?

R: No. Se Ziba mentiva, Davide avrebbe premiato sia la sua menzogna che il suo aiuto. Se invece Ziba diceva la verità e Mefiboset stava aspettando di diventare re, Davide avrebbe premiato un traditore. Probabilmente Davide avrebbe dovuto indagare più a fondo. Davide era solo parzialmente convinto e ha escogitato una soluzione che non avrebbe soddisfatto pienamente nessuno, in modo da non dover approfondire ulteriormente la questione.

Sembra probabile che fosse Ziba a mentire in questo caso. Forse Davide lo sospettava già e si sarebbe trovato nel difficile dilemma di premiare o punire qualcuno che gli aveva fornito un aiuto sostanziale in un momento critico, dimostrando la propria lealtà, ma che tuttavia aveva mentito sulla lealtà di un altro per farlo.

D: In 2 Samuele 19:32-40, Barzillai fece bene a rifiutare l’offerta del re?

R: I cristiani non sono d’accordo su questo punto, né sul fatto che la richiesta di Davide fosse principalmente una ricompensa o un’offerta di lavoro. Se si trattava di un’offerta di lavoro come consigliere, per colmare il posto lasciato vacante da Ahitofel, alcuni cristiani, come J. Vernon McGee, ritengono che Barzillai abbia sbagliato a rifiutare questa opportunità di servire. Tuttavia, la maggior parte ritiene che in questo caso Barzillai abbia fatto bene a rifiutare un bel dono, poiché sarebbe stato un peso per lui.

D: In 2 Samuele 19:41-43, perché scoppiò questa lite tra gli uomini d’Israele e quelli di Giuda?

R: Entrambe le parti davano più importanza ai propri interessi che alla collaborazione. Possiamo individuare tre ragioni: il passato, il presente e il futuro.

Passato: Molti, sia di Giuda che del resto di Israele, si erano appena ribellati e avevano combattuto una battaglia contro Davide. Erano ansiosi di dimostrare di essere nuovamente leali, forse diffidavano della lealtà degli altri, ma erano certi di essere più leali e di avere più diritto di stare vicini al re rispetto all’altro gruppo. Guardando il lato positivo, volevano dimostrare la loro lealtà attuale nonostante la ribellione passata. Guardando il lato negativo, volevano che tutti chiudessero un occhio sulla loro volubilità passata, e forse ancora in corso.

Presente: In questa situazione di imbarazzo volevano essere certi che Davide notasse che erano di nuovo fedeli.

Futuro: Entrambi i gruppi volevano diventare i preferiti di Davide in futuro, e un modo per favorirlo sarebbe stato quello di stare più vicini a Davide e di avere un ruolo più di rilievo nel riportare l’esercito rispetto all’altro gruppo.

D: In 2 Samuele 19:41-43, come si gestisce una situazione in cui entrambe le parti danno l’impressione di cercare di raggiungere un accordo, quando in realtà nessuna delle due lo desidera veramente?

R: In questo caso, Davide non fece nulla, e in 2 Samuele 20,1-2 Seba il Beniaminita e molti delle tribù del nord inscenarono una vera e propria ribellione contro Davide.

In 2 Samuele 19:41-43, le tribù del nord volevano un ruolo di primo piano nel riportare Davide al potere, mentre gli uomini di Giuda li consideravano ribelli che non avrebbero dovuto avere quell’onore. Così, nel capitolo 20, molti del regno del nord se ne andarono. Davide stava cercando di portare armonia e perdono per tutte le parti, ma gli uomini di Giuda non lo accettarono.

Ricorda che a volte l’unico scopo di una delle parti in negoziazione non è altro che guadagnare tempo. Più comunemente, lo scopo è fare bella figura e mantenere l’“onore”. Quando discuti o negozi con qualcuno, dovresti cercare di vedere le cose dal suo punto di vista. Ciò non significa necessariamente essere d’accordo con lui, né pensare che abbia per forza ragione, ma capire come vede le cose. Potreste provare inizialmente a farlo con ottimismo, «concedendogli il beneficio del dubbio». Successivamente potreste farlo con un certo scetticismo, ipotizzando lo scenario peggiore. A volte non fare nulla è esattamente ciò che una delle parti desidera, in preparazione della propria mossa successiva.

Ma ciò che Sheba aveva trascurato era che, mentre lui cercava di raccogliere consensi tra una popolazione stanca della guerra, Davide disponeva già di un esercito radunato e pronto per la battaglia.

D: In 2 Samuele 20:1, Sheba era vicino al successo?

R: A quel punto, coloro che avevano combattuto contro Davide si sarebbero accorti che Davide era conciliante, ma avrebbero comunque nutrito dubbi sul proprio futuro dopo la rivolta. Le dieci tribù vedevano che Giuda aveva la presunzione di essere al primo posto, e probabilmente attribuivano l’atteggiamento di Giuda a Davide. Sheba fu in un certo senso la «scintilla» che accese i loro dubbi. Probabilmente Sheba sarebbe riuscito alla fine ad attirare via le tribù del nord, se non fosse stato per il fatto che disse loro di tornare a casa. Probabilmente erano comunque incerti sul ribellarsi a Davide una seconda volta. A quanto pare, Sheba trascurò di considerare che Davide disponesse di un esercito ben organizzato, pronto a inseguirlo.

Per inciso, il nome Sheba compare su un sigillo ebraico, su un ostracon proveniente da Samaria e su una bulla (sigillo apposto su un vaso) a Gerusalemme, secondo Avigad, in *Hebrew Bullae*, p. 111. Si tratterebbe di persone diverse di nome Sheba, ma ciò dimostra che quel nome non era raro.

D: In 2 Samuele 20:9-10, cosa si può dire della lealtà di Joab nei confronti di Davide?

R: Si potrebbe sostenere che Joab non provasse alcuna lealtà verso Davide; Joab era fedele solo a se stesso e al mantenimento della propria posizione. La sua posizione implicava lottare per mantenere Davide al potere e se stesso come comandante dell’esercito di Davide, quindi poteva sembrare che fosse fedele a Davide, anche se in realtà non lo era. Quando Davide stava per tenere un lutto pubblico per Absalom, Joab consigliò saggiamente a Davide di sedersi invece alla porta della città, se voleva ancora la lealtà delle sue truppe. Quindi la spietata lealtà di Joab verso se stesso servì bene a Davide in questo caso.

È curioso che Joab in precedenza si fosse adoperato per riconciliare Absalom e Davide; si potrebbe vedere questo come un fatto positivo. Lo stesso uomo che aveva riconciliato Absalom ora lo uccideva. Così facendo, andò consapevolmente contro l’ordine chiaro e diretto di Davide.

Joab era senza scrupoli e avrebbe usato qualsiasi mezzo per preservare la propria posizione. Joab era così leale che non avrebbe permesso a nulla di intralciarlo: né Davide, né l’ordine di Davide, né tantomeno Dio. Quando qualcuno esige la tua lealtà verso di lui o verso la sua causa al di sopra di ogni altra cosa e di chiunque altro, potresti chiederti in silenzio: «Persino Dio?»

D: In 2 Samuele 20:14, quali prove archeologiche abbiamo riguardo ad Abel Beth Maacah?

R: Già in precedenza il faraone egiziano Thutmose III aveva menzionato questa città cananea come Abel. Era chiamata anche Abel Maim, e gli Aramei la conquistarono sotto Ben-Hadad I. Gli Assiri la indicarono come una città conquistata da Tiglat-Pileser III, chiamandola Abilakka. Gli archeologi ritengono che si trovasse a 25 miglia a nord del Mare di Galilea, a nord delle rovine di Hazor e da quattro a cinque miglia a ovest di Dan. Quindi Sheba si stava spingendo il più a nord possibile.

D: In 2 Samuele 20:15-26, Joab aveva ragione a minacciare di distruggere la città di Abel?

R: Deuteronomio 20:10 afferma che, se si marcia contro una città, si dovrebbe prima proporle un’offerta di pace, e Joab non lo fece. Sebbene Joab ricorresse spesso a mezzi subdoli, in questo caso avrebbe avuto ragione se avesse prima offerto condizioni di pace. Il suo compito era catturare il ribelle Sheba, e la città di Abel non avrebbe dovuto offrire rifugio a Sheba. Se la città di Abel gli avesse consegnato Sheba, Joab non avrebbe avuto nulla contro di essa. Tuttavia, se la città di Abel avesse offerto protezione a un ribelle, allora anche la città stessa avrebbe preso parte alla ribellione.

Una lezione che possiamo trarne oggi è che se aiutiamo e sosteniamo le persone nella loro ribellione contro Dio, allora partecipiamo anche al loro peccato.

D: In 2 Samuele 20:15, come fai a capire quando stai per fare qualcosa di avventato, come Joab in questo caso?

R: Chiediti se ne hai discusso con qualcuno. Se non hai nemmeno il desiderio di parlarne con qualcuno, allora probabilmente stai per fare qualcosa di avventato. Hai considerato tutte le ripercussioni e gli effetti collaterali? Hai considerato le «conseguenze delle conseguenze»? Alcune cose possono avere conseguenze negative, ma valere comunque la pena di essere fatte. Ma ne valgono davvero la pena?

D: In 2 Samuele 20:15, cosa spinge una persona ad agire in modo avventato?

A: L’avventatezza è la logica conseguenza della convinzione errata che fare qualcosa in fretta sia più importante che farlo bene o senza commettere ingiustizie. È quasi come se qualcuno pensasse: «Non c’è mai abbastanza tempo per farlo bene, ma c’è sempre abbastanza tempo per rifarlo». A volte le persone agiscono in modo avventato perché pensano che il loro capo insista a causa di una scadenza, reale o semplicemente autoimposta. A volte le persone pensano che «il fine giustifichi i mezzi».

Tuttavia, l’opposto dell’avventatezza è la «paralisi da analisi». C’è una differenza tra esaminare dati sufficienti per prendere una decisione con fiducia e farlo con certezza. A volte, in assenza di certezza, qualcuno perderà un’opportunità perché non arriverà mai a prendere alcuna decisione. Ma se ci pensate bene, decidere di non decidere a meno che non ci sia certezza è comunque una sorta di decisione.

D: In 2 Samuele 20:15-26, il consiglio della donna di Abel di decapitare Sheba era giusto?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

La Legge: Deuteronomio 20:10 afferma che un esercito dovrebbe fare un’offerta di pace a una città straniera prima di distruggerla. A maggior ragione dovrebbero farlo con una città israelita!

Pragmatismo: Gli abitanti della città avrebbero preferito che Sheba morisse piuttosto che tutti venissero uccisi.

Giustizia: Sheba era un ribelle contro Davide, il re unto da Dio. Non era giusto concedergli asilo.

Conclusione: A volte i credenti devono essere disposti a pagare un prezzo elevato per la giustizia. Tuttavia, in alcuni casi come questo, la giustizia è la via più sicura oltre che la migliore linea d’azione.

D: In 2 Samuele 20:16-21, qual è il modo migliore per ragionare con qualcuno che sta per compiere un’azione avventata?

R: Se si tratta di una questione in cui sai che Dio vuole che quella persona agisca in modo diverso, allora prega. Dopodiché, cerca di comprenderla.

Molte volte, anche se non sempre, una persona vuole fare ciò che ha in mente di fare. Se riesci a suscitare in lui solo un dubbio tale da fargli pensare che ci sia il 50% di probabilità che tu abbia ragione e il 50% che tu abbia torto, e che le conseguenze siano più o meno le stesse in entrambi i casi, lui andrà comunque avanti e lo farà. Per convincerlo a cambiare idea, esiste un approccio su tre fronti.

Conoscenza: devi convincerla il più possibile che ciò che le stai dicendo è corretto. Se ciò che dici non ha credibilità ai suoi occhi, allora non le importa davvero di ciò che dici.

Desiderio: anche se qualcosa è sbagliato, una persona potrebbe non curarsene se non ha alcun interesse nel fatto che sia giusto o sbagliato. Quindi date loro un motivo per cambiare idea.

a) Speranza di una ricompensa: forse vedono la possibilità che accada qualcosa di molto positivo a loro o ai loro cari se cambiano idea.

b) Paura della punizione: oppure potrebbero intravedere una grave perdita che potrebbe verificarsi se proseguissero lungo la strada che avevano intrapreso inizialmente.

c) Essere considerati migliori: oppure forse sa che gli altri la considereranno una persona migliore se seguirà ciò che dici. La donna saggia faceva appello proprio a questo.

Trova un terreno comune. Concorda con loro laddove puoi farlo in tutta sincerità. Trova una soluzione reciproca che, dal loro punto di vista, possano considerare una vittoria.

D: In 2 Samuele 20:19, cosa c’è di interessante nel definire la città una «madre»?

R: In un atto in siriaco antico rinvenuto a Dura viene utilizzato il nome mtrpwls. Da mater-polis (ovvero “città madre”) deriva la nostra parola “metropoli”, secondo M. O’Connor, “The Arabic Loanwords in Nabatean Aramaic”, JNES 45, 3 (1986) 228 n. 94.

D: In 2 Samuele 21,1, le carestie erano comuni a quei tempi?

R: Innanzitutto, le carestie della durata di un anno erano frequenti, fin troppo frequenti per essere menzionate, e spesso le persone avevano scorte di cibo o denaro sufficienti per far fronte a una carestia di uno o due anni. Ma questa carestia era più lunga, quindi la situazione cominciava a diventare grave. Altre carestie sono menzionate in Genesi 12:10; 26:1; 41:54-57; Ruth 1:1; 2 Re 4:38; e Atti 11:28 (durante il regno di Claudio). Non sappiamo se questa parte di 2 Samuele sia cronologica o meno, quindi potrebbe essere avvenuta in una fase precedente del regno di Davide.

D: In 2 Samuele 21:1-9, perché Dio mandò la carestia affinché gli altri figli di Saul fossero uccisi?

R: Davide scelse di non nutrire alcun odio nei confronti di Saul nel proprio cuore. Di conseguenza, pensò erroneamente che non dovesse punire la ribellione dei figli di Saul e si accontentò di lasciare le cose come stavano. Dio inviò un messaggio, forte e chiaro, non solo a Davide ma anche al popolo, secondo cui in quella situazione doveva essere fatta giustizia. Davide non voleva che fosse fatta giustizia nei confronti di Amnon, Absalom, Amasa o Joab, ma Dio voleva che almeno in questo caso fosse fatta giustizia. Fino a quel momento, Saul aveva massacrato i Gabaoniti, con i quali era in vigore un trattato vecchio di 400 anni (Giosuè 9:15-20), senza subire alcuna conseguenza. Quando una persona malvagia compie un’azione senza subire alcuna conseguenza, ciò le insegna una lezione importante: può farlo ancora! Nella storia, quando ai nazisti fu detto di non invadere la Cecoslovacchia e quando all’Iran fu detto di non sferrare attacchi missilistici diretti contro Israele, non ci furono conseguenze immediate quando lo fecero.

D: In 2 Samuele 21:1-7, Davide fece uccidere i figli di Saul per garantire la sicurezza del proprio regno e poi ne attribuì la colpa a Dio, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 308?

R: No. Se Davide avesse voluto farlo, avrebbe trovato un pretesto molto prima e non avrebbe aspettato così a lungo. Altri re ricorrevano ad omicidi segreti e, se Davide fosse stato malvagio, avrebbe potuto facilmente fare lo stesso. Lo fece per rendere giustizia ai figli di Saul, che probabilmente erano ormai uomini adulti e avevano sostenuto il padre quando questi uccise i Gabaoniti, alleati di Israele. Dio mandò una siccità per indicare a Davide che doveva agire in quel modo.

D: In 2 Samuele 21:1-7, Dio ha fatto mettere a morte i figli di Saul per il peccato di Saul, contrariamente a Ezechiele 18:4,17-20 e Deuteronomio 24:16?

R: No. Ezechiele 18 non era stato rivelato fino a secoli dopo 2 Samuele, ma ciò non è rilevante ai fini della risposta. Ci sono due punti da considerare nella risposta.

1. 2 Samuele 21:1 non dice che il peccato fosse solo di Saul, ma piuttosto «il sangue versato da Saul e dalla sua famiglia». Saul non mise a morte tutti quei Gabaoniti da solo, e probabilmente i principi ebbero un ruolo nell’uccisione dei Gabaoniti.

2. In 2 Samuele 3:1-6, in precedenza c’era stata una lunga guerra tra i figli di Saul e Davide. Furono proprio questi figli a combattere contro Davide per molto tempo.

D: In 2 Samuele 21:1-9, perché Dio fece sì che Davide permettesse ai Gabaoniti di giustiziare sette dei figli di Saul, dato che Davide aveva giurato a Saul che non avrebbe ucciso i suoi discendenti in 1 Samuele 24:21-22?

R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi due punti che costituiscono la risposta.

Cosa non è la risposta: se dovessimo promettere qualcosa di sbagliato e Dio ci comandasse direttamente di non fare ciò che abbiamo promesso, dovremmo obbedire a Dio. Tuttavia, Davide non promise nulla di sbagliato e non infranse nemmeno la sua promessa, come dimostra il primo punto della risposta.

La risposta:

1) Davide non cercò di farli uccidere, ma permise ai Gabaoniti di stabilire ciò che era giusto, e poi furono i Gabaoniti a giustiziarli. Ad esempio, se il re promette di non uccidere la persona A per qualsiasi presunta slealtà nei suoi confronti, ma la persona A uccide la famiglia della persona B, il re può permettere alla persona B di perseguitarli, non per ciò che hanno fatto contro il re, ma per aver ucciso la famiglia della persona B.

2) Tuttavia, non era Saul che i Gabaoniti stavano giustiziando, bensì i figli di Saul. È probabile che i figli fossero maggiorenni e avessero acconsentito o addirittura partecipato al massacro dei Gabaoniti. Il nipote di Saul, Mefiboset, figlio di Gionatan, che era solo un bambino quando Saul fu ucciso in battaglia, fu risparmiato.

D: In 2 Samuele 21:4-6, perché i Gabaoniti chiesero sette figli?

R: La Scrittura non lo dice. Saul uccise certamente molti più di sette Gibeoniti, ma il sette era generalmente considerato un numero che indicava la completezza, e questi sarebbero stati proprio i figli di Saul. Per inciso, si legge delle ribellioni della tribù di Beniamino, di Absalom, di Sheba, di Geroboamo, di Ismaele che assassinò Gedalia, ecc., ma non si legge mai di alcuna ribellione da parte dei Gibeoniti.

D: In 2 Samuele 21:6, perché i Gabaoniti hanno fatto notare che Saul era «il prescelto del Signore»?

R: Avrebbero potuto esprimere i propri desideri senza menzionare questo aspetto, se lo avessero voluto. Ma lo hanno deliberatamente sottolineato, in modo quasi sarcastico, per evidenziare che era proprio colui che si diceva fosse l’eletto di Dio ad aver violato il patto che Dio aveva ordinato di onorare.

D: In 2 Samuele 21:8, furono Merab o Mical ad avere figli in questo caso, dato che secondo 2 Samuele 6:23 Mical non aveva figli?

R: Merab e Mical erano due persone diverse, e sebbene Mical non avesse avuto figli da Davide, 2 Samuele 6:23 afferma specificatamente che non ebbe alcun figlio, in assoluto, fino al giorno della sua morte. Ci sono due risposte:

Merab, errore di trascrizione: due manoscritti ebraici, alcune versioni della Settanta e il testo siriaco riportano il nome Merab, mentre la maggior parte dei manoscritti ebraici e altre versioni della Settanta riportano il nome Mical. Il primo e il secondo libro di Samuele presentano un numero relativamente maggiore di errori di trascrizione rispetto ad altri libri della Bibbia. Si vedano *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, p. 476, e il *Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento*, vol. 2, parte 2, pp. 461-462 per ulteriori approfondimenti su questa interpretazione.

Mical, adozione: È possibile che si trattasse di Mical. Mical non ebbe figli, ma avrebbe potuto adottare i figli di sua sorella Merab e di suo cognato Adriel. Lea e Rachele sembravano avere in mente qualcosa di simile in Genesi 30:4-24. Si veda *1001 Bible Questions Answered*, pag. 314, per ulteriori approfondimenti su questa interpretazione.

D: In 2 Samuele 21:16-17, perché Davide rischiò di essere ucciso in quella occasione?

R: A quanto pare Davide stava invecchiando. Aveva ancora il desiderio di guidare, ma arriva un momento in cui è necessario lasciare che siano i più giovani a guidare alcune delle battaglie.

D: In 2 Samuele 21:19, perché i Filistei avevano un certo numero di giganti?

R: Se ai tempi antichi fosse esistito il basket, la Filistea sarebbe stata il posto ideale da cui scegliere i propri giocatori al draft. È più probabile che i Filistei avessero diversi giganti piuttosto che un solo gigante. Se avessero avuto un solo gigante, che avesse avuto figli – dato che la statura dipende in gran parte dai geni di una persona – ci si sarebbe aspettati che avessero diversi giganti.

Gli archeologi hanno rinvenuto alcune armi metalliche di dimensioni insolitamente grandi. Presentavano segni di usura, come se fossero state utilizzate. Per ulteriori informazioni, consultare https://www.cbrl.ac.uk/research-blog/middle-bronze-age-daggers-from-the-levant-lethal-weapons-or-symbols-of-power/.

D: In 2 Samuele 21:19, fu Elhanan a uccidere Golia, oppure fu Davide a uccidere Golia il Gittita come dice 1 Samuele 17:50, oppure fu Elhanan a uccidere Lahmi, il fratello di Golia, come dice 1 Cronache 20:5?

R: Sebbene sia possibile che ci fosse più di un gigante di nome Golia, ciò è improbabile. Le versioni conservate di 2 Samuele 21:19 presentano apparentemente un errore di trascrizione, in cui è stata omessa la frase «Lahmi, fratello di». Anche la guida scettica *Asimov's Guide to the Bible*, a pag. 288, ne fa menzione.

1 Cronache 20:5 afferma che Elhanan uccise Lahmi, il fratello di Golia.

Questo errore di trascrizione è facile da individuare, secondo *Hard Sayings of the Bible*, pp. 212-213, che fornisce un’analisi completa in ebraico.

D: In 2 Samuele 21:20, le persone con sei dita erano comuni?

R: Sono molto rari, proprio come oggi. Tuttavia, scrivendo molto più tardi, Plinio il Vecchio racconta, nel libro 11, capitolo 43, della *Storia Naturale*, del poeta Volcatius e delle figlie di Orazio, che avevano tutti sei dita per mano.

Per ulteriori informazioni, consultare https://claudemariottini.com/2008/08/07/sedigiti/.

D: Perché 2 Samuele 22:1-51 è quasi identico al Salmo 18?

R: Il primo libro di Samuele contiene il canto di ringraziamento di Anna verso l’inizio, mentre il secondo libro di Samuele contiene il canto di ringraziamento di Davide verso la fine. È appropriato che il salmo di Davide sia incluso qui come una sintesi che Davide fece della propria vita, che si conclude con un crescendo di lode a Dio. Sono quasi identici. O Davide ne aveva una versione precedente e una successiva, oppure almeno una era una parafrasi dell’altra.

La dottrina dell’inerranza significa che Dio ci ha originariamente comunicato la verità senza alcun errore, e che essa è stata preservata senza errori significativi. Si può considerare questo aspetto alla luce dell’inerranza da tre prospettive.

1. Forse sia 2 Samuele 22 che il Salmo 18 conservano in modo inerrante due diverse versioni delle parole esatte di Davide.

2. Indipendentemente dal fatto che queste siano o meno le parole esatte, entrambe conservano le stesse verità su Dio e rivelano il sentimento di Davide nei confronti di Dio.

3. Sebbene le differenze possano essere dovute a errori dei copisti, non è detto che sia così. Gli originali potrebbero essere diversi; una verità parafrasata accuratamente rimane comunque una verità infallibile.

D: In 2 Samuele 22:2-5, qual è il significato di ciascuna metafora che descrive Dio come roccia, fortezza, liberatore, scudo, corno della mia salvezza, baluardo e salvatore?

R: Questo elenco funge da breve sintesi del resto del capitolo. Sebbene si sovrappongano, ciascuna di esse rappresenta una caratteristica distinta di Dio e del nostro rapporto con Lui. Le prime quattro mettono in risalto gli attributi “immutabili” di Dio, mentre le ultime tre evidenziano i Suoi attributi “attivi e dinamici”.

Roccia (e Deuteronomio 32:4; 1 Samuele 2:2): Possiamo fare affidamento su Dio, possiamo poggiare sulle Sue promesse anziché sulle sabbie mobili e possiamo costruire sulla Sua fedeltà.

Roccia: Dio è la nostra protezione dalle forze del male e da ciò che la vita ci riserva. Mentre un esercito potrebbe soccombere a un esercito più numeroso, un esercito trincerato in una fortezza può respingere un esercito due o tre volte più grande. Non che Dio ci sottragga necessariamente alle situazioni difficili, sebbene possa farlo, ma Dio ci accompagnerà attraverso le situazioni difficili. Sia la fortezza di Gerusalemme che la caverna di Adullam erano chiamate fortezze.

Liberatore: Quando siamo in battaglia, o anche se stiamo perdendo la battaglia, Dio è potente e può liberarci da quella situazione.

Scudo: Come parte dell’armatura di Dio, uno scudo ci protegge dai colpi e dalle «frecce infuocate del maligno» (Efesini 6:16).

Corno della mia salvezza (e 1 Samuele 2:1): Le corna sono dure e, per proteggersi, gli animali le usano come arma offensiva. Anche il canto di Anna in 1 Samuele 2:1,10 sottolinea il «corno».

Roccaforte: una roccaforte è un luogo difendibile o un nascondiglio in cui un gruppo può rifugiarsi per proteggersi. Potrebbe essere la cima di una montagna, oppure un luogo nascosto come una delle tante grotte in cui Davide potrebbe essersi nascosto.

Salvatore: Se siamo già stati sconfitti, già venduti come schiavi, Dio può salvarci da quella situazione. Che la schiavitù sia quella della dipendenza o del peccato in generale, Dio può salvare i Suoi figli da essa.

Possiamo essere grati per ciò che Dio ha fatto in passato, affidarci a Lui nel presente e riporre in Lui fiducia e speranza per il futuro. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, ma sappiamo Chi lo tiene nelle Sue mani.

D: In 2 Samuele 22:5, perché la metafora delle onde è appropriata in questo contesto?

R: Quando si osservano le onde dalla riva, sembra che cerchino di oltrepassare i confini del mare, e non smettono mai di provarci. Ma non ci riescono mai.

D: In 2 Samuele 22:6, Salmo 91:3 e Salmo 116:3, in che modo la morte è simile a un cacciatore che tende trappole?

R: L’immagine è quella della morte che tende trappole mortali in cui qualcuno possa cadere. Queste potrebbero essere trappole fisiche che portano alla morte fisica, oppure trappole più sottili che distruggono la tua vita spirituale e la tua testimonianza.

D: In 2 Samuele 22:7, Dio salverà sempre i credenti dall’angoscia?

R: In breve, no, no e sì.

No, Davide temeva per la propria vita a causa della ribellione di Absalom. Davide provò un grande dolore nel vedere morire i propri figli: il primo figlio di Betsabea, Amnon, e Absalom. Davide si trovava nell’angoscia come conseguenza del proprio peccato, come profetizzò Natan in 2 Samuele 12:1-14.

No, Davide si trovava in grande angoscia mentre fuggiva da Saul, anche se ciò non era dovuto a alcun peccato da parte sua.

Sì, Dio era con Davide durante tutto questo, e Dio lo salvò. Nulla accadrà a un credente se non ciò che Dio permette. Anche quando i credenti vengono torturati e martirizzati, e i loro figli vengono portati via, Dio sarà lì, all’opera in quelle situazioni difficili.

D: In 2 Samuele 22:8-16, perché e in che modo Davide ha usato tutte queste metafore antropomorfe?

R: Davide sapeva che non si trattava di descrizioni letterali, ma queste metafore di lotta e battaglia avevano un grande significato per lui e per il popolo d’Israele del suo tempo. È lecito pensare a Dio in termini antropomorfici, purché ci si renda conto che Dio è molto più di un semplice uomo. È emozionante rendersi conto che Dio non è meno desideroso di salvarci e liberarci di quanto mostrino queste immagini verbali. Questa forte fiducia in Dio, che salva Davide da situazioni altrimenti disperate, è un emozionante contrasto con quel cristianesimo privo di impegno e di coraggio che alcuni praticano oggi. Se non hai bisogno di Dio per realizzare i tuoi progetti, e sembra che tutto ciò a cui aspiri possa avere successo senza che Dio intervenga, allora forse i tuoi progetti sono davvero troppo modesti. Abbandona i tuoi progetti e abbraccia quelli che Dio ha in serbo per te. Alcuni potrebbero essere quelli che avevi prima, mentre altri potrebbero sorprenderti.

Il tuono di Dio qui non è però antropomorfo. Dio mandò davvero un tuono contro i Filistei in 1 Samuele 7:10-11.

D: In 2 Samuele 22:21,25, Dio agisce per ricompensare le persone in base alla loro giustizia?

R: A quanto pare Dio non considerava Davide un assassino e un adultero. Dio considerava Davide un ex assassino ed ex adultero pentito e perdonato.

Se Davide può essere perdonato e purificato dai suoi gravi peccati, allora c’è speranza anche per noi. Davide si pentì e perse il desiderio di peccare in quei campi, e attraverso Dio c’è speranza anche per tutti coloro che si rivolgono a Lui.

D: In 2 Samuele 22:21-27, cosa si dice riguardo alle opere di Davide?

R: Sebbene Dio fosse con Davide molto prima che questi uccidesse Golia, la maggior parte di queste cose accadde in quel momento o in seguito. Davide sta raccontando le benedizioni di Dio nei suoi confronti non come prerequisiti per la salvezza, ma come benefici della salvezza. Una volta salvati, state ricevendo i benefici della salvezza, qui sulla terra? Non è certo; dipende. Li otterrai se rimani vicino a Dio e Gli obbedisci fedelmente. Ma sta a te seguire o meno la guida di Dio per la tua vita. Davide, pur essendo un credente, dovette comunque invocare Dio in 2 Samuele 22:7; lo stesso vale per noi.

D: In 2 Samuele 22:22-23, perché Davide disse di non essersi allontanato da Dio, visto che in realtà si era allontanato?

R: Ci sono due punti da considerare nella risposta.

Davide non si allontanò mai, nel senso che credette sempre in Dio e volle servirLo.

Davide si allontanò da Dio con la sua relazione con Betsabea e l’omicidio di Uria, ma si pentì e tornò a Dio. Dio lo perdonò e, sebbene Davide non sfuggì alla disciplina e alle conseguenze, Dio lo considerò giusto e come se non avesse peccato. Allo stesso modo, quando un credente si allontana da Dio e in seguito si pente, viene completamente perdonato. Tuttavia, possono comunque esserci disciplina e conseguenze.

Dovremmo imparare la costosa lezione dall’errore di Davide: quanto male possa fare un re e un servitore di Dio quando si allontana da Lui. Davide forse non era arrogante, ma era abbastanza orgoglioso da pensare che le regole di Dio non valessero più per lui.

Davide era fedele a Dio, tranne quella volta in cui si dimostrò sleale. Nell’ultima parte della sua vita, quando la maggior parte del popolo si ribellò contro di lui insieme ad Absalom, dopo che Absalom fu ucciso e il popolo tornò ad accettare Davide come re, anche Davide poté osservare molte delle persone che lo circondavano, i suoi sudditi, e rendersi conto che anche loro, una volta, si erano dimostrati sleali nei suoi confronti.

D: In 2 Samuele 22:26-27, perché Dio si mostra al tempo stesso misericordioso e astuto?

R: Dio è sia misericordioso che astuto. Dio è misericordioso verso coloro che si pentono e vengono a Lui. Verso gli altri, Dio coglie i saggi nella loro stessa astuzia, come dimostrano Giobbe 5:13; Luca 20:23, 1 Corinzi 3:19 e 2 Corinzi 12:16. Dobbiamo essere «astuti come i serpenti e innocenti come le colombe», come dice Matteo 10:16.

D: In 2 Samuele 22:28, perché Dio vuole abbattere i superbi?

R: Possiamo individuare due ragioni.

1. L’orgoglio dell’uomo è un peccato (1 Giovanni 2:16) e Dio odia il peccato. Tuttavia, perché Dio si concentrerebbe specificamente sull’orgoglio in questo caso, e non su altri peccati?

2. L’orgoglio non è tanto un’azione isolata, quanto un atteggiamento cronico che allontana le persone da Dio. Dio è misericordioso quando toglie l’orgoglio alle persone, perché l’orgoglio può impedire loro di confidare in Dio, come mostra Proverbi 30:8-9.

D: In 2 Samuele 22:38-43, si tratta di un atteggiamento appropriato per i credenti ai tempi del Nuovo Testamento?

R: A livello personale no, ma a livello spirituale sì. Davide usò praticamente ogni parola disponibile in ebraico per descrivere la distruzione dei suoi nemici. Dovremmo essere altrettanto feroci con i nostri nemici; ma i nostri nemici non sono le persone. I nostri nemici sono il peccato, in noi stessi e negli altri, e le forze del male. Per quanto riguarda le persone, Gesù ci ha comandato di amare i nostri nemici e di pregare per (non contro) coloro che ci perseguitano.

D: In 2 Samuele 22:45 e Salmo 18:44 quale dovrebbe essere l’ordine delle frasi?

R: Entrambi i versetti contengono esattamente le stesse due frasi, tranne che l’ordine è invertito. Tuttavia, nella poesia ebraica si ricorre spesso alla simmetria e ai chiasmi. Sebbene sia possibile che Davide avesse due versioni diverse di questo salmo di lode, è più probabile che siano la stessa cosa e che l’ordine nel Salmo 18:44 sia corretto.

D: In 2 Samuele 22:51, come dovremmo cantare il nostro inno di vittoria (o non cantarlo)?

R: Dovremmo cantare il nostro inno di vittoria anche nella nostra vita, ogni giorno. La nostra abilità nel cantare non ha importanza, e anche se qualcuno fosse muto, potrebbe comunque cantare il proprio inno di vittoria altrettanto bene. Cantiamo il nostro inno di vittoria esprimendo il nostro amore per Dio rimanendo vicini a Lui, amandolo e obbedendogli. Come credenti nel Signore, Dio ci ha dato il potere, tramite lo Spirito Santo, di essere vincitori, conquistando il peccato, la delusione, la paura e la meschinità nelle nostre vite. Combattiamo e sconfiggiamo le forze del male anche quando condividiamo il Vangelo, conducendo le persone al Signore, facendo di loro dei discepoli e custodendo il gregge.

Allora, come sta andando il tuo canto?

D: In 2 Samuele 23:1-7, cosa c’è di interessante in questi versetti?

R: Questi versetti formano un tipo speciale di simmetria nella poesia ebraica chiamata chiasmo.

2 Samuele 23:1b-e Davide parla di sé stesso usando il pronome «egli»

— 2 Samuele 23:2-3ab Davide parla di sé stesso come «io»

— — 2 Samuele 23:3cd-4 Il Signore parla

— 2 Samuele 23:5 Davide parla di sé stesso usando «io»

2 Sam 23:6-7 Davide parla degli uomini malvagi come «loro»

Per inciso, Davide parlò di sé in terza persona anche in 2 Samuele 7:20.

D: In 2 Sam 23:1-7, quanto sarebbe stata diversa la vita di Davide se non fosse mai stato unto re o non avesse mai ucciso Golia?

R: Davide si meraviglia della direzione in cui Dio ha guidato la sua vita e di come Dio sia stato con lui nel corso degli anni. Davide era un giovane pastore fedele e devoto. Seguiva Dio, ma in un «modo di minore impatto». Dopo essere stato elevato al ruolo di re, Davide servì in modo molto influente e di grande impatto. Le cose buone che fece furono amplificate, e fu un grande testimone di Dio tra il popolo. Ma anche gli errori di Davide furono amplificati; e molte persone persero il rispetto per lui dopo che prese la moglie di Uria e fece uccidere Uria. Dio potrebbe non volere che alcuni dei Suoi servitori ricoprano ruoli di grande impatto, perché i loro peccati e difetti causerebbero troppi problemi. Collabora con lo Spirito Santo per cercare di sradicare dalla tua vita tutto ciò che potrebbe renderti inadatto a essere usato maggiormente da Dio.

Davide sapeva che guardando indietro alla sua vita si sarebbe potuto vedere una persona imperfetta che aveva commesso gravi errori. Ma Dio poteva guardare a qualcuno che si era sempre pentito ed era tornato a Lui.

D: In 2 Samuele 23:8-39, come mai questi erano i «Tre» e i «Trenta» di Davide quando in realtà erano 37?

R: Non si tratta di un errore di conteggio, poiché 2 Samuele 23:39 afferma specificatamente che erano 37. «Trenta» potrebbe essere stato un termine per indicare la selezione d’élite dei soldati onorati di Davide, ma man mano che uno cadeva in battaglia ne veniva aggiunto un altro, come Asael in 2 Samuele 23:24 e Uria in 2 Samuele 23:39. Allo stesso modo, in epoche successive i Persiani avevano 10.000 “immortali”, soldati di fanteria che sembravano immortali perché apparivano a prova di freccia quando andavano in battaglia coperti da tuniche leggere. Le tuniche nascondevano l’armatura sottostante. Quando un “immortale” veniva ucciso, ne veniva scelto un altro per prendere il suo posto.

D: In 2 Samuele 23:8-39, chi manca in modo evidente da questa lista e perché?

R: Mancava Joab; e in modo deliberato. Abishai figurava nell’elenco in 2 Samuele 23:18, e Asahel figurava nell’elenco in 2 Samuele 23:24, ed entrambi erano specificatamente indicati come fratelli di Joab, il che sottolineava ulteriormente l’assenza di Joab. Persino Eliam, figlio di Ahitofel, consigliere di Absalom, è presente nell’elenco. Ma lo stesso Joab, sebbene avesse compiuto anch’egli molte gesta eroiche, non fu onorato con l’inclusione in questo elenco. Joab disobbedì apertamente a Davide uccidendo Abner, poi Absalom, figlio di Davide, e in seguito uccidendo a tradimento Amasa. Joab privilegiava un buon risultato rispetto a un modo onorevole di raggiungerlo, quindi è giusto che qui non sia stato onorato.

D: In 2 Samuele 23:8-39, è giusto onorare i credenti che hanno servito bene o no?

R: Si potrebbe sostenere che sia bene incoraggiarli e incoraggiare altri a seguire le loro orme. D’altra parte, si potrebbe obiettare che ciò potrebbe indurli alla tentazione dell’orgoglio; e comunque non dovrebbero farlo per l’onore. Quindi è meglio che tutti rimangano il più anonimi possibile. Tuttavia, sebbene ci siano argomenti validi da entrambe le parti, Dio risponde a questa domanda in Filippesi 2:29, dove Paolo dice alla chiesa di Filippi di onorare persone come Epafrodito, che rischiò di morire di malattia mentre serviva Dio. Anche l’apostolo Giovanni onorò Demetrio in 3 Giovanni 12.

D: In 2 Samuele 23:8, il Tachmonita uccise 800 uomini, oppure l’Hachmonita ne uccise 300 in 1 Cronache 11:11?

R: Questa differenza di una sola lettera nel nome è probabilmente un errore di trascrizione. Sebbene l’errore possa trovarsi sia in 2 Samuele che in 1 Cronache, è più probabile che si trovi in 2 Samuele, poiché è il libro dell’Antico Testamento che presenta il maggior numero di errori di trascrizione. Il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 604, afferma che in ebraico i numeri 300 e 800 hanno un aspetto simile.

D: In 2 Samuele 23:11, gli Israeliti furono liberati in un campo di lenticchie o in un campo d’orzo, come dice 1 Cronache 11:13?

R: Ci sono due possibilità.

1. Potrebbero esserci stati due eventi distinti.

2. È probabile che si sia trattato di un unico evento e che qui vi sia un errore di trascrizione. Secondo *When Critics Ask*, a pag. 177, le parole ebraiche per «orzo» e «lenticchie» sono molto simili.

D: In 2 Samuele 23:16, perché Davide versò l’acqua?

R: Davide voleva dimostrare che teneva di più ai sacrifici delle sue truppe che a placare la propria sete personale. Questo è il segno distintivo di un leader che ispira rispetto e lealtà. Secoli dopo, quando Alessandro Magno guidò il suo esercito attraverso l’odierno Iran, fece lo stesso.

D: In 2 Samuele 23:20, chi erano i due «campioni di Moab»?

R: Il termine ebraico è ariel, che alcune traduzioni rendono con «uomini simili a leoni». Gli arabi e i persiani chiamavano i guerrieri coraggiosi «Ariel», ovvero leoni di Dio.

D: In 2 Samuele 23:25-32, gli archeologi hanno trovato qualcuno di questi nomi?

R: Sì, anche se molto probabilmente si trattava di altre persone con lo stesso nome. I nomi Helez in 2 Samuele 23:26 ed Eliahba (che significa «Dio nasconde [il neonato]») in 2 Samuele 23:32 sono stati rinvenuti su bullae ebraiche, secondo Avigad, in *Hebrew Bullae*, pp. 53, 57.

D: In 2 Samuele 23:39, perché viene menzionato qui Uria l’Hittita, visto che Uria era stato ucciso in 2 Samuele 11:17,24?

R: Si tratta di un elenco di tutti coloro che erano stati ufficiali di Davide, non solo di quelli che erano ancora in vita.

D: In 2 Samuele 24:1, quando fu effettuato questo censimento?

R: 2 Samuele non lo specifica, e alcune parti di 2 Samuele non seguono un ordine cronologico. Tuttavia, 1 Cronache 21 indica che il censimento fu effettuato verso la fine del regno di Davide, poco prima che Davide desse istruzioni a Salomone sulla costruzione del Tempio.

D: In 2 Samuele 24:1, quanto era esteso l’impero di Davide al suo massimo splendore?

R: Si estendeva per circa 30.000 miglia quadrate, ovvero all’incirca le dimensioni dello Stato americano del Maine. Era più piccolo degli imperi egiziano, ittita, assiro e babilonese che lo precedettero o lo seguirono. All’epoca di Davide, tuttavia, tutti questi altri paesi erano militarmente deboli o divisi.

D: In 2 Samuele 24:1, perché Dio era adirato con Israele a causa del censimento degli uomini in età da guerra?

R: La Scrittura non spiega perché Dio si sia adirato; ma è molto probabile che ciò sia dovuto alla tendenza all’orgoglio e all’esaltazione di sé. Solo una generazione prima, gli israeliti erano un insieme disorganizzato di tribù soggiogate dai Filistei. Ora, per un breve periodo, erano una delle potenze più forti del Medio Oriente a est dell’Egitto. Come mostra 2 Samuele 22:28, Dio vuole abbattere i superbi. Il censimento in questione potrebbe essere un indizio del fatto che fossero orgogliosi di se stessi, del loro numero e della loro potenza militare.

Si noti che nell’antichità il censimento veniva utilizzato per il servizio militare e per le tasse. Inoltre, Larry Richards, nel libro *735 Baffling Bible Questions Answered* (p. 117), osserva che un leader nazionale non può prendere decisioni che non abbiano ripercussioni sul proprio popolo.

D: In 2 Samuele 24:1, perché Dio spinse Davide a fare il censimento di Israele?

R: 2 Samuele 24:1 dice che Dio era adirato con Davide e con Israele, probabilmente a causa del loro orgoglio per i successi militari. Quindi, per il bene di Israele, Dio voleva che fossero umiliati. Quale mezzo usò Dio? Dio fece in modo che Satana tentasse Davide a censire Israele, anche se persone come Joab riconoscevano che ciò era sbagliato (2 Samuele 24:3; 1 Cronache 21:3-4), poiché era fatto per orgoglio e non per fede. Dopo che Davide cedette alla tentazione, Dio gli diede la possibilità di scegliere tra la punizione mediante la carestia, la pestilenza o la fuga dai suoi nemici (1 Cronache 21:12). Possiamo vedere che non sarebbe stato di grande aiuto se Dio li avesse puniti per il loro orgoglio senza che avessero la minima idea del motivo per cui venivano puniti. L’azione di Davide, che probabilmente era rappresentativa della fiducia in se stessi di molti israeliti, illustrò a tutti il motivo della punizione.

Oggi, a volte i cristiani che sono obbedienti a Dio possono ancora peccare provando orgoglio in se stessi invece di gratitudine per la misericordia e la grazia di Dio. Non possediamo nulla di buono, nessuna capacità o talento, se non ciò che Dio ci ha donato.

D: In 2 Samuele 24:1, fu Dio a spingere Davide a fare il censimento di Israele, o fu Satana a spingerlo, come dice 1 Cronache 21:1?

R: Entrambe le affermazioni sono corrette. Satana fu la causa immediata, e Dio permise a Satana di tentare Davide in questo modo per mostrare l’orgoglio di cui erano animati Davide e la nazione. Dio avrebbe potuto dire a Davide di non intraprendere questa azione; ma non lo fece; stava mettendo alla prova ciò che Davide avrebbe fatto. A quanto pare, Davide non pregò per chiedere a Dio una guida.

Alcuni pensano che, una volta diventati cristiani, i demoni non possano più influenzarci. Questo non è vero. I demoni non possono possedere i credenti, ma possono comunque tentarli e opprimerli. – Basta chiedere a Giobbe.

Il termine ebraico per «muovere» in entrambi i versetti è lo stesso. Dio e Satana stavano agendo di concerto in questa occasione. Per comprendere questo, è necessario comprendere la dottrina della concomitanza. Per prima cosa discuteremo la dottrina in generale, e poi come si applica in questo caso.

I cinque punti della dottrina della concorrenza

1. Dio intreccia tutte le cose come parte del Suo piano (Efesini 1:11; Proverbi 16:4).

2. Alcune cose, come quelle peccaminose, Dio non le desidera (Geremia 7:31; 19:5; Matteo 23:37).

3. Anche il male che gli uomini progettano e compiono, Dio spesso non solo lo permette, ma intende persino che sia usato per il bene (Genesi 50:18-20; Romani 8:28) e per la Sua gloria (Romani 9:17-18).

4. Inoltre, Dio svolge addirittura un ruolo attivo nel consentire agli uomini di compiere il male che desiderano compiere. Ad esempio, quando qualcuno disobbedisce deliberatamente a Dio e indurisce il proprio cuore, a volte Dio indurisce ulteriormente il suo cuore, come fece con il Faraone (Esodo 7:13; 8:19; 9:7, 9:34-35; 10:20,27; 14:8).

5. Dio non compie mai il male né mette in tentazione le persone (Giacomo 1:13), ma usa vari strumenti, persino Satana stesso, per raggiungere i Suoi scopi (2 Cronache 18:18-22).

In 2 Samuele 24:1 e 1 Cronache 21:1, Dio decise di far emergere l’orgoglio di Davide e degli israeliti affinché potesse occuparsene. Dio era in ultima analisi responsabile di aver «spinto» Davide a fare il censimento di Israele, delegando a Satana la responsabilità immediata di spingere Davide. Poiché Dio opera tutte le cose secondo il Suo piano, come ha osservato argutamente un cristiano, in definitiva Satana è solo il servitore riluttante dell’Altissimo Dio.

Infine, se non vi piace il fatto che Dio utilizzi tutti i mezzi, non solo quelli buoni, per raggiungere i Suoi fini, potete discuterne con Dio. Lo scopo di questa discussione non è stabilire come Dio «dovrebbe comportarsi» secondo la nostra opinione. Piuttosto, è quello di esporre brevemente ciò che Dio ha scelto di mostrarci di Sé nella Sua Parola.

D: In 2 Samuele 24:1-10, Davide sembrava non rendersi conto di aver peccato e di aver ceduto al proprio orgoglio prima di completare il censimento nel versetto 10, nonostante Joab lo avesse avvertito in anticipo. Come mai le persone possono agire per orgoglio o arroganza, eppure essere del tutto inconsapevoli di farlo?

R: Tutto si riduce a una sola parola: razionalizzazione. Davide poteva facilmente giustificare la necessità di un censimento, sia per motivi fiscali sia per ottenere una percentuale equivalente di uomini in età da combattimento da ogni località. Naturalmente era un periodo di pace, quindi non c’erano guerre in corso. Era un periodo di prosperità, con altre nazioni che pagavano tributi; quindi perché Davide avrebbe dovuto tassare di più il popolo?

Ma il fatto che si potessero addurre buone ragioni per farlo non nega che ciò potesse alimentare il suo orgoglio. Ricordate sempre che, senza Dio, il nostro cuore è per natura malvagio e solitamente orgoglioso. Quando provate quella piacevole «scarica» che deriva dall’alimentare il proprio orgoglio, chiedetevi se potete evitare del tutto di farlo.

Ricordate: la nostra più alta aspirazione è quella di essere figli e servitori di Dio, adorandolo in cielo per sempre. Dovremmo sempre desiderare che tutta la gloria vada a Lui, e non a noi stessi.

D: In 2 Samuele 24:9, il risultato del censimento era di 800.000 in Israele e 500.000 in Giuda, oppure era di 1.100.000 in Israele e 470.000 in Giuda, come dice 1 Cronache 21:5-6?

R: Esistono due risposte diverse, ed entrambe potrebbero essere vere.

Errore del copista: in un versetto potrebbe esserci un errore del copista.

Entrambe sono corrette: in alternativa, entrambe sono corrette, poiché i totali si riferivano a gruppi diversi. I numeri riportati in 1 Cronache 21:5-6 non includono i leviti e i beniaminiti. I numeri riportati in 2 Samuele 24:9 potrebbero inoltre includere i 288.000 dell’esercito permanente menzionati in 1 Cronache 27:1-15 e i 12.000 presenti a Gerusalemme e nelle città dei carri (2 Cronache 1:14). Inoltre, 2 Samuele 6:1 menziona 30.000 uomini scelti. Una possibile spiegazione è che 1.100.000 - 288.000 - 12.000 = 800.000, e 500.000 - 30.000 = 470.000.

D: In 2 Samuele 24:10-12, perché Dio uccise gli israeliti per il peccato di Davide, invece di uccidere Davide?

R: A quanto pare, Davide si pose la stessa domanda in 2 Samuele 24:17. Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, esistono diverse ragioni possibili, che possono essere combinate tra loro.

Davide doveva ancora imparare le conseguenze del suo orgoglio nel potere terreno, anche se si era già pentito.

Anche il popolo era animato da un orgoglio simile e anche loro dovevano imparare la lezione.

Le generazioni future avrebbero avuto l’opportunità di imparare da questo episodio la gravità che Dio attribuisce al peccato dell’orgoglio.

Forse alcuni dei soldati di Davide erano in realtà angeli sotto mentite spoglie, e Satana voleva che fossero contati per rivelare che non erano persone comuni o per costringere Dio a eliminarli. Dio li eliminò facendoli «morire» nella pestilenza.

Per inciso, un’epidemia in una zona non dura mai solo tre giorni, se si tratta semplicemente di una piaga naturale.

Una lezione che possiamo trarne è che Dio può punire come desidera, e non è tenuto a dirci perché abbia scelto una forma di punizione piuttosto che un’altra.

D: In 2 Samuele 24:13, ci furono sette anni di carestia, o tre anni di carestia secondo 1 Cronache 21?

R: Ci sono due possibili risposte.

Dio si pentì: innanzitutto, Dio non disse mai che ci sarebbero stati sette anni di carestia. Piuttosto, Dio chiese inizialmente a Davide se fosse disposto ad accettare sette anni di carestia. Successivamente, Dio offrì a Davide la possibilità di ridurla a tre anni.

Errore del copista: una risposta più plausibile è che si tratti di un errore del copista. Alcuni manoscritti riportano «tre anni» in 2 Samuele 24:13. La BSB segue qui la Settanta e riporta «tre anni», segnalando in una nota a piè di pagina che l’ebraico ne indica sette.

D: In 2 Samuele 24:14, perché Davide avrebbe scelto di cadere nelle mani di Dio, dal momento che Ebrei 10:31 dice che è una cosa molto temibile?

R: Davide, in quanto credente, scelse la punizione di Dio sotto forma di pestilenza piuttosto che la spada o la carestia. Ebrei 10:31 parla di una situazione diversa, quella del giudizio finale, che sarà davvero terribile per i non credenti.

D: In 2 Samuele 24:16, in che modo Dio si pentì?

R: La volontà rivelata di Dio nei nostri confronti può apparire diversa quando cambiamo e ci pentiamo. Per la risposta, si veda la discussione su Genesi 6:6 e Genesi 20:3-6.

D: In 2 Samuele 24:16-17, l’angelo distruttore era visibile?

R: 2 Samuele 24:17 dice specificamente che Davide vide l’angelo del Signore sull’aia di Arauna. Tuttavia, in 2 Samuele 24:20 Arauna vide Davide e i suoi funzionari e chiese, perplesso, perché fossero venuti sulla sua aia. Quindi Arauna non deve essere stato in grado di vedere l’angelo del Signore. La Scrittura non dice chi altro potesse vedere o meno l’angelo del Signore.

D: In 2 Samuele 24:24, Davide pagò ad Arauna 50 sicli d’argento per i buoi e l’aia, oppure pagò ad Arauna 600 sicli d’oro per l’intero terreno?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. I 600 sicli d’oro erano per la proprietà (esclusi i buoi e l’aia), mentre i 50 sicli erano per i buoi e l’aia. L’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, a pag. 190, sottolinea che un’aia di solito non era grande, e che un’aia e i buoi non avrebbero valso molto più di 50 sicli d’argento. A proposito, un siclo d’oro valeva circa dodici volte un siclo d’argento.

D: Quali sono i versetti del Secondo Libro di Samuele presenti nei Rotoli del Mar Morto?

R: Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto sono conservati i seguenti 294 versetti dei 695 versetti di 2 Samuele (42,3%).

2 Sam 2,5-16; 25-27; 29-32; 3,1-8; 23-29; 4,1-4; 9-12; 5,1-16 (omettendo 5,4-5); 6,2-9; 12-18; 7:23-29; 8:2-8; 10:4-7,18-19; 11:2-12,16-20; 12:4-5,8-9,13-20,30-31; 13:1-6,13-34,36-39; 14:1-3; 7-33; 15:1-15,27-31; 16:1-2,11-13,17-18,21-23; 18:2-7,9-11; 19:7-12; 20:2-14,23-26; 21:1-2,4-6,15-18; 22:30-51; 23:1-6,7,9-12; 24:16-20.

D: Quali autori antichi fecero riferimento a 2 Samuele?

R: Ecco alcuni autori preniceni che hanno citato o alluso a versetti del 2 Samuele. Il 1° e il 2° Samuele erano chiamati 1° e 2° Re.

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) cita 2 Samuele 7:14 quando Natàn sta parlando a Davide. *Dialogo con Trifone l’Ebreo*, cap. 118, p. 258.

Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) fa riferimento ai «Quattro libri dei Regni» [1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re] tra i libri dell’Antico Testamento nella sua lettera a Onesimo. *Sulla Pasqua*, p. 72. Conservata nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, libro 4, cap. 26.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita 2 Samuele 11,27 e 2 Samuele 12,1. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 4, cap. 27, p. 498.

Tertulliano (198-220 d.C.) allude a 2 Samuele 11 e 12 riguardo a Uria. *Sulla modestia*, cap. 6, p. 79

Tertulliano (198-220 d.C.) si riferisce a Natan in 2 Samuele 7,22 come «nel primo libro dei Re». *Cinque libri contro Marcion*, libro 3, cap. 20, p. 339

Origene (240 d.C.) fa riferimento a 2 Re (che corrisponderebbe a 2 Samuele). Commento al Cantico dei Cantici, prologo, p. 49

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) tratta 2 Samuele 7,4,5,12-16 come 2 Re. Trattati di Cipriano, Trattato 12, prima parte, cap. 15, p. 511.

Lattanzio (ca. 303-ca. 325 d.C.) menziona «2 Re» e fa riferimento a 2 Samuele 7,4,5,12-14,16. Le Istituzioni divine, libro 4, cap. 13, p. 113.

Da Nicea a Efeso (325-431 d.C.)

Afrajat il Siro (337-345 d.C.) allude a 2 Samuele.

La «Vita di Antonio» (356-362 d.C.) allude a 2 Samuele.

Atanasio (367 d.C.) menziona «I quattro libri dei re» nell’elenco dei libri dell’Antico Testamento. Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.

*Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C.)

Efraim il Siro (350-378 d.C.)

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) (implicito)

Ambrogio di Milano (370-390 d.C.) cita 2 Samuele.

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.) allude a 2 Samuele.

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) allude a 2 Samuele 12,15-16. In *De penitenti*, cap. 9.2, p. 80

Gregorio di Nissa (ca. 356-397 d.C.) allude al secondo libro di Samuele.

Rufino (374-406), Commento al Credo degli Apostoli

Girolamo (373-420 d.C.) tratta dei libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta della Genesi, dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri, del Deuteronomio, del Pentateuco, di Giobbe, di Gesù figlio di Nave [Giosuè], dei Giudici, di Ruth, dei Re (2 libri), dei dodici profeti, di Osea, di Gioele, di Amos, di Abdia, di Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia. Lettera 53, cap. 7-8, pp. 99-101.

Epifanio di Salamina (373-420 d.C.)

Giovanni Crisostomo (-407 d.C.) cita 2 Samuele 12,7-9 come parole di Dio nelle Omelie su Matteo, Omelia 75,5, pag. 455

Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) allude a 2 Samuele 15,16-17. Difesa contro i pelagiani, cap. 2, p. 117

Concilio di Cartagine (393-419 d.C.)

Sulpicio/Sulpizio Severo (363-420 d.C.) cita 2 Samuele come "Re" nel libro "Storia", vol. 1, cap. 46, pag. 93

Agostino di Ippona (338-430 d.C.) cita 2 Samuele 7,14-15 come tratto dal Libro di Samuele in *La Città di Dio*, libro 17, cap. 9, pag. 349

Agostino di Ippona (338-430 d.C.) fa riferimento al 2 Samuele come Scrittura nel *Commentario ai Salmi*, pag. 412

Giovanni Cassiano (419-430 d.C.) (implicito)

Tra gli eretici e i libri apocrifi

Lo pseudo-Metodio (270-311/312 d.C.) allude a 2 Samuele 7,7 nell’*Orazione di Simeone e Anna*, cap. 1, pag. 383

Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.)

Dopo Nicea ci sono anche altri scrittori.

D: In 2 Samuele, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?

R: Il 1° e il 2° Samuele e il 1° e il 2° Re sono chiamati 1°, 2°, 3° e 4° Re nella Settanta. Concentrandoci principalmente sul capitolo 23 e su parte del capitolo 24, la prima alternativa è il testo masoretico, mentre la seconda è la Settanta, salvo diversa indicazione.

2 Samuele 1:12 «Il Signore» (masoretico) contro «Giuda» (Septuaginta)

2 Sam 1:18 «libro di Jashar» (masoretico) contro «libro del canto» (Septuaginta. Probabilmente deriva dalla parola ebraica per “canto” hsyr invece che da Jashar hysr).

2 Sam 3:18 «Egli ha parlato» (Masoretico) contro «Poiché il Signore ha parlato» (molti manoscritti ebraici, Settanta, siriaco, Targum)

2 Sam 3:3 [nome di un figlio di Davide] «Kileab» (Masoretico) contro «Dileab» (4QSam(a) e la Settanta)

2 Sam 3:7 «E lui [Ish-bosheth] disse ad Abner» (Masoretico) contro «E Ish-bosheth disse ad Abner» (alcuni manoscritti ebraici, 4QSam(a), Settanta, siriaco)

2 Sam 3:12 «Messaggeri al suo posto» (Masoretico) contro «messaggeri immediatamente» (Simmaco, Caldeo).

2 Sam 3:12 «dove si trovava» contro «a Hebron»

2 Sam 3:29 «la casa di suo padre» (Masoretico, Settanta), contro «la casa di Joab» (4QSam(a))

2 Sam 5:4-5 è assente nel Rotolo del Mar Morto 4Q51 (=4QSam(a)).

2 Sam 5:25 «Geba» (Masoretico) contro «Gabaon» (Septuaginta, 1 Cronache 14:16) (Geba non ha senso dal punto di vista geografico in questo contesto).

2 Sam 6:2 «Baale-Giuda» contro «a Ballah, cioè Kir[irath-Jerim, che appartiene a] Giuda» (4Q51)

2 Sam 6:2 «il Nome, il nome del Signore Onnipotente» (Masoretico) contro «il nome del Signore Onnipotente» (Settanta, Targum, Vulgata)

2 Sam 6:5 «celebrando davanti al Signore con [ogni sorta di strumenti fatti di] pino/abete e lire» (Masoretico) contro «celebrando con canti e lire» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

2 Sam 6:3-4 «E lo portarono dalla casa di Abinadab, che era sulla collina» è ripetuto per errore due volte nel testo masoretico.

2 Sam 7:15 «Non mi allontanerò» (Masoretico) contro «Non prenderò» (Settanta, siriaco, Vulgata)

2 Sam 6:16 «e sarà» (masoretico) contro «e fu» (4QSam(a) e 1 Cronache 15:29, che grammaticalmente ha più senso)

2 Sam 7:16 «davanti a te» (la maggior parte del testo masoretico) contro «davanti a me» (alcune versioni del testo masoretico, Settanta. «Davanti a me» ha più senso nel contesto)

2 Sam 7:21 «parola» (Masoretico) contro «servo» (alcune Settanta, 1 Cronache 17:19)

2 Sam 7:23 «C’è forse una nazione» (Masoretico) contro «C’è forse un’altra nazione» (Septuaginta) (il significato è sostanzialmente identico)

2 Sam 7:23 «prodighi per la tua terra e davanti al tuo popolo, che hai redento dall’Egitto, dalle nazioni e dai loro dèi» (Masoretico) contro «prodighi scacciando le nazioni e i loro dèi dalla presenza del tuo popolo, che hai redento dall’Egitto» (Septuaginta)

2 Sam 8:4 «catturò 1.700 dei suoi aurighi» (Masoretico) contro «catturò 1.000 dei suoi carri, 7.000 aurighi» (Settanta, probabilmente secondo la lettura di 4QSam(a))

2 Sam 8:8 «Betah» contro «Tebah» (Septuaginta)

2 Sam 8:8 «Toi» contro «Tou» (alcune Settanta)

2 Sam 8:12 «Aram [Siria]» (Masoretico) contro «Edom» (alcuni manoscritti ebraici) contro «Idumea [nome successivo di Edom]» (Septuaginta, siriaco, alcuni manoscritti ebraici)

2 Sam 8:13 «Aramei [Siriani]» (Masoretico) contro «Edomiti» (alcuni manoscritti ebraici) contro «Idumea [nome successivo di Edom]» (Septuaginta, siriaco, alcuni manoscritti ebraici)

2 Sam 8:18 «Benaia, figlio di Ioiada, dei Cheretiti e dei Peletiti» (Masoretico) vs. «Benaia, figlio di Ioiada, era a capo dei Cheretiti e dei Peletiti» (siriaco, Targum, Vulgata) (Questo ovviamente è sfuggito all’ebraico.)

2 Sam 9:11 «mangiava alla mia tavola» (Masoretico) contro «mangiava alla tavola di Davide» (Settanta; questa versione è molto probabilmente corretta nel contesto)

2 Sam 10:18 «cavalieri» (Masoretico) contro «fanti» (alcune versioni della Settanta)

2 Sam 11:1 «messaggeri» (Masoretico) contro «re» (diversi manoscritti ebraici, Rotoli del Mar Morto)

2 Sam 11:3 [assente] (Masoretico, Settanta) contro «Uria era lo scudiero di Joab» (Rotolo del Mar Morto 4Q51 (=4QSam(a)) e Giuseppe Flavio)

2 Sam 12:6 «quattro volte» (Masoretico, Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, libro 7, cap. 150, vii.3, recensione lucianica della Settanta, alcuni Targum) contro «sette volte» (Settanta)

2 Sam 12:16 «a terra» (Masoretico) contro «sdraiato su un sacco» (LXX, recensione lucianica della LXX, un manoscritto OL e Giuseppe Flavio in *Antichità giudaiche*, libro 7, 154, vii.4)

2 Sam 12:14 «hai fatto sì che i nemici del Signore mostrassero totale disprezzo» (Masoretico) contro «hai mostrato totale disprezzo per il Signore» (un’antica tradizione scribale ebraica)

2 Sam 12:24 «egli chiamò» (Ketubim, Settanta, Vulgata) contro «lei chiamò» (Rotoli del Mar Morto, alcuni manoscritti ebraici, siriaco, Targum)

2 Sam 13:3 «Jonadab» (Masoretico, Settanta) contro «Gionatan» (4QSam(a), recensione lucianica della Settanta)

2 Sam 13:21 [assente] (Masoretico) contro “ma egli [Davide] non volle punire suo figlio Amnon, perché lo amava, poiché era il suo primogenito.” (4QSam(a), Settanta, Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, libro 7, cap. 173, viii.2)

2 Sam 13:34 [assente] (Masoretico) contro «La sentinella andò a riferire al re: “Vedo degli uomini in direzione di Horonaim, sul fianco della collina”» (Settanta)

2 Sam 13:39 «Ma lo spirito/cuore del re Davide» (Masoretico, siriaco, Vulgata) contro «e lo spirito/cuore del re» (Rotoli del Mar Morto, alcune versioni della Settanta) contro «l’anima del re Davide» (Targum)

2 Sam 13:39 «si consolò riguardo ad Amnon» (Masoretico, Targum) contro «cessò di inseguire Amnon» (Settanta, Vulgata)

2 Sam 14:4 «disse/parlò» (la maggior parte dei testi masoretici) contro «andò/venne» (alcuni testi masoretici, alcune versioni della Settanta, siriaco, Vulgata) contro «entrò» (alcune versioni della Settanta)

2 Sam 14:27 «Tamar» (Masoretico) contro «Tamar, che divenne moglie di Roboamo, figlio di Salomone, e gli partorì un figlio di nome Abia» (Settanta)

2 Sam 14:30 «e lui ha» (masoretico) contro «ma non c’era» (4QSam(c)). Ciò cambierebbe il fatto che il campo d’orzo contenesse orzo o che fosse solo stoppia dopo il raccolto.

2 Sam 15:7 «quaranta» (Masoretico, alcune Settanta) (Ciò è improbabile in questo contesto.) contro «quattro» (alcune Settanta, siriaco, Giuseppe Flavio)

2 Sam 15:8 «Signore» (Masoretico) contro «Signore a Hebron» (alcune Settanta)

2 Sam 15:12 «cospirazione» (Masoretico, Settanta) contro «coalizione» (Alessandrino)

2 Sam 15:20 «amore fedele» (Masoretico) contro «e possa il Signore mostrare amore fedele e» (Settanta) (Queste parole sembrano essere state omesse dall’ebraico)

2 Sam 15:27 «Sei un veggente, mi vedi? Torna indietro» (Masoretico) contro «Guarda, mi vedi? Torna indietro» (Settanta)

2 Sam 17:28 «e grano arrostito» è stato scritto per errore due volte nel testo masoretico.

2 Sam 14:30 [assente] (Masoretico) vs. «I giovani di Joab andarono da lui con le vesti strappate e dissero: “I servi di Absalom hanno dato fuoco al campo”» (4QSam(c) e Settanta)

2 Sam 16:12 «i miei occhi» (Rotoli del Mar Morto) contro «le lacrime dei miei occhi» (Targum) contro «la mia afflizione» (Ketubim, Settanta, siriaco, Vulgata)

2 Sam 16:12 «la mia iniquità» contro «la mia angoscia» (Settanta, Vulgata) (L’ebraico qui non ha senso nel contesto)

2 Sam 16:14 «erano stanchi» (Masoretico) contro «erano stanchi presso il Giordano» (Settanta)

2 Sam 16:15 «tutto il popolo, gli uomini d’Israele» (Masoretico) contro «tutti gli Israeliti» (Settanta)

2 Sam 17:3 «come il ritorno di tutti [è] l’uomo che cerchi» (Masoretico) contro «Tu cerchi la vita di un solo uomo» (Settanta)

2 Sam 17:9 «alcuni di loro» (Masoretico) contro «alcuni delle nostre truppe» (Settanta)

2 Sam 17:25 «Ithra» (probabilmente una variante di Jether) (Masoretico) contro «Jether» (Settanta)

2 Sam 17:25 «un israelita» (Masoretico, alcune versioni della Settanta, Targum) contro «ismelita» (alcune versioni della Settanta) contro «di Jezreel» (alcune versioni della Settanta)

2 Sam 17:28 «lenticchie e grano tostato» (Masoretico) contro «fagioli e lenticchie» (la maggior parte della Settanta e del siriaco)

2 Sam 18:2 «mandò l’esercito» (Masoretico) contro «divise l’esercito in tre gruppi» (Septuaginta)

2 Sam 18:4 «preoccupatevi; poiché ora ci sono diecimila come noi» (la maggior parte del testo masoretico) contro «preoccupatevi di noi. Anche se metà di noi morisse, a loro non importerebbe; ma tu vali quanto diecimila di noi» (due manoscritti ebraici, alcune versioni della Settanta, la Vulgata, Simmaco)

2 Sam 18:9 «e fu messo» (Masoretico) contro «e fu lasciato appeso» (Settanta, siriaco, Targum)

2 Sam 18:12 può essere tradotto «Absalom, chiunque tu sia» secondo la NIV (la maggior parte del testo masoretico) contro «Absalom, per amor mio» (alcuni manoscritti ebraici, la Settanta, la Vulgata, il siriaco)

2 Sam 19:11 «al re, alla sua casa» (Masoretico) contro «al re» (Settanta)

2 Sam 20:24 «Adoram» (versione masoretica) contro «Adinoram» (alcune versioni della Settanta)

2 Sam 20:26 «il Jairita» (Masoretico) contro «figlio di Iarin» (Settanta, che spesso usava la I al posto della J) contro «l’Ithrita» (recensione lucianica della Settanta)

2 Sam 21:8 «Michal» (la maggior parte del testo masoretico e della Settanta) contro «Merab» (due manoscritti ebraici, alcune versioni della Settanta, siriaco)

2 Sam 22:8a «terra» contro «montagne» (Vulgata, siriaco)

2 Sam 22:8 «fondamenti dei cieli» (masoretico, Targum) contro «fondamenti del cielo» (Septuaginta) contro «fondamenti delle montagne» (Vulgata, siriaco, Septuaginta)

2 Sam 22:11 «apparve» (la maggior parte del testo masoretico, Settanta) contro «si librò» (molti testi masoretici, siriaco, Vulgata) contro «parlò con potenza» (Targum)

2 Sam 22:12 «nuvole di pioggia addensate» (masoretico) contro «nuvole di pioggia scure» (Settanta e Vulgata)

2 Sam 22:25 «secondo la mia purezza ai Suoi occhi» (masoretico) vs. «secondo la purezza delle mie mani ai Suoi occhi» (Settanta, Vulgata, Salmo 18:24) vs. «secondo la mia purezza davanti alla Sua parola» (Targum)

2 Sam 22:2 [assente] contro «Ti amo, o Signore, mia forza» (siriaco, recensione lucianica della Settanta e Salmo 18:1)

2 Sam 22:33 «che è il mio forte rifugio» (Masoretico) contro «mi arma di forza» (Rotoli del Mar Morto, alcune versioni della Settanta, siriaco, Vulgata, Sal 18:32) contro «mi sostiene con forza» (Targum)

2 Sam 22:33 «la mia via è perfetta» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco, Targum, Vulgata) vs. «La sua via è perfetta» (Ketubim)

2 Sam 22:36 «la tua risposta» (Masoretico) contro «il tuo aiuto» (Rotoli del Mar Morto)

2 Sam 22:44 «dalla contesa con il mio popolo» (Masoretico) contro «dalla contesa con i popoli» (Settanta)

2 Sam 22:46 «si armano» (Masoretico) contro «vengono tremanti» (alcune versioni della Settanta, Vulgata, Sal 18:45)

2 Sam 23:1a «La parola di» (Masoretico) contro «Fedele è» (Settanta)

2 Sam 23:1b «che fu innalzato in alto» (Masoretico) contro «che Dio esaltò / innalzò» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

2 Sam 23:1c «e il dolce cantore d’Israele» contrapposto a «belli [sono] i salmi d’Israele».

2 Sam 23:3 «mi parlò» contro «mi raccontò una parabola»

2 Sam 23:3 «che governa nel timore di Dio» contro «Come rafforzerai il timore dell’unto?»

2 Sam 23:4 «una mattina senza nuvole» contro «dalla luce della quale il Signore è passato»

2 Sam 23:5 «Poiché non è forse così la mia casa?» vs. «Poiché la mia casa non è così»

2 Sam 23:5 «ordinata in ogni cosa e sicura» vs. «custodita in ogni momento»

2 Sam 23:5 «Non la farà forse crescere?» contro «affinché gli empi non prosperino».

2 Sam 23:6 «Quanto agli empi» contro «Tutti questi»

2 Sam 23:6 «per mano» vs. «con la mano»

2 Sam 23:7 «Ma l’uomo che li toccherà dovrà essere armato [di] ferro e dell’asta di una lancia; saranno completamente bruciati dal fuoco nel [loro] luogo.» vs. «e nessun uomo lavorerà in mezzo a loro; e con il ferro e l’asta di una lancia, li brucerà con il fuoco, e saranno bruciati nella loro vergogna.»

2 Sam 23:8 «Bashebeth» (masoretico) contro «Ish-Bosheth» (alcune versioni della Settanta)

2 Sam 23:8 «Tachmonita» vs. «Cananita»

2 Sam 23:8 «i capitani» (Masoretico, Targum) contro «i Tre» (Settanta, Vulgata)

2 Sam 23:8 «tre — egli [era chiamato] Adino l’Eznita, per via degli ottocento [che] uccise in una sola volta» contro «terza parte: Adinon l’Asonita, che sguainò la spada contro ottocento soldati in una sola volta».

2 Sam 23:9 «Eleazar, figlio di Dodo, figlio di Ahohi» contro «Eleanan, figlio di suo zio, figlio di Dudi»

2 Sam 23:10 «lo seguì» vs. «rimaneva alle sue spalle».

2 Sam 23:11 «si radunarono in un gruppo» vs. «si radunarono presso Theria»

2 Sam 23:13 «trenta comandanti» vs. «trenta»

2 Sam 23:13 «alla mietitura» vs. «a Cason»

2 Sam 23:15 «porta?» vs. «porta? Ora la banda dei Filistei [si trovava] allora a Betlemme»

2 Sam 23:18 «Tre» (la maggior parte dei testi ebraici, la Settanta, la Vulgata) contro «Trenta» (due testi ebraici, il siriaco) contro «gli uomini valorosi» (Targum)

2 Sam 23:20 «figlio di Jehoiada di Kabzeel, figlio di un uomo valoroso» contro «figlio di Jodae, che era ricco di gesta valorose, di Cabeseel»

2 Sam 23:20 «Uomini simili ad Ariel/leoni» contro «figli di Ariel» (la parola Ariel significa leone)

2 Sam 23:23 «più onorato dei trenta» contro «onorato tra i secondi tre»

2 Sam 23:23 «E Davide lo pose a capo della sua guardia» contro «e Davide lo nominò suo informatore».

2 Sam 23:24 «Asael» contro «E questi sono i nomi degli uomini valorosi del re Davide: Asael»

2 Sam 23:24 «Dodo» contro «Dudi, suo zio»

2 Sam 23:25-26 «Shammah l’Harodita; Elika l’Harodita; Helez il Paltita; Ira, figlio di Ikkesh, il Tekoita» contro «Saema il Rudeano; Selles il Kelotita; Iras, figlio di Isca il Tekoita».

2 Sam 23:27 «Mebunnai» (masoretico) contro «Sibbecai» (alcune versioni della Settanta; 1 Cronache 11:29)

2 Sam 23:27 «Anathothita» contro «Anothita, dei figli dell’Anothita».

2 Sam 23:27-37, i nomi e i luoghi in ebraico e in greco non sembrano molto simili.

2 Sam 23:39 «Uria l’Hittita» contro «Urias il Chettita»

2 Sam 24:1 «E di nuovo l’ira di Jahvè si accese contro Israele, e spinse Davide contro di loro» contro «E il Signore fece divampare di nuovo la sua ira in Israele, e incitò Davide contro di loro»

2 Sam 24:2 «Joab, il comandante dell’esercito» (Masoretico) contro «Joab e i comandanti dell’esercito» (Settanta)

2 Sam 24:5 «si accamparono ad Aroer, a sud di» (Masoretico) contro «partirono da Aroer» (Settanta)

2 Sam 24:6 «verso il paese di Tahtim-hodshi» contro «verso il paese degli Ittiti» (Settanta)

2 Sam 24:9 «In Israele 800.000… in Giuda 500.000» (sia nel testo masoretico che nella Settanta) contro «in Israele 900.000… in Giuda 400.000» (Giuseppe Flavio e la famiglia lucianica della Settanta)

2 Sam 24:10 «E dopo aver censito il popolo, il cuore di Davide lo rimproverò» contro «E il cuore di Davide lo rimproverò dopo che egli ebbe censito il popolo»

2 Sam 24:13 «sette anni» (Masoretico) contro «tre anni» (Septuaginta, 1 Cronache 21:12; questa versione ha più senso in questo contesto)

2 Sam 24:17 «Ho agito male» (Masoretico, gran parte della Settanta) vs. «Io, il pastore, ho agito malvagiamente» (4QSam(a), Alessandrino) (1 Cronache 21:17 dice «Ho agito malvagiamente»)

Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla «Literal Translation» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di «The Septuagint: Greek and English». Sono stati utilizzati anche «The Expositor's Bible Commentary» e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV, NRSV e JPS.

Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte da *The Holy Bible, Berean Standard Bible* (BSB), che è stata resa di dominio pubblico: https://berean.bible